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PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore, onorevole Falsitta, rinuncia alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, dirò subito che il Governo si è trovato di fronte ad una questione dai contorni già tracciati, perché i provvedimenti di proroga, come è stato ricordato molto bene in questa sede, riproponevano decisioni già assunte, alcune delle quali - se mi è consentita una battuta - avevano alle spalle un negoziato fatto da ministri che rappresentavano il Governo precedente con alcune importanti categorie di questo paese.
Il Governo quindi, di fronte a quel negoziato e in attesa di chiarirne i contorni, perché è bene dire che non tutti i contorni di quei negoziati sono precisi, ha inteso rispettare, dopo un confronto con le suddette categorie, quell'indirizzo che era stato indicato e che non poteva, onorevole
Nicola Rossi, essere messo in discussione. Infatti il solco era tracciato e qualsiasi intervento di carattere diverso avrebbe provocato un nuovo negoziato con quelle categorie a cui noi ci stiamo accingendo e che, se mi permette, trattandosi di un negoziato complesso - perché forse qualcuno l'aveva sottovalutato e su questi punti dovremo tornare nelle aule parlamentari -, richiedeva il tempo necessario. Non solo! Il collega relatore, sulla questione delle accise, dicendo che forse è giunto il momento di ridisegnare la loro operatività in regime di prodotti petroliferi e di conti pubblici, credo faccia un'affermazione perfettamente vera.
Non posso non dimenticare che nei cinque anni trascorsi nessun intervento è stato effettuato sul fronte delle accise, anzi, esse sono diventate l'elemento di negoziato con le categorie e la modalità più semplice - ecco il punto - con cui si è giunti all'aumento dei prezzi del petrolio. Ecco perché parlavo di solco già indicato. È evidente che il Governo, onorevole relatore, ha intenzione di porre mano ad un sistema complesso, ma per porre mano a tale sistema deve partire anche da una caratteristica di utilizzo delle accise stesse, quella relativa agli effetti sui conti pubblici.
Onorevole Nicola Rossi, se lei avrà ragione, noi valuteremo a fine anno quali saranno stati gli effetti delle affermazioni del Ministro dell'economia che lei ha ritenuto sostanzialmente risibili, mentre se avremo ragione noi, come supponiamo, dovremo forse effettuare un chiarimento molto più pungente, molto più preciso su come siano stati utilizzati i conti pubblici, e se mi permette, le coperture nel recente passato.
Lei ha citato, e lo ha fatto con la precisione che la caratterizza, la questione dei medicinali.
È vero, questo decreto-legge interviene nella materia - così come lei ha riassunto - e lo fa per rispondere purtroppo ad un'esigenza sentita che è quella relativa ai conti pubblici. Tuttavia ha omesso di dire che una parte sostanziale di questo squilibrio non è dovuto - come lei ha riferito - all'introduzione di nuovi farmaci (che pure determinano alcuni effetti riflessi sui conti pubblici per il sistema che tutti conosciamo). Si tratta, infatti, di un provvedimento che è stato votato in questa Assemblea con il consenso di tutte le forze politiche (cerco di essere anche corretto nei rapporti all'interno di questo Parlamento, nonostante il ruolo di difensore del Governo che obbligatoriamente sono tenuto ad assumere) ma che ha determinato, purtroppo, uno sbilanciamento consistente per quanto riguarda la spesa farmaceutica.
Le ricordo, a proposto di coperture, che la vicenda venne discussa in quest'Assemblea e, a fronte delle censure che l'opposizione mostrò nei confronti di quella copertura, il Governo ribadì che era corretta. Basterebbe allora questo esempio - se me lo permette - per dimostrare che forse in quell'occasione - se volessimo continuare la polemica politica - era l'opposizione ad aver ragione e che la copertura errata era stata effettuata da chi ci aveva preceduto.
Non credo che questo sia il modo corretto di procedere. Ritengo, tornando alle parole del relatore, che l'intervento sulle accise sia improcrastinabile ma che sia anche di una tale complessità - come vedremo - da indurci a più di qualche riflessione, se non altro per l'ampiezza dei prodotti che tocca e quindi anche degli effetti sull'economia nazionale. Del resto - un'ulteriore battuta me la consentirà - se i governi precedenti ed il Governo di centrodestra sono intervenuti, ad esempio, a favore del settore dell'autotrasporto o dell'agricoltura, lo hanno fatto perché hanno ritenuto che il sistema economico e produttivo in quei settori fosse particolarmente colpito dal differenziale dei prezzi che si era determinato nei confronti degli altri partner europei e di altri sistemi economici nonché dagli effetti, purtroppo per noi negativi, che l'aumento dei prezzi petroliferi ed alcune decisioni adottate dai paesi produttori avevano determinato nel corso degli ultimi tempi. Ecco allora che è necessario fornire una prima risposta. Non c'è nulla di nuovo? Probabilmente se avessimo potuto, avremmo tentato anche
di rispondere ad esigenze di uguaglianza; mi riferisco al GPL per autotrazione, una delle questioni sollevate, che venne sollevata anche in passato. Se non lo abbiamo potuto fare, e avremmo - glielo assicuro - voluto farlo, è perché non abbiamo coperture per garantire anche quell'intervento. Pertanto, sul solco delle decisioni tradizionali in questa materia, abbiamo ritenuto di non poter fare più di quanto, purtroppo, con qualche difficoltà - le assicuro - abbiamo tentato di fare in pochissimi giorni, a causa di alcune circostanze che ci hanno obbligato a procedere in questo modo.
Rispondo quindi al relatore e agli altri colleghi che correttamente hanno posto la questione della differenziazione di trattamento in termini di conti pubblici. La verifica che abbiamo operato sulle coperture e che ribadirò anche in questa sede (perché oggetto di un intervento del sottosegretario Vegas alla Commissione bilancio) è partita dalle risorse disponibili che erano pochissime e, poiché la coperta era eccessivamente corta, tutto quello che saremmo riusciti a fare è semplicemente mantenere il solco a cui facevo riferimento fino al 30 settembre, nella speranza poi che i conti pubblici e la verifica compiuta dia forse ragione a lei e torto al ministro Tremonti o, come noi pensiamo, ragione al ministro Tremonti e torto all'onorevole Rossi.
In merito al contributo unificato, si è verificata una situazione la cui responsabilità sarebbe facile palleggiare, se fosse questo lo scopo del mio intervento, facendola ricadere su chi ci ha preceduto, dal momento che questo provvedimento venne rinviato - come qualche collega che era in Commissione finanze ricorda - proprio perché alcune questioni tecniche (e quando dico «questioni tecniche» mi riferisco al rapporto, ad esempio, con gli operatori che sono poi il tramite attraverso il quale si dovrebbe realizzare la riforma del contributo unificato) non avevano visto definite le relative procedure di ingresso. Quel tema che portò al rinvio a luglio, quando il Governo di centrodestra assumeva le sue responsabilità - lo ricordo in questa Assemblea -, era oggi ancora perfettamente attuale perché non risolto. Penso di poter tranquillamente affermare che in quest'Assemblea tenteremo di risolverlo noi, visto che non è stato fatto in precedenza ma che non potevamo fare diversamente, pena l'insuccesso di una riforma che questo Parlamento ha voluto e alla quale noi guardiamo come ad un'eredità che tentiamo di rispettare. Ci sembra infatti corretto muoverci nel rispetto di una tradizione che ha visto questo Parlamento deliberare su un passaggio e una trasformazione al contributo unificato, rispetto alle procedure in parte arcaiche che per cinque anni abbiamo ancora registrato nelle aule giudiziarie.
Per fare ciò ci vuole tempo, da un lato per approfondire e comprendere se le censure che ci vengono mosse dagli operatori siano del tutto fondate, dall'altro per individuare le soluzioni che consentano un'applicazione corretta e coerente del testo normativo. È il minimo che il Governo ha la responsabilità di fare ed ha inteso fare.
Devo fornire, inoltre, alcune risposte all'onorevole Lettieri, oltre che sulla questione della copertura del provvedimento, anche sul gasolio riferito alle coltivazioni sotto serra. Apparentemente la censura rivolta al decreto-legge sembra fondata. Dico apparentemente perché gli interventi rispondono ad una logica che non è quella di un'agevolazione estemporanea, bensì quella di un'agevolazione che fa riferimento al prezzo del petrolio. Pertanto, l'intervento agevolativo non è avulso dalla situazione del mercato e dei prezzi petroliferi; questa è la ragione per la quale ci siamo ben posti la questione relativa all'accisa sui conseguenti effetti per quanto concerne il periodo di riferimento. Tuttavia, non potevamo venire meno alla logica iniziale dei provvedimenti che prevedeva il riequilibrio, sul fronte dei prezzi petroliferi, in un arco di tempo che vedeva poi registrare diversi prezzi petroliferi. Ecco quindi spiegata la ragione tecnica che - se mi è concesso - forse «fa a pugni» con la logica
ma che, come l'onorevole Lettieri ha ricordato, potrà essere in seguito recuperata.
In altre parole, se, pur nella diminuzione che si sta registrando dei prezzi petroliferi, noi registrassimo, come credo che intendesse sottolineare il collega Lettieri, l'esigenza di compensare ulteriormente, nel periodo maggiormente interessato per quanto concerne la categoria di riferimento, l'esigenza di operare sul fronte dell'accisa anche nel prossimo autunno, allora credo che gli operatori troveranno un Governo disposto a riflettere, così come lo è stato nei confronti delle categorie che hanno evidenziato questi problemi, non venendo tuttavia meno ad una logica che ha una sua ragion d'essere. Non vorrei qui citare nuovamente l'Unione europea, ma è necessario che il Parlamento sappia che vi sono alcune questioni aperte - consentitemi l'espressione - nei confronti degli uffici della Unione europea. Chi ha seguito le vicende che sono richiamate all'interno di questo decreto-legge ne è perfettamente a conoscenza, con maggiore dovizia di particolari, e sanno che avrebbero dovuto indurci a rispettare quella logica per poter eventualmente in futuro essere in condizione di difendere l'intero apparato normativo preesistente nelle sedi degli uffici competenti dell'Unione europea.
Per quanto concerne la questione dei farmaci, ho ben poco da aggiungere. Lei ha detto bene, richiamando tra l'altro le mie parole, allorché, in sede di Commissione finanze, fui «costretto» a dire che si trattava dell'operazione più semplice. Non credo che ciò determinerà un grosso scompenso sotto il profilo della ricerca scientifica; certo è che, allo stato, non avevamo altra misura urgente che ci consentisse un intervento altrettanto efficace in tempi brevissimi. Credo che, anche per quanto riguarda questo aspetto, le risposte alle quali lei faceva riferimento negli interrogativi potranno venire, in sede di approvazione della legge finanziaria, quando, non solo il quadro dei conti pubblici, ma anche, se mi consente, le scelte di indirizzo del Governo matureranno portando alla nostra attenzione una questione sicuramente delicata, ma meritevole di approfondimento.
Vengo ora, pur brevemente, ad esaminare le questioni riferite dal collega Rossi, per quanto attiene la questione dell'IVA sull'accisa. Si tratta di una questione risalente: non sono parlamentare da molto tempo - ero presente la scorsa legislatura - e le assicuro, onorevole Sergio Rossi, che nella scorsa legislatura interventi di questo tipo si sono ripetuti ogni qual volta affrontavamo questo problema. Purtroppo, vi sono dei limiti comunitari in relazione all'operazione che lei ha richiamato; limiti comunitari non facilmente superabili, tant'è vero che le questioni da lei poste, nella scorsa legislatura, non hanno potuto trovare una soluzione ragionevole. Lei però, sulla falsariga del collega relatore onorevole Falsitta, ha voluto riproporre una questione di fondo, presente non solo a questa Assemblea, ma anche nell'ambito del dibattito politico. A fronte di una proroga, purtroppo, sotto il profilo fiscale nel vecchio sistema tariffario del gas, lei ha affermato che l'occasione fornita dalla delibera intervenuta da parte dell'autorità potrebbe consentire di ridisegnare, a breve, anche la questione tariffaria, non soltanto sotto il profilo della competenza della autorità, che ne è direttamente responsabile, ma anche sotto il profilo dell'accisa o dell'imposizione rispetto al Governo, al fine di eliminare le storture che anche in quest'aula sono state spesso denunciate.
Credo di poterle assicurare che il Governo si muove in questa direzione, perché il rinvio che abbiamo dovuto operare - in fretta, anche stavolta - non rappresenta, in questo caso, un'attenzione pressante per i conti pubblici come potrebbe sembrare prima facie, ma presenta un altro aspetto. Non dobbiamo dimenticare che la delibera che lei correttamente ha citato venne adottata alla fine di dicembre e prevedeva un periodo di sei mesi proprio al fine di valutare, con il nuovo meccanismo tariffario introdotto dall'autorità, quale fosse il sistema di imposizione migliore per porre rimedio ad una serie di storture e per
venire incontro, quindi, anche ad esigenze - come quelle delle fasce deboli - che sono in discussione in relazione alla riforma tariffaria che ho appena indicato. Anche qui ci siamo trovati con delle proposte che, giustamente, sotto il profilo politico non avevano ancora raggiunto una definizione tale da poter essere realizzate e credo che il Governo abbia fatto bene a prendere il tempo necessario - e io spero sufficiente - per comprendere quali saranno gli effetti nei confronti, ad esempio, delle fasce deboli cui accennavo del nuovo sistema tariffario basato su fasce di consumo, che è stato inaugurato dall'autorità.
Pertanto, la preoccupazione di tutelare le fasce deboli, da un lato e, dall'altro, quella di capire cosa succederà al sistema produttivo in relazione all'imposizione applicata sul nuovo sistema tariffario hanno, a mio giudizio, sottolineato l'opportunità - che il Governo ha colto - di risolvere un altro problema assai importante. Ciò non toglie che le assicurazioni che mi sento di darle vadano nella direzione, almeno penso, degli auspici che lei ha formulato anche in quest'aula. È evidente che, una volta abbandonato il sistema tariffario sulla base della tipicità dei consumi e introdotto, invece, un sistema a fasce di consumo, automaticamente debba essere anche tarata la relativa imposta, forse con minori differenze rispetto a quello che è stato, purtroppo, attuato nel passato anche recente.
L'ultima questione che vorrei affrontare, signor Presidente, riguarda le coperture. Mi rendo conto dell'effetto politico che può provocare il fatto che, di fronte alla denuncia del buco, siano stati adottati provvedimenti come questi, che trovano sostanzialmente copertura in maggiori entrate. Ciò può sembrare, apparentemente, una contraddizione. Tuttavia, con i richiami che ho fatto, credo di aver dimostrato che la responsabilità del nuovo Governo era quella, prima di tutto, di rispettare o almeno di tentare di rispettare (userò questa espressione che forse è più chiara) gli obblighi o le obbligazioni che in termini politici hanno, secondo noi, un peso. E sarebbe stato troppo facile per noi denunciare quelle storture ed esporci quindi ad uno scontro con alcune categorie che avevano ricevuto quelle assicurazioni. Badi bene, onorevole Nicola Rossi, che le avevano ricevute molto tempo prima del cambio di Governo e anche per effetti che non erano di diretta pertinenza del Governo precedente e, quindi, con un impegnativa - se me lo consente, in termini forse poco eleganti sotto il profilo civilistico -, che estendeva la responsabilità e il coinvolgimento anche ai governi futuri. Le assicuro che su questo tema potrei intrattenerla in modo approfondito per diversi minuti, ma ho l'impressione che sarebbe del tutto inutile.
Sapremo presto, onorevole Nicola Rossi, se le sue censure sui conti pubblici siano fondate. Lo spererei, anche perché in tal caso non ci troveremmo con i problemi - ad esempio, in termini di tariffe e di sistema produttivo - che oggi abbiamo né ci troveremmo, forse, con l'esigenza di doverci difendere anche di fronte all'Unione europea e ai suoi organismi per scelte politiche sbagliate che sono state fatte in passato, con lo scopo, purtroppo, abbastanza chiaro ed evidente di acquistare il consenso politico a ridosso delle elezioni. Ma quel conto - le assicuro, onorevole Nicola Rossi - lo pagheranno i cittadini italiani e io spero che almeno le responsabilità, quando verranno chiariti i contorni a cui lei si riferiva, siano ben chiare e ben attribuibili. Credo di poter scommettere con lei che difficilmente lo saranno al nuovo Governo di centrodestra (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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