Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 19 del 18/7/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1134)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo per ribadire, in questo clima di generale consenso al provvedimento, che la nostra posizione favorevole è il frutto di un atto dovuto nei confronti del Governo, come abbiamo già chiarito in sede di discussione in Commissione. Vorrei ricordare che questa proroga di ulteriori sei mesi si è resa necessaria perché i sei mesi di proroga voluti dal precedente Governo dell'Ulivo, con la legge finanziaria del 2001, sono caduti, di fatto, in un periodo particolare che non ha consentito l'esecuzione dei compiti assegnati ai comuni.
Vorrei precisare che il nostro gruppo, la Lega nord Padania, non se la sente di dare tutte le colpe ai comuni per l'inadempienza che si è verificata. Dobbiamo tenere conto che la circolare esplicativa del Ministero dei lavori pubblici, che, di fatto, ha consentito l'avvio del lavoro per la definizione delle graduatorie, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale solo il 30 marzo e da allora, possiamo dire, siamo entrati nel periodo di piena campagna elettorale.
Perciò, è evidente quali difficoltà abbiano potuto incontrare gli enti locali, anche se questa considerazione non esclude, comunque, che qualche ente locale possa aver preso la questione un po' sottogamba. Occorre fare, semmai, un'osservazione di carattere politico: nel predisporre la legge finanziaria per il 2001 il Governo dell'Ulivo avrebbe dovuto tenere conto di questi fattori ed avrebbe dovuto disporre - se questa era la soluzione prescelta - una proroga più congrua, addirittura di dodici mesi, in modo tale da consentire effettivamente agli enti locali di predisporre le graduatorie.
Potrebbe sembrare, a questo punto, che il Governo della Casa delle libertà, sostenuto anche dalla Lega nord, si accinga a percorrere la stessa strada ed a fare proprio il metodo che ha contraddistinto il Governo dell'Ulivo. Non vogliamo che questo succeda! Lo abbiamo già precisato: si deve trattare di un fatto eccezionale; dobbiamo dare certezze ai cittadini ed ai proprietari delle abitazioni; non vogliamo che le inadempienze dello Stato ricadano sui locatori, perché in tal modo non faremmo altro che bloccare di nuovo il mercato delle locazioni.
Per questo motivo abbiamo presentato due ordini del giorno, accettati dal Governo. Uno di essi prevede espressamente


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che, qualora entro il termine stabilito nel disegno di legge di conversione al nostro esame, cioè il 31 dicembre 2001, i comuni non abbiano ancora definito le graduatorie, le regioni nominino appositi commissari ad acta: ciò consentirà, da un lato, di dare certezza ai proprietari delle abitazioni e, dall'altro, di abbandonare definitivamente il metodo delle proroghe generalizzate.
Infine, richiamo l'attenzione sull'opportunità di non allargare eccessivamente l'elenco dei comuni classificati «ad alta tensione abitativa» poiché, se è vero che l'elenco precedente è superato, è altrettanto vero che un eccessivo allargamento vanificherebbe tutto l'impianto della legge.
Pertanto, preannuncio il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sandri. Ne ha facoltà.

ALFREDO SANDRI. Signor Presidente, a nome dell'Ulivo preannuncio il voto favorevole sul provvedimento che stiamo per votare. Tuttavia, preciso che vorremmo anche impegnare il Governo, e noi stessi, così come abbiamo cercato di fare con vari ordini del giorno, ad uscire da questa gestione speciale. Quindi, facciamo al Governo due raccomandazioni: che venga fatta in tempi rapidi - vi sono le condizioni per farlo - una ricognizione dell'efficacia dello strumento fiscale che è stato utilizzato per favorire la contrattazione e, inoltre, che venga fatta, da parte delle regioni e dei comuni, una ricognizione della gestione del cosiddetto buono affitto, anche per verificare se la disposizione che abbiamo approvato faciliti od intralci l'organizzazione dei bandi e la distribuzione dei fondi.
Tali ricognizioni ci consentirebbero di accertare se i due strumenti utilizzati si siano rivelati appropriati ed utili e, in caso affermativo, di renderli stabili, individuando le relative coperture finanziarie e la misura del concorso nella spesa dei diversi livelli istituzionali: qui, infatti, non deve intervenire soltanto la legge finanziaria nazionale, non deve intervenire soltanto lo Stato, ma debbono concorrere anche le regioni ed i comuni, sia con riferimento all'ICI (quando questa venga utilizzata) sia con riferimento ai capitoli dei bilanci dei comuni e delle regioni che prevedono integrazioni al fondo per l'affitto. Quindi, riteniamo che occorra stabilizzare quegli strumenti legislativi e raccordare le risorse finanziarie. Tutto ciò per poter garantire ad un cittadino che ha un reddito in sofferenza, che fa parte di quelle categorie sociali meno abbienti, che si trova sul mercato privato dell'affitto, che non può utilizzare l'alloggio pubblico perché non disponibile o non disponibile in quantità sufficienti (in caso ci sia), una strumentazione adeguata per poter sostenere la sua famiglia e uscire da quell'impianto che metteva in carico al proprietario dell'alloggio privato un costo sociale.
Il costo sociale deve essere posto in carico allo Stato, alle regioni e ai comuni. Questi strumenti fiscali e questi strumenti di intervento sul reddito, una volta valutati, devono costituire un pezzo, una parte di quella nuova politica sociale che va attivata sul capitolo casa, soprattutto per consentirci di utilizzare questi strumenti su tutto il territorio nazionale. Se facciamo riferimento ai comuni con maggiore tensione abitativa, facciamo riferimento a provvedimenti o ad elenchi di metà degli anni '80; in questi anni, in particolare nelle aree a grande sviluppo industriale, distretti e non solo, abbiamo avuto un incremento di popolazione, di abitazioni, anche di lavoratori immigrati. Per questo il concetto del comune ad alta tensione abitativa deve essere sostituito dal concetto del reddito: non posso ricevere un buono dallo Stato perché abito in un comune; devo ricevere un sostegno sociale se la forbice tra ciò che percepisco e ciò che pago per la casa, non è più sotto controllo!
Dalla sperimentazione avviata dobbiamo arrivare ad una stabilizzazione di un pezzo della nostra politica sociale, in particolare per ciò che riguarda la casa


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(Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI. Signor Presidente, intervengo per dire che l'accoglimento degli ordini del giorno da parte del Governo ha sancito indubbiamente un impegno concreto dello stesso innanzitutto a verificare che i comuni diano esecuzione a quelle norme, inserite nella legge finanziaria (esattamente i commi 20 e 21 dell'articolo 80), che delegavano ai comuni stessi una serie di attività ed iniziative volte ad andare incontro alle famiglie interessate dai provvedimenti di sfratto. È notorio che vi è stato un inadempimento sostanziale sia di quanto disposto dalla legge finanziaria, sia di quanto disposto successivamente dall'articolo 2, comma 1, della legge n. 21 del 2001. A questo il Governo deve cercare di porre rimedio, se non altro in termini di verifica e di sollecitazione, eventualmente anche attivando ogni procedura sostitutiva, affinché questi elementi di distorsione delle norme finiscano. In secondo luogo, devo ribadire in questa sede che la legge quadro n. 431 del 1998 aveva come suo punto cardine la certezza del rilascio dell'immobile al proprietario che locava. Questi provvedimenti non debbono quindi andare a deprimere la possibilità concreta della locazione, facendo passare un principio in ragione del quale il rilascio dell'immobile non è più soggetto ad elementi di certezza.
Devo dire che il provvedimento è limitato, ma sotto il profilo psicologico può funzionare in senso negativo. In ragione di ciò auspichiamo che il Governo attivi in questi mesi ogni possibile iniziativa, anche di natura aggiuntiva, volta ad evitare per il futuro ulteriori proroghe.
La situazione che riguarda alcuni grandi possessori di immobili, i quali non riescono a realizzare una convenzione quadro, è anche dovuta ad una norma introdotta nella legge n. 431, che forse è meritevole di modifica. In tal senso io auspico che la Commissione possa esaminare al più presto il progetto di legge presentato a tale riguardo.
Ribadisco il voto favorevole dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale, dando atto al sottosegretario di essersi impegnato nei confronti di tutti gruppi, non solo di quelli della maggioranza, per cercare di comporre alcune iniziative che possano portare, nel corso degli anni, non certo di questi brevi mesi, al superamento di una situazione di emergenza, che non può più continuare a rimanere tale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO ENZO LUPI. Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia ci preme sottolineare in primo luogo, che, in questo paese, si deve passare - ma il Governo già lo ha capito - a dare risposte ai bisogni non con provvedimenti di emergenza ma con provvedimenti strutturali. L'Italia deve smettere di essere il paese delle proroghe e delle leggi di emergenza.
In secondo luogo, crediamo non si possa rispondere ad un bisogno violando un diritto, in questo caso il diritto alla proprietà privata, sancito dalla Costituzione. La proprietà privata deve essere considerata una risorsa per permettere la risposta al bisogno.
Mi sembra poi che nel DPEF il Governo abbia preso l'impegno di varare un piano di edilizia popolare. Credo che esso debba essere, ovviamente, di tipo diverso rispetto a quello seguito fino ad oggi che, oggettivamente, non ha dato soluzione a questi problemi. Questo è il nostro auspicio.
Dichiaro il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.

NICHI VENDOLA. Noi siamo stati tra i primi a proporre questa proroga e quindi,


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senza difficoltà, esprimeremo un voto favorevole, anche se vi è un'unica notazione che volevo fare in questo mio telegrafico intervento: le parole usate dal sottosegretario in sede di espressione dei pareri sugli ordini del giorno, se vi poniamo attenzione - mi riferisco sia a quelli accolti che a quello respinto -, indicano una specie di ipoteca inquietante sul futuro delle politiche della casa. Noi pensiamo che il superamento della legislazione di emergenza, che è auspicabile, non debba rappresentare la dismissione di qualunque politica sociale in tema di diritto all'abitazione. Il rischio, l'idea, l'ipotesi è che, anche in questo settore, si pensi di affidare al potere taumaturgico del mercato ciò che invece rischia di esplodere come una ancora più drammatica, oggettiva, emergenza sociale. Esprimeremo un voto favorevole, ma con questa inquietudine e questa promessa di battaglia politica (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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