Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 33 del 19/9/2001
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TESTO AGGIORNATO AL 20 SETTEMBRE 2001


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Dichiarazione d'urgenza dei disegni di legge n. 1456 e n. 1516 (11,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la dichiarazione di urgenza dei disegni di legge n. 1456 e n. 1516.
Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del regolamento, è stata richiesta la dichiarazione d'urgenza dei seguenti disegni di legge:
S. 373 - Primi interventi per il rilancio dell'economia (1456);
S. 374 - Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive (1516).

Avverto che la Presidenza non sottoporrà all'Assemblea la richiesta di dichiarazione dell'urgenza relativamente al disegno di legge n. 1456. La Conferenza dei presidenti di gruppo ha infatti unanimemente convenuto, nella riunione del 12 settembre scorso, di procedere all'esame del disegno di legge nella settimana dall'8 al 12 ottobre, ossia dopo il decorso del termine ordinario di due mesi dall'inizio dell'esame in sede referente, previsto dall'articolo 81 del regolamento: ciò renderebbe in concreto priva di effetti procedurali l'eventuale deliberazione dell'urgenza.
Passiamo dunque alla richiesta di dichiarazione d'urgenza relativa al disegno di legge n. 1516, iscritto nel programma dei lavori della Assemblea.
Su tale richiesta, non essendosi raggiunta nella Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, è chiamata a deliberare l'Assemblea, a norma dell'articolo 69, comma 2, del regolamento, con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.
Sulla dichiarazione d'urgenza, a norma degli articoli 41 e 45 del regolamento, darò la parola, in considerazione della rilevanza della questione ed essendone stata fatta richiesta, ad un deputato per gruppo per cinque minuti.

ERMETE REALACCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, viene chiesta l'urgenza di un provvedimento il cui scopo dichiarato è rilanciare le grandi opere pubbliche nel paese. Al di là del fatto che l'urgenza, in questo inizio di legislatura, sia stata utilizzata anche in maniera impropria (pensiamo alla vicenda del falso in bilancio), il dubbio che abbiamo è che questo provvedimento non risolva assolutamente, nell'attuale formulazione, le questioni che si propone di risolvere. Esso crea, infatti, le condizioni in base alle quali sarà forse possibile avviare alcune azioni limitatamente ad alcune grandi opere - nei giorni scorsi abbiamo avuto numerose audizioni dei rappresentanti delle regioni, dell'ANCI ed anche dei costruttori - ma in realtà lascia completamente invariata la situazione per quanto riguarda il complesso delle infrastrutture e, soprattutto, si propone di modificare la legge Merloni in alcuni punti che credo meritino un'attenzione molto particolare. La fretta con cui è stato redatto questo provvedimento è del resto evidente, anche perché contiene palesi contraddizioni, alcune delle quali sono dovute, forse, persino ad errori di stampa. Ci sono almeno due punti in cui il provvedimento in esame persegue chiaramente l'effetto opposto a quello dichiarato.


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La sostanza del provvedimento, invece, rischia di essere propagandistica per quanto riguarda le grandi opere pubbliche e contraddittoria per quanto riguarda i segnali che manda al paese. Per questo è necessario un esame molto più approfondito del provvedimento, in modo da evitare che questi segnali vengano interpretati in maniera distorta.
A questo proposito, citerò solo alcuni esempi. Il primo segnale negativo riguarda le grandi opere pubbliche e l'accelerazione delle procedure. In tutti i casi in cui è possibile accelerare le procedure, eliminare le lungaggini senza intaccare le garanzie di democrazia e di tutela dell'ambiente e dell'equilibrio territoriale, siamo ovviamente favorevoli. Ma in questo caso, il segnale è di chiaro scavalcamento - per quanto riguarda non solo le grandi opere pubbliche, ma anche gli stessi insediamenti produttivi privati - delle volontà dei comuni e delle stesse regioni. Infatti, non è prevista l'intesa, ma soltanto un parere. In questo modo, si eliminano alcune garanzie che nel passato erano state poste contro evidenti rischi di degenerazione e di malcostume che in questo paese hanno avuto effetti molto gravi. Penso, ad esempio, alla possibilità di attuare rialzi in corso d'opera o di eliminare il limite per i subappalti da parte del general contractor.
Infine, si danno al paese segnali molto negativi per quanto riguarda la politica dei rifiuti - oltre alla semplificazione per una serie di piccoli produttori, si procede addirittura all'eliminazione della possibilità di effettuare controlli anche sui grandi produttori - e le politiche territoriali. Il suggestivo slogan «padroni in casa propria» rischia di tradursi nella vulgata, con un incentivo all'abusivismo e alla devastazione.
Per questo, signor Presidente, riteniamo che il provvedimento in esame, se vuole rispettare le indicazioni in base alle quali è stato presentato, meriterebbe un esame più approfondito ed alcune serie modifiche. Concludo formulando una previsione ed avanzando una proposta. Ritengo che questo provvedimento non avrà assolutamente gli effetti che dichiara di voler avere, anzi, potrà avere effetti contraddittori. Il Presidente Casini, in una delle precedenti sedute, ha affermato - cosa, a mio avviso, estremamente convincente - che sarebbe necessario procedere ad un esame periodico degli effetti prodotti dagli ordini del giorno approvati da quest'Assemblea, per evitare che si riducano a mere dichiarazioni di principio ed io credo che questo esame vada esteso anche alle leggi. Penso fin da ora che, se questo provvedimento verrà approvato, sarà opportuno rivederci tra un anno per verificare se questa legge avrà avuto gli effetti dichiarati o se, invece, avrà avuto scarsi effetti sul fronte delle opere pubbliche ed effetti negativi sul fronte del segnale di malcostume che viene dato al paese con il ritorno a pratiche che pensiamo non facciano parte di un paese civile. Per questi motivi, penso che non debba essere concessa l'urgenza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

FABRIZIO VIGNI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, siamo contrari alla dichiarazione d'urgenza e vorrei spiegarne le ragioni. Il provvedimento all'esame di quest'Assemblea è di grande rilievo. Non è in discussione il fatto che il nostro paese abbia bisogno di opere pubbliche, grandi e piccole, di recuperare un deficit infrastrutturale che lo divide da altri paesi e, al tempo stesso, di semplificare le procedure ed accelerare i tempi. Siamo assolutamente convinti di ciò.
Nel merito, però, questo provvedimento non ci persuade e in molte parti ci sembra sbagliato a causa del suo forte segno centralista e perché si tornerebbe, in deroga alle regole per gli appalti, a modelli già sperimentati negativamente nel passato, negli anni settanta e ottanta. Si creerebbe, inoltre, un'incomprensibile doppio binario, un doppio regime: uno per le grandi opere in deroga e l'altro per tutte le altre opere pubbliche.


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Non è questo, tuttavia, il punto oggi in discussione, perché del merito del disegno di legge discuteremo al momento opportuno. L'oggetto in esame è che questo provvedimento, proprio per la sua importanza e complessità, richiederebbe un attento esame. Non lo chiede solo l'opposizione ma lo chiedono anche le regioni, gli enti locali - che hanno formalmente presentato proposte di modifica - e le associazioni delle imprese e di tutela dell'ambiente.
Siamo d'accordo sul fatto che i tempi di discussione non possono essere protratti all'infinito, tuttavia, non possono neppure essere soffocati. In questo senso, ci preoccupa non solo la richiesta della procedura d'urgenza ma anche un atteggiamento della maggioranza e del Governo che lascia immaginare la volontà di non cambiare neppure una virgola del testo approvato dal Senato.
Nei giorni scorsi, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, durante un'intervista, ha chiesto collaborazione all'opposizione, offrendo disponibilità e confronto. Noi rispondiamo: dimostratelo con i fatti, ma blindare la legge e soffocare i tempi della discussione significherebbe, com'è ovvio, negare in partenza la possibilità di un confronto.
Ci auguriamo che non sia così e per questa ragione esprimiamo il voto contrario alla dichiarazione di urgenza.

MAURIZIO ENZO LUPI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURIZIO ENZO LUPI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro gruppo esprime voto favorevole alla dichiarazione d'urgenza e, come ha ben detto l'onorevole Vigni, non credo che questo sia il momento per entrare nel merito del provvedimento. Certamente, il nostro è un paese strano e ciò è confermato delle motivazioni addotte dai colleghi che mi hanno preceduto. Se da una parte si riconoscono il deficit infrastrutturale di questo paese e la mancanza di dotazione di infrastrutture e di risposte concrete ai bisogni, dall'altra non si accettano le conseguenze né ci si assume la responsabilità di andare alla radice dei problemi e di trovare soluzioni corrette e coerenti che permettano finalmente di fornire una risposta efficiente ai problemi del paese. È sufficiente richiamare tre esempi - conosciuti da tutti - per comprendere l'urgenza di tale provvedimento.
All'interno del sistema europeo, il nostro paese non vanta la presenza di una sua regione nella classifica delle prime dieci regioni d'Europa come dotazioni infrastrutturali.
Gli investimenti medi annuali in infrastrutture realizzate presentano un deficit dell'1 per cento sulla media complessiva europea; l'anno scorso la media degli investimenti per dotazioni infrastrutturali è stata dell'1,5 per cento, mentre nel resto d'Europa è stata del 2,5 per cento. Il tempo medio per la realizzazione di una grande infrastruttura è il doppio - se non il triplo - nel nostro paese.
Allora, è evidente che ci troviamo in una situazione d'urgenza. Come possiamo rispondere a tale problema? Con il provvedimento presentato all'Assemblea: la legge-obiettivo. Tra l'altro - e concludo - tale provvedimento non ha solo il merito di fornire una risposta ai bisogni infrastrutturali di questo paese ma ha anche quello di creare - ulteriore motivazione forte - un moltiplicatore, un volano per la nostra economia, laddove le infrastrutture non siano considerate un costo ma un investimento in risorse. La risorsa pubblica messa a disposizione diventa un moltiplicatore della risorsa privata. L'accelerazione e la certezza dei tempi di realizzazione delle infrastrutture rappresentano modi certi con cui gli investimenti anche privati - e quindi l'economia - si rilanciano.
Un'ultima considerazione è che tutto questo avviene anche assicurando - ed è urgente dare al paese questo segnale - una maggiore certezza dei diritti a tutti i cittadini.
Un altro provvedimento importante e urgente che va in questa direzione, a


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proposito del quale è stata usata, nella relazione di accompagnamento, l'espressione «padroni a casa nostra!», è quello che intende dare certezza a tutti cittadini di questo paese che lo Stato li riconosce titolari di diritti che già appartengono loro e che non vi è uno Stato-padrone che li concede quando e come vuole.
Senza entrare nel merito del provvedimento, credo che queste siano le motivazioni per le quali il nostro gruppo deve chiedere all'Assemblea di esprimersi in maniera convinta a favore della dichiarazione di urgenza: in questo particolare momento, un voto favorevole su tale proposta sarebbe un segnale di certezza e di forza da parte del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PIETRO ARMANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Signor Presidente, come relatore della «legge obiettivo» ho poco da aggiungere alle cose appena dette dal collega Lupi. Vorrei ricordare che questo provvedimento giunge alla Camera in seconda lettura, dopo essere stato molto approfondito al Senato, dove, di fronte agli oltre 2 mila emendamenti presentati dall'opposizione, il Governo è stato costretto a porre la questione di fiducia. Quindi, già questa è un'indicazione dell'urgenza.
Vorrei aggiungere, altresì, che l'opposizione non può inscenare balletti su urgenze del paese che, sia pure in parte, essa stessa riconosce. Tra l'altro, dopo gli eventi drammatici di New York e Washington, l'economia mondiale e, in particolare, la congiuntura italiana sono in grande sofferenza, ed uno dei modi per rilanciare e per sostenere la congiuntura è proprio quello di tornare alla vecchia politica delle opere pubbliche, naturalmente non finanziate in disavanzo ma con risorse pubbliche e private nel quadro del patto di stabilità. Una politica di questo tipo può sostenere il paese perché, come voi sapete, quand le bâtiment va, tout va; quindi, quando l'edilizia, il sistema dell'industria che realizza le infrastrutture tira, avendo una componente di domanda estera dei nostri prodotti ed una componente di importazione di materie prime dall'estero ridotte, quest'industria può rilanciare e sostenere la congiuntura. Se questi non sono argomenti per chiedere l'urgenza, non so in base a quali altri si possa chiederla. Ribadisco pertanto l'esigenza di dichiarare l'urgenza dei disegni di legge in questione.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vera urgenza è quella di fare buone leggi, perché nella materia delle opere pubbliche abbiamo avuto fin troppe difficoltà.
Proprio i giornali di oggi ci informano che il ministro dell'ambiente ha dichiarato che il grande problema del dissesto idrogeologico necessita di investimenti per 100 mila miliardi; e il paradosso del disegno di legge del quale si chiede di dichiarare l'urgenza, senza che si abbia la capacità di guardare complessivamente alle opere pubbliche veramente necessarie al paese è che esso prevede, ancora una volta, facendoci così tornare al triste momento di Tangentopoli, un meccanismo di accelerazione senza qualità. Questo è il grande limite: chiedere l'urgenza - il che implica un'altra forzatura, dopo che il disegno di legge è stato approvato al Senato con un improvvido voto di fiducia - significa che, sostanzialmente, pensiamo a costruire delle strade senza badare al fatto che le colline sulle quali le costruiamo possano franare.
Questa è irrazionalità legislativa, è spreco di danaro pubblico! I Verdi esprimono grande preoccupazione rispetto ad una scelta che non è quella di fare delle buone opere pubbliche, ma quella di farle comunque, tra l'altro tornando ad un meccanismo centralista. A tale proposito, chiedo ai tanti colleghi federalisti del centrodestra che fine faccia il federalismo quando si stabilisce che le opere pubbliche


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le decida il Governo senza nemmeno consultare gli enti locali e senza nemmeno passare attraverso il Parlamento. È evidente che si tratta di una procedura in cui l'urgenza è prevista per fare presto, ma con il rischio o, meglio con la certezza di fare male.
Questo è il motivo per cui noi siamo fermamente contrari a questa dichiarazione di urgenza. Quello che serve al paese, infatti, è passare finalmente dalla quantità alla qualità, passare ad un livello in cui si facciano opere pubbliche utili al paese senza buttare denaro pubblico. Soprattutto, in questa legge si prevede che il Governo nazionale decida quale sia un'opera pubblica di interesse strategico senza nemmeno dire se l'opera deve riguardare almeno due o tre regioni. Quindi, siamo al paradosso di una scelta centralista, con poca trasparenza, che deroga alla legge sulle opere pubbliche - solo per questi provvedimenti - e che riapre le porte a quel triste sistema, che purtroppo abbiamo già conosciuto, in cui si fa, pur di fare, qualsiasi opera. Il rischio reale è di avere opere pubbliche che innescano comitati d'affari che sfasciano il territorio mentre, come dice il ministro del vostro Governo, la più grande opera pubblica che serve in questo paese è quella del territorio italiano, la grande infrastruttura vera è quella del territorio, quella su cui poggiano poi le cosiddette infrastrutture costruite con il cemento.
Credo che, se trovassimo il modo di dare una risposta a quello che dice il vostro ministro dell'ambiente, cioè ai 100 mila miliardi che servono per la manutenzione e la sicurezza del territorio nazionale, forse faremmo tutti un'opera davvero degna di questo paese e degna di un servizio reso ai cittadini italiani.
Quindi, siamo contrari all'urgenza su questa legge. Quello che serve è ragionare bene, fare una buona legge che serva davvero non agli interessi di poche grandi realtà che vogliono costruire comunque ma agli interessi di oltre 50 milioni di cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

NICHI VENDOLA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICHI VENDOLA. Signor Presidente, l'onorevole Armani ha spiegato con molta efficacia il senso ed il contenuto reale di questo disegno di legge, riassumibile nello slogan «bisogna tornare indietro», bisogna tornare al tempo del saccheggio del territorio attraverso le cosiddette grandi opere pubbliche.
Vorrei dire che il disegno di legge non è - su questo dissento dal collega Realacci - uno spot propagandistico ma, viceversa, un manifesto politico-ideologico di un'idea di modello di sviluppo, proposta in chiave iperliberista, che tenta - a leggere il disegno di legge si resta persino sconcertati dalla chiarezza programmatica di questa intenzione - di smantellare in un solo colpo trent'anni di sistemi di controllo e di legalità nel campo ambientale e nel campo dello sviluppo urbanistico. Quindi, si tratta di un provvedimento organico di deregolamentazione sui temi più importanti del nostro territorio.
A questo si aggiunga l'attacco violento e radicale, previsto nel provvedimento, nei confronti della democrazia, con la cancellazione, sic et simpliciter, della voce delle comunità. Le comunità, gli enti locali, vengono considerati un impaccio di cui liberarsi perché, altrimenti, l'efficienza dell'opera verrebbe messa in qualche maniera in discussione. Dunque, con questo provvedimento si inaugurerà una nuova stagione di cementificazione selvaggia, di devastazione del nostro patrimonio urbanistico, artistico, archeologico.
Siamo il paese nel quale si è potuto portare il cemento nella Valle dei templi, e questo, evidentemente, è il bel tempo andato che oggi viene rimpianto. È la riproposizione del «gigantismo» delle grandi opere e dei mega appalti, in un quadro di evaporazione dei controlli e dei criteri di legalità che lascia intendere cosa si possa voler dire quando si dice che, tutto sommato, bisogna convivere con la mafia, quasi fosse un elemento della fisiologia del paesaggio.


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Noi siamo contro questa urgenza perché le urgenze che provengono dal territorio italiano sono altre: quelle davvero della costruzione di una rete di infrastrutture, quelle che derivano dal dissesto idrogeologico del territorio, quelle che provengono dal bisogno di recuperare il patrimonio dei centri storici. Questa urgenza, invece, cancella quelle altre, va in un senso contrario, ed è l'urgenza di un sistema di impresa «semigangsteristico» a cui questo Governo, evidentemente, offrirà un passe-partout molto interessante (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

UGO PAROLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, anche il gruppo della Lega nord ritiene che esistano i presupposti per procedere, con urgenza, all'approvazione di questo disegno di legge. Senza entrare nel merito del provvedimento, che, come è stato detto, non è in discussione, vorrei tuttavia ricordare che i 30 anni di programmazione e di legalità in campo ambientale e urbanistico hanno prodotto, in realtà, in questo paese, abusi edilizi di ogni genere, opere pubbliche realizzate male, che cadono a pezzi prima ancora di essere collaudate. Nonostante le mille regole ed i mille controlli, abbiamo strade che sono delle vere e proprie ferite nelle vallate e nelle pianure del nostro paese, realizzate senza la minima sensibilità ambientale; abbiamo gallerie che cadono a pezzi prima ancora di essere aperte al traffico; abbiamo strade che vengono abbandonate a se stesse in mezzo a vallate, senza essere mai ultimate e, lo ripeto, nonostante i mille controlli che si sono voluti introdurre.
D'altro canto, dove invece le infrastrutture servirebbero non ve ne sono, nonostante la programmazione e gli anni di continua proliferazione di progetti. Faccio un esempio: nella mia regione - vengo dalla Lombardia - ci sono 200 auto per ogni chilometro di strade esistenti, il doppio rispetto alla media nazionale e il quadruplo rispetto alla media europea; come mai, nonostante tutti i controlli, nonostante tutte le programmazioni, nonostante tutte le cautele, le strade sono state fatte dove, magari, non servivano e non sono state fatte dove servivano? Forse perché bisognava conseguire altri obiettivi, mandare avanti altri progetti piuttosto che offrire servizi ai cittadini. La nostra gente attende un segnale e credo che noi dobbiamo dare questo segnale.
Credo che approvare una legge che garantisca procedure più efficienti ed efficaci, in grado di garantire i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, sia un atto doveroso.
Vorrei anche ricordare che, se ci sono opere realizzate bene e in tempi brevi, sono proprio quelle che hanno potuto godere delle procedure accelerate, come, ad esempio, è avvenuto nel campo delle calamità naturali. Vadano a vedere i signori della sinistra quante opere sono state realizzate nel campo delle calamità naturali con le procedure di urgenza, e come ed in quali tempi sono state realizzate; vadano a vedere quanti sono invece i residui relativi alle leggi speciali nel campo delle calamità naturali, dove dovremmo essere in grado di garantire ai cittadini l'urgenza e la risposta immediata già con le procedure ordinarie.
Vi sono delle leggi, in vigore ormai dei dieci anni, per le quali i residui si trascinano nei bilanci dello Stato e per le quali le opere, ancora oggi, non sono state realizzate. Vadano a vedere, i signori della sinistra, quali sono i residui a bilancio dell'ANAS: l'ANAS ha un residuo pari a due volte e mezzo la sua capacità di gestione per quanto riguarda le spese di investimento e, se si chiedono spiegazioni ai dirigenti dell'ANAS, ci si sente rispondere che la colpa non è dell'ANAS ma delle procedure, perché non si riesce ad acquisire i pareri, le aree e le autorizzazioni dagli enti locali.
Credo, allora, che questa sia una legge necessaria per dare un segnale di cambiamento e per realizzare quelle opere che il nostro paese aspetta da troppo tempo. Se poi qualcuno vorrà abusare di procedure


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semplificate, ma che comunque garantiscono la legalità, ebbene, quel qualcuno dovrà rispondere di fronte alla magistratura. Non è nostro compito fare leggi che siano in grado di impedire, a tutti i costi, l'intenzione di frodare l'interesse pubblico. Se qualcuno vorrà abusare di questa legge, sarà la magistratura a dovere intervenire, e mi auguro che lo faccia nel modo più efficace possibile.

LORENZO ACQUARONE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è facilmente prevedibile che, nonostante il nostro ed anche il mio voto contrario, l'urgenza venga dichiarata; il regolamento della Camera prevede che in tal caso la Conferenza dei capigruppo possa contingentare il tempo della discussione.
Vorrei, richiamandomi al regolamento, invitare la Conferenza dei capigruppo a rendersi conto che questo, al di là delle questioni che sono state sollevate in questa sede, è un disegno di legge che presenta aspetti tecnici particolarmente delicati e pericolosi. Per quanto riguarda la questione degli appalti, a mio modesto avviso il testo varato dal Senato presenta parecchie violazioni rispetto alle norme comunitarie. Per quanto riguarda gli aspetti edilizi, vi è tutto il problema delle ristrutturazioni, che può aprire la strada al più vasto condono edilizio mascherato che si possa immaginare.
Chiedo pertanto alla Conferenza dei capigruppo che, nello stabilire i tempi della discussione di questo disegno di legge, venga concessa la possibilità di fornire un contributo fattivo, sul piano tecnico ed in modo collaborativo con il Governo, al fine di approvare una legge chiara che impedisca troppi ricorsi all'autorità giudiziaria penale. Il mio è un intervento collaborativo: sono molti anni che dedico parte della mia vita allo studio di questi problemi e vorrei poter dare anch'io un certo contributo fattivo affinché questa legge, che rappresenta un provvedimento utile nelle sue linee generali, possa essere ben redatta e dare buoni risultati.
Questo richiamo al regolamento è a futura memoria per ciò che riguarda i tempi contingentati che saranno determinati in sede di Conferenza dei capigruppo.

PRESIDENTE. Onorevole Acquarone, la ringrazio; le devo però far presente che, in questo caso, non è stata la Conferenza dei capigruppo a pronunciarsi, in quanto sono stati solamente applicati gli articoli 41 e 45 del regolamento.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, ho semplicemente detto che la Conferenza dei capigruppo, in seguito al prevedibile esito positivo del voto dell'Assemblea, dovrà stabilire il contingentamento dei tempi della discussione; ebbene, è a quella Conferenza futura che intendevo riferirmi.

PRESIDENTE. Sta bene. Nessun altro chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla dichiarazione d'urgenza del disegno di legge n. 1516.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 460
Astenuti 2
Maggioranza 231
Hanno votato
sì 258
Hanno votato
no 202).

Prendo atto che l'onorevole Bellini ha erroneamente espresso un voto favorevole, mentre voleva esprimere un voto contrario.


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