A)
B) C) D) E) F)
539 famiglie che abitano nei palazzi di proprietà dell'Enpam, Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici e degli odontoiatri, in via F. Acton e via delle Fiamme gialle ad Ostia, hanno appreso domenica 15 giugno 2003, dalle pagine di un quotidiano romano, che le loro abitazioni sarebbero state poste in vendita, con il sistema delle offerte segrete, il 16 luglio 2003;
gli inquilini dei predetti alloggi non sarebbero stati informati dall'Enpam delle intenzioni di vendita degli immobili in questione e, fatto ancor più grave, è stato loro negato il diritto di prelazione;
oltre il 50 per cento degli inquilini vive di pensione sociale e molti sono gli anziani, che non vivono certo in floride condizioni economiche -:
se non si ritenga opportuno intervenire, tempestivamente, per salvaguardare i diritti acquisiti degli inquilini Enpam di via F. Acton e di via delle Fiamme Gialle.
(3-02451)
(30 giugno 2003)
sussiste una difficile condizione abitativa, particolarmente sentita nella città di Roma;
il provvedimento sulla cartolarizzazione rinviato sine die su richiesta di alcune forze della maggioranza ha in qualche modo creato un'opportunità per rivedere in modo organico l'intera normativa;
tale ritiro non ha comportato alcun effetto riguardo alle vendite delle cosiddette case degli enti, che a tutti gli effetti ricadono sotto le normative privatistiche;
in particolare, l'Enpam, pur agendo nella logica di regime privatistico, ha ritenuto di porre in vendita mediante asta pubblica indetta per il 16 luglio 2003 numerose abitazioni locate;
l'Enpam non ha ritenuto di dare avviso alcuno agli inquilini attualmente occupanti le abitazioni in vendita, se non di segnalare tale intenzione sul proprio sito internet il 28 giugno 2003, con tempi non utili e non sufficienti agli inquilini per porre in essere una qualsiasi azione di rivendica del proprio diritto;
tale diritto risulta chiaramente sancito nell'articolo 38 della legge n. 392 del 1978 (equo canone): legge abrogata in parte, ma non l'articolo 38;
l'Enpam stesso nei contratti di locazione ha sancito all'articolo 17 il diritto alla prelazione da parte degli inquilini, anche «in caso di vendita frazionata» -:
se non si ritenga di provvedere nei modi opportuni da parte del Governo a che l'Enpam sospenda, in attesa di adeguata normativa, l'asta di vendita appena menzionata;
se non si ritenga che la modalità di vendita prevista dall'Enpam «in blocco» manifesti la volontà di ovviare in modo surrettizio alle norme di legge (articolo 38 della legge n. 392 del 1978) e all'articolo 17 del contratto di locazione;
se non si ritenga che l'attuazione di tale disegno comporti come naturale conseguenza l'aprirsi di problematiche irrisolvibili per le famiglie degli inquilini, con la creazione di un forte disagio sociale, nonché di un conseguente pesante aggravio, causato dalle inevitabili azioni di rivalsa, per il sistema giustizia, già di per sé oberato;
se non si ritenga di porre in essere opportune azioni, affinché sia dato il tempo agli inquilini occupanti le abitazioni in vendita di determinare azioni adeguate (creazione di gruppi di acquisto o cooperative), che consentano loro di avvalersi dei propri diritti e, eventualmente, di acquistare le abitazioni, in molti casi da loro stessi abitate da oltre trenta anni.
(3-02502)
(9 luglio 2003)
con la legge delega n. 266 del 1999 e il decreto legislativo di attuazione, n. 146 del 21 maggio 2000, si sono introdotti importanti elementi di novità nel quadro normativo, «sburocratizzando» la gestione dell'amministrazione penitenziaria;
uno dei punti centrali della riforma, nell'ambito dell'elevazione a dirigenza generale dei sei uffici del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e dei sedici provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria, nonché dell'elevazione di 150 sedi degli istituti penali a dirigenza non generale, è stato quello di prevedere l'istituzione del ruolo direttivo ordinario e speciale della polizia penitenziaria;
mentre il ruolo direttivo speciale della polizia penitenziaria è già operativo, l'attuazione del ruolo direttivo ordinario è ancora in divenire e, pertanto, non ancora operativo;
i primi commissari e vice commissari della polizia penitenziaria stanno ancora frequentando il corso di formazione, avviatosi nel novembre 2002;
in considerazione di ciò, alla fine del 2003 potranno essere loro conferiti incarichi di direttore dell'area sicurezza presso strutture del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dei provveditorati o degli istituti penali;
la riforma presenta aspetti da migliorare, in quanto vi sono una serie di incongruenze rispetto alle nuove funzioni direttive attribuite alla polizia penitenziaria, che vanno armonizzate con l'intero comparto sicurezza;
per le funzioni attribuite e considerati i compiti svolti dal corpo della polizia penitenziaria, sarebbe giusto equiparare i commissari e vice commissari della polizia penitenziaria alle disposizioni contrattuali previste per la polizia di Stato;
sarebbe utile modificare, ai sensi dell'articolo 22 del decreto legislativo n. 146 del 2000, la durata prevista del corso, riducendola da 12 mesi a 9 mesi come previsto per la polizia di Stato, ai sensi del decreto legislativo n. 334 del 2000;
si ritiene utile modificare gli articoli 47 e 48 del decreto legislativo n. 443 del 1992 e l'articolo 13, comma 1, lettera b), e comma 4, lettera c), del decreto legislativo n. 449 del 1992, prevedendo che appartenenti al ruolo direttivo del corpo della polizia penitenziaria facciano parte delle commissioni dei consigli centrali e regionali di disciplina;
occorre rivedere la previsione della subordinazione gerarchica per i direttivi dell'amministrazione penitenziaria, prevista al comma 2 dell'articolo 6 decreto legislativo n. 146 del 2000, in considerazione del fatto che il corpo della polizia penitenziaria, con la previsione dell'istituito ruolo direttivo e con la previsione di cui all'articolo 5, comma 2, del citato decreto legislativo, ha oramai una struttura completa nella sua organizzazione verticistica, piramidale e gerarchicamente strutturata -:
quali iniziative il Governo intenda adottare per rispondere favorevolmente alle osservazioni e alle proposte avanzate dalle organizzazioni di rappresentanza della polizia penitenziaria, al fine di consentire la piena operatività della riforma introdotta nel 2000, garantendo principi di uguaglianza all'interno del comparto sicurezza e valorizzando la funzione istituzionale del corpo della polizia penitenziaria.
(3-01730)
(17 dicembre 2002)
l'ufficio notifiche e protesti (Unep) del tribunale di Cuneo versa, ormai da tempo, in una situazione drammatica ed insostenibile;
il territorio su cui debbono operare gli ufficiali giudiziari del tribunale di Cuneo comprende 53 comuni, le cui distanze dal palazzo di giustizia variano da un minimo di sei chilometri ad un massimo di sessantadue chilometri, per una popolazione complessiva di circa 173.000 abitanti;
l'organico dell'ufficio notifiche e protesti del tribunale di Cuneo è il seguente: a) ufficiali giudiziari C2: previsti due, in servizio nessuno; b) ufficiali giudiziari C1: previsti sette, in servizio tre; c) ufficiali giudiziari B3: previsti sette, in servizio cinque, di cui uno in part-time verticale, cioè in servizio per soli sei mesi all'anno; d) operatori giudiziari B2: previsti cinque, in servizio due, di cui uno con rapporto di lavoro a tempo parziale;
per tali gravissime carenze di coperture dell'organico non è stato possibile sino ad ora designare alcuno dell'ufficio notifiche e protesti all'assistenza alle udienze penali dei giudici di pace;
in tali condizioni appare evidente non soltanto il regime di autentico «sfruttamento» cui sono costretti gli ufficiali giudiziari attualmente in servizio, ma anche i gravi rischi di paralisi della macchina giudiziaria, atteso che, senza il lavoro dell'ufficio notifiche e protesti, non può procedere né la giustizia civile, né la giustizia penale;
la situazione dell'ufficio notifiche e protesti di Cuneo è stata segnalata dal presidente del tribunale di Cuneo all'ufficio competente del ministero della giustizia, ma ad oggi non si ha traccia di risposta alcuna -:
se, in ragione della gravità della situazione in cui versa l'ufficio notifiche e protesti del tribunale di Cuneo, non ritenga di dover urgentemente provvedere alla copertura dei posti vacanti, quanto meno degli operatori giudiziari B2, e se comunque non ritenga di doversi attivare per consentire un corretto funzionamento dell'ufficio nel suo complesso.(3-01731)
(17 dicembre 2002)
l'evasione, avvenuta il 2 gennaio 2003, dall'ospedale di Biella del serial-killer Maurizio Minghella, fortunatamente rintracciato ed arrestato a poche ore di distanza alla periferia della città, grazie ad una straordinaria operazione di polizia scattata immediatamente e coordinata con sagacia e professionalità, ha riportato all'attenzione, per l'ennesima volta e con connotazioni drammatiche, le condizioni di lavoro in cui sono costretti ad operare gli agenti della polizia penitenziaria;
l'immediato intervento con cui sono state fatte «saltare teste» a titolo punitivo è, sotto tale profilo, apparso frettoloso e semplicistico;
al di là delle singole responsabilità, appare evidente che, come peraltro denunciato in numerose circostanze attraverso molteplici atti di sindacato ispettivo, è accaduto quel che era inevitabile che accadesse, in ragione delle carenze di organico della casa circondariale di Biella (e non soltanto di Biella), delle difficoltà di organizzare i turni di lavoro, dei turni stessi letteralmente insostenibili e massacranti, della carenza persino dei mezzi di trasporto e di una serie di altre inefficienze, di cui i dirigenti regionali e nazionali dell'amministrazione penitenziaria erano perfettamente - e da anni - a conoscenza;
appare sostanzialmente ingiusto che a pagare per l'evasione debbano essere i «terminali» di una organizzazione che fa acqua da tutte le parti, mentre coloro che hanno importanti responsabilità istituzionali non soltanto non pagano mai lo scotto delle inefficienze, ma promuovono addirittura provvedimenti punitivi nei confronti di coloro che sono forse i meno responsabili;
pare evidente che, nel caso di specie, non sono stati assicurati - e forse erano difficilmente assicurabili - i livelli minimi di sicurezza e che non sono state attivate le procedure di intervento del nucleo operativo e del radiomobile (Nor), che avrebbe potuto e dovuto assicurare comunque la presenza di un numero di agenti adeguato all'oggettiva pericolosità del detenuto trasferito per cure all'ospedale di Biella -:
se non ritenga di dover verificare la sussistenza di responsabilità in capo al provveditore regionale, ferme restando le eventuali singole responsabilità, e se non ritenga, al di là dei provvedimenti troppo frettolosamente assunti, di disporre un'inchiesta amministrativa, al fine di valutare se le eventuali carenze manifestatesi in occasione dell'evasione di Maurizio Minghella non siano, in misura determinante dal punto di vista causale, frutto di una condizione di lavoro insostenibile da parte del personale della casa circondariale di Biella.(3-01911)
(10 febbraio 2003)
il rischio idrogeologico costituisce ormai una nuova ed enorme emergenza nazionale, anche in ragione dei mutamenti climatici ormai da considerarsi pressoché consolidati;
gli eventi alluvionali e franosi che, in varie parti d'Italia, hanno generato lutti e disastri nei mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto 2002 hanno confermato che, ormai, ci si trova di fronte ad un'emergenza continua, caratterizzata da gravi siccità e da piogge improvvise e violentissime;
secondo uno studio effettuato dalla commissione nazionale grandi rischi e dal comitato nazionale per le ricerche sulle aree vulnerate idrogeologiche, tra il 1918 ed il 1996 in Italia si sono verificate 5.400 alluvioni ed 11.000 frane, eventi che hanno comportato 15,5 miliardi di euro di danni, senza considerare il tributo umano altissimo pagato e senza considerare i mutamenti climatici che hanno accelerato statisticamente il verificarsi di eventi calamitosi;
secondo dati diffusi dal ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, il bilancio dello Stato dispone, oggi, soltanto del 12 per cento delle risorse finanziarie adeguate a fronteggiare le emergenze idrogeologiche attualmente note;
anche con l'intervento degli enti locali è evidente che le risorse non sono sufficienti a coprire il valore degli interventi necessari, tenuto conto che tutte le regioni italiane sono coinvolte nel dissesto idrogeologico e che ben 2.785 comuni sono considerati tecnicamente ad alto rischio;
insieme ai mutamenti climatici ed ai conseguenti effetti sulle opere di regimazione dei corsi d'acqua, hanno avuto un peso determinante i radicali mutamenti delle zone destinate ad attività agricole, ove sono mutate sia le caratteristiche delle lavorazioni sia i criteri di gestione dei terreni;
a partire dalla tragedia di Sarno del 1998, è nata certamente una nuova consapevolezza circa la necessità di attivare un'organica opera di contrasto al fenomeno dell'erosione territoriale;
un programma di interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico è stato varato con il decreto-legge n. 180 del 1998, ma lo stato di attuazione degli interventi medesimi per le annualità 1998-2000, aggiornato al giugno 2002, consente di affermare che esiste ancora un «gap» troppo accentuato fra le previsioni e le realizzazioni;
le conseguenze sono letteralmente catastrofiche, atteso che gli interventi successivi, di natura risarcitoria e derivanti dalle dichiarazioni dello stato di calamità, spesso hanno costi superiori a quelli che avrebbero le attuazioni degli interventi preventivi e, comunque, generano danni indotti al tessuto produttivo di proporzioni spaventosamente superiori;
occorre entrare nella logica della predisposizione e dell'approvazione di uno strumento complessivo che vada oltre la logica dei piani straordinari, logica che appare ben presente al ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, che deve essere perseguita con tenacia e con il convincimento, da parte dell'intero Governo, che trattasi dell'unico intervento possibile per generare addirittura un forte «risparmio» in un arco temporale medio-lungo, oltre che per restituire tranquillità ai milioni di cittadini residenti nelle aree a rischio idrogeologico -:
quali siano le linee strategiche di intervento del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio da attuare con il concorso degli altri ministeri per uscire dalla logica miope e comunque insufficiente dei piani straordinari ed entrare nella prospettiva di un piano complessivo di grande rilevanza infrastrutturale;
quali siano le risorse disponibili per tale grande progetto e quali possano essere, realisticamente, i tempi per la sua piena attuazione;
infine, come si ritenga che possa essere gestito il periodo intermedio utilizzando i piani straordinari, che, peraltro, debbono necessariamente trovare applicazione con strumenti operativi ed attuativi più agili e snelli, al fine di non snaturarne le caratteristiche di urgenza ed improrogabilità.(3-01323)
(3 settembre 2002)
l'interrogante ha già denunciato con un atto di sindacato ispettivo - cui non è stata data risposta - il grave stato di degrado ambientale presente all'Isola del Giglio, località Allume Scanderia, determinato dallo smaltimento di rifiuti inerti e da strutture edili senza autorizzazioni;
la situazione di degrado ambientale si è ulteriormente aggravata per lo stoccaggio di cumuli di sabbia prodotti da un intervento di ripascimento dell'arenile, disposto dall'amministrazione comunale di Isola del Giglio;
i lavori iniziati alla fine di giugno 2002 avevano come finalità il ripascimento della spiaggia di Giglio Campese, ma sono stati interrotti perché durante l'esecuzione degli stessi (e non prima) le analisi disposte sui campioni di sabbia hanno, con tutta probabilità, evidenziato la presenza di elementi inquinanti;
la sabbia dragata (centinaia di metri cubi) è stata stoccata in parte sul demanio marino, in parte proprio in località Scanderia, dove era già presente una grave situazione di degrado ambientale, denunciata nella precedente interrogazione;
l'interrogante riterrebbe opportuno fare chiarezza sulla procedura di affidamento dei lavori -:
se il Ministro interrogato intenda acquisire l'esito delle analisi effettuate dall'Arpat di Grosseto sui campioni di sabbia prelevati durante l'esecuzione dei lavori;
se la competente autorità abbia autorizzato lo stoccaggio di sabbia che ha ulteriormente alterato il territorio con materiale inquinato.(3-01808)
(20 gennaio 2003)