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TESTO AGGIORNATO AL 26 LUGLIO 2001
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, come lei sa, abbiamo avanzato anche stamattina una richiesta nei confronti dei colleghi della maggioranza in ordine ai reali intenti. Lei era in aula stamattina, ho visto che ha seguito tutta la seduta. Ho ascoltato il dotto intervento del collega Trantino e devo dire di non essere riuscito a seguire tutte le argomentazioni; è difficile capire bene se sia stato manifestato o meno un intento di adesione a quanto avevo detto. In ogni caso, il tema si sarebbe sviluppato nel corso della seduta. Ho sentito anche le dichiarazioni del presidente La Russa, però devo rilevare che oggi pomeriggio la situazione ha avuto una modifica radicale, perché in Commissione affari costituzionali i colleghi della maggioranza si sono rifiutati di accogliere la nostra richiesta di una rapida indagine conoscitiva sui fatti di Genova e sulle connesse responsabilità politiche.
Ciò è particolarmente significativo e lo dico a tutti perché, praticamente, la maggioranza chiede di istituire una Commissione di inchiesta che ha gli aspetti di equivocità di cui ho parlato stamattina e respinge la richiesta di avviare una breve indagine conoscitiva su fatti che hanno commosso, a torto o ragione, l'opinione pubblica nazionale ed internazionale.
Lei comprende, signor Presidente, che noi non possiamo dare alcuna forma né di consenso né di beneplacito nei confronti di questo tipo di comportamento, perché se diverso fosse stato il comportamento della maggioranza, nel senso di consentire
un'indagine conoscitiva rapida, diverso sarebbe stato il nostro atteggiamento in ordine a questa materia, per quanto restino elementi di scetticismo sulle finalità.
Quello che è accaduto oggi in Commissione affari costituzionali appare come un comportamento che, in ordine alle decisioni politiche, ha aspetti di arroganza non tollerabili e aspetti di ingiustizia nei confronti della collettività nazionale.
Colleghi, vorrei che fosse chiara una cosa: voi avete letto oggi il Corriere della sera o la pagina dell'Avvenire relativamente ai fatti di Genova. C'è una quantità di persone e di famiglie italiane che vuole sapere con chiarezza che cosa sia accaduto, quale sia stata la responsabilità politica, se è vero o meno che nelle caserme i ragazzi sono stati costretti a dire «viva il duce». È chiaro? Nella Repubblica italiana (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
LUCIANO VIOLANTE. Colleghi, guardate che vi state pestando la coda. Lasciate perdere.
Stavo dicendo: se è vero. Stavo dicendo questo. Perché queste sono cose che stanno colpendo non gli estremisti, non i potenziali o effettivi terroristi, che erano pure lì, ma migliaia di famiglie italiane che scrivono al Corriere della sera, all'Avvenire e che inviano e-mail a tutti e, quindi, credo anche a voi. Lo sapete questo? Negare che il Parlamento si impegni a conoscere rapidamente quello che è accaduto e per quali responsabilità politiche vuol dire creare un solco tra il palazzo e la città, vuol dire creare un solco fra quest'istituzione e la società civile, perché quel pezzo di società civile non ottiene una risposta da qui. Lo dico, colleghi, perché tutti siamo preoccupati per quello che può succedere alla violenza giovanile se non diamo una risposta chiara. La ragazza o il ragazzo che, come diceva oggi una lettera al Corriere della sera, si è sentito malmenato violentemente e non ha una risposta su come sono andate le cose, se ci sia stato o meno un abuso, se ci sia stata o meno una responsabilità politica, riceve un invito soltanto dall'altra parte.
Noi rischiamo, colleghi - e su questo richiamo la vostra attenzione -, di gettare una parte della generazione giovanile nelle braccia dell'eversione, che è presente: è una responsabilità politica grave, perché queste cose le abbiamo già viste nel nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)! Voi state rifiutando di segnare il solco tra i violenti e coloro che violenti non erano! Questo è particolarmente grave!
L'atteggiamento della maggioranza è grave per questo motivo. Perciò, lo anticipo, in queste condizioni voteremo contro il provvedimento per l'istituzione della Commissione d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia, perché le cose siano chiare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Applausi polemici dei deputati del gruppo di Forza Italia), e chiediamo che venga eliminata ogni valutazione strumentale del rapporto tra presentazione della mozione di sfiducia e richiesta di indagine conoscitiva.
Signor Presidente, è stato un fatto di lealtà, perché saremmo stati sleali se avessimo soltanto presentato una richiesta di indagine conoscitiva e alla fine avessimo presentato la mozione di sfiducia. Noi non abbiamo chiesto la calendarizzazione della mozione di sfiducia - cosa che potevamo fare immediatamente - ma l'avvio di una indagine conoscitiva: questa richiesta ci è stata respinta. Mi pare che il comportamento sia assolutamente inaccettabile non nei nostri confronti ma nei confronti della società italiana prima di tutto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, apprezzerei l'intervento del presidente Violante se i fatti si fossero verificati così come da lui enunziati, ma nell'ufficio di presidenza della I Commissione, terminato 5 minuti fa, è avvenuto esattamente il contrario di quello che lui ha detto. Probabilmente è male informato da coloro che lo consigliano, perché abbiamo rinviato a domani mattina, alle 8,30, la conclusione del dibattito sull'indagine conoscitiva. Quindi, non è stata presa nessuna decisione e si sono esclusivamente apprezzate le posizioni dell'opposizione e della maggioranza.
Debbo dire che vi è stato un momento in cui il collega Anedda ha proposto una Commissione di indagine conoscitiva di tutto il fenomeno, ritenendo che la vicenda del G8 di Genova rappresenti soltanto la punta dell'iceberg di un grosso problema, e poiché il tema della violenza in Italia è un problema passato, presente e sicuramente futuro, ha proposto che questa Commissione potesse allargare le indagini a tutto campo per valutare eventualmente i fatti ed i comportamenti sia di quanto avvenuto a Genova sia di quella che è la delinquenza - perché di questo si tratta -, che è già esistente e che potrebbe verificarsi in futuro. Su questo vi stato un diniego da parte della onorevole Soda.
Dunque - insisto -, la decisione non è stata presa, perché non avevamo elementi in relazione alle eventuali mozioni presentate. Infatti, qualche esponente dell'opposizione - in particolare, l'onorevole Bianco - ha prospettato la possibilità di ritiro della mozione o, quanto meno, di conoscere meglio le posizioni politiche dei vari gruppi sulla mozione, e personalmente ho insistito nel far loro presente che la mozione era stata invece presentata al Senato. Successivamente, dalla riunione dei presidenti di gruppo è emerso che quella mozione verrà discussa al Senato della Repubblica venerdì della prossima settimana.
Questi sono i fatti! La retorica cui faceva riferimento il presidente Violante è una retorica che potremmo sviluppare tutti in questa sede, perché ci sono un morto, un militare ferito, un disastro che colpisce tutti i parlamentari. Non abbiamo bisogno di lezioni da parte dell'onorevole Violante (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
GIUSEPPE PETRELLA. Fate la Commissione, allora! Non è retorica!
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Siamo consci dei fatti verificatisi e ne comprendiamo la gravità ma vogliamo solo sapere se il processo al ministro debba essere fatto prima di conoscerli. Questa è la domanda posta da parte della maggioranza nell'ufficio di presidenza della prima Commissione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Riteniamo, al di là di delle competenze specifiche - che tipo di mozione viene presentata in Assemblea e che indagine conoscitiva viene richiesta in Commissione - di aver cercato di approfondire l'argomento al fine di sapere se con la mozione si vuole arrivare a una sentenza precostituita - quindi l'indagine a poco può servire - e se l'indagine ha la finalità riconosciuta da tutti i componenti della Commissione affari costituzionali, sia della maggioranza che dell'opposizione, perché in un altro clima sicuramente gli atteggiamenti sarebbero stati diversi.
È stato detto di riunirci domani mattina alle 8,30 per permettere che ognuno, fatte le dovute verifiche anche presso i rispettivi gruppi, potesse poi decidere tranquillamente la risposta da dare all'istituenda Commissione di indagine conoscitiva.
Questi sono i fatti ed in questi esatti termini si è svolta la riunione dell'ufficio di presidenza. Mi auguro - non voglio fare torto a nessuno, è una mia supposizione - che non si sia voluto creare questo precedente per rifiutare l'indagine che l'istituenda Commissione deve fare sulla Telekom Serbia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
È troppo facile convenire prima su un accordo - anche sul testo - e poi venire qui in aula con un pretesto - perché tale è, caro Violante - a dire: «Noi adesso non votiamo più quella Commissione e forse anche le altre».
La maggioranza ha lavorato con voi su quel testo, ha avuto assicurazione che quel testo poteva andar bene; se oggi voi ci avete ripensato - è un vostro diritto - potete anche votare contro, ma credo che la maggioranza andrà avanti lasciando a voi la responsabilità di questa scelta così come lascerà a voi la responsabilità della mozione e della indagine conoscitiva che avete chiesto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania e Misto-Nuovo PSI).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché altri colleghi hanno chiesto di intervenire desidero rilevare che la dichiarazione dell'onorevole Violante non poneva un problema relativo alle votazioni ma esprimeva un giudizio politico. Egli ha tratto conseguenze dal comportamento altrui e, dal suo punto di vista, ha inteso fare un'enunciazione politica. Pertanto, visto che il tema affrontato ha un suo rilievo, darò la parola ad un deputato per ciascun gruppo.
GIAN FRANCO ANEDDA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, comprendo che l'onorevole Violante, con l'abilità parlamentare che lo contraddistingue, abbia colto l'occasione di un fatto completamente diverso per negare l'approvazione della sinistra ad un'indagine che per loro può apparire scomoda.
MAURA COSSUTTA. È scomoda per voi!
GIAN FRANCO ANEDDA. Comprendo ma non lo giustifico, proprio per la carica istituzionale che egli ha ricoperto. Aggiungo, come ha fatto in precedenza il Presidente della Commissione affari costituzionali, che i fatti, così come esposti sono diversi. Prima di tutto perché non si è definito l'argomento sulla richiesta dell'indagine della Commissione; in secondo luogo, perché non si è opposto nel dibattito un rifiuto all'indagine ma si è risposto che l'indagine sarebbe stata utile - non solo possibile - se fosse stata estesa alle cause ed ai movimenti violenti che esistono in Italia, non focalizzata a quello che è un episodio nel contesto della violenza ma diretta ad accertare il perché vi sia violenza di gruppo in Italia e quali siano i gruppi che della violenza hanno fatto strumento.
A questa indagine generale la sinistra si è opposta. Il rifiuto aprioristico non è da attribuire al centrodestra ma alla sinistra.
Avremmo anche accettato l'indagine così come proposta dalla sinistra se non vi fosse un fatto che è da considerarsi pregiudiziale, cioè la mozione di sfiducia. L'indagine, accettata dopo che la mozione di sfiducia era stata presentata, avrebbe potuto essere interpretata come una via di fuga del centrodestra in difesa del ministro. Così non è! Sull'operato del ministro abbiamo fiducia e avremmo voluto invece indagare sull'operato dei precedenti ministri dell'interno, sul come abbiano attrezzato lo Stato contro la violenza e sulle disposizioni che hanno dato per il G8.
Avremmo accettato tale indagine se non avessimo tratto - e soprattutto chi vi parla non avesse tratto - insegnamento dagli scritti dell'onorevole Violante il quale, in un suo libro prezioso, a pagina 185, ha scritto che le indagini parlamentari si fanno non per accertare responsabilità ma per accertare le cause dei fenomeni politici. Se questo fosse stato l'obiettivo della sinistra avremmo detto «sì»; avremmo, inoltre, potuto dire «sì» se, sempre la sinistra, non ci avesse insegnato, nella scorsa legislatura, che non si compiono indagini quando sono in corso indagini della magistratura.
Sui fatti di Genova è in corso un'indagine della magistratura; pertanto avremmo potuto dire «no» (Applausi dei deputati dei
gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia), dicendo che il centrodestra non intende interferire sull'attività della magistratura nella quale, quando è equanime ed obiettiva, ha grande fiducia. Questi sono i fatti politici dei quali la sinistra deve tenere conto (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni).
IGNAZIO LA RUSSA. Bravo!
FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, anche noi chiediamo, con grande determinazione, che vi sia la possibilità di svolgere rapidamente una indagine conoscitiva. Credo sia molto grave e lesivo dei rapporti istituzionali che il centrodestra non accolga tale richiesta avanzata dall'opposizione. È un fatto molto grave perché ci pare (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)... So che avete qualche difficoltà ad ascoltare correttamente ma ci pare molto grave perché anche sulla vicenda della Telekom-Serbia noi non abbiamo nessun meccanismo di equiparazione.
LUIGI OLIVIERI. Non c'è forse una indagine in corso?
FRANCESCO GIORDANO. Anche sulla vicenda della Telekom-Serbia sono state avanzate obiezioni che riguardano l'intervento della magistratura in corso; ebbene, l'istituzione della Commissione di inchiesta sulla Telekom-Serbia si sta ottenendo ed è stata calendarizzata. Pertanto, l'obiezione dell'onorevole Anedda non ha alcun fondamento, anche in virtù di questa recente esperienza.
Chiediamo con grande determinazione l'indagine conoscitiva anche perché vi sono alcuni fatti che sono ancora ora oggetto di misteri (come quelli relativi a persone, veri e propri desaparecidos, di cui non si conosce la fine che hanno fatto, e ciò è singolare); vi sono questioni che riguardano concretamente le modalità di comportamento delle forze dell'ordine e testimonianze che, oramai, debordano dalle cronache di tutti i grandi quotidiani nazionali. Pertanto - e lo ripeto - noi chiediamo con grande determinazione tale indagine conoscitiva.
Siamo anche convinti che la mozione di sfiducia sia un fatto - visto che al momento vi è stato un collegamento - del tutto autonomo ed insisto su questo punto anche con i colleghi del centrosinistra e dell'Ulivo.
La mozione di sfiducia è un fatto del tutto autonomo dall'indagine conoscitiva. Da questo punto di vista, non so se sia stato un bene non averla calendarizzata e non aver chiesto la calendarizzazione. Non c'è alcuna possibilità di scambio sulle responsabilità politiche - e per noi non ci sono soltanto le responsabilità politiche ma anche le responsabilità di chi comanda le forze dell'ordine - e l'indagine conoscitiva, che viaggiano su due canali assolutamente paralleli e distinti.
Aggiungo, signor Presidente, e concludo ricordando che anche noi abbiamo voluto presentare un'ipotesi di mozione. Si tratta soltanto di un'ipotesi, non avendo le sessantadue firme necessarie per chiedere la sfiducia al ministro dell'interno Scajola. Chiediamo inoltre che il Governo si impegni a sostituire i vertici della polizia e dell'Arma dei carabinieri. Chiediamo alle forze del centrosinistra, anche se non condividono il merito della nostra mozione, di consentire che questa giunga alla discussione in Parlamento. Essa è la ricostruzione puntigliosa dei fatti di Genova: può anche non condividersi il merito della mozione, tuttavia, rimane un fatto di grande valenza democratica poter discutere delle questioni che Rifondazione comunista pone con la sua mozione. Sarebbe un fatto importante! Noi ve lo chiediamo e chiediamo ad ogni singolo parlamentare dell'Ulivo di sottoscrivere la nostra mozione; noi voteremo il vostro dispositivo sulle dimissioni del ministro dell'interno Scajola, voi potrete votare, se lo ritenete, la parte della nostra mozione che condividete.
Non vi chiediamo di votarla, vi chiediamo di sottoscriverla affinché possa fornirsi, per il suo tramite, un canale di valorizzazione e di rappresentazione della posizione politica che, vi assicuro, a Genova è stata largamente maggioritaria. (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Per gli interventi dei deputati che rappresentano le componenti politiche del gruppo misto, ricordo che l'articolo 45 del regolamento della Camera prevede la possibilità di intervenire ad un oratore per ciascun gruppo. Pur potendo il Presidente derogare per motivi di particolare rilievo in relazione alla formazione delle componenti del gruppo misto, pregherei i colleghi di ridurre il tempo degli interventi per consentire il differenziarsi delle «voci» e per non superare i tempi previsti dal regolamento.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, la ringrazio per la precisazione. Saremo sempre molto rispettosi del suo volere.
PRESIDENTE. Io invece sono spesso disobbediente e tuttavia, in questa veste, ho l'obbligo di essere rispettoso.
MARCO BOATO. Signor Presidente, ho il massimo rispetto della sua funzione sia sotto il profilo personale sia sotto quello istituzionale. La richiesta formulata nella seduta di ieri della Commissione affari costituzionali dall'onorevole Soda e da me, e che tutti i colleghi del centrosinistra hanno riproposto oggi nella sede dell'ufficio di presidenza della Commissione stessa, scaturisce da una evidente circostanza. In quest'aula, su richiesta nostra ma anche dei gruppi del centrodestra, abbiamo ricevuto delle comunicazioni da parte del ministro dell'interno, risultate, a nostro giudizio, assolutamente insufficienti per ricostruire con correttezza i gravi fatti che si sono verificati a Genova. Quando dico gravi fatti, mi riferisco a tutti i gravi fatti, da qualunque versante essi siano provenuti.
Non credo che la maggioranza di centrodestra, che ha iniziato questa legislatura proclamando di volere l'istituzione di tre Commissioni di inchiesta - fino ad ora ne ha proposta una ed è oggetto del nostro esame -, possa oggi, a cuor leggero (sicuramente potete assumervi questa responsabilità, ma sbagliate colleghi! Consentitemi di dirlo con assoluta sincerità e lealtà intellettuale), permettersi di fare ciò che, a mia memoria - ho vissuto cinque legislature, quattro alla Camera e una al Senato; lei, signor Presidente, ne ha qualcuna in più! -, non ha precedenti. Non ho infatti memoria storica di una maggioranza che abbia opposto un rifiuto ad una proposta di indagine conoscitiva proveniente dall'opposizione. Non ne ho memoria storica!
Credo che, di fronte a ciò che è accaduto, possiamo lasciare che a indagare siano i quotidiani italiani, quelli internazionali (quasi tutti), le ambasciate e i consolati stranieri che si stanno rivolgendo all'autorità giudiziaria e all'autorità di polizia per avere notizie - il collega Cento, insieme ad altri colleghi, ha presentato un'interrogazione al riguardo - di persone che, allo stato, sono scomparse. Non ne hanno infatti notizie i familiari, le ambasciate, gli avvocati! Potremmo lasciare che su queste vicende, su quello che è avvenuto la notte fra sabato e domenica, siano i giornali, da una parte, ed anche la stessa magistratura ad indagare, ritenendo che, al riguardo, il Parlamento (noi Parlamento) sia totalmente esonerato di responsabilità politiche, ma questo, Presidente Biondi - lo dico a lei da antico liberale - credo sia grave. Mi ricordo che quando combattevo fortissimamente il terrorismo, presentai in quest'aula interpellanze firmate da Bozzi, che era liberale, su quello che avveniva non nella doverosa lotta contro il terrorismo (e qui non parliamo di terrorismo, ma di violenza politica sciagurata), ma sulle violazioni di legge che si verificavano in certe fasi assai gravi. Bozzi
firmava quelle interpellanze da liberale, da antico liberale, di cui ho ancora nostalgia in quest'aula.
Credo sia grave dire di no, di fronte a tutto il mondo che si interroga su ciò che è avvenuto, collega Anedda, non negli ultimi vent'anni, ma in quei tre giorni e ovviamente, nei giorni immediatamente precedenti e successivi. Vi è un aspetto che ha convinto anche chi ieri avesse avuto delle perplessità a depositare uno strumento: il fatto è che, quando il collega Soda ed io abbiamo sollevato la questione in Commissione affari costituzionali, un autorevole collega di Forza Italia (anche se autorevoli sono tutti i colleghi) abbia immediatamente annunciato la posizione contraria della maggioranza. Oggi, nell'ufficio di presidenza della Ia Commissione, il presidente di Forza Italia in Commissione ha annunciato il voto contrario.
Ma c'è di più: ieri, il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha preannunciato la contrarietà del Governo ad un'indagine conoscitiva. Questo fatto ha condotto a depositare uno strumento, ma non ancora ad attivarlo, fino a questo momento, perché prima abbiamo voluto positivamente - e purtroppo negativamente, presidente Bruno - verificare la volontà del Parlamento di attivare uno strumento che ha a propria disposizione per accertare i fatti. Se questo avverrà, sarà molto grave e sarà una sconfitta della maggioranza sul piano delle responsabilità politiche di chi deve avere cultura di Governo, ma sarà anche una sconfitta dell'intero Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boato. Come vede, l'antico liberale le ha dato più tempo di quanto lei aveva promesso di utilizzare.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi soprattutto della maggioranza, credo che la situazione - ve ne rendete conto - sia molto seria (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia). Lo ripeto: è una situazione molto seria. Tutti i giorni, dai giornali apprendiamo notizie che inquietano tutti ed io sono sicuro che inquietano anche voi. È il momento di cominciare a disarmare gli animi e a disarmarci dai reciproci pregiudizi in questo dibattito. Vi prego di ascoltarmi.
Avete avanzato il sospetto che noi avessimo pretestuosamente posto la questione dell'indagine conoscitiva perché avevamo una riserva mentale in ordine al voto sulla Commissione di inchiesta sull'affare Telekom-Serbia. È talmente vero che non abbiamo nessun retropensiero su questa Commissione di inchiesta che siamo pronti ad aspettare la vostra risposta domattina alle otto e mezza in Commissione affari costituzionali. Per questa ragione e con questo spirito, volendo disarmare i pregiudizi, volendo creare un clima positivo in quest'aula, chiedo formalmente l'inversione dell'ordine del giorno per consentirci di valutare l'atteggiamento della maggioranza in ordine alla richiesta che abbiamo avanzato.
Nel merito, vorrei spendere soltanto tre secondi sull'indagine conoscitiva. Non può esservi sfuggito che non abbiamo chiesto una Commissione di inchiesta, ma un'indagine conoscitiva affidata alle Commissioni congiunte affari costituzionali di Camera e Senato, delle quali voi controllate la maggioranza e delle quali gestite la presidenza. Pertanto, si tratta di un'indagine conoscitiva affidata alle vostre mani, al solo intento di far acquisire al Parlamento - luogo depositario della sovranità nazionale, della sovranità del popolo italiano - gli elementi di conoscenza che in questo momento sono preziosi, su vicende che sono così delicate e così gravi da richiamare l'attenzione di tutta l'opinione pubblica nazionale e di gran parte dell'opinione pubblica internazionale.
Sembra, persino strano che, dai banchi dell'opposizione, dobbiamo richiamarvi al senso di responsabilità verso la vostra funzione di governo. Ma questo è ciò che
sta a cuore a noi: fare luce, non avere paura della verità, ma cercare la verità. Noi chiediamo a due Commissioni, presiedute da due uomini della maggioranza, di fare luce sulla verità, nell'interesse di tutti e di tutto il paese, in particolare. Non ci sono pretesti. Se il vostro stato d'animo - ho ascoltato con attenzione, a questo riguardo, l'intervento dell'onorevole Bruno - è sincero, dovete consentirci l'inversione dell'ordine del giorno nel senso di passare alla trattazione del punto 3 dell'ordine del giorno e, domani mattina, dopo la vostra posizione in Commissione affari costituzionali, siamo pronti a votare il provvedimento relativo all'istituzione di una Commissione di inchiesta sull'affare Telekom-Serbia (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-verdi-l'Ulivo).
MARCO FOLLINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO FOLLINI. Signor Presidente, si addensano, intorno a questo confronto parlamentare, argomenti che è difficile tenere assieme. A me risulta imbarazzante mischiare la questione relativa all'istituzione della Commissione sull'affare Telekom-Serbia con i fatti di Genova e con la richiesta di dimissioni del ministro dell'interno. Credo che la logica imponga di separare, per quanto è possibile, questi argomenti. Sulla Commissione riguardante l'affare Telekom-Serbia, a me è capitato di affermare che non può essere una Commissione che giudica i Governi passati, che non può, e non vuole, essere utilizzata come una clava nel confronto politico; tuttavia, credo che gli argomenti portati oggi pomeriggio - e nei giorni e nelle ore passate - all'attenzione dell'Assemblea rendano questo argomento importante ma non così cruciale come quello introdotto, poco fa, dal presidente Violante per motivare la sua contrarietà.
Vorrei attenermi a quanto affermato poco fa, dall'onorevole Violante e rispondergli, con la stessa logica usata dal presidente della Commissione affari costituzionali, per cercare di spezzare l'intreccio perverso che viene a costruirsi tra la richiesta di un indagine conoscitiva - che presuppone una grande libertà di opinione e che non vi siano conclusioni già confezionate - e la richiesta di dimissioni e la raccolta di firme a sostegno di questa richiesta di dimissioni del ministro dell'interno.
Poiché è evidente che, se c'è già un'idea delle conclusioni, degli esiti, è difficile che la Commissione non diventi - almeno da parte dell'opposizione - una sorta di tribunale improprio nei confronti della gestione dell'ordine pubblico. Se c'è una sentenza già scritta, allora, è evidente che il processo sarebbe iniquo. Ma poiché ci viene detto che questa non è la volontà, che questa non è la determinazione dell'opposizione, diventa quasi retorico chiedere per quale ragione siano state raccolte, già al Senato, le firme per la mozione di sfiducia e diventa, invece, credo, più utile ragionare sulla possibilità di uno sbocco da dare a questa vicenda. Vorrei portare il ragionamento dell'onorevole Bruno ad una conclusione, almeno da parte mia, e lo dico esprimendo un'opinione strettamente personale.
Se vi fosse il ritiro delle firme apposte alla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'interno, allora credo che potremmo valutare diversamente l'idea di un'indagine conoscitiva poiché questa, a quel punto, non avrebbe più quel carattere di strumentalità politica e di parte che la maggioranza, e credo non solo essa, ha letto nel gesto dell'opposizione.
La mia è un'opinione strettamente personale, ma credo che, se c'è un ordine logico da ripristinare, può essere questo: poiché si vuole una Commissione che non abbia un esito predeterminato e nella quale ognuno di noi entri senza alcun pregiudizio, allora va sgombrato il campo da quell'elemento di maggiore parzialità che è rappresentato dalla richiesta di dimissioni e dalla raccolta di firme per sostenerla (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore).
Ma vorrei proporre al presidente Violante un'altra considerazione...
PRESIDENTE. Un'altra breve considerazione...
MARCO FOLLINI. ...avendo ascoltato le sue parole con attenzione. Qui non ci sono il Palazzo e la città; qui non c'è una parte che sia società civile di fronte ad una parte che sia solo Governo e potere: qui siamo tutti in rappresentanza di parti di società civile e credo che, in tale veste, sentiamo tutti la responsabilità istituzionale...
PRESIDENTE. Onorevole Follini, il tempo a sua disposizione è terminato.
MARCO FOLLINI. ...ma anche il dovere di rappresentare la parte del paese e dell'opinione pubblica che ci ha portati fin qui. Mi fermo qui poiché il Presidente Biondi mi richiama al rispetto del tempo che mi era stato concesso. Insisto, però, nel ritenere che vi sia una contraddizione tra la raccolta di firme per la sfiducia e la richiesta di un'indagine conoscitiva. Sta all'opposizione risolvere questa contraddizione: se essa si dimostrerà capace di risolverla con senso dello Stato e delle istituzioni, sono certo che in questa maggioranza troverà attenzione e disponibilità al dialogo (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD-CDU Biancofiore, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
RAMON MANTOVANI. Questo è un inciucio!
MARCO RIZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO RIZZO. Signor Presidente, colleghi, non vi è alcuno che sia obiettivo, ma se vi fosse una persona con il dono dell'obiettività e leggesse gli avvenimenti della politica italiana, si accorgerebbe che una maggioranza, la quale ha vinto legittimamente le elezioni, ha proposto ben tre Commissioni di inchiesta bicamerali su temi importanti. Succedono fatti gravissimi, a Genova, fatti che mettono in discussione l'ordinamento democratico del nostro paese, fatti violentissimi e l'opposizione chiede non una Commissione d'inchiesta, ma un'indagine conoscitiva da parte delle due Commissioni Affari costituzionali della Camera e del Senato, nelle quali la maggioranza ha, per l'appunto, la maggioranza e i presidenti.
Noi chiediamo questo atto importante non da parte dell'opposizione ma da parte dell'intero paese. E anche per quanto riguarda la cronologia, abilmente il collega Follini, poco fa, cercava di posporre o anteporre la vicenda della richiesta di dimissioni del ministro dell'interno Scajola. Se andiamo a ripercorrere la cronologia, ci accorgiamo che ieri, nelle parole del collega Ignazio La Russa, presidente del gruppo di Alleanza nazionale - il quale ha sottolineato volutamente che esse erano condivise anche dal collega Elio Vito, capogruppo di Forza Italia - la indagine conoscitiva non si doveva fare; poi - cosa ancora più importante - dopo la richiesta fatta al Governo, nelle parole del ministro Giovanardi, questa indagine conoscitiva veniva negata; solo successivamente è stata presentata la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'interno.
Ma vorremmo anche ricordare alla maggioranza che in passato sono state presentate richieste di dimissioni di ministri dell'interno per cose meno gravi di quelle accadute a Genova, dove si sono avuti 500 feriti, un morto e una città quasi distrutta.
Questa è la situazione. Quindi, lo diciamo di fronte al paese, vogliamo evitare che una nuova generazione di giovani possa essere spinta sul terreno dell'eversione.
Avete sentito tutti i telegiornali di questi giorni; mi ha colpito particolarmente ieri sera al TG1 una ragazza che diceva che avrebbe potuto tirare le pietre, perché la polizia spaccava le gambe. Spero che la polizia non abbia spaccato le gambe volutamente, comunque abbiamo bisogno di ripristinare in questi giovani una cultura dello Stato, una cultura della non violenza,
altrimenti consegneremmo, e voi ne sareste anche corresponsabili, una intera generazione ad una nuova violenza. Vogliamo che siate insieme a noi in prima fila per evitarlo. È per questo che chiediamo l'indagine conoscitiva. Nulla di più, ma nulla di meno (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, lei ha dato la parola ad un oratore per gruppo, per cui velocemente intervengo anch'io.
Dopo avere svolto la Conferenza dei capigruppo nella quale anche da parte del mio gruppo, ma non solo, sono arrivate delle assicurazioni proprio nei confronti del presidente Violante circa la nostra non opposizione a priori alla possibilità di aprire un'indagine conoscitiva, credo sia stato assolutamente fuori luogo da parte del presidente Violante - e credo che, oltre tutto, si sia risolta in una illazione, vista la smentita istantanea fatta dall'onorevole Bruno, presidente della I Commissione - dire che la maggioranza non vuole assolutamente percorrere questa strada. A questo punto, Presidente Biondi, faccio anche a lei un appunto: credo che i lavori di questa Assemblea non possano svolgersi animati continuamente da uno spirito condivisibile di grande liberalità attorno a dei problemi che non esistono (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania e di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Il presidente Violante in questa Assemblea oggi ha detto una cosa falsa, che non è avvenuta. Allora, secondo me, a fronte della risposta istituzionale del presidente della I Commissione, credo che la discussione si potesse anche chiudere. Ma poiché in questa Assemblea, Presidente Biondi, per l'ennesima volta, dall'onorevole Violante e dal presidente Castagnetti abbiamo sentito gli stessi toni che erano abituali nella scorsa legislatura, vorrei ricordare a questi signori che, aldilà della nostra gentile concessione, perché noi siamo la Casa delle libertà e siamo veramente liberali (Vivi commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania), i loro toni dovrebbero essere di altro tipo.
Vorrei ricordare che oggi la maggioranza siamo noi; presidente Violante, la maggioranza è cambiata (Vivi commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-L'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!.
Se mi permettete, posso aggiungere qualcosa sul vecchio modo di fare politica, che ha i toni ricattatori che anche oggi abbiamo sentito. Si presentano tre strumenti e poi alla fine si cerca di negoziare. Mi rivolgo alla maggioranza, alla Casa delle libertà: credo che, se ce ne fosse stato ancora bisogno, questa sarebbe l'ennesima conferma che le lusinghe consociative non vanno assolutamente assecondate. Per questo si entri nel merito dei provvedimenti sulla Commissione riguardante la Telekom-Serbia (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale ), si vada ad istituire una Commissione con tutti i compiti che le sono assegnati tradizionalmente dalla Costituzione e non si dia possibilità all'opposizione di mercificare all'interno di questa Assemblea. Andiamo avanti per la nostra strada - abbiamo i numeri - e facciamo in modo che finalmente ci sia un regime di maggioranza e di alternanza importante in questo paese (Proteste di deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Padania, di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e del CCD-CDU Biancofiore).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo una risposta al collega Cè che mi ha accusato, in un certo senso, di un eccesso di liberalità che, in certi casi, potrebbe
portare anche all'interdizione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Si ride). Perciò desidero chiarire che, quando sono stati pronunciati i due importanti discorsi del collega Violante e del collega Donato Bruno e quando quattro o cinque colleghi mi hanno chiesto di intervenire per il rilievo politico della questione, anche se il caso non era puramente regolamentare, ho consentito loro di intervenire e mi sono preso la responsabilità di estendere il dibattito a tutti i gruppi. Mi permetto di dire che credo di aver fatto bene perché questo è un Parlamento nel quale tutte le opinioni devono essere ascoltate (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo). Dico questo perché vi sono situazioni che possono essere omogenee e altre che possono essere disomogenee: ad esempio, non è omogeneo stabilire un parallelismo tra una richiesta di indagine conoscitiva e quella di istituzione di una Commissione di inchiesta parlamentare già calendarizzata e già in discussione. Su tale questione si può assumere qualunque posizione si desideri si tratta di una scelta di carattere politico che io rispetto ma che, tuttavia, rimane pur sempre una scelta di carattere politico sulla quale si possono esprimere tutte le opinioni.
Invece, dal punto di vista regolamentare il collega Castagnetti ha proposto una inversione dell'ordine del giorno. Chiedo pertanto al collega Castagnetti se insista sulla sua proposta. Per non riaprire il dibattito può rispondere soltanto "sì" o "no".
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, la ringrazio della sua cortesia - e rispondo sì alla domanda che lei riformula, aggiungerei però un'altra considerazione. Non ho ascoltato l'intervento dell'onorevole Cè, non mi interessa, ho ascoltato invece l'intervento dell'onorevole Follini. Poiché a me interessa...
DAVIDE CAPARINI. Non è possibile, non si può andare avanti così!
GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, faccia rispettare il regolamento!
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, lei mi mette in evidente imbarazzo se apre una discussione. Deve soltanto dire se intenda mantenere la sua richiesta di inversione dell'ordine del giorno o meno. Non mi costringa a toglierle la parola.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. In questo caso chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. La mia proposta è la seguente: chiedo una sospensione della seduta di 15 minuti per valutare se la proposta dell'onorevole Follini possa essere condivisa dalla maggioranza, perché credo meriti di essere valutata (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo); in caso contrario, mantengo la mia richiesta di inversione dell'ordine del giorno per consentire nuovamente alla maggioranza di meditare sulla propria posizione fino a domani mattina.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Castagnetti. Mi pare che l'onorevole Follini abbia detto...
IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, dichiaro subito che sono contrario alla sospensione di 15 minuti (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania) perché non è pertinente con l'ordine del giorno su cui stiamo discutendo. Non è ammissibile che un presidente di gruppo ci chieda di sospendere i lavori per decidere come ci comporteremo su un punto all'ordine del giorno di dopo domani, per decidere come voterà su una cosa che deve essere votata oggi. Questo è al di là di ogni
regola parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Il collega Follini ha dichiarato che la sua valutazione era a titolo personale. Non mi risulta che si sia manifestata una adesione a tale proposta che renda evidente il fatto che si tratti di una proposta imputabile alla maggioranza. Pertanto, poiché il collega Castagnetti ha detto che intende mantenere la sua proposta di inversione dell'ordine del giorno, darò la parola ad un oratore a favore e ad uno contro prima di porla in votazione.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare a favore.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, il collega Donato Bruno ha detto chiaramente che domani mattina alle 8,30 è convocata la Commissione affari costituzionali. Dovremmo affrontare due punti all'ordine del giorno: l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'affare Telekom-Serbia e l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla mafia ed è evidente che, entro questa sera, non riusciremo a concluderli entrambi, tanto più che domani pomeriggio, alle 15, verrà a riferire il ministro Ruggiero sul G8. Sono quindi d'accordo con la proposta dell'onorevole Castagnetti di invertire l'ordine del giorno perché questo consentirebbe di chiarire la situazione. Potremmo passare all'esame della proposta di istituzione della Commissione d'inchiesta sulla mafia e, domani mattina, dopo aver valutato le decisioni della Commissione affari costituzionali, potremo serenamente deliberare sulla Commissione d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia.
Mi pare che non si perda tempo, anzi se ne guadagni e in tal modo avremo un quadro di comportamento perfettamente chiaro. Se non si agisce così vuol dire che, in realtà, il rinvio a domani è puramente inutile ed è soltanto un artificio parlamentare per impedirci di affrontare il tema che invece vogliamo affrontare.
PRESIDENTE. Chi chiede di parlare contro?
EDOUARD BALLAMAN. Ha già parlato l'onorevole La Russa!
PRESIDENTE. L'onorevole La Russa era intervenuto sull'ordine dei lavori. In ogni caso, nessuno chiedendo di parlare contro, passiamo ai voti.
Pongo in votazione, con il procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta, formulata dal deputato Castagnetti, di passare alla trattazione del punto 3 dell'ordine del giorno.
(È respinta).
Una voce dai banchi del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo: Bravi!
Numerose voci dai banchi del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo: I voti, i voti!
Onorevoli Colleghi, la Camera respinge per 31 voti di differenza. Scusatemi, avevo dimenticato che si trattava di una votazione senza registrazione di nomi. Chiedo molte scuse a tutti.
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