A)
altri finanziamenti erogati ai parchi nazionali, non viene assegnata in base ai criteri elencati nelle premesse ma viene erogata in modo non verificabile: la sua riprosizione vanifica la previsione dei nuovi criteri di attribuzione dei finanziamenti, basati sulla valutazione del costo di funzionamento e del potenziale di spesa per investimenti, novità introdotta dal Parlamento nel parere espresso sulla ripartizione dei fondi per l'anno 2000;
l'isola di Budelli, come espressamente indicato nel parere espresso sul decreto di ripartizione dei fondi per l'anno 2000 dalla commissione ambiente della Camera dei deputati il 23 febbraio 2000;
la legge n. 388 del 2000 (finanziaria 2001), sul capitolo 2001 della tabella 18 del bilancio di previsione dello Stato ha stanziato 121 miliardi, per l'anno in corso, come contributo ordinario per enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi che si occupano di conservazione della natura e gestione di aree naturali protette mentre l'articolo 145, comma 51, ha previsto l'istituzione di un apposito fondo di 20 miliardi di lire per ciascun anno del triennio 2001-2003 per favorire gli investimenti nei parchi nazionali;
un primo schema di decreto del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio è stato inviato al Parlamento per l'espressione del parere il 21 marzo 2001 ma, essendo stato poi sciolto il Parlamento, solo la Camera dei deputati ha espresso un parere positivo e senza voti contrari, mentre il Senato della Repubblica non ha espresso alcun parere: considerando comunque espresso il parere, il Ministro ha inviato il provvedimento alla Corte dei conti per consentire agli organismi beneficiari dei contributi di disporne «in tempo utile per ridurre al minimo il periodo nel quale l'amministrazione deve ricorrere ad anticipazione pro-rata, in modo da consentire agli enti parco di perseguire il loro processo di pianificazione dei singoli programmi di attività», come recita la relazione di accompagnamento del primo schema di decreto di ripartizione;
nonostante l'approssimarsi della stagione turistica estiva il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio non ha ritenuto di attendere la fine dell'esame da parte della Corte dei conti e, prendendo a pretesto l'insediamento del nuovo Parlamento, ha ritirato il decreto ed iniziato un nuovo esame dei criteri e della qualità dei parametri adottati per ripartire i fondi, inviando il 31 luglio 2001 al Parlamento, dopo sette mesi dall'inizio dell'anno e con la stagione estiva ormai abbondantemente iniziata, un secondo schema di decreto che presenta differenze sostanziali rispetto al precedente in quanto contempla una nuova voce «Trasferimento agli enti parco per azioni nazionali» pari a lire 7.035.146.100, ricavata sottraendo risorse assegnate nel primo schema all'Istituto centrale per la ricerca sull'ambiente marino (- 1,9 miliardi), alle Riserve naturali dello Stato (- 1,3 miliardi), al Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (- 1,3 miliardi circa), al Parco nazionale del Gran Paradiso (- 1 miliardo), alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili. nei parchi del Gran Sasso, Majella, Vesuvio, Cilento e Gargano (- 548 milioni circa), al Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi (- 600 milioni), a Parchi nazionali del Gran Sasso e Monti della Laga, della Majella, della Val Grande e del Vesuvio;
a giudizio degli interpellanti la voce «Trasferimento agli enti parco per azioni nazionali», assente nella prima versione del decreto, non risponde a criteri di trasparenza giacché, contrariamente agli
risulta immotivata la necessità di creare, alla fine dell'anno di esercizio, una voce di spesa di emergenza «cui ricorre per azioni che si rendessero possibili nel corso dell'anno 2001 nell'ambito del sistema nazionale delle aree protette», giacché a pochi mesi dalla fine del 2001 le uniche «azioni possibili nell'ambito del sistema nazionale delle aree protette» sono quelle che i parchi hanno da tempo progettato ma non ancora realizzato per il ritardo dell'erogazione dei finanziamenti nell'anno in corso da parte del ministero;
al momento attuale, a pochi mesi dalla fine dell'anno di esercizio, gli organismi di gestione dei parchi nazionali del nostro Paese non conoscono con certezza l'importo del contributo finanziario ordinario spettante, circostanza che impedisce loro di assolvere con efficacia ai compiti istituzionali; nonostante questo ritardo, imputabile al ministero, nell'erogazione dei fondi abbia prodotto danni all'erario per gli interessi passivi pagati dagli enti parco alle banche per anticipazioni finanziarie ed abbia frenato la programmazione delle attività istituzionali estive ed autunnali, il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio continua a stigmatizzare difetti di funzionamento e incapacità di spesa dei finanziamenti da parte degli enti gestori dei parchi nazionali;
in particolare, durante l'audizione sugli orientamenti programmatici del suo dicastero tenutasi il 12 luglio 2001 alla Camera dei deputati, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio ha dichiarato: «La politica delle aree protette fin qui seguita non è pienamente soddisfacente. A fronte di un notevole aumento della superficie protetta sta una situazione di gestioni balbettanti o assolutamente assenti, di parchi istituiti e non costituiti, di scarsa efficacia dell'attività. In questi pochi giorni che sono al ministero ho ricevuto molti colleghi parlamentari che sono venuti a lamentarsi perché sono stati istituiti ma hanno solo vincoli e non la possibilità di sviluppo relativa. L'area complessivamente salvaguardata del nostro Paese, a mio avviso deve ancora aumentare, ma molto di più deve aumentare l'efficacia operativa degli enti locali che la gestiscono. ...Ritengo che la scelta fatta dai miei predecessori di coinvolgere gli enti locali sia da confermare, anzi da proseguire ed ampliare, dando gli strumenti per far decollare i parchi, anche dal punto di vista dello sviluppo e non soltanto dei vincoli» -:
quali ragioni abbiano spinto il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio a ritirare il primo schema di decreto e a ripresentare un secondo schema il 31 luglio 2001, ovvero fuori tempo massimo per l'espressione del parere al Parlamento prima della pausa estiva dei lavori parlamentari, compromettendo così non solo la programmazione estiva ma anche quella autunnale delle attività istituzionali, negando agli enti di gestione dei parchi nazionali il principale «strumento per far decollare i parchi, anche dal punto di vista dello sviluppo e non soltanto dei vincoli», contribuendo in primo luogo a impedire che la politica di sviluppo ecocompatibile e di conservazione della natura nei parchi nazionali raggiunga i risultati soddisfacenti che il Ministro interpellato, per primo, auspica esponendo gli orientamenti programmatici del suo dicastero e proclamando la necessità di aumentare l'efficacia operativa degli enti locali che gestiscono le aree naturali protette;
come siano stati spesi i 9.109.289.617 di lire previsti dalla voce «Trasferimenti agli enti parco per azioni nazionali» nell'anno 2000 e se lo Stato abbia acquistato
come sia stato impiegato finora l'apposito fondo di 20 miliardi di lire per ciascun anno del triennio 2001-2003 per favorire gli investimenti nei parchi nazionali previsto dall'articolo 145, comma 51, della legge finanziaria 2001.
(2-00056) «Pecoraro Scanio, Lion, Pappaterra, Boato».
(18 settembre 2001)