TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 310 di Giovedì 15 maggio 2003

MOZIONE SULLA PARTECIPAZIONE DI TAIWAN, DURAMENTE COLPITA DALLA SARS, ALL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ, COME OSSERVATORE

La Camera,
rilevata la grave e preoccupante espansione della epidemia «Sars», che ha il suo epicentro nella Cina continentale e che coinvolge direttamente la popolazione di Taiwan;
vista l'importanza di un buono stato di salute per ciascun cittadino del mondo e la relativa necessità di accesso agli standard più elevati d'informazione e di servizi sanitari, al fine di migliorare la salute pubblica;
visti i vantaggi che può portare la partecipazione su scala mondiale e il coinvolgimento diretto e senza ostacoli ai forum e ai programmi internazionali di cooperazione sanitaria, in particolare se si considerano i rischi, attualmente più elevati, di diffusione transfrontaliera di diverse malattie infettive, quali il virus di immunodeficienza umana (Hiv), la tubercolosi e la malaria;
visti i considerevoli progressi già realizzati dalla Repubblica di Cina in Taiwan in campo sanitario, tra cui figurano un'aspettativa di vita tra le più elevate in Asia, tassi di mortalità materna e infantile paragonabili a quelli dei Paesi occidentali, l'eliminazione di malattie infettive, quali il colera, il vaiolo e la peste, e il fatto che Taiwan è stato il primo Paese della regione ad avere debellato la poliomielite e ad aver somministrato ai bambini il vaccino contro l'epatite B;
vista l'assistenza concreta che da molti anni Taiwan offre a numerose nazioni in via di sviluppo - in Africa, America Latina e Asia-Pacifico - con efficaci programmi di cooperazione nei campi sanitario, sociale, educativo ed economico-produttivo;
visto il pronto e generoso aiuto finanziario fornito da Taiwan a molti Paesi in occasione di terremoti e di altre sciagure naturali;
considerando che negli ultimi anni Taiwan ha manifestato la volontà di fornire assistenza finanziaria e tecnica ai programmi di aiuti internazionali e alle attività sanitarie sostenute dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms);
considerando, altresì, che Taiwan è già parte attiva in alcune organizzazioni internazionali, quali il Wto, l'Apec, l'Adb, la Bers, il Comitato olimpico ed altre;
ribadendo che Taiwan, anche in considerazione del numero di abitanti (23 milioni) e del ruolo che riveste sotto l'aspetto economico, essendo il 14o Paese al mondo per interscambio commerciale, dovrebbe essere rappresentata in seno a tutte le organizzazioni multilaterali;
ricordando la risoluzione contenente tali auspici, approvata all'unanimità nel maggio 2003 dal Parlamento europeo, che, fra l'altro, espressamente invitava i Governi degli Stati membri dell'Unione europea a consentire le visite private, nei Paesi dell'Unione, delle autorità di Taiwan;

impegna il Governo

a sostenere, nell'ambito di tutte le sedi opportune ed in coordinamento con gli altri Paesi dell'Unione europea, la richiesta di Taiwan di partecipare, quale «entità sanitaria», all'Organizzazione mondiale della sanità con lo status di osservatore.
(1-00203)
«Landi di Chiavenna, Fiori, Colucci, Selva, Ramponi, Palumbo, Sereni, Di Luca, Vernetti, Ostillio, Costa, Ruggeri, Pagliarini, Giulio Conti, Lupi, Gallo, Folena, Paolone, Zama, Perrotta, Didonè, Cirielli, Emerenzio Barbieri, La Grua, Nan, Stagno d'Alcontres, Cossa, Fratta Pasini, Gianni Mancuso, D'Agrò, Maggi, Zacchera, Malgieri, Tarantino, Scaltritti, Tucci, Meroi, Onnis, Buontempo, La Russa, Giovanni Bianchi, Raisi, Burani Procaccini, Milanese, Rivolta, Santori, Nespoli, Di Teodoro, Luigi Pepe».
(8 maggio 2003)



MOZIONI SUL COSTO DELLA VITA

La Camera,
premesso che:
il cosiddetto «collegato fiscale», recante la delega al Governo per la riforma fiscale statale, recentemente approvato non prevede «il costo della vita» come criterio per l'adozione di deduzioni dal reddito complessivo;
in occasione della discussione del disegno di legge finanziaria per l'anno 2002, in aula è stato accolto dal Governo, come raccomandazione, l'ordine del giorno n. 9/1984/30, che impegna il Governo, in considerazione del diverso tenore di vita esistente nel Paese, ad utilizzare criteri correlati al costo della vita nell'applicazione delle misure fiscali, al fine di agevolare le fasce meno abbienti ed introdurre il fattore costo della vita nella determinazione dell'indicatore socio-economico per l'accesso ai servizi sociali agevolati;
nel rapporto del Fondo monetario internazionale, elaborato a conclusione della recente missione nel nostro Paese, si evidenzia il fenomeno delle differenziazioni di salari, occupazione e redditi nell'ambito delle regioni interne del Paese, differenziazioni che richiedono l'applicazione di idonee misure per correggerne le distorsioni conseguenti; a tal proposito, il rapporto del Fondo monetario internazionale contiene espressamente l'invito al Governo a concedere «le indennità di carovita», sulla base del diverso costo della vita a livello regionale;

impegna il Governo

ad adottare iniziative normative finalizzate ad introdurre il criterio del «costo della vita» ai fini delle deduzioni da applicare nella tassazione dei redditi dei contribuenti residenti in regioni con un costo della vita più elevato, al fine di sostenere ed equiparare i redditi nelle diverse regioni del Paese.
(1-00093)
(Nuova formulazione) «Sergio Rossi, Cè, Caparini, Pagliarini, Polledri, Rizzi, Martinelli, Guido Giuseppe Rossi, Fontanini, Francesca Martini, Didonè, Bricolo».
(4 luglio 2002)

La Camera,
premesso che:
in occasione della discussione del disegno di legge finanziaria per l'anno 2002, in aula è stato accolto dal Governo, come raccomandazione, l'ordine del giorno n. 9/1984/30, che impegna il Governo, in considerazione del diverso tenore di vita esistente nel Paese, ad utilizzare criteri correlati al costo della vita nell'applicazione delle misure fiscali, al fine di agevolare le fasce meno abbienti ed introdurre il fattore costo della vita nella determinazione dell'indicatore socio-economico per l'accesso ai servizi sociali agevolati;
tale misura è del tutto inadeguata, in quanto, invece di introdurre il costo della vita come criterio da adottare nell'applicazione delle misure fiscali, il Governo dovrebbe impegnarsi per contenere l'aumento del costo della vita stesso;
permane una differente valutazione tra l'Istat e numerose associazioni di consumatori, in merito all'incremento reale del costo della vita;
le predette associazioni hanno chiesto all'Istat una documentazione riguardante il «paniere», che, però, non è mai giunta;
appare inderogabile una modificazione dei criteri di rilevazione sull'incremento dei prezzi che incidono sul costo della vita, dal momento che sono cambiati bisogni e stili di vita della popolazione;
l'Istat ha clamorosamente sbagliato nella valutazione dell'ultimo aumento del costo della vita, senza che nessun provvedimento sia stato preso nei confronti dei dirigenti dell'istituto;
l'inflazione programmata, su cui vengono calcolati gli aumenti retributivi dei prossimi rinnovi contrattuali, risulta essere comunque pari a circa la metà di quella statisticamente rilevata, la quale, per le ragioni suddette, viene messa in dubbio da parte di autorevoli ricerche;
può, quindi, determinarsi una diminuzione reale del potere d'acquisto per milioni di lavoratori, addirittura come conseguenza non voluta dei rinnovi contrattuali;
la liberalizzazione di molti servizi un tempo pubblici ha provocato una lievitazione dei prezzi e dei costi per i cittadini, abbassando ulteriormente la capacità d'acquisto delle famiglie italiane, che, secondo le principali associazioni dei consumatori, hanno perduto 2000 euro nel periodo che va dal 1o gennaio 2002;
il nuovo sistema di «mercato condizionato», reso operativo dal 1996 dal Governo per il monitoraggio dell'andamento dei prezzi basati sul metodo price-cap (che è determinato dal tasso di inflazione programmato, indicato nel documento di programmazione economico-finanziaria e nella relazione previsionale programmatica, al quale si sottrae la percentuale di recupero di produttività che l'autorità competente ritiene possibile ed utile da parte della società e degli enti erogatori dei servizi di pubblica utilità), non ha prodotto gli effetti desiderati. D'altro canto, il «blocco dei prezzi» promesso dal Governo è stato ridotto per portata, quantità ed entità dallo stesso al punto da renderlo inefficace;

impegna il Governo:

a garantire con appositi criteri che con l'imminente rinnovo del consiglio dell'Istat si pervenga ad una composizione dell'organismo che rappresenti la pluralità di approcci tecnici e scientifici al tema, in grado così di porre sotto osservazione e di rilevare nel modo migliore l'andamento reale del costo della vita;
a sostenere la necessità di una revisione dei sistemi di rilevazione attraverso l'individuazione di indici del costo della vita differenziati per le diverse fasce sociali, abitudini di consumo e capacità di spesa;
a sostenere la necessità di un rafforzamento dell'indagine sui consumi delle famiglie, per determinare in modo più rispondente al vero il peso all'interno del paniere delle sue componenti;
ad adottare iniziative volte all'istituzione di una commissione nazionale per la gestione dell'indice del costo della vita e del paniere, che sia rappresentativa delle parti sociali e delle associazioni dei consumatori;
a sostenere l'introduzione di un meccanismo automatico, che, almeno, permetta il riallineamento annuale dell'inflazione programmata a quella reale, con conseguente obbligo per i datori di lavoro pubblici e privati di reintegrare le retribuzioni della differenza;
ad attivarsi perché sia garantito il diritto di ogni famiglia di avere prezzi molto più contenuti per «i beni e i servizi di pubblica utilità», assicurando, tramite tale via, alcuni dei diritti negati dalle liberalizzazioni;
a far sì che nell'erogazione dei beni e dei servizi di pubblica utilità vi sia una quota che non risponda alla logica del prezzo di mercato, bensì a quella di un prezzo formato dal puro costo del bene o del servizio, fermo restando che per «prezzo di costo» va inteso il prezzo comunemente definito «di mercato», con l'esclusione della quota finanziaria riconducibile all'investimento necessario per la costruzione delle reti ed ai suoi ammortamenti, della quota fiscale diretta o accessoria attribuibile all'esercizio del servizio, nonché della quota riconducibile al profitto delle imprese;
ad attivarsi affinché la quantità del servizio da sottoporre a prezzi di costo sia rapportata alla sua natura di necessità e calcolata proporzionalmente al numero dei soggetti che costituiscono un nucleo familiare, escludendo quei nuclei familiari che hanno un reddito superiore agli 80 milioni di vecchie lire annue;
a far sì che siano definiti come beni e i servizi di pubblica utilità per il consumo familiare in primo luogo i seguenti: energia elettrica, gas per riscaldamento e alimentazione, acqua e depurazione della stessa, comunicazioni telefoniche fisse, raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, trasporti.
(1-00174)
«Alfonso Gianni, Giordano, Mascia, Russo Spena, Deiana, Titti De Simone, Mantovani, Valpiana, Vendola, Pisapia».
(24 marzo 2003)



INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
il saccheggio sistematico e su ordinazioni esterne del museo archeologico nazionale di Baghdad, di altre cinque entità museali, di sette librerie, di archivi storici e di dozzine di siti archeologici dell'Iraq, iniziato la notte dell'11 aprile 2003, ripreso il 14 e il 15 dello stesso mese, e tutt'ora in corso in altre località lontane dalla capitale, costituisce un colpo gravissimo inferto, per illeciti fini commerciali, alla cultura più antica e alla memoria storica dell'intera umanità, oltre a costituire una flagrante violazione del Protocollo del 1984 della Convenzione de L'Aja e della successiva Convenzione del 1980;
il Governo italiano ha preso alcune iniziative volte a contribuire alla catalogazione, al recupero ed al restauro dei reperti archeologici trafugati e ha stanziato, ad analoghi fini, un milione di dollari a beneficio dell'Unesco (400 mila dollari già versati);
il Ministro interpellato, in concomitanza con la riunione Interpol a Lione sullo stesso tema, ha annunziato di voler finanziare le suddette iniziative anche con i proventi del concerto di Paul McCartney al Colosseo;
il direttore generale dell'Unesco, dottor Koichiro Matsura, ha inviato, tra i molti urgenti e drammatici appelli al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, all'Unione europea e ai singoli Governi, quello di primaria importanza volto ad interdire a qualsiasi titolo per un periodo dai tre ai cinque anni il traffico lecito e illecito degli artefatti delle civiltà dei sumeri, degli accadi, dei babilonesi, degli assiri e degli arabi hatra -:
per quali ragioni il Governo italiano ed il Ministro interpellato, tra le pur lodevoli iniziative intraprese, non abbiano accolto o tantomeno menzionato quest'ultima richiesta del dottor Matsura - già adottata o in via di adozione da parte di altri Governi occidentali - misura che è l'unica atta a bloccare la devastazione, la dispersione e la svendita del più prezioso patrimonio della nostra civiltà.
(2-00752)
«Mascia, Giordano, Titti De Simone».
(13 maggio 2003)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
le drammatiche stragi di Aci Castello e Milano ripropongono con forza la questione dei controlli sulle armi e su chi le possiede: casi analoghi si sono già verificati altre volte negli ultimi mesi, come a Borzano e a Chieri;
in Italia circa 900 mila persone hanno il porto d'armi, ma sono circa 4 milioni coloro che possiedono armi in casa: non si tratta di criminalizzare, ma di sapere bene se queste persone hanno i requisiti idonei per avere armi o se sia mutato qualcosa dal tempo in cui presero il porto d'armi o ancora se chi desidera possedere armi ha le carte in regola;
queste tragedie che si ripetono periodicamente sollevano allarme sociale ed interrogativi, che rimangono puntualmente senza risposta -:
se il Governo intenda agire affinché siano date risposte alla giusta richiesta di sicurezza dei cittadini;
in particolare, se il Governo intenda adottare iniziative volte a modificare la certificazione medica per la detenzione di armi, oggi generica e facoltativa, affinché la stessa diventi obbligatoria e rilasciata da una commissione medica, di cui faccia parte uno specialista in neurologia e psichiatria;
se il Governo intenda attivarsi affinché i dipartimenti di salute mentale, gli ospedali e i medici di famiglia siano in grado di sapere, nel rispetto della legislazione sulla privacy, se i loro pazienti possiedono armi, procedendo anche ad un'anagrafe completa ed informatizzata di chi possiede o detiene le armi stesse.
(2-00746)
«Fioroni, Fistarol, Boccia».
(8 maggio 2003)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri dell'interno, della difesa e dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
l'arrivo stagione estiva implica l'instaurarsi di condizioni meteorologiche favorevoli alla navigazione in tutto il bacino del Mediterraneo, permettendo, quindi, l'intensificazione dei traffici illegali e, in particolar modo, di quelli collegati al trasporto di migranti clandestini;
il Governo risulta ancora in ritardo nel varo dei provvedimenti connessi all'applicazione della nuova normativa per il contrasto dell'immigrazione clandestina, in particolare nell'emanazione del decreto interministeriale di cui alla lettera d) dell'articolo 11 della legge 30 luglio 2002, n. 189, in materia di coordinamento degli interventi in mare;
non sono ancora note le regole d'ingaggio alle quali si attengono le imbarcazioni della Marina militare, della guardia costiera, della finanza di mare e delle componenti navali dell'Arma dei carabinieri e della polizia di stato, quando incontrano in altura o sottocosta battelli carichi di migranti clandestini;
sono, altresì, sconosciuti i risultati concretamente raggiunti attraverso la stipula di intese bilaterali, in particolare con la Repubblica di Cipro, per lo stabilimento di presidi avanzati da utilizzare nel contrasto delle migrazioni illegali in prossimità delle loro maggiori sorgenti -:
quale sia l'opinione del Governo in merito allo stato di approntamento delle misure per il contrasto del prevedibile nuovo assalto migratorio che si prepara sulle coste della Repubblica italiana;
quali siano, inoltre, i tempi di emanazione dei principali provvedimenti attuativi della legge 30 luglio 2002, n. 189, le regole d'ingaggio cui si attengono le nostre forze armate e di polizia quando incontrano natanti che trasportano migranti clandestini, nonché i risultati riportati sotto il profilo dei rimpatri e dello schieramento di presidi avanzati all'estero per la repressione dei flussi migratori illegali potenzialmente diretti verso l'Italia.
(2-00751)
«Bricolo, Cè».
(13 maggio 2003)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
la legge di riordino dell'autorità portuale (legge n. 84 del 1994) prevede che il suo presidente sia nominato «previa intesa con la regione interessata, con decreto del Ministro dei trasporti, nell'ambito di una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale, designati rispettivamente dalla provincia, dai comuni e dalle camere di commercio» e che «la terna è comunicata al Ministro dei trasporti tre mesi prima della scadenza del mandato»;
per quanto riguarda il presidente dell'autorità portuale di Trieste, la terna viene così definita: un rappresentante designato dai comuni di Trieste e Muggia, un rappresentante designato dalla camera di commercio di Trieste e un rappresentante dalla provincia di Trieste;
il mandato dell'attuale presidente dell'autorità portuale di Trieste, Maurizio Maresca, scade a novembre 2003;
in data 8 maggio 2003, i soggetti territoriali indicati dalla legge hanno inviato una lettera al Ministro interpellato contenente un'unica e unitaria indicazione nella persona della dottoressa Marina Monassi;
tale lettera risulta effettivamente registrata al protocollo del Ministro interpellato in data 9 maggio 2003;
in detta lettera di designazione i firmatari (sindaci di Trieste e Muggia, presidente della provincia di Trieste e presidente della camera di commercio di Trieste) fanno esplicito riferimento alla «richiesta» del Ministro interpellato di procedere alla designazione;
l'8 giugno 2003 si eleggerà il nuovo presidente della giunta regionale e sarà rinnovato l'intero consiglio della regione Friuli Venezia Giulia -:
se corrisponda al vero che il Ministro interpellato abbia chiesto, con incomprensibile anticipo rispetto alla scadenza del mandato, ai soggetti individuati dalla legge, l'indicazione di un candidato o di una terna, come previsto dall'articolo 8 della legge n. 84 del 1994, per poi procedere alla nomina del nuovo presidente dell'autorità portuale di Trieste;
se l'iniziativa di anticipare i termini della designazione rispetto a quelli fissati dalla legge sia stata assunta dal Ministro interpellato o piuttosto sollecitata dai soggetti territoriali previsti dalla legge n. 84 del 1994;
se questa eventuale nomina, così anticipata rispetto ai termini previsti dalla legge, non appaia dunque discutibile sotto il profilo della mera legittimità, ma certamente inopportuna sotto il profilo politico, tenuto anche conto che, in caso di assenza e/o impedimento del presidente della giunta regionale, il compito di concertare con il Ministro interpellato detta nomina competerebbe al vicepresidente della giunta regionale, che, in questo caso, è parte in causa della competizione elettorale dell'8 giugno 2003, quale candidato presidente della giunta regionale per la Casa delle libertà;
se il Ministro interpellato non intenda formalmente assicurare che non rientra nelle sue intenzioni procedere alla nomina del presidente dell'autorità portuale di Trieste prima delle elezioni dell'8 giugno 2003.
(2-00750)
«Lettieri, Damiani, Illy, Boccia».
(13 maggio 2003)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
il decreto del Presidente della Repubblica n. 970 del 1975, all'articolo 8, prevede il titolo di specializzazione, da conseguire al termine di un corso biennale, al quale sono ammessi coloro che siano in possesso dei requisiti prescritti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 417 del 1974 per l'accesso ai posti di ruolo cui si riferisce la specializzazione;
la legge n. 341 del 1990, all'articolo 4, prevede che il diploma di specializzazione si consegue al termine di un corso di studi di durata non inferiore a due anni, finalizzato alla formazione di specialisti in settori professionali, e che i diplomi rilasciati dalla scuola di specializzazione costituiscono titolo di ammissione ai corrispondenti concorsi a posti di insegnamento nelle scuole secondarie;
la legge n. 104 del 1992, ai commi 2, 3 e 4 dell'articolo 13, prevede che per gli alunni con handicap fisici o sensoriali, di tutti i tipi di scuole, sono garantite attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati;
sempre la legge n. 104 del 1992, al comma 2 dell'articolo 14, prevede che i piani di studio delle scuole di specializzazione, di cui all'articolo 4 della legge n. 341 del 1990, per il conseguimento del diploma abilitante all'insegnamento nelle scuole secondarie, comprendono, nei limiti degli stanziamenti già preordinati in base alla legislazione vigente per la definizione dei suddetti piani di studio, discipline facoltative, attinenti all'integrazione degli alunni handicappati, determinate ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della citata legge n. 341 del 1990. Nel diploma di specializzazione, conseguito ai sensi del predetto articolo 4, deve essere specificato se l'insegnante ha sostenuto gli esami relativi all'attività didattica di sostegno per le discipline cui il diploma stesso si riferisce, nel qual caso la specializzazione ha valore abilitante anche per l'attività didattica di sostegno;
il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con decreto interministeriale n. 460 del 1998 ha autorizzato le università (presso le quali erano state già attivate le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario, divenute abilitanti in itinere), anche in convenzione con altri enti, ad istituire i corsi biennali per le attività di sostegno, in conformità ai programmi del decreto ministeriale n. 226 del 1995, per garantire l'omogeneità dei criteri di certificazione e la validità dei titoli rilasciati a conclusione dei suddetti corsi;
tutti gli insegnanti hanno partecipato ai corsi biennali istituiti ai sensi e per gli effetti del citato decreto n. 460 del 1998 (articolo 6), tenutisi in attesa che venisse avviata la riforma complessiva prevista dalla legge n. 341 del 1990, conseguendo il relativo diploma, previsto dalla legge n. 104 del 1992, che consente loro di esercitare l'attività di insegnamento integrativo di sostegno agli studenti handicappati nelle scuole;
l'accesso al corso biennale per l'attività di sostegno è avvenuto in seguito al superamento di una selezione finalizzata all'accertamento delle capacità attitudinali ed alle competenze didattico-psicologiche dei partecipanti, perché obiettivo principale è la formazione di docenti motivati e interessati ad un compito educativo assai delicato, che richiede una competenza relazionale, disciplinare e, soprattutto, metodologica, tale da garantire una professionalità attenta, aperta e flessibile;
la «qualità» dei corsi, verificata dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dalle università, per la professionalità avanzata che hanno realmente garantito, ha anche giustificato gli elevati costi (10 milioni circa delle vecchie lire) sostenuti dai docenti specializzati;
la professionalità acquisita, durante la frequenza obbligatoria del biennio di specializzazione, si è perfezionata e si è ulteriormente arricchita sul campo, poiché tutti i docenti specializzati sono stati nominati subito sui posti di sostegno (con precedenza nelle nomine su tali posti anche con la frequenza del primo anno di corso, data la necessità) e costituiscono ormai, da anni, una vera e propria risorsa per i ragazzi in situazione di handicap e per le scuole in cui operano;
la professionalità e l'aspettativa lavorativa di questi insegnanti consolidatasi negli anni si sta, però, vanificando a causa del decreto direttoriale del 12 febbraio 2002, che non consente l'inserimento negli appositi elenchi degli aspiranti alla nomina sui posti di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado delle graduatorie permanenti a coloro che, partecipando ai corsi biennali istituiti ai sensi e per gli effetti del decreto n. 460 del 1998 (articolo 6), hanno conseguito l'apposito titolo di specializzazione, che, ai sensi dell'articolo 14 della legge n. 104 del 1992, consente loro di esercitare l'attività didattica di insegnamento integrativo di sostegno agli studenti con handicap;
lo stesso decreto direttoriale del 12 febbraio 2002 consente l'inserimento negli appositi elenchi degli aspiranti alla nomina sui posti di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado delle graduatorie permanenti soltanto agli aspiranti in possesso della specializzazione abilitante all'attività didattica di sostegno agli studenti con handicap, che, però, siano anche abilitati all'insegnamento di materie comuni; viene, altresì, consentito l'inserimento nelle graduatorie persino a coloro che, pur non avendo conseguito la specializzazione al sostegno entro la data di presentazione della domanda, l'avrebbero conseguita entro il 31 maggio 2002;
la VII Commissione permanente (cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati, in data 17 luglio 2002, facendosi interprete del danno che sarebbe derivato agli insegnanti specializzati per il sostegno ai sensi del decreto n. 460 del 1998, ha approvato, all'unanimità, la risoluzione n. 8-00023, con la quale si impegnava il Governo a dare una soluzione al problema degli interessati, anche consentendo agli stessi l'inserimento nelle graduatorie permanenti per l'anno scolastico 2003-2004;
con decreto ministeriale del 26 novembre 2002, il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha autorizzato le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario per l'iscrizione in soprannumero al secondo anno dei corsi di coloro che erano in possesso del diploma biennale di specializzazione per le attività di sostegno, al fine del conseguimento del diploma di specializzazione abilitante;
nessun ateneo italiano ha dato corso alle disposizioni del decreto ministeriale del 26 novembre 2002;
anche il comma 3 dell'articolo 5 della legge n. 53 del 2003 prevede un'abbreviazione del percorso degli studi delle scuole di specializzazione all'insegnamento secondario per coloro che, sprovvisti dell'abilitazione all'insegnamento secondario, sono in possesso del diploma biennale di specializzazione per le attività di sostegno;
come se non bastasse quanto sopra, il 17 aprile 2003 è stato emanato il nuovo decreto dirigenziale per l'integrazione e l'aggiornamento delle graduatorie permanenti per il personale docente ed educativo, senza tenere in alcuna considerazione l'approvazione della citata risoluzione n. 8-00023 e degli ordini del giorno, accolti dal Governo, in fase di approvazione della legge n. 53 del 2003 -:
se non ritenga necessario ed urgente emanare direttive che consentano ai docenti specializzati sul sostegno ai sensi del decreto interministeriale n. 460 del 1998 di conseguire, anche se momentaneamente ancora privi di abilitazione, incarichi che garantiscano la continuità sui posti di sostegno per il prossimo anno scolastico;
se non ritenga necessario ed urgente, in considerazione dell'attuale fragilità e disomogeneità dell'iter formativo iniziale previsto per i docenti di sostegno e nell'attesa di conseguenti provvedimenti normativi, di dover consentire l'iscrizione con riserva nelle graduatorie permanenti per l'anno 2003-2004 a coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione biennale per il sostegno conseguito ai sensi del decreto interministeriale n. 460 del 1998.
(2-00739)
«Angela Napoli, Maggi, Coronella, Landolfi, Airaghi, Amoruso, Anedda, Benedetti Valentini, Bocchino, Buontempo, Butti, Canelli, Castellani, Cirielli, Cola, Cristaldi, Crosetto, Fasano, Foti, Fragalà, Ghiglia, Gironda Veraldi, Leo, Lo Presti, Maceratini, Menia, Onnis, Antonio Pepe, Porcu, Raisi, Trantino, Zacchera, Bornacin, Giorgio Conte, Giulio Conti, La Grua, La Starza, Losurdo, Malgieri, Gianni Mancuso, Meroi, Migliori, Pezzella, Saia, Taglialatela, Villani Miglietta».
(6 maggio 2003)

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
in data 12 febbraio 2003, la IX Commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati ha approvato all'unanimità la risoluzione n. 7-00194, avente per oggetto «Tariffe postali agevolate per partiti ed organizzazioni sindacali», che impegna il Governo a ripristinare, con decorrenza 1o gennaio 2003, le tariffe agevolate per la spedizione postale delle comunicazioni di partiti ed organizzazioni sindacali, con le stesse modalità in vigore nel 2002;
ad oggi, non risultano iniziative del Governo per dare attuazione a quanto deciso dal Parlamento;
le spedizioni dei materiali politici da parte di partiti e organizzazioni sindacali risultano del tutto bloccate, come quelle di molte associazioni no profit, anch'esse escluse dalle agevolazioni;
questo comportamento discriminatorio sembra configurare una volontà dell'Esecutivo di ostacolare la libera circolazione dell'informazione nel Paese, cosa particolarmente grave anche in relazione alle scadenze elettorali previste a breve -:
sottolineando la grande urgenza di un'attivazione positiva di quanto deciso dal Parlamento, quando intenda adottare il provvedimento che ripristina, con decorrenza dal 1o gennaio 2003, le tariffe agevolate per la spedizione postale delle comunicazioni di partiti e organizzazioni sindacali.
(2-00741)
«Panattoni, Duca, Di Gioia, Grignaffini, Battaglia, Bressa, Buffo, Cabras, Calzolaio, Carboni, Carli, Chianale, Mauro, Ciani, Cima, Crucianelli, Dameri, De Brasi, Di Serio D'Antona, Franceschini, Franci, Fumagalli, Gasperoni, Giacco, Giachetti, Grandi, Innocenti, Lumia, Lusetti, Raffaella Mariani, Melandri, Merlo, Minniti, Montecchi, Mussi, Olivieri, Ottone, Pennacchi, Petrella, Piglionica, Pinotti, Ranieri, Rava, Realacci, Rognoni, Rotundo, Rugghia, Russo Spena, Ruzzante, Soda, Tuccillo, Vianello, Vigni, Zanotti, Sandi».
(7 maggio 2003)

G)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, per sapere - premesso che:
la Cementir s.p.a., il 4 novembre 1986, richiedeva al corpo delle miniere di Torino la concessione mineraria per lo sfruttamento di una miniera di marna cementizia in località Monte Bruzeta nel comune di Voltaggio (Alessandria), motivando la richiesta perché indispensabile per il prosieguo dell'attività produttiva del cementificio di Arquata Scrivia, poiché la concessione allora in uso denominata «Monte delle Rocche», sempre nel comune di Voltaggio, era in via di esaurimento;
all'interno dell'area di concessione della nuova miniera insistevano ed insistono le sorgenti dell'acquedotto del comune di Carrosio e, in parte, quelle del comune di Gavi, la concessione non poteva, pertanto, essere operativa in assenza dell'accordo con i comuni di Carrosio e Gavi;
il corpo delle miniere di Torino subordinò la concessione alla costruzione di un nuovo acquedotto, in accordo con i comuni sopra citati, da realizzarsi a cura della Cementir, ma sia il comune di Carrosio, sia il comune di Gavi hanno sempre espresso la propria contrarietà al nuovo insediamento, ritenendo utile, opportuno ed importante salvaguardare le proprie fonti di approvvigionamento idrico;
nel 1997 la concessione è scaduta senza che fosse mai iniziata la coltivazione della miniera: quindi, il procedimento di rinnovo della concessione fu dichiarato concluso;
il 3 maggio del 1998, durante una consultazione popolare, che ha coinvolto tutti i cittadini, il 90 per cento degli aventi diritto al voto votò contro la cava;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto 1999 fu accordato alla società Cementir s.p.a. il rinnovo della concessione mineraria per marna da cemento, subordinando, però, l'avvio delle attività estrattive alla preventiva realizzazione e messa in esercizio di un acquedotto per l'approvvigionamento alternativo dei comuni di Gavi e Carrosio, in quanto la coltivazione mineraria avrebbe interferito e reso inutilizzabili (almeno per tutta la durata della coltivazione mineraria, pari a circa un trentennio) tutte le fonti di approvvigionamento idrico dell'acquedotto comunale di Carrosio ed una sorgente dell'acquedotto del comune di Gavi; tra le prescrizioni fu previsto testualmente anche «che l'opera di presa dell'acquedotto alternativa doveva essere posizionata all'esterno del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo»;
la regione Piemonte, in data 9 marzo 2001, pur registrando la posizione contraria, documentalmente circostanziata, alla realizzazione dell'acquedotto da parte dei comuni di Gavi e Carrosio, della comunità montana Alta Val Lemme e Alto Ovadese, del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo e dell'azienda sanitaria locale 22 di Novi Ligure, ha prodotto il suo atto finale, con il parere favorevole, espresso dal funzionario incaricato, dando così il «via libera» alla realizzazione dell'opera;
nella progettazione approvata l'opera risulta posizionata all'interno del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, in evidente e palese violazione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
il 23 aprile 2001 la regione Piemonte, con propria deliberazione di giunta, autorizzò la costruzione dell'acquedotto, demandando alla Presidenza del Consiglio dei ministri la valutazione relativa al posizionamento delle opere di presa, senza alcuna considerazione delle posizioni nettamente contrarie ampiamente espresse dagli enti locali interessati;
con la delibera della giunta regionale in data 23 aprile 2002 n. 11-2837 (peraltro impugnata dal comune di Carrosio) si è concluso positivamente, con prescrizione, il procedimento di valutazione di impatto ambientale dell'acquedotto Rio Acque Striate;
la Commissione ambiente dell'Unione europea, in seguito al reclamo N. 2001/51 presentato da Legambiente, ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora per «cattiva applicazione delle direttive 85/337/CEE sulla valutazione di impatto ambientale e 92/43/CEE sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche»;
inoltre, per tentare di superare le intrinseche carenze quantitative e qualitative delle acque derivabili, il tormentatissimo progetto nel corso degli anni ha subito innumerevoli modifiche, volte a superare, con trattamenti chimici e fisici, il passaggio dall'originale classificazione in categoria A3 ad acque di categoria A1: quindi, la realizzazione appare rischiosa per la salute e per l'ambiente e del tutto inutile;
il 17 aprile 2003, con ordinanze cautelari n. 1373/2003 e n. 1374/2003, il Consiglio di Stato ha sospeso l'efficacia del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto 1999 relativo al rinnovo della concessione mineraria alla Cementir, accogliendo, così, il ricorso del comune di Carrosio contro la sentenza del tribunale amministrativo regionale del Piemonte, che aveva in precedenza rigettato l'impugnazione al suddetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;
il 28 aprile 2003 la giunta regionale del Piemonte ha preso atto della decisione del Consiglio di Stato sulla sospensione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto 1999 relativo al rinnovo della concessione mineraria a favore della Cementir s.p.a. e ha demandato alle autorità locali, per quanto di loro competenza, l'adozione dei conseguenti provvedimenti -:
quali iniziative il Governo intenda adottare in risposta alla moratoria da parte dell'Unione europea e con riferimento agli atti emanati connessi al provvedimento sospeso, come voglia dare corso agli adempimenti conseguenti e necessari per la tutela degli interessi pubblici generali coinvolti, compresi eventuali risarcimenti di danni, e se non ritenga di intervenire affinché gli organismi istituzionali territoriali responsabili procedano al ripristino dell'originale habitat ambientale delle aree investite dalla costruzione dell'acquedotto Rio Acque Striate, con un'ordinanza di demolizione immediata dell'acquedotto in oggetto o, almeno, delle opere che più impattano sull'ecosistema, come la diga.
(2-00755)
«Cima, Boato».
(13 maggio 2003)

H)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio, delle infrastrutture e dei trasporti e per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
la regione Friuli-Venezia Giulia, in data 6 aprile 2003, ha dato comunicazione, a mezzo stampa, del procedimento di valutazione di impatto ambientale relativo al progetto preliminare denominato «Penetrazione nord di Trieste: collegamento in galleria da Prosecco al Porto Vecchio e sottopasso della città per riallaccio alla grande viabilità triestina»;
l'opera, ai sensi della legge n. 443 del 21 dicembre 2001 (cosiddetta «legge obiettivo») e del successivo decreto legislativo di attuazione n. 190 del 20 agosto 2002, è prevista al numero 3 dell'intesa generale quadro tra il ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la regione Friuli-Venezia Giulia, stipulata il 20 settembre 2002;
la realizzazione del progetto, così come proposto, opererebbe delle trasformazioni territoriali notevolissime ed andrebbe ad incidere negativamente sulla qualità della vita dei cittadini, in termini di impatto ambientale e di incremento dell'inquinamento acustico ed atmosferico, e comporterebbe pesantissimi costi sociali per le molteplici azioni di esproprio, asservimento e occupazione di terreni ed edifici privati;
lo «Studio di impatto ambientale» non avrebbe previsto delle alternative tecniche alla proposta formulata;
tale adempimento è espressamente disciplinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 dicembre 1988 («Norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale»), che, all'articolo 4, dispone la descrizione delle «motivazioni tecniche della scelta progettuale e delle principali alternative prese in esame»;
il consiglio della VI circoscrizione amministrativa del comune di Trieste, in data 14 aprile 2003, ha deliberato all'unanimità la richiesta di sospensiva «a seguito delle gravi carenze procedurali e progettuali riscontrate»;
tale richiesta, notificata alla direzione regionale dell'ambiente, non è stata accolta con la motivazione che «gli interessati devono inviare tutte le comunicazioni formali al competente ministero dell'ambiente»;
a riprova delle preoccupazioni generate nell'opinione pubblica cittadina, gli organi di informazione locali ospitano, ormai quotidianamente, un numero elevatissimo e crescente di richieste di maggiori chiarimenti, di perplessità e di proteste -:
se i Ministri interpellati siano a conoscenza dei dettagli del progetto e della diffusa contrarietà a tale realizzazione manifestata dall'opinione pubblica triestina;
se il progetto risponda a tutte le attuali procedure previste dalla valutazione di impatto ambientale;
se, vista la spesa rilevante del progetto, queste risorse non potrebbero essere utilmente impiegate per la realizzazione di altri progetti legati allo sviluppo armonico di pianificazione territoriale, in senso sociale ed urbanistico, considerato che ai legittimi interessi del territorio è venuto meno il sostegno del Governo nazionale (per esempio, il mancato rifinanziamento del «fondo Trieste») per dichiarate ragioni di bilancio.
(2-00744)
«Illy, Damiani, Boato».

(8 maggio 2003)

I)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, per sapere - premesso che:
negli ultimi giorni si è riproposto con intensa gravità il problema della gestione dei rifiuti nella regione Campania;
in relazione ai «roghi di immondizia» verificatisi a Napoli e provincia nelle ultime settimane, il Presidente della regione Campania, Antonio Bassolino, ha parlato chiaramente di episodi camorristici;
in un'analoga situazione di emergenza, veriticatasi nel primo trimestre 2001, la regione Emilia Romagna aveva contribuito a smaltire parte dei rifiuti campani, conferendo agli impianti di Forlì, Bologna e Modena rispettivamente 10.000 tonnellate, 12.000 tonnellate e 20.000 tonnellate al giorno;
a supporto dello stato di emergenza, l'assessore regionale aveva allora ricordato che la regione Campania era in procinto di allestire nuovi impianti;
dal rapporto annuale gestione rifiuti 2002, a cura dell'osservatorio nazionale sui rifiuti (ministero dell'ambiente e della tutela del territorio), emerge che, in base al piano di smaltimento dei rifiuti elaborato dal commissario straordinario del Governo il 31 dicembre 1996, poi aggiornato in seguito all'emanazione del decreto legislativo n. 22 del 1997, si prevedeva: un obiettivo di raccolta differenziata del 35 per cento dei rifiuti urbani prodotti nella regione, la realizzazione di 7 impianti per la produzione del combustibile derivato dai rifiuti (Cdr), nonché la realizzazione di impianti di termodistruzione in 5 dei 6 ambiti territoriali ottimali di smaltimento (Atos) in cui è suddiviso il territorio regionale campano;
sempre in base al suddetto rapporto, si evidenzia come, a fronte di una produzione pressoché stabile di rifiuti, le discariche siano scese da 85 a 62, gli impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti in funzione siano rimasti 4 (dal momento che i tre restanti impianti sarebbero in fase di ultimazione), mentre nessuna indicazione è fornita in relazione agli impianti di termodistruzione;
la raccolta differenziata ha avuto nelle province campane un andamento altalenante (tranne la provincia di Napoli, fissa all'1 per cento, con una media regionale dell'1,8 per cento all'anno, aggiornata al 2000);
le deficienze politico-amministrative mostrate dalle autorità locali nella gestione e risoluzione dell'emergenza rifiuti della regione Campania, per di più alimentate dalla protesta dei cittadini campani, non possono periodicamente gravare su altre regioni;
la pianificazione deve essere, per tutti, lo strumento principale per una gestione dei rifiuti che sia partecipata, consapevole e sempre più tendente alla diminuzione dei rifiuti, al fine di incrementarne il riciclo;
la situazione dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania continua ad essere grave e confusa -:
se il Governo sia a conoscenza dei motivi che non hanno consentito negli anni passati di affrontare in maniera definitiva il problema dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e se risulti al Governo che il reiterarsi delle situazioni di emergenza ed i relativi casi di cronaca sia collegato alla presenza delle attività e degli interessi della criminalità organizzata.
(2-00754)
«Polledri, Bertolini, Bianchi Clerici, Bricolo, Di Teodoro, Didonè, Ercole, Fontanini, Fratta Pasini, Daniele Galli, Dario Galli, Galvagno, Garagnani, Gastaldi, Gibelli, Lainati, Leccisi, Lussana, Martinelli, Francesca Martini, Moretti, Pagliarini, Palma, Parolo, Rizzi, Rodeghiero, Guido Giuseppe Rossi, Sergio Rossi, Saponara, Scherini, Stucchi, Vascon, Alfredo Vito, Zanetta, Butti, Riccardo Conti, Cozzi, Foti, Gamba».
(13 maggio 2003)

L)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
con nota n. 36443 del 7 marzo 2001 indirizzata al Ministro della giustizia, l'Agenzia delle entrate - direzione centrale normativa e contenzioso - ha precisato che gli emolumenti corrisposti dallo Stato per l'attività esercitata dai consulenti, periti, custodi ed interpreti nominati dal pubblico ministero e dal giudice nei procedimenti penali deve essere inquadrata tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui alla lettera f) del comma 1 dell'articolo 47 del testo unico delle imposte sui redditi;
a seguito della citata nota, il ministero della giustizia diramava la circolare n. 7 del 14 novembre 2002, con la quale, in linea con quanto comunicato dal ministero dell'economia e finanze, si specificava che sui suddetti redditi gli uffici dovevano operare la relativa ritenuta Irpef, senza l'applicazione dell'Iva;
tale disposizione ha sollevato nella sua interpretazione ed applicazione notevoli dubbi e perplessità da parte delle amministrazioni interessate, suscitando le vibrate proteste delle categorie professionali coinvolte e bloccando di fatto, con gravi ed immaginabili conseguenze, le nomine e l'attività di liquidazione delle parcelle di tutti i consulenti professionisti, i quali, per legge, sono tenuti all'emissione della fattura ed al conseguente addebito dell'Iva;
la materia è oggetto di molteplici richieste di chiarimenti formulate all'amministrazione finanziaria da vari uffici giudiziari, vedasi per tutte quella della procura della Repubblica di Pistoia, dai diversi ordini professionali interessati, nonché argomento di autorevoli commenti critici apparsi su quotidiani specializzati (vedasi Italia Oggi del 13 marzo 2003 e Il Sole 24 ore dell'11 marzo 2003), in cui viene sottolineato, tra l'altro, «non solo l'inadeguatezza dell'interpretazione ministeriale, ma anche l'evidente inapplicabilità, atteso l'aperto contrasto con leggi vigenti e principi costituzionali» -:
se non ritenga di dover fornire con urgenza i necessari ed esaustivi chiarimenti del caso, da più parte sollecitati, al fine di una corretta applicazione della normativa in questione.
(2-00709)
«Annunziata, Franceschini, Lusetti, Papini, Pinza, Fistarol, Micheli, Santagata, Acquarone, Banti, Gerardo Bianco, Bottino, Delbono, Fusillo, Letta, Bressa, Cardinale, De Mita, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Merlo, Morgando, Mosella, Maccanico, Pasetto, Piscitello, Ruggeri, Rusconi, Sinisi, Fanfani, Squeglia, Tanoni».
(8 aprile 2003)