Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 15 del 12/7/2001
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Informativa urgente del ministro dell'economia e delle finanze sulle dichiarazioni rese alla TG1 in ordine alla situazione dei conti pubblici in Italia (ore 13,35).

PRESIDENTE. Prego i colleghi di rimanere in aula per la rilevanza del dibattito che sta per svolgersi.
Come stabilito dalla Conferenza dei presidenti di gruppo questa mattina, avrà ora luogo lo svolgimento di un'informativa urgente del ministro dell'economia e delle finanze sulle dichiarazioni rese al TG1 in ordine alla situazione dei conti pubblici in Italia.
Dopo l'intervento del ministro dell'economia e delle finanze, avranno luogo gli interventi dei rappresentanti dei gruppi per sette minuti ciascuno. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Giulio Tremonti.


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GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, la ringrazio per l'opportunità che mi viene offerta.
Martedì 10 luglio, mentre il Ministero che rappresento era impegnato nelle riunioni di Ecofin a Bruxelles, i titoli dei giornali italiani erano strutturati come segue: «Deficit», «Duello di cifre tra Tesoro e Banca d'Italia», «Contrasto tra Tesoro e Banca d'Italia». Questo tipo di notizie, con contenuti di dati oggettivamente non corretti, ma comunque tutti significativi nel loro potenziale di alterazione dei corsi, ha convinto il Governo a modificare la sua strategia di comunicazione.
La nostra ipotesi era quella di presentare formalmente tutti i dati della ricognizione dei conti con il documento di programmazione economica e finanziaria, che avrebbe dovuto essere e sarà presentato in Parlamento lunedì prossimo. Notizie di questo tipo, date con questo livello di evidenza, hanno costretto il Governo a modificare il profilo temporale della sua comunicazione.
Ieri si è svolta una riunione del Consiglio dei ministri ed è stata data un'informativa preliminare sulla bozza del documento di programmazione economica e finanziaria. È stata fatta la scelta di comunicare i dati a nostra disposizione in un modo che riteniamo corretto: non avevamo alternative in questo contesto. È stata scelta la sede del Ministero; è stata scelta la televisione pubblica, nella sua funzione di servizio pubblico; è stata data la notizia a mercati chiusi (Commenti dei deputati della Margherita, DL-l'Ulivo). Non era possibile dare la notizia in forma e modi diversi e, aggiungo, non era possibile dare la notizia in tempi diversi (Commenti del deputato Castagnetti).

PIETRO ARMANI. Voi avete la responsabilità del buco!

SERGIO COLA. Voi siete responsabili!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Una preliminare informazione è disponibile sul sito Internet del ministero e su quello del Governo: è in corso di caricamento un primo documento. Ne do lettura sommaria in questa sede, convinto di rispondere alle domande che ci sono state formulate.
Una delle particolarità delle finanza pubblica italiana è costituita dalla coesistenza di due voci fondamentali: l'indebitamento netto di competenza, costruito, appunto, in termini di competenza, crediti e debiti con esclusione delle partite finanziarie; il fabbisogno di cassa, che fa riferimento ai flussi di cassa, incassi e pagamenti. L'indebitamento netto di competenza è il parametro principale di riferimento nella costruzione del patto di stabilità e crescita, rilevante in sede europea.
L'esercizio da fare, in termini preliminari, è dunque quello di rilevare l'andamento di questa voce, ossia dell'indebitamento netto di competenza. La sede in cui l'esercizio va fatto, in funzione della legislazione italiana, è il DPEF - nei suoi tempi e nelle sue forme -, ma sapendo che questo esercizio si fa allo stato delle migliori informazioni in essere in occasione del DPEF. È noto che i dati finali sull'indebitamento in Italia vengono comunicati dall'istituto di statistica nel marzo dell'anno successivo. Quindi, da una parte vi è il vincolo, in sede di DPEF, a dare i numeri sulla base delle migliori informazioni disponibili, ma dall'altra il dato finale, rilevante per l'Eurostat, è quello che l'ISTAT fornirà nel marzo 2002, relativamente al periodo 2001. Quindi, il dato su cui ragionare, in questa fase, è preliminare: si tratta di un esercizio che contiene in sé assoluto rigore, ma, evidentemente, non è il dato finale.
Le ultime stime e previsioni (indicate nel documento che è in corso di caricamento su Internet nella tabella allegata n. 1) formulate dalla Ragioneria generale dello Stato - organo per il quale il Governo, in questa sede, manifesta ogni segno di stima e di fiducia - per il 2002 si proiettano in questi termini: l'indebitamento


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netto è pari a 44.500 miliardi circa, così da raggiungere l'1,9 per cento del prodotto interno lordo.
Un esercizio indiretto si può fare leggendo la due diligence formulata in modo ufficiale dalla Ragioneria generale dello Stato per il passato Governo: una lettura attenta di quel documento quadra con questo dato.
In quel documento c'è scritto che a fine anno il debordo (questa è la formula utilizzata in quel documento per indicare l'extra deficit) potrebbe essere intorno a 10 mila miliardi, a condizione che nella restante parte dell'anno il Governo faccia i seguenti atti.

PIER LUIGI BERSANI. No!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. La somma dei seguenti atti porta l'extra deficit ad una cifra sostanzialmente pari a quella indicata in questa sede. Per essere ancora più chiari, quella due diligence non è fatta in termini di tendenziale o di inerziale, cioè a dire, a legislazione invariata, a politica invariata: assume comportamenti del Governo mirati a contenere la dinamica dell'indebitamento e si dice che il contenimento può arrivare a 10 mila miliardi, che dovrebbero aggiungersi ai 19 mila miliardi dichiarati ufficialmente nel vecchio DPEF.
In assenza di quelle voci, facendo quindi un ragionamento tendenziale - ed è questo ragionamento che va fatto in sede di DPEF perché si fa prima il tendenziale e poi le correzioni - si arriva esattamente alla cifra che è stata indicata in questa sede.
Emerge un extra deficit pari a 25 mila e 500 miliardi di lire in più rispetto ai circa 19 mila miliardi di lire, a loro volta pari allo 0,8 per cento del prodotto interno lordo, dichiarati dal precedente Governo.
Qualche informazione in ordine a questi dati, un contributo a questo proposito, può certamente venire dai rappresentanti del precedente Governo.
Noi crediamo - pensiamo sia esposto con sufficiente chiarezza nella bozza di documento di programmazione economica e finanziaria -, che questo esercizio sia necessario ma non ancora sufficiente; crediamo che sia fondamentale formulare considerazioni sulla seconda voce, sul fabbisogno di cassa. Credo che una lettura attenta della relazione del governatore della Banca d'Italia, una lettura attenta dei bollettini della Banca d'Italia, renda - come dire - opportuno e fondato questo esercizio ulteriore.
Effettuiamo una verifica sulla dinamica e sulla significatività degli andamenti relativi al fabbisogno di cassa: fino al 1999 l'indebitamento netto di competenza ed il fabbisogno di cassa sono andati grosso modo di pari passo; sono due linee che si intrecciano come se fossero una fune. Graficamente - ciò ha molta evidenza - le oscillazioni per anno fra le due voci, indebitamento e fabbisogno, non superano i 5-10 mila miliardi. La media ci consegna un dato estremamente piccolo. Ripeto, se ne ha completa evidenza dal grafico che si trova nel documento citato ed in caricamento sul sito Internet del Ministero. Quello che accade dal 1999 in poi è una impressionante dissociazione tra le due linee: la linea corrispondente al fabbisogno di cassa segue una dinamica diversa da quella seguita nel corso dei precedenti dieci anni. Faccio notare che dieci anni sono un tempo sufficientemente lungo per assorbire ogni tipo di evento a carattere straordinario, ogni tipo di sopravvenienza attiva o passiva: cambiamenti di criterio, pagamenti di arretrati, scadenza di titoli senza cedola; ogni evento di carattere straordinario in positivo od in negativo trova comunque assorbimento e riscontro in un periodo tanto lungo da indicare come strutturale ed indicativa l'associazione tra le due linee. Di colpo succede qualcosa di anomalo, di non normale: la linea del fabbisogno si dissocia radicalmente dalla linea dell'indebitamento.
A questo punto si apre l'alternativa tra due ipotesi di lavoro. La prima è quella secondo la quale conta solo l'indebitamento e non conta il fabbisogno. Rimuovo il secondo dato - che pure ha una sua materiale, fisica, drammatica evidenza -, faccio finta che non ci sia, considerando


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solo l'indebitamento. La seconda ipotesi tiene conto anche della dinamica del fabbisogno. Noi crediamo che questa seconda ipotesi sia corretta. Secondo un'immagine semplice, infatti, se si guida una macchina e si vede del fumo che fuoriesce dal motore è evidente che c'è un guasto. Occorrerà allora fermarsi, e guardare; non si rimuove questo dato, facendo finta che non ci sia.
È soprattutto in considerazione del dato empirico che si è verificato storicamente in dieci anni che le due voci vanno insieme. L'assunzione metodologica razionale - credo sia assolutamente razionale - è che, data l'interazione sistematica tra le due voci, prima o poi, di nuovo esse tenderanno a riunirsi. L'indebitamento, cioè, assorbe il fabbisogno, o se volete, il fabbisogno si trasforma in indebitamento. Non possiamo immaginare che l'indebitamento vada per una strada ed il fabbisogno in un'altra.
Una analisi approfondita sull'andamento dei residui indica ulteriori elementi ed argomenti di perplessità su questa fase dei conti pubblici. L'esercizio che abbiamo fatto è stato conseguentemente basato sulla prima ipotesi e sulla seconda ipotesi.
L'ipotesi n. 1 è quella che abbiamo fatto, proiettando in forma inerziale il primo parametro: l'indebitamento. Si arriva, comunque, meccanicamente - e credo assolutamente indiscutibilmente - a 44 mila e 500 miliardi, che è più del doppio dell'indebitamento dichiarato e annunciato dal precedente Governo. È più del doppio e si tratta indiscutibilmente di una cifra di notevole significatività.
Il secondo esercizio è che prudentemente si deve considerare - nella ragioneria, la prudenza è un contenuto di questo particolare dominio tecnico-scientifico - anche la rilevanza e la potenzialità della voce fabbisogno, che ha avuto una drammatica accelerazione negli ultimi mesi (nei primi cinque mesi dell'anno è salita di oltre 22 mila miliardi); tale voce, che non può essere ignorata ma che deve essere considerata, proiettata in ragione d'anno porta ad una cifra che è pari circa al 2,6 del prodotto interno lordo.
Noi abbiamo deciso di comunicare le due voci derivate dall'applicazione dei due metodi, ciascuno dei quali è assolutamente corretto. Dire l'uno senza l'altro ci sembrava trasmettere una informazione non sufficiente e non corretta.
Il metodo che abbiamo seguito - lo ripeto - di dare rilevanza anche alla dinamica del fabbisogno trova un primo significativo riscontro - ma credo che altri ne verranno - nella relazione del governatore della Banca d'Italia. Nelle audizioni che ci saranno in Commissione (credo opportuno che per mercoledì il Governo rappresenti il documento di programmazione economico-finanziaria in Commissione così esso avrà la sua forma organica), ascoltando la Banca d'Italia, la Corte dei conti, si avrà l'opportunità di un approfondimento su tale materia, in modo assolutamente istituzionale, corretto e rigoroso.
In questo scenario, che politica intendiamo adottare? Credo che, francamente, non meriti considerazione e non ci sia ragione per una polemica politica di carattere strumentale e sofisticato del tipo: poiché c'è il buco, dovrebbe esserci la manovra, intendendo per manovra la «macelleria sociale» o gli aumenti fiscali; se non c'è la manovra, allora vuol dire che non c'è il buco. Questo tipo di sofisma ci sembra francamente non meritevole della discussione in una sede parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Si ride).
La nostra impressione è che questo tipo di ragionamento sia francamente troppo sottile.
La situazione dei conti italiani esclude radicalmente la fattibilità di una manovra strutturata nei vecchi termini, ovvero attraverso l'aumento delle tasse, la «macelleria sociale», il mettere le mani dello Stato nelle tasche dei cittadini. (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania). Lo escludiamo per ragioni di carattere politico -


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non è infatti la nostra politica -, lo escludiamo ancora per ragioni di carattere economico. Infatti, manovre di questo tipo avrebbero effetto contrario rispetto all'obiettivo assegnato, ovvero andrebbero nel senso di deprimere ulteriormente l'economia. Non abbiamo quindi intenzione di fare manovre di questo tipo.
Non polemicamente, ma seriamente, restiamo in attesa, da parte dell'attuale opposizione e precedente maggioranza, di conoscere quali siano i fattori e le cause che hanno portato un extra deficit che costituisce il raddoppio del precedente deficit. Questo sarebbe un significativo contributo alla discussione (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
Trovo, per essere chiari, singolare che da parte dello schieramento politico che non si è fatto carico di spiegare le cause del buco ci si chieda di rendere conto sulle modalità di comunicazione (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania ).

SERGIO COLA. Bravo!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Sono venuto ad esporre le ragioni che hanno portato il Governo a comunicare ieri i dati nel modo che, ripeto, ritengo perfettamente corretto sul piano istituzionale.
La «cascata» dei fenomeni stava crescendo e avvitandosi in uno scenario che non era gestibile e accettabile. Credo che qualsiasi Governo nel mondo occidentale avrebbe fatto in questo modo. Vi chiedo tuttavia nuovamente, prima di chiederlo a noi, di spiegare ai cittadini perché li abbiate ingannati, perché abbiate parlato di una percentuale dello 0,8 ed invece si trattava dell'1,9 del prodotto interno lordo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania. - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Soltanto su questa base io credo che onestamente si possa avviare una discussione che non sia strumentale. I numeri ci sono, hanno una loro evidenza. Non vogliamo ragionare sulla percentuale del 2,6 per cento, anche se va considerata, ma almeno vorremmo che qualcuno ci spiegasse la percentuale dell'1,9 (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
Ho detto che non pensiamo, politicamente ed economicamente, fattibile ed utile una manovra che dovrebbe produrre effetti intensi e significativi in un periodo di tempo tanto breve e che va da settembre a dicembre. La tecnica politica di governo dei conti che intendiamo seguire è molto semplice: in primo luogo, dobbiamo assolutamente evitare che il fabbisogno si tramuti in indebitamento. Abbiamo già, in sede di aggiustamento, tagliato i trasferimenti per beni e servizi del 10 per cento, abbiamo attivato presso la Ragioneria generale dello Stato un meccanismo rigido di governo e controllo dei flussi di cassa. Dobbiamo assolutamente evitare - e ci impegniamo a farlo - che il fabbisogno produca effetti degenerativi.
In secondo luogo, dobbiamo abbattere l'indebitamento. Dobbiamo cioè evitare che il dato tendenziale diventi reale; dobbiamo fare in modo che il paese non arrivi alla percentuale dell'1,9 del prodotto interno lordo. La politica che intendiamo fare per produrre questi effetti è una politica di governo del patrimonio pubblico, diversa, e pensiamo migliore, rispetto a quella che è stata fatta.
Crediamo che, se l'Italia ha, ed è un'immagine non tecnica, un grande debito pubblico, abbia però anche un grande patrimonio pubblico. Dentro il patrimonio pubblico c'è spazio per interventi che consentano di rallentare e di correggere la dinamica dell'indebitamento. Siamo convinti del fatto che siano attivabili, da subito, interventi che non sono stati attuati e che hanno poi causato la percentuale cui ho fatto cenno; mi riferisco ad esempio, alle vendite del patrimonio immobiliare.


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Forse è il caso di cambiare strumenti, di attivare veicoli, di estrarre dividendi, di privatizzare, di attuare una politica che ci consenta di trasmettere, anche all'esterno, un significativo messaggio di intervento: il taglio del 10 per cento (che è stato già attuato), il contenimento dei flussi, l'intervento sull'indebitamento con manovre fattibili, dato un orizzonte temporale limitato, con la necessaria intensità. Questo è quello che abbiamo detto, e sulla cui base abbiamo discusso, in Europa.
Resta fermo in assoluto l'impegno significativo - l'unico impegno fondamentale e significativo - del pareggio del bilancio al 2003. Quello è il simbolo fondamentale. Ci impegniamo a mantenere tutti gli impegni. Certamente, siamo un Governo in carica da circa venti giorni e questo dato esclude una delle ipotesi formulate dagli interroganti, cioè a dire se, per caso, nel buco, vi siano effetti prodotti dall'attività di questo Governo. Di tutto, ma «ad impossibilia nemo tenetur» (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania)! È impossibile!
Capisco che la capacità di falsificazione può svilupparsi su scale inimmaginabili (Commenti del deputato Fassino), ma, francamente, non vedo quali cause possano avere prodotto effetti subtendenziali che erano già contenuti nella due diligence fatta prima che andassimo in carica. Mi sembra, onestamente, un'ipotesi da escludere in radice.
Abbiamo lanciato provvedimenti mirati allo sviluppo. Tra questi credo che nessuno abbia effetti negativi sul bilancio pubblico. Non credo che abbiano effetti negativi la riemersione del sommerso, il contratto europeo di lavoro a tempo determinato, la possibilità di ristrutturare le proprie abitazioni - ribaltando il principio «tutto è vietato, tranne ciò che è ammesso» in «è ammesso tutto ciò che viene comunicato» - e via dicendo.
Anche l'esame della copertura della legge che detassa gli utili procede, al Senato, attraverso una discussione seria che consideriamo assolutamente corretta. Confidiamo nel fatto di avere, anche a quel proposito, indicazioni positive. Faccio notare che varianti, tecniche di copertura di quel tipo sono state ampiamente utilizzate nel corso della precedente legislatura. A questo proposito la letteratura è vastissima e non credo che i differenziali rispetto alla cosiddetta «rottamazione» siano tali da giustificare particolari ragioni di criticità da parte di chi fa i conti sulle coperture. Siamo convinti che anche quel provvedimento - che, ripeto, è in discussione - produrrà effetti positivi.
Lo ribadisco, non faremo manovre di quel tipo: attueremo una gestione corretta dei conti pubblici e cercheremo di contenere l'indebitamento con operazioni efficaci, strutturali ed intense. Ci siamo già impegnati in un programma di rilancio dell'economia, quasi tutti i provvedimenti sono stati presentati e finalizzati ed è in corso, con le parti sociali, la discussione sulle tre grandi riforme strutturali, che riteniamo essenziali per questo paese: la riforma del sistema sanitario, che stiamo discutendo con le regioni, per la quale abbiamo ragionevoli aspettative di accordo e che sarà contenuta nel DPEF; la ristrutturazione del sistema previdenziale, sulla quale abbiamo ragionevoli prospettive di realizzabilità; infine, la riforma della struttura dello Stato nella forma della devoluzione, che non ha effetti limitati alla politica, ma estesi al dominio delle attività economiche e sociali.
L'altra faccia della medaglia è l'apertura alla produzione dei servizi ai soggetti, che ora si chiama terzo settore, ma che, per almeno mille anni, ha fatto la civiltà di questo paese. Anche quello è un aspetto economico. Grazie (Vivi e prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania, cui si associano i membri delle Governo).

PRESIDENTE. Grazie, ministro Tremonti. Prima di avviare il dibattito, vorrei fare una considerazione.
Vi è una dialettica tra maggioranza ed opposizione che rappresenta la fisiologia della vita democratica e che, inevitabilmente,


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determina polemiche politiche e nessuno di noi in quest'aula deve avere paura di polemiche politiche, naturalmente finalizzate alla costruttività.
Vi è poi un rapporto tra Parlamento e Governo, che è altra cosa, che si svolge su binari diversi, ma non meno essenziali per le istituzioni di cui siamo garanti tutti, ciascuno di voi, colleghi parlamentari, e il Presidente della Camera dei deputati.
Credo sia importante avere riportato qui, nel Parlamento, anzitutto per volontà dei presidenti dei gruppi di opposizione ma anche di maggioranza, il dibattito su dichiarazioni così rilevanti e significative (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Mi auguro per il futuro, e mi rivolgo in particolare al Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Fini - che ringrazio per la sua presenza in aula -, che a questo principio si attengano i comportamenti dell'esecutivo e del Parlamento. Grazie (Generali applausi).

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. All'onorevole Giordano ricordo che ha sette minuti a sua disposizione. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Grazie signor Presidente. Signor ministro, le confermo: le modalità con cui lei ha esternato la questione del buco di bilancio sono francamente inaccettabili. Ciò che lei ha chiamato eufemisticamente strategia delle comunicazioni, in realtà, non tiene conto di ciò che è questo consesso, del ruolo del Parlamento e del dovere che ha lei di discutere preventivamente in Parlamento queste importanti questioni, come ha sottolineato adesso lo stesso Presidente della Camera.

PRESIDENTE. Vi prego, onorevoli colleghi, l'onorevole Giordano evidentemente non potrà concludere nei tempi a sua disposizione se è disturbato in questo modo.

FRANCESCO GIORDANO. Signor ministro, lei ha inferto un colpo a questo Parlamento e guardi che per noi tale questione vale molto più di quella che successivamente ha preso campo, vale a dire il confronto con le parti sociali, ovvero ha la concertazione. Come lei sa, non abbiamo una passione per la concertazione, l'abbiamo spesso criticata; il problema è democratico ed istituzionale.
Sul merito vorrei dirle che lei, nel fornire quelle cifre, ha artatamente sovrapposto le previsioni del buco di bilancio rispetto alle questioni e alle cifre del debito pubblico. In questo, devo dire, ricostruendo un'unità di intenti con lo stesso governatore della Banca d'Italia, che evidentemente da un po' di tempo a questa parte ricostruisce una propria soggettività politica e tende a definire un rapporto insieme a questo Governo che risponde, evidentemente, a criteri e ad interessi che, forse, stanno fuori di questo paese, sicuramente fuori da quest'aula.
Lei usa le cifre del deficit - questo è il punto che più ci preme, al di là delle questioni di metodo che pure sono rilevanti - in maniera terroristica perché, in realtà, dietro l'esposizione di quelle cifre c'è quello che, in parte, ha anche confermato tra le righe: un'idea di intervento economico strutturale che è - questa sì! - un'ipotesi di massacro sociale.
Il fatto che lei dica che non vi sarà una manovra aggiuntiva non ci tranquillizza affatto; quest'impostazione, anzi, rende sempre più evidente che l'intervento che vi apprestate a fare, dapprima con il documento di programmazione economica e finanziaria e, successivamente, con la finanziaria, è di natura strutturale. E questo si evince chiarissimamente già dai primi interventi che proponete in economia, i quali rendono evidente il taglio della spesa pubblica. Fate caso, ad esempio, a quello che si evince dal provvedimento dei cosiddetti 100 giorni.
Signor ministro, voi fate - e provate a smentirci su questo tema -, un favore grande alla grande impresa; producete, in questo modo, un trasferimento significativo di risorse dal lavoro alla rendita


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finanziaria ed all'impresa: attuate un intervento diretto sui capitali, avete come soggetto di riferimento gli evasori fiscali, fate una operazione di rientro dei soldi dall'estero che premia proprio coloro che, per questa via, hanno determinato l'allargamento del debito pubblico. La verità è che avete scelto degli interessi di riferimento e avete deciso di premiarli doppiamente.
In realtà, voi usate quelle cifre, signor ministro, perché le cose che state dicendo fuori dalle sedi legittime in cui andrebbero dette sono assolutamente significative: per quanto concerne le pensioni, state dicendo che interverrete su quelle minime e su quelle sociali - con un po' di ritardo rispetto ai tempi che avevate promesso - ma, in realtà, avete in mente di trasformare l'intero sistema delle pensioni riducendo drasticamente, per questa via, la previdenza pubblica. Questa operazione non l'abbiamo permessa al primo Governo Berlusconi e non la permetteremo a voi, se avete intenzione di smantellare la previdenza pubblica.
Per questa via, elevando l'età pensionabile, vi renderete responsabili, in realtà, del blocco delle assunzioni dei giovani, perché renderete statico il mercato del lavoro e, conseguentemente, a causa dell'assenza di un'adeguata mobilità, negherete la possibilità di ingresso in esso di tanti giovani. Otterrete, così, un risultato del tutto conseguente agli interessi che questo Governo esplicita: otterrete il risultato della valorizzazione dei fondi pensione dei titoli assicurativi.
Allo stesso modo, è evidente che, sulle questioni della sanità, già vi apprestate a dire: visto che c'è il buco, una qualche forma di tassazione sulla sanità ci deve essere... In effetti, state facendo trapelare l'ipotesi di ticket sui ricoveri. Diteci che non ci saranno i ticket sui ricoveri! Già adesso state dicendo che le regioni possono legiferare in materia e che, in realtà, allo Stato spetta soltanto di garantire i livelli minimi di assistenza sanitaria; state dicendo, inoltre, che ci sarà un passaggio di molti medicinali dalla fascia A, che è quella dei medicinali dispensati gratuitamente, ad una fascia in cui bisognerà pagare almeno il 40 per cento del loro prezzo.

PRESIDENTE. Onorevole Giordano, la invito a concludere.

FRANCESCO GIORDANO. È evidente che, per questa via, state preparando un chiarissimo attacco alle condizioni di vita della gran parte del mondo del lavoro e della gran parte di coloro che vivono delle pensioni pubbliche.

PRESIDENTE. Onorevole Giordano, mi costringe ad interromperla.

FRANCESCO GIORDANO. Le chiedo qualche minuto ulteriore. Sono soltanto cinque minuti.

PRESIDENTE. Ho calcolato, onorevole Giordano, sono sette. Ha già superato abbondantemente il tempo. La invito a concludere.

FRANCESCO GIORDANO. Concludo dicendo che contemporaneamente - se il ministro ascoltasse sarebbe anche interessante - vi apprestate, come indiscrezioni dicono, a tenere il tasso di inflazione all'1,9 per cento, quando la Banca d'Italia lo propone attualmente al tre, e, come lei ha detto, accetterete la direttiva sui contratti a termine. È evidente che state facendo favori al sistema delle imprese e, contemporaneamente, per quella via, state danneggiando il mondo del lavoro e le potenzialità occupazionali. Siamo al dunque, il liberismo emerge in tutta la sua nettezza e, quando emerge quel liberismo, è del tutto evidente che il populismo di cui vi siete fatti garanti durante la campagna elettorale viene un po' accantonato. È su un'ipotesi alternativa che invitiamo il centrosinistra a fare una radicale opposizione all'impianto liberista di questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e di deputati dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo).

PIERO FASSINO. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha sette minuti di tempo a disposizione.

PIERO FASSINO. Lei, ministro Tremonti, ha motivato la sua esternazione televisiva di ieri sera con la necessità di rassicurare opinione pubblica e mercati finanziari di fronte a notizie di stampa che avrebbero alimentato un allarme pericoloso. Dico naturalmente che è apprezzabile questo scrupolo, avremmo però voluto che lo stesso scrupolo ci fosse stato a mercati finanziari aperti nelle scorse settimane, quando, per giorni e giorni, in modo martellante, senza mai peraltro dare una cifra, esponenti del Governo, a partire da lei, hanno alluso ripetutamente ad un buco - e il buco era tanto più grande quanto l'ammiccamento era più evidente - , e quella preoccupazione non ce l'avevate.
Così come mi pare curioso - e colgo nelle parole del Presidente Casini, in qualche modo, una correzione a questa curiosità - che la Camera si sia riunita oggi per ascoltare non le comunicazioni del ministro Tremonti ma quelle rilasciate dal ministro Tremonti al TG1 di ieri sera, che la dice lunga su come stia cambiando il rapporto tra Governo e Parlamento; mentre era in corso un confronto con le parti sociali, prima di illustrare delle cifre al Parlamento, il ministro Tremonti con tabelline preparate (quindi non era una cosa dell'ultima ora per rassicurare i mercati finanziari in allarme), ha ritenuto di dover andare a fare uno spot pubblicitario in televisione. Oggi lei è venuto qui e ha cercato di motivare i sui punti di vista facendo una notevole confusione. Mi permetto di dire che questa confusione non l'ha fatta solo con noi, l'ha fatta anche in Europa, se è vero, come è vero, che un dispaccio di agenzia di questa mattina dice: c'è ambiguità nel documento presentato da Tremonti ieri, bisognerà fare chiarezza, le cifre vanno viste da vicino. Questo ha detto il portavoce del Commissario europeo Pedro Solbes. Non solo, in un'altra dichiarazione si aggiunge che c'è ambiguità nelle informazioni, e, infine, che c'è un evidente discrepanza tra quanto Tremonti si è impegnato a conseguire di fronte ai sui colleghi europei e quanto ha affermato successivamente in pubblico.
Come vede, non siamo solo noi ad avere dei dubbi sulla confusione che lei alimenta; anche a Bruxelles hanno la stessa impressione; anche perché lei, alla fine, non ci ha fatto capire alcunché. Infatti, le cifre che lei ha dato - e lo stenografico che abbiamo riguardato adesso lo confermano - dicono che l'indebitamento del 2001 era il previsto, 19 mila, più uno scostamento di 10 mila, pari a 29 mila miliardi. Questo lo dice lo stenografico. Inoltre, ha parlato di 44 mila miliardi riferiti al 2002. È inutile che faccia così con le manine, si rilegga quello che ha detto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

FRANCESCO BONITO. Sia più rispettoso del Parlamento!

ALFREDO BIONDI. Ci vuole anche reciprocità!

PIERO FASSINO. In ogni caso lei ha già fatto una prima operazione di inganno: ha presentato a noi e agli elettori come buco - che ancora non c'è, dunque eventuale - un indebitamento previsto con uno scostamento eventuale. Non solo, ma visto che vuole fare queste somme per scioccare maggiormente l'opinione pubblica, perché non ha sommato direttamente lo scostamento eventuale al debito complessivo? Avrebbe potuto annunciare agli italiani che il buco è di due milioni di miliardi, avrebbe fatto anche maggiore effetto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
La realtà è che lei sta imbrogliando le carte, signor ministro, facendo delle cose molto discutibili e pericolose: ad esempio, lei si è basato su dei dati forniti da Bankitalia invece che su quelli della Ragioneria dello Stato; poi stamattina ha sentito il dovere, almeno in questa sede istituzionale, di correggersi perché si è


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reso conto che, con le dichiarazioni dei giorni scorsi, stava delegittimando la Ragioneria dello Stato e cioè una struttura del suo ministero. Si è basato su dati forniti da Bankitalia, che non ha alcuna competenza in merito (mentre tale competenza è della Ragioneria dello Stato) e non ha neanche il controllo di tutte le variabili che consentono di dare le informazioni esatte perché quelle variabili le controlla tutte soltanto la Ragioneria dello Stato. Lei ha così dimostrato di non credere nelle proprie strutture e credo abbia messo anche la Banca d'Italia in grave imbarazzo.
In ogni caso, ci vuole dire questo presunto scostamento - che ripeto non oscilla tra i 40 e i 60 mila miliardi perché da questa cifra si deve sottrarre lo scostamento previsto, per cui ammonta ad una cifra molto minore - a quanto ammonta e come è composto? Questo lei non ce lo ha detto.
Lei, signor ministro, ha anche dato, qui, una versione di quanto ha scritto il Ragioniere generale dello Stato qualche settimana fa esattamente opposta a quanto scritto in quel testo, perché lei ha detto che, se si faranno certe cose, lo scostamento sarà di 10 mila miliardi, mentre il Ragioniere dello Stato ha dichiarato che, se nella seconda parte dell'anno non si faranno certe cose, lo scostamento sarà di 10 mila miliardi. Quelle cose le dovete fare voi, non noi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
Come lei sa, lo scostamento, cioè un eventuale maggiore indebitamento rispetto a quello previsto (19 mila miliardi in un primo momento poi, adeguato all'andamento delle variabili economiche, 24 mila miliardi), non è un dato statico, dipende da quello che si fa. Se lei non fa niente e continua a non fare niente, guardi che lo scostamento continuerà ad aumentare sempre di più! Allora il problema è: cosa state facendo, visto che almeno da un mese state governando? Quali sono le misure che state prendendo per evitare che questo scostamento possa crescere e crescere sempre di più? La realtà è che il sofisma non l'abbiamo fatto noi, lo fa lei.

GUIDO CROSETTO. L'hai approvata tu la finanziaria l'anno scorso?

PIERO FASSINO. Perché se l'indebitamento ha quella dimensione di crescita che lei ha qui indicato, non può dire che non è necessaria una manovra correttiva, perché questo sarebbe privo di senso, se le dimensioni sono quelle lei ha dichiarato; se invece le dimensioni non sono quelle che lei dichiara, è evidente che non c'è bisogno di una manovra correttiva.
Resta il fatto che lei sta artificiosamente presentando delle cifre più alte. Perché lo fa? Lo fa per una ragione ben precisa ed è che, ieri, il servizio del bilancio del Senato ha dichiarato che il pacchetto fiscale da lei presentato è totalmente senza copertura (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo) e lei sta artificiosamente facendo credere che c'è un buco per preparare le condizioni di uno sfondamento che gli consentirà poi di coprire quel pacchetto fiscale per il quale lei, in questo momento, non ha una lira per farlo approvare dal Parlamento.
Non solo - e concludo signor Presidente - credo ci sia anche qualcosa di più. Avendo promesso tutto a tutti, evidentemente siete in difficoltà, e dire agli italiani che c'è un buco vi consente di aggiungere che non potete onorare tutte le promesse che avete fatto prima! Così come nel 1994 avevate inventato la «bubbola» che non vi avevamo dato il tempo di lavorare, ogni volta - in questo Mediaset è capace - siete in grado di inventarvi uno slogan efficace. Ma è falso, non è la verità!
Così agli italiani spiegate che, essendoci il grande buco, non si possono onorare le promesse, poi il buco grande non è, perché è molto più piccolo e quindi basta poco per metterlo a posto e fra due mesi verrete qua e direte: il buco era così grande, ma siamo stati così bravi che lo abbiamo rimesso a posto. È un inganno continuo! Anche quello che lei ha dichiarato agli italiani in questa audizione in Parlamento.


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Noi non ci stiamo! La incalzeremo, caro ministro, e vogliamo sapere, fin da lunedì, quando lei presenterà il DPEF, dove sia questo eventuale scostamento, da cosa sia composto, come ritenga di doverlo affrontare e, visto che ha voluto sfidarci sul buco, noi la sfida la accogliamo: vediamo se il buco c'è e chi sarà capace di colmarlo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo)!

GIANCARLO PAGLIARINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, i deputati della Lega nord Padania sono soddisfatti della relazione svolta dal ministro Tremonti. Siamo soprattutto soddisfatti per il fatto che non abbia ancora una volta intenzione di varare una manovra, perché tornare ai tempi della «macelleria sociale» e mettere ancora le mani nelle tasche degli italiani sarebbe un suicidio, con risultati sicuramente negativi.
Siccome l'onorevole Fassino ha detto che lei ha fatto confusione e che non ci ha fatto capire alcunché, mentre a noi è invece sembrato molto chiaro quello che ha detto, capisco ora perché lo stesso collega non avesse capito bene cosa stava combinando qualche anno fa la Telecom in Serbia. Forse, cioè, le cose evidenti non gli «saltano all'occhio» (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 14,20)

GIANCARLO PAGLIARINI. In pratica, signor ministro, lei ha esposto fatti che gli addetti ai lavori conoscevano abbastanza bene: lo 0,8 per cento del Governo Amato lo conoscevano tutti; che il tendenziale andava sui 44 mila miliardi lo sapevano tutti. Chi leggeva i bollettini della Banca d'Italia sapeva anche che, con la cassa, si arrivava addirittura al 2,5-2,6 per cento. Secondo noi la sua strategia di comunicazione è assolutamente democratica ed ha impedito che solamente gli addetti ai lavori sapessero qualcosa. Lei ha fatto un'operazione di trasparenza e, secondo noi, ha agito veramente bene.
Il problema, adesso, è che cosa fare. Secondo la Lega nord la prima cosa da fare è la seguente: innanzitutto restare calmi e seguire il programma elettorale della Casa delle libertà. Non c'è mica altro da fare! Quel programma prevede molti provvedimenti mirati allo sviluppo; la parola magica è quella: dobbiamo puntare assolutamente allo sviluppo! Per questo è giusta la legge Tremonti, che tra l'altro - secondo noi - farà incassare ancora più soldi del previsto; giusta è la legge obiettivo per le infrastrutture; giustissimo è il contratto di lavoro europeo a tempo determinato, così come le ristrutturazioni e così via. Si tratta in tutti i casi di provvedimenti che favoriscono lo sviluppo.
Se adesso abbiano problemi di cassa, dobbiamo intervenire con le privatizzazioni. Però è importante, ministro Tremonti, che lei tenga ben presente che le privatizzazioni non sono rappresentate solo dalla vendita dell'ENEL o dell'ENI. Privatizzare significa anche dismettere il demanio disponibile e soprattutto i servizi gestiti dallo Stato, inclusi, per esempio, sanità ed istruzione: questa è la sussidiarietà e la soluzione ai problemi del paese.
Ministro Tremonti, lei però non ha detto una cosa che invece è importante quando si parla di sviluppo. La cosa più importante per generare sviluppo nel nostro paese è sicuramente la devoluzione, il trasferimento di poteri dal centro alle regioni. Non c'è dubbio su questo, e le faccio un esempio banalissimo. Consideriamo il settore della sanità: se vi fosse veramente una devoluzione seria, che cosa succederebbe? Si calcolerebbe innanzitutto quanto bisognerebbe dare, pro capite, ad ogni regione. Ciò lo si può calcolare facilmente, perché conosciamo le statistiche delle malattie ed il costo standard -


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inclusivo anche di una certa inefficienza - per ogni tipo di malattia. Basterà quindi moltiplicare tali dati per gli abitanti di ogni regione e si otterrà il trasferimento, pro capite e identico, per ogni regione. Poi, con l'unico e fondamentale vincolo di rispettare i principi costituzionali, ogni regione potrà fare ciò che vuole: avremo quindi regioni fortemente stataliste che, con questi soldi, assumeranno gli infermieri, i dottori, e pagheranno gli ospedali, mantenendo una sanità prevalentemente pubblica e permettendo a chiunque di continuare a curarsi gratis. Potrebbe però esserci anche una regione che la pensa in modo diverso e che quindi, con quei soldi, non assumerà nessuno, ma farà accordi con i privati, con le cliniche, pagando poi le spese sostenute dai cittadini per curarsi in quei luoghi. Questi sono due esempi banali, forse due casi limite in mezzo ai quali potrebbero verificarsi altre fattispecie.
Il risultato, ministro Tremonti, è comunque quello di mettere in concorrenza tra loro i vari sistemi. Quindi lo stesso principio, fondamentale e recepito da tutti, viene attuato praticamente in un numero imprecisato di modi diversi. In questo modo si avrà concorrenza: vi sarà la regione che constaterà che qualcun'altra ha fatto meglio in quanto i cittadini sono più contenti. Essa si renderà allora conto di aver sbagliato e finirà per copiare dal migliore. È questo ciò che dobbiamo realizzare, e questa è l'importanza della devoluzione.
Ministro Tremonti, ho apprezzato molto quello che ha detto, ma lo avrei apprezzato ancora di più se avesse ricordato che la devoluzione - al di là degli accordi elettorali e dei contenuti del programma elettorale della Casa delle libertà - è il modo più importante per recuperare efficienza e competitività al sistema paese e diventa, quindi, una priorità in presenza di questa situazione drammatica (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

MARCO RIZZO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Rizzo, le ricordo che ha quattro minuti di tempo a disposizione.

MARCO RIZZO. Signor Presidente, credo che la vicenda che stiamo discutendo con il ministro Tremonti sia legata sostanzialmente ad un fatto politico vero per cui le promesse elettorali del cosiddetto Polo delle libertà si scontrano, poi, con la dura realtà dei fatti; e la dura realtà dei fatti fa sì che, trattandosi di promesse, non possano essere mantenute. Quindi, anche da un punto di vista mediatico, il Polo delle libertà ha la necessità di costruire questa vicenda del buco.
Si parla di una ridda di cifre e sarebbe interessante capire se su questi conti incidano o incideranno i nuovi provvedimenti. Il ministro Tremonti ha parlato di tendenzialità, ma, ad esempio, sarebbe interessante capire quanto inciderà la tassa di successione che regala miliardi ai miliardari, perché supera il tetto dei 350 milioni a persona previsto dalla riforma approvata dal centrosinistra, oppure quanto inciderà la legge Tremonti-bis concernente la detassazione degli utili reinvestiti.
Ho letto che si calcolano minori entrate per 10-15 mila miliardi. Credo che questa sia la sostanza e che questa sostanza non vada bene, così come non va bene, signor ministro, neanche il metodo. Conta, infatti, anche il metodo.
Credo che sia irresponsabile dire al TG1 che il deficit potrebbe diventare di 62 mila miliardi, salvo affermare, pochi minuti dopo, che questa cifra non dovrà essere raggiunta. Credo sia irrispettoso incontrare i rappresentanti delle regioni, delle province e dei comuni nella stessa giornata e non dire loro nulla di ciò che si annuncerà successivamente. Credo sia sbagliato incontrare i sindacati confederali pochi minuti prima di un annuncio del genere e non investirli di tale annuncio e che sia - mi consenta, signor ministro - anche ridicolo chiedere, poi, scusa per tutto ciò.
Noi Comunisti italiani e l'Ulivo le indichiamo che, se vi saranno tagli alla spesa


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sociale (credo, infatti, si tratti di questo), saremo dalla parte dei lavoratori, dei più deboli e della popolazione italiana. Se seguirete il programma di Confindustria - come sembra avverrà -, significherà che vorrete lo scontro sociale e lo avrete. Lo avrete in Parlamento e nel paese: statene certi!
Infine, signor ministro, volevo dirle un'ultima cosa: dica con esattezza sulla sua parola, credibile da oggi solo in quanto ministro della Repubblica, qual è il deficit effettivo. Questo è ciò che le chiediamo, anche se sono convinto che servirà a poco. Dopo ciò che è successo, si può, infatti, dire - ad esser buoni - che «l'approssimazione è andata al Governo» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

ENRICO LETTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Letta, le ricordo che ha sette minuti di tempo a disposizione.

ENRICO LETTA. Signor ministro, alle otto di ieri sera lei ha fatto irruzione nelle case degli italiani ed ha fatto entrare nella loro testa la parola «buco», l'ha trasformata nel termine «voragine», ha dato sostanzialmente del ladro - perché questo è l'effetto delle sue parole - a chi l'ha preceduta nei governi precedenti in quella sede e nelle altre funzioni di governo: questo è un atto che rimarrà nella testa degli italiani.
Parallelamente, nelle sedi istituzionali nelle quali lei ha parlato in Italia ed in Europa e nelle quali il Presidente del suo Governo è intervenuto, avete tenuto un atteggiamento di tutt'altro tipo: a Bruxelles lei ha presentato cifre tranquillizzanti ed ha affermato che non vi sono problemi. Ieri sera ha tenuto addirittura una conferenza stampa e davanti ai giornalisti, che ovviamente hanno messo la cosa nei «pastoni» dei giornali di oggi, ha chiesto scusa rispetto a ciò che era successo ieri sera. Oggi è venuto in aula ed ha spiegato qualcosa in merito a tutta questa vicenda. Il Presidente del Consiglio in questo mese ha addirittura - e questo è un atto che sarà sicuramente costato a Berlusconi - dato atto ai governi dell'Ulivo (leggo testualmente) dei risultati sul risanamento dei conti pubblici e sull'euro raggiunti nella precedente legislatura. Probabilmente siete contenti e soddisfatti di questo doppio livello: rivolgendovi al paese ci avete dato dei ladri e avete spiegato che vi abbiamo lasciato un buco; nelle sedi istituzionali chiedete correttezza istituzionale e rapporti corretti tra maggioranza e opposizione.
La storia di questi anni non verrà riscritta secondo la vulgata di ieri sera, perché la storia di questi anni è stampata nelle cifre: il rapporto tra deficit e PIL è passato dall'8 per cento di quando il Governo Berlusconi lasciò la sua funzione all'1,5 per cento dell'anno scorso; il rapporto tra debito e PIL è passato dal 126 per cento al 112 per cento; l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche dai 135 mila miliardi del 1995 ai 30 mila miliardi dell'anno scorso.
L'operazione che lei ha fatto ieri è un'operazione che consideriamo scorretta politicamente e finanziariamente. Scorretta politicamente in quanto lei è venuto qui stamani solo perché costretto dal Presidente della Camera e dai suoi capigruppo. Addirittura, non è riuscito nemmeno a recarsi in questa sede senza prima aver detto alla Assonime (associazione delle società quotate in borsa) esattamente le stesse cose che avrebbe annunciato al Parlamento. Questa è l'idea che lei ha del Parlamento. Tale idea ci porta a ritenere che, rispetto a questa scorrettezza politica, la scorrettezza finanziaria e il merito di questo strumento siano ancora più gravi.
Lei ha detto che dovrete intervenire se alcuni strumenti finanziari non daranno il gettito previsto e se nei prossimi mesi cassa e competenza non convergeranno come previsto. Ministro Tremonti, questo è il gioco delle tre carte, questa non è una cosa seria. Rispetto a queste previsioni (se alcuni strumenti finanziari non daranno il gettito previsto e se nei prossimi mesi cassa e competenza non convergeranno


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come previsto) lei è andato di corsa, ieri sera, al TG1 - che le ha dato ampio spazio senza contraddittorio - per dire queste cose che si verificheranno nei mesi prossimi. Non vi era alcuna urgenza. Il suo intervento di stamattina ha dimostrato, dato che lei non ha spiegato niente riguardo all'urgenza dell'intervento di ieri sera, quale sia stato il motivo per cui ha fatto tutto questo.
Per fortuna che c'è l'Unione europea: è subito intervenuta stamattina e interverrà nei prossimi mesi per dire quello che bisogna fare, coma ha già fatto negli anni scorsi (ad esempio l'anno scorso ha detto all'Irlanda cosa non dover fare). Dirà anche cosa fare sulle spese interne. Le ricordo una cifra che lei non ha fornito a proposito della spesa delle regioni sulla sanità: vi è uno sforamento di 10.200 miliardi, di cui di 2.050 miliardi, cioè più del 20 per cento, della regione Lombardia. Questo è il buco: non c'è molto di più da dire. Credo che la mancanza, da parte sua, di un qualunque riferimento a queste cifre la dica lunga su quali sono le attenzioni da lei date al contenuto e non soltanto al messaggio populista di questa vicenda.
Veniamo alle conseguenze di tutto ciò (non si tratta di un sofisma). Lei ha detto che il pacchetto dei 100 giorni non costa niente: qualunque centro studi può dimostrare il contrario. Lei sa che il pacchetto dei 100 giorni costa e non ha copertura. Lei sta cercando tale copertura usando l'argomento del buco. È molto semplice, qui non c'è sofisma, questi sono fatti ovvi. Se il buco è quantificabile nelle cifre che lei ha detto saranno necessari una manovra correttiva ed il ritiro del pacchetto dei 100 giorni. In caso contrario vuol dire che il buco non c'è e che gli applausi che lei ha sentito dalla sua maggioranza quando ha parlato di «macelleria sociale» sono gli applausi di chi vuole esorcizzare quello che già capisce sarà il suo futuro.
Concludo dicendo che potremmo essere molto arrabbiati per il comportamento di ieri sera e per quello che, di conseguenza, lei ha fatto nei nostri confronti, nei confronti della precedente maggioranza e dell'attuale opposizione. Le posso dire, invece, che il commento che viene da parte nostra è diverso, esattamente opposto.
È difficile non farle i complimenti, signor ministro, per essere riuscito, in un colpo solo, ad avere subito contro le parole del Commissario dell'Unione europea, a ricompattare i sindacati contro il Governo - sindacati che erano divisi nei rapporti con lo stesso - e, per quanto riguarda la Borsa, signor ministro, lei ha spiegato che ieri sera è andato in televisione perché aveva paura della Borsa: ebbene, dopo che lei ha annunciato quello che ha annunciato, con lo scompiglio politico che ne è derivato, e la Borsa, stamane, è andata su del 2 per cento.

GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Appunto!

ENRICO LETTA. Questa è la dimostrazione che l'urgenza da lei sostenuta non aveva alcun motivo di essere e, soprattutto, che la Borsa non ha creduto all'uso politico delle sue cifre, che è un uso sbagliato. Il ministro delle attività produttive ha detto che oggi non c'è alcuna possibilità di stabilire con certezza, alcuna cifra e aggiungo - non voglio essere eccessivo - che il Presidente della Repubblica, stamane, ha voluto dare ampia notizia della convocazione del presidente dell'ISTAT.
Lei è riuscito, in un colpo solo, a mettere tutte queste cose insieme.

PRESIDENTE. Onorevole Letta, la prego di avviarsi alla conclusione.

ENRICO LETTA. Potrei dire che, come nel gioco dell'oca, in un colpo solo, è capitato in una casella in cui ha fatto tornare tutto il Governo alla casella del via. Con il fatto di ieri - che non riesco a capire e, personalmente, immagino non essere stato concordato con un maestro di comunicazione come il Presidente Berlusconi - lei ha cancellato tutto il lavoro di accreditamento che il Governo, in un mese, aveva fatto.
In una parola, e termino signor Presidente, da ieri sera voi ci avete riaperto la


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speranza come opposizione: dai primi passi di questo Governo sinceramente temevamo, signor ministro e signor Vicepresidente del Consiglio dei ministri, che questa storia fosse diversa da quella del 1994. Lo temevamo dai buoni passi con cui avevate cominciato, dalla composizione stessa dell'esecutivo; quello che è successo ieri sera, ci fa dire che la speranza si riapre.
Per noi come opposizione, questo è un fatto positivo: opposizione costruttiva, opposizione della corona, davanti a un Governo di piazza televisiva. Possiamo essere contenti come opposizione, signor Presidente, ma non lo siamo come italiani (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Prego i colleghi di non superare il tempo loro assegnato; io non ho la vocazione del cronometrista, però mi fa piacere che tutti rispettino i tempi previsti.

ROBERTO VILLETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha quattro minuti di tempo a sua disposizione.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, ieri ci siamo trovati di fronte a un episodio che è - da molti punti di vista - veramente inedito e straordinario. Il ministro dell'economia e delle finanze Tremonti, cioè un ministro del nostro paese, va al telegiornale e comunica cifre allarmanti sulla situazione dei conti pubblici.
Dopo aver comunicato tutto ciò, non agisce - come avrebbe fatto qualsiasi ministro dell'economia di qualsiasi paese - ma aggiunge un messaggio rassicurante dicendo che il Governo provvederà con delle misure di correzione dei conti pubblici.
Il ministro Tremonti ci ha ripetuto che non era necessario, affermando che saremmo noi dell'opposizione a dire che ci vogliono delle misure di correzione dei conti pubblici; ma, anche Il Giornale - che notoriamente è vicino alla maggioranza - scrive che, comunque si consideri lo stato dell'arte, è necessaria, prioritariamente, una manovra correttiva che porti all'1 per cento il deficit: quindi, non sono solo gli oppositori.
Allora voglio soffermarmi su questo aspetto, che considero veramente rilevante: si era obiettato su cosa avesse spinto Monorchio a correggere in misura così rilevante le sue stime sui conti pubblici italiani.
Il ministro ci ha detto che, se vi fossero stati una serie di atti conseguenti, lo scostamento sarebbe stato di 10 mila miliardi. Naturalmente, senza questi atti conseguenti si arrivava a 44 mila 500 miliardi. Ma, un Governo di centrosinistra avrebbe posto in essere quegli atti conseguenti e, quindi, lo scostamento potrebbe essere nella misura di 10 mila miliardi.
Signor ministro, la libertà di critica consente di attaccare l'opposizione e i Governi precedenti ma, attenzione, perché vi è un senso di continuità nazionale. Non vorrei che lei, attaccando i Governi precedenti e attaccando l'opposizione, crei dei guai al paese!
La verità, che rappresenta la risposta al sofisma, è la seguente: non c'è bisogno di una manovra, perché ponendo in atto quegli atti conseguenti lo scostamento sarà limitato e, quindi, il ministro Tremonti, dopo aver gridato «al lupo! Al lupo!», alla fine dell'anno potrà dire che senza una manovra è stato capace di rimettere a posto le cose. E no! Senza una manovra non avrà assolutamente rimesso a posto le cose, è l'eredità che ha ricevuto che non era così pesante come lei l'ha descritta.
È possibile stabilire rapporti tra maggioranza e opposizione così come sono stati impostati dal ministro Tremonti? Io credo proprio di no. Mi sembra che già ieri il ministro Tremonti abbia dato un bel colpo alla concertazione con i sindacati. Se seguitiamo su questo abbrivio, non si rispetta quel principio fondamentale, nel rapporto tra maggioranza e opposizione,


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secondo cui alla base vi devono essere sempre gli interessi del paese. Solitamente sono le maggioranze che li tutelano e talvolta le opposizioni fanno un po' di propaganda. In questo caso ci troviamo in una situazione in cui l'opposizione difende con forza gli interessi del paese e la maggioranza e il Governo, per ragioni propagandistiche, non si curano di danneggiarli.
Proseguendo su questa strada non credo che continuerete ad avere consensi nel paese; in questo modo i consensi si perdono e gli artifici comunicativi servono a poco perché, alla fine, ci si deve confrontare con la dura realtà dei fatti (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

ALFONSO PECORARO SCANIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a disposizione quattro minuti.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, signor ministro, è chiaro che la situazione - che è stata già delineata da questi interventi - dimostra una grande contraddizione. Abbiamo assistito in questa sede, anche stamani, più ad un comizio, che era quasi un ulteriore capitolo della lunghissima campagna elettorale, che non ad un confronto tra un ministro della Repubblica e la Camera dei deputati.
Devo ringraziare, a nome dei deputati del gruppo dei Verdi, il Presidente Casini anche per il richiamo che ha fatto alla necessità che i rapporti tra il Governo e il Parlamento siano improntati a principi di correttezza istituzionale. Ciò è fondamentale, anche perché lei, signor ministro, dovrà venire più volte qui in Parlamento - e la pregherei di ascoltarmi - per l'approvazione del Dpef e della legge finanziaria.
Credo che l'esperienza fatta in questa occasione, di un annuncio dato prima al telegiornale e poi, troppo tardi, in Parlamento, non debba ripetersi. Ritengo che il richiamo del Presente Casini debba essere accolto in questa direzione, nel senso cioè che vi è un rapporto istituzionale con il Parlamento che va mantenuto. Oltretutto, lei aveva già sostenuto in diverse dichiarazioni che avrebbe comunicato al Parlamento - e si presupponeva, innanzitutto, al Parlamento - queste valutazioni.
Sembra, dunque, che vi sia una difficoltà di metodo che va recuperata; c'è anche una preoccupante questione di merito, ovvero sembra che l'enfasi su un buco dalle dimensioni più o meno variabili sia un alibi per non rispettare le promesse. Non soltanto, ma c'è un argomento che è ritornato nel suo intervento ed è ritornato preoccupantemente nell'intervento del collega Pagliarini, della Lega nord Padania, ovvero che voi vogliate svendere il patrimonio pubblico italiano.
Pagliarini ha detto molto chiaramente che il problema non sono le privatizzazioni, ha detto che bisogna vendere il demanio dello Stato. Noi più volte abbiamo affrontato questo argomento; ebbene, non accetteremo che ci sia una svendita del patrimonio pubblico. Pagliarini ha esteso il concetto, io credo che lei non vorrà condividere l'idea di vendere anche gli ospedali e le scuole; nell'impostazione di Pagliarini, tuttavia, il riferimento era anche in questa direzione; non solo alla necessità di mettere in competizione, dicendo: ci sono una serie di elementi pubblici, si può vendere.
Io credo che il campanello d'allarme che lei ha lanciato sulla vendita del patrimonio pubblico debba essere ben chiarito, forse non oggi, ma sicuramente nella prima occasione utile, per capirne il significato. Una cosa è dire «noi nonostante tutto non faremo manovre», altro è parlare con tanta enfasi e con la sottolineatura del rappresentante della Lega Nord Padania della vendita del patrimonio pubblico. Lo abbiamo più volte impedito quando si trattava di vendita delle spiagge, di vendita dei beni pubblici dello Stato, di vendita del patrimonio artistico ed architettonico italiano.


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Se questo era il tentativo di inserire un elemento nella discussione, con questa telenovela del buco, per poi in realtà fare un vero buco, quello alla ricchezza del patrimonio pubblico del paese, che è patrimonio di tutti, allora noi non ci limiteremo ad essere molto vigili ma lo impediremo. Non accetteremo - come abbiamo fatto più volte anche in passato su alcuni emendamenti - che si vendano le spiagge, che si vendano i monumenti, che si vendano le scuole o che si vendano gli ospedali.
Se questa è la logica con cui volete smantellare l'Italia, su questo troverete non solo i Verdi, ma - credo - tutto il centro sinistra e l'Ulivo in posizione di netta difesa del patrimonio pubblico, che è degli italiani e non del suo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

MAURIZIO LEO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Leo, le ricordo che ha a disposizione sette minuti.

MAURIZIO LEO. Signor Presidente, innanzitutto dobbiamo rivolgere un sentito ringraziamento al ministro Tremonti perché è riuscito a puntualizzare bene i termini della questione; si è partiti dal concetto di fabbisogno di cassa, si è parlato di indebitamento e si è detto come, partendo dal fabbisogno di cassa, si arriva all'indebitamento. Quindi, abbiamo un quadro di riferimento sicuramente più chiaro. Ma io vorrei analizzare le cause del buco nei conti pubblici; in buona sostanza le cause sono riferibili a quattro elementi.
Il primo elemento è rappresentato dal cattivo andamento delle lotterie: sicuramente questo è un aspetto che non è imputabile al Governo che si è da poco insediato, è un aspetto che è imputabile al Governo di centrosinistra, il che significa che non ha saputo bene monitorare e seguire un importante comparto dell'economia nazionale.
Un altro aspetto che a mio avviso è di notevole rilievo nella determinazione di questo dissesto dei conti pubblici è rappresentato dai mancati introiti dei capital gain. Mi spiace che non siano presenti i colleghi dell'opposizione, ma dobbiamo ricordare che nella scorsa legislatura si è introdotto un meccanismo di tassazione sui capital gain a dir poco abnorme; praticamente, si tassava un reddito inesistente. Se io avevo acquistato delle partecipazioni, titoli FIAT, titoli Montedison e non avevo venduto questi titoli, venivo tassato per il mero fatto oggettivo della crescita dei mercati. Quindi, il mercato borsistico cresceva, io non realizzavo una lira di reddito e venivo tassato con il meccanismo del risparmio, del maturato, un meccanismo a cui si aggiungeva un ulteriore aggravio rappresentato dal cosiddetto equalizzatore, contestato da tutti quanti e che spero il Governo di centrodestra rimuoverà dallo scenario dell'ordinamento tributario. Quindi, i capital gain, per i quali avevamo realizzato negli anni precedenti 14 mila miliardi, erano stati cifrati, per quest'anno, in 7 mila miliardi, ma 7 mila 5 cento miliardi non sono entrati; ne sono entrati a mala pena 1.500 miliardi. Quindi significa che nelle previsioni di gettito c'è stato uno scollamento nel sistema generale.
Un altro tema che ha comportato questo buco nei conti pubblici, come ricordava il ministro Tremonti, è connesso alla mancata cessione degli immobili. Qui, il Governo precedente avrebbe potuto ben fare e, purtroppo, non ha fatto.
Un'altra questione è relativa all'autotassazione. In questo caso, basta avere dei rudimenti di economia per capire che se manovre di anni precedenti vengono impostate male, gli effetti si ripercuotono sull'autotassazione. Nel momento in cui si fa una legge finanziaria, come l'ultima, si prevedono agevolazioni, detrazioni, benefici e via dicendo. È quando si pagano, in termini di cassa, questi benefici? Si pagano nel momento in cui il contribuente andrà a dichiarare le imposte, quindi in autotassazione. Ma, come diceva il ministro Tremonti, l'autotassazione di quest'anno


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non ha dato risultati soddisfacenti, per cui si sono dovuti ritoccare i conti pubblici di circa 6 mila miliardi: questi sono fatti oggettivi, concreti, certi.
Quanto alle misure di rilancio dell'economia, in particolare, alla emersione del sommerso e alla legge Tremonti, mi meraviglio che si dica che l'emersione del sommerso possa provocare aggravi al bilancio dello Stato. Chi ha letto questi documenti, che ora sono all'esame del Senato, ha potuto riscontrare che l'emersione del sommerso comporta il pagamento dell'imposta sostitutiva. Quindi, se un contribuente non pagava una lira per i dipendenti che occupava, va ora ad assoggettare a tassazione un reddito corrispondente alle retribuzioni di questi soggetti: va ad assoggettarla con imposta sostitutiva. Da che mondo è mondo questa è un'imposta che prende il luogo di altre imposte e, quindi, nel momento in cui viene pagata, affluisce denaro alle casse dello Stato. Mi sembra strano che una manovra di questo tipo porti dei danni, anziché dei benefici, al bilancio dello Stato.
Vorrei concludere con la legge Tremonti. Come può questo provvedimento, che tanto bene ha fatto negli anni 1994 e 1995 (tutti ricordiamo come a gran voce è stato richiesto un intervento di questo tipo), provocare grossi esborsi per i conti pubblici? Noi sappiamo che questa legge prevede un meccanismo attraverso il quale si detassa il reddito se si acquistano beni strumentali o beni di investimento. Pertanto, chi vende il bene strumentale ad un'impresa, sul ricavo di questo bene pagherà le imposte: si amplia la base imponibile dell'IVA e quindi vi è gettito per l'erario. Chi acquista questi beni, li impiegherà nella produzione e, quindi, prolifereranno i ricavi e la base imponibile IVA.
Questi sono elementi che vanno tenuti in conto e mi pare che su di essi stia riflettendo anche il servizio studi del Senato, per giungere a conclusioni secondo le quali la manovra dei 100 giorni non crea grossi sconquassi sui conti pubblici.
Un'ultima osservazione la vorrei fare - poi concludo, signor Presidente -, con riferimento alle agevolazioni alle grandi imprese. Io sarei cauto con affermazioni di questo tipo. Le agevolazioni alle grandi imprese non vengono fatte con la Tremonti o con l'emersione del sommerso, ma sono state realizzate con la DIT o forse con la legge Visco, che, peraltro, sono provvedimenti così fatti male dal punto di vista tecnico per cui le stesse imprese non se ne sono avvalse.
Le misure attualmente allo studio, che sono in questo momento all'esame del Senato, rilanceranno sicuramente l'economia, faranno crescere il denominatore del rapporto deficit-PIL e in questo senso si darà sicuramente una nuova immagine ed un nuovo impulso alla nostra nazione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

LUIGI CASERO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha sette minuti a disposizione.

LUIGI CASERO. Signor Presidente, signor Vicepresidente del consiglio, signor ministro, inizio il mio intervento citando alcune parole pronunciate dal presidente del mio gruppo Elio Vito nella seduta di ieri. In quell'occasione si è discusso molto dei rapporti fra Governo e Parlamento analizzando questi primi giorni di lavori parlamentari.
Si è visto come in questa prima fase di legislatura esistano continue richieste di audizioni di membri del Governo da parte dei rappresentanti della sinistra.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 14,55)

LUIGI CASERO. A fronte di queste richieste, ieri il ministro Sirchia è venuto in aula, oggi il ministro Tremonti è venuto in aula dopo circa tre ore dalla richiesta. Questo dimostra il clima ed il rapporto che questo Governo vuol tenere con il


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Parlamento, un rapporto che resta assolutamente al di sopra di strumentali polemiche che ho sentito nella prima parte degli interventi.
Ringrazio il ministro Tremonti perché - forse per la prima volta in quest'aula, ma sicuramente per la prima volta nel paese - ha cercato di dimostrare in modo chiaro e preciso l'andamento dei conti dello Stato. Oggi egli ha cercato di dimostrare perché esisteva l'esigenza di presentare questi dati nella serata di ieri, ha cercato di dimostrare la differenza fra indebitamento netto di competenza e fabbisogno di cassa, cosa che forse è poco conosciuta dalla maggioranza degli italiani e che risulta fondamentale per l'andamento dei costi dello Stato.
Il ministro Tremonti ha posto anche delle domande assolutamente non polemiche, tant'è vero che ha citato l'andamento dell'indebitamento netto di competenza che rappresenta il dato minore del deficit previsto; egli ha detto che l'andamento netto di competenza passa da un buco previsto dello 0,8 per cento, ad un buco dell'1,9 per cento. Egli ha chiesto ad autorevoli membri dell'Ulivo, agli autorevoli membri dei precedenti governi di giustificare questo incremento di buco. Ho sentito interventi di autorevoli membri del vecchio Governo, l'onorevole Fassino, l'onorevole Letta ma nessuno ha parlato di questo punto: si è cercato di fare demagogia su altri temi.
Il ministro Tremonti ha parlato anche della differenza preoccupante che si sta manifestando tra l'andamento tendenziale del fabbisogno di cassa e l'andamento tendenziale dell'indebitamento di competenza; è una differenza preoccupante perché giustamente, come ha detto l'onorevole Pagliarini, per ridurre il fabbisogno di cassa basta chiudere i rubinetti, cercare di pagare meno e fondamentalmente creare indebitamento. Sono state dette inoltre alcune cose precise e certe dal punto di vista programmatico. Innanzitutto si è detto che non verrà fatta nessuna manovra strutturata dal punto di vista fiscale, quindi con nessun incremento di tasse e nessun taglio della spesa sociale. Su questo, dopo le dichiarazioni fatte da un ministro in quest'aula, si sono sentite considerazioni in posizione tendenzialmente contraria, ipotizzando tagli della spesa sociale, cosa che invece - è stata dichiarato - non verrà fatta.
Sempre in questa sede, dal punto di vista della politica economica, è stato detto che si cercherà di evitare che il fabbisogno diventi indebitamento attraverso un rigido controllo dei flussi, un taglio del 10 per cento della spesa e l'uso del demanio pubblico - ha detto Pagliarini -, del patrimonio pubblico - ha detto il ministro Tremonti - per poter ridurre l'indebitamento. I rappresentanti dell'Ulivo hanno reagito in modo un po' stizzito su questo, accusandoci di voler svendere il patrimonio dello Stato. Vi ricordo che questo paese, come ha detto giustamente il ministro Tremonti, ha un grande patrimonio pubblico spesso poco utilizzato e che nel passato, a fronte di tante dichiarazioni elettorali e giornalistiche che sono state fatte, non ha provocato in realtà nessun grande ritorno in termini patrimoniali. È stato inoltre posto un altro paletto molto importante, sia sui giornali sia in sede di Unione europea sia in questa sede, relativo all'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2003.
Mi sembra che sia stato fatto un discorso chiaro, sia in termini di spiegazione del deficit esistente sia in termini programmatici, che trova piena soddisfazione da parte del gruppo di Forza Italia. Ringrazio quindi il ministro per la disponibilità dimostrata venendo in aula e per la relazione fatta a quest'Assemblea.
Ho ascoltato con interesse anche le parole relative all'avvio della discussione sul documento di programmazione economico-finanziaria che avverrà in Commissione bilancio e che, sicuramente, consentirà di analizzare in modo molto preciso e con certezza il documento.
Ritengo che il DPEF conterrà tutta una serie di linee programmatiche non disgiunte da quel rigore di conti, da quel rigore finanziario che ha sempre contraddistinto la nostra azione, giudicata vincente dalla maggioranza degli italiani che


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si stanno tramutando in leggi in grado di fornire una risposta legislativa ed economica alla grande volontà di crescita del paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e del CCD-CDU Biancofiore - Congratulazioni).

BRUNO TABACCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, signor ministro la ringrazio! Credo che la questione dei rapporti tra il Governo ed il Parlamento non sia una questione nuova. Si è sempre posta e si pone oggi con maggiore urgenza di fronte all'irrompere del suo impatto mediatico. È certamente opportuno il richiamo del Presidente Casini, anche se bisogna riflettere sul fatto che certamente chi ha governato negli anni precedenti non è stato esente da queste critiche. Quanti annunci sono stati fatti, prima che in Parlamento, magari a «Porta a Porta»? Ma questo mi pare sia una questione non di sostanza anche se l'opposizione ha sostituito il dibattito sul merito con una questione di forma.
Il ministro Tremonti ha posto, con una certa chiarezza, i termini esatti del problema.
La Banca d'Italia, con riferimento all'anno 2001, parla di un fabbisogno di cassa di 62 mila miliardi. La Ragioneria generale dello Stato, con riferimento all'indebitamento netto della pubblica amministrazione, quindi in termini di competenza, parla di 44 mila miliardi. D'altro canto, questa cifra non era certo nuova. Guardando lo scostamento, già individuato nella trimestrale di cassa nella primavera scorsa dal ministro Visco, c'era un'indicazione che sfiorava i ventimila miliardi. Non vedo perché si debba indicare ciò come un fatto di novità.
Guardando invece il grafico che ho estratto da Internet e con il quale ho potuto seguire l'intervento del ministro Tremonti, sullo scostamento tra il fabbisogno del settore pubblico e l'indebitamento delle amministrazioni pubbliche, si rileva che fino al 1999, più o meno, queste variabili sono andate di pari passo. Dal 1999 in poi c'è una spinta verso l'alt del fabbisogno di cassa. Come mai? Più o meno ciò coincide con l'esperienza di Ciampi come ministro del tesoro. Evidentemente, il controllo di quel ministro del tesoro sul fabbisogno di cassa è stato molto più insistente e pertinente di quanto è avvenuto successivamente.
Potremmo anche porci un'altra questione. È proprio vero che il centrosinistra ha fatto in questi anni riforme strutturali? Non è invece accaduto che l'aver perso il controllo sui flussi di cassa è la conseguenza di manovre che non erano certo di natura strutturale ma invece legate più ad una vernice? Capisco l'imbarazzo evidente nel fornire spiegazioni.
Vorrei però prospettare al ministro Tremonti una questione. Per una ragione di trasparenza sarebbe opportuno per il Parlamento poter disporre in tempi reali del raccordo tra le due variabili che in questa Assemblea sono state indicate; bisogna avere chiarezza sul fabbisogno, monitorato dalla Banca d'Italia, e sull'indebitamento netto della pubblica amministrazione, monitorato dall'ISTAT, ai fini del patto di stabilità. Bisogna trovare la maniera di poter avere un dato continuo sull'andamento di queste due voci e sul loro raccordo per poterne intuire in tempo gli scostamenti e produrre tutte le iniziative del caso per correggerli.
Mi sembra che il ministro Tremonti abbia poi indicato con chiarezza le iniziative che il Governo, da poco costituito, è intenzionato ad assumere. Credo debbano essere richiamate dal momento che saranno sicuramente all'interno del DPEF.
In primo luogo, evitare che il fabbisogno di cassa si traduca in indebitamento netto. È evidente: bisogna fare in modo che la forbice, anzichè allargarsi, si riduca. Tuttavia, l'indebitamento netto va ridotto con misure strutturali, non essendo sufficiente il controllo di cassa che riproporrebbe diversamente il problema.
Le riforme strutturali non riguardano «aria fritta», bensì la stessa struttura


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dello Stato sociale che, così com'è, tratta tutti alla stessa maniera. Altro che la difesa degli interessi dei più deboli!
Lo Stato sociale, per come è strutturato adesso, è un inno all'ingiustizia, non tenendo conto delle profonde trasformazioni che sono intervenute nella struttura sociale, non soltanto dell'Italia, ma anche con riferimento ad altre esperienze dei paesi europei.
In secondo luogo, occorre rilanciare il programma di dismissioni al centro come in periferia: vi è tutto il nodo relativo alla privatizzazione delle aziende municipalizzate, dalla quale gli enti locali possono trarre risorse per guardare con maggiore serenità al futuro. Altro che dismissione del patrimonio pubblico! Vorrei poi capire come siano stati sistemati i conti in Italia in questi anni. L'onorevole Pecoraro Scanio non ho avuto il tempo di seguire queste cose.

ALFREDO BIONDI. Anche se lo avesse avuto...

BRUNO TABACCI. Ci sarebbe da effettuare un'indagine precisa sul significato, sul valore, nonché sul peso delle privatizzazioni che dal Governo Amato in poi sono state realizzate e che certo hanno fornito un contributo importante e rilevante al recupero dei punti di equilibrio.
Ciò che però è significativo - l'onorevole Letta sbaglia al riguardo - è che, leggendo oggi i giornali a proposito delle dichiarazioni del ministro Tremonti circa la preoccupazione di rilasciare dichiarazioni a mercati aperti, l'onorevole Letta attribuisce ad esse l'andamento della borsa di stamattina, rovesciando i termini esatti. Quello che emerge invece è molto chiaro: quando si lancia un messaggio positivo il cui contenuto punta sullo sviluppo e quindi si mira ad incrociare la dinamica attesa di una ripresa congiunturale sul piano internazionale, attivando un circolo virtuoso, ebbene, evidentemente si innesca una attesa positiva dei mercati.
Concludo, signor Presidente, con il riferimento ad una frase del capogruppo dei Democratici di sinistra Violante che stamane mi ha colpito, al termine del suo intervento, per la verità molto appassionato di cui gli va dato atto. Egli ha fatto una distinzione che mi ha in parte sorpreso e in parte mi ha convinto. Egli ha detto che: «dividendo il Parlamento in due, nella vostra parte vi sarebbe un modernismo reazionario, mentre nella nostra ci sarebbe una modernità civile». Ho trovato in questa posizione una presunzione senza limiti ed un moralismo senza morale di chi pretende di continuare ad attribuire e a certificare voti e qualità con riferimento ai termini di progresso, di moralità e di civiltà (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU Biancofiore). Non è così: gli italiani se ne sono resi conto e credo che, per la sinistra, sia meglio che anch'essa se ne renda conto; altrimenti, essa incrocia la storia guardando indietro (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD-CDU Biancofiore, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo.
Sospendo brevemente la seduta.

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