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PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, onorevole Antonio Martino.
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, la comunicazione odierna sugli sviluppi della crisi internazionale riveste una particolare importanza in quanto si incentra su un tema di grande novità e delicatezza, che è quello dell'intervento di nostre forze militari integrate nella coalizione internazionale che sta operando contro il terrorismo.
Essa risponde anche ad un preciso impegno assunto il 23 ottobre, quando, in sede di analoghe comunicazioni alle Commissioni difesa ed esteri di Camera e Senato, su esplicita richiesta di esponenti dell'opposizione, avevo assicurato questo passaggio parlamentare prima dell'effettivo impiego di forze nazionali nell'operazione Enduring Freedom.
Risponde, soprattutto, ad un ben chiaro indirizzo politico di questo Governo che ha scelto una linea di massima trasparenza nei confronti del Parlamento e dell'opinione pubblica. È stata una scelta del primo momento, lo è ancora oggi.
Vorrei ricordare, sommariamente, i vari passaggi che hanno caratterizzato il rapporto del Governo con il Parlamento su questo tema.
Le prime comunicazioni del Governo conseguenti agli attacchi terroristici sono state effettuate il 13 settembre alle Commissioni difesa ed esteri di Camera e Senato in seduta congiunta. In quell'occasione, il Parlamento è stato, fra l'altro, informato della dichiarazione del Consiglio atlantico che collocava gli attentati negli Stati Uniti nel quadro delle fattispecie suscettibili di far scattare i meccanismi dell'articolo 5 del Trattato di Washington.
Vale la pena richiamare brevemente che l'articolo 5 prevede che un attacco armato contro uno o più paesi alleati in Europa o nel Nord America venga considerato come un attacco contro tutti gli alleati e che, conseguentemente, ciascuno dei membri dell'Alleanza, nell'esercizio del diritto dell'autodifesa o dell'autotutela individuale o collettiva riconosciuta dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, presti assistenza all'alleato o agli alleati vittime dell'attacco, adottando, individualmente e d'accordo con gli altri alleati, le azioni giudicate necessarie, ivi compreso l'uso della forza.
La citata dichiarazione del Consiglio atlantico conteneva, tuttavia, la condizione sospensiva che vincolava una possibile azione della NATO all'accertamento che l'attacco perpetrato l'11 settembre contro gli Stati Uniti provenisse effettivamente dall'esterno.
Un'ulteriore comunicazione è stata effettuata alle Commissioni il 4 ottobre. In particolare, nella circostanza, è stato riferito che era venuta meno la sospensiva alla piena attivazione dell'articolo 5 del trattato di Washington. Sulla base degli elementi di prova forniti dagli Stati Uniti, che indicavano chiaramente la responsabilità negli attentati della rete terroristica Al Qaeda capeggiata da Osama Bin Laden nonché i collegamenti tra tale gruppo ed il regime dei Talebani, era possibile configurare l'attacco terroristico come portato dall'esterno. Nell'occasione, fu anche riferito sull'ampia coalizione internazionale antiterrorismo che si andava costituendo e che registrava significative convergenze anche da parte della Russia.
Con le successive comunicazioni, sia alla Camera sia al Senato, del 9 ottobre il Parlamento è stato portato a conoscenza delle prime misure adottate in ambito NATO, essenzialmente misure di supporto diretto ed indiretto sul piano della sicurezza, dell'assistenza e della logistica. Nella circostanza è stata anche ribadita la
determinazione di fare la nostra parte nella lotta al terrorismo internazionale senza, comunque, smettere di impegnarci per la soluzione dei problemi del mondo, dei conflitti regionali (in particolare quelli del Medio Oriente), dei diritti dell'uomo, dello sviluppo, dell'ambiente, della democrazia. Da tali comunicazioni sono scaturite varie risoluzioni con cui il Parlamento ha voluto impegnare il Governo al sostegno di ogni più idonea forma di lotta al terrorismo internazionale, compreso l'intervento diretto di nostre forze militari.
Successivamente, attraverso una fitta serie di contatti tra l'amministrazione statunitense ed il nostro Governo, è stato individuato il contributo di forze nazionali all'operazione Enduring Freedom. In particolare, vorrei ricordare l'incontro del 15 ottobre del Presidente Berlusconi con il Presidente Bush, quello del 20 ottobre del Vicepresidente del Consiglio Fini con il Vicepresidente Cheney. Ricordo, ancora, il mio incontro del 18 ottobre con il Segretario di Stato della difesa Donald Rumsfeld. Fu in quell'occasione che venne definito un vero e proprio pacchetto di forze che l'Italia rendeva disponibili quale apporto nazionale alla coalizione impegnata nell'operazione in atto.
Vi sono state, quindi, le comunicazioni del 23 ottobre scorso con le quali le Commissioni esteri e difesa sono state informate di tali incontri e dell'effettiva consistenza delle forze rese disponibili da parte italiana. In quanto segue, dato che è la prima volta in aula, ricorderò quell'elenco, esattamente identico a quello presentato alle Commissioni esteri e difesa.
In tale quadro il 3 novembre scorso tale disponibilità è stata definitivamente concordata con gli Stati Uniti. Gli assetti costituenti il pacchetto di forze sono stati determinati attraverso preliminari contatti militari che assicurano la valenza in termini di efficacia e di utilità operativa.
Per l'aeronautica è previsto l'impiego delle seguenti forze: da sei ad otto velivoli Tornado IDS, con capacità di rifornimento in volo anche tra loro, che potranno svolgere ricognizioni aeree, operazioni di interdizione aerea, supporto aereotattico alle operazioni, missioni di difesa aerea, supporto alle missioni contro le difese aeree nemiche. Vi è poi un veicolo C-130J con il ruolo di trasporto aereo, evacuazione sanitaria, aviolancio ed aviosbarco di paracadutisti e materiale; un veicolo B-707, con il ruolo primario di rifornimento in volo e secondario di trasporto aereo ed evacuazione sanitaria; è, inoltre, previsto l'impiego di una unità per il supporto logistico: il numero complessivo dei militari dell'aeronautica è di circa trecento unità.
Per la marina è previsto un gruppo navale, che dovrebbe essere inserito nel dispositivo che opera a nord del mar Arabico o del Golfo persico e che sarà composto dalla portaereomobili Garibaldi (con imbarcati otto veicoli a decollo verticale AV8B plus e quattro elicotteri SH 3D), una o due fregate di scorta ravvicinata (con imbarcati tre elicotteri AB 212 ed una unità rifornitrice di squadra (con, eventualmente, imbarcati un elicottero AB 212 e un SH 3D).
Il gruppo navale, con circa 1.400 persone imbarcate, potrà svolgere i seguenti compiti operativi: operazioni di interdizione aerea; supporto aereotattico alle operazioni; ricognizione aerea; operazioni di controllo e di ispezione del traffico marittimo; controllo e salvaguardia delle linee di comunicazione marittime; intercettazione ed eventuale contrasto di veicoli ritenuti sospetti; interdizione e contrasto navale, anche con velivoli Harrier AV8B e SH 3D; difesa aerea della forza navale; ricerca e soccorso anche in zona di combattimento; operazioni di supporto logistico con gli elicotteri imbarcati.
Per l'esercito è stato individuato un contingente di circa mille militari, il cui impiego potrebbe collocarsi in una fase successiva, con compiti di scorta armata e supporto alle organizzazioni umanitarie. Tale contingente è costituito da: un reggimento blindato, articolato su comando reggimento, comando gruppo squadroni, due squadroni di cavalleria, dotati di blindo Centauro ed una compagnia di fanteria leggera su veicoli ruotati protetti; una Compagnia del genio che potrà svolgere
attività connesse con il supporto generale, la mobilità delle forze amiche, la contromobilità nei confronti dell'avversario, la protezione delle unità; sei team per la bonifica di ordigni esplosivi; quattro elicotteri d'attacco A129 Mangusta, che potranno essere impiegati per azioni di combattimento o per scorta convogli in cooperazione con le unità di protezione terrestre; una unità di supporto logistico; una compagnia NBC (nucleare-biologica-chimica) con compiti di rivelazione di allarme e controllo, diffusione di allarme immediato di avvenuti attacchi NBC e di preavvisi di contaminazione, delimitazione di aree contaminate e concorso all'evacuazione di personale da zone di possibile contaminazione, trattamento di bonifica differita.
L'Arma dei carabinieri contribuirà all'operazione con una compagnia di carabinieri paracadutisti, di circa centocinquanta persone, del 1o reggimento carabinieri paracadutisti Tuscania: essa potrà svolgere compiti di rastrellamenti e colpi di mano, sicurezza e scorta di convogli, vigilanza e sicurezza a favore di comandi.
A conclusione di questo quadro delle forze, voglio precisare che il personale impiegato nell'operazione, a qualunque titolo, sarà personale professionale.
Per quanto riguarda i costi dell'operazione, essi troveranno adeguata copertura finanziaria nell'apposito provvedimento legislativo che il Governo sta approntando. I costi, diretti ed indiretti, comporteranno un significativo sforzo, anche in previsione della possibile lunga durata della missione nel tempo.
Un aspetto preminente dell'operazione, al quale credo che il Parlamento sia particolarmente interessato, è rappresentato dalla catena di comando e controllo delle forze assegnate. Esso richiama, in realtà, la definizione dell'autorità e delle responsabilità, di fondamentale importanza politica, giuridica ed operativa.
È proprio per la delicatezza insita nell'esercizio di tali funzioni che vorrei qui richiamare le diverse competenze corrispondenti ai due livelli di autorità del comando operativo e del controllo operativo.
Per quanto attiene alle forze rese disponibili per l'operazione Enduring Freedom, il capo di stato maggiore della difesa mantiene il comando operativo sulle forze nazionali. In quanto tale, è responsabile di organizzare le forze in tipologie e volume, assegnare loro la missione ed impiegarle o delegare il loro impiego, per il raggiungimento degli obiettivi.
Nel caso specifico, il capo di stato maggiore della difesa delegherà l'impiego delle forze in teatro di operazioni al comandante in capo dell'operazione, vale a dire al comandante dell'area centrale degli Stati Uniti, a Tampa.
Tale delega di autorità, che avviene attraverso il TOA (Transfer of authority), avrà luogo quando le forze avranno raggiunto la zona di impiego e saranno dichiarate, dal comandante nazionale del contingente, come pronte all'impiego.
La delega per l'impiego, entro i limiti fissati dall'autorità che detiene il comando operativo, si chiama delega del controllo operativo. In particolare, è da rilevare che tale delega di autorità è riferita l'impiego delle forze esclusivamente per il soddisfacimento della missione assegnata e per quelle capacità operative approvate dall'autorità di Governo a cui risaliranno le decisioni per eventuali deroghe o impieghi diversi.
In buona sostanza, al comandante statunitense, verranno assegnate di volta in volta, in relazione all'evolversi della situazione, le unità individuate nel quadro degli accordi presi, nei tempi che verranno stabiliti, per operare in una certa area strategica, per svolgere missioni ben definite.
Al Capo di Stato maggiore della difesa, che mantiene il comando operativo delle forze, resta la piena autorità sulle stesse, segnatamente in termini di loro assegnazione alle operazioni in parola.
Le modalità sopra indicate ricalcano quanto già attuato nel corso di precedenti
missioni multinazionali sia quelle condotte in ambito NATO e Nazioni Unite sia quelle di coalizione.
Circa la struttura di comando e controllo dell'operazione Enduring Freedom ricordo che, presso il comando statunitense che detiene la responsabilità operativa delle forze in campo, dislocato a Tampa, in Florida, è stato attivato un team di coordinamento nazionale, composto da una decina di unità alle dipendenze di un ufficiale generale e con rappresentanti delle varie componenti delle Forze armate, esperti nei settori informativi e nella pianificazione delle forze.
Questo rappresentante italiano nel comando statunitense avrà anche il compito di verificare la rispondenza dell'impiego delle nostre forze alla delega concessa al comandante delle operazioni.
Così definito l'ambito dell'autorità delegabile ai comandanti operativi, l'impiego l'effettivo delle forze sarà stabilito sulla base dell'ordine di operazioni che sarà diramato dal comando di Tampa. Tale ordine sarà comprensivo delle cosiddette regole di ingaggio (ROE, rules of engagement) - in campo militare non si riesce a fare a meno delle sigle, che spuntano da tutte le parti - che rappresentano le direttive diramate dalle competenti autorità militari, che specificano le circostanze e i limiti entro cui le forze posso iniziare o continuare il combattimento con quelle contrapposte.
Le ROE, quindi, limitano o autorizzano l'uso della forza nel rispetto del diritto internazionale e della legge sui conflitti armati nonché delle leggi e regolamenti nazionali in vigore. Naturalmente la scelta delle ROE deve essere compatibile con la missione.
Le forze che prendono parte all'operazione Enduring Freedom appartengono a diverse nazionalità. Esse devono necessariamente avere le medesime regole di ingaggio allo scopo di garantire unitarietà di comportamenti e di intenti. Fino ad oggi, il comando americano che dirige le operazioni non ha fornito alcuna indicazione su tale argomento; una volta note le regole di ingaggio per la predetta operazione, dovranno essere valutate allo scopo di definire la loro applicabilità da parte delle truppe italiane, sia dal punto di vista operativo che da quello legale.
Tale complesso quadro di situazione consente oggi una più esplicita definizione dei nostri impegni e, quindi, ove il Parlamento lo ritenga opportuno, un più mirato atto di indirizzo.
Assunta la piena sussistenza dell'articolo 5 del Trattato di Washington, il nostro paese è in grado di intervenire, nei modi e nelle forme oggi rappresentate, nell'ambito della coalizione.
In questo quadro, la missione del nostro contingente può essere definita di concorso al conseguimento dell'obiettivo strategico contro il terrorismo internazionale, fissato per l'operazione Enduring Freedom nell'ambito del teatro di operazione.
Lo sviluppo dell'operazione è coperto da comprensibile riserbo. Al momento è previsto che essa si articoli su fasi successive. La prima fase, che prevedeva lo schieramento delle forze navali ed aeree e l'ingresso di forze speciali, è stata completata. La seconda fase prevede: una campagna aerea contro precisi e specifici obiettivi dei Talebani e di Al Qaeda; attività umanitarie; supporto all'Alleanza del nord; impiego di forze speciali anche a contatto. La fase è ancora in atto e contempla la capitolazione del regime dei Talebani. La terza fase, che è ancora allo studio, prevede: l'impiego di unità di terra ad alta mobilità (con l'esclusione di forze stanziali); l'utilizzo di alcuni paesi limitrofi come staging areas; il cessate il fuoco e l'avvio della pacificazione e stabilizzazione del paese; prioritario impegno per attività umanitarie; possibile transito della missione a condotta delle Nazioni Unite (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
La neutralizzazione di tutte le reti terroristiche che minacciano l'occidente e la possibile estensione del teatro operativo rappresentano oggetto di studio e di valutazione per eventuali, successive operazioni.
Le nostre forze sono state individuate in coerenza con questo riferimento operativo. Dal punto di vista tecnico-operativo, esse rispondono ai requisiti imposti dalla situazione tattica, sia dal punto di vista dell'efficacia e dell'efficienza dei mezzi, sia del livello di preparazione e di addestramento professionale degli uomini. In realtà, si tratta di forze pienamente integrabili con quelle che saranno presenti in teatro e sulla cui risposta si può fare pieno affidamento.
D'altro canto, non possiamo sottovalutare i rischi che la missione comporta. Oltre a quelli normalmente insiti nelle operazioni militari, i rischi ipotizzabili per la coalizione sono rappresentati da azioni terroristiche, anche di ampia portata, sia nelle aree di schieramento delle forze, che nei rispettivi territori nazionali. È chiaro che il nostro contingente rappresenta un complesso di assai rilevante entità. Dal punto di vista quantitativo, la Difesa ne assicura la sostenibilità nel tempo, fatta salva la necessità di sostituire, quando sarà il caso, la nave Garibaldi, che è unica tra quelle a disposizione della Marina, con unità di altra classe.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Ne faremo un'altra!
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Tale sostenibilità, anche se con la necessità di eventuali verifiche periodiche, è considerata compatibile con il complesso degli attuali impegni della difesa all'esterno, di circa 8.500 unità.
Voglio però anche ricordare le singole misure operative assunte dal Consiglio atlantico, di cui ho già riferito fin dal 9 ottobre scorso dal momento che (l'ho fatto in Commissione, mi piace ricordarlo in aula). Si tratta di misure di supporto, diretto ed indiretto, sul piano della sicurezza, dell'assistenza, della logistica, basate su richieste a suo tempo formulate dagli Stati Uniti alla NATO.
Circa alcune precise misure militari, di tipo collettivo, assunte dall'Alleanza, sulla base delle specifiche richieste delle autorità militari americane, ricordo che è stata fornita la disponibilità: primo, a dislocare nel Mediterraneo orientale la forza navale permanente della NATO, nell'ambito della quale opera anche la fregata italiana Aliseo, con 240 uomini di equipaggio; secondo, a dislocare, a fine novembre, nel Mediterraneo orientale la forza navale permanente della NATO di contromisure mine, nell'ambito della quale opera il cacciamine italiano Viareggio, con 47 uomini di equipaggio; terzo, a dislocare, a fine novembre, sempre nel Mediterraneo orientale la forza navale permanente della NATO dell'Atlantico, alla quale sarà, prevedibilmente, aggregata una unità navale italiana; quarto, ad impiegare, in operazioni di supporto contro il terrorismo, gli AWACS, aerei di sorveglianza stanziati in Germania, sui quali opera personale italiano, nel numero complessivo di 49 unità, fra piloti, tecnici ed equipaggi.
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, l'abbattimento delle Twin Towers è evento di straordinaria attualità e portata evolutiva.
I terribili, disumani, angoscianti attimi dell'11 settembre hanno determinato una profonda crisi sistemica che sancisce una radicale differenza tra ciò che era e quello oggi è la minaccia che incombe sul mondo civile.
Quel giorno, non sono stati colpiti soltanto gli Stati Uniti, ma l'intera comunità internazionale. Non solo le persone, provenienti da decine di paesi, intente alle loro occupazioni sul suolo americano, ma anche miliardi di donne e di uomini che sui cinque continenti ogni giorno cercano di migliorare le loro esistenze cooperando pacificamente. Non solo i simboli di un sistema politico, ma lo stesso libero ordine dell'umanità.
Il terrorismo internazionale produce conseguenze devastanti, sia dirette (le migliaia di vittime innocenti della malvagia criminalità degli attentatori) sia indirette (l'insieme delle misure precauzionali adottate e la nostra reazione al pericolo). Può apparire paradossale, ma in qualche caso queste ultime - le conseguenze indirette - sono addirittura più nocive delle conseguenze
dirette. Il terrore suscitato dai terroristi può costituire la conseguenza peggiore della loro matta bestialità.
Come individui, come società libere e democratiche abbiamo il diritto ed il dovere di lottare con ogni mezzo politico, economico, militare per sconfiggere la piaga del terrorismo internazionale.
La grande, grandissima coalizione formatasi attorno agli Stati Uniti, dovrà saper riparare i danni materiali, lenire le ferite morali, resistere alla paura, estirpare il terrore, senza venire mai meno all'etica della libertà, della giustizia, della responsabilità.
Per quanto ci riguarda, dall'11 settembre i meccanismi istituzionali ed operativi sul piano interno ed internazionale si sono attivati per dare una risposta adeguata ad un'emergenza tanto grave quanto nuova. Da quel giorno, si è messa in moto l'intera macchina politica, diplomatica ed economica, prima che militare, che ha portato alla situazione di oggi, frutto di attenta e responsabile maturazione.
Nessuno si illude che la guerra al terrorismo possa essere breve, incruenta, limitata, ma ci sorregge la consapevolezza che essa è la lotta della civiltà contro la barbarie, una lotta alla quale non ci possiamo e non ci vogliamo sottrarre per tutelare quel sistema di valori condiviso non solo con i paesi a noi alleati ed amici, ma anche con i paesi che, una volta, non erano né alleati né amici, ma soprattutto per difendere gli interessi e le attese più particolari della nostra comunità nazionale. In tale ottica, il Governo ha dato la propria disponibilità a partecipare alla missione Enduring Freedom, avvertendo l'esigenza di riaffermare la primaria importanza dei diritti dell'uomo e la necessità di sostenere un ruolo sempre più attivo e partecipe a favore della pace e dei valori di libertà, democrazia e giustizia.
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, quello odierno è un passaggio particolarmente importante che segue l'informativa che, doverosamente, ho fatto al Capo dello Stato. In realtà, le ricordate risoluzioni del 9 ottobre, autorizzando il Governo ad una fase attiva nella partecipazione alle operazioni internazionali di lotta al terrorismo, non richiederebbero un ulteriore atto di indirizzo, ma solo una tempestiva informazione al Parlamento.
Oggi, tuttavia, si impone a tutti - maggioranza ed opposizione - impegno di responsabilità e senso di equilibrio, necessari ad affrontare, sia pure nella differenza delle posizioni di ciascuno, una situazione politica e militare che richiede un consenso ampio per rafforzare l'efficacia delle scelte che il Governo è chiamato a compiere. Un senso di responsabilità e di equilibrio che non è mai mancato sulle questioni di grande rilievo e che, sono certo, non mancherà neanche in questa circostanza.
L'Italia, che con le proprie forze armate svolge già responsabilmente il suo importante ruolo nell'area balcanica ed in altre parti del mondo, non può esimersi dal fornire una partecipazione qualificata e significativa anche all'operazione Enduring Freedom.
Sappiamo dei rischi, delle implicazioni e dei costi, ma sappiamo anche che l'operazione è tesa, concretamente, a tutelare i nostri interessi nazionali, vitali, primari ed irrinunciabili.
Noi sappiamo che per poter battere il terrorismo bisogna isolarlo (Commenti di deputati del gruppo di Rifondazione comunista) ed è per questo che il Governo chiede la massima partecipazione e l'adesione parlamentare all'impiego delle nostre forze nell'operazione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania). Il Governo intende, pertanto, condurla a fianco degli alleati certo che il Parlamento o la stragrande maggioranza di esso non gli farà mancare il suo sostegno forte, pieno e convinto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania e di deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ringrazio il ministro della difesa, onorevole Antonio Martino.
Diamo adesso inizio agli interventi. Per rispetto verso i colleghi, verso il Presidente del Consiglio, che credo replicherà al termine del dibattito, ed anche per tenere conto degli impegni del servizio pubblico televisivo, fisso la replica del Presidente del Consiglio per le 12.30, in modo tale che tutti abbiano riferimenti certi per quanto riguarda l'orario.
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