TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 431 di Martedì 2 marzo 2004

INTERROGAZIONI

A)

CALZOLAIO, PAOLA MARIANI e GIACCO. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
domenica 13 aprile 2003, alle ore 14, dalla fabbrica Ica - Industria chimica adriatica - sita nella zona industriale B nei pressi della città alta di Civitanova Marche, in provincia di Macerata, si è levata, a seguito di un grave incendio, una densa e acre nuvola di fumo;
l'Ica, attiva dal 1971, produce vernici per legno, prodotti per nautica, diluenti e collanti;
detto fumo ha provocato delle precipitazioni solide nerastre nel territorio circostante;
l'incendio ha interessato gran parte dell'azienda, colpendo anche locali di stoccaggio di materiale infiammabile e tossico;
a causa della direzione dei venti, la nube si è orientata verso sud rispetto all'abitato, mettendo prima a rischio il vicino ospedale e raggiungendo in serata la città di Fermo (Ascoli Piceno);
l'attività della fabbrica era ferma per pausa settimanale da sabato 12 aprile 2003, alle ore 12;
nei pressi della fabbrica si segnalano diverse abitazioni;
da qualche mese l'Ica ha avviato le procedure di trasferimento nella zona industriale A della stessa città, prevista come definitiva per il mese di settembre 2003;
la stessa azienda era stata interessata in passato (circa dieci anni fa) da un incidente simile a quello in questione;
le inalazioni dei gas sprigionati dall'incendio hanno provocato irritazioni alle vie respiratorie e agli occhi di diversi cittadini, che si sono rivolti alle strutture sanitarie pubbliche;
in serata il comune di Civitanova Marche allertava la cittadinanza della pericolosità della nube, invitando a rimanere in casa e a sigillare porte, finestre e eventuali altre vie di ricambio d'aria;
la cittadinanza limitrofa lamenta frequenti cattivi odori provenienti da detta fabbrica;
la stessa azienda riveste un rilevante ruolo nel tessuto produttivo e occupazionale del maceratese, contando circa 160 dipendenti, oltre 7000 clienti e un fatturato di 45 milioni di euro -:
quale sia la reale consistenza numerica dei malesseri accusati dalla popolazione e di quali gravità;
quali siano stati i sistemi di sicurezza presenti all'interno della fabbrica;
quale sia la composizione del fumo sprigionato e delle particelle precipitate al suolo;
quali misure intendano avviare per bonificare eventuali zone agricole e abitate contaminate da detto precipitato;
quali misure stia prendendo il Governo per migliorare le condizioni di sicurezza delle fabbriche a rischio;
se la ditta in questione sia soggetta all'applicazione del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334 (cosiddetta «legge Seveso»), e, nel caso in cui lo fosse, se siano state rispettate le regole previste dalla normativa, sia all'interno che all'esterno del fabbricato;
quando e come il Governo intenda dare piena attuazione al decreto legislativo n. 334 del 1999. (3-02196)
(15 aprile 2003)

B)

VALPIANA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
molti vaccini obbligatori in età pediatrica, allo scopo di evitare la formazione di muffe, contengono sali di mercurio (tiomersale), più volte messi sotto accusa per i possibili rischi per la salute;
nel 1999 la Food and drug administration ha accertato che la quantità di mercurio nei vaccini supera la soglia di sicurezza, tanto che gli USA hanno messo al bando i vaccini che lo contengono;
allo stesso modo si sono comportati molti Paesi d'Europa;
per quanto riguarda l'Italia, un decreto ministeriale del 13 novembre 2001 stabiliva che le aziende farmaceutiche avrebbero dovuto ritirarli dal commercio entro il 30 giugno 2003;
sulla Gazzetta Ufficiale del 7 luglio 2003 è stato pubblicato un decreto con cui si invitano le case farmaceutiche ad aggiornare quanto prima i prodotti in questione, ancora ampiamente e pericolosamente presenti negli ambulatori e nelle farmacie;
si tratta, di fatto, di una proroga sine die della possibilità per le case farmaceutiche di adeguarsi alla normativa in vigore, nonostante diversi studi scientifici a livello internazionale mettano in relazione detti vaccini con alcuni gravi rischi, tra cui la paralisi nervosa e muscolare -:
quali siano i motivi che hanno indotto alla proroga;
se non ritenga assolutamente inaccettabile il rischio delle possibili gravi patologie a danno dei bambini forzosamente sottoposti alle vaccinazioni obbligatorie rispetto agli interessi delle case farmaceutiche, che intendono smaltire le loro scorte prima d'immettere sul «mercato» vaccini meno pericolosi;
come intenda informare la popolazione, in particolare i genitori, circa i rischi connessi per i loro figli all'inoculazione di vaccini contenenti sali di mercurio e metterli nella condizione di scegliere prodotti che ne siano privi. (3-02501)
(9 luglio 2003)

C)

LUCCHESE. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
una recente indagine ha messo in evidenza che dietro molti centri di ricovero per anziani si cela un vero e proprio business, a scapito della sicurezza igienica e alimentare degli stessi degenti;
occorre esperire una severa azione repressiva nei confronti di quanti si arricchiscono attraverso queste speculazioni;
sino ad ora, è mancato un vero programma di controlli -:
se ritengano di adottare le opportune iniziative normative per istituire uno speciale nucleo di controllo dei carabinieri e per prevedere, in caso di mancato rispetto della normativa, sanzioni pecuniarie più severe ed anche la chiusura delle strutture non in regola. (3-02658)
(16 settembre 2003)

LUCCHESE. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
è da tenere in debita considerazione quanto si è verificato in alcuni centri di assistenza e ricovero anziani in provincia di Roma, dove i ricoverati hanno subito vere violenze e sopraffazioni da parte di gestori senza scrupolo, che hanno destato vivo allarme nell'opinione pubblica -:
se non intenda, in accordo con gli altri enti competenti, promuovere un monitoraggio sulla situazione di tutti i centri di assistenza e ricovero per anziani in ogni parte d'Italia, che, ad avviso dell'interrogante, dovrebbero essere sistematicamente e periodicamente sottoposti ad opportuni controlli da parte degli organi preposti. (3-03069)
(16 febbraio 2004)

D)

GRANDI, ZANOTTI e OTTONE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'Inps sta procedendo, con trattenuta sulle pensioni, a fare rientrare somme che sono state percepite in eccedenza da molti pensionati, in particolare dal 1o gennaio 2001;
i sindacati pensionati nazionali hanno chiesto di sospendere questa iniziativa, come del resto è stato fatto con sanatoria fino al 31 dicembre 2000, sia pure solo fino a 16 milioni di vecchie lire di reddito;
la richiesta di restituzione di somme avviene anche per fasce sociali con livelli di reddito di poco superiori al livello di povertà;
la richiesta di restituzione è rivolta, più in generale, ad una fascia sociale come i pensionati, che non sono in grado di assorbire tagli pari ad almeno un quinto della pensione;
questa iniziativa contrasta gravemente con i sedici condoni fiscali decisi con legge in questa fase, per di più, a costi estremamente bassi, mentre ai pensionati viene chiesta la restituzione integrale e rapida delle somme -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione e, in particolare, del fatto che nella regione Emilia Romagna sono circa 40.000 i pensionati interessati e, in particolare, a Bologna sono alcune migliaia;
se il Ministro interrogato non intenda attivarsi per l'adozione di un provvedimento normativo utile a realizzare una sanatoria e, comunque, a risolvere a costi almeno pari a quelli dei condoni il problema delle somme dovute e - ove questo fosse varato - per chiedere all'Inps di bloccare le richieste di restituzione delle somme ai pensionati. (3-02050)
(10 marzo 2003)

BURTONE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nella mattinata del giorno 12 marzo 2003 a Catania alcune centinaia di pensionati hanno simbolicamente occupato la direzione centrale dell'Inps;
l'iniziativa era sta indetta dalle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil per protestare contro il recupero degli indebiti che colpiscono e penalizzano i pensionati più deboli;
nella sola Catania il problema interessa circa 8.000 pensionati, una cifra socialmente rilevante;
il Governo, fino ad ora, ha dimostrato una totale insensibilità rispetto alle richieste avanzate a livello nazionale dalle organizzazioni sindacali, anche rispetto ad eventuali sanatorie o rateizzazioni in senso più favorevole ai pensionati -:
quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di risolvere il problema degli indebiti Inps e di tutelare le fasce deboli dei pensionati, come richiesto dalle organizzazioni sindacali. (3-02065)
(12 marzo 2003)

CUSUMANO e MAZZUCA POGGIOLINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la situazione degli indebiti pensionistici, derivanti dall'applicazione dell'articolo 38 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, ha provocato, in seguito a lettere inviate a un notevole numero di pensionati, consistenti decurtazioni dell'importo della pensione. In Sicilia l'entità del fenomeno investe 30.907 pensionati;
le somme di cui si chiede la restituzione sono state percepite in buona fede, senza dolo;
l'accertamento è avvenuto a distanza di anni e il recupero riguarda importi che risalgono a sei anni fa: moltissimi soggetti non hanno ricevuto alcuna precedente contestazione e, vista la situazione attuale del costo della vita, è impensabile che i pensionati siano nelle condizioni di restituire le somme percepite;
sono in atto giuste proteste delle organizzazioni di patronato e sindacali, che assistono a provvedimenti di condoni fiscali a favore dei ricchi, mentre si procede al recupero di somme minime contro i deboli, che sono poi la maggior parte dei pensionati Inps -:
quali urgenti iniziative intendano adottare per bloccare una simile paradossale situazione e garantire da parte del Governo un equo trattamento di tutti i cittadini. (3-03120)
(1o marzo 2004)
(ex 4-06090 del 16 aprile 2003)

E)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
i dati Inail relativi all'anno 2002 denunciano un positivo regresso degli infortuni sul lavoro;
i decessi sono passati dai 1.438 del 2001 ai 1.397 del 2002, con una leggera flessione del 2,8 per cento;
il dato complessivo continua, peraltro, ad essere allarmante, con quattro decessi e 2.651 infortuni al giorno;
resta enorme la spesa complessiva generata dagli incidenti, che, nel 2002, ha toccato la cifra vertiginosa di 28 miliardi di euro;
i dati esposti dall'Inail sottolineano ed evidenziano, altresì, che il rischio infortunistico nelle piccole imprese è quasi doppio rispetto al rischio nelle grandi imprese;
l'impegno del Governo, in questo settore, non può e non deve conoscere soste -:
in ragione dei dati a consuntivo esposti dall'Inail per l'anno 2002, quali siano le considerazioni che ne ha tratto il Governo e quali siano le conseguenti iniziative che il Governo intenda assumere per confermare ed anzi accentuare i dati dell'anno 2002, che sembrano indicare una significativa inversione di tendenza. (3-02498)
(9 luglio 2003)

NESI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
in Italia il numero degli infortuni sul lavoro sta assumendo dimensioni sempre più grandi, essendo passato da 981.029 del 1997 a 1.029.925 nel 2001;
il numero degli infortuni mortali è anch'esso in aumento: nel 2001, 1.452 lavoratori sono morti per incidenti sul lavoro; erano stati 1.344 nel 1997;
l'Italia è il Paese d'Europa che ha il triste primato in queste sciagure, subito dopo la Spagna: nel 2001 su centomila addetti si sono avuti 5,5 morti in Spagna, 5 in Italia, 4 in Francia, 3 in Germania, 1,6 in Gran Bretagna, 3,5 nella media europea;
le vittime sono in linea generale i giovani e le donne, gli operai delle piccole imprese e gli operai «prestati» alla grande impresa, con contratti di lavoro interinale, tra i quali il rischio di infortunio è considerato - dai servizi di previdenza della azienda sanitaria locale di Milano - doppio, rispetto alla media dei lavoratori tradizionali -:
se sia a conoscenza della estrema gravità della situazione, sul piano civile e morale, e quali iniziative abbia intrapreso e quali intenda adottare per combattere una piaga che disonora il nostro Paese. (3-03123)
(1o marzo 2004)
(ex 4-04950 del 14 gennaio 2003)

F)

MEREU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per le politiche comunitarie. - Per sapere - premesso che:
secondo alcune recenti notizie apparse sulla stampa, la Commissione europea per la concorrenza non avrebbe ancora esaminato il dossier predisposto dalla regione Sardegna e dal ministero delle attività produttive inerente alla richiesta presentata dalla Portovesme s.r.l. di usufruire di tariffe elettriche, in linea con quelle praticate dalle fabbriche concorrenti che operano in Europa;
l'urgenza di tale esame è da collegare alla grave situazione occupazionale, che ha colpito tutta l'area del Sulcis Iglesiente, che rischia di subire una situazione simile a quella conseguente alla chiusure delle miniere;
tale ritardo determinerebbe un ulteriore allungamento del periodo di cassa integrazione per le maestranze impiegate direttamente e avrebbe conseguenze disastrose per quelle delle imprese di appalto, che rischiano il licenziamento -:
se non ritengano di intervenire tempestivamente presso le istituzioni comunitarie preposte affinché procedano ad un rapido e positivo esame della richiesta prodotta dalla Portovesme s.r.l., senza il quale la situazione economico-occupazionale dell'area Sulcis-Iglesiente diventerebbe realmente irrecuperabile. (3-02825)
(4 novembre 2003)

G)

BURTONE. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione, nella riunione del 15 ottobre 2003, nel valutare i dati della rilevazione al 30 giugno 2003 sui programmi di sviluppo di cui all'articolo 1-ter della legge 19 luglio 1993, n. 236, ha preso atto che alcuni di essi presentano forti ritardi nell'avvio concreto di interventi sul territorio ed ha considerato che il mancato avanzamento pregiudica la realizzazione delle iniziative e degli obiettivi programmati nelle relative convenzioni;
il comitato ha ritenuto, quindi, di avviare la procedura prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 773 del 1994 e dalle convenzioni per la revoca del finanziamento nei confronti delle società, che, decorsi due o più anni dalla data della convenzione stipulata con il ministero del lavoro e delle politiche sociali, non hanno effettuato sul territorio una spesa significativa del contributo e/o hanno proposto o attivato cambiamenti dei programmi e degli assetti societari, tali da non essere più riconducibili, anche per ragioni finanziarie, ai programmi ed alle società con le finalità inizialmente approvate;
la società di sviluppo Investiacatania spa ha sottoscritto con il ministero del lavoro e delle politiche sociali una convenzione in data 30 luglio 2001, ma a tutt'oggi non risultano effettuate spese significative per l'avvio concreto del programma, né risulta richiesta al ministero del lavoro e delle politiche sociali l'erogazione del primo anticipo -:
se sia vero che la situazione della società Investiacatania spa, per il grave ritardo nell'avanzamento della spesa, è tale da compromettere l'attualità e la realizzazione dell'iniziativa, per cui sia stata avviata la procedura di revoca del finanziamento previsto dall'articolo 1-ter della legge n. 236 del 1993;
quali iniziative intenda promuovere affinché la società Investiacatania spa provveda all'adempimento dell'obbligo di attuazione delle misure definite nell'ambito del programma, con l'avvio concreto delle procedure di spesa del contributo ai fini della realizzazione delle specifiche azioni previste, per evitare la revoca del contributo ex articolo 1-ter della legge n. 236 del 1993. (3-02903)
(12 novembre 2003)



MOZIONI SULLE INIZIATIVE PER FAVORIRE NUOVE TECNICHE ANALGESICHE DURANTE IL TRAVAGLIO

La Camera,
premesso che:
l'analgesia epidurale è una tecnica praticata durante il travaglio, con un alto grado di sicurezza per la madre e per il neonato e pienamente compatibile con il parto naturale: una tecnica capace di diminuire il dolore, esaltando, di conseguenza, gli aspetti positivi legati all'evento della nascita;
in Italia, secondo l'Istat, solo al 3,7 per cento delle partorienti viene praticata questa tecnica analgesica (che, al contrario, viene scelta fino al 60 per cento dei casi in Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti);
è da notare che nel nostro Paese, invece, si è registrata una progressiva crescita dei parti cesarei, che dal 1998 al 2000 sono passati dal 31,4 per cento al 33,2 per cento, ponendoci al primo posto in Europa, molto al di sopra della soglia del 10-15 per cento indicata come ottimale dall'Organizzazione mondiale della sanità;
sulla base del piano sanitario nazionale, all'interno dei punti nascita, dovrebbero essere presenti l'anestesista, il ginecologo ed il pediatra, oltre che l'ostetrica in forma attiva: tuttavia, in molte realtà la carenza di personale sanitario specializzato, in particolare anestesisti e paramedici, rende difficile l'attuazione di metodiche di parto indolore;
il comitato nazionale per la bioetica, in data 30 marzo 2001, nel riconfermare che «la lotta al dolore (....) rientra nei compiti primari della medicina e della società», ha riconosciuto che «il diritto della partoriente di scegliere un'anestesia efficace dovrebbe essere incluso tra quelli garantiti a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza»;
gli esperti del settore, riuniti a Milano il 30 e 31 gennaio 2004 per un convegno internazionale degli istituti clinici di perfezionamento (clinica Mangiagalli e Ospedale dei bambini V. Buzzi), hanno individuato il primo ostacolo da rimuovere nella mancanza di qualunque finanziamento o rimborso per le aziende ospedaliere che offrono gratuitamente questa prestazione;
va ricordato, infatti, che, poiché queste tecniche non sono comprese nei livelli essenziali di assistenza, in molte regioni i raggruppamenti omogenei di diagnosi (diagnosis related groups) relativi al parto naturale non considerano i costi relativi all'assistenza necessaria per l'attuazione del parto con analgesia epidurale e ciò che si fa è sostanzialmente affidato alla buona volontà delle strutture e degli operatori;

impegna il Governo:

ad adottare le opportune iniziative affinché l'analgesia epidurale in travaglio di parto sia inclusa fra le prestazioni garantite a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza;
a promuovere un'adeguata campagna informativa, con il coinvolgimento attivo delle regioni, rivolta al personale medico-sanitario, affinché la piena conoscenza dell'analgesia epidurale, con le conseguenze e le opportunità che presenta, venga diffusa presso tutte le donne in stato di gravidanza, per metterle in condizione di esercitare una scelta libera e responsabile.
(1-00316)
«Magnolfi, Montecchi, Pollastrini, Abbondanzieri, Bimbi, Bolognesi, Burani Procaccini, Maura Cossutta, Alberta De Simone, Di Serio D'Antona, Licastro Scardino, Mazzuca Poggiolini, Paoletti Tangheroni, Zanella, Zanotti, Baldi, Cordoni, Trupia, Deiana, Moroni, Ottone, Turco, Sereni, Chiaromonte, Bianchi Clerici, Pisa, Melandri, Buffo, Sasso, Amici, Motta, Paola Mariani, Dorina Bianchi, Mazzoni, Lucidi, Cima, Capitelli, Grignaffini, Manzini, Bertolini, Finocchiaro, Pinotti».
(9 febbraio 2004)

La Camera,
premesso che:
il comitato nazionale per la bioetica nel marzo del 2001, nel riconfermare che «la lotta al dolore rientra nei compiti primari della medicina e della società», ha riconosciuto che «il diritto della partoriente di scegliere un'anestesia efficace rientra tra quelli garantiti a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza»;
le tecniche di analgesia in ostetricia, siano esse epidurali (o peridurali) o combinate, come la cse (combined spinal epidural), più comunemente conosciute con il termine di «parto indolore», hanno oramai raggiunto dal punto di vista sia tecnico che farmacologico un livello di sicurezza tale da poter essere praticate come terapia di routine nell'assistenza al parto naturale, con lo scopo di ridurne drasticamente il dolore ed esaltare, di conseguenza, tutti gli aspetti positivi legati all'evento nascita;
tra le gestanti il parto indolore riscuote un gradimento sempre maggiore: risulta, infatti, che nelle strutture sanitarie o nei centri nascita dove si pratica il parto indolore il numero di donne che preferisce ricorrere a questa tecnica è sempre più in crescita e sempre più spesso donne in vista del parto scelgono il ricovero in strutture o centri che offrono la possibilità di effettuare il parto indolore, affrontando spesso disagi e costi;
in Italia, secondo l'Istat, solo al 3,7 per cento delle partorienti viene praticata questa tecnica analgesica, contro una percentuale intorno al 50 per cento della Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia ed una percentuale intorno al 60 per cento nei Paesi scandinavi;
sempre l'Istat riferisce che in Italia il ricorso al taglio cesareo è passato dal1'11,2 per cento del 1980 al 27,9 per cento del 1996, fino al 30-33 per cento degli ultimi anni, con picchi al di sopra del 50 per cento registrati in alcune regioni del Centro-Sud del Paese. Una percentuale sempre troppo alta (che colloca l'Italia al primo posto in Europa per ricorso al taglio cesareo, evidenziando un'eccessiva medicalizzazione dell'evento parto), pur considerando che è ormai condivisa, dai ginecologi europei e mondiali, la non applicabilità agli standard occidentali della sog1ia del 10-15 per cento fissata a suo tempo dall'Organizzazione mondiale della sanità;
queste tecniche non sono comprese nei livelli essenziali di assistenza ed in molte regioni i raggruppamenti omogenei di diagnosi (diagnosis related groups) relativi al parto naturale non considerano i costi relativi all'assistenza necessaria per l'attuazione del parto indolore;
infatti, tutto quello che viene attualmente fatto nel settore pubblico è affidato alla buona volontà di alcune strutture sanitarie, alla sensibilità degli operatori oppure viene effettuato dal privato, con i relativi alti costi per le partorienti;
la bassa percentuale delle partorienti che ricorrono al parto indolore è legata anche alla carenza di personale sanitario specializzato (in particolare, anestesisti ed infermieri), oltre che ad un'insufficiente campagna informativa rivolta alle donne;

impegna il Governo:

ad adottare le iniziative più opportune affinché le tecniche di analgesia per l'espletamento del parto naturale vengano incluse fra le prestazioni garantite a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza;
a promuovere, anche presso le regioni, scelte di politica sanitaria che, sulla base di quanto previsto nel piano sanitario nazionale, garantiscano all'interno dei reparti di ostetricia o dei punti nascita gli spazi e le figure professionali necessarie per attuare il parto indolore, sia in regime di ricovero, sia in attività libero-professionale intramuraria;
a promuovere un'adeguata campagna formativa ed informativa, con il coinvolgimento attivo delle regioni, rivolta al personale medico sanitario, affinché la piena conoscenza delle tecniche di analgesia per il parto venga diffusa presso tutte le donne in gravidanza, per metterle in condizioni di esercitare una scelta libera e responsabile.
(1-00332)
«Castellani, Giulio Conti, Gianni Mancuso, Porcu, Angela Napoli, Garnero Santanché, Franz, Ercole».
(1o marzo 2004)



MOZIONI SULLA LOTTA AI TUMORI AL SENO

La Camera,
premesso che:
il 5 giugno 2003 il Parlamento europeo ha adottato, per la prima volta per una malattia specifica, una risoluzione, elaborata dalla Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, che propone di fare della lotta contro il cancro al seno una priorità della politica sanitaria. La risoluzione invita gli Stati membri a migliorare la prevenzione, lo screening, la diagnosi, la cura e la fase successiva alla terapia, al fine di garantire in tutto il territorio europeo la massima qualità al riguardo e, inoltre, per creare, entro il 2008, le condizioni necessarie per una riduzione globale del 25 per cento della mortalità e la riduzione fino al 5 per cento della diversità nel tasso di sopravvivenza fra Stati membri, che attualmente è del 16 per cento e ciò è da ricondurre alla disparità per le donne europee nell'accesso alla diagnosi e alla cura;
il tumore al seno è il tumore più frequente nella popolazione femminile e rappresenta la seconda causa di morte per tumore. Nel nostro Paese è la prima causa di morte delle donne nella fascia d'età tra i 35 e i 44 anni, soprattutto nelle zone del Centro-Nord;
in Italia si stima che vivano più di 300.000 donne che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno. Ogni anno tale patologia viene diagnosticata a 33.000 donne: nel 25 per cento circa dei casi si tratta di donne in età inferiore a 50 anni, nel 45 per cento di donne in età compresa tra 50 e 70, nel 30 per cento di donne di età maggiore a 70;
il carcinoma della mammella è una malattia molto complessa, le cui cause non sono state a tutt'oggi sufficientemente chiarite. Le donne nella cui famiglia si sono già verificati casi di cancro al seno hanno, di norma, un rischio maggiore, dovuto a ragioni genetiche, di sviluppare la malattia. Tuttavia, più dell'80 per cento delle pazienti cui viene diagnosticato un cancro al seno non hanno precedenti familiari in tal senso. Oggi si stima che il 5 per cento circa dei casi di carcinoma della mammella sia dovuto a predisposizione familiare;
nel 2000, in base ai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, nell'Unione europea più di 216.000 donne hanno sviluppato un cancro al seno e i decessi sono stati 79.000;
l'articolo 32 della Costituzione italiana prevede che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti». La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riconosce ad ogni persona il diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ricevere cure mediche;
ogni donna deve aver accesso ad uno screening, a cure e a una post-terapia di qualità, a prescindere dal luogo di residenza, dalla posizione sociale, dalla professione e dal livello di istruzione. È, altresì, necessario rimuovere gli ostacoli che attualmente esistono fra le regioni e fra gli ospedali della stessa città, in merito alla qualità delle cure fornite per il carcinoma della mammella, che ha come conseguenza il fatto che le possibilità di sopravvivenza delle donne variano notevolmente;
la ricerca dimostra che l'intervento più efficace per la prevenzione del cancro al seno o per la sua guarigione è rappresentato dalla diagnosi precoce e, quindi, molto dipende dallo stadio della malattia al momento della diagnosi, considerando, altresì, che il cancro al seno, se diagnosticato in uno stadio iniziale e trattato correttamente, può essere vinto nel 90 per cento dei casi;
il piano d'azione comunitario «L'Europa contro il cancro» ha dato importanti impulsi alla lotta contro il carcinoma della mammella e le linee guida europee di garanzia di qualità nello screening mammografico, messe a punto per la prima volta nel 1992, costituiscono un esempio particolarmente valido di norme di qualità e di prassi di eccellenza nel quadro della politica sanitaria europea;
secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, uno screening mammografico di qualità, ossia l'invito periodico rivolto alla popolazione femminile affinché si sottoponga spontaneamente a un test mammografico gratuito e ad ulteriori eventuali accertamenti, nel quadro di un programma regionale o nazionale sistematico, riferito alla popolazione, può ridurre anche del 35 per cento la mortalità per cancro al seno fra le donne di età compresa fra i 50 e i 69 anni e, in base a studi scientifici, la mortalità può essere ridotta del 20 per cento anche fra le donne di età compresa fra i 40 e 49 anni;
l'autoesame del seno da parte della donna fornisce un prezioso contributo alla conoscenza del proprio corpo, ma non può rappresentare un'alternativa alla diagnosi precoce mediante lo screening;
lo screening, la diagnosi, la cura e la post-terapia del cancro al seno dovrebbero essere effettuate esclusivamente da un'equipe medica specialistica interdisciplinare, poiché ciò può aumentare notevolmente le possibilità di sopravvivenza delle pazienti;
servizi di qualità in materia di carcinoma mammario si traducono in economie per il sistema sanitario, a medio e lungo termine, poiché consentono di evitare esami e trattamenti superflui e permettono di diagnosticare più tempestivamente un eventuale cancro al seno, il che riduce il numero di interventi e terapie postoperatorie onerosi;
è necessario assicurare alle pazienti una qualità di vita il più possibile elevata, poiché la terapia del cancro al seno comporta pesanti ripercussioni fisiche e psichiche;
le donne affette da carcinoma mammario devono essere adeguatamente informate dal medico curante in merito alla diagnosi e alla terapia ed essere coinvolte nelle decisioni sulle opzioni terapeutiche, con cognizione di causa circa gli effetti collaterali;

impegna il Governo:

a fare della lotta contro il cancro al seno una priorità della politica sanitaria e a sviluppare e attuare strategie efficaci per migliorare la prevenzione, lo screening, la diagnosi, la cura e la post-terapia del carcinoma della mammella, onde garantire in tutto il territorio nazionale la massima qualità al riguardo;
a porsi l'obiettivo, in accordo con la conferenza Stato-regioni, di individuare le modalità per l'attivazione di programmi, affinché la mortalità media per carcinoma della mammella possa essere ridotta sensibilmente;
a garantire a tutte le donne affette da carcinoma della mammella il diritto ad essere curate da un'équipe interdisciplinare;
a garantire a tutte le donne affette da questa patologia il diritto ad essere invitate, nell'ambito di un programma di screening adeguatamente pianificato e certificato, ad effettuare i controlli mammografici, secondo le linee guida approvate dal piano oncologico nazionale;
a sviluppare una rete capillare di centri di senologia certificati e interdisciplinari, che soddisfino standard di qualità ed efficacia delle cure;
a garantire un miglior coordinamento tra le attività di ricerca a livello nazionale e a livello europeo;
ad assicurare che gli interventi preventivi, diagnostici e di trattamento del cancro al seno si fondino sulla evidence-based medicine (medicina basata su prove di efficacia);
ad aumentare le risorse stanziate per la ricerca sia di base che applicata sul cancro, al fine di:
a) intensificare ulteriormente la ricerca sulle cause e le terapie;
b) favorire la trasformazione dei progressi realizzati dalla ricerca di base in applicazioni terapeutiche;
c) valutare l'efficacia di possibili ulteriori interventi di prevenzione primaria, di farmaco-prevenzione e di prevenzione secondaria;
d) migliorare la valutazione dell'efficacia delle terapie e della sicurezza dei risultati;
e) studiare ulteriormente i nessi tra carcinoma della mammella e potenziali fattori di rischio, come il tabacco, l'alimentazione, gli ormoni e lo stile di vita (peso ed attività fisica);
f) potenziare la ricerca in merito ai protocolli di cura per pazienti degenti e non degenti, affinché in futuro l'ospedalizzazione e il trattamento medico non siano più per le donne causa di inutile stress;
g) mettere a punto un metodo per la valutazione standardizzata del rischio per le donne con predisposizione familiare a sviluppare un carcinoma mammario;
ad attenersi alle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e a porre in essere piani d'azione nazionali contro il cancro, coinvolgendo tutti i principali soggetti interessati;
a sviluppare ed aggiornare costantemente, sulla base di dati concreti, ulteriori linee guida in materia di screening, diagnosi, cura e post-terapia e ad istituire, in collaborazione con la conferenza Stato-regioni, un osservatorio nazionale per il cancro al seno, al fine di garantire il monitoraggio delle linee guida applicative su tutto il territorio nazionale;
a garantire, per quanto riguarda il benessere psichico e l'integrità fisica delle donne:
a) che a ogni donna sia comunicato il referto dell'esame entro pochi giorni, sia in caso di screening sia in caso di esami clinici, e che nessuna donna, cui viene diagnosticato un carcinoma mammario, debba attendere più di quattro settimane prima di iniziare la cura;
b) che a ogni donna sia offerta la possibilità, in casi giustificati dal punto di vista medico, di un intervento chirurgico conservativo, così da ridurre il numero di inutili amputazioni della mammella, e che la ricostruzione della mammella sia effettuata, per quanto possibile, con tessuto autologo e nel minor lasso di tempo possibile;
c) che ogni donna riceva prima dell'intervento una diagnosi certa (in particolare, mediante il ricorso a una biopsia il meno possibile invasiva);
d) che alle donne con protesi mammaria sia distribuito un «passaporto», in cui sono registrate le caratteristiche particolari delle protesi e la necessaria terapia postoperatoria;
e) che a ogni donna sia offerta la possibilità di accedere a una consulenza psicologica per superare le fasi più difficili del suo percorso di cura e che il personale sanitario sia adeguatamente formato per comprendere i bisogni della donna nella sua interezza;
a garantire il rimborso di presidi medici per quanto riguarda la post-terapia;
a diffondere specializzazioni, come la chirurgia mammaria, l'assistenza infermieristica a patologie mammarie o la psicologia oncologica, che hanno già dato buoni risultati in alcuni Stati dell'Unione europea, istituendo corrispondenti corsi di formazione e specializzazione;
ad incentivare l'istituzione di centri di consulenza medica e psicologica per le donne con una presunta predisposizione familiare a sviluppare il cancro al seno e ad offrire alle donne risultate positive all'esame un programma di screening rafforzato;
a varare una regolamentazione specifica sui diritti individuali delle pazienti volta a garantire:
a) il diritto a un'assistenza medica adeguata e qualificata da parte di personale medico in ambulatori e ospedali adeguatamente attrezzati e organizzati;
b) il diritto a un'informazione e ad una consulenza comprensibile, competente e adeguata da parte del medico prima, durante e dopo la terapia;
c) il diritto all'autodeterminazione dopo aver ricevuto un'informazione globale;
d) il diritto alla documentazione e alla consultazione sul trattamento subito;
e) il diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati;
f) il diritto a presentare denuncia;
g) il diritto a un consulto in caso di diagnosi di cancro;
a coinvolgere le associazioni delle pazienti nelle decisioni di politica sanitaria più di quanto non avvenga oggi ed appoggiare adeguatamente il loro lavoro di volontariato e mutuo aiuto;
a raggruppare le attività d'informazione delle direzioni generali dei ministeri della salute, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per l'innovazione e le tecnologie e a dare un contributo per la realizzazione di un sito web comune dell'Unione europea sul cancro, nel quale cittadini/e e non addetti/e ai lavori possano trovare, al pari di medici e ricercatori, informazioni a vari livelli su questa malattia, a cura di ricercatori, associazioni mediche, associazioni di pazienti ed altri, a livello europeo e nazionale, redatte in un linguaggio facilmente comprensibile e in diverse lingue;
a sollecitare le regioni dell'obiettivo 1, date le notevoli differenze regionali in termini di accesso allo screening, alla diagnosi e al trattamento del carcinoma della mammella, a utilizzare maggiormente le risorse dei fondi strutturali per finanziare la creazione di strutture nel settore sanitario;
ad assicurare, nel programma di revisione dei raggruppamenti omogenei di diagnosi (D.R.G.), attenzione al problema della ricostruzione mammaria contestualmente all'intervento chirurgico.
(1-00260)
«Bolognesi, Labate, Turco, Angela Napoli, Carlucci, Paoletti Tangheroni, Bindi, Maura Cossutta, Manzini, Burani Procaccini, Finocchiaro, Baldi, Zanotti, Garnero Santanché, Capitelli, Pollastrini, Melandri, Amici, Magnolfi, Zanella, Rocchi, Pistone, Sasso, Abbondanzieri, Pennacchi, Lucidi, Raffaella Mariani, Motta, Di Serio D'Antona, Buffo, Grignaffini, Cima, Cordoni, Chiaromonte, Trupia, Sereni».
(25 agosto 2003)

La Camera,
premesso che:
il tumore o meglio i tumori della mammella o del seno sono da molto tempo oggetto di studi di grande impegno scientifico, in considerazione del grande interesse medico e della notevole diffusione della malattia (ovviamente ci si riferisce al carcinoma della mammella, che in Italia è il tumore che si presenta con maggiore frequenza nel sesso femminile: in Italia se ne parla ormai come di una malattia sociale);
è bene sottolineare e ricordare che l'uomo non e' immune da tale patologia, ma che viene colpito con frequenza molto minore rispetto alla donna;
ciò chiarito, occorre prendere atto che il Parlamento europeo nel giugno del 2003 ha adottato una risoluzione che invita gli Stati membri a lottare contro tale patologia in modo sistematico e a farne una priorità progettuale, per sconfiggerla o comunque per limitarne la morbilità;
doverosamente si sottolinea come la classe medica italiana sia sempre stata molto attenta a questa patologia e all'educazione dalla donna, onde diagnosticarla precocemente, ma nonostante ciò è opportuno impegnarci al massimo affinché il contenuto della risoluzione votata dal Parlamento europeo venga realizzato;
è opportuno sottolineare come il cancro della mammella, nonostante la sua enorme pericolosità, offra al medico e al paziente molte possibilità per essere diagnosticabile con facilità e, quindi, per essere aggredito efficacemente con precocità, onde prevenire sia la sua diffusione locale che quella metastatica;
come per tutti gli altri tipi di cancro, anche la lotta contro questo tumore si basa sulla precocità della diagnosi possibile, sia con l'aiuto determinante del medico, sia con un meccanismo di autodifesa, che si basa, soprattutto, sulla autopalpazione della stessa malata (o malato);
dopo questa premessa, sono chiari l'essenzialità della prevenzione e come l'educazione sanitaria sia un passaggio fondamentale della prevenzione sanitaria, attuabile direttamente dalla donna come meccanismo di personale «autotutela»;
i dati ufficiali della situazione italiana affermano che oggi il carcinoma della mammella viene diagnosticato a 33 mila pazienti (in donne in età inferiore ai 50 anni nel 25 per cento dei casi, in donne comprese fra i 50 e i 70 anni nel 45 per cento dei casi e nel restante 30 per cento dei casi in donne in età superiore ai 70 anni) e affermano pure che esiste una certa «familiarità», cioè una predisposizione familiare (con incidenza valutata attorno al 5 per cento dei casi);
un'indagine statistica dell'Organizzazione mondiale della sanità afferma che nell'anno 2000 nel mondo ci sarebbero stati circa 80.000 morti per cancro della mammella, nonostante che la tecnologia diagnostica renda piuttosto facile pervenire alla diagnosi della malattia e alla sua cura in tempi precoci utili per ottenere la guarigione;
in Italia il sistema sanitario nazionale assicura già da tempo ogni forma di tutela gratuita per la salute della donna, in particolare per il carcinoma mammario (sia per la cura , sia per la diagnosi, sia per la terapia che per la riabilitazione), ma è, altresì, opportuno sottolineare (e su questo punto è opportuno essere chiari) che le malattie definite di carattere «sociale» hanno bisogno di essere affrontate, se non aggredite, in modo organico e globale in tutto in territorio nazionale, con campagne di informazione e di screening di massa a cura delle aziende sanitarie locali;
la risoluzione del Parlamento europeo insiste giustamente su questo punto, proprio per dare vita a programmi organicamente efficaci in tutto l'ambito europeo;
fino ad oggi, le campagne di screening di massa per individuare precocemente il cancro della mammella, come altri tipi di tumore, sono state condotte senza continuità e spesso senza una seria programmazione nazionale, per iniziativa di singole regioni o di singole aziende sanitarie locali;
oggi bisogna dare continuità a questa metodica, perché se è vero che il tumore sarà sconfitto dalla ricerca scientifica, è altresì vero che la prevenzione e la cura appropriata, insieme alle diagnosi precoci, possono limitarne notevolmente i danni e salvare la vita a tanti malati;
attualmente in Italia vi sono molti servizi ospedalieri che sono specificatamente dediti alla cura delle malattie del seno e, quindi, è da rilevare come la sanità italiana non parta dall'«anno zero», come apparirebbe da alcune note di altra parte che trattano questo problema, ma è, comunque, opportuno fare di più e meglio di quanto già in Italia si stia facendo;
proprio per questi motivi, sottolineando come in Italia il carcinoma della mammella venga curato con tutti i sistemi all'avanguardia nel mondo, è opportuno aggiungere elementi di una buona educazione sanitaria, compresa una particolare attenzione agli effetti psicologici che il cancro del seno provoca nella donna, sia prima che in fase post-operatoria, anche per motivi di natura estetica;

impegna il Governo:

a considerare la lotta contro il cancro della mammella come impegno prioritario dell'azione strategica del nostro servizio sanitario nazionale, comprendendovi:
a) la prevenzione;
b) la diagnosi;
c) la cura;
d) gli screening di massa;
e) la terapia post-operatoria;
f) l'educazione sanitaria;
g) l'assistenza psicologica post-operatoria;
h) la garanzia della ricostruzione plastica dell'organo a spese del servizio sanitario nazionale;
i) l'organizzazione in tutte le aziende sanitarie locali, ove ne esistessero di carenti , di centri e servizi di senologia, specializzati nella lotta contro questa patologia;
l) la programmazione di progetti fra le regioni e il ministero della salute per garantire equità dl trattamento ai malatiin tutta Italia, in linea con i livelli essenziali di assistenza;
m) l'incremento di finanziamenti per la ricerca scientifica, in linea con il piano oncologico nazionale (nuovi farmaci, nuove tecnologie strumentali di diagnosi, predisposizione familiare, protocolli diagnostico-terapeutici);
n) l'informazione corretta e psicologicamente attenta relativamente alla comunicazione della diagnosi al malato;
o) l'informazione precoce nelle scuole e nei luoghi di aggregazione sociale (centri giovanili, luoghi di lavoro, centri di aggregazione sportiva).
(1-00331)
«Giulio Conti, Anedda, Airaghi, Alboni, Amoruso, Armani, Arrighi, Ascierto, Bellotti, Benedetti Valentini, Bocchino, Bornacin, Briguglio, Buontempo, Butti, Canelli, Cannella, Cardiello, Carrara, Caruso, Castellani, Catanoso, Cirielli, Cola, Giorgio Conte, Coronella, Cristaldi, Delmastro delle Vedove, Fasano, Fatuzzo, Fiori, Foti, Fragalà, Franz, Gallo, Gamba, Geraci, Ghiglia, Alberto Giorgetti, Gironda Veraldi, La Grua, La Russa, La Starza, Lamorte, Landi di Chiavenna, Landolfi, Leo, Lisi, Lo Presti, Losurdo, Maceratini, Maggi, Malgieri, Gianni Mancuso, Luigi Martini, Mazzocchi, Menia, Meroi, Messa, Migliori, Angela Napoli, Nespoli, Onnis, Paolone, Patarino, Antonio Pepe, Pezzella, Porcu, Raisi, Ramponi, Riccio, Ronchi, Rositani, Saglia, Saia, Garnero Santanchè, Scalia, Selva, Strano, Taglialatela, Trantino, Villani Miglietta, Zaccheo, Zacchera».
(1o marzo 2004)

La Camera,
premesso che:
nei Paesi industrializzati, il carcinoma mammario è, per incidenza e mortalità, al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile;
anche nel nostro Paese, il tumore alla mammella rappresenta la prima causa di morte per le donne tra i 35 e i 44 anni, la seconda per le donne oltre i 55 anni;
il 5 giugno 2003 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita gli Stati membri ad adottare specifiche misure di promozione della prevenzione e dello screening e di miglioramento della diagnosi, della cura e dell'assistenza post-terapeutica, che consentano di raggiungere entro il 2008 una riduzione globale del 25 per cento della mortalità per tumore al seno ed una riduzione del 5 per cento delle differenze nei tassi di sopravvivenza tra i singoli Stati membri;
in relazione alla patologie oncologiche, il piano sanitario nazionale 2003-2005 individua come strategie di intervento la diffusione della diagnosi precoce, la valorizzazione dell'ospedalizzazione a domicilio, la creazione di strutture ospedaliere specializzate nel settore, la promozione della ricerca sia di base che finalizzata;
in relazione al tumore al seno, si ritiene che lo strumento più rilevante ai fini della riduzione del tasso di mortalità sia quello della prevenzione, con particolare riguardo all'attivazione di sistemi di screening capillare sul territorio:
anche se alcune regioni hanno già assunto specifiche iniziative sul tema, prevedendo, in particolare, la diffusione delle pratiche di screening attraverso il coinvolgimento capillare delle donne nei protocolli di prevenzione e di diagnosi precoce, è opportuno che tali protocolli siano attivati in maniera uniforme sull'intero territorio nazionale;
il problema del consolidamento degli interventi per lo screening del cancro alla mammella è già stato oggetto di un apposito intervento emendativo, approvato al Senato della Repubblica nel corso del dibattito sul decreto legge n. 10 del 2004, che prevede di destinare 10 milioni di euro per l'anno 2004, 20 milioni e-975 mila euro per l'anno 2005 e 21 milioni di euro per l'anno 2006 per l'attivazione di un programma di prevenzione secondaria dei tumori, destinato a garantire anche il consolidamento degli interventi già in atto per lo screening del cancro della mammella;
oltre al consolidamento degli interventi di screening, si ritiene che la prevenzione si fondi anche sulla promozione di una nuova educazione sanitaria alle donne sull'importanza dell'adozione di stili di vita sanitari e dell'auto-diagnosi, ai fini della prevenzione del cancro alla mammella;
al di là della prevenzione, è opportuno intervenire anche sul versante della ricerca, al fine di promuovere la predisposizione di nuovi protocolli diagnostico-terapeutici e di nuovi medicinali;
anche se questa maggioranza ha già provveduto ad aumentare gli stanziamenti per la ricerca nel settore oncologico, si ritiene opportuno prevedere appositi percorsi di ricerca nel settore del cancro alla mammella;
sul versante della valorizzazione dell'ospedalizzazione a domicilio e della creazione di strutture ospedaliere specializzate nel settore, si ritiene che spetti alle regioni, in armonia con le disposizioni del piano nazionale, provvedere ai relativi interventi;

impegna il Governo

a considerare la lotta contro il cancro come impegno prioritario dell'azione strategica del nostro servizio sanitario nazionale, comprendendovi:
a) la necessità di stanziare nuove risorse per la prevenzione e lo screening di massa, al fine di garantire livelli omogenei di prevenzione secondaria dei tumori alla mammella a tutti gli assistiti;
b) la predisposizione di campagne informative ed educative, finalizzate a diffondere una nuova cultura di prevenzione e di auto-diagnosi tra le donne;
c) la programmazione di progetti integrati tra le regioni ed il ministero della salute per garantire l'uniforme erogazione sul territorio nazionale dei livelli essenziali di assistenza connessi al cancro alla mammella;
d) la promozione di nuovi finanziamenti alla ricerca scientifica, in linea con il piano oncologico nazionale (nuovi farmaci, nuove tecnologie strumentali di diagnosi, predisposizione familiare, protocolli diagnostico-terapeutici);
ad attivarsi affinché, nel rispetto dell'autonomia regionale, gli interventi regionali di attuazione degli obiettivi del piano sanitario nazionale 2003-2005 sulla valorizzazione dell'ospedalizzazione a domicilio e la creazione di strutture ospedaliere specializzate nel settore oncologico includano specifici protocolli di assistenza a favore delle donne affette da tumore alla mammella.
(1-00333)
«Cè, Ercole, Francesca Martini».
(1o marzo 2004)