A)
la vexata quaestio sulla «piccola o grande variante» da realizzare per completare l'elettrodotto Matera-Santa Sofia va risolta con grande saggezza dal Governo, con il coinvolgimento della regione Basilicata e degli stessi comuni interessati;
da troppo tempo si tiene «in tensione» la pacifica popolazione di un'intera area e, in particolare, quella dei comuni di Rapolla, Melfi e Barile;
gli amministratori locali contestano la piccola variante, evidenziando fra l'altro e in modo documentato, che la differenza tra la piccola e la grande sarebbe di appena 8 chilometri;
secondo gli interpellanti, se la progettazione iniziale della società Terna fosse stata fatta sulla base di una reale conoscenza del territorio e dell'ambiente, certamente la situazione odierna non si sarebbe creata;
sul diritto alla sicurezza e alla salute, costituzionalmente garantito, una specifica sentenza della corte di appello di Potenza ha fatto chiarezza, dando ragione ad alcuni cittadini ricorrenti. Il che fa presumere che altri cittadini che ricorreranno in futuro avranno ragione. Si avrebbe un continuo contenzioso, che sarebbe opportuno evitare;
la spesa aggiuntiva per la realizzazione degli 8 chilometri in più previsti nella grande variante non sarebbe eccessiva ed in compenso sarebbe anche produttiva, perché non si creerebbero danni all'ambiente e rischi per la salute e la sicurezza dei cittadini;
la regione Basilicata fonda sulla tutela e sulla valorizzazione dell'ambiente la propria scelta di sviluppo eco-compatibile. Nell'area interessata all'elettrodotto la ricchezza ambientale del monte Vulture, insieme con quella culturale, può davvero costituire l'elemento di forza di uno sviluppo che punti sulle risorse del territorio. In questo caso le risorse sono notevoli: dalle produzioni agricole e zootecniche a quelle eno-gastronomiche, la cui peculiarità è rappresentata dal vino Aglianico e dall'olio extravergine prodotti in questa zona di origine vulcanica;
al di là della non esclusiva competenza statale in materia ambientale, la regione Basilicata legittimamente chiede di essere coinvolta nella decisione, per poter effettivamente esercitare il proprio dovere di governo del territorio;
nelle varie riunioni finora tenutesi in sede ministeriale il Governo non è stato in possesso di tutti gli elementi e dei dati reali, a partire dalla citata sentenza, per cui è stato condizionato dalla società Terna;
se vi fosse stata una verifica seria dello stato del territorio, del progetto e delle prescrizioni imposte dalla sovrintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio, nonché una valutazione della proposta alternativa fatta dai comuni di Rapolla, Melfi, Barile circa l'opportunità e la convenienza complessiva di realizzare la grande variante anziché la piccola, il Governo avrebbe avuto elementi completi e non avrebbe sicuramente proposto lo schema di decreto concernente le opere in oggetto, sul quale nella Commissione parlamentare per le questioni regionali la maggioranza, forse perché non a conoscenza dei dati effettivi, ha, purtroppo, espresso parere positivo -:
se non intendano ritirare lo schema di decreto, verificando i reali dati, i documenti, le prescrizioni, la sentenza della corte d'appello e quant'altro presentato dai comuni di Rapolla, Melfi e Barile e dalla regione Basilicata, che, comunque, non può non essere coinvolta direttamente nella decisione finale.
(2-01064)
«Lettieri, Boccia, Molinari, Annunziata, Banti, Giovanni Bianchi, Gerardo Bianco, Bimbi, Bottino, Burtone, Camo, Carbonella, Cardinale, De Mita, Delbono, Duilio, Fusillo, Iannuzzi, Maccanico, Marini, Meduri, Piscitello, Pistelli, Reduzzi, Rocchi, Rosato, Ruggeri, Rusconi, Ruta, Squeglia, Volpini».
(4 febbraio 2004)