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PRESIDENTE. L'onorevole Franceschini ha facoltà di DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, sembra che una delle principali preoccupazioni, se non la principale, del Governo dal suo insediamento sia stata quella di evitare in ogni modo il referendum popolare sul federalismo.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Grazie Presidente, il Governo conferma la volontà di arrivare a discutere e ad approvare in Parlamento, nel minor tempo possibile, la parte del programma della Casa delle libertà che riguarda la cosiddetta devoluzione. Ma, com'è noto, prima delle ferie estive, Camera e Senato saranno impegnate nella discussione del documento di programmazione economica e finanziaria, dei tre disegni di legge cosiddetti dei primi cento giorni e nella conversione in legge di alcuni importanti decreti-legge. Nel contempo il Governo fisserà, nel Consiglio dei ministri di lunedì prossimo, la data per la celebrazione del referendum, ex articolo 138 della Costituzione, sulla riforma costituzionale approvata nella XIII legislatura.
Costituzione attualmente in vigore o quelli della Costituzione così come eventualmente modificata in seguito al referendum «confermativo».
PRESIDENTE. L'onorevole Franceschini ha facoltà di DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, devo ritenermi parzialmente soddisfatto da questa proposta perché nei fatti il ministro Giovanardi, parlando in quest'aula evidentemente a nome del Governo - quindi è cosa ben diversa dalle opinioni espresse a titolo personale dai vari ministri sui giornali in questi giorni, anche litigando tra di loro -, ha fatto affermazioni completamente diverse da quelle sostenute dal ministro Tremonti sul Corriere della sera, quando ha spiegato che si poteva tranquillamente legiferare in Parlamento senza aspettare l'esito del referendum previsto ex articolo 138 della Costituzione.
PRESIDENTE. Onorevole Franceschini, la invito a concludere.
DARIO FRANCESCHINI. Presenterete la vostra proposta, ma questo Parlamento non potrà discuterla se non avendo prima aspettato la pronuncia del popolo italiano.
Tra le numerose esternazioni dei ministri di questi giorni, anche variegate come posizione, l'ultima è stata quella del ministro Tremonti che autorevolmente, sul Corriere della sera, ha affermato che sarebbe possibile e che vi è una volontà, in tal senso, di iniziare una discussione in Parlamento, al fine di apportare modifiche agli articoli della Costituzione che sono stati già oggetto di modifiche della legge costituzionale già approvata da questo Parlamento, già pubblicata e in attesa della sola promulgazione ad esito del referendum popolare.
Il ministro Bossi, poi, praticamente ha detto al ministro Giovanardi e agli altri ministri che possono fare a meno di parlare perché, cito testualmente: «La devolution si farà. Siamo d'accordo io, Berlusconi e Fini, è nei patti.».
La domanda che pongo è, quindi, volta a sapere se la tesi del ministro Tremonti, secondo cui il Parlamento potrebbe legiferare anche senza attendere la fine del percorso della legge costituzionale sul federalismo, rispecchi il parere di tutto il Governo.
È di tutta evidenza, pertanto, che la discussione parlamentare sulla devoluzione non potrà iniziare nelle competenti commissioni di Camera e Senato prima della ripresa autunnale. È altrettanto evidente che, mentre è possibile presentare progetti di legge sulla devoluzione prima di quella data, la loro discussione nel merito potrà iniziare soltanto quando vi sarà la certezza sul testo degli articoli da modificare, vale a dire o quelli della
In sostanza, il Governo conferma la priorità di una riforma costituzionale in senso federale che dia competenza esclusiva alle regioni in materia di assistenza ed organizzazione sanitaria, di organizzazione scolastica, di gestione degli istituti scolastici di formazione, definizione dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione, nonché di pubblica sicurezza di interesse locale e che dia la possibilità alle regioni di concorrere all'elezione di una parte dei giudici della Corte costituzionale. Questa riforma sarà portata per un primo esame in Consiglio dei ministri nella seduta di lunedì 16 luglio.
Oggi, il ministro Giovanardi ha detto, coprendosi per quanto possibile con motivazioni che non credo siano quelle reali, che nel minor tempo possibile si svolgerà il percorso costituzionale della proposta di Governo che leggeremo, ma che non si riesce a fare ciò, perché siamo in prossimità delle ferie ed in autunno è difficile riprendere. In realtà non è così, non si tratta di un problema di ferie, si tratta di rispettare il dettato dell'articolo 138 della Costituzione e la volontà del popolo italiano che sarà chiamato a pronunciarsi su quel referendum, come peraltro avete chiesto voi, perché le firme per celebrare il referendum «confermativo» tra i senatori le hanno raccolte prima di tutti i senatori del Polo delle libertà, quando erano all'opposizione. Non credo che, semplicemente passando dal ruolo di opposizione a quello di maggioranza, si possa pensare di celebrare o meno un referendum «confermativo» previsto dalla nostra Costituzione, a seconda del proprio gradimento e delle proprie posizioni politiche. Quindi aspettare l'esito del referendum, non è un problema di opportunità, signor ministro, è un problema di necessità.
Prendiamo comunque atto che avete detto che presenterete - come evidentemente è del tutto legittimo - la vostra proposta; la aspettiamo con curiosità perché vogliamo capire come farete a conciliare le posizioni del ministro Bossi con quelle di autorevoli esponenti della maggioranza cui si drizzano i capelli al solo sentir parlare di federalismo.


