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Seduta del 26/3/2003


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Sui lavori della Commissione.

PRESIDENTE. Prima di passare alle audizioni, ha chiesto di intervenire sui lavori della Commissione il senatore Calvi.

GUIDO CALVI. Vorrei fare un intervento di natura un po' delicata e che potrebbe avere effetti anche sulla mia funzione di vicepresidente.
Ho avuto occasione di leggere su «Il Giornale», la settimana scorsa, che è stato presentato un esposto alla procura di Roma nei confronti dei pubblici ministeri torinesi. In tale esposto si denuncia la parzialità e la carenza - così riporta il giornale - delle attività svolte in relazione alle inchieste che anche questa Commissione parlamentare sta svolgendo.
Vorrei fare due considerazioni, la prima delle quali attiene all'assoluta insussistenza degli addebiti ipotizzati (chi conosce le regole processuali sa bene quanto sia incensurabile l'incompletezza eventuale delle indagini, quale quella che sarebbe stata denunciata). Poiché conosco il rigore professionale, l'intelligenza e la serietà con cui hanno sempre operato il procuratore Maddalena e il procuratore aggiunto Tinti, desidero esprimere la mia più totale e ferma solidarietà nei loro confronti.
In secondo luogo, voglio esprimere il mio disagio perché, oltre ad essere un atto giuridicamente inutile - questo è il mio giudizio - lo reputo anche un atto istituzionalmente inadeguato, pericoloso, non prudente, irragionevole. Stiamo svolgendo in parallelo la stessa indagine dei magistrati torinesi, i quali in questa sede ci hanno esposto l'esito del loro lavoro. Possiamo giudicarlo esauriente o meno, ma questo attiene anche alla nostra capacità di integrarlo e, se ne siamo capaci, di fare meglio di quanto abbiano fatto alla procura di Torino. Certamente una risposta di questo genere crea un rapporto conflittuale che non favorisce il nostro lavoro.
Non solo, c'è anche un problema che ci riguarda personalmente, presidente, perché, finché l'onorevole Taormina, che è un membro di questa Commissione, decide di prendere un'iniziativa, ciò riguarda la sua persona e la sua funzione; però è stata presa anche dal collega Enrico Nan - che mi è sempre sembrato persona equilibrata e prudente, e mai avrei pensato che avrebbe assunto un'iniziativa di questo genere - che è vicepresidente della Commissione e, per le sue funzioni, mette veramente in discussione il rapporto istituzionale con l'ordine giudiziario, con la magistratura di Torino - che sta svolgendo la stessa nostra indagine - e crea problemi a noi tutti.
Non soltanto voglio esprimere il mio totale dissenso su questa iniziativa e anche la piena e assoluta fiducia e solidarietà nei confronti dei magistrati torinesi, ma desidero anche dire che sto valutando la possibilità di presentare le dimissioni da vicepresidente, perché reputo che l'ufficio di presidenza non possa esporre la Commissione al rischio di un conflitto di questo genere, e comunque io non intendo essere in alcun modo collegato ad iniziative che mettono in discussione una funzione istituzionale così delicata qual è quella della nostra Commissione.
Questo volevo dirle, presidente, per lealtà nei suoi confronti, sapendo bene che lei finora ha gestito con grande correttezza questa Commissione, tenendo altissima la sua dignità. Però questa iniziativa, a mio avviso, non può non meritare da parte mia una presa di posizione formale di marcato dissenso. Ritengo inoltre opportuno valutare se io possa continuare a mantenere la carica di vicepresidente, quando altro vicepresidente ha assunto un'iniziativa di questo genere.

PRESIDENTE. Non intendo aprire un dibattito su questo punto. Do la parola all'onorevole Nan perché è stato chiamato in causa, dopo di che il contenzioso si chiude.


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Prima che l'onorevole Nan prenda la parola, desidero dire che credo che la Commissione sia assolutamente al riparo, perché ognuno di noi è parlamentare e cittadino ed ha diritto, se crede, di utilizzare tutti gli strumenti che vuole, rendendo conto di ciò che fa, con la responsabilità che assume per ogni gesto. Non credo che la denuncia provenga dalla Commissione, dalla presidenza o dall'ufficio di presidenza. Uti singuli ognuno può esercitare il proprio diritto; sarebbe grave se ci fosse impedito l'esercizio di un diritto, perché saremmo cittadini dimezzati solo perché facenti parte di una certa Commissione.
Riferendomi all'ultima osservazione del presidente Calvi, preferisco considerarla come non detta, perché la sua funzione di vicepresidente è estranea al contesto che si è sviluppato all'interno della Commissione, dove i singoli membri possono assumere le iniziative che vogliono.
Do la parola all'onorevole Nan.

ENRICO NAN. Ringrazio il collega Calvi per avere introdotto questo argomento, perché ci tengo a fare alcune precisazioni. Non c'è dubbio che assumo tutta la responsabilità dell'iniziativa che ho preso come singolo commissario e non come vicepresidente della Commissione.

GIUSEPPE CONSOLO. Come singolo parlamentare.

ENRICO NAN. Come parlamentare e commissario di questa Commissione. Ringrazio ancora il vicepresidente Calvi perché mi consente di chiarire alcuni aspetti mal riportati dall'articolo de «Il giornale».
Vorrei precisare che il mio ragionamento parte dall'esigenza di una connessione tra la parte politica e gli esiti dell'indagine penale. Credo che ci siano degli aspetti che indubbiamente diventano determinanti per il giudizio politico di questa sede: mi riferisco, ad esempio, alla validità e alla legittimità delle delibere, argomenti per i quali in termini politici possiamo dire tutto e il contrario di tutto, mentre è necessario che vi siano alcuni punti fermi, soprattutto dal punto di vista giuridico. Da qui nasce la mia iniziativa che non è contro i pubblici ministeri di Torino.
Nell'articolo sono stati accavallati due esposti: uno che non conosco, in cui sono evidenziati fatti che non riguardano gli argomenti da me sottolineati, e quello in cui correttamente ho esposto alcuni fatti che, a mio modo di vedere, devono essere ulteriormente approfonditi in termini penalmente rilevanti, senza alcun tipo di volontà accusatoria nei confronti del lavoro svolto dai magistrati di Torino. Ho elencato una serie di fatti che non sono stati approfonditi e meritano di esserlo: credo che questo sia un mio diritto-dovere. Di fronte alle forti anomalie emerse in questa Commissione, per quanto riguarda le delibere prese, le procedure per la quantificazione del valore di Telekom-Serbia, l'incarico alla UBS anziché alla STET International, credo sia un mio dovere dare all'autorità giudiziaria la possibilità di decidere se sia opportuno o meno approfondire i fatti.
Inoltre, ho evidenziato l'unico argomento che riguarda più direttamente i magistrati di Torino, cioè l'episodio - nato in questa sede - della cassetta del dottor Argentino. Non c'è dubbio che ci siamo trovati di fronte a due versioni contrastanti: il dottor Argentino ha dichiarato qui pubblicamente che quella cassetta era stata messa a disposizione dei magistrati di Torino e i pubblici ministeri di Torino hanno sostanzialmente sostenuto in una lettera che quanto affermato dal dottor Argentino è falso. A questo punto ho chiesto un approfondimento e mi pare corretto che esso avvenga tramite altri magistrati al di sopra delle parti, perché noi abbiamo l'esigenza di chiarire questo fatto, considerata la sua delicatezza ed importanza dal punto di vista delle indagini della Commissione. Mi sembra non di avere fatto una denuncia contro i pubblici ministeri, ma di avere evidenziato dei fatti e di avere chiesto un accertamento che ritengo necessario.

GUIDO CALVI. Onorevole Nan, lei è commissario di questa Commissione e, se


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aveva dei dubbi, doveva riferirli a noi e poi questo ufficio li avrebbe denunciati. Invece, trovo profondamente scorretta l'iniziativa individuale, in qualità di vicepresidente di questa Commissione.

GIOVANNI KESSLER. Un'iniziativa che delegittima la Commissione.

ENRICO NAN. Questa è una sua opinione. Io credo che queste cose le faremo con la relazione finale, ma ora abbiamo l'esigenza di guadagnare tempo. Per questo ritengo che dobbiamo raggiungere la verità e cercare di approfondire certi aspetti al più presto e non fra tre anni quando il corso di questa Commissione sarà scaduto. Ecco perché ho assunto tale iniziativa.

PRESIDENTE. Credo che il tema unico su cui ci sia stato un rilievo consista nell'ipotesi che, a seguito di quanto ha riferito Argentino, ci sia stata un'opera da parte di qualcuno che possa configurare estremi di illecito. Se fosse stato sottoposto al giudizio della Commissione credo che avremmo potuto collegialmente deliberare in questo senso, perché anche questo è un nostro dovere-diritto. Ma il problema attiene soltanto all'opportunità; nel merito non entro perché lei, onorevole Nan, ha tutti i diritti riservati ad ogni cittadino.

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