INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
ONNIS, GIULIO CONTI, MUSSOLINI, GARNERO SANTANCHÈ, PORCU, TAGLIALATELA, CASTELLANI, ANGELA NAPOLI, LISI, CANNELLA, GIANNI MANCUSO, STRANO, PAOLONE, LA RUSSA e CATANOSO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il 4 luglio 2003 un'altra giovane dottoressa, Roberta Zedda, è stata brutalmente uccisa a coltellate, dopo un tentativo di violenza sessuale, mentre svolgeva il suo turno di guardia medica nel piccolo ambulatorio di Solarussa, in provincia di Oristano, aggiungendosi alla triste lista dei camici bianchi vittime del proprio lavoro;
i precedenti sono purtroppo agghiaccianti e numerosi, come l'omicidio della dottoressa Maria Monteduro nel Salento nel 1999, il tentato omicidio della donna guardia medico in Abruzzo, l'accoltellamento di un giovane medico a Porto Cesareo nel 1988, l' aggressione e la violenza in un ambulatorio in provincia di Cagliari nel 1984;
da anni la Federazione degli ordini dei medici non perde occasione per denunciare le condizioni di assoluta insicurezza in cui lavorano i medici della guardia medica, obbligati per legge a fornire le proprie prestazioni a qualsiasi ora della notte a chiunque si presenti nel presidio medico e, tuttavia, soli ed in balia di ogni squilibrato, malvivente o tossicodipendente in cerca di psicofarmaci;
nel 1985 le unità sanitarie locali si avvalevano di un vigilante in ciascun punto di guardia, sorveglianza abolita nel 1990 come conseguenza dei tagli alla sanità;
i medici operanti nel servizio di guardia della provincia di Catania hanno sollevato lo stato di agitazione per sollecitare interventi volti ad incrementare il livello di sicurezza del servizio, ricordando l'importanza fondamentale che riveste il loro operato nell'attività di tutela della salute del cittadino -:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare affinché siano assicurati vigilanza e controllo per questi medici che nelle ore notturne e festive sono l'unico riferimento per il cittadino e se non ritenga opportuno, vista la precarietà dei presidi ambulatoriali, adottare tempestivamente iniziative idonee affinché gli enti competenti provvedano a presidiare tutte le sedi della guardia medica. (3-02490)
(8 luglio 2003).
GIUSEPPE GIANNI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'eruzione dell'Etna dell'ottobre del 2002, come è noto, ha duramente colpito i comuni che sorgono alle pendici del vulcano, provocando notevoli disagi alla popolazione residente, nonché ingenti danni all'agricoltura e alle attività turistiche e commerciali, con gravi ripercussioni sull'economia locale;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 ottobre 2002 è stato dichiarato lo stato di emergenza in ordine ai gravi fenomeni eruttivi dell'Etna nella provincia di Catania;
una prima risposta alle esigenze delle popolazioni colpite è stata data dal Governo con il decreto legge 4 novembre 2002, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2002, n. 286;
l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2002, n. 3254, è intervenuta successivamente a disciplinare e definire le modalità degli interventi di emergenza, sebbene solo in parte risolva i problemi relativi al ripristino e alla ricostruzione delle strutture danneggiate dall'eruzione del vulcano;
la grave situazione venutasi a determinare a seguito dell'eruzione dell'Etna ha interessato non solo i comuni della provincia di Catania, ma anche quelli delle province di Siracusa, Ragusa, Enna e Messina;
con l'accoglimento dell'ordine del giorno n. 9/3200-bis/182 presentato al disegno di legge finanziaria per il 2003, il Governo si era impegnato ad estendere le provvidenze previste per i comuni della provincia di Catania anche a quelli delle province limitrofe;
con deliberazioni n. 156 e 157 del 30 maggio 2003 la giunta regionale siciliana ha deliberato di estendere la dichiarazione dello stato di calamità per i gravi danni causati dall'eruzione dell'Etna con la conseguente emissione di ceneri vulcaniche anche alle province di Enna (parte), Messina e Siracusa (parte) -:
quali iniziative abbia adottato o intenda adottare per rispettare gli impegni assunti con l'accoglimento dell'ordine del giorno n. 9/3200-bis/182. (3-02491)
(8 luglio 2003).
LOIERO. - Al Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. - Per sapere - premesso che:
nel documento sulla verifica della maggioranza «Agenda di governo - semestre luglio 2003 - dicembre 2003», come diffuso dalla stampa, si afferma che «verrà presentato e votato in Parlamento un disegno di legge di modifica costituzionale, che, nel rispetto dei principi fondamentali di unitarietà dell'ordinamento giuridico della nazione, comprenderà il Senato delle regioni, la Corte costituzionale federale, la devoluzione, il rafforzamento della forma di governo»;
il Ministro interrogato è titolare della delega «alle riforme istituzionali elettorali, con particolare riferimento alla normativa di rango costituzionale» -:
quando intenda presentare questo disegno di legge costituzionale, con quali tempi auspichi che avvenga la sua approvazione da parte del Parlamento e se ritenga il ritorno al sistema elettorale proporzionale compatibile con l'impianto istituzionale prefigurato. (3-02492)
(8 luglio 2003).
VIGNI, BERSANI, ABBONDANZIERI, BANDOLI, CHIANALE, DAMERI, RAFFAELLA MARIANI, PIGLIONICA, SANDRI, VIANELLO, ZUNINO, AGOSTINI, INNOCENTI e RUZZANTE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in molte regioni del Sud anche quest'anno si registra una situazione sempre più difficile per la mancanza di acqua;
la situazione sta diventando critica anche in diverse parti del Centro e del Nord a causa delle ridotte precipitazioni degli ultimi mesi;
nel 2002, in occasione dell'emergenza idrica che colpì la Sicilia ed altre regioni del Sud, il Presidente della Repubblica, onorevole Carlo Azeglio Ciampi, invitò il Governo, in particolare il Ministro interrogato, ad «adottare misure concrete per l'acqua»;
sempre nel 2002, la Camera dei deputati approvò una mozione che impegnava il Governo ad affrontare in modo risoluto il problema, chiedendo di «destinare risorse straordinarie (almeno il 15 per cento delle risorse previste dalla cosiddetta "legge obiettivo") ad interventi per le reti idriche»;
il 12 luglio 2002 il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, annunciò «stanziamenti decisi dal Governo di 2700 miliardi di lire per la Sicilia, 2600 per la Sardegna, 600 per il Molise, 1700 per la Calabria»;
la delibera Cipe del 21 dicembre 2001 aveva previsto 64 interventi per le reti idriche, per un costo di 4,6 miliardi di euro;
ad oggi, tutti questi impegni risultano clamorosamente disattesi: le risorse annunciate dal Presidente del Consiglio dei ministri non sono mai state stanziate; per stessa ammissione del Governo il Cipe ha deliberato il finanziamento solo di 5 interventi (2 in Sicilia, 1 in Puglia e 2 in Basilicata), per un modesto importo di circa 140 milioni di euro, e questi interventi non risultano peraltro, ad oggi, concretamente avviati; né si è provveduto ad approvare il piano degli schemi irrigui e il piano degli interventi idrogeologici prioritari;
anche quest'anno il Governo, dunque, si trova impreparato di fronte ad una situazione di emergenza annunciata, visto che quasi nulla si è fatto per avviare un'efficace azione di ammodernamento e potenziamento delle reti idriche e per riordinare la gestione dei bacini idrici -:
come il Governo giustifichi queste sconcertanti inadempienze rispetto agli impegni necessari per fronteggiare l'emergenza idrica e garantire l'approvvigionamento di acqua ai cittadini ed alle attività produttive. (3-02493)
(8 luglio 2003).
CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
dai dati regionalizzati della copertura dei costi previdenziali risulta che la stessa è assicurata soprattutto nelle regioni del Nord: Veneto 105 per cento; Trentino Alto Adige 101 per cento; Lombardia 98 per cento; mentre risulta drammaticamente scoperta nelle regioni del Sud: Calabria 27 per cento; Sicilia 32 per cento; Campania 40 per cento; Basilicata 40 per cento; Puglia 43 per cento;
la media nazionale di copertura risulta del 75 per cento, con una punta di copertura del Lazio del 110 per cento;
le diversità sembrerebbero derivare, da una parte, dalla minore industrializzazione di queste regioni, ma dall'altra, soprattutto, dalla diversa composizione (per cui, ad esempio, in Sardegna su 100 pensioni erogate 41 sono di invalidità, 30 di reversibilità, 23 di vecchiaia e soltanto 5 di anzianità) e dal dilagante fenomeno del lavoro nero, che non rende ovviamente né tasse sul reddito, né contributi all'Inps -:
se, parallelamente a tutte le riflessioni sulla riforma del sistema pensionistico, per far quadrare i conti Inps non si ritenga in primo luogo di dover affrontare a tutti i livelli il problema del lavoro sommerso e della conseguente evasione contributiva. (3-02494)
(8 luglio 2003).
PAPPATERRA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
è in corso da parte della VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati un'indagine conoscitiva sul sistema di gestione amministrativa degli enti parco nazionali;
nel corso di diverse audizioni e nell'ambito di alcuni sopralluoghi effettuati dalla Commissione presso alcuni parchi nazionali, è emerso che tra gli elementi di difficoltà alcuni sono riconducibili alla mancata definizione degli assetti politico-gestionali;
in particolare, dall'audizione di rappresentanti dell'Associazione italiana direttori aree protette, svolta in data 11 giugno 2003, è emerso che in molti parchi il posto di direttore è vacante e in altri si è provveduto con incarichi a termine o sostituzioni, ad avviso dell'interrogante, di dubbia legittimità;
dal 2 luglio 2002 il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ha provveduto a bandire il concorso per l'iscrizione all'albo degli idonei all'esercizio dell'attività di direttore di parco e i termini per la presentazione delle domande sono abbondantemente scaduti;
con riferimento ai vertici degli enti parco, è altresì scaturito dall'indagine conoscitiva, che ancora quattro sono commissariati e in altri due, pur essendo stati nominati i presidenti, non si è ancora proceduto alla nomina dei consigli direttivi;
a solo titolo di esempio, si cita il Parco nazionale del Pollino, dove il presidente è stato nominato il 9 ottobre 2002 e i componenti della comunità del parco sono stati indicati il 6 novembre 2002 con delibera n. 11/2002;
tali ritardi negli adempimenti da parte del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio risultano assolutamente ingiustificati e rischiano di aumentare i problemi e le inefficienze degli enti di gestione -:
in quali tempi si provvederà alla pubblicazione dell'albo dei direttori di parco, alla nomina dei consigli direttivi nei parchi tuttora sprovvisti e al superamento delle gestioni commissariali negli altri parchi (appennino tosco-emiliano, arcipelago toscano, Circeo e Cilento e Vallo di Diano). (3-02495)
(8 luglio 2003).
DEIANA e VENDOLA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
da alcune settimane in Sardegna cresce l'allarme tra la popolazione a causa delle notizie che indicano l'isola quale sede di deposito di scorie nucleari;
infatti, secondo un documento elaborato dal gruppo di lavoro presieduto dal generale Jean, con lo scopo di individuare il sito del deposito nazionale delle scorie radioattive provenienti dalle centrali nucleari disattivate, la Sardegna, con le sue numerose miniere non più attive, è stata indicata come probabile sito;
il movimento di opposizione a questa ipotesi è in Sardegna ogni giorno più forte e più attivo: ogni giorno si svolgono manifestazioni di protesta e l'isola appare ormai tappezzata di striscioni con la scritta «no alle scorie»;
un decreto del 7 maggio 2001 affidava alla Sogin s.p.a. la disattivazione di tutti gli impianti elettronucleari: il vicepresidente della Sogin s.p.a. è attualmente anche il capo gabinetto del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio;
il giorno 6 luglio 2003, nel corso di una cerimonia di inaugurazione di un'opera pubblica a Olbia, il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, ha dichiarato pubblicamente che le scorie in Sardegna non ci saranno mai;
anche il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, professor Pietro Lunardi, parlando durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi il 3 luglio 2003, ha dichiarato che il deposito di scorie nucleari in Sardegna è un'ipotesi destituita di ogni fondamento e che questa è una rassicurazione data dal Presidente del Consiglio dei ministri durante la firma del protocollo d'intesa per le infrastrutture in Sardegna;
l'individuazione dei siti per lo stoccaggio delle scorie nucleari, al contrario di quanto contenuto nell'ordinanza del 21 marzo 2003 del commissario delegato per la sicurezza dei materiali nucleari, deve avvenire nell'ambito della conferenza Stato-regioni, con la partecipazione di tutte le strutture interessate (Apat, Enea, Iss, Sogin), nonché delle organizzazioni sociali (sindacali, politiche e ambientaliste) -:
quali atti intenda porre in essere con la massima urgenza, sempre nell'ambito della conferenza Stato-regioni, per dare concretezza alle affermazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, per rimuovere le cause di allarme tra la popolazione della Sardegna e per risolvere lo stridente conflitto di interessi riguardante la doppia funzione del vice presidente della Sogin s.p.a. (3-02496)
(8 luglio 2003).
PINTO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
da notizie stampa (si veda L'Unione Sarda di domenica 29 giugno 2003), risulterebbe che, nel corso degli ultimi tre mesi, sono stati depositati in Sardegna circa 70.000 fusti di rifiuti radioattivi;
in particolare, esisterebbe documentazione fotografica in grado di dimostrare che i predetti rifiuti radioattivi sarebbero stati interrati in varie zone dell'isola;
gli episodi denunciati intervengono ad alimentare un clima di forte polemica esistente in Sardegna, anche alla luce della possibile scelta di una località sarda quale sede del deposito unico nazionale dei rifiuti nucleari;
tale clima tende a determinare inquietudini e proteste da parte della popolazione interessata;
la Sardegna è una regione a grande vocazione turistica, tale da non poter sostenere gli effetti di eventuali decisioni di deposito di materiale radioattivo, a pena di una clamorosa perdita di immagine, sia a livello nazionale che internazionale;
appare fondamentale preservare la sicurezza di tutti i cittadini sardi, evitando di porre in essere misure poco trasparenti, che potrebbero minare la fiducia della popolazione -:
se risponda a verità la notizia, riportata in premessa, dell'avvenuto interramento di materiale radioattivo in diversi siti della Sardegna e, in caso affermativo, quali provvedimenti intenda adottare per verificare le relative responsabilità e per porre in atto misure di rimozione dei materiali stessi. (3-02497)
(8 luglio 2003).