INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
VALPIANA e MASCIA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nel 1991 sono stati istituiti all'interno degli istituti penitenziari i presidi per le tossicodipendenze, finanziati con un capitolo a parte e dotati di strutture e personale proprio;
con l'emanazione della legge n. 230 del 1999, dal 1o gennaio 2000 il personale medico e infermieristico è passato alle dipendenze funzionali dei Sert;
il capitolo di spesa relativo è stato finanziato fino al 30 giugno 2003, mentre dal 1o luglio 2003 le risorse economiche sono trasferite al servizio sanitario nazionale, che dovrebbe, quindi, occuparsi anche del pagamento del personale operante all'interno degli istituti penitenziari;
questi professionisti lavorano in base a monti ore giornalieri assegnati dai provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria, con paga oraria di 15,99 euro lordi;
ad oggi, nulla ancora si sa delle modalità di passaggio al servizio sanitario nazionale e dal 1o luglio 2003 si potrebbero verificare gravi ripercussioni, sia assistenziali che occupazionali -:
se risponda al vero l'allarmismo sollevato dai sindacati degli infermieri penitenziari e come intenda procedere di fronte a questa emergenza, per continuare a garantire ai detenuti il servizio sanitario cui hanno diritto e al personale infermieristico modalità di lavoro stabili, definite, economicamente dignitose e con la formazione necessaria per il delicato compito che svolgono.
(3-02408)
(24 giugno 2003)
EMERENZIO BARBIERI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
nel piano infraregionale elaborato dalla provincia di Modena nell'ottobre 1989 venivano indicati nella fascia pedemontana dieci siti potenzialmente idonei alla realizzazione di discariche;
nel 1992 venivano identificati con priorità quattro siti, tra cui una discarica controllata di prima categoria da situare in una ex cava, in località «la Quercia di Pigneto di Prignano», piccolo comune di circa 3.500 abitanti;
l'area prescelta è quasi priva di viabilità, si trova a ridosso del fiume Secchia e vicino ad un importante sito archeologico risalente alla civiltà villanoviana; inoltre, fin dai primi anni '80 la medesima area è sottoposta a vincoli ambientali, boschivi, idrogeologici e a rischio di frane;
a seguito della violazione dei vincoli predetti, il sindaco di Prignano vietò alla società Sat, incaricata della progettazione, l'accesso alla cava;
l'ordinanza del sindaco Bonilauri fu impugnata dalla regione Emilia Romagna, che lo denunciò per abuso d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico, ottenendo il rinvio a giudizio;
secondo notizie apparse sulla stampa, il predetto sindaco sarebbe stato recentemente condannato a dieci mesi di reclusione e ad una provvisionale di 15 mila euro;
nell'ex cava sarebbero stati rinvenuti, tra l'altro, i resti dei corpi di partigiani bianchi della zona, uccisi dalla polizia partigiana di estrazione laica verso la fine del secondo conflitto mondiale -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti e quali siano le sue valutazioni rispetto ad una vicenda che ha scosso la popolazione interessata rispetto alle procedure adottate e ai rischi conseguenti alla realizzazione di una discarica su un'area che deve assorbire i rifiuti di un comprensorio comprendente ottantamila persone.
(3-02409)
(24 giugno 2003)
LEONI, MINNITI, RUZZANTE, INNOCENTI, MONTECCHI, AMICI, BIELLI, CALDAROLA, MARONE, POLLASTRINI, SABATTINI, SODA, LUCIDI, ANGIONI, CHITI, LUMIA, LUONGO, PINOTTI, PISA e ROTUNDO. - Al Ministro dell'interno - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa riportate sui principali quotidiani italiani e dalla denuncia di tutti i sindacati di polizia si apprende che:
a) il Governo, con recenti provvedimenti (decreto cosiddetto «tagliaspese» e legge finanziaria per il 2003), ha pesantemente ridotto gli stanziamenti per le forze dell'ordine;
b) tutto ciò sta provocando in gran parte del territorio nazionale problemi enormi per la riparazione e la manutenzione delle autovetture, nonché per l'efficienza della strumentazione operativa (computer, fotocopiatrici, noleggio di charter per il rimpatrio di clandestini ed altro);
c) sono messe così a serio rischio le condizioni di vita e di lavoro degli appartenenti alle forze dell'ordine e, di conseguenza, la sicurezza di tutti i cittadini italiani;
d) questa situazione è inaccettabile perché indebolisce la lotta dello Stato contro la criminalità, nonostante l'abnegazione e il sacrificio quotidiano degli operatori delle forze dell'ordine e nonostante le promesse dell'attuale Governo in materia di sicurezza dei cittadini -:
se il Governo, e segnatamente il Ministro interrogato, si stiano attivando per individuare soluzioni rapide ai problemi denunciati con stanziamenti adeguati, che possano permettere alla polizia di Stato di operare in piena efficienza e sicurezza nell'impegno contro la criminalità, e quali impegni immediati intenda assumere il Governo per rendere ancora più efficace il controllo del territorio e le politiche di contrasto alla criminalità.
(3-02410)
(24 giugno 2003)
LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LA STARZA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA.- Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Libero riferisce che da anni vivono indisturbati in Italia numerosi terroristi algerini collegati ad Al Qaida, posti a capo della cupola organizzativa del Gruppo islamico armato (Gia) e del Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento (Gspc), e condannati nel loro Paese per essersi macchiati di efferati crimini;
tra i tanti, Deramchi Othnman, uno dei più temibili capi e membro esecutivo del Fronte di salvezza islamico (Fis), organizzazione dichiarata fuorilegge dalla corte d'appello di Algeri nel marzo 1992, ha ottenuto nel marzo del 2001 durante il Governo di centrosinistra lo status di rifugiato politico nel nostro Paese;
Lounici Djamel, leader del fondamentalismo, ritenuto l'ispiratore della linea oltranzista all'interno delle moschee che le rese, anche in Italia, negli anni '90, focolai di rivolta armata, risiede da diversi anni a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano;
l'Italia è uno dei Paesi, insieme a Svizzera e Germania, accusato dalle autorità algerine di ospitare superterroristi e lo stesso ambasciatore italiano ad Algeri ha affermato che «... ci rinfacciano continuamente che in Italia li facciamo vivere come signorini» -:
se sia a conoscenza di quanto riferito, se non ritenga opportuno intervenire al riguardo, verificando le modalità con le quali sono stati attribuiti gli status di rifugiati politici e se tutt'ora sussistano le condizioni perché venga mantenuto tale status, e comunque, anche in considerazione delle recrudescenze terroristiche degli ultimi anni e a tutela della popolazione italiana, se non ritenga opportuno che siano effettuati dei controlli tali da garantire che i terroristi collegati ad Al Qaida non proseguano in qualche forma la loro attività eversiva.
(3-02411)
(24 giugno 2003)
CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il comma 3 dell'articolo 5-bis del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito, con modificazioni, nella legge 21 febbraio 2003, n. 27, prevede che le maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione dei condoni fiscali siano destinate prioritariamente agli interventi per la ricostruzione del territori colpiti dalle calamità naturali nel corso dell'anno 2002;
l'articolo 5-sexies del medesimo decreto-legge utilizza una parte delle maggiori entrate dell'articolo 5-bis per la proroga della detassazione dei redditi, di cui alla cosiddetta «legge Tremonti-bis», in riferimento agli investimenti realizzati nei medesimi territori entro il 31 luglio 2003;
in sede di esame in assemblea presso la Camera dei deputati del decreto-legge n. 282 del 2002, il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/3524/43, assumendo l'impegno di interpretare il citato comma 3 dell'articolo 5-bis nel senso che le risorse da destinare proritariamente alla ricostruzione dei territori calamitati sono quelle che si verificheranno oltre le previsioni di entrate imputate al citato articolo 5-bis;
da notizie apparse sui maggiori quotidiani economici sembrerebbe che sia stato conseguito un maggior gettito rispetto alle previsioni dell'articolo 5-bis del decreto-legge n. 282 del 2002 -:
se il Ministro interrogato intenda tempestivamente ottemperare agli impegni assunti ed assegnare immediatamente le maggiori entrate conseguite alla ricostruzione dei territori colpiti da calamità naturali nel corso dell'anno 2002.
(3-02412)
(24 giugno 2003)
BORRIELLO e ANTONIO LEONE. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
il documento programmatico, elaborato dalla regione Campania, denominato «Il governo del rischio vulcanico nel piano regionale territoriale» e presentato ai sindaci dei comuni vesuviani il 6 febbraio 2003 prevedeva, tra l'altro, interventi riferiti ai diciotto comuni della cosiddetta «zona rossa vesuviana», finalizzati prevalentemente a ridurre la popolazione nelle aree a rischio, con programmi strutturati su cadenze di 5, 25 e 50 anni;
improvvisamente si è assistito ad una brusca accelerazione su tale delicata materia dell'attivismo della regione Campania, che ha annunciato un provvedimento regionale, che prevede il pagamento di buoni-casa di 25.000 euro alle famiglie non proprietarie di un alloggio, che attualmente risiedono nella «zona rossa» e vogliono acquistarne uno al di fuori della medesima, il che rappresenta un'ulteriore drammatizzazione del problema della congestione edilizia nella zona vesuviana e, come era facilmente prevedibile, ha suscitato tensioni e inquietudine tra le popolazioni interessate, relative sia all'effettivo stato della sicurezza pubblica, sia alle reali prospettive future di vita civile e di sviluppo economico e dell'occupazione nell'area;
il predetto provvedimento regionale, peraltro discriminatorio in quanto non riguarda i cittadini che sono proprietari della casa in cui abitano, provoca danni gravissimi all'economia dei comuni vesuviani, già in crisi e caratterizzata da una forte disoccupazione, con ripercussioni gravi sull'occupazione, in quanto si annullerebbe qualsiasi concreta prospettiva di sviluppo; pesanti sono, inoltre, gli effetti negativi sul valore degli immobili e di tutte le numerosissime attività economiche presenti nella zona -:
se ci siano fatti nuovi a conoscenza del Governo che giustifichino l'allarmismo della giunta regionale su un prossimo rischio vulcanico e, quindi, questa accelerazione improvvisa delle misure dirette a decongestionare l'area vesuviana, se sia in atto un piano di coordinamento con il Governo nazionale per un programma di lunga scadenza che comporti straordinari, nonché eccezionali impegni finanziari e se esista una strategia per attenuare o eliminare i contrasti, che, ad avviso degli interroganti, emergono tra gli indirizzi di politica industriale, che tengono conto anche del rischio vulcanico per l'area di San Giuseppe Vesuviano, comuni limitrofi, Torre del Greco, Trecase ed altri, i vari piani per insediamenti produttivi e i progetti integrati territoriali e le misure pro-Campania che interesserebbero la zona dei diciotto comuni.
(3-02413)
(24 giugno 2003)
ENZO BIANCO, BURTONE, CARDINALE, MOLINARI, LETTIERI, ANNUNZIATA, MEDURI e SQUEGLIA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
settanta imprese operanti nella sola provincia di Catania, sostenute da Apindustrie e dall'Associazione industriali, hanno presentato ricorso al tribunale amministrativo regionale per l'annullamento del decreto ministeriale 8 aprile 2003, che disciplina le modalità attuative della legge finanziaria per il 2003 in materia di credito d'imposta;
esse rischiano gravi difficoltà finanziarie, molte addirittura la chiusura, se non verrà modificato l'ingiustificato, incomprensibile, illegittimo trattamento riservato dal ministero dell'economia e delle finanze a quegli imprenditori che avevano investito, creando nuove unità produttive e nuovi posti di lavoro, sulla base del credito di imposta introdotto nell'ordinamento dalla legge finanziaria per il 2001, voluto dal Governo Amato e fortemente apprezzato dall'imprenditoria;
nella stessa situazione si trovano centinaia di imprese operanti in Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Sardegna e Molise: tutte quelle che avevano effettuato gli investimenti prima dell'8 luglio 2002. Anziché usufruire del credito di imposta anche in un solo anno, come previsto al momento dell'investimento, potranno farlo in un periodo di quindici anni: cioè, vedono azzerato il beneficio che il legislatore aveva riconosciuto loro -:
cosa intenda fare il Governo per ripristinare il principio della non retroattività delle norme tributarie, per rispettare il principio di parità di trattamento tra chi aveva effettuato già investimenti prima del luglio 2002 e chi lo ha fatto dopo tale data e per evitare la grave crisi finanziaria di centinaia di imprese del Sud, «colpevoli» solo di avere creduto allo Stato e alle leggi vigenti.
(3-02414)
(24 giugno 2003)
RIZZO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
è notizia dei giorni scorsi che negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna cresce la polemica per il mancato ritrovamento in Iraq di quell'arsenale di armi di distruzione di massa che ha costituito il casus belli, lungamente dibattuto anche in sede Onu, e la cui presunta esistenza aveva legittimato la coalizione anglo-americana ad invadere l'Iraq;
è venuta alla luce la colossale operazione di disinformazione che ha permesso a Bush di ingannare la comunità internazionale e convincere l'opinione pubblica mondiale a schierarsi a favore di un conflitto contro l'Iraq;
a quindici settimane dalla fine dei combattimenti, dall'amministrazione di Washington cominciano a trapelare le prime indiscrezioni su possibili pressioni da parte della Casa Bianca sui servizi segreti, affinché alterassero i propri dossier per favorire la guerra;
il Parlamento americano e quello britannico hanno deciso di insediare apposite commissioni parlamentari per accertare la credibilità delle informazioni fornite dalla Cia e dalla Defense intelligence agency e se le stesse non siano state errate o, peggio, manipolate;
in una sorprendente intervista al Guardian di Londra dell'11 giugno 2003, il capo dell'agenzia Onu per le ispezioni sulle armi chimiche, biologiche e balistiche (Unmovic), Hans Blix, racconta la crisi irachena ed i suoi tre anni di gestione dell'agenzia e, a tre settimane dalla scadenza del suo incarico alla testa di Unmovic, non va per il sottile e denuncia che il Pentagono ha sempre tentato di orchestrare una campagna di calunnie, mentre l'amministrazione Bush nel suo complesso ha esercitato, a più riprese, pressioni sugli ispettori, perché modificassero il linguaggio e il contenuto dei loro rapporti;
secondo quanto riportato il 12 giugno 2003 dal quotidiano americano Washington Post, la Cia sapeva che le notizie riguardanti un presunto programma di sviluppo nucleare dell'Iraq, in particolare un tentativo di procurarsi dell'uranio in Niger, erano false e l'articolo, a firma Walter Pincus, riporta testualmente: «Successivamente fu chiarito che le fonti di informazione su cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avevano basato i loro rapporti provenivano da documenti manipolati dei servizi italiani»;
dalle allusioni di autorevoli esponenti dell'amministrazione americana, come Rumsfeld e Wolfowitz, costretti ad ammettere l'ipotesi che gli iracheni abbiano distrutto le armi di distruzione di massa in loro possesso prima del conflitto, si evince, ad avviso degli interroganti, che la minaccia costituita dal presunto arsenale di armi chimiche e batteriologiche di Saddam Hussein, deliberatamente esagerata dal presidente Bush, onde far guadagnare consensi all'intervento militare, in realtà rappresentava soltanto la giustificazione «burocratica» di un oramai imminente conflitto, che aveva altri obiettivi strategici;
il 19 giugno 2003 il Governo, intervenuto nell'aula di Montecitorio per rispondere ad un'interpellanza presentata dall'onorevole Pietro Folena sui reali motivi all'origine del conflitto militare in Iraq, non ha chiarito in maniera soddisfacente sulla base di quali prove od elementi attendibili in suo possesso ha trascinato anche il nostro Paese nelle operazioni militari -:
se non intenda fornire tutti gli elementi a disposizione del Governo idonei a far piena luce su questa gigantesca menzogna e sui veri obiettivi di questo conflitto mondiale, anche al fine di riconoscere a quei cittadini che si sono opposti a questa guerra imperialista, manifestando il loro dissenso nelle piazze, che le loro ragioni erano fondate e che, dietro le ragioni sbandierate in mesi di martellante campagna mediatica, si celavano, nella realtà, soltanto interessi di carattere economico.(3-02415)
(24 giugno 2003)