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PRESIDENTE. L'onorevole Minniti ha facoltà di MARCO MINNITI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, articoli di stampa hanno riportato con evidenza la notizia di un sostanziale, nonché, a mio avviso, acritico, assenso del Presidente del Consiglio al progetto dell'amministrazione statunitense di difesa antimissile, noto anche come scudo spaziale. Se tali notizie fossero confermate, ci troveremmo di fronte ad una evidente correzione nella politica estera, di sicurezza e difesa del nostro paese.
Il rischio - e al riguardo, signor ministro, siamo fortemente preoccupati - è che si produca una seria divaricazione rispetto alle politiche seguite dagli altri grandi paesi dell'Unione europea. Si muterebbe, in sostanza, la collocazione strategica dell'Italia da sempre capace di coniugare la necessaria collaborazione transatlantica con quella, altrettanto ineludibile, con i partner europei impegnati con noi - come lei sa - nel progetto comune di sicurezza e di difesa.
PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri, ambasciatore Ruggiero, ha facoltà di RENATO RUGGIERO, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, credo che, in primo luogo, si debba ricordare che la situazione strategica mondiale è radicalmente cambiata a seguito della fine della guerra fredda. Tenuto conto di questa evoluzione di portata sostanziale, la nuova amministrazione americana ha sottolineato l'esigenza di adattare la dottrina strategica ai rischi di una minaccia diversa. Questa esigenza è ormai largamente riconosciuta e per questo motivo gli Stati Uniti, gli alleati e gli altri paesi interessati, a partire dalla Russia, sono impegnati in consultazioni su questo importante tema.
PRESIDENTE. L'onorevole Spini, al quale ricordo che ha a disposizione due minuti, ha facoltà di VALDO SPINI. La questione è molto importante e, notoriamente, molto dibattuta anche negli Stati Uniti. Oggi chi apre il New York Times legge un articolo in cui, dal punto di vista statunitense, si mette in questione il rapporto costi-benefici dello scudo spaziale, che costerà 100 milioni di dollari e che, sostiene nell'articolo Thomas Friedman - ma lo ha detto anche il ministro molto correttamente - potrà essere complementare e non sostitutivo dell'attuale sistema di deterrenza.
Onorevole Minniti, le ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione: so che lei conosce i regolamenti e non solo quelli.
Si tratta, dunque, come è evidente, di una questione cruciale per il futuro della comunità internazionale, per l'Europa e per il nostro paese. Proprio per questo - e ho concluso - sarebbe molto grave che il Parlamento, nelle Commissioni ed in Assemblea, non fosse messo preventivamente nelle condizioni di potersi esprimere su questioni che non sono nella esclusiva disponibilità dell'esecutivo e che interessano tutti gli italiani.
Per quanto riguarda, in particolare, la difesa missilistica, l'idea americana è quella di realizzare un sistema che sia diretto a far fronte ai pericoli derivanti da potenziali attacchi limitati da parte di Stati dai comportamenti meno prevedibili. Non si tratterebbe, quindi, di uno scudo diretto nei confronti della Russia o della Cina, ma di un sistema modellato per rispondere a minacce limitate, in una situazione ben diversa da quella della guerra fredda. In proposito, una delle questioni è la compatibilità fra gli impegni previsti dal trattato ABM e la possibilità di effettuare certi tipi di esperimenti: le consultazioni tra americani e russi avranno per oggetto anche tale specifico aspetto.
Sulla questione della stabilità strategica, da parte americana si è ripetutamente tenuto a dare un messaggio rassicurante, da ultimo, anche in occasione degli incontri a Roma tra i ministri degli esteri del G8 ed al vertice di Genova. Ove si guardi alle dichiarazioni rilasciate dopo l'incontro tra il Presidente Bush ed il Presidente Putin a Genova, si constata che il messaggio è stato positivamente raccolto da parte russa.
Questo è lo sfondo in cui vanno collocate le dichiarazioni che il Presidente del Consiglio ha reso dopo l'incontro con il Presidente Bush. Esse riflettono la linea finora espressa da parte italiana e quanto indicato nella dichiarazione congiunta bilaterale che è stata adottata.
Tali dichiarazioni tendono a sottolineare l'importanza di continuare ad approfondire le consultazioni con gli americani e tra alleati, ed esprimono l'auspicio che il dialogo tra Washington e Mosca, appena iniziato, conduca, a tempo debito, ad appropriate e consensuali intese anche in relazione al ruolo futuro del trattato ABM evitando decisioni unilaterali. Questi due aspetti sono stati ripetutamente discussi all'interno dell'alleanza e, anche se non vi è una posizione comune tra i paesi dell'Unione europea in questa fase ancora del tutto iniziale della consultazione, essi costituiscono elementi centrali largamente condivisi tra gli alleati e, segnatamente, tra i paesi europei.
Questo è il dibattito americano. Per quanto riguarda noi europei, questa novità costringerebbe a rivedere l'attuale trattato ABM che bene ha funzionato per cinquant'anni contro il pericolo di guerre nucleari e non vogliamo che questo porti all'emergere di tensioni sul teatro europeo. Queste tensioni oggi non ci sono, non vogliamo che diminuiscano, eventualmente, gli attuali livelli di sicurezza. È bene, quindi, avviare colloqui con la Russia di Putin. Ma il ruolo dell'Italia e dell'Europa è quello di esercitare una funzione attiva in questi colloqui perché possano avere ad esiti positivi. Ben diverse, invece, sono state le dichiarazioni dell'onorevole Berlusconi. In queste si è preso esplicitamente le distanze dalle nazioni europee che avevano espresso proprie posizioni sullo scudo spaziale e si è plaudito - a mio parere in modo del tutto superficiale - all'iniziativa dell'amministrazione Bush.
Mi lasci dire, ambasciatore Ruggiero, che nemmeno il leader del paese europeo più vicino, per motivi geopolitici, agli Stati Uniti, cioè il primo ministro britannico Tony Blair, si è mai espresso in questi termini verso le altre nazioni europee. Vi sono legittime esigenze di sicurezza del nostro paese che devono trovare espressione in una vicenda politico militare così importante. Vi sono interrogativi sui costi dell'operazione, su quali oneri dovrebbe eventualmente assumersi l'Italia, se questo comporterebbe altre rinunce e così via, che non si risolvono con dichiarazioni di fede. Al contrario, bisogna andare a fondo su questi problemi per poter formulare un giudizio meditato e compiuto.
Approfondiremo le sue dichiarazioni molto interessanti anche nelle sedi opportune. Signor ministro, lei ha auspicato, spesso e giustamente, una politica estera bipartisan. Molto fermamente rispondo, allora, che non si può far trovare il Parlamento, con dichiarazioni televisive o mediatiche, di fronte a un fatto compiuto. L'Italia non è un paese piccolo: il suo compito non è quello di svolgere la parte della claque del loggione, ma di dare un contributo attivo di politica estera per risolvere i grandi problemi della pace e della giustizia nel nostro pianeta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).


