A)
B)
C)
D)
E)
F)
la Lombardia vanta una gloriosa tradizione di adesione e fattiva partecipazione al corpo militare degli alpini, il cui sacrificio e spirito di abnegazione è universalmente riconosciuto e attestato dal labaro nazionale sul quale sono appuntate 211 medaglie d'oro;
è in atto, col passaggio dalla leva al reclutamento professionale, il processo di ristrutturazione e riforma delle forze armate, che coinvolge tutte le strutture operative. In modo del tutto naturale sono coinvolte in tale progetto di ristrutturazione anche le truppe alpine;
la prima fase di reclutamento dei volontari ha ridotto la partecipazione delle popolazioni locali residenti nell'arco alpino, storicamente fonte principale del reclutamento di leva. È da cogliere l'opportunità di mantenere la presenza di truppe alpine nelle località che tradizionalmente le hanno ospitate e dove in passato hanno operato, sin dalla prima guerra mondiale. È necessario mantenere tale forte legame identitario per assecondare le esigenze di addestramento che solo questi territori possono garantire;
nel corso delle numerose calamità naturali che si sono abbattute sul nostro Paese l'Associazione nazionale alpini si è distinta per l'altruismo e lo slancio con cui ha prestato il proprio soccorso alle popolazioni colpite, grazie ad una operatività, che si fonda, oltre che sul personale di leva, anche su volontari in grado di coordinare con efficienza e tempestività tutte le attività di intervento e di soccorso;
tale valore è stato solennemente riconosciuto dal Presidente della Repubblica, che ha insignito l'Associazione nazionale alpini della medaglia d'oro al valor civile per l'opera prestata nell'alluvione del novembre 1994 in Piemonte, dove l'associazione si è distinta per qualità e per numero di persone, di mezzi, di energie e di risorse profusi;
negli ultimi anni, nonostante l'attaccamento mostrato a questa forza militare, la Lombardia è stata privata delle maggiori rappresentanze militari che operavano sul territorio;
il 7 settembre 1999 presso il comando truppe alpine ha avuto luogo un incontro informale tra il tenente generale De Salvia ed il presidente della sezione dell'Associazione nazionale alpini di Brescia, Sandro Rossi, avente come oggetto la possibilità di insediare una caserma degli alpini a Brescia. Il risultato di tale incontro è inviato per conoscenza al sindaco di Brescia;
il 10 marzo 2000 il consiglio regionale della Lombardia ha approvato un ordine del giorno, che impegna la regione ad individuare un'area per l'insediamento di una caserma degli alpini, oltre che finanziare la rinascita della fanfara tridentina. Il 27 marzo 2000 l'ordine del giorno è stato comunicato alla sede nazionale dell'Associazione nazionale alpini;
il 29 maggio 2000 l'ordine del giorno veniva trasformato in mozione;
il 17 novembre 2000 il sindaco di Bergamo Cesare Veneziani ha scritto al presidente Formigoni, sollecitando un calendario di incontri operativi ed assicurando la disponibilità della sua amministrazione comunale all'iniziativa, segnalando nel contempo un possibile sito nella caserma cittadina, già sede di un altro comando militare;
il 19 febbraio 2001, constatando che le candidature più autorevoli sono quelle delle province di Brescia e di Bergamo, il presidente della regione Lombardia Formigoni ha convocato una riunione con i presidenti delle province Brescia e Bergamo, i sindaci dei comuni capoluogo di Brescia e Bergamo, i consiglieri regionali e, per l'Associazione nazionale alpini, il presidente nazionale Pedrazzini, il vice presidente vicario Perona e il tesoriere Biondo. Fu redatto un protocollo per la definizione delle modalità operative dell'iniziativa, i requisiti e le caratteristiche tecniche che l'infrastruttura avrebbe dovuto avere, al fine di valutare le candidature sul piano della fattibilità;
il 28 marzo 2001 il tenente generale Giulian Ferrari ha inoltrato il documento con le caratteristiche tecniche e i parametri di riferimento dell'infrastruttura;
il 9 maggio 2001 il protocollo d'intesa, predisposto dal generale Silverio Vecchio e firmato dal presidente della regione Lombardia Formigoni e dal presidente dell'Associazione nazionale alpini Parazzini, è stato trasmesso ai sindaci di Brescia e Bergamo, oltre che ai presidenti dei relativi consigli provinciali. La scelta di queste due province è stata condivisa dall'Associazione nazionale alpini, in quanto tradizionalmente aree di maggior reclutamento alpino della regione Lombardia;
l'11 giugno 2001 il presidente della regione Lombardia Formigoni ha scritto ai presidenti delle province di Brescia e Bergamo e ai rispettivi sindaci dei capoluoghi, sollecitando l'individuazione dei possibili siti per l'insediamento dell'infrastruttura militare;
il 6 maggio 2002 il presidente nazionale e il vice presidente vicario dell'Associazione nazionale alpini hanno incontrato il Ministro interpellato, formalizzando la richiesta di istituzione di un reparto alpino in Lombardia;
nel maggio 2002, in occasione della sfilata nazionale del corpo degli alpini tenutasi a Catania, il Ministro interpellato e il presidente dell'Associazione nazionale alpini hanno concordato la disponibilità dello Stato maggiore dell'esercito di studiare la fattibilità della realizzazione di una caserma per un reparto alpino;
il 17 maggio 2002 è stata inviata al vice capo di gabinetto del Ministro interpellato, brigadiere generale Biagio Abrate, la documentazione illustrativa delle modalità per la collaborazione tra lo Stato maggiore dell'esercito e l'Associazione nazionale alpini;
il 28 maggio 2002 l'Associazione nazionale alpini ha certificato la formale richiesta scritta al ministero della difesa;
il 3 luglio 2002 il Ministro interpellato ha comunicato all'Associazione nazionale alpini di aver inoltrato allo Stato maggiore della difesa la richiesta per il motivato parere tecnico;
la proposta operativa della regione Lombardia è quella dell'istituzione di un tavolo con i presidenti delle province di Brescia e di Bergamo, i sindaci dei comuni capoluogo di Brescia e di Bergamo, i responsabili dell'Associazione nazionale alpini e una rappresentanza del ministero della difesa per la stesura di un accordo ex articolo 15 della legge n. 241 del 1990, che coinvolga i soggetti interessati con il finanziamento della regione Lombardia, tramite i fondi della legge sulla montagna e un documento unico di programmazione apposito per le aree depresse, qualora il comune interessato rientrasse in tale ambiti agevolativi;
le aree individuate sono in grado di offrire i necessari spazi per le esercitazioni e, in base alle specifiche richieste dal ministero della difesa, consentirebbe la realizzazione di una cittadella militare con i requisiti dei moderni reparti operativi. La collocazione in prossimità delle grandi vie di comunicazione (stradali e ferroviarie) includerebbe non solo il corpo della caserma, ma anche gli edifici amministrativi e le aree di addestramento e di supporto per la protezione civile;
19 luglio 2002 il presidente dell'Associazione nazionale alpini. Parazzini e il 13 settembre 2002 il direttore generale dell'Associazione nazionale alpini Manca hanno sollecitato la regione Lombardia, sottolineando la disponibilità espressa dallo Stato maggiore dell'esercito;
il 23 maggio 2003 il presidente nazionale dell'Associazione nazionale alpini ha scritto al Ministro interpellato per evidenziare la mancanza di comunicazioni in merito alle richieste;
il reperimento di un'infrastruttura militare, anche in considerazione della consistente disponibilità di aree ed immobili demaniali presenti sul territorio lombardo, non solo consentirebbe l'utilizzo ed il ripristino di edifici, che attualmente giacciono in un deprecabile stato di abbandono, ma costituirebbe il giusto e meritato riconoscimento alla dedizione che da sempre gli alpini hanno nutrito verso il nostro Paese, attestata da unanimi apprezzamenti per la generosità e la professionalità testimoniate in tutto il mondo -:
quali misure intenda adottare per far sì che la Lombardia possa contemplare tra le sue infrastrutture l'apertura e la piena funzionalità di una nuova caserma per un reggimento alpino;
se, sulla base degli elementi a disposizione, intenda adottare i necessari provvedimenti per dare rapida attuazione all'istituzione dell'infrastruttura militare, autorizzando lo Stato maggiore dell'esercito ad operare di intesa con gli enti locali coinvolti e l'Associazione nazionale alpini.
(2-00867)
«Caparini, Romele, Alboni, Arrighi, Bellotti, Bianchi Clerici, Campa, Riccardo Conti, de Ghislanzoni Cardoli, Deodato, Didonè, Guido Dussin, Luciano Dussin, Ercole, Fontanini, Gamba, Ghiglia, Gibelli, Lussana, Maggi, Maninetti, Martinelli, Messa, Misuraca, Pagliarini, Paolone, Parolo, Pecorella, Ricciuti, Rizzi, Schmidt, Airaghi, Bondi, Cuccu, Di Virgilio, Jacini, Lainati, Lavagnini, Marinello, Masini, Milanato, Minoli Rota, Paroli, Mario Pepe, Polledri, Guido Giuseppe Rossi, Sergio Rossi, Saglia, Saponara, Scherini, Stucchi, Verro, Zanetta».
(28 luglio 2003)
il pagamento del canone di abbonamento Rai, a norma dell'articolo 1 del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, è dovuto per la semplice detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radiodiffusioni, indipendentemente dalla quantità e dalla qualità dei programmi captati. Col decreto ministeriale del 19 novembre 1953, l'assoggettamento all'obbligo del pagamento del canone ha riguardato anche i possessori di apparecchi per la ricezione delle trasmissioni televisive, che legittima il suo titolare e gli appartenenti al suo nucleo familiare a detenere apparecchi televisivi in ogni residenza o dimora;
la Corte costituzionale, con sentenze dell'11 maggio 1988, n. 535, e del 17-26 giugno 2002, n. 284, ha riconosciuto al canone la natura sostanziale di imposta, per cui la legittimità dell'imposizione è fondata non sulla possibilità del singolo utente di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo, al cui finanziamento il canone è destinato, ma sul presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva. Quindi, il canone di abbonamento è da riconoscere in forza della mera detenzione di un apparecchio televisivo, indipendentemente dall'utilizzo che ne venga fatto o delle trasmissioni seguite o che per motivi orografici non sia possibile ricevere uno o più canali della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo;
la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo Rai collabora con l'amministrazione finanziaria, agenzia delle entrate Sat (Sportello abbonati tv), alla riscossione e alla gestione del canale televisivo, come previsto dall'atto aggiuntivo alla convenzione, stipulato con il dipartimento delle entrate dell'allora ministero delle finanze, dipartimento delle entrate. Tale collaborazione si estrinseca, tra l'altro, attraverso l'attività di recupero della morosità, ossia dei canoni non spontaneamente corrisposti dagli abbonati alle scadenze previste da legge;
l'agenzia delle entrate di Torino a coloro che hanno correttamente disdetto il canone fine 2002 o nel 2003 sostiene, per iscritto, quanto segue: 1) la disdetta è inefficace per la chiusura dell'abbonamento fino a che l'utente non rinvia alla Rai il questionario allegato; 2) con il questionario l'ufficio entrate di Torino obbliga sotto diretta responsabilità dell'utente a dichiarare il numero dei televisori da suggellare, le residenze e le dimore del nucleo famigliare anagraficamente inteso; 3) l'utente autorizza la guardia di finanza e non meglio citati organi competenti ad accedere alle residenze e dimore per procedere alle operazioni di controllo e di suggellamento, non essendo specificato se si tratti di un controllo successivo per la verifica dell'integrità dei sigilli o di una vera e propria ispezione «autorizzata» di dubbia legittimità; le risposte devono pervenire entro 15 giorni dal ricevimento, altrimenti le disdette vengono considerate inefficaci; la lettera di accompagnamento e il questionario richiamano il testo unico emanato con decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, che, come si può verificare, permette all'amministrazione di richiedere i dati di persone diverse dal destinatario della missiva;
sono numerose le segnalazioni di comportamenti scorretti da parte degli «ispettori Rai», così si qualificano, preposti alla consegna dei bollettini postali per invitare i potenziali abbonati all'attivazione di un nuovo abbonamento Rai. Con riferimento a coloro che hanno effettuato la regolare richiesta di suggellamento dell'apparecchio televisivo, sono stati segnalati casi di «ispettori Rai» che al momento della consegna comunicano agli interessati, in modo del tutto scorretto, che sono tenuti a pagare il canone per il periodo che va dalla data della richiesta della disdetta alla notifica del bollettino «per nuovo abbonamento» per il mero possesso dell'apparecchio televisivo. Si tratta di un atto, ad avviso degli interpellanti, di grave scorrettezza nei confronti dell'utente. Il regio decreto-legge n. 246 del 1938 è molto chiaro a proposito;
a Seregno (provincia di Milano) un cittadino che ha effettuato regolare disdetta dal canone è stato contattato da un «ispettore Rai», che ha sostenuto che «non è più possibile chiedere il suggellamento del televisore», che «tale nuova disciplina è stata voluta dal Ministro Bossi e ormai la Lega controlla anche Rai tre» e che «se non paga il bollettino lui in persona può procurarsi un mandato». In provincia di Bergamo sono numerose le segnalazioni in merito ad un «ispettore Rai» che, contattando i potenziali abbonati, sostiene che: «visto che Rai due è tornata a Milano è stato proprio per volere del Ministro Bossi che gli ispettori Rai, lui compreso, si accingevano ad andare casa per casa per riscuotere il canone». Anche in questo caso la richiesta era stata rivolta a persone che avevano regolarmente disdetto l'abbonamento;
il quotidiano Il Giornale di domenica 4 agosto 2002, alle pagine 1 e 7, espone il caso del signor Sandro Cingolani di Campione d'Italia, perseguitato dalla Rai, che continua a minacciosamente a chiedergli il pagamento del canone di abbonamento alla televisione. Sono migliaia le segnalazioni di cittadini che lamentano continue angherie, intimidazioni, violazioni della privacy ed in alcuni casi vere e proprie persecuzioni da parte dell'Urar: da coloro che non sono possessori di un televisore o che ne hanno dismesso l'uso segnalandolo alla Rai o che sono in attesa del suggellamento, avendo fatto regolare disdetta la Rai, esige illegalmente il pagamento del canone;
sono ormai migliaia le segnalazioni di casi in cui la Rai ha recapitato diffide agli utenti morosi o per libera scelta inadempienti, minacciando il «recupero coattivo dei canoni dovuti anche attraverso il fermo amministrativo dei suoi autoveicoli ed il pignoramento dei suoi beni, tra cui la retribuzione»;
le esattorie utilizzano il fermo amministrativo dei veicoli con funzione cautelare, previsto dall'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973. Tale blocco consiste nel divieto, trascritto al Pubblico registro automobilistico, di far circolare il veicolo, a pena del sequestro e di una sanzione da 327,95 a 1.311,98 euro, senza sospendere il pagamento dell'assicurazione e delle tasse di circolazione. Il fermo viene disposto in caso di mancato pagamento di entrate tributarie, decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella, viene iscritto al Pubblico registro automobilistico e solo successivamente comunicato al proprietario. Spesso è disposto anche sui veicoli strumentali, non è possibile sospenderlo e deve essere cancellato dal debitore con una spesa di 62,64 euro, oltre al pagamento delle spese di trasporto e di custodia del veicolo;
tale prassi è, ad avviso degli interpellanti fuorilegge, in quanto l'articolo 86, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 prevede un decreto, non ancora emanato, che stabilisce «le modalità, i termini e le procedure per l'attuazione di quanto previsto». Il fermo amministrativo dei veicoli con funzione cautelare è stato introdotto dall'articolo 5, comma 4, del decreto-legge n. 669 del 1996 e dalle relative norme attuative (decreto ministeriale 7 settembre 1998, n. 503), che imponevano la seguente successione di atti: notifica della cartella esattoriale, notifica dell'avviso di mora dopo il decorso dell'anno dalla notifica della cartella, richiesta di un pignoramento mobiliare negativo o incapiente, verbale di mancato reperimento dell'automezzo, fermo amministrativo, pignoramento entro i successivi sessanta giorni. Una prima modifica a tale normativa è stata disposta con l'articolo 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (rimasto in vigore dal 1o luglio 1999 all'8 giugno 2001), che, sostituendo l'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, ha eliminato il requisito del previo pignoramento mobiliare negativo, ma ha lasciato in vigore il requisito verbale di mancato reperimento del veicolo ed ha imposto, ai fini di una più snella disciplina, un nuovo decreto di attuazione, mai emanato;
recentemente l'articolo 1, lettera q), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193, ha modificato il comma 1 del nuovo articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, eliminando anche il requisito del verbale del mancato reperimento del veicolo, sostituito con «l'inutile decorso di sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento». È stata lasciata, però, la menzione di quel decreto di attuazione, che non è stato ancora emanato e di cui oggi si avverte la necessità, in quanto mancano le norme per impugnare o sospendere il provvedimento di fermo amministrativo nei casi meritevoli di tutela, come: l'avvenuto pagamento, la sproporzione tra il bene vincolato e il debito residuo, la pendenza di sgravi, la sospensione della riscossione disposta dal soggetto creditore o dall'esattoria, l'impignorabilità dei veicoli strumentali, la contravvenzione elevata su un veicolo con targa donata, che sia divenuta definitiva per notifica ex articolo 140 del codice di procedura civile al proprietario dell'auto originale;
è da segnalare che oltre il 50 per cento degli avvisi recapitati sono riferiti a canoni regolarmente pagati e non registrati oppure a segnalazioni non trasmesse per tempo dagli uffici postali. Inoltre, secondo alcuni impiegati dell'Esatri, ogni utente a cui viene recapitato un avviso di pagamento dovrebbe comunque pagare e poi, eventualmente, chiedere un rimborso. Poca trasparenza, quindi, difficoltà burocratiche ed incomprensioni tra i vari soggetti (le Poste, la Rai, l'Esatri) sono alla base di questo ennesimo pasticcio, che ricade su ignari cittadini vessati da questo tipo di sistema;
le associazioni a tutela dei consumatori hanno sottolineato come non sia in alcun modo possibile applicare la procedura del blocco dell'automobile in ragione di un ritardo o di un mancato pagamento del canone di abbonamento televisivo, in quanto si tratta di un fermo generalizzato e sistematico, che non tiene in alcun conto della concreta situazione in cui versa il debitore, cioè se questi si trovi in una situazione fortemente debitoria e se vi sia un reale pericolo di sottrazione. Non è stabilito né in forza di consuetudini, né tanto meno in base a norme vigenti, che lo Stato arrechi un danno tanto considerevole al cittadino per importi irrisori. Tale fenomeno è tanto più grave e significativo se riguarda la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, perché incide direttamente sul corretto rapporto con gli utenti e sulla regolare gestione del canone, dando luogo ad un sentimento diffuso di protesta e, soprattutto, di sfiducia nei riguardi dell'azienda stessa;
la diffida di tale tenore è fuor di ogni dubbio sproporzionata, vessatoria, antistorica, in contrasto con qualsivoglia principio di corretto rapporto tra concessionaria e utente del servizio pubblico;
i comportamenti esposti contribuiscono ad ingenerare un clima di protesta e di sfiducia nei confronti della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, con evidenti e gravi effetti sulla correttezza dei rapporti e sul buon funzionamento del servizio -:
nei limiti specifici delle proprie competenze istituzionali, se abbiano notizie circa l'entità esatta del fenomeno segnalato;
se non si ritenga di dover segnalare alla Rai la necessità di modificare profondamente le procedure di rapporto con gli utenti, con coloro che hanno operato correttamente la disdetta, recedendo da comportamenti persecutori che creano disagi ed angosce a migliaia di cittadini, soprattutto alle fasce più deboli;
quando sarà emanato il decreto attuativo dell'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 e quale forma di tutela a favore dei cittadini verrà prevista di fronte all'utilizzazione sempre più massiccia da parte delle esattorie del fermo amministrativo dei veicoli con funzione cautelare, disposto in caso di mancato pagamento di entrate tributarie.
(2-00843) «Caparini, Cè».
(9 luglio 2003)
recenti notizie informano sulla chiusura di alcune «televisioni di strada» e della minaccia che grava su altre;
in particolare, sono stati apposti i sigilli a «Peccioli Tv», in località Peccioli, in provincia di Pistoia, e a «Disco Volante» a Senigallia, in provincia di Ancona;
sono stati depositati alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica diversi progetti di legge finalizzati a normare e a regolamentare l'attività di queste televisioni al servizio di piccole comunità;
il 2 aprile 2003 il Ministro interpellato ha accolto un ordine del giorno come raccomandazione, riconoscendo l'importanza di quelle realtà -:
per quale ragione il Ministro interpellato abbia deciso di procedere alla chiusura, all'apposizione di sigilli e all'oscuramento di queste televisioni di strada, prima dei risultati delle indagini e delle verifiche promessi nel mese di aprile 2003;
se ritenga che la soluzione burocratico-repressiva sia la migliore possibile, anche considerando che l'accoglimento come raccomandazione il 2 aprile 2003 del citato ordine del giorno da parte del Governo riconosceva implicitamente la funzione sociale e l'importanza per il pluralismo dell'informazione di realtà, che attendono e desiderano una regolamentazione per continuare a svolgere il proprio servizio a vantaggio delle comunità.
(2-00898)
«Grignaffini, Abbondanzieri, Ban
(23 settembre 2003)
da tempo si annuncia la costituzione di un polo pubblico denominato «Finmeccanica 2», al fine di preservare e dare prospettive ad un sistema qualificato di imprese nei settori strategici ed avanzati;
l'assenza di una prospettiva chiara e la mancata decisione su un definitivo assetto societario sta indebolendo il ruolo sul mercato di un patrimonio rilevantissimo di imprese italiane, quali Ansaldo energia, trasporti, segnalamento; Ansaldo Breda, Elsag, Fincantieri;
non sono accettabili, per gli interessi generali dell'Italia e per la difesa dei livelli occupazionali, né ulteriori processi di frammentazione di aziende strategiche oggi in mano pubblica, né la perdita di controllo del Paese su rilevantissimi settori industriali;
con recente dichiarazioni pubbliche i responsabili di Finmeccanica hanno annunciato difficoltà e ritardi nella possibilità o volontà di realizzare un assetto definitivo delle produzioni civili della stessa holding;
il rinvio di una decisione definitiva non è più possibile -:
quali siano le ragioni del ritardo e quali le difficoltà del Governo nel definire finalmente un assetto ed una prospettiva strategica alle produzioni civili dell'industria pubblica.
(2-00900)
«Mazzarello, Acquarone, Banti, Battaglia, Borrelli, Burlando, Cazzaro, Crisci, Franci, Galeazzi, Grandi, Guerzoni, Intini, Labate, Lulli, Maran, Mariotti, Marone, Martella, Mascia, Maurandi, Oliverio, Ottone, Pisa, Sciacca, Stramaccioni, Tidei, Tocci, Tolotti, Vianello, Zunino, Adduce, Bolognesi, Bottino, Bova, De Luca, Duca, Gasperoni, Nannicini, Nieddu, Nigra, Panattoni, Pasetto, Pinotti, Quartiani, Rava, Rognoni, Rotundo, Rugghia, Dameri».
(24 settembre 2003)
l'articolo 19 della legge 29 novembre 1984, n. 798, recita: «Allo scopo di sostenere la produzione vetraria muranese e di concorrere alla permanenza nell'isola della tradizionale attività, il prezzo base del metano per forniture industriali destinate ad unità produttive artigianali ed industriali vetrarie site nell'isola di Murano, è determinato dal Cip in misura non superiore al 60 per cento di quello fissato su base nazionale»;
in questi giorni le industrie muranesi hanno ricevuto la comunicazione da parte dell'Eni Gas & Power secondo la quale: «in relazione alle sostanziali innovazioni introdotte dal decreto legislativo n. 164 del 23 maggio 2000 ed i successivi provvedimenti applicativi, il contratto con Voi in essere non risulta più aderente alle nuove esigenze apportate dal nuovo assetto normativo», conseguentemente, «...il contratto con Voi in essere nei termini previsti dall'articolo 10 delle condizioni generali,.. pertanto avrà termine il 31 dicembre 2003»;
la stampa locale ha riportato la notizia secondo la quale Eni Gas & Power avrebbe intrapreso questa iniziativa «...obbedendo al ministero delle attività produttive...»;
l'industria vetraria a Murano subisce una durissima crisi e un aumento del costo dell'energia porterebbe alla chiusura di molte industrie e laboratori artigiani -:
a quali disposizioni del ministero delle attività produttive si stia attenendo Eni spa Gas & Power;
se si ritenga ancora in vigore l'articolo 19 della legge n. 798 del 1984;
quali misure il Ministro interpellato intenda adottare a sostegno dell'industria vetraria muranese.
(2-00911)
«Vianello, Agostini, Amici, Angioni, Roberto Barbieri, Bellini, Bettini, Bielli, Bonito, Cabras, Calzolaio, Cialente, Coluccini, Cordoni, Dameri, Filippeschi, Fumagalli, Gambini, Grillini, Innocenti, Lucà, Lucidi, Raffaella Mariani, Mussi, Rossiello, Sandi, Sandri, Sasso, Susini, Trupia, Vigni, Abbondanzieri, Albonetti, Bogi, Bova, Caldarola, Carboni, Cazzaro, Crisci, De Brasi, Fluvi, Giacco, Grandi, Grignaffini, Guerzoni, Labate, Lolli, Lulli, Mancini, Mariotti, Marone, Maurandi, Motta, Nieddu, Nigra, Oliverio, Pisa, Preda, Rognoni, Stramaccioni, Zunino».
(30 settembre 2003)
dalla vicenda Telekom Serbia sta emergendo con grande chiarezza l'esistenza nel nostro Paese di organizzazioni dedite alla costruzione di false prove e falsi dossier contro le forze politiche, al fine di favorire la costruzione di campagne di criminalizzazione degli avversari politici e di inquinare gli equilibri costituzionali;
tali campagne sono state utilizzate e ingigantite da esponenti politici, alcuni dei quali ricoprono elevate cariche istituzionali;
per tali ragioni e per effetto dell'iniziativa di quelle organizzazioni e della loro utilizzazione politica risultano a rischio alcuni fondamentali principi del nostro sistema democratico -:
se il Governo sia in possesso ovvero intenda acquisire elementi in ordine ai mandanti e alla loro ispirazione politica;
se il Governo intenda esprimere un giudizio politico sulla vicenda;
come intenda operare il Governo al fine di prevenire altre possibili operazioni destabilizzanti e di garantire la trasparenza del confronto politico tra maggioranza ed opposizione.
(2-00904)
«Violante, Agostini, Bogi, Calzolaio, Innocenti, Magnolfi, Montecchi, Nicola Rossi, Ruzzante, Adduce, Battaglia, Benvenuto, Bielli, Bolognesi, Bonito, Bova, Burlando, Capitelli, Cennamo, Cordoni, Crisci, Crucianelli, Duca, Gambini, Grandi, Grignaffini, Labate, Leoni, Lolli, Lucidi, Melandri, Minniti, Ottone, Pennacchi, Rava, Rognoni, Rossiello, Sasso, Soda, Spini, Michele Ventura, Vigni, Visco, Zani, Zanotti».
(30 settembre 2003)
dalla vicenda Telekom Serbia sta emergendo con grande chiarezza l'esistenza nel nostro Paese di organizzazioni dedite alla costruzione di false prove e falsi dossier contro le forze politiche, al fine di favorire la costruzione di campagne di criminalizzazione degli avversari politici e di inquinare gli equilibri costituzionali;
tali campagne sono state utilizzate e ingigantite da esponenti politici, alcuni dei quali ricoprono elevate cariche istituzionali;
per tali ragioni e per effetto dell'iniziativa di quelle organizzazioni e della loro utilizzazione politica risultano a rischio alcuni fondamentali principi del nostro sistema democratico -:
se il Governo sia in possesso ovvero intenda acquisire elementi in ordine ai mandanti e alla loro ispirazione politica;
come intenda operare il Governo al fine di prevenire altre possibili operazioni destabilizzanti e di garantire la trasparenza del confronto politico tra maggioranza ed opposizione.
(2-00905)
«Castagnetti, Loiero, Lusetti, Monaco, Fanfani, Boccia, Banti, Carbonella, Ciani, Mantini, Molinari, Rocchi, Rusconi, Santagata, Squeglia, Stradiotto, Tanoni».
(30 settembre 2003)
dalla vicenda Telekom Serbia sta emergendo con grande chiarezza l'esistenza nel nostro Paese di organizzazioni dedite alla costruzione di false prove e falsi dossier contro le forze politiche, al fine di favorire la costruzione di campagne di criminalizzazione degli avversari politici e di inquinare gli equilibri costituzionali;
tali campagne sono state utilizzate e ingigantite da esponenti politici, alcuni dei quali ricoprono elevate cariche istituzionali;
per tali ragioni e per effetto dell'iniziativa di quelle organizzazioni e della loro utilizzazione politica risultano a rischio alcuni fondamentali principi del nostro sistema democratico -:
se il Governo sia in possesso ovvero intenda acquisire elementi in ordine ai mandanti e alla loro ispirazione politica;
se il Governo intenda esprimere un giudizio politico sulla vicenda;
come intenda operare il Governo al fine di prevenire altre possibili operazioni destabilizzanti e di garantire la trasparenza del confronto politico tra maggioranza ed opposizione.
(2-00906)
«Boato, Pisicchio, Rizzo, Intini, Zanella, Brugger».
(30 settembre 2003)
dalla vicenda Telekom Serbia sta emergendo con grande chiarezza l'esistenza nel nostro Paese di organizzazioni dedite alla costruzione di false prove e falsi dossier contro le forze politiche, al fine di favorire la costruzione di campagne di criminalizzazione degli avversari politici e di inquinare gli equilibri costituzionali;
tali campagne sono state utilizzate e ingigantite da esponenti politici, alcuni dei quali ricoprono elevate cariche istituzionali;
per tali ragioni e per effetto dell'iniziativa di quelle organizzazioni e della loro utilizzazione politica risultano a rischio alcuni fondamentali principi del nostro sistema democratico -:
se il Governo sia in possesso ovvero intenda acquisire elementi in ordine ai mandanti e alla loro ispirazione politica;
se il Governo intenda esprimere un giudizio politico sulla vicenda;
come intenda operare il Governo al fine di prevenire altre possibili operazioni destabilizzanti e di garantire la trasparenza del confronto politico tra maggioranza ed opposizione.
(2-00907) «Giordano, Russo Spena».
(30 settembre 2003)