Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 18 del 17/7/2001
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(Prospettive industriali e situazione occupazionale nella cokeria ILVA di Genova - nn. 3-00017 e 3-00013)

PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Giordano n. 3-00017 e Mazzarello n. 3-00013, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 2).
Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, dottor Maurizio Sacconi, ha facoltà di rispondere.

MAURIZIO SACCONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, onorevoli deputati, la questione posta dall'atto ispettivo in discussione riguarda lo stabilimento dell'ILVA Spa di Genova Cornigliano. In via preliminare, si precisa che la legge n. 426 del 9 dicembre 1998, recante nuovi interventi in campo ambientale, ha previsto il risanamento ambientale delle aree industriali


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destinate a lavorazioni siderurgiche a caldo, ubicate all'interno dello stabilimento in esame. La citata legge identificava quale strumento operativo per realizzare quanto previsto in termini di intervento ambientale l'accordo di programma stipulato nel novembre del 1999. L'articolo 4, comma 10, della suindicata legge n. 426 del 1998 prevedeva la specifica salvaguardia dei livelli occupazionali e il reimpiego della manodopera occupata alla data del 14 luglio 1998, pari a circa 2.940 lavoratori.
L'accordo di programma sottoscritto in data 27 aprile 1999 dall'amministrazione dello Stato (enti locali e territoriali) da organizzazioni sindacali di categoria e dai soggetti industriali ILVA Spa del gruppo Riva prevede principalmente la definitiva chiusura delle lavorazioni del ciclo integrale del polo di Genova Cornigliano alla scadenza dei nove mesi, a far data dall'ultimo degli adempimenti relativi alla nuova disciplina urbanistica e ambientale ed ai nuovi regimi concessivi delle aree previste dallo stesso accordo. L'accordo prevede, inoltre, la razionalizzazione e la valorizzazione delle aree che, in conseguenza di tale superamento, rientreranno nella disponibilità dell'autorità portuale degli altri enti o che saranno acquisite dagli stessi, previa loro bonifica e risanamento. Infine, sono previsti il riassetto, la razionalizzazione, il consolidamento e l'ampliamento delle lavorazioni siderurgiche non a ciclo integrale sulle aree residue del polo siderurgico di Genova Cornigliano, nel rispetto dei nuovi standard di compatibilità ambientale.
Infine, il ciclo integrale, in conformità al relativo piano, tutela nella fase transitoria ed a regime i livelli occupazionali e reddituali dei lavoratori. L'articolo 12 dell'accordo di programma ribadisce la chiusura delle lavorazioni siderurgiche a ciclo integrale esplicandole in dettaglio: cokeria, agglomerato, altoforno, acciaieria alimentata a ghisa, alla scadenza dei nove mesi a far data dall'ultimo degli adempimenti relativi alla nuova disciplina urbanistica ed ambientale ed ai nuovi regimi concessivi di cui all'accordo. Lo stesso articolo dell'accordo prevede l'impegno da parte dell'ILVA di attuare gli interventi e gli investimenti necessari alla razionalizzazione, al riassetto, al consolidamento ed allo sviluppo delle lavorazioni siderurgiche a ciclo integrale in conformità ad un piano che, a sua volta, è articolato in tre fasi. Il completamento delle prime due fasi resta previsto nel termine di dodici mesi dall'arresto del ciclo integrale, mentre il riassetto definitivo resta previsto nel termine massimo di trentasei mesi, decorrenti dalla scadenza del termine di arresto del ciclo integrale con il conseguente riassorbimento della manodopera temporaneamente eccedente.
Ai fini della tutela dei livelli occupazionali, l'ILVA Spa assume i seguenti impegni: il personale iscritto al libro matricola dell'ILVA Spa di Genova alla data di sottoscrizione dell'accordo resterà in forza alla suddetta società; l'ILVA non darà corso ad alcuna procedura di licenziamento collettivo né disporrà trasferimenti o trasferte, se non concordate con le organizzazioni sindacali; viene indicata nel numero di 1.100 lavoratori l'eccedenza temporanea massima delle sospensioni che coinvolgeranno tutto il personale impegnato nelle lavorazioni siderurgiche a ciclo integrale e il personale coinvolto dal piano di riassetto e consolidamento delle lavorazioni non a ciclo integrale.
Nell'ambito dei 1.100 esuberi temporanei - che, presumibilmente, si determineranno a seguito dell'arresto del ciclo integrale di Cornigliano e della susseguente implementazione del piano industriale - verranno individuati 750 lavoratori secondo i seguenti criteri: area di provenienza - con priorità alle aree dismesse - caratteristiche professionali ed attitudinali, volontarietà.
Tra i 750 lavoratori indicati, ne saranno selezionati 150, da adibire alle attività di bonifica delle aree restituite al demanio marittimo; i restanti 600 lavoratori saranno coinvolti ed impegnati in un progetto sperimentale - promosso e finanziato dalla provincia e dal comune di Genova - per tutto il periodo previsto nel piano di riassetto industriale e, comunque,


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per non più di 36 mesi. La regione Liguria e gli enti locali firmatari dell'accordo, previa consultazione con le organizzazioni sindacali, assumeranno idonee iniziative volte alla stipula di un'apposita convenzione con questo Ministero. Ai suddetti lavoratori sarà garantito un livello reddituale in misura quanto più possibile adeguata all'ultima retribuzione percepita.
I restanti 350 lavoratori - eventualmente sospesi e in cassa integrazione guadagni speciale per un periodo massimo di 18 mesi - saranno avviati al pensionamento di anzianità anche con il ricorso alla mobilità ordinaria, secondo la vigente normativa e le scadenze previste dalla legge 8 agosto 1995, n. 335, nonché dall'articolo 59, comma 7, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. Ai suddetti lavoratori l'ILVA Spa corrisponderà un'integrazione del reddito per tutto il periodo che concorre alla raggiungimento della pensione in misura di lire 750 mila lorde mensili. La suddetta integrazione sarà erogata dall'ILVA Spa al termine della cassa integrazione guadagni straordinaria ed al momento della collocazione in mobilità.
In seguito a quanto sopra esposto, alcuni cittadini, costituiti in comitati di quartiere, con apposito ricorso, hanno chiesto al tribunale amministrativo regionale della Liguria l'annullamento del citato accordo di programma. Successivamente, gli stessi cittadini hanno proposto un secondo ricorso con cui è stato richiesto l'annullamento del decreto del presidente della giunta regionale n. 52 del 29 marzo 2000, avente ad oggetto la dichiarazione di esecutività dell'accordo di programma sopradescritto. Secondo i ricorrenti, la previsione inserita nell'accordo di programma di chiusura dell'attività siderurgica a ciclo integrale violerebbe le disposizioni normative di cui alla legge 9 dicembre 1998, n. 426, in quanto lascerebbe intatta la possibilità, per la società ILVA Spa, di continuare a produrre acciaio con il sistema del ciclo a caldo mediante l'utilizzazione di un forno elettrico, sistema che non porterebbe sensibili benefici per il risanamento delle aree in questione. Con sentenza n. 52 del 29 gennaio 2001, il TAR della Liguria accoglieva ricorso dei proponenti limitatamente al predetto punto 12 dell'accordo di programma, per violazione dell'articolo 4, commi 8, 9 e 10, della legge 9 dicembre 1998, n. 426, e annullava i provvedimenti impugnati nella parte concernente la dismissione delle lavorazioni siderurgiche a ciclo integrale nell'ex acciaieria di Cornigliano.
Si fa presente che, secondo quanto convenuto dall'accordo, il venir meno di anche una sola delle condizioni pattuite avrebbe determinato il contestuale ed integrale decadimento dello stesso. La situazione generata dalla sentenza del TAR della Liguria ha comportato un sostanziale congelamento dell'accordo di programma e di ogni programma di ristrutturazione. Si rappresenta, poi, che - come ha reso noto il Ministero dell'ambiente - della sentenza sopracitata ha tenuto conto la commissione per la valutazione d'impatto ambientale, la quale ha formulato un parere positivo di compatibilità ambientale limitato, tuttavia, ad una porzione dell'impianto in esame, ossia alle sole lavorazione a freddo, valutando gli effetti prodotti in fase di esercizio e dettando prescrizioni sulle modalità di gestione per minimizzare l'impatto sull'ambiente.
Il decreto di compatibilità ambientale da emanare di concerto col Ministero dei beni culturali, a tutt'oggi, non risulta firmato. Contro la sentenza di primo grado, è stato promosso appello al Consiglio di Stato, attraverso quattro ricorsi distinti promossi dall'ILVA Spa, dall'associazione degli industriali di Genova, dalla CGIL Liguria, dalla camera del lavoro, dalla Fiom CGIL Liguria e di Genova. Il comune di Genova e la provincia di Genova risultano costituiti in giudizio. Il Consiglio di Stato ha accolto, riunendoli, i citati ricorsi, specificando nel dispositivo che l'accoglimento degli stessi è nei limiti di cui in motivazione. Si è, pertanto, in attesa di conoscere le argomentazioni dei magistrati.
Per quanto riguarda, infine, gli episodi verificatisi nel corso delle manifestazioni del 13 giugno ultimo scorso, il Ministero


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dell'interno ha reso noto che al tentativo di alcuni manifestanti di scavalcare il muro di cinta per raggiungere l'ingresso principale della regione si è contrapposta l'azione di contenimento della polizia. L'increscioso scontro ha provocato il ferimento di tredici agenti e di quattro operai.
Per trovare una possibile soluzione alla questione, il prefetto ha organizzato un incontro dei lavoratori con il presidente della giunta regionale ed il sindaco di Genova dal quale è emerso l'impegno dell'ILVA Spa a non attivare, per il momento, alcuna procedura di mobilità. Il problema è ora al vaglio del Governo; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nei giorni scorsi, ha avviato una discussione su Cornigliano con tutti i soggetti interessati per tirare le fila della lunga e tormentata vicenda. Dopo aver sentito le istituzioni locali, il Governo incontrerà, entro la fine del mese, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dell'ILVA allo scopo di definire una soluzione quanto più possibile condivisa alla luce della decisione del Consiglio di Stato. Tale soluzione dovrà coniugare i profili di politica industriale riferita all'intero settore con quelli sociali ed ambientali.

PRESIDENTE. L'onorevole Mascia ha facoltà di replicare per l'interrogazione Giordano n. 3-00017, di cui è cofirmataria.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, onorevole Sacconi, non posso certamente dichiararmi soddisfatta. Tralascio tutti gli aspetti che riguardano l'intervento della polizia nei giorni caldi della vicenda e, tuttavia, debbo rilevare che il Governo si è limitato a farne la mera cronistoria: una cronistoria molto complessa, naturalmente, perché riguarda il territorio genovese e ligure, già compromesso, dal punto di vista ambientale, da altre situazioni. Si tratta, però, di una storia che è parte di quella del nostro paese nel quale, troppo spesso, gli interessi dei lavoratori e la difesa del loro posto di lavoro sono stati costretti a misurarsi con altri interessi della popolazione e dei lavoratori medesimi: in questo caso, siamo di fronte ad una delle tante contraddizioni che mettono in competizione ambiente e lavoro. Vorremmo che non vi fossero competizioni di questo genere ed è per questa ragione che non ci possiamo ritenere soddisfatti.
Il Governo, come dicevo, ha riferito gli sviluppi della vicenda e ha detto che, grazie al suo intervento, entro il mese prossimo le organizzazioni sindacali e l'ILVA cercheranno di trovare una soluzione condivisa. Ma è proprio questo il punto: sono passati, ormai, 37 giorni dall'avvio delle trattative, intavolate - anche grazie all'intervento del Governo - dopo che l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari aveva disposto la chiusura della cokeria ed aveva determinato una particolare effervescenza nella già calda situazione genovese. Da allora non vi sono stati sviluppi nelle iniziative intraprese e, soprattutto, dalle sue parole, onorevole Sacconi, non si coglie il ruolo che il Governo intende svolgere.
Noi pensiamo che da questa situazione - che si protrae da anni e che non solo ha determinato l'inquinamento dell'ambiente e della città ma ha anche sottoposto a grave rischio la salute dei cittadini e degli stessi lavoratori dello stabilimento - il gruppo Riva abbia comunque tratto guadagno, abbia comunque lucrato cospicui profitti senza ottemperare, peraltro, ad alcuno degli impegni (sottoscritti od imposti) di riqualificazione produttiva ed ambientale. E quando c'è stato l'intervento del giudice per le indagini preliminari che ha accertato la necessità di chiudere la cokeria - come era previsto, peraltro, dall'accordo di programma - il gruppo Riva ha immediatamente reagito minacciando mobilità e licenziamenti per i lavoratori.
In ogni caso, a nostro avviso, da una parte occorre sottolineare i guadagni che la proprietà, il gruppo Riva, ha realizzato e, dall'altra, la responsabilità che in questa vicenda esso ha e deve assumersi in prima persona. Tuttavia, dobbiamo anche sottolineare che quanto avviene all'ILVA di Genova è il prodotto di una politica che è


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stata perseguita in questo paese, nel quale situazioni come questa, che necessiterebbero di un forte intervento pubblico, in realtà hanno conosciuto piuttosto processi di privatizzazione; in questo modo, si sono potuti affermare la logica del profitto, la disoccupazione industriale, gli arretramenti produttivi e l'inquinamento.
Dunque, riteniamo che il gruppo Riva abbia una responsabilità alla quale debba essere richiamato. Inoltre, nella fattispecie, anche per rispettare il contenuto degli accordi di programma nonché della legge n. 426, è opportuno affermare un dovere ed una responsabilità dello Stato e, naturalmente, nel citato contesto, è necessario un richiamo al Governo. Pensiamo che quest'ultimo abbia il dovere di assumere il ruolo di guida in questa vicenda e di favorire una soluzione che cerchi di salvaguardare i posti di lavoro e la salute dei lavoratori e della popolazione.
Pensiamo occorra questo forte intervento pubblico perché questa è una di quelle storie che richiedono un intervento ed una qualificazione del pubblico per poter dar seguito ad una riconversione industriale pulita e ad una bonifica delle aree. Si tratta di operazioni indispensabili in un paese civile; ci sono esperienze in Europa, anche felicemente praticate (abbiamo richiamato quella della Germania, in particolare quella della Ruhr), che stanno ad indicare la responsabilità che vorremmo che il potere pubblico, il Governo, assumesse per trovare uno sbocco alla vicenda. Dunque, pensiamo che questa soluzione debba naturalmente garantire il lavoro, non solo il reddito dei lavoratori, e debba garantire la salute degli stessi e della popolazione, rendendo compatibili queste esigenze così rilevanti; allo stesso modo, crediamo che il Governo debba impegnarsi affinché la chiusura delle attività inquinanti venga definita e siano previste nuove attività produttive industriali anche attraverso nuovi piani, ferma restando la proprietà pubblica delle aree demaniali e il loro riuso produttivo a vantaggio dell'intera collettività.

PRESIDENTE. L'onorevole Mazzarello ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-00013.

GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, signor sottosegretario, la ringrazio per la risposta, ma devo dire sinceramente che non posso dichiararmi soddisfatto per una ragione molto semplice. Infatti, rispetto al punto fondamentale che cercherò di spiegarle, il Governo non ha assunto una posizione chiara. Cercherò anche di interpretare la sua risposta, se mi permette, e di tentare di dare un giudizio più fra le righe, se mi sarà concesso. Il punto fondamentale è che c'è una sentenza del Consiglio di Stato (sentenza che è chiara nella sostanza, anche se vanno lette le motivazioni) che dice che l'accordo di programma va bene, mettendo in discussione la precedente sentenza del TAR, che invece contestava i contenuti di quell'accordo. È chiaro che, dopo questa sentenza, la scelta sia solamente politica.
È solamente politica la decisione di applicare quell'accordo di programma, che lei ha citato così lungamente e di cui ha letto ampie parti - e il Governo lavora in tal senso -, o di percorrere un'altra strada, rispetto alla quale, però, è chiaro, vanno posti due paletti fondamentali: una risposta ai problemi dell'inquinamento e una risposta molto chiara ai problemi del reddito e del lavoro per chi è occupato attualmente in quell'azienda.
A questo punto devo dirle sinceramente che il Governo non ha risposto, quindi rimane una insoddisfazione molto forte. Qual è l'interpretazione che tento di dare alla sua risposta? Avendo lei citato lungamente i contenuti di quell'accordo di programma da noi condiviso, che è stato sottoscritto dalle numerose componenti che lei ha citato - enti pubblici, organizzazioni sociali, l'imprenditore stesso, che pure ha grandi responsabilità in questa vicenda - devo presupporre che il Governo, in fondo, intende rifarsi a quei contenuti. Ciò sarebbe importante perché, intanto, smentirebbe le dichiarazioni del presidente della giunta regionale che abbiamo letto sulla stampa, secondo le quali


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il Governo non intenderebbe neanche più lavorare per mantenere a Genova Cornigliano la siderurgia a freddo (che mi sembra assolutamente sbagliato).
La sua lunga citazione dell'accordo di programma mi farebbe però pensare ad una qualche condivisione da parte del Governo di quell'accordo che a noi sembra un accordo realistico e in grado di risolvere i problemi di cui abbiamo parlato: l'eliminazione dal ciclo integrale delle parti del ciclo produttivo più inquinanti, la restituzione alla città e al porto di una parte consistente di territorio, il mantenimento dei posti di lavoro secondo i criteri che lei ha citato leggendo l'accordo di programma e lo sviluppo di un piano industriale che possa mantenere comunque, ancora, a Genova, nel quadro di una scelta nazionale della politica siderurgica, una attività produttiva pulita e compatibile col territorio.
Io spero sia questa - su questo punto però il Governo non ha dato una risposta chiara - la politica che il Governo intende seguire e spero davvero che il Governo assuma una iniziativa e un ruolo molto forti e stringenti perché la procedura di chiusura della cokeria peraltro legittima, da parte della magistratura, va avanti e quindi potremmo trovarci di fronte ad altri elementi di tensione e soprattutto ad una prospettiva industriale che non c'è, perché manca la politica, mancano le scelte politiche fondamentali che si dovrebbero fare in relazione al processo che si è messo in moto.
Chiedo quindi al Governo di fare una scelta chiara perché, come dicevo, oggi la scelta è solamente politica: occorre applicare l'accordo e, se non si vuole applicarlo, occorre costruire una prospettiva nuova che però abbia quei «paletti» di cui parlavo prima: la salvaguardia ambientale e la salvaguardia dell'occupazione e del lavoro di chi in questo momento è impegnato in quell'impianto

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