Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 8 del 28/6/2001
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Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 3 maggio 2001, n. 158, recante disposizioni urgenti in materia pensionistica e di ammortizzatori sociali (approvato dal Senato) (1031) (ore 13,09).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge del decreto-legge 3 maggio 2001, n. 158, recante disposizioni urgenti in materia pensionistica e di ammortizzatori sociali.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 1031)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la Commissione speciale per l'esame dei disegni di legge di conversione di decreti-legge si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Antonio Leone, ha facoltà di svolgere la relazione.

ANTONIO LEONE, Relatore. Signor Presidente, l'articolo 1 di questo decreto-legge disciplina tutta la contribuzione relativa ai soggetti già attivi al 31 dicembre 1995, con facoltà di optare per la liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo. Vi è la possibilità - rinviata tra l'altro prima al 2001 poi al 2003 con la finanziaria scorsa - di esercitare l'opzione già a partire dal 1 gennaio 2001.
Il diritto di opzione venne introdotto dal comma 23 dell'articolo 1 della legge n. 335 del 1995, con lo scopo di far accedere al trattamento previdenziale dal 1 gennaio del 2001 chi, avendo almeno 57 anni di età, avesse maturato almeno quindici anni di anzianità contributiva.
L'intervento della finanziaria, così come ricordavo prima, era stato determinato dalla preoccupazione che il meccanismo vigente potesse attribuire ad alcune categorie di lavoratori trattamenti più elevati rispetto a quelli che sarebbero loro spettati con il sistema retributivo e quindi con un conseguente incremento della spesa pensionistica.
Il decreto-legge in esame ripristina la possibilità di opzione alla data già prevista e per prevenire i problemi di carattere finanziario questo decreto, invece di intervenire sul termine per esercitare l'opzione, modifica il sistema di computo degli elementi di calcolo del trattamento previdenziale, specificatamente del montante contributivo.


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Il nuovo meccanismo che opera sin dal 31 dicembre del 1995, introduce una riparametrazione ponderata di tale montante. Ciascuno degli anni antecedenti il periodo di riferimento non viene computato per intero, ma in base al rapporto tra l'aliquota contributiva vigente nel medesimo anno e la media delle aliquote operanti nei dieci anni precedenti quello in cui viene esercitata l'opzione.
Ciò in modo da tener conto del fatto che, negli anni più lontani, le aliquote contributive erano notevolmente più basse. Per quanto attiene all'articolo 2 del provvedimento in esame, si conferisce al ministro del lavoro la facoltà di disporre diversi interventi di sussidiazione salariale, chiamati forse impropriamente ammortizzatori sociali, per fronteggiare gli effetti e la ricaduta sul piano occupazionale derivanti da gravi crisi aziendali o settoriali, crisi connesse alle encefalopatie spongiformi bovine e alla crisi connessa all'emergenza idrica della regione Puglia. Gli strumenti che possono essere utilizzati sono, da una parte, le proroghe dei trattamenti in essere e, dall'altra, nuovi interventi riconducibili per l'appunto alla categoria degli ammortizzatori sociali.
Allo scopo di consentire un più ampio accesso agli interventi in esame, il comma 2 prevede che i trattamenti concessi o prorogati ai sensi delle lettere a) e b) del comma 1, possano essere determinati anche in considerazione dei periodi di trattamento già goduti, in misura inferiore fino al 20 per cento rispetto a quella derivante dalla normativa vigente. Tutti gli interventi dovranno essere adottati di concerto con il ministro del tesoro, oggi ministro dell'economia; inoltre per quanto previsto alla lettera c) dell'articolo 2, è richiesto anche il concerto dei ministri delle politiche agricole e per le politiche comunitarie.
Gli interventi in esame sono autorizzati nel limite massimo complessivo di 300 miliardi posti a carico della disponibilità per l'anno 2001 del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7 del decreto legge n. 148 del 1993. Massimali specifici sono inoltre previsti per le misure di cui alle lettere c) e d) pari, rispettivamente, a 30 e a 12 miliardi.
Ricordo che l'adozione del provvedimento in esame fa seguito anche ad una specifica richiesta, nella scorsa legislatura, di una parte politica di minoranza in merito alla correzione del meccanismo, adottato poi definitivamente con tale provvedimento.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

ALBERTO BRAMBILLA, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il Governo sollecita la conversione in legge del decreto-legge nel testo approvato dal Senato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente. Bisogna rammentare che ciò di cui stiamo discutendo è stato in realtà introdotto dai nostri emendamenti, in particolare dalla proposta emendativa dell'onorevole Giorgetti presentata nel dicembre dell'anno scorso, per riportare giustizia in un settore dove, con l'intervento della maggioranza di allora, praticamente si lasciava una quantità notevole di lavoratori, che avevano scelto una facoltà anziché un'altra, nella condizione di trovarsi senza lavoro e senza copertura pensionistica.
Avevamo proposto tale emendamento per rendere loro giustizia e rimettere tali persone in condizioni normali, ma ovviamente nel dicembre dell'anno scorso - poiché eravamo in minoranza - l'emendamento in questione è stato bocciato. Di fatto poi la stessa maggioranza di allora ha adottato un decreto-legge, che oggi riesaminiamo, ripetendo esattamente quanto già affermato in precedenza. Non possiamo quindi che essere favorevoli a tale intervento che rimette ordine e dà la possibilità a queste persone di tornare in condizioni di normalità. Non bisogna dimenticare però che la maggioranza di


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allora, la triplice sindacale, tutti coloro che dicevano di difendere i lavoratori, in questo caso certo non hanno fatto una bella figura e hanno bocciato quanto è stato proposto dal nostro gruppo solo per il fatto di essere stato proposto dalla Lega Nord Padania. È questa la dimostrazione che il nostro movimento in realtà ha sempre difeso le classi lavoratrici vere e i diritti veri dei lavoratori. È con soddisfazione, quindi, che ovviamente esprimeremo un voto favorevole a tale intervento.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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