Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 23 del 25/7/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 437)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vertone. Ne ha facoltà.

SAVERIO VERTONE. Signor Presidente, annuncio un voto negativo, credo condiviso dal gruppo Misto-Comunisti italiani.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chi vuole uscire lo faccia in silenzio, così riesco ad ascoltare il collega.
Prosegua pure, onorevole Vertone.

SAVERIO VERTONE. Vorrei dire in pochissimo tempo due o tre cose che mi stanno a cuore.
In primo luogo, sin dall'inizio ho ritenuto inaccettabile la proposta di una Commissione d'inchiesta di questo genere e, per questa stessa ragione, improponibili gli emendamenti, perché non ritengo che da un uovo di serpente possa uscire una tartaruga o una gallina.
Quindi, non ritengo emendabile un provvedimento che ha oscillato continuamente tra la denuncia e l'identificazione preventiva dei colpevoli e una linea più arretrata in cui non si è capito bene se l'indagine debba riguardare atti, fatti o reati e che, invece, secondo quanto è risultato dalle dichiarazioni iniziali e da quelle che sono state formulate durante il dibattito in Commissione e in Assemblea, è risultato essere poi un reato politico.
È inutile fingere, disquisire sui termini e su cosa sia una Commissione d'inchiesta: il reato politico è il semplice acquisto di Telekom-Serbia che ha consentito - secondo le parole di alcuni degli intervenuti - il finanziamento di Milosevic e, quindi, la pulizia etnica che sarebbe avvenuta due anni dopo.
Tutto ciò è una mostruosità, un congegno mostruoso che neppure l'inquisizione avrebbe approvato. Non ritengo, quindi, di poter acconsentire ad una mostruosità di questo genere, per cui rinnovo il mio impegno a votare contro il provvedimento e denuncio retrospettivamente il mio voto contrario sugli emendamenti, che ho ritenuto un errore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti Italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, già nella scorsa legislatura noi avevamo espresso molte perplessità su una palese ed evidente strumentalizzazione che dai banchi dell'allora opposizione di centro destra veniva portata avanti nei confronti della questione Telekom-Serbia.
Vorrei ricordare in quest'aula che all'epoca nella quale si svolsero i fatti sui quali questa Commissione d'inchiesta indagherà, l'allora Presidente della Repubblica federale jugoslava Milosevic era considerato


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dal Governo degli Stati Uniti un interlocutore più che attendibile.
Infatti, era reduce dalla firma sul territorio degli Stati Uniti dei famosi - o dal mio punto di vista famigerati - accordi di Dayton, dai quali scaturì la divisione etnica del territorio della Bosnia in seguito all'intervento militare della NATO.
Sempre in quell'epoca il dipartimento di Stato del Governo degli Stati Uniti d'America catalogava ufficialmente l'UCK come organizzazione terroristica. In seguito agli accordi di Dayton il Governo della Repubblica federale jugoslava decise - ed io fui molto critico su questa decisione - di avviare un processo di profonde privatizzazioni di tutte le industrie di Stato di quella Repubblica, tanto che nel Governo che si costituì venne previsto il Ministero per le privatizzazioni.
All'epoca, non abbiamo sentito levarsi delle grida critiche nei confronti di queste scelte del Governo della Repubblica federale jugoslava. Molto sommessamente, noi di Rifondazione comunista pensammo e dicemmo che il Governo della Repubblica federale iugoslava, avviandosi a procedere a questo processo di privatizzazione, avrebbe fatto venir meno, sul proprio territorio, quella coesione sociale che era uno dei punti cardine della tenuta di tale Repubblica e che, una volta venuta meno, ha dato origine ai vari conflitti etnici che su quel territorio si sono sviluppati.
Noi non abbiamo nulla in contrario a che si indaghi su questa questione, ma respingiamo la tesi secondo la quale ci sarebbe stato un diabolico disegno per cui un'industria italiana, allora già parzialmente pubblica, che aveva deciso di intervenire nel processo di privatizzazione dell'azienda telefonica di Stato della Repubblica federale jugoslava, l'avrebbe fatto per poter finanziare il regime di Milosevic, il quale, con i soldi così ottenuti, avrebbe poi potuto procedere alle pulizie etniche che - come qualcuno ha ricordato - sono da collocarsi, nel tempo, ben due anni dopo questi avvenimenti.
Si tratta di un castello neanche di sospetti, ma di semplici illazioni e anche di volgari strumentalizzazioni, che denuncia più un intento strumentale che non una lettura analitica dei fatti e neanche una volontà di fare chiarezza su quei fatti medesimi. Infatti, non vi è dubbio, che quell'operazione è stata fatta in modo che dei dubbi, poi, dovessero sorgere. C'è la questione delle tangenti, sulla quale insiste un'inchiesta della magistratura italiana; c'è la questione dei rapporti tra l'industria italiana Telecom e il Governo del paese e immagino che su questo indagherà la Commissione; e, naturalmente, dei dubbi è legittimo che ci siano, ma sulla natura dell'operazione non si possono opporre pregiudizi politici. E questo vale sempre, non solo in questo caso.
Noi, come ho già anticipato nell'intervento che ho svolto sui primi emendamenti, per cultura, non siamo propensi ad esprimere un voto contrario ad una Commissione di inchiesta. Quindi, il nostro voto sarà di astensione; non sarà un voto favorevole perché non ci convince l'impianto concettuale che presiede l'articolo 1 che disciplina le finalità della Commissione e anche perché, sinceramente, riteniamo che questa vicenda non meriti cotanta Commissione d'inchiesta. Al contrario, ci sarebbe piaciuto che su altre questioni, ben più rilevanti, si istituissero delle Commissioni di inchiesta. Vorrei ricordare, alle colleghe e ai colleghi del centrodestra e del centrosinistra, che quando noi chiedemmo l'istituzione di una Commissione di inchiesta sul coinvolgimento di istituzioni pubbliche e di enti privati italiani, nell'ambito del disastro delle piramidi finanziarie albanesi, all'origine della crisi balcanica alla quale assistiamo, vi fu una levata di scudi, da tutte le parti tranne che dalla nostra, per impedire che questa Commissione potesse essere istituita.
Eppure, in quell'occasione, ci sarebbe stato molto materiale; annuncio, infatti, che riproporremo a quest'Assemblea una Commissione d'inchiesta sul coinvolgimento dell'Italia in tutto il processo che ha portato prima alla dissoluzione e poi alla ricostruzione dello Stato albanese, laddove è del tutto evidente che stiamo parlando di un processo che ha visto il nostro paese, il nostro Governo, le nostre forze armate,


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importanti istituti finanziari ed importanti imprese assolutamente coinvolti anche in fatti che non esito a definire criminali.
Abbiamo capito, nel corso della discussione che ha preceduto l'esame degli emendamenti, che l'atteggiamento di alcune parti politiche, in quest'aula, circa il voto sull'istituzione della Commissione d'inchiesta è collegato ad altre questioni; in particolare, esso sarebbe collegato alla questione che attiene le richieste di dimissioni del ministro Scajola per i fatti di Genova.
Insisto nel dire che il gruppo di Rifondazione comunista respinge qualsiasi collegamento e si asterrà dal voto su questo provvedimento, esattamente come aveva pensato di fare prima che i fatti di Genova accadessero e prima che fossero avanzate le richieste di dimissioni nei confronti del ministro dell'interno (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Piscitello. Ne ha facoltà.

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, colleghi, prendo la parola per dichiarazione di voto a nome del gruppo della Margherita per rivendicare quella che sin dall'inizio è stata la posizione del centrosinistra in merito all'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla vicenda Telekom-Serbia, ovvero la ricerca e l'accertamento della verità, di una verità vera, certa, non viziata da dogmi e pregiudizi. La maggioranza, invece, in questa vicenda sembra aver smarrito non solo lo spirito bipartisan e la correttezza istituzionale che sempre occorrono nelle Commissioni di inchiesta, ma anche i principi fondanti la civiltà giuridica.
Bisognerebbe attenersi ai fatti, non istituire una Commissione d'inchiesta sulla politica estera dei governi che hanno preceduto quello attuale; bisognerebbe limitare la Commissione d'inchiesta all'acquisto del 29 per cento della Telekom-Serbia, considerato l'assetto internazionale del momento in cui vennero stipulati gli accordi, un assetto internazionale che la maggioranza ha stravolto per porre sotto accusa, invece, la politica estera dei governi della precedente legislatura.
Solo grazie al lavoro attento delle opposizioni, che in Commissione hanno evidenziato il grave pregiudizio che animava la proposta, sono stati modificati denominazione ed oggetto d'indagine della Commissione d'inchiesta ed è stata rimessa ai Presidenti delle Camere la scelta di chi dovrà presiederla. Ma queste modifiche non sono sufficienti a far cadere il pregiudizio.
La stessa relazione illustrativa presentata dal Presidente Selva non è una relazione per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta, bensì la stesura di una sentenza di condanna, sentenza scritta prima dell'inizio del processo in sfregio ad ogni forma di garanzia.
Di fatto, si è chiesto di istituire una Commissione d'inchiesta su atti della maggioranza che vi ha preceduto, arrivando persino a parlare dei vertici della nostra Repubblica, come dicevo poc'anzi al collega Selva. Siamo in presenza di una mostruosità giuridica e politica, perché la maggioranza che vi ha preceduto è l'attuale opposizione e voi state chiedendo una Commissione d'inchiesta per colpire l'opposizione presente in questo momento in Parlamento.
E non si può certo pensare che la maggioranza attuale possa con obiettività formulare un'accusa sulle azioni della maggioranza precedente, che essa ha sconfitto. Si confonde la previsione della Costituzione di condurre inchieste con la possibilità di formulare atti inquisitori di natura politica. Una Commissione che nasce con questi pregiudizi non potrà rispondere a criteri di imparzialità e, colleghi, non è sufficiente, per sanare la contraddizione, accogliere gli emendamenti modificativi del titolo e delle parti di testo più palesemente faziose, presentati dall'opposizione, ammettendo con ciò, implicitamente, la sussistenza del pregiudizio. Chiunque abbia qualche nozione di diritto sa bene che, anche il meno capace degli avvocati, di fronte ad un giudice


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parziale o animato da pregiudizio, ne chiederebbe la ricusazione, ed anche se il giudice dovesse scusarsi per il manifestato pregiudizio e chiedesse di non considerarlo, verrebbe lo stesso allontanato dal processo. È ovvio che non può essere ricusata una maggioranza parlamentare: ma il problema resta in tutta la sua evidenza.
Questa Commissione nasce quindi con un vizio di origine che rischia di svilire completamente l'uso delle Commissioni di inchiesta. Questo modus agendi inficia la ratio stessa della Commissione d'inchiesta e può creare un pericoloso precedente. Immaginate, colleghi della destra, se l'Ulivo, quando era al Governo, avesse richiesto l'istituzione di Commissioni d'inchiesta su casi (sui quali, tra l'altro, si era già pronunciata la magistratura) quali la distribuzione delle frequenze, le tangenti alla Guardia di finanza e così via.
Le Commissioni d'inchiesta non possono, in nessun caso, trasformarsi in uno strumento di vendetta della maggioranza nei confronti dell'opposizione. Il difetto dell'attuale proposta sta proprio in questo: nel fatto che è stata avanzata dalla maggioranza, ed invece le Commissioni d'inchiesta vengono proposte, normalmente, dalle opposizioni per consentire a queste di accertare la verità qualora vi fosse il sospetto che il Governo la volesse occultare o non avesse comunque interesse a farla venire fuori. Ed in più negate anche la possibilità delle indagini conoscitive che l'opposizione vi chiede. È evidente una gravissima parzialità di giudizio.
In ogni modo, è utile che si sappia che l'Ulivo, in questa vicenda, come in tutte le altre, vuole l'accertamento della verità. Tuttavia, rifiutiamo le strumentalizzazioni maldestre elaborate da chi vorrebbe costruire una sorta di verità di Stato. L'Ulivo non ha bisogno di dimostrare innocenze o colpevolezze: vuole soltanto che venga accertata la verità, ma che siano, al contempo, ripristinati i punti fondamentali della civiltà giuridica e della correttezza istituzionale. L'emendamento presentato in qualche modo va in questa direzione, favorendo l'accertamento della verità, ed evitando faziosi ed arbitrari giudizi nelle relazioni della Commissione. Tuttavia, è evidente che il pregiudizio c'è e sta nel fatto che nel titolo di quella proposta vi era scritto sulle responsabilità dei governi della XIII legislatura.
Colleghi, il gruppo della Margherita voterà contro questo provvedimento, principalmente perché la maggioranza ha già dimostrato di non comportarsi in modo logico, negando l'indagine conoscitiva. Vedremo vedere come vi comporterete sulle Commissioni d'inchiesta che chiederemo nel prosieguo di questa legislatura. Si tratta di un voto contrario (malgrado in Commissione si era lavorato superando tutti i punti negativi di quella proposta), determinato da queste due questioni. La prima: il fatto che è dimostrato, in più interventi, che il pregiudizio non è stato superato; la seconda: il rifiuto di concedere l'indagine conoscitiva.
Io mi auguro che la maggioranza in questa Commissione dia prova del massimo equilibrio, che non ha dimostrato in questa Assemblea, l'equilibrio che comunque chiederemo ai Presidenti delle Camere nel nominare il presidente della Commissione e nell'accertare che venga rispettato l'emendamento, che qui abbiamo votato, a garanzia che nelle relazioni della Commissione non bisogna in nessun modo dare giudizi politici sugli atti di politica estera.
Ci auguriamo che in questa Commissione il centrodestra ritrovi il buonsenso, che in questo caso ha dimostrato di avere smarrito, e che lo stesso tenti di garantire imparzialità di giudizio e responsabilità parlamentare. In caso contrario, colleghi del centrodestra, questa Commissione parlamentare potrete farvela da soli (Commenti del deputato Rizzi - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Milioto. Ne ha facoltà.

VINCENZO MILIOTO. Signor Presidente, a nome del gruppo del nuovo PSI


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esprimo parere favorevole all'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sull'affare Telekom Serbia.
Lo facciamo perché siamo persuasi che serva un momento di verità che, oltretutto, servirebbe anche riguardo ad altri argomenti. È per questo che abbiamo proposto nei giorni scorsi l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti di Tangentopoli.
Caro onorevole Boato, non è vero che non se ne parli più; per quanto ci riguarda ne vogliamo parlare.
Stiamo assistendo ad una partita di ping-pong tra destra e sinistra. Da parte della destra si rinfacciano le stesse cose che vengono rifacciate dalla sinistra.
L'onorevole Violante diceva - come anche altri deputati - che non si era mai vista una maggioranza che proponesse una Commissione parlamentare di inchiesta. All'onorevole Violante vorrei ricordare che non si era neanche mai visto che una maggioranza rifiutasse l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta - nonostante i tanti tentativi che sono stati effettuati nella passata legislatura - riguardo i fatti di Tangentopoli; nonostante sia avvenuto in un decennio quello che, probabilmente, non era mai avvenuto nella storia politica nazionale.
Noi abbiamo colto di nuovo questa esigenza, non perché abbiamo gli occhi rivolti all'indietro, non perché siamo animati da spirito di rivalsa o di vendetta nei confronti di chicchessia, ma abbiamo proposto di nuovo l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti di Tangentopoli per amore di verità; vogliamo conoscere la verità su quegli anni in modo pieno, a trecentosessanta gradi.
Oggi votiamo a favore dell'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia perché non vogliamo che avvenga nei confronti di una parte politica quello che è avvenuto negli anni precedenti nei confronti del Partito socialista italiano e della Democrazia Cristiana.
Non siamo animati dalla volontà di criminalizzare una parte politica - formata da ministri, uomini politici e quant'altri -, vogliamo evitare che avvenga nei confronti degli uomini politici facenti parte dell'attuale gruppo dirigente quello che è avvenuto nei confronti di altri dirigenti politici che hanno governato in passato.
Per questo motivo votiamo a favore dell'istituzione della Commissione sperando che il Parlamento sappia ritrovare la strada per dare parere favorevole anche all'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti di Tangentopoli.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Naro. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE NARO. Signor Presidente, anche per rispetto della stanchezza dei colleghi rinuncio ad intervenire e chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione della mia dichiarazione di voto in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.

PRESIDENTE. Onorevole Naro, la Presidenza lo consente. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, la Lega nord Padania voterà a favore dell'istituzione di questa Commissione parlamentare d'inchiesta e visto che qualche collega ha pensato bene di lasciare agli atti il suo intervento, mi aggrego volentieri. Chiedo pertanto l'autorizzazione alla pubblicazione della mia dichiarazione di voto in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, mi scuso con i colleghi; voglio dire due parole; ma comunque se sarò brevissima.


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Desidero annunciare e motivare il voto di astensione del gruppo dei Verdi, in modo che i colleghi sentano, poiché non tutti leggono i resoconti di seduta.
Abbiamo condotto una battaglia in Commissione affinché il testo venisse ricondotto ad una logica giuridica ed istituzionale accettabile e perché venissero eliminati il più possibile i pregiudizi che conteneva. È chiaro che - come sapete - non è possibile emendare la relazione che accompagna il testo né è possibile modificare o emendare le relazioni che hanno presentato i relatori di maggioranza delle due Commissioni.
In questa situazione, ho spiegato molto chiaramente il nostro pensiero in Commissione Affari esteri, rilevando che tutta la vicenda nasce con un piede sbagliato perché chi ha promosso tale proposta, all'epoca, si trovava all'opposizione; essa quindi nasce con toni da opposizione.
Diventa imbarazzante - ho detto - per la maggioranza tale proposta e sarebbe stata tanto più imbarazzante se il contributo dell'opposizione non l'avesse modificata. Diventa, inoltre, imbarazzante per il ministro Ruggero sostenere queste posizioni all'estero di aperta critica all'operato del Governo italiano.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 20)

LAURA CIMA. Di fronte a tale situazione, i verdi non possono di certo essere accusati di complicità con qualsiasi fenomeno di corruzione e di malaffare, verificatosi da quando noi esistiamo, perché mai un verde è stato indagato, nemmeno per fenomeni di questo tipo. Abbiamo sempre tentato di fare chiarezza, in ogni modo, sui fenomeni di corruzione e malaffare - che, peraltro, portano guasti (ambientali e sociali) anche nei paesi in via di sviluppo, in crisi di belligeranza e provocano uno sviluppo distorto che noi abbiamo sempre combattuto e condannato - chiedendo che l'economia e l'ecologia diventassero fenomeni collegati e che non si lasciasse spazio a fenomeni di corruzione e di malaffare; essi, infatti, notoriamente portano a sostenere posizioni politiche ed economiche che sono distruttive della democrazia e del territorio.
Per tale motivo, nonostante tutti i dubbi che permangono, anche dopo l'accoglimento degli emendamenti che hanno reso quanto meno comprensibile - anche all'estero - che cosa si voleva fare, riteniamo sia comunque un dispendio di energie investirle solo in un fatto di corruzione e di malaffare, come quello della Telekom-Serbia, con l'istituzione di una Commissione di inchiesta, stanti tutte le risorse che essa implica. Per tali motivi ci asteniamo.
Vogliamo che si accerti la verità su tutti i fatti di malaffare, anche sul caso di specie, che non è di sicuro il più grande fatto di malaffare nella storia d'Italia. Credo che ciò serva anche a sgomberare l'equivoco in merito alla nostra richiesta, che mi auguro domani la Commissione affari costituzionali accolga, di un'indagine conoscitiva sui fatti di Genova: questa è l'indagine che a noi interessa veramente in questo momento perché non abbiamo gli occhi rivolti all'indietro ma al futuro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, prendo la parola per dichiarazione di voto da democratico cristiano. Ho sentito in quest'aula espressioni che mi sono apparse sconcertanti: quando cambia una maggioranza parlamentare, non si processa quella precedente; si vuole processare politicamente un quinquennio di politica di centrosinistra; si sono già individuati i capi di imputazione, i responsabili ed è stata già emessa la sentenza di condanna.
Non so, francamente, se le cose stiano in questi termini. Non credo sia questa l'intenzione della nuova maggioranza; potrei dire che non ne ha neppure l'esperienza. Solo esperti in processi sommari potevano esprimersi in tal modo. Ne conoscono bene le procedure, gli effetti politici e anche le conseguenze umane.
Forse la Commissione antimafia si è limitata ad accertare la verità (mi riferisco


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al periodo più cruciale, tra il 1992 e il 1994) o il «festival» dei pentiti, ai quali è stato portato un ossequio strumentale, aveva ben altri obiettivi: processare governi, ministri e partiti che si erano contrastati per più decenni con esiti elettorali negativi. Colleghi della sinistra, in quel caso avete vinto e avete tentato di scrivere a modo vostro la storia di questo paese. (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD-CDU Biancofiore e di Forza Italia). In quel caso siete stati anche dei cattivi maestri o più semplicemente avete dato dei cattivi esempi. Non abbiate paura della verità! Prima o poi essa si afferma e si affermerà anche in questo caso. Sono personalmente convinto della serietà e dell'onestà personale politica del collega Fassino.
Quel che è certo, però, è che nella parte delle vittime avete una grande difficoltà a calarvi. Ed io ho avuto una grande difficoltà a riconoscervi come tali. Noi abbiamo il diritto-dovere di concorrere a riscrivere la verità. Telekom-Serbia è un piccolo anello; c'è una storia ben più ampia sulla quale questo Parlamento avrà il diritto di dire una parola seria e definitiva (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD-CDU Biancofiore, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono contento che a presiedere l'Assemblea sia proprio il Presidente Casini, perché egli sa che io sono in quest'aula da molti anni. Credo pertanto di avere assistito a molte vicende. Devo dire che mi sembra francamente inusuale, probabilmente è la prima volta che avviene un episodio di questo genere.
Siamo in presenza di un'indagine in corso della magistratura sull'affare Telekom-Serbia, un'indagine alla quale guardiamo con rispetto e fiducia; viceversa, per quanto riguarda i poteri di natura amministrativa di ispezione e di indagine o di collaborazione con la magistratura, un Governo, espressione della attuale maggioranza, per la prima volta nella storia della Repubblica, a fronte di questi fatti, e una maggioranza decidono di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta su questa vicenda, quasi che su di essa non fossero già accesi i fari e le attenzioni di un potere indipendente e sovrano, qual è la magistratura, e come se la maggioranza non avesse nel Governo o nel Ministero degli esteri tutti gli strumenti di indagine amministrativa o di collaborazione con la magistratura che gli sono propri.
Per questa ragione, guardiamo questa vicenda come un qualcosa che ha una inflessione nettamente politica. La maggioranza non ha alcun bisogno di una Commissione di inchiesta su questo punto; se essa intende proporla, è perché evidentemente intende politicizzare questa vicenda.
Guardate, ciò è stato estremamente significativo nello svolgimento complessivo della vicenda; anche nell'ultimo intervento che mi ha preceduto si è fatto ancora una volta nome e cognome di un esponente politico (questi dibattiti sono in ogni caso conservati agli atti).
Si vogliono comunque far girare nomi e cognomi nella convinzione che questo possa, in qualche modo, creare un clima di sfiducia nei confronti di qualcuno e nei confronti di questa vicenda. Abbiamo collaborato all'iter parlamentare e, se questo provvedimento è stato dichiarato urgente, non ci siamo opposti durante la Conferenza dei capigruppo: abbiamo collaborato a modificarlo, anche fortemente.
Ringrazio l'onorevole Trantino, che sta impedendo al Presidente di ascoltarmi...
Signor Presidente, per la stima che nutro nei suoi confronti, vorrei mi ascoltasse - mi dispiace per l'onorevole Trantino -, anche perché vorrei porgerle un ringraziamento, non di occasione, visto che le sue pronunce hanno evitato il blocco delle Commissioni affari esteri e trasporti ed hanno senz'altro aiutato l'iter del provvedimento, al quale noi abbiamo contribuito proprio perché siamo, come tutti, interessati all'accertamento completo


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della verità. Certamente, abbiamo indicato alcuni problemi che hanno poi trovato una certa rispondenza.
Una prima questione è stata l'esigenza che l'indagine della magistratura non venisse intralciata e il rapporto tra i poteri di indagine della Commissione e quelli della magistratura ha trovato una sistemazione più coerente con altre indagini di quanto ne avesse nel testo iniziale. Abbiamo anche chiesto che il presidente della Commissione venisse nominato dai Presidenti delle Camere che, tra l'altro, appartengono alla maggioranza ed hanno una funzione istituzionale che va al di là del voto partitico, del voto di maggioranza che si può trovare in questa o in quella Commissione.
Abbiamo anche chiesto che la Commissione avesse meno smaccati intenti politici. Nel testo iniziale, vi era addirittura scritto che si indagasse solo dal 1996 al 2001 e non si capiva perché non si volesse indagare né prima né dopo, quasi a voler sindacare esclusivamente sulle vicende riguardanti i Governi dell'Ulivo. Abbiamo concorso in Commissione ad apportare queste modifiche e credo che ciò sia senz'altro importante, perché ci consente di partecipare a questa vicenda. D'altra parte, non possiamo non sottolineare quanto sia insolito questo atteggiamento, quanto sia stato strumentale il dibattito e come, nonostante gli sforzi di tante persone di buona volontà, ancora una volta si sia assistito - ad esempio, in un intervento dell'onorevole Gustavo Selva - alla prefigurazione di quella che dovrebbe essere una sorta di verità acclarata o verità acquisita.
Siamo favorevoli a che la verità venga fuori e venga fuori fino in fondo. In questo senso certamente abbiamo partecipato alle vicende di questa Commissione, ma non ci sentiamo di avallare alcun intento strumentale dando un voto positivo in un modo o nell'altro a questa iniziativa. Ciò non sarebbe possibile.
Pertanto, il nostro voto contrario ha proprio il significato di scissione di fronte all'opinione pubblica di responsabilità nei confronti di un procedimento del tutto inusuale: una maggioranza che, da un lato, investiga in qualche modo se stessa - perché oggi detiene il potere del Governo a fronte di un procedimento della magistratura - e, dall'altro, si è presentata, fin dalla relazione introduttiva, con la volontà di prospettare una soluzione prefabbricata.
È vero, l'onorevole Violante oggi ha proposto un tema e l'onorevole Trantino - di cui conosco la serietà - ha fornito una risposta. Ma già nell'intervento che mi ha preceduto questa risposta è stata nuovamente smentita, cercando di addossare ad una persona la responsabilità di una vicenda di questo genere. Credo sia nostro interesse fare luce fino in fondo, anche perché questo è un fatto avvenuto quando alla Serbia venivano tolte le sanzioni e veniva applicato il trattamento commerciale più favorevole. Qualche altro uomo politico, che oggi siede nel Governo della Repubblica, si è recato a visitare Milosevic quando egli era già oggetto dell'attenzione e della riprovazione dell'ONU e della comunità internazionale che cercava di scongiurare l'evento del Kosovo (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Questa è la verità dei fatti!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!

VALDO SPINI. Chiedo scusa se mi sono accalorato, ma se ciò che dico non è vero, dimostratelo. Purtroppo è vero e, quando le cose sono vere, sono vere e credo che dobbiamo saperle ricondurre nel loro alveo. Da parte nostra, esprimiamo un voto contrario come dissociazione dall'iniziativa, dal suo metodo e dal modo in cui è stata portata avanti. Certamente, ai lavori della Commissione daremo tutto il nostro contributo perché la verità sia acclarata e perché di fronte a un fatto così importante le strumentalizzazioni vengano battute e venga fino in fondo in evidenza quella che deve essere la punizione dei colpevoli (se vi sono stati). Deve però permanere il rifiuto dell'utilizzazione strumentale di iniziative politiche che poco hanno a che fare con la ricerca vera della verità dei fatti.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bocchino. Ne ha facoltà.

ITALO BOCCHINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per esprimere il parere favorevole del gruppo di Alleanza nazionale su questo provvedimento; altrimenti non potrebbe essere, visto che si tratta di una proposta di legge d'iniziativa del presidente Selva come primo firmatario, e della quale uno dei due relatori per la maggioranza appartiene al gruppo di Alleanza nazionale. Credo, però, sia doveroso, a conclusione di questo iter abbastanza lungo, per quanto urgente, sia nelle Commissioni congiunte III e IX sia in Assemblea, ricapitolare ciò che è accaduto.
Vogliamo ribadire - ci teniamo a sottolinearlo - che la Commissione d'inchiesta che proponiamo non ha alcun intento persecutorio nei confronti dell'attuale opposizione in Parlamento. D'altronde, non si riesce a capire per quali ragioni una proposta di legge - approvata in Commissione con il nostro voto favorevole e con l'astensione dell'opposizione - oggi non venga più condivisa, nemmeno per esprimere l'astensione.
Il provvedimento sul quale vi siete astenuti in Commissione, cari colleghi dell'opposizione, era molto differente rispetto a questo. Vi siete astenuti su un testo che, nei vostri confronti, era ben peggiore di questo e voi stessi l'avete affermato! Vi siete astenuti chiedendo di cambiare il titolo della proposta di legge e l'oggetto dell'inchiesta (non più i ministri dei passati Governi, ma chiunque avesse compiuto reati inerenti all'affare Telekom-Serbia). Avete chiesto di cambiare il tempo di durata della Commissione, avete chiesto un chiarimento, ossia che la relazione conclusiva dei lavori della Commissione d'inchiesta non possa avere ad oggetto le scelte di politica estera dei Governi che si sono succeduti in passato. I relatori, la maggioranza, hanno accolto tutto! Voi vi siete astenuti chiedendo di modificare questa proposta di legge! Noi abbiamo accolto tutte le vostre richieste!
Avete, poi, dichiarato che il relatore era stato troppo duro, che si trattava di una sentenza precostituita, e, allora, in aula, è stata svolta una relazione «morbida». Ieri, me ne ha dato atto il presidente Violante: ha detto in aula che i relatori hanno fatto uno sforzo per ammorbidire la loro posizione rispetto alla relazione introduttiva di Selva della proposta di legge presentata.
Allora, ciò che non riusciamo a comprendere politicamente è per quale ragione vi opponiate ad un provvedimento modificato su vostra richiesta, sia nella relazione in aula sia in tutti gli articoli. Il provvedimento che oggi approviamo è completamente diverso rispetto a quello sul quale vi siete astenuti! Lo avete riscritto! Lo hanno fatto i vostri capigruppo, con l'accordo dei nostri capigruppo che sono stati disponibilissimi. Lo abbiamo riscritto confrontandoci con il presidente Violante (è presente in aula, e mi fa piacere che ci ascolti).
Oggi, votiamo una proposta di legge che, in gran parte, è stata scritta da voi. Abbiamo cambiato anche la nostra posizione, come relatori, e che cosa ci troviamo? Ci troviamo il capogruppo più autorevole dell'opposizione che ci spiega che voterete contro perché non so in quale altra Commissione di che cosa si sta discutendo. Bene, come abbiamo avuto, noi relatori, il senso del ruolo istituzionale, facendoci prima portatori dei proponenti, all'inizio dei lavori Commissione, poi portatori della tesi di entrambi le Commissioni, nel momento in cui siamo venuti in aula e non abbiamo cambiato idea ma posizione per rispettare il nostro ruolo istituzionale, così vorremmo anche da voi questa correttezza e ci fa tristezza vedere questi banchi vuoti.
Non si può, quando si sta perdendo una partita a carte, gettare le carte per aria e dire « me ne vado» (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)! Tra l'altro, la partita a carte di cui si parla non è Telekom-Serbia, è un'altra partita, di un'altra Commissione parlamentare. Allora, non riusciamo a capire, caro presidente Violante (commenti del deputato Ciani), per quale motivo un


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provvedimento, sul quale vi siete astenuti in Commissione, poi modificato secondo i vostri desideri, oggi, non solo debba vedervi contrari - e già questo ci dispiace - ma addirittura assenti dall'aula del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, ho già dato atto al relatore per la maggioranza, onorevole Bocchino, ed ai colleghi della Commissione che il testo è stato profondamente modificato e che le proposte emendative sono state accolte. Qui, però, non è in discussione la questione relativa al modo in cui siamo pervenuti al testo. È in discussione, onorevole Bocchino, un altro problema, di natura politica: quello, per un verso, di una Commissione di inchiesta di questo tipo e, per l'altro verso, del rifiuto di un'indagine parlamentare su fatti drammatici dell'attualità italiana.
Potete (Commenti dei deputati del gruppo di forza Italia)... Colleghi, mi è stato chiesto quale fosse il problema e sto rispondendo, ma non pretendo di convincervi! Chiedo soltanto di poter esporre le ragioni di un comportamento. Sto cercando di rispondere, per rispetto del collega Bocchino, il quale è intervenuto ed ha posto una questione politica.
Prima è stato detto, da parte del Presidente della Commissione Affari costituzionali, onorevole Bruno, che non vi era alcun atteggiamento contrario all'indagine parlamentare e poi abbiamo visto, invece, cosa è successo: non siete stati favorevoli alla possibilità che di tale questione si parlasse domani e che oggi si parlasse dell'altra; tanto più che domani dovremo comunque lavorare. Si è trattato di una vera e propria pretesa! Lei concorderà, onorevole Bocchino: avete fatto cose analoghe per molto meno ed in modo reiterato, continuo e via dicendo.
Sono qui, dunque, a spiegare quale sia stato il motivo per cui oggi i colleghi hanno deciso questa scelta. Sono qui a dare atto, a lei ed a tutti quanti i colleghi, del modo in cui è stato modificato il testo, ma non è di questo che stiamo discutendo, bensì del rapporto tra tale questione ed un'altra. Lei potrà replicare: ma che cosa c'entra? Onorevole Bocchino, ci sono rapporti politici tra le questioni! Contemporaneamente, nello stesso giorno, nello stesso contesto, viene negata, per un verso, un'indagine conoscitiva su fatti che hanno riguardato migliaia di famiglie italiane, forze di polizia, cittadini - ai quali va tutta quanta la nostra solidarietà: cittadini e forze di polizia - e viene proposta, per altro verso, questa inchiesta. In tali comportamenti c'è, per noi, un elemento di contraddizione insanabile che anche lei, credo, non potrà non cogliere: e si tratta di una contraddizione politica.

ITALO BOCCHINO. La contraddizione è la vostra: vi siete astenuti!

LUCIANO VIOLANTE. Perché è la prima, certamente! Ci siamo astenuti perché è la prima. Potevamo chiedere, come lei sa, che non fossero contingentati i tempi di discussione, perché si trattava di istituire una Commissione di inchiesta, ma non l'abbiamo fatto; potevamo chiedere il voto segreto, ma non l'abbiamo fatto. Quindi, se su questo avessimo voluto impiantare una battaglia ostruzionistica, avremmo potuto benissimo farlo. Ma non è questa la questione. È maturato dopo il tema politico e la sua maggioranza non è stata in grado di affrontarlo e di dirigerlo con senso generale e con senso dello Stato: si è chiusa sulla vicenda e questo è il motivo per cui ci troviamo in questa situazione. Volevo dirlo per il rispetto che ho per lei, onorevole Bocchino, e per i colleghi che hanno lavorato al testo della Commissione.


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IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non avrei voluto fare questo breve intervento - che spero riesca comunque a risultare garbato - però qualcosa devo dirla vedendo quei banchi vuoti e dopo aver ascoltato le parole garbate del presidente Violante. Su questa Commissione Telekom-Serbia, come ha detto l'onorevole Bocchino, noi non soltanto abbiamo accettato tutte le richieste e tutti gli emendamenti, ma abbiamo avuto anche una parola di fiducia, abbiamo voluto instaurare un rapporto di fiducia con l'opposizione. Capisco che possa essere intervenuta una valutazione politica sull'indagine conoscitiva - ne parlerò per un minuto fra un minuto -, quello che non capisco, invece, è come, dopo aver chiuso un rapporto - se non fosse stato chiuso, sarebbe stato lecito! - sul piano politico, si possano mettere su due piatti della stessa bilancia le due cose. Si era data fiducia - garante il Presidente della Camera - ed averla tradita, con questo cambiamento, è, a mio avviso, una mancanza di rispetto non solo verso i colleghi della maggioranza ma anche nei confronti del Presidente della Camera.
Noi avremmo potuto rispondere - onorevole Violante, lei ce ne darà atto - in un modo semplicissimo. Lei ha parlato di quanto non avete fatto: per esempio, non avete chiesto il voto segreto, lei ha detto. Non so, però, se per noi il voto segreto avrebbe cambiato qualcosa. È lecito chiedersi, piuttosto, che tipo di risultati avrebbe dato il voto segreto all'interno della sinistra, attesi gli equilibri esistenti (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e del CCD-CDU Biancofiore). Noi sì che avremmo potuto fare un'altra cosa: avremmo potuto ripristinare il testo che per noi era buono! Invece, non abbiamo modificato uno solo degli emendamenti che voi ci avete chiesto - e che noi abbiamo accolto - perché avevamo dato la nostra parola ed avremmo voluto che ha anche voi faceste la medesima cosa (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, della Lega nord Padania e del CCD-CDU Biancofiore).
Vengo per un minuto solo all'altro argomento. Capisco che politicamente si possa - per carità - mettere insieme l'indagine conoscitiva con quella su Telekom-Serbia; ma è veramente strano - c'è proprio una contraddizione enorme - che qui vi siate lamentati che dopo un anno noi si pretenda già non di tirare le somme, ma, nelle relazioni, di dire qualche cosa che giustifichi la nascita dell'indagine. Noi - ha parlato Trantino per ultimo - vi abbiamo dato ragione, vi abbiamo detto che non conta quello che viene adesso. In questa sede, vi siete lamentati di questo e, contemporaneamente, pretendete di mettere sotto accusa un ministro, di fare una indagine conoscitiva che duri tre giorni in modo da poterla utilizzare per la vostra richiesta di mandarlo a casa. In questo c'è una incompatibilità di argomentazioni assolutamente totale (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania). Per cui, quando vi diciamo no all'indagine conoscitiva, vi diciamo sì, almeno per quanto riguarda Alleanza nazionale, ad un'indagine conoscitiva seria. Facciamola sulle ragioni della violenza, sulle cause della violenza, sulle mappe della violenza, sulle associazioni che consentono le infiltrazioni alla violenza. Vi sfidiamo su questo punto! Domani facciamola questa indagine (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania)!

ALFREDO BIONDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Signor Presidente, non appartengo alla categoria dei moralisti e quindi non giudico i comportamenti, nemmeno quelli politici degli altri. Credo sia però giusto dire che la disomogeneità


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delle motivazioni con le quali il pur abilissimo collega Violante si è espresso dimostra quanto sia facile confondere ciò che può essere giusto richiedere ad un titolo rispetto a ciò che è ingiusto negare ad un altro titolo dopo aver accettato un dibattito chiaro e sereno.
Questo mercanteggiamento, questo patteggiamento non è degno di una realtà politica come quella italiana, nella quale ci misuriamo in questo momento. Infatti, non si può dire: noi non vi diamo questo perché voi non ci avete dato quest'altro, come se fossero la stessa cosa, come se fossimo in una realtà nella quale ci si pareggia per paura di perdere; come se fosse possibile per un fatto politico - mi permetto di dire partitico - di una minoranza composita che non si ritrova, impedire al Parlamento di votare secondo le linee che, sulla Commissione di inchiesta, il Parlamento si era dato.
È un fatto molto grave, signor Presidente, e lo considero un preludio non buono per la conduzione dei nostri rapporti. Non è buono perché si stabilisce un criterio di mercanteggiamento, che non è quello che si deve fare. Si vota «sì» o si vota «no» a seconda di ciò che è giusto; si decide anche politicamente, ma prendendo una posizione precedente (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania); si possono cambiare i modi, i toni, i comportamenti, ma ci sono dei criteri di doppiezza di DNA che sono quelli che consentono a noi di avere paura di instaurare dei rapporti con chi, per motivi di convenienza, è capace di modificarli strada facendo.
È una posizione che mi imbarazza, perché in quest'aula io considero tutti i colleghi come dei veri amici (anche se diversi nelle impostazioni), che stimo personalmente. Vedere che è possibile stabilire un rapporto non precostituito, ma postcostituito, modificato per ragioni di convenienza, confondendo quella che è l'opportunità con l'opportunismo, è una cosa molto grave che mi amareggia.
Credo, signor Presidente, che questo sarà un preludio nel quale i tatticismi cederanno, strada facendo, a difficoltà di comprensione, di comportamento. Cosa c'entra essere alla maggioranza o essere all'opposizione? Sono stato per anni all'opposizione. Qualcuno in questa sede ha ricordato come ci comportavamo all'opposizione quando ritenevamo giuste le posizioni delle altre parti che si confrontavano con noi. Quante volte ho votato violando la disciplina di partito per assumere la posizione che mi pareva giusta! Ma quando vedo una cosa ingiusta, onorevole Luciano Violante, ho bisogno di dirglielo: la posizione che avete assunto è una posizione che non fa onore alla tradizione di chi è stato in maggioranza e, secondo me, non fa onore nemmeno a chi ha difficoltà a trovarsi all'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).

GIANFRANCO CONTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, presidente Violante, non sono passati molti mesi da quando lei ci veniva a raccontare - molti colleghi che sono qui se lo ricorderanno - del nostro atteggiamento irresponsabile, da quando lei continuava, tutti i giorni, a ricordarci dell'Aventino e continuava a dire che non era possibile fare accordi con quella che era, allora, l'opposizione. Oggi lei, invece, assume tutt'altro atteggiamento, viene a dire a noi che le questioni in discussione possono essere cambiate e superate da una proposta che lei ha avanzato ma che deriva da un atteggiamento irresponsabile della sua parte politica, perché lei dimentica che c'è stato un accordo.
Ecco, lei non può venire a farci lezioni, come tante ce ne ha fatte negli scorsi anni, e non può venirci a dire che stiamo prevaricando una parte politica perché stiamo portando avanti qualcosa che è stato oggetto di scambio. Onorevole Violante, lei deve ricordarsi di questo! Tante


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volte, negli anni scorsi, lei ci ha ricordato che noi non eravamo affidabili ed io voglio porre la questione proprio sul piano dell'affidabilità. Lei ha fatto un accordo politico! Lei sa benissimo che oggi stiamo discutendo di Telekom-Serbia perché lei ha chiesto l'istituzione della Commissione di inchiesta sulla mafia e allora, se ha accettato un patto deve mantenerlo, deve mantenere fede ai suoi impegni. I fatti di Genova e le questioni che sono sorte oggi durante il dibattito in Commissione affari costituzionali non hanno nulla a che vedere con questa questione. Lei ci ha chiesto, per molti anni, serietà; oggi noi la chiediamo a lei (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, nelle assemblee elettive c'è una regola che non è stata mai violata: quando si raggiunge un accordo politico l'accordo è sacro, inviolabile; guai a noi se tra i rappresentanti in Parlamento dovesse esserci diffidenza sulla parola data, perché questo significherebbe mettere in ginocchio il gioco democratico del Parlamento italiano.
Ero convinto che, una volta definito un testo che potesse soddisfare l'opposizione - così com'è avvenuto in questa circostanza dove la maggioranza ha cercato un'intesa vera anche sui contenuti della legge -, proprio i Democratici di sinistra avrebbero fatto di tutto per far approvare questo provvedimento, perché gli inquietanti interrogativi che ci sono su questa vicenda vedevano implicati un ministro degli esteri ed un Presidente del Consiglio dei Democratici di sinistra. E allora, proprio per la trasparenza del partito cui appartiene l'onorevole Violante, per la sua dignità, perché egli, legittimamente, si ritiene al di fuori di quei giochi non limpidi e non trasparenti, i Democratici di sinistra avrebbero dovuto, più di noi, chiedere una legge per l'istituzione di una Commissione di inchiesta su una vicenda che offende il nostro paese. Mentre i nostri ragazzi si preparavano a rischiare la vita in nome della libertà della nostra Europa, c'era qualcuno che tramava nell'ombra, aiutando chi veniva accusato di privare della libertà i suoi concittadini e si apprestava a muovere una guerra terribile nel cuore dell'Europa.
Non dobbiamo, come si è detto, diventare un tribunale per mettere sotto accusa le responsabilità penali: queste, infatti, sono di competenza della magistratura. Il Parlamento deve capire come gli organi dello Stato si siano mossi in questa circostanza, utilizzando un'azienda pubblica non solo per eventuali illeciti arricchimenti, ma anche per finanziare l'armamento di quel paese che si apprestava ad entrare in guerra.
Ecco perché, onorevole Violante, le parole di un deputato di lunghissima data quale l'onorevole Spini, proprio per la sua esperienza come parlamentare e proprio perché è ancora oggi presidente di quel partito di cui era esponente l'allora ministro degli esteri, sarebbero state oggi, in Assemblea, indispensabili come parole di trasparenza, che richiamino a regole precise, affinché la Commissione non deragli dai binari istituzionali previsti dalle nostre leggi e dal nostro regolamento.
Si tratta di una pagina brutta, oscura: non so come potrete spiegare all'opinione pubblica che in Parlamento ogni provvedimento non ha una vita autonoma. Non si vota per ciò in cui si crede e che si ritiene giusto, ma si arriva in un'Assemblea democratica ed elettiva a fare la rappresaglia su una questione avvenuta in Commissione. Vergognatevi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!

PAOLO ROMANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO ROMANI. Signor Presidente, in questa occasione dobbiamo notare il comportamento contraddittorio tenuto dall'opposizione.


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Onorevole Violante, lei forse era assente, ma la discussione in Commissione è cominciata con uno scontro duro, durissimo: sono stati avanzati da parte dell'opposizione rilievi alle relazioni, al testo, nonché al titolo dell'istituenda Commissione sul caso Telekom-Serbia. Ebbene, immediatamente dopo, lo ribadisco, immediatamente dopo, nelle Commissioni riunite ci siamo fatti carico di questo problema: abbiamo allentato la tensione, abbiamo esaminato gli emendamenti, abbiamo considerato tutte le contrarietà che venivano sollevate. Abbiamo allentato tendenzialmente e complessivamente la tensione, l'emozione, l'emotività suscitate dalla discussione di questa proposta di legge.
Non posso dimenticare un passaggio: nelle Commissioni riunite l'opposizione si è astenuta. Ha preso atto che gran parte degli emendamenti proposti erano stati recepiti dalla maggioranza e si è astenuta dal votare sul mandato, che era stato conferito ai relatori, di presentare oralmente la proposta in Assemblea. Non è possibile immaginare che quell'astensione sia oggi completamente cambiata! Soprattutto va sottolineato il fatto che quell'astensione avvenne in assenza dell'emendamento, centrale, che oggi è stato presentato, riguardante esattamente gli elementi su cui più forte era la vostra contrapposizione a questa proposta, cioè quella di non consentire alla Commissione di valutare e giudicare il comportamento dei governi della precedente legislatura.
Vi è stato un altro episodio, ricordato prima anche dall'onorevole Duca: nelle Commissioni riunite si è discusso in assenza del parere della I Commissione. Anche in questo caso fu compiuta una valutazione oggettiva, serena: fu detto e dichiarato in Commissione che non si poteva immaginare che la I Commissione valutasse e desse il proprio parere su un testo che era radicalmente cambiato rispetto a quello che si stava discutendo, e probabilmente approvando, in quella sede. Tutti i passaggi sono stati quindi compiuti con serenità; tutti i passaggi sono stati fatti in maniera tale che si potessero accogliere. Va sottolineata un'altra cosa che prima ricordava anche l'onorevole La Russa: abbiamo tenuto fede all'impegno preso anche contro alcuni malesseri che si sono manifestati nella nostra maggioranza. Ci siano assunti l'impegno fino in fondo! Una parte importante e fondamentale della Casa delle libertà ha presentato un emendamento che la maggioranza della Casa delle libertà non ha votato. Abbiamo, quindi, mantenuto l'impegno, anche di fronte ad una difficoltà che si era manifestata al nostro interno.
Non ricordo - ormai sono giunto alla terza legislatura - un atteggiamento così responsabile e consapevole nelle precedenti legislature. Abbiamo chiesto spesso e volentieri ed abbiamo invocato dall'allora maggioranza che vi fosse l'accoglimento di alcuni emendamenti: ciò non è mai avvenuto né è mai accaduto che gli emendamenti presentati dall'opposizione relativi a tematiche che suscitavano tensione e emozione - come poteva essere questo in esame - venissero interamente accolti.

GIORGIO PANATTONI. Non è vero!

PAOLO ROMANI. Ebbene, la risposta è stata la vostra totale assenza dai banchi al momento del voto. Vi è una vena di amarezza - lo ricordava prima l'onorevole Biondi - rispetto al vostro atteggiamento. Non ho mai immaginato un atteggiamento così irresponsabile e non lo abbiamo mai verificato negli anni precedenti; oggi, con piena consapevolezza e responsabilità, vi diciamo che noi abbiamo mantenuto gli impegni, mentre voi - mi spiace dirlo - non li avete mantenuti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania e Misto-Nuovo PSI).

NITTO FRANCESCO PALMA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, confesso che nella giornata odierna, parlando con altri


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colleghi, discutevamo in merito a ciò che era accaduto nell'ambito della discussione relativa ad un altra Commissione. Facendo quel discorso - invero molto amabile - si ragionava sulla possibilità di modificare in parte una disposizione concordata in Commissione. In ordine a questa possibilità ho manifestato il mio profondo dissenso, perché tale percorso sarebbe entrato in contrasto con un accordo che era stato assunto tra maggioranza ed opposizione nel corso della precedente discussione. Nell'ascoltare i colleghi ho appreso, o meglio ho sentito, che l'assenza dell'opposizione e la manifestata volontà di non votare la proposta di legge relativa alla Commissione di inchiesta sul caso Telekom-Serbia rappresenterebbe la violazione di una intesa. Ho sentito dire questo e devo confessare che, se ciò dovesse corrispondere al vero, apprendo oggi una lezione politica: sostanzialmente l'onore politico diverge e differisce dall'onore che regola i rapporti tra gli uomini.
Se così è, questa lezione non mi interessa e comunque non intendo seguirla. Credo - e per ciò chiedo scusa per la mia evidente inesperienza - che tutto quello che sta accadendo in questo momento e che è avvenuto nel pomeriggio sia semplicemente un pretesto e cioè la ricerca di un'occasione per rappresentare solo formalmente l'adesione ad una Commissione d'inchiesta, ma nella sostanza divergere da tale adesione.
Non ne intuisco le ragioni o, meglio, posso immaginare che tali ragioni siano tutte interne allo schieramento dell'opposizione. Certo è che mal si comprende la ragione per cui, una volta raggiunto l'accordo nella fase della Commissione - un accordo concreto tanto da portare ad una sostanziale modifica del testo -, questo accordo, peraltro rispettato con riferimento al voto sui singoli articoli, non venga, poi, rispettato al momento del voto sull'intero provvedimento.
Credo - e di questo nessuno me ne voglia - che si sia in presenza di un esempio concreto di un modo di gestione della verità da parte dell'opposizione. Una verità che deve essere percorsa a tutti costi, anche oltre la verità stessa, se questa può essere mezzo di aggressione verso l'avversario politico, ovvero una verità che deve essere affermata nel suo percorso solo formale, ma che deve essere contrastata ad ogni costo quando essa stessa può aggredire gli amici politici. Vedete, ho assistito allo svolgimento dei vari passaggi che hanno portato a questa desolante - ma, vi prego di credermi, scarsamente significativa - assenza.
Si è detto sostanzialmente che non si poteva votare la Commissione di inchiesta sulla Telekom-Serbia in quanto non era stata accettata - e il presidente Bruno ha chiarito quanto tale affermazione fosse poco corrispondente al vero - da parte della maggioranza un'indagine conoscitiva sui fatti di Genova. Sul punto, consentitemi qualche piccolo approfondimento. Mi chiedo se nella realtà sia possibile un'indagine conoscitiva da parte della Camera a distanza di due-tre giorni dai fatti e quando è in pieno svolgimento la parte iniziale delle indagini che ella sa, presidente Violante, essere la parte più delicata dell'indagine stessa.
Questa interferenza con l'agire dell'autorità giudiziaria è grave proprio con riferimento ad un'indagine conoscitiva. È, invece, oggetto di un'obiezione abbastanza tenue e scolorita quando essa è di contrasto ad una Commissione di inchiesta. Ma vi è di più: vi è stato detto qui in aula, prima dal presidente Bruno e poi dagli altri colleghi della maggioranza, che non vi era un'obiezione di fondo ad un'indagine conoscitiva ma che, anzi, vi poteva essere un consenso se detta indagine si fosse allargata ad altri temi, tutti vicini all'oggetto dei fatti di Genova e tutti propri di una criminalità violenta che da ultimo ha devastato la città della lanterna. Perché siete così contrari a questa Commissione? Mi riferisco ad una Commissione che tocchi il fenomeno della criminalità, una Commissione che, forse, cercando di far capire quanto il Palazzo sia stato vicino alla piazza, possa rendere veramente il Palazzo stesso più vicino alla città.
Sempre in ordine a questa indagine conoscitiva, mi chiedo se davvero la vostra


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richiesta tenda all'accertamento di un fatto, sicuramente grave, come quello di Genova, oppure sia solo strumento di indagine rispetto ad un'altra iniziativa di tipo parlamentare che voi, sbagliando, avete assunto. Mi riferisco alla mozione di sfiducia che avete presentato nei confronti del ministro dell'interno. In altri termini mi chiedo, sotto il profilo metodologico: se avete presentato una seria mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'interno, di certo dovete già essere in possesso di quegli elementi che quella mozione vanno a sostenere. In caso contrario, non dovevate presentare quella mozione e richiedere un'indagine conoscitiva che adesso cercate di muovere sotto l'usbergo della gravità dei fatti di Genova semplicemente come strumento investigativo diretto nei confronti del ministro dell'interno ma, principalmente, nei confronti dell'operato delle forze dell'ordine che ha trovato il consenso da parte della maggioranza del popolo italiano.
E ancora... e ancora mi chiedo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania - Si ride)... quale tipo di analogia possa esserci tra l'indagine conoscitiva e la Commissione parlamentare di inchiesta, essendone diversi i fondamenti normativi.
Ma ciò che più rileva è che senso abbia, e identica è stata, in Commissione, l'obiezione formulata dal collega Bressa circa la limitatezza della Commissione parlamentare di inchiesta e della materia di pubblico interesse. Forse dimentichiamo che Commissioni di inchiesta del tutto analoghe a quella Telekom-Serbia appartengono alla storia del Parlamento.
Signor Presidente, è finito il tempo a mia disposizione?

PRESIDENTE. Sì, onorevole Palma.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. L'onorevole Boato è venuto a verificare come io abbia rispettato millimetricamente i tempi a disposizione dell'onorevole Palma, che ha appena terminato.
Prego, onorevole Boato, ha facoltà di parlare.

MARCO BOATO. Signor Presidente, il problema non erano i tempi, volevo semplicemente capire quando anch'io avrei potuto parlare (Commenti). Avendo ascoltato in religioso silenzio tanti che hanno parlato, non chiedo che abbiate religioso silenzio, ma almeno rispetto.
Presidente, nella Conferenza dei presidenti di gruppo, in cui venne discussa l'urgenza per la Commissione parlamentare di inchiesta, proposi ripetutamente ai colleghi presidenti di gruppo di maggioranza ed opposizione di scegliere la strada maestra. Essa era l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema della corruzione politica ed economico-finanziaria, che riguardasse a tutto campo le vicende del nostro paese, dicendo esplicitamente in quella sede che, dei tanti capitoli di quella vicenda, poteva benissimo costituirne uno l'ipotesi - perché è di ipotesi che ovviamente si deve trattare - che anche l'affare Telekom-Serbia, come del resto risulta dagli atti giudiziari preliminari di cui ha parlato il collega Palma poco fa, costituisse un episodio di corruzione, oltre che di falso in bilancio, di peculato e di altri eventuali reati.
I colleghi del centrodestra, e devo dire che quelli del centrosinistra non lo hanno capito, hanno proclamato tramite Berlusconi - non ancora Presidente del Consiglio dei ministri, ma leader indiscusso della Casa delle libertà - di volere la Commissione d'inchiesta su Tangentopoli all'inizio della legislatura.
Onorevoli colleghi, nella vostra prima riunione ve lo siete completamente dimenticato. Da mesi questa ipotesi, proclamata prima ancora di costituire il Governo, è scomparsa dall'orizzonte. Io ho avuto l'umiltà di votare sempre a favore - il collega Donato Bruno, che mi sta guardando in questo momento, se lo ricorda - delle ipotesi di Commissioni d'inchiesta su Tangentopoli e anche nella scorsa legislatura, quando furono oggetto di contrasto trattative, discussioni e poi nulla andò in


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porto, ho sempre votato a favore. Quindi, mi aspettavo che ci fosse un po' di coerenza e che l'opposizione di allora che la richiedeva, una volta diventata maggioranza, facesse questo ragionamento a tutto campo, immaginando che, eventualmente, anche questa vicenda diventasse un capitolo: non sono stato ascoltato.
Ho affrontato questa vicenda in sede di parere nella Commissione Affari costituzionali della Camera e, presidente Bruno, in quel momento devo darle atto della sua correttezza; tuttavia, la stessa, dall'opera delle Commissioni riunite - presiedute anche quelle da due autorevoli, ma considero autorevoli tutti gli eletti in Parlamento, presidenti appartenenti alla Casa delle libertà -, è stata espropriata del diritto-dovere di pronunziare un parere rinforzato su questa proposta di legge.
Lei, Presidente, ha inviato una lettera, che il presidente Bruno ci ha letto, molto rigorosa e molto severa al riguardo, ammonendo che mai più qualcosa del genere dovesse avvenire.
Sono intervenuto durante la discussione sulle linee generali - Presidente Casini, purtroppo lei non ha potuto ascoltare né l'intervento in sede di discussione sulle linee generali né quello odierno - dicendo che, così come è stata impostata questa Commissione, a me pare che diventerà uno strumento di condizionamento e di ricatto politico più generale ma, in particolare, nei confronti dell'allora ministro del tesoro, oggi Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e ho attirato per due volte l'attenzione dei Presidenti pro tempore dell'aula (prima dell'onorevole Fiori e oggi dell'onorevole Biondi) - anche adesso chiederei all'onorevole Vito di prestare attenzione, visto che sono l'unico deputato di opposizione che sta parlando dopo una sequela di interventi di colleghi della maggioranza - e desidero attirare adesso quella del Presidente Casini sul fatto che a me pare che la formulazione con cui è stata impostata questa inchiesta sia pericolosa sotto il profilo istituzionale. Non l'ho fatto per una cultura del sospetto, che mi fa schifo, ma l'ho fatto perché il Giornale dello scorso febbraio ha intitolato «Gli uomini dell'affaire» su Telekom-Serbia, e ci ha messo la foto del ministro del tesoro dell'epoca, oggi Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia). Non sto praticando una cultura del sospetto, perché non l'ho mai fatto in tutta la mia vita, in particolare, non l'ho mai fatto nei rapporti con persone che la pensano diversamente da me.
Sono intervenuto più volte in sede di votazione degli emendamenti, e la collega Cima, che è qui presente, ha annunciato - non ve ne siete neppure accorti perché eravate disattenti - che il gruppo dei Verdi, ma anche i Socialisti democratici italiani presenti, si asterranno su questa Commissione di inchiesta.

CESARE RIZZI. Buffoni!

MARCO BOATO. Tuttavia, colleghi, Presidente della Camera, io sono qua e tutti noi siamo qua, da un'oretta circa e forse più, a sentir richiamare da tutti con toni trionfanti, in quest'aula, un accordo, un impegno - onorevole Buontempo -, un patto, di cui noi non sappiamo assolutamente nulla; un patto che avete stipulato tra voi. Noi non ne sappiamo assolutamente nulla! In primo luogo, perché noi, se facciamo patti, li rispettiamo, e nessuno mi potrà mai dire che non abbia rispettato un patto; in secondo luogo, perché credo che, in questa materia, convenga e sia opportuno procedere con trasparenza, perché, ancora una volta, mi viene il sospetto che non ci sia grande interesse in questo Parlamento ad istituire una Commissione vera sul sistema della corruzione politica ed economico-finanziaria, a tutto campo, come qualcuno di voi, forse, fingeva di dire nella scorsa legislatura. Adesso, che avreste i numeri e avreste il nostro voto per istituirla, nessuno ne parla assolutamente più. Trovo tutto ciò davvero scandaloso.
Detto questo, Presidente, noi non abbiamo accordi da rispettare perché non li abbiamo stipulati con nessuno; noi riteniamo altrettanto scandaloso che non si


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voglia fare l'indagine conoscitiva sui fatti di Genova, perché è la prima volta, credo, nella storia del Parlamento, in cui ci si rifiuta di adottare uno strumento parlamentare di accertamento dei fatti; noi riteniamo che tutte le declamazioni che ha fatto da ultimo il collega, pur stimato, Palma, siano declamazioni prive di senso a questo riguardo, perché potete approvare con la nostra astensione, non con la nostra opposizione, la Commissione su Telekom-Serbia e, al tempo stesso, adottare tempestivamente, senza farne un'inchiesta sociologica sugli ultimi cinquant'anni, un'indagine conoscitiva sui fatti di Genova, perché tutto il mondo ne sta discutendo e i giornali italiani hanno tre, quattro, cinque, sei pagine, compresa la pagina delle lettere, tutti i giorni dedicate ai fatti di Genova, mentre il Parlamento della Repubblica non fa nulla su tali fatti per quanto concerne la propria responsabilità.
Quindi, tutto quello che volete dire su Telekom-Serbia ditelo pure. Noi non voteremo contro, ci asterremo, perché riteniamo sbagliata questa scelta, ma non vogliamo che passi neanche per l'ombra del sospetto che abbiamo qualche difficoltà a dare il via a questa Commissione. Scelta sbagliata, controproducente, contraddittoria con tutti i discorsi pomposi fatti, nella scorsa legislatura, sulla corruzione, sul sistema e dimenticati in questa. Ma non vi daremo questo alibi. Noi ci asterremo.
Però, non avrete alcun alibi per impedire l'indagine conoscitiva che abbiamo chiesto, che il Parlamento dovrebbe realizzare e che la storia repubblicana riterrebbe dignitosa e coerente con le responsabilità di chi governa e di chi, quindi, dovrebbe avere una cultura di governo e la consapevolezza che si accertano i fatti, si assumono le responsabilità nelle sedi parlamentari e non sui giornali o sulla stampa estera (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

UMBERTO RANIERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UMBERTO RANIERI. Signor Presidente, vorrei fare poche considerazioni. Prego gli onorevoli colleghi di consentirmi poche parole, a questo punto della nostra discussione. Non indulgo mai a ritorsioni, non sarebbe il caso; certamente nella vicenda parlamentare, anche recente, abbiamo assistito tante volte allo spettacolo dei banchi vuoti, anche in momenti e passaggi cruciali della storia politica italiana, come quando abbiamo votato, per esempio, la finanziaria per l'Europa.
Spero si possa, comunque, lavorare perché si affermi sempre di più una dialettica parlamentare fondata sulla partecipazione ai lavori parlamentari e sul confronto consapevole e continuo. Voi sapete che abbiamo avuto e manifestato lealmente, sin dal primo momento, un dubbio in merito all'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla vicenda Telekom-Serbia, sulla base delle argomentazioni e dei fini che emergevano dagli interventi e dalle relazioni di accompagnamento.
Nella prima fase della discussione abbiamo fatto presenti tanti aspetti della posizione espressa dalla maggioranza che non condividevamo e che non ci convincevano. E ci sembrava anche contraddittorio con la tradizione della vicenda parlamentare che una Commissione d'inchiesta nascesse su impulso della maggioranza, considerato che tale strumento è una sorta di contributo al bilanciamento delle possibilità di incidere nella vita politica parlamentare tra maggioranza ed opposizione, a vantaggio dell'opposizione.
In ogni caso, abbiamo lavorato per modificare parti ed aspetti dei testi presentati ed abbiamo apprezzato anche il lavoro svolto; ma, come l'onorevole Selva e l'onorevole Bocchino potranno testimoniare, abbiamo mantenuto sempre una preoccupazione politica su un intendimento che consideravamo preoccupante e che è riemerso, anche se nella fase convulsa e conclusiva di questa giornata parlamentare, nelle tristi considerazioni svolte dall'onorevole Buontempo. Su di esse non voglio soffermarmi perché abbiamo avuto già modo di replicare a chi ha voluto


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gettare un'ombra sulla politica estera del nostro paese ed abbiamo rivendicato, invece, la politica estera del Parlamento italiano e dei Governi italiani che, nel corso di questi anni, hanno contribuito a dare un peso ed un ruolo all'Italia nella vicenda dei Balcani.

GUSTAVO SELVA. Con il nostro voto!

UMBERTO RANIERI. Certamente, in alcuni passaggi decisivi ciò è avvenuto anche con il voto dell'opposizione di allora. Non è un pretesto, quindi, quello che ci porta a guardare negativamente, a conclusione di questa giornata, all'istituzione della Commissione; del resto, noi lavoreremo con serietà e determinazione nella Commissione perché sia fatta luce sull'intera vicenda Telekom-Serbia, come abbiamo detto in tutte le occasioni.

GUSTAVO SELVA. Bene!

UMBERTO RANIERI. Siamo convinti e persuasi, tuttavia, che essa debba lavorare - e per questo ci siamo impegnati - in un ambito che si concentri sulle questioni relative alla vicenda Telekom-Serbia e che non attenga a scelte, indirizzi e valutazioni relativi alla politica estera del Parlamento italiano e dei governi di questi anni.
Io ritengo che vi sia stata una sottovalutazione da parte della maggioranza della questione politica posta dall'onorevole Violante. Si tratta di una questione politica delicata, su cui è legittimo avere opinioni diverse, ma una cosa non è possibile fare: sottovalutare la portata della preoccupazione politica che ha portato il gruppo dei DS, l'onorevole Violante, a sollevare la questione dell'indagine conoscitiva.

GUSTAVO SELVA. È un argomento estraneo.

UMBERTO RANIERI. La Commissione si farà e noi parteciperemo, contribuendo, con la tenacia che ci caratterizza, a fare emergere la piena verità su quella questione. Ma questo non significa che non sia stato un errore non considerare appieno, con scrupolo, la questione politica che era stata posta, che ha scosso l'animo e la mente di tutti gli italiani, in queste giornate difficili, e che sarebbe un altra questione...

GUSTAVO SELVA. È un'altra questione.

UMBERTO RANIERI. ...ma non viviamo su un altro pianeta.
Ed oggi, mentre decidiamo sulla Commissione d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia, discutiamo di una questione che ha scosso tutti gli italiani e che meritava una diversa considerazione da parte vostra.

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