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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Briguglio.
CARMELO BRIGUGLIO, Relatore. Signor Presidente, userò pochissime parole di replica perché credo che nella relazione introduttiva i punti essenziali del decreto-legge siano stati affrontati e certamente il confronto si arricchirà durante l'esame dell'articolato.
Ritengo che l'esame successivo possa recepire gli apporti provenienti dal Parlamento, anche dalle posizioni di minoranza, salvo alcuni elementi irrinunciabili. Il primo è indubbiamente quello di dare una risposta certa, anche in termini normativi, ai problemi posti dalle pronunce dei tribunali amministrativi regionali, che - lo dobbiamo dire - essendo uniformi ed essendo oltre 50, hanno posto (in condizione, direi, seriale) alcuni problemi che difficilmente sarebbero stati superati da una pronuncia del Consiglio di Stato. Quindi, sotto questo aspetto, non mi sembra che quanto sollevato da alcuni interventi dei colleghi possa avere fondatezza o comunque possa indurre a rivedere la portata del decreto-legge n. 255 del 2001.
Credo anche che, all'interno dell'ordinamento, con riferimento alla equivalenza del servizio prestato nelle scuole paritarie rispetto a quello prestato nelle scuole statali, il decreto-legge non faccia altro che porre in essere una operazione di esplicitazione di principi, che ormai esistono nel nostro ordinamento, ed anche di norme di diritto positivo. Per cui, se è in vigore una legge sulla parità e se altre norme contenute nella stessa legge n. 124 del 1999 vanno in tale direzione, difficilmente ci si può opporre a questo processo per far sì che il nostro sistema scolastico vada nella direzione tracciata da obiezioni che sembrano poco fondate.
In conclusione, signor Presidente, ritengo che il provvedimento possa procedere nel suo iter. Credo che nel merito ci sia anche la possibilità, così come abbiamo visto nel corso del dibattito nella XI Commissione, di recepire alcuni suggerimenti che sono stati formulati. Anche se si tratta di poche questioni, a noi sembra che i principi fondamentali e la filosofia cui si ispira il decreto-legge n. 255 del 2001 siano positivi e quindi meritevoli di approvazione da parte dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, ringrazio i colleghi che sono intervenuti ed il relatore che ha condotto l'iter in Commissione lavoro, un iter sicuramente importante perché ha visto il Parlamento impegnarsi in un confronto serio su un problema che appartiene al paese, visto che da cinquant'anni non si inizia regolarmente l'anno scolastico. Da cinquant'anni le lezioni iniziano in modo precario e gli studenti che sono chiamati a frequentare le lezioni non hanno la garanzia della presenza del corpo insegnante, nonostante si siano in questi anni enfatizzati il lavoro e la programmazione degli istituti scolastici e nonostante siano intervenute norme che hanno previsto addirittura l'autonomia didattica ed e l'autonomia nell'elaborazione del progetto dell'offerta formativa.
Dunque, da quando quelle norme hanno ulteriormente attribuito responsabilità e libertà di insegnamento alle scuole, diventa ancora più importante garantire la presenza degli insegnanti durante l'anno scolastico.
Se la legislazione è andata in tale direzione, l'amministrazione ha dilatato i tempi dell'organizzazione scolastica in modo inaccettabile, al punto che le operazioni di inizio d'anno che ancora sono in capo all'amministrazione - oggi composta da direzioni regionali, dirigenti territorialmente competenti a diversi livelli, in qualche caso anche dal ministero, ieri dai provveditorati - di fatto, vanno avanti per tutto l'anno scolastico. Il tempo delle operazioni è fuori controllo e si è dilatato fino a coincidere con quello delle lezioni. Sono operazioni che avrebbero dovuto precedere il tempo delle lezioni, ma che di fatto vanno avanti tranquillamente durante il corso delle stesse.
Lo scorso anno abbiamo assistito a situazioni di emergenza, con nomine di insegnanti titolari effettuate nelle grandi città fino ad ottobre e novembre. Stiamo parlando di operazioni relative al personale di ruolo; utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie sono state effettuate nei mesi di ottobre e novembre. Parliamo di insegnanti di ruolo! Sono situazioni critiche - legate allo svolgimento degli ultimi concorsi, alla formazione delle graduatorie permanenti, alle nuove assunzioni in ruolo - che l'anno scorso hanno costretto il Governo ad intervenire con due decreti-legge. Si è andati incontro ad una decretazione d'urgenza per stabilire quali supplenti dovessero rimanere nelle classi. Pensate che tipo di deformazione, di degenerazione rispetto ad una operazione che - ripeto - dovrebbe precedere l'inizio delle lezioni!
Onorevole Sasso, a tutto ciò, in riferimento a questo anno scolastico, si è aggiunto un contenzioso enorme che nella storia dell'amministrazione scolastica non si era mai verificato.
Si sono avute 56 sentenze dei TAR delle quali, soltanto su quattro il Ministero della pubblica istruzione si è appellato al Consiglio di Stato.
Questa è la ragione per cui siamo anche intervenuti, come è stato già ribadito dal relatore. Non si poteva attendere la sentenza del Consiglio di Stato del 13 luglio perché comunque era riferita alle quattro sentenze appellate. Ne sarebbero rimaste 52. In tal caso, avremmo dovuto accettare il blocco delle assunzioni e, semmai, l'annullamento di tutte le graduatorie. Abbiamo, pertanto, scongiurato l'evento catastrofico dell'annullamento delle graduatorie. Eppure, alcune sentenze direttamente esecutive andavano in quella direzione.
Noi abbiamo la coscienza a posto sui presupposti di necessità ed urgenza per l'adozione del decreto-legge. Certo, adesso ci dividiamo sul merito del decreto-legge ma sul ricorso a tale strumento tutte le organizzazioni sindacali, nessuna esclusa, erano d'accordo. Ripeto, sui contenuti del decreto-legge ci dividiamo, come sappiamo adesso si sono divise le organizzazioni sindacali.
Bisognava quindi intervenire, da una parte per garantire la ripresa delle assunzioni, attingendo alla graduatoria permanente delle immissioni in ruolo e dando anche un seguito alle sentenze del TAR. Si tratta quindi di un decreto interpretativo, come è stato detto più volte. Mentre si è fatto tutto ciò abbiamo voluto mettere il dito nella piaga. È la verità, lo abbiamo fatto! Abbiamo voluto di nuovo ripristinare tempi certi per tutti, per chi attende l'incarico, quindi per gli insegnanti che aspirano all'immissione in ruolo e alle supplenze, nonché se si tratta di insegnanti di ruolo, all'assegnazione provvisoria o alle utilizzazioni. Ricordo all'Assemblea che vi sono migliaia di insegnanti distaccati. Ci sono sempre tantissimi posti vacanti all'inizio dell'anno. Non è pertanto accettabile che l'amministrazione o gli uffici preposti non affrontino tale emergenza in tempo utile in quanto è realtà ben conosciuta che vi sono posti vacanti, insegnanti distaccati o utilizzati altrove. Si tratta peraltro di operazioni che devono seguire ai trasferimenti. Abbiamo chiesto quindi tempi certi, indicando naturalmente non date qualsiasi, ma date assolutamente precedenti all'inizio delle lezioni: in prima attuazione il 31 agosto, in seconda attuazione il 31 luglio, come di norma dovrebbe assolutamente avvenire. Ricordo all'Assemblea - anche se vi sono pochi parlamentari attenti ed interessati, ma è bene che queste cose si dicano - che gli insegnanti di ruolo presentano le domande entro febbraio. Pertanto, i tempi tecnici ci sono.
Non sono, quindi, ammesse scusanti. Addirittura, anche a causa di certe situazioni personali, è difficile per gli insegnanti stabilire con tanto anticipo quando presentare una domanda di trasferimento, eppure si fa! Se è vero, quindi, che all'inizio dell'anno viene chiesto agli insegnanti di scegliere le nuove sedi per l'insegnamento, gli uffici devono essere in grado di fornire loro una risposta positiva o negativa in tempo utile, entro il 31 agosto o entro il 31 luglio, se sono insegnanti di ruolo.
Certamente quest'anno si aggiunge la grave questione relativa agli insegnanti di ruolo e, complessivamente, alle immissioni in ruolo; è stato ricordato che si sono svolti concorsi i cui vincitori devono utilmente essere immessi in ruolo ed assegnati alle diverse scuole.
Anche per tali assunzioni occorrono tempi certi: in ogni caso, l'entità del fenomeno è veramente enorme, essendoci anche il problema delle graduatorie che in qualche caso non sono state ancora completate, oltre a concorsi e corsi che si stanno ancora svolgendo. Siamo a conoscenza di quest'aspetto e occorre tenerne conto. Vi sono operazioni concorsuali che non si sono ancora concluse. Per questa ragione, abbiamo pensato, da una parte, di accelerare al massimo le assunzioni, portando a compimento il primo piano - quello del 2000-2001, che come ben si comprende è in ritardo - che prevede 30 mila assunzioni, e, dall'altra, di prevedere
subito, come ricordato dal ministro, nuove assunzioni per il 2001-2002. Tutto ciò entro il 31 agosto.
In ogni caso, a partire dal 1o settembre, al di là di queste operazioni, gli insegnanti saranno richiamati in servizio e le famiglie e gli studenti sono a conoscenza del fatto che dovranno iniziare un nuovo anno scolastico; le famiglie hanno iscritto, magari per la prima volta, i propri figli nei vari ordini di scuole. Gli studenti si presenteranno puntualmente - e speriamo tutti - nelle loro classi. In quel momento noi dovremo essere pronti ad iniziare l'anno scolastico.
Non è vero che si pensa di collocare insegnanti qualunque, chicchesia; ricordo infatti che l'anno scorso si è sicuramente riconosciuto il principio della continuità didattica con la conferma dei supplenti; tuttavia, quella norma era altamente conflittuale e teneva conto di una, per così dire, grazia ricevuta: perchè chi aveva avuto la fortuna di ricevere l'incarico nell'anno precedente se lo è visto confermare. Anche in quella occasione si ricorse ad un decreto-legge, una norma che ha posto in discussione l'intera assegnazione dei docenti in ordine alle classi. Non poteva pertanto avere valore quel principio che fu effettivamente definito eccezionale.
Va invece confermato il diritto ad essere chiamati se si è utilmente collocati nelle graduatorie permanenti. È vero quindi che le nomine verranno effettuate dai dirigenti scolastici, e sottolineo il termine dirigenti - essi hanno infatti già maturato un anno di esperienza in tale veste - trattandosi del secondo anno in cui l'amministrazione si serve di dirigenti nelle scuole. Prima questa possibilità non sussisteva. Infatti, da sempre i presidi possono nominare nei posti vacanti a partire dal 1o gennaio; vi era dunque una norma definibile come clausola di salvaguardia: fino al 31 dicembre proseguivano le operazioni in provveditorato e solo a partire dal 1o gennaio i presidi nominavano attingendo dalle loro graduatorie, addirittura da quelle di istituto. Nel decreto-legge invece si prevede che, essendo a conoscenza di coloro che realmente lavorano nella scuola, ovvero i supplenti che garantiscono concretamente il servizio e che sono impegnati in attività didattica (quelli collocati nelle graduatorie provinciali), i dirigenti nominino dal primo giorno di scuola - e questo è fondamentale - dalle graduatorie provinciali. A questi supplenti è garantito il posto di lavoro per tutta la durata dell'anno scolastico.
Credo che in questo modo possano «fare la spesa»; dico ciò per rispondere all'onorevole Sasso. Abbiamo così dato risposta anche a tale esigenza, che dunque non ci sfugge.
Non ci sfugge nemmeno la circostanza che, avendo garantito in ogni caso l'immissione, ai fini giuridici, in ruolo con la nuova assegnazione, ciò consente di velocizzare le operazioni. È pur vero infatti che le operazioni dell'amministrazione non determineranno effetti per quest'anno scolastico; tuttavia, si riusciranno, se si prosegue in questa direzione, ugualmente a concludere entro il 31 luglio tutte le operazioni relative almeno all'immissione in ruolo dei vincitori dalle graduatorie. In tal modo i posti risulteranno coperti.
Certamente qualcuno potrà non essere chiamato e non lavorerà, anche se appare difficile statisticamente. Tuttavia, a questo punto noi pensiamo, nell'equilibrio che abbiamo creato, di aver dato per la prima volta forse un po' di più agli studenti, senza nulla togliere, peraltro, ai docenti (visto che le garanzie, come abbiamo detto, sono state mantenute per tutti). In ogni caso, auspichiamo che, procedendo con le immissioni in ruolo, pochi rimangano in attesa (non delle supplenze, ma dell'immissione in ruolo) e completamente scoperti.
Nel dibattito avremo modo di tornare sull'opportunità di dare ai dirigenti queste nomine. È singolare la proposta del centrosinistra della «scuola polo»: chissà perché un dirigente dovrebbe avere la competenza ad effettuare nomine per tutta la provincia, non si capisce perché si debba dare fiducia ad un solo dirigente e
non a tutti. La questione invece è un'altra - e la conosciamo - e cioè che il sistema indicato dal centrosinistra consente, sostanzialmente, di non modificare nulla e di mantenere l'assegnazione provinciale delle cattedre. Credo vi possano essere altri modi per favorire i docenti rispetto alle possibilità. Nel momento in cui il 31 agosto l'amministrazione dichiara concluse le proprie operazioni, le scuole dovranno segnalare immediatamente, il 1o settembre, la disponibilità dei posti. Le disponibilità verranno poi ovviamente rese pubbliche negli uffici territorialmente competenti e nelle sedi delle organizzazioni sindacali (che, come sappiamo, stanno già svolgendo questo tipo di lavoro). Gli insegnanti che sono in posizione utile per avere le supplenze annuali potranno così anche tener conto delle disponibilità esistenti nella propria provincia, per poter scegliere le supplenze conferite. Non intendiamo lasciare che le singole scuole possano gestire la copertura dei cinque-sei posti vacanti. Sappiamo, infatti, che statisticamente non vi sono mai più di dieci posti vacanti in una singola scuola (le scuole più sfortunate, quelle che hanno una mobilità eccessiva, si ritrovano all'inizio dell'anno con dieci posti vacanti, ma la media è di tre-quattro posti). Pertanto, anche se il dirigente scolastico dovrà perdere una settimana dal 1o settembre per coprire i posti, seguendo la graduatoria, in ogni caso per il 10-12 settembre, quando arriveranno i ragazzi a scuola, le nomine saranno state effettuate.
Con gli altri sistemi - e anche con la proposta della «scuola polo» -, invece, i tempi sarebbero lunghi quanto quelli dell'assegnazione da parte dei provveditorati. Avremo soltanto spostato la sede, ma non avremo cambiato la procedura: al posto del provveditore vi sarebbe il dirigente scolastico, ma la procedura rimarrebbe la stessa, ed è questo alla fine che non funziona.
Credo che ne parleremo ancora la settimana prossima, ma vorrei rispondere anche a chi ha parlato di nomine clientelari, come l'onorevole Bellillo: i dirigenti saranno tenuti a seguire le graduatorie, non faranno nessuna chiamata diretta, ma dovranno tenere conto delle graduatorie e nominare docenti che hanno diritto all'insegnamento per aver conseguito i titoli provinciali per l'immissione in ruolo e per le supplenze annuali. Siamo copertissimi da questo punto di vista.
Per quanto riguarda l'equiparazione del punteggio degli insegnanti delle scuole paritarie - neanche legalmente riconosciute, solo paritarie e a partire dal 1o settembre 2000 - vorrei si comprendesse che la legge n. 124 istituisce graduatorie permanenti, non graduatorie che terminano l'anno prossimo. Il concetto di graduatoria permanente impone una legislazione che tenga conto anche delle novità che intervengono nella legislazione scolastica. Poiché nel 2000 è intervenuta una norma che ha modificato il quadro della legislazione scolastica, qualsiasi legge dal 2000 in avanti deve tener conto di queste modifiche intervenute rispetto al sistema nazionale dell'istruzione.
Per quanto riguarda il problema del reclutamento di questi insegnanti, richiamato dall'onorevole Bimbi, la garanzia data è che si tratta di insegnanti in possesso degli stessi titoli richiesti per le scuole statali: abilitazione e titoli di studio precedenti. Certo, c'è la chiamata diretta, ma non potrebbe non esserci perché si tratta di scuole non gestite dallo Stato ma che nascono con un proprio progetto educativo.
Quindi, nel momento in cui gli insegnanti vengono ammessi ai concorsi pubblici - poiché stiamo parlando di scuole pubbliche che fanno parte del sistema pubblico - il servizio prestato deve essere equiparato, ripeto, a partire dall'anno 2000, da quando, cioè, la legge n. 62 riconosce ad alcune scuole non statali, non a tutte, il fatto che le stesse svolgano un servizio pubblico. Quindi, non abbiamo iniziato a smantellare il servizio statale, perché, comunque, quello pubblico è più ampio. Non lo faremo, anzi, la nostra intenzione - come, peraltro, è emerso anche dalla relazione programmatica del ministro, dalle intenzioni del Governo e,
prima ancora, del Presidente del Consiglio - è quella di garantire una scuola seria, aperta a tutti, democratica e, sicuramente, anche - se possibile - di qualità, con percorsi di eccellenza per chi ha talento; ma che sia pubblica e che, partendo dalle scuole statali che sono il 97 per cento, garantisca gli stessi standard anche in tutte le altre scuole.
Quindi, tutte le scuole di questo paese, statali e non, se sono pubbliche, devono essere di qualità e - noi aggiungiamo - di libertà. Certamente, su questo avremo modo di confrontarci.
Concludo, dicendo che non abbiamo preso in considerazione le proposte dell'opposizione, non per mancanza di volontà, ma soltanto perché non si trattava di proposte costruttive; erano legittime, ma collidevano con le nostre scelte di decentramento, di efficienza e di garanzia dei diritti degli insegnanti e dei diritti degli studenti. Questo è stato il motivo per cui non abbiamo potuto accogliere tutti gli emendamenti sebbene vi sia stata qualche proposta in tal senso. Con questo spirito affronteremo l'esame degli emendamenti la settimana prossima (Applausi).
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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