TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 329 di Mercoledì 25 giugno 2003

MOZIONE SUI MEDICI SPECIALIZZANDI

La Camera,
premesso che:
il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, recependo la direttiva 93/16/CEE, ha disciplinato la formazione specialistica per i medici, prevedendo espressamente all'articolo 37 che il medico stipuli con l'università, all'atto dell'iscrizione alla scuola universitaria di specializzazione in medicina e chirurgia, uno specifico contratto di formazione lavoro;
il decreto legislativo in questione, disponendo che il periodo di specializzazione venga disciplinato mediante i suddetti contratti, sottoposti sia alla normativa prevista dal decreto, sia a quella generale dei contratti di formazione, ha determinato, de iure, la trasformazione dello status dello specializzando da titolare di borsa di studio a quello di lavoratore subordinato;
a differenza che negli altri Paesi dell'Unione europea, i medici specializzandi italiani, pur essendo medici che, oltre a studiare, lavorano nei reparti ospedalieri, continuano a percepire un'esigua e insufficiente borsa di studio (circa 800 euro al mese), non hanno diritto a ferie, pensione, indennità di maternità e malattie, non possono svolgere altri lavori;
nel nostro Paese i medici specializzandi di tutte le facoltà di medicina sono oltre 25 mila e, nonostante si tratti di professionisti che hanno conseguito una laurea, l'abilitazione professionale ed hanno vinto un concorso per la specializzazione, vengono ancora considerati alla stregua di studenti, sono costretti a pagarsi in proprio un'assicurazione, prestano un servizio lavorativo controllato, che comprende visite in corsia e in ambulatori, turni in camera operatoria e guardie mediche vicino a un tutor;
l'articolo 53 della citata legge 27 dicembre 2002, n. 289, riconosce ai medici che conseguono il titolo di specializzazione, ai fini dei concorsi, «l'identico punteggio attribuito per il lavoro dipendente», riconoscendo implicitamente che di prestazione lavorativa, appunto, si tratta;
rispondendo a numerosi atti di sindacato ispettivo, il Ministro della salute ha ribadito che, per quanto di sua competenza, continuerà a sviluppare e a sostenere tutte le iniziative intraprese per la definizione della problematica legata alla posizione dei medici specializzandi, anche attraverso la riproposizione nel prossimo documento di programmazione economico-finanziaria, di un apposito finanziamento per la stipula dei contratti di formazione lavoro;
la situazione dei medici specializzandi, da anni impegnati in una dura battaglia per il riconoscimento dei propri diritti, ha ormai assunto proporzioni insostenibili:

impegna il Governo:

a prevedere, già con il prossimo documento di programmazione economico-finanziaria e, quindi, con la legge finanziaria per il 2004, d'intensa con la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e regioni, risorse finanziarie adeguate per i medici specializzandi, in attuazione del decreto legislativo n. 368 del 1999 e delle direttive comunitarie in materia, ai fini della trasformazione delle borse di studio in contratti di formazione lavoro.
(1-00229)
«Battaglia, Dorina Bianchi, Bindi, Giulio Conti, Ercole, Massidda, Maura Cossutta, Valpiana, Zanella, Palumbo, Labate, Di Virgilio, Castellani, Lucchese, Minoli Rota, Parodi, Baiamonte, Cuccu, Petrella, Bolognesi, Zanotti, Francesca Martini, Gianni Mancuso, Porcu, Ruzzante, Giacco, Caminiti, Burani Procaccini, Cennamo».
(18 giugno 2003)



MOZIONI SUL COSTO DELLA VITA

La Camera,
premesso che:
il cosiddetto «collegato fiscale», recante la delega al Governo per la riforma fiscale statale, recentemente approvato non prevede «il costo della vita» come criterio per l'adozione di deduzioni dal reddito complessivo;
in occasione della discussione del disegno di legge finanziaria per l'anno 2002, in aula è stato accolto dal Governo, come raccomandazione, l'ordine del giorno n. 9/1984/30, che impegna il Governo, in considerazione del diverso tenore di vita esistente nel Paese, ad utilizzare criteri correlati al costo della vita nell'applicazione delle misure fiscali, al fine di agevolare le fasce meno abbienti ed introdurre il fattore costo della vita nella determinazione dell'indicatore socio-economico per l'accesso ai servizi sociali agevolati;
nel rapporto del Fondo monetario internazionale, elaborato a conclusione della recente missione nel nostro Paese, si evidenzia il fenomeno delle differenziazioni di salari, occupazione e redditi nell'ambito delle regioni interne del Paese, differenziazioni che richiedono l'applicazione di idonee misure per correggerne le distorsioni conseguenti; a tal proposito, il rapporto del Fondo monetario internazionale contiene espressamente l'invito al Governo a concedere «le indennità di carovita», sulla base del diverso costo della vita a livello regionale;

impegna il Governo

ad adottare iniziative normative finalizzate ad introdurre il criterio del «costo della vita» ai fini delle deduzioni da applicare nella tassazione dei redditi dei contribuenti residenti in regioni con un costo della vita più elevato, al fine di sostenere ed equiparare i redditi nelle diverse regioni del Paese.
(1-00093)
(Nuova formulazione) «Sergio Rossi, Cè, Caparini, Pagliarini, Polledri, Rizzi, Martinelli, Guido Giuseppe Rossi, Fontanini, Francesca Martini, Didonè, Bricolo».
(4 luglio 2002)

La Camera,
premesso che:
in occasione della discussione del disegno di legge finanziaria per l'anno 2002, in aula è stato accolto dal Governo, come raccomandazione, l'ordine del giorno n. 9/1984/30, che impegna il Governo, in considerazione del diverso tenore di vita esistente nel Paese, ad utilizzare criteri correlati al costo della vita nell'applicazione delle misure fiscali, al fine di agevolare le fasce meno abbienti ed introdurre il fattore costo della vita nella determinazione dell'indicatore socio-economico per l'accesso ai servizi sociali agevolati;
tale misura è del tutto inadeguata, in quanto, invece di introdurre il costo della vita come criterio da adottare nell'applicazione delle misure fiscali, il Governo dovrebbe impegnarsi per contenere l'aumento del costo della vita stesso;
permane una differente valutazione tra l'Istat e numerose associazioni di consumatori, in merito all'incremento reale del costo della vita;
le predette associazioni hanno chiesto all'Istat una documentazione riguardante il «paniere», che, però, non è mai giunta;
appare inderogabile una modificazione dei criteri di rilevazione sull'incremento dei prezzi che incidono sul costo della vita, dal momento che sono cambiati bisogni e stili di vita della popolazione;
l'Istat ha clamorosamente sbagliato nella valutazione dell'ultimo aumento del costo della vita, senza che nessun provvedimento sia stato preso nei confronti dei dirigenti dell'istituto;
l'inflazione programmata, su cui vengono calcolati gli aumenti retributivi dei prossimi rinnovi contrattuali, risulta essere comunque pari a circa la metà di quella statisticamente rilevata, la quale, per le ragioni suddette, viene messa in dubbio da parte di autorevoli ricerche;
può, quindi, determinarsi una diminuzione reale del potere d'acquisto per milioni di lavoratori, addirittura come conseguenza non voluta dei rinnovi contrattuali;
la liberalizzazione di molti servizi un tempo pubblici ha provocato una lievitazione dei prezzi e dei costi per i cittadini, abbassando ulteriormente la capacità d'acquisto delle famiglie italiane, che, secondo le principali associazioni dei consumatori, hanno perduto 2000 euro nel periodo che va dal 1o gennaio 2002;
il nuovo sistema di «mercato condizionato», reso operativo dal 1996 dal Governo per il monitoraggio dell'andamento dei prezzi basati sul metodo price-cap (che è determinato dal tasso di inflazione programmato, indicato nel documento di programmazione economico-finanziaria e nella relazione previsionale programmatica, al quale si sottrae la percentuale di recupero di produttività che l'autorità competente ritiene possibile ed utile da parte della società e degli enti erogatori dei servizi di pubblica utilità), non ha prodotto gli effetti desiderati. D'altro canto, il «blocco dei prezzi» promesso dal Governo è stato ridotto per portata, quantità ed entità dallo stesso al punto da renderlo inefficace;

impegna il Governo

a garantire con appositi criteri che con l'imminente rinnovo del consiglio dell'Istat si pervenga ad una composizione dell'organismo che rappresenti la pluralità di approcci tecnici e scientifici al tema, in grado così di porre sotto osservazione e di rilevare nel modo migliore l'andamento reale del costo della vita;
a sostenere la necessità di una revisione dei sistemi di rilevazione attraverso l'individuazione di indici del costo della vita differenziati per le diverse fasce sociali, abitudini di consumo e capacità di spesa;
a sostenere la necessità di un rafforzamento dell'indagine sui consumi delle famiglie, per determinare in modo più rispondente al vero il peso all'interno del paniere delle sue componenti;
ad adottare iniziative volte all'istituzione di una commissione nazionale per la gestione dell'indice del costo della vita e del paniere, che sia rappresentativa delle parti sociali e delle associazioni dei consumatori;
a sostenere l'introduzione di un meccanismo automatico, che, almeno, permetta il riallineamento annuale dell'inflazione programmata a quella reale, con conseguente obbligo per i datori di lavoro pubblici e privati di reintegrare le retribuzioni della differenza;
ad attivarsi perché sia garantito il diritto di ogni famiglia di avere prezzi molto più contenuti per «i beni e i servizi di pubblica utilità», assicurando, tramite tale via, alcuni dei diritti negati dalle liberalizzazioni;
a far sì che nell'erogazione dei beni e dei servizi di pubblica utilità vi sia una quota che non risponda alla logica del prezzo di mercato, bensì a quella di un prezzo formato dal puro costo del bene o del servizio, fermo restando che per «prezzo di costo» va inteso il prezzo comunemente definito «di mercato», con l'esclusione della quota finanziaria riconducibile all'investimento necessario per la costruzione delle reti ed ai suoi ammortamenti, della quota fiscale diretta o accessoria attribuibile all'esercizio del servizio, nonché della quota riconducibile al profitto delle imprese;
ad attivarsi affinché la quantità del servizio da sottoporre a prezzi di costo sia rapportata alla sua natura di necessità e calcolata proporzionalmente al numero dei soggetti che costituiscono un nucleo familiare, escludendo quei nuclei familiari che hanno un reddito superiore agli 80 milioni di vecchie lire annue;
a far sì che siano definiti come beni e i servizi di pubblica utilità per il consumo familiare in primo luogo i seguenti: energia elettrica, gas per riscaldamento e alimentazione, acqua e depurazione della stessa, comunicazioni telefoniche fisse, raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, trasporti.
(1-00174)
«Alfonso Gianni, Giordano, Mascia, Russo Spena, Deiana, Titti De Simone, Mantovani, Valpiana, Vendola, Pisapia».
(24 marzo 2003)



INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

VALPIANA e MASCIA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nel 1991 sono stati istituiti all'interno degli istituti penitenziari i presidi per le tossicodipendenze, finanziati con un capitolo a parte e dotati di strutture e personale proprio;
con l'emanazione della legge n. 230 del 1999, dal 1o gennaio 2000 il personale medico e infermieristico è passato alle dipendenze funzionali dei Sert;
il capitolo di spesa relativo è stato finanziato fino al 30 giugno 2003, mentre dal 1o luglio 2003 le risorse economiche sono trasferite al servizio sanitario nazionale, che dovrebbe, quindi, occuparsi anche del pagamento del personale operante all'interno degli istituti penitenziari;
questi professionisti lavorano in base a monti ore giornalieri assegnati dai provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria, con paga oraria di 15,99 euro lordi;
ad oggi, nulla ancora si sa delle modalità di passaggio al servizio sanitario nazionale e dal 1o luglio 2003 si potrebbero verificare gravi ripercussioni, sia assistenziali che occupazionali -:
se risponda al vero l'allarmismo sollevato dai sindacati degli infermieri penitenziari e come intenda procedere di fronte a questa emergenza, per continuare a garantire ai detenuti il servizio sanitario cui hanno diritto e al personale infermieristico modalità di lavoro stabili, definite, economicamente dignitose e con la formazione necessaria per il delicato compito che svolgono.
(3-02408)
(24 giugno 2003)

EMERENZIO BARBIERI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
nel piano infraregionale elaborato dalla provincia di Modena nell'ottobre 1989 venivano indicati nella fascia pedemontana dieci siti potenzialmente idonei alla realizzazione di discariche;
nel 1992 venivano identificati con priorità quattro siti, tra cui una discarica controllata di prima categoria da situare in una ex cava, in località «la Quercia di Pigneto di Prignano», piccolo comune di circa 3.500 abitanti;
l'area prescelta è quasi priva di viabilità, si trova a ridosso del fiume Secchia e vicino ad un importante sito archeologico risalente alla civiltà villanoviana; inoltre, fin dai primi anni '80 la medesima area è sottoposta a vincoli ambientali, boschivi, idrogeologici e a rischio di frane;
a seguito della violazione dei vincoli predetti, il sindaco di Prignano vietò alla società Sat, incaricata della progettazione, l'accesso alla cava;
l'ordinanza del sindaco Bonilauri fu impugnata dalla regione Emilia Romagna, che lo denunciò per abuso d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico, ottenendo il rinvio a giudizio;
secondo notizie apparse sulla stampa, il predetto sindaco sarebbe stato recentemente condannato a dieci mesi di reclusione e ad una provvisionale di 15 mila euro;
nell'ex cava sarebbero stati rinvenuti, tra l'altro, i resti dei corpi di partigiani bianchi della zona, uccisi dalla polizia partigiana di estrazione laica verso la fine del secondo conflitto mondiale -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti e quali siano le sue valutazioni rispetto ad una vicenda che ha scosso la popolazione interessata rispetto alle procedure adottate e ai rischi conseguenti alla realizzazione di una discarica su un'area che deve assorbire i rifiuti di un comprensorio comprendente ottantamila persone.
(3-02409)
(24 giugno 2003)

LEONI, MINNITI, RUZZANTE, INNOCENTI, MONTECCHI, AMICI, BIELLI, CALDAROLA, MARONE, POLLASTRINI, SABATTINI, SODA, LUCIDI, ANGIONI, CHITI, LUMIA, LUONGO, PINOTTI, PISA e ROTUNDO. - Al Ministro dell'interno - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa riportate sui principali quotidiani italiani e dalla denuncia di tutti i sindacati di polizia si apprende che:
a) il Governo, con recenti provvedimenti (decreto cosiddetto «tagliaspese» e legge finanziaria per il 2003), ha pesantemente ridotto gli stanziamenti per le forze dell'ordine;
b) tutto ciò sta provocando in gran parte del territorio nazionale problemi enormi per la riparazione e la manutenzione delle autovetture, nonché per l'efficienza della strumentazione operativa (computer, fotocopiatrici, noleggio di charter per il rimpatrio di clandestini ed altro);
c) sono messe così a serio rischio le condizioni di vita e di lavoro degli appartenenti alle forze dell'ordine e, di conseguenza, la sicurezza di tutti i cittadini italiani;
d) questa situazione è inaccettabile perché indebolisce la lotta dello Stato contro la criminalità, nonostante l'abnegazione e il sacrificio quotidiano degli operatori delle forze dell'ordine e nonostante le promesse dell'attuale Governo in materia di sicurezza dei cittadini -:
se il Governo, e segnatamente il Ministro interrogato, si stiano attivando per individuare soluzioni rapide ai problemi denunciati con stanziamenti adeguati, che possano permettere alla polizia di Stato di operare in piena efficienza e sicurezza nell'impegno contro la criminalità, e quali impegni immediati intenda assumere il Governo per rendere ancora più efficace il controllo del territorio e le politiche di contrasto alla criminalità.
(3-02410)
(24 giugno 2003)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LA STARZA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA.- Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Libero riferisce che da anni vivono indisturbati in Italia numerosi terroristi algerini collegati ad Al Qaida, posti a capo della cupola organizzativa del Gruppo islamico armato (Gia) e del Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento (Gspc), e condannati nel loro Paese per essersi macchiati di efferati crimini;
tra i tanti, Deramchi Othnman, uno dei più temibili capi e membro esecutivo del Fronte di salvezza islamico (Fis), organizzazione dichiarata fuorilegge dalla corte d'appello di Algeri nel marzo 1992, ha ottenuto nel marzo del 2001 durante il Governo di centrosinistra lo status di rifugiato politico nel nostro Paese;
Lounici Djamel, leader del fondamentalismo, ritenuto l'ispiratore della linea oltranzista all'interno delle moschee che le rese, anche in Italia, negli anni '90, focolai di rivolta armata, risiede da diversi anni a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano;
l'Italia è uno dei Paesi, insieme a Svizzera e Germania, accusato dalle autorità algerine di ospitare superterroristi e lo stesso ambasciatore italiano ad Algeri ha affermato che «... ci rinfacciano continuamente che in Italia li facciamo vivere come signorini» -:
se sia a conoscenza di quanto riferito, se non ritenga opportuno intervenire al riguardo, verificando le modalità con le quali sono stati attribuiti gli status di rifugiati politici e se tutt'ora sussistano le condizioni perché venga mantenuto tale status, e comunque, anche in considerazione delle recrudescenze terroristiche degli ultimi anni e a tutela della popolazione italiana, se non ritenga opportuno che siano effettuati dei controlli tali da garantire che i terroristi collegati ad Al Qaida non proseguano in qualche forma la loro attività eversiva.
(3-02411)
(24 giugno 2003)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il comma 3 dell'articolo 5-bis del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito, con modificazioni, nella legge 21 febbraio 2003, n. 27, prevede che le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione dei condoni fiscali siano destinate prioritariamente agli interventi per la ricostruzione del territori colpiti dalle calamità naturali nel corso dell'anno 2002;
l'articolo 5-sexies del medesimo decreto-legge utilizza una parte delle maggiori entrate dell'articolo 5-bis per la proroga della detassazione dei redditi, di cui alla cosiddetta «legge Tremonti-bis», in riferimento agli investimenti realizzati nei medesimi territori entro il 31 luglio 2003;
in sede di esame in assemblea presso la Camera dei deputati del decreto-legge n. 282 del 2002, il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/3524/43, assumendo l'impegno di interpretare il citato comma 3 dell'articolo 5-bis nel senso che le risorse da destinare proritariamente alla ricostruzione dei territori calamitati sono quelle che si verificheranno oltre le previsioni di entrate imputate al citato articolo 5-bis;
da notizie apparse sui maggiori quotidiani economici sembrerebbe che sia stato conseguito un maggior gettito rispetto alle previsioni dell'articolo 5-bis del decreto-legge n. 282 del 2002 -:
se il Ministro interrogato intenda tempestivamente ottemperare agli impegni assunti ed assegnare immediatamente le maggiori entrate conseguite alla ricostruzione dei territori colpiti da calamità naturali nel corso dell'anno 2002.
(3-02412)
(24 giugno 2003)

BORRIELLO e ANTONIO LEONE. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
il documento programmatico, elaborato dalla regione Campania, denominato «Il governo del rischio vulcanico nel piano regionale territoriale» e presentato ai sindaci dei comuni vesuviani il 6 febbraio 2003 prevedeva, tra l'altro, interventi riferiti ai diciotto comuni della cosiddetta «zona rossa vesuviana», finalizzati prevalentemente a ridurre la popolazione nelle aree a rischio, con programmi strutturati su cadenze di 5, 25 e 50 anni;
improvvisamente si è assistito ad una brusca accelerazione su tale delicata materia dell'attivismo della regione Campania, che ha annunciato un provvedimento regionale, che prevede il pagamento di buoni-casa di 25.000 euro alle famiglie non proprietarie di un alloggio, che attualmente risiedono nella «zona rossa» e vogliono acquistarne uno al di fuori della medesima, il che rappresenta un'ulteriore drammatizzazione del problema della congestione edilizia nella zona vesuviana e, come era facilmente prevedibile, ha suscitato tensioni e inquietudine tra le popolazioni interessate, relative sia all'effettivo stato della sicurezza pubblica, sia alle reali prospettive future di vita civile e di sviluppo economico e dell'occupazione nell'area;
il predetto provvedimento regionale, peraltro discriminatorio in quanto non riguarda i cittadini che sono proprietari della casa in cui abitano, provoca danni gravissimi all'economia dei comuni vesuviani, già in crisi e caratterizzata da una forte disoccupazione, con ripercussioni gravi sull'occupazione, in quanto si annullerebbe qualsiasi concreta prospettiva di sviluppo; pesanti sono, inoltre, gli effetti negativi sul valore degli immobili e di tutte le numerosissime attività economiche presenti nella zona -:
se ci siano fatti nuovi a conoscenza del Governo che giustifichino l'allarmismo della giunta regionale su un prossimo rischio vulcanico e, quindi, questa accelerazione improvvisa delle misure dirette a decongestionare l'area vesuviana, se sia in atto un piano di coordinamento con il Governo nazionale per un programma di lunga scadenza che comporti straordinari, nonché eccezionali impegni finanziari e se esista una strategia per attenuare o eliminare i contrasti, che, ad avviso degli interroganti, emergono tra gli indirizzi di politica industriale, che tengono conto anche del rischio vulcanico per l'area di San Giuseppe Vesuviano, comuni limitrofi, Torre del Greco, Trecase ed altri, i vari piani per insediamenti produttivi e i progetti integrati territoriali e le misure pro-Campania che interesserebbero la zona dei diciotto comuni.
(3-02413)
(24 giugno 2003)

ENZO BIANCO, BURTONE, CARDINALE, MOLINARI, LETTIERI, ANNUNZIATA, MEDURI e SQUEGLIA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
settanta imprese operanti nella sola provincia di Catania, sostenute da Apindustrie e dall'Associazione industriali, hanno presentato ricorso al tribunale amministrativo regionale per l'annullamento del decreto ministeriale 8 aprile 2003, che disciplina le modalità attuative della legge finanziaria per il 2003 in materia di credito d'imposta;
esse rischiano gravi difficoltà finanziarie, molte addirittura la chiusura, se non verrà modificato l'ingiustificato, incomprensibile, illegittimo trattamento riservato dal ministero dell'economia e delle finanze a quegli imprenditori che avevano investito, creando nuove unità produttive e nuovi posti di lavoro, sulla base del credito di imposta introdotto nell'ordinamento dalla legge finanziaria per il 2001, voluto dal Governo Amato e fortemente apprezzato dall'imprenditoria;
nella stessa situazione si trovano centinaia di imprese operanti in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna e Molise: tutte quelle che avevano effettuato gli investimenti prima dell'8 luglio 2002. Anziché usufruire del credito di imposta anche in un solo anno, come previsto al momento dell'investimento, potranno farlo in un periodo di quindici anni: cioè, vedono azzerato il beneficio che il legislatore aveva riconosciuto loro -:
cosa intenda fare il Governo per ripristinare il principio della non retroattività delle norme tributarie, per rispettare il principio di parità di trattamento tra chi aveva effettuato già investimenti prima del luglio 2002 e chi lo ha fatto dopo tale data e per evitare la grave crisi finanziaria di centinaia di imprese del Sud, «colpevoli» solo di avere creduto allo Stato e alle leggi vigenti.
(3-02414)
(24 giugno 2003)

RIZZO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
è notizia dei giorni scorsi che negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna cresce la polemica per il mancato ritrovamento in Iraq di quell'arsenale di armi di distruzione di massa che ha costituito il casus belli, lungamente dibattuto anche in sede Onu, e la cui presunta esistenza aveva legittimato la coalizione anglo-americana ad invadere l'Iraq;
è venuta alla luce la colossale operazione di disinformazione che ha permesso a Bush di ingannare la comunità internazionale e convincere l'opinione pubblica mondiale a schierarsi a favore di un conflitto contro l'Iraq;
a quindici settimane dalla fine dei combattimenti, dall'amministrazione di Washington cominciano a trapelare le prime indiscrezioni su possibili pressioni da parte della Casa Bianca sui servizi segreti, affinché alterassero i propri dossier per favorire la guerra;
il Parlamento americano e quello britannico hanno deciso di insediare apposite commissioni parlamentari per accertare la credibilità delle informazioni fornite dalla Cia e dalla Defense intelligence agency e se le stesse non siano state errate o, peggio, manipolate;
in una sorprendente intervista al Guardian di Londra dell'11 giugno 2003, il capo dell'agenzia Onu per le ispezioni sulle armi chimiche, biologiche e balistiche (Unmovic), Hans Blix, racconta la crisi irachena ed i suoi tre anni di gestione dell'agenzia e, a tre settimane dalla scadenza del suo incarico alla testa di Unmovic, non va per il sottile e denuncia che il Pentagono ha sempre tentato di orchestrare una campagna di calunnie, mentre l'amministrazione Bush nel suo complesso ha esercitato, a più riprese, pressioni sugli ispettori, perché modificassero il linguaggio e il contenuto dei loro rapporti;
secondo quanto riportato il 12 giugno 2003 dal quotidiano americano Washington Post, la Cia sapeva che le notizie riguardanti un presunto programma di sviluppo nucleare dell'Iraq, in particolare un tentativo di procurarsi dell'uranio in Niger, erano false e l'articolo, a firma Walter Pincus, riporta testualmente: «Successivamente fu chiarito che le fonti di informazione su cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avevano basato i loro rapporti provenivano da documenti manipolati dei servizi italiani»;
dalle allusioni di autorevoli esponenti dell'amministrazione americana, come Rumsfeld e Wolfowitz, costretti ad ammettere l'ipotesi che gli iracheni abbiano distrutto le armi di distruzione di massa in loro possesso prima del conflitto, si evince, ad avviso degli interroganti, che la minaccia costituita dal presunto arsenale di armi chimiche e batteriologiche di Saddam Hussein, deliberatamente esagerata dal presidente Bush, onde far guadagnare consensi all'intervento militare, in realtà rappresentava soltanto la giustificazione «burocratica» di un oramai imminente conflitto, che aveva altri obiettivi strategici;
il 19 giugno 2003 il Governo, intervenuto nell'aula di Montecitorio per rispondere ad un'interpellanza presentata dall'onorevole Pietro Folena sui reali motivi all'origine del conflitto militare in Iraq, non ha chiarito in maniera soddisfacente sulla base di quali prove od elementi attendibili in suo possesso ha trascinato anche il nostro Paese nelle operazioni militari -:
se non intenda fornire tutti gli elementi a disposizione del Governo idonei a far piena luce su questa gigantesca menzogna e sui veri obiettivi di questo conflitto mondiale, anche al fine di riconoscere a quei cittadini che si sono opposti a questa guerra imperialista, manifestando il loro dissenso nelle piazze, che le loro ragioni erano fondate e che, dietro le ragioni sbandierate in mesi di martellante campagna mediatica, si celavano, nella realtà, soltanto interessi di carattere economico.(3-02415)
(24 giugno 2003)