A)
BUONTEMPO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la legge 19 ottobre 1998, n. 366, detta le norme per il finanziamento della mobilità ciclistica;
l'articolo 2 della legge sopra citata affida alle regioni il compito di redigere i piani regionali di riparto dei finanziamenti per la mobilità ciclistica e per la realizzazione di reti di percorsi ciclabili integrati;
l'articolo 3 della medesima legge prevede la costituzione, presso il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di un fondo per il finanziamento degli interventi a favore della mobilità ciclistica;
l'articolo 5 incarica gli enti locali e le loro associazioni per la realizzazione degli interventi previsti dalla legge in oggetto, direttamente o in concorso con altri soggetti pubblici o privati;
con la legge 23 dicembre 1999, n. 488, si è provveduto ad un rifinanziamento della legge n. 366 del 1998, pari a 38 miliardi delle vecchie lire per il triennio 2000-2002, così ripartiti: 13 miliardi per il 2000, 15 miliardi per l'anno 2001 e 10 miliardi per il 2002;
il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con decreto ministeriale 9 novembre 2001, ha indirizzato alla regione Lazio risorse finanziarie pari a 2.067.563.000 di vecchie lire;
la regione Lazio nel 1990 si è dotata di uno strumento legislativo anticipatore rispetto alla normativa statale, la legge regionale n. 13 del 16 febbraio 1990, atta a favorire lo sviluppo del trasporto ciclistico;
il comune di Roma, con la deliberazione consiliare n. 25 del gennaio 2001, ha istituito l'osservatorio sulla ciclabilità con funzioni consultive-:
quali iniziative si intendano adottare per verificare lo stato d'attuazione dei progetti finanziati dalla legge n. 366 del 1998 e quali provvedimenti si intendano porre in essere per garantire l'osservanza dei dispositivi legislativi vigenti. (3-02015)
(4 marzo 2003)
B)
D'AGRÒ. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'aeroporto di Venezia «Marco Polo», con circa 250 voli al giorno e picchi di 300 in estate, si colloca al quarto posto degli scali italiani, dopo i grandi aeroporti di Fiumicino (900 voli), Malpensa (800) e Linate (400);
l'incremento di traffico seguito all'apertura della nuova aerostazione e la richiesta da parte della società di gestione di aumentare la capacità oraria fino a 35 voli all'ora (attualmente 24 voli all'ora) non sono stati accompagnati da adeguati investimenti e considerazione da parte dell'Enav s.p.a., che gestisce il servizio di controllo (Atc) di torre e di avvicinamento;
l'aeroporto è dotato di un radar di vecchia generazione (dds80), ormai da tempo sostituito da sistemi moderni (cds2000 o open) anche in scali aerei con minor traffico (Olbia, Torino, Bologna, Napoli);
tale radar, funzionante «a singhiozzo», causa continue interruzioni o limitazioni del servizio, che incidono gravemente sulla puntualità dei voli e sulla sicurezza (si vedano le due mancate collisioni in aprile e maggio 2003 fra aerei da turismo su rotte sbagliate, non individuate tempestivamente dal suddetto radar);
la torre di controllo, costruita circa venticinque anni fa dall'aeronautica militare, ad avviso dell'interrogante, non risulta essere più idonea, in quanto dalla stessa non è visibile il piazzale antistante la nuova aerostazione, dove parcheggiano e dove si muovono la maggior parte degli aeromobili;
non sono stati ancora attivati il servizio di controllo dei piazzali (apron management) e il sistema Fdp (per lo scambio dati via informatica con il centro di controllo di regione di Abano), già in uso in diversi aeroporti, servizi che consentirebbero un sensibile abbattimento dei ritardi e un miglioramento del servizio all'utenza-:
se non intenda intervenire presso l'Enav affinché venga sostituito al più presto il radar attualmente esistente presso l'aeroporto «Marco Polo» di Venezia con un sistema di ultima generazione, al fine di garantire certezza nella sicurezza dei voli, puntualità nelle partenze ed arrivi degli aeromobili e, quindi, migliore servizio all'utenza. (3-02477)
(3 luglio 2003)
C)
GALEAZZI e ABBONDANZIERI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
esiste una grave situazione di congestione del traffico per il porto di Ancona, con incrementi annui del 20 per cento: più di un milione di passeggeri e più di 200 mila tir;
il consiglio comunale di Ancona ha deliberato, scegliendo tra le varie opzioni progettuali il tracciato definito come «uscita ad ovest», poiché altre possibilità sono condizionate dalla presenza di un'area di frana, che impedisce soluzioni più agevoli;
risulta agli interroganti che le forze politiche del centrodestra nell'amministrazione comunale di Ancona stanno suggerendo al Governo una soluzione di tracciato «a mare», con un interramento di 3-400 metri, che comporterebbe un notevole aumento dei costi e dei tempi, oltre che un notevole impatto ambientale;
sono disponibili progettazioni di tipo preliminare, che prevedono un raccordo stradale con la viabilità extraurbana ed un nuovo casello con l'autostrada A14, con direzione «porto di Ancona»;
un'ulteriore dilazione nella definizione del tracciato comporterebbe un notevole disagio per i cittadini residenti nel quartiere, che è attraversato da una tale intensità di traffico, che altera fortemente la qualità di vita. Inoltre, tale ritardo impedisce lo sviluppo dei rapporti economici, culturali e turistici tra le due sponde dell'Adriatico, considerando che partono traghetti per la Croazia, per l'Albania, per la Grecia e la Turchia-:
se non ritenga di dover accelerare una decisione circa il tracciato migliore per poter procedere ad una progettazione definitiva, che permetta tempi e costi certi, onde dare una soluzione ad un problema di traffico, ma anche di sviluppo, per l'intero Paese. (3-02482)
(3 luglio 2003)
D)
MEDURI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
con delibere Cipe del 1981 e del 1982 è stato approvato un programma di interventi sulla viabilità regionale della Calabria, proposto dalla giunta regionale della Calabria dell'epoca, in attuazione del piano di cui all'articolo 10 della legge n. 119 del 1981, con la quale era stato disposto a favore dell'Anas l'apporto di 220 miliardi di vecchie lire, ad incremento di quello previsto con la legge n. 146 del 1980, per opere di viabilità in Calabria e nell'area metropolitana di Napoli;
di quel programma di interventi facevano parte, tra l'altro, il parziale finanziamento dei lavori per la realizzazione della strada a scorrimento veloce Gallico-Gambarie (Reggio Calabria) ed il raddoppio della galleria del Musofalo (Catanzaro);
mentre la seconda opera ormai da un decennio è stata felicemente completata ed aperta al traffico, con grande soddisfazione dei cittadini calabresi, la prima - la Gallico-Gambarie - non risulta nemmeno iniziata, sebbene siano stati stanziati dallo Stato 10 miliardi di vecchie lire, con la citata legge n. 119 del 1981, e ben 60 miliardi di vecchie lire nel 1995, con le risorse recate dal piano triennale della viabilità statale e di cui all'intesa istituzionale Stato-regione Calabria, relativa all'accordo di programma quadro «Sistema delle infrastrutture di trasporto», con gravissima e preoccupante indignazione da parte dei cittadini di Gallico, popolosa circoscrizione del comune di Reggio Calabria, delle frazioni di Podargoni e Cerasi, sempre del comune di Reggio Calabria, e dei comuni di Calanna, Laganadi, Sant'Alessio in Aspromonte e Santo Stefano in Aspromonte, tutti ricadenti nella vallata del Gallico;
l'Anas di Roma e di Catanzaro da più parti e sistematicamente sollecitate (con interventi diretti ed interrogazioni parlamentari, dalla regione, dai sindaci della vallata del Gallico, dalla provincia di Reggio Calabria e, in modo particolare, da un comitato di cittadini, che si batte da decenni per la realizzazione di questa opera), dopo ben 22 anni dal primo finanziamento ed otto anni dal secondo, di fatto, con pervicacia, non hanno realizzato nemmeno un lotto funzionale dell'intera arteria, con gravissime conseguenze sociali derivate dallo spopolamento di intere comunità della vallata del Gallico, vanificando, ad avviso dell'interrogante, una prospettiva di sviluppo turistico eccellente dell'intero comprensorio dell'area dello stretto e di promozione turistica dell'intero altopiano dell'Aspromonte;
presso la prefettura di Reggio Calabria, il 20 gennaio 2003, nel corso di un incontro chiarificatore chiesto ed ottenuto dal comitato di cittadini, l'Anas, nella persona del capo compartimento di Catanzaro, avrebbe assunto - secondo quanto risulta all'interrogante - l'impegno di completare ed aprire al traffico, entro il 31 dicembre 2003, il primo lotto della strada - dallo svincolo A3 Gallico della Salerno-Reggio Calabria a Prioli - e di appaltare e consegnare i lavori del secondo lotto da Prioli a Mulini di Calanna - tracciato complessivo dei due lotti, chilometri 6+934 - da completare entro il 31 dicembre 2005;
questi impegni sembrano destinati ad essere disattesi, considerato che alla data odierna non risultano ancora emessi i bandi di gara per la realizzazione dei due lotti di lavori;
il comitato di cittadini, esasperato per una pratica dilatoria, che non ha eguali nell'intero Paese, è stato costretto a proclamare prima lo stato di agitazione permanente e poi una giornata di protesta per il 18 settembre 2003;
in tutti i paesi della vallata si sono tenute assemblee popolari con la partecipazione dei sindaci;
intere popolazioni si preparano ad una manifestazione di protesta destinata a suscitare clamore per una rabbia per troppo tempo repressa;
il comitato di cittadini con le iniziative assunte, in particolare un'affollata assemblea popolare svoltasi a Reggio Calabria il 9 maggio 2003, alla quale hanno partecipato tutte le istituzioni elettive, ha riproposto con forza le ragioni serie e decisive che depongono a favore della realizzazione dell'opera, presupposto indispensabile per la realizzazione di un progetto di eccellenza di sviluppo turistico mare-monti (in venti minuti dalla marina si raggiungerebbero i 1.300 metri in Aspromonte);
lo «sciopero generale delle popolazioni della vallata del Gallico» è stato proclamato dal comitato di cittadini, di concerto con parlamentari, con le organizzazioni sindacali provinciali Cgil, Cisl, Uil, Ugl, con i sindaci della vallata del Gallico (Reggio Calabria, Calanna, Laganadi, Sant'Alessio in Aspromonte, Santo Stefano in Aspromonte) e con l'amministrazione provinciale di Reggio Calabria-:
se non ritenga di dover adottare le opportune iniziative presso l'Anas perché immediatamente si proceda all'appalto dei lavori per la realizzazione dei due lotti del primo tronco della strada a scorrimento veloce Gallico-Gambarie, anche al fine di evitare una manifestazione di protesta che suonerebbe come condanna non solo per l'Anas, ma anche per chi sull'Anas ha il dovere di controllo e vigilanza;
se, conseguentemente, non ritenga di rassicurare la realtà istituzionale calabrese ed i cittadini della vallata del Gallico che saranno mantenuti gli impegni assunti dall'Anas nella riunione del 20 gennaio 2003 presso la prefettura di Reggio Calabria, con il completamento, entro il 31 dicembre 2003, del primo lotto della Gallico-Gambarie e con la consegna all'impresa, entro la stessa data, dei lavori del secondo lotto, da completare entro il 31 dicembre 2005. (3-02653)
(16 settembre 2003)
E)
GIACHETTI. - Ai Ministri della difesa e dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
si è appreso che l'area del poligono militare di Foceverde-Valmontorio (Latina) è stata inserita nel novero dei beni statali da dismettere;
l'area in oggetto è notoriamente pregevole sotto il profilo ambientale (duna costiera, macchia mediterranea), storico-culturale (Torre Astura) ed archeologico (percorsi archeologici sottomarini) e, pertanto, dovrebbe venire tutelata rispetto ad ogni possibile forma di abusivismo;
l'impianto militare è stato oggetto di numerose polemiche in relazione alla sua adiacenza con il sito Enel ed il doppio impianto nucleare (centrale nucleare attiva dal 1965 al 1986, reattore ad acqua pesante CI.RE.NE.);
nel 2001 vi sono state ferme richieste di informazioni rivolte ai vertici militari dell'Alleanza atlantica, in relazione all'uso e agli effetti delle oltre 42.000 munizioni ad uranio impoverito utilizzate in Kosovo e in Bosnia dai contingenti Nato -:
se le suddette munizioni siano state oggetto di sperimentazione presso il poligono di Foceverde;
quali garanzie si intendano fornire ad una città che ha votato nel 1984 un referendum consultivo, in cui l'80 per cento dei cittadini ha chiesto la chiusura dell'impianto militare e l'inserimento dell'area costiera nel parco nazionale del Circeo;
quanto tempo occorrerà affinché l'impianto militare sia chiuso e l'area costiera venga inserita nel parco nazionale del Circeo. (3-02181)
(9 aprile 2003)
F)
DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in un interessante servizio a firma Fausto Biloslavo, Il Giornale di martedì 15 luglio 2003, alla pagina 12, lancia un allarme circa le condizioni di sicurezza in cui opera il contingente italiano in terra irakena;
attraverso un insetto, conosciuto come «mosca del deserto», che trasmette un parassita, la leishsmania donovani, vi è il rischio di contrarre una malattia conosciuta come kala azar;
secondo il servizio ricordato, se la malattia non viene immediatamente curata può produrre un tasso di mortalità pari all'ottanta per cento dei soggetti colpiti;
secondo quanto dichiarato al corrispondente de Il Giornale dal capitano medico Giuseppe Tedesco, «non esistono vaccini o profilassi adeguate, come per la malaria. Comunque conosciamo bene il problema e per questo abbiamo inculcato a tutti i soldati del contingente gli accorgimenti per evitare di essere punti»;
lo stesso Pentagono considera la «mosca del deserto» un nemico assai temibile, sulla scorta dell'esperienza tratta dalla guerra del 1991, nel corso della quale da tre a quattrocento militari sono stati colpiti dalla malattia -:
quale sia il complesso degli accorgimenti predisposti dalla sanità militare per garantire tutti i soldati del contingente italiano contro i rischi della malattia conosciuta come kala azar. (3-02522)
(15 luglio 2003)