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Seduta dell'11/12/2002


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Esame testimoniale dell'avvocato Francesca Petralia, responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame testimoniale dell'avvocato Francesca Petralia, responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia.
Avverto l'avvocato Petralia dell'obbligo di dire tutta la verità e delle responsabilità previste dalla legge penale per i testimoni falsi o reticenti.


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L'avvocato Petralia è già generalizzato negli atti trasmessi dalla procura di Torino, per cui possiamo risparmiarle la declinazione delle sue generalità.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ad ogni modo, presidente, mi presento: sono Francesca Petralia, sono nata a Bologna il 30 agosto 1953 e risiedo a Roma.

PRESIDENTE. Avvocato, il 19 gennaio 1995 lei riceve un incarico di consulenza alla Mak, con una lettera non firmata che è agli atti, avente per oggetto un piano di ammodernamento ed un programma di ristrutturazione del piano telefonico serbo. I compensi sono indicati in 2 miliardi alla firma del contratto, 2 miliardi alla costituzione della joint venture, cinque miliardi al rilascio della concessione.
Non ritiene che, alla luce di quanto sopra, il compenso successivamente pagato - Dimitrijevic ha parlato di 30 miliardi, cifra confermata oggi dal conte Vitali - sia spropositato?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Vorrei fare una brevissima precisazione. Sono stata coinvolta in questa vicenda a metà giugno 1995, quando c'erano già stati contatti con il Dimitrijevic, già erano state fatte delle bozze (ne ho viste più di una), e tra le altre quella che lei cita, non ricordo se del giugno...

PRESIDENTE. Del 19 gennaio 1995.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Volevo allora precisare che sono stata interessata dal giugno 1995, mentre mi risulta - perché mi fu detto - che da fine 1994-inizi del 1995 era già stato iniziato il contatto con il Dimitrijevic; all'epoca si interessava del profilo legale l'avvocato Porpora, mentre come consulente esterno si era ricorsi all'avvocato Zanchini dello studio Pavia Ansaldo.

PRESIDENTE. Si fermi qui. Io non le chiedo di valutare quello che non è passato dalle sue mani, perché lei in questa operazione subentra.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo.

PRESIDENTE. Le chiedo questo: l'operazione prevedeva tre versamenti (2 miliardi, 2 miliardi e 5 miliardi: in tutto 9 miliardi). Alla fine dell'operazione vengono versati 30 miliardi.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Vorrei dirle che il mio ricordo è che in totale, invece, i miliardi avrebbero dovuto essere 50.

PRESIDENTE. No, 50 miliardi sono la richiesta che fa Dimitrijevic, che poi Gerarduzzi «abbatte» a 30; ma all'inizio di questa operazione c'è stato un accordo che prevedeva versamenti rispettivamente di 2, 2 e 5 miliardi: conosce questo tipo di accordo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Che fossero solo 9 miliardi (mi dispiace dirlo e non vorrei essere irrispettosa) me lo sta riferendo lei adesso.

PRESIDENTE. No, c'è l'incarico di consulenza alla Mak con una lettera non firmata.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ho questo ricordo: c'era una cifra di 50 miliardi pagata in tranche nel tempo; una prima parte, come dice lei - lo ricordo molto bene perché rammento che se ne parlò - di 2 miliardi alla firma di un memorandum, che peraltro non fu mai firmato, altre somme fino alla firma del contratto e poi somme successive (mi pare un anno o due dopo), per un totale (è il mio ricordo: non posso dirle una cosa diversa, mi dispiace) di 50 miliardi. Una


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somma - ripeto - pagata a tranche: una parte prima, una parte al closing, e parti successivamente.
Ho anche il ricordo che da parte dell'ingegner Gerarduzzi (me ne aveva parlato anche l'ingegner Spasiano) la cifra di 50 miliardi era considerata eccessiva, tant'è che non si giunse mai alla conclusione di questo accordo con la Mak se non praticamente alla fine. Gerarduzzi mi diceva (perché queste attività di negoziato economico con la Mak non le facevo io, per cui il tutto mi veniva raccontato) che la somma era stata giudicata troppo alta, perciò la tematica è sempre rimasta immanente ma non fu mai risolta se non verso la fine, quando concordarono sui 30 miliardi. Questo è quanto mi risulta.

PRESIDENTE. Avvocato, il 1o luglio 1995 lei scrive all'avvocato De Marco manifestando perplessità circa la congruità del compenso per la Mak.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certamente, questo lo ricordo perché l'ho scritto io.

PRESIDENTE. Queste perplessità riguardavano il fatto che si trattava di un eccesso di pagamento o che quella proposta era una somma modesta?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Pensavo una serie di cose. In primo luogo, che la somma (erano 50 miliardi) era alta; in secondo luogo, le perplessità riguardavano la modalità di pagamento. In quella lettera ho fatto dei flash, perché dovevo andare a Fontainebleau, all'avvocato De Marco. La modalità di pagamento non mi sembrava congrua perché venivano dati 2 miliardi subito quando praticamente l'attività che loro avrebbero dovuto svolgere era appena cominciata.

PRESIDENTE. Cioè le sembrava eccessiva? «Congrua» cosa vuol dire?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi sembrava eccessiva e intempestiva.

PRESIDENTE. Lei dice che quanto richiesto dal conte Vitali a Spasiano - e cioè il pagamento in Svizzera sul conto corrente di Dimitrijevic - risultava impossibile. Perché?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. All'epoca, se non ricordo male, erano ancora in vigore le sanzioni, l'embargo, tant'è che le bozze di memorandum con il Ministero delle poste che ho visto e che erano circolate prevedevano comunque che l'entrata in vigore di quest'ultimo sarebbe stata sicuramente subordinata alla cessazione delle sanzioni. Quindi in quel momento non era il caso di pagare alcunché per vari ordini di motivi: in primo luogo, perché l'affare non si era ancora concluso e quindi non era logico e comunque conforme agli standard pagare prima; in secondo luogo, a maggior ragione perché l'attività non si poteva svolgere in quanto c'erano ancora le sanzioni e quindi a Dimitrijevic non poteva essere pagato nulla.

PRESIDENTE. Ma in effetti poi venne pagato in Svizzera.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È stato pagato in Svizzera alla Mak quando le sanzioni sono cessate, le attività negoziali sono riprese ed è avvenuto il closing.

PRESIDENTE. Voi rappresentate i soldi del cittadino in quel momento: è chiaro?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Diciamo che siamo una società che aveva una concessione.

PRESIDENTE. E come tale non siete una società che agisce al di fuori di tutti


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i parametri. Le chiedo: non le sembra che avevate il dovere di evitare questo pagamento in Svizzera (oggi il conte mi ha detto che non ha rilasciato nessuna fattura e non ha pagato una lira di tasse perché si trattava di estero su estero), visto che si trattava di un'operazione in elusione (non voglio aggiungere altro perché sarebbero termini pesanti) al dovere nei confronti di ogni contratto in cui entrano soldi italiani?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Innanzitutto il Vitali, per l'attività svolta ai fini della conclusione dell'accordo, da noi non ha ricevuto nulla. Non abbiamo mai pagato, a quanto mi consta, perché lo sentivo dire: a me risulta soltanto un incarico alla Mak, che era del Dimitrijevic o comunque da lui gestita, che non era italiana. Quindi per noi il pagamento era fatto alla Mak; mi risulta che Vitali abbia avuto un incarico di consulenza dopo il closing, e non so se a questo proposito abbia pagato le tasse.

PRESIDENTE. C'è però un problema che lei deve aiutare la Commissione a risolvere. Il professor Perrone, a pagina 19 del suo parere, sostiene: «Laddove il fisco avesse fondati dubbi dal punto di vista soggettivo ed oggettivo sull'oggetto sociale della società Mak, non solo potrebbe considerare il costo fiscalmente indeducibile, ma addirittura potrebbe essere considerato un reato tributario: frode fiscale.»
Una volta che avete chiesto questo parere, che siete stati allertati dall'esperto (perché i pareri si chiedono non dico per ubbidire loro, ma almeno per avere un'indicazione), c'è qualcosa che non appartiene ad una conoscenza generica, ma ad uno specifico addebito: attenzione, perché potete incorrere in questo tipo di reato, e specifica di quale reato si tratti.
Come mai non avete dato corso all'indicazione del professor Perrone?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Se lei fa riferimento al Vitali...

PRESIDENTE. Lasci perdere il Vitali, andiamo all'operazione.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. L'operazione fu svolta da un soggetto straniero, che utilizzava una società straniera, che ha svolto effettivamente le sue attività, come risulta a varie persone, me compresa, e quindi non ci sembrava un'operazione...

PRESIDENTE. Mi scusi, qui ci sono molti avvocati. Se io lo raccontassi al barista - mi permetta, con tutto il rispetto - lui mi direbbe: ma il professor Perrone non sapeva queste cose? Certo, se egli viene da voi chiamato per dare un parere e parla di eventuali reati nei quali potevate incorrere, non si può dire che non abbia considerato l'esistenza di una società estera, che il pagamento viene effettuato estero su estero, eccetera: sono cose oggettive. Perché mai allora Perrone dice: attenzione perché potete compiere un reato se vi comportate in questo modo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. In genere, quando chiediamo un parere ad un consulente esterno, egli deve comunque e sempre illustrare tutti i caveat, e normalmente lo fa. Data la situazione, poiché ci sembrava che gli elementi fossero un rapporto estero con un soggetto estero e con una società estera, non ritenevamo di rientrare in quella ipotesi.

PRESIDENTE. In definitiva, possiamo dire che vi ha dato il parere ma che per queste circostanze non ne avete tenuto conto.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non è che non ne abbiamo tenuto conto: non abbiamo ritenuto che si configurasse quella...

PRESIDENTE. Questo che cosa vuol dire, al di fuori delle parole? Non tenere conto o non considerare che avesse rilievo non sono la stessa cosa?


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come vuole, lei può dire come le pare.

PRESIDENTE. No, avvocato, io non sono qui per dire ciò che mi pare: è lei che ha l'obbligo di dire le cose secondo le regole.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Allora le dico quello che ho vissuto e che ho visto.
Questi pareri risalgono - non vorrei sbagliarmi - al 1995...

PRESIDENTE. Al 19 luglio 1995.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Perfetto. Poi le cose sono andate avanti; abbiamo lavorato, la cosa è morta e ripresa mille volte, come è normale che succeda. Ha ripreso piede definitivamente - almeno per quanto riguarda me - ad aprile 1997, perché in effetti quelli sono stati i momenti clou. Dall'aprile 1997 in poi abbiamo concluso l'attività. Sono stata delegata (le posso raccontare ovviamente solo quello che ho vissuto io) al negoziato con i serbi; mi è stato chiesto, a valle della finalizzazione dell'accordo con Dimitrijevic e con la Mak, di predisporre quella letterina, cosa che ho fatto, riflettendo gli accordi. Ho anche scritto che non doveva trattarsi di un pagamento fatto a residenti in Italia.

PRESIDENTE. La mia domanda è un'altra: lei conosceva il parere del professor Perrone?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo, l'avevo letto a suo tempo, non soltanto io però.

PRESIDENTE. Non dico che lei abbia una responsabilità unica: badi che lei non è l'indiziata di quest'affare, è una persona che deve dare il suo contributo per le cose che sa.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certamente.

PRESIDENTE. Lei, conoscendo questo parere, ne ha parlato con qualcuno? Come l'avete disatteso? Non è che uno possa disattendere una circostanza tecnica...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quel parere fu dato al mio capo dell'epoca, l'avvocato Paolo De Marco, che me lo ha fatto vedere e credo - devo sottolineare il «credo» perché i miei ricordi naturalmente non sono del tutto nitidi - che sarà stato dato anche ai colleghi. In particolare, se dobbiamo fare i nomi, all'ingegner Spasiano, all'ingegner Gerarduzzi: insomma, ovviamente non ci siamo tenuti le cose in tasca.

PRESIDENTE. Si è deciso collegialmente di non seguire questo parere: si può dire così?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, non riflette la realtà, secondo me.

PRESIDENTE. E allora chi ha dato disposizioni di superare questo parere?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Nessuno ha detto: non si deve tener conto del parere. È stato deciso alla fine; ci fu - sto parlando di una riunione dei primi di maggio del 1997, credo - un incontro tra Gerarduzzi, De Marco e me in cui Gerarduzzi disse che aveva finalmente trovato un'ipotesi di accordo con la Mak, ma che Dimitrijevic doveva dirgli se era d'accordo o no (perché all'epoca ancora non lo era), secondo il quale il pagamento era di 30 milioni di marchi, dei quali 15


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un po' dopo il closing (non ricordo se 15 o 20 giorni) e gli altri 15 un anno dopo. Disse che questi erano i termini ma che doveva ancora verificare che andassero bene alla controparte.
Dopo di che, sono partita per la Serbia in maniera definitiva e sono tornata solo quando c'è stato il closing. Poiché non sapevo se il Dimitrijevic della Mak avrebbe accettato o meno, sinceramente in quel momento ho «cancellato» il problema, perché il mio compito era di esaminare, negoziare e faticosamente modificare i contratti (come lei ha visto si tratta di due volumi e quindi mi occupavano giorno e notte in modo piuttosto faticoso). Pertanto, della parte relativa agli accordi con Mak in quel momento non me ne sono più interessata.

PRESIDENTE. La domanda è ancora più specifica. Nel luglio 1995 lei si occupa della materia?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì.

PRESIDENTE. E in quella occasione...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. In quell'occasione abbiamo ricevuto quel parere e sono quasi certa - anche se non ricordo la circostanza - che l'abbiamo esposto e comunque fatto conoscere ai colleghi.

PRESIDENTE. Ricorda se qualcuno, relativamente all'aspetto dell'eventuale reato fiscale, abbia manifestato disaccordo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No.

PRESIDENTE. Quindi è come se il parere fosse stato accolto, tranne il fatto che poi non fu eseguito.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non ho ricordi di qualcuno che abbia obiettato sul tema, se questa è la domanda.

PRESIDENTE. Non le sembra che vi fosse un richiamo che vi allertava sulla consumazione di un eventuale reato, e quindi che non si trattasse di un'opinione data tanto per darla?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non riuscivo però a capire: si trattava di una società estera, di un soggetto straniero...

GIUSEPPE CONSOLO. Che lo avete chiesto a fare il parere, allora?

PRESIDENTE. Quindi ne avete parlato?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Il parere fu richiesto nel 1995, quando ancora vigevano le sanzioni. Si cercava quindi di capire fino a che punto l'intermediazione potesse avere un senso; fu poi detto: ad abundantiam sentiamo anche un parere fiscale, su come si deve registrare questo contratto in bilancio, eccetera.

PRESIDENTE. Lei praticamente vuol dire che lesse questo parere insieme con gli altri ed esso non venne commentato.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non ho questo ricordo, mi dispiace. Stiamo parlando del 1995, ahimè ...

PRESIDENTE. No, stiamo parlando di 1.500 miliardi, ahimè!

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi perdoni ma non volevo essere assolutamente irrispettosa.


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Dicevo, stiamo parlando del 1995, in un momento in cui questa pratica per me non era la priorità numero uno; le pratiche erano tante: si è visto, si è esaminato e poi, per quanto mi riguarda, quella pratica è «morta» per un periodo piuttosto lungo.

PRESIDENTE. Ognuno potrà poi fare gli apprezzamenti che crede.
Quale carica ricopriva in seno a Telecom Italia all'epoca dell'acquisizione?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ero responsabile del diritto internazionale, che era una funzione dell'ufficio legale, a capo del quale c'era l'avvocato Paolo De Marco, e sopra di lui c'erano un vicedirettore generale, un direttore generale e così via.

PRESIDENTE. Quale carica ricopre attualmente?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Attualmente sono responsabile del Corporate finance legal affairs, che è una funzione sempre dell'ufficio legale di Telecom Italia e mi occupo degli aspetti legali per i finanziamenti del gruppo.

PRESIDENTE. Quando lei ha cominciato ad occuparsi di questa vicenda erano già avviate le trattative per l'acquisizione?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì. Ho già detto prima che fui interessata a metà giugno 1995; c'erano già stati carteggi ed erano circolate bozze. Ce le presentò sicuramente l'ingegner Spasiano ed anche - non ricordo fisicamente quando e come - l'ingegner Gerarduzzi.

PRESIDENTE. Chi di Telecom Italia conduceva le trattative stesse, il più elevato in grado, diciamo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. In un primo momento (con questo intendo dal momento in cui fui coinvolta fino ai primi del 1997) c'erano sia l'ingegner Spasiano, con le sue persone, sia l'ingegner Gerarduzzi. Nel 1997, da un certo momento in poi - che potrei collocare, non ne sono certa, più o meno a marzo - solo l'ingegner Gerarduzzi.

PRESIDENTE. Quando lei ha cominciato ad occuparsi di questa acquisizione qual era lo stato dell'arte? A che punto erano arrivate le trattative?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. C'era già stata una bozza di memorandum con il ministero che prevedeva la costituzione di una joint venture nel settore delle telecomunicazioni tra noi ed il ministero; ma questo memorandum ovviamente recava la clausola che non poteva entrare in vigore finché non fossero state cancellate le sanzioni.
Ho visto quella bozza, ho visto bozze di incarico alla Mak e altre bozze. Insomma, eravamo in quella fase. Dopo di che ci furono alti e bassi; vi furono incontri, cui peraltro non ho partecipato fino all'ottobre 1996.

PRESIDENTE. Legittimata a condurre le trattative era la STET (o STET International) oppure Telecom?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. In quel momento era la Telecom che stava conducendo le trattative, se è questo quello che vuol sapere.

PRESIDENTE. Esatto. L'iniziativa dell'affare in questione partì da STET e poi arrivò a Telecom oppure STET venne coinvolta in un secondo tempo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Dunque, nel 1995 furono Spasiano e Gerarduzzi, che erano di Telecom, a parlarne; di STET in quel momento non ne sentivo parlare. So per certo che fu coinvolto, ad esempio, il collega dottor


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Baldizzone, che avete conosciuto, che era di STET, ma sinceramente non ricordo se ciò avvenne nel 1996 o nel 1997.

PRESIDENTE. Abbiamo appreso anche stamattina dal conte Vitali che c'era una specie di gelosia, di guerra guerreggiata tra STET e Telecom proprio perché la prima - soprattutto STET International - rivendicava una sorta di priorità nei confronti di Telecom e quindi si sentì scavalcata. Lei ha eco di queste cose?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non molto e le spiego perché: mi occupavo dei contratti. Veniva da me un collega, un capo progetto, mi raccontava le cose, mi chiedeva di occuparmene in quel momento; sinceramente non gli domandavo perché se ne occupasse lui piuttosto che un altro, piuttosto che STET o STET International.

PRESIDENTE. Ma questa situazione di conflitto le era nota o no?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, anche perché prima o poi - sinceramente non ricordo quando - venne coinvolto Baldizzone, che era un collega STET. Se devo rispondere alla domanda se ci fosse o meno una gelosia, la risposta sarebbe non lo so, no, non me ne sono accorta, diciamo così.

PRESIDENTE. Nella trattativa in questione vi sono stati mediatori?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo: Dimitrijevic della Mak, che era colui con il quale avevamo le bozze che poi vennero finalizzate; lo accompagnava a volte e venne da solo altre volte il signor Vitali, ma noi non lo abbiamo mai pagato.

PRESIDENTE. Altri mediatori - non vostri, ma dei serbi - li ricorda?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sinceramente non ricordo mediatori dei serbi.

PRESIDENTE. Di inglesi che si occupavano di Telekom Serbia non ha ricordo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Gli inglesi di Telekom Serbia erano quelli della banca d'affari, la Nat West.

PRESIDENTE. Chi era il capo di queste operazioni?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sinceramente ...

PRESIDENTE. Era per caso un ex ministro degli esteri inglese?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No. Chi si occupava delle attività operative era un inglese, ma era un banchiere, un ragazzo giovane: Crowley, Rowley, un nome così; sinceramente non lo ricordo.

PRESIDENTE. Quali mediatori hanno proposto a STET o a Telecom (nel caso a quest'ultima) l'affare in questione? Hanno cioè operato fin dall'inizio delle trattative?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Da quanto seppi dall'ingegner Spasiano e se non sbaglio anche da Gerarduzzi, mi pare di ricordare avessero detto che avevano proposto l'affare fin dall'inizio il Dimitrijevic ed anche il Vitali.


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PRESIDENTE. Dimitrijevic prima e Vitali al seguito, che lei sappia?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quando fui coinvolta c'erano entrambi; non so sinceramente chi abbia chiamato chi.

PRESIDENTE. Il conte Vitali ha detto oggi che fu invitato ad una colazione da Gerarduzzi, durante la quale nacque l'iniziativa di occuparsi dell'affare; lui si rivolse a Dimitrijevic perché quest'ultimo aveva accesso - cosa che lui non poteva avere - alla situazione serba. Quindi la vicenda partirebbe da Vitali, il quale «aggancia» Dimitrijevic. Lei non ha notizia di questo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sinceramente non lo ricordo.

PRESIDENTE. Quando ha conosciuto questi mediatori e chi glieli ha presentati?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ne avevo sentito parlare fin dall'inizio sicuramente da Spasiano e Gerarduzzi più di una volta. Li ho visti entrambi la prima volta, mi pare (ma non vorrei sbagliare), nell'ottobre 1996 a Belgrado.

PRESIDENTE. Quindi nell'ottobre 1996 lei ha contezza per la prima volta che costoro si interessavano dell'affare o già se ne erano interessati?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No. Come le avevo già detto, seppi della loro esistenza, del loro coinvolgimento, ma non ci parlavo io; quindi fisicamente non li ho visti fin dall'inizio.

PRESIDENTE. La domanda è un'altra: questo coinvolgimento è precedente alla sua conoscenza?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, certo.

PRESIDENTE. Se ne occupavano già.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Da quanto ho capito se ne occupavano dalla fine del 1994 - inizi del 1995 ed erano interfaccia con i miei colleghi. Io sono stata interessata a giugno del 1995; so che se ne interessavano ma personalmente non li ho visti. Li ho visti personalmente nell'ottobre 1996.

PRESIDENTE. Qual era il ruolo di questi mediatori?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Facevano attività di intermediazione.

PRESIDENTE. A questo arriviamo da soli. Intendevo dire se avessero un compito specifico, dettagliato, con un incarico scritto, una lettera di intenti ...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come le ho già accennato, circolavano bozze ma non furono mai finalizzate fino a pochi giorni prima del closing: non vorrei sbagliare, ma mi pare fosse il 5 giugno del 1997. Questi signori operavano nel senso di aiutarci: quando c'era un problema glielo esponevamo e poi - erano affari loro, non lo so - in qualche modo il problema si smussava e si riusciva ad andare avanti nella trattativa.

PRESIDENTE. Avverto i colleghi che non hanno avuto modo di consultarle che queste bozze sono tutte a nostra disposizione perché le abbiamo acquisite.
Lei sa se detti mediatori abbiano cercato di incontrare l'ingegner Pascale, amministratore STET?


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non lo so.

PRESIDENTE. Lei non aveva contatti con l'ingegner Pascale?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Assolutamente no.

PRESIDENTE. Quante volte e dove ha incontrato il conte Vitali e Dimitrijevic?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ho già detto, la prima volta nell'ottobre 1996 a Belgrado. Il Dimitrijevic l'ho incontrato sempre, più di una volta, a Belgrado. Devo dire per la precisione che ho dei ricordi molto nitidi di un ristorante di un hotel dove eravamo oppure della sala colazioni sempre di quell'hotel dove ci incontravamo e parlavamo.
Quanto a Vitali, lo incontravo la mattina a Ciampino quando prendevamo l'aereo per Belgrado - e poi lui tornava - e da allora l'ho incontrato moltissime volte: il numero esatto sinceramente non lo so.

PRESIDENTE. Perché prendevate l'aereo da Ciampino?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Se non ricordo male, in un primo momento perché l'Alitalia non aveva i voli, o comunque non aveva voli comodi per poter andare avanti e indietro in orario adeguato rispetto allo svolgersi delle riunioni.

PRESIDENTE. Erano aerei privati?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì.

PRESIDENTE. Di quale flotta?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sinceramente non me lo ricordo: è possibile Ali Capital, ma non lo ricordo con esattezza.

PRESIDENTE. Ci sono stati aerei presi a nolo dall'ENI?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non lo so: mi pare di ricordare che fosse Ali Capital, non so di chi sia quest'ultima.

PRESIDENTE. Quante volte è andata a Belgrado per questa vicenda?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Tante.

PRESIDENTE. Avete viaggiato spesso insieme con Vitali e Dimitrijevic?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Con Vitali sì; Dimitrijevic lo incontravamo là.

PRESIDENTE. C'è stata qualche occasione in cui si accompagnavano a voi personaggi delle istituzioni?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Lei intende persone dell'ambasciata o cose del genere?

PRESIDENTE. Intendo dire personaggi politici, personaggi dei ministeri, personaggi dell'ambasciata...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No.

PRESIDENTE. Era un equipaggio «laico», cioè fuori dal Palazzo.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì.


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PRESIDENTE. Nelle trattative si inserì l'ambasciatore serbo presso la Santa Sede Maslovaric?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo.

PRESIDENTE. Chi decise e per quale ragione tale inserimento?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Da quanto ho capito lo decisero i serbi: questo è il ricordo che ho.

PRESIDENTE. Abbiamo oggi notizie diverse, avendo sentito Dimitrijevic e Vitali. Essi hanno detto che l'affare si era già inceppato: ricorrono subito all'ambasciatore, il quale aveva grande interesse a rilanciare la sua immagine a fini politici. Quindi sarebbero loro a ricorrere a Maslovaric e non certamente il Governo serbo.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È possibile, ma le dico anche che incontrai questo signore per la prima volta nell'ottobre 1996 e mi pare di ricordare che ciò avvenne proprio alle riunioni. Se uno partecipa alle riunioni vuol dire che la controparte - o comunque l'ospite - lo accetta.

PRESIDENTE. Ha avuto rapporti con gli esponenti di UBS o di Nat West ...?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Li ho visti, certo.

PRESIDENTE. Rispettivamente advisor di Telecom e di Telekom Serbia?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Li vedevo durante le riunioni, perché la Nat West - nelle persone dei suoi dipendenti - conduceva le trattative in quanto i serbi non erano particolarmente bravi. Quelli della UBS li ho visti; le prime volte venivano in supporto per il business plan, ma non partecipavano al negoziato.

PRESIDENTE. L'UBS ha lavorato molto a queste trattative?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Fondamentalmente ha lavorato nella prima parte, quando doveva fare la valutazione; dopo direi poco, molto poco.

PRESIDENTE. Secondo lei, Nat West lavorò di più o di meno rispetto a UBS?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ho detto, Nat West partecipava al negoziato, ci sfiancava giorno e notte naturalmente d'accordo con i suoi clienti, mentre UBS non partecipava al negoziato.

PRESIDENTE. Lo chiedo perché si parla di un compenso di 3 miliardi per UBS e di 30 per Nat West, cioè con un rapporto di uno a dieci. C'è questo rapporto anche nell'attività di lavoro?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Hanno lavorato senz'altro di più: se da uno a dieci non so valutare, sinceramente. L'impressione che ho avuto da questi signori, parlando con loro, è che non si limitavano solo alla valutazione ed a negoziare con noi, ma si rendevano conto che i serbi erano abbastanza indietro sotto ogni profilo e, quindi, cercavano di aiutarli; per esempio, gli dicevano che i libri contabili non andavano tenuti in quel modo. Insomma cercavano di insegnargli a «vivere» (lo dico tra virgolette) in modo occidentale. È probabile che abbiano lavorato più di quanto io abbia visto.

PRESIDENTE. Quando è stato formalizzato l'incarico al mediatore Dimitrijevic?


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come le ho già detto, mi pare di ricordare che la lettera firmata da Telecom Italia rechi la data del 4 o 5 giugno 1997.

PRESIDENTE. Sarebbe la lettera di intenti tra Mak e Telecom Italia?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È una lettera di incarico con cui Telecom Italia dà atto dell'attività di intermediazione svolta e, quindi, stabilisce il compenso e le modalità di pagamento.

PRESIDENTE. Dimitrijevic ci ha detto che questa lettera è stata restituita a Telecom, in occasione della formalizzazione dell'incarico: ha notizie da riferire?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Probabilmente hanno fatto uno scambio di corrispondenza commerciale, nel senso che la lettera di Telecom Italia era indirizzata alla Mak; sicuramente ci sarà stato scritto - e lo potete verificare - che la Mak doveva accettare restituendo la lettera firmata per accettazione, o una cosa del genere.

PRESIDENTE. Perché questo incarico non è stato formalizzato prima?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ho già accennato, c'era un grosso dissenso sull'importo. All'inizio parlavano di 50 miliardi e il Gerarduzzi aveva detto che non riteneva assolutamente adeguata la cifra; nel tempo si andava avanti e l'accordo - devo immaginare - è stato raggiunto alla fine.

PRESIDENTE. Il 1997 è l'epoca della fatturazione: ci siamo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Cioè dopo il closing?

PRESIDENTE. Certo. E l'embargo era finito: perché non è stata fatta una fattura individuale a Dimitrijevic e si è cercata una società in Macedonia, la Enviroment?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Premetto di non aver partecipato ai negoziati con il Dimitrijevic per la parte economica, quindi racconto quello che mi è stato detto. Avevo sempre visto, tra le carte, la Mak; quando in Serbia mi venne chiesto per telefono dall'avvocato De Marco di scrivere una lettera alla Mak che contenesse certe modalità di pagamento perché l'accordo era stato raggiunto - come ho già detto, c'erano due volumi contenenti i contratti - ho risposto «mi fermo un attimo, scrivo questa lettera, te la mando via fax e poi te la gestisci tu».

PRESIDENTE. Lei è una tecnica, non un impiegata della Stet o della Telecom, per cui le chiedo: non obiettò nulla in ordine al fatto che Dimitrijevic non comparisse nella compagine sociale di Mak?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ho immaginato che avesse una procura.

PRESIDENTE. Apprezzo molto l'immaginazione, ma quando si tratta di un affare di queste dimensioni e con queste responsabilità, ci vuole qualcosa oltre l'immaginazione. Non ha approfondito questo tema?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ripeto, i fatti si sono svolti in una maniera per cui io non ho potuto approfondire; come ho già detto siamo arrivati alla fine ed io ero coinvolta in un negoziato che, le assicuro, è stato il più difficile della mia vita. I serbi sono la controparte più difficile che io abbia mai incontrato, perciò ho preso una mezz'ora di tempo, ho scritto e l'ho mandata dicendo «gestitevela voi». Magari l'ho fatto in una maniera più elegante, ma questa è la sostanza.


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PRESIDENTE. Chi ha stabilito il compenso per Dimitrijevic e Vitali?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Gerarduzzi l'aveva proposto ed accettato dalla controparte.

PRESIDENTE. Perché non venne mai formalizzato alcun incarico di mediazione al conte Vitali?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. A questa domanda non so rispondere. Sinceramente non so perché.

PRESIDENTE. Questa domanda non le è stata posta per curiosità; ci sono responsabilità negoziali...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Posso dire, perché l'ho sentito, che Vitali diceva di non voler niente da Telecom Italia; era una persona che aveva conoscenze in loco, andava a caccia; ripeto, ha sempre detto che da Telecom non voleva niente.

PRESIDENTE. Il conte Vitali stamattina ci ha detto una cosa diversa: ossia che con Dimitrijevic avevano raggiunto un accordo e che lui trattava in prima persona, perché aveva molti agganci in seguito alle partite di caccia a cui aveva partecipato, essendo un appassionato cacciatore. Secondo lui avrebbe un ruolo da protagonista all'interno di questa operazione. Ora ci sorprende sapere che, invece, nulla voleva da Telecom Italia, almeno stando ai suoi ricordi.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Confermo i miei ricordi, non è improbabile che si siano messi d'accordo tra di loro, ma siamo nell'ambito delle supposizioni che valgono quello che valgono.

PRESIDENTE. Di conseguenza, e in coerenza con quanto lei ha appena dichiarato, per questo motivo la fattura fu fatta tramite Mak?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Fu fatta alla Mak, certo. Mi perdoni, il pagamento fu fatto alla Mak, la fattura è della Mak.

PRESIDENTE. Perché allo studio Pavia Ansaldo venne chiesto di far risultare l'inizio della prestazione di Dimitrijevic nel novembre 1994 mentre, in effetti, era iniziata qualche mese prima?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non fu affatto chiesto.

PRESIDENTE. Ce lo ha detto lo stesso Dimitrijevic.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non so cosa abbia detto Dimitrijeivc. So soltanto che nel mio appunto all'avvocato De Marco - se lei si riferisce a quello - avevo scritto così, ma in effetti la lettera di incarico è del 1995, credo.

PRESIDENTE. Risulta che venne redatta una bozza di contratto con la società Preswell Limited, identica nel contenuto a quella della Mak. Ci vuole spiegare le ragioni?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quella è una delle bozze che ho ereditato; quando fui interessata alla vicenda mi fu dato - non ricordo se a me o a De Marco, ma alla fine sul tavolo l'avevo io - un insieme di carte che, in totale trasparenza, ho consegnato ai procuratori di Torino senza nessuna scrematura. C'era anche una bozza alla Preswell. Mi fu detto all'epoca - è un ricordo per interposta persona - che in un certo momento si era pensato di utilizzare questa


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Preswell, poi si disse di no. Chi, come, dove e perché sinceramente il ricordo è sfumato.

PRESIDENTE. Dimitrijevic è molto deciso anche nei suoi confronti, è addirittura frontale nel dire di non aver mai sentito parlare della Preswell; aggiunge che se lo dice l'avvocato Petralia sostiene una cosa inesatta, anche se l'espressione è stata più dura.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ho appena detto, il mio ricordo è sfumato. Non posso aver detto «no, alla Preswell no» perché è un po' diverso da quanto ho appena dichiarato. Ho trovato delle bozze, le ho ereditate, le ho messe da una parte; ho un ricordo di qualcuno - o Gerarduzzi o Spasiano, non lo so perché entrambi avevano raccontato l'attività -, ripeto di qualcuno, ma non rammento se fosse Dimitrijevic o Vitali o chi per lui che ha proposto, ma è stato subito risposto che non andava bene. In qualche modo ha ragione Dimitrijevic.

PRESIDENTE. Telecom Italia ha effettuato versamenti in favore di una società denominata Williams, di cui parla Dimitrijevic, il cui nome è stato fatto anche dal conte Vitali?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Avremmo pagato la Williams?

PRESIDENTE. Sì.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non mi risulta, però chiedete all'amministrazione. Non so niente della Williams.

PRESIDENTE. È un nome del tutto nuovo per lei?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, ho letto della Williams sui giornali.

PRESIDENTE. Esclude di conoscere delle circostanze che porterebbero alla Williams?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì.

PRESIDENTE. Perché nell'affare si è inserito OTE all'ultimo momento?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È una domanda a cui francamente non so rispondere. Ho un ricordo: feci questa domanda e mi fu risposto che era conveniente condividere l'investimento con una società che, in fondo, era già presente nei Balcani.

PRESIDENTE. Diciamo per ragioni politiche?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No.

PRESIDENTE. Per quale ragione allora?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Per ragioni economiche, forse.

PRESIDENTE. Se le ragioni fossero state economiche, lei avrebbe dovuto saperlo. Lei può non entrare in una scelta politica, ma se le ragioni erano economiche lei doveva saperlo. Se voi avevate interesse ad entrare in un paese dell'Est e cedere una grossa fetta ad un'altra società di altro paese e se l'OTE agevolava l'ingresso nei Balcani, il problema è politico.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Forse non mi sono spiegata, mi perdoni. Premesso che ho saputo dell'ingresso dell'OTE alla fine, forse a metà maggio 1997, perché a me non raccontavano le cose...


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PRESIDENTE. La tenevano all'oscuro?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, mi perdoni. In un'azienda, se viene presa una decisione ad un certo livello - cioè ad un livello commerciale, strategico e così via -, il legale viene coinvolto al momento opportuno, non fin dall'inizio.

PRESIDENTE. Non l'hanno coinvolta?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No. Non ricordo se il 15 o il 17 maggio mi dissero «domani andiamo ad Atene perché vogliamo fare un accordo con cui una parte dell'investimento se la prendono direttamente loro». Perché? «Perché così si condivide l'investimento nei Balcani».

PRESIDENTE. Ciò significa che l'investimento era a rischio e, quindi, era opportuno dividerlo in due?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Se fosse così, non sarebbe stata la prima volta. Più di una volta si è cercato di fare joint ventures.

PRESIDENTE. Ha conosciuto l'ambasciatore Bascone?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No.

PRESIDENTE. Sa che l'ambasciatore Bascone allertava il nostro ministero sul rischio paese?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, non lo posso sapere.

PRESIDENTE. Sa, anche indirettamente, se i vertici di Telecom Italia - parlo di Tommasi, di Gerarduzzi - i quali prendevano decisioni in ordine all'affare Telecom, avessero coperture politiche considerati i rischi che si correvano in quel paese?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, non so proprio niente.

PRESIDENTE. Ha frequentato o conosciuto all'epoca dei fatti soggetti istituzionali, uomini della politica o del Governo del tempo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No.

PRESIDENTE. È stata mai a Belgrado nel 1997?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì.

PRESIDENTE. Ad Atene?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sono stata ad Atene il 15 o il 17 maggio 1997; mi pare che i greci siano venuti a Roma una volta, dopo di che non me ne sono occupata più perché ero a Belgrado. I miei colleghi hanno continuato la trattativa con i greci ad Atene o a Roma, a seconda.

PRESIDENTE. Potrebbe precisare esattamente l'incarico che l'ingegner De Julio ricopriva all'interno di Telecom Italia?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. In che periodo?

PRESIDENTE. Nel periodo conclusivo dei fatti.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quindi nel 1997?

PRESIDENTE. Sì.


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Credo che fosse in STET.

PRESIDENTE. Secondo lei era in STET?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi pare di sì, ma non ricordo che cosa facesse. Forse era condirettore; mi pare che da Telecom fosse andato in STET.

PRESIDENTE. Quando ha conosciuto Maslovaric ed in che veste le venne presentato?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi fu presentato nell'ottobre 1996 come ambasciatore della Serbia presso la Santa Sede.

PRESIDENTE. Le risulta essere stata uno dei principali - se non il principale - interlocutore del ministro Milan Beko, personaggio di particolare rilievo della rappresentanza serba?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non ho capito bene: che cosa sarei io?

PRESIDENTE. C'è una dichiarazione di Maslovaric all'autorità giudiziaria di Torino dalla quale si apprende che lei aveva una corsia preferenziale, che era un interlocutore privilegiato - nel senso tecnico del termine - del ministro Milan Beko.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No. Successe questo. Come ho avuto modo di dire, mi sono occupata del negoziato, mi sono sepolta viva (se così si può dire) dal 20 o 22 maggio fino alla fine. In quel momento i serbi decisero di affiancare o comunque di inserire il ministro Beko nel negoziato: aveva la Nat West, gli avvocati e altro, ma per parte serba era il negoziatore. Lo avevo davanti come ora ho davanti lei, presidente.

PRESIDENTE. Praticamente era un interfaccia.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo.

PRESIDENTE. Il ministro Beko ha accennato a rapporti con autorità politiche italiane?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, non me lo ricordo.

PRESIDENTE. Non evocò mai nessun nome?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non ho questo ricordo, forse parlavamo della clausola 3.4 comma 2 piuttosto che dell'articolo 6... evidentemente sto celiando. Ripeto, non ho questo ricordo.

PRESIDENTE. Venne mai redatto un memorandum definitivo che, come lei sa, è un documento di particolare importanza perché in allegato può avere il business plan?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Intende un memorandum con i serbi?

PRESIDENTE. Sì.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Fu predisposta da noi una bozza di memorandum che i serbi si sono sempre rifiutati di firmare, tant'è che non è stato mai firmato.


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PRESIDENTE. Lei ha detto di non sapere nulla di Pascale; Chirichigno sapeva della società Mak Enviroment?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Probabilmente sì, però non lo so. Nel mio appunto del 1o luglio mi pare ci sia scritto che Spasiano si sarebbe incaricato, o Tommasi gli aveva detto, di avvertire Chirichigno, ma non so se sia stato fatto; più di quello che ho scritto il 1o luglio non so.

PRESIDENTE. Siamo nel giugno 1995. Lei inizia ad avere conoscenza della vicenda ed in una riunione incontra l'avvocato De Marco, l'avvocato Porpora e l'ingegner Spasiano. Quest'ultimo disse che le trattative andavano avanti dal 1994 e che fin dall'inizio partecipava l'ingegner Gerarduzzi. Erano state firmate varie versioni di memorandum con i serbi...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non firmate, predisposte.

PRESIDENTE. Va bene, erano state predisposte varie versioni di memorandum con i serbi, ma non erano state firmate per l'embargo che, tra l'altro, imponeva la massima segretezza sull'operazione, che vedeva comunque partecipi anche Porpora e l'avvocato Zanchini dello studio Pavia Ansaldo.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo, l'ho detto anche prima.

PRESIDENTE. Spasiano parlò anche di Dimitrijevic che aveva portato l'affare all'IRITEL.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, è corretto.

PRESIDENTE. Poiché Dimitrijevic pretendeva 50 miliardi, di cui 2 alla firma del memorandum - che stava effettivamente per essere firmato - , si chiese un parere di legittimità allo studio Pavia Ansando perché vi era l'embargo. Seppe ulteriori sviluppi di questa vicenda?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi perdoni, ma la domanda mi suona un po' strana. Il parere ci venne dato e voi lo avete; abbiamo chiesto ad abundantiam il parere al fiscale, dopo di che quella pratica per me è morta. È rinata ai primi del 1996 e so che alcuni colleghi sono andati a Belgrado, mentre io no. Poi è morta di nuovo, successivamente è stata riaperta nell'ottobre 1996, poi è rimorta ed è rinata a gennaio 1997; per me è morta nuovamente e ad aprile è rinata.

PRESIDENTE. È un'araba fenice.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È normale, sono tutte così le pratiche.

PRESIDENTE. Apprendo cose che forse non avrei voluto. Nel gennaio 1997 fu incaricata di preparare un MOU con clausole di esclusiva a beneficio dell'Italia che però non andò in porto.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, è vero.

PRESIDENTE. Partecipavano alla valutazione la UBS e la Nat West, ci siamo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. UBS per conto nostro, la Nat West per conto dei serbi.

PRESIDENTE. Lei ha redatto personalmente il contratto di consulenza con la Mak Enviroment per pagare l'attività Dimitrijevic durata sedici mesi. Apprendiamo che l'ulteriore periodo non è stato fatto figurare per l'embargo.


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, è corretto.

PRESIDENTE. È corretto il ricordo; è corretta anche la procedura?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È corretto il ricordo, non so cosa intenda per procedura.

PRESIDENTE. Occultare una situazione o mimetizzarla in vista dell'embargo aveva un senso istituzionale secondo lei?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi rendo conto della domanda ma non so darle una risposta e le spiego perché. Loro hanno fatto l'attività che però non poteva portare a niente per definizione, tant'è che non fu firmato nulla e, se fosse stato firmato, avrebbe avuto comunque la condizione sospensiva della cessazione dell'embargo. In effetti non si stava facendo nulla di illegale, in quanto l'embargo era preclusivo e non consentiva di andare avanti e fare l'attività con i serbi. Non saprei cos'altro dire.

PRESIDENTE. Ha mai conosciuto il dottor Lamanda?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, non so chi sia.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al senatore Eufemi, comunico che nell'odierna riunione l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha stabilito all'unanimità di contingentare i tempi di intervento in dieci minuti per ciascun gruppo. Auspico che i gruppi operino un'autodisciplina in tal senso.

MAURIZIO EUFEMI. Avvocato Petralia, chi le ha conferito l'incarico di procedere in questa operazione?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Il mio capo, l'avvocato De Marco, mi avvertì che ci sarebbe stata una riunione con l'ingegner Spasiano e l'avvocato Porpora, in cui avrebbero spiegato questa iniziativa. Fu l'avvocato De Marco che mi chiese di interessarmene.

MAURIZIO EUFEMI. Le dette istruzioni precise in tal senso?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È difficile rispondere e le spiego perché. Non sapevamo di chi si parlava, quindi partecipammo entrambi alle riunioni e prendemmo appunti; dopo di che l'avvocato De Marco disse che avremmo sentito l'avvocato Zanchini - che peraltro era già stato interessato dall'avvocato Porpora - e Perrone. Dopo ho redatto l'appunto del 1o luglio e successivamente sono stata fuori dall'ufficio per due settimane perché ho partecipato ad un corso. Mi risulta che si siano incontrati Spasiano, De Marco, forse anche Porpora e Zanchini; io sono ritornata, ho chiamato l'avvocato Zanchini, ma la pratica è morta e così via come ho già detto al presidente.

MAURIZIO EUFEMI. Perché fu scelta proprio lei? Vi erano altre persone in grado di seguire questa pratica oppure no?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ahimè all'interno dell'ufficio legale dell'epoca, cioè Telecom di origine SIP, l'inglese non lo sapeva quasi nessuno; lo sapevo io e un po' l'avvocato De Marco.

MAURIZIO EUFEMI. Quali documenti le furono consegnati?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi furono consegnate una serie di bozze redatte dall'avvocato Zanchini e forse anche da Porpora - ma non ne sono


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certa e non me lo ricordo - riguardanti sia il memorandum con i serbi, sia la lettera di incarico alla Mak.

MAURIZIO EUFEMI. Ha visto la lettera di intenti di cui ha parlato Dimitrijevic, che in un certo senso doveva restare riservata?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quale sarebbe la lettera di intenti riservata?

MAURIZIO EUFEMI. Il professor Dimitrijevic durante l'audizione ha parlato di una lettera di intenti, che era una specie di precontratto, di cui non doveva fare fotocopia, ma che disse «avrei dovuto restituire quando mi avessero dato il contratto definitivo». Era a conoscenza di questo documento?.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non so niente. Devo inventare, quindi la mia non è una risposta da testimone: probabilmente il Dimitrijevic faceva riferimento alle bozze che avevo visto anch'io. Come ho già spiegato al presidente parlando della restituzione, quando fu firmata la lettera da Telecom Italia gli venne chiesto di accettare firmando copia della lettera, trattandosi di uno scambio di corrispondenza commerciale.

PRESIDENTE. Avvocato, non c'è bisogno di approfondire il tema, perché la lettera è a disposizione in archivio.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Cercavo di essere gentile con il senatore.

PRESIDENTE. Purtroppo le gentilezze nuocciono al tempo dei nostri lavori.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Va bene, non sono al corrente di lettere che non ho capito bene cosa siano. Non so neanche di che cosa si stia parlando.

MAURIZIO EUFEMI. Il contratto riportava per caso la dicitura «clausole segrete»?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Il contratto con Dimitrijevic con la Mak?

MAURIZIO EUFEMI. Sì.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, forse era riportato il classico impegno di confidenzialità, che è tipico di tutti i contratti commerciali internazionali. Questo forse sì, ma lo vedete da soli.

MAURIZIO EUFEMI. Le copie del contratto a chi sono state date nella struttura Telecom?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ne avevo una copia io, una l'ingegnere Cicchetti che l'ha firmato e sicuramente i suoi collaboratori.

MAURIZIO EUFEMI. Per quanto riguarda la firma del contratto, chi doveva essere presente? Avevate avuto istruzioni in questo senso?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ero in Serbia ed ho avuto difficoltà a seguire la dinamica. Mi risulta che sia stato firmato dall'ingegner Cicchetti a Roma, o comunque in Italia, mentre l'ingegner Gerarduzzi l'ha portato con sé a Belgrado per far firmare la copia alla Mak.

MAURIZIO EUFEMI. Chi era il presidente di Telecom quando è stato firmato il contratto?


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non me lo ricordo, sinceramente. Poteva essere Silvestri?

MAURIZIO EUFEMI. È importate.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quando fu firmato il contratto nel giugno 1997 non c'era ancora stata la fusione tra Stet e Telecom. Potrebbe essere Silvestri, ma non vorrei mettere in mezzo inutilmente una persona.

PRESIDENTE. È Silvestri. Rischio di diventare uno storico della vicenda.

MAURIZIO EUFEMI. Avevate l'abitudine di portare questi contratti all'attenzione del presidente o, comunque, dei vertici aziendali?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quando mi capitava di redigere una bozza la davo al mio cliente, che era il capo progetto di turno, il quale parlava con chi riteneva fosse la persona giusta del vertice a conoscere. Sinceramente in questo caso non so - stando in Serbia - se abbiano parlato o meno con il presidente. Non lo so.

MAURIZIO EUFEMI. Dalla lettura delle carte dei magistrati di Torino è emerso l'articolo 10 del contratto che prevedeva la verifica sullo stato di avanzamento dei lavori, sulle azioni da intraprendere e sui risultati raggiunti. Voi, come ufficio legale, avete verificato tutto questo rispetto alla trattativa di cui abbiamo parlato?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quale contratto, quello con i serbi ....

MAURIZIO EUFEMI. No, il contratto di mediazione, la bozza di contratto di cui abbiamo parlato.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. In quello che è stato firmato non c'era questa roba.

MAURIZIO EUFEMI. Noi abbiamo letto che c'era un articolo 10 che prevedeva ....

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Forse era una vecchia bozza.

MAURIZIO EUFEMI. Ma in ogni caso si doveva verificare lo stato di avanzamento dei lavori, le azioni da intraprendere e i risultati raggiunti da questi mediatori, è così?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come credo di aver già detto al presidente, c'era una bozza che mi fu fatta vedere a giugno 1995 in cui era previsto un pagamento alla firma del memorandum, un altro un po' prima del closing, poi pagamenti successivi ad avanzamento dei lavori. Quella bozza fu abbandonata perché gli accordi raggiunti - ripeto, tra l'ingegner Gerarduzzi e la controparte - prevedevano invece un pagamento diviso in due tranches, la prima ad avvenuto closing (entro giorni, non ricordo se 15 o 20, ma non ha importanza) e la seconda ad un anno dal closing. Non era previsto, da parte dei mediatori, di fare uno stato di avanzamento dei lavori anche perché questo prefigurava la costituzione di una joint venture che non si fece più. Quindi, era un altro scenario.

MAURIZIO EUFEMI. Quando esplode la vicenda del bilancio Telecom lo scorso anno ed emerge la questione della mediazione, avete informato i vertici aziendali?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. «Esplode la vicenda del bilancio» non so cosa significhi.


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MAURIZIO EUFEMI. Esplode la vicenda del bilancio Telecom per la quale viene chiesta una memoria aggiuntiva rispetto a quanto predisposto dall'assemblea generale.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Per definizione i vertici di allora avranno saputo sicuramente tutto.

MAURIZIO EUFEMI. Come ufficio legale non avete predisposto nulla? Non avete informato nessuno?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ufficio legale abbiamo dato tutte le risposte e tutte le carte a chi lo chiedeva di volta in volta. Avevo dei capi sopra di me: a me fu chiesto di raccogliere tutte le carte e darle alla procura di Torino. Le dinamiche in un'azienda non si muovono come un esercito, nel senso che vi è stato uno scambio, le persone hanno parlato. Io personalmente non ho scritto una nota.

PRESIDENTE. A questo punto sospenderei i lavori brevemente per consentire la ripresa televisiva.
Ha qualcosa in contrario, avvocato Petralia?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, presidente, non voglio essere ripresa.

PRESIDENTE. È un suo diritto. La invito pertanto ad uscire dall'aula e sospendo brevemente la seduta. (L'avvocato Francesca Petralia viene accompagnata fuori dall'aula).

La seduta, sospesa alle 15.15 è ripresa alle 15.20.

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. (L'avvocato Francesca Petralia viene riaccompagnata in aula).
Do la parola al senatore Consolo.

GIUSEPPE CONSOLO. Grazie, signor presidente. Avvocato Petralia, lei ha detto al presidente che era contraria al pagamento in Svizzera in quanto c'era l'embargo ed ha dichiarato che «l'attività non si poteva fare e quindi non si poteva pagare». Prescindendo dal pagamento che, secondo la sua ricostruzione, divenne lecito, come funzionario e dirigente di un'azienda pubblica non poteva porsi il problema, insieme con i vertici aziendali, che era l'operazione medesima ad essere sotto embargo? Dunque, non si poteva fare l'operazione, non il pagamento. Qualcuno si è posto il problema o no?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ho già detto, quando ereditai questa pratica vidi che l'azienda si era posta il problema, tant'è che l'avvocato Zanchini aveva predisposto un memorandum in cui era scritto chiaramente che, qualunque attività, qualunque diritto e qualunque obbligo in base al memorandum avrebbe cominciato ad essere efficace soltanto alla cessazione dell'embargo. Questo significava che si firmava il giorno X, cosa che non si fece...

GIUSEPPE CONSOLO. Scusi, avvocato Petralia, ma quello che si firmava è ben chiaro. Io le sto chiedendo una cosa diversa. Quello che non era lecito non era il pagamento relativo all'operazione bensì l'operazione stessa, cioè era illecita l'operazione in pendenza di embargo. Il fatto che voi pagaste non era possibile attraverso banca agente, perché l'operazione sarebbe stata immediatamente scoperta; il problema è: la sua struttura, i vertici, si posero il problema che l'operazione era illecita? Dalla sua risposta ho capito che il problema fu posto, l'avevate capito, ma siete andati avanti formalizzandola solo dopo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Probabilmente non mi sono spiegata. L'intenzione - ma la pratica è morta varie volte - era che, se si fosse giunti ad


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una conclusione, comunque nessuna delle due parti avrebbe fatto nulla (quindi avrebbe operato in base al memorandum) finché non fossero cessate le sanzioni. Non ci poteva essere nessuna violazione delle sanzioni, quindi non c'era illecito perché nessuno si stava muovendo, nessuno stava operando affinché questa joint venture venisse costituita.

GIUSEPPE CONSOLO. Per non dire sempre le stesse cose, le ricordo che non era sotto embargo la conclusione dell'operazione, ma l'operazione medesima. Quindi non era consentito iniziare un'operazione sotto embargo.
Lei ha detto al presidente, che non l'ha contestato ma desidero ricordarlo io, che il parere tributario dato poteva essere superato in quanto il problema del reato di frode fiscale cadeva in quanto l'embargo sarebbe finito. Così non è, perché il parere prevedeva la frode fiscale prescindendo dalla nazionalità e dalla residenza anagrafica dei contraenti. Lei mi insegna, infatti, che l'obbligazione tributaria nasce nel luogo dove l'operazione viene compiuta in tutto o in parte, prescindendo dalla residenza anagrafica dei contraenti. Perché disattendeste il parere?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Per carità, non sono un esperto fiscale...

GIUSEPPE CONSOLO. Ma lei ha detto che il problema ve lo siete posto.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quello che so è che comunque la prestazione non si svolse fino al closing in Italia ma a Belgrado. In effetti contattavamo ed incontravamo Dimitrijevic della Mak a Belgrado e lui agiva a Belgrado: quindi le sue prestazioni...

GIUSEPPE CONSOLO. Questo glielo contesto, avvocato, perché abbiamo non solo le deposizioni di Dimitrijevic ma anche ammissioni unanimi che parte degli incontri si svolsero in Italia e parte a Belgrado.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non da parte mia però!

GIUSEPPE CONSOLO. Quindi è un classico esempio di operazione mista: lei stessa ci ha detto che ha incontrato il conte Vitali anche qui in Italia.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, ma il conte Vitali non è stato pagato da Telecom; non ha avuto un incarico da Telecom.

GIUSEPPE CONSOLO. Non c'entra: il conte Vitali agiva in nome e per conto...

PRESIDENTE. Non commentiamo: proseguiamo.

GIUSEPPE CONSOLO. La firma del contratto era stabilita originariamente alla fine di maggio del 1997: come mai fu rimandata di una settimana?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Perché non eravamo pronti nella finalizzazione del negoziato.

GIUSEPPE CONSOLO. Chi ha chiesto la clausola del segreto sul contratto tra la società che operava per conto della Telecom e la Telekom Serbia?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Che significa?

GIUSEPPE CONSOLO. Ci risulta che vi siano tre pagine in bianco, riempite successivamente, in quanto contenevano «clausole segrete». Lei ne sa niente?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Le spiego che cosa so. I contratti


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vengono firmati a Belgrado. Nelle pagine che lei vede scritte in inglese ci sono dei timbri, quelli dei traduttori; poi ci sono delle pagine bianche che semplicemente distinguono un contratto dall'altro; c'è il cosiddetto closing memorandum, che il contratto di acquisto delle azioni prevedeva sarebbe stato fatto dopo la firma perché in effetti...

GIUSEPPE CONSOLO. A lei risultano...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Scusi, mi faccia finire!

GIUSEPPE CONSOLO. Non la faccio finire perché le devo porre le domande ed avere le risposte!

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma non ho finito!

GIUSEPPE CONSOLO. Desidero solo sapere se è a conoscenza di clausole segrete!

PRESIDENTE. Senatore Consolo, non è lei a decidere quando togliere la parola alla teste.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. La risposta comunque è «no». Però volevo spiegare perché si è detto che c'erano delle clausole segrete, le quali, in primo luogo, non ci sono; in secondo luogo, il closing memorandum fu fisicamente redatto e firmato ad Atene perché conteneva le modalità pratiche di verifica di tutte le condition precedent e le altre modalità di pagamento e scambio azionario.
Quindi - ripeto - non ci sono clausole segrete. L'unico documento che non fu firmato a Belgrado è il closing memorandum, che è agli atti della procura di Torino e quindi volendo potete averlo anche voi.

PRESIDENTE. Lo abbiamo.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Perfetto. Fu finalizzato ad Atene e conteneva quello che voi vedete e che ho appena detto.

GIUSEPPE CONSOLO. Ho finito, presidente.

PRESIDENTE. Do la parola al senatore Scarabosio.

ALDO SCARABOSIO. Avvocato Petralia, le chiedo se questo che le illustrerò sia il passaggio normale. Quando si conclude un contratto d'intermediazione si stabiliscono le prestazioni dovute, dopodiché le prestazioni vengono eseguite e si effettua il pagamento.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Dipende dai casi, comunque in genere è così.

ALDO SCARABOSIO. La procedura da voi adottata è abbastanza singolare ed a mio parere può essere anche pericolosa. Mi pare che la prestazione sia stata effettuata dal Dimitrijevic; lei ha detto che il conte Vitali non c'entra.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Il conte Vitali...

ALDO SCARABOSIO. Mi dica solo se ha fornito la prestazione di intermediazione.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sta parlando di Dimitrijevic?

ALDO SCARABOSIO. Sì.


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo.

ALDO SCARABOSIO. Anche il conte Vitali ha fornito una prestazione?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Anche lui era consulente, aiutava, ma non è stato pagato da Telecom.

PRESIDENTE. A titolo gratuito, diciamo.

ALDO SCARABOSIO. Non ha mai fornito la prestazione di intermediazione, nel senso che non ha mai fatto nulla? Quando uno fa una intermediazione, un soggetto mette in contatto altri due in modo da concludere un affare: questa è la definizione di intermediazione (o mediazione) secondo il codice civile. Qualcuno quindi ha operato, cioè il signor Dimitrijevic, ed anche il conte Vitali, da quello che ho capito.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Anche il conte Vitali, ma non era incaricato da Telecom né quindi è stato pagato da quest'ultima.

ALDO SCARABOSIO. Il fatto che sia stato pagato o meno ...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma non gli avevamo dato l'incarico.

ALDO SCARABOSIO. Sì, ma agiva lo stesso: o no?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Era presente, dava consulenza: certo.

ALDO SCARABOSIO. Benissimo. Si va avanti nel lavoro e si arriva alla conclusione contrattuale, nella quale si presenta un altro soggetto giuridico, che avete poi pagato con passaggi in Svizzera. Questa società ha come oggetto la vendita di animali.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Anche altre cose.

ALDO SCARABOSIO. Lei è un avvocato e quindi sa che quando un soggetto ha fornito la prestazione ed un altro è stato pagato potrebbe verificarsi l'ipotesi che si tratti di fatturazione falsa, perché soggettivamente inesistente, in quanto se io compio la prestazione ...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma per noi lui rappresentava la Mak: lui si presentava come Mak. Comunque mi scusi: non le ho fatto fare la domanda.

ALDO SCARABOSIO. Lei è un avvocato: credo che parliamo fra persone esperte di cose legali. Il fatto di presentarsi come Mak (posso presentarmi come FIAT o come Telecom) vuol dire che si ha un titolo, oppure che non lo si ha. Insomma, sono due rapporti giuridici diversi: la prestazione viene fornita da un soggetto, ma viene pagato un soggetto diverso. Questo è vero o no?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Faccio un esempio che forse può far sorridere i colleghi avvocati e professori di questa Commissione: le persone giuridiche non camminano per strada, non parlano; agiscono attraverso persone fisiche...

ALDO SCARABOSIO. Guardi che lo sappiamo: esiste la rappresentanza organica. Siamo tutti grandi e consapevoli del diritto!

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ho premesso che l'esempio faceva sorridere (e quindi lei sorride). Allora, il Dimitrijevic si era presentato (e si è presentato


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a me) nelle parole dei miei colleghi e si presentava - quando si vedeva - come espressione della Mak.

ALDO SCARABOSIO. Ma lei ha di fronte un soggetto che ha fornito la prestazione ed un altro soggetto giuridico che ha come oggetto la vendita dei maiali: lei è un legale. Si paga lo stesso una società che ha un oggetto diverso ed un soggetto differente da quello che ha effettuato la prestazione?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Aveva un oggetto un po' più ampio della vendita dei maiali, che poi non erano maiali: ma non importa.

ALDO SCARABOSIO. Ho sentito questo: vendita di animali, mangimi; comunque non importa.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Aveva anche altre attività.

ALDO SCARABOSIO. Sicuramente però non faceva intermediazione. La prestazione è stata fornita da un soggetto, mentre lei ha pagato un altro soggetto. Sono due soggetti diversi, uno è una persona fisica, l'altro una persona giuridica, e non era il rappresentante legale, un socio o qualcuno che avesse titolo. Secondo me sono pagamenti inesatti: non voglio entrare nel campo penale...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non so che cosa mi sta chiedendo, mi perdoni.

ALDO SCARABOSIO. Le sto dicendo che mi pare che tutto questo suoni strano. Qualcuno ha effettuato una prestazione senza averne titolo: sono venuti dicendo «mi do da fare», come i venditori di immobili, che provano a vendere e poi semmai chiedono la mediazione. Questa però non era una mediazione che riguardasse un immobile; era una grande mediazione. Almeno per me, si tratta di tanti soldi, non so per gli altri. A questo punto, sarebbe stato logico stipulare un contratto che prevedesse che il mediatore operava per avere un certo ricavo in seguito alla erogazione di una determinata prestazione, effettuata la quale sarebbe stato pagato. Ne ho visti tanti.

PRESIDENTE. Senatore, mi scusi, poiché il presidente deve garantire la legalità, le dico che il signor Dimitrijevic si presenta con una procura di Mak e quindi in quel preciso momento vanta titolo come procuratore di Mak.

ALDO SCARABOSIO. Ma viene pagato un altro soggetto giuridico.

PRESIDENTE. Lo dico affinché ne tenga conto nel corso della sua domanda.

ALDO SCARABOSIO. Ma viene pagato un altro soggetto giuridico, ripeto.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Per forza: viene pagato il suo dante procura.

ALDO SCARABOSIO. No, è un altro soggetto.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quale? Chi?

ALDO SCARABOSIO. Qual è la società svizzera che viene pagata?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. È la Mak Environment di Skopje, in Macedonia: non viene pagata nessuna società svizzera.

GIAMPIERO CANTONI. È delle British Islands.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non è delle British Islands.


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ALDO SCARABOSIO. Scusate, parlare di procura non significa niente. Qual era il contenuto della procura che aveva?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Di agire per conto della società.

ALDO SCARABOSIO. Quindi è una procura generale di affari.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Immagino di sì. Comunque, ripeto che non è delle British Islands.

ALDO SCARABOSIO. Ad ogni modo lei è sicura che fosse così? Aveva un'ampia procura?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Immagino di sì.

ALDO SCARABOSIO. La ringrazio.

PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Alfredo Vito.

ALFREDO VITO. Avvocato, parlando dei suoi superiori della Telecom ha fatto riferimento a De Marco, a Spasiano, a Gerarduzzi. Tomaso Tommasi di Vignano non ha avuto alcun ruolo in questa vicenda?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Anzitutto era capo di Gerarduzzi e di Spasiano e non ricordo se all'epoca fosse anche capo indirettamente di De Marco o meno. Immagino quindi che abbiano riferito a Tommasi. Personalmente l'avrò incontrato un paio di volte.

ALFREDO VITO. Quando si è presentato da voi Dimitrijevic con questa procura della Mak certamente avrete svolto indagini su questa società e notato un oggetto sociale diverso da quello della trattativa. Lei a chi ha riferito le sue certe preoccupazioni sulla vicenda? Due sono le cose: o lei non ha avuto preoccupazioni (e francamente non credo, sulla base di quanto ci ha esposto), oppure deve aver riferito queste preoccupazioni a qualcuno e le deve essere stato detto di andare avanti.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Dalla ricostruzione che mi sono fatta anche a seguito dell'interrogatorio che ho sostenuto a Torino ho visto che l'avvocato Zanchini, che era stato incaricato di fare le indagini (è dalla fonte avvocato Zanchini che è emersa l'evidenza dell'oggetto della società), ebbe un incontro con l'ingegner Spasiano, l'avvocato De Marco, e non ricordo se ci fosse o meno Gerarduzzi - ma si può verificare - ; io non c'ero. Ero a Fontainebleau a seguire un corso subito dopo il 1o luglio 1995. Quindi non c'è stato bisogno che io l'abbia detto perché lo Zanchini l'ha detto al De Marco, allo Spasiano, al Gerarduzzi; pertanto io l'ho saputo dopo essere tornata da Fontainebleau e quindi dopo che la notizia era già stata data alla società.

ALFREDO VITO. Chi nella società ha deciso che si poteva procedere egualmente, allora?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sicuramente lo sapevano Spasiano e Gerarduzzi, e stiamo parlando del 1995...

ALFREDO VITO. A me non interessa capire chi lo sapesse, ma chi ha detto: si può andare avanti.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ho già avuto modo di dire al presidente, a maggio del 1997 l'ingegner Gerarduzzi disse: ho finalmente raggiunto un accordo, ma devo essere certo che la controparte accetti, con la Mak, con Dimitrijevic, a queste condizioni. Io ero «intasata» dalle mie carte; come ho detto sono andata a Belgrado, il 20 o 22 maggio. Il 3 o il 5 giugno mi chiama De Marco e


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mi dice: l'accordo è stato raggiunto definitivamente, la controparte è d'accordo, scrivi questo alla Mak, eccetera.

ALFREDO VITO. A Dimitrijevic abbiamo domandato perché avessero chiesto prima 50 miliardi e poi 30; ci ha risposto che, essendo la trattativa pari a 1.500 miliardi, la mediazione in genere è del 2 per cento.

PRESIDENTE. L'ha detto anche il conte Vitali oggi.

ALFREDO VITO. Alla domanda: Telecom ha pagato solo il 29 per cento, pari a 840 miliardi, e voi avete avuto 30 miliardi, Dimitrijevic ha risposto che la quota OTE è stata pagata da Telecom con una compensazione tra quest'ultima e OTE. A lei cosa risulta?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi risulta che la mediazione fosse per il 49 per cento, anche perché ebbi conoscenza dell'ingresso della OTE a metà maggio del 1997, quindi in fondo dopo che molta parte del lavoro era stato fatto. Poi andai a Belgrado. A giugno - mi pare il 4 - fu firmato un accordo con OTE, alla quale veniva girata circa la metà di quella somma che abbiamo poi pagato alla Mak. Quindi la OTE, in effetti, ha assorbito più o meno la metà dei costi.

ALFREDO VITO. In che modo OTE ha pagato a Telecom questa somma?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Con una compensazione con altre partite che dovevamo dare alla OTE.

ALFREDO VITO. Tutto questo ovviamente risulta agli atti di Telecom.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Assolutamente sì.

ALFREDO VITO. Presidente, le chiedo di fare un accertamento su queste vicende.

PRESIDENTE. Formalizzi la sua richiesta, onorevole Vito.

ALFREDO VITO. Lo farò senz'altro.
Avvocato, lei era nell'ambito legale e quindi aveva sicuramente una profonda conoscenza dei rapporti che comunque intercorrevano tra la Telecom e la STET.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Il fatto che io stia all'ufficio legale non significa che sia profonda conoscitrice dei rapporti tra Telecom e STET: sono dinamiche che a volte sfuggono, però...

ALFREDO VITO. Era la finanziaria, quindi certamente le conosceva. Non mi riferisco ai rapporti di potere, ma ai poteri che Telecom aveva di trattare una questione - se c'era un importo o qualcosa del genere - a prescindere dalla STET. Lei ci dice che la trattativa iniziò già nel 1995, che ad un certo punto sembrò morta, che è andata più volte perduta, poi si è ripresa: potevano svolgersi tutte queste trattative senza che STET avesse dato una sua autorizzazione, oppure Telecom, prima di concludere, doveva chiederla? Quali erano i rapporti tra STET e Telecom in merito? Lei era all'ufficio legale e le possibilità di fare un contratto...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. L'ufficio legale è diverso dall'ufficio societario, però!

ALFREDO VITO. Sì, ma la possibilità di fare un contratto Telecom... Nel momento in cui le si dice di preparare un certo contratto, lei deve prima di tutto assicurarsi che Telecom sia in grado di poterlo stipulare. Se la sua dante causa, la STET, ha un sistema di poteri per cui Telecom non può stipulare, lei avrebbe dovuto dire: non possiamo concluderlo. Insomma, siccome Telecom ha trattato vigente l'embargo e per circa due anni la


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questione (avete fatto riunioni, viaggi, eccetera), STET ne era informata, aveva dato qualche autorizzazione? Oppure Telecom se l'era presa?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Anzitutto l'ufficio legale è diverso dall'ufficio societario, che gestisce anche i rapporti con la controllante. Normalmente STET e Telecom sono controllante e controllata, quindi devo immaginare che ci siano delle dinamiche di flussi di informazione top-down e bottom-up. In più, come ho già detto, c'era il dottor Baldizzone, che era della STET e che ha cominciato a venire non ricordo quando ma sicuramente non l'ultimo giorno: questa è una prova, per me che non ero addentro ai meccanismi del potere, del fatto che STET lo sapesse; altrimenti Baldizzone non sarebbe venuto.

ALFREDO VITO. Mi consenta di dire che lei è molto male informata al riguardo: il dottor Baldizzone curava gli aspetti economici...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, ma era un dipendente della STET!

ALFREDO VITO. Venne quando c'era Tomaso Tommasi, di cui era il braccio destro.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Lui era il braccio destro di Tommasi? Ma quando mai? Ma no!

ALFREDO VITO. Tutti e due torinesi, piemontesi...

PRESIDENTE. Questi sono apprezzamenti.
Voglio ricordare ai colleghi di Forza Italia che, in base agli accordi che abbiamo preso, i tempi stanno per esaurirsi: quindi, amministrateli tra di voi. Se superiamo ulteriormente i limiti fissati, scardiniamo tutto l'impianto che abbiamo cercato di costruire.
A lei la parola, onorevole Taormina.

CARLO TAORMINA. Qual è il periodo di tempo in cui lei è andata a Belgrado?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Una prima volta ad ottobre 1996; poi, se non ricordo male, la seconda volta sono andata a gennaio 1997; poi, sempre se non ricordo male, da aprile fino alla conclusione ci sono andata «n» volte e poi, dal 20 o 22 maggio in avanti sono rimasta fissa a Belgrado: sto parlando sempre del 1997.

CARLO TAORMINA. Ed è tornata...?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Da Belgrado sono andata ad Atene per il closing e, finito il closing, il 10 giugno pomeriggio sono tornata a Roma.

CARLO TAORMINA. Quindi, dall'ottobre 1996 al giugno 1997 si conclude tutto.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Naturalmente, dopo il closing, per l'attività gestionale sono andata ulteriori volte a Belgrado.

CARLO TAORMINA. Dopo giugno? Fino a quando?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi pare che l'ultima volta fosse nel marzo 2000.

CARLO TAORMINA. Quindi è stata una cosa lunga.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. C'era la gestione della società.


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CARLO TAORMINA. Ha mai usato aerei di Stato per andare a Belgrado?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non so cosa siano, ma direi di no, appunto perché non so cosa siano.

CARLO TAORMINA. Da Ciampino lei è partita sempre con aerei privati?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì.

CARLO TAORMINA. Lei ha detto che quando sentì parlare di OTE domandò come mai. A chi ha fatto questa domanda?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. A una persona che non c'è più, il dottor Pietro Rivitti.

CARLO TAORMINA. Che cos'era all'epoca?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Assistente del dottor Tommasi.

CARLO TAORMINA. Sulla determinazione del prezzo dell'intermediazione lei è stata in qualche modo coinvolta?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No.

CARLO TAORMINA. Sa chi ha determinato il prezzo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Da quanto ho capito è stata una trattativa fatta dall'ingegner Gerarduzzi...

ITALO TANONI. È la terza volta che glielo chiedete!

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma io rispondo anche una quarta volta: sono tranquilla.

PRESIDENTE. Il problema non è che lei risponda per la quarta volta, come se fosse una gara per la sua memoria, oppure il fatto che lei sia tranquilla e che di ciò si compiaccia. Il problema sono i nostri tempi. La questione è già stata definita: era Gerarduzzi.

CARLO TAORMINA. Solo Gerarduzzi? La determinazione dell'entità del compenso per l'intermediazione fu del solo Gerarduzzi o aveva altri referenti?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. L'ingegner Geraduzzi lavorava in un'azienda, quindi immagino che avrà avuto i suoi capi. A noi - l'avvocato De Marco e me - l'ha detto l'ingegner Gerarduzzi. Che poi lui l'abbia riferito ad altri non me lo ha detto e comunque non me lo ricordo e non è un fatto che mi sia rimasto in mente.

CARLO TAORMINA. Lei ha trattato altri affari dove c'erano mediatori?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, certo.

CARLO TAORMINA. La procedura è stata sempre la stessa? Quello che è accaduto quella volta - aver saputo le cose da Gerarduzzi o da chi per lui senza conoscere chi avesse interloquito per determinare il compenso dell'intermediazione - è accaduto sempre o le è successo in altre circostanze di essere interpellata per capire se il prezzo dell'intermediazione fosse adeguato o meno?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non mi è mai successo.


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CARLO TAORMINA. Il vostro ufficio legale non è mai stato interpellato sul prezzo di un'intermediazione, per comprendere se fosse congruo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, perché i colleghi ci dicevano che era congruo. Come legale, per le esperienze sulle prassi commerciali internazionali mi affido ai colleghi del marketing, del commerciale, tecnici e così via.

CARLO TAORMINA. I colleghi di Telecom?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certo.

CARLO TAORMINA. C'era un ufficio particolare che effettuava questa elaborazione di dati?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. C'erano vari uffici, anche perché Telecom è stata riorganizzata «n» volte, quindi l'ufficio di turno...

CARLO TAORMINA. All'epoca in cui si trattò di determinare l'entità del prezzo dell'intermediazione...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Fu Gerarduzzi a dircelo.

CARLO TAORMINA. Volevo dire: l'ufficio che determina la congruità da chi era...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma non c'è un ufficio solo.

CARLO TAORMINA. E allora che cosa era?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. C'era l'ingegner Spasiano...

CARLO TAORMINA. Insomma, non possiamo sapere come si è arrivati a 30 miliardi: a lei arriva la cifra per quello che è; come sia stata determinata nessuno è in grado di dirlo. Comunque, lei non è in grado di farlo.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma non saprei...

PRESIDENTE. Mi intrometto per aiutarla nella risposta: l'onorevole Taormina le ha fatto una domanda in ordine alla congruità e le ha chiesto se avesse partecipato ad altre mediazioni come controllo tecnico-legale. Lei ha risposto di sì. Il parametro delle mediazioni, che qui risulta essere intorno al 2 per cento, era adeguato?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi hanno detto che era adeguato.

PRESIDENTE. Ma era fisso?

CARLO TAORMINA. Era usuale?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Direi di sì. In occasioni precedenti, in altre aziende, ho visto anche il 5 per cento. In occasioni ulteriori, sempre in altre aziende, ho visto anche il 10 per cento, ed effettivamente in quel caso mi sembrava un po' eccessivo. Ho fatto le mie esperienze e racconto quello che ho vissuto. Mi dicevano che era normale il 2 per cento: ripeto che ho visto contratti di agenzia o di consulenza in altre aziende per il 5 per cento.

CARLO TAORMINA. Ne prendiamo atto.

PRESIDENTE. Onorevole Nan, a lei la parola.

ENRICO NAN. Lei ha trattato con i rappresentanti di Nat West a Belgrado. Ci può dire i nomi delle persone, se li ricorda?


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi pare Crowley o Rowley, ma non lo ricordo: era un inglese biondo, giovane, avrà avuto 30-35 anni. Tra l'altro tempo dopo cambiò banca; ma lì le banche cambiano sempre.

ENRICO NAN. Però si può rintracciare nella documentazione, eventualmente.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Molto probabilmente sì.

ENRICO NAN. Lei poi andò ad Atene. Ci può dire i nomi delle persone con le quali si rapportò ad Atene, se le ricorda?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ricordo che c'era Rivitti, Cardone - che era un ingegnere della STET -, quella volta ci fu anche Gerarduzzi e confesso che non ricordo altri.

ENRICO NAN. Fu un unico viaggio?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quello che ho fatto io sì. Poi i greci sono venuti a Roma; quindi si sono incontrati varie volte ad Atene e a Roma ma io, stando a Belgrado, non ero presente.

PRESIDENTE. Lei andò ad Atene da Roma?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Quella volta sì.

PRESIDENTE. C'è un volo Alitalia Atene-Roma: utilizzò quel volo o voli da Ciampino?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Confesso che non lo ricordo: se ci sono voli Alitalia, trovate; se ci sono voli privati...

PRESIDENTE. È lei che deve dircelo: abbia pazienza. Non è che possiamo perlustrare la sua vita per una scelta d'aereo...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non me lo ricordo!

PRESIDENTE. Non le sto chiedendo quale fosse il numero di volo o a che ora fosse partita: ma partire da Ciampino o da Fiumicino...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non me lo ricordo. È possibilissimo che sia andata con un volo privato, come è anche possibile che abbia preso un volo Alitalia.

PRESIDENTE. Ma quando usate un volo privato lo fate in situazioni eccezionali: non c'è la tratta aerea Belgrado-Roma...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Oppure ci sono ritardi o orari particolari. Per esempio andammo a Belgrado al mattino e tornammo alle due di notte.

PRESIDENTE. Per Belgrado lo capisco. Per Atene lei usò un volo che partiva da Ciampino o no?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non lo ricordo: confesso che non lo so. Comunque, potrei eventualmente cercare fra le mie note spese se c'è scritto «volo pagato dalla compagnia viaggi» oppure «volo privato». È l'unico modo che ho per verificarlo: sinceramente non me lo ricordo.

ENRICO NAN. Ci sa dire chi seguiva le trattative per l'Italia in occasione dell'incontro con i greci qui da noi?


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Erano sempre sicuramente Rivitti, Cardone, e a volte anche Gerarduzzi, ma non so quanto.

ENRICO NAN. Lei ci ha detto che la Mak era una società di diritto macedone.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, così mi risulta.

ENRICO NAN. Ci sa dire le modalità di pagamento alla Mak?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Fu effettuato su un conto da loro indicato in Svizzera, non ricordo se a Ginevra, a Zurigo o in un'altra città.

GIAMPIERO CANTONI. La Leu Bank.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Può darsi.

ENRICO NAN. Come seppe questo particolare, visto che non dovrebbe rientrare nel suo ruolo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Perché ho visto la fattura, in cui c'era scritto, oppure nella lettera di accompagnamento alla fattura stessa.

PRESIDENTE. Do la parola al senatore Cantoni.

GIAMPIERO CANTONI. Farò due domande. Alla prima probabilmente il teste ha già risposto e quindi mi scuserà se mi ripeto.
Il contratto di consulenza con la Mak Environment è stato stipulato materialmente da lei?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. L'ultima bozza sì.

GIAMPIERO CANTONI. Da quale documento è stato legittimato? Chi le ha dato l'autorizzazione a fare questo contratto e qual è la legittimazione, perché il punto è la genesi di questa commissione, che noi riteniamo estroversa.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Cosa vuol dire «estroversa»?

GIAMPIERO CANTONI. «Scorretta» intendiamo dire: le va bene?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Veramente non capisco.

GIAMPIERO CANTONI. Non si fanno commissioni con un'azienda che era controllata prevalentemente dal Tesoro...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ah, in questo stadio, sì...

GIAMPIERO CANTONI.... con delle società controllate in parte in Macedonia, in parte con le Virgin Islands...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Delle Virgin Islands mi sta parlando lei!

GIAMPIERO CANTONI. Noi abbiamo agli atti che le Mak Environment sono in realtà due: una con la sede in Macedonia e una alle Virgin Islands.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Questo non l'ho mai saputo.

GIAMPIERO CANTONI. E allora, quando lei mi dice di no, deve quantomeno dare la possibilità a questa Commissione di evidenziare tale aspetto. Le dico che sono due; probabilmente saranno anche una sola, non lo so.


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma noi abbiamo pagato la Mak Macedonia su un conto della Mak Macedonia non so dove.

GIAMPIERO CANTONI. Sarebbe meglio se fosse stata pagata la Mak Environment Macedonia in Macedonia, non pagare a Ginevra con la banca Leu: ecco perché ho usato il termine «estroverso».

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Normalmente paghiamo uno straniero sul conto che lo straniero ci indica.

GIAMPIERO CANTONI. Ma è un po' troppo comodo. Non ritengo che si possa fare così.

PRESIDENTE. Senatore, gli apprezzamenti sono estranei; attendiamo la domanda.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Cosa devo rispondere, mi scusi?

GIAMPIERO CANTONI. Chi le ha autorizzato... Sto rispondendo a sue argomentazioni!

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Mi scusi, avevo dimenticato la domanda.

GIAMPIERO CANTONI. Chi le ha dato la legittimità per firmare o per stipulare questo accordo?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Io non ho firmato né stipulato: ho scritto una bozza...

GIAMPIERO CANTONI. Ma lei è quella che ha formalizzato: lei ha scritto il documento.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, io ho scritto una bozza, che ho mandato...

GIAMPIERO CANTONI. Ma una bozza è un contratto: lei la chiama bozza, ma in ogni caso è un contratto finale.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Come ho già detto, l'ingegner Gerarduzzi disse a me e all'avvocato De Marco che si era giunti alla conclusione economica, che lui aspettava un OK o qualcosa del genere; poi l'avvocato De Marco mi chiamò a Belgrado e mi disse: siamo arrivati alla fine; scrivi il contratto con queste modalità e mandamelo. Io lo mandai per fax a Roma, dopodiché non ho saputo più nulla.

GIAMPIERO CANTONI. Quindi la legittimazione di questo contratto è stata fatta verbalmente dall'avvocato De Marco?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sì, che immagino avesse parlato...

GIAMPIERO CANTONI. Lei sa benissimo, poiché abbiamo visto che ha molta professionalità...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Ma io sto cercando di rispondere al meglio, e la verità, soprattutto.

GIAMPIERO CANTONI. ...che in cose di questa importanza non di può andare avanti sempre verbalmente: ci devono essere dei documenti.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Era il mio capo: dovevo chiedergli una richiesta scritta?

GIAMPIERO CANTONI. Allora, l'avvocato De Marco le ha dato l'autorizzazione per stipulare questo contratto...


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non per stipulare: per scrivere la bozza, mi perdoni.

GIAMPIERO CANTONI. Per predisporre questo contratto. Quindi, dobbiamo presumere che a all'avvocato De Marco glielo avesse detto qualcuno; perciò, il nostro dovere è verificare da chi sia stato autorizzato l'avvocato De Marco. È così?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Certamente.

GIAMPIERO CANTONI. La seconda domanda. Sono tre i verbali dei consigli di amministrazione di Telecom Italia ricollegabili all'affare Telekom Serbia. Il 18 marzo 1996 - lo dico in sintesi per risparmiare tempo e per non annoiare - viene proposta dal presidente Silvestri di acquistare la partecipazione del 49 per cento di una società da costituire con i serbi. In realtà, questa società era già costituita.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non è così, però...

GIAMPIERO CANTONI. L'abbiamo visto nei documenti...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Poi le spiego...

PRESIDENTE. Lei deve rispondere alla domanda, che ancora non c'è.

GIAMPIERO CANTONI. L'attribuzione dei pieni poteri anche disgiuntamente era stata data al presidente Silvestri, al vice presidente Gagliano e all'amministratore delegato Chirichigno. Il 6 giugno 1997 il presidente Tommasi informa dettagliatamente sull'imminente conclusione dell'affare Telekom Serbia. Il consiglio d'amministrazione prende atto.
Il consiglio d'amministrazione di STET International, il 9 giugno 1997, approva una delibera (il CDA di STET International Netherlands del 5 giugno autorizzava la conclusione dell'operazione: è qui il punto) e ratifica il contratto stipulato in quello stesso giorno da STET International. In sintesi, il 18 marzo 1996 Telecom autorizza un'operazione simile a quella poi conclusa dopo circa un anno e mezzo. Il 5 giugno 1997, quattro giorni prima del contratto, STET International Netherlands delibera di acquistare il 29 per cento di Telekom Serbia; il giorno dopo Tommasi riferisce a STET che è imminente l'acquisto del 29 per cento di Telekom Serbia, però omette di dire una cosa molto importante: che STET International Netherlands aveva già deliberato in tal senso.
Chiedo quindi al presidente l'acquisizione e l'analisi dettagliata di questo aspetto, molto importante e delicato. Il 9 STET International delibera quanto recepito e deliberato dalla sua controllata...

GUIDO CALVI. Scusate, abbiamo stabilito che ognuno ha dieci minuti: il collega può fare una domanda per dieci minuti?

PRESIDENTE. No, è il gruppo che ha dieci minuti. Forza Italia ha superato dieci minuti, ma non posso interrompere penalizzando il senatore Cantoni.
Per favore, passiamo alla domanda.

GIAMPIERO CANTONI. Ho finito, ma siccome ci sono queste incongruenze...
Dicevo che la delibera di STET International è di autorizzare per quello stesso giorno la stipula definitiva del contratto. La domanda è questa: quale delle suddette delibere ha formalmente legittimato il contratto?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sicuramente non quella del 18 marzo 1996, perché mi sembra la più lontana nel tempo. Poiché i contratti sono stati firmati da STET International Netherlands, che ha dato procura alle


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persone, sicuramente, dal punto di vista dei firmatari, è stato quello di STET International Netherlands, però immagino che quello che chiamerei final blessing, la benedizione finale, l'avrà data STET, che non ho capito bene se sia stata prima o dopo: non lo so, perché non l'ho vissuto.

GIAMPIERO CANTONI. La STET Netherlands aveva già deliberato.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Va bene: eventualmente è stata una ratifica.

GIAMPIERO CANTONI. No: non credo sia stata una ratifica.

ETTORE ROMOLI. Vista la sua esperienza nei contratti internazionali, non le è sembrato strano che questi mediatori continuassero ad operare e a determinare la conclusione del contratto chiedendo una provvigione di circa cinquanta miliardi, mentre questa era messa in discussione - come lei ci ha detto più volte nella sua deposizione - dalla controparte, cioè da Telecom Italia, che si andasse avanti tranquillamente e che solo quando si arriva ad una settimana dalla chiusura del contratto (cioè a contratto praticamente già chiuso, anche se non formalizzato) si trovi un accomodamento nella cifra di trenta miliardi?
Questo modo di comportarsi dei mediatori, che in fondo si muovono sulla parola e sulla fiducia di Telecom, non le sembra strano, alla luce della sua esperienza?

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. No, perché fin dall'inizio, stando a quanto mi è stato riferito, si era detto a questi signori che comunque non sarebbe stato pagato niente se l'affare non fosse andato in porto.

ETTORE ROMOLI. D'accordo.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Questo è un dato fondamentale.

ETTORE ROMOLI. A parte che, non avendo un contratto, non lo potevano pretendere lo stesso...

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non è che la forma scritta sia necessaria per la validità dell'atto; comunque, al di là di ciò, gli è sempre stato detto chiaramente: non vi diamo una lira se l'affare non va in porto. Quindi, per definizione non era necessario firmarlo vent'anni prima, dipende dalle occasioni...

ETTORE ROMOLI. Non vent'anni prima: quando si inizia la prestazione!

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Sto scherzando. Comunque è andata così. Non si volevano dare cinquanta miliardi e quindi non eravamo pressati dalla necessità di firmare per quella cifra, e loro neanche; tuttavia hanno agito sulla parola. Le posso commentare la cosa...

ETTORE ROMOLI. È un commento quello che le chiedevo.

PRESIDENTE. Scusate, i commenti non ci interessano: ci interessano le circostanze.

ETTORE ROMOLI. La seconda domanda e poi concludo.
Per quanto è a sua conoscenza la determinazione del prezzo di trenta miliardi è stata effettuata anche in base al sistema di pagamento, dal momento che un sistema che in pratica escludeva la provvigione dalla tassazione rappresentava evidentemente un elemento molto importante? Insomma, il fatto che il pagamento fosse Italia-estero ha influito nella determinazione del prezzo?


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FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Non credo.

ETTORE ROMOLI. Non pagare le tasse o pagarle fa una notevole differenza.

FRANCESCA PETRALIA, Responsabile Corporate finance legal affairs di Telecom Italia. Comunque, non credo.

PRESIDENTE. Ringrazio l'avvocato Petralia e i colleghi intervenuti e dichiaro concluso l'esame testimoniale.

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