Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 10 del 4/7/2001
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(Dichiarazioni di rappresentanti del Governo sulle sentenze emanate nel processo Carnevale e nel processo per la strage di piazza Fontana - n. 3-00054)

PRESIDENTE. L'onorevole Fanfani ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00054 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, intervengo per sollecitare spiegazioni in relazione alle dichiarazioni rese alla stampa dall'onorevole Vietti, sottosegretario alla giustizia, ove ha affermato testualmente,


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intervenendo sulla nota sentenza Carnevale, che - cito - «sentenze così non giovano ad aumentare la fiducia dei cittadini nei confronti dell'istituzione giudiziaria, mai così in basso come in questi giorni». La dichiarazione è contestuale e si colloca cronologicamente in un più ampio, omogeneo ed allarmante quadro di enunciazioni altrettanto gravi, imprudenti, inammissibili anche nel linguaggio, rese da alti rappresentanti delle istituzioni, del Governo e anche di questa stessa Camera. Questo diffuso, univoco e pericoloso orientamento legittima quindi la richiesta rivolta al ministro di chiarire formalmente in questa sede, al di là delle dichiarazioni di stampa, se condivida o meno le dichiarazioni del sottosegretario, e, in caso contrario, se e quali provvedimenti intenda adottare a tutela sia della credibilità del proprio dicastero sia della libertà dell'intera funzione giudiziaria.

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, senatore Castelli, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevole interrogante, onorevoli deputati, in merito a talune dichiarazioni formulate nei giorni scorsi specificamente concernenti le sentenze pronunciate in processi a carico del magistrato Corrado Carnevale e per la strage di piazza Fontana, pur nella evidente diversità della situazione processuale e delle imputazioni, devo confermare quanto ho già avuto modo di dichiarare nei giorni scorsi. La linea di indirizzo del Governo è quella della non interferenza rispetto a procedimenti giudiziari e pronunce emesse dalla magistratura, a maggior ragione se, come nella specie, si tratti di provvedimenti non definitivi. Tale principio di comportamento risponde evidentemente al rispetto dei principi costituzionali che sanciscono, da un lato, l'indipendenza della magistratura giudicante e, dall'altro, i principi di non colpevolezza dell'imputato sino a sentenza definitiva. Altra cosa è naturalmente il diritto che ciascun cittadino conserva, ancorché chiamato ad incarichi parlamentari o di Governo, di esprimere a titolo individuale - gli interessati hanno precisato di aver formulato quelle valutazioni a tale titolo - il proprio giudizio su vicende - mi riferisco qui in particolare al processo di piazza Fontana - sulle quali, anche per il tempo purtroppo trascorso dai fatti, sia più forte il richiamo, la tentazione di valutazioni, di ricostruzioni di carattere storico-politico più che giudiziario. Direi anzi che l'enorme lasso di tempo trascorso ha costituito nel caso in questione l'ulteriore e forse il vero motivo sostanziale di giudizi da più parti formulati.
Una giustizia che ad oltre trent'anni dai fatti non è ancora riuscita a pronunciare una parola definitiva è comunque in difetto, quale che sia il giudizio di merito espresso dai giudici.
Su questi problemi direi debba soprattutto concentrarsi l'attività dell'esecutivo. Che peraltro la giustizia italiana soffra di gravi disfunzioni è purtroppo un dato di fatto sul quale tutti, magistrati, classe politica e società civile concordano. È pertanto mio preciso intendimento non perdermi in polemiche spesso strumentali, ma lavorare attraverso un preciso cammino di riforme per dare al paese una risposta adeguata su questo centrale problema, cammino peraltro già iniziato attraverso la presentazione di un primo disegno di legge di riforma approvato nell'ultima riunione del Consiglio dei ministri.
Da ultimo, ritenendo di aver completamente chiarito la questione, desidero ribadire che nutro piena fiducia nei sottosegretari del mio dicastero e che stiamo lavorando tutti insieme in piena armonia ed unità di intenti.

PRESIDENTE. L'onorevole Fanfani ha facoltà di replicare.

GIUSEPPE FANFANI. Dichiaro la mia insoddisfazione pur prendendo atto delle dichiarazioni del signor ministro e del diverso taglio, certamente più garantista, che è stato oggi prospettato in quest'aula. Non è però possibile ipotizzare che le


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dichiarazioni del sottosegretario siano rese a titolo personale, o individuale, come è stato detto, perché la carica di Governo non è funzione che possa essere dismessa a piacere, e le parole di chi rappresenta il Governo sono immediatamente riconducibili all'esecutivo nel suo complesso, soprattutto quando la carica consegue l'effetto previsto di dare peso e autorevolezza alla dichiarazione. Non è inoltre possibile, né esaustivo, limitarsi a distinguere il proprio pensiero da quello del sottosegretario, perché ciò denuncia solo una crasi all'interno dell'esecutivo senza che vi sia né consequenzialità nelle decisioni né la volontà manifesta di ricondurre l'esercizio della funzione al rispetto, quanto meno, del principio della separazione dei poteri dello Stato.
Insisto nel dire e nel contestare che le dichiarazioni di critica alle sentenze, ove provenienti da chi riveste ruoli istituzionali di Governo di grave rilevanza, sono inammissibili almeno per tre motivi: primo, perché lesive dell'autonomia del potere giudiziario; secondo, perché mettono a rischio la credibilità delle istituzioni nel loro complesso di fronte all'opinione pubblica; terzo, perché corrono il rischio di creare un'ingerenza inammissibile ed una frattura istituzionale tra poteri dello Stato, l'autonomia dei quali è patrimonio fondante delle democrazie moderne. Tale rischio è ancor più grave ed attuale ove la critica provenga da chi deve presiedere al corretto esercizio della funzione giudiziaria nel suo complesso.
Non ritengo infine, e concludo, che sia consentito assistere passivamente a tentativi o logiche più o meno evidenti, e comunque apparenti, in tutti gli interventi di questi giorni, tesi a condizionare il libero esercizio della funzione giurisdizionale da parte dell'esecutivo. Su questa battaglia, che ritengo di civiltà giuridica e sociale, al di là del mio personale impegno, invoco la solidarietà, onorevoli colleghi, di tutte le coscienze degli uomini liberi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

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