Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 15 del 12/7/2001
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(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 688)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 13.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Onorevoli colleghi, rilevo che il sistema segnala alcuni voti doppi.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 362
Maggioranza 182
Hanno votato
sì 178
Hanno votato
no 184).


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Prendo atto che il dispositivo di voto della postazione dell'onorevole Bettini, che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole, non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 13.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, come ho detto, c'è stato un lavoro proficuo tra maggioranza ed opposizione per rendere questo comma certamente più coerente con le disposizioni della Costituzione. Allo stesso tempo, però, rimangono alcuni inconvenienti che io vorrei segnalare; anche il subemendamento che noi voteremo e che consente di derogare soltanto i limiti temporali per quanto riguarda la magistratura, non soltanto non risolve il problema ma costituisce, comunque, un'interferenza con gli organi di autogoverno.
Signor Presidente, così non riesco a proseguire.

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, consentite di parlare al collega Sinisi, che sta dicendo, tra l'altro, cose importanti.

GIANNICOLA SINISI. C'è comunque un'interferenza con gli organi di autogoverno.
Noi comprendiamo lo scopo della proposta, cioè far sì che non vi sia una resistenza inutile da parte delle magistrature, affinché ci si possa avvalere dei magistrati per l'intero periodo della durata del Governo e che quindi alcune decisioni degli organi di presidenza, che limitano a pochi anni, ad un massimo di tre anni, questo genere di collaborazioni non coincidano e confliggano con la durata in carica degli organi costituzionali. Tuttavia, riteniamo comunque sbagliato che sia il Parlamento, attraverso una legge, a dettare agli uffici di presidenza degli organi amministrativi e al Consiglio superiore della magistratura i limiti entro i quali si debbano muovere, perché questo costituisce, comunque, una violazione dell'articolo 105 e, quindi, anche dell'articolo 104 della Costituzione, a tutela dell'indipendenza dell'autonomia della magistratura.
Queste sono le ragioni, signor Presidente, per cui, pur condividendo lo spirito e gli obiettivi di questa proposta del Governo e della stessa maggioranza, non siamo in grado di votare a favore di questo comma, di cui chiediamo la soppressione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 13.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 398
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 188
Hanno votato
no 210).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Dell'Anna non ha funzionato.
Passiamo all'emendamento Sabattini 13.6.

GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo, anche a nome degli altri presentatori, per preannunciare il ritiro degli emendamenti Sabattini 13.6, Bressa 13.5 e 13.8, Sabattini 13.9 e Boato 13.10.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.13.11.1 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, come poc'anzi ha detto perfettamente il collega Sinisi, noi abbiamo avuto (e tuttora


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abbiamo) forti riserve sul testo dell'articolo 13, così come varato dal Governo. Proprio perché non abbiamo agito con una logica ostruzionistica - il ritiro di una serie di emendamenti, fatto poco fa dal collega Bressa ne è la dimostrazione palmare -, abbiamo cercato di lavorare nel senso quanto meno di migliorare, nella migliore ipotesi, o di ridurre i danni, nella peggiore.
Per questo, abbiamo cercato di affermare, con l'emendamento successivo Bressa 13.11, il principio del rispetto dell'autonomia di ogni singolo ordinamento di appartenenza delle persone e dei dipendenti che verranno chiamati agli incarichi di diretta collaborazione con il Presidente il Consiglio dei ministri o con i singoli ministri. Già su questo punto, vorrei precisare che il testo che la Commissione ha portato all'Assemblea è diverso da quello originario del Governo, che faceva riferimento anche ai sottosegretari: in questo caso si parla soltanto di Presidenza del Consiglio dei ministri e dei singoli ministri.
Tuttavia, l'emendamento Bressa 13.11 ha portato nella Commissione e nel Comitato dei nove ad un dibattito nel corso del quale è stato formulato, di comune accordo, il subemendamento 0.13.11.1 della Commissione, che quando sarà approvato - e sarà approvato fra poco, signor Presidente -, assorbirà l'intera emendamento successivo: è per questo motivo che intervengo su di esso, perché lo sostituisce integralmente.
Questo emendamento sul quale la Commissione ha convenuto prevede il rispetto dell'autonomia statutaria degli enti territoriali e di quelli dotati di autonomia funzionale. In sostanza, ci si riferisce alle regioni, alle province - in futuro quando saranno costituite -, alle città metropolitane, ai comuni, alle comunità montane ed agli enti dotati di autonomia funzionale; in questo caso, in primo luogo, le università e per altri aspetti le camere di commercio.
Il fatto che in questo primo comma dell'articolo 13, dopo le modifiche che avevamo già conquistato in Commissione in sede referente, si possa oggi introdurre anche la garanzia relativa all'autonomia statutaria degli enti territoriali e degli enti dotati di autonomia funzionale è positivo poiché in questo modo si tiene conto delle preoccupazioni che il collega Sinisi poco fa aveva prospettato. Quindi voteremo a favore di questo subemendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il lavoro svolto dalla Commissione ha sicuramente alleviato i problemi che ho sollevato su questo provvedimento a proposito della copertura. Se sono state eliminate alcune disfunzioni in relazione all'invadenza nel sistema delle autonomie, restano tutte le illegittimità costituzionali per la trasgressione dell'articolo 81, comma 4, della Costituzione. Tale articolo prevede che, ogni qualvolta vi sia un maggiore o nuovo onere, questo debba essere coperto. È inequivocabile che l'articolo 13 del decreto-legge comporti nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica.
Signor Presidente, quando si fa osservare che queste collaborazioni esistevano già, si commette un errore di superficialità perché, rispetto alla normativa precedente, nella nuova è previsto che l'aspettativa sia retribuita. Dunque è evidente che esiste un onere.
In secondo luogo, nella precedente normativa, non erano inclusi gli organi costituzionali. Vorrei che tutti i colleghi si rendessero conto di quello che stiamo per votare perché non si tratta di dare la possibilità solo al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai ministri di disporre di un apparato pubblico personale a supporto della loro attività, ma in maniera «inusitata» si introduce la medesima possibilità anche per tutti gli organi costituzionali. Ciò significa moltiplicare sicuramente la spesa per la pubblica amministrazione. Non solo, al comma 3 si aggiunge che, qualora negli ordinamenti di provenienza vi sia un limite, esso è automaticamente aumentato del 13 per cento e, comunque, di almeno trenta unità. Qui


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l'invadenza rimane, ed in ogni caso la norma comporta sicuramente nuovi e maggiori oneri che dovrebbero essere coperti. Inoltre, caro Presidente, carissimi amici del Governo, risulta evidente che, quando il testo varato dalla Commissione dice: «Senza oneri a carico degli enti di appartenenza, qualora non si tratti di amministrazioni dello Stato», il testo stesso ammette che, nel caso in cui si tratti di amministrazioni dello Stato, gli oneri vi siano e ciò è implicitamente ammesso dallo stesso comma 1 dell'articolo 13.
Aggiungo, infine, che la Corte dei conti ha più volte fatto rilevare, a questo proposito, che esistono costi amministrativi. Penso che ogni collega si renda conto che se la Presidenza del Consiglio dei ministri, i ministri, gli organi costituzionali hanno il diritto di chiamare fuori ruolo o in aspettativa personale da tutte le pubbliche amministrazioni dello Stato, si creano dei costi.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, si appresti a concludere.

ANTONIO BOCCIA. Questo personale, infatti, nell'ente di appartenenza deve essere sostituito o con contratti a tempo determinato o con convenzioni o anche con l'attribuzione di compiti ad altri dipendenti. Quindi, signor Presidente, che vi siano oneri e che la non copertura trasgredisca l'articolo 81, comma 4 della Costituzione è inequivocabile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, voteremo a favore del subemendamento 0.13.11.1 della Commissione.
Esso segna il passaggio dal testo del Governo, che era stato denunciato come gravemente lesivo sia del mondo delle autonomie sia delle magistrature, ad un testo che non è certamente del tutto soddisfacente ma che, comunque, riafferma l'autonomia statutaria ed ordinamentale delle regioni, dei comuni, delle province, delle città metropolitane, degli enti dotati di autonomia funzionale. Pur con uno strappo che permane, la deroga ai limiti temporali del collocamento in aspettativa per quanto riguarda l'ordinamento del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, si rispetta il principio sancito dalla Costituzione di autogoverno delle magistrature.
Questa vicenda, signor Presidente, insegna però qualcosa: un Governo, prima ancora di ricevere la fiducia delle Camere, si è avventurato nella scrittura di un testo che, in poche righe, contestualmente e contemporaneamente distruggeva l'autonomia statutaria delle regioni, sancita già nella Costituzione del 1948, ribadita e ampliata con legge costituzionale n.1 del 1999, e distruggeva, invadendo la sfera di autogoverno delle magistrature, il principio di inamovibilità dei magistrati che non è dato a garanzia e a privilegio dello status del magistrato, ma a garanzia dell'imparzialità e della terzietà.
Vorrei allora dire ai colleghi del centrodestra: è giunto forse anche per loro il tempo di uscire da quella permanente ambiguità per la quale, quando si parla di giustizia e di processi, si invoca il giusto processo, l'imparzialità, la terzietà, mentre, quando si parla di potere e di governo, si fa scempio dei principi costituzionali, della autonomia e dell'indipendenza. Il testo ha subito una radicale e profonda modifica per una nostra ferma opposizione. Ne prendiamo atto e diciamo comunque al Governo che, sulla strada degli strappi costituzionali, troverà sempre questa opposizione pronta a fare argine e a respingervi indietro (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.

NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, vorrei rispondere brevemente all'intervento dell'onorevole Soda. Egli ha


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accusato il Governo di aver ipotizzato una normativa, all'articolo 13 del decreto-legge, lesiva dell'articolo 107 della Costituzione e comunque aggressiva nei confronti dell'autonomia e delle prerogative del Consiglio superiore della magistratura.
Signor Presidente, non intendo qui ripetere l'intero intervento svolto in Commissione affari costituzionali e vorrei completamente superare tutte le polemiche che al riguardo vi sono state, precisando però che esse, fin dall'inizio, nascevano da una non corretta lettura della norma, là dove si prevedeva che la decisione di collocare fuori ruolo i magistrati competeva comunque al Consiglio superiore la magistratura.
La ragione del mio intervento non è quindi ancorata allo sviluppo dinamico dei lavori, ma, probabilmente, all'ultima affermazione dell'onorevole Soda. Si è trattato sostanzialmente di un ammonimento rivolto al Governo e alla maggioranza circa l'intendimento di una forte opposizione che il centrosinistra farà in ordine a qualsiasi aggressione della magistratura; in sostanza, nei confronti di qualsiasi norma che tende a comprimere la cosiddetta inamovibilità, bene strumentale alle prerogative costituzionali garantite.
Vorrei allora ricordare all'onorevole Soda che nelle quattro proposte di legge presentate per la costituzione della Commissione antimafia, tutte provenienti dal centrosinistra, e in particolare in quella presentata dall'onorevole Boato, è prescritto che un magistrato ordinario venga designato come collaboratore della Commissione antimafia direttamente dal ministro della Giustizia. Ciò equivale evidentemente ad affermare che, quando si intendono fare delle battaglie di opposizione per l'affermazione di taluni principi, è bene forse tenerli presente anche nella stesura di quella norma.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, la ringrazio per il minuto che mi vorrà concedere per svolgere la mia dichiarazione di voto a titolo personale. Trovo davvero singolare che il collega Nitto Palma, relatore del progetto di legge sulla costituzione della Commissione parlamentare antimafia, introduca in questa sede, in sede di discussione di un decreto-legge, argomenti che avrebbero dovuto essere trattati altrove e che lo saranno nel pomeriggio. Al di là di questo, la norma che egli ha invocato è stata introdotta da un decreto-legge nel 1992 e largamente contestata; tuttavia, occorre distinguere, da un lato i poteri del ministro della Giustizia, dall'altro i poteri generali del Governo, per i quali la Corte costituzionale si è già espressa negativamente sancendone la illegittimità nella sentenza da me citata durante la discussione sul complesso degli emendamenti. (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.13.11.1 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 424
Astenuti 4
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 414
Hanno votato
no 10).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 13.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole.


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 13.11, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 422
Astenuti 4
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 421
Hanno votato
no 1).

GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, per dichiarare che ritiro, anche a nome degli altri presentatori, l'emendamento Boato 13.12 ed i subemendamenti Caldarola 0.13.46.1, Bressa 0.13.46.2, Boato 0.13.46.3, di cui sono cofirmatario.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.13.46.4 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi rivolgo sempre a coloro che dicono che stiamo facendo ostruzionismo per far rilevare che, ancora una volta, il collega Bressa poco fa ha ritirato in sequenza un emendamento e tre subemendamenti. Signor Presidente, come lei ha preannunciato, adesso stiamo esaminando un subemendamento della Commissione all'emendamento del Governo 13.46. Vorrei spiegare ai colleghi dell'Assemblea che cosa accade tra subemendamento ed emendamento.
L'emendamento del Governo, totalmente inaccettabile, afferma che questo tipo di incarichi possono essere conferiti anche in deroga a quanto previsto dai rispettivi ordinamenti di appartenenza. Se tale disposizione fosse rimasta - ed è molto grave che il Governo l'abbia voluta introdurre con un proprio emendamento - non solo noi avremmo espresso un voto contrario, ma vi avremmo trattenuto il più a lungo possibile su questo punto, per farvi capire la gravità della scelta che il Governo avrebbe voluto compiere: derogare a quanto previsto da tutti i rispettivi ordinamenti di appartenenza. Una scelta inaudita!
Alla fine, la nostra opposizione ha trovato ascolto, ma dopo una battaglia molto dura e dopo aver dato l'allarme, anche a livello di opinione pubblica, su quanto stava avvenendo. Grazie alla nostra opposizione, voteremo tutti insieme - e ne siamo lieti - a favore del subemendamento 0.13.46.4 della Commissione, che elimina totalmente questo riferimento.
Oltretutto, poco fa abbiamo approvato anche un subemendamento sul rispetto dell'autonomia statutaria degli enti territoriali e delle autonomie funzionali e, adesso, l'unica deroga che introdurremo - e che consideriamo accettabile - è la norma che stabilisce che non vi siano eventuali limiti temporali di due o tre anni per questo tipo di incarichi, ma che il limite possa essere di cinque anni (che è la durata di una legislatura). Ciò è razionale ed accettabile. Infatti, nel caso di una persona chiamata a collaborare con il Presidente del Consiglio dei ministri o con i ministri di questo Governo, presumendo - vedremo le vicende politiche - che questa maggioranza governi per l'intera legislatura, il limite temporale di due o tre anni sarebbe stato istituzionalmente poco funzionale e sarebbe più corretto prevedere che l'incarico di collaborazione possa durare per l'intera legislatura. Su questo l'opposizione ha convenuto, perché non abbiamo interesse a rendere difficile un rapporto di collaborazione tra il Governo e le persone chiamate a collaborare, ma quella che avremmo ritenuto totalmente inaccettabile, inaudita e da respingere con il massimo della forza era l'ipotesi, proposta


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dal Governo con l'emendamento 13.46, di derogare a tutti i rispettivi ordinamenti di appartenenza.
Esprimeremo pertanto voto favorevole sul subemendamento 0.13.46.4 della Commissione, che cambierà totalmente la natura dell'emendamento 13.46 del Governo. Non sarà più deroga agli ordinamenti di appartenenza, ma solo ai limiti temporali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, prendiamo atto con soddisfazione che continua questo dialogo positivo tra maggioranza e opposizione. Prendiamo atto, inoltre - anche se mi sembrava quasi del tutto scontato -, del ritiro dei nuovi emendamenti, ma, con la cortesia di sempre, vorrei far notare all'onorevole Boato - il quale legittimamente, ad ogni intervento, ci ripropone la tesi che non siamo di fronte ad una operazione ostruzionistica - che proprio questa era la vostra intenzione iniziale.
Mi faceva notare il collega Cristaldi che vi sono 21 ordini del giorno, tutti con lo stesso testo...

ANTONIO SODA. Li abbiamo ritirati!

GIANCLAUDIO BRESSA. Li abbiamo ritirati!

TEODORO BUONTEMPO. Sono stati ritirati. Ne prendiamo atto, ne prendiamo atto! Hanno tutti lo stesso testo, in cui cambia per 21 volte solo il numero dei giorni.

PIERO RUZZANTE. Non sai di cosa parli!

TEODORO BUONTEMPO. Il fatto che siano stati ritirati ci dà grande soddisfazione, ma dimostra che eravate partiti per promuovere un'azione ostruzionistica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il lavoro svolto dalla Commissione è sicuramente positivo e va dato atto alla stessa di aver ridotto gli effetti perversi di questo provvedimento. Però, signor Presidente, in questo caso - come ha ben spiegato l'onorevole Boato - sono stati posti dei limiti temporali. La domanda che dobbiamo porci è: quante persone i ministri, i Presidenti del Consiglio dei ministri e gli organi costituzionali, possono prendere nell'ambito della pubblica amministrazione? Questo provvedimento non mette alcun limite.
Ora, fin quando non vi è un limite nel numero delle possibilità, si tratta di una disfunzione in ordine alla trasparenza dei comportamenti; il guaio è che, di conseguenza, non vi è alcun limite in ordine alla spesa! Nel momento in cui non si fa riferimento ad un onere - e quindi ad un tetto di spesa - avremmo, senza alcun limite, la possibilità, per ministri, Presidenti del Consiglio dei ministri ed organi costituzionali, di prelevare il personale delle pubbliche amministrazioni senza alcun limite di spesa.
Nel corso dell'esame di questo provvedimento, mi sono più volte preso l'onere di suggerire al Governo di introdurre un emendamento all'articolo 16, quindi un comma in cui si ponga un limite agli ordinari stanziamenti dei bilanci della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei ministeri e degli organi costituzionali. Almeno consentiamo queste operazioni nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili. Ora, la mia domanda è: perché non si vuole introdurre questo tetto massimo di spesa? Perché non si vuole prevedere esplicitamente che queste operazioni di collocamento fuori ruolo, di aspettative retribuite, avvengano, almeno, entro il limite massimo di spesa?
Il sospetto è che già si sappia che dovranno essere travalicati tali limiti. Poi, quando andremo in assestamento, il Governo sosterrà che è presente un ulteriore


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buco e daranno la colpa, magari, al precedente Governo. Ma se poniamo in essere provvedimenti che determinano il buco, è evidente che poi il buco ci sarà. Vale per questo, vale per il provvedimento sulle operazioni tributarie, vale per la manovra dei cento giorni. Da una parte, si crea il buco e, dall'altra, ci si lamenta che lo stesso ci sia. Ma come, giustamente, ha detto questa mattina il presidente Violante, andiamo anche a vedere quali sono le cause e i tempi, perché da un mese a questa parte sicuramente si stanno determinando le condizioni per avere un forte buco nell'ambito dei conti pubblici. E questo provvedimento ne è la prova.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, devo far presente che siamo qua ad aprire questa discussione affinché in quest'aula vengano affermati quei principi della Costituzione che dovrebbero essere cari a tutti noi.
Non possiamo che essere grati al Governo ed alla maggioranza per aver prestato ascolto alle nostre osservazioni. Quindi, come vede, non c'è alcuna distrazione, alcuna presa di posizione demagogica. Ma quando ho detto, durante il mio intervento, che l'attribuzione al Consiglio superiore della magistratura della competenza esclusiva in ordine all'assegnazione delle funzioni ed ai trasferimenti senza che sia consentito alcun intervento diretto del Ministro della giustizia sembra esprimere una chiara indicazione legislativa costituzionale, nel senso che questo potere rappresenta uno degli strumenti per realizzare le garanzie di autonomia e di indipendenza previste dall'articolo 104 della Costituzione, non ho adoperato parole mie, bensì quelle del commento di Bonifacio e di Giacobbe al menzionato articolo della Costituzione della Repubblica italiana.
Vi rendiamo omaggio per la vostra disponibilità, ma vi chiediamo oggi, con altrettanta disponibilità, di prendere atto che questi nostri interventi erano finalizzati a rendere ben evidenti le nostre intenzioni di tutela dei principi costituzionali, ai quali - lo ribadisco - tutti quanti noi dobbiamo prestare ossequio anche in questa sede.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, per quanto riguarda il subemendamento 0.13.46.4 della Commissione, vorrei ricordare anch'io che esso è il frutto di un lavoro comune, come ha poc'anzi fatto notare il collega Sinisi, il quale, con l'apporto dei suoi consigli, ha notevolmente contribuito ad individuare questa soluzione; dobbiamo ringraziare, peraltro, anche il ministro Frattini, il quale, nel corso di un Comitato dei nove, ha posto il problema in maniera chiara e ci ha consentito, così, di precisare in quale direzione volevamo andare: insieme, maggioranza, opposizione e Governo, siamo pervenuti a questa soluzione.
Questo testimonia che un'opposizione seria può dare contributi importanti. Quanto al lamentato ostruzionismo, ancora evocato, poco fa, da un deputato della maggioranza attuale, vi suggerisco di pensare che cosa potrebbe riferire un cronachista leggendo, per esempio, il resoconto stenografico della seconda metà della seduta di ieri, e cioè di ciò che è stato riportato essere avvenuto in quest'aula. Sono convinto che un cronachista neutrale, lontano dai dati - diciamo così - immediati, non potrebbe avere dubbi: l'ostruzionismo, nella seconda metà della giornata di ieri, e mi riferisco al momento in cui si discuteva del tema della sanità, è evidentemente venuto dalle file dell'attuale maggioranza, viste le cose che qui sono state dette da molti di voi ed anche da un capogruppo importante dell'attuale maggioranza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento


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0.13.46.4 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 428
Astenuti 8
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 428).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Lupi non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.46 del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento 13.46 del Governo perché, come ho detto, soprattutto così com'è stato subemendato, esso è venuto incontro ad un'esigenza importante, ovverosia all'esigenza di non interferire con le decisioni che autonomamente debbono assumere gli organi di autogoverno della magistratura.
Prendiamo atto, comunque, che si è voluto, in questa sede, mantenere l'indirizzo di non consentire altre valutazioni all'infuori di quella concernente i limiti della deroga alle limitazioni di carattere temporale. Condividiamo l'esigenza che un Governo possa avere a sua disposizione collaboratori per l'intera durata del proprio mandato; ci rendiamo conto, altresì, che la decisione di permettere tale collaborazione per pochi anni, e comunque per un periodo non coerente con il mandato parlamentare, avrebbe potuto certamente creare delle incongruenze proprio in termini di corretto, continuo ed efficiente operato delle amministrazioni interessate, dei ministri e del Presidente del Consiglio.
Ciò nondimeno, signor Presidente, pur prendendo atto di avere fino in fondo compreso che le nostre perplessità erano fondate - ed erano fondate su argomentazioni di ordine costituzionale e non soltanto su una presa di posizione di merito - , devo ricordare che, comunque, questo intervento che noi accettiamo, che va in direzione di quanto avevamo osservato, non tiene conto del fatto che sarebbe stato davvero più opportuno se avessimo dato un indirizzo, un'indicazione agli organi di autogoverno, che sarebbero stati liberi nella loro capacità di autodeterminazione in ordine alle nomine, ai trasferimenti, alle promozioni dei magistrati, così come previsto appunto dalla nostra Costituzione. Avevo detto che sul rispetto dei principi costituzionali non avremmo fatto sconti, ma non possiamo non tenere conto del fatto che le questioni che avevamo sollevato sono state comprese e comprese fino in fondo; il merito ci convince, il principio forse non è tutelato e rispettato così come avremmo voluto, ma, certamente, è coerente con le indicazioni che avevamo dato. Queste sono le ragioni per le quali voteremo a favore di questo emendamento del Governo, così com'è stato subemendato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.46 del Governo, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 441
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 434
Hanno votato
no 7).

Prendo atto che il dispositivo di voto delle postazioni degli onorevoli Camo, Pisa, Dell'Anna e Crisci non ha funzionato e che quest'ultimo avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 13.14.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, tra poco voteremo, insieme credo, perché c'è il parere favorevole del relatore e del Governo, questo nostro emendamento soppressivo dell'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 13, così com'era stato varato dalla Commissione in sede referente, dove il Governo aveva presentato prima un emendamento poi una nuova formulazione; la nuova formulazione prevedeva che ci fossero le stesse procedure per le richieste di collaborazione provenienti dagli organi costituzionali.
Nella discussione generale avevo sollevato perplessità di carattere istituzionale e costituzionale su questo periodo e lei, signor Presidente, aprendo il nostro dibattito nella seduta di martedì, si era pronunciato accogliendo alcune delle perplessità che avevo esposto, comunque prendendo atto che il Governo e il relatore avevamo dato parere favorevole all'emendamento soppressivo da noi proposto.
Quindi, prendiamo atto con soddisfazione sia di ciò che ha detto il Presidente della Camera sia del parere favorevole espresso sull'emendamento Bressa 13.14 da parte del relatore e del Governo, che supera un problema istituzionale e costituzionale che avevamo posto.
Signor Presidente, nel dichiarare il nostro voto favorevole su questo emendamento, contestualmente ritiriamo i successivi due emendamenti Sabattini 13.15 e Bressa 13.16.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, chiedo scusa se non sono stato abbastanza tempestivo, ma sarò comunque breve. Anche in questo caso la maggioranza e la Commissione sosterranno un emendamento che hanno proposto i colleghi Bressa, Sabattini e Boato. L'emendamento Bressa 13.14, infatti, prevede la soppressione della parte che stabilisce che queste procedure si applichino anche agli organi costituzionali. Credo che la maggioranza abbia compiuto una scelta corretta nel momento in cui ha deciso di sostenere questo emendamento, tra l'altro anche alla luce dell'emendamento precedentemente votato dal Governo, che fissa comunque la possibilità di un collocamento in aspettativa o fuori ruolo per un tempo non superiore a cinque anni. Credo anche che l'emendamento sia corretto nel merito, posto che gli organi costituzionali hanno periodi di durata non tutti di cinque anni, come è noto. Quindi, ritengo sia davvero un altro momento di intesa positivo sul corretto funzionamento del Parlamento in relazione all'osservanza dei principi; su questo, quindi, non posso che prendere atto della disponibilità del relatore e del Governo a votare favorevolmente questo emendamento, che, ovviamente, noi abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 13.14, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 450
Maggioranza 226
Hanno votato
sì 448
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che i dispositivi di voto degli onorevoli Crisci e Pisa non hanno funzionato.

GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, per dichiarare che ritiro l'emendamento


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Sabattini 13.15 di cui sono cofirmatario e il mio emendamento 13.16.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 13.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, intervengo con lo spirito critico ma costruttivo che i parlamentari dell'Ulivo hanno avuto in questi giorni, nel corso della discussione del disegno di legge di conversione, a sostegno della soppressione del secondo comma dell'articolo 13.
Se riflettiamo per un momento sul significato, al di là delle insidie testuali, di questo comma (cioè un aumento del 30 per cento dei consiglieri e del personale posto a disposizione del Presidente del Consiglio e dei ministri), dobbiamo immediatamente fare due riflessioni: la prima è che questa misura è in evidente contraddizione con quanto affermato dal «Presidente manager», direi, che si è lamentato di recente del fatto di avere troppi dipendenti a palazzo Chigi: ha invidiato il collega Premier inglese Blair che avrebbe solo 250 dipendenti mentre lui, ahimè, ne ha 1.400! Tuttavia si ritiene assolutamente necessario e urgente aumentare il contingente dei consiglieri! Ora, che lo stato confusionale di questa maggioranza e del Governo, peggiorato dalle dichiarazioni, gravissime, del ministro Tremonti, porti a ritenere come assolutamente necessario l'incremento della dotazione del numero dei consiglieri, ciò è probabilmente verosimile e, tuttavia, bisogna rilevare, con forza, che questo aumento del numero dei consiglieri non può essere definito di straordinaria necessità ed urgenza, almeno, al punto previsto per la decretazione d'urgenza ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione. Ricorrere ad un decreto-legge per una misura di questa natura è un atto estremamente grave!
Voglio ancora sottolineare, come è già stato in parte detto, che questi consiglieri verrebbero in sostanza recuperati, reperiti, all'interno delle magistrature ordinarie e in particolare della magistratura amministrativa. Ribadisco ciò che ho avuto modo di dire in sede di discussione generale: se insieme alle norma contenuta nel comma 2 dell'articolo 13 consideriamo anche che il Governo ha rifiutato la calendarizzazione della conversione in legge del decreto-legge n.179 del 2001 (quello istitutivo delle sezioni stralcio e del potenziamento degli organici dei magistrati amministrativi), viene a determinarsi un effetto estremamente chiaro - evidentemente anche al ministro Frattini che da quelle magistrature proviene e che ha a cuore la sorte della giustizia amministrativa - di evidente rallentamento del processo amministrativo, ed un effetto, anziché di potenziamento degli organici, di decurtazione degli stessi.
Non insisto oltre anche perché sull'articolo 13 abbiamo, in parte, già votato, tuttavia vi sono altri elementi: il modo imperioso con cui il Governo richiede questo stock di consiglieri agli altri poteri dello Stato senza il necessario fair-play istituzionale e anche la norma in tema di equiparazione dell'attività giurisdizionale a quella politica, norma che riteniamo invasiva dell'autonomia di giudizio degli organi di autogoverno della magistratura.
Concludo chiedendo davvero alla maggioranza parlamentare un atto ispirato al buon Governo, tante volte proclamato nel corso della campagna elettorale: la soppressione del comma 2 dell'articolo 13 (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, condivido non solo ciò che è stato detto poco fa, ma anche ciò che ha detto il collega Boccia nel suo intervento. In quest'Assemblea, egli svolge un po' la parte, lo dico in senso positivo, del «rompiscatole», cioè di colui che ricorda sistematicamente - forse lo ricorderemo anche al ministro Tremonti - gli aspetti di questo provvedimento, come di altri, che abbiano o non


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abbiano copertura finanziaria. Ebbene, per questo decreto-legge non vi è copertura finanziaria, in quanto si presume che sia un provvedimento privo di oneri aggiuntivi.
Abbiamo giustamente approvato - e su questo siamo d'accordo, l'abbiamo voluto anche noi - un primo comma dell'articolo 13 in cui si afferma testualmente: «senza oneri a carico degli enti di appartenenza qualora non si tratti di amministrazioni dello Stato».
Questo vuol dire che tutte le volte che il Governo deciderà - non stiamo contestando il fatto che il Governo lo possa fare - di chiedere, nel rispetto dell'autonomia statutaria, a regioni, province, comuni e, in futuro, città metropolitane, o anche ad università o camere di commercio, la collaborazione di dipendenti che prestano servizio direttamente presso la Presidenza del Consiglio dei ministri o i ministri stessi, lo dovrà fare senza oneri a carico degli enti di appartenenza, perché, appunto, non sono membri dell'amministrazione dello Stato. Con quale copertura si potrà realizzare tutto ciò? Ripeto, non contestiamo il fatto che il Governo lo possa fare, soprattutto dopo aver messo quei «paletti» su nostra iniziativa. Questo è un problema molto serio, onorevole Biondi, perché lei da liberale...

ALFREDO BIONDI. Sono a piede libero!

MARCO BOATO. Va bene, lei è a piede libero ma è anche liberale. Proseguendo l'intervento, nel comma 2 che proponiamo, questo sì, di sopprimere, si dice che: «nelle ipotesi indicate al comma 1, gli attuali contingenti numerici eventualmente previsti dai rispettivi ordinamenti di appartenenza dei soggetti interessati ed ostativi al loro collocamento fuori ruolo o in aspettativa retribuita sono aumentati fino al 30 per cento e, comunque, non oltre il massimo di 30 unità aggiuntive per ciascun ordinamento». Mi chiedo se non si tratti di uno scherzo. Provate ad immaginare cosa potrebbe significare questo per la giustizia amministrativa, contabile ed ordinaria (Consiglio di Stato, Corte dei conti, TAR e così via). Le magistrature hanno già un numero consistente di magistrati ordinari, amministrativi e contabili che non svolgono funzioni giurisdizionali, consultive o di controllo in quanto impegnati in altre funzioni.
Tutti noi - il ministro Castelli avrà a che fare con questi problemi - denunciamo l'irragionevole durata dei processi; tutti noi affermiamo - l'organismo unitario dell'avvocatura lo ha fatto pochi giorni fa a Palermo - la necessità di avere più personale magistratuale per superare tali problemi. In questa sede, invece, il Governo propone di aumentare fino al 30 per cento, e comunque fino a 30 unità aggiuntive, il personale, per esempio della magistratura ordinaria, amministrativa o contabile, di cui lo stesso potrà avvalersi per funzioni non di istituto, non giurisdizionali , non consultive e non di controllo.
È questo il motivo per cui, a prescindere dal comma 1 dell'articolo 13 - il quale così come è stato emendato, può essere oggi accettabile, fermo restando il problema della copertura finanziaria posto ripetutamente dal collega Boccia - il comma 2 pare invece gravemente inaccettabile. Perciò, proponiamo di votare a favore dell'emendamento soppressivo del comma 2 dell'articolo 13.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bonito. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, sono assolutamente d'accordo con quanto è stato egregiamente detto dai colleghi Mantini e Boato. Mi consenta, peraltro, un'ulteriore riflessione sulla materia che stiamo trattando.
Mi pare giusto ricordare che, nell'ambito del processo riformatore della giustizia, che tanto ci ha impegnato nel corso della XIII legislatura, uno dei momenti strutturali di crisi è stato sempre individuato, da tutte le parti politiche, nell'esiguo numero dei magistrati ordinari, amministrativi e contabili. Il processo riformatore della scorsa legislatura ha cercato


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di aggredire questo momento di crisi della giustizia. È noto che è stato incrementato l'organico della magistratura ordinaria di mille unità e che, nell'ambito della riforma della giustizia amministrativa, è stato incrementato il numero dei magistrati amministrativi. Anche quando la scorsa legislatura volgeva al termine, abbiamo tentato - lo ha ricordato l'onorevole Mantini - di incrementare ulteriormente il numero dei magistrati amministrativi attraverso un decreto-legge.
Ebbene, questo decreto-legge - come è noto - per scelta di questo Governo decadrà e oggi stiamo approvando una norma che consente una ulteriore distrazione, numericamente cospicua, di magistrati amministrativi dalle loro funzioni.
In altri termini, rispetto ad processo riformatore che cercava di incrementare il numero dei magistrati e che ha sempre cercato di limitare le possibilità di distrazione dei giudici dalle loro funzioni, oggi si innesca un autentico processo di controriforma. La controriforma si articola attraverso la decadenza di quel decreto-legge che istituiva le sezioni stralcio per la magistratura amministrativa e incrementava ulteriormente il numero dei magistrati amministrativi; oggi in quest'aula si sta approvando una norma che consente di derogare ed ampliare la possibilità di distrarre i magistrati dai compiti istituzionali.
Voglio ricordare ai colleghi che nella magistratura amministrativa, e in particolare nei TAR, oggi lavorano 290 magistrati, cioè l'intera giurisdizione amministrativa di primo grado è affidata a 290 magistrati amministrativi: togliere 30 magistrati significa sottrarre il 10 per cento della forza lavoro dei TAR. Se oggi una causa del circuito ordinario dura quattro anni, dopo l'approvazione di questa norma e dopo che la stessa troverà applicazione, i processi dureranno otto anni. Questo è il processo di controriforma del Governo di centrodestra: ai cittadini il giudizio (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PAOLO SANTULLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLO SANTULLI. Desidero segnalare che il mio dispositivo di voto è bloccato.

PRESIDENTE. Ne prendo atto.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 13.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 451
Votanti 450
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 254).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 13.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 457
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 201
Hanno votato
no 256).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 13.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per tornare su una questione che è stata a più riprese fatta propria dagli onorevoli Mantini, Bonito e Boato. Gli emendamenti Bressa 13.18, Boato 13.19, Sabattini 13.21


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e Bressa 13.22 cercano in qualche modo di porre un tetto definito alla possibilità di utilizzare personale proveniente da altre amministrazioni o dalle magistrature amministrative ordinarie o contabili. Si tratta di un aspetto di grande delicatezza. Il Governo ha negato la propria volontà di convertire il decreto-legge n. 179 che affrontava i gravissimi problemi della magistratura amministrativa. I tetti che vengono proposti dall'emendamento del Governo rischiano di svuotare completamente tanta parte della magistratura amministrativa e contabile. Vi è la possibilità di arrivare al distacco di 90 magistrati dei TAR e di un numero considerevole, rispetto all'organico, di consiglieri dello Stato e ciò avviene in presenza di una dichiarata e manifestata volontà da parte del Governo di non convertire un decreto-legge del Governo Amato che cercava di porre rimedio ad una situazione molto grave.
È stato detto che si interverrà con un provvedimento organico. Tuttavia, in attesa che tale provvedimento veda la luce, abbiamo questo atto che porterà a depauperare in maniera grave alcune magistrature - ripeto: la magistratura amministrativa e quella contabile - che in questo momento avrebbero, invece, bisogno di essere potenziate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere che - come il ministro Frattini sa - il personale distaccato presso la Presidenza del Consiglio, i ministeri e gli organi costituzionali, percepirà un assegno onnicomprensivo per il lavoro che svolge in quella sede in sostituzione di straordinari, premi per il miglioramento di servizio e quant'altro. Non prevedere un tetto massimo in tal senso, significa sicuramente determinare un aggravio di spesa per le amministrazioni che dovranno erogare l'assegno. Dunque, in aggiunta a quanto giustamente rilevato dal collega Bressa, vi sono oneri inequivocabili che violano l'articolo 81, comma 4, della Costituzione.
Signor Presidente, devo dirle con molta chiarezza e lealtà, che scriverò al Presidente della Repubblica per segnalare questa situazione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 13.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 457
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 210
Hanno votato
no 247).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 13.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 465
Votanti 464
Astenuti 1
Maggioranza 233
Hanno votato
sì 208
Hanno votato
no 256).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Sabattini 13.21.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.


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GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, sarò breve e chiedo scusa se insisto su questo punto, ma voglio ricordare ai colleghi che nella passata legislatura era stato accettato, nella piena condivisione di tutti, l'orientamento secondo cui i ministeri dovessero essere alleggeriti della presenza dei magistrati sino ad introdurre un tetto alle presenze dei magistrati nello stesso Ministero di grazia e giustizia, ora Ministero della giustizia. Attraverso un lungo dibattito parlamentare, ed una lunga discussione sul punto, si arrivò a definire che avrebbero dovuto essere non più di 50 i magistrati addetti alle varie funzioni all'interno del Ministero della giustizia.
Con la norma in esame (per la quale chiediamo un intervento emendativo che riconduca entro limiti accettabili aumento del 30 per cento) si potrebbe arrivare a far sì che nel Ministero della giustizia siano 50 i magistrati addetti ai vari uffici e possano essere circa 20 i magistrati dello staff del ministro. Credo che questa sia davvero una gravissima incongruenza ed un'inversione di tendenza rispetto ad un ragionamento che abbiamo condiviso e che oggi altera nuovamente la fisionomia dei rapporti fra magistratura e Governo. Diventano irragionevoli i rapporti tra la presenza di magistrati nei dipartimenti dell'amministrazione della giustizia e quella dei magistrati nello staff di diretta collaborazione del ministro.
Invito i colleghi, con i quali abbiamo condiviso molti punti, a tenere conto di quanto grave sia la distorsione che stiamo introducendo, non soltanto in termini di principi, ma anche di ragionevolezza delle proporzioni (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e del deputato Boato).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 13.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 460
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato
sì 210
Hanno votato
no 250).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 13. 22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato
sì 211
Hanno votato
no 242).

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Mantenendo acceso il quadro delle votazioni, chiederei al signor Presidente che i deputati segretari possano procedere, in questo momento, al controllo delle tessere di votazione.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, è una questione che abbiamo già posto. Credo sia nel suo pieno diritto di segretario di un gruppo importante chiedere la massima attenzione dei deputati segretari sulla regolarità delle votazioni, che è assicurata dal Presidente.
Invito pertanto i deputati segretari a compiere gli opportuni accertamenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Da più parti mi sono state rilevate tali questioni ed assicuro che la Presidenza sarà rigorosissima. Invito i deputati segretari,


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gli onorevoli Pistone e Deodato, a ritirare le tessere lasciate sul banco da parlamentari che si siano allontanati (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente). È giusto e conforme alla prassi parlamentare che si proceda così; non è niente di straordinario.
Passiamo adesso alla votazione dell'emendamento Bressa 13.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, l'emendamento Bressa 13.23 si riferisce al comma 3 dell'articolo 13. Tale comma è uno dei punti ....( volevo aspettare un attimo per non disturbare i colleghi che stanno parlando fra di loro)...

PRESIDENTE. Colleghi, mi sembra che stiamo procedendo speditamente. Cerchiamo di capire che, se situazioni già difficili si complicano con ragioni di altra natura, potremmo dover rimanere in quest'aula anche fino a domani l'altro. Prego, onorevole Boato, prosegua pure.

MARCO BOATO. Grazie, Presidente. Nel testo non ancora emendato il comma 3 recita: «Per i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, e per gli avvocati e procuratori dello Stato, gli organi competenti deliberano il collocamento fuori ruolo o in aspettativa retribuita, ai sensi di quanto disposto dai commi precedenti, fatta salva per i medesimi la facoltà di valutare straordinarie e motivate esigenze di servizio ostative al suo accoglimento».
Così com'è scritto, il comma è totalmente inaccettabile: è lesivo dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura - ordinaria, amministrativa e contabile - ed è, anche, lesivo degli ordinamenti che riguardano l'Avvocatura dello Stato. Infatti, si afferma, imperiosamente, non che possono deliberare, ma che deliberano.
Quindi, c'è un ordine per legge - anzi peggio, per decreto-legge - alle magistrature di deliberare secondo quanto chiede il Governo; cioè, il potere esecutivo decide cosa debbono deliberare gli organi di autogoverno delle magistrature ordinarie, amministrative e contabili, salvo che questi organi di autogoverno rifiutino, eccezionalmente, in base a straordinarie e motivate esigenze di servizio ostative, di concedere il distacco.
Signor Presidente, sul piano degli emendamenti...

PRESIDENTE. Onorevole Boato, la prego di avviarsi alla conclusione.

MARCO BOATO. ...a questo terzo comma - se non verrà seguita la strada maestra da noi indicata, cioè la soppressione del terzo comma - apporteremo alcune modifiche che, almeno, attenuino le preoccupazioni perfino di costituzionalità, anzi soprattutto di costituzionalità, di cui hanno parlato tutti colleghi che sono intervenuti, da ultimo, il collega Sinisi.
Attenueremo queste preoccupazioni, ma la strada maestra sarebbe quella di approvare questo emendamento Bressa 13.23 finalizzato a sopprimere questo terzo comma e, quindi, a superare una gravissima lesione dei principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura e delle magistrature. Ritengo che tali principi debbano essere riconosciuti da tutti, in qualunque appartenenza politica si riconoscano, al di là delle differenze fra maggioranza ed opposizione.
Sono, comunque, principi che noi riaffermiamo fortemente in quest'aula e che affermeremo anche con gli emendamenti successivi. Per tale motivo, invitiamo i colleghi ad esprimere un voto favorevole su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, abbiamo proposto gradualmente la soppressione e, poi, in sede di Comitato dei nove, la sostituzione della formula delle motivate esigenze con le ragioni, perché originariamente il decreto - questo lo dico anche per l'onorevole Nitto Palma - presentava una lesione costituzionale.


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All'inizio il Governo ha proposto che tutti i magistrati, nei limiti determinati e aumentati come sopra, fossero collocati fuori ruolo a seguito di precisa richiesta in tal senso. La Commissione, in un primo tempo, ha corretto tale previsione, introducendo la necessità della delibera dei consigli superiori e dei consigli di presidenza. Un ulteriore emendamento ci ha indotti a sostituire questi limiti, relativi alle esigenze di servizio, con la più ampia formula delle ragioni.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (Ore 10,57)

ANTONIO SODA. Perché l'emendamento soppressivo? Perché l'autogoverno significa che le norme che regolano anche il collocamento in aspettativa, fuori ruolo, dei magistrati sono regole di carattere generale che non possono essere né modificate con un decreto-legge né dettate dal Parlamento in deroga all'articolo 104 della Costituzione. Personalmente sono contrario a distogliere i magistrati dall'esercizio delle funzioni giurisdizionali (né trenta, né venti, né dieci); i magistrati facciano i processi e facciano le sentenze. Il paese è pieno di giuristi, si può attingere per i consiglieri ad altre categorie. Ma, visto che il Parlamento, anche nella scorsa legislatura, era orientato verso una parziale utilizzazione dei magistrati, una volta affermato tale principio di parziale utilizzazione per compiti di alta amministrazione o di collaborazione politica, le regole attraverso le quali i magistrati sono collocati fuori ruolo appartengono alla sfera di autogoverno.
Dunque, il fatto che il Parlamento deliberi ponendo limiti, criteri e principi sull'esercizio di questa sfera di autogoverno, è già - a mio avviso - lesivo del principio costituzionale. Da ciò la ragione della soppressione e, come vedremo in seguito, la ragione della modifica della seconda proposta del Governo sulle motivate esigenze di servizio, in quanto i criteri attraverso i quali il Consiglio superiore e i consigli di presidenza delle magistrature amministrative possono negare il collocamento fuori ruolo non possono essere ricondotti esclusivamente alle esigenze di servizio, ma possono essere apprezzati anche con riferimento alla funzione, al ruolo, al prestigio, alla libertà e all'autonomia della magistratura (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e dell'onorevole Boato).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, chiediamo la soppressione del comma 3 di questo articolo 13 e la chiediamo ancora, nonostante le mediazioni che sono intervenute e che renderanno il testo largamente più condivisibile, in quanto - come ha detto il collega Boato e ribadito il collega Soda - questa è la strada maestra, è la strada giusta.
Voglio che l'Assemblea prenda atto di cosa è scritto in questo comma e di quali sarebbero state e saranno le conseguenze qualora tale comma non venisse soppresso o quanto meno largamente subemendato.
In definitiva, con questo comma ci sarebbe un'intrusione assolutamente invasiva delle prerogative degli organi di autogoverno, ai quali si direbbe quando e come disporre il trasferimento dei magistrati; ribadisco che questa è una violazione degli articoli 104 e 105 della Costituzione; ma, soprattutto, non si terrebbe conto delle molte valutazioni che sono consentite, anzi, a cui questi organi sono deputati, e cioè valutazioni di carattere generale che riguardano la dignità ed il decoro dell'amministrazione della giustizia, la professionalità dei magistrati, i livelli di incompatibilità che eventualmente potrebbero essere realizzati. Tutto ciò sarebbe compresso dall'indicazione che viene data in questo comma, per cui gli organi di autogoverno potrebbero solo valutare le straordinarie e motivate esigenze di servizio.
Dicevo che gli uditori giudiziari che non prestano attività di servizio sarebbero


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persone per le quali il Consiglio superiore della magistratura non potrebbe mai negare il fuori ruolo o l'aspettativa, perché questa sarebbe la conseguenza se dovesse essere approvato questo comma. Dicevo che tale comma viola i principi costituzionali, ma è soprattutto sbagliato. Noi vi chiediamo di sopprimerlo e parteciperemo con voi al percorso emendativo che lo renda quanto meno accettabile per una società nella quale i rapporti istituzionali siano corretti e le prerogative della magistratura vengano tutelate nell'interesse dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e del deputato Biondi).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 13.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 374
Votanti 372
Astenuti 2
Maggioranza 187
Hanno votato
sì 175
Hanno votato
no 197).

Prendo atto che il dispositivo dell'onorevole Pisa non ha funzionato.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

MARCO BOATO. Signor Presidente, per dichiarare che ritiro i subemendamenti Sabattini 0.13.47.1 e 0.13.47.2, di cui sono cofirmatario.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.13.47.3 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, sull'emendamento 0.13.47.3 della Commissione annuncio voto favorevole, in quanto inserisce nell'emendamento del Governo 13.47, che fa riferimento alle regioni, alle province ed ai comuni, anche le città metropolitane. Noi sappiamo bene che le città metropolitane oggi non sono ancora state costituite ed istituite, ma sappiamo anche che sono previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, ed ancor più sono previste nella riforma costituzionale del titolo V della seconda parte della Costituzione che il Parlamento della XIII legislatura ha già approvato. Tale riforma sarà sottoposta nell'autunno al referendum confermativo, la cui data attendiamo venga proposta dal Governo in uno dei prossimi Consiglio dei ministri, nonostante Bossi e Speroni.
In quella riforma le città metropolitane sono introdotte anche a livello di riconoscimento costituzionale. Questa riforma costituzionale non è ancora stata promulgata, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ma attende il referendum confermativo; le città metropolitane sono comunque previste nella legge n. 142 e, quindi, correttamente la Commissione all'unanimità ha deciso di introdurre la previsione delle città metropolitane, inserendola nell'emendamento 13.47 del Governo, che prevedeva soltanto le regioni, le province ed i comuni.
Per questo motivo, annuncio il voto favorevole al subemendamento 0.13.47.3 della Commissione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.13.47.3 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 450
Votanti 448
Astenuti 2
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 441
Hanno votato
no 7).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.47 del Governo, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 445
Hanno votato
no 4).

Passiamo all'emendamento Boato 13.24.

GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo, anche a nome degli altri presentatori, per preannunciare il ritiro degli emendamenti Boato 13.24 e Sabattini 13.25, di cui sono cofirmatario.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Bressa 13.26 e 13.48 del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, intervengo sugli identici emendamenti Bressa 13.26 e 13.48 del Governo, che, come ho detto, non avendo accolto la via maestra della soppressione del comma 3, vanno incontro alle indicazioni che avevamo dato, ovverosia di non intervenire in maniera intrusiva nelle valutazioni a cui sono invece deputati gli organi di autogoverno delle magistrature: mi riferisco al Consiglio superiore della magistratura, al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e a quello per la giustizia contabile.
In questa maniera si cominciano ad attenuare le conseguenze dannose di questo comma. Si inizia a dire che le valutazioni che debbono essere fatte non riguardano soltanto straordinarie esigenze di servizio ma motivate esigenze di servizio. L'eliminazione della straordinarietà, signor Presidente, allorché possa essere una cavillosità agli occhi di taluni, in realtà comincia a tenere conto delle esigenze generali del buon funzionamento della giustizia, perché l'espressione «straordinarie esigenze di servizio» avrebbe impedito che si tenesse conto del buon andamento degli uffici, dell'ordinato andamento dei processi e quindi avrebbe potuto essere probabilmente impedito soltanto l'allontanamento di un magistrato che avesse pregiudicato e modificato un organo collegiale, per il quale un processo è stato già avviato, ma non avrebbe impedito che magari un singolo giudice delle indagini preliminari, in uffici in cui ce n'è uno solo, venisse allontanato attraverso l'aspettativa e il fuori ruolo. Si comincia a introdure, dicevo, un principio di ragionevolezza, a prestare attenzione non soltanto all'esigenza del Governo, ma anche alle esigenze dei cittadini, e si attenuano anche quelle palesi violazioni delle norme costituzionali che abbiamo denunciato.
Credo vi siano molte ragioni per cui oggi si debba emendare in questo senso. Lo abbiamo proposto in Commissione - lo ha fatto il collega Bianchi - ed è stato subito recepito dal ministro Frattini (che ringraziamo per l'attenzione che ha voluto prestare su questo emendamento), e ci apprestiamo a discutere e a spiegare le ragioni anche del successivo emendamento che darà un quadro certamente più tollerabile in termini di rispetto dei principi


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costituzionali e di attenzione doverosa nei confronti del buon andamento della giustizia nell'interesse, non solo del Governo, come dicevo, ma anche dei diritti dei cittadini (Applausi del deputato Boato).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, da questi emendamenti si comprende quale fosse il disegno originario del Governo: attingere dalle pubbliche amministrazioni, anche quelle con garanzia di autonomia statutaria; attingere dalle magistrature, ampliando la platea dei soggetti, portandola dai ministri, ai viceministri e ai sottosegretari; disporre per legge che il collocamento fuori ruolo avviene automaticamente. Progressivamente, questo disegno del Governo è scomparso per l'incalzare dell'opposizione e perché, di fronte a questo tentativo opaco, non trasparente, di spoils system sulla pubblica amministrazione e di manomissione dell'autonomia della magistratura, il Governo e la maggioranza sono progressivamente arretrati su quella soglia, che noi riteniamo invalicabile, relativa ai principi costituzionali della separazione dei poteri, dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura verso la quale, ad ogni aggressione che le verrà rivolta, faremo - come ho già detto - argine.
È rimasto il principio - per noi costituente ancora un vulnus - che l'esercizio dei poteri di autogoverno della magistratura, con un decreto-legge e successivamente con una legge, possa essere limitato, compresso, ridotto, fuorviato. Uno degli elementi - su questo terreno, sulla seconda linea di arretramento del Governo e della maggioranza - era il criterio della straordinarietà, dettato agli organi di autogoverno come unica strada ed unico mezzo per sottrarsi al collocamento fuori ruolo. La soppressione di questo criterio costituisce l'ulteriore passo avanti per riaffermare l'autonomia e l'autogoverno. Un ulteriore passo avanti sarà fatto quando scomparirà il parametro delle esigenze di servizio e si introdurrà il criterio più logico relativo all'individuazione nell'autonomia delle magistrature e nei loro organi di autogoverno, delle ragioni ostative al collocamento fuori ruolo.
Vorrei che fosse chiaro agli amici e colleghi della maggioranza che su questo terreno l'opposizione non farà mai sconti ed in nessuna sede. Se qualcuno...

ALFREDO BIONDI. Nessuno li chiede!

ANTONIO SODA. Nessuno li chiede? Li avete scritti, li avete scritti, caro collega Biondi; attingere dalle magistrature attraverso un decreto-legge, disporre autoritativamente il collocamento fuori ruolo, eliminare l'autogoverno, invadere la sfera di autonomia delle regioni: tutto questo era scritto nell'originario decreto-legge del Governo. Non è che qualcuno ci chiede degli sconti, è il paese che non tollera sconti su questo terreno. Perciò che sia di esempio e di ammonimento la vicenda, relativa a questo articolo, accaduta in queste ore, con un Governo che, partendo da alcuni principi che saccheggiavano e devastavano la parte ordinamentale della Costituzione, ha arretrato fino a rendere compatibile questo testo con la Costituzione.
Erano soltanto queste le considerazioni che volevo sottolineare in riferimento alla caduta di quel parametro della straordinarietà, limitativo della sfera di autogoverno delle magistrature (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, lei ed i colleghi vedrete che noi ritireremo alcuni emendamenti successivi, sempre nella logica di opposizione dura su ciò che riteniamo irrinunciabile, ma anche prendendo in considerazione la possibilità di convergere su ciò che riteniamo ragionevole.


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Il cortesissimo collega Saponara - debbo dire che i miei rapporti con lui sono sempre caratterizzati da cortesia assoluta ed attenzione assoluta - è stato tanto attento che, mentre parlava il collega Soda, ha a bassa voce - non so se i nostri resocontisti ne abbiano compreso il rilievo - obiettato a ciò che egli stava dicendo.
Collega Saponara, mi rivolgo a lei, se lei mi ascolta - vedo che mi sta ascoltando -, per dire che il collega Soda, al di là dei toni forti che ha usato, che secondo me erano congruenti con la gravità della materia, diceva esattamente il vero. Quale era il testo originario del decreto-legge sull'articolo 13? Si trattava di un unico comma che faceva riferimento al Presidente del Consiglio dei ministri, ai ministri, ai viceministri ed ai sottosegretari. Tale comma diceva che, su richiesta di questi soggetti appena citati, gli appartenenti alle magistrature dello Stato venivano collocati fuori ruolo in aspettativa retribuita per l'intera durata dell'incarico, anche in deroga alle norme ed ai criteri che disciplinano i rispettivi ordinamenti. Questa era una violazione costituzionale non grande come una casa - come dite voi avvocati nei processi - ma grande come un grattacielo e forse più.
Su alcune questioni da noi poste, anche a livello di allarme dell'opinione pubblica, in Commissione in sede referente sono state introdotte modifiche, per cui l'unico comma dell'articolo 13 si è tramutato in cinque commi dell'attuale articolo 13, anche se un comma verrà soppresso. Alcune delle esigenze da noi prospettate sono state quindi soddisfatte. Tuttavia, per l'Assemblea, il Governo con l'emendamento 13.46, che abbiamo esaminato poco fa, aveva tentato di reintrodurre ciò che era uscito dalla porta della Commissione in sede referente facendolo rientrare dalla «finestra» dell'Assemblea. Mi riferisco all'espressione «anche in deroga a quanto previsto dai rispettivi ordinamenti di appartenenza,».
Noi abbiamo fatto uno sbarramento tant'è vero che nel Comitato dei nove, e ne do atto al presidente e al relatore, abbiamo approvato il subemendamento 0.13.46.4 che prevede un'unica deroga, quella sui limiti temporali. Abbiamo detto che si tratta di una deroga ragionevole, sulla quale abbiamo convenuto, ma abbiamo fatto saltare il testo originario del decreto-legge e il successivo emendamento del Governo che reintroduceva la deroga ai rispettivi ordinamenti.
Ora, tuttavia, abbiamo al nostro esame il comma 3 dell'articolo 13 del quale avevamo proposto la soppressione, proposta che voi avete respinto, il quale originariamente stabilisce che «per i magistrati ordinari, amministrativi e contabili e per gli avvocati e procuratori dello Stato, gli organi competenti deliberano...». Devono cioè accettare un Dicktat del Governo, fatta salva per i medesimi la facoltà di valutare straordinarie e motivate esigenze di servizio ostative all'accoglimento. Anche in questo caso siamo di fronte ad una piena violazione della Costituzione. L'emendamento Bressa 13.26 che tra breve voteremo toglie quantomeno le parole «straordinarie e»; non è poco perché non è l'eccezionalità, la straordinarietà l'elemento ostativo dei rispettivi organi di autogoverno. Noi non è auspichiamo un ostracismo degli organi di autogoverno delle magistrature rispetto al Governo. Vogliamo porre dei paletti di carattere costituzionale. Colleghi, allora, prestate attenzione al numero degli emendamenti.
L'emendamento dell'opposizione di centrosinistra reca il numero 13.26, l'emendamento del Governo, ringraziamo il ministro Frattini di aver dato ascolto alla nostra richiesta, reca il numero 13.48. Questo vuol dire che, dopo che l'opposizione ha presentato tale emendamento, anche il Governo ha convenuto e ha presentato un suo emendamento, identico a quello dell'opposizione.

PRESIDENTE. Onorevole Boato, si appresti a concludere.

MARCO BOATO. È per questo motivo che noi voteremo a favore dei due identici emendamenti Bressa 13.26 e 13.48 del Governo perché sono fondate le preoccupazioni che il collega Soda e, prima di lui,


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il collega Sinisi avevano manifestato e che, in linea generale, rimangono se non altro sotto forma di attenzione a che vulnus o vulnera ai principi costituzionali non vengono mai realizzati.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bressa 13.26 e 13.48 del Governo sui quali la Commissione ha espresso parere favorevole.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 450
Astenuti 2
Maggioranza 226
Hanno votato
sì 439
Hanno votato
no 11).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Campa non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.50 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Sarò brevissimo perché do per scontato tutto il ragionamento che ho appena svolto e che non ripeterò. Ci troviamo di fronte ad un emendamento della Commissione; devo dare atto al ministro Frattini di aver convenuto sull'opportunità dello stesso. Con questo emendamento - oltre ad aver tolto poco fa, l'aggettivo «straordinarie» - togliamo anche l'espressione «esigenze di servizio» e scriviamo più semplicemente e correttamente la parola «ragioni». Il testo del comma 3 dell'articolo 13 che risulterà da questi due emendamenti reciterà: «fatta salva per i medesimi la facoltà di valutare motivate ragioni ostative al suo accoglimento».
Guardate la differenza! In precedenza bisognava valutare straordinarie e motivate esigenze di servizio ostative, mentre il testo che risulterà dall'approvazione di questi subemendamenti reciterà: «la facoltà di valutare motivate ragioni ostative.». Questa formulazione può essere da noi condivisa e per questo esprimeremo un voto favorevole all'emendamento 13.50 della Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento su questo sarà breve ma volto necessariamente a puntualizzare un aspetto. Intanto, esso chiude il cerchio intorno al riconducimento della norma in parola al rispetto dei principi costituzionali. Pertanto, crediamo di aver fatto, unitamente alla maggioranza in Commissione e con l'impegno del ministro Frattini, un lavoro che ha condotto ad un risultato assolutamente soddisfacente. Per questa ragione, esprimeremo un voto favorevole sull'emendamento 13.50 della Commissione.
Tuttavia, vorrei ricordare che, con la norma non subemendata, noi avremmo introdotto una deroga - consentitemi una divagazione sulle magistrature amministrative - al decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 1993, n. 418, regolamento che disciplina gli incarichi dei magistrati amministrativi.
Mettendo i limiti della valutazione delle straordinarie e motivate ragioni, soltanto di servizio, vi fornisco un esempio di quali e quante siano le valutazioni che non si sarebbero più potute compiere. Recita infatti l'articolo 2 : «gli incarichi non possono essere conferiti né autorizzati quando l'espletamento degli stessi, tenuto anche conto delle circostanze ambientali, sia suscettibile di determinare una situazione pregiudizievole per l'indipendenza e l'imparzialità del magistrato, o per il prestigio e l'immagine della magistratura amministrativa. Ai fini del conferimento dell'incarico il Consiglio di presidenza, sulla base di criteri oggettivi e previamente adottati, valuta la natura e il tipo dell'incarico, il suo fondamento normativo, la


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compatibilità con l'attività di istituto, anche sotto il profilo della durata dell'incarico medesimo e dell'impegno richiesto, il numero complessivo dei magistrati amministrativi utilizzati dall'amministrazione richiedente, l'adeguatezza dell'incarico alla qualificazione e al prestigio del magistrato, il numero e la qualità degli incarichi espletati dal magistrato interessato nell'ultimo quinquennio, avendo speciale riguardo agli incarichi in corso di svolgimento, nonché all'opportunità che l'incarico venga espletato in relazione all'eventuale pregiudizio che possa derivarne, anche di fatto, al prestigio e all'immagine del magistrato, a tal fine, tenendo particolare conto, delle situazioni locali ».
In tal modo, vorrei rendervi edotti di quali e quante norme avremmo evitato; evidentemente esse non sono state lette prima, dal momento che, se lo fossero state, non avremmo tenuto la discussione su questo emendamento. Evidentemente ciò che interessava non era soltanto tener conto delle esigenze di tutta l'amministrazione della giustizia, bensì risolvere un problema giusto, ovvero quello di mettere a disposizione dei ministri persone di elevata qualificazione professionale. Tuttavia, non poteva essere fatto in questo modo. Altre norme lo impedivano, altre tutele andavano garantite e penso che con questo emendamento della Commissione, accettato dal Governo, su sollecitazione della opposizione, si riconducano realmente ad un equilibrio ragionevole i rapporti fra le istituzioni e, soprattutto, permettetemi di affermarlo nuovamente, le garanzie di tutela dei diritti dei cittadini. (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.50 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 456
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 455
Hanno votato
no 1).
Passiamo all'emendamento Boato 13.27.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, chiedo l'attenzione del ministro Frattini, a cui ho dato atto del rapporto di collaborazione che vi è stato, sia pure a partire da posizioni che inizialmente erano molto distanti. L'emendamento 13.27 - da me presentato insieme ai colleghi Bressa e Sabattini - afferma ciò che dovrebbe essere scontato. Vorrei che il ministro Frattini - sempre che lo ritenga opportuno - lo rendesse tale con una sua dichiarazione. In tal caso, sono disposto a ritirare l'emendamento, se anche gli altri firmatari convengono.
L'emendamento afferma: «Sono fatte salve le garanzie di inamovibilità dei magistrati previste dall'articolo 107 della Costituzione». Ripeto, dovrebbe essere scontato.
Inoltre, è paradossale che, in una legge ordinaria, facciamo salvi dei principi costituzionali. Ma sono il primo a dirlo! Abbiamo adottato tale formulazione proprio per fare emergere che con una legge ordinaria, addirittura con un decreto-legge, si mettevano in discussione, nel testo originario (quello che vi ho letto prima) le garanzie di inamovibilità, che sono presidio costituzionale all'indipendenza della magistratura.
Chiederei, su questo punto, una breve dichiarazione del ministro Frattini - sempre che lo ritenga opportuno, è libero di farlo - a seguito della quale, e nel caso in cui essa vada nella direzione che io auspico,


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sono disposto a ritirare il mio emendamento 13.27 e a non fare esprimere l'Assemblea su di esso.

FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Le ragioni del collega Boato erano quelle di eliminare ogni dubbio. Credo che vi sia un argomento di ordine costituzionale, un argomento di tecnica legislativa ed un piccolo punto di merito che mi inducono a confermare l'invito al collega Boato a ritirare il suo emendamento, come egli stesso ha proposto.
L'argomento di ordine costituzionale è che, evidentemente, una previsione di legge ordinaria non può richiamare un articolo della Costituzione, perché questo significherebbe sottintendere che, qualora il richiamo non vi fosse, la violazione potrebbe intervenire, e questo - è fuor di dubbio - non può accadere mai.
Il secondo argomento è di tecnica legislativa. Abbiamo detto molte volte che appesantire un testo con dei richiami che hanno poca utilità normativa - in questo caso nessuna -, e possono appesantire il testo, è inopportuno. Lo ha sostenuto tante volte il Comitato per la legislazione e, quando il richiamo è addirittura ad una norma costituzionale, l'improprietà aumenta.
Veniamo al terzo ed ultimo argomento. Proprio per rispondere alle considerazioni dei colleghi che sospettavano e temevano di non essere ascoltati nella loro preoccupazione, abbiamo introdotto nel testo la previsione del consenso dell'interessato. Mi permetto di dire che ciò elimina ogni equivoco e conferma in modo esplicito, senza richiami alla Costituzione, che quella non era la volontà del Governo.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Ringrazio il ministro Frattini per quanto ha detto. Condivido totalmente i principi di carattere generale ed anche la metodologia legislativa. Il nostro emendamento era proprio finalizzato a fare emergere la violazione dell'articolo 107 della Costituzione, contenuta, a nostro parere, nel testo originale del decreto-legge. Con le modifiche che abbiamo introdotto, questo problema - come il collega Sinisi ha più volte ricordato nei suoi ultimi interventi - è stato superato, grazie alla nostra iniziativa.
Tuttavia, prendo atto di ciò che ha detto il ministro Frattini e ritiro il mio emendamento 13.27. Inoltre, preannuncio, d'accordo con gli altri firmatari, i colleghi Sabattini e Bressa, il ritiro degli emendamenti Boato 13.32, Bressa 13.33, 13.30 e 13.35, Sabattini 13.39, 13.29, 13.31 e 13.34.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento Sabattini 13.36.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, richiamo l'attenzione dell'Assemblea sull'emendamento in esame. Credo non vi possa essere dubbio del disinteresse all'emendamento in questione se dobbiamo valutare questo intervento alla stregua del fatto che non siamo oggi al Governo. Ma la proposizione di questo emendamento non riguarda chi oggi ha questa funzione, questo incarico, ma il corretto funzionamento delle nostre istituzioni. Proponiamo che, per quanto riguarda gli incarichi dei magistrati ordinari, la richiesta di aspettativa o fuori ruolo, formulata dalla Presidente del Consiglio, o dagli altri ministri, debba essere formulata d'intesa con il ministro della giustizia. E ribadisco: il nostro intendimento è solo quello di sostenere il corretto funzionamento della vita delle istituzioni a prescindere dall'epoca in cui queste vengono governate.
Lo dico perché l'articolo 110 della Costituzione attribuisce espressamente al ministro


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della giustizia la funzione relativa all'organizzazione della giustizia al funzionamento dei relativi servizi. Credo che con l'approvazione, contro il nostro parere, del secondo comma dell'articolo 13 - che prevede un incremento fino al 30 per cento degli organici, anche dei magistrati, a disposizione dei ministri e del Presidente del Consiglio - si incida significativamente sull'organizzazione e sul buon funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
Credo che sia utile, se non persino indispensabile, che al governo di questi processi, cui è deputato per legge costituzionale il ministro della giustizia, questi venga interessato perché possa tenere sempre conto della reale funzionalità degli uffici al fine di impedire che a qualcuno di questi vengano sottratte energie vitali che potrebbero pregiudicarne il buon andamento.
Crediamo nelle istituzioni e crediamo che il ministro della giustizia Castelli possa agire in tal senso, fermo restando che ciò deve essere fatto da qualsiasi ministro della giustizia nell'assolvimento di un compito che la Costituzione gli affida.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 13.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 435
Astenuti 2
Maggioranza 218
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 242

Prendo atto che il dispositivo di votazione dell'onorevole Intini non ha funzionato e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo per comunicare il ritiro degli emendamenti Boato 13.37, 13.38 e 13.28, di cui sono cofirmatario.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 13.40.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, l'emendamento, Bressa 13.40, può apparire provocatorio, perché, sostanzialmente, si è detto che quando la coperta è corta, se la si tira da una parte, si crea il vuoto dall'altra. Quindi, disporre il collocamento fuori ruolo dei magistrati e contemporaneamente imporre l'immediata reintegrazione dell'organico di quell'ufficio giudiziario cozza contro la ristrettezza degli organici.
Il Governo, da una parte, per quanto riguarda le magistrature amministrative, non ha coltivato il decreto-legge per l'aumento degli organici, dall'altra ha sostenuto che opererete con un disegno più generale sugli organici delle magistrature.
Allora, l'affermazione del principio in virtù del quale, ogni qual volta si attui un collocamento fuori ruolo nelle magistrature amministrative, in quella ordinaria e in quella contabile - e si creino, di conseguenza, problemi agli uffici giudiziari di appartenenza dei magistrati -, gli stessi organi disponenti il collocamento fuori ruolo debbano provvedere a reintegrare l'unità e l'operatività degli uffici, disvela la consapevolezza della delicatezza e, quindi, dell'opportunità di usare con cautela tale strumento di sottrazione dei magistrati dalle funzioni giurisdizionali.
La cautela è - ancora di più - doverosa, se si presta attenzione a quell'emendamento - che avete pervicacemente voluto approvare - sull'aumento del 30 per cento della facoltà di collocare fuori ruolo


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i magistrati: tale emendamento può servire a valutare ancora meglio tutte le esigenze degli uffici giudiziari. L'affermazione del principio ha, quindi, una funzione di attivazione della consapevolezza della gravità della crisi della giustizia, di fronte alla quale, tuttavia, la risposta di questo decreto-legge è una risposta, ancora una volta, in controtendenza rispetto alle aspettative dei cittadini italiani.
Costoro sanno bene che la crisi della giustizia italiana è provocata dalla denegata giustizia: è data, soprattutto, dai tempi lunghi dei processi. Il processo è ragionevole se è, anzitutto, un processo ragionevolmente definito - con una pronuncia che accerti l'innocenza o la colpevolezza, ovvero che dia ragione all'una od all'altra delle parti - in tempi idonei a rispondere alla domanda di giustizia.
Quindi, l'opposizione alla distorsione dell'istituto del collocamento fuori ruolo è un'opposizione - ripeto - di principio. Atteso che non si è voluto aderire a questa pregiudiziale, atteso che si è voluto accrescere la possibilità del collocamento fuori ruolo, si introduca un principio equilibratore che garantisca l'operatività degli uffici giudiziari, i quali si vedono sottratti i magistrati. Nell'ambito di questo che avete annunciato essere un disegno più organico di copertura dei vuoti negli organici delle magistrature, questo principio funzionerebbe come elemento di moderazione e di equilibrio nell'attuazione della norma (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 13.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 422
Astenuti 2
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 230).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Bressa 13.41 e 13.49 del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, nel preannunciare il voto favorevole sugli identici emendamenti 13.41, da me presentato, e 13.49 del Governo, annuncio anche il ritiro dell'emendamento Boato 13.42, di cui sono cofirmatario, del mio emendamento 13.43, nonché degli emendamenti Boato 13.44 e Sabattini 13.45, di cui sono cofirmatario.
Gli identici emendamenti al nostro esame costituiscono uno dei casi in cui la ferma azione dell'opposizione ha prodotto un risultato molto positivo. Come si può vedere dalla loro numerazione, il Governo ha di fatto accolto la nostra richiesta di soppressione del comma 4 dell'articolo 13. Ora, non mi soffermerò sugli aspetti marginali del predetto comma, e cioè sui problemi di copertura che esso poteva creare. Mi permetto, invece, di sottolineare solo un aspetto, che, però, è particolarmente grave: in qualche modo, esso consentiva, subdolamente, una sorta di sistema di spoils system senza che ciò fosse dichiarato apertamente. Se guardiamo, infatti, il comma 1 dell'articolo 13, vi troviamo scritto: «Gli incarichi di diretta collaborazione con il Presidente del Consiglio dei ministri o con i singoli Ministri».
Si parla sempre di incarichi di diretta collaborazione per tutto l'articolo, poi, improvvisamente, al comma 4, accanto agli incarichi di diretta collaborazione, compaiono alcune paroline magiche: «e di alta amministrazione». Ora, questo «e di alta amministrazione» stava a significare che era nella potestà del Presidente del Consiglio di ministri portare dall'esterno non solo persone per i propri gabinetti, per i propri uffici di diretta collaborazione, ma anche per questi incarichi di alta amministrazione;


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il che significa direttori generali, capi dipartimento e via di questo passo.
Comprendete come questa azione sarebbe stata assolutamente impropria, non perché questo non sia possibile e non sia nella piena legittimità delle scelte di un Governo, ma perché quando si fanno queste cose si fanno per la strada maestra, non si cerca in maniera distorta e distorcente di proporle dentro un contesto completamente diverso.
Per cui diamo atto al Governo di avere accolto questa nostra proposta di modifica e, pertanto, il nostro voto sarà favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e misto-Verdi-l'Ulivo).

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta del Governo, in adesione all'emendamento Bressa 13.41, di sopprimere il quarto comma dell'articolo 13, è motivata anche dalla constatazione che la disciplina generale vigente in materia di comando ed aspettativa delle categorie interessate dall'articolo 13 garantisce ampiamente la realizzazione degli obiettivi indicata dal predetto comma. Per questo abbiamo presentato l'emendamento e siamo d'accordo con la soppressione, con queste motivazioni.

ANTONIO SODA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, ho compreso la precisazione del Governo, però la soppressione aveva ben altro significato. Questa non è una soppressione per superfluità, questa è una soppressione volta ad aprire compiutamente nell'ordinamento una riflessione, con particolare riguardo alle magistrature, sullo sviluppo automatico delle carriere in relazione a chi, avendo esercitato per venti, venticinque anni o per tutta la vita attività di alta collaborazione politica o attività amministrativa, si veda destinato allo sviluppo di una carriera automatica nella quale gli stessi organi di autogoverno non siano in grado mai di operare, secondo i parametri delle leggi di sviluppo delle carriere, le valutazioni relative, per esempio, all'esercizio delle funzioni di merito, all'esercizio delle funzioni di legittimità.
Allora, la soppressione ha questo significato. Non è definito una volte per tutte nel nostro ordinamento che il collocamento fuori ruolo, con particolare riferimento ai magistrati, significa che, per quei magistrati che, per esempio, stanno fuori ruolo 15 anni e non scrivono in quel periodo mai una sentenza, sia precluso al Consiglio superiore dettare dei criteri in virtù dei quali non si possa procedere ad una promozione, ad un incarico di legittimità o a un incarico direttivo perché manca il presupposto per la valutazione, cioè lo svolgimento dell'attività giurisdizionale.
Quindi, diamo atto che il Governo ha accolto questo emendamento, che il Governo ne ha formulato uno identico, ma non diamo atto che la soppressione dell'emendamento è una soppressione, come ha detto il sottosegretario Saporito, per superfluità; si tratta, infatti, di una soppressione che tiene conto dell'autonomia ancora una volta degli organi di autogoverno di dettarsi anche parametri e criteri che valutino e considerino l'aspettativa e il collocamento fuori ruolo in rapporto allo sviluppo delle carriere.
Abbiamo voluto presentare questo emendamento per sottolineare che il collocamento fuori ruolo per incarichi di alta collaborazione politica o amministrativa non garantisce lo sviluppo automatico delle carriere, come è sempre accaduto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).


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GIANNICOLA SINISI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANNICOLA SINISI. Signor presidente, sono rimasto un po' sorpreso dall'intervento del rappresentante del Governo e quindi vorrei fare una puntualizzazione perché sia chiaro all'Assemblea e anche a me che, per quanto è a mia conoscenza, la situazione della legislazione vigente non pregiudica lo sviluppo di carriera ai fini economici dei dipendenti interessati. Su tale punto non c'è nulla da discutere. Con gli emendamenti presentati si intendeva evitare che venisse pregiudicato lo sviluppo di carriera ai fini giuridici, che è tutt'altra cosa e della quale ha parlato molto bene il collega Soda a cui mi ricollego. Volevo quindi eccepire la non superfluità di questa abrogazione che invece è pregna di significato non solo in termini di principio ma direi anche in termini di riequilibrio del personale che opera all'interno della pubblica amministrazione.

PRESIDENTE. Invito i colleghi ad essere un po' più sereni ed attenti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bressa 13.41 e 13.49 del Governo, accettati dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 425
Astenuti 8
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 422
Hanno votato
no 3).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Campa non ha funzionato.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, poiché nel corso delle votazioni l'Assemblea ha approvato il subemendamento 0.13.11.1 della Commissione nonché l'emendamento Bressa 13.11, le segnalo - anche l'opposizione è d'accordo - che probabilmente saranno necessarie alcune riformulazioni di tipo lessicale in sede di coordinamento formale.

PRESIDENTE. Attendiamo un suggerimento da parte della Commissione prima del voto finale.
Dobbiamo ora passare all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge, accantonati nella seduta di ieri.
Chiedo al relatore di esprimere il parere sull'emendamento 6.20 della Commissione.

GIAN FRANCO ANEDDA, Relatore. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 6.20 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, l'argomento delle competenze del ricostituito Ministero delle comunicazioni e del dipartimento per l'informazione e l'editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è un argomento su cui non solo l'Assemblea, ieri si è molto appassionata, con interventi da parte dell'opposizione - ne cito uno per tutti, anche se hanno


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parlato in molti, quello del collega Giulietti -, ma ci sono state anche consultazioni che hanno coinvolto membri del centrodestra e della maggioranza tra cui il direttore del Secolo d'Italia, il collega Malgieri, e anche, come mi suggerisce il collega Bressa, la collega Bianchi Clerici.
Si tratta dunque di un tema trasversale alle forze politiche.
Nella riunione del Comitato dei nove che si è tenuta ieri su proposta del presidente Bruno, il rappresentante del Governo, il ministro Frattini, si era riservato di consultare la collegialità del Consiglio dei ministri su questa materia, cosa che ha fatto - gliene diamo atto -, dando una risposta positiva in Assemblea alle sollecitazioni che erano venute sia dall'opposizione del centrosinistra sia da colleghi del centrodestra.
Da qui nasce l'emendamento 6.20 della Commissione - a favore del quale voteremo anche noi - che cambia radicalmente il testo dell'articolo 6 così come era stato formulato prima dal Governo e poi modificato dalla Commissione in sede referente. Tutte le competenze, su cui ieri avevamo attirato la nostra attenzione critica, con questo emendamento - soppressivo sia in riferimento all'articolo 32-bis contenuto all'interno dell'articolo 6 del decreto-legge, sia in riferimento all'articolo 32-ter - vengono sostanzialmente riportate in capo al dipartimento per l'informazione e l'editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e non più attribuite al Ministero delle comunicazioni.
L'opposizione di centrosinistra ha capito che convengono su tale questione anche i gruppi del centrodestra e credo quindi che approveremo in modo unanime l'emendamento che, dopo le comunicazioni del ministro Frattini, abbiamo elaborato in Commissione. Annuncio quindi il nostro voto favorevole all'emendamento 6.20 della Commissione.
Signor Presidente, per ragioni di brevità preannuncio il ritiro del successivo emendamento Boato 6.4 - se anche il collega Panattoni è d'accordo - mentre invece non ritireremo l'emendamento Bressa 6.7, su cui interverrà poi lo stesso collega Bressa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulietti. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, intervengo solamente per dare atto al ministro Frattini di avere recepito quella che non era un'impuntatura; anzi, credo che il ministro converrà su questa affermazione.
Signor ministro, non torno ora a ricordare l'impostazione del decreto Bassanini, sul quale lei ieri si è soffermato, che, come sa, era ispirato da tutt'altra filosofia (attività produttive e coordinamento della Presidenza). Si era poi innescato il rischio di spezzare in due il dipartimento. Credo che al riguardo tutti abbiamo fatto il nostro mestiere: lei sa che sollevammo tale questione oltre dieci giorni fa con un'interrogazione al riguardo. Non lo facciamo quindi adesso in aula per fare ostruzionismo Credo che sarebbe stato possibile perdere molto meno tempo e, quindi, che si tratti di un caso tipico di lavoro positivo ma di tempi che potevano essere «tagliati». Come vede, non c'è, lo ripeto, un intento ostruzionistico.
Do volentieri atto del recepimento di questa proposta e, per una questione di buona educazione istituzionale, consentitemi non solo di ringraziare il ministro (condivido totalmente ciò che ha detto il collega Boato), ma anche la presidenza della Commissione ed il Comitato dei nove, nonché la collega Mascia. Se infatti abbiamo potuto discutere anche di questi temi è per la puntualità degli emendamenti presentati dalla collega e dal gruppo di Rifondazione comunista. Mi pare quindi un elemento di buona educazione istituzionale porre questi ringraziamenti.
Signor ministro, come può constatare a me non interessa lanciare proclami di guerra, ma interessa l'oggetto, che è costituito da un percorso stabilito e deciso. Non si ragiona mai sui ministri e sui sottosegretari, in quanto non è un problema


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di simpatia quando ragioniamo di questi temi. Si tratta di un problema di linearità, che riguarda oggi voi e domani potrebbe riguardare noi, e che prescinde da giudizi soggettivi.
Signor ministro, le segnalo due questioni, proprio perché abbiamo risolto positivamente questo primo nodo: la prima riguarda la legge sull'editoria, voluta da gran parte di questo Parlamento. Tale legge entra in funzione solamente se «scattano» una serie di regolamenti che sono ad essa legati. Questo è un settore che ha bisogno rapidamente di questi meccanismi industriali riguardanti il credito e la valutazione dei progetti editoriali non solo, come lei sa, dei vecchi gruppi editoriali, ma anche di quello straordinario settore rappresentato dalle testate on-line, che vede attivi molti giovani, molte cooperative, molti gruppi di imprese che stanno nascendo.
Credo che il tema del regolamento, una volta affrontata l'unicità di direzione, sia oggi risolvibile assieme all'altra grande questione rappresentata dal tema delle tariffe postali. Oggi si parla molto del documento di programmazione economico-finanziaria e della legge finanziaria; lei sa che il tema della gestione delle tariffe si ripresenta puntualmente e che anch'esso riguarda una miriade di imprese, attive anche nei settori del non-profit e del volontariato. Credo che questo percorso comune dovrebbe portarci per tempo, partendo da oggi, ad avviare un confronto in seno alle Commissioni. Queste materie sono infatti spesso dimenticate, perché il confronto sulle televisioni schiaccia tutto il restante settore della comunicazione: spero che, per una volta nella vita, oltre che parlare del duopolio e «scaldarsi» sull'ultimo dei protagonisti dello stesso, questa grande materia che oggi abbiamo recuperato possa vedere un lavoro comune ed una sensibilità culturale crescente (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.20 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 425
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 415
Hanno votato
no 10).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Intini non ha funzionato e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Avverto che l'emendamento Mascia 6.10 è precluso e ricordo che l'emendamento Boato 6.4 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 291
Astenuti 148
Maggioranza 146
Hanno votato
sì 46
Hanno votato
no 245).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 6.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per rilevare una questione di grande importanza. Con questo emendamento proponiamo che al rilascio delle concessioni,


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delle autorizzazioni e delle licenze provveda l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Commenti del deputato Anedda). Nel 2001 con l'articolo 2, comma 10 del disegno di legge del 20 marzo, n. 66 si attribuì nuovamente al Ministero questa competenza, mentre precedentemente le concessioni rientravano tra quelle attribuite all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Volevo ricordare che ciò è avvenuto per una semplice ed esclusiva ragione. Poiché in quel preciso momento, nel marzo del 2001, si stava ragionando ancora con riferimento ad un unico Ministero per le attività produttive in cui sarebbero dovute confluire anche le competenze delle telecomunicazioni e poiché era previsto che nell'istituendo Ministero vi fosse un dipartimento che si sarebbe dovuto occupare di telecomunicazioni, si è ritenuto più opportuno, dal punto di vista della chiarezza amministrativa, restituire allo stesso Ministero questo tipo di attività istruttoria e amministrativa che terminava con il rilascio della concessione. È evidente che ciò poteva avvenire, perché restituiva in qualche modo chiarezza alle competenze ed alla divisione dei ruoli in un Ministero che assumeva non solo compiti molto vasti, ma anche decisivi per la politica industriale del nostro paese. Poiché oggi questo scenario non c'è più, perché è stato ricostituito il Ministero delle comunicazioni e perché in capo allo stesso vi è una concentrazione straordinaria di potere, riteniamo che l'effetto di riequilibrio di restituire all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni il rilascio delle concessioni, delle autorizzazioni e delle licenze sia un atto dovuto.

PRESIDENTE. Ha chiesto per di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, il collega Bressa ha già sottolineato la delicatezza di questo emendamento. Voglio brevemente riprenderne le ragioni che sono di tre ordini. In primo luogo, si tratta di definire quale sia il profilo istituzionale del rapporto di poteri all'interno di tre questioni fondamentali, cioè il ruolo di indirizzo che deve avere il Governo, il ruolo di controllo e vigilanza che deve avere l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni e il ruolo tecnico di competenza e di supporto tecnico che deve avere l'agenzia. È una questione su cui siamo già tornati e che abbiamo posto con forza all'attenzione dell'Assemblea, segnalando l'indirizzo dato dal Governo precedente rispetto alla definizione di questo equilibrio tra poteri. Voglio sottolineare che, anche a livello europeo, sempre più si sta ragionando non sulla restrizione, ma sull'ampliamento delle funzioni di controllo ed anche regolamentari da parte delle autorità per le garanzie. Si sta ragionando dell'estensione a livello sovranazionale dei poteri di queste agenzie perché sempre più esse dovranno occuparsi di questioni che riguardano le grandi alleanze e fusioni internazionali che caratterizzano questo sistema e questo settore.
Vi è un punto ancora più delicato, al di là del rilievo di profilo istituzionale. Si tratta di una domanda precisa che vorrei rivolgere al ministro Frattini. Signor ministro, tra le tante ipotesi che la maggioranza sta elaborando a proposito della questione del conflitto di interessi, ho letto che lei si fa promotore dell'ipotesi di rimandare ad un'autorità indipendente la risoluzione, di volta in volta, dei suddetti problemi. La mia domanda è la seguente: perché di fronte ad un emendamento che colloca il problema delle concessioni nel settore delle telecomunicazioni e del sistema televisivo - e, dunque, anche le concessioni per Mediaset - in capo ad un'autorità per le garanzie, lei si oppone? Perché istituire un'autorità che riguardi tutti i possibili conflitti di interesse quando ci troviamo di fronte ad un'autorità già in grado di risolvere il macroscopico conflitto di interessi riguardante le concessioni del servizio televisivo? Credo questa sia quantomeno una forma di schizofrenia nel pensiero del ministro Frattini, se non dell'intera maggioranza, che andrebbe chiarita in questa sede.
Vi è un ultimo punto che muove dalla stessa considerazione relativa all'equilibrio


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tra le varie istituzioni che governano questo settore. Credo che con il parere contrario sull'emendamento in esame (non solo, quindi, per l'istituzione di un autonomo Ministero delle comunicazioni separato dal più generale Ministero delle attività produttive) si palesi ancora di più che questo Governo ha un'idea gestionale e, dunque, neostatalista della cosa pubblica. Ciò si evidenzia nel momento in cui le competenze dell'agenzia vengono assorbite al livello del ministero, ma, ancora di più, nel momento in cui le funzioni di un'autorità indipendente vengono fatte proprie da un ministero che, quindi, non avrà alcun contrappeso ed alcuna possibilità di articolazione delle sue funzioni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 6.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 422
Astenuti 7
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 189
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 6.6.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare per motivare il ritiro di alcuni emendamenti.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, condivido pienamente quanto hanno detto, in sede di dichiarazione di voto sull'emendamento Bressa 6.7, i colleghi Bressa e Grignaffini. Mi sembra molto grave che esso sia stato respinto. Tuttavia, poiché l'emendamento Bressa 6.6 riproduce, non nella lettera ma nella sostanza, l'emendamento precedente e non abbiamo alcun interesse a far pronunciare l'Assemblea due volte sulla stessa materia. Riteniamo che si sia pronunciata in modo errato, ma non vogliamo che ciò si ripeta.
Per questo motivo annuncio, d'accordo con i colleghi Bressa, Sabattini e Caldarola, il ritiro dell'emendamento Bressa 6.6. Preannuncio, inoltre, che ritiriamo anche gli emendamenti Sabattini 6.5 e Boato 6.9. In tal modo non vi sono più da porre in votazione emendamenti presentati dal centrosinistra.
Abbiamo esaurito i nostri emendamenti, tireremo le somme del bilancio politico e istituzionale di questa vicenda successivamente, durante l'esame degli ordini del giorno e, poi, in sede di dichiarazione di voto finale. Grazie, Presidente, anche per la sua attenzione.

PRESIDENTE. Onorevole Mascia, insiste per la votazione del suo emendamento 6.12?

GRAZIELLA MASCIA. Si, Presidente, insisto.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 425
Astenuti 16
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 183
Hanno votato
no 242).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 305
Astenuti 133
Maggioranza 153
Hanno votato
sì 60
Hanno votato
no 245).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 270
Astenuti 174
Maggioranza 136
Hanno votato
sì 25
Hanno votato
no 245).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 274
Astenuti 172
Maggioranza 138
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no 252).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 6.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 454
Votanti 274
Astenuti 180
Maggioranza 138
Hanno votato
sì 15
Hanno votato
no 259).

Poiché il disegno di legge consiste in un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 13.46, come subemendamento, la frase «dell'intera durata dell'incarico» si legge «dell'intera durata dell'incarico anche in deroga ai limiti di carattere temporale previsti dai rispettivi ordinamenti di appartenenza e in ogni caso oltre il limite temporale di cinque anni consecutivi».

PRESIDENTE. Non essendovi obiezioni, la Presidenza ne prende atto.

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