TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 304 di Martedì 6 maggio 2003

DISEGNO DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE
A COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA

XII Commissione permanente (Affari sociali):
S. 1787. - «Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fini di beneficenza» (approvato dalla I Commissione permanente del Senato)
(3604) (La Commissione ha elaborato un nuovo testo).
e dell'abbinata proposta di legge: BATTAGLIA ed altri (3789).



INTERPELLANZE ED INTERROGAZIONI

A)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, per sapere - premesso che:
nel comune di Roma, in via di Salone 245, è situato lo stabilimento chimico industriale Engelhard su una superficie di circa 45.000 metri quadri, uno dei tanti sparsi in tutto il mondo, dove lavorano 240 dipendenti, di cui 110 operai;
tale stabilimento di Roma opera ormai da molti decenni ed è conosciuto in zona come «La fabbrica dell'oro», per la sua attività originaria di industria galvanica. Nel corso degli anni questa produzione è diventata marginale, lasciando spazio a quella dei catalizzatori chimici, che oggi rappresenta la principale attività dell'azienda;
la produzione di catalizzatori, come tale, comporta rischi calcolati, in quanto i processi chimici vengono realizzati in condizioni controllate. Inoltre, l'azienda ha già fatto importanti investimenti per migliorare questi impianti di produzione, sia sotto il profilo funzionale, sia sotto quello ambientale. In ogni caso trattasi sempre di una azienda chimica che utilizza i gorgogliatori di lavaggio, le cui acque, anche se parzialmente depurate, vengono versate nel fiume Aniene e, quindi, nel Tevere, già molto inquinati (vedi recente morìa di pesci);
i catalizzatori sono prodotti chimici composti da due importanti elementi: il primo, il substrato, spesso carbone o allumina, che ha un forte potere adsorbente, ed il secondo, il principio attivo, che è rappresentato da metalli nobili, come il palladio, il platino, l'iridio, il rodio, il renio e l'osmio, che sono metalli costosissimi. Questi catalizzatori vengono utilizzati normalmente per accelerare una vasta gamma di reazioni chimiche, permettendo di operare sui processi reattivi in condizioni meno spinte di temperatura e pressione. Per questi motivi sono indispensabili per circa 500 aziende chimiche, che la Engelhard fornisce in tutto il mondo. Purtroppo, però, la loro efficacia si riduce con l'uso e per questo devono essere periodicamente sostituiti. Qui nasce il problema dei «catalizzatori esausti», che rappresentano scorie produttive ad alto potenziale di tossicità, in quanto, durante il processo reattivo, il carbone ha assorbito svariate sostanze chimiche, in parte come reagenti ed in parte come prodotti delle reazioni secondarie non facilmente identificabili. Questa sorta di «melma tossica» ha, però, un elevato valore economico, in quanto contiene i metalli preziosi. Da qui la convenienza a recuperarli attraverso il processo più semplice ed economico: la pirolisi e la termodistruzione delle sostanze chimiche;
la Engelhard, nello stabilimento di Roma, dispone di un impianto termico per il recupero dei metalli preziosi dai catalizzatori esausti. Questo procedimento si articola in tre fasi. La prima consiste nel travaso degli esausti dai fusti in apposite vasche d'acciaio. In questa fase vengono liberate nell'aria le sostanze gassose ed i solventi volatili. Nella seconda fase le vasche con gli esausti vengono immesse nei combustori, che generano una temperatura di 400-500 gradi centigradi. A queste temperature alcune sostanze, comprese quelle tossiche, passano allo stato gassoso, molte altre invece reagiscono tra loro, creando nuove sostanze, di cui alcune molto tossiche, come la diossina, che si genera facilmente in presenza di cloro. Nella terza fase i prodotti della combustione vengono convogliati in un post-combustore, dove si raggiunge la temperatura di circa 1.200 gradi. A questa temperatura le sostanze organiche vengono normalmente rese innocue e, quindi, liberate nell'aria attraverso il camino. Purtroppo, però, può accadere molto spesso, e soprattutto negli ultimi tempi, che il post-combustore si blocchi o non riesca a smaltire il carico di esausti al quale è sottoposto. In questo caso le sostanze inquinanti emesse dal primo combustore si riverserebbero nell'aria, inquinandola drammaticamente;
i cittadini di Case Rosse, Settecamini e Setteville sono costretti ormai continuamente a chiudersi in casa per la presenza nell'aria di sostanze maleodoranti e/o irritanti per le prime vie respiratorie, provenienti dallo stabilimento Engelhard. Ciò rappresenta la conferma che gli impianti di combustione, in particolare il post-combustore, sono ormai obsoleti e, quindi, non più idonei sotto il profilo della sicurezza ambientale;
nella zona è stato riscontrato un aumento preoccupante di patologie respiratorie, dermatologiche e, soprattutto, di natura tumorale, che suscitano un giustificato allarme tra i residenti, che non hanno esitato a chiedere più volte inutilmente alle autorità competenti un'indagine epidemiologica sul quartiere di Case Rosse e via di Salone per ricoveri e decessi dovuti a tumore;
oltre all'inquinamento ambientale perdurante nel tempo, dovuto alla continua emissione nell'aria di sostanze chimiche, incombe il grave pericolo di un inquinamento di vaste proporzioni dovuto allo stoccaggio di catalizzatori esausti normalmente presente nello stabilimento. Tale timore scaturisce da due episodi verificatisi di recente. Il primo è avvenuto il 12 febbraio 1998, quando dallo stabilimento fuoriuscì una sostanza, che, a contatto con l'aria ed il suolo, sprigionò fumi e vapori tossici, che costrinsero le forze dell'ordine ad isolare la zona per qualche tempo. Il 2 aprile del 2000, sempre nella stessa Engelhard, è divampato un incendio, che, per fortuna, i vigili del fuoco sono riusciti a controllare in circa 3 ore (la Repubblica, 3 aprile 2000). La natura dell'incendio ed il grado di rischio corso non è stato esplicitato, ma avrebbe potuto estendersi allo stoccaggio dei catalizzatori esausti, con gravissime conseguenze per i residenti;
lo stabilimento è situato al centro di un'area con circa 20.000 abitanti di Case Rosse e Settecamini, nel comune di Roma, e di Setteville, nel comune di Guidonia, e con 30.000 dipendenti delle aziende che operano nella Tiburtina Valley. Inoltre, lo stabilimento è situato ai confini con il costruendo polo tecnologico e a ridosso di un nuovo piano di zona per circa 1.200 abitanti, con asilo nido previsto dal piano di riqualificazione di Case Rosse;
la Engelhard non ritiene di rientrare negli obblighi previsti per le aziende a rischio rilevante, come da decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, non avendo probabilmente valutato nella giusta misura lo stoccaggio dei catalizzatori esausti in relazione alle sostanze non facilmente identificabili, ma potenzialmente molto tossiche, che essi possono contenere. È, invece, ragionevole ipotizzare che la Engelhard rientri nel campo di applicazione del decreto legislativo n. 334 del 1999, per le seguenti considerazioni:
a) la soglia quantitativa per rientrare in classe B è di 1 chilogrammo per le sostanze T R45-R49, cioè tossiche o molto tossiche (frasi di rischio da R23 a R28), mentre per i diversi composti elencati nominativamente le soglie di riferimento sono poste a 30, 20, 2, 1, 0,2 chilogrammi;
b) la soglia quantitativa per rientrare in classe A1 è posta ad 1 chilogrammo per i policlorodibenzo-furani e le policlorodibenzodiossine, espressi come TCDD equivalente;
i catalizzatori esausti possono contenere un numero potenzialmente assai elevato di composti chimici rientranti nelle categorie di pericolo sopra menzionate e, in relazione ai quantitativi di soglia estremamente bassi, determinare, di conseguenza, l'obbligo degli adempimenti previsti dalla normativa sui rischi di incidente rilevante;
tra l'altro, il decreto legislativo 25 febbraio 2002 (attuazione della direttiva 98/24 CE sulla protezione della salute e della sicurezza contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro, che introduce il Titolo VII-bis «Protezione da agenti chimici» nell'articolato del decreto legislativo 626 del 1994), in particolare per quanto riguarda le modalità di applicazione dell'articolo 72-quater (valutazione del rischio), impone una rigorosa analisi delle caratteristiche di pericolo delle sostanze detenute/manipolate negli ambienti di lavoro e delle relative quantità;
i catalizzatori esausti probabilmente vengono considerati dalla Engelhard semplici prodotti di lavorazione industriale, e non rifiuti solidi, in quanto dati in «conto lavorazione» dalle aziende chimiche che li utilizzano. Questa che, secondo l'interpellante, è una «scappatoia burocratica» non esime la Engelhard dalle responsabilità e dagli adempimenti prescritti dal decreto legislativo n. 334 del 1999 e successivi. In questa situazione qualunque soggetto potrebbe stoccare, manipolare, bruciare e, quindi, di fatto «smaltire» sostanze altamente tossiche, e non sempre identificabili, provenienti dalle centinaia di aziende clienti sparse in tutto il mondo, senza sottoporsi alle norme che regolano il trattamento dei rifiuti tossici;
nonostante le ripetute sollecitazioni dei comitati di zona e dei cittadini alle autorità competenti deputate ai controlli dello stabilimento, continua a ripetersi la liberazione nell'aria di sostanze maleodoranti e tossiche;
la Engelhard, forse consapevole dell'inadeguatezza e, quindi, della pericolosità dell'attuale impianto, che opera ormai da molti anni, ha previsto nei suoi piani di ristrutturazione il rifacimento di detto impianto di combustione degli esausti, con passaggio finale dei fiumi in apposito gorgogliatore di lavaggio. Questa soluzione, certamente migliorativa, non esclude, però, la liberazione nell'aria di gas inquinanti nella prima fase di travaso degli esausti dai fusti nelle vasche di combustione e nei casi in cui gli esausti contengono sostanze altamente infiammabili, che entrano in combustione in modo incontrollato superando gli standard di smaltimento sopportati dall'impianto. Inoltre, e soprattutto, il nuovo combustore non elimina i rischi connessi allo stoccaggio degli esausti. Una valutazione a parte meritano, poi, gli ulteriori rischi che correrebbe l'Aniene, già molto inquinato, dove alle acque del primo gorgogliatore si aggiungerebbero quelle del lavaggio dei fumi;
ad avviso dell'interpellante, l'azienda Engelhard, in considerazione della prevista ristrutturazione degli impianti di combustione dei catalizzatori esausti, dovrebbe cogliere l'occasione per trasferire in altra sede i nuovi impianti, la cui operatività non è strettamente legata all'intero processo produttivo ed ad una scarsa incidenza sotto il profilo occupazionale -:
se non ritenga necessario che:
a) enti qualificati, vale a dire che abbiano la competenza tecnica all'altezza della situazione e non abbiano mai avuto rapporti di consulenza con la stessa Engelhard, verifichino subito l'adeguatezza e la funzionalità del post-combustore e, nel caso di obsolescenza dell'impianto, non esitino a farlo chiudere immediatamente;
b) vengano disposte due indagini epidemiologiche per ricoveri e decessi di natura oncologica, una interna all'azienda ed una esterna al quartiere di Case Rosse e tra gli abitanti di via di Salone, che sono esposti agli effetti dei combustori da oltre 20 anni;
c) vengano valutate storicamente, attraverso una accurata analisi documentale, le quantità, le condizioni e la natura dello stoccaggio dei catalizzatori esausti, al fine di verificare la classificabilità di tale stabilimento tra quelli a rischio rilevante (decreto-legge del 17 agosto 1999, n. 334);
se, nell'attuale revisione di tutte le normative che regolano la salvaguardia dell'ambiente attraverso la prossima legge delega, non ritenga necessario adottare le opportune iniziative normative per far rientrare nella regolamentazione dei rifiuti solidi anche quelli potenzialmente tossici, oggi trattati come materie prime o conto lavorazione.
(2-00715) «Giordano».
(9 aprile 2003)

B) Interpellanza

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
gli indirizzi espressi dal Governo prevedono una sostanziale ulteriore riduzione dei posti letto a carico dei presidi ospedalieri;
tale riduzione riguarderà prevalentemente gli ospedali periferici;
le risorse del fondo sanitario nazionale necessarie al mantenimento della qualità ed efficienza delle prestazioni a carico dei cittadini evidenziano una carenza di circa 1 per cento del prodotto interno lordo;
detto limite di spesa impedirà di avere risorse idonee a garantire investimenti sul territorio, tali da poter realizzare una rete di prestazione ed intervento integrato a garanzia dei cittadini malati;
non ci sono fondi certi per la realizzazione di residenze sanitarie assistenziali e per riconvertire detti posti letto in idonei servizi territoriali e di emergenza -:
come previsto dal decreto legislativo n. 229 del 1999, se gli enti locali, gli operatori, le associazioni degli utenti saranno coinvolti nell'elaborazione del piano di razionalizzazione ospedaliero e nella programmazione sanitaria, evitando soluzioni dannose per i cittadini, dettati esclusivamente da criteri discrezionali.
(2-00526)
«Ladu, Iannuzzi, Molinari, Fioroni, Burtone, Meduri, Ruta, Fusillo, Marini».
(4 novembre 2002)

C) Interrogazioni

TIDEI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la bambina Flaminia di 16 mesi è affetta da malattia di Tay Sachs, malattia grave e letale, in quanto, per assenza di uno specifico enzima, determinate sostanze non sono metabolizzate e, quindi, si accumulano all'interno delle cellule, devastando il sistema neurologico e portando il malato inesorabilmente e in poco tempo ad exitus;
l'alternativa terapeutica del trapianto nel caso di Flaminia non è praticabile, essendo già sopraggiunte complicanze che ne impediscono il tentativo;
quindi, rimane come estrema e disperata ipotesi, quella di somministrare alla bambina, con il consenso già dichiarato dei genitori, un farmaco che è in fase di sperimentazione su animali di laboratorio, ma che la ditta inglese produttrice, la Oxford Glyco Science, rifiuta di fornire se prima non sia conclusa la sperimentazione e il farmaco sia regolarmente commercializzato -:
se il Ministro interrogato sia disponibile ad attivarsi per tentare in extremis l'utilizzo, richiesto dai genitori, del farmaco in questione, che ha dato positivi risultati su altre malattie da accumulo, ma che non è ancora stato definitivamente verificato e collaudato per la malattia di Tay Sachs;
se non ritenga di dover promuovere con le industrie produttrici un contratto per assicurare che i farmaci necessari per curare queste rare malattie siano comunque garantiti in ogni circostanza, anteponendo sempre il diritto alla vita ed alla salute ad ogni altra considerazione di carattere economico e, quindi, ponendo a carico dello Stato la copertura della spesa.(3-00134)
(25 luglio 2001)

TIDEI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il Ministro interrogato ha reso pubblica l'importante notizia che una bambina malata di glicogenosi, malattia rara da accumulo, poteva finalmente sperimentare l'atteso farmaco della Genzyme, già registrato al Food & drug administration;
un altro farmaco - Vevesca della Oxford Glyco Science - nato per un'altra malattia da accumulo, la Gaucher, a giudizio di specialisti e secondo articoli di letteratura scientifica, viene considerato sperimentabile anche su malati di Tay Sachs, come i quattro bambini, i cui genitori si sono rivolti all'interrogante;
la casa farmaceutica produttrice del Vevesca non solo non esclude, ma ritiene positivo l'utilizzo del farmaco, presentato l'anno scorso alla commissione farmaci del ministero della salute -:
se non ritenga corretto trattare il farmaco in parola con la stessa eccezionalità di modi e di tempi applicata per il farmaco per la glicogenosi, di cui è stata autorizzata la sperimentazione, nel rispetto del principio che tutti i bambini affetti da malattie rare hanno lo stesso diritto e nella consapevolezza che i tempi di vita di questi bambini sono limitatissimi;
se non ritenga, quindi, che i bambini malati di Tay Sachs debbano essere subito iscritti in un protocollo di sperimentazione del farmaco Vevesca, coinvolgendo in questa operazione direttamente i genitori, i quali sono pronti ad assumersi la responsabilità dell'eventuale inefficacia del farmaco e dei possibili effetti collaterali causati da questo farmaco, coscienti che quanto chiedono è un tentativo estremo di salvare la vita a bambini altrimenti condannati a morte. (3-01386)
(19 settembre 2002)

D) Interrogazioni

BUEMI. - Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella notte fra il 15 e il 16 dicembre 2001 un terribile incendio distrusse quella che fu poi, non a caso, ribattezzata come la «collina dell'abbandono» di San Gregorio Magno (Salerno) e in quel terribile rogo trovarono la morte ben 19 disabili (11 uomini e 8 donne), tutti con problemi psichiatrici e motori;
le cause di una simile tragedia sono facilmente riconducibili alle gravi carenze strutturali (mancanza di un sistema di allarme e assenza di acqua nei serbatoi che avrebbero dovuto alimentare l'impianto antincendio) di una realtà come quella di San Gregorio Magno, peraltro di per se stessa già fortemente penalizzata dall'asperità del luogo (a tal proposito, basti pensare che la più vicina stazione dei vigili del fuoco è a circa 50 chilometri di distanza);
ad aggravare la situazione in cui versavano i disabili ospiti della citata struttura di accoglienza, concorreva la presenza di personale infermieristico impiegato con contratti a tempo determinato (quindi, con tutta probabilità, carente e impreparato), nonostante si trattasse di prestare servizi estremamente delicati (data la natura degli handicap di cui erano portatori i ricoverati) e nonostante le centinaia e centinaia di milioni di vecchie lire impiegati nella gestione della suddetta struttura;
nel 1999 una commissione regionale chiese con forza la chiusura del centro di San Gregorio, mentre la regione continuava paradossalmente ad erogare fondi per il suo mantenimento;
il tragico accaduto mette alla luce un'amara verità, cioè quella dell'abbandono, dell'indifferenza con cui oggi sono trattati in Italia i malati di mente per la quasi totale assenza, nel mondo della psichiatria, delle istituzioni, sempre più incapaci di assolvere alle proprie funzioni -:
se, nello specifico, sia ferma intenzione dei Ministri interrogati fare piena luce sulle responsabilità, ad ogni livello, di questa immane tragedia, che offende la dignità, la sicurezza e i diritti più elementari delle persone disabili;
se e quali provvedimenti gli stessi intendano adottare per risolvere i problemi che ancora ostacolano il completamento di numerose strutture sanitarie, adottando un progetto di salute mentale chiaro, che possa ridare finalmente slancio al settore della psichiatria. (3-01180)
(3 luglio 2002)

SINISCALCHI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la tragedia verificatasi a San Gregorio Magno all'interno di una struttura per disabili ha sconvolto il Paese, sia per il doloroso epilogo determinato dalla morte di diciannove portatori di handicap alloggiati nell'istituto, sia per le dinamiche che la hanno caratterizzata;
la struttura all'interno della quale si è verificata la sciagura sorgeva in un prefabbricato, fornito alla comunità di San Gregorio dopo il terremoto del 1980, adibito a centro per la riabilitazione e la cura, che, stando a quanto si è appreso da alcune fonti di stampa, non era probabilmente dotato di adeguati sistemi di sicurezza e di allarme;
stando alla dinamica ricostruita dai giornali, il ritrovamento dei corpi, straziati dalle fiamme, avrebbero fatto sorgere dubbi circa la concreta possibilità per i degenti di muoversi liberamente all'interno della struttura nel corso della notte;
anomalo e singolare è apparso, sempre in riferimento alle notizie apprese da alcuni commentatori recatisi sul luogo in cui si è verificata la tragedia, il ritardo con il quale sarebbero scattate le richieste di intervento ai vigili del fuoco;
il sistema antincendio, del quale la struttura doveva essere munita, avrebbe, altresì, dovuto essere particolarmente efficiente e sofisticato, anche in ragione della tipologia della costruzione, un prefabbricato lasciato in eredità dai primi interventi post-terremoto avvenuti oltre vent'anni or sono -:
se intendano attivarsi con il massimo sforzo, adottando i provvedimenti necessari per accertare, attraverso procedure d'inchiesta ad hoc, le eventuali responsabilità di enti, istituzioni e personale sanitario;
se, sempre facendo ricorso ai poteri di inchiesta ed accertamento, ferma restando l'autonoma indagine disposta dalle competenti autorità giudiziarie, siano in grado di verificare la sussistenza di tutti i requisiti di idoneità del prefabbricato adibito a struttura sanitaria;
se sia possibile monitorare gli istituti per disabili presenti su tutto il territorio nazionale, allo scopo di verificare quanti e quali di essi versino attualmente in analoga situazione logistico-strutturale. (3-02238)
(30 aprile 2003)
(ex 4-01726 del 19 dicembre 2001)

E) Interrogazione

PISTONE e MAURA COSSUTTA. - Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
ad oltre 3 anni dalla sua entrata in vigore, il decreto-legge n. 230 del 1999 - che stabilisce il passaggio delle competenze sulla salute dei detenuti dall'amministrazione penitenziaria alle aziende sanitarie locali, con l'intento di offrire ai reclusi gli stessi standard di cure assicurati a tutti gli altri cittadini - non solo non è stato interamente applicato, ma ha, di fatto, creato una sorta di «confusione» normativa, in relazione alle competenze e alla responsabilità, che si è tradotta in una grave diminuzione dei fondi per la medicina penitenziaria, nel triennio 1999-2002, dell'11,4 per cento;
dal 1999 in poi, tale «confusione» normativa ha, conseguentemente, prodotto sempre meno finanziamenti alla sanità penitenziaria, nella convinzione che a farsi carico di questa sarebbe stato il servizio sanitario nazionale, lasciando la popolazione delle sovraffollate carceri italiane in una preoccupante situazione di «incuria», in ambiti dove, invece, tossicodipendenze, malattie infettive e patologie mentali sono all'ordine del giorno -:
quale sia, a tutt'oggi, la situazione, in prossimità della scadenza prevista per la sperimentazione, tenuto conto del fatto che quasi tutte le regioni coinvolte dalla stessa sperimentazione avrebbero scritto ai Ministri interrrogati, chiedendo con urgenza indicazioni operative sui destini della riforma e chiarimenti sulle responsabilità, in primo luogo finanziarie;
quali provvedimenti intendano adottare al fine di tutelare i livelli della sanità penitenziaria, andando incontro alle aspettative dei detenuti, delle loro famiglie e del personale sanitario coinvolto, che vede nel suddetto trasferimento un obiettivo di qualificazione professionale. (3-01470)
(10 ottobre 2002)

F) Interrogazione

BUEMI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
si apprende come l'ente del Governo degli Stati Uniti d'America demandato al controllo dei farmaci destinati al consumo umano, denominato Food and drug administration, abbia adottato una raccomandazione ufficiale, in base alla quale le etichette dei farmaci contenenti il principio chiamato «paracetamolo» dovrebbero riportare l'avvertenza secondo la quale dosi eccessive di detto principio possono determinare danni al fegato, con possibile conseguente morte di colui che assume il farmaco;
il paracetamolo è principio comune contenuto in diversi farmaci, essendo un antinfiammatorio non steroideo, assimilabile all'aspirina;
esso è contenuto in farmaci cosiddetti da banco, per l'acquisto dei quali non occorre la ricetta medica;
esso viene utilizzato per abbassare la febbre e per alleviare i sintomi dell'influenza e la cefalea;
attualmente non risulta che i farmaci contenenti paracetamolo in vendita in Italia riportino analoghe indicazioni;
tale mancanza risulta, nella sostanza, lesiva dei diritti di informazione dei cittadini e, soprattutto, del loro diritto alla salute -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tale situazione;
quali precauzioni si intendano adottare onde ovviare a questo pericolo per i cittadini. (3-01506)
(22 ottobre 2002)

G) Interrogazione

D'AGRÒ. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
si vanno intensificando le ricerche relative all'impatto nocivo dell'ambiente sulla salute, che hanno portato ad isolare alcuni elementi presenti in qualità variabili in tutta la crosta terrestre e, quindi, anche nei materiali da costruzione che da questa derivano (cementi, tufi, laterizi, graniti ed altri);
uno di questi elementi è il radon, un gas chimico radioattivo appartenente alla famiglia dei cosiddetti gas nobili o inerti che non reagiscono all'ambiente circostante: tale gas viene generato dal processo di decadimento nucleare del radio, che, a sua volta, proviene dall'uranio;
mentre il radio e l'uranio sono elementi solidi, il radon, essendo un gas, è in grado di muoversi e fuoriuscire dal terreno (o dai materiali da costruzione, o anche dall'acqua) ed entrare negli edifici, attraverso le fessure dei pavimenti o dai passaggi dei servizi idraulici, sanitari ed elettrici, ove si accumula;
all'aria aperta, essendo diluito dalle correnti d'aria, raggiunge basse concentrazioni e si disperde rapidamente, mentre in un ambiente chiuso, come quello di una abitazione, il radon può accumularsi e raggiungere alte concentrazioni;
l'organizzazione mondiale della salute (Who), tramite l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), ha classificato il radon nel gruppo 1, in cui sono elencate quelle sostanze per cui vi è un'evidenza certa di cancerogenicità sull'uomo;
in modo analogo si è espressa l'agenzia per la protezione dell'ambiente americana;
la grandezza che viene presa come riferimento per la misurazione della qualità di radon presente è espressa in Bequerel per metro cubo;
in Italia è stata effettuata un'indagine dal servizio sanitario nazionale sull'esposizione al radon nelle abitazioni e il valore di concentrazione medio è risultato di 75 Bequerel per metro cubo, mostrando, nell'ambito delle varie regioni, una situazione molto diversificata;
tale valore è relativamente elevato rispetto alla media mondiale, valutata intorno a 40 Bequerel per metro cubo;
per quanto riguarda la legislazione, nello stabilire i limiti dei livelli di riferimento, occorre distinguere tra ambienti di vita domestici e ambiente di lavoro e, inoltre, tra costruzioni già esistenti e edifici in costruzione: non potendo prevedere, infatti, quale sarà la concentrazione futura, la legge dovrebbe definire a quali valori i parametri progettuali debbano attenersi;
la maggior parte dei Paesi industrializzati ha emesso delle raccomandazioni, che spingono la popolazione ad attuare azioni di risanamento degli edifici quando la concentrazione supera determinati livelli ritenuti rischiosi per la salute, promuovendo azioni di prevenzione;
in Italia, invece, ancora non vi è alcuna normativa, nè una specifica raccomandazione sul radon negli ambienti di vita -:
se, considerato quanto sopra esposto e sulla base delle attuali conoscenze, secondo le quali l'esposizione al radon nelle case rappresenta con certezza un considerevole problema per la salute pubblica, il Governo non ritenga di dover affrontare con urgenza la situazione, proponendo una regolamentazione supportata da valutazioni scientifiche per misurare le concentrazioni e stabilire i limiti, fornendo così precise informazioni ed attivando concreta assistenza della popolazione;
con quali provvedimenti intenda introdurre una normativa per incentivare un'azione di prevenzione alle infiltrazioni di radon e di correzione, laddove attraverso le misurazioni i valori della presenza del gas risultino al di sopra del livello consentito. (3-01842)
(27 gennaio 2003)

H) Interpellanza

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
negli ultimi giorni del 2002 più di 3000 persone provenienti da diversi Paesi europei si sono assembrate, senza autorizzazione, in località Sanguinaro, nel comune di Fontanellato, in provincia di Parma, per partecipare a un rave party;
tali persone hanno occupato, senza l'autorizzazione del proprietario, un locale in passato adibito a discoteca (ex jumbo), devastando l'arredamento e le suppellettili interne e creando anche forte disagio alla circolazione sulla via Emilia ad alto scorrimento;
hanno tentato di scassinare una rivendita alimentare, impadronendosi, comunque, di centinaia di litri di gasolio, allo scopo di alimentare i mezzi generatori di energia per gli impianti musicali, e mettendo in pericolo l'incolumità della famiglia proprietaria costretta a barricarsi in casa sotto la protezione delle forze dell'ordine;
durante lo svolgimento del rave party si è verificata la morte di Jean François Verrin, un ragazzo di 23 anni di cittadinanza francese, fatto che è oggetto di indagine da parte della magistratura;
l'accaduto nel suo complesso ha generato molta preoccupazione nella cittadinanza locale e ha messo seriamente in pericolo la sicurezza del territorio;
il questore di Parma ha dichiarato sulla stampa locale che «l'evento non è stato segnalato adeguatamente, ci sono piovute addosso improvvisamente più di tremila persone: gli organismi preposti non ci hanno avvertito per tempo»;
eventi di tale natura creano sicuramente serie difficoltà ad efficaci e risolutive azioni delle forze dell'ordine -:
se il Governo, tenuto conto delle dichiarazioni del questore di Parma, abbia intenzione di assumere tutte le informazioni utili, al fine di accertare precisamente e completamente l'andamento di fatti così gravi ed eventuali responsabilità che potrebbero manifestarsi;
se non ritenga il Governo di dover attivare tutte le misure necessarie, anche di coordinamento tra le forze dell'ordine, per prevedere e prevenire in tempo utile, attraverso adeguate indagini, raduni non autorizzati di questo tipo e per intervenire in modo efficace per tutelare la sicurezza di tutte le persone e le cose coinvolte;
quali elementi di conoscenza il Governo intenda mettere a disposizione, sia per la comprensione del fenomeno giovanile che si manifesta in eventi di questo tipo, sia per l'individuazione degli interessi che li controllano.
(2-00604) «Bersani, Motta, Marcora».
(16 gennaio 2003)

I) Interpellanza

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
a sei mesi dall'entrata in vigore delle nuove norme in materia di immigrazione, si rileva che la cosiddetta «legge Bossi-Fini» non è solo una legge lesiva dei diritti degli stranieri e di alcuni principi fondamentali della nostra Costituzione, ma è anche una legge pasticciata e confusa e che si è rivelata di difficile, ed in molti casi, di impossibile applicazione;
alla data attuale, non sono stati ancora emanati i regolamenti attuativi, i cui termini sono già ampiamente scaduti, così come stabilito dall'articolo 34 della legge 189 del 2002, nonché dall'articolo 2-bis, con l'effetto che non possono entrare in vigore alcune parti significative di quella legge, quali, ad esempio, le norme riguardanti il diritto d'asilo e quelle relative al funzionamento dello sportello unico per l'immigrazione, né si può procedere all'armonizzazione ed integrazione delle disposizioni della nuova legge con quelle ancora in vigore della legislazione precedente;
in materia di regolamentazione dei flussi annuali, il Governo si è limitato ad emanare il 20 dicembre 2002 un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'ingresso di 60.000 lavoratori stagionali per l'anno 2003. Tale provvedimento stabilisce il principio della riserva geografica e rende, perciò, impossibile l'ingresso regolare nel nostro Paese per molti stranieri provenienti da Paesi a forte pressione migratoria, nonché l'impossibilità dell'ingresso per lavoratori da assumere a tempo determinato, indeterminato o da impiegare in attività di lavoro autonomo;
non risultano essere state intraprese azioni significative dal Governo in questi anni per portare avanti con forza e vigore un'iniziativa diplomatica dell'Italia per la stipula di accordi per il governo dell'immigrazione ed il controllo dell'immigrazione clandestina con Paesi a forte pressione migratoria, considerando che, secondo dati ufficiali provenienti dal ministero dell'interno, il numero complessivo di accordi di riammissione stipulati dal nostro Paese ammonta a 27, e che 24 di questi sono stati stipulati non da questo Governo, ma dai precedenti Governi di centrosinistra, e considerando che il numero complessivo di accordi per la regolamentazione dei flussi ammonta a 3 (Albania, Tunisia, Marocco) e tutti e tre gli accordi sono stati stipulati dai Governi precedenti;
a fronte di una giusta richiesta del Governo italiano per una piena solidarietà degli altri Paesi europei, per quanto riguarda le spese e gli oneri derivanti dall'attività per il controllo delle frontiere italiane, non si registra altrettanta disponibilità, se non vera e propria ostilità, su temi importanti, come il diritto d'asilo, la lotta contro il razzismo e la xenofobia, i diritti degli stranieri residenti di lungo periodo. Si ricorda, a tal proposito: la mancanza di una legge organica sul diritto d'asilo; le forti limitazioni ai diritti delle persone sanciti nella cosiddetta «legge Bossi-Fini», così come le polemiche all'interno della maggioranza e del Governo che hanno accompagnato la discussione sull'eventuale accoglienza in Italia di profughi provenienti da zone interessate dal conflitto in Iraq e il recepimento (peraltro, in ritardo di 3 mesi) della direttiva 2001/55/, che regolamenta la protezione temporanea di profughi e sfollati; il vero e proprio veto posto dal Ministro della giustizia, senatore Roberto Castelli, sull'ipotesi di definizione da parte dell'Unione europea di strategie punitive comuni contro razzismo e xenofobia. È chiaro che l'Europa potrà partecipare con più solidarietà all'onere che il nostro Paese deve fronteggiare per il controllo delle frontiere, quanto più forte sarà il nostro grado di responsabilità nell'assunzione su materie delicate, come l'accoglienza di profughi e rifugiati o la lotta al razzismo e xenofobia;
sono più di 60 le richieste di giudizio della Corte costituzionale avanzate dai tribunali per sospetta incostituzionalità di molte norme della legge n. 189 del 2002, in particolare di quelle norme relative alla disciplina dell'espulsione e della sua esecuzione;
secondo dati ufficiali forniti dal ministero dell'interno, risulta che 62.500 stranieri si trovano in Italia pur avendo avuto un decreto di espulsione;
la legge n. 189 del 2002 prevede, all'articolo 13, lettera b), comma 5-ter, che lo straniero che si trattiene senza giustificato motivo nel territorio dello Stato, in violazione dell'ordine del questore a lasciare il territorio nazionale entro 5 giorni, è punito con l'arresto da 6 mesi ad 1 anno. Se ne deduce, quindi, che, escluse le persone che pur espulse non ricadrebbero nella fattispecie dell'articolo 13, lettera b), comma 5-ter, che vi sono sul territorio nazionale decine di migliaia di persone che devono essere arrestate, processate e poi, eventualmente, espulse; una delle conseguenze di questa situazione potrebbe determinare un potenziale raddoppiamento della popolazione carceraria italiana, con gravi ripercussioni sull'intero sistema giudiziario italiano;
la norma dell'articolo 13, lettera b), comma 5-ter, è stata oggetto di richiesta di pronuncia della Corte costituzionale per sospetta incostituzionalità e l'applicazione della stessa ha generato un aggravio per i tempi della giustizia, che rende, di fatto, impossibile altra attività dei tribunali. Da notizie in possesso dell'opposizione, risulta che in alcuni tribunali (dall'ottobre 2002 al febbraio 2003) il carico giudiziario sull'articolo 14 è di oltre il 60 per cento del complessivo: questo vuol dire che la maggior parte dei tribunali è impegnata a perseguire stranieri, che, nella maggior parte dei casi, non commettono alcun reato, piuttosto che i delinquenti veri, italiani o stranieri che siano;
il raddoppio dei termini di permanenza da 30 a 60 giorni nei centri di permanenza temporanea e assistenza ha generato una protrazione di trattenimento quasi detentivo per persone che non hanno compiuto alcun reato, tale da far riemergere con forza il tema della coerenza con il dettato costituzionale delle disposizioni che regolamentano i centri di permanenza temporanea e assistenza;
inoltre, si è creato un aggravio delle spese dello Stato, a fronte di una risibile crescita della percentuale delle persone effettivamente allontanate dopo essere transitate nel centro;
da notizie acquisite in molteplici visite alle diverse strutture dei centri di permanenza temporanea e assistenza dislocate sul territorio nazionale da parlamentari dell'opposizione, risulta che in questi ultimi due anni è complessivamente e sensibilmente peggiorata la condizione dei residenti dei centri;
la carta dei diritti per i residenti del centro non è applicata o è largamente disattesa: in molti casi non sono ammesse o sono fortemente limitate visite dall'esterno, spesso anche degli stessi familiari; il diritto all'interprete (articolo 111 della Costituzione) non è garantito, anche durante il colloquio con i legali; la libera circolazione all'interno del centro è spesso vietata; l'assistenza sanitaria non sempre viene garantita;
ancora oggi non è possibile sapere con certezza se le domande di regolarizzazione presentate possano trovare risposta entro il 2003, poiché rispetto alla 702 mila domande presentate, secondo una recente indagine de Il Sole 24 Ore, solo il 10 per cento hanno avuto risposta, malgrado sia stato potenziato il personale nelle questure e nelle prefetture;
il problema del cosiddetto subentro - della possibilità, cioè, per il lavoratore immigrato, nel caso di licenziamento operato dal datore di lavoro con il quale aveva presentato domanda di regolarizzazione, di poter sanare la propria posizione con un altro datore di lavoro - che sembrava essere stato risolto, rischia di essere vanificato da una successiva circolare del ministero del lavoro e delle politiche sociali, che impedisce al nuovo datore di lavoro di assumere il lavoratore straniero prima della chiamata dello stesso da parte dell'ufficio polifunzionale della prefettura per la stipula del contratto di soggiorno;
ancora oggi, a tutti gli stranieri che hanno presentato domanda di regolarizzazione è impedito di recarsi all'estero, pena la perdita del diritto ad ottenere la regolarizzazione e tale divieto vale anche nei casi di una madre che vorrebbe visitare il proprio figlio minore lasciato all'estero;
in Italia le politiche sull'integrazione sono state da questo Governo completamente abbandonate. Come è noto, la cosiddetta «legge Bossi-Fini» accentua la precarietà dello straniero regolarmente soggiornante. Il modello di integrazione delineato nella cosiddetta «legge Turco-Napolitano», pur formalmente preservato nella cosiddetta «legge Bossi-Fini», non si può adattare ad un modello di lavoratore straniero precario, sottopagato e ostaggio del proprio datore di lavoro. La politica degli ingressi, che l'attuale Governo sembra voler costruire nei prossimi anni, non è coerente con un serio modello di integrazione. Il fatto che il Governo abbia fatto entrare nel corso di due anni 22.000 lavoratori tra lavoratori a tempo determinato, indeterminato e lavoratori autonomi e ben 123.000 lavoratori stagionali la dice lunga su come il Governo concepisce un mercato del lavoro aperto ai lavoratori stranieri. Le politiche in materia di lavoro, soprattutto gli ostacoli che crea l'istituto del contratto di soggiorno alla piena libertà ed autonomia del lavoratore straniero, comportano, quindi, seri pericoli per l'effettiva inclusione degli stranieri nella nostra società. Inoltre, le modifiche apportate nella legge finanziaria per il 2003 al funzionamento del fondo per le politiche sociali tolgono ogni autonomia al fondo per le politiche migratorie previsto dalla legge sull'immigrazione, mettendo così a serio rischio la possibilità di impostare in tutte le regioni una politica sull'integrazione basata su ordinari finanziamenti da parte dello Stato. Il rischio è che l'Italia non solo non abbia un modello di integrazione da seguire, ma perda quel minimo di politiche necessarie per evitare un deterioramento delle relazioni tra italiani e stranieri -:
per quali motivi non siano stati ancora emanati i regolamenti previsti dalla legge n. 189 del 2002, i cui termini sono già ampiamente scaduti ed entro quanto il Governo pensi di emanarli;
entro quanto tempo il Governo provvederà all'emanazione del decreto flussi per l'ingresso di lavoratori stranieri da assumere a contratto, determinato, indeterminato ovvero da impiegare in attività di lavoro autonomo, e se il Governo consideri strategico ed importante tale atto, anche ai fini del controllo della prevenzione dell'immigrazione clandestina, oltre che della soddisfazione del fabbisogno di manodopera straniera;
quali iniziative siano state avviate per rafforzare la cooperazione con i Paesi a forte pressione migratoria e quali iniziative intenda mettere in campo il Governo per aumentare considerevolmente il numero degli accordi di riammissione e quelli di regolamentazione dei flussi di ingresso;
in che modo il Governo intenda procedere, in vista della guida italiana del semestre europeo, al fine di garantire che l'obiettivo della «comunitarizzazione» delle misure su immigrazione ed asilo fissate nel trattato di Amsterdam sia ancora perseguibile e che le scadenze fissate nel Consiglio europeo di Tampere, e poi in quello di Siviglia, siano rispettate;
quali misure intenda adottare il Governo per rimediare al fallimento del complesso delle norme sulle espulsioni contenute nella legge n. 189 del 2002;
quali misure il Governo intenda adottare per evitare un aggravio, fino a configurare ipotesi di vero e proprio collasso, del carico penale sul nostro sistema giudiziario e carcerario, conseguente all'applicazione dell'articolo 14 della legge n. 189 del 2002;
quali misure intenda adottare per garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone che risiedono nei centri di permanenza temporanea e assistenza e per garantire il massimo di trasparenza nella gestione degli stessi;
quali ulteriori misure intenda porre in essere per accelerare il disbrigo delle pratiche di regolarizzazione;
quali misure intenda adottare per far sì che ai lavoratori stranieri sia concessa la possibilità di uscire dal territorio nazionale, magari nel periodo pasquale, nelle more dell'attesa per la definizione della pratica di regolarizzazione;
quali siano gli indirizzi di politica sull'integrazione degli stranieri che il Governo intende perseguire per i prossimi anni;
quali atti concreti il Governo abbia posto o intenda porre in essere per l'integrazione dei bambini stranieri nelle scuole italiane;
quali indirizzi politici siano stati emanati per garantire l'accesso effettivo degli immigrati al servizio sanitario nazionale;
quali misure si stiano adottando, anche in collaborazione con soggetti privati e parti sociali, per favorire l'accesso per i lavoratori stranieri in Italia ad una abitazione dignitosa;
quali azioni il Governo intenda portare avanti, di concerto con le regioni, gli enti locali, le agenzie formative italiane e tutto il sistema della formazione professionale, per estendere e garantire l'apprendimento della lingua italiana a tutti gli stranieri minori ed adulti residenti sul territorio nazionale.
(2-00732)
«Turco, Adduce, Agostini, Roberto Barbieri, Bolognesi, Buglio, Carli, Chiaromonte, Coluccini, Cordoni, De Brasi, Alberta De Simone, Di Serio D'Antona, Gambini, Giulietti, Grandi, Labate, Lumia, Manzini, Paola Mariani, Marone, Minniti, Piglionica, Nicola Rossi, Sandi, Siniscalchi, Stramaccioni, Susini, Tocci, Vianello, Zunino, Amici, Bandoli, Battaglia, Buffo, Burlando, Capitelli, Cennamo, Chiti, Crucianelli, Folena, Fumagalli, Gasperoni, Grillini, Leoni, Lolli, Lucà, Lulli, Maurandi, Melandri, Montecchi, Motta, Nigra, Ottone, Pennacchi, Pollastrini, Preda, Quartiani, Raffaldini, Rava, Ruzzante, Michele Ventura, Zani».
(30 aprile 2003)

L) Interrogazione

GRANDI, CENTO, GRIGNAFFINI, GRILLINI, PAPINI, PARISI, SABATTINI, ZANI e ZANOTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella mattinata di lunedì 31 marzo 2003 è stato rinvenuto a Bologna, in via Martin Luther King, di fronte alla sede dell'Ibm e nei pressi dell'ufficio commerciale della Esso italiana, un ordigno inesploso, che, secondo gli inquirenti, poteva procurare gravi danni;
il 18 luglio 2001 fu rinvenuto un ordigno simile sempre a Bologna, in via del Terribilia: in quell'occasione fu effettuata una telefonata anonima, con lo scopo di attirare in quel luogo agenti delle forze dell'ordine, i quali potevano diventare vittime dell'esplosione, che si riuscì, invece, ad evitare;
la città di Bologna è stata sottoposta, anche recentemente, al duro attacco del terrorismo di stampo brigatista, con l'uccisione del professor Marco Biagi, e negli anni precedenti è stata più volte colpita dal terrorismo delle stragi;
sono irresponsabili e del tutto privi di fondamento i tentativi di mettere in relazione il ritrovamento dell'ordigno inesploso con i cittadini che manifestano per la pace all'interno di un grande movimento, che si sta sviluppando anche a Bologna, come in Italia e in tutto il mondo, il quale si è caratterizzato nella città di Bologna per comportamenti non violenti e del tutto rispettosi della convivenza civile -:
quali siano le informazioni in possesso del Governo sulla matrice della collocazione dell'ordigno;
se la scelta dell'obiettivo, la sede di una multinazionale americana, e la concomitanza con le grandi manifestazioni a Bologna non abbiano il significato, chiunque sia stato il responsabile della collocazione dell'ordigno, di alimentare tensione, creare confusione e tentare di coinvolgere in un qualche modo il movimento per la pace;
se non ritenga, anche al fine di evitare un pericoloso clima di tensione, di dover smentire, vista la sensibilità istituzionale dimostrata anche in altre occasioni dal Ministro interrogato nel respingere false equazioni tra il terrorismo e le manifestazioni di piazza, l'esistenza di ogni relazione tra i cittadini di Bologna, che manifestano in modo non violento per la pace, e la collocazione dell'ordigno esplosivo in via Martin Luther King. (3-02157)
(3 aprile 2003)