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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, mentre ci apprestiamo a decidere l'invio delle nostre truppe nel teatro bellico dell'operazione Libertà duratura, sentiamo di corrispondere appieno sia ai valori della nostra storia nazionale sia alle necessità dell'odierna, drammatica crisi internazionale sia alla difesa della sicurezza del nostro paese.
Il voto di oggi è per tutti un importante momento di responsabilità e di chiarezza dopo che, negli scorsi giorni, strumentalità politiche e provincialismi culturali avevano inquinato la scena.
«L'Italia è retrocessa nella serie B del mondo a causa del suo Governo»: quante grida politiche e mediatiche a sinistra si sono levate in questa direzione, sorde persino ai saggi avvertimenti di Giuliano Amato. Alla fine, come era evidente, il tutto si è rivelato per ciò che era: onorevole Rutelli, non si è trattato di critiche che, tra l'altro, non avremmo difficoltà ad accettare, ma di un puro esercizio di propaganda antigovernativa che in quel momento danneggiava l'immagine del paese (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Il nostro non è un Premier dimezzato, i nostri ministri Ruggiero e Martino non sono ministri sopportati; ancora più forti invece sono oggi i nostri rapporti - e i rapporti personali del nostro Premier - con Bush, Blair, Putin e con tutti gli altri partner della coalizione.
È perfino un po' grottesco vedere alcuni di coloro - per fortuna pochi - che prima tiravano il sasso, lamentando indignati l'emarginazione italiana, nascondere oggi la mano e non volere che il paese assuma le responsabilità che gli competono per il suo ruolo nel mondo. No! Mentre mandiamo i nostri ragazzi...
ALFONSO GIANNI. Non chiamarli ragazzi, chiamali soldati!
FERDINANDO ADORNATO. ...sul fronte delle operazioni, noi abbiamo il dovere politico e morale di dare l'esempio...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Adornato, il mio intervento è solo a tutela sua e di un minimo di decoro. Onorevoli colleghi, non mi sembra che l'onorevole Adornato svolga considerazioni che non siano del tutto legittime.
ALFONSO GIANNI. Ma sì, basta con questa retorica!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, e prego lei, onorevole Alfonso Gianni, di tenere il contegno di grande sobrietà e consapevolezza istituzionale che si è avuto durante tutta la giornata. Prego, onorevole Adornato.
FERDINANDO ADORNATO. Grazie, signor Presidente. Dicevo che, mentre mandiamo
i nostri ragazzi sul fronte delle operazioni - questa osservazione capita a proposito, signor Presidente -, abbiamo il dovere politico e morale di dare l'esempio, di aprire una pagina nuova, pulita della politica e del Parlamento. Evitiamo allora, nel futuro, di farci tirare al guinzaglio dai corsivi di un qualsiasi giornale straniero o di farci dividere dalla prima esternazione di un mediocre politico belga (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza nazionale, CCD-CDU Biancofiore e Lega nord Padania). Noi, tutti insieme, rappresentiamo un grande paese, perciò non mi sembra affatto retorico ringraziare qui, a nome di Forza Italia, il Presidente Prodi per come sta lavorando - anche lui spesso con mille ostacoli come il presidente Berlusconi - al fine di tenere alto il prestigio internazionale del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, Misto-Nuovo PSI e di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Non sempre l'Europa, nel passato, ha saputo recitare da protagonista sulla scena mondiale; ora dobbiamo invertire tale rotta e costruire una nuova identità del continente basata sulla forza di un'unione tra i popoli e non su un superdirettorio di alcuni, cosiddetti, Stati forti. Dobbiamo costruire ciò che definirei un nuovo patriottismo europeo. Ma come possiamo noi italiani aiutare questo progetto se non saremo fino in fondo capaci di vivere un coerente patriottismo italiano? Perciò abbiamo insistito perché si realizzassero le più ampie convergenze in tutto il Parlamento, ed è molto positivo esserci riusciti, almeno in parte.
Questa maggioranza, lungo il tempo di un conflitto che non sarà breve, continuerà a lavorare per raggiungere una maggioranza ed un'unità ancora più ampia, incoraggiata in questo dal severo e sereno conforto del Presidente Ciampi.
Signor Presidente, non si sa se i nostri militari saranno chiamati a combattere, ma oggi intorno a loro deve stringersi unito tutto il paese; non si sa se saranno chiamati a combattere, ma è legittima la preoccupazione delle nostre famiglie. Di fronte a questa preoccupazione, sentiamo che bisogna essere capaci di richiamare in campo i grandi valori di fondazione della nostra comunità, cominciando dalle immagini di quei ragazzi americani che nel secolo scorso attraversavano l'oceano per aiutarci a riconquistare la libertà. Molti di essi per noi persero la vita; dobbiamo ricordarlo agli italiani. A quei marines e ai nostri padri che seppero organizzare la resistenza al fascismo e al nazismo dobbiamo tutto quello che oggi abbiamo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e del CCD-CDU Biancofiore).
Quanti dei nostri ragazzi lo sanno? Quanti sanno davvero che per questa nostra grande libertà, che oggi sembra loro naturale, molti dei nostri padri hanno sacrificato la vita? A quanti dei nostri figli abbiamo saputo ricordare che nulla nella storia è conquistato una volte per tutte? Insomma, se abbiano insegnato loro quanto vale un golfino Armani o il piede di un calciatore, abbiamo saputo anche insegnare quanto costa la libertà?
Ma c'è da chiedersi anche qualcosa di più. C'è da chiedersi quanto un assurdo, ma assai esteso antiamericanismo abbia finito per colpire al cuore proprio i valori di fondazione della civiltà liberale.
Non basta allora un voto in Parlamento! C'è una grande opera di educazione culturale che le classi dirigenti debbono intraprendere. Quanta confusione c'è ancora, ad esempio, sui concetti di pace e di pacifismo. Ricordiamo tutti che negli anni '80 vaste correnti di pacifismo, di fronte alla minaccia di missili sovietici, coniarono con macabro successo lo slogan «meglio rossi che morti»: quattro parole che rovesciavano secoli di pensiero liberale e anche di pensiero della sinistra, che avevano insegnato a tutti che è meglio morire piuttosto che vivere in schiavitù (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania). I nostri padri, infatti, sono morti per non vivere in schiavitù.
Sono d'accordo con lei, onorevole Fassino, la pace è un valore supremo, ma essa non può vivere disgiunta dal più prezioso dei beni dell'uomo: la libertà!
La totale assenza di conflitto, infatti, può essere garantita anche da una dittatura universale. Del resto, se l'umanità non avesse reagito ad Hitler - già lei lo ricordava - i morti sarebbero stati molti, molti di meno, ma le nostre terre, sotto il dominio nazista, sarebbero state popolate solo da morti viventi e secoli della nostra storia sarebbero crollati in un attimo proprio come le Torri gemelle.
Per questi stessi principi, per la nostra sicurezza personale e di nazione, in nome dei grandi ideali che hanno costruito la nostra civiltà, per quella stessa libertà che ha fondato la nostra Repubblica, noi oggi scendiamo in campo a fianco degli Stati Uniti, sotto le bandiere di una coalizione dell'umanità che combatte i terribili crimini che contro di essa si rivolgono, che si rivolgono contro l'occidente, come contro l'islam.
È ora di fare chiarezza, forse, anche sul nostro rapporto con le altre civiltà.
Tra noi non c'è alcuna divisione in ordine all'esigenza di rispettare l'altro, di dialogare con tutti e con tutti di essere ospitali. Non è questo il punto!
La verità è che, negli ultimi decenni, la cultura occidentale ha lavorato molto su una delle due facce della nostra medaglia di valori, l'esaltazione del dialogo, della tolleranza, del rispetto per tutte le culture e le religioni, e ha fatto bene! Ma ha colpevolmente trascurato, per un immotivato senso di colpa, l'altra faccia, l'affermazione della propria identità, la passione per la propria cultura e per le proprie tradizioni (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania e del deputato Milioto)!
Noi, onorevole Bertinotti, non possiamo far finta di essere arabi. Una faccia della medaglia che ricordavo senza l'altra non regge, perché senza amore per la propria identità non è possibile alcun vero dialogo.
«Ama il prossimo tuo come te stesso»; se anche Gesù non ha detto «più di te stesso», qualche ragione dovrà pur esserci (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
Guardiamoci allo specchio, cari colleghi; di fronte alla grande capacità di credere, esibita dalla nazione americana, pure colpita da un'incredibile dolore, nelle terre d'Europa più facilmente oggi si avverte paura, scetticismo. Sono le conseguenze di un nichilismo strisciante che, sfruttando la diffusione del benessere, ci suggerisce che per nulla vale la pena di battersi e di rischiare se non per se stessi, che in alcun Dio vale la pena di credere, che perfino la nostra coscienza è il nulla, fino all'algida scelta di non fare più figli, la più grande testimonianza della caduta dell'amore e della speranza. Se questa malattia, che ha già in parte corroso l'Europa, si estendesse ancora di più, davvero gli uomini che hanno colpito le Twin Towers avrebbero vinto e a poco servirebbero, a quel punto, i nostri golfini griffati (Commenti di deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Non capisco, onestamente, l'intolleranza davanti ad un discorso che non merita di essere interrotto in questo modo (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania e del deputato Milioto).
Non capisco! Nessuno è stato interrotto. Prego i colleghi alla mia sinistra, del gruppo di Rifondazione comunista, di stare tranquilli. Ci sono ancora due o tre minuti; ascoltino, pertanto, con pazienza, come hanno fatto per tutto il dibattito.
Prego, onorevole Adornato.
FERDINANDO ADORNATO. È un'intolleranza che conosco, ma credo che bisogna reagire con la tolleranza e con l'amicizia.
Ecco perché ci sono sembrate assai ambigue le parole d'ordine della marcia Perugia-Assisi. Non si può proprio dire: né con Bush né con Bin Laden. Abbiamo condiviso lo stupore di Massimo D'Alema quando ha osservato che in quel corteo
non si sentivano slogan contro il terrorismo. Ma allora perché andare a quella marcia? Per gli stessi motivi non comprendiamo fino in fondo le polemiche sulla manifestazione del 10 novembre. Si è detto che dividerebbe il paese: e perché mai? È la sinistra, purtroppo, ad essere divisa su questo argomento, non l'Italia, che, nella sua stragrande maggioranza, è solidale con gli Stati Uniti d'America.
Noi saremo a Roma a due mesi da quell'orrore, che abbiamo ancora negli occhi, per ricordare e per testimoniare, anche in pubblico, la fede negli ideali della democrazia e non per sostenere le bombe, onorevole D'Alema. Saremo lì, ad esempio, anche per dire che le armi non bastano, che questo è anche il momento della grande politica, nel quale, ad esempio, bisogna imporre quel piano Marshall per la Palestina lanciato dal Presidente del Consiglio Berlusconi e sul quale l'Italia incontra grandi consensi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e del CCD-CDU Biancofiore).
Certo, sarà una manifestazione di parte: dalla parte del popolo americano. Essa non è fin dall'inizio una chiusa manifestazione di partito: del resto, non è stata lanciata dal Governo né da qualche partito, bensì da un giornale. Si tratta quindi di un'iniziativa che proviene dalla società civile.
Vi è allora soltanto un modo per superare ogni polemica, e lo dico sinceramente: aderite anche voi, con le vostre bandiere. Venite a rappresentare l'unità del popolo italiano intorno agli Stati Uniti d'America (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania)!
È la semplicità che è difficile a farsi, come diceva Brecht; tuttavia, è la semplicità che ci chiede il paese. Clinton e Gore, nonostante le feroci polemiche elettorali, non hanno esitato nel dire: oggi siamo tutti insieme con Bush! È quello che dobbiamo fare anche noi, a partire da oggi: anteporre l'interesse nazionale a tutto. Fare politica significa sapersi dividere, ma significa anche sapersi unire sui valori di fondo di una comunità! Significa anche patriottismo, quel nuovo patriottismo che l'Italia pretende e per il quale noi non smetteremo di batterci in questa aula e nel paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania e Misto-Nuovo PSI cui si associano i membri del Governo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dobbiamo ora passare alle dichiarazioni di voto a titolo personale, per le quali vi sono cinque iscritti. Ai fini di una maggior consapevolezza della programmazione dei lavori della seduta odierna, ricordo che, esaurite le dichiarazioni di voto a titolo personale, vi sarà il voto sulle risoluzioni e, successivamente, si passerà all'esame della nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria. Tra mezz'ora quindi vi sarà un'altra votazione. Questo è il quadro di quello che accadrà nelle prossime due ore.
Concederò a ciascuno dei deputati che interverranno a titolo personale 2 minuti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, la tragedia dell'11 settembre ha colpito ciascuno di noi e le immagini di quel giorno ci accompagneranno per tutta la vita. I sentimenti provati di fronte a migliaia di vittime innocenti non potevano e non possono che essere di solidarietà verso le vittime, le famiglie, il popolo americano e le istituzioni di quel paese.
Gli autori degli attentati devono essere chiamati a rispondere dei loro atti; vanno messi in condizioni di sicurezza con quella che è stata definita un'azione di polizia internazionale, anche con strumenti militari. Da un'azione di polizia contro i terroristi non debbono però derivare conflitti religiosi, etnici, economici e politici che nulla hanno a che vedere con l'obiettivo. Occorre evitare vittime innocenti nell'azione di polizia internazionale. Le caratteristiche della attuale azione militare
hanno assunto caratteri che non rispondono a questi criteri.
Il crescente numero di vittime civili e l'impossibilità, a causa dei bombardamenti, di continuare ad assistere milioni di persone, che erano già profughi, e centinaia di migliaia che si sono aggiunti dall'inizio di ottobre, rischiano di schiantare lo schieramento contro il terrorismo, oltre che di fare milioni di vittime, schieramento che ha coinvolto la parte maggioritaria del mondo islamico.
Il problema è garantire la ripresa dell'azione umanitaria, alle soglie dell'inverno, con la creazione di corridoi e la sospensione dei bombardamenti, per creare le condizioni atte a rinsaldare uno schieramento contro il terrorismo, fortemente scosso, e per sviluppare un'azione finalizzata a ricondurre le decisioni in sede ONU: troppe sono le sedi internazionali - ONU, NATO, Europa - che rischiano di essere escluse da ogni ruolo.
Occorre impedire che un'azione di polizia internazionale diventi ciò che non si vuole, vale a dire il deflagrare di conflitti più ampi, di un'escalation di prospettive terribili per il futuro di tutti noi, compresi gli Stati Uniti.
La decisione proposta oggi dal Governo è un errore, voluto fermamente da un Governo screditato a livello internazionale, al quale gli Stati Uniti chiedono di applicare le norme del GAFI, ma che norme recentemente approvate non consentiranno di applicare. Senza dimenticare la manifestazione di parte, con carattere chiaramente provocatorio, di sabato prossimo. La richiesta del Governo, in queste condizioni, non può, a mio parere, avere il consenso. Per questa ragione esprimerò voto contrario - e mi auguro che altri facciano altrettanto - sul dispositivo proposto nella risoluzione di maggioranza e non parteciperò al voto su altri atti, se non votando a favore del secondo punto della risoluzione dell'Ulivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, quello che ho in mano è un chador; anzi, potrebbe sembrare un chador, ma è un burka, un burka vero, preso a Kabul vent'anni fa, quando per le donne era un optional e non una gabbia in cui essere rinchiuse. Fino a che non si fa l'esperienza di incapsulamento in questa pezza, non si capisce fino in fondo cosa è stata la vita di queste persone in questi anni.
Nell'annunciare il mio voto conforme al gruppo politico a cui appartengo, mi permetto di richiamare l'attenzione di quest'Assemblea sull'inadeguatezza totale delle premesse della risoluzione del Governo alle decisioni che ne scaturiscono. Ci siamo accorti di tutto questo come se la storia fosse cominciata l'11 settembre del 2001, ed erano trent'anni che questa situazione era in piedi. Non c'è stato e non c'è esercizio critico - la dote principale dell'Europa, della nostra cultura - sulle motivazioni. Scopriamo adesso una situazione che ci inquieta, perché ci ha colpito direttamente. Voglio credere che l'intervento a cui siamo chiamati possa essere, anche per noi europei, un elemento di riflessione e di maturazione sulle cause che hanno portato a tutto questo. Se non faremo questa riflessione, sarà una piccola Italia ad andare in guerra e sarà una piccola Italia a seguire uno spirito degli Stati Uniti che non può avere, per la diversità della sua storia, la capacità critica che noi europei siamo obbligati ad avere.
Per questo non voterò, anzi voterò contro la parte della risoluzione di maggioranza comune a quella presentata dall'Ulivo. Non mi asterrò, voterò contro, per segnalare questa mia totale contrarietà, mentre, invece, voglio sperare che la decisione che verrà presa oggi, da quest'Assemblea, possa essere oltre che risolutiva nei confronti del terrorismo, anche momento di maturazione delle nostre stesse motivazioni (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.
GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, insieme ad alcuni colleghi dell'opposizione, non esprimerò voto favorevole sul dispositivo della risoluzione proposta dal gruppo cui appartengo, per tre ragioni fondamentali. In primo luogo, non è chiaro e definito l'obiettivo dell'intervento militare (non basta dire che siamo contro il terrorismo). Nell'azione militare in corso, non vediamo una risposta adeguata ad un terrorismo internazionale che non è legato ad un territorio in particolare e nemmeno ad una sola persona. Abbiamo ben chiaro, invece, il rischio che un intervento come quello in Afghanistan rafforzi e compatti l'integralismo islamico, facendo, paradossalmente, il gioco degli stessi terroristi.
In secondo luogo, quella del Governo a noi pare un'offerta incondizionata di supporto militare ad un'altra nazione che decide, di volta in volta, obiettivi, strategie, tempi, ambiti territoriali, regole d'ingaggio e temi su cui poco o nulla sappiamo e su cui non abbiamo alcuna possibilità di codecisione, diversamente da interventi militari decisi e condotti dalla Nato o dalle Nazioni Unite.
Infine, temiamo che l'adesione, come quella proposta dal Governo, di singole nazioni che fanno la fila per offrire la loro partecipazione militare ad una nazione alleata, indebolisca la capacità dell'Unione europea e delle Nazioni Unite di agire come soggetti internazionali.
Non siamo, quindi, contrari all'uso dello strumento militare in se, né pensiamo che ci si possa sottrarre alle responsabilità e ai doveri di solidarietà contro la minaccia del terrorismo, i quali, tuttavia, non si possono ridurre solamente all'impiego delle Forze armate. Siamo contrari a questo intervento militare e ad una nostra partecipazione ad esso così come ci è stata presentata, oggi, dal Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ostillio. Ne ha facoltà.
MASSIMO OSTILLIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare che voterò - come altri parlamentari - a favore di entrambe le risoluzioni, sia quella presentata dalla maggioranza sia quella presentata dall'Ulivo.
Poco fa, gli onorevoli Intini e Boselli e ieri l'onorevole Mastella hanno fatto presente come sia difficile per il paese comprendere le ragioni in base alle quali il Parlamento possa dividersi, quando tutti, o quasi, abbiamo dichiarato che ciò non era opportuno e che, anzi, occorreva dare dimostrazione di serietà in politica estera e sul piano internazionale. Probabilmente, non siamo stati compresi. Ecco perché ritengo importante questo segnale: fa comprendere all'opinione pubblica che si vuole ragionare senza pregiudizi e nel solo interesse del paese. Questo nella fedeltà - per quanto mi riguarda - all'alleanza politica che ho scelto e di cui faccio parte assieme ad altri colleghi che hanno preso, come me, questa decisione.
Tale posizione non si deve ritenere erroneamente a favore del Governo. Non votiamo per il Governo Berlusconi, ma per l'unità nazionale, per il prestigio del paese e per la sua credibilità sul piano internazionale. Anzi, con l'occasione lancio un appello forte affinché tutti noi prestiamo la massima attenzione nei confronti delle nostre Forze armate, di coloro che andranno in missione o che resteranno a presidiare il territorio nazionale. Tutto ciò per rendere centrale la risorsa umana in un'organizzazione così complessa come quella della difesa (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, la questione relativa al contributo italiano all'operazione «Libertà duratura» lacera le coscienze di molti italiani.
Rinnovo, senza strumentalismi di parte, la solidarietà al popolo americano. Ribadisco, come dovere inderogabile, la necessità della ferma ed inflessibile azione di contrasto al terrorismo nell'ambito della
Carta delle Nazioni Unite e dei trattati internazionali.
Interpretando, penso, i sentimenti e le ragioni di altri parlamentari del gruppo dei Democratici di sinistra, sottolineo l'obbligo di continuare ad interrogarci sull'utilità, sui limiti, sull'efficacia e sul tempo di questo intervento. Segnalo la necessità che si scongiuri, comunque, l'estensione del conflitto, che si privilegi il programma di protezione umanitaria, che si affidi alla politica e alla sua capacità di mediazione la soluzione dei conflitti, primo fra tutti quello tra Israele ed i palestinesi e che, infine, si avvii nel pianeta un processo di riequilibrio e di superamento delle disuguaglianze delle ingiustizie nel mondo.
I dubbi e le contrarietà sono perciò forti; tuttavia, per senso di responsabilità verso il gruppo dei Democratici di sinistra e verso l'Ulivo, voterò a favore della partecipazione italiana all'operazione «Libertà Duratura», con l'auspicio che questa rappresenti veramente l'ultimo passo per arrivare alla pace duratura (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni presentate.
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