TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 436 di Mercoledì 10 marzo 2004

PROPOSTE DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE A COMMISSIONI IN SEDE LEGISLATIVA

VII Commissione permanente (Cultura):

LICASTRO SCARDINO ed altri: «Interventi a sostegno dell'attività dell'Auditorium di Roma» (3074); LUCIDI ed altri: «Interventi a sostegno dell'attività dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma» (504) (La Commissione ha elaborato un nuovo testo della proposta n. 3074).

X Commissione permanente (Attività produttive):

MOLINARI ed altri: «Modifiche alla legge 14 febbraio 1963, n. 161, recante la disciplina delle attività di barbiere e parrucchiere» (2002); GAMBA ed altri: «Disciplina dell'attività di acconciatore» (2211); CAZZARO ed altri: «Modifiche alla legge 14 febbraio 1963, n. 161, recante disciplina delle attività di barbiere, parrucchiere e affini» (3299); D'AGRÒ ed altri: «Disciplina dell'attività di acconciatore» (3491) (La Commissione ha elaborato un testo unificato).

S.19-25-103-842. - Senatori MACONI ed altri; ASCIUTTI; MARINO ed altri; COSTA: «Norme per la disciplina dell'affiliazione commerciale» (approvata, in un testo unificato, dalla X Commissione permanente del Senato) (3834); GAMBINI ed altri: «Norme per la disciplina del franchising» (95) MAZZOCCHI ed altri: «Disciplina del franchising» (1523) (La Commissione ha elaborato un nuovo testo della proposta n. 3834).


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

VIGNI, ABBONDANZIERI, AGOSTINI, BANDOLI, BERSANI, CHIANALE, DAMERI, INNOCENTI, PAOLA MARIANI, PIGLIONICA, RUZZANTE, SANDRI, VIANELLO e ZUNINO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il programma delle opere strategiche approvato dal Cipe quantifica in 125,8 miliardi di euro il fabbisogno complessivo di risorse necessarie per realizzare tutti gli interventi;
il Presidente del Consiglio dei ministri ha annunciato nei giorni scorsi che il Cipe avrebbe già stanziato 42 miliardi di euro per le cosiddette grandi opere e che sono già stati aperti, attraverso la cosiddetta «legge obiettivo», cantieri per 20 miliardi di euro;
l'insieme delle delibere Cipe e gli stanziamenti assegnati dallo stesso offrono, invece, un quadro profondamente diverso della situazione -:
quali interventi compresi nel programma delle opere strategiche siano stati ad oggi approvati e/o cantierati dal Cipe e quante siano le risorse effettivamente stanziate attraverso delibere del Cipe per tale finalità. (3-03156)
(9 marzo 2004)

ALFONSO GIANNI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il Governo ha deciso di procedere speditamente verso l'approvazione di un disegno di legge che modifica interamente l'attuale legislazione pensionistica, interrompendo, di fatto, il confronto con le organizzazioni sindacali, malgrado le dichiarazioni più volte ripetute, anche da parte del Ministro interrogato, del Ministro dell'economia e delle finanze, nonché del Vicepresidente del Consiglio dei ministri, sulla funzione e sulla positività dell'apertura di un dialogo;
il testo dell'emendamento prospettato nell'ultimo, ormai lontano, incontro avuto dal Governo con le organizzazioni sindacali è stato sensibilmente modificato in senso peggiorativo nella presentazione al Senato della Repubblica;
la maggioranza di Governo ha voluto forzare i tempi della discussione, portando il provvedimento direttamente nell'aula dell'altro ramo del Parlamento;
si diffonde nel Paese una profonda incertezza da parte delle classi lavoratrici sulle sorti del loro futuro e sull'attesa di una pensione che consenta una vita dignitosa;
a fronte di questa situazione, le organizzazioni sindacali hanno proclamato un primo sciopero per il 26 marzo 2004, preceduto e seguito da assemblee sui luoghi di lavoro, quale prima iniziativa di lotta, mentre è stata confermata la manifestazione nazionale delle organizzazioni sindacali di categoria dei pensionati per il 3 aprile 2004;
queste iniziative avvengono in un quadro di unità del movimento sindacale, a fronte delle scelte del Governo -:
se non intenda modificare la linea adottata con particolare determinazione negli ultimi giorni, riaprendo un confronto con le parti sociali. (3-03157)
(9 marzo 2004)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
per la prima volta, nella storia della Repubblica, questo Governo ha deciso di tagliare le cosiddette «pensioni d'oro» e di ridistribuirne i proventi ai redditi più bassi;
la legge finanziaria per il 2004, all'articolo 3, commi 102 e 103, stabilisce appunto il contributo di solidarietà del 3 per cento sulle «pensioni d'oro»;
questo contributo viene introdotto tramite uno o più decreti del ministero del lavoro e delle politiche sociali -:
quali siano le modalità di attuazione del contributo e come si leghi al reddito di ultima istanza previsto dallo stesso articolo 3 della legge finanziaria per il 2004. (3-03158)
(9 marzo 2004)

GROTTO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
Edison, ExxonMobil e Qatar Petroleum hanno firmato, nel novembre 2003, a Doha, in Qatar, gli accordi che sanciscono l'acquisizione da parte delle due società estere di una quota maggioritaria di Edison Lng, società che controlla il 100 per cento del progetto del terminale di rigassificazione nel Nord Adriatico;
l'attività di sviluppo del progetto è in fase avanzata ed è prevista per marzo 2004 l'assegnazione del contratto Epc (ingegneria, fornitura materiali e costruzione);
il terminale, che verrà realizzato in mare al largo di Porto Levante, alle foci del Po, dovrebbe entrare in attività a metà del 2007;
questo impianto di stoccaggio e rigassificazione per 250.000 metri cubi di gas provenienti dalla Nigeria dovrebbe essere costruito a circa 17 chilometri dalla costa su una piattaforma marina di 356 metri per 56 e il metano liquido dovrà essere mantenuto ad una temperatura costante di 162 gradi sotto zero, con il rischio che, se questo non accadesse, il metano passerebbe allo stato gassoso, aumentando di 600 volte il proprio volume;
l'operazione di rigassificazione sarà attuata sulla stessa piattaforma marina, utilizzando l'acqua di mare come scambiatore di calore, con l'effetto di modificare sensibilmente la temperatura dell'acqua di mare circostante;
tale impianto fu rifiutato da Manfredonia e Fano e respinto a Monfalcone, dopo un referendum e due anni di lotta da parte della popolazione locale;
al contrario, le proteste delle popolazioni locali e delle associazioni di categoria dell'area attualmente interessata non sono state prese minimamente in considerazione;
l'opposizione alla localizzazione in questa area dell'impianto si basa su numerose considerazioni, che appaiono inconfutabili:
a) i rischi notevoli per le popolazioni e il territorio circostante, visto che numerose sono le ipotesi di incidente (che nessuno si sente di escludere), tra cui il flasch-fire, ovvero il rilascio di gnl, che non vaporizzando immediatamente genererebbe una nube che potrebbe incendiarsi immediatamente, o, ipotesi ancora più preoccupante, la possibilità di un'esplosione dell'impianto, con le terribile conseguenze connesse (come purtroppo si è verificato nel mese di gennaio 2004 in Algeria, con un bilancio di 24 morti e 74 feriti);
b) il rifornimento di metano liquido verrà assicurato da enormi navi gasiere con 135 mila metri cubi di carico, che, in caso di incidente navale, purtroppo sempre possibile, determinerebbe un vero e proprio disastro in tutta l'area;
c) l'interdizione di una vasta area alla navigazione, con notevoli danni alla pesca, alla coltivazione di mitili e al turismo, che sono fonti primarie da un punto di vista economico dell'intera zona;
d) l'impatto negativo evidente che simile opera avrebbe nei confronti del Parco del delta del Po, che, per i suoi valori ambientali, sociali ed economici, rappresenta una fondamentale risorsa non solo per il Polesine ed il Veneto, ma per l'intero territorio nazionale;
un simile impianto è in contrasto con le attuali scelte di sviluppo del territorio basate prioritariamente sul turismo, sulla pesca, sull'itticoltura e su di un'agricoltura specializzata;
non si può dimenticare, inoltre, che il piano d'area definisce il delta del Po come «sistema lagunare e litoraneo» e che in tali ambienti sono consentiti solo interventi ed opere con finalità idraulica e produttiva ittica, cosa che non ha niente a che vedere con il terminal gasifero che si vorrebbe realizzare;
il delta del Po, sia per la parte veneta che per quella emiliano-romagnola, è un'area di inestimabile pregio ambientale, da decenni sotto la tutela delle leggi per l'istituzione del parco regionale e, quindi, vincolata alla massima salvaguardia e difesa del territorio;
è da registrare, infine, a dimostrazione dello scarso interesse da parte del Governo su tale tema, che l'interrogante ha già presentato a riguardo un atto di sindacato ispettivo (n. 4-00561) in data 3 agosto 2001, per il quale non è mai pervenuta risposta -:
se non si ritenga necessario bloccare la realizzazione del terminal gasifero al largo del litorale adriatico, per palese incompatibilità con il territorio circostante e per le dichiarate volontà della popolazione e degli enti locali interessati. (3-03159)
(9 marzo 2004)

LUCCHESE. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con l'articolo 33, comma 2, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, il legislatore ha espressamente previsto il riordino della riforma del personale delle forze di polizia ad ordinamento civile e militare;
nel corso della discussione del disegno di legge n. 2384, riguardante il riordino della carriera dei funzionari di polizia, il Sottosegretario Alfredo Mantovano ha comunicato che, nella stessa materia, sarebbe in corso da parte del Governo una parallela attività preparatoria per la definizione di un disegno di legge sui funzionari di polizia, per il quale il medesimo Sottosegretario ha affermato «essere necessario acquisire il parere delle organizzazioni sindacali», e che, pertanto, si prevedono «tempi ampi» per la presentazione di un disegno di legge in materia;
sulla carriera dei funzionari della polizia di stato e sugli ordinamenti delle corrispondenti qualifiche e posizioni funzionali degli altri corpi di polizia, resta aperta la questione del riallineamento normativo e della perequazione economica a corrispondenti carriere del pubblico impiego, quali quelle dei prefetti e dei diplomatici;
l'appiattimento retributivo subito dai funzionari dirigenti e direttivi della polizia di Stato (unitamente ai corrispondenti gradi e qualifiche degli altri corpi di polizia) dal 1983 ad oggi, così come denunciato dall'Associazione nazionale funzionari di polizia, è intollerabile e mortifica proprio coloro che, chiamati a tutelare i cittadini, assumono quotidianamente le massime responsabilità, mentre sembra che si continui a gratificare economicamente solo certi burocrati;
tra i questori, i dirigenti dei commissariati di pubblica sicurezza e i dirigenti di tutti gli altri uffici della polizia di Stato, al pari degli ufficiali e funzionari delle altre forze dall'ordine, si è creata, accanto all'amarezza per il mancato riconoscimento dei loro diritti, una situazione di incertezza, di insoddisfazione e di mancanza di fiducia nei confronti del Governo e dello stesso Parlamento, in relazione a provvedimenti economici e normativi, che, pur da lungo tempo promessi, annunciati e, in alcuni casi, anche approvati (come nel caso dell'impegno al riconoscimento di un'autonoma rappresentanza sindacale per le organizzazioni rappresentative dei soli funzionari), non trovano alcuna attuazione concreta;
nella seduta del 26 febbraio 2004, il Sottosegretario Alfredo Mantovano, in rappresentanza del Governo, ha annunciato una nuova e diversa proposta normativa per l'estensione dei benefici contrattuali ai dirigenti della polizia di Stato, affermando che essa potrebbe trovare la copertura finanziaria nelle risorse accantonate nella legge finanziaria per il 2004 per il ministero della difesa e per il ministero dell'interno ed essere portata all'attenzione del Parlamento in tempi brevi, e che nell'ambito della stessa iniziativa potrebbe trovare soluzione la problematica relativa all'istituzione di un'area contrattuale autonoma per i funzionari della polizia di Stato ed alla rappresentatività delle associazioni sindacali cui aderiscono esclusivamente i funzionari della polizia di Stato, temi sui quali il Governo si è formalmente impegnato in passato, accogliendo come raccomandazione uno specifico ordine del giorno;
il 1o marzo 2004 l'Associazione nazionale funzionari di polizia ha organizzato, su tutto il territorio italiano, partecipate assemblee di funzionari di polizia, nel corso delle quali è incontrovertibilmente emerso il profondo malessere della categoria ed è stato rivendicato il diritto ad una carriera unitaria e a retribuzioni più dignitose ed in linea con quelle che il Governo ha attribuito ad altri funzionari civili del ministero dell'interno -:
se non ritenga di estendere ai dirigenti delle forze di polizia almeno i trattamenti accessori previsti dal vigente contratto di lavoro per il restante personale del ministero dell'interno, coprendo retroattivamente tutto il periodo di vigenza del contratto di lavoro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 2002, n. 164, come auspicato dai funzionari dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, e se, nelle more dell'approvazione della predetta riforma, il Governo intenda attivarsi perché sia riconosciuto alle organizzazioni che rappresentano in via esclusiva gli interessi dei funzionari di polizia e dei gradi e qualifiche equiparati almeno un tavolo negoziale per la trattazione delle specifiche questioni di lavoro che pervengono alla dirigenza. (3-03160)
(9 marzo 2004)

REDUZZI e RUGGERI. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
nelle ultime settimane di febbraio 2004, nei comuni della bergamasca si sono verificati gravi disservizi nell'erogazione dell'energia elettrica, innescati dal maltempo, presentandosi sotto forma di nevicate tutt'altro che eccezionali;
tali disservizi evidenziano le carenze gravi del sistema elettrico italiano, come già testimoniato dal blackout di settembre 2003;
la situazione su tutto il territorio nazionale presenta, infatti, lacune e criticità, i cui punti fondamentali attengono a:
a) mancanza di una politica elettrica: ormai da diversi anni non esiste un piano energetico e il settore viene lasciato all'improvvisazione, alle interferenze dei localismi e, soprattutto, esposto ai rischi della sicurezza di approvvigionamento e di garanzia del servizio;
b) mancanza di coordinamento del sistema: uno degli aspetti più preoccupanti dell'incompiutezza delle scelte si individua nella mancanza di una «cabina di regia» in grado di coordinare e programmare le scelte e le attività dei diversi soggetti presenti nel sistema elettrico, con conseguenze e rischi pesanti per il Paese;
c) mancati risultati della liberalizzazione, nonostante le proclamate promesse circa gli effetti positivi che il processo di liberalizzazione del mercato italiano ed europeo avrebbe dovuto determinare: la constatazione è che la qualità del servizio è in via di peggioramento e la disponibilità efficiente complessiva del sistema non è in grado di fronteggiare la domanda;
d) mancanza di politica industriale delle imprese elettriche: i vari operatori e le imprese che agiscono nel settore ispirano le loro scelte quasi esclusivamente a parametri ed obiettivi finanziari, sacrificando le scelte di politica industriale e quelle esclusive connesse agli obblighi del servizio pubblico in concessione -:
quali misure, azioni e direttive intenda assumere in relazione alle politiche dell'azienda Enel, al fine di garantire la sicurezza e la continuità della fornitura di energia elettrica, intesa ancora come servizio pubblico essenziale, e quali decisioni intenda assumere per sopperire alla mancanza di un'efficace politica elettrica, specie in tema di sicurezza di approvvigionamento e garanzia del servizio. (3-03161)
(9 marzo 2004)

ANEDDA, BELLOTTI, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANELLI, CANNELLA, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LA RUSSA, LA STARZA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
tra sabato 28 e domenica 29 febbraio 2004 oltre 20 centimetri di neve hanno ricoperto la provincia di Rovigo e gran parte d'Italia, colpendo in modo particolare la zona del Polesine, nella quale migliaia di persone sono rimaste senza corrente elettrica;
i disagi più grandi, come sempre, li hanno subiti gli anziani che vivono soli, trasportati in via del tutto eccezionale in ricoveri d'emergenza;
in molte zone della provincia di Rovigo il blackout ha avuto una durata di sessanta ore e, se i danni subiti dai cittadini e dalle famiglie sono stati gravosi, i danni alle aziende, impossibilitate a svolgere il proprio lavoro, non sono ancora quantificabili;
già in altre occasioni il Polesine era stato vittima di eventi atmosferici di tale intensità, ma mai si erano verificati casi di così grave disagio;
nella mattina di domenica 29 febbraio 2004, nella sola provincia di Rovigo, 30.000 persone erano senza luce, senza riscaldamento e con serie difficoltà nel reperimento di acqua potabile e per molti di loro, per ore e per giorni, è stato impossibile ottenere delle informazioni presso il numero «verde» dell'Enel, al quale non rispondeva nessuno;
il fatto che i pali della luce siano caduti a terra ed i tralicci della media e dell'alta tensione abbiano ceduto sotto il peso di soli 20 centimetri di neve - un peso certo non eccezionale - lascerebbe supporre una debolezza delle strutture dell'Enel nella zona interessata ed una non adeguata manutenzione;
l'azienda gestore ha giustificato il blackout di sessanta ore affermando che si sarebbe trattato di un evento del tutto eccezionale dovuto al maltempo, che era tale da rendere difficile anche ai tecnici il monitoraggio della situazione e gli interventi, perché ogni spostamento in campagna era ostacolato dalla grande quantità d'acqua e di neve -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere perché siano verificate eventuali responsabilità da parte dell'azienda erogatrice dell'energia elettrica, al fine di disporre, se del caso, il rimborso degli utenti danneggiati, e quali accertamenti intenda disporre al fine di verificare lo stato di salute delle strutture dell'Enel e di accertarsi che l'azienda stessa realizzi e renda pubblico un piano d'azione preventivo affidabile, atto ad evitare il ripetersi di situazioni di estremo disagio e di grave danno per gli utenti. (3-03162)
(9 marzo 2004)

BAIAMONTE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nel liceo scientifico «Cannizzaro» di Palermo è stato distribuito, sembrerebbe da quanto riferito all'interrogante, con l'autorizzazione del preside, un volantino firmato da una fantomatica «organizzazione giovanile dei proletari comunisti», denominata Red Block, che incita alla violenza contro le istituzioni e contro gli avversari politici e preannuncia azioni «di violenza rivoluzionaria e di classe», che «ci porterà alla vittoria per conquistare il potere proletario fino al comunismo»;
nel medesimo volantino si promette di vendicare, con la «giustizia del proletariato», un militante rimasto ucciso a seguito di uno scontro con avversari politici;
è evidente che questo linguaggio va molto al di là della più radicale dialettica politica, in quanto sostiene e preannuncia chiaramente azioni di violenza fisica nei confronti delle istituzioni e degli avversari politici;
pertanto - se la notizia rispondesse al vero - sarebbe inaccettabile che un preside autorizzi la diffusione di un volantino contenente propositi così violenti ed antidemocratici, che nulla hanno a che fare con la libertà di espressione e di opinione politica -:
se quanto riferito all'interrogante risponda al vero e in caso affermativo come valuti l'autorizzazione data dal preside del liceo «Cannizzaro» di Palermo alla diffusione di materiale che incita alla violenza fisica e quali eventuali iniziative intenda adottare sia sul caso specifico, sia per evitare che in futuro venga autorizzata la diffusione nelle scuole di messaggi che istigano alla violenza politica. (3-03163)
(9 marzo 2004)