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La seduta, sospesa alle 10,25, è ripresa alle 10,50.
PRESIDENTE. Invito il ministro degli affari esteri, dottor Renato Ruggiero, ad esprimere il parere sulle mozioni Boato ed altri n. 1-00001 e n. 1-00005, Burlando ed altri n. 1-00008, Mantovani ed altri n. 1-00012, Elio Vito ed altri n. 1-00013, Calzolaio ed altri n. 1-00003.
RENATO RUGGIERO, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, esprimo il parere del Governo sulle mozioni che sono state presentate e discusse ieri, iniziando dalla mozione Calzolaio ed altri n. 1-00003. Gli impegni appaiono al Governo tutti e tre accettabili, pertanto, il parere è favorevole.
Per quanto riguarda la mozione Boato ed altri n. 1-00001 il parere è contrario sul primo capoverso del dispositivo (cancellazione del debito estero), con la motivazione da me già espressa ieri, e sul secondo capoverso (tassa su transazioni finanziarie), sempre per i motivi già esposti ieri; il parere è invece favorevole sul terzo capoverso del dispositivo (protocollo di Kyoto) ed anche sul quarto capoverso (dichiarazione ONU millennium); il parere è contrario, inoltre, sul quinto capoverso (linee guida ambientali) e sul sesto capoverso (organizzazione mondiale del commercio e brevettabilità), mentre è favorevole sul settimo capoverso (diritto di manifestare).
Per quanto riguarda la mozione Boato ed altri n. 1-00005, il parere è contrario sul primo capoverso, con l'eccezione della parte sugli impegni di Kyoto, mentre è favorevole sul secondo capoverso (diritto di manifestare).
Per quanto riguarda la mozione Burlando ed altri n. 1-00008, il parere è favorevole sul primo capoverso. Vorrei aggiungere che il testo della mozione Burlando è del tutto accettabile ad eccezione del sesto capoverso (Tobin tax); a questo riguardo, vorrei invitare i presentatori ad eliminarlo dal testo della mozione.
Per quanto riguarda la mozione Mantovani ed altri n. 1-00012, il parere del Governo è contrario sia sul primo sia sul secondo capoverso del dispositivo.
Il parere del Governo è, infine, favorevole su tutti i dieci capoversi del dispositivo della mozione Elio Vito ed altri n. 1-00013, presentata dai gruppi di maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, signori ministri, onorevoli colleghi, ha scritto recentemente il premio Nobel per l'economia Amartya Sen che bisogna essere consapevoli del fatto che oggi la globalizzazione non è tanto sentita in termini di efficienza di mercato, di sviluppo tecnologico, ma è sentita nei termini della disuguaglianza dei rapporti internazionali. Questo sul piano politico del problema. Oggi, inviterei i ministri a leggere l'autorevole giornale britannico The Guardian: vi troveranno un articolo del cancelliere per lo scacchiere inglese, il laburista Gordon Brown e del ministro per lo sviluppo, Clare Short, i quali indicano tre obiettivi molto chiari e precisi di lotta alla povertà, alla malattia, alla mortalità infantile nel nostro mondo e indicano al mondo industrializzato la necessità assoluta
di conseguire, entro il 2015, la riduzione di un terzo dell'area della povertà.
È in questo quadro, in questo quadro politico, in questo quadro strutturale che i Democratici di sinistra, che rappresentano in Italia il partito del socialismo europeo e l'Internazionale socialista, dichiarano il voto favorevole sulla mozione unitaria del centrosinistra, nello stesso spirito con cui vent'anni fa Willy Brandt, per incarico delle Nazioni Unite, sviluppò il dialogo nord-sud e dette vita ad un rapporto che, se fosse stato effettivamente portato avanti e fosse stato effettivamente applicato, avrebbe oggi portato ad un mondo meno squilibrato e meno ingiusto.
Ed allora noi chiediamo a questo Parlamento di farsi veramente interprete di questa esigenza votando gli impegni che sono previsti dalle mozioni del centrosinistra, dalle mozioni Burlando, Boato e degli altri firmatari: l'esigenza di un mondo che non accetta più che agli alti tassi di sviluppo della parte più forte ed industrializzata del pianeta corrisponda un aumento drammatico del divario delle condizioni economiche, sociali e materiali di vita. È una condizione che provoca anche quell'emigrazione di massa nel mondo che l'onorevole Bossi - vedo che sta già protestando - pensa di risolvere con dei semplici provvedimenti restrittivi.
Chiediamo di andare avanti sulla strada che porta ad affrontare il problema del debito dei paesi poveri, già intrapresa dal Governo D'Alema, sulla strada di una riforma degli organismi internazionali, su quella di una regolazione dei trasferimenti internazionali - sulla Tobin tax abbiamo, del resto, un nostro documento apposito, signor ministro - , sulla strada di una responsabilità globale verso il pianeta (ecco Kyoto), sulla strada dello sviluppo sostenibile.
Vorrei sottolineare, in particolare, il valore della presenza delle Nazioni Unite in questo momento; so che nel G8 è previsto un outreach, vale a dire un momento di ricevimento e di riflessione con rappresentanti e personalità non del G8. In questo ambito è prevista anche la presenza di Kofi Annan, il segretario generale delle Nazioni Unite.
Mi lasci proporre, signor ministro degli affari esteri, che, oltre ad essere presente in questa parte marginale e laterale, forse è giunto il momento che alle riunioni del G8 il Segretario generale delle Nazioni Unite sia effettivamente invitato come sintomo e simbolo di un'apertura verso il mondo di queste iniziative e di queste riunioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Di Kofi Annan vorrei lodare la campagna anti-AIDS (in questo senso è la sua agenda), e visto che siamo in tema di appelli, credo si debba, in nome della teologia, del male minore, fare anche un appello sul tema della contraccezione al fine di tenere un atteggiamento più aperto nei continenti in difficoltà, perché là dove la vita umana è messa in dubbio come avviene in Africa per l'AIDS, credo che questo principio debba essere da parte nostra sottolineato.
Vogliamo anche inviare un saluto alla città di Genova che ospiterà questo importante vertice, a cui è importante che l'Italia sia presente con questa piattaforma e con queste precise intenzioni. Sappiamo che in anni lontani si cercava di escludere l'Italia da questo consesso; oggi dobbiamo essere presenti, ma dobbiamo esserlo con questa iniziativa e con questa piattaforma.
Sosteniamo il dialogo di cui anche ella, onorevole ministro Ruggiero, si è fatto interprete, ed in questo senso inviamo un duplice appello: proprio il dialogo che abbiamo sostenuto permetterà a chi intende manifestare la sua voce, il popolo di Seattle, il Genoa Social Forum, di poter portare avanti in modo pacifico e non violento una tematica che interessa l'insieme dei rapporti internazionali, che interessa al mondo. Mi si lasci dire che oggi, in questo contesto, sempre più evidente appare che, quanto più queste dimostrazioni saranno pacifiche e non violente, tanto più esse saranno efficaci e tanto più il mondo vi rivolgerà un'attenzione convinta.
Certamente, inviamo anche un saluto a quei servitori dello Stato, forze di polizia e carabinieri che saranno impegnati in questa situazione confidiamo nella loro preparazione, nel loro senso di responsabilità, nel loro spirito democratico. Questo è importante.
Ma certo, sappiamo che oggi l'Italia, proprio come paese ospitante, è chiamata ad un ruolo di particolare responsabilità; ecco perché chiameremo il Governo non soltanto a dare un giudizio sulla nostra mozione, ma anche poi a riferire; lo chiameremo ad un'azione duratura ed evidente, perché - come abbiamo cercato di mettere in evidenza in queste poche parole - il mondo ha bisogno di trovare sistemi di governance internazionali che siano capaci di affrontare il sottosviluppo e lo squilibrio nord-sud in termini nuovi e diversi dagli attuali.
So che in alcune mozioni che ho letto si fa soprattutto affidamento alla logica spontanea del mercato; ebbene, credo che si debba riflettere sul fatto che, purtroppo, ad elevati ritmi di sviluppo di mercato di determinati paesi - come dicevo - non ha corrisposto questa capacità di diffondere lo sviluppo stesso. Ecco allora perché, in qualche modo, credo che si assista ad un fenomeno che noi dobbiamo valutare in maniera appropriata: il ritorno del tema e del problema della dimensione politica nei rapporti internazionali.
È apparso in maniera un po' troppo superficiale molte volte che i problemi potevano essere economici e tecnici e che la politica doveva ridurre il suo ruolo e la sua capacità di iniziativa.
Ebbene è proprio in questa vicenda, in quella del G8, in quella dei rapporti internazionali, a cui i giovani sono tanto sensibili, che la politica ha trovato nuovamente il suo spazio, il suo ruolo, la necessità di essere affrontata, affinché i temi del sottosviluppo, della fame, delle malattie, delle epidemie così largamente diffuse, vengano presi in considerazione da parte di chi ha particolare responsabilità, come i paesi più industrializzati.
Politica significa, con riferimento alle organizzazioni internazionali, una loro riforma. Non è un caso che l'Italia, sulla riforma delle Nazioni Unite, abbia assunto un atteggiamento aperto, di non chiusura del Consiglio di sicurezza a poche grandi potenze consolidate, ma abbia dimostrato la propria apertura alla partecipazione di paesi in rappresentanza anche di continenti meno favoriti e di altre nazioni.
Vorrei chiudere tornando sugli argomenti che ho affrontato in precedenza. Se a livello internazionale questa consapevolezza si è fatta avanti, se il Governo italiano stesso non può sfuggire ad un confronto su questo punto - a cui noi lo chiamiamo in modo chiaro ed esigente - mi si lasci dire che questo non può essere un G8 come gli altri: il fatto che si svolga in Italia, a Genova, ci responsabilizza particolarmente e seriamente perché da esso venga davvero una svolta, perché si guardi ai fenomeni, ai problemi, ai mali del mondo in un modo nuovo e si prenda realmente coscienza che chi è più forte, chi ha più ricchezza, chi ha più influenza deve essere il primo e il più capace di sintonizzarsi con questi problemi e a dare una risposta per affrontarli in quei termini democratici, a livello internazionale, che il nostro gruppo, i Democratici di sinistra, riconoscendosi nella mozione del centrosinistra, ha sottolineato con molta precisione e con molta chiarezza (Applausi dei deputati dei gruppi Democratici di Sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, signor ministro degli esteri, signore deputate e signori deputati, dichiaro subito che noi abbiamo messo a disposizione di tutti i gruppi le nostre mozioni affinché possano convergere i voti dei colleghi su di esse o su parti delle stesse. Abbiamo notizia che ciò avverrà almeno su due delle tre mozioni da noi presentate. Analogamente dichiariamo di votare a favore della mozione sulla Tobin tax, Crucianelli ed altri n. 1-00009, e della mozione su Kyoto, Calzolaio ed altri n. 1-00003.
Veniamo ora, signor ministro degli esteri, al tema principe di questa discussione: il G8. Vorrei subito affrontare un problema che considero, nell'ambito di questa discussione, secondario e tuttavia molto importante: il diritto a manifestare e il cosiddetto ordine pubblico.
Per sei mesi, il precedente Governo, dando dimostrazione di autoritarismo ed ottusità, si è rifiutato anche solo di ricevere l'organizzazione che aveva annunciato di voler organizzare una protesta e civile, pacifica e di massa nella città di Genova.
Consideriamo positivo che il Governo abbia ceduto ad una richiesta ma non consideriamo una concessione il fatto che il ministro dell'interno ed il ministro degli affari esteri abbiano incontrato un'organizzazione legittima, come il Genoa Social Forum: consideriamo, sostanzialmente, un dovere del Governo confrontarsi sul diritto a manifestare e sulle forme nelle quali si può esercitare questo diritto.
Sui contenuti del G8 siamo una nota stonata, una voce fuori dal coro che abbiamo sentito e che possiamo leggere in tutte le mozioni che sono state presentate, tranne che nella nostra. Noi pensiamo che il G8 non abbia titolo per discutere e per assumere, non già decisioni - perché non si tratta di una sede istituzionale nella quale si voti o si possano prendere decisioni -, ma orientamenti che finiscono, sicuramente, come è accaduto in passato, per soverchiare le istituzioni internazionali che hanno il compito istituzionale e democratico di affrontare quei problemi che voi avete voluto mettere all'ordine del giorno di questa riunione degli otto paesi più industrializzati del mondo.
Il G8 è esattamente questo: la riunione dei sette paesi più industrializzati del mondo più la Russia. La Russia, infatti, non è l'ottavo paese più industrializzato del mondo, non è stata invitata al G8 in questa veste, tanto che per due sessioni essa ha discusso dei problemi politici in agenda rimanendo però esclusa dalla discussione sui problemi economici. Vedo che lei assente, signor ministro, e che quindi almeno questa precisazione trova ascolto, visto che qui quasi tutti hanno dato per scontato che la Russia fosse stata invitata al G8 in quanto potenza industriale. Non è così, è per motivi politici che la Russia è stata invitata al G8. La dimostrazione di ciò sta nel fatto che una sessione del G8 si riunì, espropriando totalmente il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del suo compito istituzionale, per mettere fine ai bombardamenti della NATO in Jugoslavia e per trovare quella mediazione che, a nostro avviso, era già possibile a Rambouillet e che non fu trovata in quella sede appositamente per poter procedere alla guerra, che trasformò la NATO da alleanza difensiva in nuovo gendarme del mondo. In tale sessione del G8 si prese quindi la decisione di porre fine ai bombardamenti, di proporre questa mediazione, che successivamente, infatti, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ratificò in modo del tutto notarile.
Il G8, quindi, al contrario di quello che voi affermate, ha un potere di fatto, quello cioè di coordinare, di mettere insieme, di risolvere le contraddizioni, che pure esistono, tra gli interessi dei diversi paesi a più alto tasso di industrializzazione per poi, insieme, imporre queste decisioni attraverso diversi interventi, iniziative, sia nella sede dell'ONU sia nella sede delle agenzie preposte a discutere i tanti problemi che qui sono stati evocati - la fame, le malattie del mondo e così via - sia attraverso la politica militare. Noi, anche se in modo sommario, non esitiamo a dire che il G8 si sta candidando ad essere l'esecutivo di un governo unipolare del mondo che ha dalla sua parte la potenza economica, nonché a sua disposizione un esercito privato chiamato NATO per imporre le proprie decisioni.
Gli Stati Uniti d'America, infatti, che hanno un ruolo autorevole nell'ambito del G8, sono apertamente dei boicottatori delle Nazione Unite: non pagano le quote di loro spettanza a tale organizzazione nell'intento di provocare una crisi della stessa; non mettono a disposizione personale militare per le missioni, quelle sì, di pace delle Nazioni Unite, per poi preparare missioni militari che loro comandano; ricattano
paesi sovrani, come la Repubblica federale jugoslava, con un mercimonio veramente disdicevole: soldi in cambio della consegna dell'ex presidente Milosevic ad un tribunale internazionale di parte, rifiutandosi però al contempo - ed in modo categorico - di ratificare l'istituzione del tribunale penale internazionale, perché sanno benissimo che molti dei loro ministri, sottosegretari e generali finirebbero anch'essi giudicati e incarcerati da un simile tribunale. Solo due anni fa il segretario di stato Madeleine Albright ebbe modo di scusarsi ufficialmente per gli scempi che il Governo degli Stati Uniti commise appoggiando ogni tipo di regime reazionario, fascista e massacratore in America latina. Nessuno ha pagato per questi delitti e non sono quelle scuse a poter riparare i torti subiti. Comunque gli Stati Uniti, sapendo che tra vent'anni dovranno chiedere scusa per ciò che stanno facendo oggi, non ratificano l'istituzione di un tribunale penale internazionale.
Non sì può capire la funzione del G8 se non all'interno del processo di globalizzazione e soprattutto di quegli organismi che implementano la liberalizzazione dei mercati e l'espropriazione dei poteri reali di decidere sull'economia e sulla società degli stessi governi nazionali.
Signor ministro, lei ieri ha difeso, anche appassionatamente, l'Organizzazione mondiale del commercio della quale è stato direttore generale. Non abbiamo tempo per entrare nel merito della discussione sull'Organizzazione mondiale del commercio, ma mi limito a farle notare che ad ogni deliberazione adottata da tale organismo, quali quelle inerenti la liberalizzazione dei mercati o la non possibilità di procedere alla proibizione di vendita di merci se non per la loro qualità intrinseca, è corrisposto un aumento della fame, della disoccupazione, della precarietà e delle malattie che sono tornate a flagellare il pianeta in modo del tutto inusitato.
Signor ministro, noi siamo duramente contrari sia a questa globalizzazione capitalistica, sia ad uno dei principali strumenti di questa globalizzazione capitalistica: quello preminentemente politico costituito dal G8 al quale, colleghi del centrosinistra (leggendo le mozioni che avete presentato, constato che siete tutti d'accordo su questa posizione ), non si può chiedere di essere caritatevole e pietoso perché è proprio il responsabile della povertà nel mondo. Non si può affidare ai responsabili dei crimini la soluzione e la vigilanza sui crimini medesimi. Come ha sostenuto qualche esponente del centrosinistra (anche se solo dichiarazioni alla stampa), bisognerebbe mettere fine a queste riunioni del G8. Capisco l'imbarazzo, giacché il G8 è stato convocato da un precedente Governo (esattamente dal primo Governo D'Alema), ma non si può far finta che il G8 sia una cosa istituzionalmente rilevante.
Infine, signor ministro, voglio solo annunciare che le manifestazioni di Genova saranno pacifiche (Commenti di deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania). Ai colleghi che proiettano all'esterno ciò che hanno all'interno della scatola cranica con questi muggiti, vorrei ricordare che, se c'è un problema che riguarda la violenza, questo problema esiste anche - lo ripeto - anche perché purtroppo in questa epoca della globalizzazione, con la grande velocità dell'informazione e della diffusione delle informazioni, si dà il caso che magari una manifestazione pacifica di trecentomila persone non trovi neanche una riga di spazio in un giornale né alcun servizio sui telegiornali, mentre un gruppo di 40 persone che getta un sasso trova un enorme spazio: è quasi un invito ad essere violenti per far sentire la propria voce (Commenti del deputato Volontè). Noi non saremo violenti, però rigettiamo nei confronti di coloro che agitano strumentalmente questo problema la responsabilità della violenza (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
di questi giorni ha portato a dei passi avanti nel riconoscimento dei diritti a manifestare; abbiamo preso atto, già nel dibattito sul decreto-legge, che l'attenzione del Governo nel riconoscere alcuni elementi come il diritto e il dovere all'accoglienza e lo stanziamento di fondi per migliorare la capacità di accoglienza a Genova, costituisce un segnale positivo. Siamo però sorpresi che oggi, nella valutazione della mozione dei Verdi, il Governo abbia detto «no», per esempio, al primo punto che prevede un accordo per giungere alla cancellazione dei debiti dei paesi poveri maggiormente indebitati e che tale risposta giunga il giorno dopo la visita del Presidente del Consiglio Berlusconi in Vaticano, dove il Pontefice ha avanzato al Governo della Repubblica italiana tale tipo di richiesta.
Siamo, quindi, sorpresi che vi sia un «no» proprio alla richiesta di cancellare i debiti dei paesi poveri maggiormente indebitati, a giungere a valutare il debito dei paesi a medio reddito e ad avere un arbitrato internazionale indipendente, quindi a dare quelle risposte che sono al primo punto della nostra mozione e che parlano di cancellazione del debito dei paesi in maggiore difficoltà. Si tratta esattamente della richiesta che, invece, pubblicamente il Governo dice di considerare importante e degna di attenzione.
Vi è anche un'altra cosa che sorprende fortemente: il «no» ad un punto estremamente pragmatico e moderato della nostra richiesta. Mi riferisco alla conferma dell'impegno preso dai ministri dell'ambiente del G8 nel vertice di Trieste - cioè alla conferma di un impegno già preso - per introdurre alcune linee guida ambientali di alto livello per le agenzie di credito all'esportazione. Non so se ciò voglia dire che anche su questo si cambia posizione, come fu annunciato sulla vicenda di Kyoto. Sono temi pesanti. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti su Kyoto (cioè il riconoscimento della necessità di ratificare entro il 2002 questo impegno che, tra l'altro, è già un impegno vecchio), ritengo si debba fare di più per evitare il dramma del clima nel pianeta. Non dobbiamo aspettare catastrofi climatiche per capire che siamo noi i responsabili di quello che riusciremo a fare.
Su questi punti di merito si nota, peraltro, la differenza sostanziale nei contenuti. Apprezziamo il riconoscimento del diritto alla manifestazione: speriamo che si lavori al meglio perché tutti i cittadini che vogliano in modo pacifico e non violento esercitare il loro diritto democratico (in un grande paese democratico) a manifestare lo possano fare. Sui contenuti, invece (sia sulla cancellazione del debito e sul sistema della tassazione, sia su questo elemento che noi riteniamo molto importante di richiamare gli impegni presi al vertice del G8 di Trieste), ci sembra che i «no» del Governo siano significativi di una differenza politica. Peraltro, la vicenda del G8 credo ormai segnali che quest'ultimo, più che dannoso, è superato come elemento di confronto internazionale. I cittadini che manifestano sono i cittadini globali che chiedono né più né meno che a livello globale vi sia una democrazia vera, vi siano organismi rappresentativi e si possa ritornare a dare un ruolo ai parlamenti ed agli organismi eletti democraticamente dai popoli del pianeta. Questo elemento di una democrazia delle istituzioni mondiali è un elemento rispetto al quale non si potrà eludere in futuro non solo un confronto, ma una forte e seria riforma. Il G8 ormai è uno strumento vecchio per affrontare problemi nuovi. Per evitare di avere sempre il confronto solo di fronte al dibattito ed alle manifestazioni - che ci saranno inevitabilmente - occorre pensare a strumenti di una democrazia mondiale, a strumenti capaci di evitare che i cittadini del mondo si sentano espropriati da elementi di tecnocrazia crescente.
Noi chiediamo nuovamente che i presidenti di tutti i gruppi parlamentari possano ricevere gli esponenti del Genoa Social Forum che hanno chiesto di essere ricevuti, così come il Governo ha tenuto un incontro. Come gruppo dei Verdi crediamo si possa accogliere l'istanza di essere
ricevuti dai presidenti dei gruppi parlamentari. Rinnovo, dunque, questo invito e questa nostra richiesta.
I deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo voteranno a favore delle mozioni che abbiamo presentato ed ugualmente a favore della mozione Burlando ed altri n. 1-00008, firmata anche dai colleghi Boato e Cima che, quindi, rappresenta anche un contributo, se pur meno impegnativo e meno netto di quello che noi chiedevamo e chiediamo con la nostra mozione. Auspichiamo che vi sia un'ampia convergenza almeno di coloro che sono d'accordo sulla nostra mozione nonostante il parere contrario su alcuni punti - come dicevo - espresso dal Governo. Spero che molti colleghi parlamentari, della maggioranza e dell'opposizione, possano votare a favore della cancellazione del debito dei paesi più poveri e lo possano fare esprimendosi a favore delle mozioni che noi abbiamo presentato.
In conclusione, rivolgo un invito a tutti i colleghi parlamentari - noi abbiamo attivato anche un osservatorio istituzionale sul G8 - a partecipare all'iniziativa del prossimo 19 luglio sui migranti per parlare anche della necessità che gli uomini e le donne del pianeta non siano merci ma individui. Questo, infatti, è il grande tema della democrazia mondiale di cui stiamo parlando in occasione del G8.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i temi trattati durante la discussione svoltasi in questi giorni sono senza dubbio tra i più importanti alla nostra attenzione: dalla loro soluzione equilibrata dipendono il futuro dell'umanità e di ogni singola persona.
Molte delle opinioni espresse, pur provenendo da schieramenti politici diversi, sono condivisibili nella loro genericità. L'aspetto che risulta più evidente è, però, il carattere strumentale che l'Ulivo e Rifondazione comunista hanno attribuito al dibattito.
Pur avendo governato il paese per un'intera legislatura, mai, negli ultimi cinque anni, il centrosinistra si era fatto promotore di un così ampio dibattito sui temi della globalizzazione, tanto meno, aveva espresso posizioni così critiche e, talora, addirittura di contrasto a questo fenomeno.
Il carattere strumentale dell'atteggiamento tenuto dagli esponenti dell'Ulivo è ancora più evidente quando andiamo ad analizzare l'azione politica dell'Ulivo sui grandi temi della globalizzazione, portata avanti negli ultimi anni: sia a livello europeo con Prodi che a livello internazionale, in particolare con D'Alema, l'Ulivo è stato strenuo sostenitore di politiche di neoliberismo funzionalista, che hanno spostato in capo ad organismi istituzionali, privi di reale rappresentatività democratica, i poteri decisionali nella sfera della politica economica.
A livello europeo varie sono state le decisioni assunte che hanno suscitato scalpore nei paesi membri: basta ricordare le immotivate scelte della Commissione presieduta da Prodi, riguardo agli ingredienti obbligatori nel cioccolato o nel miele, o al rifiuto di norme più cogenti sull'etichettatura dei prodotti.
Si tratta di scelte che obbedivano a logiche estranee alla tutela del consumatore e delle produzioni tipiche locali, ma erano sicuramente più attente agli interessi legati alla globalizzazione indiscriminata del commercio. Basta ricordare l'atteggiamento ambivalente tenuto dal Governo dell'Ulivo sulle biotecnologie, da un lato presentando un ricorso alla Corte di giustizia europea per ritardare il recepimento della direttiva sulla brevettabilità delle biotecnologie e, dall'altro, autorizzando l'immissione in commercio di prodotti geneticamente modificati di produzione statunitense e giapponese, ottenendo il duplice risultato negativo di frenare la ricerca italiana e consentire l'invasione del nostro mercato con prodotti importati, per i quali non si è applicato il principio di precauzione.
Basta ricordare lo stucchevole duetto D'Alema-Clinton che inseguiva il sogno di
un Ulivo planetario, per fortuna rapidamente sfumato, che basava il proprio predominio sugli stessi strumenti ( Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, NATO) che oggi, guarda caso, il centrosinistra vorrebbe drasticamente rimettere in discussione.
In quella occasione D'Alema non mise minimamente in discussione l'impostazione liberista della politica americana e il predominio che gli Stati Uniti hanno all'interno degli organismi internazionali e neppure lo stesso D'Alema ritenne doveroso interpellare il Parlamento italiano e, tanto meno, l'ONU prima di dichiarare la cosiddetta ingerenza umanitaria nel Kosovo, mostrando sudditanza nei confronti degli alleati e disinteresse verso percorsi decisionali basati sul rispetto del ruolo rivestito dalle istituzioni internazionali ad ampia rappresentatività democratica.
Si tratta di istituzioni che vanno sicuramente rafforzate e migliorate nel loro funzionamento, ma, in nessun caso, devono essere aggirate. Questi comportamenti degli esponenti più rappresentativi dell'Ulivo hanno sostenuto una centralizzazione del potere sempre più indiscriminata, in netto contrasto con quanto oggi sostenuto con determinazione in quest'aula dall'Ulivo stesso.
Da qui la conferma del carattere strumentale della posizione assunta dall'opposizione. Oggi, l'Ulivo invoca maggiore cooperazione internazionale, ma mai come durante il quinquennio appena trascorso si è speso così poco per la cooperazione bilaterale con i paesi più poveri e questa - se mi permettete - è un'altra contraddizione stridente. Ma forse per voi non è neanche una contraddizione! In fondo, alla base della vostra ideologia, vi è la necessità non tanto di dare risposte concrete ai problemi reali, bensì di agitare lo spettro della povertà e il rigore del pauperismo per giustificare l'idea collettivistica e pianificatrice.
Come si possa conciliare, poi, la vostra visione internazionalista, la vostra tenace adesione al progetto di nuovo ordine mondiale basato sulla società multietnica con la difesa della diversità e dell'identità dei popoli, che talora fa capolino nei vostri interventi, resta un mistero. Credo vi siano molta confusione e scarsa coerenza nella vostra visione politica su questi grandi temi.
Se si sostiene, come voi sostenete, la società multirazziale, il sincretismo culturale e religioso, il superamento dello Stato nazionale in virtù di valori cosmopoliti di ordine sociale, economico e culturale, allora si deve avere il coraggio e la coerenza di perseguire forme di controllo democratico a livello internazionale, in grado di rimettere al centro la politica e le istituzioni e coprire il gap accumulato nei confronti dell'economia.
Oggi, tuttavia, si deve ammettere che questo processo incontra gravi difficoltà, che sono in larga parte attribuibili agli errori dell'Ulivo mondiale. Oppure, se - come, ogni tanto, appare in qualche intervento di deputati dell'Ulivo - si comincia ad intuire che la strada intrapresa fino ad oggi è perdente e che occorre ripartire dal rispetto della dignità della persona, dell'autonomia delle comunità e dell'autodeterminazione dei popoli, allora si abbia il coraggio di rimettere in discussione non tanto il modello occidentale dell'economia di mercato, bensì l'idea stessa di un governo mondiale che prescinda dal rispetto ferreo della sovranità originaria delle singole popolazioni.
Per concludere questo discorso, credo che - come ho già, in parte, esposto nella mia premessa di carattere politico - il cambiamento non possa passare se non attraverso il cambiamento della società, poi dei meccanismi di rappresentanza democratica e solo successivamente si potrà avere la reale possibilità di porre un controllo anche sui meccanismi che regolano l'economia a livello internazionale. Senza intraprendere questo procedimento, che è tipicamente di salvaguardia dell'identità dei popoli ed è un processo fortemente democratico, nessun risultato si potrà mai ottenere.
Sono molto interessanti e condivido pienamente le dichiarazioni rese, in questi giorni, da Baget Bozzo, nelle quali egli sostiene che questa manifestazione dell'Ulivo
rappresenta, fondamentalmente, l'ennesimo segno di una cultura che ha una radice profondamente antioccidentale, fermamente radicata nell'ecologismo radicale, che tende a delegittimare la ricchezza e il potere e che vede la società occidentale come una società di banchettanti indifferenti ai poveri Lazzaro disseminati per il mondo. Ricordo che le migliori intenzioni possono produrre spesso i peggiori risultati e questo è sicuramente il caso delle istanze radicali portate avanti dalla sinistra. La morale delle intenzioni può essere disastrosa; la morale - ricordatelo, rappresentanti dell'Ulivo - deve basarsi sulla responsabilità. Nei vostri discorsi non si parla mai di responsabilità!
E allora viene fuori la teoria sostenuta così vivacemente - accusando di imbecillità gli altri, quando, invece, anche l'onorevole Mantovani, qualche volta, dovrebbe riflettere di più sulle cose che dice in quest'aula -, secondo la quale in ogni caso, poiché non ci sono meccanismi di rappresentanza democratica, la violenza è sempre ed in ogni caso giustificata. Questa convinzione appartiene, comunque, non solo a Rifondazione comunista; ho già avuto occasione, anche nella Commissione speciale, di sentire alcuni rappresentanti dell'Ulivo dare una copertura politica ai facinorosi, ai violenti che ripetutamente oggi, nelle assemblee internazionali, vanno a manifestare, se quello è un modo che ancora si può definire manifestare.
PRESIDENTE. Onorevole Cè, la invito a concludere.
ALESSANDRO CÈ. Concludo, signor Presidente. Da questo punto di vista, quindi, credo che il G8 che si svolgerà debba, innanzitutto, garantire la sicurezza dei cittadini; la rappresentanza della società civile, che vuole confrontarsi sui temi del G8, non deve essere confinata soltanto a determinati gruppi ed associazioni, che sono legittimati ad esprimere la loro opinione, in maniera, tuttavia, sicuramente non violenta. Invito tutti a non dare alcuna copertura politica a coloro che si dimostrano veri e propri irresponsabili e il cui operato non produrrà alcun effetto positivo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Credo che in quel vertice dovrà essere garantita la libertà di esprimersi a tutte le associazioni che hanno a cuore questi problemi, a tutte le organizzazioni non governative, a tutte le associazioni umanitarie; la Lega nord Padania ne ha due o tre, che non sono mai state ascoltate. Chiedo formalmente al Presidente della Camera di aprire un tavolo di confronto, anche con le istituzioni parlamentari, per consentire di esprimersi a tutte le associazioni, e non solo a quelle che sono strutturate come un vero e proprio esercito, che ha al suo centro una formazione attack, con un radicamento in Francia e nei confronti della Comunità europea. Ciò è sotto gli occhi di tutti e, purtroppo bisogna dirlo. Si tratta, quindi, formalmente di una formazione di tipo militare che sta cercando di fare dall'esterno quella rivoluzione che l'Ulivo voleva fare indebitamente dall'interno delle istituzioni.
PRESIDENTE. Onorevole Cè, la invito di nuovo a concludere.
ALESSANDRO CÈ. Concludo, signor Presidente, illustrando la nostra posizione sulle mozioni presentate. Concordo pienamente con le valutazioni del Governo e credo che la mozione Burlando ed altri n. 1-00008 possa essere largamente condivisa; mi sembra che essa costituisca un punto d'incontro accettabile, anche in relazione alle formulazioni da noi proposte, e che esprima un punto di vista responsabile ed equilibrato che una piccola parte dell'Ulivo ha saputo esprimere. Su tutte le altre mozioni, tranne quella presentata dalla maggioranza, annunciamo un voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, signor ministro, cari colleghi, a
nome della Margherita-Democrazia e Libertà-l'Ulivo, esprimo apprezzamento ed annuncio il voto favorevole sulle mozioni presentate dall'Ulivo, relative al G8, agli accordi di Kyoto e, in maniera problematica, per l'applicazione della cosiddetta Tobin tax. Esprimo anche il riconoscimento per i passi in avanti e convergenti, compiuti sotto la pressione della maggioranza in quest'aula; si pensi all'iniziale contrarietà agli accordi di Kyoto, oggi accettati nel testo così com'è. Restano evidenti distanze non tanto sul ruolo del mercato, quanto della sua ideologia, e così pure sul ruolo dell'Europa, che a noi pare depresso in quel testo e, quindi, sminuito da recuperare ed esaltare.
Che a Genova si celebri un evento, è un fatto non revocabile in dubbio; siamo tra quanti non contestano la legittimità dell'incontro e, proprio per questo, sono curiosi del suo destino, perché da esso dipendono in misura non piccola le sorti di popolazioni intere e, dunque, anche le nostre. È facile scomporre lo scenario: i grandi del mondo ricco ed industrializzato da una parte, i contestatori dall'altra. Credo che tutti in quest'aula siamo interessati a cogliere le ragioni degli uni e degli altri, a partire da un paradosso evidente: l'attenzione intorno al G8 è per gran parte richiamata da chi la critica. Non è soltanto un effetto della società mediatica; da un lato, i grandi del mondo si interrogano su come dirigere lo sviluppo, su come governare la ricchezza, che è un problema che si intreccia con il governo della povertà.
Essere incapaci o inadempienti su un piano significa essere inadempienti anche sull'altro. Siamo anche di fronte a quelli che la maggior rivista di geopolitica del nostro paese ha definito i popoli di Seattle, al plurale. Qui il colore delle tute, il carattere delle manifestazioni, la temperie pacifica, che approviamo e auspichiamo, o violenta, che stigmatizziamo e che vorremmo impedire, devono cedere il passo a un duplice interrogativo di fondo, alla scelta di un punto di vista - se mi è consentito -, alla attitudine di Aldo Moro, al suo interrogarsi di fronte alle nuove insorgenze di una società in trasformazione. Anzitutto, come spiegare la nascita di un fronte anti-globalizzazione, che nessun analista internazionale (non Luttwak, non Huntington, non Friedman) era riuscito a prevedere? Come è possibile che leader politici, democraticamente eletti e rispettati nei propri paesi, diventino insieme oggetto di contestazione quando si riuniscono per parlare di economia globale, di istituzioni europee, di lotta alla povertà, di protezione dell'ambiente, di alfabetizzazione, di misure per tutelare la salute dei paesi meno sviluppati?
I tentativi di risposta non si sono fatti attendere. Vi è chi ha parlato di un bisogno di diritto e di diritti che non può essere rappresentato e sussunto dalle sole regole del mercato, che ci vogliono, ma che si mostrano davvero impotenti in un mondo globalizzato sì, ma dato nelle mani di una finanza onnivora, che dirige il pianeta dai suoi santuari quasi avendo innestato il pilota automatico che misura sviluppo e sottosviluppo a livello macro, ma anche nella vita quotidiana di chi detiene un piccolo numero di azioni, sul metro delle plusvalenze e delle minusvalenze. Oggi, più del 25 per cento di tutte le transazioni finanziarie sono di natura speculativa, cioè avvengono nell'arco di una giornata. Nell'attuale contesto la finanza governa l'economia, visto che mobilita una quantità di risorse settantadue volte superiori al commercio mondiale di merci e servizi.
L'impressione è che il malessere, quindi la protesta, dipendano senz'altro dalle disfunzioni della globalizzazione, ma anche dal deficit di democrazia e di controllo che circonda l'intero processo: un problema di governance globale. Thurow, intervenendo qualche mese fa all'Aspen Institute, ha così immaginificamente sintetizzato: «stiamo passando da imprese che pagavano le tasse agli Stati, a Stati che pagano le tasse alle imprese per convincerle a stabilire attività sul loro territorio». Tutte queste dimensioni della globalizzazione, indotta dalla tecnologia, dalle ricchezze e dalle dinamiche demografiche, sfuggono oggi ad un controllo democratico perché gli Stati nazionali,
generalmente identificati con il meccanismo democratico, non hanno gli strumenti per controllare i fenomeni su scala globale. Non a caso, in un lucido editoriale apparso su Il Sole 24 ore, Domenico Siniscalco ha osservato: «In realtà esistono alcune istituzioni almeno parzialmente preposte alla governance globale, come la Banca mondiale, il Fondo monetario, la stessa Unione Europea, ma queste istituzioni sono storicamente caratterizzate da un deficit di democrazia e sono percepite come politicamente irresponsabili. Per essere chiari, in ogni contesto democratico, se si è insoddisfatti, si può rimuovere il capo del Governo o il sindaco. Ma non si sa come scegliere, né cambiare i responsabili delle istituzioni internazionali, né si sa chi sia (o se ci sia) il responsabile politico dell'alimentazione insicura o delle migrazioni incontrollate». Dunque, un bisogno di diritto, un bisogno di democrazia e - ancora - un bisogno di politica.
Può parere paradossale che siano il Papa e alcuni vescovi italiani, a sottolineare questa esigenza. È giudizio comune che l'attuale processo di globalizzazione, in particolare nell'ambito economico, finanziario e tecnologico, si configuri come profondamente ambiguo, perché, mentre avvicina e unisce tra loro i popoli, genera e alimenta inevitabili emarginazioni, con una vera e propria esclusione dei più poveri. Ed è giudizio altrettanto acquisito che la globalizzazione esige di essere governata. Da chi, se non dall'uomo stesso, chiamato a non subire i processi della storia ma a gestirla? Diciamo la verità, ha il suono di un brano della teologia della liberazione, invece si tratta dell'incipit del paragrafo 5 del testo predisposto dai vescovi della Liguria con il titolo «Diamo una speranza ai giovani della terra».
Una richiesta di più politica - finalmente, sono tentato di dire -, di governabilità, di regole condivise, quasi un ritorno al primato della politica nei rapporti internazionali e soprattutto nel rapporto tra nord e sud. Del resto è davvero pensabile una nuova Bretton Woods senza un ritorno della politica nella cabina di regia, senza una rinnovata capacità di ricollegare gli Stati nazionali agli organismi internazionali? Voglio leggere in quest'ottica l'appassionata difesa che il ministro Ruggiero ha fatto ieri sera in quest'aula del ruolo e delle trasformazioni in tal senso già intervenute in seno all'Organizzazione mondiale del commercio. Come non cogliere il fatto che la politica è richiesta soprattutto dopo le disaffezioni e gli abbandoni delle nuove generazioni? Che dire! Si evince l'impressione di imprescindibilità dei temi in agenda a Genova - sui quali i Capi di Stato d'occidente faranno bene ad affaticarsi e decidere -, come pure l'esigenza di guardare oltre il movimento di protesta per vedere più a fondo, per esorcizzare la violenza in nome dei medesimi principi fondativi, per mostrare l'inutilità controproducente delle manifestazioni luddistiche.
Nel rigoroso rispetto di una posizione bipartisan intendiamo additare una strada al Governo, una strada di crescita, di sviluppo, di innovazione, ma anche - cito il cardinale Tettamanzi - di globalizzazione della solidarietà.
Nella passata legislatura questo Parlamento ha varato con due sole voci di dissenso la legge per la remissione del debito estero ai paesi poveri fortemente indebitati, dodicimila miliardi da scontare entro tre anni. Si tratta di continuare su questa strada facendo giocare al nostro esecutivo un meritevole ruolo di locomotiva rispetto ai partner industrialmente avanzati. Avendo la fortuna di essere stato il relatore della legge, penso di poter dire che si tratta di andare oltre il debito. Fu allora presentato in Senato dal senatore Tarolli - membro della parte politica che allora stava all'opposizione ed oggi è maggioranza - un progetto di legge che, a partire dalla realtà del debito, si proponeva di costituire un fondo in grado di incidere in maniera meno limitata ed episodica sui meccanismi dell'indebitamento. È un compito al quale - credo - sia possibile, utile e financo meritorio lavorare nel nuovo Parlamento, con qualche respiro riformatore, con una qualche immaginazione istituzionale.
In primo luogo, credo vi sia una forte istanza, e le mozioni la richiamano, di rafforzamento e di democratizzazione dell'ONU. Sono posizioni diffuse nel nostro paese, non soltanto in circoli specialistici, sono diffuse in una pubblica opinione più attenta e partecipe di quanto talvolta siamo condotti a supporre; sono diffuse in un associazionismo che esalta l'intelligenza della propria mission; si pensi ad esempio alle posizioni del professor Papisca. Vi è un'istanza ecologica e credo che il fallimento della Conferenza de l'Aia non debba mettere il silenziatore come abbiamo concordato sugli accordi di Kyoto.
Da ultimo il giudizio sull'istituzione della cosiddetta Tobin tax; l'obiezione più diffusa a questa tassa, riecheggiata stamani in quest'aula anche dai banchi del Governo, è che essa sia impraticabile perché dovrebbe essere adottata da tutti i paesi del mondo per garantire controlli sicuri. Quel che è certo è che una reale sperimentazione non c'è mai stata; vorrei tuttavia segnalare - è notizia comparsa su Le Monde del 29 giugno - che il Governo belga ha intenzione di mettere il tema della Tobin tax all'ordine del giorno di una delle prossime riunioni dell'Ecofin (il tavolo dei ministri finanziari dell'Unione europea). È un confronto quanto meno da continuare.
PRESIDENTE. Onorevole Bianchi, si avvii a concludere.
GIOVANNI BIANCHI. La globalizzazione è vissuta in quest'aula come una sorta di terra delle promesse che garantisca maggiore prosperità per tutti i paesi della terra. Nel frattempo i quattro quinti della popolazione mondiale sono al di sotto della soglia della povertà, alcuni pesantemente.
Vi è un intero continente come l'Africa perennemente sul punto di vedere la propria popolazione estinta dai suoi numerosi demoni endemici che si chiamano AIDS, fame, guerre, carestie. Qui, drammaticamente si colloca il problema dei farmaci non soltanto per la posizione emblematica assunta dal Sudafrica. Non ci sfugge il rapporto tra ricerca, investimenti e quindi azionariato ma, può l'umanità globalizzata assistere alla morte di un continente? Il nostro dovere, il dovere di uomini politici, di responsabili a vario titolo e di posizioni diverse, di reggitori di uno Stato laico e democratico è quello di dare alla politica gli strumenti per rispondere, in termini appropriati, alla sfida dei tempi, sapendo che solo il binomio democrazia e sviluppo sostenibile può sconfiggere la logica, non di rado preparatoria, che fin qui ha presieduto ai destini della globalizzazione e dando probabilmente ragione a chi sostiene che dalle secche della globalizzazione si può uscire con un più di globalizzazione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti, al quale ricordo che ha a disposizione otto minuti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, colleghi, la vigilia della riunione del G8 a Genova è vissuta con grande preoccupazione che non può non essere almeno in parte condivisa, visto ciò che è accaduto in passato in altri paesi. Questi vertici internazionali sono infatti divenuti occasione per aperte contestazioni che coinvolgono soprattutto, ma non solo, i giovani. I timori che si possano verificare, oltre a manifestazioni pacifiche, scontri e violenze sono purtroppo fondati.
Il modo in cui il Governo predisporrà azioni di dissuasione, di prevenzione, e se del caso, di contrasto è assai rilevante. Non sottovalutiamo il movimento che, con un paragone fatto con lo stile di un famoso pugile nero, «vola come una farfalla e punge come un'ape». Raccomando al Presidente del Consiglio e, in particolare, al ministro dell'interno di dare precise direttive, al fine di isolare i gruppi violenti, evitare di coinvolgere la gran massa dei dimostranti.
Lo spirito migliore per affrontare l'appuntamento di Genova è quello di considerare
il movimento che si prepara alla protesta, almeno nelle sue più autentiche componenti, non come un nemico ma come un interlocutore. Il confronto sui temi in agenda al G8, anche in questo nostro dibattito parlamentare, ha tenuto conto delle istanze portate avanti da quello che è ormai chiamato il popolo di Seattle. Tutti riconoscono che molti dei temi sollevati dalla protesta hanno fondamento. Lo stesso Presidente del Consiglio, l'onorevole Berlusconi - cosa piuttosto poco credibile per un Capo di Governo ancorato a destra - è arrivato persino dire, a Göteborg, nella metà dello scorso maggio, «noi proponiamo ciò che chiedono gli stessi manifestanti». Il Governo si è attivato per cercare di creare canali di comunicazione con gli organizzatori e le organizzazioni della protesta.
Nel dibattito che si è svolto, l'onorevole Intini ha ricordato come le lotte del movimento socialista si siano caratterizzate per contrastare gli aspetti più umilianti, più inumani, più brutali che apparivano agli albori del capitalismo.
L'onorevole Intini ha fatto anche un parallelo tra la protesta di oggi, quella del popolo di Seattle, e quella di ieri, costituita dai movimenti del 1968. Ansia di giustizia sociale, innanzitutto, tra il nord e il sud del mondo; aspirazioni di pace, forte coscienza delle grandi questioni ambientali, avversione ai poteri che sembrano tutelare soltanto il proprio potere, si intrecciano con un filone antagonista al capitalismo che è piuttosto antico. Nella rivista Limes che al fenomeno ha dedicato un interessante quaderno si è osservato: «è curioso che i movimenti no-global, così alcuni popoli di Seattle preferiscono definirsi, soprattutto in America, aspirino a rappresentare il globo e a ramificarvi la propria rete non solo virtuale, Internet. In questo senso sono più globali dei globalisti, tanto che molti non si dipingono più come anti globali, semmai come fautori di una globalizzazione buona.
Ormai nell'opinione pubblica internazionale cresce la consapevolezza dei tremendi squilibri che esistono nel pianeta, della più assoluta miseria che colpisce la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, dello stridente contrasto tra il nord e il sud del mondo, ma anche della sempre più forte concentrazione della ricchezza che ha di fronte l'estensione delle nuove e delle vecchie povertà negli stessi paesi sviluppati. Di fronte a questo stato di cose, i cosiddetti grandi della terra non possono evitare di assumersi le proprie responsabilità».
Concordiamo con il monito espresso dal Capo dello Stato Ciampi sui rischi della globalizzazione e sulla predisposizione dei mezzi per affrontarli. Nella mozione Burlando ed altri n. 1-00008 si individuano con precisione alcuni degli obiettivi, - ne cito solo alcuni - che devono essere alla base dell'iniziativa del G8, per contribuire ad arrivare ad una globalizzazione sociale e solidale che trovi concreta attuazione nella cancellazione dei debiti dei paesi, nella protezione ambientale, nella creazione di un fondo per combattere il flagello rappresentato da gravissime malattie, nella ratifica del Protocollo di Kyoto, nel contrastare lo sfruttamento dei minori e la discriminazione nel lavoro. Si tratta di programmi che richiedono iniziative ma anche risorse. L'obiettivo di riservare alla cooperazione lo 0,7 per cento del PIL deve diventare un impegno da seguire rigorosamente.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa piattaforma - ed è l'interrogativo che abbiamo ascoltato anche nel dibattito dell'Assemblea - può essere alla base di un impegno comune dell'Italia attraverso una larga convergenza in Parlamento tra maggioranza e opposizione?
Abbiamo più volte detto, come socialisti e come Ulivo - lo ha detto anche Francesco Rutelli -, che la nostra opposizione puntuale ed intransigente non contrasta, in linea di principio, con la ricerca di punti di convergenza nella politica estera, che è solitamente nelle democrazie caratterizzate dall'alternanza sul terreno bipartisan.
In questa direzione siamo rivolti...
PRESIDENTE. Onorevole Villetti, la invito a concludere.
ROBERTO VILLETTI. Purtroppo non ci hanno certo incoraggiato le iniziali incertezze della nuova maggioranza sulla ratifica del Protocollo di Kyoto, né le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri che avrebbe voluto addossare alla precedente maggioranza eventuali situazioni di crisi a Genova, né alcune tendenze affiorate che vorrebbero appiattire la posizione italiana su quella della nuova amministrazione americana, con un evidente allontanamento delle posizioni prevalenti in Europa.
Tuttavia, e concludo, il nuovo ministro degli affari esteri Renato Ruggiero, di cui conosciamo le doti di equilibrio dimostrate soprattutto alla guida dell'Organizzazione mondiale del commercio, ha manifestato la volontà di assicurare una continuità alla politica estera italiana. Speriamo che il Governo nel suo insieme vorrà seguire questa via maestra. Non mancano però seri e gravi dubbi che ciò avvenga senza contraddizioni. Noi, comunque, terremo la rotta seguita dai precedenti governi di centrosinistra, che talvolta, anche con un consenso quasi unanime, hanno dato all'Italia una politica europea, atlantica ed internazionale largamente apprezzata ed efficace (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè, al quale ricordo che ha dieci minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, nell'introdurre il mio breve intervento - che segue la mozione presentata ieri sera dalla Casa delle libertà - vorrei ringraziare coloro che sono intervenuti a conclusione del dibattito di ieri sera. Vorrei ringraziare il ministro Ruggiero, il quale ha dato ampia assicurazione a quest'Assemblea anche nella specificità di tutti i temi portati all'attenzione del Governo e del Parlamento su tutte le mozioni presentate. Vorrei ringraziare anche gli altri rappresentanti del Governo che stamattina hanno, con la stessa puntualità e con la stessa intelligenza, sottolineato gli aspetti positivi ed anche quelli non condivisibili come impegni da prendersi, come il ministro onorevole Matteoli e il sottosegretario Vegas. È un ringraziamento dovuto perché abbiamo sentito in questo inizio di dibattito come vi sia la necessità di più politica nel condurre verso fini, anche nobili, il mondo economico, la globalizzazione dell'economia e della conoscenza. Infatti, che l'economia fosse globalizzata non è una scoperta degli ultimi anni, ma che la conoscenza diventi globalizzata attraverso nuove tecnologie e che quindi moltiplichi gli effetti economici delle scoperte e delle intelligenti avventure economiche, questo sì, è un fatto nuovo.
Qualche parola per rendere edotta l'Assemblea in merito ad una delle mozioni che ci apprestiamo a votare e sulla quale noi ci impegniamo con un voto certamente positivo, quello della maggioranza. Mi sembra che mai in quest'aula - almeno nell'ultima legislatura, appena conclusa - si sia discusso così a lungo e così approfonditamente delle linee di politica estera che il nostro Governo si apprestava a proporre ad un vertice internazionale: tutti dobbiamo prenderne atto e ringraziare per questo il ministro degli affari esteri e il Presidente del Consiglio per il loro impegno. Infatti, nessun altro ministro degli esteri - nell'ultima legislatura, in tre governi che hanno preceduto questo Governo Berlusconi - ha mai avuto la cortesia e l'amabilità di venire, prima di un vertice, a prendere impegni importanti e fondamentali non solo per il prestigio del nostro paese, non solo per la cultura e la tradizione anche in politica estera dell'Italia, ma anche per il bene del G8 e dei paesi che non ne fanno parte.
Quali sono i punti all'ordine del giorno che il nostro Governo ha inserito nell'agenda del G8? Certamente la lotta contro la povertà, la ricerca di risorse per combattere il flagello delle malattie endemiche e dell'AIDS, la cancellazione da parte di tutti i componenti del G8 del debito dei paesi più poveri e, contemporaneamente - perché non ci vogliamo
fermare a questo - la ricerca di politiche che assicurino lo sviluppo sostenibile di quei paesi. E lo vogliamo fare certamente non da soli, non pensando che il G8 sia fatto esclusivamente da queste nazioni, ma coinvolgendo con dei fatti e non solo con delle teorie, anche paesi che oggi non ne fanno parte.
Allora, il buon esempio, anche in politica estera, paga e la posizione di questo Governo va su questa linea di affermazione di principi e, contemporaneamente, dello sviluppo di azioni di fatto. Mi riferisco agli annunci fatti ieri dal ministro Ruggiero di un incontro a Roma del Presidente Berlusconi prima del G8 con personalità di indubbio prestigio morale sul tema dello sviluppo dell'ambiente e dell'apertura importante che farà il Presidente della Repubblica al G8 con i paesi del G8, con i presidenti di Algeria, Nigeria, Sudafrica, Mali e Bangladesh che non rappresentano esclusivamente la loro nazione ma rappresentano gran parte, anzi, la quasi totalità dei paesi poveri o in via di sviluppo. Sono fatti ed impegni politici che questo Governo prende in questo Parlamento, già in atto e che sta costruendo per il prosieguo dell'utilità generale, dell'utilità globale del G8.
Ed insieme ai partner europei, ci è stato detto da alcuni colleghi della minoranza, che c'è un deficit dell'azione del nostro Governo nei confronti dei paesi europei. Insieme ai paesi europei chiediamo - e ieri sera ci è stato confermato l'assenso da parte del ministro degli esteri Ruggiero - che il nostro Governo si impegni, nelle sedi istituzionali, a trovare, ricercare con i partner, gli appropriati principi e regole universalmente riconosciuti, al fine di consentire un corretto ed equo gioco del mercato, dell'economia, della finanza ma anche del lavoro - e di ciò ringrazio il ministro Ruggiero per averlo ricordato nel corso della sua replica.
Chiediamo l'impegno del Governo, con i partner europei, a favorire un più efficace contributo di quelle organizzazioni non governative in queste sedi di discussione ed anche nell'appropriato sviluppo dei progetti che i paesi del G8 mettono in campo per i paesi in via di sviluppo.
È un impegno del nostro Governo e dei paesi europei affinché si possa garantire lo svolgimento degli incontri dei Capi di Stato e di Governo del G8 e fare in modo che questo avvenimento, oggi in Italia e domani nel resto del mondo, possa svolgersi consentendo ai manifestanti e a chi voglia portare un contributo delle organizzazioni non governative di farlo in maniera dignitosa e sincera verso le soluzioni dei problemi.
Purtroppo, però, dobbiamo prendere atto - io lo faccio con grande rammarico - che non è stato possibile ricostruire una risoluzione unitaria di questo Parlamento. Su questi temi, come su quelli riguardanti la ratifica del Protocollo di Kyoto - che è già una dichiarazione impegnativa del Governo con la sessione di Göteborg di qualche mese fa - ciò non è stato possibile (e me ne dolgo) perché su questi temi che ho citato, e su altri che citeranno altri colleghi della Casa delle libertà, in molte mozioni ci sono, non solo lo spirito, ma anche, in alcuni aspetti letterali, proposizioni simili.
È un'occasione che questo Parlamento ha perso. Grazie all'impegno del Governo, per la prima volta in questi ultimi anni, si parla di politica estera - lo ripeto, si parla di politica estera - prima di affrontare un importante vertice. Sappiamo tutti che dopo il vertice di Genova, grazie agli impegni che tutti noi conferiamo al Governo italiano, il prossimo vertice del G8 comunque sarà diverso, per una maggiore partecipazione di altri paesi che non fanno parte oggi del G8, per un ascolto dei paesi non industrializzati ancora in via di sviluppo; prima, durante e anche mentre si svolgeranno i lavori del G8, da Genova in poi molte cose cambieranno, grazie all'azione del nostro Governo e siamo certi che con il voto sulla nostra mozione, ma anche con l'astensione sulle mozioni che in questi punti riconoscono la possibilità delle affermazioni dei rappresentanti del Governo di ieri sera e di questa mattina, l'azione e il prestigio del nostro Governo riusciranno a far sì che Genova sarà
ricordata non solo - permettetemi di dirlo - per gli aspetti giornalistici del popolo di Seattle, ma anche, e molto di più, dal punto di vista della politica estera e diplomatica di tutta Europa - e spero di tutto il mondo - per la forza che questo Parlamento darà all'azione del Governo per cambiare e condurre in maniera più dignitosa gli aspetti della globalizzazione nella riunione del G8 (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD-CDU Biancofiore e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio, al quale ricordo che ha cinque minuti a disposizione. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, signori ministri rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, si è svolto in questi due giorni il primo ampio dibattito politico della nuova legislatura dopo il voto di fiducia al nuovo Governo.
È significativo - lo abbiamo promosso non a caso - che riguardi anche questioni ambientali in un'ottica internazionale ed è significativo che sul Protocollo di Kyoto i toni e gli argomenti siano spesso stati comuni a tutti i gruppi e a tutta l'Assemblea, confermando i voti unitari nella precedente legislatura. Apprezziamo, in tal senso, che il Governo abbia espresso parere favorevole sul testo della mozione presentata ieri sera in Assemblea con l'intervento del ministro Ruggiero e questa mattina con l'intervento del ministro Matteoli.
L'Italia continua ad assegnare valore cogente al Protocollo di Kyoto, e questo è positivo. La presentazione della mozione da parte nostra, da parte di circa 100 deputati e deputate dell'ex maggioranza di centrosinistra, è stata un gesto di responsabilità, un passaggio di testimone alla nuova maggioranza nel segno della continuità del ruolo e degli indirizzi dell'Italia per la drastica riduzione delle emissioni di gas serra. Il ministro Ruggiero lo ha colto senza reticenze e senza iattanza. Gliene diamo atto. Il fatto che il Governo consideri propri i tre impegni contenuti nella mozione supera, nella sede più autorevole e rappresentativa, titubanze ed ambiguità che hanno caratterizzato alcune dichiarazioni anche del Presidente del Consiglio nei giorni precedenti il vertice di Göteborg.
Il voto che si determinerà è, però, un voto politico, non un voto tecnico o istituzionale; e su questo vorrei brevemente richiamare l'attenzione. Il nuovo Governo, nella nuova legislatura, assume un indirizzo che non sarà semplice né scontato mantenere, almeno per tre ragioni.
La prima verifica vi sarà già a Genova. So che lei, ministro Ruggiero, sta già seguendo la preparazione del comunicato finale, il cui testo influirà sullo svolgimento delle manifestazioni e sul clima che si creerà a Genova. Lei è in grado, oggi, di rassicurarci sul fatto che ci sarà scritto esattamente quello che siamo riusciti a far scrivere al ministro dell'ambiente americano della nuova amministrazione Bush a Trieste, nel meeting preparatorio? Ha presente la frase - che in quella sede venne scritta - che sanciva un impegno sull'integrità ambientale del Protocollo di Kyoto sottoscritto anche dagli Stati Uniti?
Il voto di oggi è politico perché implica una battaglia aperta, limpida e risoluta contro le posizioni che dopo Trieste ha preso l'amministrazione americana. Seppellire Kyoto non si deve e non si può. Ed a Genova non può avvenire un gioco delle parti. Noi non vorremmo che qualcuno pensasse, in quest'aula e nella maggioranza, mi auguro non nel Governo, che il Giappone ci tolga le castagne dal fuoco e che, dietro l'opposizione acquiescente agli americani di altri paesi del cosiddetto umbrella group, sia possibile seppellire quel protocollo.
L'impegno che prendiamo qui oggi è un altro. Dopo quattro anni di negoziati, sperimentazioni, atti connessi su scala comunitaria - penso al sesto programma d'azione dell'Unione europea, che è diverso dal protocollo di Kyoto, ed alle scelte conseguenti di comuni e regioni nel nostro paese - quel protocollo per noi è un impegno.
Il secondo punto politico riguarda la ratifica entro ottobre, come ha spiegato il
ministro Matteoli. L'Unione Europea ci dirà come ratificare; se ratificare lo abbiamo già deciso e oggi ribadiamo tale decisione. A Bonn e a Marrakech, alla VII conferenza delle parti, questa sarà la nostra posizione e questa resterà fino a Johannesburg e alla Conferenza Rio + 10. Ovviamente, non sottovaluto la lucida e consapevole volontà politica espressa da Bush: tentare di ridurre le emissioni abbandonando il metodo degli accordi sottoscritti a Kyoto. Non sottovaluto nemmeno la relativa forza di alcuni argomenti. Il punto è, però, l'impegno nostro di considerare già vincolante il protocollo e di considerare un'opportunità per l'economia italiana ed europea la sua approvazione.
Terzo punto di impegno. Ministro Ruggiero, le chiedo al riguardo una particolare attenzione. Lei qui prende un impegno per tutto il Governo, non solo per la nostra politica estera. La pregherei di verificare la manovra dei cosiddetti 100 giorni. La cosiddetta Tremonti-bis ha gli obiettivi noti di sostenere gli investimenti: quali investimenti? Se gli impianti sono desueti, inquinanti, se i consumi elettrici crescono senza modifiche nell'offerta di energia, che cosa accade rispetto all'impegno di ridurre i gas serra? Si dice: padroni in casa propria. A tutti piace esserlo. Ma se le manutenzioni non risparmiano energia, non eliminano sprechi di risorse, non riducono il rischio sismico, che cosa accade rispetto all'impegno di ridurre le emissioni? La cooperazione allo sviluppo va aumentata ed ogni accordo deve ormai contabilizzare lo scambio di notizie sulla riduzione delle emissioni di gas serra. In particolare, visto che state predisponendo il documento di programmazione economico-finanziaria, anche lì noi vorremmo verificare che ci sia coerenza con l'impegno di considerare vincolante ed impegnativo il protocollo di Kyoto.
Insomma, ed ho concluso, questo voto ci impegna sulle politiche nazionali; abbiamo il timore e qualche fondata sensazione che vi apprestiate a smentirlo sul fisco, sull'energia, sui trasporti. Sarebbe una contraddizione ed un errore che cercheremo di impedire (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lolli, al quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, signori ministri, in questi giorni abbiamo assistito ad un dibattito molto interessante sugli effetti della globalizzazione. Con argomenti diversi, anche da punti di vista diversi, mi pare che tutti si siano mostrati preoccupati dei rischi di politiche liberiste non sottoposte a regole ed a controlli. Tutti hanno riconosciuto che siamo di fronte a fenomeni inediti rispetto ai quali gli strumenti tradizionali nelle mani degli Stati nazionali e degli organi sovranazionali si mostrano inefficaci. Tutti ritengono in questa sede che si tratta di percorrere anche strade nuove e tutti riconosciamo l'obbligo morale di cercare di intervenire su questi fenomeni. Però, comincio a vedere un rischio che ci riguarda tutti quanti: il rischio, dopo anni di disattenzione, di ridurre tutta questa complessa vicenda ad un esercizio retorico, di parlarne molto ma di fermarsi sempre sulla soglia dell'individuazione di strumenti e di misure concrete.
La Tobin tax rappresenta un'azione concreta, il tentativo di introdurre regole ragionevoli.
Ho ascoltato alcune obiezioni; qui nessuno è così ingenuo da pensare che si debbano mettere limiti, obblighi, ai mercati finanziari per bloccarli; qui si tratta solo di vedere come sia possibile intervenire sugli effetti perversi dei meccanismi di liberalizzazione dei mercati finanziari e come sia possibile intervenire esattamente sul terreno in cui questi effetti appaiono più macroscopici e devastanti. Sono state già ricordate le dimensioni del fenomeno: 18 mila miliardi di dollari al giorno, una cifra immensamente superiore ai bilanci degli Stati, immensamente superiore al commercio di merci e di servizi, immensamente superiore anche alle riserve valutarie
delle banche centrali, con la conseguenza che le manovre speculative arrivano (e sono già arrivate) e colpiscono selettivamente i paesi più deboli, con effetti devastanti sui cittadini più deboli e più indifesi.
La Tobin tax non risolve le suddette questioni; non è la soluzione di questi problemi, ma è una soluzione possibile, naturalmente insieme ad altre misure: la riforma del Fondo monetario internazionale, la riforma della Banca mondiale, iniziative più ampie e più complesse per quanto riguarda la riduzione del debito dei paesi poveri.
È ovvio, nessuno di noi è così ingenuo da non pensare che si tratti di una misura da prendere a livello internazionale e siamo tutti convinti che debba essere una misura limitata e selettiva. D'altra parte, limitata e selettiva che sia, interviene su un volume finanziario così ampio che le risorse che si determinerebbero sarebbero comunque molto, ma molto superiori agli stanziamenti e alle risorse a disposizione delle Nazioni Unite per intervenire nella lotta contro la povertà o a favore dello sviluppo dei paesi più poveri.
Ho ascoltato gli argomenti tecnici che sono stati qui portati dal sottosegretario, argomenti molto complessi, probabilmente, certamente anche ragionevoli; vorrei però invitarvi a leggere bene la mozione che noi vi proponiamo: chiediamo semplicemente che il Governo si impegni a promuovere un'iniziativa internazionale, non solo a livello della Comunità europea, collegandosi ad iniziative che altri Parlamenti di altri paesi stanno prendendo, perché si possano studiare e certamente valutare anche gli aspetti tecnici della vicenda, perché si possa studiare come muoversi lungo questa direzione.
Credo che, se rifiutassimo di assumere anche questa iniziativa, ragionevole e limitata, non avremmo molti altri argomenti da proporre; non solo a quelle tante persone che andranno a Genova per manifestare pacificamente, perché sono preoccupati degli effetti della politica della globalizzazione, ma anche ai molti, che magari a Genova non andranno, che rimarranno a casa, ma che sono ugualmente preoccupati degli effetti possibili della globalizzazione e si aspettano da noi almeno il tentativo di dare una risposta concreta a questi problemi. La Tobin tax è un'azione concreta e possibile. Per questo vi invitiamo a votare a favore della nostra mozione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, signor ministro degli affari esteri, rappresentanti del Governo e colleghi, credo che siamo tutti consapevoli - e l'ampia partecipazione di oggi lo dimostra - dell'importanza di questo dibattito. Soltanto fino a poche settimane fa della questione dell'appuntamento del G8 si parlava quasi esclusivamente come di un potenziale problema di ordine pubblico; oggi, del G8, si parla come di una questione fondamentale di politica internazionale mettendo all'ordine del giorno i principali problemi transnazionali, i principali problemi mondiali. Credo che, senza arroganza, noi, gruppi parlamentari del centrosinistra, dell'Ulivo, possiamo rivendicare, pacatamente, il merito di avere assunto l'iniziativa di dare priorità parlamentare al tema del G8, alla questione del protocollo di Kyoto, alla proposta della Tobin tax di cui, così puntualmente, ha parlato poco fa il collega Lolli. Devo anche riconoscere, positivamente, che in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, da parte dei capigruppo del centrodestra c'è stata un'ampia disponibilità a dare priorità parlamentare a queste iniziative da noi assunte. Lo registro come un momento positivo di confronto e di dialogo.
Tra pochi minuti, Presidente e colleghi, noi realizzeremmo qui - sia pure con posizioni differenziate -, il massimo di convergenza possibile, su questi temi, in questa fase politica. Del resto questo Parlamento ha una tradizione - che risale, se non sbaglio, almeno al 1977 - di costruzione, nei limiti del possibile, di ampie
convergenze in materia di politica estera, al di là delle legittime e fisiologiche contrapposizioni politiche, di volta in volta presentatesi, tra maggioranza ed opposizione. Il collega Volontè si è lamentato che questa convergenza non sia potuta arrivare a livelli più elevati, ma rendiamoci anche tutti conto che sono trascorse solo poche settimane da una campagna elettorale di scontro frontale, di aspro scontro politico tra centrodestra e centrosinistra e che l'aver dato priorità a questi temi, oggi, in Parlamento è merito dell'iniziativa dell'Ulivo ma è merito anche di tutto il Parlamento. Debbo riconoscere, al di là dei giudizi critici che ha espresso su alcuni punti delle nostre mozioni, il ruolo positivo che il ministro degli esteri Ruggiero ha svolto in questa delicata e difficile fase del nostro paese.
Mi rivolgo ora ai presidenti di gruppo della maggioranza, a tutti ovviamente, e anche al Presidente della Camera. Dopo che avremo indicato, fra pochi minuti, al Governo gli indirizzi politici, sarà necessario passare alla fase 2 su questo argomento, ed assumere un altro tipo di iniziativa parlamentare. Dovremo arrivare rapidamente, prima dell'appuntamento di Genova, a promuovere una forma di confronto e di dialogo tra le forze politiche parlamentari ed i rappresentanti del Genoa Social Forum con i quali il Governo ha già intessuto un momento di confronto e di dialogo, e di questo gli do atto. La questione è già stata informalmente posta dal Presidente della Camera in sede di Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari.
Signor Presidente, colleghi, ora dobbiamo, votate le mozioni, assumere un'iniziativa autonoma come Parlamento per individuare la sede politica più opportuna al fine di realizzare in tempi rapidi il confronto tra i presidenti dei gruppi parlamentari ed i rappresentanti del Genoa Social Forum, in modo da realizzare una forma, per così dire, di parlamentarizzazione di quel dialogo, di quel confronto che già si è svolto in qualche misura, con il Governo.
Si tratta di un compito che è inedito per il Parlamento, nel quale non si è mai cimentato nel passato, salvo nella sede delle audizioni informali che si svolgono in commissione o in sede di indagine conoscitiva.
Signor Presidente, colleghi, dobbiamo realizzare tempestivamente una forma di dialogo e di confronto tutto politico, in modo tale che i timori, le preoccupazioni che erano prevalsi nella fase iniziale di queste discussioni possano veramente essere relegati come extrema ratio - o come estrema preoccupazione, che comunque può esservi in momenti di così ampia rilevanza internazionale e partecipazione popolare - ed il dialogo politico-parlamentare tra Parlamento e realtà sociale esterna possa realizzarsi positivamente. È un compito che con grande rispetto, vorrei dire delicatamente, affido anche al Presidente della Camera e, ancora prima, a tutti noi come forze politiche parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, il mio intervento sarà breve in quanto il mio gruppo ha già esposto ampiamente le sue posizioni nel corso della discussione sulle linee generali. I Comunisti italiani hanno sottoscritto la mozione dell'Ulivo perché essa pone degli elementi importanti, seri, di analisi e precisa obiettivi altrettanto importanti, molti concreti e chiari. Essa rimanda alla necessità di approfondire una ricerca sulle questioni strategiche che questa fase della globalizzazione impone; per fare ciò c'è bisogno di discutere, di ragionare, e credo che questa mozione rappresenti realmente la necessità di ricerca e di approfondimento.
Inoltre, abbiamo sottoscritto, e voteremo a favore sulla mozione perché riporta anche alla politica la responsabilità delle scelte: la politica dei G8 - ma direi soprattutto dei non G8 -, la politica dei governi - ma direi soprattutto la politica
dei parlamenti -, la politica, che troppo spesso è stata in questi anni asservita alla grammatica, alle regole, agli interessi dell'economia.
Quella presentata dall'Ulivo è una mozione molto chiara, che rappresenta una domanda di democrazia e di giustizia che cresce - e che deve crescere - e che rappresenta la necessità di profondi processi riformatori degli istituti finanziari, come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale, ed anche delle sedi decisionali della politica (penso alla riforma del Consiglio di sicurezza dell'ONU). È una mozione coerente; queste posizioni, oggi, le assumiamo come opposizione, ieri le abbiamo difese e sviluppate come maggioranza. Anzi, direi che oggi questo dibattito, ampio ed importante, è anche il frutto di quelle nostre posizioni, di quel percorso su cui abbiamo lavorato come Governo e come Parlamento, nonché di quel rapporto costante tenuto con le associazioni che saranno in piazza proprio a Genova il 21 luglio nel corteo internazionale e che hanno discusso in tutti questi giorni esattamente di tali tematiche.
Il dibattito di ieri e di oggi è stato di fatto governato dalla centralità di questi temi, dalla bussola, cioè, che in questi anni noi come Ulivo, come Governo di centrosinistra abbiamo scelto. Quelle posizioni hanno fatto conoscere il nostro paese, riconoscere il ruolo dell'Italia nelle sedi europee ed internazionali. Hanno costruito relazioni, iniziative, piattaforme su cui ci siamo confrontati in tutti questi anni, ed è per questo che legittimamente interloquiamo con il popolo di Seattle a Genova e con tutte le associazioni di cooperazione internazionale.
Votiamo a favore di questa mozione perché rappresenta un impegno, ieri del Governo, oggi dell'opposizione, su alcune questioni precise - e sottolineo precise - che riguardano il debito. In materia non servono le dichiarazioni di intenti o gli slogan, quali quelli che anche in campagna elettorale l'onorevole Berlusconi è abituato a fare.
Sul debito servono indicazioni precise - tenendo conto delle riflessioni e delle critiche che vi sono state anche all'interno del mondo economico, da parte degli economisti e persino della Banca mondiale - per superare quella che potrebbe essere la trappola di un sistema di redistribuzione sui poveri, quindi di distribuzione di aiuti e di aumento della povertà; nella mozione si prevede proprio questo.
Per quanto riguarda l'ambiente, non servono slogan, ma atti ed impegni precisi, non solo nelle sedi europee ed internazionali, ma anche nei governi locali. Credo che il ministro Ruggiero dovrebbe promuovere un coordinamento con gli assessori della cosiddetta Casa delle libertà nelle regioni da essa governate.
Per quanto riguarda la Tobin tax, non abbiamo mai pensato che sia uno strumento salvifico e tanto meno che sia l'unico strumento per risolvere le contraddizioni spaventose della fase di finanziarizzazione. Tuttavia, si tratta di un atto concreto, di un inizio concreto, di un impegno strategico e, soprattutto, è l'espressione della volontà politica di rappresentare - noi, Italia - l'avanguardia di uno schieramento riformatore; ma è proprio questa parte della mozione che voi ci suggerite di eliminare.
L'altra questione concreta riguarda i diritti sociali. Vi è un nesso imprescindibile fra le scelte di politica economica e finanziaria e le scelte di politica sociale, non solo a livello planetario, ma anche nei singoli paesi. Si tratta di un impegno politico e, anche in questo caso, non servono gli slogan, ma serve dire che in Europa ed in Italia, per parlare di globalizzazione, dobbiamo concretamente difendere il modello di welfare europeo e quello italiano. La difesa della rete di protezione sociale e dei bisogni della riproduzione sociale è un elemento produttivo. Per queste ragioni voteremo a favore di questa mozione ed anche a favore di quelle presentate dai Verdi e da altri esponenti del centrosinistra su Kyoto e sulla Tobin tax. Su queste scelte e su questi obiettivi ci siamo caratterizzati ieri come Governo di centrosinistra ed oggi dall'opposizione ci riconosciamo come Ulivo. Per questo motivo saremo a Genova:
per discutere e per confrontarci anche con le nostre differenze, perché vogliamo rappresentare coerentemente l'impegno che oggi esprimiamo in Parlamento votando a favore della la mozione dell'Ulivo. Per queste ragioni non voteremo né ci asterremo sulla mozione del Polo: il nostro sarà un voto contrario, perché contrario alle premesse e contrario al dispositivo. L'Ulivo e il Polo sono diversi, non solo in campagna elettorale. Siamo contrari proprio perché questo dispositivo e queste premesse sono declamatorie e non cogenti, sono impegni generici, privi di una chiara assunzione di responsabilità. Credo qui stia la vostra difficoltà e pensiamo sia giusto non essere - per così dire - paternalisti, aiutandovi a risolvere le vostre contraddizioni.
Prendiamo atto che su Kyoto l'onorevole Berlusconi ha dovuto fare marcia indietro. Evidentemente tutti quei milioni di voti che - come egli sostiene - lo legittimano a non affrontare il conflitto di interessi non avrebbero potuto non fargli sentire la solitudine e l'isolamento in sede europea. La nostra mozione, quindi, è la mozione dell'Ulivo, ma è anche la mozione dell'Europa, di una Europa che vuole essere non solo una Europa economica ma anche politica, che vuole essere l'Europa dei popoli e dei diritti per i paesi europei e per tutto il mondo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.
DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, credo sia giusto far notare come su un argomento così importante (come tutti sappiamo e come è stato osservato da alcuni colleghi) vi sia una notevole partecipazione dei parlamentari e ringraziare il ministro Ruggiero per aver acconsentito che il dibattito su questo argomento si svolgesse prima dell'incontro di Genova. È una cosa che sembrerebbe banale, scontata e doverosa, purtroppo però non è un'abitudine che nella scorsa legislatura è stato possibile constatare. Invito i colleghi di maggioranza e opposizione che erano presenti anche nella scorsa legislatura a riconoscere che, purtroppo, ci si trovava a discutere di argomenti importanti dopo i vertici e non prima.
Il ministro spesso si è sottratto all'impegno di sottoporre all'attenzione del Parlamento i contenuti dei vertici nei quali avrebbe rappresentato l'Italia e, come Governo, il Parlamento e la sua volontà.
Voglio rivolgere un ulteriore apprezzamento a questo Governo: su questo argomento specifico, che ha molti aspetti delicati e confusi, non si può non notare un atteggiamento equilibrato e la volontà di collaborazione proprio nell'espressione della posizione del Governo sulle mozioni. Il Governo si è rivolto - e noi non ce ne adontiamo, anzi ne siamo molto contenti - non solo alla sua maggioranza, ma anche all'opposizione effettuando, ovunque fosse possibile, aperture sui contenuti proprio al fine di far sì che tutto il Parlamento, se si fossero create le condizioni, potesse con una voce sola, o almeno con un punto di incontro comune, sostenere l'azione dell'Esecutivo nell'incontro di Genova.
In questa azione di equilibrio non si può non notare anche un grande buon senso. Infatti, nei temi riportati nelle mozioni - mi riferisco a tutte le mozioni, includo anche la nostra - vi sono stati, a volte, alcune forzature ed alcuni richiami che si rivelano velleità demagogiche, anche al di là della volontà dei proponenti. Il Governo ha portato allo scoperto desideri, magari condivisibili, ma di difficile praticabilità.
Tra tutti questi vorrei soffermarmi in modo particolare sull'argomento del debito estero. Al riguardo penso che tutti possano ricordare, chi da parlamentare e chi da cittadino - e lo ha fatto molto bene il collega Giovanni Bianchi - come, nella scorsa legislatura, vi sia stato un lungo dibattito con un consenso che possiamo definire unanime. La volontà, da parte del Parlamento italiano e dell'Italia, di fare qualcosa di importante e di significativo
per arrivare alla cancellazione del debito dei paesi più poveri era univoca e indiscutibile. Nello stesso tempo, però, ricordo al collega Giovanni Bianchi che il lungo dibattito che si tenne allora, con la partecipazione attiva del precedente Governo, aveva messo anche in luce come, con il buonsenso, si potessero fare tante cose ma che, al di là di una certa azione, osare di più o fare di più rispetto a ciò che si decise assieme di fare - e, ripeto, era una posizione che fu resa evidente anche dal Governo di allora - avrebbe significato, purtroppo, andare contro la volontà stessa di proporre almeno un abbozzo di soluzione al problema dei paesi poveri. Volere - come qualcuno fa oggi - andare oltre i punti su cui si raccolse il consenso la volta scorsa, non significa forzare la mano all'uno o all'altro, ma significa correre il rischio di non fare gli interessi di quegli stessi paesi per cui si vorrebbe agire.
Su tale argomento è stato molto chiaro l'intervento svolto ieri dal ministro. Egli ha sottolineato come, di fatto, vi siano tre richieste fondamentali: la cancellazione integrale dei crediti della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale; l'estensione del negoziato anche ai paesi a medio reddito; la richiesta di un arbitrato internazionale. Poiché ieri sera il ministro ha svolto il suo intervento in ora avanzata, non tutti i colleghi hanno potuto essere presenti. Vorrei, dunque ripetere le argomentazioni che ci spingono ad insistere nel far riflettere i proponenti di mozioni che toccavano tale argomento, sulla loro volontà e sul da farsi.
Per quanto riguarda la cancellazione integrale, il ministro ha evidenziato come eventuali cancellazioni debitorie totali - non era un'opinione del ministro, ma erano documenti ufficiali pubblicizzati da parte del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale - non solo non eliminerebbero il rischio, per i paesi più poveri, di ricominciare una nuova spirale debitoria, ma, addirittura, renderebbero impossibile (e ricordo che anche il sottosegretario Serri lo disse in Commissione con estrema franchezza) ad altre istituzioni, alla stessa Banca mondiale ed al Fondo monetario, continuare a finanziare con le proprie risorse i programmi di quegli stessi paesi. A questo proposito - ed il provvedimento finale che fu approvato dal Parlamento ne teneva conto - dobbiamo tenere in considerazione che alcuni dei paesi fortemente indebitati si sono trovati in quella posizione anche perché alcuni dei loro governi, non sempre in maniera coscienziosa, hanno utilizzato le risorse.
Il timore che, a quell'epoca, tutti condividemmo era che l'azzeramento del debito, se non controllato e verificato - in altre parole se non accompagnato -, avrebbe potuto significare non una rinascita economica del paese e degli strati più poveri della popolazione, ma - in alcuni casi, per fortuna speravamo e speriamo sparuti - il rilancio delle importazioni di armamenti.
PRESIDENTE. Pregherei i colleghi di spegnere i telefonini, perché, se accesi, producono un risultato che tutti potete ascoltare. Non vorrei che fosse quello del ministro Giovanardi, lo riterrei disdicevole per le istituzioni e per il Governo.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. No, no, non è il mio!
PRESIDENTE. Per favore, vi invito nuovamente a spegnere i telefonini, altrimenti saremo continuamente disturbati.
Prosegua pure, onorevole Rivolta.
DARIO RIVOLTA. Per quanto riguarda l'estensione della cancellazione del debito dei paesi a medio reddito, fu fatto osservare anche ieri come ciò, al di fuori di un contesto internazionale che lo concordi, possa significare un atto anziché di giustizia, di profonda ingiustizia, che finirebbe per penalizzare - naturalmente in modo involontario - proprio quei paesi che sono maggiormente indebitati e che hanno maggiori necessità.
Infine, per quanto riguarda la proposta di un arbitrato internazionale per affrontare questo problema, si chiedeva che
fosse equo e trasparente: tutto ciò è di per sé inaccettabile, perché significherebbe che quanto è stato fatto finora non è stato predisposto da un sistema, da un accordo internazionale giusto, trasparente, ma, soprattutto, equo.
Ho citato e sottolineato soltanto questo punto del debito estero perché, come per gli altri temi che sono previsti nelle varie mozioni, dobbiamo saper distinguere, tutti insieme, tra quello che sarebbe il nostro desiderio più profondo, condiviso a livello umano e umanitario da tutti, e le vie veramente praticabili.
Proprio per questi motivi e partendo dal presupposto che tutti insieme con grande senso di responsabilità si debba cercare di ottenere il massimo dell'ottenibile, ma sapendo che, purtroppo, non tutto è ottenibile, ritengo che i firmatari di alcune mozioni debbano tenerne conto e valutare se non sia possibile modificarle in parte, acconsentendo alla proposta venuta dal Governo di salvaguardare alcuni punti non solo condivisibili - come lo potrebbero essere anche altri - ma, soprattutto, fattibili.
Voglio chiudere questo intervento esprimendo una piccola preoccupazione, che mi è derivata dall'ascoltare le parole del collega Mantovani del gruppo di Rifondazione comunista, il quale ha citato - in un modo direi del tutto innocente - come per potersi fare sentire dai media sia, forse, necessario (non lo auspicava, ma lo citava) essere in una situazione in cui si debbano lanciare i sassi.
RAMON MANTOVANI. Non è vero!
DARIO RIVOLTA. Credo che l'onorevole Mantovani non invitasse affatto a lanciare i sassi, anzi lui stesso aveva premesso che la manifestazione sarà pacifica.
RAMON MANTOVANI. È colpa dei mass media!
DARIO RIVOLTA. Tuttavia, a fronte di queste sue parole mi sento di esprimere una preoccupazione che spero verrà velocemente fugata, magari dallo stesso collega: alcuni avvenimenti svoltisi in questi giorni, certe dimostrazioni, certi atti, le prove per la manifestazione che i giornali hanno riferito essersi tenute a Milano, ebbene davanti a queste parole o preoccupazioni del collega Mantovani, quegli atti dimostrativi, le prove generali della manifestazione che simulava anche scontri con la polizia, non vorrei che possano assumere un significato diverso da quello che fino a questo momento ero stato portato a dare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, la prossimità della pausa meridiana impone, a questo punto, di essere veloci. Ciò nonostante, mi fa piacere ascoltare, da ex deputato dell'opposizione e ora di maggioranza, almeno da una parte dei colleghi dell'attuale opposizione, una presa d'atto della disponibilità al dialogo dimostrata da questa nuova maggioranza e dal Governo. È un segno di responsabilità al quale noi dobbiamo rispondere con altrettanta attenzione e disponibilità, in quanto ritengo che, specialmente su questioni di politica estera, questo sia il modo di agire nonché di proseguire su una strada che, qualche volta, non ci vede sulle stesse posizioni, ma sicuramente con delle convergenze su temi importanti.
Certo non posso dimenticare - e questa sarà la mia unica battuta polemica - alcune dichiarazioni rese nella recente campagna elettorale, nelle quali si affermava che, se avesse vinto il centrodestra, saremmo stati emarginati. Non mi pare che il nostro paese sia emarginato e non soltanto in vista del G8, ma soprattutto per la qualità del dibattito che si è svolto in questi due giorni in quest'aula.
Ritengo che, tutti insieme, stiamo facendo un cammino di maturità. Una maturità che si esprime nell'attenzione da parte della maggioranza e da parte - specialmente in questo caso - del ministro degli affari esteri, verso quelle non dico legittime, ma comprensibili perplessità su alcuni aspetti del G8 o sul metodo, più che
sul G8 stesso, che alcuni grandi della terra possano riunirsi e, quindi, dettare le linee dell'organizzazione mondiale. Per questo motivo ritengo sia stato utile da parte del Governo dimostrare immediatamente una certa apertura, che deve condurre l'esecutivo a discriminare subito fra coloro che vogliono discutere (ed è giusto che si discuta) e coloro che vogliono atti violenti. Con tali soggetti io chiedo che vi sia una chiusura e anche una certa durezza di intervento, al fine di estirpare un metodo di violenza, inaccettabile da parte di tutte le forze politiche.
Certo, abbiamo anche noi qualche perplessità. Difficile non provare diffidenza verso quelle frange che, domenica scorsa, a Milano, hanno addirittura organizzato la preguerriglia dimostrativa ed organizzativa. Mi auguro che sia forte l'intervento su tali vicende che vanno, poi, a distruggere quello che, in positivo, altri gruppi, altre forze politiche, legittimamente vogliono dimostrare, esprimendo legittimamente il loro dissenso.
Ma siamo in dichiarazione di voto, dunque, annuncio, a nome dei colleghi di Alleanza nazionale, il voto favorevole alla mozione Elio Vito ed altri n. 1-00013, sottoscritta per il nostro gruppo dall'onorevole La Russa. Sarà un voto favorevole, soprattutto convinto, in quanto si tratta di una mozione chiara, che indica alcuni impegni che sono non soltanto già compresi, in parte, nel programma di Governo, ma che impongono all'esecutivo, in occasione dei prossimi vertici, di adoperarsi affinchè sia promossa dall'Italia una posizione di apertura verso altre nazioni e soprattutto, un'attenzione maggiore da parte dell'Europa nel suo complesso nei confronti del G8 e dei futuri adempimenti. Noi dobbiamo percorrere questa strada e mi auguro che l'Italia, dal punto di vista della politica estera, sia capace - signor ministro - di fare cose nuove, importanti, al fine di acquisire maggiore visibilità. Come sottolinea il ministro dell'ambiente, la disponibilità che questa mozione esprime nei confronti di un'adesione ai trattati sottoscritti a Kyoto, nei quali si chiede un coinvolgimento degli Stati Uniti, è un altro aspetto che ritengo importante. Non dobbiamo porci in posizioni antitetiche agli Stati Uniti d'America, ma dobbiamo chiedere a quel paese di porre attenzione a tali problematiche, perché i loro diritti sono anche dei doveri, come hanno diritto di potersi espandere anche i nuovi paesi che vogliono affacciarsi legittimamente ed uscire dalla soglia della povertà.
Dunque, preannuncio il voto favorevole a questa mozione, ma occorre prestare attenzione anche alle mozioni di altri gruppi politici. Mi riferisco, significatamente, alla mozione che vede come primo firmatario l'onorevole Burlando, che si caratterizza con delle sottolineature interessanti che assolutamente non vogliamo eludere. Certo, riteniamo che le nostre non siano state, come maggioranza, delle dichiarazioni declamatorie e generiche, ma reputiamo, invece, che siano state precise e ci ha fatto un po' sorridere, poco fa, ascoltare una collega che, anche in questa discussione, è riuscita ad inserire il conflitto di interessi. È proprio con il discorso dell'insalata russa che va bene con tutti i piatti, purché se ne parli! Qui stiamo parlando di cose più serie. Certo, voteremo contro le mozioni che chiedono di annullare il G8 - e che, a mio avviso, sono al di fuori del tempo -, ma ci resta, in conclusione, da fare una constatazione politica della serietà di questo dibattito, di aperture che si sono manifestate.
In sintesi, l'Italia vuole essere protagonista sullo scenario europeo e mondiale. L'Italia, però, deve anche assumersi delle responsabilità! E, permettetemi, colleghi, anche questo Parlamento deve esprimere posizioni e deve assumersi responsabilità, perché noi non vogliamo che su tali temi sia soltanto il Governo a doversi muovere, ma anche questo Parlamento.
Ringrazio il ministro degli affari esteri che oggi pomeriggio verrà in Commissione esteri per presentarci con maggior dettaglio alcune linee programmatiche del Governo; questo è il coinvolgimento che il Parlamento deve avere nei confronti della politica estera del Governo, questo è il nostro compito e il nostro impegno ed è
per questo che annunciamo il voto favorevole sulla mozione Elio Vito ed altri n. 1-00013 da noi sottoscritta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parodi. Ne ha facoltà.
EOLO GIOVANNI PARODI. Signor Presidente, colleghi, al di là dei contenuti del dibattito e delle mozioni, al di là, vi assicuro, dell'informazione genetica di essere genovese, volevo lanciare un appello, un messaggio di tranquillità, di invito ad abbassare i toni terroristici, di garanzia di sicurezza verso i cittadini genovesi, verso i residenti genovesi, verso i tanti anziani che da mesi soffrono la globalizzazione delle paure.
Mi auguro che il Governo ascolti dalle camere di commercio, dalle associazioni dei commercianti ed artigiani, dai professionisti le motivazioni per una maggiore tutela di chi starà a Genova e dovrà - e auguriamoci che non avvengano incidenti - subire qualcosa che non ha l'obbligo di subire. A loro, penso che debba andare, da parte della Camera, l'auspicio di una pacificazione da parte di tutti (Applausi di deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, intervengo per proporre a lei ed all'Assemblea un criterio al quale attenerci per le votazioni. Credo sia utile partire dagli argomenti più specifici per passare poi a quelli più generali; concretamente, quindi, proporrei di iniziare dalle mozioni relative alla Tobin tax, di passare successivamente a quelle relative al protocollo di Kyoto e di lasciare per ultima la questione del vertice G8, perché riassume una posizione più generale sulle questioni politiche.
Mi scusi, signor Presidente, farei anche un'altra proposta, che rimane valida qualunque sia la decisione che lei assumerà, relativa alla votazione della mozione Alfonso Gianni ed altri n. 1-00010, sulla Tobin tax; proporrei ai presentatori una votazione per parti separate, distinguendo la parte motiva dal dispositivo.
FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, intervengo solo per affermare che, secondo noi, c'è un'inesattezza nelle affermazioni dell'onorevole Innocenti; per noi, infatti, le mozioni sul vertice G8 non riassumono il dibattito precedente; se questo non è chiaro, sorgerebbe un problema.
PRESIDENTE. Onorevole Giordano, ne prendo atto.
Se non vi sono obiezioni, procederemo prima alla votazione delle mozioni concernenti la Tobin tax, poi di quelle riguardanti il protocollo di Kyoto, infine di quelle relative al vertice G8.
Avverto che è stata richiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
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