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PRESIDENTE. L'onorevole Finocchiaro ha facoltà di
n. 2-00060 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8), di cui è cofirmataria.
ANNA FINOCCHIARO. È la terza volta che affrontiamo la questione su presentazione di un nostro atto ispettivo in quest'aula ed è la terza volta che il Governo viene a rispondere.
Costituzione ed al codice di procedura penale, ha realizzato la celebrazione più alta del diritto di difesa che mai sia stata fatta nel nostro ordinamento repubblicano. Il diritto di difesa, che spetta a tutti gli imputati, ha la necessità del mandato alto e competente di un difensore, che non può essere, tuttavia, il sottosegretario di Stato per l'interno.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'interpellanza urgente di cui è primo firmatario l'onorevole Violante, con la quale si è inteso richiamare l'attenzione sulla condotta del sottosegretario, onorevole Taormina, risulta l'ennesima reiterazione di interventi recentemente svolti sul medesimo argomento, così come ha ricordato l'onorevole Finocchiaro.
funzione di sottosegretario ed esercizio della professione forense, si osserva che solo motivi di opportunità politica hanno determinato il predetto membro di Governo a dichiarare di rinunciare a tutti gli incarichi professionali relativi a processi penali in cui si dibattono gli interessi dello Stato (Commenti del deputato Violante), situazione, questa, giova rammentarlo, che si realizza soltanto nel caso di intervenuta costituzione di parte civile dello Stato, attraverso l'avvocatura.
PRESIDENTE. L'onorevole Violante ha facoltà di LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, signor sottosegretario, ascoltando quello che ha letto ed il tono con cui l'ha letto, devo dire che il mio imbarazzo è solo pari al suo.
questione. I problemi di buon costume non si risolvono sulla base di «regolette»; essi si basano sull'assunzione del principio di responsabilità. Bisogna che l'avvocato Taormina o voi vi assumiate le responsabilità di ciò che si fa.
Credo che non dovremmo archiviare la questione, come troppo semplicemente potremmo essere tentati di fare, considerandola come accanimento persecutorio nei confronti di un rappresentante del Governo, allo stesso tempo rappresentante del foro italiano, quindi come una fastidiosa e molesta reiterazione della questione stessa. Dovremmo, invece, cercare di comprendere - anche perché il dibattito che si è svolto fino a questo momento ha un po' scremato la questione - se davvero essa contenga e riveli quello che lo stesso ministro Giovanardi (mi dispiace che si sia allontanato dall'aula) ha definito un'incompatibilità morale e politica - ripeto: un'incompatibilità morale e politica - o se, invece, ci troviamo di fronte, ancora una volta, ad una fastidiosa e modesta reiterazione di lamentazioni da parte dell'opposizione.
Abbiamo tanto discusso e, quindi, il campo è ormai sgombro dalle questioni attinenti alla presenza o meno, nel nostro ordinamento, di norme che vietino, contemporaneamente, l'assunzione di un incarico di Governo, di sottosegretario di Stato per l'interno e l'esercizio della funzione difensiva nei confronti di imputati di gravissimi reati. Si tratta di reati che - come ciascuno di noi ha detto in quest'aula, più di una volta - non attengono soltanto ad una violazione dell'ordinamento penale, ma attengono, addirittura, alla stessa tenuta democratica del paese: mi riferisco, in particolare, a reati di criminalità organizzata di stampo mafioso. Abbiamo accertato che non esiste alcuna norma, nel nostro ordinamento, che vieti la contemporanea assunzione ed il contemporaneo svolgimento di queste funzioni.
Abbiamo accertato, ancora, che il Governo - ce lo ha detto il Vicepresidente del Consiglio, l'onorevole Gianfranco Fini, in quest'aula - ha invitato il sottosegretario Taormina a rinunciare agli incarichi di difesa. E devo dire che la dichiarazione del Vicepresidente del Consiglio fu molto puntuale: che rinunciasse a difendere Prudentino, che rinunciasse a difendere D'Andria. Mi rendo anche conto che l'agenda dell'avvocato Taormina non è nella disponibilità del Governo e che, dunque, l'onorevole Fini non poteva immaginare la quantità di difese che l'onorevole Taormina riveste, essendo un grande avvocato, un avvocato molto noto.
Ancora una volta, l'onorevole Taormina si reca a Palermo, si reca a Palermo con un altro sottosegretario per l'interno, il quale partecipa ad una riunione con prefetti e questori, mentre il sottosegretario Taormina, con l'automobile di Stato, si fa accompagnare nell'aula bunker di Pagliarelli per assistere il signor Giuseppe Simone, per il quale il pubblico ministero ha chiesto una condanna per reati di mafia a dieci anni ed otto mesi di carcere.
Ora, qui non ragioniamo più di una violazione di norme, ragioniamo del livello di credibilità di questo Governo, che rappresenta tutti, maggioranza ed opposizione. Vorrei essere molto chiara su questo punto. Io appartengo all'opposizione, in questo Parlamento, ma il Governo italiano è rappresentato dal Presidente del Consiglio e dai componenti del Governo, e mi rappresenta in ogni parte del mondo. A questo punto, io credo di avere il diritto di chiedere che chi, in ogni parte del mondo, rappresenta me, membro dell'opposizione, cittadina italiana, abbia nei propri comportamenti, quale rappresentante del Governo italiano, caratteri, riconosciuti ovunque, di sobrietà e credibilità istituzionale. Questo non accade nel caso del sottosegretario Taormina.
E, vi prego, non scomodiamo ancora i sacri principi: il diritto di difesa non c'entra niente. Il diritto di difesa è stato da noi, in quest'aula, tutelato sempre, comunque. La scorsa legislatura, con l'approvazione delle modifiche all'articolo 111 della
Questo è certamente il paese di Falcone e Borsellino, nel mondo. Questo è il paese che fa dire all'ex capo della CIA: se volete sapere come si sconfiggono il terrorismo e la mafia, andate a chiedere agli italiani, che l'hanno saputo fare. E l'hanno saputo fare con un grande tributo che non è soltanto un tributo di sangue, di lavoro, di analisi, di studio, di applicazione ma è anche un tributo di lavoro - come dire - molto più quotidiano, da parte delle forze dell'ordine, quelle stesse che dipendono dal sottosegretario Taormina e che hanno proceduto all'arresto dell'imputato. Giuseppe De Simone vede adesso, nei suoi confronti, una richiesta di condanna a dieci anni ed otto mesi di carcere; richiesta che il tribunale valuterà nella piena vigenza del diritto di difesa di questo imputato, come di tutti gli imputati di questo paese. Ma ciò non può essere fatto dal sottosegretario Taormina, sottosegretario di Stato per l'interno.
Io credo che noi, su questo, dobbiamo intenderci, anche perché - guardate - credo sia in discussione la credibilità del paese, certamente, ma anche la credibilità di questo Governo. Abbiamo avuto qui l'impegno del Vicepresidente del Consiglio, onorevole Gianfranco Fini, il quale ha detto: l'onorevole avvocato Carlo Taormina rinuncerà alle sue difese. Così non è stato. Io vorrei evitare che sulla stampa di tutto il mondo si continuasse a parlare di questo paese e di questo Governo come di un Governo e di un paese che consentono ancora queste cose.
Questo è lo spirito con il quale io spero che il Governo voglia rispondere alla nostra ulteriore richiesta. Vorrei anche precisare che sembrerebbe assai utile agli interpellanti che il Governo si pronunciasse stavolta non con un comunicato stampa, ma con una direttiva chiara, esplicita e tale da salvaguardare la credibilità di ciascuno di voi, di ciascuno di noi e di tutto il paese.
Nel rispondere ad alcune parti dell'interpellanza parlamentare, ci si potrebbe pertanto limitare a richiamare le risposte già fornite in data 12 e 17 luglio 2001, rispettivamente dal ministro Giovanardi e dal Vicepresidente del consiglio Fini. Tuttavia, ad iniziare dai profili fattuali riguardanti l'interpellanza, è da escludere che il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Taormina, fosse stato investito lunedì 17 settembre di alcun tipo di incarico governativo da espletare in Sicilia. Di tale preteso incarico ha saputo solo successivamente da notizie di stampa, in conseguenza delle quali l'onorevole Taormina ha già provveduto a sporgere querela nei confronti degli organi di stampa che le hanno diffuse.
Riprendendo la rievocazione di ciò che è avvenuto, risulta che l'onorevole Taormina si sia recato nel capoluogo siciliano come libero professionista, avvalendosi inoltre dei mezzi propri, espressamente rinunciando, nonostante il servizio di protezione cui è sottoposto per ragioni di sicurezza, ad ogni forma d'accompagnamento o tutela statuale.
Nel ribadire, secondo quanto già affermato dal Governo in quest'aula nelle precedenti, analoghe iniziative di controllo, che non sussistano ragioni giuridiche a sostegno di una pretesa incompatibilità tra
Non è questa la sede migliore per svolgere una dissertazione scolastica di diritto costituzionale, specie ove si consideri l'onestà e la levatura intellettuale degli interpellanti - tutori delle norme statali, operatori e studiosi del diritto -, anche se la stessa risulterebbe indubbiamente un utile contributo alle considerazioni qui svolte. Tuttavia, corre l'obbligo di accennare appena come, per l'individuazione di eventuali regole di esclusione che sanciscono le richieste ipotesi di incompatibilità, non possa comunque farsi un mero e generico riferimento all'interesse generale, poiché tutti i processi penali fanno registrare la presenza di tale interesse, di cui lo Stato è custode, rappresentato dal pubblico ministero, in ragione della pertinenza allo Stato medesimo del diritto di perseguire gli autori di comportamenti e fatti penalmente rilevanti. Una simile interpretazione determinerebbe un'assoluta incompatibilità tra la qualità di cui si tratta, di ricoprire cioè un incarico di Governo, e la professione forense, intimamente connessa, questa, all'esercizio di quel diritto di difesa il cui carattere di inviolabilità trova la massima tutela e garanzia nella Carta costituzionale, come accennato poc'anzi dall'onorevole Finocchiaro.
Perciò una qualsiasi compressione del suddetto diritto appare certamente improponibile ed al contempo è proprio la concreta esplicazione del diritto di difesa - ovviamente comprendendo in esso anche la libera scelta da parte dell'interessato di colui che ne curerà la difesa - che rende inesistente ogni pretesa configurabilità di un conflitto di interessi all'interno del processo penale.
Circa l'intervento del ministro Scajola, esso risulta collegato alla nota vicenda relativa alla proposta di assunzione della difesa formulata da un funzionario della Polizia di Stato, quindi di un diretto dipendente del Ministero dell'interno, Vincenzo Cantarini, coinvolto nei fatti del G8 di Genova, occasione nella quale il Ministro dell'interno ravvisò il profilarsi di motivi di opportunità ostativi all'assunzione di un mandato professionale, peraltro mai costituitosi.
Si ripete: l'intervento del ministro si è fondato semplicemente ed esclusivamente su di una valutazione dei motivi di opportunità, non potendosi in alcun modo spingere fino a determinare una qualche possibile lesione del diritto di difesa di cui si è detto.
Il Governo comunque prende atto che la reiterazione dei quesiti sull'attività professionale dell'onorevole Taormina - nella qualità di sottosegretario - riguarda la categoria temporale dell'opportunità, mentre non ha alcuna attinenza la categoria statica della normativa, l'unica che potrebbe sancire eventuali incompatibilità destinate anche ad evitare un accanimento analogo a quello descritto in una famosa commedia di Aristofane.
Abbiamo già accennato che si tratta di materia che attiene ai principi costituzionali; quindi è solo con le regole ad essi inerenti che è possibile intervenire, ovviamente con il consenso del Parlamento. Siamo pertanto sicuri che il sottosegretario Taormina, nella sua sensibilità professionale e di parlamentare, vaglierà egli stesso per l'avvenire i casi di opportunità di interventi professionali e saprà vincolarsi a quello che giustamente chiamiamo principio di opportunità morale e politica, così come già dichiarato dal ministro Giovanardi e dal Vicepresidente Fini.
La prima volta è venuto a difendere Taormina il Vicepresidente del Consiglio dei ministri; la seconda volta è venuto il ministro Giovanardi che è fuggito subito, appena è iniziato lo svolgimento di questa interpellanza (perché aveva da fare, immagino). Adesso c'è lei ed io la stimo. Non so chi verrà la prossima volta. Ogni volta voi reiterate questo invito a Taormina - e lo dite a noi: ditelo a lui - a valutare le condizioni, eccetera.
In questo caso sa qual è la questione? Ormai comincia ad essere una questione dell'Italia. Spostandoci all'estero, se il vice ministro degli interni francese difendesse un criminale, ne difendesse un altro e poi un altro ancora, ed il Governo venisse a dire in Parlamento: «Mah, io spero che lui, ad un certo punto, ci rifletta e cambi registro», lei che cosa penserebbe? Il suo Governo che cosa penserebbe di questo?
In precedenza, con un tono appassionato, Anna Finocchiaro diceva - senza ripetere nomi che tutti quanti conosciamo - che noi abbiamo una certa storia, dignitosa. Questa storia la state rovinando. Perché io mi metto nei panni di quel mafioso che sta in carcere e che vede che il sottosegretario per l'interno, che dà direttive alla polizia, lo difende, difende le sue ragioni; sarà innocente, sarà colpevole, non è questa la questione: lo difende. Mi metto anche nei panni del comune cittadino - che magari è stato vittima di questa persona o che ritiene di essere vittima - che vede che il suo Governo, che dovrebbe tutelarlo, ha al suo interno un signore il quale difende i criminali.
Vorrei dire che la Casa delle libertà ha guadagnato la maggioranza dei voti italiani sulla base, tra l'altro, di una formula che era la «tolleranza zero», lei ricorderà; però, se mandate un vostro sottosegretario a difendere i criminali, dove sta la «tolleranza zero»?
Non voglio essere pesante, sa che la stimo; non è questa la questione. Ma sono veramente indignato. Non si tratta di una questione formale, è più grave di una questione formale; è una questione sostanziale, perché la prima è inopportunità, la seconda è inopportunità, la terza è inopportunità, poi diventa incompatibilità.
Se c'è una attività volontaria è quella di parlamentare e di politico; è una attività volontaria, nessuno ci obbliga a svolgerla. Se decidiamo di farla, dobbiamo pagare dei prezzi. Abbiamo alcuni vantaggi ma dobbiamo pagare anche dei prezzi. Sono professore universitario, ma non posso insegnare all'università: faccio il parlamentare, non faccio quel lavoro. Altri credo facciano la stessa cosa. Si sceglie, e non tutti nel suo Governo - come lei sa - hanno scelto; comunque aspettiamo che scelgano.
Il problema, tuttavia, non è il conflitto di interessi, signor sottosegretario: è un conflitto di valori, che è una cosa più importante del conflitto di interessi. In questo paese, in questa Italia che ha avuto la storia che ha avuto, lei, a fronte del valore che è in gioco, nel suo testo ha posto un valore privatistico dinanzi al valore della rappresentanza che il Governo ha rispetto al paese.
Se l'avvocato Taormina vuole fare l'avvocato, vada a fare l'avvocato; smetta di fare il sottosegretario dell'interno. Non è obbligatorio! Faccia il parlamentare. Vi sono tanti avvocati, alcuni difendono le ragioni dei propri clienti, anche in quest'Assemblea com'è noto (ma questo è uno dei capitoli fastidiosi di questa legislatura che apriremo in un altro momento). Ma non ci può essere un quarto caso; non ci possono essere tre richiami. Questa capacità di decidere dov'è? Quale forza l'avvocato Taormina ha nei confronti del Governo per potere addirittura fare quello che vuole, nonostante i vostri richiami? Nessuna. Allora? Non credo che lei e i suoi colleghi di Governo consideriate questo caso poco significativo.
Voglio dirle molto semplicemente che sono stati i deputati del gruppo dell'Ulivo ad aver presentato tale documento; lo abbiamo presentato insieme ed evidentemente insieme trarremo le conseguenze di quello che lei ci ha detto.
È chiaro che non c'è un problema giuridico ma un problema politico, un problema di buon costume. È questa la
L'avvocato Taormina - lo ripeto - è libero di fare il parlamentare come chiunque altro. A quel punto potrà difendere chiunque; non c'è problema. Se, tuttavia, ricopre la carica di sottosegretario dell'interno, non può difendere - credo - chiunque: chiunque. Non si tratta solo del problema di difendere mafiosi, ma chiunque. Si ingenera nei cittadini un sospetto, un pregiudizio che danneggia. Non vi conviene - questo voglio dire - non conviene all'Italia, non conviene a voi. Vi presentate come favoreggiatori del crimine (cosa che sarebbe anche sbagliata perché non è così; l'immagine, tuttavia, che ne viene fuori è questa). Ai pugliesi che immagine è rimasta di questo Governo quando ha visto il sottosegretario dell'interno difendere Prudentino? I veronesi che immagine hanno ricevuto di questo Governo quando hanno visto il sottosegretario dell'interno difendere il corrotto contro il quale si era costituito parte civile il Governo stesso? In Sicilia, dove c'è una domanda di legalità (lei sa quanto pesante), che segno viene fuori da questo Governo? E ricordo solo queste tre regioni.
Signor sottosegretario, lei potrà rassegnare ai suoi colleghi di Governo queste nostre considerazioni. La misura è colma. Evidentemente la prossima iniziativa presenterà elementi di definitività nel senso che non potremo considerare attendibile il rappresentante del Governo, il sottosegretario Taormina, finchè tale questione non sarà risolta. Per noi non può rappresentare il Governo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e gruppo misto-verdi-l'Ulivo)!


