Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 15 del 12/7/2001
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(Sistema di affidamento dei lavori per la realizzazione di opere pubbliche e la riorganizzazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici - n. 2-00019)

PRESIDENTE. L'onorevole Mantini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00019 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, illustro molto brevemente questa interpellanza, alla quale non so ancora chi mi fornirà risposta, lo saprò più tardi.
Intendo attenermi all'interpellanza scritta, partendo dalla premessa che è stata già evocata e che riguarda le gravissime dichiarazioni, rese in sede politica dal ministro Lunardi, circa l'inchiesta avviata dalla magistratura in ordine ai lavori della TAV in Toscana, che testualmente suonano come attacco politico della magistratura al Governo e al suo programma di interventi in materia di opere pubbliche. Tali dichiarazioni sono messe in premessa poiché sono inquietanti per il loro contenuto e lo sono, in particolare, per i propositi annunciati dal Governo che sembrano quelli di un ritorno al sistema dei lavori pubblici modello anni ottanta, vale a dire un sistema che, in modo oggettivo, ha contribuito al dissesto finanziario dell'Italia, ad un grave inquinamento dei mercati e della concorrenza ed anche a fenomeni di corruzione ben noti.


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Dunque, partendo da questa premessa, intendiamo conoscere dal Governo in modo preciso se il vasto programma di opere pubbliche, più volte richiamato dal Governo - in particolare dal ministro Lunardi - che si pretende di realizzare attraverso il sistema del general contractor, abbia come presupposto sistemi di affidamento dei compiti di general contractor attraverso sistemi diversi da quelli della procedura dell'evidenza pubblica. In altri termini, chiediamo di conoscere se questa figura di concessionario generale o di general contractor, come si preferisce definire, verrà scelta nel rispetto delle regole dell'evidenza pubblica e, quindi, del principio rigoroso di gara, ai sensi delle direttive comunitarie vigenti e anche della legislazione nazionale, o con altri sistemi.
Inoltre, vorremmo sapere se il Governo intenda modificare il principio di rigida separazione tra chi progetta e chi costruisce l'opera pubblica, che è posto a base della cosiddetta legge Merloni di riforma dei lavori pubblici. Come pure si dovrebbe dedurre da una serie di dichiarazioni rese, in sede politica, con conseguente ritorno al regime secondo cui è l'impresa a fare sia il progetto sia la realizzazione dell'opera pubblica che altro ancora nella logica del general contractor.
Chiediamo, altresì, di conoscere esattamente quale sia la posizione del Governo che inopinatamente, in sede di registrazione del provvedimento di riforma del consiglio superiore dei lavori pubblici da parte della Corte dei conti, ha ritirato il parere favorevole - quindi in extremis - bloccando una riforma del consiglio superiore dei lavori pubblici che, in realtà, aveva moltissimi consensi in sede scientifica, imprenditoriale e così via, poiché finalizzata a trasformare, in modo moderno, il suddetto Consiglio in una sorta di generale conferenza dei servizi di tipo nazionale, anche in modo più ossequioso dei principi del federalismo o, comunque, della partecipazione delle regioni all'organismo stesso.
Quindi, si tratta di una sede stabile, una conferenza di servizi, un luogo per lo snellimento delle attività procedimentali; questa riforma, giudicata - ripeto - favorevolmente in sede politica da più parti dell'attuale maggioranza ed opposizione ed in sede tecnico-scientifica, è stata ritirata dall'attuale Governo all'ultimo momento, in sede di registrazione alla Corte dei conti.
Infine, vorremmo sapere esattamente cosa intenda fare il ministro Lunardi per superare o risolvere il conflitto di interessi che, evidentemente, lo riguarda, a causa della titolarità di un'affermata società di progettazione e realizzazione di opere pubbliche e del contestuale ruolo di ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
Se mi è consentito - ho finito -, vorrei segnalare un altro aspetto, sebbene la domanda non sia del tutto formulata. Vi è una sentenza della Corte di giustizia europea, di oggi, su causa nota - il cosiddetto modello Scala-bis di Milano -, su cui pende peraltro procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Si tratta, quindi, di una sentenza della Corte europea che dà torto all'Italia, stabilendo in modo rigoroso il principio dell'illegittimità di qualsiasi affidamento di opere pubbliche, in cambio di oneri di urbanizzazione o in qualunque altra veste al di fuori delle regole della gara. Questa domanda è in un certo senso contenuta in quella generale sull'affidamento general contractor: si vorrebbe sapere cosa il Governo intenda fare per il caso Scala-bis e per tutti quelli, ormai numerosi, in cui in Italia si persevera con l'idea e con la prassi dell'affidamento di ingenti opere pubbliche al di fuori delle regole di gara.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, onorevole Sospiri, ha facoltà di rispondere.

NINO SOSPIRI, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. La questione relativa ai lavori dell'alta velocità ferroviaria nella tratta Bologna-Firenze è stata oggetto di particolari, ed anche doverose, attenzioni sia da parte del Parlamento sia da parte del Governo. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti,


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peraltro, ha già riferito in merito, in sede di audizione presso le competenti Commissioni; in questa sede, tuttavia, sembra utile rammentare ciò che è stato rappresentato per superare ogni possibilità di dubbio. Circa le indagini svolte si fa presente che le azioni della procura di Firenze relative ai supposti reati di natura ambientale si sono delineate su due filoni di inchiesta: l'uno relativo ai siti inquinati - si tratta di reati previsti dal decreto legislativo del 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni, il cosiddetto decreto Ronchi - e l'altro alla dispersione delle acque di falda.
Per quanto attiene ai siti inquinati, in data 23 giugno scorso è stato notificato atto di sequestro dei cantieri toscani della tratta Bologna-Firenze dei lavori per l'alta velocità. Per quanto attiene al secondo filone, invece, è stato disposto il sequestro del cantiere di scavo della galleria di Firenzuola da Marzano, per impatto sulla falda acquifera e conseguente danno ambientale. In tale occasione il magistrato che aveva bloccato i lavori ha prontamente interpellato il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per verificare la possibilità di ripresa dei lavori stessi.
La relazione tecnica predisposta ha consentito alla procura della Repubblica di Firenze di emettere il decreto di revoca del sequestro preventivo dei cantieri della TAV, condizionando la riapertura degli stessi all'adempimento di precise disposizioni per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti e, per la galleria Marzano, all'individuazione di precisi accorgimenti tecnici e metodologie per prevenire le situazioni pregiudizievoli alle falde, nel prosieguo dei lavori.
Il provvedimento di revoca consente la ripresa delle attività e, proprio attraverso le prescrizioni che vengono disposte, consente agli organi di vigilanza di avere ulteriori e indispensabili strumenti per l'effettivo controllo dell'avanzamento dei lavori in condizioni di sicurezza ambientale. Sono già disponibili specifiche indicazioni tecniche per la prosecuzione dei lavori di scavo in condizioni di sicurezza sotto il profilo ambientale, che saranno inviate formalmente al consorzio Cavet che dovrà provvedere al loro inserimento nel protocollo procedurale richiesto dalla procura. In questo contesto, oltre alla salvaguardia ambientale, viene inclusa anche la garanzia dei posti di lavoro. Inoltre, nei prossimi giorni il Governo esaminerà il cosiddetto «pacchetto Tremonti» nel quale sono inserite norme specifiche a tutela dell'ambiente, che consentiranno ulteriori approfondimenti.
Vale la pena soffermarsi e spendere due parole per chiarire la situazione ambientale derivata dai lavori. La tratta ferroviaria ad alta velocità Bologna-Firenze è iniziata nel giugno del 1996 dal general contractor Fiat-Cavet. I lavori hanno oggi raggiunto il 48 per cento, pari a 2.872 miliardi. Lo scavo delle gallerie, che rappresentano il 94 per cento dell'intera opera, ha superato il 60 per cento, corrispondente a 45 chilometri già realizzati. Nei 25 cantieri aperti, lavorano oltre 3 mila persone con l'obiettivo di concludere i lavori nel 2006.
Ovviamente, quando si realizzano opere infrastrutturali di queste dimensioni viene messa in atto una gestione ambientale che si articola in tre momenti diversi: valutazione dell'impatto ambientale, la conferenza dei servizi e l'osservatorio ambientale, che ha la funzione di eseguire i lavori e far rispettare le prescrizioni del VIA. Si deve sottolineare che, quando si realizza un'opera in sotterraneo, è ineluttabile interferire con le falde presenti nel sottosuolo, ma l'equilibrio, alterato temporaneamente, viene poi ripristinato.
Nel caso particolare della Bologna-Firenze, il periodo transitorio di turbamento ambientale è controllato attraverso un confronto sistematico e continuo tra l'osservatorio ambientale, gli enti locali, il general contractor e l'alta sorveglianza di Italferr. Vi è quindi un controllo continuo sul territorio. In futuro, tali aspetti dovranno essere discussi già nell'ambito della progettazione e delle prescrizioni che si stabiliscono con l'osservatorio ambientale.
Per quanto riguarda la scelta dei general contractor, il disegno di legge presentato dal Governo (atto Senato n. 374)


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recante delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti industriali strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive, cioè la legge obiettivo, prevede la realizzazione di un vasto programma di opere pubbliche, attraverso il sistema proprio del general contractor, con l'affidamento al medesimo soggetto sia delle funzioni di progettazione delle opere sia quelle di realizzazione delle stesse. Nel citato disegno di legge è espressamente previsto che il quadro normativo coerente con l'esigenza di favorire la realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti individuati, in deroga alla legge n. 109 del 1994 - quindi, la legge Merloni -, segua, tra i criteri direttivi, l'affidamento, mediante gara, della realizzazione delle infrastrutture strategiche ad un unico soggetto contraente, generale o concessionario, selezionato attraverso gara internazionale, nel pieno rispetto della normativa comunitaria.
Tale scelta trova una sua forte motivazione, oltre che nell'esperienza estera, anche nella realtà italiana, dove, per la realizzazione di grandi opere pubbliche quali le linee veloci, il modello del general contractor è risultato l'unico compatibile con la complessità delle dimensioni delle infrastrutture strategiche.
Arrivo infine, alla questione qui sollevata relativa alla riorganizzazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Con il decreto del presidente della Repubblica del 26 aprile 2001, è stato trasmesso agli organi di controllo il regolamento relativo al riordino del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Sull'atto, come noto, sono state sollevate riserve che vertono essenzialmente su di un profilo di stretta legittimità.
In particolare, il riordino, così com'era stato a suo tempo predisposto, non tiene conto del mutato assetto istituzionale e non si conforma, quindi, all'attuale quadro normativo.
Talune disarmonie, peraltro, sono state rilevate rispetto alle competenze di varie amministrazioni statali e regionali, generando incertezze e ritardi procedurali non coerenti con le esigenze di snellimento dell'azione amministrativa ormai codificata.
Proprio alla luce di tali rilievi, l'attuale Governo ha dovuto procedere a ritirare il provvedimento per le dovute verifiche.
Sarà ora quindi necessario valutare in maniera approfondita le censure rilevate per ridisegnare il modello organizzativo in maniera aderente alla normativa applicabile ma sempre nell'ottica del ruolo essenziale del Consiglio superiore dei lavori pubblici quale massimo organismo consultivo in materia tecnica.
Desidero concludere accennando alla presunta situazione di conflittualità del professor Pietro Lunardi - nel suo incarico istituzionale di Ministro - derivante dalla sua passata attività professionale, e non posso che ribadire quanto già detto dal Governo, proprio in quest'aula, in risposta ad altre interrogazioni. Il professore Pietro Lunardi non riveste oggi più alcun ruolo nella società Rocksoil avendo presentato le proprie dimissioni da direttore e procuratore tecnico della predetta società il giorno della sua nomina a ministro, cessando, da quella data, qualsiasi attività professionale.
Ad ogni modo, la questione sarà affrontata e risolta, per quanto possa occorrere ed in ogni suo aspetto, sulla base della legge generale sul conflitto di interessi in corso di approfondimento ed elaborazione da parte del Governo. Circa la sentenza odierna della Corte di giustizia, richiamata dall'interpellante, nulla in questo momento posso dire perché apprendo la notizia dal collega interpellante.

PRESIDENTE. L'onorevole Mantini ha facoltà di replicare.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, sono insoddisfatto per la genericità di molte affermazioni ed anche, in un certo senso, incredulo per altre che invece lascerebbero bene intendere. Per noi la citazione dei fatti della TAV e dell'inchiesta della magistratura penale in Toscana era un mero presupposto in relazione alla gravità di un'affermazione che aveva un


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po' allarmato, attribuita e mai smentita dal ministro Lunardi, non rappresentava una richiesta di approfondimento sull'indagine - nel senso che ognuno farà il suo corso -; però resta la gravità di chi dice che un'indagine della magistratura è un attacco al programma del Governo, questo è allarmante. Su questo la risposta del rappresentante del Governo è stata ottima, abbondante, esauriente, addirittura ultra petita, noi infatti non volevamo sapere di più. Restano invece dubbi e perplessità notevoli - anche alla luce del disegno di legge n. 374 del Senato, se non ricordo male -, poiché non è affatto chiaro quale sarà il sistema di scelta del general contractor e se vi sarà il rispetto.
Quale sarà poi l'obbligo del general contractor nell'affidamento di realizzazioni, lotti, eccetera? Sicuramente ciò avverrà secondo il principio di gara, ma la scelta del general contractor in un sistema chiuso si intenderebbe con elenchi predeterminati. Dubitiamo fortemente, anzi siamo convinti del fatto che si porrà in grave contrasto non solo con la normativa italiana, che naturalmente potrebbe anche essere modificata, ma con i principi comunitari vigenti e con quelli che presiedono le regole dei mercati aperti e della par condicio concorsuale, con una serie di effetti negativi a cascata che - lo ripeto - abbiamo già abbondantemente conosciuto e sperimentato. Sono certo che l'onorevole Sospiri abbia considerato il fatto che essi sono dannosi per il paese per come si sono verificati e per come possono ripetersi.
In questo contesto va collocata la risposta sufficientemente chiara del rappresentante del Governo; mi dichiaro quindi soddisfatto per la chiarezza della risposta, un po' meno per il contenuto. Vi è la tendenza ad una evidente concentrazione (si dirà che ciò avverrà solo per le opere maggiori ma poi tale sistema, in realtà, va proliferando) delle funzioni di progettazioni con quelle di realizzazione dell'opera. Anche in merito a ciò, abbiamo già sperimentato il fatto che, quando chi costruisce e realizza l'opera è anche chi la progetta o viceversa (cioè chi progetta l'opera è anche colui che è destinato a realizzarla), si creano alcuni problemi ben conosciuti sui quali adesso però non mi dilungherò per non rubare del tempo impropriamente.
Quando parlo di problemini, mi riferisco a progettazioni incomplete, fatte ad usum di chi esegue e costruisce che non a caso è lo stesso soggetto titolare che sempre ha provocato quei bei problemi di ricorso continuo a varianti in corso d'opera, dissesti in bilancio, cattedrali nel deserto, con relativi fenomeni e patologie di vario tipo e natura. Su questo tema devo dichiarare una contrarietà di sostanza e di merito, non perchè non abbia inteso con chiarezza le parole del rappresentante del Governo ma perché purtroppo l'allarme e la preoccupazione sono notevolissimi.
Vorrei tuttavia aver ascoltato, sperando di non sbagliare, con una nota di speranza le parole pronunciate in merito alla riforma del consiglio superiore dei lavori pubblici. Essa non è del tutto affossata, nel senso che non si vuole emarginare il ruolo del consiglio superiore dei lavori pubblici che, debitamente rimodernato, è una risorsa importantissima per il sistema generale. Immaginiamo quindi che quel percorso di riforma, iniziato naturalmente mutatis mutandis, soprattutto tenuto conto delle obiezioni, anche di qualche censura - approfondito quel che c'è da approfondire - possa riprendere. In tal senso sarebbe anche il nostro auspicio - e non solo il nostro - come interesse politico di parte. Si tratta di una riforma necessaria e condivisa. Mi auguro che il Governo non dia l'impressione di voler deprimere tutto ciò che è risorsa tecnica necessaria, almeno a certi livelli, dell'apparato pubblico. Quindi, controlleremmo, con una certa relativa speranza di progresso, il cammino di questa riforma.
Sempre con una nota di speranza accolgo la parte finale della risposta in merito al conflitto di interessi. Non essendo assolutamente soddisfacente la prima parte, poiché le dimissioni da rappresentante, da amministratore, da direttore tecnico, da ruoli tecnici, nulla ha che vedere con il ruolo anche proprietario che


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il professor Lunardi ha in quella società, attendiamo la buona novella e cioè che anche questo conflitto di interessi possa essere risolto nell'ambito di una legge generale sulla soluzione dei conflitti di interessi che, naturalmente, sollecitiamo.

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