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PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge in esame, adottato dall'attuale Governo, mira a modificare il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e la legge 23 agosto 1988, n. 400, al fine di razionalizzare l'organizzazione del Governo, mediante una diversa attribuzione delle competenze ministeriali.
In particolare si prevede l'istituzione del Ministero delle comunicazioni e dell'agenzia per le comunicazioni, con conseguente modifica delle funzioni del Ministero delle attività produttive e dell'agenzia per le normative ed i controlli tecnici. Le competenze del Ministero delle comunicazioni sono ritagliate da quelle già assegnate al Ministero delle attività produttive in base all'articolo 27 del decreto legislativo n. 300 de1 1999.
Si procede altresì all'istituzione del Ministero della sanità, con conseguente modifica della denominazione e delle funzioni del Ministero del lavoro, della sanità e delle politiche sociali (ora Ministero del lavoro e delle politiche sociali). Anche in questo caso si procede ad un ritaglio delle competenze già attribuite al Ministero in materia di ordinamento sanitario e tutela della salute.
Si tratta, in buona sostanza, di adeguare la struttura del Governo ad esigenze di maggiore funzionalità, tanto più che il nuovo Governo si trova a dover sperimentare una struttura nuova, quale risultante del decreto legislativo n. 300 de1 1999.
Nella stessa logica si muovono le altre disposizioni, come quella dell'articolo 12 del disegno di legge, il quale stabilisce che l'attribuzione di competenze organiche relative ad un intero o più dipartimenti o direzioni generali non costituisca più il presupposto necessario per l'attribuzione del titolo di viceministro, rendendo pertanto elastica la definizione dei relativi compiti. Si consente così l'attribuzione ad un viceministro di una delega inerente materie omogenee appartenenti a più dipartimenti, ma non esaurienti la competenza degli stessi.
L'ultimo articolo intende facilitare la possibilità per il Presidente del Consiglio, i ministri, i viceministri e i sottosegretari di affidare incarichi di diretta collaborazione a dipendenti pubblici appartenenti a qualsiasi amministrazione, prevedendone la collocazione fuori ruolo o in aspettativa retribuita, anche in deroga alle norme ed ai criteri dei rispettivi ordinamenti.
Il provvedimento in esame, che nasce dalla legittima pretesa del Governo appena formato di razionalizzare la propria organizzazione in vista di una maggiore funzionalità, è stato oggetto, da parte delle opposizioni, di forti critiche che appaiono tuttavia ingiustificate.
Si è fatto rilevare che il decreto-legge è stato adottato quando il Governo era ancora privo della fiducia parlamentare. Questa osservazione appare pretestuosa, poiché il Governo, dopo il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica,
è nella pienezza delle sue funzioni ed in particolar modo deve ritenersi abilitato all'adozione di atti urgenti ed indifferibili. Esistono peraltro dei precedenti riferibili al Governo Prodi.
Si è altresì obiettato che il decreto-legge sarebbe privo dei requisiti di necessità e di urgenza. L'urgenza di provvedere è evidentemente legata a ragioni di buon andamento della pubblica amministrazione, infatti il processo, ancora in atto, di riorganizzazione del Governo, in assenza di questa tempestiva riforma, avrebbe richiesto degli interventi correttivi successivi. Anche in questo caso esistono dei precedenti: si ricordi in particolare il decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657, relativo all'istituzione del Ministero per i beni culturali e per l'ambiente. Bisogna peraltro ricordare che alla fine della scorsa legislatura, in occasione dell'esame della proposta di istituzione della figura dei viceministri, fu sollevata dall'attuale maggioranza la richiesta di prevedere la possibilità per il futuro Governo di adottare decreti legislativi integrativi e correttivi del decreto legislativo n. 300 del 1999, ma essa non fu accolta dalla passata maggioranza.
A chi, come noi, da sempre si batte per un processo di devoluzione di funzioni dal centro alla periferia dell'ordinamento appaiono particolarmente pretestuose le critiche secondo cui la creazione di un Ministero della sanità contrasterebbe con il processo in atto di devoluzione di competenze alle regioni. A questa critica si può facilmente rispondere considerando che il ministero in questione non avrebbe comunque alcuna competenza aggiuntiva rispetto a quelle che già erano previste in capo al ministero da cui viene scorporato. Si tratta infatti di competenze attinenti alla definizione di indirizzi generali e al coordinamento in materia di prevenzione, al monitoraggio delle attività regionali, ai rapporti con le organizzazioni internazionali e così via. Non si vede perciò quale ostacolo verrebbe frapposto al processo di devolution, giacché tutti i compiti gestionali verrebbero a consolidarsi in capo alle regioni.
La possibilità di derogare alle norme dei rispettivi ordinamenti, quanto alla collocazione fuori ruolo o in aspettativa dei dipendenti pubblici chiamati a collaborare con il Governo, violerebbe, con riguardo ai magistrati, il principio costituzionale della loro inamovibilità (articolo 107 della Costituzione).
Si tratta, anche in questo caso, di un rilievo ingiustificato poiché le norme in esame non escluderebbero l'intervento degli organi di autogoverno delle diverse magistrature. In ogni caso sul punto il Governo ha presentato emendamenti tali da fugare ogni dubbio di indebite interferenze nella sfera di attribuzioni spettanti ad altri poteri costituzionali.
In chiusura di questo intervento sottolineo il lavoro svolto anche dal gruppo della Lega nord Padania per ricondurre alla diretta gestione della Presidenza del Consiglio le questioni relative all'editoria. Un risultato importante che garantisce il pluralismo nell'informazione ed un significativo sostegno in particolare per gli organi di stampa.
I deputati del gruppo della Lega nord Padania votano a favore di questo provvedimento, convinti che il Governo a seguito della sua approvazione potrà essere più operativo e quindi maggiormente capace di risolvere i gravi problemi che toccano ancora milioni di nostri concittadini.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, desidero dichiarare il voto favorevole dei deputati di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame.
Per brevità rinvio alle argomentazioni, puntuali ed esaustive, svolte dal relatore, onorevole Anedda.
Tuttavia, non posso tralasciare di dare una risposta alle osservazioni dell'onorevole Boato che, pur riconoscendo il diritto dell'attuale Governo e dell'attuale maggioranza di centrodestra di rivedere i provvedimenti dei precedenti Governi e della precedente maggioranza di centrosinistra, rimprovera all'attuale maggioranza condotta politica incoerente e contraddittoria.
In particolare l'onorevole Boato ha fatto riferimento a chi ieri, nella precedente legislatura, facendo parte della Commissione bicamerale per la riforma amministrativa e svolgendo in essa un ruolo di opposizione, avrebbe caldeggiato una drastica riduzione dei ministeri, mentre oggi, nel nuovo ruolo di maggioranza, col proprio consenso al provvedimento in esame, concorrerebbe ad aumentarne il numero per ragioni meramente opportunistiche e non politiche.
Le cose non stanno così e l'onorevole Boato dovrebbe saperlo.
Il Governo e la maggioranza modificano il decreto legislativo n. 300 del 1999 coerentemente con la propria politica e senza ripensamenti. Infatti già nella cosiddetta Bicamerale si era osservato - lo feci io stesso, che di quella Commissione facevo parte - quanto fosse problematico accorpare al Ministero del lavoro quello della sanità ed accorpare al Ministero delle attività produttive quello delle comunicazioni.
Per chi voglia trovare il riscontro negli atti parlamentari, mi permetto di rinviare all'intervento da me svolto nella citata Commissione bicamerale il 13 luglio 1999, nel quale, in conclusione, con riferimento al nuovo Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, si mette in evidenza «la difficoltà di rendere compatibili i settori del lavoro e della sanità. Il criterio base a presidio degli accorpamenti delle strutture ministeriali deve essere infatti la stretta omogeneità e affinità di funzioni tra i diversi apparati statali».
Con riferimento all'inclusione delle competenze del ministro delle comunicazioni tra quelle assegnate al ministro delle attività produttive, faccio osservare che nel parere alternativo, a suo tempo presentato in Commissione dal gruppo di Alleanza nazionale allo schema di decreto legislativo proposto da Bassanini, si è utilizzato il termine «stravagante»: un aggettivo sicuramente forte ed inequivocabile.
GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, con l'adozione di questo decreto-legge il Governo ha cercato di garantirsi il diritto a disporre di strutture dell'apparato pubblico adeguate alla esigenza costituzionale di realizzare il programma approvato dagli elettori.
Il provvedimento è legittimo sotto il profilo costituzionale e lo è anche sotto il profilo politico. Per la sua adozione l'esecutivo si è limitato, infatti, al corretto esercizio delle prerogative costituzionali: sussistono i presupposti di necessità e di urgenza, perché occorre evitare che l'avvio della riforma venga poi messo in discussione a seguito dell'approvazione di un disegno di legge con procedura ordinaria.
Il Governo e la maggioranza avrebbero potuto legittimamente rinviare l'entrata in vigore dell'intera riforma, impiegando tutto il tempo necessario per riorganizzare l'intero apparato pubblico. Hanno scelto, invece, una strada diversa, più rispettosa, sul piano politico, della continuità dell'azione amministrativa e dei rapporti con le forze politiche di opposizione.
Ciò non toglie che vi è, comunque, l'esigenza di una rivisitazione dell'ordinamento introdotto dalla riforma anche, e non solo per le incongruenze che sono emerse in sede di esame in Commissione, all'interno del Comitato dei nove e, complessivamente, nel corso del dibattito parlamentare.
Intendiamo sottolineare che non vi è alcun conflitto con le regioni, perché il decreto-legge organizza i ministeri nell'ambito delle competenze spettanti allo Stato e tenendo conto del documento della Conferenza dei presidenti delle regioni.
È opportuna la scelta di confermare il Ministero della sanità per garantire il principio costituzionale della tutela della salute e assicurare forza all'azione del Governo nel processo (che deve essere potenziato ed accelerato) di devoluzione alle regioni della prima e definitiva titolarità dell'organizzazione sanitaria nel proprio territorio. Tale scelta consente, altresì, di rafforzare l'azione del Governo nazionale sui temi opportunamente indicati dal ministro Sirchia in aula.
Del pari opportuna è la riconferma del Ministero delle comunicazioni, posto che
la sua collocazione nell'ambito del Ministero delle attività produttive ne avrebbe circoscritto il ruolo e la funzione, in maniera tale da non consentire il pieno svolgimento dei compiti legati alle innovazioni e al nuovo scenario delle telecomunicazioni, che necessita di una forte azione politica e di governo.
Opportuna è stata anche la scelta di introdurre correttivi al ruolo dei viceministri, enfatizzandone il ruolo politico, svincolandoli dalla mera collocazione burocratica e gerarchica in cui li aveva relegati la riforma.
Vorrei fare, infine, qualche cenno all'articolo 13 e alla sua definitiva stesura. Non vi è stato alcun vulnus dell'articolo 107 della Costituzione sia nella originaria stesura dell'articolo sia, ovviamente, nel testo definitivo. Ciò è emerso con tutta evidenza nel corso del dibattito che si è svolto in Commissione, perché si è sottolineato come la norma preveda comunque, per la destinazione del magistrato ad altre funzioni, il consenso dell'interessato, la preventiva deliberazione motivata degli organi di autogoverno, un tetto massimo al numero dei richiesti ed una restrizioni della platea dei richiedenti (per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche è altresì previsto il rispetto degli ordinamenti degli enti di appartenenza).
La disposizione contenuta nell'articolo è valutata positivamente anche e soprattutto perché consente al Governo di avvalersi di professionalità interne alle pubbliche amministrazioni spesso mortificate ed emarginate in favore di logiche pseudo-aziendalistiche che hanno ispirato la conduzione della precedente azione di governo in questo settore, col ricorso fin troppo frequente a collaborazioni esterne di dubbia utilità sullo Stato.
MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, i deputati del gruppo di Forza Italia esprimeranno un voto favorevole sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 12 giugno 2001, n. 217, che non era viziato da illegittimità costituzionale, così come è stato riconosciuto dalla maggior parte dei colleghi dell'opposizione intervenuti nel dibattito.
Diversamente, infatti, i rilievi avrebbero coinvolto il Presidente della Repubblica, che quel decreto ha emanato. Il problema è se un Governo che abbia giurato nelle mani del Capo dello Stato senza avere avuto ancora la fiducia del Parlamento sia o non sia nella pienezza dei poteri.
La dottrina ha affrontato il problema e lo ha risolto in senso positivo. D'altronde, così come un Governo privato dell'appoggio parlamentare può adottare un decreto e chiedere la convocazione delle Camere, anche se sciolte, per la conversione in legge di decreti-legge, parimenti un Governo non ancora dotato dell'appoggio parlamentare può servirsi di tali strumenti straordinari di legislazione.
D'altronde il fatto che il Presidente della Repubblica abbia emanato il decreto è la prova più chiara che nessun vulnus è stato inferto, sia pur lontanamente, alla Costituzione.
Si è parlato di inopportunità politica e comunque della insussistenza dei requisiti della necessità e dell'urgenza.
A mio avviso il Governo aveva il diritto ed il dovere di ricorrere al decreto-legge. E ciò per motivi di organizzazione interna e di differenziazione dei capitoli di spesa. Per organizzare dei dipartimenti e delle direzioni generali è necessario che il Governo sia, dal primo giorno in cui si insedia, in grado di funzionare e di governare.
Comunque la scelta dello strumento del decreto-legge non ha impedito che si svolgesse un ampio dibattito. La discussione è stata ampia e rispettosa delle ragioni dell'opposizione, che ha contribuito al miglioramento del provvedimento. Infatti sono stati accolti dalla Commissione e dall'Assemblea molti emendamenti proposti dalla opposizione stessa.
Oltre a quelli presentati all'articolo 13, che hanno indotto il Governo a riformulare l'articolo stesso, ricordo, in particolare, quello presentato dall'onorevole Maccanico, relativo alla salvaguardia del ruolo e della funzione dell'autorità di garanzia.
Desidero ora svolgere alcune brevi osservazioni sulla ricostituzione del Ministero della salute (già sanità). È stato rilevato che la stessa contrasterebbe con la riforma federalista.
Il ministro Sirchia ha chiarito che a detto ministero sono assegnate solo funzioni di carattere generale, quali la ricerca, l'innovazione tecnologica e la comunicazione istituzionale.
Quindi non vi è nessun contrasto all'interno della maggioranza e nessuna contraddizione con il programma della Casa delle libertà.
L'articolo 13 ha impegnato a lungo sia la Commissione che il Comitato dei nove. E la riformulazione del testo adottata dal Governo e derivante dalla presentazione delle proposte emendative predisposte dalla Commissione con il contributo qualificato dell'opposizione è a mio avviso, pienamente rispettosa dell'articolo 107 della Costituzione ed ha fugato ogni preoccupazione circa un ipotetico vulnus alla stessa.
In verità i magistrati sono sempre stati chiamati da parte di organi del Governo a collaborare. E la tentazione di farvi ricorso è stata sempre forte, in ragione della loro preparazione giuridica, di cui si avverte la necessità specialmente negli uffici legislativi. Da segnalare che nella legge del 2001, che ha previsto l'aumento dell'organico di mille unità, si è previsto che i magistrati da destinare a funzioni non giurisdizionali siano in numero di duecento.
Quindi la tendenza a sottrarre magistrati alla funzione giurisdizionale, che secondo l'opposizione aggraverebbe la crisi della giustizia, viene da lontano e, di recente, dal Governo di centrosinistra.
Un'ultima osservazione. Il centrodestra ha dimostrato coerenza. Nella commissione Bassanini, infatti, si era opposto all'accorpamento delle telecomunicazioni alle attività produttive e del Ministero della sanità a quello del lavoro. Mi pare che analoga posizione fosse peraltro stata assunta anche da Rifondazione comunista.
Concludendo, la condivisione da parte dell'opposizione di parte della ratio posta a base del decreto-legge, l'ampio dibattito svoltosi in aula, il contributo apportato dalla stessa al miglioramento del decreto-legge e la disponibilità del Governo e della maggioranza ad accogliere le proposte dell'opposizione, quando ragionevoli, ci riempie di soddisfazione e ci impegna ad affinare la nostra cultura di Governo.
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