A)
B)
C)
D)
E)
F)
G)
H)
I)
L)
M)
a Este, in provincia di Padova, sono state disegnate due stelle a cinque punte davanti alla sede locale della Cisl accompagnate ad uno slogan di minaccia al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Roberto Maroni, a firma Nta-Br-Pcc;
il 9 agosto 2001 tale sede della Cisl subì un attentato con un rudimentale ordigno esplosivo -:
quali misure intenda adottare il Ministro interrogato di fronte al proliferare di tali episodi di natura intimidatoria, che, visti i gravi precedenti, non possono assolutamente essere trascurati. (3-00893)
(17 aprile 2003)
nel mese di giugno 2002 vi è stato l'ennesimo episodio di intimidazione da parte di gruppi estremisti ai danni della Cisl di Monselice (Padova) e della Uil di Padova, attraverso il recapito di una missiva contenete una stella a cinque punte e l'avvertimento «vi osserviamo e vi puniamo»;
nella missiva recapitata alla Cisl di Monselice vi era anche la rivendicazione dell'attentato incendiario messo a segno nella sede di Este (Padova) verso la fine del 2001 -:
se il Ministro interrogato sia al corrente di questi ripetuti episodi di intimidazione che stanno avvenendo a Padova e provincia;
quali iniziative concrete intenda adottare per individuare i responsabili di tali azioni intimidatorie e per fare in modo che tali episodi non si ripetano in futuro. (3-02382)
(16 giugno 2003)
(ex 4-03144 del 10 giugno 2002)
la situazione dell'ordine pubblico a Padova, già problematica da diversi mesi, è molto degenerata;
martedì 8 ottobre 2002 un uomo, pistola alla cintola, ha rapinato una tabaccheria di via Trieste e il negozio di abbigliamento «Evian», in via Martiri della libertà;
mercoledì 9 ottobre 2002, tra via Vicenza e via Agorat, gli agenti di polizia hanno sparato tre colpi in aria nell'inseguimento di tre ricettatori, successivamente arrestati; nello stesso giorno è stato assaltato il negozio di abbigliamento «Inside», in via Tiziano Aspetti 187, e tre banditi hanno rapinata l'agenzia della Banca Intesa di via delle Granze;
giovedì 10 ottobre 2002 due persone hanno rapinato l'agenzia della Banca Antonveneta di via Guizza 77;
a questo vanno aggiunti scippi ai semafori e furti, che, dato il loro numero, non possono essere elencati;
spesso tali episodi avvengono in pieno giorno, con gravissimi rischi non solo per i titolari dei negozi e gli impiegati delle banche, ma per molti cittadini che per lavoro affollano le strade di Padova durante le stesse ore in cui vengono compiuti furti e rapine -:
se il Governo sia a conoscenza degli episodi di criminalità che «tormentano» ormai quotidianamente la città di Padova;
quali provvedimenti il Governo intenda assumere per garantire, con i fatti e non con le parole, la sicurezza dei cittadini padovani;
se il Governo non ritenga che il numero eccessivamente elevato di furti e rapine e il fatto che queste avvengano in pieno giorno - i criminali a volte agiscono perfino a volto scoperto - siano dovuti ad una quasi certezza di impunità da parte dei malviventi;
se il Governo non ritenga necessario aumentare notevolmente la presenza delle forze dell'ordine sulla strada per prevenire furti e rapine, oltre che per assicurare alla giustizia i colpevoli;
quali iniziative abbia fin qui adottato il Governo per garantire, come peraltro promesso, «città più sicure». (3-01485)
(15 ottobre 2002)
sabato 12 ottobre 2002, a Padova, in pieno centro storico, intorno alle ore 19 un gruppo di naziskin ha aggredito con bastoni e tubi di ferro due operai senegalesi;
si tratta di un'aggressione di chiaro stampo razzista;
il peggio è stato evitato soprattutto grazie all'intervento dei passanti, che sono riusciti a proteggere i due giovani dal vile assalto;
dopo l'intervento dei soccorritori, i naziskin, che erano circa 15, sono fuggiti attraverso le vie del centro;
avevano i volti coperti con fazzoletti neri e, a detta dei testimoni, urlavano slogan razzisti, contrariamente a quanto sostenuto da esponenti politici locali, dimostratisi scettici sulla matrice xenofoba dell'episodio;
sono sopraggiunti sul posto due pattuglie della polizia municipale, che, per errore, hanno ammanettato una delle due vittime, poi subito liberata grazie alla protesta dei cittadini presenti, i quali hanno spiegato le dinamiche dell'aggressione;
gli aggrediti sono: Halifa Ababacar Guenye, 20 anni, nato in Senegal, che lavora come operaio alla Carraro di Campodarsego ed è in possesso di regolare permesso di soggiorno, e un suo amico senegalese, che vive a Brescia;
sono numerosissime a Padova e nel Veneto le aggressioni di stampo razzista organizzate da militanti di gruppi dell'estrema destra;
l'interrogante ha presentato innumerevoli interrogazioni parlamentari per denunciare questi gravissimi episodi, invitando il Governo ad intervenire con solerzia per assicurare alla giustizia estremisti molto pericolosi, che fanno della violenza l'unico strumento della loro antistorica lotta politica;
non dovrebbe essere difficile individuare i responsabili, visto che spesso partecipano a manifestazioni, con simboli e slogan esplicitamente violenti e razzisti;
quanto accaduto a Padova è sconcertante e segnala un problema che non interessa solo il Veneto, visto che - praticamente nelle stesse ore - terribili episodi di intolleranza, sfociati in vera e propria violenza a danno di persone inermi, si sono verificati a Roma in via Carletti, dove un cittadino extracomunitario è stato gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni, e a Civitavecchia, dove una giovane donna di colore è stata picchiata a sangue in pieno centro;
Sergio Celin, militante di Forza Nuova (candidato alle ultime elezioni parlamentari nel collegio 15 di Padova), ha dichiarato a Il Gazzettino di Padova: «Squadre munite di telecamere gireranno di notte per la città. Tutti gli extracomunitari saranno seguiti e filmati per scoprire dove vivono, come e dove lavorano. È ora di dire basta al buonismo»;
risulta piuttosto singolare che anche di fronte a simili violenze prevalga un pregiudizio nei confronti dei cittadini extracomunitari: infatti, sia per l'episodio di Roma che per l'aggressione avvenuta a Padova, si è parlato in un primo momento di guerra tra bande di extracomunitari e spesso le vittime rischiano di essere confuse con i colpevoli dell'aggressione -:
se il Governo sia a conoscenza dei gravissimi episodi sopra elencati;
se il Governo non ritenga che siamo di fronte ad un vero e proprio «allarme razzismo», visto l'elevato numero di aggressioni in pochissime ore;
cosa il Governo intenda fare per evitare che le vili aggressioni si ripetano;
se, anche alla luce delle agghiaccianti dichiarazioni di Celin, il Governo non ritenga indispensabile aumentare i controlli di polizia nei confronti di movimenti politici che inneggiano al razzismo e predicano la violenza;
se ritenga legale la presenza di movimenti siffatti. (3-01493)
(16 ottobre 2002)
nel corso di un'operazione portata a termine il 22 gennaio 2003 dai carabinieri a Badia Polesine, nel rodigino, è stato ritrovato un chilogrammo di esplosivo al plastico detenuto da cinque extracomunitari di nazionalità marocchina. Qualora fosse stato usato, avrebbe creato uno scoppio di dimensioni enormi;
il gruppo, che viveva in un casolare nelle campagne di Salvaterra, una frazione del comune di Badia Polesine, è stato arrestato;
tra il materiale rinvenuto nel casolare figurano delle cartine geografiche del Nord Italia, al cui interno sono state cerchiate le città di Padova, Treviso, Vicenza e Verona;
relativamente alla città di Padova, è stata cerchiata ed evidenziata la Basilica del Santo;
è in corso un minuzioso vaglio da parte degli inquirenti di tutta la merce sequestrata per cercare di capire se i cinque extracomunitari stessero organizzando qualche attentato o avessero contatti con organizzazioni terroristiche -:
se non ritenga opportuno attivare con ogni possibile urgenza tutti gli strumenti a disposizione del Governo per garantire una prevenzione efficace nei confronti di possibili azioni terroristiche in corso di organizzazione nel nostro Paese;
se non consideri urgente potenziare ulteriormente le forme di controllo nei confronti della Basilica del Santo e di tutti i beni culturali, artistici o altri siti che possono essere considerati dei potenziali obiettivi terroristici, rispetto all'incremento delle forme di vigilanza, già attuato a seguito dell'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre del 2001;
se corrisponda al vero che alcuni dei cinque extracomunitari siano in attesa di essere regolarizzati in base alla cosiddetta «legge Bossi-Fini», come risulterebbe dal fatto che gli immigrati hanno presentato alle forze dell'ordine fotocopie dei versamenti effettuati per la regolarizzazione. (3-01847)
(27 gennaio 2003)
quattro mesi dopo la scadenza del termine per la presentazione delle domande di regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari impiegati nell'industria e nei servizi alle famiglie, i dati che arrivano dalle prefetture con riguardo all'espletamento delle pratiche sono allarmanti e, oltre a mettere in luce la totale disfunzione del servizio, evidenziano l'assenza di coordinamento e di collaborazione tra ministero dell'interno e ministero del lavoro e delle politiche sociali, al centro ed in periferia;
a fronte di ciò, si acuisce la drammaticità della condizione dei lavoratori extracomunitari, che non possono uscire temporaneamente dal nostro Paese e, quindi, sono letteralmente segregati ed in balia di un mercato del lavoro estremamente mobile, tanto che molti di loro, nell'impossibilità di cambiare lavoro nelle more della procedura di regolarizzazione, rischiano di rimanere in una condizione di lavoro nero, servile e sotto ricatti d'ogni genere;
in particolare, mentre gli sportelli polifunzionali provinciali delle prefetture-uffici territoriali del Governo incaricati di gestire la regolarizzazione, causa la carenza di personale, possono evadere solo qualche decina di pratiche al giorno, a fronte di oltre 700.000 domande presentate (60.000 nella sola regione Veneto), diviene insostenibile la situazione di quei lavoratori che, in attesa di essere chiamati a completare la procedura di regolarizzazione, perdono il lavoro. Questi lavoratori, infatti, se non ottengono subito un permesso di soggiorno per la ricerca di nuovo lavoro, restano disoccupati. Si trovano, quindi, nell'incredibile condizione di disoccupati senza diritto a trovare un nuovo lavoro;
ancora peggiore è la condizione dei lavoratori i cui datori di lavoro, come frequentemente accade, rifiutano di rilasciare la lettera di licenziamento, rendendo quindi necessario l'avvio di una vertenza sindacale per ottenere una documentazione sostitutiva;
infine, molti datori di lavoro hanno rifiutato di presentare le domande di regolarizzazione, mentre si è diffusa la pratica della vendita illecita di tali domande, con la richiesta ricattatoria al lavoratore del pagamento di una cifra ben più alta di quella prevista dalla legge -:
quali urgenti iniziative intenda adottare:
a) per potenziare le strutture impegnate nella gestione della regolarizzazione, accelerando le pratiche di assunzione straordinaria di lavoratori interinali da assegnare a tali strutture;
b) per consentire che, non appena venga comunque a cessare il rapporto di lavoro, sia rilasciato al lavoratore un permesso di soggiorno per la ricerca di nuovo lavoro, senza dover attendere la convocazione presso gli sportelli polifunzionali delle prefetture;
c) per permettere l'emersione del lavoro nero anche nei casi in cui il datore di lavoro abbia rifiutato di presentare la domanda di regolarizzazione. (3-02045)
(10 marzo 2003)
dai dati forniti dalla Caritas italiana, risultano essere 702.000 le domande di regolarizzazione di stranieri nel nostro Paese;
gli adempimenti previsti dalla legge coinvolgono in prima istanza le prefetture, tramite gli uffici polifunzionali, ma non si è provveduto a dotare di personale sufficiente detti uffici e ciò crea tempi lunghi nel rilascio dei permessi di soggiorno;
nell'attesa della regolarizzazione, come recenti fatti denunciano, il lavoratore straniero non può usufruire di alcuni diritti, non può visitare la famiglia nel Paese di origine e rischia l'espulsione senza possibilità di impugnativa -:
quali iniziative intenda prendere il Governo al fine di:
a) accelerare le suddette procedure per assicurare una rapida consegna dei permessi di soggiorno agli aventi diritto;
b) permettere ai lavoratori in attesa di regolarizzazione di recarsi nei loro Paesi di origine, anche per brevi periodi o almeno in occasione delle festività natalizie/pasquali o di lutti familiari;
c) evitare che detti lavoratori si sentano assimilabili a «prigionieri» dentro i confini italiani. (3-02064)
(12 marzo 2003)
nella giornata del 15 maggio 2002 è apparso su diversi quotidiani nazionali il riferimento ad un documento del ministero della difesa, datato 2 marzo 1978, il cui oggetto reciterebbe: «Autorizzazione ministeriale riferita a G - 219. È autorizzato ad ottenere informazioni di terzo grado e più, se utili alla condotta di operazioni di ricerca, contatto con gruppi del terrorismo M.O. al fine di ottenere collaborazione e informazioni utili alla liberazione dell'onorevole Aldo Moro» -:
se tale documento esista e se ne confermi la veridicità;
in caso affermativo, quali conseguenze si intendano farne discendere. (3-00976)
(16 maggio 2002)
le nuove esigenze poste agli Stati dalla recrudescenza del terrorismo internazionale richiedono la più attenta rimeditazione di tutti gli strumenti atti a prevenire e reprimere le attività e le finalità delittuose dei gruppi dediti ad attività terroristiche;
un capitolo sostanzialmente sottovalutato è quello del terrorismo marittimo, che comprende tutti i casi di violenza connessi per finalità politiche o terroristiche a bordo di una nave privata, che, difettando del requisito dell'aggressione di una nave ai danni dell'altra, non possono essere considerati come atti di pirateria;
sul punto, invero, è operante la Convenzione di Roma del 10 marzo 1988 per la repressione dei reati diretti contro la sicurezza della navigazione marittima, convenzione conclusa sotto gli auspici dell'Organizzazione marittima internazionale (I.M.O.), per porre riparo alle lacune della normativa internazionale evidenziate dalla vicenda della nave «Achille Lauro»;
al di là delle previsioni contenute nella citata convenzione di Roma, risulta non disciplinato, attualmente, l'esercizio di poteri di intervento in alto mare da parte di una nave da guerra per reprimere fatti di terrorismo marittimo, sicché in realtà è da ritenersi che l'unica disciplina applicabile sia quella prevista, in via generale, per il cosiddetto «diritto di visita»;
è evidente che le ipotesi di azione terroristica organizzata a bordo di una nave da gruppi armati non possono escludere l'intervento repressivo di navi da guerra e che, in una fattispecie come quella ipotizzata, non è immaginabile il ricorso all'esercizio del «diritto di visita» -:
se non ritenga di dover assumere l'iniziativa, con i Paesi sottoscrittori della Convenzione di Roma del 10 marzo 1988, di integrarne il contenuto, disciplinando in forma più stringente l'ipotesi di intervento di navi da guerra per reprimere atti di terrorismo marittimo. (3-01147)
(26 giugno 2002)
gli Stati Uniti d'America, attraverso il Pentagono, hanno allo studio una rete informatica, che, attraverso un complesso sistema di computer, dovrebbe essere in grado di accedere ad ogni tipo di informazione personale ed a tutte le banche dati in ogni parte del pianeta;
il progetto, sostenuto dall'ex-consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente Ronald Reagan, ammiraglio John Poindexter, è stato già battezzato «Total information awareness»;
l'ammiraglio John Poindexter dal mese di gennaio 2002 è stato chiamato dal Presidente George Bush alla guida di uno speciale ufficio del Pentagono che si occupa dello studio di nuovi e sofisticati sistemi di intelligence, evidentemente per sopperire alle deficienze manifestatesi in occasione dei gravi fatti dell'11 settembre 2001;
addirittura, secondo quanto ha scritto l'autorevole quotidiano New York Times, il sistema di computer, cui si sta lavorando negli Stati Uniti d'America, consentirebbe l'accesso istantaneo a dati sensibili, come le e-mail, i dati su conti correnti o documenti di viaggio, scavalcando l'ostacolo della preventiva autorizzazione della magistratura;
sarebbero in questo modo «catturati» miliardi di dati ogni giorno in ogni parte del mondo e tale sistema si aggiungerebbe a quello - già operativo - denominato «Echelon», le cui potenzialità sono note da anni;
incurante dei limiti posti dal «Privacy act» del 1974, il Pentagono sembra determinato a realizzare senza indugio il sistema;
benché il nostro Paese viva in regime di forte e convinta alleanza con gli Stati Uniti d'America, l'interrogante ritiene che il sistema di difesa militare italiano debba porsi seriamente il problema della riservatezza delle informazioni e delle comunicazioni -:
se risulti al Governo che rispondono a verità le notizie diffuse dal New York Times (si veda La Padania di domenica 10 novembre 2002, alla pagina 15) circa l'intendimento degli Stati Uniti d'America di creare una sofisticatissima rete informativa planetaria e, in caso affermativo, quali siano le contromisure che il nostro apparato difensivo intende allestire per garantire, comunque, la necessaria riservatezza e segretezza. (3-01578)
(11 novembre 2002)
le Ferrovie dello Stato hanno costruito e messo in esercizio un passante-bretella che collega il bacino portuale di Genova-Pra-Voltri con linee ferroviarie diverse da quella costiera e direttamente collegate con la pianura padana;
tale opera, giustamente ritenuta di fondamentale importanza, sia per contenere il trasporto su gomma dei container movimentati in misura sempre crescente nel citato bacino portuale, sia per evitare intasamenti sulla linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, è costata alcune centinaia di milioni di euro (si parla di circa 450 miliardi di vecchie lire);
di fatto, essa appare inutilizzata, in quanto vi transitano poche unità di treni al giorno;
in conseguenza di ciò, il traffico veicolare sulla via Aurelia e sul corrispondente tratto dell'autostrada presenta, sin d'ora, non sopportabili aspetti di congestione, tali comunque da impedire un pur auspicato aumento dei traffici marittimi;
in definitiva, la costruzione e la messa in esercizio del passante ferroviario in questione, in rapporto a tanto esiguo utilizzo, sembra costituire un vero spreco del pubblico denaro -:
quali azioni intenda intraprendere con urgenza per porre fine alla descritta situazione, che le popolazioni interessate giudicano a dir poco scandalosa, e far sì che una delle poche opere ferroviarie progettate ed ultimate in Liguria possa assolvere alla funzione di pubblico interesse posta a base della sua realizzazione. (3-01283)
(24 luglio 2002)
nell'audizione alla Commissione lavori pubblici, comunicazioni del Senato della Repubblica, in data 25 febbraio 2003, l'ingegner Pozzi, presidente ed amministratore dell'Anas spa, rispondendo al senatore Paolo Brutti riguardo alla superstrada E 45 Orte-Ravenna, ha affermato che «tale tratto va trasformato in autostrada a pedaggio, in quanto strategico rispetto all'apertura dei mercati del Nord Est della penisola e dell'Europa»;
in data 29 marzo 2003, sul giornale Il Corriere di Romagna, nella cronaca di Cesena, è apparso un articolo dal titolo «La E 45 declassata a statale», con il sottotitolo «si chiamerà 3-bis Tiberina», la decisione risale al 6 marzo 2000. Si aggiunge nell'articolo che i comuni interessati dall'arteria riceveranno comunicazione;
questa importante arteria è stata al centro di innumerevoli iniziative e anche di interrogazioni parlamentari, volte a sollecitare chiarezza sul ruolo che si intende assegnare a questa strada nell'ambito del piano nazionale della viabilità, evidenziando, tra l'altro, l'emergenza «sicurezza», cioè la situazione di pericolosità che si riscontra sul tracciato, in particolare nell'attraversamento dell'Appennino;
fino ad oggi, esisteva la certezza della necessità di adeguare la E 45 agli standard europei per una strada considerata fondamentale in una pianificazione sovranazionale, a tal fine sono stati fatti progetti cantierabili - 5 lotti - per interventi atti a mettere in sicurezza questa strada e per rispondere positivamente alle norme europee;
al momento solamente un intervento «emergenziale» su un viadotto nel tratto passo del Verghereto è in atto e la strada versa in condizioni disastrose, con la mancanza di corsia di emergenza e con asfalto deteriorato in modo grave e generalizzato;
la situazione è insostenibile e numerosi enti locali con ordini del giorno e documenti vari sollecitano interventi con finanziamenti adeguati;
a tutto questo si sono aggiunte ulteriori preoccupazioni che riguardano il futuro di questa strada -:
quale sia l'opinione del Governo sul futuro della E 45;
quali interventi finanziari siano stati destinati per la E 45;
se non ritenga opportuno, anche al fine di evitare che si prospettino soluzioni che appaiono tra loro antitetiche, fornire adeguate informazioni e, soprattutto, formulare ipotesi in rapporto e tenendo conto, in primo luogo, dell'opinione delle popolazioni interessate e delle istituzioni che le rappresentano a partire dai comuni. (3-02139)
(1o aprile 2003)
il traffico sulle autostrade Venezia-Trieste e Venezia-Udine-Tarvisio ha assunto carattere di eccezionale, straordinaria consistenza;
il fenomeno (determinato da un considerevole, sempre maggiore sviluppo delle attività commerciali e produttive del suo naturale bacino di utenza) è destinato ad aggravarsi e a divenire ancora più acuto per i motivi di carattere interno ed internazionale che tutti conosciamo;
la questione solleva forti preoccupazioni, non solo sotto l'aspetto economico (relativo ai costi dei singoli utenti, delle imprese e della comunità nazionale), ma anche sotto quello infortunistico;
dai dati forniti dalla polizia stradale, si rileva con preoccupazione un costante aumento degli incidenti stradali (solo nei primi quattro mesi del 2002 era già stato superato del 50 per cento il numero degli incidenti verificatosi nel corso dell'intero anno precedente);
la situazione è destinata a peggiorare con l'avvicinarsi della stagione estiva;
uno dei principali motivi alla base degli incidenti stradali è costituito dalle manovre di sorpasso di mezzi pesanti e di autoveicoli trainanti caravan o rimorchi (i quali, evidentemente, non rispettano i limiti di velocità loro imposti, altrimenti non sarebbero necessarie o, comunque, possibili le manovre di sorpasso stesse);
laddove è stata posta in essere una specifica disciplina di divieto di sorpasso per i mezzi indicati (sull'autostrada A22 del Brennero, ad esempio), si è potuta rilevare una migliorata gestione del traffico, senza formazione di code ed una consistente riduzione del numero degli incidenti, nonostante un aumento del traffico di oltre il 10 per cento -:
se non ritenga di intervenire rapidamente al fine di porre in essere la disciplina di divieto di sorpasso per mezzi pesanti ed autoveicoli trainanti caravan o rimorchi (ex articolo 56 del codice della strada) sulle autostrade Venezia-Trieste e Venezia-Udine-Tarvisio. (3-02201)
(15 aprile 2003)