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PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che nel corso della mattinata sono stati esaminati gli emendamenti fino a Sabattini 8.1, essendo stati accantonati gli emendamenti da Mascia 6.10 a Mascia 6.17.
Chiedo al relatore se intenda proporre che si riprenda l'esame degli emendamenti accantonati ovvero che si prosegua con l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 8.
GIAN FRANCO ANEDDA, Relatore. Il Comitato dei nove non ha deciso nulla, perché siamo in attesa di conoscere l'opinione del Governo proprio sull'articolo 6.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi alle 13 il Comitato dei nove, che si è riunito a seguito dell'accantonamento degli emendamenti all'articolo 6... È estremamente difficoltoso parlare con questa confusione.
PRESIDENTE. Colleghi, siete pregati di fare silenzio, perché la questione presenta qualche difficoltà.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. È una questione di una certa delicatezza. Nel Comitato dei nove è stata posta al relatore e al Governo una questione su cui mi sono riservato di comunicare, all'esito di un incontro con il ministro competente, cioè con il ministro Gasparri, l'orientamento del Governo. La questione è la seguente...
MARCO BOATO. Signor Presidente, non si riesce a sentire!
PRESIDENTE. Ho già richiamato più volte e continuo a richiamare i colleghi, perché il ministro Frattini per rispetto, oltre che per la delicatezza della questione, merita attenzione.
FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. La ringrazio, signor Presidente. La questione è la seguente: come è noto, nella scorsa legislatura, tra le varie modifiche di tipo ordinamentale che il decreto legislativo n. 300 del 1999 aveva adottato, vi era quella del trasferimento ad un ministero -
il Ministero delle attività produttive - di competenze e funzioni esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di stampa, editoria, imprese editrici e quant'altro. Si trattava di competenze che l'allora opposizione, oggi maggioranza, chiedeva - e chiese in più occasioni, quando si discusse della normativa proposta dal ministro Bassanini - di non distrarre dalle funzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri, per la ragione che si trattava, e si tratta, di funzioni che toccano in qualche modo diritti importanti e competenze la cui gestione e il cui controllo è bene assegnare all'unità di vertice, cioè la Presidenza del Consiglio, e alla competenza diretta del Presidente del Consiglio dei ministri.
I colleghi ricordano che una delle questioni su cui il professor Bassanini, mio predecessore, fondò la sua argomentazione - che l'allora maggioranza condivise - fu quella di togliere alla Presidenza del Consiglio tutti i compiti che, comunque, riguardavano la gestione. Noi, allora, obiettammo che quel tipo di gestione era giustificata dal tipo di competenze e di interessi implicati. In tale occasione fummo sconfitti. Oggi ci troviamo dinanzi alla medesima problematica.
Il Governo aveva scelto, nella versione del decreto-legge all'esame, una soluzione intermedia. Continuando a ritenere preferibile la soluzione che concentra nella Presidenza del Consiglio dei ministri l'intera materia della stampa e dell'editoria, aveva ritenuto opportuno, nel presentare il decreto-legge, attribuire o, meglio, riattribuire alla Presidenza del Consiglio le competenze relative alla sola stampa politica o di partito e di lasciare, invece, al riordino di tipo ordinamentale - che pure avevo annunciato e preannunciato - il completamento del disegno di riconduzione alla Presidenza del Consiglio dell'intera materia.
Evidentemente, questa soluzione tendeva ad intaccare il meno possibile con decreto-legge, in questa sua prima fase - a conferma delle buone intenzioni del Governo - l'attribuzione delle competenze che la riforma del decreto legislativo n. 300 del 1999 aveva individuato.
In queste ore in Parlamento - non soltanto da parte dei colleghi dell'opposizione, ma anche dei colleghi della maggioranza, i quali hanno predisposto uno schema di ordine del giorno che va nella stessa direzione - è emersa l'opportunità di non spezzare in due il percorso di riconduzione delle competenze alla Presidenza del Consiglio in materia di stampa ed editoria.
Le mie iniziali riserve erano di metodo; condivido, invece, nel merito questa scelta, perché era la stessa che, dai banchi dell'opposizione, avevo perorato. Su tale scelta l'opposizione di allora fu battuta per la forte volontà dell'allora ministro Bassanini di trasferire queste competenze ad un ministero, laddove, invece, molto più opportunamente, avrebbero potuto restare alla Presidenza.
Il ministro Gasparri - con il quale oggi ho parlato a lungo della questione e che, dai banchi dell'opposizione, aveva sostenuto l'inopportunità di trasporre ad un ministero quei compiti che meglio e più opportunamente devono rimanere in capo al Presidente del Consiglio dei ministri - conviene oggi sulla utilità - così come a me sembra - di fare propria una linea di continuità di azione che questa maggioranza aveva fortemente voluto quando era opposizione e che oggi l'attuale opposizione, contraddittoriamente con quanto volle quando era maggioranza, ci chiede di fare. Voglio, dunque, sgombrare il campo da ogni equivoco. Si tratta di una modifica dell'orientamento che avevo assunto in Commissione e che, nel merito, è coerente con la scelta di fondo a cui guardavamo e guardiamo e che prende atto di come ciò che, allora, fu considerato un caposaldo della cosiddetta riforma Bassanini venga messo in discussione dai componenti della stessa coalizione, oggi di minoranza, che nella scorsa legislatura volle tale modifica.
Lo dico, onorevoli colleghi, a scanso di ogni equivoco politico: il Governo non fa un passo indietro, ma un passo in avanti per completare quel percorso di appropriazione,
nelle mani della Presidenza del Consiglio, di funzioni che, come dicevo ad alcuni colleghi dell'opposizione, ritenevo e ritengo, sinceramente, che dalla Presidenza del Consiglio possano essere meglio esercitati. Questa è la ragione per la quale il Governo - se il Presidente della Commissione lo riterrà - intende proporre che il Comitato dei nove si riunisca per adottare una formulazione che, tenendo conto delle richieste dei colleghi dell'opposizione e di quelle formalizzate dai colleghi di maggioranza nell'ordine del giorno presentato, consenta di perfezionare subito questo passaggio ordinamentale, in una volta sola, anziché in due tappe successive.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, al fine di dare un po' di ordine alla discussione, a seguito delle richieste pervenute, darò la parola dapprima al presidente della Commissione, onorevole Bruno, e, in successione, all'onorevole Mascia ed all'onorevole Bressa.
L'onorevole Bruno ha facoltà di parlare.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, il ministro Frattini già detto, nella sua ricostruzione, che il Comitato dei nove si è riunito. Il ministro ha chiesto ed ha avuto la possibilità di riflettere su una eventuale nuova formulazione dell'emendamento. Attesi anche gli impegni del ministro, credo sia necessaria una sospensione dei lavori che ci consenta di riunirci, insieme ai colleghi del Comitato dei nove, per il tempo necessario alla formulazione dell'emendamento della Commissione. Alla ripresa dei lavori, però, si dovrebbe seguire l'ordine degli altri emendamenti per cercare di concludere l'esame del provvedimento.
GRAZIELLA MASCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, credo sia chiaro che la proposta da noi avanzata con questo emendamento non corrisponde né agli intendimenti del Governo né alla richiesta che è venuta dai banchi del centrosinistra. Il Governo aveva espresso un indirizzo, che era contenuto nell'ordine del giorno, ma che intendeva non completare concretamente con questo provvedimento, avendo scelto il decreto-legge; i colleghi del centrosinistra hanno chiesto di anticipare ad oggi e questo mi pare che il Governo lo abbia accettato. Tuttavia, noi abbiamo proposto un emendamento che cerca di articolare diversamente le competenze: sostanzialmente, alla Presidenza del Consiglio rimangono compiti di indirizzo e di controllo, competenze di pluralismo, al Ministero rimane il compito di erogare i fondi ed all'autorità rimane il compito di vigilare sui tempi e sulle modalità di tali erogazioni e sull'utilizzo degli stessi per le previste finalità.
Come si vede, si tratta di un atteggiamento coerente che prescinde da chi sia, di volta in volta, nella maggioranza o nell'opposizione e che si propone semplicemente l'obiettivo di comporre una serie di competenze e di dare ad esse una collocazione tale da consentire di attuare quel controllo incrociato e di definire quelle responsabilità chiare e trasparenti che riescano a dare seguito ad una questione che io ritengo di grande rilevanza rispetto alle questioni democratiche.
Dunque, nel caso in cui il Governo intendesse tradurre in emendamento l'ordine del giorno e dar seguito in questo senso non ci riterremmo comunque soddisfatti e saremmo costretti a mantenere questo emendamento.
GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, desidero dare solo una brevissima sgarbato risposta alle argomentazioni esposte dal ministro Frattini che, al quale
vorrei ricordare che il nostro emendamento non ha in sé alcuna contraddizione rispetto al passato.
Il decreto legislativo n. 300 del 1999 aveva dato un determinato assetto ai ministeri e alla Presidenza del Consiglio. Sono ancora pienamente d'accordo con l'intenzione del ministro Bassanini di allontanare, in qualche modo, tutte le attività che non fossero di alta direzione politica dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. In quel disegno vi era una forte logicità: la Presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, manteneva questa forma di alta direzione politica mentre vi era un'organizzazione dei ministeri che tendeva ad accorpare, a razionalizzare per aree vaste le competenze dei singoli ministeri. Oggi, stiamo ragionando non di quel disegno ma di quello nuovo del Governo, il quale non solo ha introdotto due nuovi ministeri ma, nonostante le parole molto pacate del ministro Frattini, a più riprese ed in più occasioni, ha modificato, dal punto di vista dell'ordinamento, il modello organizzativo del ministero.
È a questa vostra proposta che rispondiamo con il nostro emendamento, perché riteniamo che, di fronte a questo vostro nuovo modo di organizzare l'attività di Governo, dobbiamo cautelarci, attraverso gli emendamenti. Riteniamo che per quanto riguarda la situazione che si è venuta a creare con la vostra proposta, che ha modificato il disegno originario della riforma Bassanini, sia preferibile e più garantista modificare alcuni assetti precedentemente approvati.
Però, deve essere chiaro a tutti che stiamo lavorando su un processo di modifica prodotto dal Governo Berlusconi, non stiamo modificando l'impianto di riforma del ministro Bassanini: stiamo controbattendo ad una legittima ipotesi di riorganizzazione del Governo che voi avete fatto e che noi non condividiamo. Di fronte a ciò ci muoviamo con l'unica arma che abbiamo, quella degli emendamenti. Per cui non vi è nessun salto logico, nessuna mancata coerenza, perché oggi rispondiamo ad un atto diverso da quello che era l'atto riformatore del ministro Bassanini. Questo per chiarezza, perché non ci piace passare per allocchi (Applausi del deputato Boato).
ANTONIO SODA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, prendiamo atto volentieri di questo ripensamento del Governo; nella dichiarazione del ministro, però, rileviamo due fatti importanti. Il primo è che la riconduzione alla Presidenza del Consiglio dei ministeri della stampa e dell'editoria, sia per quanto riguarda la vigilanza sia per quanto riguarda le risorse, proprio secondo quello che ha detto oggi il ministro, coinvolge diritti fondamentali, da sottrarre a questo ministero politico nel quale si è voluto concentrare tutto il controllo dei mezzi di comunicazione. Questa è l'obiezione che noi abbiamo sollevato all'istituzione di questo ministero. Prendiamo volentieri atto che, almeno per quanto riguarda la stampa e l'editoria, il ministro riconosce che non è opportuna, che non è necessaria, che è perfino pericolosa la concentrazione di questo potere in mano ad un ministro.
Per quanto riguarda le nostre contraddizioni, ha già risposto il collega Bressa. Il decreto legislativo n. 300 del 1999, che trae origine dalla legge delega n. 59 del 1997, riguardava tutta la riorganizzazione delle attività produttive; quanto alle attività produttive collegate ai diritti fondamentali, emergeva forte la sottrazione al potere politico ottenuta attraverso le autorità indipendenti di garanzia. Il decreto-legge Berlusconi compie un'operazione di frantumazione di questo disegno di sovrapposizione dei compiti attribuiti al ministro sulle autorità; distrugge le garanzie proprie dei diritti fondamentali attribuiti in quel progetto di riforma, in quel decreto legislativo; distrugge altresì quelle garanzie in mano alle autorità e le concentra su un ministero tutto politico, con quelle questioni di conflitti di interesse che abbiamo più volte sollevato.
Ora non può rimproverarci se oggi, in quest'aula, otteniamo una parziale correzione del testo nel senso di sottrarre a quel ministro, a quel ministero, a quella concentrazione di poteri, che interferiscono, come lei ha detto, con i diritti fondamentali, una parte delle competenze che noi avremmo voluto togliere del tutto per poterle distribuire, per la parte industriale, finanziaria e tecnologica al Ministero delle attività produttive e per la parte dei diritti all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Non vi è, dunque, alcuna contraddizione nel nostro percorso politico e legislativo. Siamo convinti che quell'assetto di Governo fosse più funzionale all'economia del paese e alla garanzia dei diritti dei cittadini; voi avete fatto un'operazione che ha distrutto, da una parte, l'unità di indirizzo dell'economia e che, dall'altra, ha assoggettato al controllo politico di un ministero con concentrazione elevata di poteri i diritti fondamentali sulla libertà di stampa, di comunicazione e di creazione artistica. Altro che contraddizione!
Comunque, prendiamo atto di questo parziale ripensamento da parte del Governo e siamo pronti a riunirci nel Comitato dei nove per portare il nostro contributo.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
MARCO BOATO. Signor Presidente, anche in questo caso mi richiamo, per brevità, agli interventi svolti poco fa dagli onorevoli Bressa e Soda, che condivido e i cui argomenti, pertanto, non riprenderò puntualmente.
Prendo atto positivamente di ciò che ci ha annunciato il ministro Frattini poco fa e di questo lo ringrazio. Ovviamente, nutro anch'io forti riserve, anche se sono consapevole del gioco delle parti che si svolge nell'aula della Camera, e che è del tutto comprensibile, sulle motivazioni con le quali il ministro ci ha annunciato un cambiamento di atteggiamento da parte del Governo sollecitato, come lei giustamente ha ricordato, non solo da noi, opposizione del centrosinistra, ma anche da significativi settori della maggioranza di centrodestra.
Per quanto riguarda, più in generale, le preoccupazioni che abbiamo espresso sulla materia, per concludere, mi limiterò a leggere - non tutto il documento perché sarebbe troppo lungo - ma soltanto le prime poche righe che il presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome, Enzo Ghigo (che è presidente della Conferenza ma è al tempo stesso un esponente del centrodestra e, come tutti sanno, è il presidente della regione Piemonte), ha trasmesso al presidente della Commissione affari costituzionali, con riferimento al Ministero delle comunicazioni. Le prime righe prevedono che al nuovo Ministero delle comunicazioni, così come è ricostituito nel decreto-legge del Governo, vengano attribuite competenze funzionali che si sovrappongono a quelle già di spettanza dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Si evidenzia, in particolare, che il disposto legislativo appare molto generico nella definizione dei compiti del neocostituito ministero, determinando notevoli difficoltà interpretative e applicative se coordinato con la più articolata ed esaustiva disciplina di cui alla legge n. 249 del 1997, istitutiva dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Queste righe sono firmate, lo ripeto, a nome di tutti i componenti della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome, dal presidente Enzo Ghigo.
Da questo punto di vista devo dare atto al Governo, ed anche alla maggioranza, che in Commissione è stato accolto un nostro emendamento, inserito come ultimo periodo del comma 2 dell'articolo 32-bis (istituzione del ministero ed attribuzioni), che afferma che restano ferme le competenze dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Forse, il periodo da noi aggiunto potrebbe risultare addirittura ultroneo se non ci fosse stata quella possibile confusione e sovrapposizione di competenze
che la stessa Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome ci aveva segnalato.
Detto questo, ripeto, prendo atto positivamente del ripensamento sulla materia che abbiamo discusso questa mattina e mi auguro che, quando il Presidente della Camera lo consentirà, il Comitato dei nove possa rapidamente provvedere alla formulazione di un nuovo emendamento da proporre all'Assemblea per risolvere la questione.
PRESIDENTE. Mi sembra di capire, riassumendo i termini della questione, che il Governo abbia fornito al dibattito in corso ulteriori elementi che il Comitato dei nove dovrebbe valutare per effettuare una quadratura del cerchio in riferimento agli emendamenti da Mascia 6.10 a Mascia 6.17.
Concederei mezz'ora di tempo al Comitato dei nove per riunirsi e sospenderei la seduta fino alle ore 17, avvertendo i colleghi che alla ripresa si voterà. Vi invito pertanto ad essere puntuali.
Sospendo pertanto la seduta.
La seduta, sospesa alle 16,30, è ripresa alle 17,10.
PRESIDENTE. Avverto che è stato presentato l'emendamento 6.20 della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 688 sezione 3). Per la presentazione di eventuali subemendamenti, ai sensi dell'articolo 86, comma 5, decorre da questo momento il termine di un'ora.
Passiamo, dunque, alla votazione dell'emendamento Sabattini 9.1, essendo stato ritirato l'emendamento D'Alia 8.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.
MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, l'emendamento Sabattini 9.1 sopprime l'articolo 9 del decreto-legge che, a sua volta, tende a modificare l'articolo 46 della legge n. 300 del 1999, cioè l'organizzazione che la legge n. 300 dava al Governo, e la divisione in aree funzionali per le funzioni di spettanza del ministero.
È evidente che per noi ciò significa un ripristino, la possibilità di discutere in chiave non arretrata del processo di federalismo e di responsabilità delle regioni. Vi sono cose davvero imbarazzanti in questo decreto-legge. Stamattina le reazioni dei colleghi del Polo e della Lega dimostravano una evidente difficoltà per l'impianto non solo centralista ma riaccentratore di funzioni ormai consolidate nelle responsabilità delle regioni. Credo che anche le regioni del Polo siano in allarme per questo processo davvero imbarazzante. Ritengo, però, che a fianco di ciò vada denunciato, ancora una volta, il fatto che il ministro della sanità stia più volte rinviando il suo intervento in Commissione affari sociali - e forse non verrà se non dopo le ferie - per riferire gli indirizzi e il punto di vista del Governo sulle questioni della sanità. Tutto ciò mentre ogni giorno sulla stampa e sui giornali appaiono interviste ed anticipazioni che riguardano il documento di programmazione economica e finanziaria, i ticket che forse il Governo intende ripristinare sui ricoveri ospedalieri o sulle ricette e, quindi, il fatto che si voglia introdurre una vera e propria tassa sui malati con cui, probabilmente, il Presidente Berlusconi intende finanziarie gli sgravi alle successioni super miliardarie che fanno parte del pacchetto dei 100 giorni. Si tassano i malati e si detassano i ricchi: penso che la questione sia questa!
Ancora più grave trovo il fatto che oggi il ministro Sirchia - Presidente Casini, su ciò vorrei investire anche la sua autorità e la sua responsabilità - abbia affermato nel question time che non ha intenzione di venire in Commissione affari sociali, perché non ha niente da dire, dal momento che il Governo Berlusconi ancora non ha deciso cosa farà sulla sanità, salvo poi essere loquacissimo sulla stampa, anche con sfumature diverse a seconda degli orientamenti della stessa.
Credo, quindi, signor Presidente, che il Governo ed il ministro vadano richiamati
ad una attenzione e ad una responsabilità verso il Parlamento e la Commissione. Ritengo che la responsabilità ed il rispetto della sede parlamentare non possano venir meno su una questione così delicata come la salute dei cittadini e le tasse che il Governo Berlusconi vuole introdurre sulla salute dei cittadini.
PRESIDENTE. Onorevole Bolognesi, naturalmente, come sempre in questi casi, sono tutt'altro che insensibile alle questioni importanti poste da tutti i parlamentari. Vorrei, però, farle sommessamente notare, essendo stato io a presiedere durante lo svolgimento del question time, che il ministro Sirchia ha affermato una cosa leggermente diversa, che cambia però la sostanza, cioè che sta facendo un monitoraggio di carattere finanziario in ordine alle questioni poste dagli interroganti oggi pomeriggio. Non ha detto che si rifiuta di venire in Commissione, ma che sta completando un monitoraggio essenziale per l'assunzione di una decisione che verrà presa in sede governativa. Comunque, qualora in futuro si verificasse l'ipotesi da lei ventilata, stia tranquilla, perché il Presidente della Camera sottoporrà al Governo la questione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, con la soppressione dell'articolo 9 vengono, di fatto, ripristinate le due aree funzionali sanitarie in capo all'unico Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Con ciò continuiamo nel nostro impegno che tende a ribadire come questa iniziativa abbia palesi contenuti controriformistici.
A supporto di questa nostra convinzione vorrei citare, se pur brevemente, il documento, relativo al decreto-legge in esame, predisposto dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome. In tale documento si leggono due cose molto significative che vorrei riportare all'attenzione dell'Assemblea. Anzitutto il fatto che le regioni constatano che la reintroduzione dei Ministeri delle comunicazioni e della sanità è in controtendenza con la legge n. 59 e, soprattutto, con quel principio che voleva accompagnare le riforme dell'amministrazione dello Stato e dell'organizzazione del Governo con il decentramento (questo non è l'aspetto più importante del documento, ma era giusto ed opportuno ricordarlo perché anche i presidenti delle regioni ritengono che l'iniziativa del Governo sia in controtendenza rispetto alla legge n. 59 del 1997, la cosiddetta Bassanini 1, per capirci).
Vorrei, poi, soffermarmi su un inciso del suddetto documento. Con riferimento ai compiti del Ministero della sanità, le regioni evidenziano come il principale impegno sia quello di definire un quadro normativo e finanziario che consenta ad ogni singola regione la piena e definitiva titolarità dell'organizzazione sanitaria del proprio territorio. In tale direzione si colloca, da parte del ministero, la definizione dei livelli essenziali di assistenza. Le regioni, cioè, ribadiscono quello che era uno dei principi fondamentali nell'istituzione del cosiddetto ministero del welfare, cioè una struttura nazionale posta a garanzia della definizione dei livelli minimi di assistenza e della tutela, costituzionalmente garantita, del diritto alla salute. Questo era il ministero in grado di garantire politiche sanitarie all'altezza delle aspettative dei diritti di cittadinanza maturate nel corso di questi anni. L'operazione che voi avete fatto crea semplicemente confusione, crea sovrapposizione di poteri, crea una situazione organizzativa che è fortemente stridente con l'impianto federale che, come abbiamo sentito poc'anzi dal ministro Giovanardi, nel prossimo autunno i cittadini italiani avranno la possibilità di confermare con il proprio voto.
Il senso di questo emendamento, dunque, è quello di ripristinare il ministero del welfare come era stato originariamente pensato dalla riforma Bassanini.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 9.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
GERARDO BIANCO. Attenda un attimo, signor Presidente...
PRESIDENTE. Onorevole Bianco, non potrei non aspettarla.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 439
Astenuti 10
Maggioranza 220
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 243).
Prendo atto che i dispositivi di voto delle postazioni degli onorevoli Carbonella, Enzo Bianco e Gerardo Bianco non hanno funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 10.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, sto parlando abbastanza spesso ma brevemente, come lei avrà notato, dato che non mi ha mai richiamato sui tempi.
L'emendamento che ho presentato insieme ai colleghi Bressa, Sabattini, Cordoni, Guerzoni, Grignaffini e Soda tende a sopprimere l'articolo 10 del decreto-legge in esame. L'articolo 10 prevede che: «Nell'articolo 47 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, il comma 2 è sostituito dal seguente: le funzioni svolte dagli uffici periferici del Ministero del lavoro e previdenza sociale sono attribuite agli uffici territoriali del Governo di cui all'articolo 11».
Per quanto dice in positivo, non ci sarebbe nulla da obiettare, perché è logico che così sia: è nella logica della riforma dell'organizzazione del Governo che è stata varata nella scorsa legislatura. Soltanto che questo testo espunge il secondo periodo dell'articolo 47 del decreto legislativo n. 300 del 1999. Tale secondo periodo afferma, nel testo ancora oggi vigente, che «per lo svolgimento delle funzioni inerenti alla tutela sanitaria e veterinaria gli uffici territoriali possono avvalersi delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere sulla base di apposite convenzioni».
Nel terzo periodo si fa riferimento allo schema tipo delle convenzioni definito dal Ministero, in sede di conferenza unificata di cui al decreto legislativo 97/281. Sopprimendo il secondo e il terzo periodo del comma 2, dell'articolo 47 - come fa l'articolo 10 del decreto-legge - si completa un'operazione che - come più volte abbiamo detto, il collega Bressa lo ha ripetuto poco fa in riferimento all'articolo 9 - noi non condividiamo.
Debbo anche dire che molte delle affermazioni che, in termini politici più generali, sono state formulate da colleghi e colleghe che mi hanno preceduto fanno capire che queste preoccupazioni - da me condivise - di carattere politico più generale - al di là della precisazione che il Presidente della Camera ha, poco fa, doverosamente formulato - trovano poi la loro natura e la loro origine istituzionale nella dissociazione che si è operata con questo decreto-legge, fra una logica unitaria delle politiche di welfare e, invece, una separazione fra le competenze del lavoro e della previdenza sociale da una parte e della sanità - rectius adesso salute - dall'altra.
Non condividendo questa impostazione, abbiamo presentato questo emendamento soppressivo dell'articolo 10 - per le caratteristiche, anche tecnico-giuridiche, che ho poco fa indicato - che invito i colleghi ad approvare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 10.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge. (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 453
Astenuti 8
Maggioranza 227
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 261).
Prendo atto che il dispositivo di voto della postazione dell'onorevole Ruta non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 10.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo per esprimere un apprezzamento perché, almeno in questo caso, il Governo ha riconosciuto che, essendo state ridotte a due le aree funzionali, non potevano esserci quattro dipartimenti e che era più logico che ce ne fossero due. Si dimostra così un minimo di attenzione a tali questioni ed auspico che si evitino in futuro inutili appesantimenti burocratici delle strutture ministeriali.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 10.2, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 465
Votanti 461
Astenuti 4
Maggioranza 231
Hanno votato sì 459
Hanno votato no 2
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 11.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, oggi abbiamo assistito, a proposito del question time da lei presieduto, a qualcosa che definire ridicolo è dire poco.
Il ministro della sanità, il professore Sirchia, non ha praticamente risposto nulla...
PIETRO ARMANI. Ha fatto bene!
GIUSEPPE PETRELLA. ...alle interrogazioni delle colleghe Cossutta e Valpiana. Debbo dire la verità, signor Presidente, un Governo che vuole istituire di nuovo un ministero con un decreto, dovrebbe sapere bene cosa vuole fare in un settore così delicato ed importante come la sanità.
Quando un Governo afferma che ci sono gli estremi della necessità e dell'urgenza per decretare l'istituzione di un ministero, significa che vuole attuare subito provvedimenti indispensabili per la sanità. Ebbene, oggi, il ministro della sanità ci è venuto a dire che non sa ancora cosa rispondere, perché la pratica è in istruttoria.
E per riferire esattamente le parole del ministro Sirchia, che corrispondono a quanto detto dalla collega Bolognesi e che lei, Presidente, non aveva letto, do lettura di quanto riportato dal resoconto stenografico; il ministro Sirchia dice: «Confermo il fatto che l'istruttoria non è ancora terminata e, perciò, non posso portare la voce del Governo e non avrebbe senso che portassi in questo momento la mia. Detto questo, aggiungo soltanto che l'intendimento del Governo è di muoversi con grande cautela in un campo di grande attenzione e interesse per la collettività. Non appena questa istruttoria sarà terminata e la linea del Governo sarà chiarita, sarò felice di venire in quest'aula e in Commissione per illustrarla». Ciò significa, Presidente, come diciamo noi medici: mentre il medico studia l'ammalato, nel frattempo, muore.
D'altra parte, poiché penso che la salute dei cittadini non sia una pratica e che
un Governo che non ha un programma sulla sanità si dovrebbe lievemente vergognare, rivolgo una preghiera al Presidente del Consiglio, cavaliere Berlusconi: visto che lui si è prodigato tanto per gli italiani, oltre a fare il Presidente-operaio può fare anche il Presidente-ministro della sanità, almeno viene lui in aula a dirci quali sono le linee del Governo sulla sanità, visto che il ministro Sirchia ha detto che in questo settore non ci sono ancora linee di Governo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, con questo e con gli emendamenti successivi si prova a ripristinare un'attenzione su un decreto-legge non solo fatto in corsa, con grande superficialità, ma che nel momento in cui si riafferma, in alcuni punti, l'importanza del Ministero della sanità, che si vuole chiamare Ministero della salute, si evidenzia una serie di ambiguità su tre profili estremamente importanti. Il presente decreto-legge mantiene ambiguità nei rapporti con le regioni e sulle competenze con le regioni, in quanto l'articolo 11 riconferma il ruolo di coordinamento del Ministero nel sistema sanitario nazionale, riconferma il ruolo di controllo e di monitoraggio, nonché la funzione di intervento con poteri sostitutivi. Credo che, nel momento in cui l'articolo sarà approvato, ciò non potrà non creare problemi alla tanto sbandierata regionalizzazione del servizio sanitario nazionale e non solo rispetto alla devolution annunciata dal ministro Bossi. Potrà, inoltre, rimettere in discussione quanto si è fatto nel regionalismo delle politiche sanitarie fino ad oggi.
Non è un caso che si parli della vigilanza del Ministero sull'agenzia per i servizi sanitari regionali e, invece, non si parli di nessuna attività, da parte del Ministero della sanità, rispetto all'Istituto superiore di sanità e all'ISPESL (l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro). Credo che, da un lato, vi sia la volontà di rimarcare il mantenimento di un potere di controllo, di veto, di indirizzo, rispetto a quanto le regioni faranno nell'ambito del Piano sanitario nazionale e, dall'altro, l'assoluta dimenticanza di due organismi tecnico-scientifici, che devono trovare nella vigilanza del Ministero della sanità non solo una fonte di guida e di indirizzo, ma anche una fonte di collaborazione costante.
Tuttavia, ciò che più ci lascia perplessi è l'intervento che il ministro Sirchia ha svolto oggi in aula, come già ricordava il collega Petrella. Comprendiamo che vi sia un momento di imbarazzo da parte di un Governo che ha ritenuto opportuno non dare le deleghe ai sottosegretari e lasciarli in attesa di svolgere compitini specifici per poter far lavorare il Consiglio dei ministri. Ma ci lascia ancor più perplessi il fatto che un neoministro, per il cui ingresso all'interno delle «stanze dei bottoni» si è fatto un decreto-legge in corsa, non abbia saputo rispondere oggi e ribadire quello che ormai da giorni ci viene riferito dai giornali.
Mi sembra che ci siano idee molto chiare su come rivisitare la riforma Bindi per garantire nuovamente interessi particolari, per rimettere in discussione un principio che sembrava aver convinto tutti all'interno di quest'aula. Mi riferisco a quello in base al quale chi lavora per il servizio sanitario nazionale è bene che lo faccia in maniera esclusiva e che non gli sia consentito di lavorare contemporaneamente anche per la concorrenza, facendosi il nome nella struttura pubblica e riservando ai cittadini le sue prestazioni solo e quando questi ultimi siano in grado di pagare.
Su questo sicuramente il ministro Sirchia ha le idee chiare ed, invece, sembra non averle chiare sulla reintroduzione dei ticket, che anche oggi sulla stampa sono stati abbondantemente riportati; non si parla solamente del ticket sui medicinali, non si parla solamente del ticket sulla ricetta, che poi viene chiamato ticket minimo. Credo, tuttavia, che non sia sfuggito a nessuno che, nel momento in cui si
riduce contemporaneamente il numero di voci per ogni ricetta, la cifra che il cittadino sborserà sarà maggiore rispetto a quanto pagava in precedenza.
Si introduce per la prima volta l'eventualità di un ticket sulla degenza; ciò significa ammettere una tassa veramente non tollerabile e non accettabile per coloro che sino ad oggi avevano chiaro un aspetto nel nostro sistema calcolo sanitario nazionale: in caso di necessità di una cura reale, il ricovero era un dato scontato e prescindeva dai soldi che il cittadino aveva in tasca. Oggi, facciamo addirittura, un doppio danno, perché ipotizziamo - sono sempre le interpretazioni date di quello che il ministro ha detto - che possiamo far pagare un ticket di 50 mila o 100 mila lire a seconda della durata del ricovero, non più, quindi, se la prestazione fornita durante il ricovero sarà appropriata, ma in base alla durata del ricovero stesso. Avremo, dunque, un'ulteriore aggravante: coloro che dovranno curarsi dovranno pagare, ma saranno anche ospiti sgraditi nella struttura che li ha ricoverati, perché tale struttura dovrà essere attenta a mandarli via rapidamente, prescindendo dal tempo che sarebbe realmente necessario per poterli curare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, credo che il tempo che l'opposizione sta occupando potrebbe essere meglio utilizzato nel giudicare gli atti del Governo.
MARCO BOATO. Anche il decreto-legge è un atto del Governo!
TEODORO BUONTEMPO. Un ascoltatore di un'emittente che avesse seguito oggi i lavori della Camera potrebbe essersi fatto l'idea che il Governo abbia adottato provvedimenti tagliando sulla sanità, creando ingiustizie sociali; invece, si tratta di un decreto-legge nel quale non c'è nessun provvedimento del genere, ma l'organizzazione del Governo tramite i ministeri che ritiene opportuni ed in base a come vuole accorpare le materie in discussione.
La sinistra si allarma tanto, ma non si è allarmata per il fatto che in Italia ogni anno vi sono un milione di infortuni sul lavoro con milletrecento decessi ed i vostri governi nulla hanno fatto per sanare questa situazione gravissima nel nostro paese.
Quindi, onorevole Boato, oggi discutiamo di un decreto-legge e della legittimità di un Governo di darsi l'assetto che ritiene il migliore possibile per governare al meglio il paese. In questa sede, non vengono fatti tagli alla sanità; quando verranno discussi quei provvedimenti, legittimamente, l'opposizione li approverà o li contesterà; non ci sono provvedimenti che sottraggono diritti ai cittadini, semmai, onorevole Bindi, vogliamo restituire quei diritti che lei ha tolto quando era il ministro. E la sua coalizione l'ha punita togliendole il mandato di ministro della Repubblica (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Quindi, con riferimento a quanto affermato dai nostri interlocutori, vorrei dire - e concludo, signor Presidente - che solo pochissimi colleghi - e devo citare di nuovo tra questi l'onorevole Boato - sono intervenuti sulla materia oggetto di questi provvedimenti, cioè proponendo, in via alternativa, soluzioni diverse da quelle proposte dal Governo.
Per quanto riguarda il resto degli interventi, si è trattato di ostruzionismo nel tentativo di paralizzare l'azione del Governo; si è trattato di interventi nel merito di questioni che non interessano la materia oggetto del dibattito di oggi e che saranno oggetto di futuri decreti-legge o disegni di legge. Ed allora sì che si dovrà discutere nel merito!
Oggi, vedere l'ex Presidente della Camera che fa il democratico agitatore, nel tentativo di mascherare un ostruzionismo, rappresenta veramente una pagina deludente di questo nuovo Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, non per polemica, intervengo soltanto perché poco fa ha parlato il collega Buontempo. Ma non mi lamento che abbia parlato, anzi, do atto che lui e pochi altri colleghi della maggioranza ogni tanto intervengono per dialogare, in un confronto parlamentare che è duro e aspro nei contenuti, ma che abbiamo mantenuto - credo - nel massimo di correttezza politica.
Mi rivolgo ai colleghi qui presenti, che erano presenti anche nella scorsa legislatura - Buontempo è uno di questi -, perché si ricordino cosa è stato l'ostruzionismo, moltiplicato per decine di volte, della scorsa legislatura, in cui i colleghi di interi gruppi parlavano un minuto a testa, a decine e decine, non sapendo neppure di che cosa stavano parlando (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Quindi, noi stiamo intervenendo - collega Buontempo, io polemizzo con lei, ma in modo rispettoso e la ringrazio anche delle parole che ha usato nei miei confronti - soltanto su questioni di merito. Abbiamo cercato tutti gli spazi di dialogo possibile con il presidente della Commissione, col relatore Anedda e anche con il rappresentante del Governo, ministro Frattini. Ciò non attenua lo scontro politico ma lo tramuta anche in un fecondo dialogo parlamentare, perché tutte le volte che c'è stata la possibilità di intenderci (poco fa, tutti assieme, abbiamo approvato un emendamento) abbiamo accettato di trovare un terreno di intesa.
Quindi, da questo punto di vista, lei, collega Buontempo, dovrebbe fare un'autocritica, non riferita a lei personalmente, ma un'autocritica retrospettiva all'opposizione di centrodestra della scorsa legislatura, che quando voleva impedire l'ingresso nell'euro, usciva in massa da quest'aula, mentre oggi Berlusconi riconosce che abbiamo avuto il merito di portare l'Italia nell'euro. Ricordo quando a fini ostruzionistici si facevano interventi a decine, in genere fuori dal merito della discussione.
Concludo, signor Presidente, dicendo che quando il collega Buontempo - ripeto c'è un dialogo quasi amicale, sia pure nella polemica...
PRESIDENTE. Mi chiedevo, dato che era così amicale, se non potevate continuarlo in un'altra sede (Si ride - Applausi).
MARCO BOATO. Non c'è dubbio che lo continueremo anche fuori!
Collega Buontempo, non so se l'abbia ricevuto personalmente, ma i suoi colleghi di Alleanza nazionale, nella Commissione affari costituzionali, hanno ricevuto dal presidente della Conferenza Stato-regioni, Enzo Ghigo, esponente del centrodestra, presidente della regione Piemonte (ma, debbo dire, ottimo presidente della conferenza, dal punto di vista della correttezza), un documento inviato al presidente della Commissione dove si dice: «le regioni constatano che la reintroduzione dei ministeri delle comunicazioni e della sanità sono in controtendenza con la legge n. 59 del 1997 e ribadiscono l'importanza di definire le funzioni di tali ministeri in coerenza con il decentramento di funzioni amministrative operate sinora secondo il principio che, in nessun caso, le norme debbono...» e via dicendo. Ebbene, in quel documento noi leggiamo - l'ha detto anche il collega Bressa, poco fa - che, in particolare con riferimento ai compiti del Ministero della sanità, le regioni evidenziano come il principale impegno sia quello di definire un quadro normativo e finanziario che consenta ad ogni singola regione la piena e definitiva titolarità dell'organizzazione sanitaria nel proprio territorio. Si tratta di principi che voi, a parole, dite di condividere, proponendo referendum consultivi, che poi revocate dopo le elezioni, ma che noi cerchiamo di realizzare, attraverso la riforma costituzionale, che adesso sarà sottoposta a referendum. Pertanto, concretamente, vi richiamiamo,
con durezza di confronto politico, ma con correttezza di rapporti, a una coerenza da parte vostra, che, con questo decreto legge, francamente non c'è stata, come rilevato dalla Conferenza Stato-regioni.
Tutto qui, signor Presidente. Credo che questo dialogo possa anche essere utile perché il confronto continuerà ancora qualche ora, ancora domani. Si sappia, però, che questa non è una battaglia ostruzionistica, ma una dura battaglia di opposizione, sulla base di una cultura di governo che l'opposizione della scorsa legislatura non aveva dimostrato di avere (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sabattini, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, intervengo soltanto per un minuto, proprio a titolo personale, per ricordare, così come ha fatto il collega Boato, ai colleghi dell'attuale maggioranza che, con il lavoro di questi giorni - e lo si vedrà ancora di più con le prossime votazioni -, l'opposizione ha contribuito a migliorare il decreto-legge, modificandone, in modo significativo, alcune parti.
Quindi, non è giusto accusare l'opposizione di una lotta ostruzionistica.
Poiché qualcuno l'ha fatto e qualcuno di noi è in grado di farlo, quando ci sarà ostruzionismo se ne accorgeranno tutti in modo assolutamente visibile (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Oggi si tratta di un lavoro di costruzione e di contributo al miglioramento di un decreto-legge che credo - visto che il Governo, il relatore Anedda e lo stesso presidente della Commissione hanno accettato gli emendamenti da noi proposti - possa essere considerato un contributo utile; diversamente sarebbe inutile che noi ci trovassimo a discutere nell'interesse del paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, intervengo soltanto perché resti agli atti di questa Camera - come risposta all'onorevole Buontempo e al Presidente Formigoni - la valutazione della Conferenza dei presidenti delle regioni sulla inutilità di ripristinare il Ministero della sanità e il giudizio negativo sulla scomposizione del Ministero della sicurezza sociale - del welfare - dato dagli stessi presidenti delle regioni, a testimonianza dell'errore strategico che state commettendo. Essi fanno riferimento puntualmente a tutte le leggi e a tutti i decreti legislativi (che citerò affinché restino agli atti) con i quali si è operato il trasferimento alle regioni. Vorrei che anche i colleghi della Lega nord Padania lo tenessero bene a mente. Signor Presidente, li cito soltanto: il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, gli articoli 117-118 e seguenti, gli articoli 120 e seguenti, gli articoli 121, 122, 125...
PRESIDENTE. Onorevole Soda, lei ha già superato di più della metà il tempo a sua disposizione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 11.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 457
Astenuti 9
Maggioranza 229
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 251).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 11.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, questo emendamento cerca di migliorare, tutelare e salvaguardare il processo di regionalizzazione che si era tentato di avviare nel campo della sanità con la riforma ter del ministro Bindi. Dopo aver ascoltato questa mattina l'intervento appassionato dell'onorevole Cè, voglio cercare di capire la posizione della Lega nord Padania su questo emendamento. I suoi rappresentanti, infatti, possono anche aver deciso di non mettere più mano al progetto di devolution più volte ribadito in materia di sanità. Come faranno a togliere, tra le finalità del Ministero della salute indicate al comma 2 dell'articolo 47-bis, quella di completare il processo di regionalizzazione del servizio sanitario nazionale, coerentemente con gli obiettivi generali? Questo è un emendamento che migliora il testo, ribadisce la volontà di avere contemporaneamente la presenza di un ministero autorevole e di forti governi regionali, i quali nell'espletamento delle proprie funzioni di politica sanitaria cooperano con il ministero nel mantenimento di quanto previsto dall'articolo 32 della Costituzione.
Bocciando questo emendamento non si rafforza la presenza di un ministero autorevole, ma si attua un disegno che pone di nuovo in capo al Ministero della sanità una serie di competenze che saranno sottratte alle regioni. Non avremo più un processo di regionalizzazione della sanità, ma uno stop a tale processo e faremo acquisire di nuovo al Ministero della sanità quelle competenze che già la riforma Bindi aveva posto in capo alle regioni.
Inviterei i colleghi della maggioranza, e in modo particolare i colleghi della Lega nord Padania, a riflettere sull'emendamento in esame e sulla sua finalità; non credo che le osservazioni fatte alla Conferenza Stato-regioni siano un caso. Voi state per approvare un decreto secondo il quale al ministero viene attribuita la possibilità di vigilare, monitorare, di avere poteri sostitutivi, di operare e di dirigere l'agenzia per i servizi sanitari regionali, l'agenzia nazionale. Inoltre, si vuole anche togliere da questo decreto il semplice richiamo ad un completamento del processo di regionalizzazione della sanità per la quale, in quest'Assemblea, i colleghi della Lega, nella precedente legislatura, hanno fatto fuoco e fiamme. Credo che la coerenza, che dovrebbe durare più di qualche ora, li dovrebbe portare a votare a favore di questo emendamento, che sicuramente migliora il testo e dimostra una volontà di mantenere e completare il processo di regionalizzazione nella politica sanitaria avviata fin dalla XIII legislatura. La combinazione dell'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge e della bocciatura di questa serie di emendamenti significa invertire una tendenza di rotta che non è la devolution ma il ripristino di un ministero, di un centralismo e di uno statalismo che avete sempre combattuto (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, volevo portare all'attenzione dei colleghi ed in modo particolare del relatore Anedda l'importanza dell'emendamento in discussione e far rilevare che questa mattina, in una prima definizione del parere del relatore e del Governo, su tale emendamento era stato espresso un parere favorevole. In seguito, il relatore ha corretto il tenore del parere, esprimendo invece parere contrario. Vorrei invitare il relatore ad una riflessione perché, onorevole Anedda, onorevoli colleghi, questo emendamento è la riproposizione precisa dell'emendamento contenuto e consegnato alla Commissione affari costituzionali dai presidenti delle regioni, a dimostrazione del fatto che l'opposizione che noi facciamo sulla funzione del Ministero della sanità da ricostituire in vocazione accentratrice non è preconcetta. Le regioni
hanno chiesto la presentazione di un emendamento che sancisca con chiarezza il completamento del processo di regionalizzazione del servizio sanitario regionale coerentemente con gli obiettivi generali. Noi lo abbiamo assunto in pieno, forti di questa convinzione perché in quest'Assemblea - mi dispiace doverlo sottolineare, in quanto ho già avuto modo di dirlo ieri - non è stata finora ancora fornita una spiegazione contenutistica, ordinamentale, istituzionale sulla necessità di ricostituzione di questo ministero. Le giuste preoccupazioni che abbiamo avanzato, condivise dai presidenti delle regioni, non possono essere tranciate così, senza nessuna risposta.
Per questo motivo, invito ancora il relatore ed i colleghi della maggioranza ad una riflessione, perché è fondamentale sapere se questo ministero seguirà lo schema del decreto legislativo n. 112 del 1998, il trasferimento dei poteri e di funzioni, o se invece si approprierà nuovamente di tutte le funzioni. Non sfuggirà nessuno al centralismo del potere ministeriale.
Presidente Casini, chiedo la sua attenzione solo per un minuto. Lei ha risposto alle osservazioni espresse dalla collega Bolognesi e dal collega Petrella, dicendo che il professor Sirchia, attuale ministro per la sanità, aveva invece risposto in altro modo. Io la invito a riflettere: quando a un Governo, giustamente in fase di istruzione per l'elaborazione dei dati e per farsi un'idea sui provvedimenti, viene richiesta una risposta in sede question time, se non è pronto, può informare la Presidenza di modo che la risposta all'interrogazione possa essere fornita in una seduta successiva. Il rappresentante del Governo non può venire in Assemblea a dire che l'istruttoria non è conclusa e che quindi non si può esprimere. Ciò è la dimostrazione del fatto - mi dispiace onorevole Bindi, vorrei anche la sua attenzione - che il problema non è quello della ricostituzione di un ministero o della presenza di un ministro, per dare autorevolezza alla materia, ma se in testa si hanno delle linee strategiche di indirizzo su una materia così delicata. Oggi - e me ne dispiace - il Governo ha fatto una brutta figura che proprio il regolamento gli avrebbe consentito di non fare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Non ritengo priva di fondamento la sua osservazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 11.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 459
Astenuti 9
Maggioranza 230
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 254).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 11.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Nell'apprezzare il parere favorevole all'emendamento 11.3, vorrei riprendere, anche se brevemente, alle affermazioni della collega Labate. Gli emendamenti Bressa 11.2 e Boato 11.3 sono due emendamenti che non sono solo sottoscritti dai firmatari che risultano dal fascicolo, sono gli emendamenti che ha proposto la Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome.
Vi è una certa contraddizione nei fatti nel non aver voluto approvare l'emendamento 11.2. Infatti, gli emendamenti 11.2 e 11.3 sono intimamente legati, dal momento che entrambi tendono, in qualche modo, a ribadire un principio fondamentale, quello presente nella delega della legge n. 59 del 1997, secondo cui qualsiasi forma di riorganizzazione del Governo doveva essere accompagnata dall'altrettanto importante principio del decentramento. Non aver avuto la sensibilità di
tenere assieme, nel parere favorevole, questi due emendamenti, dispiace a noi ma credo molto di più ai presidenti delle regioni e delle province autonome che avevano dato il loro autorevole e importante contributo a lavori di questa Assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, condivido ovviamente quanto affermato dal collega Bressa.
Continuo in aula, non fuori, il dialogo con l'onorevole Buontempo. Vede, onorevole Buontempo, questo emendamento 11.3 viene accolto dal relatore e dal Governo, e per esso dal ministro Frattini, non presente in aula in questo momento, ma che ha dimostrato sensibilità al riguardo.
Questa è l'ennesima - non sono moltissime, dal momento che sono pochi i nostri emendamenti accolti - dimostrazione che la nostra opposizione si è basata su una responsabilità di governo, sia pure dall'opposizione, e che su temi qualificanti come questo, ossia quello di un rapporto corretto fra Ministero della sanità, ora della salute - quando entrerà in vigore questa legge di conversione del decreto-legge -, che deve operare in riferimento all'opera di vigilanza sulla agenzia per i servizi sanitari regionali, d'intesa con la stessa Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome. Per questa ragione, l'emendamento 11.3 ha ricevuto parere favorevole e per questo tra pochi istanti, tutti insieme, lo approveremo, dando la dimostrazione che lo scontro frontale può esserci ma insieme all'apertura reciproca nel trovare punti di convergenza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, ho anch'io apprezzato che su questo emendamento vi sia un parere favorevole. Del resto, come il relatore potrà vedere, vi è una serie di emendamenti espressione delle preoccupazioni che le regioni hanno manifestato rispetto all'istituzione di un Ministero per la salute. Pur apprezzando, quindi, questo parere favorevole, vorrei invitare il relatore a riconsiderare anche il parere su altri emendamenti che hanno comunque origine nel documento delle regioni e che quindi recepiscono le loro preoccupazioni; in tal modo si potrà arrivare ad un provvedimento che, anche se non adeguatamente discusso dal Governo con le regioni, istituzioni direttamente interessate, ne recepisca comunque le richieste e le esigenze.
In questo senso, rinnovo l'invito al relatore a riconsiderare il parere su alcuni emendamenti che seguiranno nella nostra discussione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 11.3, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 436
Astenuti 4
Maggioranza 219
Hanno votato sì 432
Hanno votato no 4).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sabattini 11.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, vorrei invitare il relatore ed il Governo a compiere una breve riflessione sull'emendamento Sabattini 11.4, perché è veramente incomprensibile che al Ministero della salute o al Ministero della sanità - che per il decreto legislativo n. 419 del 1999 ha competenze dirette
attraverso i propri organismi tecnico-scientifici (l'Istituto superiore di sanità e l'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro) - non siano assegnati, come per l'agenzia dei servizi sanitari regionali, compiti diretti di vigilanza.
Si tratta di due istituti che, anche con la norma di ristrutturazione approvata nella XIII legislatura, restano a tutti gli effetti organismi tecnico-scientifici del Ministero, delle regioni e, tramite le regioni, anche delle aziende sanitarie locali. È impensabile che il Ministero della sanità abbia compiti di vigilanza e di indirizzo per l'agenzia regionale a cui le regioni partecipano - ed è grazie all'approvazione di un nostro emendamento che le modalità della vigilanza hanno la cooperazione delle regioni - e l'Istituto superiore di sanità e l'ISPESL non abbiano più nessun rapporto di vigilanza o di controllo o di indirizzo con il Ministero della salute di cui rappresentano sostanzialmente i due elementi di operatività sul territorio, anche in termini di ricerca e sperimentazione.
Vorrei anche ricordare al collega Buontempo, che poco fa esprimeva la sua preoccupazione per gli incidenti sul lavoro, che con questo decreto-legge, mentre si attribuisce al Ministero della salute la tutela della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro, si sottrae allo stesso la tutela della sicurezza, cioè la capacità di rendere operativa quella tutela che gli affidiamo. Infatti - e il collega se ne renderà conto da solo - se coloro che devono tutelare la salute non hanno l'opportunità o la capacità di garantire l'effettiva esecuzione delle norme di legge, dei dettami legislativi e delle prescrizioni che i tutori della salute emaneranno, si tratterebbe di un'operazione di immagine, ma di nessuna validità.
Tra l'altro, in questo decreto-legge, in merito alla tutela della salute si dice che il Ministero farà un'operazione di coordinamento, non avrà neanche la titolarità: gli si sottrae la tutela della sicurezza e non ha la titolarità nella tutela della salute. Questo significa che, così facendo, noi apriamo la strada al principio che la tutela dei lavoratori e della loro salute sui luoghi di lavoro diventi elemento di mercato, di contrattazione e di discrimine nel corso della contrattazione tra le parti interessate, tra la Confindustria e i sindacati, quando si ubicheranno sul territorio le varie aziende. La realizzazione della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro sarà un elemento soggetto al mercato, al calmiere e che verrà perseguito secondo le convenienze. Stando al suo intervento, dovrebbe pensare a che cosa sta per approvare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, il collega Fioroni ha già detto molte cose, ma vorrei aggiungere soltanto che davvero non riesco a comprendere l'abdicazione della funzione di vigilanza da parte di questi istituti. Vorrei ricordare ai colleghi che l'Istituto superiore di sanità - anche nella vostra concezione di Ministero della sanità che oggi ci proponete - è l'istituto tecnico-scientifico a cui il ministro dovrà fare riferimento per lo stato di salute del paese (malattie infettive, stati di epidemia e quant'altro). Chi eserciterà la vigilanza se non approverete questo emendamento? E cosa farà l'ISPESL, l'Istituto per la prevenzione e la sicurezza della salute nei luoghi di lavoro? Chi si occuperà della vigilanza se non il vostro Ministero? Se pensate, invece, che al Ministero della sanità non spetti la vigilanza, perché non avete avanzato una proposta?
Pensate di costituire delle agenzie o degli istituti? Avreste dovuto esplicitarlo. Il grave rischio al quale andate incontro è che se accade qualcosa di molto grave dal punto di vista della salute dei cittadini italiani, senza questa vigilanza, non avrete il supporto tecnico-scientifico per fare ordinanze, per prendere posizioni ed indicare strategie.
Quindi, vi preghiamo di riflettere prima di respingere una funzione di vigilanza su organismi propri del Ministero della sanità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.
MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, poiché mi sembra che le questioni sollevate dai colleghi siano di spessore e di merito e riguardino la politica sanitaria, resto allibita nel constatare - con tutto il rispetto per i sottosegretari ed i rappresentanti del Governo - l'assenza dall'aula del Ministro della sanità. Vorrei chiedere, signor Presidente, la presenza in aula del Ministro della sanità perché le funzioni di vigilanza sugli istituti e le questioni ricordate in questa sede dal collega Fioroni e dalla collega Labate richiedono almeno l'interlocuzione con un ministro. Quanto meno, chiedo urgentemente la presenza in aula del ministro della sanità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.
ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, credo che sull'argomento che stiamo trattando sarebbe necessario che il Governo e la maggioranza dessero delle risposte, perché stiamo discutendo su una proposta istituzionale che dovrebbe vigilare ed ispezionare sugli incidenti nei luoghi di lavoro.
Non credo si possa far finta di nulla di fronte ad un problema che questo paese riesce ad affrontare con difficoltà. E se pensiamo che gli organismi di vigilanza non abbiano un elemento di utilità, ci incamminiamo su una strada in cui le responsabilità si scaricheranno sulle istituzioni.
In questi anni, ogni qual volta ci siamo trovati davanti a incidenti sul lavoro abbiamo dovuto scoprire che il problema nasce proprio dalla definizione delle responsabilità degli organismi di controllo e di vigilanza. Questo è un elemento di cui anche questa maggioranza, anche questo Governo, dovranno farsi carico.
PRESIDENTE. Onorevole Cordoni, la prego di concludere.
ELENA EMMA CORDONI. Quindi, è necessario che, su questo punto, ci si dica come si pensa di agire; lo si dica al paese, lo si dica a tutte quelle famiglie che si ritrovano con congiunti infortunati sui luoghi di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Vorrei dire all'onorevole Bolognesi - la quale ha posto il problema della presenza del Governo - che, in termini istituzionali, il Governo è rappresentato. In termini politici, in ordine alla presenza o meno dei ministri interessati, ognuno può fare le proprie valutazioni, ma credo che, comunque, in questo momento, si sia adempiuto al dovere del Governo di essere presente.
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, lei ha fornito una risposta formalmente corretta, ma noi non abbiamo fatto un'osservazione di carattere formale, perché il Governo è presente in questi banchi. Abbiamo fatto un'osservazione di carattere politico. Poiché la maggioranza ha voluto creare il nuovo ministro della sanità, chiediamo quanto meno che questo nuovo ministro venga in aula ad ascoltare le ragioni dell'opposizione e a dare delle risposte (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani). Rinnoviamo, dunque, la richiesta che il ministro venga in aula, anche perché il tipo di opposizione che stiamo facendo, come è stato ricordato, non ha nulla di ostruzionistico, ma affronta problemi seri che rimangono puntualmente senza risposta.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, credo che la sua risposta dal punto di vista regolamentare sia ineccepibile. Poiché il Governo è presente, è chiaro che non si può che continuare. Credo, però, che una risposta da parte del Governo, e anche da parte della maggioranza, si possa senz'altro ottenere e non procedere automaticamente alla votazione.
Allora, chiederei al Governo e anche alla maggioranza se sia possibile accantonare i residui emendamenti all'articolo 11 del decreto-legge (e quindi questo emendamento) per fare una riflessione e anche per ottenere una risposta politica che viene a mancare. Se precediamo soltanto a colpi di regolamento, credo che venga meno una delle esigenze più importanti: quella di avere anche una risposta politica.
L'argomento è serio e credo che meriti, da parte della maggioranza, una particolare attenzione. Quindi, chiederei di poter sospendere l'esame dell'emendamento ed anche dell'articolo 11 del decreto-legge per proseguire con gli altri articoli.
MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, l'onorevole Boato è una memoria storica in quest'aula e, poiché è anche una persona seria, potrà dire quante migliaia di volte nella scorsa legislatura abbiamo chiesto da questi banchi che fossero presenti i membri del Governo: spesso, questo era rappresentato soltanto dal sottosegretario, e neanche competente per la materia che veniva discussa, o solamente dal Ministro per i rapporti con il Parlamento.
Oggi non stiamo definendo il programma del futuro Ministero della sanità, ma stiamo approvando le norme tecniche per creare un ministero, che è una cosa diversa!
ALDO CENNAMO. Risponda il Governo!
MARCO ZACCHERA. Quando parleremo dei programmi del Ministero della sanità, penso che sarà dovere politico del ministro essere presente - ci mancherebbe che non lo fosse! -, ma analogo dovere politico egli non ha oggi, perché stiamo semplicemente parlando di istituire o no un certo ministero: questo non è un discorso di merito!
Quindi, ritengo che si possa tranquillamente continuare e, pur non credendo che questo sia un ostruzionismo plateale, lo definirei sicuramente strisciante.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, mi associo alla richiesta che già altri colleghi dell'opposizione hanno fatto: qui non siamo di fronte ad un problema di applicazione del regolamento, di rappresentatività del Governo; noi abbiamo posto, già da tempo, questioni di merito - legate anche a vicende molto delicate - su come si organizzano i servizi di prevenzione e di controllo negli ambienti di lavoro.
Noi crediamo che, così come si sta procedendo, si metta a rischio tutto ciò. Ecco il motivo per cui chiediamo che ci sia una risposta del Governo sulle questioni da noi sollevate. Se risposta non vi fosse, quest'atto di arroganza sarebbe da noi percepito come un'ulteriore dimostrazione della mancanza di volontà a confrontarsi nel merito e da ciò trarremmo le dovute conseguenze, almeno per quanto ci riguarda (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 11.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 460
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 257).
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento Bressa 11.5.
GIANCLAUDIO BRESSA. Lo ritiro, signor Presidente, e chiedo di parlare per spiegarne le ragioni.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, ritiro l'emendamento perché, alla luce dell'approvazione dell'emendamento Boato 11.3 e del comma 2 dell'articolo 1, si potrebbe creare, altrimenti, una questione di coordinamento formale. Avendo riconosciuto, con l'approvazione del predetto emendamento 11.3, il rapporto...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!...
Credo che sia dovuto il rispetto all'Assemblea ed anche a chi sta parlando, nel caso specifico all'onorevole Bressa.
GIANCLAUDIO BRESSA. Poiché è stato approvato l'emendamento Boato 11.3 e, in tal modo, è stato esplicitamente riconosciuto un rapporto tra il Governo e le regioni, perché è stata definita la modalità di intesa, stante il comma 2 dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 300 del 1999, anche a nome degli altri firmatari ritiro il mio emendamento 11.5, che era uno di quelli che i presidenti delle regioni avevano sottoposto all'attenzione del Governo.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bressa. Il suo emendamento 11.5 pertanto è ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 11.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, prima di dire una parola su questo emendamento, mi rivolgo ai colleghi dell'opposizione poiché vedo che c'è un grande fermento. È stato dato un giudizio politico: lo ha dato il collega Innocenti e lo hanno dato anche altri. Ovviamente, esso ha un peso dal punto di vista, in questo caso, non dei rapporti tra maggioranza e opposizione, ma tra opposizione e Governo. Detto questo, mi permetto di invitare i colleghi dell'opposizione di centrosinistra, della quale faccio parte, a continuare a partecipare alla seduta come abbiamo fatto finora.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, solo ad integrazione di quanto lei ha detto, il Presidente della Camera fa sapere che ha sollecitato comunque, per un fatto politico, non di regolarità istituzionale (che, come l'onorevole Bianco infatti ha ricordato, è assicurata), il ministro per i rapporti con il Parlamento che sta venendo qui. Mi sembra francamente inutile creare situazioni di attrito che, secondo me - consentitemi una riflessione personale - non corrispondono neanche allo spirito con il quale si sono raggiunte intese sul merito del provvedimento. Se si vuole creare una situazione di difficoltà, questo è possibile, ma mi sembra che in questo caso i dati concreti invitino tutti alla prudenza e alla ponderazione.
Prosegua pure, onorevole Boato.
MARCO BOATO. Se mi permette, aggiungo il mio giudizio personale. Fossi stato io (non lo sarò mai) ministro della sanità, in queste circostanze, esaminando questo articolo, sarei stato presente...
ETTORE PERETTI. Ne terremo conto la prossima volta!
MARCO BOATO. Sarebbe stata una forma di rispetto nei confronti del Parlamento.
Detto questo, sono convinto che dobbiamo andare avanti ed invito tutti i colleghi a farlo. Su questo emendamento, Presidente, pongo alla sua attenzione, ma soprattutto a quella del Governo, che non mi pare stia seguendo, e del presidente della Commissione...
PRESIDENTE. Il Governo almeno dovrebbe seguire.
MARCO BOATO. Nessuno sta seguendo. Ci sono tre sottosegretari ma nessuno sta seguendo.
Comunque, è anche loro diritto non seguire. Comunque pongo all'attenzione del presidente della Commissione, che sta seguendo, e del relatore che tra poco riapparirà una questione.
Abbiamo votato - e do atto di averlo approvato - l'emendamento Bressa 10.2, che riduceva da quattro a due i dipartimenti del Ministero del lavoro, perché, essendo sottratte due aree funzionali, che vengono messe nel nuovo e ricostituito Ministero della sanità, non aveva più senso che ci fossero quattro dipartimenti in relazione a due aree funzionali. Do atto al relatore e al Governo di avere accettato quell'emendamento. Francamente, e lo dico senza alcuna strumentalizzazione, chiedo un attimo di riflessione - se riesco a farla questa riflessione - sull'emendamento in esame, che non riesco a capire perché venga respinto.
Presidente Bruno, relatore Anedda (non so il relatore dove sia finito, forse avrà problemi fisiologici), le aree funzionali che riguardano la sanità sono ridotte da quattro a due. Vi prego di leggere il testo della legge: le aree funzionali sono due; a pagina 30 dello stampato, articolo 47-ter, le aree funzionali sono ordinamento sanitario e tutela della salute umana e sanità veterinaria; poi, l'articolo 47-quater, ordinamento, dice che il ministero si articola in dipartimenti, e siamo d'accordo; non siamo d'accordo sul ministero, ma se c'è, è giusto che si articoli così. Il numero di dipartimenti non può essere superiore a 4 in relazione alle aree funzionali di cui all'articolo 47-ter. Non sta in piedi, non ha senso. In relazione alle aree funzionali del Ministero del lavoro, che erano due, abbiamo ridotto a due giustamente i dipartimenti; abbiamo votato tutti insieme. In relazione alle aree funzionali del Ministero della sanità, poi della salute, che sono due, non si capisce perché i dipartimenti siano quattro. Noi semplicemente proponiamo, con questo emendamento firmato da me, Bressa, Sabattini e Sinisi, di portare a due, come abbiamo fatto per il Ministero del lavoro, i dipartimenti che sono riferiti (come dice la legge, la vostra legge, ma anche nostra da questo punto di vista) alle aree funzionali. Per questo, Presidente, con assoluta tranquillità - non vedo il relatore e mi dispiace, non c'è nessuno del Governo che sia in grado di interloquire con me, c'è però il presidente della Commissione - chiedo di riflettere un istante su un minimo di coerenza istituzionale. Tutto ciò non sconvolge nulla, rende coerente aree funzionali e dipartimenti nella sanità, come abbiamo già reso coerente aree funzionali e dipartimenti al Ministro del lavoro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, vorrei ribadire le osservazioni del collega Boato e aggiungerne altre. Sarebbe veramente opportuno che il ministro della sanità fosse qui ad ascoltare che tipo di organizzazione si sta per dare al ministero (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Le aree funzionali sono due: ordinamento sanitario e tutela della salute umana e sanità veterinaria. Per queste due aree funzionali la Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome e le regioni hanno sottolineato il già avvenuto trasferimento di tutte le attribuzioni alle regioni stesse; quindi è necessario che questi elementi restino agli atti.
Per quanto riguarda la prima area funzionale (ordinamento sanitario), il decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998 ha inciso sull'ordinamento sanitario, col trasferimento di competenze alle regioni
(articoli 115, 117, 120, 121, 122 e 125). Se qualcuno di voi andasse a leggere - forse il ministro dovrebbe farlo - quali e quante attribuzioni siano state trasferite alle regioni, mi saprebbe dire cosa resta del dipartimento dell'ordinamento sanitario presso il ministero centrale. Allora cosa si vuole fare? Creare e mantenere un'ulteriore burocrazia che, di per sé, è di ostacolo al mondo alle autonomie? Ma, signori della Lega, da una parte, andate in giro con il segretario Bossi a chiedere la devolution integrale della sanità e, dall'altra, il 90 per cento delle attribuzioni in materia di ordinamento sanitario - leggete gli articoli che ho citato - sono già state trasferite! Oggi voi ripristinate un ministero con quattro dipartimenti in relazione a due aree funzionali! Gli altri due dipartimenti probabilmente serviranno all'organizzazione del cinema e degli spettacoli negli ospedali come va dicendo stupidamente, questo nuovo ministro della sanità. Come si giustificano? Chiedetevelo (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e del CCD-CDU Biancofiore)! Non sto facendo polemica strumentale o politica.
Quanto ho detto vale per l'ordinamento sanitario per il quale non è necessario un apparato burocratico perché le funzioni sono prevalentemente già trasferite alle regioni.
Per quanto riguarda l'altra area funzionale (le aree funzionali sono due e a queste devono corrispondere i dipartimenti, dunque, mi chiedo perché istituire quattro dipartimenti per due aree funzionali vuote di contenuti!) riguardante la tutela della salute umana e sanità veterinaria, i trasferimenti sono avvenuti con decreto legislativo n. 112 del 1998 con l'articolo 115, comma 1, lettere b), c), d) ed e), comma 3 e comma 4; con l'articolo 117; con l'articolo 123 commi 1, 2 e 3, con l'articolo 124 comma 1 e con l'articolo 126 comma 1. Leggeteli! Questi dipartimenti, corrispondenti alle aree funzionali, cosa dovranno fare se non tentare di appropriarsi di competenze e di risorse per alimentare se stessi, per bloccare il processo di riforma, per ricostituire un assetto centralistico della tutela della salute? Allora non vedo quale sia la ragione per la quale un Ministero della sanità, che sta per essere ripristinato, che ha due sole aree funzionali, debba disporre di quattro dipartimenti, di quattro strutture burocratiche. Credo sia opportuno un minimo di coerenza, perché, quando ve ne accorgerete, anche per voi sarà un momento abbastanza drammatico e ridicolo insieme. Invito quindi il relatore a dare parere favorevole almeno su questo aspetto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, la questione dei quattro dipartimenti credo non regga, pena la messa in crisi del funzionamento del Ministero della sanità, ora della salute. L'organizzazione del Ministero della salute fa riferimento ad atti sostanziali e formali. Tali atti riguardano i decreti sulla nuova organizzazione, i quali hanno previsto la creazione di uffici, di dipartimenti e di direzioni generali. Se saranno quattro, che cosa ne sarà dei decreti del Presidente della Repubblica e dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che hanno adeguato l'organizzazione interna ed i profili dirigenziali? Quali saranno i costi per la comunità legati a questa nuova organizzazione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, quando avevo apprezzato l'atteggiamento della maggioranza e del Governo - in quanto avevano dato un parere favorevole sull'emendamento 10.2 da me presentato -, l'onorevole Anedda, relatore, molto amabilmente mi aveva ripreso perché, a suo parere, avevo utilizzato un termine poco adatto, parlando di un «minimo di attenzione». Egli ha sottolineato molto garbatamente che l'attenzione non
era minima; onorevole Anedda, la dimostrazione del fatto che l'attenzione fosse molto più che minima deriva proprio dal mancato parere favorevole sull'emendamento Boato 11.6 ora in discussione.
Non ripeterò quanto già detto dall'onorevole Boato e dall'onorevole Soda: ma pensate davvero di riuscire a giustificare, innanzitutto a voi stessi - nel momento in cui la stragrande maggioranza delle competenze sono già in capo alle regioni, nel momento in cui avete istituito un ministero a livello centrale e avete ridotto le aree funzionali ad un numero di due -, la necessità di creare quattro dipartimenti per queste due aree funzionali? Quattro dipartimenti significano quattro capi dipartimento, quattro strutture, quattro modelli organizzativi diversi, nonché significano trovare la giustificazione affinché centinaia di persone abbiano qualche cosa da fare.
Tutto questo che cosa ha a che fare con la semplificazione? Che cosa ha a che fare con la razionalizzazione? Che cosa ha a che fare con la trasparenza? Che cosa ha a che fare con la richiesta, da voi avanzata nella precedente legislatura, di ridurre drasticamente ma razionalmente il numero dei ministeri? Non accettare questo emendamento è qualche cosa di terribilmente pericoloso per voi, perché, non accettando questo minimo ragionamento, scivolerete inevitabilmente nel ridicolo e, come ha ricordato questa mattina l'onorevole Soda citando Aristotele, il ridicolo è l'anticamera della devastazione per le singole persone.
Non capisco quindi quale sia la ragione di questa ostinazione che avrà come effetto quello di produrre a livello centrale una superburocrazia nel settore della sanità assolutamente ingiustificata e, quel che è peggio per voi, ingiustificabile (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.
MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, intervengo anch'io per sostenere la necessità di alleggerire e snellire questo tentativo di appesantimento burocratico contenuto nel decreto-legge.
Inoltre intendo ringraziarla, signor Presidente, perché, al di là delle risposte non soddisfacenti che mi aveva dato - nonostante la grande stima che ho per la persona e per il ruolo che ricopre -, vedo finalmente in aula il ministro per i rapporti con il Parlamento. Quest'ultimo ha dimostrato sempre una grande attenzione al tema della prevenzione e credo quindi che ora si possano ottenere risposte dal Governo nel merito politico della questione che avevamo sollevato, circa gli indirizzi inerenti le questioni della vigilanza degli istituti e della sicurezza sui luoghi di lavoro che, tra noi, hanno sollevato molte preoccupazioni e perplessità.
Credo che il Governo ora vorrà risponderci sulla strategia che intende attuare, per cui sarebbe necessario avocare e svolgere questo ruolo di vigilanza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Intervengo rapidamente per dire - visto che è arrivato in aula il ministro - che abbiamo trasferito negli anni scorsi competenze, responsabilità e compiti alle regioni. Credo che una delle preoccupazioni più forti delle regioni, che ha dato vita al documento che è stato testé citato, sia proprio questa. Qui non si tratta soltanto di discutere di uno scorporo del Ministero della salute dal ministero del welfare, bensì di discutere sulla vostra proposta di creare un ministero pesante: non si crea, infatti, soltanto un nuovo ministero, ma si raddoppiano i dipartimenti. Ciò vuol dire che si vuole creare un ministero pesante e invasivo rispetto alle competenze che abbiamo attribuito alle regioni. Come avete accolto l'emendamento che riguardava il Ministero del lavoro e delle politiche sociali accettando la nostra osservazione secondo la quale riducendo le competenze bisognava
ridurre i dipartimenti, non si capisce perché, nell'istituzione del nuovo Ministero della sanità, mantenendo quelle competenze indicate nello stesso decreto legislativo n. 300 del 1999, voi raddoppiate i dipartimenti.
Vorrei dire ai colleghi della Lega nord che essi hanno cancellato dalla loro denominazione le parole «indipendenza della Padania» - per lo meno così mi risulta - però, forse, si sono dimenticati tutte le polemiche che hanno fatto per anni contro «Roma ladrona», i ministeri, la burocrazia, la spesa pubblica, gli uffici e l'apparato centralistico. Oggi che siete al Governo la prima cosa che fate è creare un nuovo ministero con quattro dipartimenti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Commenti del deputato Rizzi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, premetto che, ovviamente, la questione non riguarda il ministro della sanità e, quindi, ciò che dirò certamente non è rivolto alla sua persona. Si capisce che la scelta della maggioranza è quella di istituire due ministeri in più, e forse è stata improvvida la scelta del Ministero della sanità: si poteva trovare un ministero magari simile a quella affidato al ministro Pisanu. Tuttavia, ci troviamo di fronte a questa scelta e comprendo che è difficile che la maggioranza torni indietro.
Si potrebbe, però, tentare di limitare i danni espungendo dal provvedimento le competenze affidate al nuovo ministero, che sono invasive rispetto ai poteri delle regioni. Se il Governo accogliesse questa soluzione, probabilmente anche il nostro atteggiamento potrebbe essere diverso.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Non voglio ripetere i soliti argomenti addotti da altri colleghi tant'è che intervengo sull'ordine dei lavori. Al fine di rendere più spedito l'iter del provvedimento e per tentare di risolvere una questione politica che non può essere risolta soltanto in termini regolamentari, mi permetto di insistere, chiedendo l'adesione del Governo (adesso è presente il ministro per i rapporti con il Parlamento, che certo è in grado di rispondere; pare, infatti, che i sottosegretari fossero in imbarazzo e non sapessero cosa dire, così come la maggioranza, affinché si accantonino gli emendamenti a questo articolo, in attesa di un approfondimento e di un chiarimento. Gli argomenti sono forti e meritano attenzione da parte del Governo, oltre che da parte della maggioranza.
Chiederei quindi a lei, signor Presidente, di sottoporre la questione all'Assemblea, la proposta di accantonare l'articolo (ve ne sono altri accantonati) e di risolvere il problema con una meditazione più attenta, semmai proseguendo sugli altri articoli. Ciò svelenirebbe l'ambiente e renderebbe tutto più tranquillo. Non vogliamo fare ostruzionismo: il nostro non è ostruzionismo ma soltanto una discussione serrata e seria. Ecco perché insisto, in base all'articolo 41 del regolamento, nella mia richiesta di accantonare gli emendamenti all'articolo 11 al fine di abbinarli alle altre riflessioni che si stanno svolgendo sui precedenti articoli. Le chiedo quindi di sottoporre la questione all'Assemblea per vedere qual è l'orientamento in materia.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non sono qui per riconfermare la legittimità del comportamento del Governo, che è stato oggi presente,
in quanto rappresentato, quindi in grado di esercitare il dialogo con il Parlamento e con i colleghi.
MARCO BOATO. No, non c'è stato nessun dialogo!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Come deputato nella scorsa legislatura ricordo giornate intere trascorse a discutere su osservazioni o su emendamenti, presentati dall'opposizione, che non trovavano ascolto né accoglimento da parte della maggioranza. È esattamente il contrario di quello che è accaduto in questi due giorni in cui gli argomenti dell'opposizione sono sempre stati presi in considerazione: molti emendamenti sono stati accolti ed approvati.
Il ministro Frattini ha partecipato al Comitato dei nove venendo incontro a richieste dell'opposizione. Oggi, ad esempio, il ministro Frattini, invece di partecipare al Consiglio dei ministri, era presente al Comitato dei nove per discutere, approfondire ed accogliere osservazioni presentate dall'opposizione. Siamo, dunque, assolutamente favorevoli al dialogo, all'ascolto, all'accoglimento di emendamenti che ci sembrano ragionevoli ed alla presenza - quando è possibile - del Governo con i ministri competenti. Non potete, però, chiederci di accogliere qualsiasi emendamento presentato dall'opposizione.
MARCO BOATO. Non abbiamo chiesto questo, ministro! Ho posto una questione.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Non una questione, avete posto tantissime questioni, e molte sono state accolte. Ciò dimostra non solo la disponibilità al dialogo del Governo e della maggioranza ma anche le disponibilità della maggioranza ad emendare questo provvedimento quando ritiene che le proposte dell'opposizione siano condivisibili.
Per quanto mi riguarda, sarò presente al seguito della discussione proprio per testimoniare che il Governo vuole mantenere un rapporto di dialogo pieno con il Parlamento.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai colleghi che eventualmente ne facciano richiesta, credo sia opportuno darla al presidente della I Commissione in ordine alla questione sollevata dall'onorevole Gerardo Bianco.
Prego, onorevole Bruno.
DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, abbiamo discusso ampiamente l'emendamento Boato 11.6 in Commissione. L'emendamento è stato illustrato, il ministro Frattini ha fornito la spiegazione tecnico-giuridica, e la Commissione ha dato parere contrario.
Proprio collegandomi alle motivazioni per cui è stato dato parere favorevole sull'emendamento a cui si riferiva l'onorevole Bressa, credo siano note a coloro che hanno partecipato ai lavori le motivazioni che sono alla base del parere contrario del Governo e del relatore sull'emendamento Boato 11.6. Non rilevo assolutamente la sussistenza di motivazioni che inducano ad accantonare l'emendamento o parte di questo articolo così come richiesto dall'onorevole Gerardo Bianco. Ritengo, dunque, che i nostri lavori possano proseguire.
SERGIO SABATTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, vorrei fare alcune osservazioni sulle considerazioni svolte testé dal ministro Giovanardi. Innanzitutto lo ringrazio per le affermazioni che ha fatto perché esse smentiscono qualsiasi tesi volta a svuotare il lavoro compiuto dall'opposizione in questi giorni. Infatti - come egli stesso ha rilevato - alcuni emendamenti sono stati accolti e, quindi, hanno fornito un contributo al miglioramento del testo.
Vorrei spiegare perché, a mio avviso, la situazione si è surriscaldata. Stiamo discutendo, all'articolo 11, il tema della sanità. Come è stato ricordato da alcuni colleghi dell'opposizione in precedenti interventi, vi è stata una risposta, durante il question time, del ministro della sanità che era una non risposta. Ci siamo trovati in aula una serie di emendamenti che richiedevano risposte di merito, non di contenuti semplicemente programmatici.
Tutti sappiamo che quando si organizza un ministero, tra l'altro interferendo con poteri già attribuiti alle regioni, si tratta anche di rispondere nel merito da parte del ministro. Quando si decide di intervenire sull'Istituto superiore di sanità oppure sullo strumento del controllo - come ricordava la collega Cordoni - per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro, bisogna che il ministro sia presente. Questa era l'osservazione che abbiamo fatto. Bisogna che su tale questione specifica, che non è di organizzazione ma di contenuto programmatico, qualcuno sia in grado di dire qualcosa.
Voglio ricordare ciò, altrimenti sembrerebbe che tutto fosse inventato. Affermando tutto ciò, e concludo, non vengo meno al riconoscimento del fatto che il ministro Frattini - per le questioni di sua competenza - è stato sempre presente, ma nel momento in cui si affronta il tema della sanità e si trattano con emendamenti questioni, che sono di contenuto e non semplicemente organizzative, la richiesta di una risposta - su domanda dell'opposizione - è legittima, e una maggioranza degna di questo nome deve essere in grado di rispondere.
Volevo chiarire questo aspetto e, successivamente, interverrò su un emendamento, perché, altrimenti, tutto sembrerebbe strumentale. Ringrazio il ministro Giovanardi, pregandolo di comprendere questa situazione, perché si tratta di una situazione di contenuto: noi abbiamo approvato un emendamento su domanda di molti parlamentari dell'opposizione, senza che il Governo abbia risposto!
Tutto ciò non è possibile in un Parlamento in cui si instaura una dialettica positiva - opposizione, Parlamento e Governo - su tutti gli aspetti; sulla sanità l'attuale maggioranza, consentitemi di dirvelo, si è dimostrata carente, forse perché il ministro ha scambiato la posizione di ministro con una borsa di studio: quindi, trascorso l'anno di borsa di studio, tra un anno ci saprà dire qualcosa.
Ma la politica e l'amministrazione della cosa pubblica sono cose più sostanziose, comunque diverse da una borsa di studio (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti del deputato Anedda).
MARCO BOATO. Signor Presidente, non vorrei interferire con il relatore. Siccome è un momento delicato, forse creando qualche dissapore fra i miei colleghi del centrosinistra, prima, in un momento di forte tensione - la pregherei, però, di ascoltarmi, Presidente; le domando scusa, ma è un momento delicato -, io mi sono assunto la responsabilità politica - proprio per lealtà nei confronti della maggioranza - di invitare i colleghi dell'opposizione, che sembrava stessero uscendo dall'aula per protesta, a non farlo e a mantenere lo scontro, anche duro, ma dentro quest'aula.
Debbo dare atto che mi hanno ascoltato; qualcuno sarà fuori anche per consultarsi, ma ci siamo. Non ho, quindi, avuto paura ad esplicitare pubblicamente un mio dissenso rispetto ad un ipotetico comportamento dei miei colleghi di opposizione.
Però, con altrettanta franchezza dico a lei, Presidente - non perché la voglio coinvolgere politicamente, ma per il suo ruolo di garanzia nei corretti rapporti tra maggioranza ed opposizione, tra Parlamento e Governo - che, su questo punto specifico, non ci siamo.
Noi abbiamo dato atto - presidente Bruno, lo ripeto di nuovo pubblicamente - in questi giorni, di aver dialogato con il
ministro Frattini; del resto, lo stesso ministro ha talmente a lungo dialogato con l'ex ministro Bassanini, che non possiamo che ricambiare.
Abbiamo dialogato su alcune questioni: su alcune abbiamo trovato ascolto, su altre no; su quelle su cui abbiamo trovato ascolto c'è stata una convergenza e il senso di responsabilità, Presidente, abbiamo avuto lo ha dimostrato pochi minuti fa il collega Bressa quando, di fronte ad un parere favorevole del relatore e del Governo - con il ministro Frattini - sul suo emendamento 11.5, per atto di responsabilità istituzionale, ha preferito ritirarlo. Ci si è resi conto che poteva essere, diciamo, discutibile sul piano della coerenza istituzionale dell'impianto organizzazione di Governo. Tale impianto non è nella disponibilità dell'esecutivo pro tempore, è qualcosa che le maggioranze pro tempore deliberano, ma che interessa tutti.
Il Governo della Repubblica, a cui io mi sto opponendo, è, però, anche il mio Governo. Io sono opposizione, ma istituzionalmente quello è anche il mio esecutivo. Il collega Bressa ha dimostrato a che punto arriva la nostra responsabilità, ritirando un emendamento su cui vi era stato il parere favorevole del relatore e del Governo.
Sul successivo emendamento Boato 11.6 - che non è banale e non è irrilevante - noi non abbiamo trovato - e continuiamo - a non trovare un interlocutore, perché tre sottosegretari - adesso l'onorevole Scarpa Bonazza Buora se ne è andato, quindi sono rimasti in due - dormivano (diciamo che erano assenti politicamente, fisicamente presenti).
Non voglio dare a loro la colpa, perché non sono i sottosegretari i competenti in materia, quindi sono stati precettati a stare in aula.
Il ministro Frattini non so per quali motivi sia altrove, ma li rispetto. Arriva di corsa, chiamato da lei - e gliene do atto - il ministro per i rapporti con il Parlamento, che in questo momento sta chiaccherando con un collega, non mi sta neppure ascoltando e non sa di cosa parlo.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Onorevole Boato, porti pazienza!
MARCO BOATO. Allora io ho fatto un atto di correttezza istituzionale non dovuto; mi sono recato al banco del Governo, ho brevissimamente illustrato al ministro la questione, dicendogli che a mio parere c'era una via d'uscita facile e semplice, cioè accettare questo emendamento che è assolutamente analogo a quello che è stato accettato dal ministro del lavoro. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, che continua ad essere disturbato da altri, non è stato in grado di darmi una risposta. Io le domando scusa, ministro, ma quando c'è una questione di questo tipo ci si dedica attenzione!
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Beh, cosa devo fare?
MARCO BOATO. Mandare il collega a quel paese o dirgli di tornare dopo dieci minuti!
Comunque, ministro, a correttezza di rapporti voglio che si risponda con altrettanta correttezza, altrimenti non funziona. Il ministro mi ha detto che non è in grado di darmi una risposta...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Io non ho affatto detto questo!
MARCO BOATO. Io non la contesto per questo, ministro Giovanardi, ma vogliamo avere un ministro che ci risponda.
Il presidente Bruno - e concludo, signor Presidente - ha risposto che il ministro Frattini, in Commissione, ha esposto le ragioni tecnico-giuridiche per cui non può esprimere parere favorevole. Non è vero! Frattini ha esposto le ragioni politiche, cioè ha detto che il ministro del lavoro ha accettato che a due aree funzionali corrispondano due dipartimenti - e quindi abbiamo votato l'emendamento -, ma il ministro della sanità non ha accettato che a due aree funzionali corrispondano
due dipartimenti. Questa non è una risposta tecnico-giuridica, ma è un diniego politico dato per interposta persona da un ministro che non ha neanche la decenza di venire in quest'aula a spiegare perché dice «no» ad una proposta che è di coerenza istituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Presidente, mi auguro che non accantoni tutto l'articolo, ma accantoni questo emendamento e chieda al Governo di darci una risposta competente su questa materia.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, anzitutto vorrei fare il punto della situazione e ringrazio tutti i colleghi, soprattutto quelli che costruttivamente stanno fornendo un aiuto ai lavori dell'Assemblea. Ho cercato, fin dall'inizio, di non interrompere gli interventi in modo automatico allo scadere del tempo; però, se questi sono i comportamenti di tutti dovrò farlo, per garantire un minimo di ordine nei lavori.
MARCO BOATO. Io le domando scusa, Presidente.
PRESIDENTE. Alla questione sollevata dall'onorevole Gerardo Bianco, ha risposto nel merito, prima ancora che il ministro Giovanardi, il presidente della Commissione, il quale non ha affatto sottovalutato la portata politica del problema, ma ha spiegato che nel merito vi era un parere diverso tra i membri della Commissione, tra maggioranza e opposizione. Avete con forza - com'è diritto dell'opposizione - sollevato nuovamente il problema. Credo di aver capito, come tutti, che la questione è complessa e va oltre la presenza o meno del ministro della sanità: si tratta di una questione sulla quale non c'è, in questo momento, la possibilità di un'intesa politica.
Abbiamo accantonato, affinché sia raggiunta un'intesa politica, una serie di emendamenti e in ciò vi è stata la massima condivisione dell'esigenza di farsi carico dei problemi dell'opposizione. Tuttavia, se procedessimo, anche rispetto al calendario dei lavori, continuando nella politica degli accantonamenti, non daremmo un contributo al corretto funzionamento istituzionale, ma finiremmo per aggravare la situazione.
Se l'onorevole Gerardo Bianco insiste - come è suo diritto - nella richiesta di mettere formalmente ai voti dell'Assemblea la proposta di accantonamento, naturalmente procederò in tal senso.
Prego l'onorevole Gerardo Bianco, prego i colleghi di prendere atto che la questione in termini crudi è quella che ho enunciato, non è un'altra. Su altri aspetti si è raggiunto un accordo che io ritengo positivo; laddove non fosse possibile raggiungere l'accordo, credo che non si possano paralizzare i lavori, ma si debba comunque andare avanti.
GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, io condivido tutto quello che lei ha detto, con un'unica eccezione: non si tratta di una questione complessa, ma di una questione semplicissima che vorrei affidare al buonsenso dell'Assemblea. Al Ministero del lavoro, per effetto del trascinamento del testo originario del decreto legislativo n. 300 del 1999, avevamo quattro aree funzionali che sono diventate due per effetto degli emendamenti che abbiamo approvato in questa sede. L'opposizione ha presentato un emendamento che, in corrispondenza delle due aree funzionali, prevede due dipartimenti; l'Assemblea, con parere favorevole della Commissione e del Governo, lo ha approvato.
Ci troviamo nella stessa identica situazione, ma rovesciata. In questo caso, abbiamo due aree funzionali e quattro dipartimenti; la situazione, dunque, è semplice, il buonsenso vorrebbe che si facesse coincidere il numero dei dipartimenti con le aree funzionali. Perché questa insistenza nel chiedere il motivo per cui si
vogliono mantenere quattro dipartimenti? Mantenere quattro dipartimenti vuol dire avere quattro strutture complesse che fanno riferimento a due aree funzionali, vuol dire alcune centinaia di dipendenti in più, di dirigenti in più che non si sa che cosa stiano lì a fare!
Io mi appello non tanto alla vostra coerenza politica o alla disciplina, ma al vostro buon senso: due aree funzionali, quattro dipartimenti - i poteri delegati nella stragrande maggioranza dei casi alle regioni -, cosa ci stanno a fare! L'appello non è alla coerenza politica, è al buonsenso! Per questo, chiedo al ministro Giovanardi: così come il Governo ha accolto un emendamento di buonsenso, si rimetta all'Assemblea e lasci alla libera valutazione di ciascuno se per due aree funzionali ci debbano essere quattro dipartimenti oppure se sia più logico avere due aree funzionali e due dipartimenti, perché questo significa centinaia e centinaia e centinaia di miliardi in più all'anno, per nulla. Se il ministro della sanità viene qui e ci spiega chi diavolo vuole mettere in questi dipartimenti, quando ha due aree funzionali, allora potremo dire: va bene ministro, lei ha ragione, ci ha spiegato il motivo di questa operazione.
Per questa ragione, signor Presidente, la questione non è complessa, ma è semplicissima. Io invito il ministro Giovanardi a rimettersi al buonsenso dell'Assemblea sulla votazione dell'emendamento in esame.
ANTONIO SODA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, la risposta che ci è stata data in Commissione, con riserva di approfondimento in Assemblea, è la seguente: il ministro del lavoro accede a ridurre i dipartimenti, il ministro della sanità no. Noi vogliamo sapere - credo che il Parlamento abbia diritto di sapere - che cosa voglia fare il ministro di questi quattro dipartimenti. Vuole frazionare l'ordinamento sanitario, la prima area funzionale? Vuole frazionare la seconda area funzionale, distinguendo fra tutela della salute e sanità veterinaria? Sarebbero, al limite, tre dipartimenti. Vuole inventare nuove attribuzioni o competenze? Vuole intrecciare la prima con la seconda area funzionale? Vuole tenere strutture per ragioni di prestigio, perché vuole fare del Ministero della sanità un ministero pesante per ricondurre al centro competenze da sottrarre alle regioni?
PRESIDENTE. Onorevole Soda, la invito a concludere
ANTONIO SODA. Qualcuno ci deve dire, deve dire al Parlamento che quattro dipartimenti si giustificano perché l'organizzazione ministeriale è questa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda.
NUCCIO CARRARA. Chiedo di parlare
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, il mio è un modestissimo tentativo di svelenire l'atmosfera. Sono anche comprensibili gli atteggiamenti forti dell'opposizione, ma a furia di discutere dell'articolo e dell'emendamento, si è perso di vista il testo che noi dobbiamo approvare.
Vorrei, innanzitutto, premettere che non siamo di fronte ad una questione di politica sanitaria, perché se così fosse il Ministro della sanità avrebbe avuto il dovere di essere qui presente. Siamo invece di fronte ad un problema organizzativo del ministero - scusami, collega Soda -, e l'organismo preposto è proprio il Parlamento, che dà le linee, poi sarà il ministro che deciderà, avvalendosi di una certa autonomia organizzativa, secondo i limiti imposti dalla norma: infatti, qui si parla di un numero di dipartimenti che non può essere superiore a quattro. Quindi, non può essere superiore a quattro: oggi, non sappiamo se all'interno del ministero, o soltanto riguardo ad un problema organizzativo, il ministro utilizzerà il numero massimo, il numero minimo o un numero intermedio...
ANTONIO SODA. Ma ce lo vuole dire?
NUCCIO CARRARA. Ritengo che in Parlamento, dobbiamo soltanto dare delle indicazioni e non vedo perché si debba fare di una questione meramente organizzativa un problema politico insormontabile.
GRAZIA LABATE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, apprezzo che l'onorevole Carrara abbia fatto un tentativo - come egli ha detto - di svelenire la questione su un problema che non è di strategia, di politica della salute, ma di tipo organizzativo. Tuttavia, onorevole Carrara, il tentativo è mal riuscito, perché giustamente è stato detto in quest'aula che nel Comitato dei nove, interpellati i ministri di riferimento, il ministro del lavoro e delle politiche sociali, ha riconosciuto la coerenza tra aree funzionali e dipartimento. Il ministro della sanità, il quale si trova di fronte a due aree funzionali, ci fa sapere, per quello che è stato detto in quest'aula, che non accetta questa indicazione.
Ora, lei dice che il fatto che non accetti esclude già che due sicuramente non saranno...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Labate...
GIUSEPPE PETRELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, è veramente imbarazzante questo silenzio del Governo, che ormai è diventato «assordante», su questioni così importanti e delicate avanzate dai colleghi. Purtroppo, oggi abbiamo capito che il Ministro della sanità non sa cosa rispondere, perché non conosce la linea del Governo in questa politica sanitaria. Abbiamo ascoltato, con molto piacere - e lo ringraziamo - il ministro Giovanardi, che si è subito precipitato qui in aula, il quale, giustamente, nel merito non ha saputo intervenire perché non è il Ministro della sanità.
Allora, qui abbiamo ministri che non conoscono la linea del Governo e sottosegretari che non hanno la delega e, quindi, non possono parlare di questioni che neanche conoscono. Vorrei sapere, pertanto, da chi dobbiamo avere questa risposta nel merito? Dal Presidente del Consiglio? Allora, venga il Presidente del Consiglio a rispondere nel merito, visto che è lui che sa fare tutto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 11.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 440
Astenuti 3
Maggioranza 221
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 247).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sabattini 11.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, prego l'Assemblea di ascoltarmi e, particolarmente, i colleghi interessati ai processi di federalismo e di decentramento.
Con questo emendamento noi proponiamo una correzione al testo del decreto-legge del Governo, in base al quale gli uffici periferici del Ministero della sanità che si organizzano in uffici territoriali del
Governo possono avvalersi delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere sulla base di apposite convenzioni ma, come proponiamo nel nostro emendamento, di intesa con la regione interessata.
Questo emendamento in sostanza esprime la nostra contrarietà alla vostra proposta di ripristinare il Ministero della sanità. Pensiamo, in realtà, che la gestione della sanità sia di competenza delle regioni e proprio per questo non si capisce come gli uffici territoriali del Governo possano stabilire convenzioni con le aziende e le strutture ospedaliere che sono di pertinenza delle regioni, senza una previa intesa con le regioni stesse. Questo emendamento non viene accolto. Noi insistiamo, poiché anche questo è esempio - diciamo così - di una sorta di scissione che vivono questa maggioranza e questo Governo, il quale si dice federalista e si pronuncia a favore del decentramento, però tende ad un riaccentramento dei poteri, a tal punto da stabilire convenzioni con enti che appartengono alle regioni, senza neanche volere un'intesa con le medesime.
Non so se i colleghi e le colleghe dell'Assemblea abbiano ascoltato bene, questo è un piccolo paradigma di qualche cosa che non va; per questa ragione chiediamo un voto favorevole sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, mi sembra veramente molto strano che dobbiamo essere noi a recepire ed a portare avanti le giuste richieste avanzate dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome. Mentre stiamo cercando con questi emendamenti di recepire ciò che i presidenti delle regioni, governate da una maggioranza di centrodestra, hanno richiesto apertamente al Parlamento - è bene che si sappia poi chi è che boccia le proposte dei presidenti delle regioni -, in questi giorni c'è stato qualche ministro del centrodestra che ha parlato di devolution, di maggiore federalismo e qualche volta in maniera estremamente folkloristica.
Mentre da un lato si parla di questo...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Petrella.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 11.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 430
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 244).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 11.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo emendamento rappresenta in qualche modo un completamento di quanto era stato previsto nell'emendamento Sabattini 11.7. Stiamo parlando di come si organizza il Ministero della sanità sul territorio. Per lo svolgimento delle funzioni inerenti alla tutela sanitaria e veterinaria gli uffici territoriali possono avvalersi delle aziende sanitarie locali. Gli uffici territoriali sono quelli facenti capo al Governo; per svolgere funzioni che voi avete attribuito al Ministero della sanità - cioè a livello centrale -, ci si può avvalere di strutture come le aziende sanitarie locali che dipendono dalla regione. L'ipotesi dell'intesa non è stata accettata, e questa probabilmente era la via più corretta da seguire perché è vero che si parla di convenzioni, ma si tratta di convenzioni tra il ministero nazionale ed una azienda sanitaria locale che è funzionalmente dipendente dalla regione. Pertanto, potrebbero
esserci delle direttive di politica sanitaria regionale che contraddicono l'accordo che una singola azienda sanitaria locale potrebbe prendere con il ministero. Ciò non ha importanza! Almeno venga salvaguardata l'autonomia finanziaria delle aziende sanitarie locali! Se queste funzioni statali esercitate dagli uffici territoriali di Governo devono far capo ad un'azienda sanitaria locale, almeno il Governo centrale si assuma l'onere relativo.
Si tratta di un principio di responsabilità e di competenza che credo sarebbe del tutto naturale vedere garantito da questo provvedimento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 11.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 428
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 233).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 11.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
MARCO BOATO. Presidente!
MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Mi spiace, onorevole Bolognesi, ma ho già indetto la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 235).
MARCO BOATO. Non abbiamo votato.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Soda 11.01.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.
Chiedo scusa all'onorevole Bolognesi, ma l'emendamento è stato votato. Purtroppo non è semplice, in questa confusione, accorgersi di tutto.
MARIDA BOLOGNESI. La capisco, signor Presidente, era tanto che mi sbracciavo perché ero particolarmente interessata ad intervenire (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Bolognesi, perché sicuramente sarà stata una disattenzione del Presidente. Vi chiedo solo di aiutarmi perché non è una cosa semplice.
MARIDA BOLOGNESI. La aiuto, signor Presidente, tuttavia, poiché ho visto il ministro della sanità che finalmente è arrivato, forse sulle questioni di merito che ci hanno molto appassionato sarebbe più interessante ascoltare quello che il ministro Sirchia ha da dire. Questo può anche rasserenare il dibattito e consentirmi di dare un contributo concreto e far capire (come avrei fatto intervenendo sull'emendamento 11.9, ma non mi è stata data la possibilità) perché queste ferite al sistema delle autonomie sono inferte nel silenzio assordante fino ad ora del ministro Sirchia ma anche - vorrei dirlo - della maggioranza. Ho visto sparire gli onorevoli Cè e Massidda, i paladini delle
autonomie, della difesa dei principi sacrosanti della responsabilità delle regioni. Noi ci siamo fatti portatori delle ragioni anche del Polo in questo dibattito e adesso vorremmo sapere dal ministro della sanità perché ci sia stata negata la possibilità di uno snellimento - il ministero invece va ad appesantirsi - ed il perché delle scelte operate. Signor ministro, colgo l'occasione per dirle tutto ciò, dato che ho l'opportunità di vederla. È trascorso molto tempo dal suo insediamento e noi l'aspettiamo, con vivo calore, in Commissione affari sociali per capire se quello che leggiamo tutti i giorni sui giornali corrisponda al suo pensiero o meno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, la stanchezza può giocare scherzi a tutti. Io ho condiviso tutto quello che lei ha fatto fino ad ora ma non relativamente all'ultimo emendamento. Lei ha posto in votazione l'emendamento senza aspettare nemmeno un secondo che qualcuno chiedesse la parola (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Il suo metodo non è accettabile perché i diritti dei singoli deputati su ogni emendamento vanno rispettati (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Le forme di intolleranza non vi aiuteranno ad andare avanti correttamente. Ve lo assicuro! Non solo la collega Bolognesi avrebbe voluto parlare sull'emendamento che reca le firme Boato, Bressa, Sabattini, Giacco; anch'io lo avrei voluto fare. Io non sono riuscito a votare; l'onorevole Bressa non è riuscito a votare e vorrei che risultasse dal resoconto stenografico che il sottoscritto e l'onorevole Bressa non siamo riusciti a votare sul mio emendamento 11.9. Le chiedo nuovamente di non utilizzare più questo metodo. Per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo Soda 11.01... (Commenti del deputato Cè). Collega Cè, siamo tutti e due presidenti di un gruppo parlamentare; almeno su questo ruolo potremmo rispettarci. Lei non è più una persona qualunque del gruppo della Lega ma il presidente di un gruppo parlamentare, pertanto la invito a tenere un comportamento degno del suo ruolo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Per quanto riguarda l'articolo aggiuntivo Soda 11.01, esso presenta un carattere meramente ordinamentale, ma anche questo aspetto ha la sua importanza. Si stabilisce che l'organizzazione del Ministero della salute - utilizziamo anche noi la terminologia che è stata introdotta in sede di conversione del decreto-legge (sin qui si parlava di Ministero della sanità) - resti disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica del 7 dicembre del 2000, n. 435. Anche il successivo articolo aggiuntivo Bolognesi 11.02 statuisce che l'organizzazione del ministero del lavoro e delle politiche sociali resti disciplinata dal decreto del Presidente del Repubblica del 26 marzo del 2001, n. 876.
Invito quindi ad esprimere un voto favorevole sugli articoli aggiuntivi Soda 11.01 e Bolognesi 11.02 (su quest'ultimo non interverrò). Credo tuttavia, in particolare per l'articolo aggiuntivo riguardante il Ministero della sanità, che poi sarà della salute, che sarebbe opportuno, signor Presidente, che lei desse la possibilità al ministro della sanità, - che, non essendo io componente della commissione affari sociali, non ho mai avuto occasione di incontrare e che saluto, augurandogli buon lavoro, - di fornire, in limine dell'ultimo voto sul ministero che la riguarda, un chiarimento all'Assemblea della Camera, fermi restando i voti già espressi sulle questioni che abbiamo ripetutamente posto. Ciò mi parrebbe un modo per rispettare la dialettica fra Parlamento e Governo. Ovviamente, non posso essere io a formulare questo invito, se non in termini indiretti; credo tuttavia che lei, signor Presidente, potrebbe farlo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, eviterei di fare un dibattito preventivo oggi e successivamente dare la parola al ministro, aprendo così una nuova fase del dibattito. Credo che ciò sarebbe forse poco funzionale per i nostri lavori.
Chiedo pertanto, rispetto alla richiesta che l'onorevole Boato ha formulato, al ministro della sanità Sirchia se, prendendo spunto da quest'ultimo articolo aggiuntivo, non intenda precisare la questione di cui lo hanno informato puntualmente il Presidente della Camera e il ministro per i rapporti con il Parlamento. Se lei ritiene, può formulare adesso una breve precisazione. Se, viceversa, non intende intervenire darò la parola ai deputati che ne faranno richiesta.
GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della sanità. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della sanità. Signor Presidente, onorevoli deputati, credo che il quesito principale verta sul perché venga proposto di articolare il Ministero della salute in quattro dipartimenti anziché in due, contraddicendo apparentemente il fatto che la devoluzione in materia di sanità sia uno degli obiettivi del Governo.
Abbiamo ritenuto che fosse il caso di precisare che per tutte le funzioni centrali, quelle che lo Stato non può devolvere alle regioni per il fatto che si tratta di funzioni trasversali e di ordinamento generale del paese, non si possa prevedere uno «spezzettamento» in venti diverse realtà nel paese (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, consentite che il Ministro della sanità termini il suo intervento.
ANTONIO SODA. Mandi il testo a Formigoni per la devolution!
GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della sanità. Queste nuove funzioni riguardano fondamentalmente la ricerca, l'innovazione tecnologica, cui si vuole annettere particolare importanza, anche perché dà il senso del cammino nuovo che il Ministero della salute vuole intraprendere (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e di deputati del gruppo della Lega nord Padania). Dall'altro lato, sembra importante istituire una comunicazione istituzionale, con particolare intensità, dal momento che proprio le più recenti esperienze hanno dimostrato come la mancanza di una comunicazione istituzionale abbia ingenerato nella popolazione una serie di problemi e di disorientamenti e come la voce autorevole dell'istituzione serva ad evitare confusioni e disorientamenti. Al riguardo, ricordo il tema della cosiddetta mucca pazza, ovvero quello dell'elettrosmog.
Secondo noi è importante che una forte comunicazione istituzionale - che non può essere di pertinenza regionale proprio perché sarebbe una replicazione inutile di costi e rimarrebbe confinata entro ambiti ristretti - possa avere quella voce e quell'importanza che finora non ha mai avuto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e del CCD-CDU Biancofiore - Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
LORENZO ACQUARONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, avevo chiesto la parola prima che intervenisse il ministro Sirchia e debbo dire che, in parte, la risposta l'ho già avuta. Infatti, se avessimo dubitato del fatto che l'insediamento del nuovo ministro significhi un tentativo di restaurazione centralistica della sanità in Italia, ebbene, la risposta l'abbiamo avuta adesso,
e ne prendo atto (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
BENITO PAOLONE. Non è così!
LORENZO ACQUARONE. Tuttavia, memore ogni tanto di qualche competenza in tema di organizzazione, frutto della mia ormai lunga professione, devo dire che il ministro nel suo intervento non ha risposto - e pertanto chiederei una risposta specifica - al quesito che è stato più volte sollevato e che legittimamente ora riproponiamo, dal momento che l'emendamento parla di organizzazione del ministero.
Su questo tema, signor ministro, il problema non è tanto quello cui lei ha risposto spiegando le ragioni teoriche per cui voleva avere più dipartimenti. La domanda era specifica: sembrerebbe - non faccio parte della Commissione competente - che, quando il ministro del lavoro e delle politiche sociali ha stabilito che a due aree funzionali debbano corrispondere due dipartimenti (poi i dipartimenti si possono articolare nel modo migliore, perché sono strutture complesse), ella, per interposta persona, avrebbe risposto che, pur avendo due aree funzionali, voleva avere quattro dipartimenti. Questo è un problema che ha destato la nostra preoccupazione, perché non riusciamo a capire perché debbano aversi quattro dipartimenti a fronte di due aree funzionali, spettando poi al ministero organizzare la questione. C'è stato risposto che il ministro Frattini ha fornito - l'ha detto il collega Bruno - motivazioni tecnico-giuridiche. Ho passato la mia vita sui codici e, francamente, non mi sembra di avervi mai trovato che «il ministro non ci sta» sia una risposta tecnico-giuridica (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).
GRAZIA LABATE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, in effetti la risposta del ministro su tali questioni non è soddisfacente, perché il problema che abbiamo sollevato in quest'aula era di sapere perché ella, mantenendo due aree funzionali nel Ministero della sanità, ritenga opportuno organizzarlo in quattro dipartimenti. Mi perdoni, signor ministro, ma una migliore ed efficace informazione e il colloquio istituzionale ed informativo con il paese non hanno bisogno di un dipartimento.
Il ministro Umberto Veronesi sulle questioni che lei ha citato ha informato quotidianamente il paese, perché, come lei dovrebbe sapere - e mi auguro che gli uffici glielo abbiano riferito -, i dipartimenti presuppongono uffici dirigenziali a livello delle direzioni generali. Anche su questo punto non vi è congruità nel testo, perché quattro dipartimenti - signor ministro, lei lo sa - le costeranno altri due contratti di direttori di dipartimento ed altrettanti uffici dirigenziali.
Per quanto riguarda le tecnologie, ministro, lei mi sorprende perché nell'area funzionale legata all'ordinamento e alla programmazione, sa bene che esiste la direzione generale informatica, innovazione tecnologica ed investimenti. Pertanto dovrebbe spiegarci meglio questa organizzazione. La mia opinione è che essa si traduce in una grande confusione e in un aggravio sul bilancio del suo ministero. Ci riserveremo di controllarlo durante l'esame della legge finanziaria.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, torno all'emendamento in oggetto per chiedere al ministro se confermi il parere contrario sullo stesso. Tale emendamento è stato presentato perché - come è segnalato nel dossier dell'ufficio studi - il ripristino di questo Ministero, e il rinvio, quindi, alle leggi che presiedono allo stesso, fa sì che venga meno tutto il processo di delegificazione che era stato compiuto, e che confluisce in questo decreto del Presidente della Repubblica che
consente proprio al ministro e al Governo, in tante aree di attività e di competenza, di non dover ricorrere come un tempo alla legge per provvedere ma di poterlo fare con atti amministrativi...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, dopo aver ascoltato l'intervento del ministro Sirchia, credo di poter affermare che il ministro della sanità ha seppellito il disegno di legge Bossi sulla devolution (Commenti di deputati del gruppo di Forza Italia), sostenendo, a differenza di quanto ha preannunciato il ministro Bossi, che per la sanità non c'è una competenza esclusiva, ma vi sono responsabilità centrali e responsabilità periferiche.
Non abbiamo, però, trovato nelle parole del ministro giustificazioni adeguate circa la costituzione di ministero con quattro dipartimenti. Dico soltanto che quattro dipartimenti significano più spesa, oggettivamente! Allora, vorrei capire se questo provvedimento sia correlato da una relazione tecnica che ci informi sulla spesa che dovremmo affrontare con l'istituzione dei quattro dipartimenti.
MARIDA BOLOGNESI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, anch'io, come l'onorevole Battaglia, non trovo giustificazioni nelle argomentazioni del ministro, le cui preoccupazioni pure condivido. Certo, poi se la vedrà con la Lega, con una parte della sua maggioranza, ma credo che sia assolutamente condivisibile, anche se non giustificabile, l'appesantimento burocratico.
Chiederei poi al ministro di rispondere - oltre che alla richiesta dell'onorevole Soda se intenda mantenere o meno il parere contrario sull'emendamento - ad un'altra questione di merito, oggetto della nostra discussione politica, che riguarda la salute dei cittadini e dei lavoratori: il tema della vigilanza e la perdita o meno di ruolo sul controllo della salute e della sicurezza sul lavoro. Questo è un tema importantissimo di cui abbiamo a lungo dibattuto e le chiedo, signor ministro, di fare chiarimento su questo punto e, visto che è presente in aula, di dare spiegazioni (non dalle pagine dei giornali) in merito alla tassa sui malati (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ENZO TRANTINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENZO TRANTINO. Signor Presidente, nella precedente legislatura, eravamo abituati al capestro della clessidra: tempi di intervento a tagliola che non superavano la tolleranza che a volte si deve avere, come lei ha mostrato di avere. Non vorrei che la virtù si tramutasse in vizio. Successivamente, abbiamo assistito, per tutto il tempo, al silenzio plumbeo del Governo. Abbiamo visto più volte che le spalle sostituivano le facce, perché ci volgevano ostentatamente le spalle.
Arriva il ministro e si pretende, non di ascoltarlo, ma di esaminarlo: il ministro è diventato il bersaglio di una serie di quesiti per i quali si pretende di avere una risposta, e non di essere informati (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di deputati del gruppo di Forza Italia - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo), ma con l'intento di mettere il ministro in difficoltà, con il proposito di divaricare. Questo potrebbe essere un intento legittimo politicamente, ma credo che il galateo d'aula richiede il rispetto anche delle istituzioni governative che vengono ad informare e che possono essere criticate, ma l'attività del Parlamento può essere di reiezione o di emendamento, ma non di intolleranza, con una tenaglia che si è aperta in quest'aula per accerchiare la parola del ministro.
Infine, è stata lamentata la possibilità di nuovi contratti. I nuovi custodi dello Stato hanno dimenticato che qualche mese fa hanno occupato per intero lo Stato, con nomine indecenti, provocatorie, illegittime e, spesso, volgari (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Non sono intervenuto per aizzare polemiche e mi permetto soltanto di dire che il viaggio è lungo: se non troviamo regole di convivenza, rischiamo di imbarbarire il nostro rapporto.
Voi avete il diritto di controllare la maggioranza; ma date a questa maggioranza il diritto di governare! Quale controllo esercitereste, se non si realizza l'azione di governo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)?
ELENA EMMA CORDONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, approfitto della presenza del ministro per riproporre, su un mio emendamento che abbiamo già votato, una richiesta di motivazione che non ha avuto una risposta di merito. Si trattava del rilievo attinente al fatto che non è stato previsto il ruolo di vigilanza del Ministero sull'Istituto superiore di sanità e per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro.
Non richiamerò le argomentazioni che ho esposto mezz'ora fa, ma credo che il ruolo del Ministero della sanità rispetto ai problemi della sicurezza nei luoghi di lavoro sia importante; perciò, le ragioni di una scelta diversa rispetto a questo tema meriterebbero di essere illustrate per far capire quali siano le intenzioni del Ministero della sanità con riferimento ad una funzione così essenziale e così importante qual è quella concernente la sicurezza nei luoghi di lavoro.
GIUSEPPE FIORONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Non vorrei imbarbarire il dibattito ponendo due rapidi quesiti al ministro. Intanto, desidero ringraziarlo per aver chiarito quello che avevamo già intuito dal decreto-legge: c'è la volontà di riaccentrare all'interno del Ministero della salute, o Ministero della sanità, una serie di competenze e di compiti, e di farlo non solo in controtendenza rispetto ad un processo di regionalizzazione che era avviato, ma, soprattutto, in maniera completamente opposta rispetto a quanto detto dal ministro Bossi.
ALFREDO BIONDI. Ma non è vero!
GIUSEPPE FIORONI. Ma a me interessava sapere il motivo del parere contrario espresso dal Governo, che mantiene la vigilanza sull'agenzia per i servizi sanitari regionali e non solo non prevede la vigilanza sui due organismi tecnico scientifici, l'Istituto superiore di sanità e l'ISPESL, ma conserva al Ministero, dove si vogliono fare con due sole aree funzionali quattro dipartimenti, solamente la tutela della salute e non il controllo della sicurezza sui luoghi di lavoro, che sarebbe stato una delle poche cose buone che questo decreto poteva prevedere.
ELENA MONTECCHI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, vorrei dire all'onorevole Trantino - peraltro, la campagna elettorale è finita - di trattenere il suo sdegno, anche perché in questi due giorni sono stati approvati moltissimi emendamenti proposti dall'opposizione. Pertanto, il confronto, politico e di merito, non è stato «barbaro».
Non ricorderò al collega Trantino il metodo adottato nella passata legislatura in momenti complessi e difficili (Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo), in occasione dei quali non fu manifestato lo stesso sdegno che lui ha appena esternato.
Tuttavia, signor Presidente, vorrei chiedere al ministro Sirchia, anche alla luce delle cose che ha detto, se confermi il parere del Governo sull'articolo aggiuntivo che stiamo esaminando. Non si tratta, onorevole Trantino, di un interrogatorio, ma soltanto di una semplice richiesta, cioè se egli confermi il parere che il Governo ha espresso.
LAPO PISTELLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAPO PISTELLI. Signor Presidente, oggi abbiamo apprezzato il suo tentativo di tenere il dibattito parlamentare entro binari di dialogo, nonché lo zelo del quale si è fatto carico per informare il Ministro per i rapporti con il Parlamento e per cercare di far venire in aula - e alla fine è arrivato! - il neoministro della salute.
Nonostante l'apprezzamento per il suo ruolo, che, del resto, svolge a tutela dell'intero Parlamento e non di una parte politica (o di quella che l'ha espresso), vorrei ricordare all'avvocato Trantino, che pure è parlamentare di antica data e, quindi, uomo di esperienza, che lo zelo che ha dimostrato nel suo intervento era degno di miglior causa, per tre motivi: il primo è che vi abbiamo detto fino alla noia - ma a quanto pare non ci siamo fatti capire - che, se si voleva avere un dibattito sereno a tempi contingentati, non era il decreto-legge lo strumento idoneo; voi dovreste saperlo che il decreto-legge non consente di avere tempi strozzati nel dibattito. Se aveste voluto affrontare serenamente questo tema avreste potuto utilizzare gli strumenti che il Parlamento vi consente...
PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Pistelli.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti del deputato Rizzi).
MARCO BOATO. Anche perché la Lega lo ha fatto mille volte.
PRESIDENTE. Capisco l'irritazione, deputato Rizzi, ma c'è un regolamento: se mi chiedono di intervenire, anche a titolo personale, devo dare la parola. Mi dispiace per l'ora, vale anche per me. Onorevole Bianco, ha facoltà di parlare.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, desidero darle atto di una perfetta conduzione dei lavori da tutti i punti vista, anche della sua mediazione politica, però, mi permetto di dire, anche perché è bene che i colleghi lo sappiano, che in questo caso avremmo potuto applicare senza limiti di discussione l'articolo 50 del regolamento in quanto dopo la dichiarazione del ministro si sarebbe potuto riaprire il dibattito. Invece, non abbiamo utilizzato questo tempo proprio perché vogliamo che la nostra azione in Parlamento sia costruttiva. Lei ha dato soltanto la parola per un minuto; abbiamo compreso che lei vuole operare in termini positivi. Abbiamo apprezzato questa sua interpretazione del regolamento e ci rimettiamo a quello che lei ha deciso; i colleghi però devono sapere che se avessimo voluto fare ostruzionismo avremmo potuto invocare l'applicazione dell'articolo 50 del regolamento, che avrebbe consentito una discussione senza limiti di tempo.
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
ALESSANDRO CÈ. Avrei preferito che l'intervento magari fosse venuto da qualche altra parte dei banchi della maggioranza, devo essere sincero. Siamo rimasti stupiti dall'intervento fatto testé dal ministro il cui indirizzo è stato descritto in poche parole; crediamo sia il risultato di
una difficoltà che chiunque riscontra entrando per la prima o la seconda volta in questa aula gremita (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
Tra l'altro, ho conoscenza personale del professor Sirchia ed ho grandissima stima di lui. So che è un convinto federalista, però, nelle sue parole (Commenti)... se mi lasciate parlare... nelle sue parole non abbiamo colto il programma della Casa delle libertà sul punto sanità. Allora, è fondamentale che da questo punto di vista chiariamo subito in quest'Assemblea qual è l'accordo politico che sta alla base della costruzione della Casa delle libertà, che prevede la devoluzione, signor ministro.
Detto questo, possiamo essere d'accordo con lei, ministro, sul fatto che alcune funzioni possano restare a livello centrale. Crediamo che lei sia caduto in un tranello perché lei oggi sarebbe dovuto venire (Commenti), signor Presidente...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi sembra che sia un fatto democratico lasciare parlare tutti con rispetto, per cui chiedo di consentire all'onorevole Cè di continuare il suo intervento.
ALESSANDRO CÈ. Credo lei sia caduto in un tranello perché oggi la discussione verteva sull'organizzazione del Ministero della sanità. Credo che qualunque Governo eletto da una maggioranza di cittadini estremamente ampia abbia il diritto di riorganizzare le funzioni dei vari ministeri come più gli aggrada (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Questo è importante e andava detto.
Credo che in parte l'opposizione abbia ragione quando chiede che il ministro della sanità, non oggi, in questa sede, si presenti alle Commissioni parlamentari per descrivere il proprio indirizzo programmatico (Applausi). Allo stesso tempo - lo ribadisco - credo che il suo intervento non rispetti l'impegno che la Casa delle libertà ha assunto nei confronti dei cittadini per quanto riguarda la sanità (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Gli applausi dell'opposizione in questo caso sono fuori luogo; sono grotteschi gli applausi di quell'opposizione che per ore sostiene un emendamento che vorrebbe dare maggiori competenze alle regioni e poi si sfoga in un applauso liberatorio nel momento in cui il ministro, probabilmente un po' emozionato per una delle prime uscite parlamentari (Commenti), dice qualcosa che è proprio l'opposto...
PRESIDENTE. Per favore vi chiedo silenzio, perché non è possibile parlare in questa situazione. L'onorevole Cè sta esprimendo delle sue valutazioni politiche, lasciamogliele esprimere. Tanto più che, finché non avrà finito, nel tempo a sua disposizione, ha diritto a svolgere l'intervento come tutti gli altri. Il Presidente intende tutelare anche l'onorevole Cè, come tutti gli altri colleghi. Prego, onorevole Cè.
ALESSANDRO CÈ. Tanto più, signor Presidente, quando questa opposizione che, strumentalmente, sostiene emendamenti che andrebbero nella direzione di un maggiore potere alle regioni, nella scorsa legislatura ha redatto un testo di legge quadro di ben 120 pagine ed ha sollevato dei conflitti di attribuzione con le regioni, per cui la vostra posizione a favore di un maggiore trasferimento di competenze alle regioni non è assolutamente credibile!
Detto questo, credo che il ministro Sirchia, per non aprire subito una polemica che potrebbe avere risvolti assolutamente negativi anche per la coalizione, debba precisare questa posizione perché o noi abbiamo capito male o lui era emozionato. Queste cose vanno chiarite (Applausi e commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Si ride)!
Io credo, ministro Sirchia, con grande rispetto - lei sa che io nutro una grande stima per lei, perché lei è una persona che crede fermamente nella devoluzione e nel federalismo e abbiamo già avuto altre
volte occasione di scambiarci opinioni su questo tema - che sia opportuno precisare in quest'aula, e la invito a farlo, che il progetto della Casa delle libertà è quello di arrivare ad una devoluzione completa della sanità alle regioni mantenendo al centro solo ed unicamente ...
PRESIDENTE. Onorevole Cè!
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, si tratta di una questione importante!
PRESIDENTE. Onorevole Cè, io capisco che sono problemi politici ma lei ha sforato già di un minuto e mezzo rispetto agli altri. L'ho fatta parlare perché l'hanno interrotta ripetutamente, tuttavia la prego di concludere.
ALESSANDRO CÈ. Concludo, signor Presidente.
Credo che questa precisazione, signor ministro della sanità, sia estremamente importante per non dare adito a fraintendimenti che potrebbero avere conseguenze negative e per chiarire, una volta per tutte, quali siano le competenze che rimarranno a livello centrale che, come è scritto nel programma della Casa delle libertà, devono essere competenze minime relative ad ambiti quali la fissazione dei livelli essenziali di assistenza.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo questo importante intervento del presidente di gruppo della Lega Nord Padania, credo non sia neppure giusto aumentare l'imbarazzo del ministro della sanità chiedendogli ulteriori precisazioni.
Il ministro della sanità ha rilasciato, in questi giorni, molte interviste e oggi pomeriggio ha dichiarato, peraltro, che è ancora in corso un lavoro istruttorio e che non sono ben chiare le linee programmatiche; ora sentiamo, dal presidente di gruppo della Lega, onorevole Cè, che le posizioni programmatiche della Casa delle libertà sono molto chiare. Non si riesce a capire quali siano queste posizioni! Il ministro, proprio mezz'ora fa, ha sostenuto posizioni che contraddicono quelle di un autorevole esponente della Casa delle libertà.
Credo sia giusto che il Presidente del Consiglio dei ministri venga in aula a riferirci le posizioni su cui intende muoversi la maggioranza (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PIETRO ARMANI. Il Papa, vogliamo il Papa!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Credo che sia un contributo...
GIUSEPPE PETRELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, penso che il ministro Sirchia non meritasse assolutamente le parole pronunciate dal collega Cè. Penso, anzi, che il ministro Sirchia non sia certo uno sprovveduto e che, data la sua esperienza, non sia persona che possa venire qui ed emozionarsi. Pertanto credo che ciò che ha detto il collega Cè sia semplicemente il suo pensiero.
Vorrei ripetere la richiesta che avevo formulato all'inizio di questa seduta e che giustamente l'onorevole Castagnetti ha ripreso: ritengo sia giusto, per i colleghi della Casa delle libertà e per i colleghi della Lega, che, arrivati a questo punto, il «Presidente operaio» venga in aula e ci illustri finalmente cosa intenda fare nel settore della sanità (Dai banchi del gruppo di Alleanza nazionale si leva il grido: «Vogliamo il G8» - Commenti).
VALDO SPINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Cè, con la sua autorevolezza di capogruppo della Lega nord Padania, ha testé pronunciato parole importanti, riguardanti uno snodo significativo della vita del Governo e del Parlamento: l'indirizzo federalista o centralista che dovrà caratterizzare il settore della sanità. Ha poi aggiunto che, a suo parere, quanto è accaduto si deve forse al fatto che il ministro è venuto in aula per la prima o la seconda volta. No, onorevole Cè, qui siamo evidentemente di fronte ad un equivoco nella linea del Governo che non riguarda solamente il comparto della sanità, ma che è bensì generale. La verità, infatti, è che tra il programma elettorale della Lega nord Padania, quello di Alleanza nazionale e quello di altre forze della Casa delle libertà vi è una grande distanza, che non può essere sottaciuta da artifici dialettici in quest'aula.
Ecco allora perché la richiesta formulata dall'onorevole Castagnetti circa la presenza in aula del Presidente del Consiglio, con conseguente sospensione di questo dibattito, nonché di un chiarimento di fondo su un tema così importante, è motivata. Oggi, infatti, si possono proporre iniziative su questo punto, ma domani si proporranno su un altro e credo che noi come opposizione...
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Soda 11.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 424
Astenuti 9
Maggioranza 213
Hanno votato sì 186
Hanno votato no238).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Bolognesi 11.02.
Onorevole Soda, poiché lei è già intervenuto sul complesso degli emendamenti, come pure gli onorevoli Bolognesi, Chiti e Sinisi, non può intervenire in questa fase.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Vorrei porre al rappresentante del Governo, professor Sirchia, in termini politici, non polemici né strumentali - così come per l'emendamento precedente, perché di questo si tratta - , la seguente questione: con questo articolo aggiuntivo l'opposizione sancisce molto semplicemente la permanenza del processo di delegificazione garantito dal provvedimento citato nel testo dell'articolo aggiuntivo. Come voi sapete, la legge 26 marzo 2001, n. 176, reca infatti il titolo di legge di delegificazione.
Tali strumenti, adottati in questi anni dal centrosinistra d'intesa con l'opposizione di allora, consentono al Governo di operare delegificando. Ci chiediamo perché mai un Governo voglia rinunciare allo strumento della delegificazione: perché mai vuole procedere sulla vecchia strada della legge quando invece può operare diversamente?
Non comprendiamo questa resistenza e questo parere contrario e, allora, è importante che qualcuno del Governo ci dica le motivazioni, perché questo è un passo indietro sensibile rispetto alla strada di delegificazione aperta con la XIII legislatura. Non comprendiamo davvero come un ministro o un Governo possano affermare che preferiscono che siano approvate le leggi piuttosto che delegificare; mi pare che la domanda non sia irrilevante e forse se la dovrebbero porre anche i colleghi dell'opposizione... anzi, della maggioranza: scusatemi, ma dopo gli ultimi interventi non so più quale sia la maggioranza e quale l'opposizione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, signor ministro, credo che dopo l'intervento del capogruppo della Lega e a seguito della dichiarazioni del ministro Sirchia e constatando anche il comprensibile imbarazzo della maggioranza e del ministro per i rapporti con il Parlamento...
ILARIO FLORESTA. Non c'è imbarazzo!
GIUSEPPE FIORONI. ...non sto facendo un intervento provocatorio, che è stato evidentemente rattristato da certe dichiarazioni. Non credo che si possa andare avanti preoccupandoci delle risposte e dei chiarimenti che il ministro Sirchia vorrà darci, se è emozionato o commosso dai nostri interventi, o se si contraddice il programma della Casa delle libertà o l'accordo tra Berlusconi, Bossi e Fini sulla devolution.
Credo che, però, sia sicuramente più dignitoso per la maggioranza e anche per un corretto rapporto tra maggioranza e opposizione che questo provvedimento - pasticciato per il modo in cui è stato presentato e pasticciato nei pareri che vengono dati sugli emendamenti, che sono contraddittori nelle motivazioni che vengono date -, che cerca di contenere in sé l'autorevolezza del Ministero della salute e il ritorno al centralismo con una completa devolution, non possa consentire ancora un dibattito. Credo che, signor Presidente, lei abbia l'autorevolezza per sospendere i lavori ...
PIETRO ARMANI. Manco per niente!
GIUSEPPE FIORONI. ... e consentire alla maggioranza di rimettere insieme - se ciò è possibile - le proprie idee e la propria linea politica, garantendo un sereno confronto, conoscendo il programma e le proposte che si vogliono portare avanti, invece di improvvisare e continuare in un teatro, anche perché credo che per la maggioranza ciò sia ogni momento più difficile da reggere (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, vorrei soffermarmi un attimo sulle questioni di merito che abbiamo posto. Domando scusa per essermi «scaldato» oggi, non l'avevo mai fatto e spero di non ripeterlo.
Noi stiamo ponendo - con questo articolo aggiuntivo, come del resto con il precedente - un problema che, se non ricordo male, anche il Comitato per la legislazione ed il dossier del servizio studi (non chiamo mai in causa gli uffici per sostenere le nostre tesi politiche, ma li chiamo in causa quando servono al supporto tecnico) hanno rilevato: questo decreto-legge ha rappresentato un processo di delegificazione di norme che erano state delegificate. In Commissione - il presidente Bruno ed il relatore se lo ricordano - abbiamo corretto questo errore clamoroso sul Ministero delle comunicazioni, come ricorda giustamente il collega Bressa. Adesso stiamo ponendo al Governo un'altra questione: il Governo può rifiutare i nostri emendamenti e li sta rifiutando, ma ciò che sinceramente non riesco a capire è il motivo per cui, su domanda di quattro o cinque deputati - Soda per primo, ma poi anche altri lo hanno seguito - il Governo non ci dica perché assume questa posizione. Noi abbiamo chiesto che il Governo cambi posizione. Su un altro emendamento, in particolare sull'emendamento Boato 11.6 riguardante i dipartimenti, lo abbiamo chiesto ripetutamente ma non c'è stata data una risposta motivata.
Signor Presidente, sulla questione riguardante i dipartimenti e le aree funzionali avevamo già votato e, secondo me, colleghi della maggioranza - permettetemi di dirlo - oggi avete fatto l'unico vostro clamoroso errore, perché poi sul resto avete tenuto le vostre posizioni. Ma su
questo punto avreste potuto dare una dimostrazione di libertà politica in termini di coerenza puramente istituzionale e non l'avete voluto fare. Ve lo abbiamo detto e ridetto, spiegato e rispiegato.
Signor Presidente, il ministro Frattini, evocato dal presidente Bruno, ci aveva dato la risposta. Il ministro del lavoro Maroni ha detto di sì, il ministro della sanità - perché si chiama ancora così - Sirchia ha detto di no. Il ministro della sanità è venuto in quest'aula e l'emendamento era già approvato. Avrebbe dovuto solo a posteriori - signor Presidente della Camera, mi rivolgo a lei - spiegarci il perché. Gliel'ho richiesto io pacatamente, rispettosamente e augurandogli buon lavoro; glielo ha chiesto, con un po' più di forza, il collega Soda; lo stesso ha fatto il collega Bressa: non abbiamo avuto risposta.
Ministro, è vero che lei ha detto al ministro Frattini che non era disponibile a ridurre da quattro a due i dipartimenti? Può farci la cortesia di spiegarcene le ragioni (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)? Può farci la cortesia, nonostante l'intolleranza dei colleghi...
FILIPPO MANCUSO. L'intolleranza è la tua!
PRESIDENTE. Onorevole Boato, continui a svolgere il suo intervento senza dialogare.
MARCO BOATO. Onorevole Mancuso, io l'ho rispettata sempre, le chiedo analogo rispetto. Se lei vuole andare alla Corte costituzionale, sappia che con questa faziosità farà poca strada (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
FILIPPO MANCUSO. Io sono qua!
PRESIDENTE. Onorevole Boato, per cortesia andiamo avanti.
MARCO BOATO. Io rispetto tutti, e il presidente Mancuso più di chiunque altro.
Il ministro può farci la cortesia di fornirci una risposta di chiarificazione su tali questioni istituzionali? Non chiedo che ci esponga, perché non è la sede per farlo, le linee politiche sulla questione sanità. Non lo deve fare in questa sede: lo dovrà fare in Commissione o in altri ambiti. Ma avendoci il ministro Frattini detto che il ministro gli ha fornito la risposta che egli si è limitato a trasmettere al Parlamento, ora è il momento di averla. Credo che abbiamo il diritto di averla!
IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Vorrei rassicurare i colleghi dell'opposizione: stiano tranquilli, non ci sarà bisogno di riordinare le idee perché le idee le abbiamo chiarissime (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Anche sugli ululati le nostre idee sono chiarissime: se volete, in privato ve le riferisco.
Non solo abbiamo le idee chiarissime su questo, ma anche - onorevole Boato - sui limiti con cui giustamente ed abilmente, da vecchio radicale, riesce ad intervenire in aula, per sollecitare, magari, reazioni da parte dei colleghi più giovani e meno esperti.
MARCO BOATO. Non l'ho mai fatto!
IGNAZIO LA RUSSA. Collega Boato, lei è liberissimo di usare qualunque tecnica parlamentare (sciocchi quelli che non la conoscono e ci cadono). Una sola tecnica la prego di non usare: quella della minaccia verso altri colleghi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale, di Forza Italia e di deputati della Lega nord Padania)!
MARCO BOATO. Io sono stato minacciato!
IGNAZIO LA RUSSA. La prego di ascoltarmi. Lei sa che nutro una grande
simpatia nei suoi confronti, però lei si è lasciato prendere la mano. Lei non può dire all'onorevole Mancuso: non faccia così o noi non la voteremo per la Corte costituzionale. Questo non è tollerabile!
MARCO BOATO. Io sono stato minacciato!
IGNAZIO LA RUSSA. Prendo atto - non ci sarà bisogno di un suo intervento - che non era questo il senso che lei voleva dare. Sappia che se fosse stato quello, non sarebbe rimasto senza reazione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
BENITO PAOLONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENITO PAOLONE. Per la verità, la parte iniziale dell'intervento del collega La Russa mi esime dal richiamare all'accortezza i colleghi di questo Parlamento. Mi rivolgo alla maggioranza: voi sapete che sono quasi impazziti per il fatto di aver perso le elezioni (Applausi di deputati del gruppo della Lega nord Padania - Commenti dei deputati dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)? Cosa pensavate, che venissero qua a scherzare? È vero che Boato appartiene all'area radicale, ma egli sa di essere sempre un uomo che viene da Lotta continua. Avete questa duplice capacità!
Poiché non sono il ministro della sanità ma un parlamentare, vorrei dire all'onorevole Cè, che non è il ministro della sanità ma un parlamentare, che la risposta è semplice: è possibile non aver letto la relazione presentata a questo testo dall'onorevole Anedda?
Leggete il penultimo periodo e avrete la risposta a tutto! Leggetelo, non l'avete letto?
La verità è che ci sono aspetti generali ...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Siamo sempre stati contrari ai ticket sanitari e, se sarà necessario, ci opporremo alla loro reintroduzione. Spostando tutti i poteri a livello regionale, le regioni saranno libere di organizzare la sanità ciascuna secondo le proprie esigenze.
Ministro Sirchia, se lei questa sera si sintonizza su Telepadania, potrà ascoltare il collega Cè che la fa a pezzi su tutto lo schieramento e su tutte le proposte che lei ha sostenuto nel corso di questa settimana, nonché sulle sue dichiarazioni formulate questa sera (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Non dico ciò per una provocazione, ma solo per sottolineare che sui temi della sanità è evidente come non ci sia alcun denominatore comune tra le posizioni espresse dalle diverse forze che compongono la Casa delle libertà. Tutto ciò non è grave soltanto sotto il profilo politico, ma anche per quelle che sono le conseguenze nella gestione di un settore delicato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soro. Ne ha facoltà.
ANTONELLO SORO. Ho atteso un po' perché pensavo che potesse verificarsi qualche precisazione, ma, signor ministro, lei è una persona che gode larga considerazione negli ambienti accademici, che non è desueto nei rapporti con la politica e che passa per essere una persona seria.
Ora, un capogruppo della sua maggioranza le ha rivolto apprezzamenti inequivocabili, un giudizio di minorità e di inadeguatezza che per qualunque persona normale apparirebbe offensivo.
Il nostro capogruppo ha chiesto, sul piano politico, un chiarimento che credo sia ineludibile. Mi rivolgo personalmente a lei: per la sua personale dignità, cosa pensa di fare (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)?
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente della Camera, onorevoli colleghi, è sempre possibile che in una coalizione di maggioranza - noi lo sappiamo bene - ci possano essere dissensi.
Ma non è questa la questione: oggi la formazione del Governo compie 30 giorni e viene per la prima volta in aula su un tema di grande importanza. Allo stesso tempo, si manifesta una divaricazione profonda tra la posizione del ministro e quella di un'importante componente della maggioranza: questa è la questione politica che abbiamo davanti.
Qui stiamo parlando della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Lei lo sa, professor Sirchia, e lo sappiamo tutti, cosa vuol dire una sanità centralizzata, cosa vuol dire una sanità regionale, quanto ci siamo battuti tutti perché la sanità fosse più vicina ai cittadini, quanto è lontano da questo progetto quello che presenta e propone oggi il Governo.
La questione è politica ed è grave, soprattutto perché all'inizio. Allora, volevo chiedere, signor Presidente, se lei non consideri opportuno sospendere ora i lavori, considerando che sono le 19,50; dopodiché, domattina, il ministro o chi per lui esporrà la sua posizione, la posizione del Governo su tale questione, perché abbiamo due posizioni: una di un esponente della maggioranza, non smentito da altri esponenti della stessa, che dice una cosa e una del ministro che ne dice un'altra.
Noi abbiamo il diritto di sapere, perché ci dobbiamo confrontare con la maggioranza e con il Governo, quale sia la posizione che sostiene in quest'aula. Perciò le chiedo di dare il tempo a maggioranza e Governo di riflettere tra loro, e di esporre una posizione qui in aula.
Volevo poi dirle, amico e collega La Russa, che il presidente Boato non è l'unico capogruppo che viene dal gruppo radicale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherei, se possibile, di ricostruire anche la storia dell'esame parlamentare del provvedimento al nostro esame, per poi giungere a delle valutazioni politiche su quanto accaduto in aula.
Ricordo che questo decreto-legge, il primo del Governo Berlusconi, è stato presentato l'11 giugno. Noi abbiamo acconsentito, Presidente, alla procedura che lei ci ha proposto - in base, anche, al suggerimento e alle osservazioni fatte dai gruppi di opposizione -, cioè di non assegnare l'esame in Commissione di questo decreto-legge ad una Commissione speciale che si era appositamente costituita per esaminare provvedimenti prima che si costituissero le Commissioni permanenti. Quella Commissione parlamentare speciale - autorevolmente presieduta dall'onorevole Mancuso, al quale non ho bisogno di confermare la stima del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale) e di rinnovare l'auspicio che possa ricoprire, come ha ricoperto l'incarico parlamentare, altri e più alti incarichi per i quali noi riteniamo che abbia come pochi altri, dentro e fuori questo Parlamento, i titoli e di farlo con quella serenità, maturità e autorevolezza di giudizio politico e scientifico che ha dimostrato - ha dato rapidamente all'Assemblea il parere sui decreti-legge presentati dal Governo Amato. Noi, come maggioranza, abbiamo ascoltato e convenuto con l'opinione dell'attuale Governo di convertire rapidamente quei decreti-legge, per un senso di correttezza istituzionale, per un senso di continuità rispetto ad atti che erano stati emanati, pur in campagna elettorale e rispetto ai quali potevamo avere anche elementi di dissenso parziale, in quanto abbiamo ritenuto che il Governo del paese e la nuova maggioranza parlamentare dovessero fare tale gesto.
Abbiamo con lei, Presidente, condiviso l'assegnazione alla I Commissione permanente
di questo decreto-legge, pur sapendo che in questo modo il provvedimento sarebbe giunto in aula un pochino più tardi rispetto ai tempi regolamentari previsti. Infatti, il decreto-legge giunge oggi, 11 luglio, in aula, dopo 30 giorni dalla sua emanazione, ma siamo comunque convinti di aver fatto bene, in quanto ciò ha garantito alla I Commissione un ampio tempo per esaminare nel merito il provvedimento; e mi sembra che tutti abbiano confermato che l'esame svolto in Commissione - ringrazio il presidente Bruno, tutti i colleghi che ne fanno parte nonché il rappresentante del Governo, ministro Frattini - abbia prodotto i suoi frutti.
Ricordo che nel corso dell'esame in Commissione - poi, vedremo anche ciò che è accaduto in seguito - sono state molte le modifiche, accolte dal Governo e approvate dalla maggioranza, proposte dall'opposizione. È stata abolita l'agenzia delle comunicazioni; è stato espressamente esplicitato, all'articolo 6, che venivano salvaguardati i compiti dell'authority; sono state introdotte numerose modifiche all'articolo 13; è stata ribadita la prerogativa degli organi di autogoverno che, peraltro, non si era mai voluta mettere in discussione; è stata prevista la possibilità che, in maniera motivata e non straordinaria, fossero sollevate da questi organi ragioni ostative ai trasferimenti; è stato salvaguardato anche il potere delle regioni e degli altri enti territoriali autonomi, affinché potessero esprimere motivato diniego; è stato eliminato ogni esplicito riferimento agli organi costituzionali. Crediamo che la Commissione e il Governo abbiano fatto bene ad accogliere questo confronto parlamentare in uno spirito costruttivo, anche se, in verità, ogni volta in Commissione ciascuna questione veniva presentata come ultimativa e risolutiva del contrasto; noi l'abbiamo accolta così come ci veniva presentata (ultimativa e risolutiva) e, dopo un po', ne è sorta un'altra.
Siamo arrivati in aula con lo stesso atteggiamento costruttivo, Presidente. Abbiamo ascoltato ieri, a lungo, le ragioni dei deputati dell'opposizione, nessun intervento ci è sfuggito e abbiamo ritenuto di non dover tagliare o concludere con un voto a maggioranza - come pure avremmo potuto fare - quella discussione, perché eravamo interessati ad ascoltare le ragioni dei deputati dell'opposizione e, anche in questo caso, crediamo di non aver sbagliato.
Questa mattina, in aula, sono state poste altre questioni - tutte ultimative e risolutive del confronto parlamentare - e mi pare che siano state tutte accolte. Abbiamo sospeso per due volte i lavori parlamentari, è stato convocato il Comitato dei nove, vi è stato il voto favorevole dell'Assemblea, quando il Governo si è rimesso all'Assemblea sull'articolo 3, relativo alla commercializzazione dei prodotti agricoli - ed era una questione posta anche da deputati della maggioranza oltre che dell'opposizione -, abbiamo anche sospeso l'esame dell'articolo 13, questa mattina, riprendendo più tardi i nostri lavori - anche in questo caso sono stati presentati dalla Commissione quattro nuovi subemendamenti - e quella sembrava essere una questione risolutiva.
Abbiamo poi sospeso nel pomeriggio i lavori parlamentari, affinché potesse risolversi anche la questione sulle competenze specifiche sull'editoria, di cui all'articolo 6. Anche questa questione è stata risolta con soddisfazione, con la presenza del ministro Frattini che ha interrotto la sua partecipazione ai lavori del Consiglio dei ministri. Noi siamo soddisfatti dell'atteggiamento che, come maggioranza, abbiamo tenuto in aula nell'esame del primo decreto-legge del Governo Berlusconi; siamo soddisfatti anche perché dai risultati delle votazioni è emerso chiaramente come la maggioranza avrebbe avuto, in tutti momenti del confronto parlamentare, la possibilità di respingere comunque queste proposte. Riteniamo, tuttavia, che tale comportamento della maggioranza sia stato utile: abbiamo sospeso i lavori, abbiamo ascoltato le ragioni, abbiamo esaminato gli emendamenti, abbiamo fatto modifiche, laddove abbiamo ritenuto fossero compatibili. Si tratta di una normale prassi parlamentare che nella scorsa legislatura
non è stata molto seguita; ma forse, anche per questo il centro sinistra ha perso le elezioni.
Ma andiamo avanti. È stata posta nella tarda serata una nuova questione ultimativa e risolutiva. Quando parlo di questioni ultimative e risolutive, mi riferisco a questioni che sono state formalmente poste come tali, con interventi in aula o nei colloqui che si sono svolti e che, in qualche misura, hanno riguardato anche lei, signor Presidente. È stata chiesta in aula la presenza del ministro della sanità - lo ringrazio della disponibilità - il quale, per la verità, da quando è stato nominato, sta frequentando con una certa assiduità le aule parlamentari e della Commissione (Commenti del deputato Bolognesi). Oggi è stato per la seconda volta in aula a rispondere, come è suo legittimo dovere; ma dico anche: prendiamo atto delle disponibilità, delle risposte che vengono fornite.
Ricordo che quando nella passata legislatura si chiedeva la presenza di ministri alle interrogazioni a risposta immediata, al question time - il presidente Violante me ne potrà dare conferma, perché cercava di operare per soddisfare le nostre richieste -, a volte passava anche un mesetto prima che si potesse vedere quel ministro in aula a rispondere per tre minuti. Oggi il ministro Sirchia è venuto per la seconda volta in due settimane a rispondere al question time.
MARIDA BOLOGNESI. Deve venire in Commissione!
ELIO VITO. E credo che abbia fatto il suo buon lavoro di ministro ed abbia anche contribuito ad un sereno confronto parlamentare. È stata richiesta di nuovo la sua presenza, é stato risposto - come a noi era stato sempre risposto in passato - che, in termini regolamentari, il Governo era ben rappresentato; il ministro Sirchia ha ritenuto di dover venire - e lo ringraziamo - con il ministro Giovanardi, ha ritenuto di dover intervenire, pur sapendo che il suo intervento avrebbe comportato la riapertura della discussione e pur essendo noi consapevoli che ci poteva essere un pizzico di tentazione strumentale in queste richieste, per perdere un po' di tempo. Ma la legislatura è lunga, possiamo pure perdere un'ora, due ore in più, se questo è il modo con il quale si ritiene che debba essere reso produttivo il confronto parlamentare.
Abbiamo fatto tutto questo, signor Presidente, lo rivendichiamo, ne siamo orgogliosi; credo che il decreto-legge sia oggetto di un buon esame parlamentare, possiamo proseguire così, possiamo proseguire questa sera, proseguiremo domani, continueremo a confermare i pareri favorevoli che la Commissione ed il Governo hanno espresso sugli emendamenti all'articolo 13 ed all'articolo 6. Naturalmente, ognuno può essere soddisfatto dei risultati che ottiene. Comprendo anche che ci può essere da parte di gruppi di maggioranza o di opposizione, di partiti, da qualunque parte, la tentazione di trovare le ragioni della propria unità e le ragioni della propria compattezza nel confronto con l'avversario; comprendo che ci possa essere questo istinto, questo desiderio di ritrovarsi nel combattere l'avversario più che nel guardare ai contenuti. Ma non è questo il caso.
Io intervengo, signor Presidente, per due motivi. Il primo è il seguente: abbiamo fatto questa positiva esperienza di confronto parlamentare sul primo decreto-legge del Governo Berlusconi; tale confronto si concluderà quando si concluderà; io chiedo ai deputati del mio gruppo, agli altri deputati di maggioranza di continuare con la stessa disponibilità ad esaminare gli emendamenti, a votarli; chiedo di mantenere tale disponibilità fino a che non ci sarà la conclusione dell'iter parlamentare di questo decreto-legge, comunque fino a quando essa non avverrà.
Proprio perché abbiamo svolto l'esame senza alcun tipo di coercizione, anzi con il massimo di confronto, credo, signor Presidente, che dovremo avviare rapidamente, in Giunta per il regolamento, una riflessione, già intrapresa dal presidente Violante; tale riflessione non si dovrà concludere la settimana prossima.
Invito a riprendere la riflessione, con calma, con i tempi che lei riterrà opportuni, sulle modalità con le quali la Camera deve discutere i disegni di legge di conversione dei decreti-legge; alcuni contrappesi già ci sono nel nostro regolamento, visto che nella predisposizione del calendario, all'esame dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge è destinata non più della metà del tempo complessivamente disponibile. Io non voglio ora entrare nel merito. La invito semplicemente a mettere all'ordine del giorno, come lei riterrà più opportuno, senza particolari urgenze, una riflessione - che pure dovremo fare - su come la Camera debba convertire i decreti-legge. Se il Governo li adotta sotto la sua responsabilità e sono presentati al Parlamento ed al Presidente della Repubblica essi hanno ragioni di necessità e di urgenza.
La seconda riflessione che desidero svolgere è la seguente: anche volendo forzare le letture, il dibattito parlamentare e gli interventi, in nessun modo può accadere di leggere il lavoro parlamentare, anche quanto è successo questa sera, pur rispettando la legittima esigenza dei colleghi, anche di maggioranza, di intervenire - esigenza che comprendo e rispetto, e che, per quanto mi riguarda, come potete capire, condivido e soffro più di altri - non tenendo conto di un elemento. Infatti una sola cosa non è consentita ignorare da questo dibattito e anche dalla situazione politica: il fatto che la Casa delle libertà ha vinto le elezioni su un programma parlamentare e su una leadership. Su quel programma parlamentare e su quella leadership il Presidente del Consiglio e la sua compagine ministeriale si sono presentati in Parlamento ed hanno ricevuto il voto di fiducia - se non sbaglio - di 361 deputati. La Casa delle libertà, e tutti i gruppi parlamentari che la compongono, stanno sostenendo i provvedimenti presentati dal Governo con piena lealtà e con piena coesione.
Voi non riuscirete, con artifici lessicali e strumentali, con piccole comprensibili e legittime provocazioni, ad invertire la realtà: rappresentare una Casa delle libertà divisa o divisa dal suo Governo, mentre la realtà della campagna elettorale e della situazione politica del paese è che ancora oggi abbiamo un'opposizione divisa al suo interno, divisa all'interno dei suoi gruppi, divisa all'interno delle sue componenti (Applausi dei deputati di gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania.) con un processo che - badate bene! - noi rispettiamo e che non cerchiamo, in alcun modo, di strumentalizzare.
La settimana scorsa - lo rivendichiamo - abbiamo chiesto che si addivenisse alla presentazione di una risoluzione unitaria e ciò, per ragioni interne dell'opposizione, non è stato possibile. Abbiamo chiesto, perché è necessario, che ci sia un interlocutore unico dei gruppi dell'opposizione per poter costruire una dialettica parlamentare.
Noi non rivendichiamo come un eventuale nostro successo politico la divisione dell'opposizione. Auspichiamo che l'opposizione si possa compattare e unificare anche su altro e su se stessa, oltre che su un confronto parlamentare su due o quattro dipartimenti. Dico soltanto che la conclusione di questo dibattito parlamentare e del voto finale su questo decreto-legge - che ci sarà, e sarà favorevole - non potrà comunque essere un'alterazione della realtà al punto tale (credo di poter interpretare anche l'intervento del presidente Cé, del presidente La Russa e degli altri presidenti di gruppo) da dare, in questa legislatura - sia chiaro fin da adesso - una rappresentazione per la quale la Casa delle libertà si dividerà nei voti, sui contenuti e sui programmi. Il programma c'è, la leadership c'è, la compagine ministeriale c'è ed è quella che ha ricevuto la consacrazione del voto popolare (Applausi dei deputati di gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. In risposta alle considerazioni politiche dell'onorevole Violante,
ha chiesto di intervenire il Ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, credo che il Governo non debba aspettare domattina per venire in quest'aula a rispondere alle autorevoli sollecitazioni venute dal presidente Violante, dall'onorevole Soda e dall'onorevole Castagnetti circa la coerenza e la unitarietà del suo programma.
Io ho ricordato oggi, in quest'aula, rispondendo al question time trasmesso in televisione, l'impegno del Governo ad arrivare, nel più breve tempo possibile, a sviluppare il processo della devoluzione, a fissare nel prossimo Consiglio dei ministri i termini del referendum ed a discutere nella prossima seduta del Consiglio dei ministri i contenuti del progetto della devoluzione. Si tratta di un impegno che confermo e che, devo dire, non è stato affatto contraddetto dalle parole del ministro della sanità. Mi sono fatto consegnare il resoconto stenografico del suo intervento ed il ministro ha precisato che le funzioni centrali, che non si possono devolvere perché «si tratta di funzioni trasversali e di ordinamento generale» e, quindi, non l'assistenza e l'organizzazione sanitaria che andranno alle regioni, come è scritto nel progetto presentato dal ministro Bossi. L'assistenza e l'organizzazione sanitaria saranno competenza esclusiva delle regioni e lo riconfermiamo.
Il ministro Sirchia, sollecitato, ha semplicemente spiegato che... - guardate che non è una materia di fede, io non sono un esperto di sanità, mi meraviglio che per due ore il Parlamento sia stato bloccato per discutere se siano meglio quattro o due dipartimenti (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia) - ...a suo avviso, poiché si vogliono incrementare gli aspetti della ricerca scientifica e tecnologica e della grande comunicazione (riguardante fenomeni quali la «mucca pazza» e gli elettrodotti che hanno fatto fibrillare il paese, anche per mancanza di un'informazione corretta), oltre alla farmaceutica, alla veterinaria e alle professioni sanitarie, si pensa di organizzare meglio i lavori con due dipartimenti che seguono queste due importanti materie.
Noi vogliamo quattro dipartimenti, l'onorevole Boato afferma invece di volerne due; credo sia una questione marginale rispetto ai temi che l'onorevole Vito ha sollevato e che hanno trovato accoglienza nella maggioranza. Può darsi che ci siamo sbagliati, ma riteniamo che organizzare il ministero in quattro dipartimenti, come ha chiesto il ministro Sirchia, sia ragionevole.
Il tempo è stato utilizzato utilmente durante il confronto, non ci sono divaricazioni, non ci sono divisioni nella maggioranza. Il Governo ha un indirizzo da seguire, ma anche delle cautele. Il ministro Sirchia ha risposto nel corso del question time a interrogazioni riguardanti situazioni molto gravi che comportano una spesa di circa cinquemila miliardi nel settore farmaceutico a causa dall'eliminazione del ticket. Cinquemila miliardi di maggior spesa rappresentano un regalo alle case farmaceutiche? Non lo so! Certamente questa è una situazione alla quale bisogna far fronte. La responsabilità non è da attribuire al ministro Sirchia poiché la lievitazione a 5 mila miliardi non deriva da un provvedimento del Governo, che sta studiando come far fronte a questa situazione. Quindi mi sembra un atteggiamento responsabile da parte di un ministro venire in Parlamento e in Commissione ad illustrare i provvedimenti quando saranno maturati rispetto ad una situazione così grave.
Come vedete il Governo non ha bisogno di aspettare domani mattina per venire in Parlamento ad esporre una linea politica e programmatica che era già chiara nel nostro programma, nel dibattito sulla fiducia e credo che questa sera sia stata riconfermata con chiarezza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Riassumendo i termini della questione, è stata avanzata dall'onorevole
Violante una richiesta di sospensione della seduta fino a domani mattina, alla quale l'onorevole Vito si è dichiarato contrario. Adesso abbiamo sentito il ministro Giovanardi in rappresentanza del Governo.
Sulla proposta dell'onorevole Violante, darò la parola ad un oratore a favore ed ad uno contro, riservandomi poi di decidere, poiché credo che un dibattito in merito potrebbe avere effetti negativi per tutti.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, credo che l'onorevole Vito abbia parlato contro, quindi già un deputato ha parlato contro; altrimenti in base a quale articolo avrebbe parlato?
PRESIDENTE. Onorevole Bianco, c'è stato l'intervento del rappresentante del Governo, a seguito del quale ho deciso di dare la parola ad un parlamentare a favore e ad uno contro.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare a favore.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Pre sidente, onorevoli colleghi, capisco che la maggioranza debba difendere il proprio comportamento. Noi, attraverso l'intermediazione di alcuni colleghi, avevamo chiesto al Presidente del Consiglio dei ministri, dopo che si era manifestata questa divaricazione, di venire in aula a fornire le dovute precisazioni. Da parte sua Presidente, si è passati ai voti senza che nessuno dal tavolo del Governo sentisse il dovere - corrispondente ad una correttezza di natura democratica e di civiltà parlamentare - di rispondere alla nostra domanda. Noi non chiediamo alla maggioranza la magnanimità di lasciarci parlare. Quando poniamo dei problemi, chiediamo la correttezza ed è dovere della maggioranza darci delle risposte.
Noi poniamo i problemi non per un interesse di parte, ma per un interesse collettivo. Il problema che abbiamo posto interessa tutto il Parlamento, interessa voi, noi e il paese. Chiediamo la correttezza di rispondere quando si pongono questioni al Governo. Finalmente, dopo il voto disposto dal Presidente, l'onorevole Violante, a nome dei Democratici di sinistra - ma ci siamo riconosciuti tutti - ha detto che, in questa situazione, occorre sospendere la seduta per riconsiderare il problema, in modo che domani mattina possano essere fornite risposte precise. Onorevoli colleghi, la questione non l'ha posta Castagnetti né Violante. L'ha posta un capogruppo della maggioranza. Nessuno di voi può dirci che stiamo operando strumentalizzazioni, stiamo semplicemente registrando il fatto che un autorevole presidente di un gruppo della maggioranza ha affermato di non riconoscersi nelle parole del ministro. Ha contestato il ministro, ha chiesto al Governo e al ministro di dare delle precisazioni.
Di fronte a questo dato, cosa pretendete di fare? Pretendete di troncare il dibattito, di non consentire di far venire alla luce la consistenza del dibattito all'interno del Governo e ciò che ci interessa. Vogliamo sapere in che direzione il Governo voglia muoversi, perché si tratta di un settore delicato: siamo sotto gli occhi di tutti i cittadini italiani. C'è chi parla di ticket che devono essere introdotti e c'è chi parla di ticket che non dovrebbero mai essere introdotti. Non si capisce niente! Vogliamo dire al Governo che, con questa strategia di continui annunci, di annunci contraddittori, sta creando nel paese un clima di incertezza e di disorientamento (Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Padania)... oltre ai capigruppo provenienti dai radicali ci sono anche gli ululati della maggioranza, perché evidentemente mancano altri argomenti.
Noi ribadiamo, signor Presidente, la richiesta fatta dall'onorevole Violante. Vi è
la necessità di una sospensione perché c'è la necessità di un chiarimento; non di un chiarimento interno alla maggioranza, ma di un chiarimento interno a questo Parlamento. Per tale ragione, sostengo la richiesta avanzata dall'onorevole Violante (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare contro.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, la ringrazio non solo formalmente ma anche per la conduzione dei lavori oggi in aula. Ho grande ammirazione per lei; abbiamo incominciato a lavorare in questa legislatura - non me ne vorrà il caro amico onorevole Violante - con un taglio forse meno efficiente dal punto di vista dei risultati, ma più sereno rispetto ad una fase della scorsa legislatura. Lei ha voluto dare una impronta di grande disponibilità e serenità ai lavori in aula. In merito a ciò mi farebbe molto piacere che l'onorevole Violante mi ascoltasse.
La proposta dell'onorevole Violante non suscita scandalo; è lecita e legittima. Essa nasce però, onorevole Violante, a nostro avviso, da un presupposto sbagliato: non c'è nessun motivo, a nostro giudizio - a mio giudizio - di un chiarimento nell'ambito della maggioranza e del Governo. Il ministro Sirchia ha espresso un'opinione; l'onorevole Cè ha detto di rispettarlo molto e di desiderare alcune precisazioni in merito a tali opinioni rispetto al programma generale della Casa delle libertà, che non interferisce minimamente sul provvedimento specifico. Ci sarebbe quindi bisogno non di un chiarimento tra il Governo e le forze politiche, per le espressioni usate dal ministro Sirchia ed il modo in cui le ha intese l'onorevole Cè, ma di un chiarimento di ordine generale sul problema della devolution.
Prima della questione della devolution credo che lei avrà, da parte del ministro Sirchia, del Governo e di tutti i gruppi, tutti i chiarimenti che lei ha il diritto di pretendere e di avere sulla posizione della Casa delle libertà che - le assicuro - è esattamente quella che abbiamo presentato a milioni di elettori durante la campagna elettorale. Relativamente a ciò non ci sono dubbi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Padania).
Essendo venuto meno, almeno come noi lo interpretiamo, questo presupposto e non essendoci motivi di contrasto, visto che c'è una forte coesione di tutti i partiti della maggioranza sulla volontà di votare positivamente il decreto sull'istituzione nuovi ministeri, credo che possiamo tranquillamente, considerato che abbiamo perso un po' di tempo, lavorare ancora per un'ora; non parlo di una prosecuzione notturna. Mi auguro che ciò avvenga con il concorso dell'opposizione, proseguendo nel modo con cui abbiamo lavorato e che è stato, me lo riconoscerà l'onorevole Violante, di grande ascolto, con qualche ululato reciproco, onorevole Bianco. È stata una giornata di reciproco grande ascolto, non solo sul tema oggetto di approvazione oggi, ma anche sul tema della Commissione speciale, nonché su altri argomenti che ci siamo trovati ad affrontare. Pertanto, mi esprimo contro la proposta di rinviare il seguito del dibattito alla seduta di domani, senza polemica, confidando, ringraziandolo ancora, che il Presidente voglia ritenere vincente tale modalità di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, cercherò di venire incontro alle diverse considerazioni che ho udito, provenienti da punti di vista diversi, perché questo è il dovere del Presidente.
C'è chi propone di rinviare la seduta a domani e c'è chi propone di proseguire sostanzialmente ad oltranza. Credo che il buonsenso ci debba guidare, anche perché non necessariamente la durata delle sedute è proporzionale alla capacità di andare avanti nel lavoro, soprattutto se non c'è la partecipazione di tutti.
Pertanto, propongo di procedere con l'esame dell'articolo 12 del decreto-legge, con riferimento al quale sono da votare cinque o sei emendamenti, e successivamente iniziare la trattazione di parte degli emendamenti relativi all'articolo 13, fino alle ore 21. Credo si tratti di una soluzione di buon senso.
DARIO FRANCESCHINI. Chiedo di parlare.
ALFREDO BIONDI. A che titolo?
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, il suo è il tentativo di trovare una soluzione tra due posizioni che non corrispondono alle posizioni realmente manifestate. Non c'è infatti una richiesta di rinvio da parte dell'opposizione per necessità di tempo. C'è invece una richiesta di rinvio nella speranza di avere una risposta dalle due persone, ovvero il capogruppo della Lega e il ministro della sanità, che hanno sollevato problemi. Questa risposta non è arrivata. Vorremmo allora capire se si tratti di un problema politico che riguarda il paese...
PRESIDENTE. Onorevole Franceschini, lei ha la piena legittimità di svolgere qui e fuori di qui le considerazioni politiche che ritiene opportune e questa è una considerazione politica. Tuttavia, si è svolto un dibattito impostato con grande correttezza, al termine del quale, anche informalmente, mi è stato chiesto da tutti i gruppi di decidere. Io ho assunto questa decisione. Può contestarla, ma le chiedo di andare avanti. (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e del CCD-CDU Biancofiore).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bolognesi, alla quale ricordo di attenersi al merito dell'emendamento. Ne ha facoltà.
MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, non posso fare a meno, sostenendo l'emendamento presentato, di cogliere l'occasione, dal momento che, oltre ad essere donna di parte, credo di nutrire grande rispetto nei confronti delle istituzioni, per sottolineare che l'intervento dell'onorevole Cè e quello del ministro Giovanardi hanno posto sotto tutela il ministro Sirchia. Pertanto, vorrei portare la mia solidarietà al ministro Sirchia, dal momento che credo di dover rispettare il ruolo di ministro che egli qui rappresenta. Spero vi siano altre occasioni per entrare nel merito. Tuttavia, credo che le argomentazioni del ministro Giovanardi interpretassero gli orientamenti del ministro Sirchia.
Credo, però, signor Presidente, che qui si sia contro - e per questo motivo chiedo di approvare l'emendamento - quel processo di regionalizzazione che pure in questa sede riecheggiava e che è il nodo di preoccupazione e di divisione all'interno della maggioranza.
Dal momento che a noi interessa tutto questo, dal momento che a noi interessa la salute dei cittadini, ci interessa ciò che sarà scritto nel DPEF, ci interessa la discussione che oggi si tiene, che non è organizzativa, bensì di politica sanitaria, oltre ad esprimere la mia solidarietà al ministro della sanità (messo realmente in difficoltà dal dibattito della maggioranza), vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi della Lega, in particolare, in ordine alla possibilità di approvare un emendamento che, come tutti i nostri emendamenti, continui ad essere un freno rispetto ad un processo che ci preoccupa e che alla fine pagheranno i cittadini italiani.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, vorrei svolgere una breve riflessione sulle parole dell'onorevole Bolognesi, nonché esprimere al ministro la mia considerazione perché... (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Calma! State calmi, non vi eccitate!
ALFREDO BIONDI. È il festival dell'ipocrisia!
GIUSEPPE PETRELLA. Una personalità del mondo scientifico come la sua, signor ministro, è stata messa veramente sotto tutela, non l'abbiamo sentito più parlare.
PIETRO ARMANI. Che c'entra?
GIUSEPPE PETRELLA. Abbiamo un ministro che è stato messo sotto tutela dal ministro Giovanardi e dal capogruppo di Forza Italia. Anche io penso - come ha detto l'onorevole Bolognesi - che sia giusto, invece, approvare questo emendamento che va proprio nella direzione indicata più volte dalla Lega. Pertanto, chiedo alla Lega di essere coerente e di esprimere voto favorevole su questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Non capisco per quale motivo, nel momento in cui il Presidente fa una proposta di sintesi e ci fornisce un'indicazione, vi debba essere tanta agitazione. Stiamo andando avanti, andremo avanti fino a quando lo riterrà il Presidente, e cioè fino alla votazione sull'articolo 12. Lasciateci almeno la possibilità di andare avanti, intervenendo come crediamo.
Vorrei svolgere solo una piccola notazione di carattere personale, veramente personale. Ho sentito, sia da parte della maggioranza sia da parte dell'opposizione, fare riferimento più volte all'appartenenza di alcuni di noi - mi sia consentito, signor Presidente - all'area radicale; prima in riferimento all'onorevole Vito, poi all'onorevole Boato. Ma qui ci sono molti altri che hanno fatto parte, in qualche modo, del partito radicale. Vorrei che rimanesse agli atti di questa Camera, e che magari anche qualcun altro lo sottolineasse, che non è una vergogna, non è un fatto dispregiativo aver fatto parte del partito radicale che in quest'aula, e sicuramente anche nel paese, ha lasciato un segno di grande civiltà e importanza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
FABIO CIANI. Signor Presidente, trovo veramente difficoltoso capire come si possa esprimere voto contrario su questo emendamento. Non ho apprezzato le parole del ministro: avrei avuto la stessa reazione che ha avuto l'onorevole Cè e mi meraviglia che altri settori di quest'Assemblea, compresa la maggioranza, abbiano applaudito l'intervento del ministro. Non credo sia opportuno tornare indietro rispetto a un processo di regionalizzazione che il centrosinistra ha voluto, che abbiamo portato avanti con grande coerenza e che è stato reintrodotto anche nell'ultima modifica apportata alla Costituzione. Credo che con coerenza dobbiamo andare avanti su questa strada.
Capisco che vi siano difficoltà e mi rendo conto che oggi il ministro ha fatto un intervento poco felice, corretto dal ministro Giovanardi. Non si capisce perché non sia intervenuto lo stesso ministro della sanità a precisare il proprio pensiero, nonostante sia stato più volte invitato a farlo dai banchi della maggioranza e da quelli dell'opposizione. Non credo che il professor Sirchia abbia bisogno di tutela, mi sembra che sia autorevole e nel pieno possesso delle sue facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Vorrei precisare, innanzitutto, al collega ex radicale che il riferimento - almeno il mio - al trascorso radicale dall'onorevole Boato era di apprezzamento, quindi non era necessario alcun intervento in difesa. Ma non è per questo che ho chiesto di parlare.
Signor Presidente, il ragionamento che abbiamo appena svolto sui tempi e sull'ora fino alla quale lavoreremo parte dal presupposto che non sia in atto una manovra lecita, ma ostruzionistica da parte dell'opposizione.
MARCO BOATO. Non c'entra!
IGNAZIO LA RUSSA. Se il numero di interventi a titolo personale diventa così alto da far pensare che non sia in atto una discussione in cui ciascuno voglia esprimere le proprie opinioni, ma che si faccia ricorso ad una tecnica lecita - che si chiama ostruzionismo - e dilatoria, credo allora che la Presidenza ed i gruppi di maggioranza debbano rispondere con la pedissequa applicazione letterale del regolamento, mettendo in atto tutti i meccanismi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale) per andare avanti, per lavorare anche ad oltranza al fine di portare a casa un risultato. Volevo dire soltanto questo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, questo emendamento vuol significare il ripristino delle competenze date alle regioni in materia, soprattutto, di politiche attive a livello sociale e a livello lavorativo. Quindi, pensiamo che la non accettazione di questo emendamento significhi un arretramento, un'involuzione rispetto alle leggi che abbiamo approvato; soprattutto alla legge quadro sull'assistenza, dove si vedeva un nuovo welfare: voi stessi, quando eravate all'opposizione, ci chiedevate di superare il welfare State in welfare community. Allora, in questo tipo di visione integrale nel confronti del cittadino e della persona, dove l'intervento non era più settoriale ma integrato, riteniamo che ciò sia importante e diventi estremamente importante anche in questa visione di sussidiarietà federalistica in cui le istituzioni si avvicinano al cittadino, al quale vengono fornite risposte in maniera più adeguata ed integrata.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bolognesi 11.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 431
Astenuti 5
Maggioranza 216
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 248).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Bressa 12.1 e Mascia 12.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, sotto una scrittura molto scarna dell'articolo 12 - che potrebbe apparire un problema di poca importanza - c'è, invece, una scelta politica molto, molto importante e significativa. L'articolo 10, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, affronta il problema di definire le competenze dei sottosegretari di Stato.
Come sapete, sul finale della precedente legislatura, è stata approvata una novità molto significativa che introduceva la figura del viceministro. L'articolo 10, comma 3, recita infatti: «A non più di dieci sottosegretari può essere attribuito il titolo di viceministro se ad essi sono conferite deleghe relative all'intera area di competenza di una o più strutture dipartimentali, ovvero di più direzioni generali».
Con il testo presentato dal Governo - l'articolo 12 del decreto-legge -, e con la sostituzione delle parole «all'intera area di competenza» con le parole «ad aree o progetti di competenza», di fatto si cancella la figura del viceministro. Perché, non essendoci più corrispondenza tra un'intera area di competenza, corrispondente a più strutture dipartimentali e a più direzioni generali, ma riconducendo tutto ad un singolo progetto a parte di dipartimenti e di direzioni generali, si cancella la specificità che fa del viceministro una figura diversa dal sottosegretario.
La pericolosità di questa azione non è tanto di cancellare istituzionalmente la
figura del viceministro, quanto l'abbiamo sottolineato in più di un'occasione e lo dobbiamo sottolineare anche in questo momento - la scarsa considerazione che il Governo dimostra verso la struttura dipartimentale, che è una struttura moderna, flessibile, razionale, trasparente capace di imputare la responsabilità a persone definite, capace di definire ambiti di intervento politico vasto ma omogeneo.
Sotto la redazione scarna di quest'articolo, vi sono due operazioni molto, ma molto esplicite che non condividiamo: la cancellazione della figura del viceministro ed una sottovalutazione sostanziale del ruolo e dell'importanza della modernità della struttura dipartimentale.
È per questo che vogliamo la soppressione dell'articolo 12; in caso contrario, cancelleremmo, di fatto, la figura del viceministro ed apriremmo la strada ad una vera e propria controriforma nell'organizzazione dei ministeri, depotenziando, sostanzialmente, la figura dipartimentale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, vorrei sollevare una questione che si aggiunge alle considerazioni già svolte dal collega Bressa e sulla quale chiederei l'attenzione anche del ministro. Si tratta di una questione, signor ministro, che riguarda sia la Presidenza della Camera...
PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi, se stiamo attenti, l'onorevole Soda potrà proseguire...
ANTONIO SODA. Dicevo, Presidente, che la questione riguarda sia il Presidente della Camera che il ministro per i rapporti con il Parlamento.
Orbene, la legge delega e il decreto legislativo che riorganizzano i ministeri ripartiscono le competenze fra i ministri per aree, in base alle quali vengono determinate le competenze e vengono affidate le deleghe. Il concetto di area è ben chiaro sia nel decreto legislativo n. 300 del 1999 sia nella legge n. 400 del 1988 sia nella legge n. 81 del 2001. Non vi è, in questi provvedimenti, il concetto di progetti - ne abbiamo discusso in Commissione - perché un progetto può interferire con molte aree di competenza e cioè può interferire con competenze di plurimi ministri.
Il problema che si pone è se sia possibile dare le deleghe per aree e per progetti. Una delega per progetto data ad un sottosegretario o ad un viceministro può incidere sulle competenze di molti altri ministeri e ciò prospetta, a monte, un problema di confusione e di possibile conflitto e produce, a valle, due altri problemi: come risolve il Governo la questione del conflitto di deleghe per progetti quando le deleghe ministeriali sono per aree? Questo è un problema che riguarda la Presidenza della Camera e il rapporto del parlamentare e del Parlamento con il Governo. Data, infatti, una delega per progetti che interferisce con molteplici aree di competenza di plurimi ministri, con chi si svilupperà tale rapporto? Con i singoli ministri che hanno le deleghe per aree o con il ministro o viceministro che, avendo la delega per progetti, interferisce con la delega di tutti gli altri? Alla domanda, che abbiamo posto in Commissione - espressamente richiamata nel dossier dell'ufficio studi della Camera proprio come elemento di possibile conflitto e di confusione - non è stata data nessuna risposta. Ma questo riguarda noi come parlamentari - se vengono esercitate le deleghe per progetti -, per quanto riguarda il rapporto Governo, e il Governo, per quanto riguarda il conflitto e la confusione che dalla stesura di questo testo emergono.
A me non è stata data alcuna risposta, così come non è stata data risposta agli studiosi ed agli interpreti che del problema si sono occupati nell'immediato, alle considerazioni svolte dagli uffici studi e alle ulteriori considerazioni che anche la dottrina ha cominciato a svolgere sulla materia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, anche noi chiediamo la soppressione dell'articolo 12. La ragione è già stata esposta, ma vediamo sostanzialmente rappresentata, in questo articolo, la finalità o, comunque, quello che esprime, a nostro avviso, l'insieme del provvedimento.
Avevamo pensato e continuiamo a pensare che il provvedimento nel suo insieme sia stato adottato soltanto per nominare due ministri in più. In questo caso, ne avremmo una conferma proprio da questa nuova figura del viceministro che sarebbe nominato a discrezione, con una delega diversa da quella che dovrebbe avere, ossia non più sull'intera area di competenza ma, come si dice, su progetti. Ci è stato spiegato il senso della trasversalità di un articolo di questo genere, della possibilità di nominare, appunto, un viceministro con questa competenza trasversale; ma a noi pare che questa argomentazione possa valere in una azienda, dove si ragiona in termini manageriali.
In questo caso ci pare non solo non utile ma anche negativo, perché poi c'è bisogno che qualcuno risponda, ed è difficile pensare che un viceministro, che interferisce in diversi settori ed in diverse aree, possa assumersi le responsabilità complessive di ministri che dovrebbero invece rispondere di competenze complete di aree intere di quei dipartimenti. Bene, allora riteniamo che questo articolo stia dentro questa logica, stia dentro questa idea di poter, in qualche modo, articolare e governare meglio la possibilità di nominare altre persone, altri viceministri. Quindi, pensiamo sia opportuno abolire completamente l'articolo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bressa 12.1 e Mascia 12.2, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 411
Maggioranza 206
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 235).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 12.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà
MARCO BOATO. Signor Presidente, questo emendamento, che ho firmato insieme ai colleghi Bressa, Soda e Sabattini, ottiene, con una diversa tecnica procedurale emendativa, lo stesso risultato che vorremmo ottenere sulla base di quanto hanno motivato sia il collega Bressa sia il collega Soda.
Vorrei ricordare ai colleghi dell'Assemblea, nonostante la stanchezza (si è deciso di procedere ancora per un po'), cosa sono i viceministri e come viene cambiata la loro configurazione istituzionale con l'articolo 12 di questo decreto-legge. I viceministri si differenziano dagli altri sottosegretari per tre aspetti. In primo luogo, per la denominazione: sono cioè viceministri e non soltanto sottosegretari; in secondo luogo, per le attribuzioni e per le facoltà che hanno: i viceministri, infatti, possono essere invitati dal Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con il ministro competente, a partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri senza diritto di voto per riferire su argomenti e questioni attinenti alla materia a loro delegata; in terzo luogo, si differenziano per il procedimento di approvazione della delega: non è il ministro che dà la delega al viceministro, ma, ai fini dell'attribuzione del titolo di viceministro, la delega, che è conferita dal ministro competente, deve essere approvata dal Consiglio dei ministri su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri.
Se questa era la configurazione del viceministro che abbiamo approvato alla
fine della scorsa legislatura con la legge n. 81 del 2001 - e l'abbiamo approvata con un larghissimo consenso tra la maggioranza e l'opposizione di allora -, l'articolo 12, sostanzialmente, aggiungendo una semplice parola - aggiungendo la parola «progetti» oltreché «aree» - stravolge completamente questa configurazione istituzionale del viceministro. Infatti, secondo la normativa vigente, prima dell'emanazione di questo decreto-legge, ai viceministri potevano essere conferite deleghe relative all'intera area di competenza di una o più strutture dipartimentali o anche di più direzioni generali. Invece, sulla base di questo articolo 12 del decreto-legge, si incide sull'ampiezza della delega, stabilendo che essa riguardi aree o progetti di competenza di una o più strutture dipartimentali ovvero di più direzioni generali.
Quindi l'attribuzione di competenze organiche relative ad un intero dipartimento, a più dipartimenti o a più direzioni generali, secondo i modelli di organizzazione dei ministeri introdotti con il decreto legislativo n. 300 del 1999, non costituisce più il presupposto necessario per l'attribuzione del titolo di viceministro, così come era stato stabilito pochissimi mesi fa della legge n. 81 del 2001.
Ancora una volta, signor Presidente, signori rappresentanti del Governo e colleghi, noi richiamiamo alla coerenza istituzionale, rispetto allo stravolgimento che viene operato con questo articolo. La coerenza istituzionale è nell'interesse del governo pro tempore, qualunque esso sia, ma, nell'immediato, dovrebbe essere interesse di chi oggi sta governando, di chi oggi amministra, di chi oggi ha viceministri e sottosegretari. Invece, in questo modo, a noi pare - e riteniamo di averlo documentato soprattutto sotto il profilo tecnico-giuridico e sotto quello istituzionale - che sia stata totalmente stravolta quella importante innovazione che insieme avevamo introdotto alla fine della scorsa legislatura. Per questi motivi, invito i colleghi a votare a favore di questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 12.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 416
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 240).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 12.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, fallite le due strategie emendative degli emendamenti 12.2 e 12.3 a questo punto non ci resta che ...
Una voce: piangere!
No, piangere mai! Non saremo sicuramente noi a piangere per gli effetti di questo decreto-legge, cari colleghi!
Non ci resta, a questo punto, che fare una operazione di vera e propria pulizia istituzionale. Poiché avete destituito di ogni fondamento logico, prima ancora che giuridico e istituzionale, la figura del viceministro, tanto vale cancellarla dall'ordinamento. Vedete, è importante fare questo tipo di osservazioni perché, in più occasioni, il ministro per la funzione pubblica ha dichiarato che, come metodo, il Governo non avrebbe apportato modifiche ordinamentali. A dimostrazione che si trattava di una affermazione non realistica e non vera vi sono proprio gli interventi come questo: il Governo ha deciso di apportare modifiche ordinamentali anche pesanti. Pertanto, al di là della buona volontà, lo ripeto ancora una volta, del buon modo di porgere, delle belle parole che il Governo ha usato, in questa occasione ha compiuto scelte
molto, ma molto pesanti. Questa è una delle scelte più pesanti e il Parlamento deve essere al corrente che, nel momento in cui esse vengono fatte, bisognerebbe avere la coerenza, il coraggio istituzionale e la trasparenza di farle fino in fondo e quindi di cancellare la figura del viceministro che solo poche settimane fa, a grandissima maggioranza, il Parlamento della XIII legislatura aveva introdotto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 12.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 418
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato sì 179
Hanno votato no 239).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Boato 13.1 e Mascia 13.2.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente poiché sono già le 20,50 e manca soltanto l'esame dell'articolo 13, se i colleghi sono d'accordo, proporrei di rinviare il seguito dell'esame alla seduta di domani.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, votiamo questo primo emendamento all'articolo 13 secondo gli accordi che sono intercorsi tra tutti i gruppi e soprattutto perché si tratta di un emendamento a sua firma!
MARCO BOATO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, do un contributo a chiudere rapidamente e annuncio il mio voto favorevole senza motivarlo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per ricucire un po' i rapporti che si sono lacerati nel corso della discussione, debbo lodare il lavoro svolto dalla Commissione, anche nel confronto con il Governo, sull'articolo 13. Alcune questioni che erano state poste, e si trattava di questioni davvero serie, sono state già accolte in Commissione.
È sufficiente però ricordare cosa si voleva fare con il primo comma dell'articolo 13 per capire che le soluzioni adottate sono largamente insufficienti. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea, anche se mi rendo conto che siamo molto stanchi, che l'ora è tarda e che non vediamo l'ora di andare via. Se però prestiamo un po' di attenzione al fatto che si stava violando lo statuto delle regioni a statuto speciale e che si stavano violando gli articoli 104 e 105 della Costituzione - nel momento in cui si prevedeva che fosse il Governo a dire se e quando dovevano essere trasferiti i magistrati - ci rendiamo conto della portata del comma di cui stiamo parlando.
Fortunatamente, come dicevo, è intervenuto un momento di ragionevolezza e di discussione, ed alcune modifiche sono state apportate. Una delle modifiche è consistita proprio nel reintrodurre il rispetto degli statuti delle regioni Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta. L'articolo 1 dei suddetti statuti speciali prevede che lo stato giuridico ed economico del personale di queste regioni sia materia disciplinata in via esclusiva dallo statuto medesimo. Il Governo aveva proposto che il personale di queste regioni potesse essere trasferito
a richiesta del Governo medesimo senza che queste potessero obiettare alcunché, dimenticandosi anche che, con la legge costituzionale n. 1 del 1999, è stata data potestà statutaria anche alle regioni ordinarie.
Tutto ciò veniva cancellato con un tratto di penna e lo si è riconsiderato con un emendamento del Governo di cui discuteremo, che è frutto del lavoro svolto in Commissione; si è voluta recuperare anche l'autonomia funzionale di alcuni enti. Nonostante ciò, vi chiedo se sia normale che l'autista del Presidente del Consiglio possa essere tolto al sindaco di Vimercate, e vi chiedo inoltre se ciò sia compatibile con l'ufficio di diretta collaborazione di cui stiamo parlando, perché non trovo la funzione dell'autista in nessuna - ribadisco, nessuna - delle funzioni previste dalla legge che, appunto, introduce gli uffici di diretta collaborazione con i ministri. Che cosa accadrà allora? Accadrà che ciascuno sceglierà chi vuole, in totale disprezzo delle autonomie. Questo chiaramente introdurrà una nuova gerarchia di rapporti tra Stato ed autonomie locali. Ho potuto constatare che la Lega nord Padania, gruppo presente in quest'aula, già in altre occasioni ha manifestato autonomia di giudizio e grande sensibilità su questi temi. Richiamo ancora una volta la sua attenzione per dire che si sta reintroducendo surrettiziamente una gerarchia tra Stato ed autonomie locali. Credo che questo sia un principio sbagliato e che il rimedio - che pure lodo, perché il Governo ha voluto aprire una discussione su questo tema - abbia comunque consentito di limitare i danni di questa modifica.
Devo ricordare che la modifica introdotta riguardante le magistrature, che ripristina in alcuni momenti il principio di autonomia degli organi di autogoverno restringendo le deroghe, non consente loro comunque di decidere liberamente, e ribadisco che, nonostante gli sforzi del Governo, sussiste ancora la violazione degli articoli 104 e 105 della Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, la soppressione da noi proposta dell'intero articolo e, successivamente, dei primi due commi della riformulazione proposta dal Governo, assume un significato a nostro avviso di grande rilievo, perché investe il rapporto tra il Governo stesso e la pubblica amministrazione in tutte le sue diramazioni. La proposta che viene presentata dà praticamente al Presidente del Consiglio ed a tutti ministri il potere, e non la possibilità, di chiamare presso di sé, previo solo il consenso dell'interessato, qualsiasi dipendente di qualsiasi organo della pubblica amministrazione, addirittura aumentando fino al 30 per cento gli attuali contingenti numerici previsti dei regolamenti delle singole amministrazioni.
Anche in questo caso devo dire che le finalità non mi sembrano molto nobili, ma tale nobile arte potrebbe provocare degli sconquassi. Infatti, se si fa mente locale al fatto che nella pubblica amministrazione non si può assumere personale - se non con i vincoli ristrettissimi previsti dalle leggi finanziarie di questi anni - per soddisfare le stesse esigenze della pubblica amministrazione stessa, e soprattutto le domande che provengano dai cittadini e dalle cittadine, ci si rende conto che l'articolo 13 del decreto-legge naturalmente peggiora enormemente la situazione. Attraverso questo articolo si permette, dunque, un ulteriore svuotamento e un depauperamento della pubblica amministrazione decentrata; ad essa viene persino negata la facoltà di opporsi a questo scempio che vedrà sempre meno la possibilità di rispondere ai bisogni e alle esigenze dei cittadini e alle carenze oggettive che sono state determinate da questi restringimenti finanziari dello Stato nel corso degli ultimi anni.
In questo caso è il Governo stesso che, per soddisfare le sue urgenze e le sue necessità, mette la pubblica amministrazione decentrata in una simile condizione
e aumenta, in questa maniera, il distacco e la sfiducia che si sono accresciuti nel corso di questi ultimi anni tra la popolazione e le istituzioni, le stesse che rispondono tutti i giorni a queste esigenze e a questi bisogni. In questo caso, però, vi è una aggravante, perché a determinare ulteriormente la sfiducia e il discredito delle istituzioni concorre il Governo. Quindi l'aggravante è che qui il mandante e l'esecutore del discredito nei confronti della pubblica amministrazione combaciano perfettamente e sono, senza ombra di dubbio, il Governo e la sua maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, con questi primi emendamenti inizia la discussione di quello che fondamentalmente è uno dei punti chiave del decreto-legge in esame. Nel corso di questi giorni di discussione - grazie al contributo dell'opposizione e anche grazie al fatto che la maggioranza, il Governo e il ministro Frattini hanno compreso che non si trattava di iniziative propagandistiche ma di effettive proposte migliorative -, come vedremo domattina, il testo è stato modificato sensibilmente. Naturalmente manterremo e manteniamo - non spetta a me esprimere ora in sede di dichiarazione di voto un parere contrario, ma qualche modifica significativa è stata introdotta - l'emendamento soppressivo.
Non ci convincono, per le ragioni che abbiamo illustrato, lo strumento del decreto-legge e la sua impostazione sul Ministero della sanità, sul dimezzamento del Ministero delle attività produttive e sull'istituzione della Ministero delle comunicazioni, ma sappiamo (ripeto lo vedremo domattina) che grazie al nostro impegno e al nostro testardo contributo (all'inizio le resistenze erano piuttosto significative e un po' ideologiche) il decreto in questa parte è migliorato. Lo volevo dire perché, siamo avviati alla fine di questo lavoro che si concluderà domani e perché, anche se abbiamo avuto momenti caldi nel corso della giornata, non era assolutamente intenzione dell'opposizione renderli tali. Non voglio riaprire ferite, ma forse, se vi fosse stata più avvedutezza fin dall'inizio da parte della maggioranza e del Governo, forse non ci sarebbe stato qualche incidente di percorso. Detto questo, annuncio il voto favorevole sull'emendamento Boato 13.1.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo solo un minuto per dire che questo comma comporta oneri e non vi è copertura. Interverrò più diffusamente sul successivo emendamento perché è giusto che tutta l'Assemblea conosca l'esatto termine della questione. Vorrei, però, chiedere al Comitato dei nove (anche considerando l'intervento che ho fatto durante la discussione sulle linee generali, nel quale ho suggerito un metodo di copertura del provvedimento) di esaminare la questione e, possibilmente, di risolverla.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 13.1 e Mascia 13.2, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato sì 171
Hanno votato no 235).
Prendo atto che il dispositivo di voto della postazione dell'onorevole Paolone non ha funzionato.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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