TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 459 di Giovedì 29 aprile 2004

MOZIONI SULLE INIZIATIVE PER FAVORIRE UNA MAGGIORE COESIONE POLITICA DEGLI STATI MEMBRI DELL'UNIONE EUROPEA

La Camera,
premesso che:
nel corso del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea il processo di unificazione politica dell'Europa non ha fatto passi avanti significativi;
la conferenza intergovernativa, tenutasi a Bruxelles dal 12 al 13 dicembre 2003, non ha approvato il testo della Costituzione europea elaborato nei mesi precedenti dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa;
il principio del diritto di veto concesso ad ogni singolo Paese membro condiziona negativamente il progetto dell'integrazione reale e politica dell'Europa;
il testo della Costituzione non accoglie fra i suoi principi fondanti l'obiettivo prioritario della pace;
nel corso del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea non sono state superate le divisioni fra i Paesi storicamente fondatori dell'Unione europea sul tema della guerra in Iraq e, più in generale, sulla questione della politica estera degli Usa, basata sul modello della «guerra preventiva»;
di conseguenza, scarsi sono stati i risultati sul modello di difesa comune per l'Europa;
il mancato raggiungimento di una serie di obiettivi rischia di ridimensionare e snaturare il significato del rinnovo a giugno 2004 del Parlamento europeo, considerato che quest'ultimo non elegge un Governo, non ha una carta costituzionale di riferimento e rischia di rappresentare una mera sommatoria di Paesi profondamente divisi sui grandi temi;
in tale quadro la scadenza del 14 giugno 2004 si rivelerebbe una semplice prova elettorale di secondo ordine, dove si saggerebbero soltanto i rapporti di forza fra i partiti all'interno dei singoli Paesi;
malgrado l'esistenza di chiari limiti, che vanno dall'evidente inadeguatezza della conferenza intergovernativa, alle carenze contenute nel testo della Costituzione europea e alle divisioni permanenti riguardo il tema cruciale della pace, pronunciamenti e azioni provenienti da istituzioni, organismi e cittadini dei singoli Paesi possono tuttavia risultare determinanti per il riavvio del processo di unificazione e di autonomia dell'Europa;

impegna il Governo:

a dimostrare nelle parole e nei fatti che sulle questioni fondamentali gli interessi e il ruolo possibile dell'Europa travalicano gli interessi nazionali e di parte;
a prendere in considerazione le proposte di creare un sistema a «doppia velocità» in Europa, non rigettando, quindi, a priori l'ipotesi di creare un gruppo di Paesi che voglia comunque andare avanti più speditamente nell'integrazione politica e nell'autonomia dell'Europa;
a valutare le proposte volte a superare la pericolosa paralisi possibile dovuta al voto all'unanimità;
ad appoggiare, nel corso del semestre di presidenza irlandese dell'Unione europea, tutte le azioni volte allo scioglimento del nodo politico che ha impedito l'approvazione della Costituzione europea, in particolare riavviando un'iniziativa della Convenzione sull'avvenire dell'Europa;
a sostenere, nel corso del medesimo semestre, il testo dell'attuale bozza di Costituzione europea, per dare forza alla trattativa in corso, così come è proposto nell'appello del Movimento federalista europeo, condiviso da numerosi cittadini italiani, associazioni ed enti locali;
a proporre e promuovere in sede europea iniziative che vadano verso una maggiore coesione politica degli Stati membri dell'Unione europea.
(1-00315)
«Cima, Bulgarelli, Cento, Lion, Pecoraro Scanio, Zanella, Boato, Grillini, Rodeghiero, Camo, Diana, Sereni, De Brasi, Benvenuto, Banti, Cossa, Annunziata, Maura Cossutta, Mazzuca Poggiolini».
(9 febbraio 2004)

La Camera,
premesso che:
il 1o maggio 2004 verrà completato l'allargamento dell'Unione europea a 25 Stati membri;
il 13 giugno 2004 verrà eletto il nuovo Parlamento europeo;
i motivi che hanno portato alla convocazione della Convenzione sull'avvenire dell'Europa e questa assemblea a convenire su un unico testo di costituzione appaiono più che fondati e l'esigenza di giungere all'approvazione della Costituzione quanto mai urgente;
si prende atto con grande rammarico dell'esclusione dell'Italia dall'incontro al vertice del 18 febbraio 2004 tra i Capi di Stato e di Governo britannico, francese e tedesco e le rispettive delegazioni;
tale vicenda, se da un lato attesta la debolezza e l'insufficienza della politica europea del Governo italiano, dall'altro lato deve trovare nelle nuove regole istituzionali previste nella proposta di Costituzione una garanzia contro ogni forma di direttorio al vertice dell'Unione europea;

impegna il Governo:

a chiedere alla presidenza di turno irlandese l'immediata riconvocazione della conferenza intergovernativa, con l'obiettivo dell'approvazione della Costituzione nel testo definito dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa, contestualmente all'ingresso nell'Unione europea di 10 nuovi Stati membri e prima dell'avvio della campagna elettorale per il Parlamento europeo;
a non sostenere soluzioni al ribasso sul progetto della Convenzione sull'avvenire dell'Europa e, quindi, a lasciare cadere le ipotesi di modifica formulate nell'annesso dell'11 dicembre 2003, che rappresenterebbero un grave arretramento dal punto di vista del passaggio a votazioni a maggioranza qualificata, sancendo possibilità di veto da parte di ogni singolo Stato membro in materia di cooperazione penale (oltre a ridimensionare la sfera d'azione della procura europea) e in altre materie, nonché nell'ambito delle cooperazioni rafforzate;
a sviluppare, in sede di conferenza intergovernativa, un'azione politica adeguata perché nell'Unione europea si affermi collegialità nelle decisioni e democraticità nelle procedure - che prevedano anche avanguardie aperte sotto forma di cooperazioni rafforzate - e perché l'Italia riprenda la sua tradizionale funzione di punta che l'ha portata ad essere fra i protagonisti del processo di costruzione dell'Unione europea.
(1-00338)
«Spini, Violante, Innocenti, Ruzzante, Calzolaio, Sereni, Ranieri, Melandri, Fumagalli, Folena, Crucianelli, Cabras, Bova, Zani».
(10 marzo 2004)

La Camera,
premesso che:
l'ormai imminente ingresso nell'Unione europea di 10 Stati, che porterà a 25 il numero dei Paesi membri, rende urgente il rafforzamento dei meccanismi decisionali, in quanto quelli attuali non consentono un efficace funzionamento delle istituzioni di una comunità allargata;
appare, quindi, oltremodo auspicabile riprendere il cammino per l'approvazione della Costituzione europea nel testo elaborato dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa, che, a causa delle posizioni troppo rigide di alcuni Stati, non è stato possibile realizzare nella conferenza intergovernativa tenutasi a Bruxelles dal 12 al 13 dicembre 2003;
l'evoluzione della situazione internazionale ed i pericoli per la sicurezza del nostro continente rendono ancora più evidente l'esigenza di un rafforzamento delle istituzioni europee, come strumento essenziale per difendere gli interessi e la sicurezza dei Paesi dell'Unione europea;
inoltre, il rapporto presentato al Consiglio europeo di marzo 2004 dalla presidenza irlandese, illustrativo dei contatti bilaterali condotti a partire dal mese di gennaio 2004, conferma come il progetto della Convenzione sull'avvenire dell'Europa ed il lavoro negoziale svolto dalla presidenza italiana possono rappresentare la base di un ampio consenso nel quadro di un accordo globale;

impegna il Governo:

a svolgere tutte le azioni necessarie ed opportune per conseguire l'obiettivo di una rapida approvazione della Costituzione europea nel testo definito dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa, con le sole integrazioni assolutamente indispensabili a superare la situazione di stallo, e questo anche al fine di rendere più agevole e proficuo l'ingresso nell'Unione europea dei 10 nuovi Stati membri;
a sostenere presso la presidenza di turno irlandese la riconvocazione della conferenza intergovernativa non appena matureranno le condizioni per l'approvazione della Costituzione dell'Unione europea, che rappresenta un obiettivo fondamentale per un Paese come l'Italia, che da sempre ha svolto un ruolo trainante nella costruzione europea, fino dalla sua fondazione nel 1957;
a sostenere, come d'altra parte riconosciuto dalla stessa presidenza irlandese, la necessità che i lavori della conferenza intergovernativa riprendano sulla base dell'ambizioso progetto approvato dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa, completato ed arricchito dal lavoro negoziale compiuto durante la presidenza italiana;
a contribuire attivamente alla creazione di un consenso tra tutti gli Stati membri, mantenendo il coerente rifiuto di compromessi al ribasso.
(1-00347)
«Antonio Leone, Baldi».
(29 marzo 2004)

La Camera,
premesso che:
il Governo italiano nel corso del semestre di presidenza dell'Unione europea ha portato avanti con determinazione una difficile mediazione nell'ambito della conferenza intergovernativa che avrebbe dovuto portare alla firma della Costituzione europea;
nonostante l'impegno del Governo e il fatto che il progetto formulato dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa fosse stato accolto dal Consiglio europeo di Salonicco come base unanimemente condivisa, le divergenze emerse in seguito tra alcuni Paesi membri sui futuri assetti dell'Unione europea non hanno consentito di approvare il testo del progetto di Costituzione europea nel corso della conferenza intergovernativa tenutasi a Bruxelles dal 12 al 13 dicembre 2003;
l'approvazione della Costituzione europea qualificherebbe il processo di unificazione politica europea, in quanto sarebbe l'indispensabile premessa per attivare, nell'ambito del diritto dell'Unione europea, strumenti di politica estera, di sicurezza comune, di cooperazione tra forze di polizia e giudiziaria in materia penale più efficaci, che possano dare risposte adeguate ai cittadini europei per contrastare le minacce del terrorismo di qualunque matrice e di qualunque provenienza;
in base agli scenari emersi nel Consiglio europeo di Bruxelles del 25-26 marzo 2004, si sarebbero aperte nuove prospettive per la firma del Trattato costituzionale europeo, in quanto i tragici fatti di Madrid hanno ancora una volta evidenziato la necessità di una maggiore coesione politica degli Stati membri. Le nuove condizioni politiche consentirebbero di superare alcune resistenze che hanno ostacolato la firma del Trattato costituzionale europeo, aprendo prospettive per i negoziati intergovernativi;
il rinnovo del Parlamento europeo, unica istituzione direttamente rappresentativa dei popoli europei, costituirebbe, inoltre, il momento più significativo per un passaggio ad un'unione politica basata su una Costituzione, tenuto conto anche dell'imminente allargamento dell'Unione europea a venticinque Stati;
il Governo italiano potrebbe, infine, porre nuovamente nell'ambito dei negoziati la questione dell'inserimento nel preambolo della futura Costituzione europea di un esplicito richiamo alle comuni radici cristiane dell'Europa, promuovendo così il riconoscimento dei valori democratici fondanti la stessa identità culturale europea;

impegna il Governo

a continuare con determinazione l'opera di mediazione politica, per addivenire alla sottoscrizione della Costituzione europea possibilmente prima delle elezioni del Parlamento europeo di giugno 2004.
(1-00348)
«Naro, Volontè».
(29 marzo 2004)

La Camera,
premesso che:
l'ormai imminente ingresso nell'Unione europea di 10 Stati, che porterà a 25 il numero dei Paesi membri, rende necessario ed urgente il rafforzamento dei meccanismi decisionali, per un efficace e produttivo funzionamento delle istituzioni di una comunità allargata che ambisca a rappresentare un soggetto politico unitario;
appare, quindi, oltremodo auspicabile riprendere il cammino per l'approvazione della Costituzione europea nel testo elaborato dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa, che non è stato possibile realizzare nella conferenza intergovernativa tenutasi a Bruxelles dal 12 al 13 dicembre 2003, nonostante l'impegno italiano quale presidente di turno;
l'evoluzione della situazione internazionale ed i pericoli per la sicurezza del nostro continente rendono ancora più evidente l'esigenza di un rafforzamento delle istituzioni europee, come strumento essenziale per difendere gli interessi e la sicurezza dei Paesi dell'Unione europea: di qui la necessità di rafforzare l'immagine e la credibilità internazionale dell'Unione europea, soprattutto in materia di politica estera;
inoltre, il rapporto presentato al Consiglio europeo di marzo 2004 dalla presidenza irlandese, illustrativo dei contatti bilaterali condotti a partire dal mese di gennaio 2004, conferma come il progetto della Convenzione sull'avvenire dell'Europa ed il lavoro negoziale svolto dalla presidenza italiana possono rappresentare la base di un ampio consenso nel quadro di un accordo globale e che tale accordo appare realmente ipotizzabile, viste le recenti dichiarazioni espresse dai leader europei a Madrid nei giorni scorsi;

impegna il Governo:

a svolgere tutte le azioni necessarie ed opportune per conseguire l'obiettivo di una rapida approvazione della Costituzione europea nel testo definito dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa, se del caso con eventuali integrazioni, tali da rendere certo il risultato finale;
a sostenere presso la presidenza di turno irlandese la riconvocazione della conferenza intergovernativa, non appena matureranno le condizioni per l'approvazione della Costituzione dell'Unione europea, che rappresenta un obiettivo fondamentale per un Paese come l'Italia, che da sempre ha svolto un ruolo trainante nella costruzione europea, fino dalla sua fondazione nel 1957;
a sostenere, come d'altra parte riconosciuto dalla stessa presidenza irlandese, la necessità che i lavori della conferenza intergovemativa riprendano sulla base dell'ambizioso progetto approvato dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa, completato ed arricchito dal lavoro negoziale compiuto durante la presidenza italiana;
a contribuire attivamente alla creazione di un consenso tra tutti gli Stati membri, mantenendo il coerente rifiuto di compromessi al ribasso, controproducenti per la credibilità e la capacità d'azione dell'Unione europea.
(1-00349)
«Anedda, Landi di Chiavenna, Selva, Amoruso, Bocchino, Cirielli, Malgieri, Zacchera».
(29 marzo 2004)

La Camera,
premesso che:
è evidente il fallimento della dottrina della guerra preventiva adottata dall'amministrazione Bush in Iraq, che ha contribuito a destabilizzare lo scenario mondiale;
l'articolo 11 della Costituzione sancisce la contrarietà del nostro Paese alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie tra i popoli;
nel processo costituente europeo tale principio non può essere eluso, in considerazione della sua universalità;
l'Europa può rappresentare un importante punto di riferimento per una politica effettivamente multilaterale;

impegna il Governo

a promuovere l'inserimento del contenuto dell'articolo 11 della nostra Costituzione nel Trattato costituzionale europeo.
(1-00350)
«Realacci, Folena, Fioroni, Siniscalchi, Gasperoni, Piscitello, Zanella, Pistone, Sasso, Bellini, Bandoli, Innocenti, Battaglia, Vigni, Pinotti, Calzolaio, Monaco, Lion, Boato, Rusconi, Zanotti, Ruggeri, Tocci, Bimbi, Reduzzi, Giachetti, Ruzzante, Panattoni, Cento, Villari, Di Serio D'Antona, Maura Cossutta, Mussi, Cima, Lettieri, Pistelli, Grandi, Pisa, Grignaffini, Sereni, Rocchi, Marcora».
(29 marzo 2004)

La Camera,
premesso che:
il processo di costruzione di un Unione europea più coesa e forte, le cui istituzioni siano rinnovate e adeguate alla nuova dimensione continentale che verrà assunta a seguito dell'ingresso di dieci nuovi membri il 1o maggio 2004, ha subito un arresto con la mancata approvazione del testo della Costituzione europea, predisposto dalla Convenzione, in occasione della Conferenza intergovernativa del dicembre 2003;
è fortemente auspicabile che il nuovo trattato di natura costituzionale sia approvato prima del rinnovo del Parlamento europeo il prossimo giugno, in modo tale da consentire un pieno funzionamento del nuovo assetto istituzionale e un armonico inserimento dei nuovi paesi membri in seguito all'allargamento, come più volte ribadito dal Presidente Ciampi, da ultimo nel corso della sua visita ufficiale in Ungheria;
dopo le drammatiche vicende che hanno segnato Madrid, la Spagna e con essa tutta l'Europa per l'efferatezza dell'attacco terroristico, è divenuto ancor più necessario il compimento del disegno politico europeo e la promozione dell'Europa sulla scena mondiale come forza baluardo di democrazia, tenace nel perseguire la strada del dialogo con tutti ma risoluta nel contrastare e respingere la violenza, il terrorismo e l'integralismo;
tale esigenza si rafforza a seguito delle notizie provenienti dal Medio Oriente e dall'Iraq dove la non ancora adeguata azione politica e diplomatica moderatrice dell'Unione è avvertita come un'assenza grave ed è certamente causata dall'incertezza e dalla incompletezza delle attuali regole che impediscono la formazione di un'incisiva volontà esterna comune;
occorre ridare impulso al progetto europeo salvaguardando l'organicità dell'architettura istituzionale, operando all'interno delle soluzioni previste che, attraverso le «cooperazioni rafforzate», già consentono una sufficiente flessibilità senza determinare una disarticolazione istituzionale attraverso «direttori» e gruppi ristretti;
il mutato quadro politico europeo ha determinato nuove condizioni, più favorevoli alla conclusione del Trattato, e sollecita la ripresa di un ruolo di punta del nostro Paese, nel solco del suo tradizionale europeismo, bandendo l'atteggiamento scettico manifestato da ultimo dal Governo italiano;

impegna il Governo

a promuovere la convocazione di una Conferenza intergovernativa per l'approvazione del Trattato istitutivo della Costituzione per l'Europa, nel testo elaborato dalla Convenzione europea, da firmare contestualmente al compimento del processo di allargamento e comunque prima dell'avvio della campagna elettorale per il Parlamento europeo;
a perseguire tenacemente una linea europeista che punti all'approvazione della Costituzione, resa ancor più pressante dalle vicende europee e internazionali, senza accettare soluzioni e compromessi al ribasso, quindi abbandonando le proposte formulate nell'annesso dell'11 dicembre 2003, in special modo quelle che riducono il ricorso nelle decisioni comuni alla maggioranza qualificata ed estendono la possibilità di veti nazionali;
a farsi promotore, invece, di una rinnovata azione politica volta ad affermare, nel rispetto della collegialità, della democrazia e del metodo comunitario, avanguardie aperte, sotto forma di cooperazioni rafforzate, che diano la necessaria spinta affinché l'Unione divenga un soggetto politico sempre più coeso, promotore di sviluppo, di democrazia e di stabilità all'interno e all'esterno dei suoi confini.
(1-00355)
«Pistelli, Castagnetti, Rutelli, Parisi, Mattarella, Ciani, Loiero, Giovanni Bianchi, Frigato, Tonino Loddo, Merlo, Piscitello».
(7 aprile 2004)


MOZIONE SULLE INIZIATIVE PER SOSTENERE LA PARTECIPAZIONE DI TAIWAN ALL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ IN QUALITÀ DI OSSERVATORE

La Camera,
premesso che:
è necessario garantire un buono stato di salute a tutti i cittadini del mondo e la conseguente necessità di accesso ai farmaci e agli standard più elevati d'informazione e di servizi sanitari, al fine di migliorare i livelli di salute pubblica soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ove il tasso di mortalità, anche infantile, è elevatissimo e moralmente insostenibile;
sono da tenere presenti i vantaggi che può portare la partecipazione su scala mondiale e il coinvolgimento diretto e senza ostacoli ai forum e ai programmi internazionali di cooperazione sanitaria, in particolare se si considerano i rischi, attualmente più elevati, di diffusione transfrontaliera di diverse malattie infettive, quali il virus di immunodeficienza umana (Hiv), la tubercolosi e la malaria, la Sars ed altre epidemie, anche per contaminazione animale;
sono considerevoli i progressi già realizzati dalla Repubblica di Cina in Taiwan in campo sanitario, tra cui figurano un'aspettativa di vita tra le più elevate in Asia, tassi di mortalità materna e infantile paragonabili a quelli dei Paesi occidentali, l'eliminazione di malattie infettive, quali il colera, il vaiolo e la peste, e il fatto che Taiwan è stato il primo Paese della regione ad avere debellato la poliomielite e ad aver somministrato ai bambini il vaccino contro l'epatite B;
è da tenere in considerazione l'assistenza concreta che da molti anni Taiwan offre a numerose nazioni in via di sviluppo - in Africa, America Latina e Asia-Pacifico - con efficaci programmi di cooperazione nei campi sanitario, sociale, educativo ed economico-produttivo;
pronto e generoso è l'aiuto finanziario fornito da Taiwan a molti Paesi in occasione di terremoti e di altre sciagure naturali;
Taiwan ha, unico Paese al mondo, costituito la «Fondazione Carlo Urbani», dotandola di 8,8 milioni di dollari per lo studio e la ricerca di profilassi contro le malattie infettive, una delle quali, la Sars, è responsabile della prematura morte del nostro eroico ricercatore;
negli ultimi anni Taiwan ha manifestato la volontà di fornire assistenza finanziaria e tecnica ai programmi di aiuti internazionali e alle attività sanitarie sostenute dall'Organizzazione mondiale della sanità e molti progetti sostenuti da Taiwan sono operativi in aree povere del pianeta afflitte da malattie infettive;
Taiwan è, altresì, già parte attiva in alcune organizzazioni internazionali, quali il Wto, l'Apec, l'Adb, la Bers, il Comitato olimpico ed altre, e tale status di osservatore nell' Organizzazione mondiale della sanità non può avere alcun riflesso nei rapporti politici fra Pechino e Taipei;
Taiwan, anche in considerazione del numero di abitanti (23 milioni) e del ruolo che riveste sotto l'aspetto economico, essendo il 14o Paese al mondo per interscambio commerciale, dovrebbe essere rappresentata in seno a tutte le organizzazioni multilaterali;
la risoluzione contenente tali auspici, approvata all'unanimità nel maggio 2002 dal Parlamento europeo, inoltre, espressamente invitava i Governi degli Stati membri dell'Unione europea a consentire le visite private, nei Paesi dell'Unione europea, delle autorità di Taiwan;
con la risoluzione n. 7-00124 del 23 luglio 2002, approvata all'unanimità, la Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati aveva impegnato il Governo «a sostenere, nell'ambito di tutte le sedi opportune ed in coordinamento con gli altri Paesi dell'Unione europea, la richiesta di Taiwan di partecipare all'Organizzazione mondiale della sanità con lo status di osservatore in qualità di entità sanitaria»;

impegna il Governo:

a sostenere, nell'ambito di tutte le sedi opportune ed in coordinamento con gli altri Paesi dell'Unione europea, la richiesta di Taiwan di partecipare all'Organizzazione mondiale della sanità con lo status di osservatore in qualità di entità sanitaria.
(1-00353)
«Landi di Chiavenna, Selva, Folena, Colucci, Naro, Vernetti, Didonè, Rizzi, Adduce, Amoruso, Angioni, Baldi, Emerenzio Barbieri, Benedetti Valentini, Giovanni Bianchi, Calzolaio, Cannella, Carrara, Cirielli, Giulio Conti, Cossa, Crucianelli, D'Alia, Di Luca, Di Virgilio, D'Agrò, Fontana, Fragalà, Gamba, La Grua, Labate, Lamorte, Lisi, Santino Adamo Loddo, Losurdo, Maceratini, Malgieri, Mantini, Massidda, Mazzocchi, Mazzoni, Migliori, Milanese, Misuraca, Osvaldo Napoli, Oricchio, Ostillio, Palumbo, Paoletti Tangheroni, Patarino, Antonio Pepe, Luigi Pepe, Pezzella, Pinotti, Ramponi, Romoli, Rosato, Rositani, Rosso, Saglia, Sandi, Sardelli, Savo, Strano, Tarantino, Tucci, Zacchera, Zama, Amato, Burani Procaccini».
(6 aprile 2004)


MOZIONI SUGLI ESITI DELLA CONFERENZA DI CANCUN

La Camera,
premesso che:
dal 10 al 14 settembre 2003 si è svolta a Cancun (Messico) la V Conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio;
la suddetta conferenza si è conclusa con il completo fallimento (il secondo a livello ministeriale in soli quattro anni) di tutti gli argomenti oggetto dei negoziati; ciò rende evidente una crisi di funzionamento dell'istituzione, a fronte di un significativo aumento dei Paesi membri rispetto all'accordo Gatt e di un ampliamento molto rapido dell'agenda negoziale a scapito della verifica dell'attuazione degli accordi esistenti, come richiesto dai Paesi in via di sviluppo;
tra i negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio, quello sull'agricoltura - e in particolare la questione specifica del cotone per quel che concerne i Paesi dell'Africa occidentale - ha rivestito a Cancun un'importanza cruciale, in primo luogo per le economie dei Paesi in via di sviluppo, nonostante il negoziato a Cancun si sia interrotto sulla questione dell'allargamento del mandato negoziale dell'Organizzazione mondiale del commercio sui nuovi quattro temi, cosiddetti di Singapore, concernenti la liberalizzazione degli investimenti, la concorrenza, la trasparenza negli appalti pubblici e la facilitazione al commercio;
oltre settanta Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio hanno esplicitamente dichiarato, prima e durante la Conferenza ministeriale di Cancun, di non essere pronti a negoziare i temi di Singapore e l'insistenza sulla necessità di avviare al più presto i negoziati, in particolare da parte dell'Unione europea, ha creato una forte tensione non solo tra i membri dell'Organizzazione mondiale del commercio, ma anche tra gli stessi rappresentanti dell'Unione europea;
dopo il fallimento della Conferenza ministeriale di Cancun, l'Unione europea ha proposto un approccio plurilaterale, in base al quale solo i Paesi interessati potrebbero avviare e aderire ai negoziati sui temi di Singapore. Questo approccio è già stato respinto con forza dalla maggioranza dei Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio, perché non risolverebbe in alcun modo i problemi legati all'introduzione di queste tematiche e anche perché un approccio plurilaterale non sarebbe ipotizzabile per un organismo multilaterale come l'Organizzazione mondiale del commercio;
il General council dell'Organizzazione mondiale del commercio a Ginevra, a dicembre del 2003, si è aperto con la richiesta di 44 Paesi in via di sviluppo di abbandonare immediatamente i Singapore issues, con l'eccezione parziale delle sole facilitazioni al commercio, e si è chiuso con la richiesta dei 90 Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio che fanno parte dell'Unione africana, del gruppo Africa-Caraibi-Pacifico e del gruppo dei Paesi meno sviluppati di abbandonare i negoziati su tutti e quattro i nuovi temi, respingendo nuovamente anche l'approccio plurilaterale proposto dall'Unione europea;
il Rappresentante al commercio degli Stati Uniti d'America, Robert Zoellick, in una lettera spedita a metà gennaio del 2004 a tutti i Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio, proponeva di abbandonare immediatamente i negoziati su investimenti e concorrenza per lavorare unicamente sulle facilitazioni al commercio, lasciando un minimo spiraglio aperto per successivi discorsi sul tema della trasparenza negli appalti pubblici;
nel corso dell'ultimo General council del febbraio 2004 sono stati nominati i presidenti dei diversi organismi e gruppi di lavoro dell'Organizzazione mondiale del commercio, ma non è stato proposto nessun nome per eventuali gruppi di lavoro sui temi di Singapore, a testimonianza della forte contrarietà della grande maggioranza dei Paesi membri verso questi negoziati;
con esclusione della facilitazione al commercio o armonizzazione delle procedure doganali, i temi di Singapore non possono essere considerati questioni strettamente commerciali: quindi, l'Organizzazione mondiale del commercio potrebbe non risultare come la sede più appropriata per negoziare tali temi, dal momento che i principi negoziali dell'Organizzazione mondiale del commercio si applicano ai beni commerciali e la semplice estensione a tematiche non commerciali potrebbe risultare difficile;
la dichiarazione finale della Conferenza ministeriale di Doha chiariva, rispetto ai temi di Singapore, che «i negoziati inizieranno dopo la quinta sessione della Conferenza ministeriale sulla base di una decisione da prendersi, con il metodo del consenso esplicito, nel corso di quella sessione, sulle modalità dei negoziati». Considerato che non solo non è stato raggiunto il consenso esplicito, ma la Conferenza di Cancun è fallita proprio su questi negoziati, rimane incerto se esista ancora un qualche mandato per continuare i negoziati o se dopo Cancun i temi di Singapore debbano essere considerati a tutti gli effetti decaduti e fuori dall'agenda negoziale di Doha;
il mandato conferito dal Consiglio europeo al Commissario europeo al commercio data ormai a prima della terza Conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio, tenutasi a Seattle nel dicembre 1999, nonostante prima del collasso dei negoziati fosse stato convocato un incontro del Consiglio europeo, non svoltosi pienamente, sotto la presidenza italiana a Cancun, al fine di modificare il mandato del Commissario Pascal Lamy, proprio per quanto concerneva la questione dei nuovi temi;
l'Italia, in quanto presidente di turno dell'Unione europea, in particolare nella persona del Vice Ministro delle attività produttive con delega al commercio estero, onorevole Adolfo Urso, aveva confidato nel ruolo di guida della Commissione europea nel sostenere le richieste italiane, come il riconoscimento delle indicazioni geografiche per i prodotti agricoli di qualità italiani, ma l'insistenza della Commissione europea sui temi di Singapore ha pregiudicato la possibilità di andare avanti nei negoziati e di strappare concessioni sulle indicazioni geografiche agli altri Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio;
oltre ai forti contrasti in materia di agricoltura, alla base del fallimento del vertice di Cancun, vi è stata la crescente diffidenza nei confronti del processo decisionale e della mancanza di democrazia e trasparenza all'interno dell'organizzazione, in particolare da parte dei Paesi in via di sviluppo: dopo la Conferenza ministeriale di Seattle, nel 1999, erano state previste delle riforme al riguardo, che non sono mai state realizzate;
la nascita di nuove alleanze all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio tra diversi Paesi in via di sviluppo con interessi convergenti, che sono state legittimate politicamente nonostante l'esito della conferenza ministeriale, ha evidenziato l'innovativa realtà di un mondo multipolare e la necessità di mettere a punto strumenti negoziali multilaterali, democratici e all'altezza del nuovo scenario politico internazionale;
il fallimento della Conferenza ministeriale di Cancun ha dimostrato l'incapacità dell'Organizzazione mondiale del commercio a trattare temi quali l'agricoltura, i servizi o gli investimenti soltanto come materie di libero commercio, trascurando così la necessità di promuovere i beni pubblici globali prima delle stesse regole del commercio e di contribuire all'attuazione delle norme internazionali già esistenti in materia ambientale e di diritto del lavoro;
i beni pubblici globali e i servizi essenziali, fondamentali nella definizione delle politiche di sviluppo e per la sovranità nazionale e per i diritti dei popoli, nel nord come nel sud del mondo, sono oggi minacciati dal negoziato sui servizi (Gats), che tende a ridurli a meri beni commerciali e che procede, malgrado il fallimento del vertice di Cancun, nella direzione di una completa liberalizzazione della gestione delle risorse idriche, della sanità e degli altri servizi pubblici essenziali;
l'attuale impasse nell'agenda commerciale multilaterale potrebbe aprire la strada ad accordi bilaterali o regionali ancora meno trasparenti e democratici di quelli negoziati in sede di Organizzazione mondiale del commercio, come ammesso nelle dichiarazioni del Rappresentante al commercio dell'amministrazione degli Stati Uniti d'America, e il prezzo di questo fallimento andrebbe, quindi, a ricadere ancora una volta sui Paesi più poveri, che risultano in posizione inferiore nei negoziati bilaterali con i Paesi forti;
risulta, invece, necessario ed urgente costruire un sistema di regole e di accordi multilaterali per regolamentare tutti gli aspetti legati al commercio internazionale e all'interno di questo quadro le agenzie specializzate delle Nazioni Unite dovrebbero giocare un ruolo chiave e complementare all'Organizzazione mondiale del commercio nella definizione di standard di sicurezza e di regole di salvaguardia sociale ed ambientale, nonché nel monitoraggio della corretta implementazione di queste regole;

impegna il Governo:

a confermare la scelta di adoperarsi per una politica multilaterale rispetto a possibili negoziati bilaterali o regionali in materia commerciale, con il fine di rivedere il mandato negoziale dell'Organizzazione mondiale del commercio, anche riguardo ad accordi esistenti, e di considerare modalità operative di raccordo tra le agenzie specializzate delle Nazioni Unite in materia di ambiente, diritti del lavoro, agricoltura, commercio e sviluppo con l'Organizzazione mondiale del commercio;
ad adoperarsi, anche in vista del rinnovo della Commissione europea previsto per il novembre del 2004, per:
a) escludere l'avvio dei negoziati sui temi di Singapore dall'agenda di Doha;
b) confermare il sostegno dell'Unione europea ad un'agenda commerciale multilaterale;
c) promuovere da subito una riforma democratica dei meccanismi decisionali dell'Organizzazione mondiale del commercio, tramite la creazione di un gruppo di lavoro speciale a Ginevra, che veda la partecipazione di tutti i blocchi regionali emersi dalla Conferenza ministeriale di Cancun e che sia aperto a consultazioni con il Parlamento europeo e la società civile europea;
d) sostenere - in questo quadro - l'ipotesi di una riforma del sistema delle Nazioni Unite, che comporti anche la costituzione di un Consiglio di sicurezza economico e sociale - così come recentemente rilanciato dal Segretario generale Kofi Annan - quale sede di indirizzo politico per gli organismi economici e finanziari intergovernativi (Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Organizzazione mondiale del commercio ed altri);
e) sostenere le richieste dei Paesi in via di sviluppo riguardo all'implementazione degli accordi già esistenti in sede di Organizzazione mondiale del commercio e ad un trattamento speciale e differenziato per loro, affinché siano rafforzate le misure di salvaguardia sociale ed ambientale in questi accordi;
f) promuovere una posizione dell'Unione europea di maggiore apertura verso le richieste e le posizioni di molti Paesi in via di sviluppo sulle questioni dell'accesso al mercato dei prodotti agricoli e, in particolare, per il cotone - su cui molto hanno insistito i Paesi dell'Africa occidentale - impegnandosi per stabilire regole più giuste e trasparenti e per l'abolizione dei sussidi all'esportazione dei Paesi occidentali per tutti i prodotti agricoli entro una data precisa, come richiesto dalla dichiarazione di Doha.
(1-00277)
(Nuova formulazione) «Crucianelli, Marcora, Sereni, Fioroni, Cima, Rizzo, Angioni, Annunziata, Bandoli, Banti, Roberto Barbieri, Battaglia, Bellillo, Bellini, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Enzo Bianco, Gerardo Bianco, Bielli, Bimbi, Boato, Boccia, Bolognesi, Borrelli, Bottino, Bova, Bressa, Buffo, Buglio, Bulgarelli, Burtone, Cabras, Caldarola, Calzolaio, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Cennamo, Cento, Chianale, Cialente, Ciani, Colasio, Maura Cossutta, Crisci, Dameri, De Brasi, Deiana, Delbono, Duilio, Fanfani, Folena, Franceschini, Franci, Frigato, Fumagalli, Gambini, Gentiloni Silveri, Giachetti, Giulietti, Grandi, Grignaffini, Grillini, Iannuzzi, Kessler, Labate, Leoni, Lettieri, Lion, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lolli, Lucà, Lucidi, Lusetti, Maccanico, Mantini, Mariotti, Mattarella, Meduri, Melandri, Merlo, Micheli, Molinari, Morgando, Mosella, Motta, Mussi, Nannicini, Nesi, Oliverio, Panattoni, Pasetto, Pennacchi, Pinotti, Pisa, Pisapia, Piscitello, Pistelli, Pistone, Potenza, Preda, Quartiani, Raffaldini, Ranieri, Rava, Realacci, Rocchi, Rodeghiero, Rossiello, Rotundo, Ruggeri, Rugghia, Ruggieri, Rusconi, Ruta, Ruzzante, Santagata, Sasso, Sciacca, Sedioli, Soro, Spini, Squeglia, Stradiotto, Susini, Tanoni, Tidei, Tocci, Tuccillo, Michele Ventura, Vernetti, Vertone, Vigni, Villari, Widmann, Zanella, Zanotti, Manzini, Diana, Trupia, Albertini, Lumia».
(20 ottobre 2003)

La Camera,
premesso che:
i fili del commercio mondiale sembravano essersi spezzati tra violente polemiche a seguito dell'insuccesso della Conferenza dell'Organizzazione mondiale del commercio tenutasi a Cancun nel settembre 2003;
peraltro, durante l'ultima edizione del Forum economico mondiale, tenutosi a Davos nel mese di gennaio 2004, Ministri e Rappresentanti commerciali di 19 Paesi si sono incontrati e hanno concordato sulla necessità di trovare celermente «una cornice», all'interno della quale rilanciare il Doha round;
è emerso così l'auspicio di poter realizzare entro un anno una conferenza interministeriale tra i 148 Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio, al fine di rilanciare pienamente il round da concludersi entro il 2005;
il Rappresentante commerciale degli Stati Uniti d'America, Robert Zoellick, ha manifestato la disponibilità del suo Paese a ridurre i sussidi ai produttori di cotone americani. Tale disponibilità rappresenta un segnale politico di fortissimo impatto, cui dovrebbe fare seguito altrettanta disponibilità da parte dell'Unione europea in ordine ai sussidi in agricoltura, nonché da parte dei G-20, in particolare, per quanto riguarda le regole di trasparenza e concorrenza;
l'affermazione di principi fondamentali, quali la libertà e la democrazia, si fonda sulla volontà comune di sconfiggere il terrorismo internazionale insieme all'impegno di garantire la sicurezza e il benessere collettivo, anche a vantaggio dei milioni di uomini e donne afflitti da miseria, fame e malattie mortali;
il rischio che il terrorismo esasperi le divisioni fra culture, religioni ed etnie obbliga la comunità internazionale a contribuire e a concorrere perché si eviti il regresso del sistema delle relazioni internazionali a livello di feroce competizione basata sulle leggi della giungla;
in questa ottica e con la finalità di arrivare ad una più equa distribuzione delle risorse prodotte dal pianeta è necessaria un'immediata ripresa del dialogo in materia di scambi commerciali;

impegna il Governo:

a rilanciare, per quanto di sua competenza nell'Unione europea, il Doha round, assumendo ogni utile iniziativa volta a contrastare spinte protezionistiche e ciò anche in previsione dell'allargamento a 25 dei Paesi aderenti all'Unione europea;
ad attivarsi in ogni sede nei confronti dei Paesi aderenti al cartello G-20, al fine di sensibilizzarli sulla necessità di addivenire ad un accordo sui Singapore issues.
(1-00357)
«Anedda, Landi di Chiavenna, Airaghi, Foti, Saglia, Carrara, Rositani, Butti, Riccio, Maggi, Castellani».
(7 aprile 2004)

La Camera,
premesso che:
la V Conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio, tenutasi a Cancun dal 10 al 14 settembre 2003, si è conclusa nella delusione per non aver raggiunto accordi su nessuno degli argomenti oggetto dei negoziati, a cui si sono aggiunte le amare divisioni sul varo delle negoziazioni riguardanti l'agricoltura e i quattro nuovi temi di Singapore;
gli accordi preparatori per Cancun avevano prodotto un documento di lavoro che conteneva per lo più le posizioni protezionistiche dell'Unione europea e degli Usa, senza prendere in considerazione le richieste dei Paesi in via di sviluppo, ma l'insuccesso del vertice ha aperto una partita che offre nuovi spazi per un modello di multilateralismo, nel quale gruppi di Paesi con interessi o vocazioni affini possano confrontarsi in maniera più democratica;
bisogna garantire ad ogni comunità internazionale la sovranità alimentare e il diritto di definire le proprie politiche e le strategie sostenibili di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti e, quindi, l'accesso e il controllo delle risorse di base per la produzione: la terra, l'acqua, il credito internazionale e il patrimonio genetico;
non occorre essere degli esperti in politiche agroalimentari per comprendere quanto sia decrepita l'impostazione legata alle sovvenzioni a pioggia, a uno sfruttamento intensivo della terra e ora all'utilizzo di sementi geneticamente modificate, un sistema che è vantaggioso solo per le multinazionali del settore, che da sole controllano il mercato di alimenti geneticamente modificati e il 30 per cento del mercato globale dei semi;
studi recenti pubblicati dalla rivista Science hanno appurato che la produttività degli alimenti ottenuta con sementi geneticamente modificate non supera il 10 per cento delle colture tradizionali e che, dunque, la fame nel mondo non si attenua con le sementi transgeniche;
le popolazioni soffrono la fame o hanno carenze di vitamine non tanto perché cibo e vitamine non sono disponibili, quanto perché sono povere e non hanno i soldi per comprarli, come in Argentina, dove, ad esempio, si produce carne in abbondanza, ma gli argentini sono fra quei popoli che ne mangiano di meno (lo stesso discorso vale per le granaglie sud-americane); in Africa non si riesce a produrre alimenti utili a sfamare le loro popolazioni, perché il nord del mondo, ricco e opulento, chiede solo alimenti per il mercato occidentale, cioè banane, ananas, datteri, caffè ed altri, dunque prodotti non adatti a sfamare la popolazione africana;
con esclusione della facilitazione al commercio, o armonizzazione delle procedure doganali, i temi di Singapore non possono essere considerati questioni strettamente commerciali e, quindi, l'Organizzazione mondiale del commercio potrebbe non risultare come la sede più appropriata per negoziare tali temi, dal momento che in quella sede i principi negoziali si applicano ai beni commerciali e la semplice estensione a tematiche non commerciali potrebbe risultare difficile;
dopo la Conferenza ministeriale di Seattle, nel 1999, erano state previste delle riforme all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio che non sono mai state realizzate e ora, dopo le accuse da parte dei Paesi in via di sviluppo per incapacità nel processo decisionale e mancanza di trasparenza e democrazia all'interno dell'organizzazione, è più che mai urgente la sua trasformazione;
la nascita di nuove alleanze all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio tra diversi Paesi in via di sviluppo con interessi convergenti, che sono state legittimate politicamente nonostante l'esito della conferenza ministeriale, ha evidenziato l'innovativa realtà di un mondo multipolare e la necessità di mettere a punto la costruzione di un modello sostenibile e riaffermare la centralità dell'approccio multilaterale e democratico nelle questioni che riguardano lo sviluppo, il commercio, la lotta alla povertà e alla fame, l'accesso a prezzi equi ai farmaci per i Paesi in via di sviluppo;
durante l'ultima edizione del Forum economico mondiale, tenutosi a Davos nel mese di gennaio 2004, è emersa unanime la preoccupazione per il futuro, determinato sia dallo stallo dei negoziati sul commercio internazionale, che attraverso misure come i sussidi all'agricoltura soffocano le economie più deboli, sia dalla minaccia del terrorismo mondiale e della guerra in Iraq, che rischiano di far dimenticare le reali esigenze dei Paesi poveri;
il Segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha rivolto un appello al mondo imprenditoriale affinché trovi il modo di ridurre il contributo, a volte cosciente, a volte involontario, nell'alimentare i conflitti, spesso legati a rivalità fra fazioni per il controllo di risorse naturali, e per un maggiore attivismo degli imprenditori li ha invitati ad un vertice Global compact, che si terrà a giugno 2004 a New York e sarà l'inizio di una collaborazione tra Onu e imprese private;

impegna il Governo:

a mantenere la propria posizione, dichiarata sia in occasione della Conferenza di Monterray sul finanziamento dello sviluppo, sia nei successivi appuntamenti internazionali, di riformare la politica agricola comune, abolendo le misure che favoriscono il dumping e, in particolare, i sussidi alle esportazioni, che impediscono ai Paesi in via di sviluppo di commercializzare i propri prodotti sul mercato mondiale;
ad attivarsi per la costruzione di un sistema di relazioni e di scambi internazionali, improntato verso un nuovo partenariato, che sia autenticamente equo e possa porre le basi per uno sviluppo sostenibile, per una risposta democratica agli squilibri mondiali;
a contribuire fattivamente al completamento della disciplina europea in materia di organismi geneticamente modificati, con l'adozione di un'adeguata regolamentazione per assicurare la tutela delle coltivazioni biologiche e convenzionali, introdurre la responsabilità del danno ed affermare la «tolleranza zero» in materia di contaminazione delle sementi;
ad approvare e dotare di idonee risorse finanziarie il piano di azione europeo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica, quale parte integrante della riforma di medio termine della politica agricola comune;
ad affermare in ogni sede preposta il principio di precauzione in materia di organismi geneticamente modificati, la difesa ed il riconoscimento internazionale delle produzioni di qualità e a denominazione d'origine e l'abbattimento delle misure tariffarie che ostacolano lo sviluppo agricolo dei Paesi del terzo mondo;
ad impegnarsi in ogni sede, europea ed internazionale, affinché siano seriamente considerate le richieste dei Paesi del G-20 e sia siglato un accordo sui temi di Singapore;
a sollecitare la società imprenditoriale italiana a rispondere all'appello lanciato da Kofi Annan e a partecipare al Global compact, impegnandosi attivamente affinché siano ridotti i motivi che alimentano i conflitti per il controllo delle risorse naturali;
a sostenere l'ipotesi di una riforma strutturale dell'Organizzazione mondiale del commercio o la creazione di un organismo legittimato ad affrontare tematiche non esclusivamente commerciali, con maggiore capacità decisionale, trasparenza e democrazia all'altezza del nuovo scenario politico internazionale.
(1-00361)
«Cima, Pecoraro Scanio, Zanella, Bulgarelli, Cento, Lion, Boato».
(22 aprile 2004)

La Camera,
premesso che:
il fallimento della Conferenza dell'Organizzazione mondiale del commercio tenutasi a Cancun nel settembre del 2003 rappresenta un fatto preoccupante, che indica una forte divaricazione fra i Paesi avanzati e quelli in via di sviluppo in materia di assetto del commercio internazionale;
in particolare, è emerso un contrasto di fondo sul tema delle sovvenzioni che i Paesi sviluppati erogano ai propri produttori agricoli, che sono fortemente criticate dai Governi dei Paesi in via di sviluppo, ed è apparsa, fino ad ora, difficilmente conciliabile l'esigenza dei Paesi industrializzati di salvaguardare le proprie agricolture con quella degli altri Paesi di incrementare le proprie esportazioni agricole;
è preoccupante che sui temi fondamentali del commercio e dello sviluppo economico si approfondisca una divaricazione fra il nord ed il sud del mondo, che potrebbe alimentare tensioni ed instabilità: fatto che è assolutamente necessario scongiurare;
occorre conciliare, trovando un ragionevole punto di equilibrio, le esigenze di sviluppo dei Paesi più avanzati con quelle di crescita economica e commerciale dei Paesi in via di sviluppo, in quanto, senza un progresso economico, sociale e civile equilibrato ed armonico sul piano globale, potrebbero determinarsi ricadute negative per tutti i gruppi di Paesi, sia sul piano economico, sia sul piano politico e della sicurezza;
appare, comunque, auspicabile realizzare, entro un arco di tempo ragionevole, una nuova Conferenza tra i Paesi membri dell'Organizzazione mondiale del commercio, al fine di rilanciare il ciclo di trattative da concludersi possibilmente entro il 2005;
appare positivo e politicamente significativo che il Rappresentante commerciale degli Stati Uniti d'America, Robert Zoellick, abbia manifestato la disponibilità del suo Paese a ridurre i sussidi ai produttori di cotone, che rappresentano uno dei punti specifici di attrito;
è auspicabile, nel quadro del conseguimento di un equilibrio complessivo degli interessi dei Paesi dell'Organizzazione mondiale del commercio, una rinnovata disponibilità da parte dell'Unione europea sul tema globale dei sussidi in agricoltura. Esso va, in ogni caso, trattato con gradualismo e prudenza, in quanto non si può pretendere di esporre totalmente gli agricoltori europei alla concorrenza dei Paesi in via di sviluppo, che hanno, tra l'altro, costi del lavoro infinitamente più bassi;

impegna il Governo:

a rilanciare, nell'ambito delle proprie competenze, anche in sede di Unione europea, le trattative in materia di commercio mondiale, al fine di arrivare in tempi ragionevoli ad una composizione dei contrasti e delle divaricazioni tra i Paesi del nord e del sud del mondo, in una visione equilibrata delle diverse esigenze e dei diversi interessi ed in un quadro di rafforzata collaborazione internazionale;
ad attivarsi per definire un accordo, anche con i Paesi del G-20, sui quattro temi di Singapore, concernenti la liberalizzazione degli investimenti, la concorrenza, la trasparenza negli appalti pubblici e la facilitazione al commercio.
(1-00363)«Antonio Leone».
(26 aprile 2004)

La Camera,
premesso che:
l'Organizzazione mondiale del commercio organizza il proprio lavoro per «round negoziali»: nella Conferenza ministeriale del novembre 2001, a Doha, è stata fissata un'agenda, che comprende procedimenti di liberalizzazione del commercio e relative scadenze, mentre quello di Cancun (settembre 2003) è stato un incontro di medio periodo in cui non si fissano linee negoziali nuove, ma si fa il punto sullo stato dei negoziati;
è opinione pressoché unanime che il vertice di Cancun abbia registrato un sostanziale fallimento per quel che riguarda l'avanzamento dei negoziati e abbia fatto emergere l'esistenza di nuovi blocchi all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio, che favoriscono metodi plurilaterali piuttosto che quello multilaterale;
l'insuccesso non ha riguardato solo le tematiche agricole ed i Singapore issues (trasparenza negli appalti pubblici, commercio ed investimenti, facilitazioni al commercio, commercio e concorrenza), ma ancora una volta non si è trovata un'intesa sull'attualissimo problema dell'applicazione universale dei diritti minimi dei lavoratori;
l'Unione europea ed il Governo italiano si erano esplicitamente impegnati a portare la massima attenzione su alcuni temi di estremo interesse per l'economia italiana, soprattutto per quel che riguarda la tutela dei marchi commerciali e le denominazioni di origine dei prodotti agroindustriali;

impegna il Governo:

a rilanciare, in sede europea, la ferma volontà di addivenire, in sede di Organizzazione mondiale del commercio, ad accordi che, pur nel rispetto del libero commercio, garantiscano la massima tutela ai diritti di proprietà intellettuale nei confronti delle contraffazioni dei marchi e delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari;
a farsi promotore della necessità che, parallelamente alla liberalizzazione del commercio, tutti i membri dell'Organizzazione mondiale del commercio si impegnino anche ad applicare forme comuni di tutela dei diritti dei lavoratori degli aspetti socio-ambientali degli ambienti produttivi.
(1-00365)
«Polledri, Francesca Martini, Lussana, Dario Galli, Fontanini, Didonè, Ercole, Parolo, Guido Giuseppe Rossi, Rodeghiero».
(27 aprile 2004)


INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle comunicazioni, per sapere - premesso che:
il digitale terrestre (Dvb-T) è un innovativo sistema di diffusione del segnale televisivo in formato digitale, grazie al quale si possono ricevere i programmi digitali attraverso la normale antenna televisiva;
per facilitare la diffusione della tv digitale terrestre, il Governo, con la legge finanziaria per il 2004, eroga, a partire dal 1o gennaio 2004, un contributo di 150 euro agli abbonati tv in regola con il pagamento del canone 2004 (con il contributo di 150 euro ne bastano per ora 49 per portarsi a casa il ricevitore interattivo più economico);
il numero dei decoder che possono usufruire del contributo statale è di circa 700.000, che andranno ai primi 700.000 acquirenti, e così è scattata una corsa all'accaparramento: nelle prime due settimane di finanziamenti pubblici, ne sono stati venduti 35mila e molti di più si sono prenotati. Eppure oggi soltanto un italiano su due potrebbe ricevere qualche canale in questo formato;
il contributo statale non può essere corrisposto più di una volta per ciascun cliente e non può superare in alcun caso il prezzo di vendita. La sovvenzione vale soltanto per un decoder a famiglia (quindi, per il secondo e terzo televisore di casa l'apparecchio è da acquistare a prezzo pieno);
nella realtà, abbiamo quattro operatori che trasmettono finora venti canali: oltre ai sette nazionali, ci sono due nuove reti (Raidoc dedicato a cultura e spettacoli e «Rai utile») e alcune di quelle che finora erano visibili solo via satellite, come Bbc world e Coming soon. Ma attenzione: solo a Genova, Roma e Palermo si prendono tutti e venti. E si contano sulle dita delle mani anche le città «illuminate» da tre dei quattro bouquet: sono Milano, Torino, Napoli, Firenze, Bologna, Venezia, Ancona e Catanzaro;
in commercio si trovano svariati decoder per la ricezione della tv digitale terrestre e, purtroppo, è impossibile per il consumatore comprendere le differenze tecniche esistenti, provocando, così, un incauto acquisto;
la nuova tv promette più canali e una migliore qualità audio e video, ma anche la possibilità di esplorare nuove frontiere per l'intrattenimento, ma se non si raggiunge la soglia di ricezione non si vede nulla: il digitale terrestre infatti è un sistema on/off: o si vede bene o non si vede per niente;
inoltre, per vedere la nuova tv non basta che il segnale ci sia, occorre anche riuscire a catturarlo. E qui entra in gioco l'antenna. Quella della vecchia tv a volte può non funzionare subito: allora occorre un adeguamento. Il che comporta un'ulteriore spesa, dopo quella del decoder (si viaggia dai 100 euro in su);
attualmente gli spot pubblicitari sulla tv digitale terrestre «nascondono» agli utenti informazioni che essi, invece, hanno tutti i diritti di conoscere e tre in particolare sono le informazioni che gli spot pubblicitari omettono:
1) che il digitale terrestre è in fase sperimentale fino al mese di luglio 2005;
2) che i decoder non sono tutti uguali; non tutti, infatti, permettono di sfruttare appieno tutte le potenzialità della nuova tecnologia (interattività). Si rende, quindi, necessario specificare sulle confezioni dei decoder l'idoneità del prodotto all'interattività o alla sola visione dei canali;
3) che non sempre è possibile ricevere i multiplex digitali, perché le frequenze sono assegnate «a macchia di leopardo» e differiscono da zona a zona, in virtù dell'attuale fase di sperimentazione;
a breve arriveranno ricevitori dotati di modem a banda larga (Adsl), in grado di ricevere e trasmettere dati più velocemente. Sul mercato sono attesi anche i set-top-box con un alloggiamento per la carta Sim, come quella dei cellulari Gsm/Gprs, che consentono di spostare l'apparecchiatura: ad esempio, nella seconda casa o sul camper;
in futuro, il ricevitore sarà incorporato direttamente nel televisore -:
se, innanzitutto, sia a conoscenza che tutti i messaggi pubblicitari attualmente diffusi, sia in televisione che sulla carta stampata, non informano dell'attuale fase sperimentale in corso, facendo credere che la televisione digitale terreste sia già una realtà operante in modo ottimale e che la decisione di utilizzarla al meglio dipenda solo dalla volontà del consumatore di dotarsi o meno del necessario ricevitore;
come intenda intervenire per evitare che il consumatore sia ancora una volta penalizzato, perché, con la soglia dei 700.000 decoder ammessi a finanziamento, l'utente è invogliato a comprare subito un decoder digitale terrestre e solo dopo l'acquisto - nella maggior parte dei casi - si accorge che non funziona, perché il segnale è assente o perché l'impianto non è idoneo, costringendo l'utente a correre ai ripari, chiamando un tecnico abilitato e sborsando - magari inutilmente - del denaro;
come intenda intervenire per portare a conoscenza dell'utente che quella attuale è una fase sperimentale e che deve accettare tutte le conseguenze che un esperimento comporta: infatti, le omissioni in corso provocano forti delusioni nel consumatore, che dopo aver collegato il decoder digitale terreste alla propria antenna si accorge o di non poter vedere nulla o di avere dei doppioni dei programmi già in uso;
come intenda intervenire per chiarire agli utenti quali sono i sistemi operativi idonei all'interattività e all'utilizzo dei servizi sociali, facendo chiarezza, per esempio, sul più diffuso sistema denominato Mhp, per evitare quanto accaduto con il digitale satellitare che ha introdotto tanti sistemi operativi proprietari incompatibili fra loro (seca, irdeto, nds ed altri);
quali provvedimenti intenda assumere alla luce dell'entrata in vigore delle modifiche al codice civile in merito alla «garanzia e la conformità dei beni», per prevedere che la pubblicità e le informazioni fornite al consumatore siano parte integrante del contratto e fondamentali per valutare la conformità del prodotto.
(2-01162)
«Olivieri, Widmann, Marone, Sandi, Maurandi, Rugghia, Quartiani, Galeazzi, Sedioli, Trupia, Tolotti, Stramaccioni, Gambini, Marcora, Magnolfi, Ruzzante, Buglio, Nigra, Pisa, Rognoni, Panattoni, Bogi, Raffaella Mariani, Preda, Lucidi, Lucà, Monaco, Camo, Carbonella, Cardinale, Colasio, Delbono, Fanfani, Angioni, Mancini, Tocci, Maran, Mariotti, Detomas, Giulietti, Bersani, Bandoli, Bellini, Bonito, Borrelli, Chianale, De Brasi, Finocchiaro, Kessler, Lulli, Manzini, Mussi, Oliverio, Rava, Sabattini, Tidei, Michele Ventura, Vianello, Violante, Giovanni Bianchi, Lettieri, Mantini, Zanella, Cima, Acquarone».
(7 aprile 2004)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
il 15 dicembre 2000 il ministero della difesa ha bandito un concorso, a seguito di specifica autorizzazione (decreto del Presidente della Repubblica del 30 agosto 2000), per 504 posti di collaboratore amministrativo, area C - posizione economica C1;
il 27 dicembre 2002 venivano approvate le graduatorie dei vincitori di detto concorso;
i vincitori del suddetto concorso per 504 posti di collaboratore amministrativo, ad oggi, non sono ancora stati assunti, a causa del blocco delle assunzioni nel settore del pubblico impiego;
tale situazione, oltre a produrre negli interessati, e nelle rispettive famiglie, un notevole malcontento e sfiducia nelle istituzioni, tanto da indurli a costituire un comitato «vincitoridifesa», sta compromettendo l'efficacia e il buon funzionamento del ministero della difesa, costretto ad operare in condizioni di emergenza causata dalla carenza di organico, alla quale il dicastero cerca di sopperire utilizzando sia il personale militare, che viene distratto dai suoi compiti istituzionali in un momento così delicato per la sicurezza del nostro Paese, sia il personale civile, avente, però, qualifica inferiore a quella necessaria;
la mancata assunzione dei suddetti vincitori di concorso presso il ministero della difesa non realizza, peraltro, in termini economici un risparmio, in quanto esso è meramente fittizio poiché le carenze di organico sono fronteggiate facendo ricorso a prestazioni di lavoro straordinario e consulenze esterne, che, come evidenziato anche dal procuratore generale della Corte dei conti nell'apertura dell'anno giudiziario 2004, contribuiscono a far lievitare considerevolmente la spesa pubblica;
il decreto del Presidente della Repubblica del 31 luglio 2003, recante norme in materia di autorizzazioni alle assunzioni di personale nelle pubbliche amministrazioni, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ha concesso l'assunzione di 160 unità per tutti i concorsi espletati dall'amministrazione difesa, consentendo la nomina in ruolo di sole 48 unità su un totale di 504 vincitori del concorso a «collaboratore amministrativo»;
tale modestissimo numero di assunti non ha risolto certo i gravi problemi di carenza di personale di tale amministrazione, che, secondo le piante organiche, aggiornate al 31 dicembre 2003, per il disbrigo delle pratiche istruttorie avrebbe necessità di 1.863 impiegati di qualifica C1, a fronte degli attuali 790, di cui solo 260 sono in possesso della qualifica di collaboratore amministrativo;
l'articolo 3, comma 54, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, ha previsto la possibilità di concedere deroghe al divieto per le amministrazioni pubbliche di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato, su richiesta delle stesse amministrazioni, «per effettive, motivate e indilazionabili esigenze di servizio»;
l'articolo 3, comma 55, della medesima legge finanziaria stabilisce per l'anno 2004 che, nell'ambito della procedura di autorizzazione alle assunzioni di personale da parte della pubblica amministrazione, in deroga al divieto di cui al comma 53 dello stesso articolo, deve essere valutata prioritariamente «l'immissione in servizio del personale addetto a compiti connessi alla sicurezza pubblica, al rispetto degli impegni internazionali, alla difesa nazionale..., nonché dei vincitori dei concorsi espletati alla data del 30 settembre 2003»;
il ministero della difesa e tutti gli uffici che ad esso fanno capo, sia civili che militari, sono, per legge, «addetti a compiti connessi alla difesa nazionale»;
la carenza di organico nella quale opera il dicastero ha assunto proporzioni di emergenza indilazionabile ed è stata quantificata in ben 2.696 unità;
tale problema concerne, in particolar modo, le qualifiche medio-alte relative all'area C (tecnici e amministrativi) e, soprattutto, i funzionari dell'area C1, la cui mancanza sta progressivamente determinando gravi e diffuse inefficienze nei più importanti enti ristrutturati dell'amministrazione difesa;
per tali motivi il ministero della difesa fu autorizzato con decreto del Presidente della Repubblica del 30 agosto 2000 a bandire un concorso per la copertura di 504 posti nell'area C, posizione economica C1;
l'articolo 3 della legge 14 novembre 2000, n. 331, prevede la progressiva trasformazione dello strumento militare in professionale, attraverso la graduale sostituzione del personale militare con quello civile nell'affidamento di incarichi amministrativi e logistici del ministero della difesa;
in data 7 marzo 2003, il Sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Filippo Berselli, in risposta ad un'interrogazione parlamentare vertente proprio sulla carenza di collaboratori amministrativi presso il dicastero, affermò l'auspicio da parte dell'amministrazione di una loro integrale assunzione nel corso del 2004;
con la circolare del 25 febbraio 2004 è stata riproposta la possibilità di assunzione di personale in deroga al blocco disposto dalla legge finanziaria per il 2004 -:
considerata la grave carenza di organico esistente nel ministero della difesa e considerati i fondi già stanziati nella legge finanziaria per il 2004, se si intenda procedere al più presto all'assunzione dei restanti vincitori del concorso pubblico per 504 collaboratori amministrativi bandito in data 15 dicembre 2000.
(2-01174)
«Ciro Alfano, Volontè».
(27 aprile 2004)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
martedì 27 aprile, alle ore 9.10, si è rischiato un ulteriore gravissimo incidente, con la possibile collisione di un B737 dell'Air One, in fase di decollo dall'aeroporto di Capodichino, con un Md80 dell'Alitalia, anch'esso in fase di partenza;
secondo la ricostruzione della Gesac, la società che gestisce l'aeroporto di Napoli, il velivolo dell'Air One, dopo aver ottenuto l'autorizzazione da parte della torre di controllo, ha iniziato la fase di corsa di decollo e si è fermato quando si trovava ad una velocità di 170 chilometri orari, una volta avvistato il velivolo Alitalia, che era entrato sulla stessa pista dalla testata;
sui due aeromobili coinvolti erano presenti oltre 150 passeggeri e se la prontezza del pilota non avesse consentito di frenare in tempo utile le conseguenze potevano essere drammatiche;
questo incidente succede ad una settimana esatta da un altro grave incidente accaduto all'aeroporto di Ronchi dei Legionari, dove un Md80 dell'Alitalia, con 91 passeggeri a bordo, mentre si stava dirigendo verso il piazzale in base alle indicazioni ricevute, ha urtato con un'ala un autocarro che si trovava nella zona fra la pista di atterraggio e il piazzale;
nel caso citato la rottura di un pezzo d'ala ha prodotto la fuoriuscita di molto carburante, che avrebbe potuto facilmente incendiarsi;
entrambi gli incidenti richiamano la regolamentazione degli aeromobili a terra e della loro movimentazione, temi su cui si è già chiesto al Governo, senza esaurienti risposte, se ritenga di adottare nuove misure -:
se, a seguito di questo ulteriore gravissimo episodio, il Governo ritenga di dover intervenire:
a) affinché siano determinate le responsabilità di quanto avvenuto;
b) sulle risorse a disposizione del settore aereo in termini di sicurezza;
c) sulle norme e gli standard di sicurezza previsti, in particolare per quanto attiene la movimentazione dei velivoli a terra.
(2-01175)
«Villari, Annunziata, Banti, Burtone, Castagnetti, Ciani, De Mita, Fioroni, Fistarol, Franceschini, Fusillo, Gambale, Gentiloni Silveri, Letta, Marini, Milana, Molinari, Morgando, Parisi, Pasetto, Piscitello, Rocchi, Ruta, Squeglia, Stradiotto, Vernetti, Gerardo Bianco, Bressa, Carbonella, Carra, Colasio, Delbono, Iannuzzi, Ladu, Lettieri, Lusetti, Maccanico, Marcora, Merlo, Papini, Petrella, Pinza, Rosato, Ruggieri, Santagata, Sinisi, Soro, Tuccillo, Potenza».
(27 aprile 2004)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
da diverso tempo l'ufficio periferico del dipartimento per i trasporti terrestri di Brescia non è in grado di esperire in tempi rapidi ed in modo efficiente le formalità relative ai veicoli;
le difficoltà riscontrate dai soggetti interessati sono di varia natura, tra le quali:
a) ritardo (tra i diciotto ed i ventiquattro mesi) nella consegna delle carte di circolazione delle autovetture;
b) ritardo (circa sei mesi) nella consegna delle carte di circolazione degli autocarri;
c) ritardo (circa un anno) nella consegna dei duplicati delle patenti di guida;
d) ritardo (circa ventiquattro mesi per i passaggi di proprietà e circa 3 anni per gli aggiornamenti tecnici) nella consegna delle etichette di aggiornamento della carta di circolazione;
e) incertezza sui tempi (tra gli 8 e i 22 giorni) di consegna delle targhe di veicoli di importazione parallela. Ciò si pone in contrasto con la linea che tutta la regione Lombardia ha deciso di tenere, prevedendo la consegna entro 8 giorni dalla data di registrazione;
f) difformità di controllo dei veicoli di importazione parallela tra Brescia e le altre province;
g) omissione della registrazione prevista per le pratiche presentate allo sportello;
h) tempi lunghi per le prenotazioni delle revisioni, dai quali scaturisce l'impossibilità di rivolgersi ad un'officina autorizzata in caso di ritiro del libretto di circolazione per la mancanza di revisione;
i suddetti disservizi portano l'utenza a rivolgersi altrove e gli stessi operatori di settore (agenzie di pratiche automobilistiche), per ovviare a tali inadempienze, si rivolgono alle province limitrofe;
il direttore dell'ufficio periferico di Brescia sostiene che i ritardi sono dovuti alla mancanza di personale;
la giustificazione addotta dal direttore suscita forti dubbi e perplessità, dal momento che il precedente direttore, ingegner Battistoni Trasarti, con lo stesso organico riusciva a rendere agli utenti un servizio efficiente;
la situazione si sta facendo ancora più complessa a seguito della circolare n. 1059/M362 del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, emanata dal dipartimento dei trasporti terrestri il 16 marzo 2004, la quale impedisce che le formalità di immatricolazione d'importazione parallela possano continuare ad essere svolte presso le province, che non hanno questi ritardi poiché nella medesima circolare viene stabilito che le suddette formalità possono essere presentate solo nella provincia di residenza dell'acquirente o in quella del venditore;
la citata circolare «costringe» molti acquirenti a rivolgersi presso i venditori che non hanno sede in provincia di Brescia e le società di leasing tendono a far targare i propri veicoli in una sede diversa da quella di Brescia, comportando tutto ciò anche delle minori entrate di imposte (relativamente all'imposta provinciale di trascrizione) nella provincia stessa -:
quali siano le iniziative che il Ministro interpellato intenda adottare al fine di ovviare ai disservizi che si riscontrano nell'ufficio periferico del dipartimento per i trasporti terrestri di Brescia;
se non ritenga opportuno prendere in considerazione l'eventuale abrogazione della circolare n. 1059/M362 emanata dal dipartimento per i trasporti terrestri stesso, che, come già detto in premessa, sta creando dei problemi anche dal punto di vista economico.
(2-01176)
«Cè, Gibelli».
(27 aprile 2004)