TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 296 di Giovedì 10 aprile 2003

INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
la notte del 16 marzo 2003, dopo l'uccisione di Davide Cesare e il ferimento di Fabio Zambetta e Antonio Alesi, alcuni giovani dei centri sociali milanesi, accorsi davanti all'ospedale San Paolo per avere notizie dei tre amici, sono stati ripetutamente caricati da polizia e carabinieri e inseguiti fin dentro il nosocomio;
le immagini del filmato choc, girato da un videoamatore la notte di domenica 16 marzo 2003 da un balcone dello stabile affacciato sul pronto soccorso dell'ospedale San Paolo, confermano la brutalità dei comportamenti delle forze dell'ordine durante gli scontri avvenuti quella sera con i ragazzi dei centri sociali;
la sequenza filmata documenta il pestaggio di Orlando, un artigiano trentaquattrenne del centro sociale Orso di Milano, da parte di un carabiniere e di un poliziotto;
le immagini mostrano chiaramente che i due agenti colpiscono con particolare violenza il ragazzo, il quale non reagisce, e che gli stessi agenti poi lo lasciano andare, senza ammanettarlo e senza fermarlo;
in seguito alla diffusione del filmato, undici denunce, con allegati 11 referti medici e la lettera a Il Corriere della Sera dei due medici che hanno assistito alle violenze, sono state presentate al tribunale di Milano dai giovani, vittime dei pestaggi;
violenze e abusi da parte delle forze dell'ordine sui manifestanti richiamano alla mente altri inquietanti episodi che hanno funestato la storia recente del nostro Paese: dai fatti di Napoli a quelli di Genova le analogie tra alcune azioni di polizia sembrano essere più di una semplice causalità;
prima della diffusione del video, i responsabili locali delle forze dell'ordine e lo stesso Ministro per i rapporti con il Parlamento (stenografico della seduta n. 287 del 26 marzo 2003, interrogazione a risposta immediata n. 3-02115) ritenevano che non fossero emersi comportamenti censurabili del personale delle forze dell'ordine intervenuto presso l'ospedale San Paolo -:
fermo restando l'esito dell'indagine che la magistratura milanese ha aperto su questa vicenda, quali iniziative intenda prendere per appurare le responsabilità personali degli agenti di polizia e dei carabinieri coinvolti nelle violenze ai danni dei ragazzi dei centri sociali la sera del 16 marzo 2003 presso l'ospedale San Paolo di Milano, anche attraverso l'avvio di un'indagine amministrativa interna, a cui far seguire eventuali provvedimenti disciplinari;
se non ritenga politicamente grave che episodi di violenza e abusi da parte delle forze dell'ordine nei confronti di manifestanti tornino a ripetersi, riproponendo inaccettabili dinamiche repressive, e quali iniziative intenda prendere per garantire ai cittadini che le operazioni di ordine pubblico si svolgano secondo regole democratiche.
(2-00712) «Mascia, Pisapia, Giordano».
(8 aprile 2003)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, la Croce rossa internazionale e le organizzazioni di tutela dei diritti umani e di assistenza ai rifugiati e alle vittime di guerra confermano concordemente che la guerra in Iraq può provocare una «catastrofe umanitaria», con una previsione di un consistentissimo numero di sfollati e profughi in fuga dal territorio iracheno;
la maggior parte dell'esodo dall'Iraq riguarda prevalentemente i Paesi vicini e, in particolare, Iran, Turchia e Giordania: tuttavia è prevedibile che parte di tale esodo si dirigerà verso l'Europa -:
se il Governo abbia predisposto un piano nazionale di emergenza per l'accoglienza dei profughi di guerra e se siano stati istituiti tavoli di coordinamento degli interventi tra le istituzioni nazionali e locali, gli enti e gli organismi umanitari;
se siano state impartite istruzioni alle autorità consolari italiane in Iran, Giordania, Siria e Turchia per affrontare con l'urgenza necessaria eventuali richieste di protezione umanitaria e/o asilo politico;
se si intenda applicare l'articolo 20 del decreto legislativo n. 286 del 1998 (misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali), affinché, per tutta la durata del conflitto e del dopoguerra in Iraq, sia attribuito ai cittadini iracheni in fuga un permesso di soggiorno temporaneo e rinnovabile per motivi di protezione umanitaria, abilitante al lavoro e al ricongiungimento familiare, senza pregiudizio per l'eventuale richiesta di asilo politico in Italia o in altri Paesi;
se si ritenga, altresì, di applicare l'articolo 20 del decreto legislativo n. 286 del 1998 ai cittadini di etnia curda, provenienti da altri Paesi dell'area e, in particolare, dalla Turchia.
(2-00713)
«Montecchi, Angioni, Battaglia, Bellillo, Bersani, Bettini, Boato, Bonito, Borrelli, Bova, Carboni, Castagnetti, Chianale, Chiti, Cima, D'Alema, Giordano, Lucà, Magnolfi, Maran, Raffaella Mariani, Mariotti, Maurandi, Nigra, Ottone, Pistone, Quartiani, Rava, Rossiello, Michele Ventura, Vigni, Abbondanzieri, Amici, Bogi, Bressa, Capitelli, Maura Cossutta, Folena, Fumagalli, Grignaffini, Innocenti, Leoni, Lolli, Lucidi, Mascia, Melandri, Mussi, Olivieri, Panattoni, Preda, Sabattini, Spini, Zanella, Zani, Zanotti».
(8 aprile 2003)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, per sapere - premesso che:
il 14 marzo 2003 è comparsa sulla stampa nazionale la notizia secondo la quale il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, avrebbe raggiunto un'intesa con il Primo Ministro finlandese, Paavo Lipponen, in relazione alla sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa);
il servizio informazione della Finlandia ha redatto un comunicato ufficiale diffuso a Bruxelles, secondo il quale «il Primo Ministro finlandese Paavo Lipponen e il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi hanno redatto una proposta sulla creazione di due agenzie europee separate, una ad Helsinki e l'altra a Parma»;
il comitato promotore della candidatura di Parma a sede dell'autorità alimentare europea ha espresso immediatamente la sua posizione in un comunicato ufficiale, nel quale si precisa che tale ipotesi non è né condivisibile, né praticabile dal punto di vista tecnico e che la stessa stravolgerebbe, di fatto, tutto il percorso diplomatico fin qui seguito per raggiungere un'intesa politica soddisfacente sia per l'Italia che per la Finlandia;
il consiglio di amministrazione dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha recentemente espresso la sua posizione di voler mantenere la sede dell'autorità a Bruxelles;
nel libro bianco sulla sicurezza alimentare non esiste nessun riferimento alla qualità alimentare e, quindi, non risulta tecnicamente possibile poter dividere le competenze dell'attuale Autorità europea per la sicurezza alimentare;
il Governo italiano ha sempre affermato l'assoluta priorità per l'Italia in sede comunitaria della candidatura di Parma per ospitare la sede dell'autorità alimentare europea, ribadita anche nel mese di luglio 2002, durante il dibattito svolto alla Camera dei deputati;
il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri, diffuso il 14 marzo 2003, afferma che si tratta soltanto di un'ipotesi e non di un accordo bilaterale, che il negoziato continua insieme agli altri Stati membri dell'Unione europea e che ogni decisione verrà assunta con il parere preventivo del comitato promotore di Parma;
il Ministro delle politiche agricole e forestali, onorevole Giovanni Alemanno, ha ripetutamente affermato la bontà tecnica e politica della suddivisione della sede dell'autorità alimentare europea tra l'Italia e la Finlandia;
il Ministro della salute, professore Girolamo Sirchia, ha invece affermato che tale ipotesi sarebbe «un rabbercio, che non sarebbe efficace e non farebbe gli interessi dei cittadini europei», auspicando in modo preciso la soluzione di un'unica sede -:
se il Governo intenda mantenere fede agli impegni, solennemente presi in più occasioni, di portare a Parma la sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare;
se non sia necessario chiarire la posizione del Governo e dei suoi Ministri su questa delicata questione diplomatica, in previsione, soprattutto, dell'imminenza del semestre italiano di presidenza di turno dell'Unione europea;
quali azioni diplomatiche specifiche il Governo stia conducendo per raggiungere questo importante obiettivo, vitale anche per gli interessi nazionali, soprattutto in vista del prossimo Consiglio europeo di Salonicco.
(2-00707)
«Castagnetti, Zani, Bersani, Marcora, Motta, Albertini, Albonetti, Bandoli, Bielli, Bulgarelli, De Brasi, Diliberto, Franceschini, Gambini, Grandi, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Lusetti, Manzini, Montecchi, Ottone, Papini, Parisi, Pinza, Preda, Sabattini, Sandri, Santagata, Sedioli, Soda, Visco, Zanotti».
(7 aprile 2003)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
in data 20 marzo 2003 il direttore delle relazioni industriali delle Ferrovie dello Stato, dottor Giuseppe Depaoli, in risposta alle segreterie nazionali di F.I.L.T., F.I.T. e U.I.L.T. trasporti, ha proposto l'immediata lettura di un comunicato attraverso gli impianti sonori a bordo treno e nelle stazioni dell'intera rete ferroviaria, per l'intera giornata e con frequenza di 3 ore;
oggetto del comunicato è stato l'avvio delle ostilità in territorio iracheno, ovvero, come è stato più volte riportato agli altoparlanti, sulla presunta illegittimità di tale decisione;
a tale determinazione si sarebbe pervenuti a seguito della rinuncia da parte del sindacato di effettuare uno sciopero generale di 3 ore, sostituito con una fermata di 15 minuti per i lavoratori in esercizio -:
se l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato s.p.a. fosse al corrente ed abbia condiviso le disposizioni del dottor Depaoli;
quali altri organi competenti siano stati consultati e se la decisione sia frutto di scelte collegiali o di un singolo;
se non si reputi tale decisione lesiva della libertà e delle possibilità di utilizzare i medesimi strumenti anche da parte delle altre organizzazioni sindacali, che, nella fattispecie, non sono state coinvolte e risultano, pertanto, discriminate dal poter esprimere un loro giudizio sull'intervento armato in Iraq;
se non si reputi, altresì, che questa disposizione possa aver creato un precedente importante e delicato per l'azienda, che si vedrà costretta, d'ora in avanti, a consentire lo stesso trattamento e l'utilizzo del medesimo strumento ogni qual volta dovrà mediare i termini di una mobilitazione sindacale.
(2-00701)
«Bornacin, Bocchino, Meroi, Migliori, Coronella, Ascierto, Angela Napoli, Zacchera, Anedda, Messa, Menia, Nespoli, Saia, Arrighi, Losurdo, Maggi, Leo, Castellani, Lo Presti, Scalia, Raisi, Gianni Mancuso, Cannella, Lamorte, Alboni, Paolone, Lisi, Riccio, Landi di Chiavenna, Zaccheo, Buontempo, Fatuzzo, La Starza, Onnis».
(1o aprile 2003)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute, per sapere - premesso che:
l'affermazione, nel costume sociale giovanile, delle discoteche e dei locali notturni come sede preferenziale di divertimento ha determinato la diffusione di alcuni fenomeni degenerativi estremamente preoccupanti, tra cui la somministrazione delle droghe, il consumo di alcool, il prolungamento dell'orario di chiusura, i lunghi spostamenti per raggiungere i locali più alla moda, la velocità sulle strade e le inevitabili «stragi del sabato sera»;
le statistiche in Italia parlano di almeno 85 mila consumatori settimanali di ecstasy, mentre, secondo un'indagine del Cirm, il 49 per cento dei giovani dichiara che la discoteca continua ad essere il luogo dove le sostanze stupefacenti sono più accessibili;
per la maggior parte dei giovani, eccedere nell'alcool non è solo un fatto occasionale, ma un'abitudine: più di un ragazzo su tre abusa delle sostanze alcoliche almeno una o due volte al mese; quattro su dieci consumano alcool in modo pesante da una a tre volte la settimana; il 2,1 per cento supera le tre volte ogni sette giorni;
i dati statistici evidenziano come nel nostro Paese ogni anno si verifichino circa 212 mila incidenti, con 6.410 morti e 302 mila feriti, tra i quali circa 20 mila invalidi gravi;
in Italia, negli ultimi 30 anni, sono morte per incidenti stradali oltre 300.000 persone, più di un quarto delle quali di età compresa tra i 15 e i 29 anni: nel corso degli ultimi 30 anni il tasso di mortalità per incidenti stradali è diminuito del 45 per cento, passando da 24 a 13 morti ogni 100.000 residenti/anno, ma tale diminuzione non è uniforme per tutte le classi di età, visto che il tasso di mortalità della fascia di età tra i 15 e i 29 anni non presenta grandi variazioni nel tempo e, anzi, sembra destinato a diventare quello più elevato;
a fronte del numero elevato di incidenti per guida in stato di ebbrezza, bisogna considerare anche l'alta percentuale di sinistri potenziali, che, a causa dell'alta velocità e dell'eccessivo consumo di alcool, ogni notte rischiano di verificarsi sulle strade;
l'uso di sostanze alcoliche è una tra le principali cause dei sinistri, con 3.300 incidenti l'anno per guida in stato di ebbrezza;
secondo stime condotte in altri Paesi europei, almeno il 30/35 per cento degli incidenti stradali è correlato all'uso di alcool;
tali dati sembrerebbero dimostrare l'inefficacia sia dei controlli sulle strade, che delle azioni di prevenzione e sensibilizzazione contro l'uso di alcool e stupefacenti nelle discoteche fino ad oggi predisposte;
il rischio di incidente aumenta, in modo esponenziale, con la concentrazione dell'alcool nel sangue, già a partire dalla soglia di 50 milligrammi di etanolo per 100 millilitri di sangue;
il rischio aumenta anche al diminuire dell'età del conducente, a parità di alcool ingerito, e aumenta tanto più rapidamente quanto minore è la frequenza di consumo abituale di sostanze alcoliche;
il programma della Commissione europea, accolto dal piano nazionale sulla sicurezza del 2002, ha previsto una riduzione del 40 per cento del numero dei morti e dei feriti per incidenti stradali entro il 2010, comportando per l'Italia, in termini economici, una riduzione del costo sociale annuo pari a 6 miliardi di euro;
l'articolo 186 del nuovo codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992), come modificato dal decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9, prevede che la polizia stradale, qualora abbia motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi in stato di ebbrezza, possa effettuare il relativo accertamento, anche accompagnandolo nel più vicino ufficio o comando;
allo stato il codice della strada non consente di effettuare i suddetti controlli, a causa della mancanza di specifiche disposizioni attuative;
conseguentemente, in Italia sembra mancare del tutto un valido deterrente all'eccessivo consumo di sostanze alcoliche e di stupefacenti, quale potrebbe essere rappresentato dall'esecuzione dei controlli in forma capillare sulle strade;
per rendere efficace la legge 1o agosto 2002, n. 168, la quale stabilisce una riduzione del tasso alcolemico fino a 0,5 g/l (come già previsto negli altri Stati membri dell'Unione europea), è necessario attivare controlli capillari e costanti, anche superando l'annoso problema della carenza di personale delle forze dell'ordine;
in altri Paesi europei, come l'Inghilterra, la Francia e la Spagna, l'adozione di misure di prevenzione ad hoc, anche attraverso campagne di educazione spesso scioccanti, ha dato buoni frutti sul piano della riduzione degli incidenti dovuti all'alcool;
in altri Paesi europei, tra cui l'Inghilterra, la Francia e la Spagna, la normativa nazionale consente di effettuare controlli sulle strade del tasso alcolemico, qualora il comportamento del guidatore desti sospetti o qualora si verifichi un'infrazione al codice della strada -:
quali misure i Ministri interpellati intendano adottare al fine di contrastare il fenomeno delle «stragi del sabato sera», rendendo effettivi i controlli sulle strade e cercando di intervenire in via preventiva a diffondere un nuovo costume sociale tra i giovani.
(2-00711) «Cè, Gibelli, Ercole».
(8 aprile 2003)

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
l'avvio della campagna militare da parte delle forze alleate anglo-americane in Iraq sta dividendo profondamente le coscienze degli italiani e le scelte delle forze politiche presenti in Parlamento;
malgrado questa diversità, c'è però una scelta - ispirata da condivisi valori di pietà ed umanità - che dovrebbe in questo momento accomunare le diverse parti politiche e muovere le scelte concrete del Governo italiano;
c'è una tragedia umanitaria che sta per bussare alle porte anche del nostro Paese. Non è una questione di ore, ma neanche uno scenario lontano nel futuro. È la tragedia dei profughi che a migliaia stanno cominciando a muoversi dal teatro delle operazioni militari per sfuggire agli orrori di una guerra, che per loro significa solo nuovo dolore e nuova sofferenza;
secondo stime dell'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu, la somma complessiva potrebbe ammontare ad oltre 600.000 persone con diverse destinazioni, tra cui anche le coste del Mediterraneo;
l'Italia ed il Governo italiano, nel quadro di un'azione coordinata dall'Unione europea e dagli organismi internazionali istituzionalmente preposti a tali fini, hanno il dovere di adoperarsi in maniera concreta per tentare di alleviare le sofferenze dei profughi -:
se non ritenga necessario che il Governo italiano presti la massima collaborazione agli organismi internazionali già impegnati sul fronte degli aiuti umanitari alle popolazioni interessate e dia il massimo impulso a scelte di carattere politico sovranazionale indirizzate a prestare assistenza umanitaria efficace ed immediata ai profughi lungo le loro rotte di fuga;
in maniera specifica, se non ritenga necessario che il Governo italiano si impegni nelle sedi competenti, affinché vengano effettivamente concessi all'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu tutti i 123 milioni di dollari stimati per il costo dell'operazione umanitaria e richiesti nel dicembre 2002, di cui, ad oggi, solo 40 sono stati effettivamente versati;
se non ritenga necessario, inoltre, che il Governo italiano si faccia promotore presso gli altri Paesi dell'Unione europea dell'adozione di un piano straordinario di accoglienza per i profughi, in attuazione della direttiva 2001/55, che regola la protezione temporanea ed attribuisce tale facoltà al Consiglio dei Capi di Governo dell'Unione;
se non ritenga necessario che l'Italia accolga l'appello rivolto pochi giorni fa dall'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu a garantire i diritti di quanti potrebbero averne bisogno;
se non ritenga necessario che ai profughi provenienti dalle zone di guerra ed in probabile arrivo verso il territorio italiano vengano prestate assistenza e cure immediate nei centri di accoglienza, provvedendo, se del caso, a rafforzare le strutture necessarie a tali fini ed alle eventuali deroghe alla disciplina normativa attuale che si dovessero rendere necessarie;
se non ritenga necessario in maniera specifica che venga riconosciuto il diritto di asilo ai profughi in fuga dalla guerra che ne facessero richiesta e che vengano sospese le eventuali espulsioni verso i Paesi interessati al conflitto;
se non ritenga necessario, infine, che ai profughi di guerra in arrivo nel nostro Paese venga in ogni caso concessa protezione ed accoglienza temporanea attraverso l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 20 della cosiddetta «legge Turco-Napolitano», non modificato dalla cosiddetta «legge Fini-Bossi», articolo in base al quale è necessario che il Governo adotti nel più breve tempo possibile, attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, un piano di accoglienza e protezione per esigenze umanitarie, attraverso il quale individuare le procedure di urgenza da attuare in vista del probabile arrivo di un massiccio numero di profughi in fuga dall'Iraq.
(2-00703)
«Melandri, Bindi, Turco, Craxi, Fiori, D'Alia, Soda, Trupia, Zani, Buffo, Di Serio D'Antona, Sereni, Grignaffini, Panattoni, Sasso, Duca, Fumagalli, Crucianelli, Ruggieri, Reduzzi, Ruggeri, Rusconi, Ruta, Volpini, Sinisi, Frigato, Marcora, Burtone, Squeglia, Stradiotto, Merlo, Tuccillo, Mosella, Folena, Battaglia, Bellini, Borrelli, Carboni, Cialente, Gambini, Giulietti, Kessler, Lumia, Nicola Rossi, Rugghia, Sandi, Sciacca, Angioni, Cordoni, Finocchiaro, Tonino Loddo, Lolli, Nannicini, Pasetto, Pinza, Pollastrini, Rognoni, Siniscalchi, Spini, Stramaccioni, Tidei, Tolotti, Vianello, Vigni, Zanotti, Ruzzante».
(1o aprile 2003)

G)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
il comune di Fonte Nuova (Roma) è contrassegnato, da molti mesi, da una grave crisi politico-amministrativa, caratterizzata da una totale paralisi dell'amministrazione pubblica, che sta creando grave preoccupazione e forti disagi tra i cittadini;
i tratti distintivi di questa amministrazione sono state le omissioni di carattere amministrativo e politico, l'incapacità, nonché le errate e dannose scelte che il sindaco Di Buò e l'amministrazione hanno compiuto;
queste motivazioni hanno indotto, il 31 marzo 2003, dodici consiglieri comunali a presentare le loro dimissioni dalla carica, in modo da consentire lo scioglimento immediato del consiglio comunale e l'indizione di nuove elezioni;
il comune inviava alla prefettura il documento delle dimissioni, ma con solo le firme di dieci consiglieri invece di dodici, in base alla circostanza che l'elenco dei nomi sarebbe stato raccolto verbalmente da alcuni funzionari comunali;
gli stessi 12 consiglieri hanno confermato, al contrario, le loro dimissioni -:
se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei gravi fatti riferiti che hanno coinvolto il comune di Fonte Nuova;
se, verificati i fatti esposti, non ritenga necessario ed urgente avviare le procedure per lo scioglimento del consiglio comunale.
(2-00708)
«Ciani, Enzo Bianco, Carra, Ceremigna, De Franciscis, Duilio, Frigato, Gentiloni Silveri, Iannuzzi, Ladu, Lettieri, Mantini, Marini, Mazzuca Poggiolini, Milana, Montecuollo, Potenza, Realacci, Reduzzi, Rocchi, Ruggeri, Rugghia, Ruta, Stradiotto, Tidei, Tuccillo, Villari, Burtone, Colasio, Fioroni, Giachetti, Meduri, Molinari, Annunziata, Camo».
(7 aprile 2003)