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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 437 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, chiedo un momento di attenzione all'Assemblea ed ai colleghi della maggioranza, perché intendo porre una questione politica sulla Telekom Serbia.
Noi apprezziamo il lavoro che è stato svolto dalle Commissioni in ordine alla correzione del testo originario che oggi è completamente diverso da quello che era stato presentato in precedenza.
Anche la relazione del collega Bocchino e del collega Ballaman in aula è molto diversa dalla prima relazione.
Resta però un punto politico che intendo sottoporre anche alla sua attenzione perché riguarda - come dire - la finalità politica di questo strumento.
Abbiamo notato che il presidente Selva - autorevole presidente della Commissione esteri, nonché ex capogruppo parlamentare - nel suo intervento in aula del 23 luglio ha ricostruito la certezza di obiettivi di questa Commissione, come se il presidente Selva avesse già definito l'esito della Commissione.
Invito i colleghi, non voglio far perdere tempo all'Assemblea, a leggere, a pagina 22 e 23 del resoconto del 23 luglio scorso, il riferimento ai colleghi parlamentari che hanno ricoperto incarichi di Governo; prima addirittura il presidente Selva ha affermato «che i soldi furono trasportati in sacchi di juta»; non so se egli sia stato testimone attivo di tali vicende, non so in che misura.
C'è un punto di fondo: o è certo che vi sono responsabilità, politiche o non politiche, in questa vicenda, ma allora non si istituisce una Commissione d'inchiesta ma si fa altro. Se si intende accertare come si è svolta la vicenda, quali trattative vi sono state, quali soggetti sono intervenuti, quale era il contesto in cui ci si è mossi, questo è un altro dato, ma senza predeterminare l'esito.
Voi capite, colleghi, che siamo di fronte ad una singolarità: è la prima volta che accade che una nuova maggioranza intende compiere un'inchiesta parlamentare su un atto compiuto dal soggetto precedente. Una Commissione di inchiesta della maggioranza, secondo quanto affermato dal presidente Selva, sull'opposizione attuale non si è mai vista.
Come diranno successivamente, dopo il mio intervento, i colleghi Soda, Ranieri e Rognoni, c'è un punto di fondo: il Governo possiede tutti gli atti, ha accesso a tutte le fonti. In tale contesto, il senso di una Commissione di inchiesta dove è? Certo, la Telecom è un soggetto privato ed il Governo non potrebbe accedere agli atti di un soggetto privato, mentre la Commissione di inchiesta, con i poteri dell'autorità giudiziaria, potrebbe accedervi; questo è un aspetto. Per tutto il resto, i dati sono tutti nelle mani dello stesso Governo.
Allora, presidente Selva, colleghi di Alleanza nazionale e della maggioranza, vi è stata una forte disponibilità alla correzione integrale del testo, alla correzione dell'asse politico (voglio ringraziare i colleghi Bocchino e Ballaman per il lavoro svolto, oltre ai colleghi delle Commissioni), però c'è un punto politico sul quale occorre un dato di chiarezza: se è stata già scritta la relazione finale, questa Commissione, cari colleghi, ve la fate voi! È chiaro?
Se c'è onestà e limpidità di intenti nell'accertare come sono andate le cose, senza predeterminare il contenuto, come è giusto e leale, l'opposizione coopera con la maggioranza. Ma l'opposizione non può cooperare con la maggioranza alla costituzione della Commissione la cui relazione finale è stata già scritta.
Su tale questione noi intendiamo, signor Presidente, onorevole Selva e onorevoli colleghi, avere un chiarimento politico preliminare, se è possibile, poichè su tale dato si costruisce l'iter successivo del nostri lavori; altrimenti resta inutile il lavoro che autorevolmente i colleghi e il relatore hanno fatto, resta inutile il lavoro che tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione hanno svolto per definire, in modo corretto, il contenute e l'iter di tale Commissione.
Questo è il chiarimento politico pregiudiziale che noi chiediamo, signor Presidente, al collega Selva che non è un deputato qualsiasi: è un deputato che ha una grande autorevolezza, è il presidente della Commissione affari esteri, ex capogruppo di Alleanza nazionale.
Chiediamo un chiarimento politico.
Se il presidente Selva ritiene che il fine è già accertato, a questo punto - e mi dispiace, colleghi - non possiamo offrire la nostra cooperazione, perché allora vuol dire che si utilizza strumentalmente un istituto costituzionale e parlamentare al fine di colpire l'opposizione e ciò per noi è inaccettabile.
Se, invece, si vuole accertare - ripeto - con limpidità di intenti ed onestà di intenti come sono andate le cose, noi siamo i primi, perché abbiamo interesse a che non ci siano ombre su tale materia, per nessuno: per il Governo precedente, per l'Italia e per il Governo attuale.
Signor Presidente, in merito a ciò vorremmo - lo ripeto - un chiarimento e speriamo che vi sia in via preliminare perché ciò ci consentirà di lavorare serenamente nel futuro (Applausi dei deputati del gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e del gruppo Misto - Comunisti italiani).
PRESIDENTE. L'onorevole Violante ha posto una questione politica. Evidentemente per me, come Presidente della Camera, è fin troppo facile rispondere che nessuna Commissione di inchiesta può prendere l'avvio, per la serietà dei nostri lavori, con soluzioni finali già predeterminate.
Peraltro, ho acquisito anch'io una lunga esperienza come membro della Commissione d'inchiesta sul terrorismo e sulle stragi, prima con l'onorevole Gerardo Bianco, poi con il senatore Gualtieri, ed in quella sede, come in ogni altra Commissione di inchiesta, si indagò a tutto campo anche sulle responsabilità politiche e si concorse insieme ad arrivare ad una soluzione e ad un risultato finale.
Credo, tuttavia, che la questione politica che pone il presidente del gruppo dei DS sia indirizzata evidentemente - ed esplicitamente - anche alla maggioranza.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Trantino cui do la parola perché credo che sia depositario di una risposta politica. Ne ha facoltà.
ENZO TRANTINO. Signor Presidente, il presidente Violante sa che in quest'aula, avendo ognuno di noi sperimentato i rapporti con gli altri, nel momento in cui, in una vicenda così delicata e importante, si assumono impegni, essi non sono affidati né all'emergenza né alla contingenza. Possiamo assicurale, onorevole Violante, e possiamo assicurare l'intera opposizione, che, nel caso di specie, l'onore di ognuno dei componenti la Commissione sarà l'onore di tutti, almeno per quelli che vi converranno.
Per questa ragione, mi permetto dirle che i giudizi sommari appartengono al dies irae, quando vi è l'empito della passione. In questo caso, non ira, bensì ragione occorre! E una Commissione d'inchiesta a questo serve!
Vogliamo sin d'ora fissare due momenti che ribadiamo come fondamentali: definire le condotte e collegare queste ultime a soggetti certi. Non è quindi una persecuzione che si intende attuare attraverso lo strumento della Commissione d'inchiesta. Necessitano pertanto certezza e rispetto delle regole.
Credo che il presidente Selva non intendesse venire meno a questo aspetto. Ha fornito la sua versione politica. Tuttavia, vi è un secondo momento, quando, istituzionalizzando una Commissione che deve
accertare fatti, tutto ciò che precede i fatti non ha ragione di essere rispecchiato nei fatti.
Educati a ricacciare al «processo delle streghe» il sospetto, il centro destra intende assicurare, a lei, onorevole Violante ma anche all'opposizione, la rivendicazione ad essere uomini responsabili e non cacciatori di taglie. Anche perché, i trofei di caccia sono superbia, non morale delle decisioni. Pertanto, non meritano rispetto una volta che arrivino sull'onda dell'attività di vanagloria.
Le indulgenze ammiccanti, peraltro, in contrapposizione, sono procedure di diseducazione. La maggioranza intende con questo dare prova di sé; la conquista della piazza di parte è perciò estranea alla cultura della prova che intendiamo perseguire. È sofferenza di indagine, come lei sa; verifica di ogni verifica, timore di sbagliare, anzitutto. Infine, e soltanto infine, debito alle attese, non precostituite, presidente Violante, ma conseguenze dei fatti. Il resto è passione politica che coinvolge emozioni ma si contrappone alle regole e perciò stesso sarebbe pericolosa, nociva e diseducativa. Pertanto, si raffreddi il clima, è questa la nostra richiesta.
Si proceda così verso la certezza, non essendo patrimonio di nessuno la verità. La verità è concetto teologico: noi vogliamo perseguire la certezza nel rispetto della vita e della storia, dei fatti e di ogni persona coinvolta nei fatti. (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. L'onorevole Violante ha posto una questione non irrilevante. Mi sembra vi sia stata una risposta chiara in termini di assunzione di responsabilità da parte dell'onorevole Trantino a nome della maggioranza.
Proseguiamo con gli interventi sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 1.
Per quanto riguarda il prosieguo dei nostri lavori, dopo gli interventi dei colleghi che dovranno parlare a questo titolo, intenderei dare la parola al relatore e al rappresentante del Governo perché esprimano il parere sugli emendamenti presentati all'articolo 1, quindi rinvierei il seguito del dibattito alle 17.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
Invito gli onorevoli colleghi a defluire in modo ordinato per consentire la prosecuzione dei lavori.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei specificare che il gruppo della Margherita non ha mai messo in discussione l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sull'affare Telekom-Serbia, sin dai primi momenti della discussione in Commissione sul tema. Il gruppo della Margherita, insieme agli altri gruppi dell'opposizione, ha messo in discussione i toni durissimi e l'arroganza con cui la maggioranza ha posto la questione dell'istituzione della Commissione d'inchiesta.
Onorevole Trantino, non si tratta di giudizi sommari, vi è stato un tentativo di fare processi sommari fin dall'inizio, anticipando le conclusioni di una Commissione d'inchiesta che non è ancora nata. Questo è il tema politico che abbiamo posto in Commissione in queste settimane ed è il tema politico posto anche in questa sede dall'onorevole Violante nella sua pregiudiziale.
Devo riconoscere che la discussione in Commissione ha apportato un miglioramento rispetto ad un testo che era inaccettabile all'inizio dei lavori. Gli emendamenti dell'opposizione o molti di essi sono stati votati anche dalla maggioranza, rendendo questa Commissione di inchiesta meno inaccettabile di quanto non fosse inizialmente con la proposta di legge Selva ed altri.
Devo dare atto anche all'onorevole Bocchino e all'onorevole Ballaman di avere un diverso atteggiamento rispetto a quello avuto durante la discussione in Commissione. In quella sede, infatti, ho giudicato inaccettabile la relazione dell'onorevole Bocchino per i toni e la durezza e per l'anticipazione delle conclusioni che ha operato. Devo riconoscere che, in aula, ha
svolto un intervento diverso e con un carattere più istituzionale rispetto all'argomento. Risulta però incomprensibile l'intervento dell'onorevole Selva - che è autorevole parlamentare e presidente di Commissione - il quale ritiene, invece, che emergano chiaramente responsabilità politiche ascrivibili in particolare ai responsabili del Ministero degli affari esteri e al Presidente del Consiglio di allora, anticipando le conclusioni di una Commissione che, ancora oggi, non è stata istituita, e questo è inaccettabile. Rifiutiamo atti di accusa preventivi, rifiutiamo chi anticipa le conclusioni di una Commissione di inchiesta che deve ancora essere istituita e, soprattutto, non vogliamo accettare l'equivoco di una discussione di politica estera.
Qui, oggi, non parliamo di politica estera o dei rapporti con la Serbia, perché se così fosse dovrei chiedere come mai l'onorevole Bossi, autorevole ministro di questo Governo, sia andato un anno e mezzo fa da Milosevic (non so a fare che cosa) e sia ritornato esaltato. Ma siccome non voglio parlare di politica estera, mi atterrò alla discussione che è in atto oggi in quest'aula: non discutiamo di politica estera o di rapporti con la Serbia, ma discutiamo dell'istituzione di una Commissione di inchiesta che, come tutte le Commissioni di inchiesta, opera con gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria e deve accertare tutte le responsabilità relative alla vicenda in questione. Poiché molti degli emendamenti sono stati accettati dalla maggioranza, riteniamo che, nel caso in cui venga a cadere la pregiudiziale posta in quest'aula, possano esservi le condizioni per un certo tipo di dialogo, ma non si può far coincidere questa Commissione di inchiesta con un'inchiesta sull'attività dei governi della precedente legislatura. Per essere ancora più espliciti, visto che stiamo parlando nel merito degli emendamenti, invito a soffermare l'attenzione sull'emendamento del collega Piscitello 1.3, che «taglia la testa al toro» rispetto alle intenzioni di questa maggioranza in ordine a questa Commissione.
RENZO LUSETTI. L'emendamento dice esplicitamente che non rientra tra i compiti della Commissione la valutazione politica degli atti di politica estera compiuti dai governi in carica all'epoca dei fatti. Recepire questo emendamento è molto importante, perché ci consente di capire se veramente da parte della maggioranza non vi sia prevenzione o pregiudizialità rispetto a questo tema, e vi sia invece disponibilità a discutere nel merito, non in questa sede, ma nella Commissione che quest'Assemblea oggi deve istituire.
Allora, credo, onorevoli colleghi, che vi debba essere un atteggiamento di responsabilità. Prendiamo atto che la durata non riguarda più il periodo 1996-2001 - la durata diventa, comunque, illimitata, perché non conosciamo l'epoca dei fatti, quindi, possono essere sorti fatti anche precedenti al 1996, magari anche durante il primo Governo Berlusconi, non lo sappiamo - e che nel titolo è cancellato il riferimento all'inchiesta sull'attività dei Governi nella precedente legislatura, perché, in caso contrario, avremmo un regime che fa inchiesta sui Governi precedenti.
Vogliamo procedere alla discussione sull'istituzione di questa Commissione di inchiesta, però con la serenità di giudizio anche da parte della maggioranza, con nessuna preclusione, e soprattutto, concludendo questa sorta di telenovela sulle responsabilità di alcuni ministri. La responsabilità di chiunque deve essere accertata e valutata solo e semplicemente dalla Commissione d'inchiesta che verrà costituita, oggi, da questo Parlamento.
Per questo motivo, signor Presidente, onorevoli colleghi - sto concludendo - ci riserviamo di intervenire sugli emendamenti, non molti per la verità - sottolineo, anche, che vi sono molti emendamenti proposti da alcuni colleghi della Commissione affari costituzionali, evidentemente, non c'è stato il tempo sufficiente, da parte delle Commissioni congiunte esteri e trasporti, per valutare il parere della Commissione
affari costituzionali - e mi rammarico che non sia stato accolto l'emendamento che, in qualche modo, ci consentiva di iniziare i lavori parlamentari della Commissione d'inchiesta solamente dopo i sette giorni canonici, rispetto ai quali venivano depositati gli atti dell'autorità giudiziaria che giudicava in via preliminare. Ce ne rammarichiamo, e ci riserviamo di esprimere un giudizio definitivo, in sede di dichiarazione di voto, in base a come si svilupperà il dibattito sul complesso degli emendamenti - che è un dibattito politico, anche rispetto alla pregiudiziale che l'onorevole Violante ha posto all'inizio - e a come verranno valutati quegli emendamenti - in modo particolare l'emendamento del collega Piscitello - fondamentali per capire la natura politica di ciò che noi, oggi, andiamo ad approvare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, colleghi, nella Commissione affari costituzionali, è stato impedito a me e a tutti gli altri componenti della Commissione stessa di esprimere le nostre valutazioni sulla proposta di legge istitutiva della Commissione d'inchiesta sul cosiddetto affare Telekom-Serbia.
In palese violazione degli articoli 73 e 75 del regolamento della Camera dei deputati e, quindi, dell'articolo 72 della Costituzione - che prescrive l'esame di ogni disegno di legge secondo i regolamenti parlamentari - la presidenza delle Commissioni congiunte III e IX ha imposto la conclusione dei lavori senza acquisire il parere rinforzato della Commissione affari costituzionali.
È opportuno e doveroso denunciare, in quest'aula, la grave violazione affinché, a prescindere dai suoi effetti sulla regolarità e la legittimità dell'iter legislativo, lo strappo regolamentare e costituzionale, cui questa maggioranza sembra avviata, non abbia a diventare una prassi non contrastata.
Fatta questa premessa, svolgo poche considerazioni sulle motivazioni degli emendamenti avanzati. La proposta di legge, nella sua formulazione originaria - ed anche nel testo presentato all'Assemblea dalle Commissioni congiunte - ha per oggetto l'indagine sulle vicende relative all'acquisto, da parte di STET e di Telecom Italia del 29 per cento, presumo, delle azioni o delle quote - sarebbe opportuno, dal punto di vista formale, integrare il testo - di Telekom-Serbia, e sugli atti presupposti connessi e conseguenti a tale acquisto da chiunque compiuti.
Tralasciando la vergognosa relazione originaria, il dibattito svoltosi in quest'aula, in discussione generale, ha consentito di rendere chiaro che la maggioranza, la quale ha avanzato la proposta, intende apparentemente perseguire due obiettivi: chiarire una pagina politica e finanziaria che, altrimenti, rischia di restare oscura per i prossimi anni - così la relazione Bocchino nella seduta del 23 luglio -, ed inoltre - in questo senso l'intervento, nella medesima seduta, dell'onorevole Selva, primo firmatario - acclarare le responsabilità, nella vicenda, del ministro Dini e del sottosegretario Fassino del precedente Governo. A questo disegno politico ha fatto testè riferimento il presidente del nostro gruppo, onorevole Violante. Si intende perseguire tali obiettivi attraverso l'esame del contratto di acquisto e degli atti pubblici, in particolare ministeriali e privati, relativi alla nominata transazione internazionale.
Pertanto, si vogliono utilizzare i poteri propri della Commissione di inchiesta, che, come sancisce l'articolo 82 della Costituzione, sono quelli dell'autorità giudiziaria, apparentemente - e speriamo che l'obiettivo sia solo questo - per illuminare una vicenda ritenuta oscura, ma, in realtà, secondo l'altro obiettivo politico: per inchiodare ad una presunta responsabilità membri del passato Governo. Su quest'ultimo aspetto, che a me sembra il cuore della questione politica sollevata dal presidente Violante poco fa, mi permetto di sollevare alcune obiezioni, di natura politica e costituzionale.
È singolare, come già è stato detto, che a proporre l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sul Governo della precedente maggioranza (oggi divenuta opposizione) sia l'attuale maggioranza: infatti, essa dispone oggi, attraverso l'attuale Governo, di tutti gli strumenti non solo per conoscere e per rendere pubblici gli atti conservati nei ministeri, ma anche per acquisire sulla vicenda ogni altra informazione utile; cosicché viene da chiedersi quale sia la ragione che abbia indotto a stravolgere l'istituto stesso della Commissione di inchiesta.
A mio avviso, la Commissione d'inchiesta che si intende istituire non è riconducibile ad alcuna delle due tipologie previste dalla Costituzione. Non è, invero, Commissione di inchiesta di natura legislativa, diretta, com'è noto, ad investigare un fenomeno, una materia di interesse pubblico per trarne elementi e valutazioni ai fini di una diversa o nuova disciplina normativa. Non è, altresì, Commissione d'inchiesta di tipo politico, nel senso, contemplato dalla Costituzione, di esercizio del potere di inchiesta sul comportamento del Governo come espressione del potere ispettivo e di controllo delle Camere sull'organo esecutivo: il potere ispettivo è dato alle Camere, congiuntamente o singolarmente, a fronte di un Governo reticente, sprezzante del Parlamento od anche - ed è, questa, l'ipotesi estrema - a fronte di un Governo che, si assuma, voglia sottrarsi al controllo del Parlamento medesimo, negando, occultando o persino manipolando o falsificando la realtà.
Ma il Governo in carica gode della fiducia che la maggioranza politica espressa dalle Camere gli ha dato e, dunque, il corretto rapporto istituzionale tra maggioranza e Governo non può esprimersi attraverso una commissione d'inchiesta, bensì attraverso la naturale, fisiologica e costituzionale richiesta di rivelare alle Camere - fatti salvi, evidentemente, gli atti coperti da motivato segreto di Stato che lo stesso Presidente del Consiglio può opporre - tutti gli atti del passato dicastero e tutti gli altri di cui esso disponga o che possa agevolmente acquisire. Così a me sembra che possa e debba funzionare, soprattutto in un sistema bipolare, una corretta democrazia costituzionale, rispettosa della civiltà dei rapporti politici e dei ruoli propri della maggioranza e dell'opposizione.
La vera ragione dell'istituzione di questa Commissione di inchiesta può essere, dunque, e attendiamo un chiarimento al riguardo, una volontà di rivalsa, di vendetta, di prevaricazione. Dietro la copertura dell'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta vi sono la volontà faziosa di un sindacato postumo sulla politica estera del nostro paese e quella di stravolgere, con la forza dei numeri, gli equilibri costituzionali.
Piegare a fini di parte, e non di verità, il sindacato ispettivo delle Camere è, a mio avviso, un segnale, ulteriore ed allarmante, della mancanza di cultura di Governo di questa maggioranza. Perciò, esprimo, in linea di tendenza, l'opposizione all'istituzione di questa Commissione d'inchiesta, per i pericoli che essa comporta: pericoli non per le persone che hanno rappresentato gli interessi del paese con elevata capacità, competenza e sensibilità, ma per le istituzioni e per il loro corretto funzionamento. Gli emendamenti che abbiamo presentato sono diretti, appunto, a ridurre i guasti istituzionali che la Commissione potrà produrre e a non lasciare alla prepotenza della maggioranza il controllo della gestione delle istituzioni.
Questa Commissione segnerà, infatti, per la prima volta, un precedente grave di precipitazione del nostro sistema istituzionale verso la barbarie dei rapporti politici. La sua istituzione consegna ai vincitori del momento il diritto brutale della forza di aggredire e di trascinare sul banco degli accusati ogni governante, secondo la pretesa antica e nefasta di riscrivere la storia.
Ma a voi, colleghi della maggioranza - penso che in un'aula vuota quest'ultimo inciso non abbia molto senso, ma credo che qualcuno leggerà anche gli atti parlamentari - dico che non andrete lontani, non andrete al di là di una scrittura di una cronaca, che sarà faziosa, volgare ed infamante per voi stessi, colleghi della
maggioranza, come già è avvenuto nella relazione che accompagna la proposta di legge da parte di alcuni di voi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore per la maggioranza per la IX Commissione ad esprimere il parere delle Commissioni.
ITALO BOCCHINO, Relatore per la maggioranza per la IX Commissione. Signor Presidente, il parere della Commissioni è contrario sugli emendamenti Soda 1.1 e Boato 1.2; c'è un invito al ritiro sull'emendamento Piscitello 1.3, perché c'è un emendamento delle Commissioni che, di fatto, risolve il problema del quale abbiamo discusso: quello inerente alla possibilità o meno della Commissione di avere ad oggetto della propria inchiesta e della relazione conclusiva le scelte di politica estera dei Governi; su questo è stato presentato un emendamento dei relatori con un comma aggiuntivo che risolve il problema.
Signor Presidente, preannuncerei il parere anche sugli emendamenti presentati agli altri articoli della proposta di legge. Il parere è favorevole sull'emendamento 2.4 delle Commissioni e sugli identici emendamenti Boato 2.2 e 2.5 delle Commissioni; il parere è contrario sull'emendamento Boato 2.3. Invito il presentatore al ritiro del testo alternativo all'articolo 3 del relatore di minoranza, onorevole Duca, proprio perché l'emendamento delle Commissioni che presentiamo, che aggiunge un comma all'articolo 2, di fatto, affronta il problema, che è sempre quello legato alle scelte di politica estera del Governo come oggetto della relazione conclusiva; il parere è contrario sugli emendamenti Boato 3.1, Soda 3.2 e Boato 3.3; il parere è favorevole sugli emendamenti 3.4, 3.5 e 3.6 delle Commissioni. Esprimo altresì parere favorevole sull'emendamento 4.1 delle Commissioni e parere contrario sugli emendamenti Soda 5.1 e Boato 6.1.
Annuncio che è stato presentato l'emendamento 2.6 delle Commissioni di cui do lettura:
Aggiungere, in fine, il seguente comma:
«7. La Commissione, entro 60 giorni dalla conclusione dei propri lavori, presenta al Parlamento la relazione finale sulle indagini svolte. Tale relazione, nonché ogni eventuale altra relazione e deliberazione della Commissione, non può avere ad oggetto scelte di politica estera dei Governi.».
Siamo convinti con questo emendamento, sul quale esprimo parere favorevole, di recepire anche le istanze che ci sono venute dall'opposizione, in particolare dall'intervento del presidente Violante.
PRESIDENTE. Il termine per la presentazione di eventuali subemendamenti è fissato per le ore 15.
Qual è il parere del Governo?
ROBERTO ANTONIONE, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il Governo si rimette all'Assemblea.
EUGENIO DUCA. Relatore di minoranza per la IX Commissione. Signor Presidente, come relatore di minoranza per la IX Commissione, vorrei esprimere anch'io il parere sugli emendamenti presentati.
PRESIDENTE. Senz'altro, onorevole Duca. Ne ha facoltà.
EUGENIO DUCA. Relatore di minoranza per la IX Commissione. Il parere è favorevole sugli emendamenti Soda 1.1, Boato 1.2. Il parere è favorevole anche sull'emendamento Piscitello 1.3, sul quale però mi riservo di fare una ulteriore valutazione alla luce dell'emendamento 2.6 delle Commissioni, appena presentato.
Preannuncio inoltre il parere sugli emendamenti riferiti ai successivi articoli della proposta di legge.
Esprimo altresì parere favorevole sugli emendamenti 2.4 delle Commissioni, sugli identici emendamenti Boato 2.2 e 2.5 delle Commissioni e Boato 2.3.
Quanto al testo alternativo da me presentato, sostitutivo dell'articolo 3, mi riservo di valutare l'invito al ritiro da parte del relatore di maggioranza dopo un'attenta lettura dell'emendamento 2.6 delle Commissioni appena presentato.
Il parere favorevole su tutti i restanti emendamenti.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato alla ripresa pomeridiana della seduta.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, a cui seguirà, alle ore 16, lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni.
A partire dalle ore 17 riprenderà l'esame, con votazioni, della proposta di legge n. 437, recante l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'affare Telekom-Serbia.
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