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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, Salvatore Cicu, ha facoltà di SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, l'onorevole Delmastro Delle Vedove ha posto un quesito che la difesa ha affrontato con la massima attenzione sia sotto il profilo dell'accertamento dell'ipotesi di rischio a carico dei militari e dei civili impegnati nelle aree della ex Jugoslavia sia sotto quello della corretta informazione fornita preventivamente ai militari impiegati in missione in quel teatro.
UNEP; l'assenza di munizioni di questo tipo negli arsenali nazionali; un'azione politico-diplomatica in sede NATO per ottenere, attraverso gli approfondimenti necessari, informazioni dettagliate sull'impiego delle munizioni e la proposta di una moratoria in attesa del completamento delle verifiche tecnico scientifiche; la creazione, nella NATO, di un comitato ad hoc sull'uranio impoverito; la riattivazione di un gruppo di esperti responsabili della sanità militare della NATO; un'azione politico-diplomatica in sede di Unione europea per considerare la questione sotto il profilo del principio di prevenzione e precauzione.
scopo di fornire ulteriori informazioni ed approfondire, con riscontri diretti sul terreno, ogni aspetto della problematica.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, l'analiticità della sua risposta, il senso di responsabilità da lei dimostrato nel fare affermazioni di un certo rilievo e di una certa gravità, insieme al fatto che il Governo appena insediato non può avere responsabilità, mi inducono ad esprimere soddisfazione per la risposta. Probabilmente, però, questa merita lo svolgimento di alcune considerazioni.
NATO e - perché no? - anche Massimo D'Alema, forse proprio per l'uranio impoverito.
In maniera particolare, proprio per la delicatezza del problema e per l'attenzione che la difesa pone allo steno, credo sia necessario fare un riepilogo delle misure che sono state attivate: la creazione di una commissione scientifica, autorevole ed imparziale, presieduta dal noto ematologo professor Mandelli; la verifica scrupolosa di tutte le informazioni fornite da associazioni, media o altri soggetti; l'apertura di una linea telefonica diretta per informazioni sul problema; l'istituzione di un programma gratuito di controlli per tutto il personale o altri soggetti; i controlli in zona di operazione da parte del centro di studi per le applicazioni militari (si tratta di un organismo di ricerca sulle questioni nucleari militari); la presenza, fin dall'inizio delle operazioni, di squadre militari specializzate nel rilevare eventuali contaminazioni nucleari, batteriologiche e chimiche; la diffusione di istruzioni dettagliate sulle precauzioni da adottare; il collegamento costante con la missione
In ordine alle ipotesi paventate di rischio, la commissione presieduta dal professor Mandelli ha presentato, alla fine del mese di maggio scorso, una seconda relazione con il risultato degli studi condotti.
La commissione ha considerato i tassi di incidenza specifici per classi quinquennali di età per le patologie del linfoma di Hodgkin, non di Hodgkin, leucemia linfatica acuta, tumori solidi e totalità di tumori maligni, in base ai dati forniti dai registri tumori e studiando una popolazione di oltre 39.000 militari di età compresa tra i 20 e i 59 anni, con maggior prevalenza di personale dell'esercito. Le patologie individuate, 35 in tutto (su 39.000 militari), sono in gran parte relative al personale dell'esercito, 29 casi, mentre 4 casi interessano personale dell'Arma dei carabinieri e 2 casi personale dell'Aeronautica militare.
Effettivamente lo studio ha rilevato un valore statisticamente significativo di linfoma di Hodgkin (11 casi), mentre il numero di tumori solidi e neoplasie nel loro complesso è risultato inferiore a quanto statisticamente prevedibile rispetto al campione esaminato.
L'eccesso di casi di linfomi di Hodgkin è stato esaminato sia alla luce della letteratura scientifica esistente in materia sia sotto il profilo radioprotezionistico, in relazione alla scenario di esposizione del contingente italiano sia, ancora, in base al livello di contaminazione, peraltro non significativo, rilevato nelle aree di operazioni dal programma ambientale delle Nazioni unite, dall'agenzia nazionale protezione ambientale e dal centro interforze studi ed applicazioni militari.
In base alle risultanze, la commissione è pervenuta alla conclusione che, allo stato delle conoscenze attuali, attraverso gli esami sino ad oggi effettuati, non è dimostrabile una correlazione causale tra linfomi di Hodgkin ed esposizione ad uranio impoverito.
La stessa commissione ha, comunque, con saggezza ritenuto che si debba continuare ad analizzare il fenomeno con l'approfondimento di tutte le possibili esposizioni dei soggetti in studio e seguendo nel tempo tutti i militari impegnati nelle aree che rappresentano il teatro riferito a questo caso.
Di conseguenza, la difesa ha dato mandato alla commissione di proseguire ed ampliare l'indagine scientifica, con un monitoraggio esteso nel tempo, per individuare le cause delle patologie tumorali e i possibili fattori di rischio.
Quanto fin qui riferito rappresenta l'effettivo stato delle conoscenze circa i rischi sanitari derivanti dall'esposizione all'uranio impoverito.
Naturalmente, sarà cura di questo dicastero informare immediatamente il Parlamento sull'esito degli ulteriori lavori ed approfondimenti che la commissione Mandelli ad ogni stadio dei suoi lavori renderà al Ministero della difesa.
Per quanto concerne, poi, l'informazione preventiva ai militari inviati in missione nei Balcani, in occasioni di risposte ad interrogazioni o di audizioni, la difesa ha più volte riferito in Parlamento sulle predisposizioni poste in essere al riguardo.
In particolare, ai militari in procinto di raggiungere l'area vengono effettuate apposite lezioni precauzionali e informative, con distribuzione di documentazione illustrativa sui pericoli e sugli accorgimenti necessari da adottare per ridurre al minimo ogni rischio anche in caso di rinvenimento di proiettili all'uranio impoverito. Bisogna, poi, aggiungere che nelle aree interessate è stata istituita una cattedra itinerante, con personale sanitario, allo
È appena il caso di ricordare, inoltre, che nei Balcani è stata mantenuta costante la presenza di unità NBC che inquadrano personale specializzato in rilevamenti e bonifica di agenti nucleari, batteriologici e chimici.
Per completezza di informazione, si evidenzia che l'area di interesse della ex Jugoslavia è periodicamente oggetto di reiterate campagne di rilevamento e verifica ambientale, programmate con cadenza trimestrale, l'ultima delle quali è stata svolta nel periodo 26 giugno-3 luglio 2001. Tale attività è stata preceduta da una campagna di rilievi svolta nelle stesse aree dall'università di Siena, dipartimento delle scienze ambientali, nel mese di giugno ultimo scorso.
Gli esiti dei rilevamenti effettuati dagli organismi indicati sono previsti per la fine di luglio. Tuttavia, occorre rilevare che tutte le precedenti misurazioni hanno sempre dato esiti tranquillizzanti per la salute del personale impegnato nelle operazioni. Contestualmente si stanno concludendo anche le rilevazioni basate su analisi delle urine e su indagini radiometriche iniziate quattro mesi fa su indicazioni del professor Mandelli, in collaborazione con l'ENEA e l'agenzia nazionale protezione ambientale, su un campione di 100 militari impiegati in Bosnia e in Kosovo. È previsto che tali indagini siano concluse entro il prossimo 27 luglio.
In conclusione, sulla base delle indicazioni ad oggi esistenti, il Governo ritiene che debba essere data la massima attenzione alla problematica che permane. Il livello di attenzione sarà mantenuto sempre più alto, con la piena e diffusa consapevolezza che i problemi di sicurezza e salute del nostro personale vadano tenuti in massimo conto, con lo scrupolo e con il rigore che l'importanza della missione ed il valore del loro impegno a richiedono.
Onorevole sottosegretario, proprio l'essere parte in modo assolutamente leale di un'alleanza militare strategica ci abilita ad essere critici, ove necessario, nei confronti di una situazione che coinvolge migliaia di giovani che con onore, coraggio e professionalità vestono la divisa militare del nostro paese nell'area dei Balcani per tentare di riportarvi - ahimè senza molto successo - pace e serenità.
I dubbi, onorevole sottosegretario, non sono affatto fugati e ce lo dimostra lei stesso. Le conseguenze dell'esposizione all'uranio impoverito non sono definite scientificamente in modo univoco. In ogni caso, non si comprenderebbe la ragione per la quale la sindrome del Golfo, che ha colpito duramente i militari americani che dieci anni orsono hanno combattuto nel deserto iracheno, dovrebbe, invece, avere risparmiato i soldati della NATO impiegati nei Balcani ed esposti alle stesse polveri. Le necessità di contenere voci allarmistiche non possono essere confuse con l'irresponsabilità di coloro che, per ragioni superiori, ritengano di dover piegare la verità clinica e scientifica alle esigenze di propaganda degli Stati. Certo, onorevole sottosegretario, forse sarebbe stato sufficiente evitare l'uso dell'uranio impoverito, delle bombe alla grafite e persino delle cluster bomb.
Migliaia di anni di civiltà, peraltro, ci insegnano che la storia è sempre, e soltanto, scritta dai vincitori. Se avesse vinto Milosevic, oggi a rispondere al procuratore Carla Del Ponte, dinanzi al tribunale penale internazionale vi sarebbero, probabilmente, Bill Clinton, i comandanti della
È significativo e bizzarro ricordare - ed è bene che gli italiani lo ricordino - che la prima guerra del nostro paese al fianco degli Stati Uniti - dal 1945 in poi - è stata combattuta per iniziativa degli ex comunisti, che, dunque, si sono schierati con gli americani nel regalare ai serbi bombe all'uranio, cluster bomb, bombe alla grafite e tutta una serie di delizie belliche sulle quali oggi stiamo discutendo.
Onorevole sottosegretario, il secondo rapporto della commissione ministeriale, presieduta dal professor Mandelli, ha nuovamente propagato allarme e costernazione e, oggi, lei lo dimostra ancora una volta con le sue responsabili parole. Le ricerche proseguono, ma noi non dobbiamo dimenticare che, ogni volta che si dice che le ricerche continuano, l'angoscia varca nuovamente le soglie di casa, anche delle famiglie di tutti i militari che svolgono il loro servizio in quei luoghi.
Emerge chiaramente, onorevole sottosegretario, la sua origine sarda. Lei sa che il primo morto è stato il soldato Vacca: ebbene, nessuno sa esattamente di che cosa sia morto e nessuno, certamente, potrà convincere la mamma o il padre dello stesso che non sia avvenuto per l'esposizione all'uranio impoverito. Allora attenzione, noi abbiamo - e certamente parla uno che non ha pregiudizi nei confronti dell'alleanza - il dovere nei confronti delle famiglie, degli italiani e, anche, onorevole sottosegretario, di milioni di cittadini serbi che hanno dovuto subire tutto ciò, perché il loro capo non era gradito alle potenze occidentali, di fare chiarezza rispetto a questa vicenda.
Non voglio discutere sulla figura di Milosevic, ma sul fatto che noi abbiamo regalato a milioni di serbi - anche a coloro che erano avversari feroci di Milosevic - una situazione ambientale per la quale potrebbero volerci, se il professor Mandelli ci fornisse delle notizie definitive negative, centinaia di migliaia di anni per una bonifica.
Questo è il motivo per cui parlo di tribunale penale internazionale e non sono certo in quest'aula a difendere il dittatore comunista Milosevic, ma non sono certo - malgrado sia fedele all'alleanza occidentale - disposto ad assolvere, giustificare o scusare coloro che, come i generali della NATO, il Presidente degli Stati Uniti e il servile Presidente del Consiglio dei ministri dell'epoca, hanno accettato che si facessero regali di questo genere alle popolazioni serbe e ai nostri soldati.


