TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 428 di Mercoledì 25 febbraio 2004

MOZIONI SULLA DESTINAZIONE DELLA BASE MILITARE STATUNITENSE NELL'ARCIPELAGO DELLA MADDALENA

La Camera,
premesso che:
nel novembre 2003 si è avuta notizia dell'incidente ad un sottomarino nucleare statunitense, che, pare a causa di un'erronea manovra, la mattina del 25 ottobre 2003 si è andato ad incagliare sui fondali rocciosi in prossimità dell'isola di Caprera. In ragione della gravità dell'episodio, è stato rimosso non solo il capitano del sottomarino, ma lo stesso commodoro della squadriglia sottomarini 22, ossia il numero uno della base della Maddalena;
in precedenza i più diffusi quotidiani della Sardegna avevano dato notizia della decisione del comitato organizzatore della Coppa America di vela di escludere la località di Porto Cervo dall'elenco delle possibili sedi di svolgimento delle gare veliche, in seguito a pressioni del comando della marina militare degli Stati Uniti di stanza a La Maddalena, motivate da ragioni di sicurezza;
negli stessi giorni il comando militare americano ha illustrato, in una conferenza stampa tenuta sempre a La Maddalena, la richiesta di un massiccio intervento edificatorio per 33.430 metri cubi nelle località di Vena longa e di Vigna grande, nel territorio comunale della Maddalena;
la marina americana è già presente nell'isola della Maddalena ed in quella vicina di Santo Stefano con quattro insediamenti, che sviluppano la volumetria di 11.350 metri cubi;
i dati esposti provengono dalla comunicazione fornita in sede di conferenza stampa dal quartier generale di Napoli della N.s.a. (Naval support activity);
risulta, inoltre, dalle note di stampa innanzi richiamate e da atti di sindacato ispettivo presentati da parlamentari e da consiglieri del centrosinistra del consiglio regionale della Sardegna che:
a) è ormai prossima la chiusura dell'arsenale militare della Maddalena, che comporterà la perdita di 200 posti di lavoro;
b) il ministero della difesa ha deciso di procedere nel piano di riconversione industriale dell'area dell'arsenale militare, presentato nel luglio 2003 ed affidato all'agenzia industria e difesa, con l'impiego di sole 65 unità lavorative, e di cedere parte della struttura militare (l'arsenale ovest e le strutture delle ex caserme Favarelle e Sauro) alla marina militare americana;
c) la marina militare americana intende trasformare il proprio insediamento nelle isole della Maddalena e di Santo Stefano da punto di appoggio in una vera e propria base di appoggio, con gravi conseguenze per le popolazioni residenti e con gravi danni alla fruibilità del Parco nazionale dell'arcipelago della Maddalena;
d) non vi è, o almeno non è conosciuto, alcun pian di emergenza per la protezione e la salvaguardia della popolazione civile della Maddalena: si tratta di oltre 12.000 persone residenti, alle quali si aggiungono circa trentamila villeggianti nella stagione estiva, e circa 5.000 persone del personale civile e militare, che opera nella base militare americana, che dispone di strutture e di fabbricati nell'isola della Maddalena, nella nave appoggio, nei sommergibili a propulsione nucleare all'ancora nell'isola di Santo Stefano, nei depositi e nell'arsenale ivi realizzati;

impegna il Governo:

a fornire le più immediate rassicurazioni circa la futura destinazione delle aree e delle strutture già esistenti nell'arcipelago della Maddalena, provvedendo in particolare a:
a) contrastare ed impedire la realizzazione del progetto edificatorio presentato dal comando militare americano nelle isole della Maddalena e di Santo Stefano;
b) mantenere i livelli occupazionali già garantiti al personale civile dell'arsenale militare, anche nell'attuazione del progetto di riconversione presentato nel luglio 2003;
c) assicurare la piena fruibilità e conservazione paesaggistico-naturale del Parco nazionale dell'arcipelago della Maddalena;
d) approntare o rendere noto, se esistente, il piano di emergenza per la salvaguardia e la tutela delle persone residenti nell'arcipelago della Maddalena;
e) proporre all'autorità militare americana un'altra località da destinare a punto di appoggio, con caratteristiche tali da evitare pericoli per la popolazione e per l'ambiente.
(1-00294)
«Violante, Carboni, Cabras, Maurandi, Folena, Minniti, Ruzzante».
(19 novembre 2003)

La Camera,
premesso che:
la Sardegna è da tempo segnata da un impressionante fardello di servitù militari, che trovano un'emblematica e quanto mai significativa espressione nei 24 mila ettari di territorio destinato alle attività militari, che negli ultimi anni, soprattutto in concomitanza con il coinvolgimento del nostro Paese nelle nuove strategie di guerra dell'occidente, hanno conosciuto un significativo consolidamento;
un assetto del territorio così strettamente connesso alla funzione e funzionalità militare ha evidenti ricadute sulla vita delle popolazioni dell'isola in termini di sicurezza della vita e salvaguardia della salute, oltre che per tutto ciò che riguarda gli equilibri ambientali e la sfera della sovranità popolare e della democrazia;
nei territori che ospitano gli insediamenti militari, sia italiani che di forze internazionali, si registra da tempo un'elevata incidenza di tumori tra la popolazione, in particolare tumori al sistema emolinfatico e alla tiroide, in una percentuale che va decisamente oltre la norma statistica, il 200 per cento in più della media nazionale;
nell'isola della Maddalena-Santo Stefano, il punto di approdo per una nave appoggio della Us Navy per sommergibili di attacco, in seguito ad una modifica apportata l'11 agosto 1972 all'accordo bilaterale fra la Repubblica italiana e gli Stati Uniti del 1954, relativo ad infrastrutture bilaterali, e all'intreccio di continui memorandum e di accordi dentro gli accordi, costituisce una struttura anomala, avulsa da qualsiasi contesto di compartecipazione di interesse bilaterale, in cui tutti gli elementi di sicurezza ecologico-sanitaria, i rapporti istituzionali, le regole urbanistiche e la compatibilità con il Parco nazionale dell'arcipelago della Maddalena restano assolutamente in secondo piano rispetto alla priorità della Us Navy;
il Ministro Martino, con una nota ministeriale del 30 settembre 2003, ha deciso, avvalendosi della facoltà prevista dall'articolo 3 della legge n. 898 del 1976, di avallare il progetto statunitense di «migliorie infrastrutturali» che, sottoposto al parere del comitato paritetico regionale sulle servitù militari, era stato respinto, presentando il complesso dei lavori esposti nel progetto come urgenti, indispensabili e indifferibili, in particolare per gli aspetti riguardanti la sicurezza del personale della base. In questo modo il progetto della Us Navy, sommario ma molto esplicito, che trasforma il punto d'approdo per nave appoggio per sommergibili d'attacco, secondo il titolo dell'accordo segreto del 1972, in una nuova ed effettiva base nucleare statunitense, viene presentato come un mero rifacimento e ammodernamento delle strutture esistenti;
il progetto di «migliorie infrastrutturali» a Santo Stefano, rigettato dal comitato paritetico regionale sulle servitù militari, non esaurisce la pianificazione della nuova presenza militare statunitense nell'arcipelago della Maddalena. Il dipartimento della difesa statunitense ha, infatti, presentato a partire dal marzo 2003 un proprio «programma concettuale» intitolato «obiettivi di consolidamento», la cui programmazione è al momento meno definita, ma che partecipa ancor più completamente al quadro d'insieme della nuova presenza statunitense in Sardegna;
sulla base nucleare statunitense di Porto Santo Stefano e sulla coabitazione con il contiguo deposito di munizioni Nato, il consiglio regionale della regione Sardegna ha sempre espresso unitariamente la propria posizione di contrarietà, come del resto il rifiuto di qualsiasi, seppur minimo, incremento di presenza militare nel territorio dell'isola, già oltremodo oberata da vincoli militari;

impegna il Governo:

a sospendere la determinazione del Ministro della difesa del 30 settembre 2003 e riconvocare il comitato paritetico regionale sulle servitù militari per riportare a correttezza le procedure di legge che impegnano il comitato a deliberare sulle installazioni che interessano la difesa nazionale, superando la grave irregolarità che ha portato la sezione statunitense della commissione mista lavori Italia/Usa a farsi proponente unilateralmente di un'opera di «interesse militare» statunitense;
ad adottare iniziative dirette a tutelare gli interessi ed il diritto alla salute della popolazione locale nell'arcipelago della Maddalena e in qualsiasi altro territorio della Sardegna sottoposto a servitù militare, attuando e potenziando l'attuale sistema di monitoraggio, di controllo in continuo e di allarme;
a predisporre e rendere pubblico un completo piano di emergenza ed un conseguente piano di evacuazione specificatamente adatti alle condizioni di un'isola.
(1-00302)
«Deiana, Cento, Pisa, Bulgarelli, Annunziata, Bellillo, Bellini, Cima, Giacco, Alfonso Gianni, Grotto, Pistone, Realacci, Rizzo, Russo Spena, Tolotti, Sciacca, Siniscalchi, Vendola, Zanella, Buffo, Tonino Loddo, Mantini».
(18 dicembre 2003)

La Camera,
premesso che:
la Sardegna è sede di insediamenti militari, sia italiani che di forze internazionali;
in particolare, l'arcipelago della Maddalena costituisce una base strategica della marina militare statunitense in virtù di accordi bilaterali tra la Repubblica italiana e gli Stati Uniti, il primo dei quali risale al 1954;
nel settembre 2003 il Governo italiano ha deciso, avvalendosi della facoltà prevista dall'articolo 3 della legge 24 dicembre 1976, n. 898, di avallare il progetto statunitense di «migliorie infrastrutturali», con cui si intende procedere al rifacimento e all'ammodernamento delle strutture militari già esistenti;
tale operazione non comporta aumento delle cubature già esistenti, ma soltanto delle migliorie di carattere igienico-sanitarie, né pericoli di sorta, né per l'ambiente, né per la salute della popolazione che ivi risiede o villeggia, dal momento che si tratta sempre dello stesso territorio sottoposto a servitù militare e restando sempre in vigore i vincoli paesaggistici e di tutela ambientale secondo gli accordi con il Parco nazionale dell'arcipelago della Maddalena e il comune della Maddalena;
a seguito degli accertamenti effettuati, non è risultata traccia alcuna di inquinamento, anche nucleare, del mare;

impegna il Governo:

a esercitare, come nel passato, l'attività di verifica degli accordi internazionali d'intesa con le autorità locali preposte alla tutela e alla salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica;
a fornire rassicurazioni circa la destinazione delle aree e delle strutture già esistenti nelle zone interessate e a mantenere i livelli occupazionali già garantiti al personale civile dell'arsenale militare.
(1-00321)«Anedda, Porcu, Onnis».
(16 febbraio 2004)

La Camera,
premesso che:
il comprensorio militare dell'Isola di Santo Stefano è una base italiana, di cui una parte, sempre sotto comando italiano, è concessa in uso quale area di supporto logistico-navale alla marina militare degli Stati Uniti, sulla base di specifici accordi bilaterali;
il progetto di riqualificazione della predetta area di supporto logistico è considerato indispensabile, urgente ed indifferibile sia per gli aspetti riguardanti la sicurezza, anche in chiave antiterroristica, della struttura, nonché del personale civile e militare in essa impiegato, sia per migliorare gli standard abitativi del personale medesimo;
il progetto non prevede alcun potenziamento della struttura esistente, né dal punto di vista del personale militare impiegato, né dell'attività operativa del punto di appoggio;
le opere di risanamento predette rappresentano un intervento migliorativo sotto il profilo paesistico ed ambientale, in quanto verrebbero a sostituire vecchi edifici fatiscenti su cui si sono sovrapposti disordinatamente altri edifici e baracche, cui si aggiungono vasti depositi a cielo aperto di rottami: a riprova di ciò, sia il comune della Maddalena che la sovrintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio di Sassari hanno espresso a suo tempo parere favorevole al progetto, anche dal punto di vista paesistico ed architettonico;
la realizzazione del progetto, che prevede opere per un ammontare di circa 50 milioni di euro, avrà effetti favorevoli sull'indotto economico locale e sui livelli occupazionali;

impegna il Governo:

a mantenere gli impegni sottoscritti dall'Italia con gli Stati Uniti, nell'ambito della storica alleanza fra i due Paesi, anche nel quadro della Nato, che è stata ed è fondamentale per la salvaguardia della pace e della libertà da oltre mezzo secolo e che rappresenta un elemento essenziale per la difesa delle democrazie dalle nuove minacce, anche di tipo terroristico;
a portare avanti la realizzazione della riqualificazione del punto di appoggio logistico dell'Isola di Santo Stefano secondo il progetto già approvato, tenendo conto che la sua realizzazione è opportuna sia per esigenze di tutela ambientale e paesaggistica, sia per migliorare le condizioni, anche di sicurezza, di chi lavora in tale struttura e considerando anche gli effetti positivi sull'economia locale e sull'occupazione.
(1-00322)«Antonio Leone».
(16 febbraio 2004)



MOZIONE SULLE INIZIATIVE PER LA LIBERAZIONE DI UNA PARLAMENTARE COLOMBIANA OSTAGGIO DELLE FORZE ARMATE RIVOLUZIONARIE DELLA COLOMBIA

La Camera,
premesso che:
sono ormai due anni (dal 23 febbraio 2002) che è tenuta in ostaggio delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) la parlamentare colombiana Ingrid Betancourt, che coraggiosamente si è battuta contro la corruzione, il degrado economico e politico del suo Paese e contro i narcotrafficanti, sostenendo una battaglia politica per l'instaurazione di una vera democrazia in Colombia e per la giustizia sociale e la difesa dei più poveri;
la sua prigionia, su cui si hanno scarne e frammentarie notizie, peraltro, è stata confermata in un'intervista a Raul Reyes, considerato il numero due delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, diffusa di recente (12 gennaio 2004), in cui si afferma che «la parlamentare è in buona salute ed è consapevole che la sua liberazione dipende da uno scambio umanitario, ma è impossibile per le Forze armate rivoluzionarie della Colombia negoziare un accordo umanitario per uno scambio di prigionieri con il Governo colombiano, a causa dell'intransigenza del Presidente Uribe»;
nella condizione della parlamentare si trovano anche altri 3.000 cittadini colombiani tenuti in ostaggio(alcuni da più di 5 anni);
sono numerose in tutto il mondo le iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla drammatica condizione di prigionia di Ingrid Betancourt, tra cui, in particolare, la campagna denominata «Ingrid Betancourt cittadina onoraria», a cui hanno già aderito 1.012 comuni di diverse nazioni, tra cui anche quattro comuni italiani;

impegna il Governo:

ad attivare tutte le iniziative politiche e diplomatiche, a livello internazionale, affinché siano riprese le trattative tra il Governo colombiano ed i guerriglieri per giungere ad uno scambio di prigionieri a fini umanitari e, in particolare, affinché Ingrid Betancourt sia liberata e possa tornare alla sua famiglia e all'attività di parlamentare.
(1-00309) «Bellillo, Abbondanzieri, Adduce, Angioni, Annunziata, Baldi, Bellini, Bonito, Borriello, Buffo, Calzolaio, Camo, Cennamo, Chiaromonte, D'Agrò, Damiani, De Brasi, Deiana, Duca, Giacco, Grandi, Grillini, Leoni, Lusetti, Magnolfi, Raffaella Mariani, Mongiello, Moretti, Nesi, Luigi Pepe, Pisapia, Piscitello, Pistone, Ramponi, Ranieri, Rosato, Ruzzante, Sciacca, Sgobio, Spini, Tarantino, Vernetti, Violante, Amici, Benvenuto, Bolognesi, Bulgarelli, Maura Cossutta, Di Serio D'Antona, Grillo, Lettieri, Losurdo, Nigra, Pisa, Albertini, Mussi, Ottone, Sgarbi, Zanella, Biondi, Carbonella, Rocchi, Villetti, Giachetti, Folena, Motta».
(26 gennaio 2004)



INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

EMERENZIO BARBIERI - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il dottor Gioacchino Genchi, vice questore a Palermo in aspettativa dal 1998, è da oltre quindici anni consulente informatico di diverse procure italiane impegnate nelle più importanti indagini di mafia e criminalità organizzata;
il Genchi è coniugato con Tanje Hmeliak, già pubblico ministero a Palermo ed oggi giudice del tribunale di Palermo;
attraverso le sue consulenze, svolte a nome della società C.s.i. s.r.l. con sede e Palermo, di cui detiene il 95 per cento delle quote, il Genchi avrebbe tracciato, grazie al controllo di quasi due miliardi di conversazioni, una mappa articolata della criminalità organizzata in Sicilia, in Calabria e nel Nord Italia;
grazie alla sua attività, il Genchi potrebbe essere in possesso di un archivio di dati relativo ai contatti telefonici superiore persino a quello del ministero dell'interno;
nel corso dei processi palermitani il Genchi, rispondendo alle domande di pubblici ministeri, avrebbe espresso considerazioni tutt'altro che tecniche sui motivi delle telefonate -:
quali elementi di conoscenza il Governo abbia al riguardo, se sia possibile che il dottor Gioacchino Genchi, in conseguenza della sua attività di consulenza, possa aver costruito un archivio dati, di cui può liberamente disporre indipendentemente dalle deleghe che riceve dai pubblici ministeri, e quali provvedimenti intenda adottare qualora risultasse quanto affermato in premessa.
(3-03108)
(24 febbraio 2004)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il sistema giudiziario vigente è menomato da una serie di problematiche che rischiano di compromettere il rapporto dei cittadini con l'amministrazione della giustizia nelle aule dei tribunali;
una di queste problematiche, che contribuisce ad alimentare il malessere dei cittadini, è quella che riguarda l'emorragia di pubblico denaro attraverso il sistema delle consulenze tecniche che i pubblici ministeri sempre più frequentemente commissionano a soggetti esterni al potere giudiziario;
molti, infatti, sono i casi giudiziari in cui è emerso un uso non pienamente appropriato dello strumento delle consulenze tecniche;
tra i numerosi episodi, si ricorda, in particolare, la nota inchiesta cosiddetta di «assicuropoli» (procedimento iscritto al n. 1067/96/21 R.G. P.M. della procura della Repubblica presso il tribunale di Genova), in cui la maxi-consulenza commissionata dal pubblico ministero Francesco Pinto nel 1997 è stata addirittura oggetto di annullamento da parte del tribunale penale;
per cercare di far luce sull'intricatissima vicenda connessa all'accertamento dei reati di associazione per delinquere finalizzata a truffa ai danni di compagnie assicurative, che ha portato alla sbarra 52 imputati tra avvocati, medici, assicuratori ed altri, il pubblico ministero Francesco Pinto, infatti, ha commissionato ad un tecnico-informatico, coadiuvato da cinque collaboratori, una consulenza tecnica che consentisse di far fronte all'enorme mole di lavoro connessa allo svolgimento dell'inchiesta;
per il compimento di questa consulenza tecnica sono stati necessari due anni di lavoro, per cui solo nel gennaio 2000 si è potuto dare inizio al processo vero e proprio;
la consulenza commissionata dal pubblico ministero è costata all'erario statale oltre 700 milioni di vecchie lire, corrispondenti a circa 400 mila euro, che sono già stati pagati dallo Stato;
il costo molto elevato di tale consulenza ha finito per incidere in maniera rilevante sull'ammontare delle spese processuali che gli imputati avrebbero dovuto pagare in caso di condanna, tant'è che gli avvocati della difesa sono intervenuti nel gennaio 2002 per presentare ricorso contro la parcella eccessivamente cara commissionata dal pubblico ministero per la consulenza tecnica;
la difesa ha contestato il fatto che la notificazione alle parti dell'avvenuta liquidazione delle parcelle a favore del consulente tecnico fosse avvenuta con anni di ritardo, quando ormai per la difesa non era più possibile mettere in atto strategie alternative, quale quella del patteggiamento;
il ricorso degli avvocati della difesa ha trovato accoglimento presso la seconda sezione del tribunale penale, che ha praticamente annullato la consulenza ordinata dal pubblico ministero Pinto;
la decisione del tribunale di Genova è stata di recente confermata anche dalla Corte di Cassazione, che ha sostenuto che per la perizia ordinata dal pubblico ministero Francesco Pinto si sarebbe dovuto spendere il dieci per cento di quello che invece si è speso;
l'argomentazione addotta dal tribunale penale è quella per cui tale consulenza, giudicata troppo cara ed eccessivamente ampia, non sarebbe stata necessaria all'istruttoria del procedimento;
secondo il tribunale penale, il consulente tecnico avrebbe svolto dei compiti che non erano suoi, ovvero compiti che non potevano essere attribuiti ad un consulente esterno, ma che avrebbero dovuto essere svolti direttamente dal pubblico ministero;
pertanto, la maggior parte delle voci della parcella sono risultate non liquidabili, mentre per quelle riconosciute tali la parcella avrebbe dovuto aggirarsi attorno agli ottanta milioni di vecchie lire;
il dispositivo del tribunale evidenzia, pertanto, come l'errore giudiziario si sia fondato non su un calcolo erroneo del corrispettivo dovuto al consulente tecnico, ma su uno sbaglio ben più grave, corrispondente all'esternalizzazione di funzioni che solo il magistrato in prima persona avrebbe dovuto svolgere;
permangono, peraltro, alcuni dubbi sul sistema messo in atto dal consulente tecnico per illustrare i movimenti ed i meccanismi dell'intricatissima vicenda, dal momento che tale sistema, attraverso un meccanismo virtuoso, sembrerebbe aver prodotto risultati falsati;
secondo gli interroganti, l'annullamento di questa consulenza tecnica rischia di incidere in maniera rilevante sull'esito dell'inchiesta: il pericolo è, infatti, che la sentenza del tribunale penale possa portare addirittura all'annullamento del processo in corso, cancellando così il lavoro di cinque anni, con grave menomazione della certezza del diritto, sia nei confronti degli imputati che nei confronti della parte lesa;
numerose perplessità rimangono, peraltro, sulle modalità con cui lo Stato potrà recuperare i soldi corrisposti attraverso i dodici decreti di liquidazione, nel caso in cui il consulente tecnico decidesse di non volerli restituire;
il caso in esame evidenzia una situazione di grave compromissione della certezza delle procedure processuali, nel momento in cui, ad avviso degli interroganti, a causa dell'estrema discrezionalità riconosciuta ai pubblici ministeri nell'affidamento delle consulenze esterne, rischia di essere rimesso in discussione l'intero lavoro svolto, sia nella fase istruttoria che in quella dibattimentale;
un altro caso in cui è emerso un uso non appropriato delle consulenze tecniche è quello relativo al processo n. 9477/00 R.G. not. Reato (92/01 R.G. G.I.P. del tribunale di Genova), che riguardava la falsità di una serie di autentiche di firme di elettori effettuate da addetti alle cancellerie del tribunale, in occasione della presentazione delle liste alle elezioni comunali di Genova dell'autunno 1997;
l'indagine è partita da un esposto dell'ottobre 1997 ed ha riguardato la verifica di migliaia e migliaia di firme, delle quali circa 2.000 sarebbero risultate apocrife;
il reato contestato dal pubblico ministero era quello di falso ideologico in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale (ex articolo 479 del codice penale), sebbene la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione prevedesse l'applicazione della fattispecie di cui all'articolo 90 del decreto del Presidente della Repubblica. n. 570 del 1960, che costituisce norma speciale rispetto a quella generale di cui all'articolo 479 del codice penale;
per tale reato, l'articolo 100 del decreto del Presidente della Repubblica. n. 570 del 1960 prevede una prescrizione di due anni;
al momento dell'iscrizione degli indagati nel relativo registro, il reato contestato era, di fatto, già prescritto;
nel corso delle indagini, nonostante la prescrizione fosse se non già maturata comunque ineluttabile, il pubblico ministero ha commissionato una consulenza tecnica di parte, nomimando tre diversi consulenti grafologici, cui ha dato incarico di verificare tutte le firme oggetto di sospetto;
tale consulenza, che ha comportato un esborso monetario non indifferente a carico dell'erario statale, si è rivelata del tutto irrilevante ai fini dell'esito del processo, in quanto la conclusione del giudice per le indagini preliminari è stata nel senso della prescrizione del reato contestato -:
quali iniziative normative il Ministro interrogato intenda adottare per limitare e regolare l'ampia discrezionalità dei pubblici ministeri in relazione all'affidamento di consulenze tecniche, che spesso comportano costi molto elevati per l'erario statale e determinano l'esternalizzazione di funzioni proprie dei magistrati, nonché per regolare situazioni, quale quella dell'inchiesta «assicuropoli», in cui l'invalidazione di consulenze tecniche esterne, ritenute inappropriate al caso, rischia di incidere in maniera rilevante sull'esito dell'indagine.
(3-03109)
(24 febbraio 2004)

MONTECCHI, LABATE, ZANOTTI, ABBONDANZIERI, AMICI, BANDOLI, BOLOGNESI, BUFFO, CAPITELLI, CHIAROMONTE, COLUCCINI, CORDONI, DAMERI, DI SERIO D'ANTONA, ALBERTA DE SIMONE, FINOCCHIARO, GRIGNAFFINI, LUCIDI, MAGNOLFI, MANZINI, PAOLA MARIANI, RAFFAELLA MARIANI, MELANDRI, MOTTA, OTTONE, PENNACCHI, PINOTTI, PISA, POLLASTRINI, SASSO, SERENI, TRUPIA e TURCO. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
l'approvazione in via definitiva della legge sulla fecondazione assistita solleva all'interno della stessa maggioranza di Governo obiezioni e difficoltà che emergono fin dalla fase transitoria di applicazione della legge, sollevando interrogativi morali e giuridici di difficile soluzione, come messo in luce da numerosi medici e giuristi;
il Ministro per le pari opportunità ha manifestato in più occasioni giudizi radicalmente negativi sui «limiti inaccettabili» posti dalla suddetta legge, annunciando esplicitamente l'intenzione di introdurre «modifiche sostanziali» ad un testo definito «orribile»;
altri esponenti della stessa coalizione del Ministro Prestigiacomo hanno, al contrario, sottolineato che le sue dichiarazioni sarebbero state fatte a titolo personale, aprendo ulteriori contrasti all'interno della stessa compagine governativa su un tema così delicato -:
se il Governo abbia già individuato nella sua collegialità precisi indirizzi di modifica, laddove concordi con quanto espresso dal Ministro per le pari opportunità.
(3-03110)
(24 febbraio 2004)

CRAXI. -Al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
la nuova legge in materia di fecondazione medicalmente assistita, recentemente approvata dal Parlamento, presenta alcuni aspetti problematici, quali:
a) la non inclusione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita nei livelli essenziali di assistenza (Lea);
b) i fondi insufficienti previsti nella norma approvata;
c) l'obbligatorietà di produrre ogni volta non più di tre embrioni e di impiantarli tutti;
d) il divieto di effettuare ricerche scientifiche sulle cellule staminali embrionali;
e) l'impossibilità per le donne di scegliere se impiantare o meno l'embrione, anche se malato;
f) il riconoscimento del diritto del concepito a nascere, che prefigura uno statuto giuridico dell'embrione, rappresenta un attacco alla legge n. 194 del 1978 e un'inaccettabile competizione dei diritti, tra una vita ipotetica e la vita reale della donna e della coppia -:
se e come il Governo intenda recepire l'ordine del giorno Carlucci ed altri presentato nel corso della seduta del 10 febbraio 2004 alla Camera dei deputati, al fine di rendere quantomeno applicabile la nuova legge in materia di fecondazione medicalmente assistita, approvata nella medesima seduta dalla Camera dei deputati.
(3-03111)
(24 febbraio 2004)

ANEDDA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANELLI, CANNELLA, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LA RUSSA, LA STARZA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
la Coopcostruttori di Argenta, colosso del settore con oltre 2000 dipendenti, a seguito dell'accertamento dello stato di insolvenza è stata ammessa all'amministrazione straordinaria;
già da diverso tempo ai dipendenti venivano pagati acconti al posto degli stipendi, gli artigiani e i fornitori riuscivano ad incassare i crediti scaduti con grande ritardo, numerosi erano i contenziosi con le amministrazioni di mezza Italia;
i commissari giudiziari incaricati di verificare i. bilanci avrebbero accertato che i debiti contratti dalla società sfiorano un miliardo di euro;
attraverso false comunicazioni, che davano il fatturato sempre in crescita nell'ultimo triennio, la società continuava ad offrire le proprie azioni, le azioni di partecipazione cooperativa, a getto continuo e a tassi di interesse anche del 7 per cento;
la Lega delle cooperative avrebbe dovuto conoscere la situazione effettiva dei conti e dei bilanci della Coopcostruttori, essendo organo competente ad esercitare la vigilanza sugli enti cooperativi;
le più gravi conseguenze economiche e sociali stanno ricadendo su operai, impiegati e pensionati che hanno investito i propri risparmi nel prestito sociale o nelle azioni di partecipazione cooperativa della medesima -:
quale vigilanza sia stata esercitata sulla cooperativa e quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare in difesa del reddito delle famiglie coinvolte nella crisi della Coopcostruttori.
(3-03112)
(24 febbraio 2004)

DEIANA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in occasione della prima visita negli Stati Uniti d'America compiuta dal neo segretario della Nato Jaap de Hoop Scheffer, il Segretario di Stato americano Colin Powell ha affermato che il livello globale dei contingenti statunitensi in Europa diminuirà nella prossima fase molto al di sotto dell'attuale livello di centomila effettivi, dislocati oggi soprattutto in Germania, col ritorno in misura significativa negli Stati Uniti delle truppe;
a detta dello stesso Colin Powell, non è nelle intenzioni del Pentagono spostare verso Est alcune basi Usa dislocate in Europa per averne di più contigue alla Russia, come ai tempi della guerra fredda, ma soltanto utilizzare postazioni atte a sostenere più efficacemente operazioni avanzate, anche con la possibilità di accesso, attraverso accordi per periodi di tempo limitati, ad alcuni aeroporti europei, al fine di «agevolare il dispiegamento in regioni potenzialmente in crisi»;
tali affermazioni evidenziano un mutamento della strategia militare del Pentagono per quanto riguarda l'uso delle basi e la presenza sul territorio di Paesi alleati;
il Financial Times del 4 febbraio 2004 ha scritto che la decisione degli Stati Uniti di ridurre di un terzo le truppe e le basi Usa in Europa si configura come una delle più massicce ridislocazioni degli effettivi militari statunitensi dopo il 1945 -:
se ci siano consultazioni in corso tra il Governo italiano e le autorità statunitensi in merito a problemi di così vasta portata sotto il profilo militare e politico, se tali consultazioni riguardino l'eventuale chiusura, ridimensionamento o, viceversa, potenziamento delle basi americane in Italia, con particolare attenzione a quelle della Maddalena, di Camp Darby e di Aviano, e se, in tale contesto di ridiscussione «strategica» sull'uso delle basi in Europa e di fronte alle polemiche in corso sulla programmata ristrutturazione della base della Maddalena, il Governo non ritenga opportuno fornire notizie sul contenuto degli accordi bilaterali relativi alla concessione del diritto di attracco all'isola di Santo Stefano-Maddalena, decisa nel 1972 dal Governo italiano senza dibattito preventivo in sede parlamentare e, quindi, in violazione dell'articolo 80 della Costituzione.
(3-03113)
(24 febbraio 2004)

STRADIOTTO, REALACCI, CARBONELLA, BOTTINO, REDUZZI, RUGGIERI e RUSCONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
sul sito internet del ministero dell'interno sono stati pubblicati i dati relativi ai trasferimenti statali spettanti ai comuni per il 2004;
tantissimi sindaci lamentano i tagli ai trasferimenti, che non tengono conto in modo adeguato dell'inflazione e delle maggiori spese derivanti dai rinnovi contrattuali;
per far fronte alle minori risorse finanziarie disponibili, i comuni dovranno tagliare i servizi ai cittadini o aumentare le tariffe o le imposte locali -:
se non ritenga necessario, adottando le opportune iniziative, assicurare ai comuni le stesse risorse finanziarie del 2003.
(3-03114)
(24 febbraio 2004)

VERRO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
un intero palazzo in via Adda a Milano è occupato abusivamente da circa 200 persone di etnia rom;
la presenza di questi occupanti reca ripetute turbative all'ordine pubblico, con grave danno per i commercianti delle zone limitrofe e per tutta la cittadinanza;
le forze dell'ordine si trovano in difficoltà a mantenere la sicurezza e l'ordine pubblico nell'area; in particolare, come risulta dalla mozione approvata dal consiglio di zona n. 9 di Milano nella seduta del 15 gennaio 2004, è accaduto che due poliziotti in servizio, dopo aver fermato due romeni, privi di documenti, siano stati aggrediti da numerosi abitanti abusivi del palazzo, che hanno permesso ai due fermati di dileguarsi; i poliziotti coinvolti hanno riportato escoriazioni giudicate guaribili in 10 giorni;
come risulta, altresì, dalla precedente mozione approvata dal consiglio di zona n. 9 di Milano nella seduta del 24 settembre 2003, il presidente del consiglio di zona è stato sequestrato e aggredito, con minacce ed insulti, all'interno dello stabile di via Adda e gli è stato impedito di verificare le condizioni igieniche ed ambientali della struttura, senza ricevere alcuna protezione da parte delle forze dell'ordine -:
se intenda adottare immediati provvedimenti per ripristinare condizioni di sicurezza normali nell'area di via Adda e se, in particolare, intenda, attraverso l'intervento del prefetto di Milano, provvedere all'espulsione degli occupanti abusivi che non risultino in regola con la normativa vigente in materia di permesso di soggiorno.
(3-03115)
(17 febbraio 2004)