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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Jannone.
GIORGIO JANNONE, Relatore. Signor Presidente, vista la lunghezza della discussione, sarò estremamente conciso e sintetico. Vorrei ringraziare tutti gli intervenuti, in particolare gli onorevoli Benvenuto, Bressa, Agostini, Lettieri, Nicola Rossi, Pistone e Siniscalchi.
PRESIDENTE. Signor sottosegretario, vorrei pregarla di restare perché i banchi del Governo non possono rimanere sguarniti. Comprendo il sacrificio, ma queste lunghe sedute lo esigono.
VITO TANZI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Jannone.
GIORGIO JANNONE, Relatore. Signor Presidente, stavo ringraziando tutti gli intervenuti alla discussione e mi permetto di fare altrettanto con l'onorevole Leo, che è stato, in parte, insieme a me durante tutta questa faticosa giornata. Ho preso nota di tutti gli interventi, domani li analizzerò più dettagliatamente leggendo il resoconto stenografico e mi riservo di replicare in sede di esame degli emendamenti.
Tuttavia, vorrei dire che su alcune delle posizioni assunte, che ho, anche gli altri colleghi lo possono confermare, sempre preso in considerazione in Commissione, mi sento di tranquillizzare o, quantomeno, di rassicurare tutti gli intervenuti.
La maggioranza ha a cuore alcune delle problematiche esposte, talvolta con una tendenza anche offensiva, ma ometto di replicare perché non ritengo sia il caso ( ho sentito parlare di dignità, lascio a ciascuno giudicare la propria). Invece, sotto il profilo della tecnicità delle norme e dei possibili miglioramenti, voglio ribadire ancora una volta, in questa sede, che sarà mia cura e mio compito prenderne certamente esame.
Mi permetto subito di anticipare tre grandi novità: questa maggioranza - che troverà le modalità per porre le questioni che di seguito elencherò - cercherà di analizzare in dettaglio tre grandi problemi che, in diverse occasioni, sono stati posti da quasi tutti gli intervenuti.
La prima problematica riguarda il riciclaggio e, a questo proposito, è allo studio una norma - che, presumibilmente, verrà presentata domani - per ricercare un'ulteriore soluzione a tale questione, peraltro già analizzata compiutamente nelle audizioni, con le documentazioni proposte dalla Banca d'Italia, dall'Ufficio italiano cambi e dalla Guarda di finanza.
Sono stati posti dei rilievi che meritano attenzione; questa attenzione noi la riserveremo in sede di esame degli emendamenti al dettato normativo, per approfondire ulteriormente il tema.
Per quanto riguarda un secondo tema, posto con forza da molti degli intervenuti, vale a dire quello dell'estensione del dettato normativo alle personalità giuridiche, vorrei, io che l'ho messo sul tavolo, toglierlo dal tavolo, in modo da sgombrare da un possibile ulteriore elemento di dibattito e di contrasto la futura analisi da parte dell'Assemblea.
Dunque, il provvedimento non verrà esteso alle personalità giuridiche. Credo che ciò non possa che far piacere alla nostra opposizione, che ce l'ha chiesto con estrema convinzione.
Da ultimo, era stato posto, dall'onorevole Benvenuto e da altri colleghi intervenuti, il quesito se fosse allo studio un emendamento che riguardasse i cento giorni, il sommerso, eccetera. Anche questo è allo studio, ci sono problematiche tecniche che stiamo cercando di comprendere e, comunque, di studiare. Io, ovviamente, non sono un componente del Governo, ricopro il limitato ruolo di relatore. Quindi, anche ciò è allo studio, per rispondere alla terza grande questione posta dai miei interlocutori.
Concludo, quindi, dicendo che, personalmente, a nome della maggioranza che rappresento, ho preso nota di tutti i vostri interventi, ho cercato di essere presente costantemente (sono uscito per un attimo e mi avete richiamato, lo dico ridendo!), sono stato qui tutto il pomeriggio e così sarà nei prossimi giorni.
Vi è, quindi, spazio per interloquire e per migliorare il testo. Mi auguro che vi sia da parte di tutti - visto che i tempi non sono contingentati - la volontà di collaborare per svolgere al meglio il nostro reciproco ruolo, sempre nell'ambito dei principi del rispetto, che non devono mancare in un dibattito democratico.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
VITO TANZI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Vorrei svolgere qualche breve osservazione, avendo il relatore già risposto ad alcune delle domande poste.
Ho apprezzato moltissimo i commenti che sono stati fatti, anche se, ovviamente, non condivido molti degli aspetti evidenziati, specialmente quelli politici, rispetto ai quali ho sempre difficoltà a reagire perché, principalmente, mi considero un tecnico.
Una delle domande importanti che è stata posta, in particolare dall'onorevole Nicola Rossi, è quella sul perché questo sia il momento giusto per il rimpatrio dei capitali. Vi è, prima di tutto, la lotta al terrorismo, che sta introducendo una nuova attenzione verso capitali che vanno all'estero per ragioni che non sono ovvie. Vi è, naturalmente, l'introduzione dell'euro, che porterà dei cambiamenti, rendendo facile, in questo momento, il ritorno dei capitali. Vi è la lotta ai paradisi fiscali, in questo momento molto intensa, tant'è che molti incontri internazionali (i vari G7, G10, eccetera) adesso spesso si riferiscono a questi problemi. In Italia vi è stato anche un cambiamento politico, nel senso che, se il nuovo Governo mostra un'attitudine più favorevole al mercato e all'attività privata, molte persone si sentiranno più disposte a portare i soldi in Italia piuttosto che tenerli all'estero. C'è anche la realtà storica rappresentata dal fatto che le somme all'estero sono enormi, sebbene nessuno sappia esattamente a quanto ammontino. Tuttavia, secondo le stime della Banca d'Italia, vi è una quantità pari a 500 miliardi di dollari, vale a dire pari al 40-50 per cento del PIL italiano.
Si tratta, quindi, di una quantità enorme di soldi. Se anche una piccola parte di questi soldi ritornasse in Italia, si avrebbero effetti molto, molto positivi sull'economia perché, probabilmente, si abbasserebbero i tassi di interesse e aumenterebbero investimenti e occupazione nel paese. In una tale situazione, in assenza di iniziative, probabilmente, questi soldi rimarrebbero all'estero. E stiamo parlando di somme enormi. D'altra parte, se si procede sulla solita via di imporre penalità molto alte - in alcuni interventi si è parlato del 15-20 per cento del capitale -, le persone non saranno invogliate, ovviamente, a riportare i capitali in Italia. Quindi, l'alternativa era quella di indurre le persone a farlo, con una penalità che, francamente, non è molto alta, ma che, nello stesso tempo, non è uguale a zero, in quanto abbastanza al di sopra dello zero. La speranza è che questo possa riportare in Italia i capitali.
Vorrei aggiungere che questa decisione è stata presa dopo aver consultato le
istituzioni responsabili nel settore, le quali hanno dichiarato che si tratta di una buona scelta; ovviamente, sono stati espressi alcuni dubbi su elementi di dettaglio, ma, in definitiva, tutti hanno appoggiato la decisione. Per tali motivi, il Governo ha deciso di procedere su questa strada. Naturalmente, se i capitali, tornando in Italia, trovassero un ambiente più competitivo, potrebbero aiutare lo sviluppo del paese.
Sono state poste diverse domande di carattere politico e, in alcuni casi, sono stati sollevati problemi legali; per esempio, è stata messa in discussione la legittimità costituzionale del decreto-legge. Non sono un esperto di Costituzione; sicuramente, si aprirà un dibattito sull'argomento e, comunque, gli esperti del Governo non hanno riscontrato difficoltà.
Vorrei fare riferimento alle domande relative al prestigio del paese: ci si è chiesti se, introducendo questo provvedimento, si rischia di danneggiare il prestigio dell'Italia. Francamente, non capisco il problema. Ripeto che bisogna considerare quale sia l'alternativa. Se non si facesse nulla, i capitali rimarrebbero fuori dall'Italia e, con il passare del tempo, creerebbero difficoltà: molte persone, infatti, si troverebbero a violare le leggi che, probabilmente, diventeranno sempre più dure in futuro, con l'inasprimento delle penalità per certi comportamenti. Dunque, molte persone sarebbero costrette a trovarsi in situazioni di illegalità per aver, magari, abusato di regole esistenti in passato.
Si è molto discusso sui motivi per cui questi soldi sono all'estero: naturalmente, ciò è avvenuto per una varietà di ragioni. Innanzitutto, in Italia - come si è detto - c'era, un tempo, il pericolo del comunismo, c'era il pericolo che venissero previste imposte molto alte sui capitali delle persone, c'era il pericolo che l'economia esplodesse, quando il rapporto tra il debito pubblico ed il PIL aumentava enormemente, fin quasi al 130 per cento. Ci sono state, naturalmente, ragioni di carattere fiscale: alcune persone hanno portato i soldi fuori dall'Italia per ridurre il peso impositivo; ci sono state ragioni di carattere puramente criminale: parte di questi capitali è stata esportata per motivi di riciclaggio. Ci sono tutte queste ragioni; comunque, il risultato finale è che un'enorme quantità di soldi si trova all'estero: almeno quelli che hanno portato fuori i soldi non per ragioni puramente criminali, ma per violazione delle regole sul cambio e via dicendo, potrebbero riportarli in Italia senza incontrare difficoltà eccessive.
Si è discusso molto sulla trasparenza. Naturalmente, questo è un concetto molto importante nell'economia odierna, ma ha molti aspetti e questo è soltanto uno di questi: la trasparenza può riferirsi al sistema fiscale di un paese, alle sue molte leggi e ad altro ancora.
Si è discusso molto sulla relazione fra questo decreto-legge ed il riciclaggio. Qui val la pena di ripetere quanto detto, cioè che questo scudo fiscale riguarda solamente i rapporti con l'amministrazione fiscale e non quelli con i magistrati: naturalmente, la lotta al riciclaggio continuerà e sarà intensificata nel futuro.
Nel corso del dibattito è emersa la preoccupazione per i soldi che in questo momento escono dall'Italia e che poi ritorneranno: dovrebbe essere un giro molto rapido, perché per la fine di febbraio questa possibilità dovrebbe sparire. Ad ogni modo, ci si chiede quanti soldi potrebbero uscire dall'Italia in questo momento per poi ritornare immediatamente: chiaramente, si può portare all'estero una valigia piena di soldi; entro un certo limite si può approfittare e, sicuramente, qualcuno coglierà l'occasione di questa situazione per approfittarne. Tuttavia, queste possibilità sono tutto sommato molto limitate e non credo che ci si dovrebbe preoccupare eccessivamente di questo aspetto.
Questi sono più o meno i punti principali affrontati nel corso della discussione. Altri aspetti specifici probabilmente ritorneranno in discussione nel prosieguo dell'esame del disegno di legge di conversione, che si svolgerà nei prossimi giorni.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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