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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
KATIA BELLILLO. Vorrei ricordare ai colleghi che in quest'aula ci sono delle regole democratiche e mi auguro che vogliate rispettarle.
PRESIDENTE. Non si preoccupi, proceda pure, onorevole Bellillo.
KATIA BELLILLO. La ringrazio, Presidente, a questo punto lei diventa la nostra ancora (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Applausi del deputato Maura Cossutta).
PRESIDENTE. Lei sa che sono timido, onorevole Bellillo, per cui non mi tenti.
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, anch'io sono alle prime armi.
Abbiamo discusso: è emerso che vi è una specie di autismo da parte della maggioranza e da parte del ministro che, tra l'altro, non ci ha neanche onorato della sua presenza. Siamo, comunque, felici di avere avuto la possibilità di confrontarci con il sottosegretario Aprea.
Abbiamo verificato una volontà di non discussione. Abbiamo cercato, in queste giornate, di far comprendere le ragioni dell'opposizione, mosse dalla consapevolezza di ciò che questo decreto-legge avrebbe prodotto nelle scuole pubbliche e, soprattutto, dalle enormi discriminazioni che i docenti che hanno lavorato per anni ed anni nella scuola pubblica si troveranno a subire.
Fin dall'inizio, nei miei interventi, ho cercato di inserire un dubbio terribile: questo atto che è stato assunto d'urgenza dal Governo - e che invece urgente non era - va nella direzione che, ormai abbiamo compreso, con molta testardaggine e determinazione questo Governo di destra vuole portare avanti. Infatti, tutti i vostri atti ed il vostro atteggiamento ci fanno capire che siete orientati verso un unico obiettivo: quello di privatizzare il sistema formativo italiano, che si fonda essenzialmente sul suo essere servizio pubblico.
Credo che il Parlamento, nella precedente legislatura, abbia fatto un lavoro eccezionale approvando la legge per la parità del sistema del servizio formativo pubblico in questo paese. Non si è andati, cioè, nella direzione di cancellare gli articoli della Costituzione che regolano il diritto allo studio e la scuola pubblica, ma si è cercato di rafforzare ancora di più il sistema integrato che garantisce un servizio pubblico. Mi riferisco alla possibilità per le scuole private di questo paese (che vorrei non venisse mai dimenticato non sono vietate: la Costituzione prevede che in Italia possano agire scuole private) di agire in assoluta autonomia.
Quello che è vietato - e giustamente - è che le scuole private, se non accettano le regole del servizio pubblico, naturalmente non possono avere finanziamenti pubblici.
Quando si parla di finanziamenti pubblici, non è che possiamo dimenticare che si tratta dei soldi di tutti i cittadini che lo Stato riesce ad incassare attraverso le tasse. Le scuole private devono rimanere tali e possono avere la loro agibilità, l'importante è che venga finanziato con le risorse pubbliche il servizio pubblico, che deve garantire a tutti gli studenti - al di là della propria religione, della propria razza, della proprie condizioni economiche - un alto livello qualitativo di formazione e che, soprattutto, deve aiutarli a diventare cittadini e, come tali, a chiedere e rivendicare il proprio ruolo da protagonisti all'interno della società civile.
Questo atto - ma insieme ai tanti altri che si muovono nella stessa direzione - in
realtà ci dice che si tratta di uno strumento per privatizzare il sistema formativo italiano: si vuole finanziare a piene mani la scuola privata a spese della scuola pubblica e, naturalmente, si cerca di ridurre quest'ultima ad un ruolo sempre più marginale e dequalificato.
Di conseguenza, non parlerò più a voi, onorevoli colleghi e a lei, signor Presidente, che mi sta ascoltando con molta attenzione. Cercherò di parlare direttamente ai cittadini, alle famiglie, ai ragazzi e alle ragazze, ai docenti precari della scuola: a tutti loro vorrei dire che, praticamente, rendere marginale e dequalificata la scuola pubblica avrà riflessi terribili sui livelli di democrazia e di libertà, sui diritti di tutti noi e, soprattutto, delle giovani generazioni.
Infatti, quali saranno le conseguenze nel momento in cui le risorse dello Stato - invece di essere finalizzate a qualificare sempre più la scuola pubblica, a renderla sempre più competitiva con le scuole degli altri paesi e dell'Europa - verranno sottratte per finanziare coloro che già hanno risorse e opportunità, tanto che iscrivono i propri figli alle scuole private, e che, naturalmente, avranno anche l'opportunità di un buono, di un regalo da parte dello Stato per permettere di pagare ancora con più agio la frequenza dei propri figli nelle scuole private?
Tutto ciò è stato anticipato dal famigerato buono scuola della Lombardia e del Veneto, che ha significato un aiuto di 120 miliardi per spese scolastiche strettamente riservate a 100 mila famiglie che iscrivano i propri figli alle scuole private, anche con reddito di 240 milioni, e senza concedere niente per le spese di chi, appunto, con soli 30 milioni iscrive i propri figli alla scuola pubblica.
Con questo atto - lo abbiamo già detto - voi avete eluso la pronuncia del Consiglio di Stato, attesa per il 13 luglio, e avete concesso opportunità a chi ha insegnato nelle scuole private, a sfavore degli insegnanti e dei docenti precari delle scuole pubbliche.
Naturalmente, voi presentate tutto ciò come un fatto di giustizia e noi vi abbiamo dimostrato che, in realtà, ancora una volta avete concesso opportunità a chi ne aveva già usufruito, in quanto non era stato costretto a subire alcuna selezione, alcun concorso e corso di aggiornamento: tutto questo, invece, è stato garantito dai docenti precari che hanno lavorato nelle scuole pubbliche.
Per cui, i docenti precari delle scuole pubbliche si ritrovano in parità di merito con chi, magari, perché conosceva la direttrice della scuola privata di quel paese o perché frequentava la parrocchia o altro salotto di quell'altro paese, si trova ad usufruire degli stessi criteri. Noi giudichiamo tutto ciò molto grave e abbiamo anche dimostrato che si è cercato di far passare come decreto urgente, per garantire un miglior avvio dell'anno scolastico, un decreto che invece renderà ancor più complesso e difficile il ruolo degli stessi dirigenti degli istituti, che si troveranno soli di fronte a contenziosi e conflitti che, sicuramente, si apriranno.
PRESIDENTE. Onorevole Bellillo, la invito a concludere.
KATIA BELLILLO. Concludo, signor Presidente.
Per tutte queste ragioni, per tutto quello che abbiamo cercato, inutilmente, di spiegare a tutti voi nel corso di queste giornate e di queste ore, affermiamo che la conversione in legge di questo decreto-legge è dannosa. Per tale motivo, il gruppo dei Comunisti italiani voterà contro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maninetti. Ne ha facoltà.
LUIGI MANINETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge che oggi ci apprestiamo a convertire in legge persegue importanti finalità. Mi riferisco in particolare, a quelle tese a garantire un corretto avvio dell'anno scolastico, ad assicurare la continuità della funzione educativa nonché l'efficienza e la funzionalità
del servizio prestato nella scuola, a risolvere i problemi legati al contenzioso apertosi a seguito dei numerosi ricorsi presentati ai tribunali amministrativi regionali, a completare le operazioni di gestione del personale di ruolo sia anticipandone i tempi sia delegando per tempo ai dirigenti scolastici le nomine annuali e, da ultimo e non meno significativo, a prevedere che la valutazione del servizio prestato nelle scuole paritarie sia equivalente, già dal settembre 2000, a quello prestato nelle scuole statali. Tutto ciò trova il pieno consenso del gruppo parlamentare del CCD-CDU Biancofiore, che con convinta adesione annuncia il proprio voto favorevole alla conversione in legge del decreto (Applausi dei deputati del gruppo CCD-CDU Biancofiore).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Campa. Ne ha facoltà.
CESARE CAMPA. Signor Presidente, per ragioni di tempo, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.
Comunque, anticipo con convinzione il voto favorevole del gruppo di Forza Italia su questo decreto che credo darà finalmente un avvio puntuale a questo nuovo anno scolastico. (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. La Presidenza lo autorizza.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, intendo utilizzare il tempo a mia disposizione per qualche breve considerazione che, in questo caso, vorrei non fosse tecnica.
Vede, signor Presidente, quando io andavo a scuola - è passato qualche anno, effettivamente - avevo un insegnante di letteratura italiana il quale, essendo convinto che il nome non sia l'accidente ma la sostanza delle cose, ci invitava sempre a porci il problema di rintracciare il significato più profondo, così come storicamente si è venuto formando, delle singole parole. È un'abitudine che mi è rimasta appiccicata nel tempo, per cui ho ricercato qual è l'origine del termine precario, al quale questo decreto si riferisce e che merita, in questa sede, qualche riflessione di ordine e di carattere generale.
«Precario» deriva, come molte altre parole, dal latino: da prece, da preghiera, dall'abitudine invalsa nel medioevo, tra il sesto e l'ottavo secolo, di avanzare rogatorie, da parte dei contadini che chiedevano terra da lavorare e protezione militare. Citerò una di queste preghiere, perché è straordinaria la sua attualità, se la riferiamo alla condizione di centinaia di migliaia di persone. Dice questa prece della metà dell'ottavo secolo: «Poiché si sa benissimo da parte di tutti che io non ho di che nutrirmi e vestirmi, ho chiesto alla pietà vostra, e la vostra benevolenza me lo ha concesso, di potermi affidare e accomodare al vostro mundio, e così ho fatto; cioè che tu debba aiutarmi e sostenermi, tanto per il vitto quanto per il vestiario, secondo quanto potrò servire e meritare; e, finché vivrò, debbo prestarti il servizio e l'ossequio dovuti ad un uomo libero e non potrò sottrarmi per tutta la vita alla vostra potestà e mundio, ma dovrò rimanere finché vivrò nella vostra potestà e protezione».
Questa è l'origine della parola precario. Contro questa condizione di precari e di precarizzazione, si è levato nel mondo contemporaneo un vasto movimento che, nell'epoca della globalizzazione, non è solamente italiano. Vorrei ricordare che proprio quello dei precari in ambito scolastico è un movimento europeo; in altri paesi europei - mi riferisco a quelli che hanno un sistema scolastico in qualche modo paragonabile al nostro -, negli ultimi anni, in particolare alla fine del secolo, si sono sviluppati forti movimenti di precari: è il caso della Spagna, dove nel febbraio 2000 il sistema scolastico è stato bloccato, per tre giorni, da uno sciopero nazionale organizzato dalla Coordinadora estadal de los
internos; è il caso del Portogallo; è il caso della Francia; è il caso anche di paesi anglosassoni che pure hanno un ordinamento di carattere diverso.
Nel nostro paese il movimento dei precari esiste da quasi trent'anni ed ha sviluppato una pressione costante nei confronti del Parlamento, nei confronti dei ministeri, nei confronti delle parti politiche, affinché la condizione di precario venisse cancellata o almeno diventasse non la regola ma una rara e transitoria eccezione di accesso alla professione di insegnante nel mondo della scuola, nell'interesse generale della formazione - parola di cui tutti ci riempiamo la bocca - e della cultura - che è ugualmente un fiore all'occhiello per tutti quanti - di questo nostro paese.
In ventisette anni sono nati molti movimenti, dentro e fuori dal sindacato, almeno da quello di carattere confederale, con lotte profonde e con una maturazione di coscienze che oggi sono un dato importante nella sensibilità politica e sociale di questo paese. Tale pressione ha prodotto un numero elevato di leggi; in ventisette anni sette leggi, quasi una ogni quattro anni, a dimostrazione che gli interventi nei confronti di questo settore sono stati sempre molto parziali e del tutto insufficienti.
L'ultima è la legge 3 maggio 1999, n. 124, per la cui approvazione sono occorsi oltre mille giorni di discussione, con una conseguenza rilevantissima: le persone cui questa legge rispondeva o voleva rispondere, nel frattempo hanno mutato la loro condizione; quindi a quella degli insegnanti precari, alla frammentazione e stratificazione precedente se ne è poi aggiunta un'altra nel corso della discussione della legge. E quando la legge è stata varata, essa per molti aspetti è risultata non solo insufficiente ma fuori del tempo rispetto alle persone cui avrebbe dovuto rispondere. Da qui l'origine delle diverse fasce, delle contraddizioni, dei contrasti ed anche di una guerra tra poveri che si è venuta ingenerando nel settore dei precari e che le organizzazioni sindacali ed extra sindacali del mondo del lavoro precario con fatica ma con intelligenza hanno saputo sanare.
Ora interviene il Governo di centrodestra su questo tema, con un decreto che, per il significato della parola stessa, vorrebbe essere emergenziale, ma che così non è. Ho insistito spesso nei confronti del gentile sottosegretario, che, a differenza del ministro, ha seguito nella sua intierezza il dibattito su questo tema, per sottolineare che siamo di fronte ad un decreto-legge grimaldello, che serve come anticipazione di un programma (quello delle destre sulla scuola, che, d'altro canto, ci è noto) chiarissimo su due punti: quello dell'autonomia manageriale dei dirigenti scolastici e della loro discrezionalità nella chiamata al lavoro degli insegnanti e quello che ho richiamato con forza, forse non sufficiente, di certo senza riuscire a convincere l'Assemblea, ma che ribadisco in sede di dichiarazione di voto finale, cioè dell'incostituzionalità della norma contenuta nel secondo periodo del comma 2 dell'articolo 2, vale a dire la parificazione o, meglio, l'equiparazione del punteggio degli insegnanti, che sono all'interno delle scuole paritarie e che sono lì assunti per chiamata diretta, con il punteggio degli insegnanti che sono nella scuola pubblica, assunti mediante concorso pubblico. Si tratta di una evidente e palese violazione dell'articolo 97 della Costituzione.
Quando la legge ha voluto, come lo stesso articolo 97 della Costituzione permette al legislatore, creare una eccezione (si veda l'articolo 16 della famosa legge n. 56 del 1987, che prevede l'assunzione dal collocamento fino alla quarta qualifica funzionale nei ruoli del pubblico impiego), lo ha fatto esplicitamente: in quel caso in modo palese e persino con un positivo consenso sindacale. Qui, invece, siamo di fronte ad una manovra in cui surrettiziamente, inserita all'interno di un decreto legge, con la scusa dell'emergenza, si prefigura in realtà un nuovo passo in avanti nel processo di privatizzazione dell'istruzione scolastica.
Signor Presidente, questo è un pericolo grande per il paese. La scuola italiana e il
suo carattere unito, pubblico e repubblicano sono stati una garanzia della crescita di molte generazioni, di cui noi stessi qui, degnamente o meno rappresentanti in quest'aula, siamo il prodotto. Se la smantelliamo avremo un processo accelerato di distruzione dell'identità e della coscienza nazionale, con conseguenze incalcolabili per gli stessi apprendisti stregoni che, desiderosi di premiare...
PRESIDENTE. Onorevole Gianni, la prego di concludere.
ALFONSO GIANNI. ...le scuole confindustriali oppure quelle confessionali spingono irresponsabilmente l'acceleratore su questa strada. Cogliamo questa occasione per richiamare l'attenzione di tutti su questo enorme pericolo, di cui sottolineiamo il significato, che va al di là delle specifiche norme di questo decreto, per preannunciare nostro voto contrario al disegno di legge di conversione (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, voteremo contro la conversione in legge di questo decreto-legge per alcune ragioni di fondo che sono già state espresse in sede di discussione generale, nonchè nella presentazione e discussione del complesso degli emendamenti. La prima ragione è la seguente. Il decreto si propone di permettere l'ordinato avvio dell'anno scolastico, ma, al contrario, le misure proposte non serviranno né a velocizzare le operazioni di nomina né a garantire la continuità didattica agli studenti. Non si può pensare che ci sia buona fede quando il provvedimento, volendo agire unicamente in nome del diritto dello studente a un ordinato inizio dell'anno scolastico, di fatto va a creare un nuovo sistema di graduatorie così profondamente ingiusto che creerà un contenzioso tale da generare il caos nelle scuole. Ai diritti lesi corrisponderanno altrettanti ricorsi cui, con ogni probabilità, saranno concessi provvedimenti di sospensione, che renderanno vane tutte le misure assunte da questo provvedimento.
Ma noi non possiamo immaginare che il decreto-legge in esame sia frutto di un calcolo ingenuo, non possiamo pensarlo perché abbiamo stima dell'intelligenza dei nostri avversari, nonostante le divisioni profonde in ordine alla concezione della scuola e della società. Non possiamo pensare che questo decreto-legge sia nato solo dalla presunzione, dalla convinzione che si possa essere efficienti in qualsiasi situazione.
Il sistema di reclutamento vigente è molto complicato; si deve quindi tener conto che potrebbe incepparsi per qualsiasi ragione, anche non prevista dal legislatore. Secondo noi, il sistema di reclutamento in vigore dovrà sicuramente essere rivisitato, forse anche riformato, ma non certo attraverso un decreto-legge.
Noi non abbiamo la presunzione di ritenere che la legge n. 124 del 1999 abbia risolto definitivamente la questione del reclutamento, però con quella legge si è finalmente riattivato un meccanismo concorsuale bloccato da un decennio.
Nella scuola non c'è il buco, ma c'è stata un'azione riformista e riformatrice che questo Governo intende azzerare; come in tutti i settori della pubblica amministrazione ed in tutti i sistemi di istruzione e di formazione europei, sono ancora presenti problemi e difficoltà. Ma non ci sono i buchi neri! Ma torniamo ai contenuti del nostro decreto-legge.
Abbiamo detto e ribadiamo che esprimeremo un voto contrario al disegno di legge in questione, poiché si ignorano le gravi conseguenze che saranno arrecate al funzionamento della scuola italiana a seguito delle misure organizzative che esso prevede con riguardo alle nomine.
Esprimeremo un voto contrario perché cambiando il sistema delle graduatorie già previsto, si favoriscono nelle nomine a tempo indeterminato e per le supplenze annuali quei docenti che non hanno mai prestato servizio di insegnamento nelle scuole di Stato.
Soprattutto esprimeremo un voto contrario perché con la prima integrazione delle graduatorie il decreto-legge prefigura modalità di reclutamento del personale che non tengono conto del principio di uguaglianza per l'accesso agli uffici pubblici, considerato che l'accesso agli stessi avviene per concorso, ai sensi dell'articolo 97 della Costituzione.
Il decreto-legge non prevedeva il ricorso alle nomine decentrate per il personale ATA; anzi, per questo personale non si prevedeva proprio nulla. In modo molto disordinato siamo arrivati, nel corso dell'esame del provvedimento, anche a prevedere il ricorso alle nomine decentrate nei confronti del personale ATA.
È grave che si sia arrivati a questi risultati in mezzo a tanta confusione, ma ancora più grave è che il legislatore si fosse dimenticato che per l'inizio dell'anno scolastico è necessario un intervento normativo anche per il personale tecnico, amministrativo ed ausiliario. Addirittura il presidente della Commissione lavoro ha ritenuto che i nostri emendamenti, finalizzati proprio a colmare tale dimenticanza, fossero inammissibili per estraneità alla materia trattata.
Il Governo propone di fare ricorso alle nomine attraverso l'opera dei dirigenti scolastici, ma non abbiamo capito sulla base di quali graduatorie. Cosa si ha in mente? Un nuovo sistema di reclutamento decisamente privatizzato e molto decentrato? A questa domanda daranno una risposta i successivi provvedimenti che verranno esaminati da questa Assemblea. Noi saremo sempre presenti quando si tratterà di difendere i diritti dei lavoratori e il sistema di istruzione e di formazione pubblico.
Esprimeremo un voto contrario su questo disegno di legge anche per un'altra ragione. Con i nostri emendamenti abbiamo cercato di recuperare alcune situazioni di precariato, situazioni di ingiustizia che dovevano essere sanate.
Ricordo all'Assemblea gli emendamenti Sasso 1.3 e Alfonso Gianni 1.4 e l'articolo aggiuntivo Cordoni 4.03 ma sono state scarse le risposte in merito.
Una parziale disponibilità è stata dimostrata per sanare una situazione esistente nelle accademie e nei conservatori, che penalizza le scuole stesse, non solo i docenti. Una risposta, tuttavia, è stata fornita, ma è stato detto che ci si sarebbe pensato con un prossimo provvedimento. Perché non sono state accolte le proposte emendative? Ringrazio del fatto che il nostro ordine del giorno sia stato accolto; tuttavia una più sincera collaborazione avrebbe permesso di trovare soluzioni anche in ordine a tale provvedimento.
Abbiamo condotto un'opposizione costruttiva; perché allora non si è voluto tenere conto della nostra proposta di creazione di scuole-polo per una gestione a rete degli incarichi e delle supplenze annuali dopo il 31 agosto e il 31 luglio a regime. Eravamo, infatti, totalmente disponibili ad una collaborazione. Anche il sottosegretario Aprea si è reso conto che avrebbe potuto essere individuata una soluzione analoga alla nostra ma ci è stato detto che la problematica sarebbe stata affrontata con un altro provvedimento. È stata captata una nostra idea ma poi ci è stato detto che si sarebbe affrontato il problema con altro provvedimento.
Ritengo che non si possa costruire un buon rapporto con l'opposizione con tale atteggiamento. Qualche apprezzamento possiamo farlo per amore di verità, in quanto è stato accettato un nostro ordine del giorno che interviene sulla situazione relativa al rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni portatori di handicap, che deve essere ripensata. Di ciò siamo grati al Governo e al relatore. Concludo il mio intervento con tale ringraziamento, che prelude alla speranza di un migliore rapporto tra la maggioranza e l'opposizione. Tuttavia, per le ragioni che ho in precedenza illustrato, siamo costretti ad esprimere decisamente un voto contrario sul disegno di legge di conversione del decreto-legge (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Gambale. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, noi deputati del gruppo della Margherita esprimiamo una posizione articolata sul decreto-legge in esame; sicuramente ne condividiamo l'impostazione e gli obiettivi da raggiungere, poiché esso si pone in continuità con l'azione di riforma che noi, come deputati dell'Ulivo, abbiamo portato avanti nella fase del Governo. In merito al decentramento dell'azione amministrativa, voglio ricordare all'Assemblea che siamo stati noi a riordinare il ministero con le direzioni regionali, facendo in modo che le decisioni amministrative si prendessero nella realtà territoriale più vicina agli utenti.
Tale decreto, inoltre, si muove nella logica dell'autonomia degli istituti scolastici, che è la madre delle riforme che il centrosinistra e l'Ulivo hanno portato avanti negli anni passati.
Condividiamo anche l'obiettivo della semplificazione delle procedure per arrivare ad un corretto e regolare svolgimento dell'anno scolastico. Chi di noi può mostrarsi contrario quando si parla di garantire agli studenti continuità didattica e certezza del docente all'inizio dell'anno? Chi di noi può mostrarsi contrario sul fatto che i docenti non debbano «ballare» per mesi e mesi da una cattedra l'altra?.
Tuttavia, sono le soluzioni individuate e proposte dal Governo che ci trovano fermamente contrari. Si tratta infatti di proposte che non mirano a conseguire gli obiettivi per cui il decreto-legge è nato. Vi sono, nel merito del decreto-legge in esame, alcuni punti che abbiano votato concordemente con il Governo: mi riferisco, ad esempio, all'equiparazione del punteggio per gli insegnanti che lavorano nelle scuole a cui è già stata riconosciuta la parità dal 1o settembre dell'anno 2000. Rivendichiamo con forza, con orgoglio, per il grande valore politico che ha rappresentato e rappresenta nel nostro paese, la legge n. 62 del 2000 sulla parità scolastica; una legge che ha cambiato profondamente e per sempre - noi ce lo auguriamo - il sistema pubblico di formazione nel nostro paese che vede lo Stato (tenuto per dovere costituzionale a far fronte al suo dovere di istruzione e formazione dei nostre ragazzi) ma anche i soggetti privati, i soggetti degli enti locali, partecipare con piena dignità e parità di trattamento al sistema pubblico. Mi riferisco ai privati che intendono però adeguarsi agli standard di qualità, anche quelli del personale docente, considerato che i docenti che lavorano nelle scuole paritarie sono stati formati, abilitati ed hanno tutti i titoli per poter lavorare con piena dignità in queste scuole. Si tratta, dal nostro punto di vista, di un atto dovuto nel rispetto della legge n. 62. Per questa ragione, abbiamo sostenuto la posizione del Governo, perché si tratta, ripeto, di un atto dovuto, consequenziale alla legge sulla parità, frutto della riforma Berlinguer che l'Ulivo ha sostenuto ed approvato nella precedente legislatura.
Anche l'unificazione della III e IV fascia va in questa direzione; sicuramente, esiste un problema di metodo. Probabilmente il Governo avrebbe potuto attendere la sentenza del Consiglio di Stato, che sicuramente si sarebbe mossa in questa direzione. Probabilmente il Consiglio di Stato sarebbe anche intervenuto nel merito dei diritti lesi di altri docenti, dal momento che è innegabile, e questo il Governo lo sa bene, che si sia creata una grandissima confusione nell'inserimento «a pettine» fra la III e IV fascia. Infatti alcune province avevano già provveduto alle nomine dalle graduatorie, mentre altre province non lo hanno ancora fatto.
Ciò sicuramente creerà disparità di trattamento e probabilmente la presentazione di alcuni ricorsi in via amministrativa. Tuttavia, l'unificazione della III e IV fascia, da noi richiesta in precedenza attraverso interrogazioni parlamentari ed interventi tenuti nella precedente legislatura - fra i quali ricordo quelli degli onorevoli Volpini e Voglino, sia in questa aula sia in Commissione, - avrebbe evitato quella che era da ritenersi una eccessiva discriminazione, prevedendo la legge n. 124 del 1999 parità di accesso per i docenti che avevano lavorato per trecentosessanta giorni nelle scuole statali e non statali a questa fase concorsuale; in tal senso, il dimezzamento del punteggio era
sicuramente un trattamento diverso, dal momento che comportava per questi docenti un diverso sistema di reclutamento. Prevedere una fascia in più avrebbe sicuramente leso, come già accertato da alcuni tribunali amministrativi regionali, i diritti di tali aspiranti docenti.
Tuttavia, questi due passaggi inseriti nel decreto-legge, ma che potevano anche non rientrarvi, e sui quali si è registrata la posizione favorevole del gruppo della Margherita a fianco del Governo, sono, ripeto, due passaggi che potevano anche non avere niente a che fare con il contesto del decreto- legge.
È nel merito del decreto-legge, con riferimento alle procedure per l'inizio dell'anno scolastico, che la nostra posizione è fermamente contraria rispetto alla soluzione proposta dal Governo. Vi è poi un aspetto che ci preoccupa più di ogni altro. Vorrei ribadirlo con grande sincerità e fermezza. Si tratta della logica politica che sottende sia alle modalità procedurali sia sostanziali con le quali il Governo e la maggioranza hanno condotto una discussione, sia in sede di Commissione che in Assemblea.
Il ministro Moratti ha ribadito, in Commissione, che la scuola è un bene per tutti, per l'intero paese. Su questo aspetto siamo d'accordo e non vogliamo creare una contrapposizione ideologica, dal momento che il bene della scuola italiana sta sicuramente a cuore a voi come sta a cuore all'Ulivo e al centrosinistra. Tuttavia, l'idea di creare all'interno della scuola la contrapposizione fra i diritti degli studenti e quelli dei docenti, tra i diritti di questi ultimi e le famiglie, - quasi vi fosse un diritto che deve prevalere su quello degli altri - non ci convince e ci preoccupa per la ragione che il clima che intendete creare all'interno della scuola non è un clima di pacificazione.
Questo è l'aspetto che mi preme denunciare più di ogni altro, ovvero l'idea che i diritti dei docenti debbano essere mortificati perché deve prevalere una logica non chiara. Un'idea, che è presente anche all'interno del documento di programmazione economica e finanziaria, che prevede un istituto autonomo e indipendente. Ripeto, non abbiamo ancora capito rispetto a chi e sulla base di quali criteri si debbano valutare i risultati della scuola italiana e, nel merito, l'operato dei docenti.
Tutto ciò ci preoccupa perché non crea, all'interno della scuola italiana, quel clima di pacificazione che abbiamo contribuito, a costruire negli anni passati, e che è condizione indispensabile per attuare la riforma dell'autonomia come ogni altra riforma. Inoltre, alcuni interventi previsti da questo decreto-legge perseguono una logica volta a predisporre sicuramente un meccanismo di tipo privatistico all'interno del sistema pubblico. State inserendo proprio interventi di questo tipo. Lo stesso DPEF, che abbiamo discusso ieri in Commissione, esplicita, all'interno del capitolo della scuola, l'idea che il Governo vuole portare avanti un'inversione della logica dell'andamento attuale della scuola italiana. Cosa vuol dire? Ancora non ce l'avete detto. Avete criticato i punti della riforma Berlinguer-De Mauro della scorsa legislatura, avete ritirato il ricorso alla Corte costituzionale contro il provvedimento della regione Lombardia, avete bloccato i cicli e volete istituire con il DPEF l'istituto autonomo per la valutazione, ma ancora non ci avete detto, nel merito, cosa volete fare della scuola italiana.
Fanno eccezione le dichiarazioni di Bossi e di qualcun altro sulla devolution e sul meccanismo di deregulation da creare all'interno della scuola, così come nel campo della sanità. Di questo siamo preoccupati ed esprimiamo la nostra forte contrarietà, soprattutto perché - ci dispiace e ve lo ripetiamo ancora una volta - a settembre dovremo dire a quest'Assemblea, e soprattutto al paese, ai docenti, alle famiglie e agli studenti: ve l'avevamo detto, questo meccanismo non funzionerà mai. Le stesse dichiarazioni del sottosegretario Aprea - la quale ha ribadito che sarà necessario un intervento aggiuntivo ed auspica i consorzi di scuole, perché si possano mettere insieme per semplificare il più possibile questo meccanismo contorto e farraginoso che avete proposto -
testimoniano che anche voi vi state rendendo conto, nel corso del dibattito parlamentare di questi giorni, che il meccanismo proposto creerà il caos a settembre e, invece di assicurare un corretto inizio dall'anno scolastico, creerà molta più confusione di quanta non ve ne sia stata negli anni passati.
PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Gambale.
GIUSEPPE GAMBALE. Sicuramente aver accolto alcuni nostri suggerimenti (come quello degli educatori dei convitti) e l'aver posto all'ordine del giorno il tema del personale ATA, che vi era completamente sfuggito, testimoniano che l'opposizione ha dato qualche contributo. Se la maggioranza fosse stata disponibile a ragionare nel merito anche della soluzione proposta, sono certo che avremmo trovato soluzioni migliori per la scuola italiana.
Accolgo con favore soltanto il fatto che il Governo si sia impegnato a derogare anche sul rapporto 1 a 138 per gli insegnanti di sostegno: è un impegno positivo.
Purtroppo però, noi del gruppo della Margherita, pur apprezzando l'intervento sulla parità e sulla terza e quarta fascia - che però non erano oggetto del decreto-legge in quanto tale -, non possiamo che esprimere un voto contrario sul complesso del provvedimento, perché non possiamo prendere corresponsabilità con il Governo e con la maggioranza rispetto all'inizio dell'anno scolastico (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Il mio intervento durerà solo pochi minuti, vista l'ora tarda della mattinata. Per quanto riguarda il provvedimento dichiaro, ovviamente, il voto favorevole del gruppo della Lega nord Padania per tutte le ragioni che sono state dette in questi giorni di dibattito, sia in aula che in Commissione. Non entro nel merito tecnico poiché lo hanno fatto abbondantemente i colleghi. Ribadisco soltanto che, a nostro avviso a settembre non succederà assolutamente nulla di disastroso come preannunciato dalla minoranza, perché questo provvedimento sicuramente migliora una situazione che altrimenti sarebbe stata veramente difficile da gestire.
Approfitto per fare soltanto alcune considerazioni, peraltro in modo rapido. In questa occasione la minoranza ha comunque dimostrato - e gettato così una volta di più la propria maschera - che tra ciò che dice e ciò che vuol fare c'è comunque una differenza enorme. Questa poteva essere l'occasione per dimostrare di voler rinnovare veramente la scuola italiana, dando più spazio anche a sistemi alternativi di istruzione, ma tutto ciò, da parte della sinistra non vuole assolutamente essere perseguito.
A questo proposito, vorrei sottolineare alcuni concetti espressi in questi giorni di dibattito. I presidi locali da una parte, con la riforma della sinistra, sono persone responsabili, ma poi gli si dice che sono responsabili del reclutamento di personale in situazioni non esattamente codificate, allora di colpo, diventano persone incapaci e irresponsabili. Le liste ufficiali vanno bene se vengono gestite in una certa maniera, ma se vengono utilizzate per reclutare le persone per un anno, non vanno più bene.
Un'altra questione è il punteggio della scuola privata. La scuola privata deve essere parificata, però pare che chi lavori - con pari dignità, mi sembra - nella scuola privata, non debba essere considerato uguale agli occhi dello Stato. Si sono fatte, addirittura, delle affermazioni assurde, nel senso che, per esempio, secondo i colleghi della sinistra, la scuola privata - che, per definizione, deve essere libera nella propria impostazione - non dovrebbe nemmeno poter scegliere liberamente i propri insegnanti.
Alla luce delle considerazioni svolte, mi sento veramente di affermare che, se da una parte appoggiamo convintamente questo provvedimento, dall'altra ci auguriamo
che sia veramente solo il primo passo verso il rinnovamento totale della scuola italiana e che i principi inseriti dalla Casa della libertà nel proprio programma elettorale vengano portati avanti con forza e con determinazione e che venga definitivamente cancellata quella specie di riforma che porta il nome dell'ex ministro Berlinguer. Mi auguro che, veramente, la Casa delle libertà abbia il coraggio di perseguire la propria strada.
Ci sono moltissime cose da fare nel campo dell'istruzione. Occorre, assolutamente, dare spazio alle esigenze territoriali. Siamo sicuramente tutti d'accordo che ci debbano essere elementi di base comuni a tutto il territorio nazionale, esigenze didattiche alle quali non si può derogare. Tuttavia le esigenze delle varie regioni sono molto diverse e diverso è il modo, comunque, di affrontare il problema dell'istruzione.
Quindi, riteniamo che la strada verso l'autonomia degli istituti, l'autonomia territoriale e la connotazione più precisa, secondo le esigenze economiche, delle varie regioni d'Italia, nei prossimi provvedimenti, debba essere percorsa fino in fondo. Riteniamo il provvedimento un primo passo in questa direzione e ribadisco il voto convintamente favorevole della Lega nord Padania. Ci auguriamo che la strada per il completamento della riforma sia, veramente, intrapresa al più presto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
CARMELO BRIGUGLIO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
CARMELO BRIGUGLIO, Relatore. Signor Presidente, al termine di questo dibattito, sento l'obbligo, assolutamente non formale, di ringraziare il presidente ed i colleghi della Commissione, tutti i colleghi intervenuti nel dibattito, perché ritengo che la Camera dei deputati, oggi, stia per approvare una legge importante, buona per il nostro paese, a cui il Governo, con il decreto-legge 3 luglio 2001, n. 255, ha fornito l'input e il sottosegretario Aprea, in modo particolare - ma vorrei ricordare anche il ministro Moratti, che ha partecipato alla discussione sulle linee generali del provvedimento - ha dato un contributo qualificante.
Si può sostenere con forza che si tratta di un provvedimento per la scuola pubblica, che valorizza la scuola pubblica e che nasce dalla preoccupazione del nuovo Governo per un bene appartenente all'intera comunità nazionale. Preoccuparsi che l'inizio dell'anno scolastico sia regolare e ordinato, vuol dire preoccuparsi per il sistema pubblico dell'istruzione.
Credo siano caduti i timori - o, forse, in qualche caso, non vorrei pensarlo, anche qualche auspicio - che si potesse giocare, da parte del nuovo Governo - ma anche da parte della nuova maggioranza parlamentare, bisogna ammetterlo - ad una sorta di gioco alla «tanto peggio, tanto meglio», e che alcuni problemi affrontati con il decreto-legge al nostro esame - che, onestamente, sono stati ereditati - potessero travolgere i ritmi normali dell'inizio dell'anno scolastico.
Quindi, a questa preoccupazione si è fatto fronte con un decreto-legge che, certamente - come hanno ammesso anche alcuni colleghi dell'opposizione - ha un obiettivo qualificante e largamente condiviso. Il sistema delle procedure, può essere anche considerato una scommessa ma, l'assetto previsto da questa legge valorizza - è stato detto anche dai colleghi del gruppo della Margherita - i principi dell'autonomia scolastica, della sussidiarietà reale, della vicinanza al territorio e della responsabilità dei dirigenti scolastici.
Dobbiamo puntare sulla responsabilità dei dirigenti scolastici, non averne timore; dobbiamo evitare di avvolgerli in un alone di sospetto o, addirittura, di attuare una sorta di criminalizzazione nei confronti di soggetti sui quali, scaduti i termini per l'esercizio delle relative attribuzioni da parte dei dirigenti provinciali territorialmente competenti, ricadrà la responsabilità di garantire un bene che tutti noi, credo, riconosciamo come fondamentale: assicurare la continuità didattica alla comunità
scolastica e, in particolare, agli studenti. Ritengo inoltre che ci si debba guardare dal porre in contrapposizione tale bene con i diritti dei docenti: finora era rimasto in secondo piano ed è merito del provvedimento che stiamo esaminando l'aver riportato al centro del sistema scolastico la preoccupazione per i diritti degli studenti e delle loro famiglie e l'aver cercato, nel contempo, di armonizzare tali diritti con quelli dei docenti.
Credo che questo provvedimento, checché se ne possa dire, sancisca, in un certo senso - se la vogliamo dire tutta e se vogliamo spostare la questione in un ambito politico più generale -, la presentabilità sociale di questo Governo, il quale non sta «sfasciando» alcunché - questa terminologia mi sembra francamente eccessiva - ma, semplicemente, si è preoccupato di farsi carico di problemi sociali importanti, quali quelli avvertiti da un precariato messo in difficoltà dall'emanazione di un regolamento che aveva travalicato la legge n. 124 del 1999.
D'altro canto, le sentenze dei tribunali amministrativi regionali - che sono una cinquantina, non una soltanto - hanno ritenuto che il regolamento, adottato con decreto del ministro della pubblica istruzione 27 marzo 2000, n. 123, avesse sostanzialmente forzato le disposizioni della legge 3 maggio 1999, n. 124, una legge approvata da questo Parlamento con la quale il decreto-legge 3 luglio 2001, n. 255 ha inteso rimettersi in linea.
Un'ultima cosa che vorrei dire, signor Presidente - che mi sembra importante e qualificante anche perché quello che diciamo oggi potrebbe essere, domani, oggetto di analisi da parte della magistratura in sede di interpretazione di norme - riguarda il problema della parità. Intanto, è stata approvata una legge al riguardo - la legge n. 62 del 2000 - che ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico innovazioni delle quali non possiamo non tenere conto. Alcuni tribunali amministrativi regionali, segnatamente il TAR per la Campania - questo è stato dimenticato -, ci hanno dato una chiara indicazione, che il Parlamento raccoglie con questa legge, nel senso dell'equiparazione, ai fini dell'attribuzione del punteggio, dei servizi prestati nella scuola statale e nelle scuole paritarie.
Proprio su questo punto le posizioni, anche all'interno dell'area dell'opposizione, si sono diversificate; ma credo che si tratti di un fatto apprezzabile, tutt'altro che censurabile, perché ci si è voluti veramente attenere ai contenuti ed al tema, al di là degli schieramenti. La legge, dunque, non fa altro che recepire un indirizzo che non è soltanto giuridico, ma anche politico e culturale.
Dico questo non per smentire ma per contrapporre una tesi di merito a quella, altrettanto rispettabile, che vorrebbe eccepire una sorta di incostituzionalità. Ritengo, quindi, signor Presidente, che tutti abbiamo dato un contributo, da posizioni anche diverse, ad una legge necessaria e buona di cui il Parlamento può portare merito al cospetto del paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, intervengo solo per confermare che questo decreto-legge valorizza la scuola pubblica, valorizza la nostra scuola (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania) e restituisce tempi certi per l'assunzione in ruolo del personale e per le operazioni che devono assolutamente precedere l'inizio delle lezioni.
Ci sarà un monitoraggio e riferiremo al Parlamento rispetto alle operazioni che ci saranno dall'attuazione del decreto. Ringrazio tutte le Commissioni che hanno istruito il provvedimento, in particolare le Commissioni lavoro e cultura, il relatore, nonché l'Assemblea per il contributo che ha voluto fornire al Governo attraverso un
dibattito preciso e puntuale sui temi complessi e per nulla scontati che attengono sia al personale sia all'avvio del prossimo anno scolastico. Ringrazio, infine, alcune forze politiche, come la Margherita, che in alcuni passaggi delicati del decreto ci hanno sostenuto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà (Commenti di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, dopo l'intervento del Governo si riapre il dibattito.
Ho ascoltato volentieri l'intervento del relatore, che è stato veramente molto puntuale e preciso, e credo abbia fatto molto bene il Presidente a farlo intervenire anche oltre il tempo a sua disposizione. Per cui, a questo punto, ritengo che la maggioranza stia facendo ostruzionismo.
Mi chiedo allora se questo provvedimento fosse urgente o no. Credo che forse sia opportuno una fase di riflessione.
Discutiamo tutti insieme sul senso di questo provvedimento, un provvedimento che non andrà, cara sottosegretaria Aprea, nella direzione che lei ha auspicato proprio in questo momento e che non permetterà di avviare l'inizio delle lezioni a settembre, senza alcun problema.
Per quanto riguarda poi la questione dell'unificazione delle graduatorie tra i docenti delle scuole pubbliche e delle scuole private, non è che le scuole private - penso all'intervento svolto dal collega in rappresentanza della Lega nord Padania - siano libere di selezionare il proprio personale come credono; certo, sarei assolutamente d'accordo con lei se rimanesse personale di quella scuola privata e non pretendesse di scavalcare i diritti dei lavoratori delle scuole... (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il regolamento parla chiaro. Lo conosciamo tutti, Governo, relatore, maggioranza ed opposizione.
Dopo l'intervento del Governo si sono riaperti i termini del dibattito e quindi non c'è un limite in ordine alle dichiarazioni di voto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani Misto-Verdi, Misto-SDI e di deputati di Alleanza Nazionale).
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, tra l'altro per me questa è una grandissima opportunità perché, come avevo detto ieri, devo fare allenamento anche su questo «ring». A questo punto, vi ringrazio tantissimo perché riesco ad esercitarmi, cosa che, nel mese che mi sono lasciata alle spalle, non ho potuto fare e che mi ha fatto sentire anche molto improduttiva. Trovarmi in un'aula dove ci sono colleghi molto allenati e preparati, per me è l'occasione per un bellissimo allenamento, di cui vi ringrazio, perché mi auguro di imparare, al più presto, la tecnica parlamentare.
Credo che abbiamo veramente bisogno di una riflessione, perché parliamo al paese, stiamo decidendo sulla pelle di tanti lavoratori, docenti e non docenti. Penso, ad esempio, alla terribile questione del personale ATA, personale tecnico professionista che fino a qualche anno fa veniva garantito dalle province e che, con una legge dello Stato, è stato affidato all'organizzazione statale, per cui ha bisogno di superare quella precarietà di cui l'onorevole Alfonso Gianni, in modo veramente squisito, ci ha ricordato l'etimologia. Allora cerchiamo di superare il precariato, facciamo in modo che non vi siano più lavoratori umiliati, costretti a piegare la testa e a pregare per avere un lavoro; cerchiamo di attuare interventi che garantiscano a tutti la possibilità di lavorare dignitosamente, in modo particolare all'interno del sistema formativo scolastico, per garantire il diritto allo studio a tutti i cittadini e cittadine di questo paese.
Ricordiamoci, per favore della carta costituzionale. La Costituzione non può essere superata in modo così superficiale come si è cercato e si cerca di fare con
questo decreto-legge che, falsamente, viene definitivo urgente.
A questo punto, però, signor Presidente, lascio la parola agli altri colleghi perché finalmente si proceda all'approfondimento necessario del testo al nostro esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, ringrazio innanzitutto il Governo per averci dato nuovamente la possibilità, l'opportunità (Applausi) di spiegare a quest'aula quali siano le ragioni della nostra opposizione costruttiva. Ho detto «a quest'aula» non a caso perché credo che il paese abbia già capito benissimo quali siano la natura e il senso di questo decreto-legge mentre, invece, i colleghi della maggioranza e del Governo si muovono ancora in una illusione che qualcuno ha definito trascendentale. Mi riferisco, in particolare, al fatto che, col provvedimento al nostro esame, è stata creata una sorta di dispositivo che dovrebbe consentire un ordinato avvio dell'anno scolastico senza apportare elementi di certezza all'interno del sistema ma, semplicemente, disarticolando le norme, i criteri e le procedure definite. Cioè un meccanismo che contiene al suo interno un cattivo pensiero, o meglio una cattiva pratica: l'idea che solo destrutturando ciò che è il risultato di convenzioni, di norme e di procedure si produce libertà. Ebbene io dico che destrutturando, molto spesso si produce confusione e non libertà e che la libertà va garantita, tutelata e resa possibile attraverso un insieme di procedimenti che la attivino e la mettano in movimento. C'è dunque un cattivo pensiero, come ho già detto, dietro questo provvedimento; cattivo pensiero che abbiamo visto all'opera all'interno di molte singole e specifiche articolazioni che lo caratterizzano.
La prima riguarda l'applicazione di un principio sacrosanto su cui, sia durante la discussione sulle linee generali sia nel corso degli interventi sui singoli emendamenti, abbiamo convenuto: intendo dire che, molto spesso, proprio per rispondere a criteri di urgenza, di puntualità, di velocità nell'assunzione delle decisioni, l'ordinato avvio dell'anno scolastico necessita del concorso di più centri decisionali. Abbiamo detto di essere d'accordo con il fatto che, in un'equa distribuzione dei poteri decisionali, a quello del centro dei dirigenti territoriali possa essere aggiunto, come potere sostitutivo, quello dei dirigenti scolastici. Affermare questo principio non significa però dire che lo stesso debba comportare l'attribuzione di un potere discrezionale assoluto che faccia terra bruciata di ogni regola e di ogni criterio distintivo. Abbiamo detto che la nostra idea di federalismo, di cui questo principio è in qualche modo un'applicazione pratica, non significa affatto assenza di linee e di indirizzi: anzi, ogni federalismo non può che essere il tentativo di articolare istanze decentrate con una forte, lo ribadisco, forte, funzione di indirizzo definita a livello centrale.
Sul piano dei poteri che questo provvedimento attribuisce ai dirigenti scolastici, ci troviamo dunque di fronte ad un'idea per cui trasferire poteri significherebbe abolire le regole che potrebbero indirizzare quegli stessi poteri. Si tratta di un principio che abbiamo ritenuto di dover contrastare con molte proposte emendative, nessuna delle quali accolta.
Signor Presidente, mi consenta di soffermarmi su un'ultima questione per poi lasciare spazio ai molti altri colleghi che sicuramente sono stati sollecitati da questo dibattito. Intendo approfondire il punto politico più delicato di questo provvedimento: abbiamo detto che noi, forze del centrosinistra, ci facciamo un vanto di avere emanato nella precedente legislatura la legge di parità, che definisce un sistema di scuole statali e non statali. Riconoscere questo principio però non significa riconoscere quanto previsto nell'articolo 2, comma 2, di questo provvedimento, secondo cui vengono riconosciuti identici punteggi ai docenti che hanno prestato
servizio nelle scuole pubbliche e a coloro che hanno prestato servizio nelle scuole private. Abbiamo infatti già detto che quella legge di parità non metteva in campo tutte le norme, le procedure, i criteri che rendono davvero condiviso, tra scuole statali e scuole non statali, il criterio di reclutamento del personale: lo spirito vero della legge di parità era infatti quello di rendere pubblico il sistema delle scuole statali e non statali, mentre in questo decreto-legge è possibile rinvenire un tentativo di privatizzare il sistema dell'istruzione pubblica. Questa è la ragione, forte, del nostro dissenso politico a questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto finale l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, anch'io volevo ribadire alcune questioni che sono state in discussione in questi giorni, a partire dalla prima da noi sollevata. Questo decreto-legge, un provvedimento d'urgenza, che si pone come obiettivo, almeno dichiarato, quello di permettere l'ordinato avvio dell'anno scolastico, in realtà non otterrà tale risultato.
Come abbiamo cercato di documentare con i nostri interventi, il decreto-legge in esame - che abbiamo cercato di modificare e migliorare con le nostre proposte emendative - creerà una situazione di confusione nella scuola che durerà diversi mesi e colpirà prerogative e diritti dei lavoratori che un Governo non può mettere in discussione. Per tale motivo riteniamo che questa non sia una misura di efficienza.
Cosa direte alle migliaia di docenti che hanno vinto un concorso (ricordo che erano anni che non si svolgevano concorsi ordinari nella scuola), per i quali, a causa di un ritardo dell'amministrazione, non sarà disposta la nomina a tempo indeterminato e che vedranno leso il loro diritto ad occupare un posto di ruolo dal primo settembre 2001? A questi docenti direte che conservano la decorrenza giuridica ma non quella economica; a questi docenti state dicendo di rimanere ancora un altro anno senza stipendio e di aspettare che si risolvano i problemi dell'amministrazione: questo direte loro! Cosa direte ai docenti di quelle regioni nelle quali le nomine non sono avvenute secondo le graduatorie definitive, mentre in altre regioni esse sono già avvenute? Forse direte loro le seguenti parole: siete stati più sfortunati dei vostri colleghi che con gli stessi titoli hanno avuto il posto in ruolo, mentre voi non lo avrete; avrete, invece, la decorrenza giuridica, starete per un anno a casa e poi, fra un anno, se ne parlerà. Cosa direte a questi lavoratori? Direte loro che tutto ciò risponde a criteri di efficienza e di managerialità?
ALBA SASSO. Noi vi abbiamo suggerito alcune soluzioni e voglio sottolineare, sottosegretario Aprea, che riteniamo giusto decentrare ai dirigenti scolastici le nomine per le supplenze annuali, però riteniamo, anche per garantire gli stessi dirigenti scolastici, di creare procedure più semplici ed agili.
Sottosegretario Aprea, sa quante domande di supplenza annuale ha ricevuto un medio istituto secondario del nostro paese? Dalle 7 mila alle 10 mila. Vogliamo mettere questi dirigenti scolastici in grado di esercitare le loro nuove prerogative e di agire democraticamente? Vogliamo dare loro il conforto di scuole consorziate, di scuole che si mettono d'accordo, di scuole-polo, di scuole che possano contare sui supporti informatici?
D'altra parte, non è un mistero per nessuno che le vostre proposte hanno creato perplessità tra i direttori regionali ed anche all'interno dello stesso Ministero che si sta adoperando per trovare la maniera migliore di portare avanti le cose che voi avete proposto nel decreto-legge.
L'ultima questione che voglio sottolineare è la seguente. Sostenete che con questo decreto-legge avete recepito le sentenze dei vari TAR (ve ne sono tante che
chiedevano la sospensiva delle graduatorie). Voglio sottolineare, tuttavia, che la legge n. 124 del 1999 non ha previsto le modalità di compilazione delle graduatorie, ma ha demandato questo compito al regolamento emanato dal ministro della pubblica istruzione, rispettando le procedure previste dai commi 3 e 4 dell'articolo 17 della legge n. 400 del 23 agosto 1988. In base a queste procedure i regolamenti sono stati sottoposti - lo voglio ripetere ancora una volta - ai pareri del Consiglio di Stato e della Corte dei conti e poiché questi organismi non hanno constatato quel contrasto dei regolamenti con la legge che è stato rilevato dai TAR, se ne deduce che la sentenza dei TAR riguarda anche il pronunciamento di questi organismi.
Comunque, in nessun modo la sentenza documenta dimostra un contrasto dei regolamenti con la legge. Dunque, il regolamento, che ha previsto la suddivisione in fasce ed il punteggio ridotto per gli insegnanti delle scuole private, era una scelta legittima.
Vorrei segnalare all'Assemblea la filosofia che il TAR del Lazio ha espresso nella sentenza che sostiene la necessità di equiparare il punteggio per chi ha prestato servizio nella scuola paritaria e per chi lo ha prestato nella scuola statale. Secondo tale sentenza non è possibile vincolare l'imprenditore scolastico privato a scegliere nell'ambito di apposite graduatorie nelle quali andrebbero inseriti i docenti connotati da un'impostazione culturale, didattica ed educativa non compatibile con l'orientamento ideologico della scuola medesima. Tale esigenza - continua la sentenza - è giustificata dallo stesso articolo 33 della Costituzione che, dopo aver affermato il principio della libertà di insegnamento, riconosce il diritto ad enti e privati di istituire le proprie scuole. Al contrario - dice ancora la sentenza - lo Stato, investendo pubblico denaro, e per le sue stesse finalità, è tenuto a scelte imparziali, per cui si è dato doverosamente un'organizzazione particolare per la scelta del personale docente con apposite graduatorie. Tutto questo non implica - dice ancora la sentenza - un giudizio di valore ridotto per gli insegnanti della scuola privata. Al contrario, l'interesse del gestore privato di offrire un servizio che non pregiudichi il prestigio dell'istituto, che attiri nuovi clienti e che costituisca una soddisfacente remunerazione del capitale investito induce all'arruolamento del personale migliore reperibile sul mercato. Altrettanto non può dirsi per la scuola pubblica nella quale, fino alla svolta impressa dalla legge n. 124 del 1999, abbondavano più i docenti sanati che quelli veramente meritevoli.
Credo che in questa sentenza ci sia un giudizio assai pesante sulla scuola di Stato e venga ribadito la diversità di reclutamento. La stessa sentenza del TAR non può non sottolineare la diversità di reclutamento dell'accesso alla scuola paritaria rispetto all'accesso alla scuola dello Stato. Con il nostro emendamento soppressivo dell'articolo 2 abbiamo solo rilevato come non ci fosse urgenza su questo punto, visto che questa misura è prevista per l'anno scolastico 2002-2003. Abbiamo ribadito, inoltre, ribadito che la disparità di accesso non può creare un'improponibile parità negli effetti per chi lavora in due diverse situazioni e con un reclutamento completamente diverso.
Con questo provvedimento voi volete, di fatto, non avviare ordinatamente l'anno scolastico, ma semplicemente introdurre il principio di privatizzare la scuola pubblica partendo da questo escamotage. Volete partire dall'articolo 2 per riportare, probabilmente, in tutta la scuola un sistema di accesso e di reclutamento che oggi è specifico della scuola paritaria.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, intervengo ai sensi dell'articolo 41 del regolamento. Credo che il Presidente abbia esattamente e con molta correttezza interpretato quanto è accaduto dopo le dichiarazioni del sottosegretario. Ha cioè applicato l'articolo 50, comma 2, del regolamento
sulla riapertura della discussione dopo l'intervento del Governo previsto dall'articolo 64 della Costituzione.
Comunque mi permetto di rilevare che la conclusione di questo dibattito era molto costruttiva, anche se da parte della maggioranza non sempre c'è stato un atteggiamento comprensivo.
PRESIDENTE. Onorevole Bianco, finora le sue sono osservazioni politiche.
GERARDO BIANCO. No, non è una dichiarazione politica, perché vengo al dunque. Credo, comunque, che sia il relatore sia l'onorevole Aprea - ritengo un po' per inesperienza - abbiano commesso un semplice errore tecnico e i rappresentanti dell'opposizione abbiano fatto bene a ribadire il diritto a proseguire nella discussione in base all'articolo 50 del regolamento.
Tuttavia, credo sia arrivato il momento di consentire l'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge al nostro esame e per questo mi permetto di rivolgere un invito ai rappresentanti dell'opposizione a chiudere il dibattito per approvare il provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e del CCD-CDU Biancofiore).
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, gli errori tecnici sono umani, ma non possono certo comportare errori nel rispetto del regolamento. Dunque spetta alla libera volontà di coloro che chiedono di parlare accogliere il suo appello.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Ero intervenuta solo per ringraziare le Commissioni!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.
ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, intervengo perché ritengo che il modo con cui si è svolto il dibattito sul provvedimento al nostro esame riveli la difficoltà di questa maggioranza e di questo Governo di rispettare le regole che, reciprocamente, ci siamo dati.
Queste ultime possono anche non andare bene - vale anche per il provvedimento che la maggioranza si appresta a votare -, si possono cambiare e modificare, però, bisogna farlo e non si può pensare, vigente un regolamento della Camera da tutti votato, di poterlo bypassare per ripetere le proprie opinioni senza che, poi, non ne derivino delle conseguenze. L'esercizio della democrazia nelle istituzioni è un esercizio faticoso, a cui è necessario abituarsi tutti: non stiamo facendo comizi nelle piazze e quel tipo di percorso.
Abbiamo l'obbligo di ascolto, poi ognuno a maggioranza decide quello che vuole, ma anche di rispettare le regole che un consesso si è imposto. Il Governo ha ritenuto utile e importante per il decreto-legge al nostro esame ribadire argomenti che ha già esposto in Commissione, in Assemblea, al paese: quindi anche l'opposizione ha diritto di ripetere alcuni punti di questo provvedimento.
Mi rivolgo ora all'onorevole Vito, che stamani - nel raccogliere una proposta del presidente Violante di ipotizzare l'inserimento nel nostro calendario dei lavori dello svolgimento di un'informativa urgente da parte del Presidente del Consiglio dei ministri sui risultati del G8 - ha dichiarato la sua disponibilità, però ha ricordato a tutti noi che, quando la Conferenza dei presidenti di gruppo si appresterà a decidere in merito, l'opposizione deve sapere che prima di andare in ferie, si deve approvare tutto quello che la maggioranza ha deciso.
Non vorrei che anche questo tempo, perso a causa del sottosegretario e del Governo, ci venisse conteggiato sul terreno delle ferie.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Ma cosa dice? Vi ho solo ringraziato! L'errore è stato quello il ringraziarvi!
ELENA EMMA CORDONI. Spero che il tempo perso per queste ragioni sia abbonato
ai parlamentari che non avevano certo intenzione di riaprire la discussione. Ma voglio ancora sottolineare - e lo ripeterò all'infinito alla maggioranza e al Governo, perché è una discussione già iniziata in Commissione - che sussiste un problema di responsabilità di Governo e di attenzione agli argomenti che gli altri portano.
Infatti, essi si possono condividere, non condividere, individuare soluzioni alternative, pensare che il problema si possa affrontare in un altro modo, ma non si può negare in quest'aula un confronto su ogni argomento che l'opposizione ha sollevato - affinché quel primo settembre avvenga il magico evento, che si pensa di fare solo perché lo si dice, dell'avvio ordinato delle scuole - e poi accorgersi che, man mano che si va avanti e l'opposizione presenta osservazioni e avanza proposte, ci si è scordati che nella scuola ci sono i vincitori di concorso che devono essere assunti, che verranno assunti senza retribuzione.
Poi ci si accorge che la scuola ha bisogno anche del personale amministrativo e tecnico, si scopre di non sapere che le regole non sono più quelle che si pensava, cioè il ricorso al collocamento pubblico, ma si lascia aperto un problema consapevolmente, affermando, tra l'altro, che il 1o settembre la scuola forse avrà i docenti, (non lo so, sospetti, dubbi, capacità sono in campo) ma, sicuramente, registrerà l'assenza di gran parte del personale amministrativo e tecnico.
Lo ribadisco, non si vuole ascoltare a priori, non si vuole prendere neanche il tempo di approfondire con le proprie strutture, con i propri ministeri, che questi erano problemi veri. Non si vuole! Credo che questo sia un modo sbagliato di governare, anche per il bene di chi lo propone; bastava una verifica. Penso che purtroppo avremo ragione e, siccome è complicato convertire un decreto-legge in tempi utili ad agosto quell'ordinato e regolare inizio dell'anno scolastico non avverrà anche per questa ragione.
Poi si dice: avete ragione, dobbiamo sistemare le accademie, però adesso non siamo in grado, ci impegniamo comunque a presentare un disegno di legge. Inoltre, si afferma che gli scavalcamenti non avverranno. Ma come si fa a fare tali affermazioni quando già, in molte piazze italiane, stanno avvenendo le manifestazioni dei precari della scuola proprio a causa degli scavalcamenti nelle graduatorie e per il fatto che dei lavoratori perderanno il posto di lavoro per questa ragione, non soltanto un giorno, un mese o 15 giorni di insegnamento nella scuola? Allora, come si fa a negare l'evidenza, non quello che pensiamo noi, ma ciò che è la realtà del nostro paese?
Ancora, ci viene detto: vogliamo che siano le singole scuole a gestire la chiamata dei docenti. Poi, alla fine di questo di discorso, si dice: voi avete proposto le scuole-polo, a noi non piacciono, proponiamo i consorzi, ma non lo faremo per legge, questa volta torniamo ad una regolamentazione.
Questo decreto-legge è pieno di norme che hanno riattribuito alla competenza legislativa ciò che in questi anni era stato delegificato e si operava con i regolamenti. Si sta rilegificando ciò che invece era un obiettivo della Casa delle libertà sulla strada della semplificazione, della diminuzione delle norme, affidandone la competenza all'amministrazione. Basta leggere gli atti del servizio studi per scoprire quante di queste norme hanno ricondotto a legge una materia che competeva al regolamento interno delle pubbliche amministrazioni.
In conclusione, voglio fare un'osservazione (mi rivolgo anche al Presidente della Camera e ai componenti della Commissione bilancio). Noi stiamo approvando un provvedimento che costerà alle casse dello Stato e sono stati respinti emendamenti e articoli aggiuntivi - come quelli sul personale ATA - dicendo che non c'è copertura. Si sono approvate proposte emendative con lo stesso contenuto, anche se non propongono la stessa soluzione, con le quali si assumerà del personale, che costeranno come le altre, sulle quali però non viene sollevato alcun problema di copertura.
Questo è un tipo di sistema di finanza che conosciamo, questo paese lo ha conosciuto a lungo e ci ha costretto a questi dieci anni di risanamento finanziario ed economico. Ma poiché questo stesso problema della copertura delle decisioni che si assumono si ripropone - ricordiamo che la Corte dei conti ha affermato che i provvedimenti del ministro Tremonti non sono coperti - credo che questa sia una disposizione di carattere generale per la quale è necessario pretendere la copertura. Non vogliamo che ci venga riconsegnato un paese che non riesce a mantenere gli accordi con l'Europa e si torni in condizioni di disastro finanziario ed economico. Questo andamento è già iniziato con quei provvedimenti e sta continuando con il provvedimento in esame e non è possibile procedere a prescindere dalle coperture finanziarie e da chi tirerà fuori i soldi.
Ritengo, dunque, che con questi primi provvedimenti, ci si stia avviando non alla soluzione dei problemi delle singole situazioni, ma a creare un buco nel bilancio pubblico, questa volta, prodotto da questo Governo che la deve smettere di continuare a dire che dopo due mesi non può risolvere i problemi del paese.
I problemi del paese ci sono: chi è al Governo li deve risolvere, sia che li abbia ereditati sia che li abbia determinati. Non si può dire: va bene, non ce l'abbiamo fatta. Ciò significa che non si è in grado e che, quando si va al Governo, non si sanno avanzare le proposte per risolvere i problemi del paese. Bisogna smetterla di dire che tutto deriva dal passato. Mettete in campo le vostre azioni, mettete in campo le vostre iniziative e prendetevi la responsabilità di quello che state facendo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, vorrei ringraziare il sottosegretario Aprea non tanto perché ha riaperto la discussione, quanto perché ha dato la dimostrazione di essere qui per svolgere un servizio, un servizio per tutti noi (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia), che siamo curiosi di sapere qualcosa di più su questo decreto-legge e sulle altre logiche che sono dietro al provvedimento. Aver riaperto la discussione ed aver dimostrato di volere rimanere qui, con noi, a dare risposte ai tanti interrogativi che ci poniamo è una manifestazione di disponibilità che non possiamo non raccogliere.
PRESIDENTE. Onorevole Capitelli, si accontenti di una riapertura della discussione, non ne chieda due.
PIERA CAPITELLI. Vorrei invitare il sottosegretario Aprea a darci alcune risposte. Prometto che sarò brevissima (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo) con il mio intervento, però vorrei chiedere: questo è il primo di tanti provvedimenti che affronteranno complessivamente il problema del reclutamento del personale della scuola? Mi piacerebbe sapere come questo provvedimento si collochi, per esempio, nel processo di devoluzione dei maggiori poteri alle regioni ed alle scuole. Come sta questo provvedimento in rapporto ai progetti di devolution del Governo? Come sta questo provvedimento in relazione al ritiro del regolamento sul riordino dei cicli e di altri provvedimenti che non erano strettamente connessi al primo, ma che ugualmente sono stati ritirati? Onorevole Aprea, come sta questo provvedimento in rapporto con il contratto dei dirigenti scolastici, contratto che non è stato ancora stipulato? Mi sembra che in questi giorni ci siano novità in proposito. Nel DPEF non si dice alcunché del contratto dei docenti che, come abbiamo detto tutti, ma soprattutto voi, dovranno avere stipendi europei; dunque, in che rapporto sta questo provvedimento con le vostre idee sul nuovo contratto di lavoro dei docenti? Nel DPEF non abbiamo trovato queste risposte. Ma io non voglio rinunciare alla sua disponibilità e glielo chiedo con insistenza.
Vorrei porre un'ultima questione che non allarga il ragionamento. Come si inquadra questo provvedimento in connessione, per esempio, con la maggiore dignità che si vuol dare alla libertà delle famiglie di scegliere una scuola? Questo è un punto davvero importante del vostro programma che io vorrei vedere espresso in una serie di altri provvedimenti e che non mi sembra di aver ravvisato completamente in questo provvedimento. Vorrei che il sottosegretario Aprea, così disponibile, mi chiarisse questo punto.
Infine, vorrei una risposta più concreta. Vorrei che il sottosegretario Aprea mi dicesse in che modo si vorrà intervenire se ci dovessero essere nuovi ricorsi al TAR. Si sarà ancora così solleciti nell'accogliere le sentenze del TAR sui ricorsi, predisponendo un altro provvedimento d'urgenza? Questo è davvero un importante interrogativo. Noi abbiamo preso abbastanza male la vostra decisione di non attendere la decisione del Consiglio di Stato. Questa è la vostra linea di tendenza? Spiegatelo. Io credo che ci sia bisogno di una panoramica complessiva del programma di Governo. Non c'è nessun provvedimento, ancorché di urgenza, che non sia collegato ad un programma, a una strategia legislativa, che ha alla base una strategia politica complessiva. Quindi, onorevole Aprea, le sarò molto grata se vorrà rispondermi.
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, l'onorevole Aprea ha fatto dei ringraziamenti in aula, e ciò è stato un atto di correttezza verso i colleghi dell'opposizione, che hanno fatto il loro dovere, da un altro punto di vista, dopo lunghe giornate di lavoro. Ma con quest'atto di correttezza, il sottosegretario non ha riaperto la discussione, perché non ha introdotto nessun elemento di novità. L'onorevole Aprea ha rivolto dei ringraziamenti e ha ripetuto un solo concetto già espresso nel corso dei suoi precedenti interventi.
Ciò nonostante è legittimo che si intervenga perché siamo in sede di votazione, e ciascun deputato può parlare per non più di dieci minuti. Quindi, non contesto la legittimità degli interventi: voglio solo sottolineare che non si risponde a un atto di rispetto con un atto di dispetto (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
TEODORO BUONTEMPO. Quindi, i colleghi sono intervenuti legittimamente...
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Taci! Taci!
TEODORO BUONTEMPO. Chi è questo cretino?
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, non insultiamoci.
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo scusa all'Assemblea e anche al collega.
Onorevoli colleghi, in politica quando c'è un obiettivo politico, nel rispetto delle regole, tutto è legittimo. Tuttavia, per la dignità del nostro Parlamento, a chiusura di un dibattito molto importante sulla scuola, a conclusione di tutti gli interventi possibili - perché non c'è stata alcuna strozzatura alla discussione -, credo che, con il Presidente della Camera e con i presidenti di gruppo si possa decidere di concedere ancora un intervento per gruppo, oppure due. Comunque per evitare di prolungare questa situazione, si potrebbe invocare...
ALFREDO BIONDI. La legittima difesa!
TEODORO BUONTEMPO. ...la pregiudiziale per la quale si procede alla votazione: ma sarebbe fuori luogo, fuori tempo e ingiusto. Vi è l'articolo 43 in cui è detto chiaramente, che ogni deputato può intervenire sullo stesso argomento una sola volta. La differenza qual è in questa
circostanza? Qui si è in sede di votazione, altrimenti sarebbe applicabile l'articolo 43.
A questo punto, il mio è soltanto un richiamo di buonsenso nel rispetto delle regole, nella libertà dell'opposizione di scegliere tattica e strategia, senza però uscire dai binari della dignità della nostra Assemblea (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, intervengo sulla questione posta in questo momento dall'onorevole Buontempo. Se Valentina Aprea si fosse fermata alla prima parte del suo intervento, noi non saremo intervenuti ancora. Nella seconda parte, in realtà, è entrata nel merito, giustamente sottolineando, da parte sua, onorevole Aprea, la posizione del Governo. Lei comprende che, se si fosse fermata soltanto ai ringraziamenti, non vi sarebbe nessun problema: avrebbe perfettamente ragione il collega Buontempo e saremmo stati scortesi noi. Essendo entrata nel merito, lo abbiamo fatto anche noi.
Comunque, da parte nostra, c'è solo un altro intervento; poi, per noi il dibattito si può considerare concluso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambale. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, rinunzio ad intervenire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, rinunzio ad intervenire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tolotti. Ne ha facoltà.
FRANCESCO TOLOTTI. Signor Presidente, il sottosegretario Aprea ha concluso dicendo che l'intervento previsto va nel senso della valorizzazione della nostra scuola, della scuola pubblica. Mi permetto di dissentire da questa valutazione, perché credo che i governi di centrosinistra con la legge sulla parità avessero imboccato la strada giusta: la costruzione di un sistema pubblico dell'istruzione, composto da scuola statale e scuola privata.
Mi sembra però che il merito di questo provvedimento, il contesto in cui è stato presentato - mi riferisco al ritiro della riforma sui cicli, al ritiro del ricorso sulla questione dei buoni scuola presso la Corte costituzionale, alla rincorsa affannosa ai 160 miliardi che dovrebbero essere aggiunti ai 240 miliardi già stanziati per il rinnovo del contratto dei dirigenti scolastici, senza tener conto dei problemi di copertura finanziaria e degli squilibri che questo può produrre all'interno della categoria - e la disparità di trattamento tra i docenti che vengono reclutati a mezzo graduatoria nelle scuole pubbliche e i docenti che vengono chiamati per accesso diretto alle scuole private, stiano a significare che questo provvedimento non può trovare la nostra approvazione perché non va nel senso della qualificazione della scuola pubblica (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra).
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