Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 23 del 25/7/2001
Back Index Forward

Pag. 84


...
Si riprende la discussione della proposta di legge n. 437 (ore 18,03).

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 437)

PRESIDENTE. Ricordo che questa mattina si sono esauriti gli interventi sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo 1 ed i relatori e il rappresentante del Governo hanno espresso il parere sugli emendamenti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, credo che questo emendamento sia molto importante e ritengo che possa


Pag. 85

essere in grado di far comprendere a fondo l'atteggiamento politico dell'Assemblea rispetto alla Commissione sull'affare Telekom-Serbia. In sede di Commissione affari costituzionali avevamo fatto notare come restassero ancora questioni molto importanti da chiarire nonostante il testo originario del provvedimento fosse stato significativamente modificato.

PRESIDENTE. Onorevoli deputati, il collega Bressa sta parlando ed i colleghi dell'opposizione rumoreggiano vicino a lui. Vi prego di consentirgli di esprimersi con tranquillità.
Prego, onorevole Bressa, prosegua il suo intervento.

GIANCLAUDIO BRESSA. Grazie, signor Presidente. Stavo dicendo che in sede di Commissione affari costituzionali avevamo fatto notare come restassero ancora forti elementi di ambiguità, in particolare laddove si prevede per la Commissione sull'affare Telekom-Serbia la possibilità di indagare sugli atti presupposti connessi e conseguenti all'acquisto da chiunque compiuti.
Resta a tal proposito, lo ripeto, una serie di questioni importanti che devono essere chiarite: una di queste coinvolge l'articolo 82 della Costituzione, il quale prevede che le commissioni d'inchiesta abbiano solamente finalità di tipo legislativo e di controllo. La seconda importante questione tocca invece l'articolo 96 della Costituzione, che prevede una riserva di giurisdizione per quanto riguarda i ministri: ebbene, il fatto che la Commissione sull'affare Telekom-Serbia abbia la possibilità di indagare su atti da chiunque compiuti non esclude la possibilità di indagare i ministri stessi. Sono poi coinvolti anche gli articoli 25 e 102 della Costituzione, riguardanti il giudice naturale e la funzione giurisdizionale esercitata dalla magistratura: anch'essi lasciano forti elementi di ambiguità sul fatto che questa Commissione possa indagare anche su responsabilità private.
Dall'esito del voto su questo emendamento si riuscirà a comprendere se le parole sensate e responsabili pronunciate dall'onorevole Trantino questa mattina erano solo tali o se saranno seguite dai fatti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, debbo richiamarmi all'intervento che ho svolto in sede di discussione sulle linee generali, perché in quella sede ho avuto modo di riferire ciò che ora il collega Bressa ha ripetuto. I caratteri di una commissione d'inchiesta non consentono di accertare responsabilità per le quali vi è una riserva di giurisdizione. Per questa ragione credo che l'emendamento in esame vada approvato.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il collega Sinisi ha solamente un minuto di tempo per esprimersi, in quanto interviene a titolo personale. Perché non volete cortesemente rispettare il suo diritto di esprimere le sue opinioni personali, che, essendo simbolo della libertà di espressione, sono tanto più da me gradite?
Prego, onorevole Sinisi, prosegua il suo intervento.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, ho concluso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 1.1, non accettato dalle Commissioni e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Vi prego di interrompere i brusii, perché non è giusto lavorare in queste condizioni!

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 86

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 440
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 244)

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente vorrei segnalare che non ha funzionato il dispositivo...

PRESIDENTE. Non l'avrei mai creduto! Ne prendo atto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.

GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, l'emendamento in esame riapre il problema dello scopo di questa Commissione parlamentare di inchiesta. Essa è nata certamente con intenti sbagliati, con intenti di rivincita politica...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non so voi, ma io da qui non posso sentire perché c'è troppo rumore. Vi prego, quindi, di interrompere i conciliaboli, i «pacchetti di mischia» e altre cose. Chi vuole discutere può andare fuori, se non vuole votare.
Prego, onorevole Panattoni.

GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, non mi sembra vi siano condizioni particolarmente favorevoli affinché tra noi si possano stabilire un fruttuoso raccordo ed una connessione.

PRESIDENTE. Onorevole Panattoni, le condizioni non favorevoli sono poste - lo devo dire per non far parzialità - da coloro che fanno parte della minoranza e che avrebbero il dovere di ascoltare le sue argomentazioni. Li prego, quindi, di metterci in condizione di ascoltare, perché io intendo ascoltare.
Prego, onorevole Panattoni.

GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, stavo dicendo che questa Commissione è nata con intenti sbagliati, di rivincita politica e di attacco alla nostra politica estera. Il modo con il quale essa è stata proposta, infatti, rivela che il verdetto della maggioranza era già stato scritto: tutto era chiaro e la Commissione doveva solo ratificare.
È vero che il lavoro svolto dalle Commissioni è stato positivo; molte nostre richieste sono state accolte perché di assoluto buon senso e perché hanno riportato questa Commissione alla sua coerenza istituzionale.
Per noi questa Commissione di inchiesta non è affatto scomoda: non abbiamo nulla da nascondere, ma esigiamo che sia giusta, che operi nel modo corretto e che porti sul tappeto i problemi reali che dobbiamo discutere e non le immaginazioni di una maggioranza in cerca di rivincita.
D'altra parte, le rassicurazioni della maggioranza ascoltate in quest'aula non mi sono sembrate molto decisive. Anche nella discussione sulle linee generali l'impostazione originaria è emersa con chiarezza: un attacco al Governo di centrosinistra e alla nostra politica nei Balcani, con il pretesto di una transazione commerciale, tra l'altro neanche di grande rilevanza. Stiamo parlando di cose relativamente piccole delle quali si presumono effetti estremamente grandi: questa mi sembra già una speculazione, anche dal punto di vista quantitativo.
Aveva ragione l'onorevole Violante a porre un problema politico, un problema serio e di riflessione. Del resto, anche nell'ultima riunione del Comitato dei nove, che si è svolta solo mezz'ora fa (e non tre giorni fa!), si è prospettato lo stesso problema. Una parte della maggioranza ha chiesto e posto come oggetto delle indagini proprio la politica estera del Governo. Ciò mi sembra del tutto inaccettabile, dopo


Pag. 87

che la Commissione di inchiesta era stata ricondotta faticosamente alle sue vere origini.
Il lupo - in questo caso la destra - qualche volta può anche perdere un po' di pelo o far finta di perderlo, ma certamente non ha perso il vizio e ciò è grave, perché la credibilità di questo Governo diventa sempre più precaria.
Tuttavia, il problema, a questo punto della vicenda, mi sembra quasi superato: questa Commissione è diventata del tutto inutile, non si capisce perché istituirla.
Vi è un'altra contraddizione che mi sembra importante sottolineare. Il Governo, nella sua proposta di riforma del diritto societario, ha rivisto alla radice le responsabilità del falso in bilancio. Questo farà saltare il processo di Torino, come ha rilevato Tinti, il pubblico ministero incaricato dell'indagine su Telekom-Serbia. Siamo al paradosso assoluto di un Governo che cancella la sede di indagine istituzionalmente propria e priva la magistratura della possibilità di operare. Contestualmente, sostituisce la magistratura con una Commissione di inchiesta parlamentare. Mi pare francamente un paradosso inaccettabile, una contraddizione tutta interna alla maggioranza che sarebbe bene risolvesse contraddizioni del genere prima di esportarle in Parlamento. Ciò la dice lunga sull'impostazione di questo Governo. Sta introducendo un controllo politico su ogni atto significativo, sta espropriando le istituzioni delle loro funzioni, modifica le norme per tutelare interessi (si potrebbero citare molti casi in proposito). Credo che i veri democratici siano preoccupati del rischio che la democrazia sembra correre in questo inizio di legislatura. Crediamo e speriamo che si torni ad un corretto uso della vita parlamentare, nell'interesse del paese e non di qualche interesse forte in palese conflitto con interessi di carattere più generale.
Concludo dicendo che questa Commissione d'inchiesta è inutile e costosa, dato che impegna risorse preziose addirittura per due anni. Per verificare queste vicende occorre ricorrere alla magistratura, non al Parlamento. Occorre mettere la magistratura in grado di lavorare senza vincoli e senza intralci di parte, come sta succedendo con i provvedimenti che questo Governo sta prendendo. Ne guadagnerà la democrazia e tutto il paese, e anche la funzionalità del Parlamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, ho presentato il mio emendamento 1.2 insieme alla collega Cima ponendo una questione specifica che si inquadra, però, anche in termini più generali. Vorrei ricordare - l'ho fatto già durante la discussione sulle linee generali - che nella Conferenza dei capigruppo avevo proposto che la questione Telekom-Serbia diventasse un capitolo dell'istituenda (o di una istituenda, dal nostro punto di vista) Commissione sul sistema di corruzione sia di carattere politico sia di carattere economico-finanziario. Per me è stato singolare che, dopo aver iniziato la legislatura con richieste di istituire una Commissione su Tangentopoli da parte della maggioranza di centrodestra e con la disponibilità dell'opposizione di centrosinistra a istituire la Commissione sul sistema della corruzione, poi, nessuno ne abbia più parlato.

PRESIDENTE. Onorevole Boato, devo dirle che, secondo le tabelle dei tempi fornitemi, il gruppo misto ha esaurito il tempo a disposizione. Perciò la lascio concludere, ma brevemente.

MARCO BOATO. Purtroppo c'è stato un cambio di Presidenza: avevo già parlato con il Presidente Casini preannunciandogli che le altre componenti del gruppo misto non sarebbero intervenute e che avrei attinto ai minuti a disposizione per le dichiarazioni a titolo personale. Il Presidente Casini mi aveva assicurato che ciò sarebbe stato pacifico.

PRESIDENTE. Non dubito della sua parola. Dunque lei mi dice che vi era una deroga presidenziale...


Pag. 88

MARCO BOATO. Non parlo di una deroga, mi riferisco ai minuti consentiti per intervenire a titolo personale. Adesso, però, è trascorso un minuto inutilmente, perciò la prego di non computarlo.
Dicevo che né il centrodestra, che ha proposto la Commissione su Tangentopoli, né, mi pare, il centrosinistra, hanno più coltivato l'ipotesi della Commissione sul sistema della corruzione.
Si parla di corruzione, si parla di tangenti. Si sta indagando a livello di magistratura per reati di questo tipo: falso in bilancio, peculato e corruzione. Improvvisamente, dopo due mesi, silenzio assoluto su tutto. Si fa solo la Commissione d'inchiesta su Telekom-Serbia.
Ho detto, nella discussione sulle linee generale svoltasi l'altro giorno, che un ministro dell'epoca (il ministro Dini) è stato chiamato in causa esplicitamente; un sottosegretario dell'epoca è stato chiamato in causa (mi riferisco a Fassino); un ministro dell'epoca, poi, è stato chiamato in causa in filigrana nel testo originario della proposta di legge, anche se adesso il titolo è emendato, ma l'emendamento non è sufficiente.
Il quotidiano il Giornale del 17 febbraio 2001 l'ha reso esplicito, pubblicando le foto degli uomini della Kfor: tra queste c'è quella di Carlo Azeglio Ciampi, all'epoca, nel 1997, ministro del tesoro.
Concludendo, signor Presidente, mi rivolgo a lei come Presidente pro tempore - come ho fatto con il Vicepresidente Fiori nella seduta di lunedì - per pregarla di riferire al Presidente della Camera dei deputati, a cui ho già preannunciato la questione, la mia e la nostra preoccupazione che in questo, da chiunque compiuto, sia indirettamente - e ne Il Giornale, esplicitamente con tanto di foto - compreso l'attuale Presidente della Repubblica, all'epoca ministro del tesoro.
Il mio timore non è l'accertamento della verità, perché anche nella scorsa legislatura votavo sempre a favore dell'istituzione di Commissioni di inchiesta su Tangentopoli, ma che questa Commissione - e concludo - diventi un improprio strumento di condizionamento e di ricatto nei confronti dell'attuale Presidente della Repubblica (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Consegno a lei questa preoccupazione e, tramite lei, anche al Presidente della Camera (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boato. Sia certo che questa preoccupazione è nel cuore di tutti, per evitare cose che non si devono fare.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento Boato 1.2, così come abbiamo votato a favore dell'emendamento Soda 1.1.
Come lei vede si sta sviluppando una discussione su questi primi emendamenti e nel corso degli interventi si trattano degli argomenti generali: allora anch'io mi permetto di svolgere pochi ragionamenti di ordine generale.
Noi, per costume e anche per cultura, siamo molto restii a votare contro una proposta di legge che istituisce una Commissione parlamentare d'inchiesta e, in ogni caso, siamo del tutto estranei ad una logica che prevede la subordinazione del voto su una Commissione d'inchiesta ad un'altra qualsiasi questione, posta nella discussione. E siamo ancor più contrari all'idea che si possa procedere in queste due prossime giornate, quelle di stasera e di domani, a discutere di argomenti che non sono collegati fra di loro, ma nei quali è ben rintracciabile una gerarchia che, comunque, non condividiamo.
Siamo contrari all'idea - che in qualche modo traspare dagli interventi di alcuni colleghi del centrosinistra, in primo luogo da quella del presidente di gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, l'onorevole Violante - secondo la quale la richiesta di dimissioni del ministro dell'interno sarebbe una variabile dipendente dallo svolgersi della discussione e delle votazioni, sia sulla questione che riguarda la Telekom-Serbia sia sulla questione che


Pag. 89

riguarda l'avvio di una indagine conoscitiva.
A maggior ragione, sull'indagine conoscitiva sulle violenze che sono state perpetrate a Genova nei giorni 20 e 21 scorsi ai danni dei pacifici cittadini e cittadine, noi condurremo una battaglia strenua, dentro e fuori le aule parlamentari, perché nessuno può cancellare ciò che oramai è di pubblico dominio, cioè che ci sono state delle gravissime violazioni, per non parlare di sospensioni, dello Stato di diritto nel nostro paese.
Colleghe e colleghi del centrodestra, non si può essere garantisti a singhiozzo: se vi è anche un solo personaggio, una sola persona - qualsiasi reato egli abbia commesso - che, rinchiusa in un ufficio di polizia, subisca i trattamenti che hanno subito centinaia di persone, la vostra indignazione dovrebbe levarsi esattamente come la nostra, se foste veramente garantisti.
Ma voi non siete garantisti...

SERGIO COLA. Stalin era garantista!

RAMON MANTOVANI. ...voi avete una cultura da Stato di polizia, perché anche voi vi state opponendo (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD-CDU Biancofiore, Lega nord Padania e misto-Nuovo PSI) surrettiziamente alla possibilità che venga disposta un'indagine conoscitiva, perché avete la coscienza sporca...

FRANCO CARDIELLO. È la tua la coscienza sporca!

RAMON MANTOVANI. ...e perché volete coprire le malefatte delle vostre forze dell'ordine. Infatti, in questo caso, quando compiono quei misfatti, non sono le forze dell'ordine della Repubblica italiana, ma sono strumenti di parte, che voi avete usato in questo modo (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale: Trinariciuto!).
Concludo, signor Presidente, rimandando alla dichiarazione di voto finale le nostre considerazioni su questo provvedimento e per rimandare ad una battaglia parlamentare la nostra posizione sull'avvio dell'indagine conoscitiva, battaglia che, come ho detto e ripeto, condurremo in questa sede e fuori di qui (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Vi prego di evitare gli aggettivi offensivi gli uni nei confronti degli altri, non credo che sia una buona cosa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, è difficile intervenire dopo questa lezione sulle garanzie e sui diritti di libertà che proviene da quei banchi e da quegli uomini, da coloro che - come dire - oggi paiono fuori dalla storia, in quanto sono i rottami di una delle ideologie che più pesantemente hanno distrutto la libertà e la vita degli uomini (Commenti dei deputati del gruppo misto-Comunisti italiani).
Ma, signor Presidente, volevo porle una questione "tra virgolette" più leggera che riguarda il regolamento. Poco fa, non me ne voglia il collega Boato, egli ha annunciato di attingere al tempo per gli interventi riservati a titolo personale e lei ha concesso che ciò avvenisse, con un'interpretazione del regolamento - a mio modo di vedere - totalmente errata e, peraltro, lesiva dei diritti di altri. Perché, signor Presidente, il tempo destinato agli interventi a titolo personale è quello che viene correttamente concesso a quei deputati che devono esprimere opinioni in dissenso o divaricate rispetto a quelle che sono, invece, le indicazioni che provengono dal loro gruppo di appartenenza.

PRESIDENTE. Non è così!

ROBERTO MENIA. Sostanzialmente è così, Presidente!
È singolare, allora, che il presidente di un gruppo, quando finisce il tempo destinato al suo gruppo, invada la sfera che sarebbe invece riservata al diritto di altri


Pag. 90

deputati di esprime liberamente le proprie opinioni, andando a conculcare un diritto che è di tutti.
Dubito che, nella precedente legislatura, il Presidente della Camera dei deputati sarebbe stato così liberale nei confronti dell'opposizione. Ma la invito, Presidente, a rivedere questa interpretazione, che crea un precedente pericoloso soprattutto perché, ripeto, apre indiscriminatamente le porte all'utilizzo improprio di tempo che è riservato, invece, a chi vuole esprimere coscientemente delle opinioni diverse dal suo gruppo e il gruppo Misto ha ampiamente abusato del tempo che allo stesso era stato concesso.

PRESIDENTE. Non sono solito dare lezioni regolamentari, ma nemmeno riceverne. L'attuale regolamento non prevede la figura del dissenziente; esiste la figura del deputato che si esprime a titolo personale, non necessariamente in dissenso. Avendo fatto parte dell'opposizione per tanti anni, ho usato queste regole e le stesse sono state applicate tutte le volte che è stato necessario (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Verdi-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, riprendo alcune considerazioni che ho già svolto. Questa è l'ultima occasione che l'aula ha di evitare un precedente molto grave. Stiamo per dare vita ad una Commissione di inchiesta ed io ritengo che tale istituzione sia opportuna. Però, nel momento in cui diamo vita ad una Commissione d'inchiesta, dobbiamo garantire che questa venga istituita secondo lo spirito e la lettera della nostra Costituzione.
Io ripeto alcune affermazioni che ho fatto in precedenza, perché vorrei si prestasse attenzione all'oggetto della votazione che stiamo per effettuare. L'articolo 82 della Costituzione prevede limiti precisi per le Commissioni di inchiesta, le finalità sono esclusivamente di tipo legislativo e di controllo.
Se non eliminiamo l'inciso «da chiunque compiuti», diamo la possibilità a questa Commissione di indagare sostituendosi alla magistratura, di indagare responsabilità di privati e responsabilità di ministri. Non è una questione che riguardi la maggioranza o l'opposizione, è una questione che riguarda la Costituzione repubblicana: l'articolo 96 della nostra Costituzione prevede una riserva di giurisdizione. Leggerò il testo dell'articolo 25, comma 1, della Costituzione così siamo tutti al corrente: «Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge»; l'articolo 102, comma 1, della Costituzione dice: «La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario».
Se manteniamo inalterato il testo del comma 1 dell'articolo 1, violiamo questi principi fondamentali. E non è una cosa di poco conto; esaminate gli atti di altre Commissioni parlamentari, a cominciare dalla prima, importantissima Commissione, che ha affrontato il problema della possibilità di indagare le responsabilità personali: mi riferisco a quella sul Vajont. Leggete le conclusioni condivise dal presidente di quella Commissione e, unitariamente, da tutti i senatori ed i deputati che si espressero in quell'occasione: non si possono indagare responsabilità di privati cittadini.
È un tema di una delicatezza assoluta; se non eliminiamo l'espressione «da chiunque compiuti», commettiamo un precedente di gravità inusitata. Non è un fatto che riguardi la maggioranza o l'opposizione, è un principio che riguarda il Parlamento e i diritti fondamentali di tutti i cittadini italiani. Facciamo attenzione!
Io sono favorevole all'istituzione delle Commissioni d'inchiesta, non mi opporrò mai ad una Commissione di inchiesta; però, esse devono essere istituite secondo i principi fondamentali della nostra Costituzione.
L'articolo 1 della proposta di legge in esame non rispetta i principi fondamentali della nostra Costituzione. E se lo approviamo così com'è, sarà una scelta politica


Pag. 91

gravissima (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Onorevole Bressa, lei ha posto un problema di carattere costituzionale e giuridico al quale sono anch'io affezionato, per tendenza e forse anche per professione.
Lei avrebbe ragione se all'articolo 1 fosse scritto che si svolgono indagini sui reati; nel testo dell'articolo si dice: «atti presupposti, connessi e conseguenti all'acquisto, da chiunque compiuti». Quindi si parla di atti, non di reati; e gli atti possono essere compiuti in termini operativi, politici, amministrativi e non, quindi, per fatti su cui è coinvolta e prevalente l'attività dell'autorità giudiziaria.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.2, non accettato dalle Commissioni e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 437
Votanti 436
Astenuti 1
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 187
Hanno votato
no 249).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Piscitello 1.3.
Onorevole Piscitello, accede all'invito a ritirare il suo emendamento 1.3?

RINO PISCITELLO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, prima di entrare nel merito, e assolutamente non per discutere la sua interpretazione, mi permetto di ricordarle che, se l'inchiesta fosse servita non ad evidenziare reati, ma a valutare atti, sarebbe stata sufficiente un'indagine conoscitiva. Non lo dico a lei, lo dico ai colleghi.
Io credo che, se vengono istituite Commissioni d'inchiesta, esse servono evidentemente ad accertare responsabilità non politiche, perché in tal caso si avvierebbe un'indagine conoscitiva, ma responsabilità anche a livello penale, tant'è vero che la Commissione d'inchiesta ha i poteri della magistratura.

PRESIDENTE. I poteri ed i limiti. Di conseguenza, scusi se glielo dico, dobbiamo stare attenti su questo, perché noi dobbiamo avere non un rispetto ossequioso verso la magistratura, ma un rispetto per la sua indipendenza. La magistratura ha una competenza, che è stata giustamente ricordata come esclusiva, dal punto di vista delle affermazioni delle responsabilità.
Per quanto attiene alla valutazione degli atti, ritengo giusto che la Camera si ponga i problemi, ma anche che il Presidente dica che se ci fossero questioni di carattere costituzionale, anzi incostituzionale, sarebbe suo dovere sollevarle.
Quindi, le ripeto, la Commissione indaga sugli atti che possono essere politici, ma anche amministrativi o fisici, i quali hanno una rilevanza esclusivamente di carattere politico.

RINO PISCITELLO. Il punto sollevato nel mio emendamento 1.3 - e per il quale vi è una riformulazione, sulla quale vi è stata, prima che si verificasse questa situazione, un'intesa oggettiva perché è stata scritta a più mani -, è legato al fatto - che il centro sinistra in quest'aula ha più volte rilevato - che le motivazioni in base alle quali è stata proposta la Commissione d'inchiesta rappresentano, di fatto, sentenza della stessa Commissione. La dimostrazione che vi è un pregiudizio forte nella proposta di legge di istituzione di una Commissione d'inchiesta di iniziativa degli onorevoli Selva ed altri è fornita da alcuni elementi che vorrei illustrare.


Pag. 92

Il primo è rappresentato dal titolo stesso della proposta di legge che, prima delle modifiche che il centrosinistra ha di fatto imposto alla Commissione, recitava «Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla affare Telekom-Serbia e sulle responsabilità dei governi durante la XIII legislatura». Poi, all'interno della relazione, si diceva che l'Italia, guidata dalla maggioranza del centrosinistra, negli anni fra il l996 e il 2000 ha adottato il sistema del doppio binario: ufficialmente rispettava i patti con gli altri partner della NATO, sottobanco favoriva invece il dittatore Milosevic. Questa, di fatto, è una sentenza scritta nella relazione alla proposta di legge con cui si chiede una Commissione di inchiesta.
In più, in moltissimi interventi nelle Commissione esteri e trasporti riunite, sono stati fatti i nomi di ministri dei governi della scorsa legislatura. Sono stati chiamati in causa il ministro degli affari esteri, i sottosegretari degli affari esteri, ma, di fatto, è stato chiamato in causa anche il ministro del tesoro dell'epoca.
Siccome autorevoli colleghi hanno detto che questo non è avvenuto, vorrei citare questo episodio in modo preciso, perché l'onorevole Selva ha affermato in quest'aula di non avere mai evocato la figura del ministro del tesoro dell'epoca, oggi Presidente della Repubblica. Nella seduta del 6 marzo scorso - era un'altra legislatura, ma sono passati appena quattro mesi -, nella discussione sulla mozione presentata dal Polo sulla stessa questione, il collega Selva ha affermato che sulla vicenda sono chiamati in causa, in prima persona, il ministro degli esteri e il ministro del tesoro. E ancora, prosegue il collega Selva: «appare fuori da qualsiasi credibilità che il ministro degli esteri e il ministro del tesoro non sapessero assolutamente nulla». E ancora: «non potevano non sapere; erano tenuti a sapere; sicuramente sapevano». Sono atti parlamentari - li ho presi da un dossier degli uffici - nei quali il collega Selva, prevedendo la vittoria del Polo, del centrodestra - e questo è suo motivo di merito -, diceva che avrebbe chiesto la Commissione d'inchiesta una volta diventati maggioranza. Non dovrebbe essere così: le maggioranze non dovrebbero chiedere le Commissioni d'inchiesta. Ma sono saltate molte cose...

PRESIDENTE. Onorevole Piscitello, la prego di concludere.

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, mi avvio a chiudere, ma c'è un periodo in cui anche lei stesso mi ha interrotto.
Ritengo che sul mio emendamento 1.3 (che, signor Presidente, se lei mi consente, ritirerò alla fine della discussione, perché se lo facessi adesso non potrebbero intervenire i colleghi: diciamo che sto valutando la decisione), sia molto importante discutere.
Questo emendamento rappresenta esattamente la cartina di tornasole con la quale vogliamo verificare se esista un pregiudizio - che comunque sussiste - e se siate disponibili almeno a riconoscere che non rientra tra i compiti della Commissione valutare politicamente gli atti di politica estera compiuti dai Governi in carica all'epoca dei fatti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ranieri, che interverrà a titolo personale poiché il gruppo dei Democratici di sinistra ha esaurito il tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.

UMBERTO RANIERI. Signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione?

PRESIDENTE. Onorevole Ranieri, ha a disposizione un minuto, ma lei possiede la straordinaria dote della sintesi.

UMBERTO RANIERI. Signor Presidente, questo emendamento si propone di ricondurre il lavoro della Commissione in un ambito più idoneo a quelli che sono i suoi compiti.
L'onorevole Soda ha già ricordato quanto fosse inaccettabile l'idea di mettere in piedi una Commissione d'inchiesta per sindacare scelte e indirizzi di politica


Pag. 93

estera decisi dal Parlamento italiano e portati innanzi dai Governi precedenti.
Non siamo stati noi ad inventarci questo punto; si è sostenuto, nella sostanza, che il lavoro della Commissione di inchiesta dovesse ruotare attorno alla ricerca di argomenti a sostegno di una tesi arbitrariamente ed impropriamente assunta. Una tesi secondo la quale l'operazione Telekom-Serbia non sarebbe stata altro che un'operazione consapevolmente mirata a rinforzare il potere del regime di Belgrado.
Non ho il tempo per sviluppare tutto il ragionamento ma ho già avuto modo di prendere la parola nella seduta di ieri. Non so se l'Assemblea confermerà il lavoro emendativo compiuto, non so se emergerà nella maggioranza una più netta ed esplicita assunzione di responsabilità circa gli intenti della Commissione ed i suoi ambiti. Su questo punto ancora non ci siamo malgrado lo sforzo compiuto dall'onorevole Trantino; il centrosinistra che ha governato l'Italia è interessato più di altri...

PIETRO ARMANI. È solo un minuto (Commenti dei deputati di Alleanza nazionale)!

UMBERTO RANIERI. ...a che sull'operazione Telekom-Serbia si faccia luce. Non possiamo accettare l'emergere di una volontà tesa a trasformare la Commissione d'inchiesta in una clava sulla politica estera dei Governi di centrosinistra.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, ho già detto che non è legittima una Commissione di cui non siano definiti i limiti delle responsabilità che possano essere accertate.
Signor Presidente, vorrei suscitare la sua curiosità intellettuale ed introdurre anche un argomento a sostegno delle cose che ha già detto il collega Bressa.
C'è un paragrafo ad hoc - relativo ad un commento alla Costituzione - scritto dal professor Alessandro Pace. Tale paragrafo afferma che, non solo non è legittimo istituire delle Commissioni di inchiesta sulle responsabilità - anche penali - di ministri e di privati cittadini, ma anche che non è possibile nemmeno istituire Commissioni che, strumentalmente, vogliano realizzare un'individuazione di queste responsabilità.
Faccio presente all'Assemblea che esiste un'autorevole dottrina la quale afferma che neanche l'accertamento sugli atti, se finalizzato a quelle responsabilità, è consentito ad una Commissione d'inchiesta (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pasetto, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto.

GIORGIO PASETTO. Signor Presidente, intervengo soltanto per sottolineare come l'emendamento Piscitello 1.3 faccia luce sull'insieme delle questioni contenute nell'articolato riferito alla proposta di legge del collega Selva.
Con tale emendamento si chiarisce che la Commissione vuole e deve accertare la verità dei fatti; non può essere una Commissione con valore di carattere pregiudiziale, secondo quanto risulta da alcune affermazioni contenute, oltre che nella relazione, nello stesso articolato. Pertanto, l'impianto complessivo del provvedimento si pone in contrasto con i principi costituzionali, poichè teso ad affermare e a condannare prima ancora dell'accertamento dei fatti. Si tratta quindi di un emendamento sostanziale e da questo punto di vista vorrei fare due sole notazioni. La prima: il lavoro della Commissione e dei relatori, ai quali va dato atto di uno sforzo di comprensione, mette in luce la debolezza della proposta del collega Selva.
Inoltre, signor Presidente...

PIETRO ARMANI. Basta!


Pag. 94

GIORGIO PASETTO. ...gli emendamenti dei colleghi della Lega (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale) - non so se il tempo a mia disposizione sia esaurito - nonché l'intervento del capogruppo della Lega sono la dimostrazione che la cultura di fondo, la visione di fondo resta quella dell'impianto sostanziale di tale provvedimento.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, vista la fase delicata delle votazioni, le chiedo di procedere al controllo delle schede di votazione.

PRESIDENTE. Dispongo che i deputati segretari compiano gli opportuni accertamenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Onorevole Piscitello, insiste per la votazione dell'emendamento?

RINO PISCITELLO. Signor Presidente, c'è stata la richiesta di un invito al ritiro dell'emendamento dietro una riformulazione compiuta dalle Commissioni. Accetto l'invito ma faccio presente al relatore che, in relazione all'emendamento 2.6 delle Commissioni, sono stati presentati due subemendamenti da parte di uno dei gruppi della maggioranza, cioè la Lega nord Padania, che chiedono l'eliminazione di quel passaggio. Chiedo, quindi, ai relatori di confermare il parere negativo in merito perché a ciò è legato il ritiro del mio emendamento 1.3.

ITALO BOCCHINO, Relatore per la maggioranza per la IX Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ITALO BOCCHINO, Relatore per la maggioranza per la IX Commissione. Signor Presidente, preannuncio il parere contrario su tali subemendamenti.

PRESIDENTE. Sta bene, l'emendamento dell'onorevole Piscitello è pertanto ritirato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto, a titolo personale, l'onorevole Rognoni. Ne ha facoltà.

CARLO ROGNONI. Signor Presidente, faccio una rapidissima dichiarazione di voto in merito all'articolo 1.
Penso proprio che la maggioranza se lo voterà da sola.

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione per la dichiarazione di voto anche per lei è di un minuto.

CARLO ROGNONI. Sì, signor Presidente, dirò pochissime cose. Mi pare che l'articolo 1 centri la ragione stessa della Commissione. Ci fa piacere che, grazie al lavoro delle Commissioni permanenti, III e IX, la maggioranza sia stata folgorata sulla «via dell'aula».
Tuttavia, a questo punto viene spontanea una domanda. Ha ancora senso tenere in piedi una Commissione bicamerale di inchiesta, con tutte le spese e gli impegni che essa comporta? È giustificato il ricorso a uno strumento parlamentare così serio, impegnativo e autorevole per accertare fatti relativi ad una sola transazione economica internazionale? E ciò quando la magistratura di Torino sta indagando su ipotesi di falso in bilancio riferite all'affare Telekom-Serbia, ammesso che dopo la vostra azione parlamentare il reato di falso in bilancio trovi ancora ipotesi di applicazione concreta (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). In occasione della discussione generale...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Rognoni ma il tempo a sua disposizione è esaurito.
Ho imparato che c'è un modo con il quale si recidono non le buone argomentazioni ma le necessità del tempo. Questo non l'ho mai fatto!


Pag. 95

IGNAZIO LA RUSSA. Andiamo, Presidente!

PRESIDENTE. Ritengo si debba fare perché si sta dando vita ad un modo di comportarsi con la Presidenza (Commenti di Alleanza nazionale) che non è molto regolare.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva. (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 401
Astenuti 20
Maggioranza 201
Hanno votato
sì 252
Hanno votato
no 149)

Prendo atto che l'onorevole Tarditi non ha potuto partecipare alla votazione perché impegnato nell'operazione di verifica delle schede.

Back Index Forward