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PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, da quando abbiamo rivolto l'interrogazione al competente Ministero la situazione è precipitata. Si è determinata una rottura della trattativa dei metalmeccanici ed essa è avvenuta nel modo peggiore, cioè nella forma di un accordo separato con una sola parte delle organizzazioni sindacali FIM e UILM su una base mortificante pari a 112 mila lire. Questa è la cifra che non recupera l'erosione del valore reale dei salari e delle retribuzioni visto che il resto è semplicemente un'anticipazione sul prossimo contratto. Ciò viola gli stessi accordi del 23 luglio 1993 di cui il Governo dovrebbe essere garante.
PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Maroni, ha facoltà di ROBERTO MARONI, Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, il Governo ha affermato in ripetute occasioni di voler incoraggiare e rispettare l'autonomia negoziale delle parti sociali. Si tratta di una scelta consapevole, determinata dalla convinzione che libere e dinamiche relazioni industriali costituiscano un elemento essenziale di un'efficiente e moderna economia sociale di mercato.
struttura della piattaforma e, a giudizio della stessa organizzazione sindacale, con il protocollo del 1993, mentre è stata avanzata da FIOM una proposta conclusiva che prevede un incremento sui minimi contrattuali di 132 mila lire - cioè solo 2 mila lire in più - non comprensivo del recupero dell'inflazione nel primo semestre 2001. Il divario inerente il trattamento salariale in un contratto relativo - è bene ricordarlo - al solo biennio economico, non appare certo rilevante. Non sfugge, peraltro, a questo Governo la questione di principio che è emersa nei negoziati e con la conclusione dei negoziati in relazione ai livelli contrattuali definiti negli accordi del 1993. La CGIL in particolare ha contestato il mancato riferimento di una parte degli aumenti definiti alla produttività di settore. Federmeccanica ha ribadito che la produttività può essere riconosciuta solo ai livelli nei quali si determina, ovvero l'azienda ed il territorio. Si tratta di una tematica rilevante nella quale devono continuare ad essere impegnate le parti sociali, in primo luogo, da tempo sollecitate a rivedere gli accordi del 1993.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di ALFONSO GIANNI. Sono profondamente insoddisfatto della risposta del ministro. Ministro Maroni, se lei facesse l'operaio forse coglierebbe anche la differenza, per quanto le possa sembrare minima, dei valori monetari. Ma non è questo solamente il punto. Il punto è che qui vi è la rottura di un sistema di negoziazione e di rapporti tra parti sociali.
Domando allora che validità abbia questo contratto stipulato contro la maggiore organizzazione sindacale (i cui iscritti superano la somma delle altre due) e se il Governo non ritenga che sia, invece, necessario riallineare l'inflazione programmata a quella reale per impedire una perdita del valore reale delle retribuzioni e per permettere, finalmente, che la contrattazione sindacale intervenga sul tema della distribuzione e della maggiore produttività del lavoro.
Nel merito dello specifico negoziato inerente il contratto dei lavoratori metalmeccanici, si può rilevare che le posizioni tra le parti non sono mai apparse radicalmente inconciliabili. La piattaforma presentata da FIM, FIOM e UILM conteneva una richiesta pari a 135 mila lire al quinto livello composte, secondo quanto dichiarato dai sindacati al tavolo negoziale, da 85 mila lire a copertura dell'inflazione programmata per gli anni 2001 e 2002, da ulteriori 35 mila lire a titolo di recupero del differenziale tra inflazione effettiva ed inflazione programmata nel biennio 1999-2000, e da residue 15 mila lire richieste in considerazione dell'andamento di settore. L'accordo raggiunto in data 3 luglio 2001 con FIM-CISL e UILM-UIL e, separatamente, con FISMIC e UGL prevede un incremento dei minimi contrattuali di 130 mila lire al quinto livello suddiviso in due tranche, ed una una tantum a copertura dei primi sei mesi dell'anno pari a lire 450 mila erogata anche essa in due tranche. L'accordo non è stato sottoscritto da FIOM-CGIL in quanto dichiarato non coerente con la
Per quanto riguarda le ultime due questioni poste dall'interrogante, si rileva che il contratto, anche se firmato separatamente, è giuridicamente efficace e può dispiegare tutti i suoi effetti. Sulla necessità di intervenire per il riallineamento tra inflazione programmata e inflazione reale il Governo, come in tutte le altre occasioni, interverrà in sede di redazione del documento di programmazione economico-finanziaria.
Lei parla di libera negoziazione delle parti, ma questo Governo ha già assunto un provvedimento sui contratti a termine che vede contraria la maggiore organizzazione sindacale del paese: di nuovo questo Governo si fa ancella di un accordo separato tra Federmeccanica e una minoranza, una minoranza in tutti i sensi della rappresentanza sindacale dei metalmeccanici.
Questo è il risultato: questo contratto non ha alcuna validità erga omnes e comunque è chiaro che tale atto ripropone il problema di fondo dell'espressione dei lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato, sulla validità degli accordi che li riguardano, come da tempo noi del gruppo di Rifondazione comunista abbiamo chiesto anche in tutta la passata legislatura.
È in discussione la validità del contratto nazionale del lavoro: questo è il punto. Non è solo il fatto che 18 mila lire vengono rubate al contratto che verrà - ripeto, quantità da non prendere sottogamba - ma è in discussione la natura dello stesso contratto nazionale di lavoro.
Questa è la posta in gioco dello sciopero del 6 luglio e io mi onoro, assieme a molti altri parlamentari, di avere firmato un appello alla partecipazione accanto alle lavoratrici e ai lavoratori nelle manifestazioni che la FIOM-CGIL terrà venerdì prossimo.
La parola torna nuovamente al conflitto (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!


