TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 346 di Giovedì 24 luglio 2003


PROPOSTA DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE A COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA

Commissioni riunite III (Affari esteri) e IV (Difesa):
SELVA e RAMPONI: «Proroga della partecipazione italiana a operazioni internazionali» (4192).



INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere - premesso che:
la glicogenesi di tipo 2 è una grave e rara malattia enzimatica che porta ad una ridotta funzionalità dei muscoli e a severe complicazioni: tale patologia ha colpito circa 200 persone nel mondo, di cui otto in Italia;
l'unica possibilità di salvezza per queste persone risiede attualmente in un farmaco - l'alfagliconidasi ricombinante - prodotto dall'istituto di ricerca americano Genzyme, la cui somministrazione permette di sostituire l'enzima che l'organismo non riesce a produrre;
di recente, è stata data la possibilità di sperimentare il nuovo farmaco ad una bambina di tre anni di Napoli, sulla quale si sono potuti riscontrare gli effetti benefici della terapia;
il ministero della salute avrebbe ricevuto assicurazioni dalla Genzyme circa la possibilità di includere altri pazienti, come il giovane Paolo Orsini di Squinzano di Lecce, in uno studio clinico o in uso compassionevole del farmaco;
nel mese di maggio 2003 il Ministro interpellato ha concluso un protocollo d'intesa con il Segretario alla sanità americano per un più forte coinvolgimento nella ricerca e nella produzione di farmaci nell'ambito della lotta alle malattie rare;
nonostante l'impegno delle istituzioni, i tempi lunghi previsti per l'inizio di nuove sperimentazioni saranno sicuramente fatali per coloro che sono alle prese con gli effetti degenerativi di questa terribile malattia -:
quali urgenti iniziative si intendano intraprendere per accelerare drasticamente i tempi per l'avvio della sperimentazione, previsto per il 2004;
in quale modo, altresì, il Governo intenda ovviare agli assurdi ed inconcepibili ostacoli di ordine burocratico che impediscono a persone come Paolo Orsini di poter continuare a sperare in una vita dignitosa e con minor sofferenze.
(2-00856)
«Licastro Scardino, Antonio Leone, Milanato, Mondello, Floresta, Pinto, Carlucci, Gianfranco Conte, Baiamonte, Caligiuri, Lavagnini, Leccisi, Santulli, Garagnani, Baldi, Germanà, Lezza, Sardelli, Lainati, Lorusso, Spina Diana, Mario Pepe, Costa, Crosetto, Palma, Michelini, Rivolta, Palmieri, Antonio Barbieri, Galvagno, Zorzato, Paroli, Adornato, Dell'Anna, Lupi».
(16 luglio 2003)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere - premesso che:
il Presidente degli Usa, George W. Bush, poco dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, firmava una dichiarazione d'intenti, con la quale toglieva i finanziamenti americani alla International planned parenthood, la più importante organizzazione di pianificazione della famiglia esistente, motivando la decisione con il non voler essere complice della violazione del diritto alla vita;
una lobby mondiale si mise subito al lavoro per fare dell'Unione europea la punta di diamante delle politiche abortiste internazionali, tanto che già un mese dopo la firma della citata dichiarazione il Commissario europeo per lo sviluppo, Paul Nielson, dichiarava che l'Europa era pronta a riempire «il vuoto di decenza» lasciato dagli Usa;
nel luglio 2002, il Parlamento europeo varava la «risoluzione Van Lanken», che raccomandava a tutti gli Stati europei di liberalizzare l'aborto;
nel gennaio 2003 il Presidente Bush sospendeva il contributo annuo all'Unifpa, a causa del suo sostegno alla politica dell'aborto in Cina, e quasi contemporaneamente la Commissione europea aumentava della stessa entità il contributo all'Unfpa e all'International planned parenthood;
a febbraio 2003 è stato licenziato in prima lettura il rapporto Sandbeack, che prevede di indirizzare gli aiuti internazionali dei prossimi cinque anni per fornire assistenza finanziaria «per la promozione dei diritti riproduttivi e sessuali» e per «l'accesso universale ad una gamma di servizi per la salute riproduttiva sessuale che siano sicuri e affidabili»;
il rapporto stima l'aumento della spesa di almeno il 72 per cento, ma forse anche molto di più, ed il maggior prelievo avverrà a carico dei Paesi dell'Unione europea, aumentando il prelievo per gli aiuti all'estero e distogliendo fondi destinati ad altri scopi, come l'istruzione nei Paesi in via di sviluppo;
tra il 1994 ed il 2000 l'Unione europea aveva già quadruplicato i fondi stanziati per le attività di salute riproduttiva nel mondo, arrivando a 4 miliardi di euro;
contro la politica dell'Unione europea hanno agito gli Usa, con decisioni al vertice e anche con iniziative private, affiancandosi alla Santa Sede;
l'Unione europea non ha poteri o responsabilità riguardo all'aborto o ad altre questioni collegate alla cura della salute riproduttiva e sessuale, restando questi temi di esclusiva competenza dei Paesi membri -:
quali iniziative intenda adottare al riguardo, tenuto conto che il diritto alla vita del nascituro inteso nella sua estensione più lata rientra tra i diritti inviolabili sui quali si fonda la Costituzione italiana (sentenza della Corte costituzionale del 10 febbraio 1997).
(2-00859)
«Emerenzio Barbieri, Volontè».
(22 luglio 2003)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
la commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, tra il giorno 17 giugno 2003 e 21 giugno 2003, ha proceduto all'audizione, presso il centro di prima accoglienza di Bari Palese, di circa 430 richiedenti asilo (250 cittadini somali e 174 cittadini pakistani);
i cittadini pakistani sono stati sottoposti ad identificazione dell'identità, a mezzo della rappresentanza consolare del Pakistan, appena giunti nel centro di accoglienza e prima dell'accesso alla procedura per la richiesta di asilo: tale procedura appare agli interpellanti gravemente irregolare;
le aree di provenienza dei richiedenti asilo appaiono di forte instabilità politica, con guerre e situazioni di violenza generalizzata in corso;
i cittadini pakistani sono stati trattenuti, nonostante la presentazione della richiesta di asilo dal loro arrivo al campo (4 giugno 2003) nel momento in cui è giunta la commissione centrale (17 giugno 2003), e privati della libertà di movimento;
il 24 giugno 2003 una parte di cittadini pakistani (80) è stata trasferita, senza che fosse stato notificato loro nessun diniego dello status di rifugiati, né alcun decreto di espulsione, nei centri di permanenza temporanea di Roma (Ponte Galeria) e Milano, via Corelli;
nel centro di permanenza temporanea di Roma, a seguito dell'intervento di parlamentari e di avvocati, i 40 cittadini pakistani hanno potuto presentare ricorso avverso la decisione della commissione. E risulta che siano ancora detenuti nel campo;
a Milano il 4 luglio 2003, sempre per intervento di parlamentari, avvocati e rappresentanti di forze sociali e di volontariato, i 40 cittadini pakistani provenienti dal centro di Bari Palese hanno firmato il ricorso di urgenza avverso il diniego, che è stato depositato sabato 5 luglio 2003;
quello stesso giorno gli stessi sono stati rimpatriati in Pakistan, con un atto che, secondo gli interpellanti, è una palese violazione del diritto di difesa, poiché l'eventuale decisione del giudice italiano a favore degli interessati sarebbe ineseguibile e quindi inefficace;
a Bari i restanti cittadini pakistani, dopo aver effettuato il colloquio in commissione, sono rimasti nel campo senza alcuna informazione sulla loro situazione e condizione giuridica fino al 5 luglio 2003;
intorno alle 15 del 5 luglio 2003, dopo una mattina durante la quale, a quanto riferisce la polizia di Stato, si sarebbero alternate «da Roma» diverse ed opposte istruzioni su «come procedere», sono stati notificati loro i provvedimenti di diniego del riconoscimento dello status di rifugiato e contestualmente i decreti di espulsione;
trentasei cittadini pakistani sono stati immediatamente trasferiti al centro di permanenza temporanea di Roma Ponte Galeria e ventitré presso il centro di permanenza temporanea «Regina Pacis» di S. Foca (Lecce);
in quanto avvenuto si appalesa, ad avviso degli interpellanti, la violazione della procedura di asilo prevista dalla legislazione vigente;
risulta che a nulla siano valse anche le rassicurazioni date in più occasioni dal ministero dell'interno e dal prefetto di Bari sul fatto che non ci sarebbero state espulsioni immediate;
questi eventi lasciano supporre che l'espulsione sarà effettuata per tutti gli altri cittadini pakistani;
in particolare, grave appare la violazione dell'articolo 24 della Costituzione italiana e dell'articolo 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, poiché ai suddetti cittadini pakistani è stato impedito l'esercizio del diritto di difesa sotto il profilo della possibilità di richiedere la revisione della decisione, attraverso il riesame previsto dalla legge n. 189 del 2002, non ancora resa effettiva con regolamento di attuazione, ma ugualmente vigente sotto il profilo della presentazione di impugnazione dinanzi alla autorità giudiziaria;
la procedura utilizzata per l'esame delle richieste di asilo per gli stranieri del centro di Bari Palese appare, pertanto, del tutto irregolare sul piano procedurale e gravemente lesiva del diritto del richiedente asilo ad accedere ad un'effettiva tutela giurisdizionale;
il diritto di asilo costituisce un diritto soggettivo perfetto della persona, costituzionalmente garantito, e pienamente rispettato deve essere, quindi, il principio dell'accesso effettivo ad una tutela giurisdizionale;
pertanto, nei riguardi dei richiedenti asilo, la cui istanza sia stata eventualmente rigettata, non risulta in alcun modo possibile assumere provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale verso i Paesi dai quali gli interessati lamentano di subire una persecuzione, senza che sia possibile procedere, su richiesta degli interessati, ad una revisione, in sede giudiziaria o almeno amministrativa, della prima decisione negativa -:
chi e con quale procedura abbia deciso l'espulsione dei pakistani ospitati a Milano in via Corelli;
se il Ministro interpellato non ritenga illegittima la procedura adottata a Milano, considerato che la cosiddetta «legge Bossi-Fini» non sarebbe applicabile in assenza di decreti attuativi e che, anche in caso di applicazione, la stessa legge prevede (articolo 1-ter, comma 6) che il prefetto possa, a domanda, autorizzare la permanenza sul territorio italiano in attesa dell'esito del ricorso;
in che modo il Ministro interpellato intenda garantire la correttezza delle procedure e come intenda garantire ai richiedenti asilo l'accesso alle forme di tutela giurisdizionale, il diritto alla vita e all'incolumità personale, nel rispetto sia del principio di non refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra, sia dagli articoli 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché dall'articolo 24 della nostra Costituzione.
(2-00845)
«Sasso, Fumagalli, Russo Spena, Mascia, Di Serio D'Antona, Lumia, Mancini, Marcora, Martella, Mussi, Panattoni, Pisa, Rava, Realacci, Rocchi, Rognoni, Siniscalchi, Soda, Stramaccioni, Tocci, Vendola, Bellillo, Calzolaio, Titti De Simone, Gambale, Alfonso Gianni, Pisapia, Sgobio, Valpiana, Vertone, Zani, Abbondanzieri, Battaglia, Bonito, Buffo, Caldarola, Capitelli, Cennamo, Chiaromonte, Cialente, Alberta De Simone, Deiana, Pollastrini, Sereni, Tidei, Grillini, Lucà, Leoni, Bandoli, Maura Cossutta, Ranieri, Dameri, Melandri, Marone, Folena».
(9 luglio 2003)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole e forestali, per sapere - premesso che:
la direzione generale del Corpo forestale dello Stato starebbe definendo un'intesa con la Piaggio s.p.a. per l'acquisto di un aereo P180 turbo elica per trasporto vip, per un valore di euro 8.000.000;
la trattativa prevederebbe che la Piaggio riceva come quota parte del pagamento due aerei Canadair CL215, attualmente di proprietà del Corpo forestale dello Stato, e l'uso dell'hangar di Ciampino, sempre di proprietà del Corpo forestale dello Stato;
difficilmente si individua l'utilità di acquistare un aereo turbo elica, che, data la struttura, vede il suo uso limitato al trasporto vip dei dirigenti del Corpo forestale o di quanti altri;
non è difficile immaginare l'inopportunità di alienare due Canadair CL215 e l'hangar per acquisire un aereo da trasporto vip;
appare comunque inopportuno l'acquisto di un aereo per il trasporto di vip, considerate le condizioni di ristrettezza in cui versano le pubbliche finanze -:
quale sia il prezzo di listino di un aereo Piaggio P180 turbo elica;
se quanto sopra esposto risponda a verità e, in caso affermativo, come si intenda intervenire per evitare un danno così grave alle casse dello Stato.
(2-00810)
«Sardelli, Mario Pepe, Bertolini, Aracu, Rotondi, Romani, Cicchitto, Dell'Anna, Galvagno, Cesaro, Iannuccilli, Verdini, Angelino Alfano, Massidda, Saponara, Oricchio, Michelini, Germanà, Masini, Palma, Pinto, Palumbo, Mauro, Falanga, Bertucci, Testoni, Arnoldi, Verro, Vitali, Lainati, Lorusso, Fallica, Paoletti Tangheroni, Muratori, Taormina, Lazzari».
(23 giugno 2003)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
l'ufficio della procura della Repubblica di Palermo vive da mesi in un perdurante stato di fibrillazione, cadenzato da fughe di notizie di atti di indagine e segreti d'ufficio, da contestazioni ai danni del procuratore capo, da richieste ripetute di assemblee dei sostituti, da petizioni sottoscritte da alcuni magistrati d'ufficio, con il chiaro scopo, ad avviso degli interpellanti, di imprimere un indirizzo politico alla attività giudiziaria, che, in base al dettato della Costituzione e della vigente legislazione, deve essere invece regolata dal principio dell'imparzialità;
a partire dal mese di settembre 2002 ripetuti episodi, come quelli sopra descritti, hanno trovato come protagonisti ed interpreti alcuni magistrati della procura di Palermo, distintisi in passato per essere stati gli autori di quei «teoremi giudiziari» che hanno portato alla celebrazione di clamorosi processi politici, tutti conclusisi, dopo anni di defatigante attività processuale e l'impiego di enormi risorse di uomini di mezzi e di finanza, con assoluzioni che, secondo gli interpellanti, hanno leso la credibilità dell'amministrazione della giustizia ed hanno, soprattutto, distolto importanti risorse dall'obiettivo del contrasto e della sconfitta della «mafia militare» del racket, degli stupefacenti e del controllo del territorio;
ultimamente, con l'amplificazione di giornali politicamente schierati, si è moltiplicato l'attivismo assembleare, pubblicistico e correntizio di alcuni appartenenti all'ufficio della procura, con attacchi plateali alla gestione dell'importante ufficio giudiziario condotta dal procuratore capo, dottor Pietro Grasso. In proposito, il medesimo procuratore capo ha dichiarato: «fuori di metafora, credo che il ricorso all'attacco politico sia solo un paravento, un diversivo che nasconde interessi personali di pochi abitanti di questo palazzo. Persone identificabili in una determinata area culturale e politica che si è sempre distinta per l'aggressività e il cinismo con cui ha attaccato ed attacca chi non condivide una certa visione della giustizia e dei problemi ad essa connessi»;
si è riproposto ai danni del dottor Grasso quello stesso schema politico di attacco e di delegittimazione che era già stato messo in opera a partire dal 1989 e sino alla sua tragica uccisione ai danni del dottor Giovanni Falcone, accusato, allora come adesso Grasso, di «tiepidezza» e di «tradimento», con la famosa infamante formula dei «fascicoli tenuti nel cassetto»;
le dichiarazioni del procuratore Piero Grasso fanno pensare, secondo gli interpellanti, che vicende come quella descritta siano in realtà finalizzate a garantire assetti di potere correntizio all'interno della procura, al fine di promuovere la carriera dei magistrati politicamente schierati ai danni di quelli che con riservatezza ed imparzialità compiono con costanza ed impegno il loro dovere e di sostenere l'incredibile pretesa di alcuni pubblici ministeri di essere considerati al di sopra delle regole ed addirittura della legge;
le vicende sopra accennate hanno riempito nell'ultimo anno le pagine giudiziarie dei quotidiani nazionali e locali, al punto che ai cittadini è potuto sembrare che lo scopo ed il modo di essere di questa importantissima istituzione dell'ordine giudiziario non fossero diretti e nutriti dal valore condiviso della repressione della criminalità comune ed organizzata, bensì dal disvalore di lotte interne e di potere -:
quali iniziative intenda assumere, anche a seguito del recente sfogo pubblico del procuratore capo di Palermo, nell'ambito delle sue prerogative e funzioni, al fine di far luce sui contrasti da tempo verificatisi all'interno delle procura di Palermo e sulle connesse ricadute in termini di funzionalità ed efficacia dell'azione investigativa dell'ufficio, accertando eventuali responsabilità dei singoli, affinché sia garantito il rispetto del principio di gerarchia, previsto dalla legge vigente, per un ufficio complessivamente rappresentato e diretto dal capo del medesimo.
(2-00860)
«Fragalà, Airaghi, Dorina Bianchi, Bondi, Bricolo, Cicchitto, Craxi, D'Agrò, Filippo Maria Drago, Ferro, Fontana, Iannuccilli, Lazzari, Marinello, Mauro, Milioto, Naro, Polledri, Romele, Romoli, Rotondi, Sanza, Saponara, Savo, Scherini, Sterpa, Verdini, Verro, Zanettin, Adornato, Baiamonte, Blasi, Buontempo, Butti, Campa, Cannella, Carrara, Giorgio Conte, Cossiga, Cristaldi, Di Virgilio, Didonè, Guido Dussin, Falanga, Floresta, Gallo, Geraci, Germanà, Gigli, Jacini, La Grua, Landolfi, Lavagnini, Leccisi, Anna Maria Leone, Lezza, Licastro Scardino, Lucchese, Lupi, Maceratini, Maninetti, Francesca Martini, Menia, Minoli Rota, Angela Napoli, Osvaldo Napoli, Onnis, Palma, Palmieri, Patarino, Peretti, Raisi, Riccio, Rizzi, Saglia, Scaltritti, Taborelli, Tarantino, Viale, Zanetta, Zorzato».
(22 luglio 2003)

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri delle comunicazioni e dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
il pagamento del canone di abbonamento Rai, a norma dell'articolo 1 del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880, è dovuto per la semplice detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radiodiffusioni, indipendentemente dalla quantità e dalla qualità dei programmi captati. Col decreto ministeriale del 19 novembre 1953, l'assoggettamento all'obbligo del pagamento del canone ha riguardato anche i possessori di apparecchi per la ricezione delle trasmissioni televisive, che legittima il suo titolare e gli appartenenti al suo nucleo familiare a detenere apparecchi televisivi in ogni residenza o dimora;
la Corte costituzionale, con sentenze dell'11 maggio 1988, n. 535, e del 17-26 giugno 2002, n. 284, ha riconosciuto al canone la natura sostanziale di imposta, per cui la legittimità dell'imposizione è fondata non sulla possibilità del singolo utente di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo, al cui finanziamento il canone è destinato, ma sul presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva. Quindi, il canone di abbonamento è da riconoscere in forza della mera detenzione di un apparecchio televisivo, indipendentemente dall'utilizzo che ne venga fatto o delle trasmissioni seguite o che per motivi orografici non sia possibile ricevere uno o più canali della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo;
la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo Rai collabora con l'amministrazione finanziaria, agenzia delle entrate Sat (Sportello abbonati tv), alla riscossione e alla gestione del canale televisivo, come previsto dall'atto aggiuntivo alla convenzione, stipulato con il dipartimento delle entrate dell'allora ministero delle finanze, dipartimento delle entrate. Tale collaborazione si estrinseca, tra l'altro, attraverso l'attività di recupero della morosità, ossia dei canoni non spontaneamente corrisposti dagli abbonati alle scadenze previste da legge;
l'agenzia delle entrate di Torino a coloro che hanno correttamente disdetto il canone fine 2002 o nel 2003 sostiene, per iscritto, quanto segue: 1) la disdetta è inefficace per la chiusura dell'abbonamento fino a che l'utente non rinvia alla Rai il questionario allegato; 2) con il questionario l'ufficio entrate di Torino obbliga sotto diretta responsabilità dell'utente a dichiarare il numero dei televisori da suggellare, le residenze e le dimore del nucleo famigliare anagraficamente inteso; 3) l'utente autorizza la guardia di finanza e non meglio citati organi competenti ad accedere alle residenze e dimore per procedere alle operazioni di controllo e di suggellamento, non essendo specificato se si tratti di un controllo successivo per la verifica dell'integrità dei sigilli o di una vera e propria ispezione «autorizzata» di dubbia legittimità; le risposte devono pervenire entro 15 giorni dal ricevimento, altrimenti le disdette vengono considerate inefficaci; la lettera di accompagnamento e il questionario richiamano il testo unico emanato con decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, che, come si può verificare, permette all'amministrazione di richiedere i dati di persone diverse dal destinatario della missiva;
sono numerose le segnalazioni di comportamenti scorretti da parte degli «ispettori Rai», così si qualificano, preposti alla consegna dei bollettini postali per invitare i potenziali abbonati all'attivazione di un nuovo abbonamento Rai. Con riferimento a coloro che hanno effettuato la regolare richiesta di suggellamento dell'apparecchio televisivo, sono stati segnalati casi di «ispettori Rai» che al momento della consegna comunicano agli interessati, in modo del tutto scorretto, che sono tenuti a pagare il canone per il periodo che va dalla data della richiesta della disdetta alla notifica del bollettino «per nuovo abbonamento» per il mero possesso dell'apparecchio televisivo. Si tratta di un atto, ad avviso degli interpellanti, di grave scorrettezza nei confronti dell'utente. Il regio decreto-legge n. 246 del 1938 è molto chiaro a proposito;
a Seregno (provincia di Milano) un cittadino che ha effettuato regolare disdetta dal canone è stato contattato da un «ispettore Rai», che ha sostenuto che «non è più possibile chiedere il suggellamento del televisore», che «tale nuova disciplina è stata voluta dal Ministro Bossi e ormai la Lega controlla anche Rai tre» e che «se non paga il bollettino lui in persona può procurarsi un mandato». In provincia di Bergamo sono numerose le segnalazioni in merito ad un «ispettore Rai» che, contattando i potenziali abbonati, sostiene che: «visto che Rai due è tornata a Milano è stato proprio per volere del Ministro Bossi che gli ispettori Rai, lui compreso, si accingevano ad andare casa per casa per riscuotere il canone». Anche in questo caso la richiesta era stata rivolta a persone che avevano regolarmente disdetto l'abbonamento;
il quotidiano Il Giornale di domenica 4 agosto 2002, alle pagine 1 e 7, espone il caso del signor Sandro Cingolani di Campione d'Italia, perseguitato dalla Rai, che continua a minacciosamente a chiedergli il pagamento del canone di abbonamento alla televisione. Sono migliaia le segnalazioni di cittadini che lamentano continue angherie, intimidazioni, violazioni della privacy ed in alcuni casi vere e proprie persecuzioni da parte dell'Urar: da coloro che non sono possessori di un televisore o che ne hanno dismesso l'uso segnalandolo alla Rai o che sono in attesa del suggellamento, avendo fatto regolare disdetta la Rai, esige illegalmente il pagamento del canone;
sono ormai migliaia le segnalazioni di casi in cui la Rai ha recapitato diffide agli utenti morosi o per libera scelta inadempienti, minacciando il «recupero coattivo dei canoni dovuti anche attraverso il fermo amministrativo dei suoi autoveicoli ed il pignoramento dei suoi beni, tra cui la retribuzione»;
le esattorie utilizzano il fermo amministrativo dei veicoli con funzione cautelare, previsto dall'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973. Tale blocco consiste nel divieto, trascritto al Pubblico registro automobilistico, di far circolare il veicolo, a pena del sequestro e di una sanzione da 327,95 a 1.311,98 euro, senza sospendere il pagamento dell'assicurazione e delle tasse di circolazione. Il fermo viene disposto in caso di mancato pagamento di entrate tributarie, decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella, viene iscritto al Pubblico registro automobilistico e solo successivamente comunicato al proprietario. Spesso è disposto anche sui veicoli strumentali, non è possibile sospenderlo e deve essere cancellato dal debitore con una spesa di 62,64 euro, oltre al pagamento delle spese di trasporto e di custodia del veicolo;
tale prassi è, ad avviso degli interpellanti fuorilegge, in quanto l'articolo 86, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 prevede un decreto, non ancora emanato, che stabilisce «le modalità, i termini e le procedure per l'attuazione di quanto previsto». Il fermo amministrativo dei veicoli con funzione cautelare è stato introdotto dall'articolo 5, comma 4, del decreto-legge n. 669 del 1996 e dalle relative norme attuative (decreto ministeriale 7 settembre 1998, n. 503), che imponevano la seguente successione di atti: notifica della cartella esattoriale, notifica dell'avviso di mora dopo il decorso dell'anno dalla notifica della cartella, richiesta di un pignoramento mobiliare negativo o incapiente, verbale di mancato reperimento dell'automezzo, fermo amministrativo, pignoramento entro i successivi sessanta giorni. Una prima modifica a tale normativa è stata disposta con l'articolo 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (rimasto in vigore dal 1o luglio 1999 all'8 giugno 2001), che, sostituendo l'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, ha eliminato il requisito del previo pignoramento mobiliare negativo, ma ha lasciato in vigore il requisito verbale di mancato reperimento del veicolo ed ha imposto, ai fini di una più snella disciplina, un nuovo decreto di attuazione, mai emanato;
recentemente l'articolo 1, lettera q), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193, ha modificato il comma 1 del nuovo articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, eliminando anche il requisito del verbale del mancato reperimento del veicolo, sostituito con «l'inutile decorso di sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento». È stata lasciata, però, la menzione di quel decreto di attuazione, che non è stato ancora emanato e di cui oggi si avverte la necessità, in quanto mancano le norme per impugnare o sospendere il provvedimento di fermo amministrativo nei casi meritevoli di tutela, come: l'avvenuto pagamento, la sproporzione tra il bene vincolato e il debito residuo, la pendenza di sgravi, la sospensione della riscossione disposta dal soggetto creditore o dall'esattoria, l'impignorabilità dei veicoli strumentali, la contravvenzione elevata su un veicolo con targa donata, che sia divenuta definitiva per notifica ex articolo 140 del codice di procedura civile al proprietario dell'auto originale;
è da segnalare che oltre il 50 per cento degli avvisi recapitati sono riferiti a canoni regolarmente pagati e non registrati oppure a segnalazioni non trasmesse per tempo dagli uffici postali. Inoltre, secondo alcuni impiegati dell'Esatri, ogni utente a cui viene recapitato un avviso di pagamento dovrebbe comunque pagare e poi, eventualmente, chiedere un rimborso. Poca trasparenza, quindi, difficoltà burocratiche ed incomprensioni tra i vari soggetti (le Poste, la Rai, l'Esatri) sono alla base di questo ennesimo pasticcio, che ricade su ignari cittadini vessati da questo tipo di sistema;
le associazioni a tutela dei consumatori hanno sottolineato come non sia in alcun modo possibile applicare la procedura del blocco dell'automobile in ragione di un ritardo o di un mancato pagamento del canone di abbonamento televisivo, in quanto si tratta di un fermo generalizzato e sistematico, che non tiene in alcun conto della concreta situazione in cui versa il debitore, cioè se questi si trovi in una situazione fortemente debitoria e se vi sia un reale pericolo di sottrazione. Non è stabilito né in forza di consuetudini, né tanto meno in base a norme vigenti, che lo Stato arrechi un danno tanto considerevole al cittadino per importi irrisori. Tale fenomeno è tanto più grave e significativo se riguarda la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, perché incide direttamente sul corretto rapporto con gli utenti e sulla regolare gestione del canone, dando luogo ad un sentimento diffuso di protesta e, soprattutto, di sfiducia nei riguardi dell'azienda stessa;
la diffida di tale tenore è fuor di ogni dubbio sproporzionata, vessatoria, antistorica, in contrasto con qualsivoglia principio di corretto rapporto tra concessionaria e utente del servizio pubblico;
i comportamenti esposti contribuiscono ad ingenerare un clima di protesta e di sfiducia nei confronti della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, con evidenti e gravi effetti sulla correttezza dei rapporti e sul buon funzionamento del servizio -:
nei limiti specifici delle proprie competenze istituzionali, se abbiano notizie circa l'entità esatta del fenomeno segnalato;
se non si ritenga di dover segnalare alla Rai la necessità di modificare profondamente le procedure di rapporto con gli utenti, con coloro che hanno operato correttamente la disdetta, recedendo da comportamenti persecutori che creano disagi ed angosce a migliaia di cittadini, soprattutto alle fasce più deboli;
quando sarà emanato il decreto attuativo dell'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 e quale forma di tutela a favore dei cittadini verrà prevista di fronte all'utilizzazione sempre più massiccia da parte delle esattorie del fermo amministrativo dei veicoli con funzione cautelare, disposto in caso di mancato pagamento di entrate tributarie.
(2-00843) «Caparini, Cè».
(9 luglio 2003)



MOZIONI SULL'ACCESSO AI FARMACI DA PARTE DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

La Camera,
premesso che:
quindici milioni di persone muoiono ogni anno a causa di malattie infettive ed oltre il 90 per cento dei decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo. L'aids ha ucciso nel 2002 tre milioni di individui, la malaria e la tubercolosi, rispettivamente, un milione e un milione e mezzo;
il costo spesso proibitivo dei farmaci sotto brevetto impedisce ai Paesi in via di sviluppo di potervi accedere, con la conseguenza paradossale che proprio quei Paesi in cui tali farmaci sono assolutamente indispensabili per la cura di malattie estremamente diffuse, come l'aids, non sono in grado di entrarne in possesso;
per la gran parte di quelle malattie, inoltre, la ricerca è bloccata, perché nessuno nei Paesi avanzati investe nello sviluppo di farmaci che non hanno mercato, perché servirebbero soprattutto a Paesi e persone che non possono pagare;
come d'altra parte ha ricordato il Ministro della salute, professore Girolamo Sirchia, l'11 giugno 2003 al Senato della Repubblica, «l'industria farmaceutica, che investe per produrre nuovi farmaci, si occupa soprattutto delle malattie che riguardano il 10 per cento della popolazione del mondo, ossia i Paesi avanzati, mentre non investe nelle malattie infettive che affliggono il restante 90 per cento dell'umanità. Ad esempio, dal 1975 al 1996 sono state trovate dalla ricerca farmaceutica 1.223 nuove entità chimiche, di cui però solo 11 interessano le malattie tropicali che affliggono i Paesi in via di sviluppo, creando gravissimi problemi. Ciò dà la misura del fatto che si curano le malattie del mondo occidentale (colesterolo elevato piuttosto che problemi collegati all'invecchiamento della popolazione), ma non quelle (malaria, tubercolosi e aids) che ancora oggi devastano letteralmente quei Paesi»;
il diritto all'accesso ai farmaci è chiaramente enunciato nella «Dichiarazione di Doha sull'accordo dei Trips e la salute pubblica», firmata nel novembre 2001 da tutti i membri del Wto. In particolare, al paragrafo 6 si riconosce che i Paesi con insufficienti o inesistenti capacità produttive e tecnologiche nel settore farmaceutico debbano potersi avvalere delle norme di salvaguardia della salute pubblica, utilizzando le eccezioni contemplate nei Trips;
nessuno mette in discussione la protezione dell'invenzione e del brevetto. Tuttavia, abbiamo il dovere di riconoscere che siamo di fronte ad un evidente limite di funzionamento delle leggi di mercato e del sistema brevettuale, che sempre meno si dimostrano capaci di giocare un ruolo efficace nello stimolo della ricerca di nuovi farmaci, eccetto che per quelle malattie per le quali c'è un ampio mercato nel mondo sviluppato;
a maggior ragione, l'accordo Trips può e deve essere interpretato in modo da sostenere il diritto dei membri del Wto a proteggere la sanità pubblica e, in particolare, a promuovere l'accesso ai farmaci per tutti, che deve essere garantito con la costruzione di politiche pubbliche sul piano nazionale e sul piano internazionale;
le trattative svoltesi in seno al Wto tra la fine del 2002 e l'inizio del 2003 hanno portato alla redazione di un testo, approvato da tutti i Paesi membri ma non accettato dagli Usa, che consente ai Paesi senza capacità produttive, per una lista di 22 malattie, di importare farmaci generici da altri Paesi che li producono;
si tratta di una lista, secondo gli Usa, troppo ampia. Viceversa, essa viene giudicata insoddisfacente, secondo studi recenti, perché escluderebbe ben 14 patologie che rientrano tra le 20 principali cause di morte nei Paesi in via di sviluppo;
in questi ultimi anni è stato dimostrato che è possibile mettere in campo soluzioni realistiche ed efficaci per consentire, in concreto, l'accesso ai farmaci nei Paesi in via di sviluppo;
favorendo l'utilizzo di farmaci generici, prodotti localmente, il Brasile ha sviluppato una reale politica di lotta contro l'aids, permettendo a tutti i malati di aver accesso agli antiretrovirali. Il programma nazionale brasiliano ha permesso di ridurre della metà la mortalità dovuta all'aids, conseguendo al tempo stesso un risparmio stimato in oltre 400 milioni di dollari sulle spese di ricovero e di cure mediche;
nella regione di Kwazulu Natal, in Sudafrica, l'adozione su larga scala dei derivati dell'artemisina ha consentito una riduzione di oltre l'80 per cento dei casi di decessi causati dalla malaria ed una riduzione altrettanto significativa dei casi di ricovero;
la questione dell'accesso ai farmaci e della tutela della salute nei Paesi in via di sviluppo, come altre questioni legate al processo di liberalizzazione del commercio internazionale (la salvaguardia dell'ambiente, il rispetto e la promozione dei diritti umani, la lotta alla povertà, la tutela del lavoro), toccano direttamente i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini e le grandi scelte strategiche, in materia economica, sociale e internazionale;
su questo terreno, si misura la capacità dei Parlamenti - che sono la sede più alta della sovranità popolare - di riaffermare la loro centralità democratica;
su tali questioni, i Parlamenti non possono e non devono diventare sedi di ratifica di decisioni prese altrove da organismi internazionali, a volte contrassegnati da una scarsa trasparenza e da un deficit democratico;
ben 154 deputati di tutte le forze politiche hanno sottoscritto un appello per l'accesso ai farmaci nei Paesi in via di sviluppo;

impegna il Governo:

a presentare in tempi brevi iniziative concrete per incentivare le industrie italiane ad investire nella ricerca e nella produzione di farmaci che servano a combattere le malattie che producono altissimi tassi di mortalità nei Paesi in via di sviluppo;
ad operare ogni sforzo, nel corso del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea ed in vista dell'apertura della conferenza ministeriale di Cancun, affinché si raggiunga un accordo il più avanzato possibile sul tema dell'accesso ai farmaci nei Paesi in via di sviluppo;
a sostenere in tutte le sedi internazionali a cui l'Italia partecipa l'adozione di misure concrete per:
a) favorire, attraverso lo sviluppo della produzione di generici, gli aiuti alla produzione locale, l'acquisto raggruppato di farmaci e l'attuazione di un reale sistema di prezzi equi, che garantisca in modo durevole un accesso ai farmaci tanto ampio quanto necessario e al prezzo minore disponibile sul mercato;
b) incoraggiare l'utilizzo da parte dei Paesi in via di sviluppo, in modo semplice ed efficace, delle misure di salvaguardia contenute nell'accordo sulla proprietà intellettuale (Trips), per rispettare lo spirito della dichiarazione di Doha, in cui si stabilisce il diritto dei Paesi ad adottare tutte le misure di salvaguardia possibili per difendere la salute dei cittadini;
c) aumentare in modo significativo le risorse finanziarie internazionali messe a disposizione dei Paesi in via di sviluppo per i loro bisogni sanitari, a partire da quelle del fondo globale per la lotta contro l'aids, la tubercolosi e la malaria (Gfatm);
d) sostenere la ripresa ed il rafforzamento della ricerca e dello sviluppo dei farmaci, per combattere le pandemie dimenticate che colpiscono i Paesi in via di sviluppo, e la realizzazione di strumenti efficaci di trasferimento della ricerca, delle competenze e delle tecnologie necessarie per la produzione dei farmaci dai Paesi sviluppati ai Paesi in via di sviluppo.
(1-00234)
«Manzini, Naro, Nesi, Bindi, Sereni, Giovanni Bianchi, Intini, Giordano, Valpiana, Abbondanzieri, Acquarone, Adduce, Amici, Angioni, Annunziata, Bandoli, Banti, Battaglia, Bellini, Benvenuto, Bielli, Bimbi, Boato, Bolognesi, Buffo, Burlando, Calzolaio, Carboni, Chiaromonte, Alberta De Simone, Diliberto, Di Serio D'Antona, Duca, Fluvi, Folena, Kessler, Labate, Lumia, Maran, Raffaella Mariani, Mariotti, Mazzocchi, Montecchi, Nigra, Panattoni, Pennacchi, Pistelli, Pistone, Preda, Ramponi, Rizzo, Ruggeri, Russo Spena, Ruzzante, Sandi, Sanza, Sasso, Schmidt, Trupia, Vernetti, Vigni, Violante, Zanotti, Motta, Lettieri, Mosella, Pisapia, Mazzuca Poggiolini, Squeglia, Cima, Siniscalchi, Quartiani, Magnolfi, Lulli, Agostini, Innocenti, Lucà, Monaco, Giacco, Albertini, Grandi, Diana, Rocchi, Sedioli, Pinotti, Bogi, Colucci, Costa, Gentiloni Silveri, Pittelli, Mussi, Maura Cossutta, Zanella, Lusetti».
(30 giugno 2003)

La Camera,
premesso che:
esistono grandi realtà sanitarie (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo) dove non esiste alcuna garanzia di tutela della salute dei cittadini più deboli a causa di pessime condizioni economiche e sociali generalizzate, dove spesso non esiste neppure un barlume di sistema sanitario pubblico di assistenza ai cittadini (sulla falsariga di quelli europei);
in altre parole, centinaia di milioni di persone sarebbero costretti a provvedere con le proprie scarsissime possibilità economiche alla loro salute. Ma, visto che la maggior parte di loro non possiede neppure la capacità di provvedere al proprio fabbisogno alimentare, è evidente come moltitudini umane non siano nella condizione di potersi curare, poiché i loro Stati di appartenenza non possiedono le risorse economiche, né quelle organizzative, per provvedere a questo compito primario ed essenziale;
se a questa serie di motivi aggiungiamo le disastrose situazioni igieniche di intere città e villaggi, senza fognature, senza sistemi di rifornimento idrico e senza alcuna tutela di difesa ambientale, si capisce bene come le malattie infettive, soprattutto, abbiano avuto la possibilità di svilupparsi e di provocare epidemie e pandemie in continuo aumento;
a ciò deve aggiungersi la mancanza di ogni tipo di educazione sessuale e, quindi, di ogni prevenzione o precauzione a livello di rapporti sessuali fra giovani e meno giovani: questa condizione esistente in molte realtà territoriali dell'Africa e dell'Asia (in altre parole, nei Paesi in via di sviluppo) ha provocato la triste situazione che ha portato alla recrudescenza di malattie infettive altrove risolte. È il caso della tubercolosi (che, dopo anni di relativo controllo sanitario, è tornata ad essere incontrollabile e ad assumere nuovamente il carattere di «epidemia»: un milione e mezzo di morti nel 2002) e della malaria (che, dopo anni di lotta proficua condotta con l'uso del chinino, è tornata ad essere una malattia di larghissima diffusione ed incidenza, a causa soprattutto del peggioramento delle condizioni ambientali: un milione di morti nel 2002);
a queste due micidiali malattie, ormai a carattere epidemico, si è aggiunta la notissima «nuova» malattia definita Hiv o aids (tre milioni di morti nel 2002!);
in gran parte dell'Africa, in particolare negli Stati centro-meridionali, essa ha assunto caratteristiche di coinvolgimento di massa, con il permanere di un violento aumento dei casi di tipo geometrico (caratteristica questa che non si verifica più, né in Europa, né in America). È evidente come questa sia una situazione drammatica per i Paesi in via di sviluppo, ma essa deve interessare anche le nazioni di maggiore sviluppo economico ed industriale del mondo occidentale;
bisogna tenere in conto tre grandi problematiche:
a) l'incapacità dei Paesi in via di sviluppo di provvedere economicamente ed organizzativamente alla prevenzione e alla cura delle loro popolazioni;
b) l'incapacità tecnico-industriale di produrre direttamente i farmaci necessari, a causa del loro sottosviluppo e della loro insufficente (o assente) capacità di ricerca scientifica;
c) università inadeguate alla preparazione di una classe medica sufficientemente preparata;
è ovvio come una tale situazione comporti un aggravamento sempre maggiore della problematica sanitaria, anche e soprattutto perché i Paesi in via di sviluppo sono diventati assolutamente tributari degli Stati occidentali, per quello che riguarda la fornitura dei farmaci e l'assunzione di medici preparati e numericamente sufficienti alle necessità locali;
l'altissimo costo dei farmaci sotto brevetto li rende inaccessibili ai Paesi in via di sviluppo (inoltre, nelle nazioni occidentali la produzione dei farmaci necessari alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo per le malattie infettive citate - malaria e tubercolosi - non è molto redditizia, essendo le due malattie praticamente poco o niente affatto presenti: quindi, sia la produzione di questi farmaci che la relativa ricerca non è affatto stimolata, perché non remunerativa);
diverso è il caso dell'aids, malattia che in Occidente stimola una ricerca molto impegnativa e i cui farmaci innovativi o di più recente produzione sono sotto brevetto e di altissimo costo. È chiaro come i Paesi in via di sviluppo non siano nelle condizioni economiche di acquistarli!;
a questo proposito, è opportuno sottolineare come, in via alternativa, sia possibile rifugiarsi nell'acquisto dei farmaci «generici», cioè di quei farmaci anti-aids di più antica concezione, che gli Stati occidentali non usano più, ma che, comunque, risultano ancora efficaci (è il caso del Brasile, che può produrre farmaci antiretrovirali, cioè per la cura dell'Hiv, e di altri Stati, che sono in condizione di produrre alcuni tipi di farmaci di concezione abbastanza avanzata);
ma bisogna, comunque, tenere in considerazione il fatto che di fronte alle necessità dei Paesi in via di sviluppo di fornirsi (a poco prezzo) di farmaci efficaci e, quindi, della loro pretesa di produrli o di acquistarli da altri Stati non ricchi, ma comunque in condizione di produrli o che spesso tentano o minacciano di clonarli, gli Stati tecnologicamente sviluppati abbiano a loro favore l'accordo dei Trips, cioè un trattato che tutela la ricerca e il brevetto;
è, altresì, vero che al paragrafo 6 della «Dichiarazione di Doha sull'accordo dei Trips e la salute pubblica», firmata nel 2001, è stato affermato che le nazioni con insufficienti capacità tecnologiche e produttive hanno la possibilità di avvalersi delle cosiddette «norme di salvaguardia» della salute pubblica, che consistono in particolari forme di facilitazioni per curare le malattie per le quali siano necessari farmaci innovativi;
tale dichiarazione fu firmata da tutti gli Stati appartenenti al Wto;
in questo contesto, però, è doveroso ricordare come, fra il 2002 e il 2003, i Paesi in via di sviluppo abbiano cercato di formulare una nuova bozza di accordo (che dovrebbero presentare a Cancun nel settembre 2003), in cui si avanza la richiesta di ottenere a bassi costi tutti i farmaci innovativi prodotti dai Paesi sviluppati, ma che tale nuova proposta di accordo non sarebbe sottoscritta dagli Usa;

impegna il Governo:

ad incentivare investimenti, da parte di aziende italiane o comunque operanti in Italia, per la produzione in loco di particolari farmaci, soprattutto «generici», atti alla cura della malaria, della tubercolosi e dell'aids;
ad autorizzare la delegazione italiana che rappresenterà l'Italia a Cancun a favorire le richieste dei Paesi in via di sviluppo, ma sempre nel rispetto dei diritti riconosciuti alle aziende produttrici di farmaci sotto brevetto;
ad aumentare, nei limiti del possibile, i finanziamenti a favore dei Gfatm (Global fund to fight aids, tubercolosis ad malaria);
a sostenere, in Italia, una politica a favore della ricerca scientifica nazionale nel campo farmaceutico: ricerca tesa a favorire, attraverso la scoperta di nuove formule chimiche, la cura di malattie che oggi mietono vittime nei Paesi in via di sviluppo.
(1-00246)
«Giulio Conti, Castellani, Lisi, Gianni Mancuso, Mussolini, Porcu, Taglialatela, Airaghi, Giorgio Conte, Gallo, Garnero Santanchè, Strano, Trantino, Zaccheo».
(21 luglio 2003)

La Camera,
premesso che:
malgrado gli straordinari progressi della medicina e della ricerca e dello sviluppo dei farmaci, la mortalità a causa di malattie infettive è nei Paesi in via di sviluppo tuttora elevatissima ed in crescita;
nel 2002 oltre cinque milioni e mezzo di persone sono state complessivamente uccise nei Paesi meno sviluppati dall'aids, dalla tubercolosi e dalla malaria: proprio in questi Paesi per la cura di tali patologie non c'è una disponibilità adeguata dei farmaci necessari, che, se usati su larga scala, potrebbero ridurre in modo sostanziale la mortalità e le sofferenze;
tale insufficiente disponibilità di farmaci essenziali dipende dalla copertura brevettuale di molti di essi, che ne rendono proibitivi i costi per i Paesi più poveri, e dall'insufficienza dei fondi destinati dai Paesi più ricchi a fronteggiare la grave emergenza sanitaria in atto nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto africani;
la mancanza di farmaci e di strutture sanitarie essenziali in Paesi devastati dall'aids, dalla malaria e dalla tubercolosi pone ai Paesi più avanzati un profondo problema di ordine morale, in quanto in nome delle logiche industriali e commerciali, in particolare dei costi della ricerca, non è possibile lasciare al loro destino milioni di esseri umani, che potrebbero essere facilmente curati ed in molti casi strappati al crudele destino di malattia e di morte;
si impone, quindi, una radicale svolta politica in materia di farmaci, che concili le esigenze di finanziamento della ricerca per i nuovi farmaci con quella di consentire un utilizzo su vasta scala di farmaci generici a basso costo, anche prodotti nei Paesi in via di sviluppo, in modo da poter sviluppare una reale politica di lotta contro le malattie infettive più pericolose e, in particolare, contro l'aids;
il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea rappresenta un'occasione da non perdere per il nostro Paese, al fine di rilanciare l'impegno dell'Unione europea nell'assistenza ai Paesi in via di sviluppo, in particolare in campo sanitario;

impegna il Governo:

a rafforzare le politiche di aiuto ai Paesi in via di sviluppo nel settore sanitario, con particolare riferimento a quei Paesi, in primo luogo quelli dell'Africa subsahariana, devastati dalla pandemia dell'aids, favorendo al massimo l'impegno delle organizzazioni non governative, sensibilizzando le industrie farmaceutiche nazionali, già peraltro impegnate in progetti di rilievo in Paesi in via di sviluppo, e facendo in modo che le stesse imprese, dove è possibile, adottino dei sistemi di sostegno con le aziende locali fino a quando le stesse non siano in grado di essere autonome;
ad impegnarsi a fondo nell'ambito del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea ed in vista della conferenza di Cancun, affinché si definisca una politica il più possibile efficace sul tema cruciale dell'accesso ai farmaci da parte dei Paesi in via di sviluppo e, in particolare, di quelli colpiti da gravi epidemie o pandemie;
a mettere in atto ogni intervento utile per incrementare le risorse finanziarie messe a disposizione dal Global found per combattere l'aids, la tubercolosi e la malaria, come strumento essenziale di solidarietà attiva dei Paesi più ricchi nei confronti della tragica emergenza sanitaria che colpisce molti Paesi in via di sviluppo.
(1-00247)
«Minoli Rota, Palumbo, Massidda, Francesca Martini, Dorina Bianchi, Rivolta, Michelini, Parodi, Di Virgilio, Lucchese, Ercole, Borriello, Burani Procaccini, Caminiti, Cuccu, Santulli, Baldi».
(21 luglio 2003)