Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 14 dell'11/7/2001
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2001, n. 217, recante modificazioni al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonché alla legge 23 agosto 1988, n. 400, in materia di organizzazione del Governo (688) (ore 9,39).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2001, n. 217, recante modificazioni al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonché alla legge 23 agosto 1988, n. 400, in materia di organizzazione del Governo.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sul complesso delle proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 688)

PRESIDENTE. Invito pertanto il relatore ad esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti.

GIAN FRANCO ANEDDA, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Bressa 1.1, Sabattini 1.2, Boato 1.3, 2.1 e 2.2, Bressa 2.3, Boato 3.1, Bressa 3.2, Sabattini 3.3 e invita al ritiro, altrimenti il parere è contrario, dell'emendamento Bressa 3.5 e degli identici emendamenti Losurdo 3.6 e D'Alia 3.7. La Commissione esprime altresì parere contrario sugli emendamenti Bressa 3.4, Mascia 3.8, Bressa 4.1, Soda 4-bis.1, Boato 4-bis.2, Soda 5.1 e 5.2, Boato 6.1, Bressa 6.2, Sabattini 6.3, Mascia 6.10, Boato 6.4, Mascia 6.13, Bressa 6.7 e 6.6, Sabattini 6.5, Mascia 6.12 e 6.11, Bressa 6.8, Mascia


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6.15, Boato 6.9, Mascia 6.14, 6.16 e 6.17, Boato 7.1, Sabattini 8.1 e invita al ritiro, altrimenti il parere è contrario, dell'emendamento D'Alia 8.2. Il parere è contrario anche sugli emendamenti Sabattini 9.1, Bressa 10.1 e 11.1. Il parere della Commissione è invece favorevole sugli emendamenti Bressa 10.2 e 11.2, nonché sull'emendamento Boato 11.3. Il parere è contrario sull'emendamento Sabattini 11.4 ed è invece favorevole sull'emendamento Bressa 11.5. Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti Boato 11.6, Sabattini 11.7, Bressa 11.8, Boato 11.9, sugli articoli aggiuntivi Soda 11.01 e Bolognesi 11.02, sugli identici emendamenti Bressa 12.1 e Mascia 12.2, sugli emendamenti Bressa 12.3 e 12.4, sugli identici emendamenti Boato 13.1 e Mascia 13.2, sugli emendamenti Mascia 13.3, Boato 13.4, Sabattini 13.6, Bressa 13.5 e 13.8, Sabattini 13.9, Boato 13.10.
La Commissione esprime parere favorevole sul subemendamento 0.13.11.1 della Commissione e sull'emendamento Bressa 13.11. La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Boato 13.12 e sui subemendamenti Caldarola 0.13.46.1, Boato 0.13.46.3 e Bressa 0.13.46.2; la Commissione esprime, invece, parere favorevole sul subemendamento 0.13.46.4 della Commissione e sugli emendamenti 13.46 del Governo e Bressa 13.14.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Sabattini 13.15, Bressa 13.16, Bressa 13.17, Sabattini 13.20, Bressa 13.18, Boato 13.19, Sabattini 13.21, Bressa 13.22, Bressa 13.23 e sul subemendamento Sabattini 0.13.47.1. La Commissione esprime, invece, parere favorevole sui subemendamenti Sabattini 0.13.47.2 e 0.13.47.3 della Commissione e sull'emendamento 13.47 del Governo.
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Boato 13.24 e Sabattini 13.25; la Commissione esprime parere favorevole sugli identici emendamenti Bressa 13.26 e 13.48 del Governo e sull'emendamento 13.50 della Commissione. La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Boato 13.27, Boato 13.32, Bressa 13.33, Sabattini 13.39, 13.29, 13.31, Bressa 13.30, Sabattini 13.34, Bressa 13.35, Sabattini 13.36, Boato 13.37, 13.38 e 13.28 e Bressa 13.40. La Commissione esprime parere favorevole sugli identici emendamenti Bressa 13. 41 e 13.49 del Governo.
La Commissione esprime infine parere contrario sugli emendamenti Boato 13.42, Bressa 13.43, Boato 13.44 e Sabattini 13.45.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, le domando scusa; mi si dice che non è in distribuzione in aula l'atto Camera n. 688-A, contenente il testo del decreto-legge in discussione. Come fanno i colleghi di maggioranza e di opposizione a seguire i lavori senza tale documento?
Mi si dice che adesso è arrivato.

PRESIDENTE. Onorevole Boato, l'effetto delle sue parole in quest'aula è immediato.

MARCO BOATO. Prima, molti colleghi non lo avevano a disposizione. Adesso il documento è stato distribuito, quindi, abbiamo risolto il problema. Bisognerebbe distribuirlo ai colleghi che nel frattempo sono arrivati in aula.

PRESIDENTE. Stiamo provvedendo alla distribuzione.
Qual è il parere del Governo sulle proposte emendative presentate?

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Il Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore e raccomanda l'approvazione degli emendamenti del Governo.

PRESIDENTE. Passiamo, dunque, alle votazioni.


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ELENA MONTECCHI. A nome dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, chiedo la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Montecchi.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso sospendo la seduta fino alle ore 10.

La seduta, sospesa alle 9.45, è ripresa alle 10.

PRESIDENTE. Dobbiamo ora passare alla votazione degli emendamenti ...

GIAN FRANCO ANEDDA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA, Relatore. Signor Presidente, intervengo per correggere il parere precedentemente espresso.
Sull'emendamento Bressa 11.2 il parere è contrario, mentre rimane favorevole sull'emendamento Boato 11.3.

PRESIDENTE. Il Governo?

LEARCO SAPORITO, Sottosegretario di Stato per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Anche il Governo modifica il parere precedentemente espresso.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 1.1.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo emendamento, che prevede la soppressione dell'articolo 1, è espressione del modo in cui abbiamo voluto affrontare questo decreto-legge. Con la soppressione dell'articolo 1 noi miriamo, evidentemente, a ripristinare il decreto legislativo n. 300 del 1999 nella formulazione originaria e, quindi, nell'impostazione che prevedeva un'organizzazione del Governo diversa da quella propostaci oggi con il decreto-legge. Sostanzialmente non siamo favorevoli all'istituzione dei due nuovi ministeri: abbiamo lungamente argomentato e credo sia utile riprendere le nostre ragioni, anche se sinteticamente.
Con l'istituzione del Ministero della sanità si procede ad una sostanziale ricentralizzazione di una materia che oramai è tanta parte nella gestione diretta delle regioni. Ma vi è qualche cosa di più: oltre a ripristinare un'organizzazione centrale, in qualche modo, viene meno uno dei principi ispiratori della delega contenuta nella legge n. 59 del 1997, la cosiddetta Bassanini 1, dove si prevedeva che il processo di riorganizzazione del Governo dovesse essere accompagnato da un principio di decentramento forte. La riorganizzazione del Governo centrale doveva vedere coinvolte le amministrazioni e gli enti regionali: in altre parole, doveva essere garantito il principio di decentramento amministrativo che la Bassanini 1 poneva al centro della propria attenzione.
Vi è poi da fare una seconda osservazione, altrettanto importante e significativa sull'istituzione del Ministero delle telecomunicazioni. Con questa operazione si viene, da un lato, a smontare una delle strutture - diciamo così - più moderne che la riforma del decreto legislativo n. 300 aveva realizzato, ovvero la concentrazione, in un unico ministero, quello delle attività produttive, di tutte le attività rilevanti per la politica industriale del nostro paese. A nessuno di noi può sfuggire l'importanza di avere un referente governativo unico per la politica industriale del paese. Immaginare di sottrarre a questo ministero - l'istituendo Ministero delle attività produttive - competenze in uno dei settori chiave della nostra economia, attribuendo ad esso non solo i compiti relativi alle telecomunicazioni, ma anche quelli relativi a materie come l'informatica, la telematica e l'editoria, è, in qualche modo, una forma di depotenziamento fortissimo nella capacità di azione del Governo per quanto concerne la politica industriale. Consideriamo ciò un pericoloso arretramento rispetto ad un'azione


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modernizzatrice molto importante che i precedenti governi del centrosinistra avevano realizzato. Non solo: vi è anche un problema che affronteremo meglio e più in dettaglio nell'illustrazione degli emendamenti al riguardo.
Nella nuova figura del Ministro delle comunicazioni vi è una straordinaria e a mio modo di vedere non corretta concentrazione di potere; accanto ai poteri di indirizzo di una politica industriale relativa alle attività industriali pertinenti - e non solo alle attività del mondo delle comunicazioni - ed oltre a poteri di indirizzo vero e proprio per quanto riguarda le politiche per la telecomunicazione nel nostro paese, vi è la possibilità del rilascio diretto delle concessioni.
Questa forma di concentrazione di potere, fintanto che non sarà risolto a monte il problema del conflitto di interessi - un argomento di cui questo Parlamento dovrà essere nei tempi più rapidi possibili investito direttamente per fugare ogni possibile dubbio al riguardo - ci preoccupa molto. Ed è per questo che noi, in tutti gli emendamenti che abbiamo presentato, ci siamo ispirati a questo principio e cioè quello che in qualche modo tenta di impedire che con lo strumento del decreto-legge si avvii una controriforma che noi riteniamo essere pericolosa per il paese e poco funzionale per la struttura del Governo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, colleghi, ieri abbiamo sollevato alcune questioni: l'istituzione dei due nuovi ministeri e la questione della disciplina del collocamento fuori ruolo dei dirigenti e delle magistrature. Mentre su quest'ultimo aspetto, che presentava anche profili di illegittimità costituzionale, il Comitato dei nove in fondo ed infine ha accolto tutte le osservazioni che l'opposizione ha sollevato - quindi il testo che verrà posto all'esame dell'Assemblea riguarda e rispetta l'autonomia degli ordinamenti degli enti politici territoriali, l'autonomia degli enti funzionali, l'autogoverno delle magistrature, il rispetto dell'autonomia assoluta statutaria delle regioni -, sulle questioni relative all'istituzione del Ministero delle comunicazioni e del Ministero della salute, c'è stato un rifiuto complessivo da parte della maggioranza di Governo, non solo verso la nostra posizione originaria di soppressione di tali disposizioni, ma anche di una loro modifica.
Quindi, noi denunciamo ancora una volta che con l'istituzione del Ministero della salute si rompe quella visione unitaria del sistema di sicurezza sociale faticosamente creato per garantire ai cittadini universalità ed uguaglianza delle prestazioni; per quanto riguarda la soppressione - che continuiamo a proporre - Ministero delle comunicazioni, denunciamo ancora una volta la scelta politica di concentrare in un ministro tutte quelle competenze, attribuzioni e risorse che interferiscono pesantemente con quell'altra grande questione irrisolta rappresentata dal conflitto di interessi.
Invitiamo ancora una volta la maggioranza ed il Governo, quanto meno con riferimento al Ministero delle comunicazioni, a ricondurre nel Ministero delle attività produttive quella parte di economia innovativa e tecnologica che richiede una visione unitaria. Per quanto attiene al rilascio delle concessioni, delle licenze, delle autorizzazioni, invitiamo il Governo a non continuare nella strada pervicace di volere esercitare - come ha confessato il ministro nell'indicare la ragione dell'istituzione di questo ministero - una pesante interferenza ed un pesante condizionamento di tutte le libertà in materia di stampa, editoria, televisione, manifestazione del pensiero.
Continueremo in un'opposizione ferma, soprattutto riguardo agli aspetti che ho indicato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.


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GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, voteremo a favore dell'emendamento Bressa 1.1, anche se non condividiamo affatto le ragioni del centrosinistra. Siamo contrari e avremo modo di esprimere, nel corso di questa e della successiva seduta, le ragioni che rendono la nostra posizione differente, sia da quella del Governo sia da quella dei colleghi del centrosinistra. Tuttavia, sebbene l'articolo 1 ripristini due Ministeri che noi avremmo voluto mantenere, come risulta anche dalla precedente discussione sulla legge n. 300 del 1999, riteniamo di affidare al suddetto emendamento anche un valore simbolico di contrarietà all'impianto complessivo del provvedimento in esame. Il nostro voto quindi sarà favorevole ma per ragioni diverse da quelle enunciate dai presentatori dell'emendamento stesso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, è evidente che sul primo emendamento soppressivo dell'intero articolo 1 del decreto-legge in esame si accentrano anche questioni di carattere generale oltre a quelle specifiche di merito che stanno caratterizzando la nostra opposizione. Condivido pienamente quello che poco fa hanno rilevato i colleghi Bressa e Soda, quindi non ho bisogno di ripeterlo. Ciò che vorrei portare all'attenzione dei colleghi, non solo dell'opposizione di centrosinistra, ma anche della maggioranza, è il carattere generale del provvedimento al nostro esame che giustifica anche il tipo di opposizione rigorosa, dura e coerente che stiamo facendo. Siamo di fronte ad una vera controriforma rispetto alla riforma dell'organizzazione dei ministeri che avevamo realizzato nella scorsa legislatura. Quando dico «avevamo realizzato» non mi riferisco all'allora maggioranza di centrosinistra soltanto, ma anche all'opposizione di centrodestra, la quale aveva criticato la maggioranza di centrosinistra, il Governo di centrosinistra, per il fatto di essere stati troppo timidi (maggioranza e Governo) nel ridimensionamento del numero dei ministeri e nel loro accorpamento. I colleghi Nuccio Carrara di Alleanza nazionale ed altri di Forza Italia, nella Commissione bicamerale per l'esame dei decreti di attuazione della riforma, la cosiddetta bicameralina, avevano ragione (ho letto i loro interventi e ne devo dare loro atto). Intervennero più volte criticamente nei confronti della maggioranza di centrosinistra al governo, chiedendo una maggiore definizione e restrizione del numero dei ministeri tanto che, successivamente, passarono dall'opposizione all'astensione, dando atto che si era meglio definito il numero e meglio evitato il rischio di una proliferazione.
Purtroppo, una volta che il centrodestra da opposizione è diventato maggioranza, ha cambiato completamente posizione. Con decreto-legge, nel momento in cui il Governo non godeva neppure della fiducia delle Camere, poiché aveva semplicemente prestato giuramento, ha fatto proliferare il numero dei ministeri, anche di quelli senza portafoglio, introducendo norme anche di carattere ordinamentale che non possiamo condividere.
Ho più volte citato il testo di diritto pubblico di Costantino Mortati - ne ho qui la fotocopia - il quale esclude qualunque possibilità di intervento in una materia di questo tipo da parte di un Governo che abbia giurato, senza, avere ancora la fiducia delle Camere. Costantino Mortati cita in nota soltanto un'unica eccezione riferita al Governo presieduto dal senatore Zoli: il decreto-legge sulla nazionalizzazione dei telefoni. Si tratta però di un caso di scuola di decreto «catenaccio»: una volta che quel programma è stato annunciato dal Governo bisogna immediatamente intervenire con decreto-legge per evitare speculazioni di borsa, inside trading ed altre cose di questo genere. A parte quest'unica eccezione citata dal Mortati, non c'è nessun altro precedente di questo genere in una materia così delicata come quella dell'organizzazione del Governo che dovrebbe essere patrimonio esclusivo del Parlamento (di un Parlamento oggi a maggioranza di


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centrodestra che ha la possibilità di intervenire, di determinare le sue scelte), ma non del Governo. Esso interviene con una decretazione di urgenza rispetto alla quale non vi sono i presupposti previsti dall'articolo 77 della Costituzione e per di più, quando ha adottato questo decreto-legge, non aveva ancora ottenuto la fiducia delle Camere.
Questa è la ragione per cui abbiamo presentato un emendamento interamente soppressivo dell'articolo 1, per cui invito i colleghi a votare a favore dello stesso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 412
Votanti 410
Astenuti 2
Maggioranza 206
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 210
(La Camera respinge - Vedi votazioni).

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, il mio dispositivo di voto non ha funzionato.

MARCO MINNITI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO MINNITI. Signor Presidente, anche il mio dispositivo di voto non ha funzionato.

PRESIDENTE. Ne prendo atto, ma bisogna che me lo segnaliate prima della chiusura della votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione)

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, il dispositivo di voto della mia postazione ancora non funziona.

PRESIDENTE. Ne prendo atto. Prego i commessi di effettuare gli opportuni controlli.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, dichiari chiusa la votazione!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 233
(La Camera respinge - Vedi votazioni).

TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, il mio dispositivo di voto non ha funzionato.

PRESIDENTE. Ne prendo atto. Prego i commessi di effettuare gli opportuni controlli.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.3 Boato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.


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AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, già nel dibattito di ieri abbiamo, con diversi interventi, ampiamente motivato la ragione dei nostri emendamenti e, in particolare, i motivi per cui siamo contrari. Chiediamo con questo emendamento che si torni indietro rispetto alla volontà manifestata dal Governo con un suo decreto-legge che istituisce il Ministero della sanità o della salute, come oggi viene indicato dopo gli emendamenti approvati in Commissione affari costituzionali.
Abbiamo espresso un parere contrario a questo orientamento del Governo per diverse ragioni. In primo luogo, perché si verrebbe ad interrompere un processo di riorganizzazione delle istituzioni centrali e periferiche, avviato dalle leggi Bassanini, proseguito con il decreto legislativo n. 56, e che ha preso corpo nelle materie sociali e sanitarie nella riorganizzazione del sistema sanitario, nella riforma dell'assistenza, sino alle ultime riforme costituzionali, al termine della precedente legislatura, e sulle quali si attende il referendum «confermativo».
Non si è trattato di un processo costituito puramente da norme, ma esse hanno dato vita ad una riorganizzazione dei sistemi sanitari e sociali, delle politiche per il lavoro attraverso atti, regolamenti, decisioni operative che hanno stabilito un rapporto diverso tra Stato e regioni, con regioni forti, più autonome, in grado di sviluppare le loro politiche ed un Governo che, proprio perché si è giunti ad un trasferimento di competenze dal centro alla periferia, può essere un Governo più leggero, che gestisce di meno, ma che sviluppa funzioni di indirizzo, di coordinamento e che, soprattutto, con le sue politiche deve poter garantire a tutti i cittadini italiani, ovunque vivano, ovunque siano residenti e qualsiasi siano le loro condizioni, la tutela di diritti fondamentali quale diritto alla salute.
Spezzare nuovamente in due quello che era il nuovo Ministero del welfare farebbe venir meno anche una concezione moderna dello Stato sociale, una concezione più unitaria: sul territorio si sviluppano interventi integrati, di natura sociale e sanitaria, di promozione del lavoro, per affrontare le situazioni di disagio e di difficoltà dei cittadini. Riteniamo che questo decreto-legge sia stato adottato in fretta, che sia un atto improvvisato e poco coerente e che, soprattutto, possa creare intralci e preoccupazioni nel processo avviato. Del resto, abbiamo letto in merito un documento delle regioni - che oltre tutto sono governate in maggioranza da forze che fanno riferimento alla Casa delle libertà - in cui esse esprimono gravi preoccupazioni sulla loro autonomia e sulla costituzione di questo ministero «pesante» (perché comporta da due a quattro dipartimenti, perché significa più burocrazia, più spesa pubblica e più centralismo).
In questi giorni si è aggiunta un'ulteriore preoccupazione. In queste ore discuteremo sugli emendamenti e ci confronteremo. Voi avete la maggioranza e, salvo ripensamenti in extremis, si andrà alla costituzione del nuovo Ministero per la salute. Ma nelle stesse ore leggiamo sulla stampa, sappiamo e discutiamo (e, soprattutto, discutete al vostro interno) dell'iniziativa di un altro ministro - il ministro Bossi -, il quale preannuncia la presentazione, in un Consiglio dei ministri che del resto vediamo slittare di settimana in settimana, di un disegno di legge sulla devolution, nell'ambito della quale la sanità, insieme ad altre materie, viene considerata competenza esclusiva delle regioni. A quel punto, a cosa servirebbe un ministero? È la domanda che ci poniamo: oggi voi costituite il nuovo ministero e domani, fra qualche settimana o fra qualche mese lo sopprimerete? Diremo che non serve più, quando le regioni ricche del nord saranno in condizioni di sganciarsi dal ministero nella loro autonomia, per affermare il loro modello, e allora sarà accantonato e soppresso?

PRESIDENTE. Onorevole Battaglia, la invito a concludere.

AUGUSTO BATTAGLIA. Sì, signor Presidente, ho finito. Se anche il centrodestra propone un modello diverso per le istituzioni centrali e periferiche, la strada non


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è comunque quella del decreto-legge, ma di un disegno di legge in cui il Governo possa presentare un proprio programma e misurarsi con il Parlamento e con le regioni. Per questo insistiamo per l'approvazione dell'emendamento Boato 1.3 e chiediamo all'Assemblea di esprimere su di esso un voto favorevole.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Vorrei chiederle di disporre il controllo delle schede di votazione (Commenti del deputato Rizzi). Lo dico adesso, visto che i numeri della maggioranza sono abbondantemente superiori rispetto a quelli dell'opposizione e preannuncio che per tutta la legislatura chiederemo un controllo rigoroso.

CESARE RIZZI. Ne avete combinate di tutti i colori!

PRESIDENTE. Mi sembra una richiesta legittima, come tutte quelle che vengono formulate nei termini del regolamento.
Invito pertanto i deputati segretari a procedere al controllo delle schede, anche per far sì che tutto proceda serenamente, senza spiacevoli incidenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Naturalmente, se i capigruppo offrono una loro collaborazione, possiamo eliminare gli incidenti di percorso che non giovano a nessuno, nemmeno ad un regolare e spedito evolversi della seduta.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

SERGIO COLA. Onorevole Presidente, guardi l'ultimo banco!

PRESIDENTE. A quale banco fa riferimento, onorevole Cola? Si, non era infondato il richiamo, perché ho colto. Comunque, a questo punto, la regolarità c'è.

LUIGI OLIVIERI. Guardati dietro!

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, guardi il secondo settore!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 249)

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 2.1.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo emendamento che intende sopprimere l'articolo 2 del decreto-legge ha un significato che va oltre quello che può apparire dalla semplice soppressione dell'articolo 2. Infatti, è abbastanza evidente che l'impostazione del disegno controriformatore del Governo rispetto al decreto legislativo n. 300 del 1999, mira a dare sempre meno peso e significato alla struttura del dipartimento, allo scopo di recuperare, in qualche modo, le figure organizzative delle direzioni generali.
Il testo giunto in Commissione, infatti, prevedeva che i due nuovi Ministeri della comunicazione e della salute venissero strutturati, dal punto di vista dell'organizzazione, non più su dipartimenti ma su direzioni generali. Ciò significa che vi è una sostanziale disattenzione rispetto ad una delle maggiori novità culturali che la riforma Bassanini aveva garantito all'organizzazione del Governo, ovvero, quella di ristrutturare le proprie funzioni per dipartimenti. Che cosa ha, infatti, il dipartimento


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di più moderno rispetto alla direzione generale? In effetti, esso si definisce un'area vasta d'interesse politico che assume, sotto la responsabilità e la direzione di un unico dirigente, più funzioni e creatività. Si tratta di un'operazione di concentrazione, di semplificazione, di razionalizzazione e di trasparenza che appartiene alla cultura amministrativa di tutti i più moderni paesi del mondo occidentale; ed era esattamente l'obiettivo e l'intendimento del Governo garantire che questa struttura dipartimentale entrasse in qualche modo nel DNA dell'amministrazione pubblica.
Come è stato anche, giustamente, ricordato dal relatore Anedda, nella discussione generale - discussione, peraltro, per pochi intimi -, il problema della riforma della pubblica amministrazione non è solo un problema di nomine, ma anche di cultura. Ecco, lo strumento del dipartimento rappresenta, da questo punto di vista, una novità culturale straordinaria. L'atteggiamento del Governo - che tende invece a privilegiare la vecchia organizzazione in direzioni generali e, credo, anche a recuperare, per un numero sempre maggiore di ministeri, la figura del segretario generale - si orienta verso un modello organizzativo passato, superato, che complica, non semplifica e rende poco trasparente e, soprattutto, poco evidente il responsabile dell'azione amministrativa per quanto riguarda quelle direzioni. Noi abbiamo ottenuto un grande e straordinario risultato, ovvero, che la politica deve occuparsi degli indirizzi.
L'amministrazione deve occuparsi della gestione di questi indirizzi politici, ma lo strumento della direzione generale ci fa fare un passo indietro. L'emendamento soppressivo dell'articolo 2, quindi, non andava e non va solo inteso come volontà di ripristinare il vecchio testo del decreto legislativo n. 300 del 1999: va anche valutato come un segnale d'allarme rispetto ad un'azione controriformatrice che noi non solo non condividiamo, ma riteniamo essere pericolosa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 448
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 248)

ENZO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO BIANCO. Signor Presidente, vorrei segnalare che il mio dispositivo di voto non ha funzionato.

PRESIDENTE. Ne prendo atto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 2.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, con questo emendamento abbiamo voluto riproporre con forza l'idea della strutturazione di un unitario Ministero del lavoro, delle politiche sociali e della salute. Non solo vorrei sottolineare di nuovo tutte le ragioni che già ieri, in sede di discussione generale, molti colleghi hanno ripreso sia in ordine al profilo istituzionale e ordinamentale della riforma dei ministeri sia in ordine agli aspetti contenutistici, che impongono, oggi più che mai, di compiere scelte strategiche di controllo sull'insieme delle politiche che si attivano nel campo della salute e della sicurezza sociale, come in quello delle connessioni tra esse e le politiche del lavoro (lo ricordava poc'anzi il collega Bressa). Anche per il nuovo Ministero della salute vale la medesima esigenza di strutturazione, dal punto di vista organizzativo, in due


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aree dipartimentali molto importanti: una relativa all'ordinamento e l'altra alla tutela della salute umana.
Ci preoccupa la mancata considerazione, da parte del Governo, del fatto che questa visione moderna dell'organizzazione delle amministrazioni centrali dello Stato non solo mette insieme sinergie, risorse umane pur competenti esistenti all'interno dei ministeri, ma tende anche a raggiungere quel principio, sancito per la pubblica amministrazione dalla legge n. 59 del 1997, dell'efficienza, della qualità e dell'economicità. Ci pare che la riproposizione, nell'articolo 2, della divisione dei ministeri e la particolare suggestione delle vecchie direzioni generali davvero ci riporti indietro e ci allontani dal principio di organizzazione moderna dello Stato dell'amministrazione.
Pertanto, con questo emendamento abbiamo voluto indurre il Governo a riconsiderare l'istituzione di un ministero unico, ma, soprattutto, di riformulare in termini organizzativi una efficace ed efficiente organizzazione dell'amministrazione dello Stato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cossutta. Ne ha facoltà.
Invito i colleghi a tenere spenti i telefonini per evitare che si determinino fastidiose interferenze con il dispositivo di votazione elettronica e conseguenti perdite di tempo. Grazie.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, effettivamente il disegno complessivo di questa riorganizzazione dei ministeri è reso evidente dalla riproposizione di un Ministero per il lavoro e le politiche sociali che non rappresenta un'idea meramente organizzativa, ma un'idea dietro la quale vi è un'ipotesi di modelli differenti di politiche sociali e di protezione sociale. Avevamo discusso, anche in riferimento al provvedimento del precedente Governo, l'ipotesi di ripristinare, di mantenere il Ministero della sanità, proprio perché la regionalizzazione del servizio sanitario nazionale imponeva non una impronta centralista o statalista, ma la priorità di un'autorità nazionale che garantisse il livello unitario proprio nel momento in cui si voleva fare da volano alla regionalizzazione ed al federalismo fiscale in sanità. Esattamente anche per questo motivo non sono d'accordo ad accorpare il Ministero del lavoro a quello delle politiche sociali.
Devo dire che dobbiamo prestare particolare attenzione perché questa unificazione è particolarmente insidiosa, avendo anche un qualcosa di affascinante. Le politiche attive per l'occupazione sono necessariamente collegate alle politiche sociali (penso alla formazione, all'integrazione, ai programmi mirati di inserimento lavorativo), quindi, non siamo contrari ad una unità funzionale tra i due ministeri, il Ministero del lavoro e il Ministero delle politiche sociali. D'altra parte, la ministra Livia Turco ha lavorato benissimo, insieme al Ministero del lavoro, sulla individuazione di quelle che debbono essere le politiche sociali. Ma perché è insidiosa? Perché attorno a questa unificazione vi è un'idea che le politiche sociali siano quelle legate al lavoro. Allora, mi chiedo se gli ammortizzatori sociali non siano le politiche sociali. Abbiamo discusso sul reddito minimo di inserimento, che non può essere ammortizzatore sociale.
Abbiamo bisogno di considerare il welfare come un input positivo per lo sviluppo, di considerare le politiche attive per l'occupazione come un'integrazione tra politiche sociali e politiche del lavoro, ma abbiamo anche necessità di garantire le politiche sociali per i bisogni sociali, e cioè di aumentare la spesa sociale per l'assistenza, per l'handicap, per i non autosufficienti, esattamente come voleva fare la riforma dell'assistenza.
Un'altra grave preoccupazione: nel momento in cui già nel DPEF volete prevedere una riduzione di fatto della spesa sociale, una revisione del sistema previdenziale, è evidente che queste misure di politiche per il lavoro, di unificazione del Ministero del lavoro con quello delle politiche sociali, comporteranno una drastica riduzione della spesa previdenziale, portando, quindi, ad un'idea di tutele e di


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politiche del lavoro in contrapposizione alle tutele previdenziali. Per questa concezione diversa, per questi modelli diversi di welfare, di protezione sociale, siamo contrari a questa vostra riorganizzazione dei ministeri.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tiziana Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, volevo brevissimamente illustrare la posizione di Rifondazione comunista rispetto all'istituzione del Ministero della salute. Voteremo contro l'emendamento Boato 2.2 in coerenza con quanto abbiamo fatto nella precedente legislatura rispetto alla posizione di accorpamento e di annullamento di questo ministero.
Non condividiamo però, e ci teniamo a sottolinearlo (per cui per molti emendamenti invece voteremo insieme al centrosinistra), l'impostazione data a questo Ministero della salute. Benché il ministro della salute non si sia ancora degnato di venire in Commissione a spiegarci le linee guida a cui intende rifarsi nella sua opera di Governo, da quello che si sa da parte di altri esponenti del Governo, da quello che si legge sui giornali in questi giorni, pensiamo che le linee guida a cui si vorrà attenere questo Governo saranno sicuramente in contrapposizione assoluta rispetto all'immagine che noi abbiamo della sanità e del diritto universale alla salute. Dico questo, appunto, per sottolineare come noi ci comporteremo in maniera diversa in queste votazioni rispetto ai vari emendamenti, votando a favore del principio del mantenimento del ministero, valutando poi, insieme al centro sinistra, di volta in volta, altre posizioni a cui rifarsi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 463
Votanti 462
Astenuti 1
Maggioranza 232
Hanno votato
sì 203
Hanno votato
no 259).

RICCARDO MILANA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RICCARDO MILANA. Signor Presidente, nella votazione appena effettuata avrei voluto esprimere un voto favorevole, ma credo vi sia stato un problema con la tessera di un collega.

PRESIDENTE. Ne prendo atto, onorevole Milana.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 2.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, con questo emendamento (Commenti del deputato Rizzi)...
Eh sì, Rizzi, devi subire, con gli interessi, tutto quello che ci hai fatto pagare nella scorsa legislatura!
Dicevo che questo emendamento rappresenta, per il Governo, un'occasione per dimostrare che la sua attenzione, in merito all'organizzazione del Governo, non va in controtendenza con la cultura della modernizzazione della pubblica amministrazione. Nel testo che era giunto in Commissione era previsto che anche il Ministero della sanità fosse organizzato in direzioni generali; grazie ad un emendamento da noi presentato e accolto dal Governo, il Ministero della salute è ora organizzato in dipartimenti. Diamo la possibilità al Governo, approvando questo emendamento, di ricredersi sulla scelta fatta di aver organizzato il Ministero delle telecomunicazioni in direzioni generali e


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di introdurre, anche qui, la struttura dipartimentale, perché questo ministero andrà ad assumere, per i contenuti del decreto-legge al nostro esame, un significato del tutto particolare e diverrà, probabilmente, uno dei ministeri più delicati, più importanti e, in assoluto, più significativi per la politica industriale del paese. La mancata organizzazione in dipartimenti, a nostro modo di vedere, rappresenterebbe un grave pericolo per la modernità e la trasparenza con cui il Ministero delle comunicazioni organizzerà la propria attività (Applausi del deputato Boato).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rognoni. Ne ha facoltà.

CARLO ROGNONI. Signor Presidente, credo che questo emendamento ci consenta di ritornare con forza su un punto: la nostra opposizione all'idea di istituire il Ministero delle comunicazioni. Vorrei ricordare a tutti i colleghi e, soprattutto, al Governo che «c'era una volta» il Ministero delle poste e telecomunicazioni, e questo aveva un senso quando le poste erano alle dirette dipendenze del ministero (ora le poste sono una Spa), quando i telefoni erano in mano ad una azienda pubblica. Ma ora quella azienda è stata privatizzata, il settore delle telecomunicazioni è stato liberalizzato. Che senso ha allora istituire un ministero apposito per le comunicazioni quando dentro questo ministero dovrebbero rientrare le competenze che, diciamo, riguardano la new economy con una idea strategica di politica industriale che è sbagliata? Come se la old economy potesse vivere, oggi, senza la new economy, quando sappiamo benissimo che le grandi imprese, anche della old economy, hanno bisogno, per aumentare la produttività, per riorganizzare gli assetti produttivi interni, proprio dei contributi della società della comunicazione e delle tecnologie più avanzate.
Quindi credo che, ribadendo la nostra opposizione a questo ministero, diamo un segnale al Governo di come questa decisione sia sbagliata dal punto di vista strategico-industriale, come ho detto, oltre che da quello, come altri colleghi hanno ricordato, della sensibilità politica poiché questo Governo è vis-à-vis di un settore delicatissimo delle telecomunicazioni, dove ci sono interessi diretti e conflitti di interessi grandi come una casa. Ebbene, il Governo, almeno su questo, avrebbe dovuto astenersi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, anche su questo punto della riproposizione del Ministero delle comunicazioni la nostra posizione è diversa sia da quella dei colleghi del Governo sia da quella dei colleghi del centrosinistra.
Ci eravamo opposti, a suo tempo, all'accorpamento di questo ministero a quello delle attività produttive perché ci sembrava che così il prodotto comunicativo venisse ridotto alla stregua di un qualunque prodotto della attività economica.
Naturalmente così non è: dal nostro punto di vista, così come credo da tutti i punti di vista, la questione della comunicazione ha un valore democratico persino superiore e rappresenta quindi un argomento importante e delicatissimo. Tuttavia, per come viene proposta la riallocazione di questo ministero da parte del Governo, non avviene alcuna modificazione sostanziale; semplicemente si scorporano determinate funzioni dal Ministero per le attività produttive senza che vi sia un ripensamento complessivo.
Si compie, dunque, una semplice operazione di scorporo senza cogliere l'occasione per una discussione ed una verifica anche delle singole funzioni, quelle del Governo, quelle del Parlamento o quelle dell'autorità di garanzia. Crediamo che sarebbe stato opportuno, e necessario, fare questo: così come proposto dal Governo, il tutto diventa semplicemente la proposizione


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di un ministero in più, cosa che, peraltro, rappresenta la valutazione da noi data al complesso di questo decreto-legge ed alla scelta che è stata compiuta.
Voteremo quindi contro ogni volta che i colleghi del centrosinistra proporranno la cancellazione di questi due ministeri, ma articoleremo poi nel merito le nostre posizioni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 2.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 451
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 252).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 3.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, con l'ipotesi di soppressione dell'articolo 3 del provvedimento oggi in discussione riprestineremmo l'articolo 27 del decreto legislativo n. 300 del 1999, il quale istituiva il Ministero delle attività produttive. Sia in Commissione sia durante la discussione sulle linee generali del disegno di legge di conversione di questo decreto-legge, ho ripetutamente chiesto l'opinione del ministro Marzano relativamente a questa previsione del Governo, che, sostanzialmente, toglie significato ad un ministero che, invece, in una realtà avanzata qual è quella del nostro paese, dovrebbe essere in qualche modo ritenuto strategico per l'azione del Governo stesso.
Con il decreto legislativo n. 300, ed in particolare con l'articolo 27 riguardante, lo ripeto, l'istituzione di questo importante ministero - quello delle attività produttive - si compieva un passo in direzione dell'adeguamento del nostro paese rispetto all'organizzazione degli stati dell'Unione europea e dei maggiori stati industrializzati, concentrando nelle mani di un ministro tutte le scelte strategiche di politica industriale.
Con l'istituzione del Ministero delle comunicazioni, al quale vengono attribuiti anche poteri e funzioni importantissime nei settori della telematica, dell'informatica e dell'editoria, il Ministero delle attività produttive viene drasticamente ridimensionato. Ricordavo in sede di discussione sulle linee generali come il Governo, di fatto, introduca con tale articolo la figura del mezzo ministro. Il ministro Marzano, infatti, si trova ad avere competenze che, da un lato, gli vengono sottratte dal nuovo ministro delle comunicazioni e, dall'altro, si vede costretto nel ridotto del confronto con le regioni, che sono diventate, per tantissima parte, competenti in molte delle materie che voi volete rimettere in capo al ministro Marzano e che ritenete essere sufficienti per giustificare la presenza di un ministro così importante.
A maggior ragione, proprio perché avete svuotato di significato il Ministero delle attività produttive, non si giustifica la presenza di un viceministro, perché questo avrebbe avuto un senso in una struttura di questo genere nella misura in cui egli avrebbe potuto assumere la guida di un dipartimento, quale poteva essere quello delle telecomunicazioni, e, in quella sede ed in quella veste, esercitare la propria funzione di indirizzo politico.
Questa vostra azione, pertanto, va ancora una volta - lo ripeto - in controtendenza rispetto alla modernità dell'organizzazione del Governo, alla concentrazione dei poteri per quanto riguarda la politica industriale (propria di tutti gli altri paesi dell'Unione europea), nonché rispetto a quelle che sono le dinamiche di politica industriale del nostro paese e


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dell'intero mondo, che vedono nei settori della nuova economia i settori trainanti.
Mi dovete spiegare che cosa ci sta a fare un ministro - ho tutto il rispetto per le qualità personali del ministro Marzano, che è persona assolutamente capace di rappresentare un punto di riferimento per la politica industriale - se gli fate fare poco o nulla. Credo che il ministro Marzano più che andare a qualche convegno, più che andare a qualche assemblea generale non potrà fare. Egli si vedrà costretto, nella sua azione, non tanto a preoccuparsi delle linee strategiche della politica industriale del nostro paese, quanto a contrattare continuamente con le regioni rispetto a competenze che oramai non sono nemmeno più in condominio, soprattutto se passerà (come ritengo accadrà) la riforma costituzionale in senso federale dello Stato con il referendum che si terrà il prossimo autunno. Egli sarà sempre più costretto a contrattare con gli assessori regionali o con i presidenti regionali competenze che, invece, dovrebbero avere tutta la dignità per conferire ad un ministro di questa Repubblica il potere di dare davvero linee strategiche di indirizzo alla politica industriale. Questa non è una operazione pericolosissima per l'opposizione, bensì per il paese, perché così ci candidiamo a non avere più un interlocutore credibile e serio per la politica industriale dei nostri industriali nell'ambito dell'intero panorama economico europeo (Applausi del deputato Boato).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, anche io vorrei intervenire su questa proposta emendativa di soppressione dell'articolo 3 del decreto-legge in esame. Come ha affermato testé il collega Bressa, siamo di fronte ad una proposta che in realtà produce un mezzo ministero. Mi è capitato nella discussione sulle linee generali di concludere l'intervento sostenendo la seguente tesi: se abbiamo commesso degli errori come maggioranza di centrosinistra, evitate di ripeterli.
Su questo Ministero non abbiamo commesso errori, perché siamo stati coerenti con l'assetto costituzionale derivante dalla riforma del titolo V della Costituzione e realizzato nella XIII legislatura. Abbiamo, cioè, valutato che un Ministero delle attività produttive, se non avesse avuto le comunicazioni al proprio interno, sarebbe stato pressoché inutile, perché gran parte delle competenze che oggi rimangono al Ministero delle attività produttive - basta leggere l'articolo per rendersene conto - sono di pertinenza delle regioni, tant'è vero che abbiamo presentato emendamenti successivi riguardanti l'artigianato, le fiere ed i mercati.
Come sapete, fiere, mercati, artigianato e commercio sono in gran parte oramai competenze delle regioni. Ora delle due l'una: o con questa scelta - così come per la sanità - pensate di riportare al centro tutto ciò che è decentrato oppure effettuate semplicemente un'operazione di moltiplicazione - ancorché, lo riconosciamo, non eccessiva dei ministeri - per ragioni di «bassa cucina» politica. Questo è il problema. Tuttavia, facendo ciò, reintroducete gravissime difficoltà nel funzionamento della macchina dello Stato e della sua amministrazione.
Allora, o scegliete di essere centralisti oppure scegliete di essere confusionari: questo diciamo alla maggioranza e riteniamo che per questa ragione - speriamo di convincervi - l'Assemblea debba sopprimere questo articolo così come proposto dall'emendamento.

ENRICO LETTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Letta, le segnalo che per il suo gruppo è già intervenuto l'onorevole Bressa.

ENRICO LETTA. Signor Presidente, vorrei intervenire a titolo personale.

PRESIDENTE. Onorevole Letta, lei ha a disposizione un minuto di tempo.

ENRICO LETTA. Vorrei soltanto aggiungere alle considerazioni finora svolte il


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fatto che attraverso la precedente riforma, per come il Ministero delle attività produttive era stato organizzato, era stato istituito il dipartimento delle reti che teneva insieme le comunicazioni e l'energia.
Ritengo si sia operato un ritorno indietro rispetto ad una scelta di modernità, perché tenere insieme, in termini di reti, comunicazione ed energia rappresentava un fatto importante, soprattutto nella logica di venire incontro a una politica di multi-utility che ormai è la politica dei servizi pubblici per quanto riguarda sia il settore delle comunicazioni sia quello dei servizi pubblici energetici. Mi sembra negativo che la modernizzazione dell'organizzazione del Governo nei rapporti con un settore importante del mondo produttivo veda oggi un ritorno al passato. Lo voglio dire perché questo significherà sicuramente - e concludo - non cogliere l'occasione di avere un'istituzione pubblica nazionale di Governo in grado di interloquire con un mondo produttivo che è cambiato profondamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, anche in questo caso mi richiamo agli splendidi interventi svolti dal collega Bressa, dal collega Sabattini e, sia pur brevemente, dall'ex ministro Letta (ricordo appositamente la sua veste di ex ministro perché credo che egli abbia grande consapevolezza delle problematiche che si pongono, sotto il profilo dell'organizzazione del Governo, in riferimento agli obiettivi di politica economica e di politica industriale).
A me spiace dirlo, perché tutti sanno che ho sempre evitato toni demagogici e strumentali anche nel condurre l'opposizione; credo però - mi rivolgo ai colleghi del centrodestra - che questo sia un esempio clamoroso di come certe affermazioni, anche condivisibili in linea generale, contenute nel loro programma di Governo e nelle loro dichiarazioni di finalizzazione, poi siano qui clamorosamente smentite. Più volte ci siamo confrontati in campagna elettorale - ed io ho sempre cercato di portare il confronto sul terreno dei contenuti e mai su quello della demonizzazione personale - sui problemi dell'innovazione e della modernizzazione.
Cito ancora una volta il collega Carrara che disse queste cose quando era membro della «bicameralina» (potrei citare i suoi interventi testualmente, l'ho fatto, del resto, anche durante la discussione sulle linee generali, ha avuto questo onore): nel criticare alcuni aspetti parlò di necessità di più forte impulso innovativo, più forte spinta alla modernizzazione.
Ciò che sta avvenendo, invece, con questo decreto-legge, e specificamente con l'articolo 3 su cui i colleghi Bressa, Sabattini e Letta sono intervenuti, è esattamente l'opposto: è un tornare indietro rispetto ai profili della modernizzazione e della innovazione, è affermare istituzionalmente, sotto il profilo dell'organizzazione del Governo, una separazione pressoché totale per quanto riguarda le cosiddette old economy e le new economy.
Si verificherà che su questo terreno interloquiranno, a livello interno e internazionale (diciamo anche i nomi: visto che è stato fatto il nome di un titolare è bene fare il nome dell'altro) il ministro Marzano, le cui competenze mi pare Bressa abbia giustamente riconosciuto, e il ministro Gasparri, persona che non voglio attaccare strumentalmente, ma le cui competenze nella materia di cui è diventato titolare francamente sono a noi sconosciute e credo lo siano anche ai colleghi del centrodestra. Ha avuto un ministero: amici e colleghi di AN avete ottenuto un ministro in più nella contesa politica della fase della formazione del Governo, ma quanto a scapito della coerenza del vostro programma, delle vostre finalità e delle vostre prospettazioni dal punto di vista dell'innovazione e della modernizzazione!
Per questo noi chiediamo all'Assemblea - il che non comporterebbe, poi, lo stravolgimento totale di tutto il resto - di esprimere voto favorevole sul nostro emendamento soppressivo dell'articolo 3.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, vorrei parlare in dissenso dal mio gruppo. Credo, infatti, che si debba prendere atto del revirement che sta compiendo la maggioranza rispetto alle posizioni esposte: un ripensamento opportuno rispetto ai problemi che riguardano l'unità del paese. Si tratta di un pensiero che può essere anche affermato attraverso questi emendamenti, in cui essi rimeditano sulle proprie posizioni.
Per queste ragioni sono personalmente orientato ad astenermi, perché vedo in questo una specie di resipiscenza e, quindi, di abbandono di tutta una serie di teorie estreme che riguardano la devolution e la disunione del paese. Mi sembra un sussulto di saggezza che, paradossalmente, in un decreto-legge che avrebbe dovuto essere respinto per incostituzionalità, trova un suo spazio.
Ecco perché, volendo aprire un po' di credito a questa maggioranza, mi oriento ad astenermi (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che l'emendamento in esame debba essere respinto. Cercando di sintetizzare le ragioni portate dall'opposizione, c'è chi - come l'onorevole Bressa - ha sostenuto che questo emendamento è troppo a favore delle regioni e, quindi, il ministro sarebbe impossibilitato a rappresentare in sede europea le ragioni della politica industriale italiana, perché «tirato per la giacchetta» da Bruxelles e dalle regioni italiane; c'è chi ha accusato l'articolo in esame di essere troppo centralista: ritengo che esso rappresenti un giusto equilibrio trovato dal rappresentante del Governo qui presente - dal ministro della funzione pubblica, di concerto con tutti gli autorevoli componenti dell'esecutivo - e, nello stesso tempo, un giusto equilibrio che parte dall'esperienza fatta in parte dai governi che ci hanno preceduto, dove c'erano persone di indubbia esperienza - come il ministro Letta - ed altri che sul tema della new economy e delle comunicazioni ne avevano un po' meno, come il ministro Cardinale.
Noi abbiamo persone di indubbia esperienza e qualità in entrambi i ministeri: mi riferisco al ministro delle attività produttive, onorevole Marzano e al ministro delle comunicazioni, onorevole Gasparri. Quindi, ritengo che l'articolo in esame debba rimanere così com'è: non è solo una sintesi delle competenze e delle qualità di questo Governo, non è solo frutto della coerenza e del continuo impegno della Casa delle libertà ma è anche il tentativo di ripercorrere una strada che ha prodotto buoni risultati, con l'aggiunta importante in questo esecutivo del ministro per le innovazioni tecnologiche, professor Stanca, che per tutti i ministeri introdurrà, senz'altro, i nuovi elementi della new economy.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, questo ministero a cui vengono sottratte le competenze nella parte più innovativa, non soltanto, come dicono le regioni - caro Volontè -, è in controtendenza rispetto al processo di riforma avviato nella passata legislatura, ma rimette anche le lancette dell'orologio della storia a prima della Costituzione del 1948.
Fiere, mercati, artigianato, agricoltura, già nella Costituzione del 1948 erano materie e sfere di competenza primaria delle regioni. Vorrei svolgere un'altra osservazione, signor Presidente: che ci sia una totale confusione in questa maggioranza ......

PRESIDENTE. Onorevole Soda, la prego di avviarsi alla conclusione.

ANTONIO SODA. ...lo si rileva dal fatto che si inserisca, tra le competenze del


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neoistituito Ministero delle attività produttive, la commercializzazione dei prodotti agricoli, che secondo tutta la disciplina comunitaria europea e secondo l'ultima legge approvata dal Parlamento - mi riferisco alla legge 5 marzo 2001, n. 57, i cui decreti legislativi sono stati pubblicati il 15 giugno 2001, in conformità alla normativa comunitaria, la filiera agricola va dalla produzione alla commercializzazione .......

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Si sente l'onorevole Colletti da lassù, ma.....

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 452
Astenuti 3
Maggioranza 227
Hanno votato
sì 203
Hanno votato
no 249

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, la prego di controllare le schede di quel collega.

GENNARO MALGIERI. Ho votato solo per me!

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, bisogna comunque rispettare il fatto che ciascuno vota solo per sé. Invito i deputati segretari ad attivarsi per controllare in tutte le direzioni.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 3.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, intendo riprendere il tema cui ho fatto riferimento. Noi insistiamo sui nostri emendamenti soppressivi, totali e parziali, per una ragione alla quale vorrei che il Governo prestasse più attenzione, in quanto si troverà in estrema difficoltà nell'ambito dell'Unione europea.
In tutta Europa in materia di agricoltura, oramai, si avverte la necessità che l'intero processo produttivo agricolo sia ricondotto ad unità, dalla coltivazione alla commercializzazione dei prodotti agricoli. Cito per tutti gli ultimi regolamenti adottati dall'Unione europea che insistono nel definire la necessità di una politica unitaria nel settore dell'agricoltura; cito la legge di orientamento, approvata dal Parlamento, che si modella sulla legge di orientamento n. 574 del 1999, adottata recentemente in Francia. Qui si va, in controtendenza rispetto al processo federalista avviato, rispetto alla Costituzione del 1948, e rispetto alla normativa comunitaria e rispetto alle leggi di orientamento che tutti i paesi europei stanno approvando compreso il nostro.
La commercializzazione dei prodotti agricoli è l'ultima fase del processo produttivo agricolo; non si può mandare in sede europea il ministro delle politiche agricole e poi farlo uscire quando, nel disegno unitario delle politiche agricole, si discute della penetrazione dei mercati, della collocazione dei prodotti italiani, dell'espansione dei cicli produttivi biologici, perché, secondo quanto stabilito in questo provvedimento, la competenza dovrebbe spettare al ministro delle attività produttive. Diventiamo ridicoli anche in Europa e, siccome so che il Presidente Berlusconi a tutto tiene fuorché all'apparire ridicolo, almeno su questo aspetto fate una riflessione aggiuntiva! Il ridicolo è, come diceva Aristotele, il mezzo attraverso il quale può crollare anche la persona più seria e più fiduciosa in se stessa e nelle sue capacità. Spezzando il processo produttivo agricolo, attraverso l'attribuzione al ministro delle politiche agricole della competenza per la coltivazione, trasformazione e manipolazione e, invece, al ministro delle attività produttive della fase della commercializzazione dei prodotti, avrete -


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come accadrà - difficoltà in Europa, crollando miseramente nel ridicolo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 426
Astenuti 8
Maggioranza 214
Hanno votato
sì 186
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Camo non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sabattini 3.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, questo emendamento - allo stesso modo dell'emendamento appena votato - come avevo preannunciato nell'intervento precedente, interviene su parti di attribuzione residua - diciamo così - al Ministero delle attività produttive.
In questo caso si tratta delle fiere e dei mercati, così come potremmo parlare del turismo e delle attività alberghiere. Ad esempio nella mia città, Bologna, si sta discutendo della privatizzazione della fiera e poiché i proprietari sono gli enti locali e la camera di commercio - lei conosce bene la situazione, Presidente -, che funzione può avere il ministro quando tale competenza è direttamente attribuita alle regioni e ai proprietari, tanto più se si andasse verso un processo di privatizzazione dell'ente fiera?
Ho voluto sottolineare questo aspetto con un esempio concreto, per chiarire come siano attività residuali quelle che vengono lasciate al Ministero delle attività produttive, il quale non avrà compiti di alcun tipo, perché ormai le competenze sono state trasferite e nei processi di privatizzazione il settore pubblico sarà addirittura escluso e dovrà, semplicemente, dettare le regole. Insistiamo a chiedervi: ma perché volete una tale organizzazione, istituendo un Ministero delle comunicazioni a cui vengono trasferite le reti, invece di trasferire tutto alle attività produttive? Questo è il problema. Pensiamo all'esperienza concreta, visto che molti di noi sono stati o sono amministratori, assessori, sindaci, amministratori regionali. Ma non capite che in questo modo si è in assoluta contraddizione con l'assetto reale delle funzioni nel nostro paese? Infatti, se si vuole opportunamente sostenere l'economia, se si vuole fare politica industriale ed economica, è del tutto evidente che occorre avere una strumentazione flessibile ed adatta alla realtà di un mercato globale. È questo che dovreste avere ben più chiaro voi di noi, che siamo considerati sinistra un po' - diciamo così - trinariciuta; se questa è la proposta, credo che la vostra arretratezza produrrà danni all'assetto economico ed industriale, alla capacità di risposta del paese.
Invitiamo, dunque, l'Assemblea a riflettere, votando a favore dell'emendamento in esame che - lo confesso - è peraltro ridondante, perché la competenza è già delle regioni e non si capisce, dunque, che cosa ci stia a fare in un ministero (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 3.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


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(Presenti 449
Votanti 445
Astenuti 4
Maggioranza 223
Hanno votato
sì 197
Hanno votato
no 248).

Passiamo l'emendamento Bressa 3.5, per il quale il relatore e il Governo hanno rivolto un invito al ritiro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.

LINO RAVA. Signor Presidente, non condivido il parere del relatore con cui chiede il ritiro di questo emendamento, anche se, naturalmente, decideranno i firmatari se accettare o meno tale invito. L'emendamento in esame è - lo voglio ricordare - l'emendamento Bressa 3.5, vi sono poi gli emendamenti Losurdo 3.6 e D'Alia 3.7 che sono pressoché identici, tranne alcune sfumature, e che sono stati firmati, tra l'altro, da esponenti della maggioranza.
Non condivido l'invito al ritiro perché, in sostanza, questo emendamento prende atto di una situazione che è già stata corretta rispetto al testo del decreto legislativo n. 300 del 30 luglio 1999, che è riportato e confermato nel testo che il Governo ci ha presentato. Dopo il decreto legislativo n. 300, ci sono stati altri provvedimenti di organizzazione dei ministeri: i decreti del Presidente della Repubblica 28 marzo 2000 n. 450 e 26 marzo 2001 n. 175, che hanno definito meglio le rispettive competenze del Ministero delle attività produttive e del Ministero delle politiche agricole e forestali. In particolare, tali provvedimenti hanno riservato al Ministero delle attività produttive le competenze relative agli indirizzi di politica agroindustriale, del commercio e dei servizi ed alle politiche dei consumatori, con eccezione dei prodotti agricoli ed agro-alimentari, confermando, quindi, la linea che, tra l'altro, è stata oggetto di un dibattito molto acceso in Parlamento.
Ricordo che, allora, anche esponenti autorevoli dell'opposizione erano intervenuti a sostegno di questa distribuzione delle competenze; dunque, convertire in legge oggi così com'è il decreto-legge proposto dal Governo significa ribadire, e sottolineo il termine «ribadire», in sede di legislazione primaria - stiamo ragionando sul decreto legislativo n. 300 - una linea che noi non condividevamo e che comportava di svuotare di competenze importanti - come sottolineava il collega Soda - il Ministero delle politiche agricole e forestali, mantenendo, quindi, in sede di legislazione primaria una contraddizione rispetto al disegno delle competenze reali definito dai provvedimenti che prima ho richiamato.
Quindi, con questi emendamenti che, come dicevo, sono molto simili, vogliamo mantenere un interlocutore unico nei confronti della filiera produttiva, che è il nostro riferimento principale (i produttori agricoli), ma anche nei confronti della regione e dell'Unione europea, rispetto alla quale occorre, soprattutto per i passaggi che avremo di fronte nei prossimi mesi, un interlocutore molto forte che può esser rappresentato da un Ministero delle politiche agricole che mantiene le proprie competenze in materia. Se questo non dovesse avvenire, ovviamente ci troveremo in grosse difficoltà anche in sede di contrattazione nell'Unione europea.
D'altronde, se mi è permesso ricordarlo, ciò è coerente con quanto il ministro Alemanno - che vedo presente in aula - ha sostenuto in dichiarazioni pubbliche e in sede di audizione, proprio ieri in Commissione: la necessità di rafforzare il ministero e di percorrere una strada che gli attribuisca sempre più competenze sul grande tema della sicurezza alimentare. Questa è una sfida del futuro che noi vogliamo cogliere appieno perché siamo convinti (anche gli ultimi casi, i casi dell'ultimo anno, credo che lo abbiano chiarito molto bene) della necessità di una guida rispetto ai processi di confronto e di sicurezza nei confronti dei consumatori.
Si tratta adesso di passare dalle affermazioni del ministro Alemanno e dei sottosegretari alle azioni concrete. Ci viene chiesto il ritiro di questo emendamento e, se si votasse contro di esso, quelle affermazioni


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sarebbero completamente svuotate di significato: vorrebbe dire che si fanno affermazioni e, nel momento in cui si devono mettere in pratica, si fanno scelte contrarie. Credo che questo la maggioranza dovrebbe evitarlo.

PRESIDENTE. Onorevole Rava, la invito a concludere.

LINO RAVA. Ho concluso, signor Presidente.
Credo che sia necessaria una riflessione sulla proposta del relatore.

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Pecoraro Scanio se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento Bressa 3.5, di cui è cofirmatario.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, colleghi, non possiamo accettare l'invito al ritiro di questo emendamento e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, inviterei il Governo a modificare la posizione assunta su questo argomento perché attiene ad una questione che già ci trasciniamo dalla scorsa legislatura. Infatti, ci fu un tentativo - sbagliato - di accorpare il Ministero dell'agricoltura in un unico, mega ministero delle attività produttive: una scelta vecchia, culturalmente arretrata, che poi fu sconfitta nell'ambito di un dibattito sereno in Assemblea.
In Europa, il nuovo Governo Blair, per esempio, ha costituito il Ministro dell'agricoltura e dell'ambiente. In Austria, il Governo austriaco, che pure è un Governo di centrodestra, prevede un Ministero dell'agricoltura e dell'ambiente. In altre parole, da nessuna parte, nei paesi evoluti, si ipotizza di accorpare agricoltura e industria, perché è una procedura scorretta: l'agricoltura ha a che vedere con la sicurezza alimentare e ambientale; essa ha sempre più una vocazione alla qualità. Quindi, a maggior ragione è utile, in questo contesto, precisare - come prevedono, peraltro, i trattati europei a cui facciamo esplicitamente riferimento in questo emendamento; in questo caso il Trattato di Amsterdam - che la prima trasformazione afferisce alle competenze del Ministero delle politiche agricole e forestali.
Si tratta di un tema che già noi affermammo nella scorsa legislatura e questo emendamento, proposto da tutti i gruppi dell'Ulivo e del centrosinistra, in realtà, altro non fa che riposizionare un tema rimasto, per la verità, ancora non abbastanza definito, nemmeno nella scorsa legislatura, ma che con l'assetto di questo decreto-legge troverebbe una definitiva allocazione nel comparto dell'industria, il che è in contraddizione con l'assetto prevalente secondo il trattato europeo e l'evoluzione che sta avendo tutto il comparto dell'agricoltura verso la tutela dei consumatori, la sicurezza alimentare, la sicurezza ambientale e la qualità.
Ecco il motivo per cui non solo manteniamo l'emendamento Bressa 3.5, invitando l'Assemblea ad approvarlo, ma auspichiamo che il Governo cambi indirizzo, non dico verso una posizione favorevole, ma che almeno si rimetta all'Assemblea, in modo da consentire al Parlamento di potersi esprimere su questo tema con la massima serenità, visto che si tratta di un argomento rimasto in parte insoluto e che non può essere risolto con questo decreto-legge. Al contrario, con la nostra proposta andremmo a fare nostre le volontà espresse nei trattati europei, secondo l'atteggiamento prevalente degli altri paesi dell'Unione europea che vedono sempre più spostare il comparto agricolo verso le tematiche ambientali che garantiscono la qualità dei prodotti, la sicurezza e la difesa dei consumatori. In tal modo si eviterà di andare verso un sostanziale accorpamento delle problematiche agricole in un generico Ministero delle attività produttive tout court.
Chiediamo a tutti i colleghi dell'Assemblea di votare a favore dell'emendamento Bressa 3.5.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, la storia del Ministero dell'agricoltura è infinita. Dopo aver subito due referendum ed almeno quattro riforme, oggi questo ministero rischia di rimanere in vita gravemente mutilato, svuotato di tutte le sue competenze in materia agroalimentare.
Il primo decreto-legge del Governo Berlusconi ha ampliato il numero dei ministeri, portandoli da 12 a 14, ed ha anche sancito il passaggio di importanti competenze dal Ministero delle politiche agricole al Ministero delle attività produttive. Questa scelta non deve essere considerata una banale suddivisione di poteri fra ministeri, in quanto è destinata ad influenzare il ruolo che il nostro paese potrà giocare nell'ambito del Consiglio dell'agricoltura a Bruxelles.
Come è noto, le competenze veterinarie fanno capo al Ministero della sanità e questa peculiarità tutta italiana provoca un imbarazzante scambio di sedie tra il Ministro dell'agricoltura ed il sottosegretario alla sanità. Un passaggio che spesso interrompe i lavori e costringe i membri del Consiglio a seguire il rimescolamento della delegazione italiana. Se non verrà approvato l'emendamento in discussione, presentato dai deputati dell'Ulivo, di questi imbarazzanti scambi di ruoli ne avremo almeno due. Quando nel Consiglio europeo dell'agricoltura si parlerà di prodotti relativi alle prime lavorazioni quali zucchero, olio di oliva, vino, formaggi, pomodori od agrumi trasformati, tutti assisteranno al teatrino italiano e alla sostituzione del Ministro dell'agricoltura con quello delle attività produttive, il tutto magari condito da qualche litigio a causa di posizioni contrapposte tra una visione più agricola ed una più industriale del problema all'ordine del giorno.
La simmetria tra i poteri del Consiglio dell'agricoltura e quelli del Consiglio del mercato interno europeo è il criterio che dovrebbe guidare una più corretta ripartizione delle competenze tra ministri, come previsto dall'articolo 32 del Trattato di Amsterdam. In pratica, la prima trasformazione dei prodotti agricoli deve essere di competenza del Ministro dell'agricoltura e la seconda trasformazione deve rientrare tra le competenze del Ministro delle attività produttive. Così facendo, di zucchero si occuperebbe il Ministro dell'agricoltura, mentre di biscotti o di prodotti da forno si dovrebbe occupare il Ministro delle attività produttive.
D'altra parte non è in discussione un trasferimento di poteri alle regioni, ma semplicemente una riallocazione di ruoli tra ministri per rendere più efficace il confronto con l'Europa. Proprio l'omogeneità con i paesi europei ha indotto i governi dell'Ulivo a non accorpare il Ministero dell'agricoltura con quello delle attività produttive, altrimenti il Ministro delle attività produttive avrebbe dovuto partecipare ad almeno quattro consigli europei: il Consiglio dell'agricoltura, il Consiglio della pesca, il Consiglio del mercato interno ed il Consiglio dei ministri del commercio estero. Di conseguenza o il ministro si trasferiva a Bruxelles, oppure - come è più probabile - decideva di far partecipare alle riunioni i sottosegretari, ponendo l'Italia in una posizione di inferiorità rispetto a tutti gli altri membri dell'Unione europea, che ai Consigli si fanno sempre rappresentare da delegati con il rango di ministri. Per concludere, vorrei esprimere una valutazione di politica agricola.
Sottrarre le competenze in materia agroalimentare al Ministero delle politiche agricole significa affossare le politiche di filiera, creando una pericolosa contraddizione tra agricoltura ed industria. Ciò, inoltre, depotenzia le politiche di aggregazione dell'offerta in agricoltura ed, in particolare, quelle delle cooperative di commercializzazione dei prodotti agricoli che, in molti casi, trattano prodotti di prima trasformazione agroalimentare. Pertanto esse, se non verrà approvato l'emendamento da noi proposto, non troveranno più nel Ministero delle politiche agricole un valido interlocutore per la promozione e la valorizzazione delle politiche


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di aggregazione dell'offerta dei prodotti agricoli (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, credo che le argomentazioni addotte dai colleghi dell'opposizione siano così forti da indurre - lo spero - sia il relatore sia il Governo a cambiare posizione.
Pongo comunque un altro problema. Prima di prendere una decisione sull'emendamento in esame, vorrei essere certo dell'identità dei colleghi presentatori dell'emendamento. Compare infatti un certo Ernesto Bianco. Vorrei capire chi sia questo collega firmatario dell'emendamento in discussione, perché può darsi che mi induca maggiormente ad avere un orientamento favorevole. Chiedo quindi se sia possibile ottenere una identificazione di questo collega.

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, l'emendamento Bressa 3.5 in discussione si differenzia dall'emendamento Losurdo 3.6 unicamente per l'espressione «..., con eccezione dei prodotti agricoli e agroalimentari, commercio con l'estero, ...». Si tratta dell'unica differenza.
Mi permetto pertanto di chiedere ai presentatori dell'emendamento Bressa 3.5 di ritirare la parte differente in modo da consentire un'unica votazione sull'emendamento Bressa 3.5 e sull'emendamento Losurdo 3.6, a firma di esponenti della maggioranza.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, mi sono consultato con alcuni dei firmatari dell'emendamento, in particolare con il primo, il collega Bressa, e con i colleghi Pecoraro Scanio e Marcora. Non ho sentito tutti i presentatori, quindi qualora ci fosse qualche obiezione, domando scusa da adesso.
Il nostro orientamento sarebbe di accogliere la richiesta di eliminare dal nostro emendamento il riferimento al commercio con l'estero in modo da rendere possibile una votazione congiunta degli emendamenti Bressa 3.5, Losurdo 3.6 e D'Alia 3.7.
Per quanto riguarda i firmatari dell'emendamento Bressa 3.5, esso ovviamente non è sottoscritto da Ernesto Bianco ma da Enzo Bianco, il collega che tutti noi conosciamo.
Conveniamo quindi sulla richiesta formulata, in modo che si possa procedere ad una votazione congiunta e auspichiamo che l'emendamento venga approvato.

PRESIDENTE. I deputati presentatori dell'emendamento Bressa 3.5 che eventualmente non concordassero con la posizione testé espressa dall'onorevole Boato potranno segnalarlo alla Presidenza, che ne terrà conto. In caso contrario, si procederà alla votazione congiunta dei tre emendamenti Bressa 3.5, Losurdo 3.6 e D'Alia 3.7.

FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO FRATTINI, Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. Signor Presidente, colleghi, il Governo - come sapete - dall'inizio della discussione ha sempre espresso parere contrario in ordine a tutti gli emendamenti di tipo ordinamentale. Qui ci troviamo di fronte ad una questione in parte diversa, soprattutto


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per quanto riguarda il merito. È necessario quindi che io dica due parole al riguardo; sebbene io stesso abbia motivato ai colleghi dell'opposizione e di maggioranza che non è questa la sede per introdurre rimodulazioni di competenze tra i Ministeri, mi si impone di spiegare invece perché su questa materia il mio orientamento è - sul profilo del metodo - diverso.
Voi sapete tutti, perché i colleghi che sono intervenuti lo hanno spiegato bene, che in questa materia ci troviamo dinanzi ad un evidente errore del decreto legislativo n. 300 del 1999. È un errore che abbiamo registrato quando, nella scorsa legislatura, il Governo è corso ai ripari, immagino rendendosi conto dell'errore, adottando dei regolamenti che non potevano derogare al decreto legislativo n. 300, con i quali si è tentato di correggerlo.
Mi permetto di dire: si è trattato di un pasticcio di tipo ordinamentale. Si è capito che la prima trasformazione, da sempre di competenza del dicastero dell'agricoltura, non poteva essere trasferita al Ministero delle politiche produttive; pertanto dopo il decreto legislativo n. 300, si è cercato di correggere questo aspetto con strumenti normativi impropri. Il Governo si è trovato oggi, con l'adozione del decreto-legge, a scegliere una via che si rende conto non risolverà subito il problema: la strada è quella di ribadire quella visione del decreto legislativo n. 300, dal momento che trattasi di atto normativo di livello primario e non di regolamento.
Ciò nondimeno, la questione posta dai colleghi è ragionevolmente fondata nel merito; lo è per le ragioni che sono state dette, per le ragioni che il ministro Alemanno mi ha spiegato e che ha spiegato anche in dichiarazioni pubbliche. In conclusione, il Governo continua a ritenere preferibile che tale materia non sia disciplinata in questa sede con emendamento e continuerebbe pertanto ad auspicare, come già detto, il ritiro degli emendamenti, magari una trasposizione del loro contenuto in un ordine del giorno che il Governo certamente condividerebbe per poter in fretta correggere questo pasticcio ordinamentale, dal momento che di questo si tratta.
Evidentemente, vista la diversità rispetto a tutte le altre proposte di emendamento ordinamentali, se i colleghi - ai quali non posso imporre il ritiro, bensì soltanto rivolgere un invito - non ritirassero gli emendamenti, il Governo non ne farebbe una questione di principio e si rimetterebbe ovviamente all'Assemblea. Infatti qui non c'è una questione di merito, nel senso che nel merito è sicuramente esatta la tesi presente negli emendamenti; nel metodo noi avremmo preferito non essere costretti a rimediare qui ad un grave errore ordinamentale compiuto nella scorsa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Il Governo, dunque, si rimette all'Assemblea.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, non intendo assolutamente creare un problema che può sembrare un atto di ostruzionismo, anche se il discorso del ministro, com'è noto, riapre la discussione all'interno della Assemblea, che potremmo quindi riprendere.

PRESIDENTE. Non ho infatti eccepito alcunché, onorevole Bianco.

GERARDO BIANCO. La ragionevolezza dimostrata dalla maggioranza e anche questo atteggiamento del Governo che si rimette all'Assemblea ci consentono di avere un atteggiamento maggiormente costruttivo, anche se il nostro è stato un atteggiamento costruttivo! Mi permetto di formulare un'osservazione, dal momento che il ministro inconsapevolmente cade in una grande contraddizione. Infatti, ciò che ha aperto la modifica a momenti primari (come egli li ha definiti) ciò che ha determinato dei cambiamenti nell'ordinamento, quello che ha provocato, quindi,


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uno sconvolgimento, con tutta una serie di conseguenze - per cui il pasticcio del ministro e del Governo è sicuramente peggiore del precedente cui ha fatto riferimento - è stato proprio questo decreto-legge. Pertanto, l'invito dovrebbe essere quello a ritirare il decreto-legge (Commenti). Credo tuttavia che l'ostinazione del Governo sia attualmente talmente garantita da farci procedere lungo un binario mal predisposto, sbagliato e di cui il Governo dovrebbe fare ammenda.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bressa 3.5, nel testo riformulato, Losurdo 3.6 e D'Alia 3.7, non accettati dalla Commissione e sui quali il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 464
Votanti 462
Astenuti 2
Maggioranza 232
Hanno votato
sì 454
Hanno votato
no 8).

L'emendamento Bressa 3.4 è pertanto precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 3.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 457
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 258).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 4.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 457
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato
sì 207
Hanno votato
no 250).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 4-bis.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, colgo l'occasione per anticipare la mia dichiarazione di voto sull'emendamento Boato 4-bis.2, visto che in qualche modo è collegato all'emendamento Soda 4-bis.1.
Con la soppressione dell'articolo 4-bis, noi ripristineremo l'articolo n. 27 del decreto legislativo n. 300. Inoltre, entrambi gli emendamenti fanno riferimento all'organizzazione in aree funzionali del Ministero delle attività produttive. Attraverso questi due emendamenti cercheremo di restituire un minimo di coerenza al disegno e vorremmo che la struttura dipartimentale avesse una sua corrispondenza con le aree funzionali.
Per effetto delle decisioni che sono state assunte a seguito delle precedenti votazioni, come è stato più volte ricordato, il Ministero delle attività produttive subisce un fortissimo ridimensionamento. Appare del tutto incongruo che, avendo limitato a due le aree funzionali di riferimento del ridefinito Ministero, non vi sia neanche la coerenza di far corrispondere il loro numero a quello dei dipartimenti. Questi due emendamenti cercano di correggere tale impostazione che non è in alcun modo giustificabile. Non lo è soprattutto


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dopo l'esito delle votazioni precedenti che, come ho ricordato, hanno sostanzialmente svuotato di significato il Ministero delle attività produttive. Avremo un Ministero senza una vera e propria capacità di indirizzo, ma con una organizzazione pletorica, in termini di settori. Tutti questi dipartimenti per due aree funzionali così ridotte (o meglio, si potrebbe dire, mal ridotte), non si giustificano in nessun caso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 4-bis.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 203
Hanno votato
no 222).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 4-bis.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, le motivazioni alla base di questo emendamento sono identiche a quelle che ha espresso molto bene il collega Bressa poco fa e, anche per ragioni di economia dei nostri lavori, non vi insisterò. Credo però che il relatore e il Governo dovrebbero accettare questo emendamento, perché non mette in discussione - come invece altri emendamenti - l'impianto complessivo del decreto-legge, ma spinge semplicemente verso una sua razionalizzazione positiva per le ragioni che ha enunciato l'onorevole Bressa. Invito pertanto i colleghi, non solo dell'opposizione, ma anche della maggioranza, ad esprimere un voto favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4-bis.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 436
Astenuti 2
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 201
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 5.1.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, con l'articolo 5 si apre una discussione molto importante: quella relativa all'agenzia per le normative ed i controlli tecnici.
Oltre al problema di ripristinare la previsione originaria del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 - e, quindi, di salvare la funzione dell'agenzia - credo che, in questa occasione, sia in qualche modo utile e necessario affrontare anche il tema delle agenzie e della loro funzione - molto importante - nell'organizzazione della pubblica amministrazione.
Credo non sia indifferente per un'amministrazione pubblica comprendere quale sia il proprio modello organizzativo. Esiste la struttura fondamentale - che è quella del ministero - ed esistono poi delle strutture operative - le agenzie - alle quali vengono demandate funzioni specifiche. In più di un'occasione - non è sicuramente una novità, perché in questo il ministro Frattini è pienamente coerente con le istanze che da deputato, nella precedente legislatura, aveva ripetutamente sostenuto - il Governo pone la questione dell'utilità dell'esistenza delle agenzie e del ruolo che le stesse debbono avere. Ecco, credo che questo articolo ci


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ponga nella condizione di riflettere sulla modernità dello strumento dell'agenzia, che tende ad organizzare, in una struttura omogenea, compatta, trasparente, le funzioni di pura - anche se di alta - amministrazione.
Nel riproporre l'articolo originario del decreto legislativo n. 300 del 1999, l'articolo 31 - che istituiva l'agenzia per le normative ed i controlli tecnici - desideriamo sottoporre all'Assemblea anche questo tipo di riflessione, perché riteniamo che, altrimenti, il processo di destrutturazione di una riforma importante - riconosciuta come tale non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale, non da ultimo dall'OCSE nel suo recentissimo rapporto sulla situazione dell'Italia - rischierebbe di perdere tasselli significativi ed importanti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rognoni. Ne ha facoltà.

CARLO ROGNONI. Signor Presidente, l'emendamento Soda 5.1 propone di sopprimere l'articolo 5. Quest'articolo fa riferimento all'articolo 31 del famoso decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. In particolare, richiama i commi 4 e 6. Il comma 4 dell'articolo 31 - l'articolo riguarda l'agenzia per le normative ed i controlli tecnici - dispone che, in materia di comunicazione, spetta all'agenzia: rilasciare i titoli di abilitazione all'esercizio dei servizi radioelettrici; determinare i requisiti tecnici di apparecchiature e procedure di omologazione; accreditare i laboratori e quant'altro. Nel comma 6 è soppresso il riferimento alle strutture del Ministero delle comunicazioni. Se si propone di sopprimere questa parte - ecco perché chiediamo, invece, di sopprimere l'articolo 5 - si vuole ridimensionare il ruolo delle agenzie (di cui ha parlato ora l'onorevole Bressa), che è soprattutto un ruolo tecnico. Allora, cos'è? Uno scontro tra poteri di burocrazie? È la burocrazia ministeriale che si oppone a questo passaggio?
A me sembra che dovrebbe esserci una spiegazione più chiara del perché si vogliono sottrarre all'agenzia poteri tecnici che invece rispondono ad una concezione della pubblica amministrazione che si ristruttura in modo più moderno e funzionale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 5.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 436
Astenuti 2
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 244).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole De Mita non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Soda 5.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, molti colleghi hanno già messo in rilievo quale sia stata la via maestra scelta dall'opposizione per contrastare questo decreto-legge: è una via maestra non ostruzionistica, una via maestra che esprime una diversa concezione del ruolo del sistema delle telecomunicazioni all'interno dei processi di sviluppo del nostro paese.
Ritenevamo, in particolare, che tale ruolo potesse essere esercitato molto meglio all'interno di un accorpamento del Ministero delle comunicazioni con quello delle attività produttive. Alla base di una tale scelta vi erano, molto semplicemente, da una parte, l'idea che il sistema della comunicazione fosse infrastruttura fondamentale di tutto il settore della old economy - per la qual cosa esso non poteva, quindi, essere ricondotto in una zona o in


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un settore a parte - e, dall'altra, l'idea che il sistema delle telecomunicazioni costituisse il punto cardine, la stella polare del processo di sviluppo e, pertanto, che gli competesse la parte di attore principale in quell'insieme di politiche industriali che devono caratterizzare ogni democrazia evoluta.
Tuttavia, venuta meno quella via maestra, per effetto del voto contrario alla soppressione del nuovo Ministero delle comunicazioni, le nostre successive iniziative emendative, di cui l'emendamento Soda 5.2 è una delle espressioni, cercano di mettere un po' d'ordine nella confusione in cui è caduto il Governo quando ha adottato questo provvedimento. La confusione di cui sto parlando si è ingenerata nel provvedimento a seguito di una semplice operazione di stralcio di funzioni e competenze da quelle attribuite al Ministero delle attività produttive ed ha riguardato anche l'aspetto, già trattato dai colleghi Bressa e Rognoni, relativo al ruolo delle agenzie. Infatti, nella impostazione del Governo precedente era molto netta la divisione tra competenze del Ministero, la cui qualità, il cui orientamento è prevalentemente politico e strategico, attività delle authority, la cui funzione è, prevalentemente, quella della verifica e del controllo, e funzioni dell'agenzia, la cui valenza è, principalmente, quella di esercitare una serie di procedure, di compiti e di competenze tecniche che se, al contrario, vengono ricondotte alla logica del ministero, finiscono per appesantire il compito di quest'ultimo e renderlo, appunto, un ministero caratterizzato da una «vecchia gestione» (nella quale vi è uno Stato che gestisce in prima persona tutti i processi e tutti i profili).
In particolare, l'emendamento di cui ci stiamo occupando si riferisce ad alcuni aspetti del ruolo dell'agenzia che riguardano - li leggo testualmente perché sono indicativi della confusione alla quale prima ho fatto riferimento - il rilascio dei titoli di abilitazione all'esercizio dei servizi radioelettrici, la determinazione dei requisiti tecnici di apparecchiature e procedure di omologazione, l'accreditamento dei laboratori di prova e il rilascio delle autorizzazioni ad effettuare collaudi, installazioni, allacciamenti e manutenzioni.
Nell'illustrare l'emendamento Soda 5.2, che riconsegna all'agenzia anziché al ministero questo insieme di competenze tecniche voglio richiamare l'attenzione della maggioranza per tentare anche di liberare il ministro Gasparri da una serie di obblighi e di procedure, che magari non sono neanche del tutto nelle sue competenze. Infatti, sarà molto difficile individuare linee di profilo e di indirizzo per un ministero se tutta la questione delle omologazioni, dei collaudi, dei servizi radioelettrici viene ricondotta sotto la diretta competenza del ministero, invece di essere demandata ad un'agenzia che, con il suo ruolo specialistico, tecnico, fatto di competenze, può offrire molte maggiori garanzie e - ripeto ancora una volta - può liberare il ministro da un affaticamento nella gestione dell'amministrazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Letta. Ne ha facoltà.

ENRICO LETTA. Signor Presidente, voglio mettere in rilievo, richiamando l'attenzione dell'Assemblea e del Governo, come una delle conseguenze di questo emendamento, dell'emendamento precedente e di quello successivo (lo faccio quindi in un unico intervento), sia , secondo me, abbastanza grave per il tipo di organizzazione del nostro sistema istituzionale nei confronti delle attività produttive.
Voglio sottolineare il fatto che, con l'aggiunta dei due ministeri, compiuta con il decreto-legge, è stato non soltanto modificato il sistema del Ministero delle attività produttive, ma si è avuta anche una conseguenza importante e pesante che sin qui non è stata ancora sottolineata: la sostanziale espulsione del Ministero del commercio con l'estero dal Consiglio dei ministri. Nel momento in cui si era costituito un unico Ministero delle attività produttive, questo unico ministero aveva la possibilità di sintetizzare le competenze


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dei diversi ministeri precedentemente organizzati. Oggi, con le scelte che si compiono, alle cui conseguenze si cerca di rimediare con l'emendamento in esame, l'unica conseguenza effettiva è che il titolare del Ministero del commercio con l'estero viene escluso dal Consiglio dei ministri, mentre viene reinserito nel Consiglio il Ministero delle comunicazioni, benché amputato. Credo che questa conseguenza rappresenti, nei confronti della politica di internazionalizzazione delle imprese del nostro paese, un fatto sicuramente negativo.
Escludere il titolare del Ministero del commercio con l'estero dal Consiglio dei ministri significa abbassare il livello di internazionalizzazione della nostra attività e delle attività produttive del paese, vuol dire soprattutto non cogliere oggi quanto la parte internazionale delle attività delle nostre imprese sia assolutamente prevalente rispetto a tutto il resto.
Voglio sottolineare che questa, forse, è la conseguenza peggiore che deriverebbe da questi articoli di cui vogliamo limitare la portata negativa con gli emendamenti che stiamo discutendo. Non so se sia stata analizzata fino in fondo dal Governo, ma ritengo che aver disatteso la scelta di ridurre i ministri per aumentarli di nuovo (tanto che il Consiglio dei ministri oggi è formato - se non mi sbaglio - da 24-25 ministri) abbia avuto, come unica conseguenza, l'espulsione dal Consiglio stesso del ministro del commercio con l'estero.
Ritengo, alla luce anche delle esperienze fatte precedentemente, che questa scelta sia sbagliata, tale da non aiutare l'internazionalizzazione del nostro sistema produttivo; una scelta che - sono convinto - con il tempo, con i prossimi mesi, lo stesso Governo si renderà conto della necessità di rivedere, perché saranno le imprese stesse a porre il problema di una maggiore capacità di emersione dell'internazionalizzazione dell'attività di Governo rispetto alle attività produttive. Questo, sicuramente, rappresenterà un problema; si dovranno, successivamente, fare delle scelte per raddrizzare quella che oggi appare, a mio e a nostro avviso, una decisione profondamente sbagliata (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soda 5.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 452
Astenuti 3
Maggioranza 227
Hanno votato
sì 198
Hanno votato
no 254).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 6.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, siamo giunti ad uno degli articoli più importanti del decreto-legge al nostro esame, quello relativo all'istituzione e alla definizione delle attribuzioni del Ministero delle comunicazioni. Come è stato detto in quest'aula, in più occasioni, ci troviamo di fronte ad un'azione del Governo che è difficile poter immaginare di condividere.
Non vi è solo l'aspetto della mancata coerenza culturale e politica - più volte ricordato dal collega Boato - della Casa delle libertà nel passaggio dalla XIII alla XIV legislatura (in quella occasione il Governo di centrosinistra era stato accusato di scarso coraggio per aver prodotto una riduzione dei ministeri non all'altezza di un processo di modernizzazione ed europeizzazione, da tutti auspicata, della macchina governativa), poiché la coerenza politica, lo ripeto ancora una volta, è un qualcosa che non si può pretendere sempre e, comunque, anche quando manca, lo si vede in maniera netta e clamorosa. Quando poi la coerenza politica viene a


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mancare su di un tema così delicato, quale è quello delle comunicazioni, in assenza di una definizione del conflitto di interessi, diviene un problema che non può essere valutato con disattenzione dal Parlamento. Noi riteniamo grave, dal punto di vista della politica industriale e dell'organizzazione del Governo, avere istituito questo ministero ma ancora più grave, dal punto di vista politico, il fatto che questo Governo, che non ha ancora avviato a soluzione la questione del conflitto di interessi, concentri nelle mani di un ministro poteri così vasti e così straordinari.
Una operazione di concentrazione così robusta è sicuramente da sottolineare all'attenzione del Parlamento e dell'opinione pubblica. Non ho mai contestato, né mi sentirei mai di farlo, il diritto di un Governo a definire l'organizzazione del proprio assetto secondo le proprie, autonome decisioni. Appare però evidente che la valutazione, relativamente all'assetto del Governo, fatta dal Governo Berlusconi ha portato alla disarticolazione del processo di riforma che la legge Bassanini ed i governi precedenti avevano proposto e che il Parlamento aveva approvato.
Vorrei però che riflettessimo su una questione molto importante e molto delicata. Vi sono aspetti e questioni che travalicano la dimensione organizzativa e investono pienamente l'aspetto e la dimensione della credibilità politica. Il primo atto di questo Governo non è solo quello di far tornare i conti della contabilità politica interna nella distribuzione delle poltrone di ministro ma è anche quello di concentrare in maniera pericolosa e impropria, nelle mani di un ministro, temi e questioni di così tanta importanza e delicatezza.
Credo di dover sottolineare come questo primo atto con cui il Governo si presenta al paese ed al Parlamento sia di un'arroganza istituzionale molto grave. Ciò deve essere ripetutamente sottolineato. In questo caso non è in discussione la legittimità o meno di certe scelte, il fatto, cioè, se esse siano possibili oppure no; è in discussione come vengano realizzate. È anche da come viene compiuta un'operazione che si può infatti trarre un giudizio politico ed il giudizio politico che traiamo è pesantemente negativo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Signor Presidente, il decreto legislativo n. 300 del 1999, che ha soppresso il Ministero delle telecomunicazioni, aveva segnato il completamento di un lungo processo di affrancamento dal sistema politico e dal sistema dei partiti della sfera delle libertà, della produzione della cultura, della libera creazione, delle risorse necessarie per la comunicazione e per la creazione artistica libera. Si era definito un disegno compiuto che trasferiva al Ministero delle attività produttive tutti gli aspetti di carattere industriale, finanziario, tecnico ed innovativo, attribuendo contestualmente ad un'autorità indipendente tutto ciò che riguardava la libertà.
Avere ripristinato questo ministero nel quadro di quella concezione di controllo anche delle risorse da assegnare ai produttori di cultura, siano essi della stampa che della televisione, significa creare un nodo che aggroviglia ancor di più la questione più grave e irrisolta di questo Governo. In questo senso insistiamo per la soppressione di questo articolo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 6.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 439
Astenuti 2
Maggioranza 220


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Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 240).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 6.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.

GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, vorrei entrare nel merito dei contenuti di questo nuovo ministero. Voglio anzitutto sottolineare che la rottura della politica delle reti, avendo assegnato la competenza delle reti telematiche al nuovo Ministero delle comunicazioni, provoca una separazione così netta delle competenze da rendere estremamente critica una politica moderna di offerta di servizi multifunzionali, caratteristici proprio delle reti integrate. Vorrei fare un esempio: è noto a tutti come sia possibile oggi introdurre un servizio telefonico ad alta velocità su fili elettrici, così come è altrettanto noto il fatto che, su una serie di reti, oggi è possibile far girare servizi multifunzionali proprio perché l'impostazione del progetto è unitaria.
La conseguenza di questa rottura è grave, perché richiede interlocutori diversi, perché mette gli enti locali in difficoltà nella gestione unitaria dei progetti e, soprattutto, perché disottimizza i costi di questi progetti.
Purtroppo, la ricaduta di questa separazione di competenze farà sì che non si riuscirà a ridurre a sufficienza i costi per gli utenti. Questa è la responsabilità più grave di una sbagliata scelta organizzativa, che non è tanto e solo quella dei rapporti interni del Governo, ma che avrà una pesante ricaduta negativa sugli utenti.
Ma c'è di più. Come è stato detto, la separazione della new economy da quella tradizionale è un grande pasticcio e comporterà pesanti conseguenze. È proprio l'industria tradizionale che richiede oggi l'applicazione di strumenti innovativi. È dall'applicazione dell'innovazione all'economia tradizionale che deriveranno i vantaggi più sensibili nei processi di innovazione sia tecnologica che applicativa del paese. Questa separazione, ovviamente, comporterà problemi molto seri, perché la confusione delle competenze e della responsabilità sarà un freno allo sviluppo del paese.
Ribadiamo, quindi, un giudizio fortemente negativo su questa organizzazione, perché il paese ha il diritto di avere strutture che funzionano, che funzionano bene e che siano funzionali al proprio sviluppo. È paradossale che un Governo che si ponga come obiettivo quello della modernità e dell'applicazione dell'innovazione per ridurre il gap che ancora ci separa dai grandi paesi europei, si ritrovi poi a scegliere soluzioni ed a mettere in piedi organizzazioni che guardano indietro, organizzazioni vecchie, superate ed inefficienti. Un consulente organizzativo rabbrividirebbe nel verificare ipotesi di questa natura, ma - si sa - ai cittadini va tutto bene, basta che le scelte siano funzionali al Governo. Questa è una responsabilità che vi assumerete interamente, e dalla quale vogliamo formalmente dissociarci.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente vorrei riprendere, in parte, ragionamenti che avevo già svolto in precedenza. Aldilà del fatto dell'istituzione di un nuovo ministero e, quindi, di un processo di concentrazione di potere che ho precedentemente illustrato, vi è un aspetto la cui gravità non può essere sottaciuta.
Vorrei capire che cosa significhi imputare come competenza al Ministero delle comunicazioni un settore così decisivo, cruciale e strategico quale quello rappresentato dall'informatica e dalla telematica. Vogliamo forse immaginare che le telecomunicazioni abbiano compiti così larghi e importanti, imputabili ad un ministro e ad un'organizzazione ministeriale, da riassumere in sé settori così larghi, così importanti e decisivi della politica industriale di un paese quali sono quelli dell'informatica e della telematica? Davvero immaginiamo


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che esista una visione delle cose così angusta per cui il semplice prefisso di una parola - «tele» - ci autorizza a concentrare in questa organizzazione ministeriale aspetti così importanti e decisivi di politica industriale? A costo di essere petulante, vorrei proprio conoscere l'opinione ed il parere del ministro delle attività produttive Marzano, sempre più ridotto nel «fortino» dei rapporti con le regioni.
Volevo in parte rispondere anche al collega Volontè. In un mio precedente intervento non ho affatto detto che venivano dati troppi poteri alle regioni. Le regioni hanno i poteri che la nostra Costituzione e le leggi del nostro ordinamento attribuiscono loro. La mia osservazione ed il mio ragionamento erano riferiti alla figura - a mio modo di vedere strategica - di un ministro delle attività produttive, cioè di colui il quale dovrebbe dettare in qualche modo le linee strategiche della politica industriale di un paese, quando ad esso viene sottratta una delle competenze dinamicamente e strategicamente più importanti del settore.
Davvero immaginiamo di costringere il ministro Marzano a confrontarsi solo con le regioni per affrontare i temi delle fiere e dei mercati, dell'industria alberghiera del turismo, dell'artigianato e del commercio? Davvero abbiamo una visione della politica industriale così passatista, così mediocre? Allora riflettiamo.
Comprendo l'esigenza di far tornare i conti all'interno della Casa delle libertà e di avere più ministri che siedono attorno al tavolo di palazzo Chigi: vi era un buco politico e lo si è coperto. Si tratta di una scelta legittima di organizzazione del Governo che, però, non deve interferire con interessi vitali del paese. L'istituzione di questo ministero, la concentrazione nelle mani dello stesso di parti così importanti della politica industriale del nostro paese, indeboliscono l'Italia nel confronto europeo e nel confronto globale. Vorrei che su questo continuassimo a riflettere e che almeno settori strategicamente così importanti come quelli dell'informatica e della telematica possano tornare nell'ambito delle competenze del ministro Marzano. Lancio un «grido di dolore» in favore del ministro Marzano: fategli fare il ministro, non il tappabuchi, il mezzo ministro, come lo state riducendo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, sarò brevissimo perché condivido totalmente quanto hanno detto i colleghi Bressa e Panattoni. Del resto lo stesso ragionamento era stato compiuto sull'emendamento precedente anche dal collega Soda.
Credo che su questo emendamento, e su altri che esamineremo fra poco, non si giochi la partita della ricostituzione del Ministero delle comunicazioni, perché qui incidiamo sulle competenze del ministero, non sul ricostituito ministero. La questione riguarda le competenze del suddetto ministero (con questi emendamenti specifici non viene messo in discussione: è stato messo in discussione con emendamenti generali precedenti) in relazione al Ministero delle attività produttive. Sarebbe questa l'occasione, anche per la maggioranza, che pure ha condiviso la ricostituzione di questo ministero, per realizzare una più razionale, efficiente, equilibrata e coerente ripartizione delle competenze e, nel caso specifico dell'emendamento Bressa 6.2, che anche io ho sottoscritto, per attribuire al Ministero delle attività produttive la competenza in materia di informatica e telematica, cioè nel settore della cosiddetta new economy.
Per questo noi invitiamo i colleghi, sia dell'opposizione sia della maggioranza, a votare a favore dell'emendamento Bressa 6.2.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 6.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 447
Votanti 443
Astenuti 4
Maggioranza 222
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 243).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Sabattini 6.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulietti. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, credo che questo emendamento sia di aiuto al Governo, gli semplifichi la vita e credo che aiuti anche una più ordinata ripartizione delle competenze e delle deleghe. Molti aspetti sono già stati trattati dagli onorevoli Bressa, Soda e Panattoni.
Cosa significa trasferire competenze relative alle tecnologie innovative al Ministero delle comunicazioni? Vi prego di ragionare non sulla convenienza politica, non sulle ripartizioni interne. Mi rendo conto che anche queste sono lecite, ma non fino al punto di compromettere la liberalizzazione del settore, la razionalità industriale in un settore che ha bisogno di fare entrare nuovi soggetti, nuovi lavori e nuove produzioni.
In questa fase non parlerò neanche del conflitto di interessi, ma di politiche industriali.
Il tema delle tecnologie innovative non riguarda soltanto i ministeri economici, ma interessa una riflessione - che, nella scorsa legislatura, ha coinvolto maggioranza e opposizione - sulla necessità di avere una cabina di regia sui processi di innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione, nei diversi ministeri, negli enti locali, a tal punto che si istituì un forum per la società dell'informazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che con il Governo D'Alema portò, per la prima volta, ad un grande confronto sul tema dell'innovazione tecnologica.
Tutti convennero che l'incardinamento di queste materie era produttivo perché parlava alle industrie nazionali, perché ragionava sull'innovazione applicata all'industria e al lavoro, così come abbiamo cercato di fare del settore dell'editoria, tutti assieme, un grande settore industriale. Non si capisce il trasferimento di questa delega, non ha senso comune; che fine farà il forum per la società dell'informazione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri?
Il nuovo Presidente del Consiglio dei ministri non è propriamente un mio amico, quindi, questa non è una battaglia, diciamo, per trasferire dai buoni ai cattivi. Mi è giunta voce che egli abbia anche qualche interesse nel settore delle telecomunicazioni e, pertanto si figuri se la cosa mi appassiona.
Il punto è che c'era una struttura operativa, c'erano dei professionisti, c'era, finalmente, un lavoro collettivo: ecco perché ho la sensazione - per riprendere le parole del ministro Frattini, che non vedo - che siamo in presenza di alcuni pasticci di tipo ordinamentale. Non vedo nessun complotto, vedo un elemento di confusione e una scarsa riflessione su questo tema: per tali motivi vi chiedo di votare a favore di questo emendamento, perché vi aiuta in un processo di razionalizzazione.
Ritengo che fareste bene a stralciare tutta questa parte ed a ridiscuterla, anche con le parti sociali, con i comparti industriali, con le università, con i ricercatori e, soprattutto, con i nuovi soggetti che vogliano entrare. Se non volete fare tutto ciò, darete uno «schiaffone» ad un grande comparto industriale e a molti lavoratori; almeno accoglierei questo emendamento che impedisce di introdurre un elemento di irrazionalità (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.

RENZO LUSETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come è noto, l'articolo


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6 è uno degli articoli cruciali del provvedimento al nostro esame e l'emendamento 6.3, presentato dai colleghi Sabattini, Bressa, Boato e Caldarola, ha l'intento di ripristinare una logica corretta nelle attribuzioni delle competenze a questo neoistituito ministero.
In modo particolare, sono preoccupato del fatto che si introducano competenze in ordine alle tecnologie innovative applicate al settore delle telecomunicazioni e mi associo, per un altro ministero, alla domanda che prima formulava il collega Bressa rispetto al ministro Marzano.
Mi pare esista un ministro per l'innovazione tecnologica - ministero di nuova istituzione - che deve avere qualche funzione; ritengo, quindi, che questo emendamento consenta al ministro per l'innovazione e le tecnologie di avere qualche competenza, altrimenti, gli vengono sottratte a favore del ministero delle comunicazioni (in questo caso il ministro Stanca, che cosa va a fare?).
Inoltre, l'emendamento chiede la soppressione di tutta la seconda parte del comma 2 dell'articolo 32-bis, perché si introduce una novità che, assolutamente, rischia di essere priva di senso.
Infatti, si attribuisce al Ministero delle comunicazioni una competenza che riguarda la concessione delle provvidenze alle imprese editrici di giornali e di prodotti editoriali, sottraendola al dipartimento per l'editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri - che, storicamente, ha svolto un ruolo e una funzione rispetto alle società editoriali - però, guarda caso, rimane a questo dipartimento la competenza riguardante le testate dei partiti.
Non capisco, francamente, quale sia la logica di questa norma, ancorché sottoposta all'attenzione dell'Assemblea da un emendamento approvato in Commissione.
Quindi, onorevoli colleghi, vi invito a votare a favore dell'emendamento Sabattini 6.3, al fine di ridare una logica alle funzioni e alle competenze del Ministero delle comunicazioni, per ripristinare le funzioni che dovrebbe avere il ministro per le innovazioni tecnologiche e quelle che fanno capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri riferite al dipartimento per l'informazione e l'editoria (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, devo dire che, nonostante siano alcune ore che stiamo lavorando, apprezzo moltissimo il fatto che nell'aula ci sia una grande attenzione su ciò di cui stiamo discutendo. Stiamo svolgendo un dibattito molto duro dal punto di vista del confronto sui contenuti, ma molto civile e corretto in termini di ascolto reciproco. Vedo, anche, che ci sono molti colleghi della maggioranza e dell'opposizione che stanno seguendo questo dibattito con il testo degli emendamenti e con il testo del decreto-legge in mano, e possono perciò esprimere di volta in volta valutazioni autonome di merito.
Rispetto alla questione generale sono io stesso più volte intervenuto e lo hanno fatto anche altri colleghi; con riferimento a questo punto specifico, sono intervenuti poco fa i colleghi Giulietti, sulla questione relativa alle tecnologie innovative, ed il collega Lusetti, sulle questioni che riguardano in particolare l'editoria.
Vorrei attirare l'attenzione del Presidente, del Governo e dei colleghi su ciò che proponiamo di sopprimere e, quindi, su che cosa è scritto in questo testo, soprattutto dopo l'emendamento che è stato approvato in Commissione e che va ad integrare il comma 2 dell'articolo 6 del presente decreto; lo leggo e prego i colleghi che lo hanno sotto mano di darci un'occhiata: «tecnologie innovative applicate al settore delle comunicazioni, con particolare riguardo per l'editoria, limitatamente alla concessione delle provvidenze alle imprese editrici di giornali e di prodotti editoriali, nonché alle emittenti radiofoniche e televisive, ad eccezione delle funzioni e dei compiti in materia di giornali e testate periodiche politici o di partito,


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ferme restando le residue competenze in materia di stampa ed editoria del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri». Quindi, vengono attribuite le tecnologie innovative per quanto riguarda in particolare l'editoria, ma limitatamente alle concessioni e ad eccezione delle funzioni in materia di testate di partito, ferme restando le competenze del Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Posso dire che questo è un modo pessimo di legiferare, che sembra opera di un legislatore in stato confusionale, che emerge una contrattualità nei rapporti tra i vari settori di Governo (Ministero delle attività produttive, Ministero delle comunicazioni, Presidenza del Consiglio dei ministri), che questo non è un modo corretto di iniziare, sotto il profilo dell'organizzazione del Governo, l'attuale legislatura? Solo a leggerlo ad alta voce - e temo che, pur seguendo tutti attentamente, non tutti abbiano letto questo testo - c'è da vergognarsene, perché è un continuo pasticcio, è un continuo compromesso, è un continuo attribuire, poi escludere, poi limitare e poi garantire. Dunque, con l'emendamento Sabattini 6.3 proponiamo non di sopprimere il Ministero delle comunicazioni, ma di sopprimere esattamente la parte che vi ho poco fa letto, il cui contenuto non viene soppresso, ma attribuito rispettivamente al Ministero delle attività produttive e alla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Per questo, credo che sarebbe opportuno che, al di là delle diverse posizioni politiche legittimamente presenti in quest'aula, l'emendamento venisse approvato, anche per un minimo di decenza legislativa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, credo che i colleghi Giulietti, Lusetti ed ora Boato abbiano espresso forti argomentazioni per l'approvazione dell'emendamento Sabattini 6.3. Se tutti volessero giudicare con obiettività le argomentazioni che sono state addotte, credo che si tratterebbe veramente di un contributo all'azione di Governo.
Io auspicherei che il Governo ed il relatore modificassero il parere espresso; ma, qualora tale parere non venisse modificato, non capisco perché dovrei votare a favore di questo emendamento, che è di aiuto al Governo. Quindi, in dissenso dal mio gruppo, dichiaro la mia astensione dal voto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 6.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 451
Votanti 445
Astenuti 6
Maggioranza 223
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 253)

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Carbonella non ha funzionato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 6.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulietti. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi ai numerosi colleghi dell'attuale maggioranza con i quali abbiamo lavorato sui temi dell'editoria, della legge sul libro, della comunicazione pubblica, delle edicole, della distribuzione, raggiungendo - credo - importanti intese proprio per trasferire questo settore (libro, editoria, comunicazione) in una dimensione industriale.


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È stato un lavoro che ha avuto come - usiamo un brutto termine - interfaccia permanente la Presidenza del Consiglio, i diversi sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Parisi, Minniti e Chiti, con i quali si è fatto un lavoro paziente, anche tra grandi diversità, avendo come riferimento il dipartimento per l'editoria che si è costituito con i suoi tecnici ed i suoi funzionari come una sorta di soggetto terzo.
Tale lavoro ha consentito di portare a compimento riforme bloccate da oltre vent'anni. E alcune le abbiamo ancora davanti: penso alla legge sul libro, impostata prima dal ministro Veltroni e poi dal ministro Melandri, penso al testo unico sull'editoria che insieme dovremo cercare di fare, all'osservatorio sulla distribuzione, ai temi delle edicole, dei distributori ed alla grande questione delle tariffe postali. Si era impostato un lavoro razionale, coerente, serio che ha coinvolto tutto il Parlamento.
Ora, io non riesco a comprendere, leggendo il testo del Governo, per quale ragione sostanzialmente si spacchi in due questa materia: i giornali di partito alla Presidenza del Consiglio - è una scelta assolutamente irrazionale, anche poco elegante, priva di significato -, gli altri giornali al Ministero delle comunicazioni. E quando giudicherà la Commissione, come giudicherà? Nello stesso modo o in modo difforme? E il dipartimento, resta uno o viene spaccato in tre parti? Come si daranno le erogazioni, come si deciderà sul tema delle tariffe postali?
Guardate, questo è un errore, è proprio un errore, non ha senso comune: si tratta di una materia su cui si sarebbero dovute convocare le parti sociali, penso alla rappresentanza degli industriali, all'unione della stampa periodica, alle organizzazioni sindacali del settore. È uno sbaglio: io so che questo sentimento è condiviso anche da molti parlamentari della maggioranza che seguono il settore e li invito a non commettere un errore che complicherà la vita dell'intero settore, bloccherà le riforme, cambierà gli interlocutori, complicherà il funzionamento della vita del Governo, del Parlamento e delle parti sociali, riporterà un clima conservativo in un settore in cui vi è molta pigrizia.
L'emendamento in esame, presentato dalla collega Mascia, ha il merito, quanto meno, di porre la questione della rivalorizzazione delle competenze del dipartimento dell'informazione, al quale restano affidati compiti di supervisione dell'applicazione delle leggi e di garanzia del pluralismo. È un tentativo di rimettere ordine, di mantenere ferme le competenze. Io francamente mi attendevo da voi uno stralcio, un ritiro di questa parte, un ordine del giorno accettato dal Governo che, accortosi in tempo del problema, dicesse: queste materie torneranno alla Presidenza del Consiglio, andremo nelle Commissioni di merito, ci confronteremo nuovamente con le parti sociali come abbiamo già fatto, faremo un monitoraggio delle riforme che abbiamo davanti, ci fermiamo in corsa.
Nell'annunciare il voto favorevole dei deputati del mio gruppo, vi chiedo di votare a favore dell'emendamento Mascia 6.10: ciò sta nel senso comune, perché l'emendamento è sensato, è fondato; in caso contrario, vi chiedo di essere voi a bloccare, ad impedire tale posizione, che è sbagliata, sbagliata sul piano generale, sbagliata sul piano culturale, sbagliata sul piano industriale, sbagliata rispetto anche all'impegno di molti parlamentari del Polo, i quali - come credo - in questo modo vedono negato il lavoro comune che è stato fatto.
Il mio intervento è tutt'altro che arrogante, è un tentativo di segnalare un errore marchiano e di chiedere a voi di porvi rimedio, perché altrimenti si tornerà indietro di qualche decennio in un settore che, con tremenda fatica, abbiamo sottratto al disinteresse, alla monocultura televisiva ed abbiamo riportato all'attenzione generale dell'Assemblea, del paese e delle parti sociali (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, il collega Giulietti è già intervenuto nel merito di questo emendamento. Noi consideriamo questa materia complessa, oltre che delicata, per cui avrebbe meritato un diverso approfondimento e una diversa articolazione delle competenze: se si sceglie di istituire un ministero ad hoc - come pure noi pensavamo -, allora è necessario effettuare una verifica del lavoro svolto e delle competenze da attribuirgli.
In questo senso, con questo emendamento, come con altri, noi tentiamo - non abbiamo la pretesa di riuscirlo a fare in modo compiuto - di fissare alcune questioni di merito e di precisione. Nella fattispecie cerchiamo anche di sottolineare quale sia il ruolo dell'autorità di vigilanza, perché in proposito pensiamo che ci dovrebbe essere un equilibrio tra Governo, Parlamento e autorità di garanzia. Per poterlo realizzare sarebbe stato utile e necessario anche un bilancio di quanto è stato fatto. Noi non siamo per un'autorità di vigilanza con ruoli e con compiti eccessivi che snaturino e deresponsabilizzino gli altri livelli istituzionali. Vorremmo, da questo punto di vista, che ci fosse maggiore chiarezza e - persino - maggiore precisione. Non sempre è stato così, anche nei tempi recenti: seguire un percorso diverso, con un disegno di legge e, quindi, con una diversa discussione su tutte queste tematiche, in particolare su questo settore proposto come nuova istituzione, credo che avrebbe avuto anche il vantaggio di fare un bilancio e di riequilibrare i compiti, i ruoli e le responsabilità. Riteniamo che il Governo, le maggioranze debbano assumersi le proprie responsabilità e che le autorità di vigilanza non possano essere considerate enti neutri, magari formalmente al di sopra delle parti, utili poi per togliere le castagne dal fuoco ai ruoli politici.
Pertanto, questo, come altri emendamenti, tentano almeno di precisare alcune competenze in una materia che, naturalmente, in questo modo non può essere compiutamente definita.

SERGIO SABATTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, premesso che un collega del mio gruppo è già intervenuto nel merito, mi permetto di insistere su un punto e di avanzare una proposta. Poiché a me risulta che si sia aperto un dibattito sulla questione della separazione dell'editoria di partito dal resto dell'editoria, mi chiedo se non sia possibile che vi sia, da parte del relatore, della maggioranza e del Governo, un ripensamento. Non vi è lo spazio per accantonare una parte di questi emendamenti e vedere se nell'ambito del Comitato dei nove non sia possibile recuperare quello che - mi pare non solo da noi della minoranza, ma anche da parte di rappresentanti della maggioranza - viene considerato un errore? Questa è la proposta, perché - poi, naturalmente, la maggioranza ha i numeri per fare quello che vuole - talvolta insistere è un errore che evitare sarebbe utile per tutti.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, chiedo ai rappresentanti del Comitato dei nove di accettare il suggerimento dell'onorevole Sabattini, che mi sembra alquanto saggio, e di fare una riflessione soprattutto sul tema dell'editoria (Applausi). Questo tema, come è già stato ricordato da alcuni colleghi che sono attualmente all'opposizione e che fino a qualche mese fa erano nella maggioranza, è stato sempre affrontato con molta pacatezza e spesso anche con unanimità di consensi all'interno di questa Camera.
Ritengo non sia chiaro in questo passaggio il testo del Governo e, soprattutto,


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non sia chiaro il fatto di mantenere le sovvenzioni ai giornali di partito, ai giornali politici, presso il dipartimento della Presidenza del consiglio di ministri, trasferendo il resto - soprattutto, i crediti e tutto quanto previsto dalla nuova legge sull'editoria - al Ministero delle comunicazioni.
Credo sia veramente un atto di saggezza prendersi qualche minuto di riflessione per riconsiderare brevemente la materia (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, raccolgo le istanze rappresentate dal collega Sabattini e dalla collega Bianchi Clerici e propongo di fissare la riunione del Comitato dei nove prima della ripresa pomeridiana dei lavori su questo punto all'ordine del giorno o, quanto meno, prima che si passi alla votazione dell'emendamento Mascia 6.10. Se lei ritenesse di accantonare tutti i restanti emendamenti presentati all'articolo 6 e quelli ad esso connessi per procedere all'esame degli altri articoli del decreto-legge, fisserei la riunione del Comitato dei nove subito dopo la sospensione dei lavori d'Assemblea.

PRESIDENTE. Accederei senz'altro alla proposta del Presidente della I Commissione - il quale riconvocherà il Comitato dei nove -, cioè di accantonare gli emendamenti riferiti all'articolo 6 e di procedere nei nostri lavori, visto che sono le 12,30; tutto ciò al fine di organizzare la giornata di oggi.
Alle 15 avrà luogo il question time ed alle 16 riprenderemo le votazioni sugli emendamenti cercando di arrivare ad un orario accettabile per questa sera.
Se non vi sono obiezioni, sono pertanto accantonati i restanti emendamenti riferiti all'articolo 6 del decreto-legge.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, considerato che sono moltissime le Commissioni convocate alle 14, fra l'altro con in programma le audizioni dei ministri, proporrei di sospendere la seduta alle 13, in modo tale da consentire al Comitato dei nove di svolgere il suo lavoro e di riprendere i lavori dell'Assemblea alle ore 16.

PRESIDENTE. Prendo atto della sua richiesta, onorevole Ruzzante, e mi riservo di valutarla opportunamente.
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento Boato 7.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Signor Presidente, appare evidente che la costituzione del Ministero della sanità, ora della salute, è inequivocabilmente riconducibile alla necessità di soddisfare le esigenze interne dell'attuale maggioranza di Governo affatto necessarie ad un modello ordinamentale autenticamente federalista e all'efficienza dell'apparato centrale della pubblica amministrazione.
Quale rapporto esiste tra il ripristino del Ministero dalla sanità con le sue vecchie funzioni ed il processo di trasformazione dello Stato contenuto nella riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione, con la quale sono state trasferite alle regioni le competenze primarie in materia di sanità? L'emendamento intende accorpare il Ministero della sanità, del lavoro e degli affari sociali, così come previsto dal decreto legislativo n. 300 del 1999. Il decreto legislativo non negava il Ministro della sanità, ma costituiva un ministero del welfare; questo decreto non rispondeva solo all'ottica della razionalizzazione, della riduzione del numero dei ministeri, del passaggio di materie e competenze alle regioni con relativa diminuzione del bisogno di strutture burocratiche centralizzate, ma soprattutto ad


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un'ottica di politica attiva nel settore sociale con l'integrazione dell'intervento sociale, sanitario, lavorativo e delle relative funzioni. Tale decreto-legge costituisce un arretramento ed un'involuzione rispetto alla riforma della sanità, alla riforma della legge quadro sull'assistenza e rispetto al processo avviato dalle leggi Bassanini in cui prendeva corpo uno Stato federale fondato su basi solidaristiche ed imperniato su regioni forti e più autonome nello sviluppare politiche integrate nel campo sociale, sanitario e lavorativo.
In tale decreto-legge si è mescolata la giusta azione di indirizzo e di controllo che deve permanere sui temi della salute, in virtù del dettato costituzionale relativo alla salute del cittadino, con l'opera di un servizio sanitario nazionale le cui caratteristiche di universalità e di livelli essenziali su tutto il territorio nazionale non consentiremo vengano perse in questo paese attraverso l'instaurazione della vecchia funzionalità del Ministero della sanità, cioè della vecchia logica della gestione.
Quando si parla di disabili, di persone non autosufficienti, di contrasto alla povertà si tratta di integrare gli interventi sociali, sanitari e delle politiche del lavoro. L'emendamento in esame raccoglie anche le preoccupazioni del documento inviato dai presidenti delle regioni che considerano questo decreto-legge un mero atto di organizzazione statale e che richiamano il Governo a tener presente il dettato del decreto legislativo n. 112 del 1998 ed i decreti attuativi da realizzare con il concerto della Conferenza Stato-regioni. Per questo motivo chiediamo la soppressione dell'articolo 7 e siamo estremamente interessati a verificare se la maggioranza persegua ancora questo obiettivo (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bindi. Ne ha facoltà.

ROSY BINDI. Signor Presidente, ieri sera, terminando il mio intervento in un'aula non certo affollata, dissi che questa maggioranza, molto forte nei numeri, non si sentiva evidentemente molto forte delle proprie ragioni, dal momento che con questo provvedimento riusciva a farsi votare contro anche da una come me che, a suo tempo, così come ora, era favorevole all'istituzione del Ministero della sanità, addirittura con la stessa denominazione.
Voglio qui riprendere, parlando a favore dell'emendamento in esame, le ragioni del perché ritengo che il Ministero della salute sia una Ministero necessario proprio in un ordinamento fortemente regionalizzato e federale, qual è quello del nostro paese: perché l'uniformità della tutela del diritto alla salute richiede autonomia di modelli organizzativi ma anche unicità di guida politica e soprattutto autorevolezza istituzionale nel monitoraggio delle politiche della sanità da parte delle varie regione. Questo Ministero, inoltre, anziché semplicemente ministero del servizio sanitario nazionale, è denominato Ministero della salute perché in esso si iscrive una grande modernità del concetto di sanità come promozione della salute e quindi come patto con le politiche ambientali, alimentari, con le politiche per la ricerca, per la gestione del risorse umane.
Se si fosse voluto istituire un ministero della sanità o, meglio, della salute, lo si doveva fare non certo con un decreto-legge, ma con un disegno di legge che prospettasse, in maniera organica, le politiche dello Stato sociale da parte di questa maggioranza e di questo Governo; politiche che rimangono ad oggi non solo nebulose e contraddittorie ma che si annunciano pericolose.
I giornali di oggi annunciano una manovra che prevede addirittura l'interruzione dei ticket o, meglio, l'istituzione di un ticket ospedaliero a livello centrale, in barba a qualunque tipo di autonomia regionale. Noi vorremmo sapere davvero se l'istituzione del Ministero della sanità - o meglio del Ministero della salute - risponda ad un disegno organico che intende assicurare, in uno Stato federale fortemente regionalizzato, autonomia organizzativa alle regioni ma unicità di indirizzo


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nelle politiche della salute. Ciò attraverso anche l'integrazione con le politiche sociali, cosa che viene invece ignorata nell'organizzazione di questo ministero, così come vengono affievoliti, rispetto a prima, i poteri centrali necessari, per esempio, nelle politiche della veterinaria e nei rapporti europei.
Tutto ciò, signor Presidente, onorevoli colleghi, sta a dimostrare, pertanto, che questo ministero si è voluto introdurre non certo per una maggiore efficacia nelle politiche della salute. Se questo disegno fosse stato nelle intenzioni della maggioranza, ben altra organizzazione si doveva dare a questo ministero, ben altro accorpamento di materie era necessario, ben altro doveva essere lo strumento con il quale affrontare in maniera organica la materia in esame.
In realtà si è voluto altro. Si sono voluti istituire posti per nuovi ministeri, per nuovi sottosegretari e si è rischiato anche, se non verrà accolto il nostro emendamento che riduce a due i dipartimenti, di aumentare i livelli burocratici. Per questo motivo voteremo a favore di questo emendamento così come saremo costretti a votare contro questo decreto legge, proprio perché questa maggioranza non è capace neanche di farsi votare a favore da chi è d'accordo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, ho grande rispetto per la notevole preparazione che l'ex ministro Bindi, fortunatamente confinata nel ruolo di oppositore, ha nel settore della sanità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale). Tuttavia, - questa è la domanda che mi pongo da tempo e che volgio rivolgere all'Assemblea - considerata la grande stima che ha sempre ricevuto dai colleghi dell'Ulivo, effettivamente non abbiamo mai capito se nella scorsa legislatura sia stata messa a riposo anticipato, proprio perché le conseguenze, estremamente negative, della sua azione politica si erano tramutate in una drastica riduzione del consenso nei confronti dell'opinione pubblica. Ciò detto, in quest'aula noi, che siamo la nuova maggioranza, siamo disposti ad accettare tutto; siamo anche curiosi di conoscere approfonditamente quali siano gli interventi correttivi, magari in piccola parte condivisibili, che il ministro Bindi vuole proporre all'Assemblea.
Non riteniamo tuttavia accettabile, considerandolo demagogico ed intollerabile, che il ministro Bindi venga in quest'aula a farci la «lezioncina» sulla necessità di reintrodurre i ticket. Vorrei ricordare al ministro Bindi che, per quattro anni e mezzo, nella scorsa legislatura, ha tentato, con lo strumento del sanitometro, di rendere ancora più cinica l'azione del Ministero della sanità nei confronti del cittadino, aumentando i ticket e trasformando la possibilità di ottenere l'esenzione dai ticket in una nuova dichiarazione dei redditi da parte dei cittadini, in modo da indurli, per l'ennesima volta, ad allontanarsi dal sistema sanitario pubblico. Ciò è tanto vero, se si considera che la spesa sanitaria privata, nel quinquennio durante il quale lei, onorevole Bindi, è stata ministro, ha raggiunto la considerevole cifra di 60 mila miliardi. La spesa privata sostenuta direttamente dai cittadini! Tutto questo, a fronte di una spesa pubblica della sanità di circa 125 mila miliardi. Il 50 per cento circa è dunque diventata spesa privata. Allora, lei non può farci interventi così demagogici (Commenti del deputato Bindi) dal momento che, se c'è la necessità di reintrodurre non tanto i ticket, quanto misure correttive nei confronti della prescrizione farmaceutica, ciò si rende necessario proprio perché in rapporto alle scelte da lei operate in modo demagogico e con fini esclusivamente di tipo elettoralistico, voi avete eliminato i ticket senza studiare un modo di funzionamento del sistema sanitario nel quale la domanda e l'offerta si potessero incontrare, salvaguardando il diritto del cittadino ad avere gratuitamente determinate prescrizioni di tipo medico.


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Voi questo non l'avete fatto, avete scaricato sulle regioni, in maniera inconsulta e demagogica, un aumento della spesa nel comparto farmaceutico (Vivi commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo - Commenti del deputato Maura Cossutta).

PRESIDENTE. Vi prego di dare la possibilità a tutti di parlare. Abbiamo sentito giudizi molto pesanti su tutti e tutto.

ALESSANDRO CÈ. La manovra dell'Ulivo sta costando alle casse dello Stato ben diecimila miliardi di sfondamento (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania), che si tradurranno in tassazioni aggiuntive che le regioni, nell'anno prossimo, dovranno imporre ad ogni singolo cittadino, con il risultato che oggi il cittadino avrà l'illusione di non pagare niente, ma pagherà attraverso un'addizionale IRPEF l'anno prossimo, imposta a livello regionale. Questa è pura demagogia! Non siete stati capaci di gestire il sistema sanitario nazionale, adesso lasciate almeno la possibilità a questa nuova maggioranza di apportare dei correttivi alla vostra politica sanitaria disastrosa!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Battaglia, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

AUGUSTO BATTAGLIA. Dal momento che ho un solo minuto a disposizione, dovrò essere molto sintetico. Vorrei ricordare al collega Cè che, in una fase in cui si doveva contrastare un debito pubblico enorme, i governi di centrosinistra non soltanto hanno risanato le casse del paese, ma hanno portato il fondo per le politiche sociali a 130 mila miliardi... (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Truffatore!

PRESIDENTE. Il Presidente non ha bisogno di richiami da parte di alcuno, perché in quest'aula io tutelo destra e sinistra nel loro diritto di esprimersi, per cui, onorevole collega, come prima ho richiesto rispetto per l'onorevole Bindi e per l'onorevole Cè, ora lo chiedo per il collega che sta parlando in questo momento. Eviti questi richiami che sono stucchevoli.
Prosegua pure, onorevole Battaglia.

AUGUSTO BATTAGLIA. Vorrei ricordare soltanto che in quella fase così difficile il fondo sanitario è stato portato a 130 mila miliardi. Certo, oggi ci sono ancora dei problemi, la nostra spesa non è ancora allineata a quella della media europea e quindi noi ci aspettiamo che un Governo, che oggi opera in condizioni migliori, affronti questo problema e che, soprattutto, non lo affronti imponendo nuovi ticket e nuovi balzelli alle famiglie e ai malati, facendo pagare i costi ai cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cuccu.

PAOLO CUCCU. Boato, ti prego di far finire questi boati, tu che puoi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania)!

SERGIO SABATTINI. Cosa c'entra Boato che è qui in silenzio?!

PAOLO CUCCU. È veramente assurdo che in quest'aula si debbano sentire certe proposizioni da parte del ministro della sanità fuori ruolo, onorevole Bindi, e che anche l'amico e collega Battaglia venga a dare lezioni di questo tipo.


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Già nelle discussioni svolte durante la precedente legislatura abbiamo avuto modo di dire che l'abolizione dei ticket con quella famigerata lista di copertura, che nessuno di noi è mai riuscito a leggere decentemente, era assurda. Se oggi questo Governo è costretto a riproporre qualcosa che abbia assonanza con il termine ticket, immediatamente la ex maggioranza insorge.

MAURA COSSUTTA. L'abolizione della tassa di successione è per i miliardari!

PAOLO CUCCU. Abbiate un secondo di pazienza e riflettete! Riflettete sui gravissimi errori che avete commesso! Riflettete sulle liste di attesa che avevate promesso di abolire e che sono diventate sempre più lunghe e chilometriche! Questo Governo ha bisogno di intervenire, sono necessari interventi risolutivi. Sicuramente questa maggioranza e questo Governo avranno modo di fare bene quanto voi non siete mai riusciti a fare. Siete solo riusciti ad accusare e lo state ancora facendo in questo momento. E questo è gravissimo, perché, così facendo, non collaborate a nulla! La sanità ha bisogno di grosse ristrutturazioni e questo soprattutto per colpa vostra e dei gravissimi errori che avete commesso! Non abbiamo posto noi il ministro Bindi fuori ruolo, non l'abbiamo rottamato noi! L'avete rottamato voi, perché sapevate che tutto quello che proponeva era sbagliato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, credo che tale discussione interessi non soltanto quest'Assemblea ma anche il paese, ed è proprio su queste questioni - ovvero sulle scelte che il Governo Berlusconi farà e sta facendo sulla sanità - che abbiamo chiamato gli elettori e abbiamo rimontato, in una campagna elettorale difficilissima, perché avevamo posto l'Ulivo in modo alternativo rispetto alle destre sulla difesa della sanità pubblica. Questo è il punto.
Nei primi cento giorni, avete regalato miliardi ai miliardari attraverso l'abolizione della tassa di successione per i patrimoni al di sopra dei 350 milioni. Ripeto, miliardi ai miliardari (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Voi introducete i ticket per i poveracci, i ticket ospedalieri, i ticket per i ricoveri ospedalieri, per i ricoveri! Quale colpa ha un malato se il ricovero dura due, cinque, sei giorni? Noi avevamo introdotto misure di razionalizzazione, coinvolgendo la responsabilizzazione, l'autonomia delle regioni ma anche la responsabilizzazione e l'autonomia del personale sanitario, vale a dire dei medici di base, di chi fa le prescrizioni. Voi penalizzate, semplicemente, i malati, i poveracci, quelli che sono all'ultimo gradino del servizio sanitario nazionale. Non solo introducente nuovamente i ticket sui farmaci - quindi, tornate indietro e mi auguro che il vostro elettorato si ricrederà sul voto che vi ha dato - ma reintroducete i ticket sui ricoveri.
L'onorevole C'è viene dalla Lombardia. Il modello Lombardia è quello che voi volete seguire. Lo volete seguire con i buoni-scuola? Già la ministra Moratti ha ritirato il ricorso che il Governo del centrosinistra aveva fatto alla Corte costituzionale sui buoni-scuola. Volete introdurre, come la Lombardia prevede, persino i buoni-sanità.
In realtà, volete affossare il cuore del servizio sanitario nazionale, ovvero il finanziamento pubblico, e volete rendere incompatibile il finanziamento pubblico del servizio sanitario nazionale esattamente perché volete distruggere il servizio sanitario nazionale! Presenteremo un'interrogazione a risposta immediata al ministro sui fondi integrativi della Lombardia, le fondazioni, la separazione che avete fatto in Lombardia tra gli ospedali e la specialistica dalle ASL, mentre la medicina


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territoriale è lasciata alla malora. Queste sono le scelte dei disavanzi della regione Lombardia.
Il servizio sanitario nazionale è ai primi posti nella tutela della salute e non lo dice il Governo dell'Ulivo, lo dice l'Organizzazione mondiale della sanità. Noi - che vogliamo difendere il servizio pubblico, la sanità pubblica - sappiamo che ci sono stati degli errori e dei gravi limiti: le disuguaglianze territoriali, le lista d'attesa, l'intra moenia. Ma invece di garantire che non ci sia una sanità pubblica a due velocità, che cosa proponete? Il ritiro dell'incompatibilità.
Questa, guardate, è stata una delle cose più coraggiose della riforma del centrosinistra, della riforma Bindi. Sì, della ministra Bindi che è stata la vera, grande ministra del centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
Sì, signori, l'incompatibilità non è stata solo una manovra di razionalizzazione, ma stata percepita esattamente dagli operatori e dai cittadini come una manovra di moralizzazione della sanità.

CESARE RIZZI. Silenzio!

MAURA COSSUTTA, Voi, che avete tanto l'ideologia, la teologia del mercato, sappiate che non esiste azienda che preveda che un manager, un professionista, scelga due padroni. Voi preferite alla sanità pubblica i padroni della sanità privata (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Coministi italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bolognesi. Ne ha facoltà.

MARIDA BOLOGNESI. Signor Presidente, credo che questo emendamento vada votato e difeso e credo anche che meriti una risposta, in questo dibattito, il nervosismo dell'onorevole C'è il quale - lo capisco - è in grande imbarazzo, perché questo decreto-legge, nelle forme e nei modi, fa fare un passo indietro gravissimo alla fase di autonomia e di responsabilità delle regioni in materia sanitaria. L'onorevole Cè non sa cosa rispondere, dimostra scarsa educazione istituzionale e un'arroganza davvero lontana dall'habitus che il Presidente del Consiglio Berlusconi si è dato in questa fase. Quindi, bisogna fare, evidentemente, ancora corsi di educazione istituzionale (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Il vero problema è che la maggioranza è in grave imbarazzo: non riesce ad assicurare la presenza del ministro della sanità in Commissione affinché illustri le linee della politica del Governo in tale settore e dia spiegazioni su quello che i giornali pubblicano con riferimento alla salute dei cittadini e ad altre misure...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bolognesi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, consiglierei all'onorevole Cè di affrancarsi da questa ossessione continua del Governo precedente e dell'azione del ministro Bindi: abbiamo già detto in questa sede che è stata un ministro autorevole poiché ha attuato una riforma importante del servizio sanitario nazionale.
Per quanto riguarda i ticket, vorrei ricordare all'onorevole Cè che la manovra del Governo precedente non è stata affatto elettoralistica perché non ha rinunciato al controllo della spesa per farmaci: nell'eliminare i ticket, faceva affidamento sul senso di responsabilità dei medici, poiché le scorte di medicinali non le chiede il cittadino iperconsumatore, ma c'è qualcuno che gliele prescrive. Quindi, onorevole Cè, la invito a leggere complessivamente quella manovra. Oggi l'aumento è determinato da quattro fattori e non solo dall'iperconsumismo esasperato dei cittadini. Se volete fare nuove manovre, lavorate


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su tutte le variabili, non su una sola! (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, capisco l'imbarazzo dell'onorevole Cè: iniziare la XIV legislatura votando questo decreto-legge e far approvare, con il suo voto favorevole, due capisaldi fondamentali anche della «riforma-ter» - con la quale si ritiene necessario affidare ad un forte potere centrale come quello del Ministero della sanità il monitoraggio delle attività delle regioni -; vedere che l'articolo 32 della Costituzione, e cioè la tutela della salute con i livelli essenziali e uniformi di assistenza, debba essere monitorata da un ministero; prevedere la possibilità che il medesimo Ministero intervenga con poteri sostitutivi nei casi di omissioni da parte delle regioni; vedere anche l'agenzia dei servizi sanitari regionali vigilata, controllata ed indirizzata - com'è ovvio che sia - dal Ministero della sanità; comprendiamo che tutto questo crei in lui un forte imbarazzo, soprattutto dopo le cose sciocche annunciate dal ministro Bossi circa il completo passaggio, con la devolution, del governo della sanità alle regioni. Ed è per questo, forse, che ha detto una serie di cose imprecise e ridicole...

PRESIDENTE. Onorevole Fioroni, la invito a concludere.

GIUSEPPE FIORONI. ...ma soprattutto, signor Presidente, volevo sottolineare che egli non è riuscito a spiegare perché, con il primo provvedimento adottato, questo Governo abbia introdotto una tassa sui malati che si ricoverano in ospedale...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fioroni.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

CARMELO PORCU. Signor Presidente, mi sembra che i colleghi della sinistra vivano in un mondo tutto loro: anticipano quello che deve fare la destra al Governo e sperano che noi le facciamo il regalo di fare una politica iperliberista e antisociale (come loro pensano che noi la dobbiamo fare). Ma la nostra politica sarà completamente l'opposto di quella che loro immaginano! Siete voi, colleghi della sinistra, che avete... (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della Lega nord Padania - Applausi polemici di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Onorevole Cossutta, lei si definisce tanto amica dei poveri, ma li ha aumentati: l'unica cosa che il Governo di centrosinistra ha aumentato in Italia sono stati i poveri! Voi siete tanto a favore dei poveri che ne avete fatto aumentare il numero...
Non vi regaleremo una lotta sociale. Abbiamo vinto le elezioni perché abbiamo fatto capire alla gente che il problema di oggi non è aumentare la povertà ma il benessere per tutti. È questo che abbiamo promesso, e lo faremo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Petrella. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PETRELLA. Signor Presidente, vorrei solamente dire, a lei ed a tutti i colleghi, che devo constatare un fatto veramente assurdo: nel momento in cui il Governo di centrodestra si accinge a far approvare determinati provvedimenti e, in particolare, un provvedimento così importante come quello che prevede l'istituzione del Ministero della sanità, o della salute - come lo vogliono chiamare -, il ministro non si è ancora presentato in Commissione, non ha ancora riferito ai componenti della Commissione affari sociali - sia della maggioranza sia dell'opposizione - quali siano i criteri che vuole adottare questo Governo!
Nel contempo, giungono solamente oggi dalla stampa - come del resto è avvenuto


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nei giorni scorsi - alcune indicazioni su tale questione e apprendiamo, in modo particolare, che il Governo vuole inserire i ticket addirittura per il ricovero ospedaliero. Noi e tutti gli italiani non sappiamo quanto verranno a costare questi due nuovi ministeri.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 7.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 471
Votanti 470
Astenuti 1
Maggioranza 236
Hanno votato
sì 210
Hanno votato
no 260).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Sabattini 8.1...

MARCO BOATO. Signor Presidente, sono le 13.

PRESIDENTE. Votiamo solo l'emendamento Sabattini 8.1 e poi sospendiamo la seduta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sabattini. Ne ha facoltà.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente...

PRESIDENTE. Si tratta della votazione di un emendamento, per cui vi prego di rimanere. Non credo che cinque minuti in più siano un affare di Stato.

SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, sarò brevissimo. Questo emendamento soppressivo è evidentemente coerente con tutta la battaglia che abbiamo condotto sui temi della nuova istituzione del Ministero della salute e alla sua ricentralizzazione a livello del Governo.
È evidente che, di fronte a questo problema, non possiamo che chiedere all'Assemblea di continuare a riflettere sulla insensatezza dello scorporo dei ministeri che produce danni - diciamo così - sia al Ministero delle attività produttive sia al Ministero del lavoro. In sostanza, avete fatto un'operazione che sembra un blob che non ricostruisce logicamente lo strumento più utile per poter governare.
Per questa ragione riteniamo di poter confidare che l'Assemblea, in un atto di riflessione, possa approvare questo emendamento soppressivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fioroni. Ne ha facoltà

GIUSEPPE FIORONI. Signor Presidente, l'importanza di votare a favore dell'emendamento Sabattini 8.1 si ricollega direttamente agli interventi che in precedenza avevamo avviato. Si ripristina il Ministero della salute lasciando, a nostro avviso, le idee confuse per quanto riguarda le competenze del nuovo ministero. Infatti, mentre da una parte gli si attribuiscono, fortunatamente, competenze dirette di monitoraggio, di controllo e di intervento sull'attuazione del piano sanitario nazionale nel momento del suo recepimento all'interno dei piani sanitari regionali da parte delle regioni, dall'altra restano estremi dubbi sulle competenze in materia di veterinaria perché si usa il termine ambiguo di coordinamento.
Credo, invece, che non sfugga a nessuno l'importanza che i servizi veterinari restino in capo a chi ha la responsabilità di tutelare la salute della gente, e credo che non ci sia alcuna possibilità di una gestione dei servizi veterinari in condominio con chi ha la responsabilità della produzione, soprattutto dopo i tanti problemi di natura alimentare che hanno investito il nostro paese anche a causa di chi, all'interno dell'Unione europea, proprio nell'indirizzo e nel controllo della sanità veterinaria, aveva fatto assumere la


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responsabilità non al Ministro della sanità ma al Ministero delle politiche agricole o ad altri ministeri responsabili dello sviluppo.
Un altro elemento di preoccupazione riguarda la politica della tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Credo che anche in questo caso il termine coordinamento lasci aperta la strada affinché la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro sia affidata ad altre responsabilità e non a chi è chiamato a tutelare in maniera equa la salute dei cittadini prescindendo da dove uno è nato e dai soldi che ha in tasca.
Il fatto che non sia stata recepita una serie di emendamenti che portavano in capo al Ministero della sanità la tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro la dice lunga sulla volontà di togliere questa competenza al Ministero della salute e di portarla altrove.
Il fatto ancora più preoccupante è che, nel momento in cui, in maniera superficiale e veloce, si ripristina il Ministero della salute, si dà vita ad un accorpamento delle politiche sociali nel Ministero del lavoro, cercando veramente di reintrodurre una cultura pericolosa e rischiosa: quella che ritiene di poter inserire all'interno delle politiche sociali, considerandole a tutti gli effetti espressione di una politica sociale e di welfare State, da una parte le pensioni di invalidità e dall'altra gli ammortizzatori sociali. Per le politiche sociali, proprio per quanto previsto dalla riforma ter della sanità e dalla riforma dell'assistenza, era ovvio che si trovasse un modo sinergico di lavorare insieme col Ministero della salute.
Se accorpamento si doveva fare, questo sarebbe stato il più ovvio, costruendo, cioè, sul territorio la giusta collaborazione tra chi è responsabile della tutela della salute e chi è responsabile degli interventi sociali, soprattutto dopo che, con la riforma-ter prima e con la riforma dell'assistenza poi, si è sancito il diritto del cittadino ad avere servizi integrati di natura sociosanitaria indipendentemente dal capitolo del bilancio dello Stato a carico del quale venga erogato il finanziamento.
Accorpare le politiche sociali con il Ministero del lavoro vanifica, di fatto, quella nuova impostazione dei servizi che configurava i servizi alla persona e non più i contributi a pioggia; gli interventi mirati al rispetto della dignità della persona e non una semplice monetizzazione, che mantiene uno stato di pericolosa confusione. Per questi motivi, preannuncio il nostro voto favorevole sull'emendamento Sabattini 8.1.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sabattini 8.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 350
Votanti 348
Astenuti 2
Maggioranza 175
Hanno votato
sì 87
Hanno votato
no 261).

Il seguito del dibattito è rinviato alla ripresa pomeridiana della seduta.
Prima di sospendere la seduta, onorevoli colleghi, vorrei salutare insieme a voi la delegazione parlamentare della Repubblica popolare cinese, in visita al nostro Parlamento, guidata dalla Vicepresidente del comitato permanente dell'Assemblea signora He Luli (L'Assemblea si leva in piedi - Generali applausi, ai quali si associano i membri del Governo).

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Presidente della I Commissione. Vorrei ricordare la convocazione del Comitato dei nove.


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PRESIDENTE. Avverto gli onorevoli colleghi che, durante la sospensione dei lavori dell'Assemblea, è convocato il Comitato dei nove, presso la Commissione affari costituzionali.

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