Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 10 del 4/7/2001
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(Erogazione di prestazioni sanitarie a favore di bambini immigrati - n. 2-00013)

PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00013 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).

MARCO BOATO. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi ho presentato qualche giorno fa, insieme ai colleghi Pecoraro Scanio, Grotto, Grillini, Vertone, Finocchiaro, Realacci, Zanella e Cima appartenenti ai vari gruppi del centrosinistra, questa interpellanza che credo, però, sia stata condivisa nelle sue preoccupazioni anche da colleghi del centrodestra, perché quando si tratta del diritto alla salute le differenze politiche dovrebbero avere scarso valore. Ho presentato questa interpellanza perché ci siamo trovati di fronte ad una situazione molto grave nel senso che - come anche vari giornali hanno riportato nella seconda metà di giugno - sono stati bloccati i visti di ingresso ai bambini stranieri provenienti dal Kosovo, dall'Albania, dalla Palestina dall'Ucraina, dalla Bielorussia, zone tutte colpite da guerre o catastrofi ambientali come quella di Chernobyl. Sono stati bloccati i visti di ingresso a questi bambini che avrebbero dovuto e potuto e che - mi auguro - potranno essere curati in Italia nell'ambito dei programmi umanitari.
Da quanto ho potuto appurare, grazie anche ad una ricostruzione puntuale compiuta dal mio collaboratore Luca Paci, vi è stata una sovrapposizione ed un'intersecazione di interpretazioni, attraverso circolari, attraverso provvedimenti amministrativi, di una stratificazione di norme anche abbastanza complessa. Si fa riferimento all'articolo 36 del Testo unico n. 286 del 1998, all'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999, ad un decreto interministeriale del Governo Amato del 12 luglio 2000: non cito testualmente il contenuto di tali norme per non prendere troppo tempo, ma il rappresentante del Governo le conosce benissimo.


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Si fa anche, in particolare, riferimento - perché è questo l'elemento che ha provocato questo blocco - ad una circolare emanata dal Ministero degli affari esteri il 14 giugno 2001: in base a tale circolare vi è stato, ahimè, il suddetto blocco di visti di ingresso riguardante i bambini disabili che vengono ospitati in Italia per le cure. In particolare vengono ospitati nella regione Toscana e credo che esista anche un programma riguardante la regione Lombardia. Nella regione Toscana una serie di ospedali pediatrici sono coinvolti in questa attività: capofila di tale attività è l'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Per citare un caso specifico alcuni bambini bielorussi sono stati bloccati all'aeroporto di Minsk. Che cosa sarebbe successo? Chiedo da questo punto di vista un chiarimento al sottosegretario Guidi, al quale auguro buon lavoro, e che mi auspico possa, nella sua risposta, fornirmi non soltanto chiarimenti, ma anche annunciarmi una modifica rispetto a ciò che è avvenuto. Sarebbe avvenuto che il Ministero degli affari esteri avrebbe richiesto un chiarimento al Ministero della sanità in merito a questi programmi umanitari, alle cure date a bambini extracomunitari che vengono ospitati nel nostro paese nell'ambito - ripeto - dei suddetti programmi umanitari. Tale chiarimento sarebbe stato fornito dal Ministero della sanità con una nota del 18 maggio in base alla quale, a sua volta, il Ministero degli affari esteri avrebbe, il 14 giugno, emanato una circolare «restrittiva». In base a quest'ultima sono stati bloccati gli ingressi nel nostro paese.
Ho cercato anche di far appurare tramite il mio collaboratore, che ho già citato, che cosa stia avvenendo in concreto o sia avvenuto nei giorni scorsi, ad esempio, nella regione Toscana. Il dottor Riboldi, direttore generale dell'ospedale Meyer, da noi consultato, ci ha detto che l'ospedale è riuscito a sbloccare alcune situazioni che riguardano bambini provenienti dall'Albania, dal Montenegro, da San Pietroburgo in ragione del loro rapporti consolidati con le rappresentanze all'estero che riguardano tali città e tali paesi, e per il fatto che le rappresentanze italiane all'estero erano già a conoscenza della richiesta fatta dal Ministero della sanità di modificare questa circolare, di cui parlerò subito. Ma, allo stato, a meno che adesso il rappresentante del Governo - come mi auguro - non mi dia notizie nuove e positive, non ci sono state comunicazioni ufficiali che abbiano presentato novità. Teniamo conto che, per quanto riguarda ad esempio la Toscana, nel 2000 sono stati curati - se non ho dati inesatti - 317 bambini e che la stessa regione Toscana (ma la questione riguarda anche altre regioni, come ho già detto) ha programmato per un tetto massimo di 300 bambini il programma umanitario anche per l'anno 2001 che in questi giorni è stato interrotto per le ragioni che ho sopra esposto.
Il Ministero degli affari esteri nei giorni scorsi, esattamente il 19 giugno, ha cercato di ridimensionare questa situazione con una propria nota che non leggo testualmente ma che ricostruisce le cose che poco fa ho ricordato. Il ministro della sanità lo stesso 19 giugno ha emanato una nota, tramite il proprio ufficio stampa, che ha ricostruito questa vicenda, con la richiesta dei chiarimenti dal Ministero degli esteri al Ministero della sanità, con la nota di quest'ultimo del 18 maggio, con la circolare del Ministero degli esteri del 14 giugno: siamo, quindi, a cavallo fra la conclusione in ordinaria amministrazione del vecchio Governo e l'entrata in funzione del nuovo esecutivo Berlusconi.
A sua volta, sempre in data 19 giugno - una data un po' topica in questa vicenda - il notiziario stampa della giunta regionale della Toscana ha reso pubbliche alcune dichiarazioni molto forti da parte del presidente della regione stessa (Claudio Martini) e da parte dell'assessore regionale al diritto per la salute (Enrico Rossi) sulla vicenda in oggetto.
Si dice «i bambini di Chernobyl, di San Pietroburgo, della Palestina, di Skopje in Macedonia, di Tirana in Albania» e credo di poter aggiungere anche dell'Ucraina, perché ci sono casi di questo tipo, «rischiano quest'anno di dover rimanere a casa. Non voglio credere che sia una scelta


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deliberante del nuovo Governo», dice il Presidente Martini, «mi auguro che sia solo la follia di un burocrate: scriveremo, in ogni caso, al ministro Sirchia, al collega Ruggeri e al Presidente Berlusconi, perché quella circolare venga subito revocata».
Dichiarazioni analoghe ha fatto anche l'assessore Enrico Rossi - che ho poco fa citato - il quale ricorda che nel 2000 sono stati curati ed ospitati 317 bambini e che per il 2001 c'è un tetto di 300 bambini.
Debbo dire che il giorno successivo c'è stato, per fortuna tempestivamente, un incontro fra il nuovo ministro della sanità - fra poco ritengo che si chiamerà della salute - professor Girolamo Sirchia e lo stesso assessore Rossi della regione Toscana, in base al quale lo stesso neo ministro Sirchia ha preso atto - credo con un certo disappunto - di questo blocco dei visti di ingresso nell'ambito del programma umanitario che viene interrotto e si è impegnato a chiedere una modifica della circolare del Ministero degli affari esteri.
Di questo dà notizia anche lo stesso Ministero della sanità - con una sua nota in data 20 giugno - in cui si parla dell'incontro fra il professor Sirchia e l'assessore Rossi; nella stessa vi è un impegno del Ministero della sanità, di intesa con l'assessore, di invitare il Ministero degli affari esteri a modificare la circolare più volte citata che ha provocato questo blocco.
Fra l'altro, nella nota dello stesso giorno della Giunta regionale Toscana, si ricorda che molte volte queste attività umanitarie sono anche realizzate grazie all'iniziativa di associazioni senza fini di lucro che operano a livello locale, nazionale e internazionale (qui viene citata l'ANPAS, la Caritas, lo IOM ed altri che collaborano anche per le spese dei trasporti, degli alloggi e via dicendo; viene, altresì, citata la collaborazione consolidata con la 46o Aereobrigata militare di Pisa per quanto riguarda il trasporto dei pazienti).
Questo è il quadro complessivo ed, ovviamente, ho anche la nota del Ministero degli affari esteri che il consigliere Amati è stato così cortese da farmi avere, e tutti i riferimenti normativi che ritengo siano conosciuti dal rappresentante del Governo.
La domanda è questa: chiaramente vi è stato un effetto assolutamente sconcertante consistente in un rimpallo di interpretazioni da parte di diversi ambiti governativi - fra l'altro nel passaggio tra un esecutivo e l'altro -, ma la circolare recente è quella del 14 giugno, quindi siamo nell'ambito delle competenze del nuovo Governo, che ha provocato questi effetti molto gravi.
Mi auguro, signor Presidente, che il rappresentante del Governo, il sottosegretario Guidi, possa non soltanto fornirci chiarimenti a riguardo, ma annunciarci anche una svolta che blocchi una situazione francamente incresciosa.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la sanità, dottor Guidi, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la sanità. Signor Presidente, colleghi, ringrazio l'onorevole Boato non solo per il tono pacato, ma anche per le questioni che ha trattato, le quali ci permettono di chiarire un fatto che anch'io ritengo rilevante, non solo come sottosegretario, ma anche come medico che si è sempre battuto - è normale, non c'è nulla di eroico - per il diritto alla salute di tutti e, soprattutto, dei bambini citati in questa interpellanza. Io direi che ha riassunto, in buona sostanza, un'applicazione molto restrittiva di dispositivi legislativi di precedenti governi.
Senza voler entrare nei particolari, proprio perché già citati dall'onorevole Boato, pongo però un problema: mi riferisco al concerto tra Ministero della sanità e regioni - tra queste cito anche la regione Umbria - acciocché, sotto la spinta più che giustificata di interventi umanitari singoli o collettivi (in questo caso che riguardano i bambini), ci sia un'accoglienza specialistica su casi specifici di malattia, ma anche un'accoglienza sociale e - perché no? - affettiva opportuna. Perché, se è vero - lei, onorevole Boato, ne


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é consapevole quanto me - che gli interventi umanitari, sotto la spinta anche emotiva, sono apparentemente tutti buoni e giusti, è anche vero che, talvolta, proprio sotto la spinta dell'emotività - non credo e spero mai di speculazioni economiche o di altro tipo - si improvvisa un po' troppo.
Dunque, il blocco del Ministero degli affari esteri, attraverso quella circolare, era sì restrittivo, ma voleva porre l'accento su un concerto e una interlocuzione continua tra regioni e Ministeri della sanità e degli affari esteri, non per dare meno o dire «no» a qualcuno, ma per dare meglio e di più. Questo lo posso garantire nei limiti di ciò che rappresento, ma il ministro della sanità è assolutamente coerente e consapevole, anzi addirittura estremamente desideroso di portare avanti interventi di questo tipo. A riprova di ciò, a questo 19 giugno che lei, onorevole Boato, definisce topico, aggiungiamo un altro fatto: mi sono recato a Tirana proprio per questo motivo, ho parlato con l'allora Presidente della Repubblica e con il ministro della sanità accompagnato dal locale ambasciatore e abbiamo affrontato - almeno per quello che riguarda l'Albania - il problema sul quale, poi, mi permetterò di aggiungere un'appendice che dovrebbe far piacere a tutti, anche se quando si parla di dolore il piacere è molto legato anche al dispiacere che si debba intervenire sui bambini che soffrono.
Anche in quel viaggio ho ribadito le mie preoccupazioni.
L'incontro tra le regioni ed i ministeri della sanità e degli affari esteri ha attualmente sbloccato la situazione; controlleremo meglio la tempestività degli interventi futuri, affinché non si verifichino più perdite di tempo, giustificate dall'ottimizzazione (mi scuso per il termine ma lo uso nel significato di dare il meglio ai bambini o - è evidente - agli adulti che soffrono) di concordare meglio l'azione, per evitare improvvisazioni che fanno male a chi ha malattie così gravi.
Sono convinto, onorevole Boato e colleghi, che ogni perdita di tempo, anche un giorno, per chi soffre dura un secolo, soprattutto per chi soffre in situazioni territoriali nelle quali alle malattie si aggiunge la povertà, la guerra, l'incertezza. Però, è anche vero che, se questo periodo di riflessione - che io spero non si verifichi più - per concordare un intervento migliore serve a dare risposte concrete, bene, io dico che per una volta possiamo giustificare l'intervento; se ciò si dovesse ripetere, chiaramente non sarebbe giustificabile.

MARCO BOATO. Potrebbe spiegare in che modo si è sbloccata la situazione?

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la sanità. Certo, ci arrivo subito. C'è stata, e continuerà ad esserci, un'interlocuzione tra Ministero della sanità, Ministero degli affari esteri e regioni interessate, tra queste anche l'Umbria; questo è già stato fatto per chiarire i punti di non contrasto, di accordo a che i provvedimenti legislativi, che lei citava e che anch'io ho presenti, venissero rispettati; quindi, i bambini in parte sono già arrivati, in parte arriveranno.
Debbo dire - ed era questa quanto in appendice mi premeva aggiungere - che in Albania (in questo momento parlo solamente dell'Albania) ho potuto constatare la situazione soltanto per la metà dei bambini che hanno più bisogno di intervento da parte delle regioni da lei citate; quando si parla di malattie o di disabilità, infatti, è meglio chiarire di quale malattia e di quale disabilità si tratta: i governi locali hanno parlato prevalentemente, ma non solo, di malattie ematopoietiche. Mi è stata rappresentata la necessità che almeno altri settanta bambini, attualmente già sotto screening, vengano al più presto portati in Italia, entro un lasso di tempo congruo per la verifica dei centri di eccellenza e di accoglienza, pur nell'auspicio che questi paesi in futuro possano curare in loco; questo si dice sempre, ma è un auspicio che noi dobbiamo esprimere, non ritualisticamente. Anche questi bambini che ancora non hanno fatto richiesta - ripeto non hanno ancora fatto richiesta - la faranno per venire il più presto possibile in Italia: quindi, non si tratta di


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blocco, ma di ampliamento di intervento. Questa è la risposta che posso dare.
È evidente che ciò avverrà con lo stile che il ministro della sanità propone - e che vale anche per quanto mi concerne -, cioè quello della verifica costante che questi fatti non avvengano più, ma che anzi, all'inverso, si faciliti il più possibile, nel rispetto della scientificità e coscienza, l'ampliamento degli interventi umanitari rivolti a persone che vivono in territori con difficoltà di tanti tipi.
Se dovessero avvenire ancora episodi spiacevoli, saremo i primi o a rispondere - ma mi auguro di no - a interpellanze o interrogazioni, ma saremo noi stessi, spero, a vigilare affinché ciò non avvenga, in uno spirito, come lei ben diceva, non di contrapposizione, di sovrapposizione, in una gara a chi è più bravo, ma semplicemente per dare il minimo - che per alcuni paesi è il massimo -, cioè la cura di persone che soffrono. Quindi, saremo vigili noi del Governo, la maggioranza, la minoranza, perché questo non accada più, e attualmente non sta accadendo.

PRESIDENTE. L'onorevole Boato ha facoltà di replicare.

MARCO BOATO. Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo, il sottosegretario Guidi, per la risposta che mi ha dato e anche per la sua partecipazione, non solo istituzionale, ma anche umana, che conosciamo bene ai problemi da me sollevati. Mi dichiaro sicuramente soddisfatto per la parte riguardante l'annuncio secondo il quale il blocco che si è verificato sarebbe stato ...

ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la sanità. È stato!

MARCO BOATO. ...è stato superato - devo prendere alla lettera ciò che ha detto il rappresentante del Governo - e che si vigilerà, da parte sua e del ministro della sanità, perché fatti del genere non si verifichino più.
Per altre parti non dico di dichiararmi insoddisfatto ma lascio soltanto aperto un interrogativo e un impegno di lavoro per il sottosegretario. L'interrogativo si riferisce, ovviamente, al fatto che lui ha parlato prevalentemente della situazione, importantissima sotto il profilo della drammaticità e delle problematiche di cura dell'Albania, dei bambini albanesi: ha trattato in particolare delle malattie ematopoietiche e di questi altri 70 bambini che, probabilmente, rappresenteranno le prossime richieste, ma non ha fatto cenno - forse perché non è a conoscenza diretta - ad altre situazioni che mi sono state segnalate, riguardanti il Kosovo, la Palestina, l'Ucraina, la Bielorussia e così via. Posso anche fare il nome della persona che me le ha segnalate e che lei conosce: si tratta del nostro ex collega Franco Piro, il quale mi ha parlato di queste problematiche, di cui mi sono fatto tramite a livello parlamentare. Quindi, mi auguro che lei possa dire altrettanto per quanto riguarda anche altri paesi e che comunque, magari, faccia un accertamento perché lei ha detto che lo sblocco c'è stato in alcuni casi per dei bambini che sono già arrivati, altri arriveranno. Non ho motivo per dubitare delle sue parole perché, ripeto, conosco il grande impegno umano, oltre che politico e istituzionale, con cui affronta questi problemi. Tuttavia, vorrei evitare di dover usare di nuovo lo strumento del sindacato ispettivo per accelerare la soluzione del problema.
Per concludere, - lei, in qualche modo, deve istituzionalmente difendere il Governo di cui fa parte - mi lasci dire con un po' di ironia, più che di polemica, che non sono d'accordo sul fatto che il blocco restrittivo, da parte del Ministero degli affari esteri, in riferimento al necessario concerto tra regioni, Ministero della sanità e Ministero degli affari esteri, sia stato fatto per dare meglio e di più: ho testualmente scritto queste sue parole. Mi consenta di dire che posso capire che lei usi questa espressione per coprire una situazione incresciosa che si era verificata, ma, in realtà, ciò non è accaduto per dare meglio e di più, ma perché si è data un'interpretazione eccessivamente restrittiva, con un provvedimento amministrativo


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quale la circolare, di norme di legge che sono complesse, che non riguardano l'attuale Governo, ma la legislatura precedente (ho citato gli anni 1998, 1999 e 2000), ma che, non a caso, fino al 14 giugno non avevano mai dato luogo a questo tipo di difficoltà. Dal 14 giugno, con quella circolare - che è del nuovo Governo, non dei vecchi - le difficoltà ci sono state, e fermare all'aeroporto dei bambini malati che vengono in Italia per curarsi - può immaginare, anche dal punto di vista psicologico, quale dinamica ci sarà stata dentro quei bambini - questo non solo non è stato un fatto positivo, e lei stesso l'ha riconosciuto, ma non si può coprire con affermazioni per le quali il blocco restrittivo è avvenuto per dare meglio e di più.
C'è stato un errore - mi pare anche abbastanza grave -, superato però con buona volontà. Le do atto di questa buona volontà ed auspico un'intensificazione dell'impegno che lei stesso ha preannunciato. Riconosco anche che, oltre alle regioni che io ho citato come la Toscana - che conosco meglio perché ho ricevuto una documentazione dettagliata - e la Lombardia - che mi è stata segnalata -, lei ha citato opportunamente anche la regione Umbria. Mi auguro che per il prossimo futuro programmi umanitari di questo tipo facenti onore all'Italia possano intensificarsi.

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