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PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, ha facoltà di replicare.
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento della Repubblica ha già dato in passato e darà
oggi, con un voto che tutti speriamo sia il più vasto possibile, una prova di maturità e di intelligenza politica, una prova - direi - di devozione all'interesse nazionale. Il ministro Martino, a nome di tutto il Governo, ha illustrato i termini dell'intervento militare italiano nell'azione di contrasto al terrorismo internazionale. La nostra disponibilità ad un impegno diretto e sostanziale nasce prima di tutto da una valutazione della crisi mondiale aperta dalle stragi dell'11 settembre. Un paese come l'Italia, che ripudia la guerra come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali, è tenuto oggi a dare il suo contributo allo sradicamento del terrorismo e al raggiungimento di una pace nella giustizia. Dobbiamo vincere la battaglia contro il partito della guerra e della violenza sugli innocenti, dobbiamo fare la nostra parte nella coalizione mondiale che si batte per lo smantellamento delle reti del terrore.
Dalla fine della guerra fredda, dal giorno della caduta del muro di Berlino, siamo diventati tutti più direttamente responsabili delle scelte che riguardano il futuro della sicurezza collettiva, la tutela della nostra capacità di vivere e di agire da uomini liberi nel teatro di un mondo sempre più interdipendente. L'amicizia verso gli Stati Uniti d'America e la fedeltà alla nostra autonoma scelta di stare in Europa e nelle alleanze internazionali che abbiamo sottoscritto sono cause più che sufficienti per costruire un vasto consenso nazionale intorno allo sforzo che le nostre forze armate sono chiamate a sostenere.
Con un voto senza enfasi retorica ma anche senza ambiguità, il Parlamento si metterà in sintonia con il paese, con le ragioni e le sensibilità della larga, larghissima maggioranza degli italiani. È già successo in passato, a parti rovesciate, come sempre deve avvenire in una matura democrazia dell'alternanza.
Il Governo terrà nel giusto conto le preoccupazioni degli organismi internazionali sui possibili sviluppi futuri di una crisi umanitaria, quella dell'Afghanistan, che nasce dalle condizioni di miseria e di asservimento in cui un intero popolo è stato tenuto, ed è tenuto, dalla spietata dittatura di integralisti fanatici.
Già oggi l'Italia è tra i paesi che, con rigore, senza indebolire mai le ragioni strategiche dell'intervento contro il terrorismo, assolvono il loro ruolo nel tentativo di alleviare le sofferenze dei civili e di tutti gli innocenti che sono tra le prime vittime delle situazioni di crisi, ma chiediamo che, anche su questo tema, tutti adottino un comportamento razionale nel rispetto dei fatti e della verità, senza divisioni e diversioni sul cuore del problema.
L'impegno diplomatico per rafforzare la coalizione mondiale e per demolire la falsa e propagandistica immagine di uno scontro tra civiltà continuerà sotto la guida esperta del ministro Ruggiero. Anche in questo, nel concerto europeo, l'Italia saprà fare, e farà, la sua parte, con un solo linguaggio e con tutta la determinazione necessaria a ridurre, per quanto possibile, i danni conseguenti alla crisi, nella preoccupazione costante di aprire la strada ad un mondo in cui si riducano, progressivamente, gli squilibri e le distorsioni che rendono così difficile il mantenimento di un ordine di pace.
Abbiamo già fatto tutto ciò che era nei nostri poteri e nei nostri doveri, continueremo a farlo, ed è inutile ricordare la nostra azione diplomatica e politica, da noi svolta in tutte le sedi, per dare un contributo fattivo, concreto, alla soluzione della crisi in Medio Oriente. È una iniziativa, la nostra, che ha già trovato accoglienza nell'ultimo Consiglio europeo e che, sempre più, trova concordi gli interlocutori ai cui viene presentata. Anche per la pace in Medio Oriente, anche nell'incontro dell'altra sera a Londra, questa nostra iniziativa è entrata a far parte di quel metodo di componimento del conflitto su cui i paesi europei sono in accordo e che, con i propri leader, presenteranno al presidente Bush, affinché si possa dare vita ad un tavolo triangolare a cui siedano i contendenti e a cui sieda l'Europa con gli Stati Uniti e la Russia. Per far sì che si possa trovare quella tregua che troppe volte si è cercata e mai si è
trovata, servirà, proprio, garantire un intervento economico di capitali pubblici e anche privati, e di capacità imprenditoriale privata per aumentare il livello di vita del popolo palestinese. Questo, forse, sarà ciò che potrà convincere Arafat e i suoi ad accettare delle condizioni che non avevano accettato quando Israele le propose attraverso il presidente Barak.
Dal punto di vista di Israele, credo che sarà anche importante una pressione forte che possa avere qualche risvolto su temi economici, affinché anche Israele si convinca che, nel suo interesse e di tutto il Medio Oriente, e infine, di tutto il mondo, si possa trovare questa tregua, che diventerà pace duratura soltanto se si potrà anche cambiare il tenore di vita delle popolazioni palestinesi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, del Misto-Nuovo PSI e di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Vorrei approfittare per ricordare qualcosa di cui noi italiani dovremmo, tutti, avere orgoglio ed è che, in questo momento, l'Italia è presente sulla scena internazionale con forza propositiva. Già a partire dal G8 di Genova, eravamo riusciti a consolidare - il merito non è soltanto di questo Governo ma anche di quello che ci ha preceduti - quel forte aiuto, che arriva oggi a quasi quattromila miliardi di lire, per combattere l'epidemia dell'AIDS. Sempre nell'ambito del G8, ci fu un'altra situazione importante che prospettava un partenariato con la nascente Unione africana; questo progetto sta continuando attraverso una molteplicità di contatti tra i paesi del G8 e i paesi dell'Africa.
Oltre a ciò, portammo avanti anche un'altra proposta, consistente nella predisposizione di un sistema che riguardi l'amministrazione statuale, un sistema completamente informatizzato e digitalizzato da offrire a quei paesi che intendessero compiere un salto di decenni sulla strada della modernità al fine di rendere finalmente i loro bilanci facili alla lettura e trasparenti e al fine di facilitare per questa via le possibilità di aiuto da parte delle istituzioni finanziarie internazionali. Questo lavoro è stato sviluppato, ed il ministro preposto al rinnovamento della nostra amministrazione sta lavorando con una task force che appronterà, per il prossimo vertice del G8, tale sistema informatico, che non riguarderà soltanto l'amministrazione dello Stato, ma anche i sistemi giudiziari, scolastici e sanitari di quei paesi.
Questo sistema potrebbe essere offerto, in una prima fase, a quei paesi che decidessero autonomamente di adottarlo (e questi potrebbero anche approfittare dell'assistenza che gli Stati del G8 si impegnerebbero ad offrire) e, in una seconda fase, potrebbe divenire la regola per i paesi che chiedessero aiuti internazionali. In una terza fase si potrebbe addirittura arrivare a stipulare patti di partenariato tra i singoli paesi più industrializzati e singoli altri paesi (per l'Italia pensavamo ad esempio all'Albania, alla Macedonia, alla Tunisia, all'Eritrea, tutti paesi con cui abbiamo avuto in passato dei rapporti e che quindi conosciamo meglio di altri) e, attraverso un aumento di ciò che i singoli Stati si impegnano a dare come contributo per i paesi in via di sviluppo (contributo che ricordo oggi è fermo allo 0,13 per cento e che potrebbe essere portato all'1 per cento del nostro prodotto interno lordo), concentrare la nostra contribuzione su fatti singoli e concreti, come la realizzazione di strade, reti idriche, scuole, ospedali ed università (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, misto-Nuovo PSI e del deputato Mantini).
In questo modo, le popolazioni degli Stati più industrializzati sarebbero portate a dare, mentre oggi troppo spesso ci si nasconde dietro un alibi da molti condiviso, cioè quello per cui gli aiuti internazionali non andrebbero veramente a beneficio delle popolazioni che li dovrebbero ricevere, ma si fermerebbero a beneficio dell'élite che li governa, il che porterebbe qualche volta a trovare traccia di tali soldi in conti svizzeri o, addirittura, in transazioni per l'acquisto di armi da impiegare per fare guerra ai vicini (Applausi dei
deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, misto-Nuovo PSI e del deputato Mantini).
Queste sono le iniziative che l'Italia ha sviluppato e che sta sviluppando nella diplomazia e nei rapporti politici internazionali, credo con un ruolo propositivo che gli altri paesi dimostrano di apprezzare.
Ritorniamo al voto che siamo chiamati ad esprimere. Naturalmente, non possiamo che ricordarci che la coscienza dei parlamentari è sempre libera. Il diritto al dissenso in una libera democrazia non si sospende mai. Il Governo è comunque orgoglioso del lavoro svolto per attrezzare nel modo migliore il paese di fronte ad avvenimenti drammatici e gravi che richiederanno pazienza, spirito di sacrificio ed un tempo ad oggi indeterminato per conseguire l'obiettivo di una pace giusta. Il Governo auspica che la coscienza libera e la ragione politica ispirino un voto ed un impegno di unità nazionale a tutte le forze che fanno riferimento agli ideali costituzionali di libertà e di pace nel nostro paese. Il Governo auspica che la solidarietà appassionata degli italiani alle forze impegnate sul campo si esprima in piena libertà in ogni parte del paese. I professionisti delle nostre Forze armate, che sono uomini come noi, hanno ed avranno bisogno anche di questo. Do la parola al ministro Martino per la replica alle osservazioni, anche tecniche, emerse nel corso del dibattito (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, misto-Nuovo PSI e del deputato Mantini).
PRESIDENTE. La ringrazio, signor Presidente del Consiglio.
Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, onorevole Martino, che completerà la replica del Governo.
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la decisione che il Governo ha oggi sottoposto all'esame della Camera è stata impegnativa e difficile. Ha ragione l'onorevole Spini: non è stata presa a cuor leggero. È stata assunta dopo una meditata analisi della gravità del rischio e della gravità del pericolo che incombe per la coesistenza civile dell'intera comunità internazionale e non soltanto degli Stati Uniti d'America o del nostro paese.
Se mi è consentita una piccola riflessione personale, chi parla ha sempre profondamente creduto che a qualificare come democratico un paese non sia l'esistenza del Governo, perché esistono governi anche in paesi che democratici non sono. A rendere democratico un paese è l'esistenza dell'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, Misto-Nuovo PSI e di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Soltanto un'opposizione robusta, vigorosa e consapevole può consentire che operi quel meccanismo di concorrenza fra progetti e fra idee politiche che è l'unica speranza perché la qualità della politica pubblica possa migliorare. Tuttavia, questa regola generale soffre di importantissime eccezioni. Una di queste si ha quando è comune e diffusa la percezione della gravità del pericolo che incombe sull'interesse nazionale.
Nella giornata di oggi, con qualche eccezione non meno importante e preziosa perché numericamente poco rappresentata, il Parlamento italiano ha confermato la saggezza di una intuizione di Aristotele il quale diceva che le cose divergono in ciò che hanno in comune; ci rendiamo conto che i fiori sono di colori diversi, perché hanno in comune il fatto di essere colorati.
In questo Parlamento coesistono tante opinioni diverse, ma che si innestano su un denominatore comune che è la consapevolezza dell'importanza di alcuni grandi valori che ci uniscono, al di là delle differenze politiche (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, Misto-Nuovo PSI e di
deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Onorevoli colleghe e colleghi, per questo motivo il Governo apprezza in modo particolare - nel sottoporre questa decisione, certamente non assunta a cuor leggero, all'esame della Camera - il poter constatare quanto diffuso sia il consenso dietro la percezione di questi valori comuni e l'azione da intraprendere.
Ringrazio tutti gli intervenuti; da tutti ho imparato qualcosa e tutti hanno dato un contributo allo stimolante dibattito; con tutti mi scuso, perché non potrò rispondere che in parte alle molte sollecitazioni che mi sono pervenute.
Vorrei, però, rispondere in primo luogo a due osservazioni di carattere specifico e tecnico che hanno avuto eco negli interventi degli onorevoli Minniti e Spini.
La prima concerne la catena di comando, il cosiddetto TOA (transfer of authority). Vorrei precisare che in questa circostanza vengono attivate procedure - le stesse che, del resto, ho descritto nel mio intervento - chiare e compatibili con l'esigenza di esercitare ai giusti livelli autorità e responsabilità sulle forze impegnate nelle operazioni che si sono dimostrate già efficaci in occasione di altre operazioni; in particolare, la più assimilabile mi sembra la guerra del Golfo.
La catena di comando prevede già, ed ancora più lo farà in futuro, opportuni livelli di controllo che sono assolutamente in grado di soddisfare le richiamate esigenze di cautela. In sostanza, la catena di comando è in grado di svolgere continuamente ed efficacemente la funzione di verifica della rispondenza della condotta delle operazioni alla missione. Ricordo che tale missione sarà assegnata alle nostre forze partecipanti dal nostro capo di stato maggiore sulla base delle deliberazioni del Governo che oggi vengono sottoposte ad un voto di approvazione del Parlamento.
Ho la sensazione che l'onorevole Minniti e l'onorevole Spini avessero in mente anche qualcos'altro, cioè l'esigenza che, al di sopra degli aspetti tecnico-militari caratteristici della catena di comando, operasse un controllo politico efficace su tutta l'operazione. Al riguardo, la cooperazione governativa, che è quanto l'onorevole Minniti suggeriva, è già in atto. Parteciperò il 16 novembre prossimo alla riunione del celebration day dell'OCCAR e in quell'occasione, su iniziativa del ministro della difesa inglese Geoff Hoon, vi sarà una riunione tra i ministri della difesa di Gran Bretagna, Francia, Germania ed Italia. Questo è un primo passo - credo - verso il tipo di organizzazione che gli onorevoli Minniti e Spini avevano in mente.
Una seconda precisazione di carattere più specifico, anch'essa sollevata dall'onorevole Minniti, dall'onorevole Spini, ma anche dall'onorevole Carra, riguarda le regole di ingaggio. Nel mio intervento ho detto che fino ad oggi il comando USA che dirige l'operazione non ha fornito alcuna indicazione su tale argomento. In realtà, ciò è del tutto normale: le regole di ingaggio rappresentano un aspetto contestuale e complementare all'ordine di operazioni. L'ordine di operazioni sarà emanato nei confronti delle forze poste effettivamente sotto il comando responsabile della condotta delle operazioni. Il processo di verifica della compatibilità ed applicabilità all'ambito nazionale sarà attivato in quel momento. È chiaro che, qualora non vi sia piena rispondenza con la missione o con la legislazione italiana, tali regole non potranno essere accettate. L'organizzazione e la catena di comando offrono piena garanzia di ciò. Una cosa è se le regole di ingaggio sono fuori dalle nostre leggi; se, invece, le regole di ingaggio sono fuori, anche solo in parte, dalla missione, allora si pone l'eventuale problema di modifica di questa e, senza alcun dubbio, il passaggio parlamentare. In questo senso si possono condividere le osservazioni che alcuni rappresentanti dell'opposizione hanno sollevato.
Tante altre argomentazioni sono state sollevate. Mi scuso, ma potrò rispondere solo brevemente ad alcune. Mi riferisco, ad esempio, al timore di un allargamento del conflitto. È chiaro che noi non auspichiamo affatto tale allargamento. È altresì chiaro che non si è, al momento, nemmeno
preso in considerazione. Naturalmente, non abbiamo nemmeno elementi per poter categoricamente escludere questa eventualità che non auspichiamo (Commenti del deputato Bertinotti). Possiamo solo consolarci con la vecchia saggezza secondo la quale chi prevede calamità soffre due volte: una volta quando le prevede, una volta quando effettivamente arrivano.
Per ciò che riguarda, invece, quanto è stato detto, e che io a fondo condivido, sull'importanza di un coinvolgimento dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, specie quando scatterà il momento degli aiuti umanitari, sono totalmente d'accordo. Se nel mio intervento stamattina ho dedicato soltanto due righe all'argomento è perché era già abbastanza prolisso e lungo da non appesantirlo ulteriormente.
Vi ringrazio molto e mi auguro che questo spirito possa aiutare tutti in questo sforzo straordinario (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Margherita, DL-l'Ulivo, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania, Misto-Nuovo PSI, Misto-Socialisti democratici italiani e di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
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