TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 264 di Mercoledì 12 febbraio 2003

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

VOLONTÈ. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
risultano ancora non effettuati i pagamenti di tutti i residui dei finanziamenti alle scuole non statali relativi agli anni 2001 e 2002;
l'ammontare dei fondi per coprire i contributi per gli istituti paritari sarebbe pari a circa 105 milioni di euro;
secondo la Ragioneria generale dello Stato, a causa della tardiva registrazione dei provvedimenti fatta dalla Corte dei conti, il Ministro dell'economia e delle finanze avrebbe revocato i decreti, con i quali si sarebbe proceduto a sanare tali pendenze, in quanto le somme non potevano essere più impegnate nel bilancio del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca -:
quali iniziative intenda adottare al fine di evitare che vengano compromessi l'attività degli istituti paritari e i rapporti di lavoro del personale impiegato. (3-01918)
(11 febbraio 2003)

TOCCI, GRIGNAFFINI, MARTELLA, CAPITELLI, CARLI, CHIAROMONTE, GIULIETTI, LOLLI, SASSO, INNOCENTI e NICOLA ROSSI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il 24 gennaio 2003 il Ministro interrogato ha presentato al Consiglio dei ministri, e successivamente alla stampa, i tre schemi di decreti legislativi di riordino del Consiglio nazionale delle ricerche, già sottoposto a riordino ai sensi del decreto legislativo n. 19 del 30 gennaio 1999, dell'Istituto nazionale di astrofisica, istituito con decreto legislativo n. 296 del 23 luglio 1999, e dell'Agenzia spaziale italiana, già sottoposta a riordino ai sensi del decreto legislativo n. 27 del 30 gennaio 1999;
nelle medesime ore si consumava il commissariamento del Consiglio nazionale delle ricerche e la relativa esclusione del suo presidente Lucio Bianco;
l'iniziativa del Governo ha scatenato immediate reazioni da parte del «mondo della scienza e della ricerca», che protesta contro i contenuti dei decreti legislativi che introducono il principio di gestione politica dell'attività di ricerca. Il Governo non si limiterà a nominare gli organi degli enti (i presidenti e, in alcuni casi, i componenti dei consigli di amministrazione), ma estenderà il potere di nomina fino all'area dell'organizzazione dei laboratori, che è sempre stata regolata, invece, da concorsi pubblici sulla base di meriti scientifici;
la protesta del mondo della scienza, che ha visto schierati in prima linea i più prestigiosi nomi italiani in questo settore, nasce anche dal modo in cui l'esecutivo ha proceduto: il Ministro interrogato non ha informato, e tanto meno consultato, la comunità scientifica, limitandosi ad un incontro con le rappresentanze sindacali e i presidenti degli enti, ai quali, comunque, non sono stati mostrati gli schemi dei decreti, ma solo delle generiche «linee guida»;
il 10 febbraio 2003 è giunta notizia della sentenza del tribunale amministrativo regionale del Lazio, sollecitata dal presidente uscente del Consiglio nazionale delle ricerche, Lucio Bianco, che sospende fino al 20 febbraio 2003 l'esecutività del commissariamento del Consiglio nazionale delle ricerche;
è stata avviata nelle scorse settimane presso le Commissioni riunite VII e X della Camera dei deputati un'indagine conoscitiva sugli enti di ricerca, che darà i suoi risultati entro il mese di aprile 2003;
il sistema della ricerca italiana vive una situazione di estrema difficoltà e disagio causata da un lato dal blocco delle assunzioni, che costringe i giovani ricercatori ad emigrare per fare ricerca, e dai tagli apportati anche dall'ultima legge finanziaria, dall'altra dal clima di incertezza e di confusione che gli ultimi provvedimenti del Governo hanno causato;
la paralisi dell'Agenzia spaziale italiana ha determinato il blocco della ricerca scientifica nel settore dell'astrofisica e la cassa integrazione nell'apparato industriale -:
come il Ministro interrogato intenda procedere al fine di non avvilire il ruolo della comunità scientifica e della ricerca italiana e di non acutizzare la situazione già molto difficile della ricerca scientifica in Italia. (3-01919)
(11 febbraio 2003)

GROTTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il Governo ha inserito tra le priorità nazionali della cosiddetta «legge obiettivo» la tratta autostradale conosciuta come «Nuova Romea»;
tale opera ha come obiettivo primario il potenziamento del sistema stradale lungo il corridoio adriatico, nell'unico tratto attualmente sprovvisto di aste autostradali;
sulla strada statale 309, conosciuta come «Romea», unica arteria di collegamento lungo il corridoio adriatico, utilizzata per la viabilità locale, turistica e commerciale, il traffico è cresciuto negli anni '80 del 40 per cento e negli anni '90 del 50 per cento, con un'incidenza del 35 per cento del traffico pesante, il doppio rispetto al dato nazionale;
a questo si aggiunge il triste primato che la «Romea» detiene in materia di incidenti mortali: 1,05 decessi al chilometro;
i rappresentanti degli enti locali hanno manifestato, in più occasioni, la necessità di arrivare alla realizzazione della nuova tratta autostradale, sia per decongestionare il traffico, che per determinare un'opportunità di sviluppo per l'intero territorio;
su questa opera esiste già un accordo di programma fra le regioni Veneto ed Emilia Romagna per la stesura del progetto preliminare e gli enti locali e le province interessate hanno già presentato quanto di loro competenza in materia di snodi e tracciati;
in più occasioni, sia esponenti del Governo che rappresentanti regionali veneti hanno fissato tempi di realizzazione sulla fase finale per attivare alla progettazione concreta della «Nuova Romea», che, puntualmente, sono stati smentiti dai fatti -:
visti i ritardi oggettivi rispetto alla fase esecutiva dell'opera in oggetto, se si ritenga la realizzazione della stessa ancora un obiettivo prioritario e quali siano, al di là delle continue esternazioni pubbliche, i tempi reali di esecuzione. (3-01920)
(11 febbraio 2003)

TITTI DE SIMONE, ALFONSO GIANNI, GIORDANO, GRILLINI, TRUPIA, VALPIANA e ZANOTTI. - Al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
i Paesi dell'Unione europea dovranno attuare, entro il 2 dicembre 2003, la direttiva 2000/78/CEE del Consiglio dell'Unione europea del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la lotta alla discriminazione e per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro;
tale direttiva vieta la discriminazione fondata su religione o convinzioni personali, handicap, età, orientamento sessuale, prevedendo disposizioni e misure antidiscriminatorie, strumenti giudiziali ed extragiudiziali;
la direttiva definisce la nozione di discriminazione, vietando sia la discriminazione diretta (trattamento meno favorevole in una situazione piuttosto che in un'altra analoga), che quella indiretta (situazione in cui una disposizione o un criterio apparentemente neutri possono mettere in svantaggio alcune persone per le ragioni indicate);
la direttiva si applica a tutte le persone nei settori pubblico e privato e attiene a: accesso al lavoro (compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione), promozione, accesso a tutti i tipi e livelli di orientamento e formazione, perfezionamento e riqualificazione professionale, occupazione e condizioni di lavoro, retribuzione, condizioni di licenziamento, affiliazione e attività in un'organizzazione di lavoratori o datori di lavoro, o in un'organizzazione professionale;
la direttiva prevede, tra le altre cose, che gli Stati membri adottino le misure per l'abrogazione delle disposizioni normative contrarie al principio della parità di trattamento e per la modificazione o la dichiarazione di nullità di tutte le disposizioni dei contratti collettivi, contratti di lavoro, regolamenti aziendali, regole relative al lavoro autonomo, alle organizzazioni dei datori e dei lavoratori contrarie al principio della parità di trattamento;
è previsto come termine per l'attuazione della direttiva la data del 2 dicembre 2003;
la legge 1o marzo 2002, n. 39 (legge comunitaria 2001), ha conferito la delega al Governo per l'emanazione del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2000/78/CEE (e della direttiva «gemella» 2000/43/CEE). La legge stabilisce che entro il termine di un anno dall'entrata in vigore della legge (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 72 del 26 marzo 2002) devono essere adottati i decreti legislativi di attuazione, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro competente, e che gli schemi dei decreti siano trasmessi al Parlamento per il parere dei competenti organi parlamentari, che deve essere espresso entro quaranta giorni, al termine dei quali i decreti sono emanati;
la legge delega non contiene alcun criterio direttivo o principio particolare al quale il Governo si debba attenere per l'attuazione della direttiva 2000/78/CEE -:
se e quali iniziative stia assumendo al fine di formalizzare e di introdurre nel nostro ordinamento i principi contenuti e gli obiettivi indicati dalla direttiva e se non ritenga, così come previsto dalla direttiva, di dover avviare il confronto e il dialogo tra le parti sociali, al fine di promuovere il principio della parità di trattamento, nonché l'introduzione di regole antidiscriminatorie negli ambiti di applicazione della direttiva. (3-01921)
(11 febbraio 2003)

LETTIERI. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
le piccole e medie imprese fornitrici di servizi per la pubblica amministrazione in Italia sono decine di migliaia;
la pubblica amministrazione, dopo aver usufruito delle prestazioni delle imprese, paga con notevole ritardo, tanto da superare in molti casi i dodici mesi;
nel frattempo, le imprese, per i costi e i pagamenti dei dipendenti, delle tasse e dei fornitori, entrano in crisi di liquidità e spesso sono costrette a rivolgersi al sistema bancario, rischiando il fallimento o il depotenziamento della struttura produttiva, licenziando dei lavoratori;
si stima che ogni anno, in Europa, le inadempienze per ritardo nei pagamenti causino perdite di crediti per 23,6 miliardi di euro, che vanno in fumo per fallimenti a catena;
nonostante l'Unione europea sia già intervenuta per limitare i danni con la direttiva n. 35 del 29 giugno 2000, recepita con la legge 1o marzo 2002, n. 39 (legge comunitaria 2001), la situazione non è migliorata. Secondo le ultime stime della Commissione europea, questo comportamento manderebbe sul lastrico migliaia di imprenditori e determinerebbe il licenziamento di almeno 450 mila lavoratori ogni anno;
nel contesto europeo l'Italia, però, rappresenta uno dei casi più difficili, in quanto enti locali ed aziende pubbliche pagano in media con un anno di ritardo, con punte negative di 700 giorni nel Lazio e di 527 giorni in Puglia -:
quali siano i motivi che determinano i lunghi ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici di servizi e quali ulteriori interventi, rispetto alla circolare 14 gennaio 2003, n. 1, il Governo intenda porre in atto per un'efficace soluzione del problema. (3-01922)
(11 febbraio 2003)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LA STARZA, LAMORTE, LANDI di CHIAVENNA, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che:
secondo dati forniti dalla stampa, nell'ultimo anno l'Italia ha importato dalla Cina circa 82.000 tonnellate di concentrato di pomodoro, a fronte di una produzione nazionale di 396.000 tonnellate;
circa il 20 per cento delle conserve di pomodoro confezionate in Italia, se i dati sopra riportati sono reali, contengono quindi materia prima di origine cinese;
la mancata indicazione in etichetta dell'origine della materia prima agricola utilizzata nei trasformati di pomodoro, sfruttando l'immagine delle zone tradizionali di coltivazione, inganna i consumatori, già vittime di frodi di ogni tipo, e danneggia gli imprenditori agricoli nazionali -:
se non ritenga di adottare iniziative affinché si giunga ad una normativa che preveda l'obbligatorietà dell'indicazione in etichetta dell'origine della materia prima agricola utilizzata nei prodotti trasformati, in maniera tale da fornire ai consumatori una corretta ed esaustiva informazione circa l'origine del prodotto, che attualmente viene immesso sul mercato mescolato al prodotto nazionale con notevole pregiudizio per gli imprenditori agricoli italiani. (3-01923)
(11 febbraio 2003)

ARACU. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
i ricorrenti e gravi episodi di violenza negli stadi, che continuano a verificarsi anche nell'attuale campionato di calcio, indicano chiaramente che il problema non è stato completamente risolto dalle norme recentemente introdotte per contrastare tale deprecabile fenomeno;
chi si reca negli stadi deve in ogni caso vedere garantita la propria sicurezza e non essere esposto alle intemperanze di teppisti irresponsabili;
lo Stato impiega già largamente le forze dell'ordine per garantire un livello accettabile di sicurezza nel corso delle manifestazioni sportive di massa, affrontando anche notevoli costi aggiuntivi -:
se non si ritenga assolutamente indispensabile ed urgente introdurre misure dirette a rendere più efficace la prevenzione e la repressione della violenza negli stadi, sia per garantire pienamente la sicurezza pubblica nel corso di manifestazioni sportive, sia per poter, in prospettiva, ridurre i contingenti delle forze dell'ordine destinati a questi impieghi specifici, restituendoli a compiti di interesse pubblico più generale. (3-01924)
(11 febbraio 2003)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, BRICOLO, CAPARINI, ERCOLE, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, LUCIANO DUSSIN, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAROLO, PAGLIARINI, POLLEDRI, RIZZI, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro per le politiche comunitarie. - Per sapere - premesso che:
vi sono problemi di attraversamento dei valichi alpini, rappresentati sul versante francese dalla minaccia di chiusura (da parte delle autorità transalpine) di alcuni valichi, quali il Monginevro e il Colle della Maddalena, e sui versanti svizzero e austriaco da penalizzazioni di carattere economico (ecopunti e pedaggi);
da tale stato di cose conseguono gravi danni economici al comparto dell'autotrasporto italiano e, più in generale, all'intera economia nazionale, svantaggiata sul terreno della competitività e impedita nelle sue possibilità di esportazione;
pertanto, vi è la violazione di alcuni principi fondamentali della comunità economica europea, quali la libertà di concorrenza e la libera circolazione delle merci e delle persone -:
quali iniziative il Governo abbia intrapreso e/o intenda intraprendere in sede comunitaria per far rispettare i principi sopra esposti e, nel contempo, tutelare i legittimi interessi nazionali. (3-01925)
(11 febbraio 2003)


INTERROGAZIONI

A)

PISTONE, CENTO e AMICI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la Snai (sindacato nazionale agenti ippici), il 24 maggio 2002, ha comunicato la messa in liquidazione della società (e, quindi, la chiusura dopo settantaquattro anni di attività) del cinodromo di Roma ed il conseguente licenziamento di 40 lavoratori -:
se non ritenga opportuno intervenire affinché possa essere aperto un tavolo di trattativa, il più ampio possibile, con le organizzazioni sindacali di categoria e l'attuale proprietà, al fine di tutelare le specializzazioni professionali dei lavoratori suddetti, anche nell'ambito di un piano di trasformazione degli stessi cinodromi in luoghi di raccolta, cura e assistenza per cani. (3-01014)
(30 maggio 2002)

LUCIDI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il 24 maggio 2002 la Snai, proprietaria del cinodromo di Roma, ha annunciato la messa in liquidazione della società gestrice dell'impianto, con la sua conseguente chiusura dopo 74 anni di attività, il licenziamento di 40 dipendenti e la messa a dimora di 400 levrieri;
il cinodromo di Roma, aperto nel 1928 presso il campo sportivo «La Rondinella», al quartiere Flaminio, era stato trasferito nel 1958 nell'attuale sede di via della Vasca Navale, nei pressi di Ponte Marconi. L'impianto era stato oggetto, nel corso degli anni, di interventi di miglioramento tecnici e ricettivi, con l'obiettivo di promuoverne le attività e di allargare il bacino d'utenza del pubblico cittadino;
la Snai è il principale fornitore in Italia di servizi in outsourcing per gli operatori dei giochi e delle scommesse e detiene la leadership del mercato con oltre 850 locali di gioco collegati (69 per cento del totale dei punti di accettazione attivi sul territorio nazionale);
la Snai non ha manifestato alcuna intenzione, sino ad oggi, di individuare una prospettiva di ricollocazione del personale del cinodromo di Roma in un'altro dei suoi punti di attività, né ha prefigurato il ricorso ad ammortizzatori sociali che possano assicurare la tutela dei lavoratori licenziati;
la proprietà non ha ancora definito le modalità con cui si procederà alla messa a dimora dei 400 cani levrieri, affinché sia garantita loro una sistemazione dignitosa -:
se non intenda intervenire presso la proprietà affinché tramite un tavolo di concertazione si assicuri, così come più volte richiesto dalle organizzazioni sindacali e direttamente dai lavoratori, un'opportunità di ricollocazione del personale del cinodromo di Roma, verificando la possibilità di un loro impiego in altri punti di attività della Snai o valutando la necessità di attivare strumenti di indennizzo o di mobilità che garantiscano il reinserimento nel mercato del lavoro dei 40 lavoratori coinvolti. (3-01045)
(10 giugno 2002)

B)

SGOBIO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
da notizie provenienti da ambienti sindacali si apprende che la Planetwork, società costituita il 30 luglio del 1996, quotata ePlanet e specializzata nella posa di reti metropolitane in fibra ottica, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo riguardante 99 lavoratori su 141;
i lavoratori della società hanno proclamato lo stato di mobilitazione con l'intento di scongiurare i licenziamenti di cui sopra -:
se non ritenga opportuno adoperarsi, con tutti gli strumenti in suo possesso, per conoscere la reale situazione, al fine di avviare le opportune iniziative di concertazione per scongiurare il taglio occupazionale annunciato dalla società, salvaguardando i livelli occupazionali e tutelando la professionalità e la dignità dei lavoratori coinvolti da tale procedura di smobilitazione. (3-01634)
(26 novembre 2002)

C)

SGOBIO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la direzione della Marzotto ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Manerbio (Brescia) e il licenziamento di 271 lavoratori;
gli stessi lavoratori, che, anni fa, hanno subito un processo di ristrutturazione aderendo alle richieste aziendali sulla produzione e sulla flessibilità, adesso vengono messi sul lastrico, a prescindere dalla loro qualificata professionalità;
il 26 novembre 2002, contro il piano della proprietà di chiudere lo stabilimento, i lavoratori interessati hanno allestito una protesta, occupando la stazione ferroviaria di Brescia e manifestando per le strade della città -:
se non ritenga opportuno intervenire, con tutti gli strumenti in suo possesso, al fine di convocare un tavolo di trattativa, nell'intento di scongiurare la chiusura dello stabilimento, salvaguardando la dignità ed i diritti dei lavoratori. (3-01640)
(27 novembre 2002)

D)

ARRIGHI, BRIGUGLIO, MESSA e BELLOTTI. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per le pari opportunità e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
sul sito ufficiale italiano dell'Unicef sono riportati dati allarmati sulla situazione del lavoro e dello sfruttamento minorile nel mondo;
questi dati riguardano anche l'Italia, essendo riportato che da un censimento dell'Istat risulterebbero nel nostro territorio nazionale ben 145.000 baby-lavoratori;
secondo un articolo apparso sul sito Unicef, esisterebbe una stima della Cgil quasi tre volte superiore al dato sopra riportato -:
se i dati riportati corrispondano al vero e, in tal caso, se dal censimento Istat o da altre fonti attendibili siano rintracciabili e accertabili singolarmente casi di sfruttamento del lavoro minorile;
se tali dati riguardino solo cittadini italiani o un numero di bambini superiore e non stimabile, in quanto privi di cittadinanza e/o di permesso di soggiorno;
quali urgenti misure intendano prendere per garantire la legalità, contrastare lo sfruttamento del lavoro minorile e assicurare a tali bambini i diritti all'istruzione costituzionalmente garantiti. (3-01716)
(12 dicembre 2002)

E)

MAURA COSSUTTA e SGOBIO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
lo zuccherificio «Sadam» di Jesi (Ancona), per motivi di ristrutturazione interna, ha intenzione di mettere in mobilità 36 lavoratori su un totale di 201 dipendenti;
l'assemblea dei lavoratori, oltre a proclamare lo stato di agitazione permanente, ha respinto la proposta dell'azienda per una serie di motivi: in primo luogo, per il fatto che la Turbogas di Jesi (Ancona), di cui la «Sadam» è azionista, è stata costruita grazie all'intervento di tutte le maestranze dello stesso zuccherificio e ha tratto, da questo, enormi benefici, sia per il risparmio sul costo energetico, sia per gli utili derivanti dalla vendita della stessa energia; in secondo luogo, perché è tuttora in vigore un accordo sindacale del 1999 sulla base del quale si garantisce, tra le altre cose, la salvaguardia dell'occupazione dello stabilimento -:
quali iniziative intenda promuovere al fine di convocare al più presto un tavolo di trattativa, con l'azienda e i sindacati, con l'obiettivo di salvaguardare i livelli produttivi e occupazionali e scongiurare la perdita dei posti di lavoro, in un'area purtroppo già interessata da altre e drammatiche vertenze occupazionali. (3-01726)
(16 dicembre 2002)

F)

ERCOLE. - Ai Ministri delle attività produttive e del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il gruppo Marzotto è uno dei maggiori gruppi tessili in Italia, con oltre 3 mila dipendenti;
uno dei principali distretti industriali del tessile-laniero è da considerarsi quello di Mortara (Pavia), ove è ubicato l'impianto di pettinatura che impiega circa 180 addetti;
i vertici dell'azienda hanno presentato il piano di ristrutturazione industriale del gruppo che prevede un ridimensionamento dei volumi produttivi, con conseguenti tagli all'occupazione legati all'intenzione di dismettere il comparto tessile-laniero di base;
dagli organi di stampa locale si apprende che dal 14 ottobre 2002 sono stati messi in cassa integrazione i 180 lavoratori dello stabilimento di Mortara;
la Marzotto rappresenta una delle principali presenze industriali nella provincia di Pavia e la chiusura dell'impianto di Mortara avrebbe conseguenze inimmaginabili sul piano produttivo e, soprattutto, occupazionale per l'intera realtà comprensoriale;
le associazioni di categoria, fortemente preoccupate per i risvolti locali della vicenda, fanno sapere che, dopo quella concordata nel 1999 e conclusa il 31 dicembre 2001, non ci sarebbe spazio per una nuova ristrutturazione -:
quali iniziative di propria competenza il Governo intenda adottare affinché venga scongiurata la chiusura dell'impianto Marzotto di Mortara e sia salvaguardata una fondamentale presenza produttiva ed occupazionale per la realtà industriale della Lombardia. (3-01503)
(21 ottobre 2002)

G)

CAZZARO e MARTELLA. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
il 28 novembre 2002, ore 19,40, presso l'impianto Dow Chemical a Porto Marghera, impianto che produce Tdi (toluendiisocianato), è avvenuta una grave esplosione;
nell'incidente sono rimasti feriti 4 lavoratori, fortunatamente in modo non grave, ma le conseguenze potevano essere ben più drammatiche;
tale grave incidente avviene dopo una serie di altri, la cui frequenza non può che destare grandissima preoccupazione per i lavoratori, per i residenti e le istituzioni locali;
il ripetersi di incidenti negli impianti chimici, con conseguenti fughe di sostanze tossiche e nocive, non può che essere ricondotto alla carenza di manutenzione e all'insufficienza di adeguati investimenti finalizzati all'introduzione delle migliori tecnologie oggi possibili;
il disimpegno di Enichem, derivante dalla decisione di uscire dalla chimica, la disarticolazione del sistema unitario degli impianti con la cessione della proprietà a vari soggetti e lo smembramento dei servizi comportano un inevitabile abbassamento delle soglie di sicurezza;
ulteriore preoccupazione deriva dai gravi ritardi nell'applicazione dell'accordo di programma sulla chimica a Porto Marghera, con pesanti responsabilità sia da parte delle aziende che da parte del Governo, il quale non ha ancora concesso le autorizzazioni previste e indispensabili per il miglioramento tecnologico e la sicurezza degli impianti;
il disimpegno di Enichem e il disinteresse del Governo mette in questione la stessa credibilità e praticabilità dell'accordo di programma -:
quali siano state le cause dell'esplosione e se siano state attivate adeguate procedure a tutela della popolazione e dei lavoratori;
se il Governo intenda attivare urgentemente un tavolo di verifica con le aziende interessate, le organizzazioni sindacali, gli enti locali e la regione Veneto per togliere tempestivamente ogni ostacolo alla piena applicazione dell'accordo di programma sulla chimica, verificandone altresì l'attuabilità, al fine di raggiungere l'obiettivo principale del piano stesso: rendere compatibile la presenza del polo chimico in un nuovo equilibrio tra produzione ed ambiente, tra occupazione e sicurezza dei cittadini. (3-01659)
(2 dicembre 2002)

MARTELLA e CAZZARO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
il 23 gennaio 2003 era stato convocato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il tavolo per la chimica di Porto Marghera, che, all'ultimo momento, è stato rinviato a data da destinarsi;
tale riunione era stata indetta anche per affrontare il tema della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e per predisporre i provvedimenti necessari dopo l'incidente del 28 novembre del 2002 agli impianti della Dow Chemical di Porto Marghera;
sono in corso varie iniziative di sciopero dei lavoratori del petrolchimico di Porto Marghera che culmineranno con la fermata di tutti gli impianti, con gravi ripercussioni sugli stabilimenti dell'area padana e sul complesso della chimica nazionale;
tale stato di cose può indurre a forti momenti di tensione sociale nella città di Venezia -:
se non ritenga il Presidente del Consiglio dei ministri di riconvocare urgentemente il tavolo sulla chimica di Porto Marghera;
quali iniziative intenda assumere il Governo per affrontare con precise politiche industriali la crisi di questo settore dell'economia nazionale. (3-01875)
(30 gennaio 2003)