A)
CALZOLAIO, PAOLA MARIANI e GIACCO. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
domenica 13 aprile 2003, alle ore 14, dalla fabbrica Ica - Industria chimica adriatica - sita nella zona industriale B nei pressi della città alta di Civitanova Marche, in provincia di Macerata, si è levata, a seguito di un grave incendio, una densa e acre nuvola di fumo;
l'Ica, attiva dal 1971, produce vernici per legno, prodotti per nautica, diluenti e collanti;
detto fumo ha provocato delle precipitazioni solide nerastre nel territorio circostante;
l'incendio ha interessato gran parte dell'azienda, colpendo anche locali di stoccaggio di materiale infiammabile e tossico;
a causa della direzione dei venti, la nube si è orientata verso sud rispetto all'abitato, mettendo prima a rischio il vicino ospedale e raggiungendo in serata la città di Fermo (Ascoli Piceno);
l'attività della fabbrica era ferma per pausa settimanale da sabato 12 aprile 2003, alle ore 12;
nei pressi della fabbrica si segnalano diverse abitazioni;
da qualche mese l'Ica ha avviato le procedure di trasferimento nella zona industriale A della stessa città, prevista come definitiva per il mese di settembre 2003;
la stessa azienda era stata interessata in passato (circa dieci anni fa) da un incidente simile a quello in questione;
le inalazioni dei gas sprigionati dall'incendio hanno provocato irritazioni alle vie respiratorie e agli occhi di diversi cittadini, che si sono rivolti alle strutture sanitarie pubbliche;
in serata il comune di Civitanova Marche allertava la cittadinanza della pericolosità della nube, invitando a rimanere in casa e a sigillare porte, finestre e eventuali altre vie di ricambio d'aria;
la cittadinanza limitrofa lamenta frequenti cattivi odori provenienti da detta fabbrica;
la stessa azienda riveste un rilevante ruolo nel tessuto produttivo e occupazionale del maceratese, contando circa 160 dipendenti, oltre 7000 clienti e un fatturato di 45 milioni di euro -:
quale sia la reale consistenza numerica dei malesseri accusati dalla popolazione e di quali gravità;
quali siano stati i sistemi di sicurezza presenti all'interno della fabbrica;
quale sia la composizione del fumo sprigionato e delle particelle precipitate al suolo;
quali misure intendano avviare per bonificare eventuali zone agricole e abitate contaminate da detto precipitato;
quali misure stia prendendo il Governo per migliorare le condizioni di sicurezza delle fabbriche a rischio;
se la ditta in questione sia soggetta all'applicazione del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (cosiddetta «legge Seveso»), e, nel caso in cui lo fosse, se siano state rispettate le regole previste dalla normativa, sia all'interno che all'esterno del fabbricato;
quando e come il Governo intenda dare piena attuazione al decreto legislativo n. 334 del 1999. (3-02196)
(15 aprile 2003)
B)
VALPIANA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
molti vaccini obbligatori in età pediatrica, allo scopo di evitare la formazione di muffe, contengono sali di mercurio (tiomersale), più volte messi sotto accusa per i possibili rischi per la salute;
nel 1999 la Food and drug administration ha accertato che la quantità di mercurio nei vaccini supera la soglia di sicurezza, tanto che gli USA hanno messo al bando i vaccini che lo contengono;
allo stesso modo si sono comportati molti Paesi d'Europa;
per quanto riguarda l'Italia, un decreto ministeriale del 13 novembre 2001 stabiliva che le aziende farmaceutiche avrebbero dovuto ritirarli dal commercio entro il 30 giugno 2003;
sulla Gazzetta Ufficiale del 7 luglio 2003 è stato pubblicato un decreto con cui si invitano le case farmaceutiche ad aggiornare quanto prima i prodotti in questione, ancora ampiamente e pericolosamente presenti negli ambulatori e nelle farmacie;
si tratta, di fatto, di una proroga sine die della possibilità per le case farmaceutiche di adeguarsi alla normativa in vigore, nonostante diversi studi scientifici a livello internazionale mettano in relazione detti vaccini con alcuni gravi rischi, tra cui la paralisi nervosa e muscolare -:
quali siano i motivi che hanno indotto alla proroga;
se non ritenga assolutamente inaccettabile il rischio delle possibili gravi patologie a danno dei bambini forzosamente sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie rispetto agli interessi delle case farmaceutiche, che intendono smaltire le loro scorte prima d'immettere sul «mercato» vaccini meno pericolosi;
come intenda informare la popolazione, in particolare i genitori, circa i rischi connessi per i loro figli all'inoculazione di vaccini contenenti sali di mercurio e metterli nella condizione di scegliere prodotti che ne siano privi. (3-02501)
(9 luglio 2003)
C)
LUCCHESE. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
una recente indagine ha messo in evidenza che dietro molti centri di ricovero per anziani si cela un vero e proprio business, a scapito della sicurezza igienica e alimentare degli stessi degenti;
occorre esperire una severa azione repressiva nei confronti di quanti si arricchiscono attraverso queste speculazioni;
sino ad ora, è mancato un vero programma di controlli -:
se ritengano di adottare le opportune iniziative normative per istituire uno speciale nucleo di controllo dei carabinieri e per prevedere, in caso di mancato rispetto della normativa, sanzioni pecuniarie più severe ed anche la chiusura delle strutture non in regola. (3-02658)
(16 settembre 2003)
LUCCHESE. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
è da tenere in debita considerazione quanto si è verificato in alcuni centri di assistenza e ricovero anziani in provincia di Roma, dove i ricoverati hanno subito vere violenze e sopraffazioni da parte di gestori senza scrupolo, che hanno destato vivo allarme nell'opinione pubblica -:
se non intenda, in accordo con gli altri enti competenti, promuovere un monitoraggio sulla situazione di tutti i centri di assistenza e ricovero per anziani in ogni parte d'Italia, che, ad avviso dell'interrogante, dovrebbero essere sistematicamente e periodicamente sottoposti ad opportuni controlli da parte degli organi preposti. (3-03069)
(16 febbraio 2004)
D)
GRANDI, ZANOTTI e OTTONE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'Inps sta procedendo, con trattenuta sulle pensioni, a fare rientrare somme che sono state percepite in eccedenza da molti pensionati, in particolare dal 1o gennaio 2001;
i sindacati pensionati nazionali hanno chiesto di sospendere questa iniziativa, come del resto è stato fatto con sanatoria fino al 31 dicembre 2000, sia pure solo fino a 16 milioni di vecchie lire di reddito;
la richiesta di restituzione di somme avviene anche per fasce sociali con livelli di reddito di poco superiori al livello di povertà;
la richiesta di restituzione è rivolta, più in generale, ad una fascia sociale come i pensionati, che non sono in grado di assorbire tagli pari ad almeno un quinto della pensione;
questa iniziativa contrasta gravemente con i sedici condoni fiscali decisi con legge in questa fase, per di più, a costi estremamente bassi, mentre ai pensionati viene chiesta la restituzione integrale e rapida delle somme -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione e, in particolare, del fatto che nella regione Emilia Romagna sono circa 40.000 i pensionati interessati e, in particolare, a Bologna sono alcune migliaia;
se il Ministro interrogato non intenda attivarsi per l'adozione di un provvedimento normativo utile a realizzare una sanatoria e, comunque, a risolvere a costi almeno pari a quelli dei condoni il problema delle somme dovute e - ove questo fosse varato - per chiedere all'Inps di bloccare le richieste di restituzione delle somme ai pensionati. (3-02050)
(10 marzo 2003)
BURTONE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nella mattinata del giorno 12 marzo 2003 a Catania alcune centinaia di pensionati hanno simbolicamente occupato la direzione centrale dell'Inps;
l'iniziativa era sta indetta dalle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil per protestare contro il recupero degli indebiti che colpiscono e penalizzano i pensionati più deboli;
nella sola Catania il problema interessa circa 8.000 pensionati, una cifra socialmente rilevante;
il Governo, fino ad ora, ha dimostrato una totale insensibilità rispetto alle richieste avanzate a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali, anche rispetto ad eventuali sanatorie o rateizzazioni in senso più favorevole ai pensionati -:
quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di risolvere il problema degli indebiti Inps e di tutelare le fasce deboli dei pensionati, come richiesto dalle organizzazioni sindacali. (3-02065)
(12 marzo 2003)
CUSUMANO e MAZZUCA POGGIOLINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la situazione degli indebiti pensionistici, derivanti dall'applicazione dell'articolo 38 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, ha provocato, in seguito a lettere inviate a un notevole numero di pensionati, consistenti decurtazioni dell'importo della pensione. In Sicilia l'entità del fenomeno investe 30.907 pensionati;
le somme di cui si chiede la restituzione sono state percepite in buona fede, senza dolo;
l'accertamento è avvenuto a distanza di anni e il recupero riguarda importi che risalgono a sei anni fa: moltissimi soggetti non hanno ricevuto alcuna precedente contestazione e, vista la situazione attuale del costo della vita, è impensabile che i pensionati siano nelle condizioni di restituire le somme percepite;
sono in atto giuste proteste delle organizzazioni di patronato e sindacali, che assistono a provvedimenti di condoni fiscali a favore dei ricchi, mentre si procede al recupero di somme minime contro i deboli, che sono poi la maggior parte dei pensionati Inps -:
quali urgenti iniziative intendano adottare per bloccare una simile paradossale situazione e garantire da parte del Governo un equo trattamento di tutti i cittadini. (3-03120)
(1o marzo 2004)
(ex 4-06090 del 16 aprile 2003)
E)
DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
i dati Inail relativi all'anno 2002 denunciano un positivo regresso degli infortuni sul lavoro;
i decessi sono passati dai 1.438 del 2001 ai 1.397 del 2002, con una leggera flessione del 2,8 per cento;
il dato complessivo continua, peraltro, ad essere allarmante, con quattro decessi e 2.651 infortuni al giorno;
resta enorme la spesa complessiva generata dagli incidenti, che, nel 2002, ha toccato la cifra vertiginosa di 28 miliardi di euro;
i dati esposti dall'Inail sottolineano ed evidenziano, altresì, che il rischio infortunistico nelle piccole imprese è quasi doppio rispetto al rischio nelle grandi imprese;
l'impegno del Governo, in questo settore, non può e non deve conoscere soste -:
in ragione dei dati a consuntivo esposti dall'Inail per l'anno 2002, quali siano le considerazioni che ne ha tratto il Governo e quali siano le conseguenti iniziative che il Governo intenda assumere per confermare ed anzi accentuare i dati dell'anno 2002, che sembrano indicare una significativa inversione di tendenza. (3-02498)
(9 luglio 2003)
NESI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
in Italia il numero degli infortuni sul lavoro sta assumendo dimensioni sempre più grandi, essendo passato da 981.029 del 1997 a 1.029.925 nel 2001;
il numero degli infortuni mortali è anch'esso in aumento: nel 2001, 1.452 lavoratori sono morti per incidenti sul lavoro; erano stati 1.344 nel 1997;
l'Italia è il Paese d'Europa che ha il triste primato in queste sciagure, subito dopo la Spagna: nel 2001 su centomila addetti si sono avuti 5,5 morti in Spagna, 5 in Italia, 4 in Francia, 3 in Germania, 1,6 in Gran Bretagna, 3,5 nella media europea;
le vittime sono in linea generale i giovani e le donne, gli operai delle piccole imprese e gli operai «prestati» alla grande impresa, con contratti di lavoro interinale, tra i quali il rischio di infortunio è considerato - dai servizi di previdenza della azienda sanitaria locale di Milano - doppio, rispetto alla media dei lavoratori tradizionali -:
se sia a conoscenza della estrema gravità della situazione, sul piano civile e morale, e quali iniziative abbia intrapreso e quali intenda adottare per combattere una piaga che disonora il nostro Paese. (3-03123)
(1o marzo 2004)
(ex 4-04950 del 14 gennaio 2003)
F)
MEREU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per le politiche comunitarie. - Per sapere - premesso che:
secondo alcune recenti notizie apparse sulla stampa, la Commissione europea per la concorrenza non avrebbe ancora esaminato il dossier predisposto dalla regione Sardegna e dal ministero delle attività produttive inerente alla richiesta presentata dalla Portovesme s.r.l. di usufruire di tariffe elettriche, in linea con quelle praticate dalle fabbriche concorrenti che operano in Europa;
l'urgenza di tale esame è da collegare alla grave situazione occupazionale, che ha colpito tutta l'area del Sulcis Iglesiente, che rischia di subire una situazione simile a quella conseguente alla chiusure delle miniere;
tale ritardo determinerebbe un ulteriore allungamento del periodo di cassa integrazione per le maestranze impiegate direttamente e avrebbe conseguenze disastrose per quelle delle imprese di appalto, che rischiano il licenziamento -:
se non ritengano di intervenire tempestivamente presso le istituzioni comunitarie preposte affinché procedano ad un rapido e positivo esame della richiesta prodotta dalla Portovesme s.r.l., senza il quale la situazione economico-occupazionale dell'area Sulcis-Iglesiente diventerebbe realmente irrecuperabile. (3-02825)
(4 novembre 2003)
G)
BURTONE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione, nella riunione del 15 ottobre 2003, nel valutare i dati della rilevazione al 30 giugno 2003 sui programmi di sviluppo di cui all'articolo 1-ter della legge 19 luglio 1993, n. 236, ha preso atto che alcuni di essi presentano forti ritardi nell'avvio concreto di interventi sul territorio ed ha considerato che il mancato avanzamento pregiudica la realizzazione delle iniziative e degli obiettivi programmati nelle relative convenzioni;
il comitato ha ritenuto, quindi, di avviare la procedura prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 773 del 1994 e dalle convenzioni per la revoca del finanziamento nei confronti delle società, che, decorsi due o più anni dalla data della convenzione stipulata con il ministero del lavoro e delle politiche sociali, non hanno effettuato sul territorio una spesa significativa del contributo e/o hanno proposto o attivato cambiamenti dei programmi e degli assetti societari, tali da non essere più riconducibili, anche per ragioni finanziarie, ai programmi ed alle società con le finalità inizialmente approvate;
la società di sviluppo Investiacatania spa ha sottoscritto con il ministero del lavoro e delle politiche sociali una convenzione in data 30 luglio 2001, ma a tutt'oggi non risultano effettuate spese significative per l'avvio concreto del programma, né risulta richiesta al ministero del lavoro e delle politiche sociali l'erogazione del primo anticipo -:
se sia vero che la situazione della società Investiacatania spa, per il grave ritardo nell'avanzamento della spesa, è tale da compromettere l'attualità e la realizzazione dell'iniziativa, per cui sia stata avviata la procedura di revoca del finanziamento previsto dall'articolo 1-ter della legge n. 236 del 1993;
quali iniziative intenda promuovere affinché la società Investiacatania spa provveda all'adempimento dell'obbligo di attuazione delle misure definite nell'ambito del programma, con l'avvio concreto delle procedure di spesa del contributo ai fini della realizzazione delle specifiche azioni previste, per evitare la revoca del contributo ex articolo 1-ter della legge n. 236 del 1993. (3-02903)
(12 novembre 2003)