Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 19 del 18/7/2001
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(Politica del Governo rispetto ai redditi da lavoro dipendente - n. 3-00102)

PRESIDENTE. L'onorevole Russo Spena ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00102 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Vicepresidente, non vi è dubbio che, con i recenti provvedimenti economici del Governo, si profili una manovra limpidamente classista, proprietaria, padronale, un po' da Robin Hood alla rovescia, cioè voi togliete ai poveri per dare ai ricchi, perchè vi è un inaudito trasferimento di risorse dal lavoro alla rendita e al sistema delle imprese: alle imprese sgravi, incentivi e sanatorie, ai lavoratori tanta precarietà ed una riduzione effettiva di stipendi e salari.
Non le pare, signor Vicepresidente del Consiglio che, quando si definisce nel DPEF il tasso di inflazione programmata all'1,7 per cento, mentre l'inflazione reale per il 2001 è stimata dalla stessa Banca d'Italia attorno al 2,9 per cento, si colpiscano,


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automaticamente, salari e stipendi soprattutto dei lavoratori che stanno lottando per il rinnovo contrattuale, ma anche di tutte le categorie del lavoro dipendente?

PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Fini, ha facoltà di rispondere.

GIANFRANCO FINI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, innanzitutto volevo dare atto all'onorevole Buemi della necessità di rendere meno generiche le risposte del Governo, il che conferma esattamente l'esigenza - da me espressa in precedenza interloquendo con l'onorevole Violante - di qualche modifica che dovrà essere apportata, nell'ambito della sovranità della Camera, alle modalità di svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. Su questioni che riguardano grandi problemi, come quello dell'immigrazione, il tempo di tre minuti previsto per il Governo, non consente infatti di fornire quelle risposte esaurienti che occorrerebbe invece dare.
Quanto alla questione posta dall'onorevole Russo Spena, devo dire che il Governo non ritiene certo di aver dato vita ad una manovra economica - mi riferisco al DPEF e al pacchetto dei primi 100 giorni - tale da determinare una impostazione classista. Siamo infatti convinti della necessità di determinare un incremento della produzione di ricchezza e, quindi, per questo motivo, alcuni dei provvedimenti dei primi 100 giorni hanno rappresentato un'iniezione di fiducia per l'economia e per le imprese. Quando però si parla di aumento della produzione vi è, nella nostra visione del rapporto tra le varie categorie sociali, anche la netta consapevolezza della necessità di garantire i salari e di non deprimere le condizioni di vita delle famiglie monoreddito. È questa la regione per la quale nel DPEF abbiamo individuato un tasso di inflazione programmato dell'1,7 per cento che, come sa bene il collega interrogante, è certamente superiore a quanto era stato chiesto dalla Confindustria. Ciò dimostra come questo Governo sia attento a tutte le parti sociali e non sia etero-diretto da alcuna delle medesime, avendo a cuore il progresso della società italiana senza distinzioni di classe e, ovviamente, senza politiche che possano avvantaggiare questa o quella categoria.
Ricordo altresì all'onorevole Russo Spena che, quando si parla di ripresa complessiva dell'economia, bisogna essere ben coscienti del fatto che, accanto a coloro che producono ricchezza, nella società italiana è un dovere, per ogni Governo che voglia avere a cuore la giustizia sociale, tutelare le famiglie monoreddito, i dipendenti, i pensionati. Poiché tutti sanno che il tasso di inflazione programmato è uno dei parametri che viene assunto come punto di partenza per il rinnovo dei contratti, credo che gli importanti contratti che saranno rinnovati a partire dal 2002 - proprio perché il Governo ha fissato un tasso del 1,7 per cento - potranno garantire quella tutela dei salari che negli ultimi cinque anni non c'è stata. L'onorevole Russo Spena sa infatti bene che negli ultimi cinque anni con i governi di centrosinistra coloro che maggiormente hanno pagato il costo di una politica economica sbagliata sono state proprio le categorie più deboli, rappresentate dai pensionati, dalle famiglie monoreddito, dagli impiegati e dagli operai.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Giusto!

PRESIDENTE. L'onorevole Russo Spena ha facoltà di replicare.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, signor Vicepresidente del Consiglio, proprio perché da cinque anni aumentano produzione e produttività ma non monte salari e salari - certo, è accaduto anche con il Governo dell'Ulivo, e lo abbiamo sempre criticato da questo punto di vista - non si vede perché una Confindustria estremista come quella del presidente D'Amato chieda un tasso di inflazione programmata pari al 1,2 per cento - il tasso di inflazione reale è


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stimato intorno al 2,9-3 per cento - e si veda riconoscere dal Governo un tasso pari ad 1,7 per cento. Si tratta di una piccolissima mediazione in cambio però di un enorme regalo fatto alle imprese, ai ricchi ed agli evasori fiscali (non dimentichiamolo): sto pensando, ad esempio, alla Tremonti-bis o agli incentivi.
Se guardiamo al mondo del lavoro, nel DPEF vi sono invece espressioni molto preoccupanti. Il ministro Maroni afferma che si toccherà la flessibilità solo in entrata (la quale come precarietà non è certo tantissima) e non quella in uscita (precarietà in uscita significa - lo dico per i telespettatori - licenziamenti facili). Non è però così, perché leggo nel DPEF espressioni come «sperimentare nuove tipologie contrattuali» o «lo statuto dei lavoratori va profondamente cambiato e rinnovato». Chiunque si interessi di problemi economici e sociali sa che queste espressioni preludono ad una finanziaria in cui si toccheranno anche le flessibilità in uscita.
Non parliamo poi di quell'infamia sociale che riguarda le pensioni: si ricatta cioè un vecchio lavoratore costringendolo a continuare a lavorare perché non ha una pensione sufficiente per vivere. Voi volete innalzare l'età pensionabile ledendo una conquista di civiltà e della contrattazione sindacale, costringendo tra l'altro i lavoratori, affinché abbiano una pensione decente, a lavorare per più anni e sottraendo in prospettiva posti di lavoro ai giovani, ai ragazzi del Mezzogiorno.
Signor Vicepresidente del Consiglio, mi sembra che questi siano punti fondamentali che delineano una manovra che definirei classista, proprietaria e da Robin Hood alla rovescia. Del resto, lo vedremo con la finanziaria.

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