Allegato B
Seduta n. 54 del 26/10/2001

TESTO AGGIORNATO AL 23 GIUGNO 2003


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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta orale:

GHIGLIA e DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'ISPESL, istituto per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, assume un ruolo di primaria importanza nell'ambito di una seria politica del lavoro in un Paese che - è bene ricordarlo - registra il tristissimo primato di 1300 decessi all'anno per infortuni sul lavoro e di 750.000 infortuni;
le concause che danno vita a questo fenomeno sono numerose, ma, fra esse, va annoverata anche l'incredibile inefficacia dell'ISPESL medesimo, che offre un pessimo servizio all'utenza;
a fronte di richieste di collaudi, accompagnate dal relativo pagamento, l'ISPESL impiega anni per effettuare il collaudo medesimo, mettendo dunque gli imprenditori nelle condizioni di dover utilizzare impianti non collaudati, essendo inimmaginabile che apparecchiature ed attrezzature del costo di centinaia e centinaia di milioni vengano tenute inattive in attesa di collaudo che - come detto - a volte vengono effettuati dopo 5-6 anni;
pare contraddittorio che l'istituto che presiede alla prevenzione ed alla sicurezza sul lavoro finisca per divenire esso stesso causa indiretta di infortuni sul lavoro per una inefficienza che continua da lustri senza che alcun Governo - e precipuamente quelli che per definizione avrebbero dovuto difendere gli interessi dei lavoratori - vi ponga mano -:
se, nell'ambito delle politiche finalizzate alla sicurezza sul lavoro ed alla prevenzione degli infortuni, non si ritenga indispensabile - ed anzi, propedeutico - riorganizzare l'ISPESL affinché i collaudi, prepagati dagli utenti, vengano effettuati entro una tempistica dignitosa e non dopo anni, come ormai avviene da molti anni.
(3-00367)

Interrogazione a risposta in Commissione:

GUERZONI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sa pere - premesso che:
la legge n. 44 del 15 marzo 1973 recante norme integrative sulla previdenza dei dirigenti di aziende industriali, ha stabilito all'articolo 5 che i periodi di contribuzione all'assicurazione generale obbligatoria, sono riconosciuti validi, su


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richiesta degli interessati non solo ai fini dell'anzianità contributiva, ma anche dell'importo delle retribuzioni;
il decreto ministeriale approvato il 7 luglio 1993 laddove poteva dare adito ad interpretazione in contrasto con la legge ha dato corso a contenziosi e ricorsi ancora pendenti;
è opinione comune e condivisa l'esigenza di agevolare i cittadini nel rapporto con la pubblica amministrazione riducendo il ricorso alla giurisdizione -:
se non ritenga di considerare l'articolo 2, comma 3, del decreto ministeriale del 7 luglio 1993 interpretabile come si evince dalla ratio dell'articolo 5 della legge n. 44 del 15 marzo 1973, nell'ottica di applicare le norme solo «se più favorevoli agli interessati» e se conseguentemente con circolare ministeriale dare indicazioni agli enti per una corretta applicazione.
(5-00333)

Interrogazioni a risposta scritta:

FASANO e MILANESE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle attività produttive, al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:
nel periodo 1995-1997 la ERICSSON diede inizio alla «fase di preparazione alla vendita» con richiesta nel luglio 1995 di C.I.G.S per ristrutturazione e riorganizzazione della durata di due anni, richiesta respinta dal Ministero del lavoro nell'aprile 1997;
nel 1995, previa disdetta degli accordi aziendali vigenti procede ad un nuovo accordo con conseguente penalizzazione retributiva dei lavoratori;
nel 1998 la ERICSSON comunica alle organizzazioni sindacali l'intenzione di scindere le due sedi produttive di Pagani, denominando P.C.B Spa quelle delle piastre circuiti stampati e P.B.A Spa quella degli assemblaggi, per effettuare subito dopo il trasferimento dei due rami d'azienda (Articolo 47 legge n. 428 del 29 dicembre 1990);
nel gennaio 1999 la P.C.B. Spa viene trasferita al gruppo El. Man di Corropoli (Teramo);
nel piano industriale e negli accordi sindacali vennero inseriti, come richiesto dalle organizzazioni sindacali maggiori investimenti e maggiori garanzie rispetto a quelli offerti dalle due società in special modo per le nuove tecnologie che avrebbero permesso di produrre piastre più complesse e più remunerative (la El. Man avrebbe dovuto produrre a Pagani anche piastre diverse da quelle per le T.L.C per riequilibrare eventuali cadute del mercato ERICSSON nazionale ed internazionale);
con un accordo commerciale la ERICSSON garantiva alla El. Man nella fase di avviamento e sino al 31 dicembre 2000, la copertura di eventuali perdite economiche e gli accordi sindacali avrebbero garantito per cinque anni la salvaguardia del mantenimento dei livelli occupazionali, la parte economica e normativa vigente e il non ricorso agli ammortizzatori sociali durante la fase degli investimenti concordati;
la El. Man avrebbe investito con enorme ritardo (secondo semestre del 2000), avrebbe mancato di diversificare le produzioni (T.L.C. più altre), avrebbe sospeso a tempo indeterminato i progetti più importanti senza completare la prima trance di investimenti che avrebbe portato ad un reale abbattimento del costo del lavoro con conseguente rilancio sul mercato, avrebbe abbandonato gli impianti, azzerando le manutenzioni delle macchine di vecchia tecnologia ereditate dalla ERICSSON, con relativa caduta di efficienza e qualità e la conseguente perdita di clienti, avrebbe trasferito le commesse, ridotte rispetto al passato, agli altri stabilimenti del gruppo contrariamente a quanto previsto dagli accordi, avrebbe disatteso ogni richiesta di rispetto delle norme sulla sicurezza con conseguenti denunce alle Autorità Competenti, non avrebbe tenuto


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in alcuna considerazione le stesse preoccupate sollecitazioni dei lavoratori rivolte ai dirigenti per gli impegni sottoscritti e disattesi;
la ERICSSON avrebbe ignorato le richieste delle organizzazioni sindacali locali per l'istituzione e relativo intervento della Commissione che doveva controllare il rispetto del piano industriale e degli accordi sottoscritti, non avrebbe verificato che i prodotti commissionati alla P.B.A Spa venissero prodotti, per la parte inerente il circuito stampato, in P.C.B Spa, avrebbe azzerato o quasi le commesse dal marzo 2001 facendo aprire tra le organizzazioni sindacali locali e la P.C.B Spa un contenzioso sulla richiesta di quest'ultima di C.I.G. straordinaria ed ordinaria contrariamente agli accordi sindacali;
tutta la vicenda su descritta, ha creato in un'area di altissima disoccupazione e di grande disagio civile, una ulteriore perdita di lavoro per 104 dipendenti che hanno già richiesto al Ministero dell'Industria un sollecito incontro per la definizione dell'attuale gravissimo momento in ordine alle responsabilità inerenti al mancato rispetto degli accordi ed all'adozione dei conseguenti provvedimenti per il mantenimento dell'occupazione (assorbimento da parte della ERICSSON T.L.C come dal punto 7 dell'accordo sindacale) -:
se non ritenga di procedere ad un incontro urgentissimo alla presenza del Governo (già richiesto al Ministero dell'Industria) per esaminare l'intricata vicenda e procedere alle iniziative necessarie per riportare alla normalità la gravissima situazione descritta.
(4-01181)

GAMBALE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
dopo il fallimento della Cooperativa edilizia Prima Casa di Melito (Napoli), appare sempre più gravosa e ingiusta la situazione di alcuni soci, all'incirca una decina di famiglie, i quali, pur avendo pagato l'intero prezzo previsto per l'assegnazione di un alloggio, anche oltre 200 milioni, non hanno potuto rogitare l'atto di acquisto davanti al notaio per i continui rinvii frapposti dal Presidente e dagli amministratori; ora, secondo la curatela, occupano le proprie abitazioni «sine titulo» alla stregua di quegli occupanti abusivi che si sono immessi in alcuni appartamenti con la violenza e senza aver corrisposto somme a chicchessia;
la curatela non pare intenzionata a fare distinzioni o a promuovere azioni dirette a scoprire i veri approfittatori, ma è l'intera gestione del fallimento a suscitare perplessità: mentre si pretende la restituzione degli appartamenti o il pagamento di un canone di affitto da parte delle pochissime famiglie, probabilmente meno di 10, che hanno interamente pagato il proprio appartamento, allo stato non risulta che siano state esperite azioni per il risarcimento dei danni derivati alla procedura dall'illecita negoziazione di assegni non trasferibili sui conti personali degli amministratori né che siano state proposte azioni - o anche soltanto indagini identificative - nei confronti degli occupanti immessisi successivamente e con la violenza negli immobili;
le denuncie dei soci, risalenti al 1994 e al 1996, e le lunghe e laboriose indagini della Guardia di Finanza hanno indotto la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli a indagare sull'ipotesi di reato di appropriazione indebita in ordine alla quale è stata richiesta la fissazione del giudizio il 14 giugno 1999. Dopo un anno il processo non era ancora cominciato per ragioni attinenti esclusivamente l'organizzazione dell'ufficio del giudice monocratico. Più gravi ipotesi di reato, quali bancarotta o riciclaggio, pur avanzate nel caso di altri fallimenti, come quello della Cooperativa Queen, sempre di Melito, qui non sono state ritenute ipotizzabili;
gravi appaiono le responsabilità e le connivenze degli istituti bancari (San Paolo di Torino e Banco di Napoli) che


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hanno erogato i mutui - si è indotti a ritenere - con estrema disinvoltura o malafede, dovendo la loro concessione, secondo le stesse banche, essere subordinata alla verifica dell'esistenza di un'adeguata base sociale, il che all'epoca dei fatti non è stato né sarebbe stato possibile;
il ministero del lavoro, cui pure competerebbe la vigilanza e il controllo sulle società cooperative, si è limitato, sin dall'esposto presentato dai soci e risalente a ben quattro anni prima che la Cooperativa venisse dichiarata fallita, a prendere atto dell'irreperibilità del Presidente, a diffidare «numerose volte» lo stesso «a rendere possibile l'ispezione», a denunciare la mancata esibizione, sempre da parte del Presidente, della prescritta documentazione;
già nel 1998 l'interrogante segnalava la gravità della situazione con l'atto ispettivo n. 4-15774 del 20 febbraio rimasto senza risposta e, successivamente, con l'interpellanza n. 2-01290 del 17 luglio, anch'essa senza risposta, chiedendo, inutilmente, urgenti provvedimenti;
innanzi a un così desolante quadro di colpevoli inerzie, scandalosi ritardi, gravissime omissioni a vari livelli e davanti a responsabilità che coinvolgono le istituzioni dello Stato, le banche, il Ministero del Lavoro, appare semplicemente vessatoria, nei confronti di chi ha pagato oltre 200 milioni per la propria casa, la pretesa della restituzione della stessa perché «occupata sine titulo» -:
quali misure di propria competenza intendano adottare per accertare i fatti sopra narrati, punire le responsabilità dei ritardi e delle omissioni e verificare la regolarità dell'operato degli istituti di credito e della Direzione provinciale del Lavoro di Napoli;
quali misure ritengano di adottare a tutela dei soci della Prima Casa che in buona fede hanno pagato i propri appartamenti e ora corrono il rischio di vedersene espropriati da una curatela che non fa distinzioni con gli occupanti abusivi.
(4-01207)